SOVRANITA’ MONETARIA
di Duncan il mag.06, 2012, in Controinformazione, Ispirazione, Poesia, Resistenza umana, Simbolo

Inizialmente le monete erano d’oro o di metallo prezioso.
Nacquero le prime banche presso le quali, specie se dovevi fare un lungo viaggio, potevi depositare le monete e ti davano una sorta di ricevuta.. la “nota di banco”… o “banconota”.. con la quale potevi poi riprendere il tuo oro presso la banca in cui l’avevi depositato o presso altri istituti analoghi (cominciava a nascere un sistema bancario con tante sedi dislocate). Le banche si accorsero che non accadeva mai che tutti volessero ritirare il loro oro nello stesso momento, e incominciarono con la pratica di dare banconote, anche in mancanza dell’oro corrispondente, per poi averne il corrispettivo in oro, con gli interessi.
Cominciò, quindi, ad affermarsi la pratica della riserva frazionaria che consente ancora adesso alle banche commerciali di emanare, in presenza di un effettivo deposito di 100 euro, ad esempio, grosso modo, fino a 900 euro di moneta puramente “scritturale”, assegni, mutui, moneta creata dal computer. In pratica, come sai, le banche creano un denaro superiore ai loro depositi.
Ritorniamo all’excursus storico. In pratica col passare del tempo si era affermato un sistema in cui lo stato emetteva la moneta metallica, ma le banconote le emettevano le banche. Col tempo le banconote furono considerate e divennero, a tutti gli effetti, denaro.
Nel 1694 nacque la prima Banca Centrale in Inghilterra, col monopolio dell’emissione del denaro per quello stato.
Il sistema continuò con l’affermarsi di una Banca Centrale in ogni nazione. Ma.. ancora.. resisteva il legame con l’oro. Anche se l’oro presente nelle casse delle banche non era più esattamente corrispondente alle banconote in circolazione, almeno formalmente le banconote erano “convertibili” in oro, questo dava loro un fondamento “sussistente” e “legittimava”, anche se in maniera sempre più scricchiolante l’azione delle banche centrali. In un certo senso, almeno formalmente, non emettevano denaro.. “dal nulla”. In realtà nei fatti avevano acquisito il controllo dell’emissione del denaro. sostanzialmente dal nulla, ma almeno da un punto di vista simbolico-formale continuava a sussistere il legame con l’oro.
Poi vi furono due date decisive.
Gli accordi di Bretton Woods nel 1944- che stabilirono che ogni banconota degli Stati non era più convertibile in oro, ma in dollari, e solo il dollaro era convertibile in oro. Sussisteva quindi ancora un ultimo filo, e un flebile legame con l’oro.
Ma, nel 1971 Nixon ruppe per sempre la connessione, decidendo unilateralmente la fine della convertibilità. I dollari non sono più convertibili in oro. La connessione banconote-oro è stata rotta per sempre. Anche formalmente le banche centrali emanano il denaro senza alcun fondamento “materiale”.
Rompendosi quell’antico simulacro, nulla più giustifica la pratica, in esclusiva, di emissione, e prestito del denaro, da parte delle Banche Centrali.
LE BANCHE CENTRALI EMANANO DENARO DAL NULLA.
LORO CREANO SEDUTA STANTE UN DENARO, CHE NON PREESISTE LORO, NON SI PRIVANO DI NULLA, LO CREANO AL MOMENTO, E PER QUELLO CHE CREANO..DAL NULLA.. INDEBITANO GLI STATI PRESTANDOLO E METTENDO TASSI DI INTERESSE.
Questo sistema fu combattuto aspramente, anche se molti non lo sanno. Emersero tante persone e gruppi, come quelli che parlavano (e parlano) di “signoraggio” (e non solo loro), che sostengono che quella delle banche sia una usurpazione. E che il denaro debba emanarlo direttamente lo Stato, senza debito e senza interessi. E’ la grande questione della MONETA SOVRANA.
Comunque, nel sistema descritto prima, come si è formato il debito pubblico.
Lo Stato ha bisogno di soldi, va dalla Banca Centrale e glielo comunica, la Banca Centrale emana quei soldi .. dal nulla.. e li “presta” allo Stato. Lo Stato in cambio dava una sorta di “cambiale” che sono i Buoni del Tesoro, o Titoli di Stato, che corrispondo al valore del denaro prestato dalla Banca Centrale più interessi. E lo ripeto.. siamo già arrivati ad una questione ENORME. Perché io Stato devo indebitarmi con la Banca Centrale per un denaro creato dal nulla, e con l’aggiunta di interessi.. quando potrei crearmelo direttamente da me (come del resto alcuni Stati fanno anche ora)?
Comunque, mettiamo per il momento da parte questo aspetto. Il sistema era questo.. però, perlomeno c’erano delle regole. In Italia ad esempio.. la Banca Centrale Italiana doveva acquisire tutti i titoli di stato che lo Stato italiano non fosse riuscito a piazzare in altri modi, e ad un tasso stabilito per legge. Questo vuol dire.. che la Banca Centrale creava denaro dal nulla, che lo prestava, che c’era un interesse. Ma… che perlomeno non poteva opporsi a creare e prestare denaro e che l’interesse rimaneva minimo.
C’è una data tragica nella storia italiana di cui nessuno parla. Verso gli inizi degli anni ’80, avvenne il “divorzio” tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia. La Banca d’Italia venne autonomizzata, non era più obbligata a comprare tutti i titoli di stato rimasti invenduti eD era libera di decidere lei.. che interessi mettere al denaro emanato!
NON SOLO CREI DENARO DAL NULLA.
NON SOLO MI INDEBITI CON UN DENARO CHE POTREI CREARE IO STATO, SENZA DEBITO.
NON SOLO MI METTI INTERESSI.
MA IO DECIDO CHE PUOI DECIDERE TU QUANTI INTERESSI METTERE.
Gli interessi aumentarono..
E dagli inizi degli anni ’80 alla fine degli anni ’90 il debito pubblico italiano crebbe in maniera mostruosa.
Ecco perché chi oggi racconta che la colpa del debito pubblico fu solo di Craxi, della DC e compagnia dimentica o “vuole dimenticare” altri passaggi essenziali, come questo. Gran parte del debito pubblico si formò invece per meccanismi di questo genere. Fino agli inizi degli anni ’80, l’Italia, anche dopo una colossale ricostruzione dopo la guerra, e anche dopo più di un ventennio di malgoverno democristiano aveva ancora un debito pubblico molto basso. Dopo il famoso divorzio invece, il debito aumentò in maniera esponenziale. Non sto dicendo che non vi furono sprechi.. sto dicendo che si TACE sull’enorme responsabilità di questo sistema che coinvolge le banche.
E poi fu il colpo di grazia. Il sistema europeo e l’euro..
Nonostante quello che ti ho descritto prima, le Banche Centrali dei singoli Paesi non potevano comunque fare finta di essere in Urania, nei fatti continuavano a supportare gli Stati, e i debiti degli Stati continuavano ad essere, in buona parte, debiti con se stessi.
Ma con Maastricht e l’Euro cosa accadde? Tutto il debito divenne debito in euro, e a stampare moneta è diventata la B.C.E.
In pratica è come se in Italia la moneta fosse una moneta straniera, gli yen per esempio.
A questo punto.. IL DEBITO PUBBLICO DIVENTA UN DEBITO VERO. E la Banca Centrale Europea è fuori da ogni pur minimo controllo degli Stati, e agisce come agirebbe un vero creditore, potendo bloccare l’erogazione quando vuole.
In pratica adesso il debito pubblico diventa davvero una tenaglia micidiale.
Ma, perché il Giappone ha un debito anche superiore a quello della Grecia e non ha problemi di default e lo stesso anche per altri Paesi? Perché hanno la loro moneta. Attento, anche loro hanno la Banca Centrale che presta loro il denaro a debito. Ma è la loro moneta e la loro Banca Centrale. In pratica, sono con un debito anche maggiore di quello della Grecia. Ma è un debito con se stessi, che può continuare ad aumentare esponenzialmente. Il debito lo fronteggiano con altro debito.
La Grecia però non ha una sua moneta sovrana, come nessun Paese della Zona Euro.
Quindi a un certo punto chi controlla gli euro, ovvero la B.C.E., può decidere che gli euro non vengono più perché hai un debito troppo alto.. e tu Paese europeo non puoi farci nulla.
Avendo ceduto la sovranità sulla loro moneta, gli Stati sono completamente, dal punto di vista economico e finanziario nelle mani della B.C.E. e della Commissione Europea. La B.C.E. è diventata l’unica vera Sovrana del denaro in Europa.
E, a proposito, come fa arrivare il denaro la B.C.E.? In un modo ancora peggiore di quello delle Banche Centrali dei singoli Paesi. Lei non compra direttamente i titoli di Stato, anche perché se lo facesse, sarebbe “obbligata”, nell’attuale situazione a farlo con un tasso di interesse basso, e questo certo non conviene al sistema bancario. No, attua un complesso giro. Da’ il denaro alle banche private, queste o lo tengono o lo fanno circolare nei mercati di capitali. E poi.. banche private e mercati di capitali.. prestano quello stesso denaro con tassi d’interesse superiori.
Quindi le banche possono lucrare sul denaro, e gli Stati se la devono inculare, detto in soldoni.
E’ UN SISTEMA ASSOLUTAMENTE FOLLE, MALATO E ASSURDO.
TUTTO IL DENARO ESISTENTE E’ DI CREAZIONE BANCARIA.
TUTTO IL DENARO ESISTENTE NASCE A DEBITO.
TUTTO IL DENARO ESISTENTE E’ GRAVATO DA INTERESSI.
Gli stati sono in mano alle decisioni delle banche e dei mercati di capitali.
A ciò sono da aggiungere le draconiane, rigidiste, neoliberiste regole dogmatiche europee presenti nei vari trattati, come quelle concernenti “il patto di stabilità”, “il pareggio di bilancio”, il fanatico rigore finanziario, che sono intrinseche alla stessa visione europea e ai suoi trattati.
IN PRATICA L’EUROPA PER COME E’ COSTRUITA E’ UN MECCANISMO CHE INCENTIVA, RAFFORZA, ED ESTREMIZZA CRISI FINANZIARIE COME QUESTA.
Economisti in tutto il mondo si stanno strappando i capelli gridando che l’Europa si sta suicidando, che la politica che seguono è folle e porta alla distruzione degli Stati.
Il punto è che forse le Elité che comandano in Europa, invece, sono consapevoli di quello che stanno facendo.
Comunque stanno sorgendo negli anni forme di resistenza sempre più agguerrite e consapevoli delle resistenze. Sono nate teorie economiche, associazioni, libri, gruppi.. che sostengono la SOVRANITA’ MONETARIA.
Ogni Paese deve avere la sua moneta, e deve nascere come emanazione diretta dello Stato, senza creare debito e senza creare interesse ed essere considerata di proprietà del popolo e non delle banche.
Sarebbe una rivoluzione copernicana. E probabilmente hanno ragione quando dicono che “senza sovranità monetaria non c’è sovranità politica e non c’è democrazia”. E sono molti anche quelli che contestano la legittimità di questo debito pubblico e vogliono che sia congelato, rinegoziato o addirittura annullato.
Per usare le parole di Alberto Conti..
“Va restituito il primato di una base monetaria prodotta e controllata da uno Stato degno di questo nome, senza intermediazioni private i qualsiasi particolarismo, lobby, corporazione o partito degenerato che sia. Senza ipocriti governi di transizione guidate da sedicenti tecnocrati di chiara matrice ideologica neoliberista. Il principio fondante della base monetaria deve essere LA MONETA DEL POPOLO E PER IL POPOLO, EMESSA SENZA DEBITO DALLO STATO, attraverso una spesa pubblica virtuosa, n misura calibrata alla reali dinamiche economiche del Paese.”
SENZA FINE
di Duncan il mag.06, 2012, in Bellezza, Ispirazione, Simbolo

Ci sono tanti modi di commettere un delitto.
Uno di questi è estrapolare frammenti di un romanzo che andrebbe lettorigorosamente dalla prima riga all’ultima riga.
Certi delitti però forse meritano un’attenuante come quando è l’emozione a spingerti a farli. Ma l’emozione può farti prendere anche la mitraglietta, direbbero i sapientoni. Allora correggo.. quando è una insopprimibile condivisione. Ma la condivisione può essere anche dell’aria fritta aggiungono i logici.
Ok, correggo.. quando Cuore si unisce a Condivisione. Va bene?
Resta il delitto, e la pena forse è la lapidazione. La accetterò di buon grando, se in cambio qualcosa si stringerà dentro di voi quando avrete letto.
Il libro è 1Q84 di Hariki Murakami, autore stupefacente fattomi conoscere da un’amica, che sarà chiamata al banco degli imputanti per favoreggiamento del delitto.
1Q84 è considerato una delle vette di Murakami, ma la mia impressione ormai è che qualsiasi cosa leggiate di lui non chiederete mai indietro il prezzo del biglietto, anzi aggiiungerete un supplemento.
Spiegare anche per sommi capi la trama di 1Q84 è praticamente impossibile. L’unico modo per affrontarla, è leggerlo.. rigorosamente dalla prima riga all’ultima riga.
La sua dinamica è semplicemente stupefacente. E ciò che leggerete adesso non vi aiuterà assolutamente a capirla.
Tengo e Aomame, due figure cardine del romanzo, che percorrono in parallelo, in un mondo che sembra aprire le porte al delirio.. Tengo e Aomane si conobbero quando erano due bambini diversi dagli altri e sotterraneamente simili. Scuole elementari, non si erano mai parlati, solo adocchiati, fino a un gesto di Tengo. E dopo, in un’aula solitaria, la stretta fortissima della mano di Aomame alla mano di Tengo, e una voragine d’amore talmente alta che potrebbe spezzare l’asse terrestre.
Quel momento restera incardinato nella loro memoria, e nel corso del libro, coi protagoni trentenni, in un mondo che sta per essere divorato da un’Onda Oscura… riemerge, sempre più potente, nella loro memoria, fino all’overture dell’ultimo frammento che leggerete.
Quando ho saltato poche frasi ho messo i puntini tra parentesi (..).. quando si passava da una parte all’altra del libro ho inserito le linee tratteggiate.
Ci sono istanti che fanno un Destino,
la nostra vita è Mistero, e le carte sono coperte,
a volte però il muro si incrina,
e ci avviciniamo là dove tutte le strade si incrociano,
nelle particelle frementi che dettero vita al sogno da cui tutto piovve
e pioverà per sempre,
nel segno stesso dei tuoi morsi, diceva il poeta pazzo, nel solitario quadro innalzato sul cielo, nella stessa notte in cui mi smarrii nel bosco, continua il ragazzo, quando il gemito era uno squarcio di cielo,
e i morsi il fine stesso della trama, nel cuore stesso di tutta la materia, appesa come allocca nel vuoto universale, come pianeti, che stanno là appesi come allocchi, e abbiamo trovato formule e codici, mentre il cuore, sfregiato da una mano strettissima.. il cuore è soltanto.. Incommensurabile Amore..
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(..)I suoi occhi avevano richiamato alla mente di Tengo quelli di un’altra bambina, che aveva frequentato la sua stessa classe per due anni, durante la terza e la quarta elementare. Molti anni prima quella bambina lo aveva fissato con uno sguardo uguale a quello. E poi..
I genitori della sua compagna di scuola erano seguaci di un gruppo religioso chiamato la Società dei Testimoni. Attraverso la predicazione della loro escatologia, i suoi adepti svolgevano con passione un’intensa attività di proselitismo, e mettevano in pratica in modo letterale quanto era scritto nella Bibbia. Ad esempio, non ammettevano nel modo più assoluto le trasfusioni di sangue, quindi se una persona rimaneva gravemente ferita in un incidente stradale le sue possibilità di sopravvivenza si restringevano drasticamente. Anche sottoporsi a un grosso intervento chirurgico era fuori questione. In compenso, però, una volta giunti alla fine dei tempi sarebbero stati eletti dal Signore e avrebbero potuto vivere per mille anni in un mondo di beatitudine.
Anche la sua vecchia compagna di scuola, come l’altra di poco prima, aveva occhi grandi e belli, molto intensi, e lineamenti graziosi, nonostante un leggero velo di opacità le ricoprisse costantemente il volto, spegnendone ogni segno di vita. A meno che non fosse necessario, davanti agli altri non apriva bocca; il suo viso non tradiva mai un’emozione e le labbra sottili erano sempre serrate.
Tengo cominciò a provare interesse nei suoi confronti perché nei finesettimana la bambina faceva proselitismo insieme alla madre. Nelle famiglie dei Testimoni ai bambini veniva imposto di partecipare a quell’attività appena imparavano a camminare. A partire dall’età di tre anni dovevano accompagnare qualcuno, soprattutto la mamma, in giro per le case a distribuire un libretto dal titolo Prima del diluvio e a divulgare la dottrina del gruppo (…).
Anche la sua compagna di scuola andava in giro a fare proselitismo con la madre. La donna teneva in una mano una busta di stoffa piena di opuscoli e nell’altra un parasole. La bambina la seguiva, pochi passi dietro di lei, con labbra sempre chiuse e il viso privo d’espressione. Tengo l’aveva incrociata diverse volte mentre accompagnava il padre a riscuotere il canone della NHK. Si riconoscevano a vicenda e ogni volta intravedeva un luccichio segreto nei suoi occhi, ma non parlavano e non si scambiavano nemmeno un saluto. Il padre di Tengo era occupato a incrementare il numero delle riscossioni, e la madre di lei aveva il suo daffare per andare in giro a predicare l’imminente fine del mondo. La domenica, incrociandosi a passo svelto nelle strade, trascinati ognuno dal proprio genitore, i due bambini potevano giusto scambiarsi un rapido sguardo.
Tutta la classe sapeva che quella bambina era una seguace dei Testimoni. Lei non prendeva parte agli eventi di Natale >, né partecipava alle gite e ai viaggi scolastici che avevano come meta santuari shintoisti o templi buddisti. Non presenziava alle manifestazioni sportive e non cantava gli inni della scuola né quello nazionale. A causa di quel comportamento, considerato eccentrico da tutti gli altri, in classe era sempre più isolata. Come se non bastasse, a pranzo, prima di mangiare, doveva recitare una preghiera particolare, ed era necessario che la recitasse ad alta voce, in modo chiaro, affinché tutti potessero sentirla. Ai bambini intorno a lei quella preghiera faceva un’impressione spiacevole. Forse lei stessa non avrebbe voluto farlo davanti agli altri, ma le era stata inculcata con forza l’idea che prima di mangiare fosse indispensabile recitare la preghiera. Sebbene gli altri fedeli non potessero vederla, sentiva di non poterne fare a meno. Perché il Signore dall’alto vedeva tutto in ogni minimo particolare (..).
Tengo non le aveva mai parlato. Frequentavano la stessa classe ma non c’era mai stato modo di farlo. Era sempre lontana dagli altri, isolata, e a meno che non fosse necessario non parlava mai con nessuno. La situazione rendeva difficile che Tengo potesse andare da lei a chiederle qualcosa, eppure dentro di sé si sentiva vicino a quella bambina. Avevano un punto in comune piuttosto speciale: tutti e due, nei giorni festivi, dovevano girare casa per casa insieme ai genitori, suonando ai campanelli. La differenza era che per lei si trattava di proselitismo religioso, mentre per lui di riscossione di soldi, ma Tengo capiva bene quanto potesse ferire il cuore di un bambino essere costretto a un ruolo del genere (..).
Solo una volta, in seguito a un piccolo incidente, Tengo le tese la mano per darle un aiuto. Fu nell’autunno della quarta elementare. Durante l’esecuzione di un esperimento di scienze la bambina aveva commesso uno sbaglio e il compagno con il quale stava lavorando le rivolse parole molto cattive. Tengo non sapeva quale fosse stato l’errore, ma ricordava che in quella circostanza un altro bambino l’aveva presa in giro, deridendola perché faceva proselitismo per i Testimoni e andava in giro casa per casa a distribuire quegli stupidi libretti. E l’aveva chiamata >. Si trattava di un evento piuttosto anomalo: di solito più che vessarla o deriderla, preferivano comportarsi come se non esistesse, ignorandone completamente la presenza. Ma in un’attività di gruppo non si poteva certo escludere soltanto lei. Quel giorno le furono lanciate contro ingiurie davvero crudeli. Tengo faceva parte di un altro gruppo, ma non riuscì assolutamente a ignorare quanto aveva sentito. Non sapeva bene perché, ma non riuscì a starsene con le mani in mano.
Andò da loro e chiese alla bambina se voleva cambiare gruppo, unendosi al suo. Tengo lo fece senza pensarci troppo, d’impulso, ma con determinazione. Poi le spiegò in modo minuzioso come andava eseguito l’esperimento. Lei ascoltò con attenzione, capì e non ripeté l’errore. Pur essendo stati per due anni nella stessa classe, quella fu la prima volta che le parlò (e anche l’ultima). Tengo aveva voti alti, un fisico imponente ed era forte. Gli altri lo rispettavano. Perciò non ci fu nessuno che osò prenderlo in giro per avere difeso la bambina- o perlomeno nessuno lo fece davanti a lui (..).
Dopo quell’episodio non si parlarono più. Non ve ne fu la necessità né l’occasione. Ma se per caso i loro occhi s’incontravano, sul viso della bambina lui scorgeva una leggera tensione. Forse quello che lui aveva fatto durante l’esperimento di scienze le aveva dato fastidio. Magari si era addirittura arrabbiata perché avrebbe preferito che l’incidente si chiudesse lì, senza interventi da parte di nessuno (..)
Poi un giorno lei gli strinse la mano. Avvenne in un sereno pomeriggio d’inizio dicembre. Oltre la finestra il cielo era alto, le nuvole lisce e bianche. Le pulizie dopo le lezioni erano finite, e Tengo per caso si era ritrovato solo con la bambina. Non c’era nessun altro. Lei, come spinta da un’intima decisione, attraversò l’aula a passo svelto, si avvicinò e gli si fermò accanto. Quindi, senza un attimo d’esitazione, gli strinse la mano. Poi alzò il viso e lo guardò dritto negli occhi (Tengo era più alto di circa dieci centimetri). Anche lui, sorpreso, la guardò, riuscendo a scorgerle negli occhi una profondità trasparente quale mai aveva visto prima di allora. Lei gli tenne stretta la mano a lungo, in silenzio. La stringeva forte, fortissimo, senza allentare la presa nemmeno per un istante. Poi a un tratto staccò la mano di colpo e uscì dalla stanza a passi piccoli e veloci, l’orlo della gonna che fluttuava.
Tengo, senza realizzare cosa era accaduto, per un po’ rimase lì fermo, muto, impietrito (..).
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Dopo che la bambina ebbe infine lasciato la sua mano e si fu allontanata a passi svelti dall’aula senza voltarsi indietro, Tengo restò per un po’ fermo lì, impietrito, incapace di fare qualsiasi cosa. Lei gli aveva stretto la mano sinistra con molta forza. La sensazione delle sue dita si conservò vivida in quella mano, e per diversi giorni non svanì. Anche quando passò del tempo e l’emozione immediata si attenuò, il marchio che gli si era impresso nel cuore rimase, mantenendo intatta la sua forma.
Poco tempo dopo ebbe la sua prima eiaculazione. Dalla punta del suo pene indurito fuoriuscì un po’ di liquido. Era un po’ più viscoso dell’urina. E fu accompagnato da una leggera fitta di dolore. Tengo non sapeva ancora che era un preavviso dello sperma. Poiché non aveva mai visto prima una cosa simile, provò una certa apprensione. Forse qualcosa di anormale stava accadendo al suo corpo. Ma non poteva certo consigliarsi con suo padre, né chiedere ai compagni di classe. Di notte, svegliandosi da un sogno (non riusciva a ricordare quale), si accorse di avere le mutande leggermente bagnate. A Tengo sembrava che qualcosa dentro di lui si fosse smosso da quando quella bambina gli aveva stretto la mano.
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Ma dopo essere entrato all’università, il pensiero di Aomane cominciò a farsi meno frequente. La ragione principale era che adesso frequentava ragazze in carne ed ossa e aveva cominciato ad avere con loro rapporti sessuali veri. Ormai era un giovane uomo sessualmente maturo, era naturale che l’immagine di una magra bambina di dieci anni in tuta da ginnastica si allontanasse sempre di più dal cento dei suoi pensieri.
Ma Tengo non provò mai più un’emozione violenta come quella provata quando in un’aula delle elementari Aomane gli aveva stretto con forza la mano (..).
E anche adesso che aveva quasi trent’anni, Tengo si accorgeva con stupore che in certi momenti, quando non era occupato a fare nulla e lasciava vagare la mente, senza che ne fosse consapevole, l’immagine di quella bambina di dieci anni tornava ad affacciarsi. Gli stringeva forte la mano nell’aula deserta, e lo guardava diritto negli occhi con le sue pupille trasparenti. Indossava quella tuta da ginnastica che le nascondeva il corpo troppo magro. Oppure la domenica camminava per le strade commerciali del quartiere di Ichikawa seguendo la madre Aveva sempre le labbra serrate e gli occhi che guardavano chissà dove.
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Appena ebbe chiuso gli occhi, si trovò in uno spazio scuro e profondo. Vertiginosamente profondo. Sembrava quasi che si estendesse fino al centro della terra. In quello spazio penetrava una luce suggestiva che faceva pensare al crepuscolo. Un crepuscolo dolce e nostalgico che giungeva alla fine di un lungo giorno. In quella luce si vedeva fluttuare una miriade di particelle minuscole. Avrebbe potuto essere polvere. O polline. Oppure qualcos’altro. Poi, gradualmente, quella profondità cominciò a ridursi. La luce si fece più chiara e quello che c’era intorno divenne visibile.
Solo allora Tengo si rese conto che aveva dieci anni e si trovava nell’aula della scuola elementare. Il tempo e il luogo erano reali. Reale la luce, e reale anche lui a quell’età. Aspirò realmente l’aria di quel posto, e poté annusare l’odore del legno verniciato, del cancellino e del gesso sulla lavagna. Nell’aula c’erano solo lui e la bambina. Non si vedevano altri compagni. Lei colse l’attimo con rapidità e coraggio. O forse aspettava quell’occasione già da tempo. In ogni caso, si fermò davanti a lui e, tendendo la mano destra, strinse forte la sinistra di Tengo, fissandolo negli occhi.
Gli si seccò la bocca. Non aveva più saliva. Si era trattato di un avvenimento così inaspettato che non aveva la più pallida idea di cosa avrebbe dovuto fare o dire. Rimase lì impalato, con quella bambina che gli stringeva la mano. Poi avvertì una fitta in fondo al ventre, lieve ma profonda. Era una sensazione che non aveva mai sperimentato prima, simile al fragore del mare la cui eco arrivava da lontano. Contemporaneamente gli giungevano all’orecchio suoni reali. Le grida dei bambini che entravano dalla finestra aperta, il rumore del pallone preso a calci. Quello della mazza da baseball che colpiva la palla. Una bambina di una classe inferiore che strillava lamentandosi di qualcosa. Altri bambini che suonavano il flauto, e insieme si esercitavano nell’esecuzione di Niwa no chigusa. Era l’ora delle attività ricreative del doposcuola.
Tengo avrebbe voluto ricambiare la stretta della bambina con altrettanta forza. Ma la sua mano non aveva energia sufficiente. Un po’ perché la mano di lei era troppo forte. E poi perché non riusciva a muoversi, come se il corpo non rispondesse ai suoi comandi. Non capiva come mai, ma non era in grado nemmeno di muovere un dito. Si sentiva paralizzato.
<<Sembra che il tempo si sia fermato>>, pensò Tengo. Respirò con calma e tese l’orecchio al proprio respiro. Il fragore del mare continuava. Si accorse che tutti i suoni reali erano cessati. E la fitta al ventre si era modificata, aveva un’intensità diversa, più localizzata. In essa si mischiava un’intorpedimento particolare. Quell’intorpedimento si trasformò in una specie di polvere finissima che, mischiandosi al sangue rosso e caldo, e grazie alla forza fornita dal costante pompare del cuore, venne trasportata in modo omogeneo in tutto il corpo seguendo il corso delle vene. In mezzo al petto si andava formando una specie di nuvola piccola e densa. Questa cambiò il ritmo del respiro e rese più duro il battito del cuore.
<<Forse un giorno, quando sarò grande, avrò gli strumenti necessari per capire il senso e lo scopo di questo evento – pensò Tengo – Devo imprimermi nella memoria questo momento nel modo più preciso e chiaro possibile>>. In quel momento non era che un bambino di dieci anni, il cui unico punto forte era la matematica. Vedeva una nuova porta davanti a sé, ma non sapeva cosa ci fosse dietro. Era impotente, ignorante, emotivamente confuso, e non poco spaventato. Lo sapeva anche lui. E nemmeno quella bambina si aspettava di essere compresa all’istante. Desiderava soltanto trasmettere con forza il proprio sentimento a Tengo. E per farlo, lo aveva ficcato, avvolto in una carta da pacchi pulita, in una piccola scatola rigida legata stretta con un filo sottile. Era quel pacchetto che gli stava mettendo nella mano.
<<Non è necessario che tu lo apra adesso – gli diceva in silenzio – potrai farlo quando verrà il momento>>.
(..) Poi finalmente la bambina ritirò la mano destra che aveva stretto la sinistra di Tengo, e senza dire nulla e senza voltarsi indietro uscì a passo svelto dall’aula. Tengo rimase solo in quella grande stanza. Dalla finestra arrivavano le voci dei bambini. (…).
Bellezza
di Duncan il mag.06, 2012, in Bellezza, Poesia

Voglio i tuoi fianchi,
mentre ondeggi il mondo,
rimescoli i frutti,
e parte l’assallto
mentre danzano i miei testicoli
sul cielo.
Ad Alina.. di Ciro Campajola
di Duncan il mag.06, 2012, in Bellezza, Ispirazione, Poesia

Ciro Campajola e Alina Dumitriu, due Stelle nel firmamento di Born Again.
E questa è una immensa poesia che Ciro ha scritto per Alina.
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Quel tutto dentro di te
A volte ti chiedi
dove sia finito il cielo scuro di stelle chiare
così magico
dove sia quella lieve brezza così fresca
di essenze fragranti
sincere
A volte la notte è troppo tranquilla
è il passo che lento accompagna le nostre agonie
così come quello sempre di corsa
che spinge le nostre sognanti frenesie
diventa leggero
troppo leggero
troppo spensierato
costretto dal peso di troppi pensieri
che in troppi non pensano
e allora
a volte
cammina senza più pensare
Quelle volte
vorresti dissolverti nel rassicurante silenzio della notte
svanire nel nulla come essenza pura
primordiale
diventare vento per farti tempesta e poi uragano
liberarti dalle catene del tempo e dello spazio
fuggire a quel lacerante attimo di doloroso culmine
Alcuni vivono tutta una vita
sempre ben equilibrati
senza mai conoscere
un solo attimo di equilibrio azzardato
senza rete sotto
e senza cielo sopra
Ma gli Angeli no
loro sono sempre in bilico tra fiamme e Santità
non toccano mai il suolo
ma nemmeno volano mai nei cieli
gli Angeli sono lì dove serve
in mezzo ai giorni
non negli spazi infiniti
sono nelle viscere di ogni momento
sono le stesse viscere di quei momenti
gli angeli nuotano controcorrente
nel pulsare infuocato della terra
come a non fargli perdere il calore né il ritmo
come a ricordarglielo sempre
a non farlo cadere nell’abitudine che frega l’orgasmo
Buk diceva
che scrivere poesie è facile
che il difficile è viverle
io dico che essere poesia sia insostenibile
una leggerezza troppo pesante
per trascinarla in mezzo al deserto
la poesia è fatta di tutto
di tutto quel tutto che è chiuso dentro di te
tutto quello che manca al deserto
Ma poi
tra le viscere di un momento
io e te
e tra me e te
nulla se non noi
con i nostri rispettivi tutto sin da subito
nessun ostacolo
nessun deserto
niente di arido
le nostre agonie che riuscirono a sorridere fresche
forti dell’ avere imparato a rialzarsi
per poterlo fare ancora e sempre
io e te
e tra me e te
nessun altro pensiero oltre al nostro pensare
e allora penso che stasera sono vento
e penso
che tu saprai sentirlo questo mio assurdo pensiero
saprai sentirlo sulla pelle
in quel vento che ti accarezza le labbra
mentre il tuo sguardo
si perde oltre il sottile profilo del mare
A volte
il cielo scuro torna a schiarirsi di stelle
di magia
quella volta
sulla dura pietra del mio cuore
poggiasti
e scolpisti un tuo sorriso
come portato da un tiepido soffio di primavera
in un lungo inverno di ghiaccio
a disperdere con la sua luce
il nero abisso di quei miei giorni cupi e soli
Come un morbido bacio sulle mie labbra serrate
a ridare sorriso all’apatia che dilaniava il mio vivere
a ridare colore al noioso alternarsi dei miei tramonti
Come un fiore di una vita non ancora sbocciata in me
nel triste e monotono trascorrere dei miei giorni
così simili ai tuoi
nel cercare altri giorni in questi stessi giorni
quella volta
il tuo grido di dolore si unì al mio
la tua gioia di vivere
raddoppiò la mia
E alti
sopra il sommesso ronzio dell’indifferenza
abbiamo urlato e riso
la nostra disperata voglia di vita
di comprensione
d’amore
di gioia
Cuori feriti
anime randagie
ora viviamo
si
ora viviamo
Ciro Campajola
a Alina
Intervista a Roberta Sarais
di Duncan il apr.15, 2012, in Ispirazione, Resistenza umana

Piccoli luoghi di resistenza. Angoli di umanità. Stanze di umanità.
Isolotti che vagano negli anfratti e nei vicoli di città smisurate e di piccoli paesi.
Amo fare lunghe camminate, e durante queste osservare, e se osservi qualcosa la noti sempre. Qualcosa che merita di essere raccontato.
Ho un rapporto particolare con Roma. La mia seconda città, in un certo senso. Così grande che accende la mia voglia di camminarci dentro per ore.
Questa storia risale a due mesi fa, ed è di una piccola scoperta che voglio parlarvi.
La zona è quella vicino alla grande stazione di Termini. La stazione di Termini ha due strade in discesa che la costeggiano, a destra e a sinistra. Strade che a percorrerle tutte portano dalle parti del quartiere San Lorenzo. Sulla strada che si trova sinistra, nel marciapiede opposto a quello immediatamente aderente alla stazione, se stai attento mentre cammini, a un certo punto troverai una porta a qualche finestra, che sanno di vissuto, e con su appiccicati avvisi e volanti che parlando di corsi di italiano per stranieri, e anche di altro. Ma fu soprattutto il riferimento al corso di italiano che mi rimase impresso. E di sfuggita, un’attività di cineforum che quel luogo, di cui non mi impressi il nome nella mente, svolgeva.
Ma sono tante le intuizioni che ci si appiccano dentro, e le curiosità che vorremmo approfondire, mentre “camminiamo”. Ma non sempre andiamo oltre il velo, per toccare con mano la storia che vive dietro un bagliore. Deve intervenire un evento, qualcosa che ci porti, almeno un po’ di più dentro una storia. E questo, riguardo a quel luogo vicino Termini, è accaduto quando ripassando vidi una “pattuglia” di extracomunitari, di differenti nazionalità, rispondere ad un appello che un signore col pizzetto faceva proprio da quella porta che sapeva di vissuto. Curiosità mista all’emozione che quei volti mi trasmettevano mi spinse a fermarmi là, e a un certo punto entrare, quando si aprirono le porte, passando, per chi era dentro, come uno di quei ragazzi che interessati ad insegnare italiano agli stranieri, assistono a delle lezioni per farsi una idea pratica di come si svolgono le lezioni. Questa volta, entrando, stetti più attento al nome di quel luogo, “Casa dei diritti sociali”.
La stanza non era enorme, ma irradiava calore umano, un senso di vicinanza e di leggerezza, mentre una ragazza volteggiava con il suo gessetto sulla lavagna, le sue parole, le battute, la sua capacità di coinvolgere. L’accento tradiva subito la provenienza. Sardegna. Era talmente a suo agio, da fare sentire tutti a loro agio. Li faceva stare bene. Non aveva nulla di impostato o forzato, ma una vitalità fragorosa che lasciava il segno.
E decisi che questa era una di quelle storie di cui mi piace parlare. Chiesi l’email a Roberta Sarais, questo è il suo nome, e siamo arrivati a questa intervista.
Roberta è una persona complessa e sfaccettata. Da sempre in cerca di un’altra dimensione del vivere, e di una realizzazione più profonda. Con una curiosità e una brama di esperienze che l’hanno portata a viaggiare molto, e a vivere in contesti molto differenti tra loro. Questa curiosità e questa tensione alla scoperta sono sempre state intrecciate a un senso di paura. Paura di una vita banale forse, paura del guinzaglio, paura di “mettere la testa a posto”, di trovare la sua “stabilità”, e, come molti amano dire, “di crescere”. Anche perché crescere ce lo vendono come sinonimo di grigio e abitudinario andamento di vita, di progressivo intristimento, di banale quotidiano. Comunque, anche questa paura è stata, fino ad adesso un ostacolo al suo mettere radici. Da una parte la spinta ad andare, scoprire, scavare, toccare con mano.. toccare con mano, perché Roberta non si è mai accontentata dei bignami dell’esperienza, dei riassunti di seconda mano, della vita vissuta davanti al televisore. Dall’altra parte, la spinta a un certo punto di partire, per non mettere radici in quel luogo e riprendere il “viaggio”. In tutto questo c’è anche una reazione al mondo familiare di appartenenza. Una “grossa famiglia” – come la chiama lei – benestante, sicura di sé, e intrisa di certi standard di stabilità, e di “possessività” anche. Di quelle famiglie che “per il tuo bene” cercano di sistemarti nel modo che “loro” ritengono il migliore possibile, e “per il tuo bene” si intrufolano nella tua vita e cercano di gestirti o di forzarti in una direzione o in un’altra. A tutto questo Roberta anni fa decise di opporsi, il suo temperamento ribelle non voleva farsi inscatolare e iniziò il “viaggio”, lontano dalla famiglia, lontano dalla Sardegna, lontano anche da un mondo diviso in categorie, un mondo di gente “giusta” e di gente “non giusta”. Un viaggio che sta per trovare il suo ritorno, come diremo dopo.
-Roberta hai una forte connotazione empatica…
R: Da sempre sono stata appassionata dell’essere umano, anche nelle sue bassezze. Anzi è specialmente gli uomini nelle cadute, nel doloro, nelle fragilità, anche negli errori e nelle strade sbagliate che mi interessano di più. Anche questo, probabilmente, almeno in parte, per contrasto col mio ambiente familiare.
A: Cosa è la “Casa dei diritti sociali e come ci sei arrivata”?
R: La “Casa dei diritti sociali” è una associazione di volontariato di stampo laico, fondata nel 1989. Arrivai lì in un periodo di malessere, un periodo in cui volevo confrontarmi, non ho timore a dirlo, con persone che stavano peggio di me. Non so se sembrerò egoista, ma sono abituata a parlare con sincerità. All’inizio avevo bisogno di confrontarmi col dolore di chi era messo peggio di me. Dopo nacque il coinvolgimento umano, la spinta a fare qualcosa che avesse senso, che facesse la differenza.
Ci arrivai tramite una mia amica che ci faceva il servizio civile. Anche il fatto che fossero laici giocò un ruolo, dato che non avevo alcuna intenzione di affiancarmi con un gruppo confessionale di ispirazione confessionale religiosa, essendo io laica e agnostica. La mia amica mi introdusse nei meccanismi associativi, come la fondamentale riunione del lunedì, dove ci si conosce, ci si confronta sul lavoro svolto nella settimana precedente, e si programmano le attività della nuova settimana.
A: Quali attività svolge questa associazione, Roberta?
R: C’è un attività di prima accoglienza, innanzitutto. Se sei immigrato, rom, zingaro, barbone, loro ti consigliano come muoverti e dove andare.
C’è poi una attività di assistenza legale.
C’è l’assistenza medica; ad esempio una volta alla settimana viene una ginecologa per visitare gratuitamente alle donne. Ricordiamo che non sono persone che vanno facilmente all’ospedale.
A: E poi c’è la scuola di italiano..
R: Sì..
A: Come funziona questa scuola, come è strutturata?
R: I livelli sono tre. Un livello di base per chi inizia, rivolto a persone che sono da poco in Italia e che devono imparare l’alfabeto, le prime parole, i rudimenti della grammatica.
Poi c’è il livello intermedio dove si affronta più stabilmente la grammatica, e si incomincia a parlare. E infine il livello avanzato, dove si cerca di imparare il più possibile.
Io però ho sempre cercato di fare anche altro. Di portare quelle persone verso una apprendimento che non si limitasse solo alla lingua. Ho cercato di dare imput, occasioni di riflessione, stimoli di comprensione. Ad esempio ho parlato della costituzione, di geografia e di storia.
Il livello che preferisco è comunque quello basico. Perché è quello dei primi contatti, è quello in cui si comincia da zero. Senti il grande bisogno che hanno di te, e di come ogni singola lezione incida e faccia la differenza. E i risulti del tuo lavoro sono più immediatamente tangibili. Ogni volta che imparano una parola in più, è per me una soddisfazione difficile da descrivere.
A: Hai avuto timori all’inizio?
R: Sì, mi spaventava la difficoltà di comunicare con chi veniva da tutt’altro contesto, aveva un’altra cultura, un’altra lingua. All’inizio insegnavo solo nel livello avanzato. Anche perché nel livello basico sono nettamente di più, e richiedono molta più attenzione ed energia. Ricordo che è una scuola gratuita, e che non è richiesto alcun documento. Comunque, le cose che mi spaventavano all’inizio, sono tra le cose che adesso mi più mi stimolano, e che mi fanno trovare più soddisfazione nel livello basico rispetto a quello avanzato.
A: E’ davvero importante che non sia necessario alcun documento, davvero importante.. c’è comunque qualche regola particolare da rispettare?
R: No, non è previsto nessun requisito specifico, adempimento burocratico o regola particolare da rispettare.. se non le regole minime della buona convivenza… la necessità di comportarsi con rispetto verso tutti, ma questa è una cosa evidente.
Sai cosa mi ha sempre colpito di loro? La loro dedizione, la fame che portano dentro.. questa fame di imparare che ti sorprende. Sono dinamiche molto diverse a quelle a cui spesso si assiste nelle normali scuole italiane. Nessuno li costringe a venire, non c’è alcuna imposizione. Tutti loro vengono perché vogliono venire. E sanno la grande occasione che una scuola come questa è per la loro vita. La loro è una scelta profonda, da tutti i punti di vista. E il loro atteggiamento lo rivela costantemente. Tutto ciò è molto gratificante.
A: Da dove provengono per lo più queste persone?
R: Molti di loro sono asiatici.. c’è una grandissima presenza di bengalesi, ma anche cinesi. E poi ci sono quelli che vengono dall’Africa, e da Afghanistan, Iran, anche Curdi. In gran parte si tratta di persone che vengono allo sbaraglio. A parte coloro che hanno comunità di appartenenza forti, numerose e strutturate ad attenderli –come avviene peri bengalesi e per i cinesi- si tratta di persone che vengono allo sbaraglio.
Tanti hanno storie drammatiche alle spalle, vengono da guerre, persecuzioni. La cosa che più mi colpisce, anche nei giovanissimi, è che sono già adulti, e che lo sono sicuramente da tanto tempo. I traumi e le sofferenze li hanno segnati, e li hanno costretti a crescere in modo accelerato. A scuola sono sempre allegri, ma quando entri più profondamente in contatto con loro, ti accorgi d quanto dolore portano dentro. Molti di loro non hanno neanche un luogo dove abitare, o stanno in centri come i C.P.T., o qualche altro luogo di accoglienza, e dopo un po’ devi sloggiare; e vedono il centro come un punto di riferimento, come un luogo incui stare. A volte si mettono a dormire, e io glielo lascio fare.
A: raccontami di un episodio concreto, di una persona concreta.. ha sempre senso immaginare anche un volto, fare immaginare a chi legge un volto..
R: mi viene alla mente un ragazzo della Mauritania. Questo ragazzo stava in un centro. In questi centri c’è un termine minimo, e quel tempo era caduto, e non sapeva dove andare. Non c’era una comunità di riferimento a cui poteva ricorrere e non poteva rivolgersi all’ambasciata perché è rifugiato. Noi per un po’ lo avete fatto dormire a scuola. Ti racconto pure di un altro ragazzo, lui era curdo. Per un po’ è venuto da noi a studiare, poi è sparito. Molti spariscono, sai, o perché trovano un lavoro e si trasferiscono, o perché non sentono l’esigenza di continuare, specie se si ha una comunità di riferimento. Comunque, dopo qualche settimana mi ha chiamato, per dirmi che era a Milano e che stava bene. Ma potrei raccontartene di storie..
A: Com’è la situazione dell’immigrazione dell’accoglienza a Roma, Roberta?
R: La situazione è pesante in tutta Italia, e a Roma vi sono ulteriori complicazioni vista anche la specificità del contesto. Tra l’altro, da un anno a questa parte, per avere il permesso di soggiorno, si deve fare un test di italiano. Non sono pregiudizialmente contraria a questa idea. Ma andavano predisposti gli strumenti per farla funzionare efficacemente. Lo Stato avrebbe dovuto mettere in moto tutto un sistema di corsi e cose del genere. E invece, come al solito, non si è fatto quasi nulla. Tutto è lasciato, in gran parte, alla buona volontà delle associazioni.
Un’altra regola assurda vige in Italia è quella per la quale i figli di stranieri non hanno la cittadinanza. E’ una assurdità.
A Roma in particolare, come accennavo, tutto è complicato dall’affluenza superiore alla media nazionale, e alle particolarità della città. Il sistema è gestito male, con centri di accoglienza che non funzionano. Ci sono, comunque, realtà molto differenti. Comunità che rappresentano un bell’esempio di integrazione, come nel quartiere del Pigneto e altre che sono in preda al caos, o che danno vita a situazioni quasi invivibili.
A: Il mondo del volontariato e dell’associazionismo lo consideri fondamentalmente pulito, oppure non mancano magagne di vario genere?
R: il volontariato in sé e per sé tende ad essere pulito. Ma il modo in cui funzionano molte associazioni è marcio. Ci sono dei fondi. I soldi vengono presi e spesi , ma non vengono, troppo spesso, realizzati i progetti che si dovevano realizzare. Oppure si cerca di fare come si fa quando si corre da soli, quando ci si dovrebbe ricordare che se si corre tutti insieme si è più forti, e, soprattutto, che il bene da perseguire è quello degli immigrati, non quello della singola associazione
A: Come sono i rapporti con le forze dell’ordine?
R: Fondamentalmente sono buoni, e noi cerchiamo il più che è possibile di avere un buon dialogo con le istituzioni. Ma alcune volte accadano cose che lasciano perplessi. L’anno scorso, ad esempio, è successo che alcuni poliziotti si sono presentati presso il centro, con la motivazione che stessero cercando della droga. Noi però chiudemmo la scuola, perché i poliziotti non avevano il mandato, ma quelli che erano rimasti fuori venivano perquisiti. E qualcosa del genere era già successo un’altra, volta in precedenza. Puoi capire come sia sgradevole per un luogo che ha conquistato la fiducia di tanti immigrati, un luogo dove loro si sentono accettati a prescindere da alcun documento.. che accadano cose del genere.
A: Spesso quando si affronta la tematica immigrazione, i discorsi che ne derivano sono gravati da ideologia, come se si dovesse essere o demonizza tori a prescindere della realtà degli immigrati, o si dovesse sostenere che non sorge alcun problema di convivenza, anche da parte loro, quando l’atteggiamento più costruttivo, credo, verso gli immigrati è quello di chi cerca di capire le reali dinamiche e così, da una onesta comprensione, prova poi, insieme a loro, a intervenire sui problemi di convivenza. C’è, secondo te, un problema di “chiusura” di alcune comunità?
R: Effettivamente alcune comunità vivono per lo più per conto loro. Questo vale per i cinesi, ma anche per i Rom. Bisogna avere grande capacità e sensibilità per fare breccia in questi muri. Poi ci sono comunità che hanno altri generi di problemi. Molti nordafricani, ad esempio, finiscono nello spaccio.
A: Esiste anche una questione religiosa, a tuo parere?
R: Esiste… è spesso una questione musulmana, per il semplice fatto che tanti immigrati professano questa religione. Per loro la fede è un vero stile di vita, e ne derivano tante ricadute pratiche. Una delle cose positive di realtà come questa scuola è che in essa culture differenti entrano in contatto, e quindi persone di religione musulmana si trovano a confrontarsi con cristiani e con chi professa altri culti. Questo spinge verso la tolleranza e il rispetto. Ti confesso che è raro vedere donne musulmane in classe. Io però queste cose le dico e cerco di spingere verso un atteggiamento diverso. Molti mi dicono che argomenti come guerra, religione e altri temi “sensibili”, non andrebbero affrontati a lezione. Ma… perdonami l’espressione… sti cazzi. Ogni occasione di confronto è una opportunità. Riguardo alla mancanza di donne, io cerco di stimolarli dicendo loro “ e le donne? Le donne dove sono? Voglio vedere più donne qua? Dillo a tua madre, a tua moglie, a tua sorella.. è una opportunità anche per loro..”. Lo dico col sorriso, scherzando un po’, ma cerco di fare arrivare il messaggio.
A: Lo hai fatto pure quella sera in cui ho assistito alla tua lezione. E mi aveva colpito. Riveli una attenzione particolare, la volontà di andare oltre gli steccati.. un approccio diretto, empatico.
R: Sì, mi piace farli ridere, li prendo in giro, li faccio sentire liberi, instauro rapporti amichevoli e devo dirti che riscuoto un certo successo. Cerco di farli intervenire il più possibili, li stimolo in ogni modo, li chiamo alla lavagna, anche i più timidi. Faccio sentire, ognuno di loro, speciale.
A: Quello che avverto in te è la totale assenza di alcuna forma di pietismo.
R: E’ qualcosa che non mi appartiene proprio. Amici miei che ho fatto venire alcune volte alla scuola, mi hanno detto “poverini.. che realtà…” e cose del genere. A me invece non piacciono i discorsi patetici, mi piace vedere il lato costruttivo, la dignità e le risorse di queste persone, la loro potenzialità di cambiamento, le opportunità che una occasione come questa scuola può dare.
A: Si sente che questa esperienza ha avuto un grande valore per te…
R: Questa esperienza mi ha cambiato profondamente e positivamente. E’ un anno e mezzo che faccio questa attività. Io storicamente sono una persona timida, e prima avevo molta più insicurezza. Non pensavo assolutamente di potere insegnare qualcosa a qualcuno. Invece ci sono riuscita, e insegnare mi ha dato molta forza e sicurezza.
Con loro, poi, mi si è aperta una finestra sul mondo. Certe realtà per me, prima, erano una notizia al televisore e sul giornale. Adesso invece mi sento molto più sensibile rispetto a quello che succede in Medio Oriente, in Afghanista, in Congo, ecc.
Io a loro insegno l’italiano, ma loro hanno insegnato tantissimo a me. Mi hanno fatto riscoprire me stessa. Hanno fatto emergere cose che mi appartenevano e che non conoscevo. Mi hanno anche aiutato a liberarmi di molte sovrastrutture, e di una forte tendenza alla malinconia.
A: questa esperienza però è prossima alla conclusione mi raccontavi..
R: Sì, dopo tanto spostarmi, adesso sento la volontà di Ritornare in Sardegna. Sento che prima era il momento di partire, ma che adesso sono pronta per tornare. E’ come un richiamo ancestrale. La mia terra, i suoi paesaggi, il suo mare mi stanno chiamando.
A: Continuerai ad avere a che fare con l’immigrazione?
R: In un mondo o nell’altro, questo è un mondo che non abbandonerò.
A: Su, dimmi una cosa che ti piacerebbe davvero fare?
R: Beh.. una delle mie ambizioni è lavorare con i libri. Mi sarebbe sempre piaciuto farlo. E adesso che tornerò in Sardegna, ci proverò proprio là. Magari metterò su una vera e propria libreria. Ah.. ci sarebbe un’altra cosa che vorrei fare..
A: Quale?
R: Un lungo viaggio, attraverso l’Europa dell’Est.
A: Ma non avevi detto “basta viaggiare”..?
R: Voglio vivere quest’altra avventura.. e poi.. non sarebbe un viaggiare per fuggire da un timore di mettere radici. In Sardegna ormai so che tornerò e che costruirò lì la mia vita.
A: Ultima domanda.. chi è la persona da cui hai tratto più ispirazione?
R: Mia madre..
A: Grazie davvero Roberta, e buona vita.
R: Grazie a te.
Lacrima di luce (di Ciro Campajola)
di Duncan il apr.15, 2012, in Bellezza, Ispirazione, Poesia

Ciro Campajola, ha già scorrazzato altre volte nei territori di Born Again.
Questa sua poesia.. Lacrima di luce.. è assolutamente immensa.
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Se come un maniaco senza speranze
non ti avessi mai corteggiata
ossessionata
in ogni modo possibile
immaginabile e non
che senso avrei mai dato al mio esistere?
Anche se sei stata pesante da reggere
sei scivolata leggera nella mia vita
sfondando noiosi muri di consuetudine
strappando sempre in qualche modo
le tenaci resistenze
che la mia vita la tenevano imbrigliata
costringendola spesso
a un opprimente esilio di interminabili inverni
ma c’eri tu
sei stata e sei
la mia vita nella vita
Per quanto vedo col cuore spezzato
il tuo volto profanato di oggi
ancora riesci a farmi arrapare come un ragazzino
spalancandomi le cosce come la prima volta
e come la prima volta
a mostrarmi ancora orizzonti di soli orgasmi
nonostante la ragione non riesca più a vederli
né a immaginarli
Anche solo per un tuo sorriso mi sarebbe bastato vivere
anche solo per una tua parola d’ amore
purché onesto
avrei sacrificato la mia anima
forse chissà
già di per sé dannata
o forse da sempre
sempre innamorata
che poi in fondo
è un po’ la stessa cosa
Sei stata e sei
il mio raggio di sole
in questo inverno di soffocante rigore
tra queste gelide
fugaci
quanto rapide passioni
che non vanno mai oltre l’alba
che non rischiano mai il confine del tiepido
Il tuo calore continua a riempire di luce le mie giornate
fino a scottarmi
e mi capisce quando voglio starmene al buio
torna sempre
a riscaldarmi dai graffi dolorosi di un freddo senza fine
che vigliaccamente vive in me
costringendo a volte
la mia vita ad un immane e inutile soffrire
ma che coraggiosamente e inconsapevolmente
mi ha permesso in qualche strano modo
di alimentare costantemente il tuo calore
Piccolo raggio di sole
impercettibile lacrima di luce
sei la mia vecchia
nuova
e sempre luminosa vita
sei la mia rinata capacità di credere
di sperare
di capire
di amare
meriteresti di più Vita mia
Ciro Campajola
Eu-Thanatos
di Duncan il apr.14, 2012, in Medicina, Resistenza umana, Scienza, Simbolo

Eutanasia, possibilità di ricevere la morte, la buona morte, la dolce morte, specie se il dolore è intollerabile o la vita non viene considerata degna, chi non è d’accordo?
Può essere un bel principio, ma noi dimentichiamo sempre il contesto..
e a volte un contesto pessimo può rendere meno bello ciò che astrattamente è da condividere.
Anni fa immaginai un affresco.
La frequentazione con la letteratura immaginifica, fantasy, visionaria, mi ha aiutato da sempre in queti voli della fantasia..
Immaginate un mondo, “approssimato” al nostro. Non esattamente il nostro, ma neanche così diverso da non essere riconoscibile.
Immaginate un mondo che abbia la serietà, la professionalità e anche la qualità della vita di alcuni paesi del centro e nord Europa, pur mantendo qualche elemento della parte meridionale e latina dell’Europa.
Un paese libero sul piano dei diritti civili, dove cose come il biotestamento, e l’eutanasia siano state accolte.
Una paese però non immune dalle derive economiche che da decenni portano avanti la loro corrente e bagnano la riva, poi tornano indietro, ma alla prossima onda espandono l’acqua verso l’interno. Un paese tecnicamente avanzato, ma, dove i media imperversano e socialmente sempre più disarticolato. Dove la comunità tenda a dissolversi come le reti che legano gli uomini, il senso di appartenenza, il senso di essere parte di qualcosa. Un paese dove l’efficienza il guadagno siano qualcosa a cui tendere, e dove, allo stesso tempo, le risorse sono “dette” limitate.
Una sorta di Olanda senza troppo benessere, e qualche pennellata italiota.
Allo stesso tempo diinamismo economico e marginalità, informatizzazione e individualismo, efficienza e mancanza di radici e visioni collettive.
Questo Paese, lo chiameremo Irenia, è però pargo coi diritti civili, solo con quelli individuali però.
Un assegno sociale te lo scordi.
Ma puoi decidere di comprarti anche la cocaina al supermercato,
e… anche.. come e quando morire.
La morte viene somministrata naturalmente da grandi istituzioni mediche. C’è tutta una burocrazia, efficientissima, e un personale all’avanguardia. Tu inoltri la tua pratica, in uno degli uffici superiore del grande agglomerato ospedaliero. Sarà una incorruttibile commissione mista di medici ed “esterni” a fare il controllo di legittimità e poi dare, se vi sono i requisiti il nulla osta. Saranno impeccabili, dovranno riscontrare il tuo consenso, e motivi che rendano difficile la vita. Presenti questi due elementi approveranno il timbro alla tua domanda, e metteranno una crocetta su una data, da un minimo di tre mesi, a un massimo di nove, in cui ti verrà somministrata la morte.
Si accatastano settimana dopo settimana le richieste, e la Commissione lavora a ritmo serrato, fabbricando certificanti di morte.. di buona morte.
Tutto limpido e sterilizzato no?
Sono io il padrone di me stesso no?
Pensiamo al contesto però…
E a un vecchio…
Molto malato, con un bel pò di dolori, e che la famiglia sente -può capitare- come un peso.
E un peso lo è anche per la collettività. Irenia va spedita verso un modello dinamico, punta sull’impresa e la tecnica, l’apparato sociale ancora c’è ma è in via di smolitazione. Servono risorse , e le risorse che sono (o sono “dette”)poche è preferibile investirli sugli individui sani e attivi della società, no? Sugli altri dov’è l’investimento sociale?
Naturalmente Irenia è un paese a democrazia avanzata, la legilslazione tutela anche i marginali.
Nessuna mente malata penserebbe mai di sopprimere chi non è economicamente utile o chi è addirittura è un peso.
Nessuno mai si permetterebbe di proporre qualcosa del genere.
Però… se fosse lui stesso, il vecchio malato dell’esempio.. a togliersi dalle scatole.. beh.. ci dispiacerebbe certo… non faremmo salti di gioia.. ma.. è pur sempre una sua scelta, no? che possiamo farci? Non dobbiamo rispettare la sua libertà.
Una volta introdotto un meccanismo e metabolizzato, diventa una delle alternative possibili… e se i parenti, inconsciamente si intende, facessero capire sempre al nostro amico vecchio, che in fin dei conti.. può anche scescliere, che l’ordinamento ha previsto un’alternativa. Che, farebbe un bene a se stesso a chiedere l’autosoppressione. Certo,a che noi (parenti) saremmo alleggeriti da quel peso, sai.. sono spese, tempo perso, impicci vari. Ma naturalmente.. è sempre una scelta libera, ci mancherebbe.
E’ sempre lui che decide.. ma nella sua mente sa che una alternativa gli è stata offerta.. e se gli è stata offerta vuol dire che è legittima, c’è anche un ufficio apposito con i migliori professionisti sul campo. E poi .. sente sempre parlare che le spese sociali vanno ridotte, che ognuno deve fare il suo per fare risparmiare la collettività.. e i parenti.. i parenti, si vede che sono stanchi, dovrebbero lavorare, il tempo è prezioso… Nessuno dirà mai al vecchio di togliersi dalle palle, Irenia è un paese civile a democrazia avanzata ecc.ecc… semplicemente sentirà come una “pressione”.
La stessa “pressione” che in questo fantomatico paese di Irenia sentiranno molti deboli, e marginali.
Una sora di “pulizia sociale” autoindotta.
Avete mai sentito parlare dell’eterogenesi dei fini?
Si intende qualcosa che avrebbe una finaltià positiva, ma poi il tutto si inverte, e ciò che doveva produrre bene produce male.
La visione di sopra la ebbi da ragazzino, sulla scorta di alcune suggestioni di quei tempi.
Vuol dire che sono contro l’eutanasia?
No..
Vuol dire che non credo basti avere adesioni a prescindere in territori come questi.
E che conta il modo e conta il contesto.
L’eutanasia in una società solidale, legata da forti vincoli di appartenenza, in cui nessuno è abbandonato a se stesso, e i legami, le relazioni, i sentimenti sono al vertice del sistema dei valori, sarebbe una cosa.
L’eutanasia in un Luogo tecnologico, neoliberale, e emotivamente sterilizzato… potrebbe essere un’altra cosa, come uno strumento di “pulizia sociale”.
Inoltre è sempre inquietante la morte somministrata da un’apparato.
Un conto è chi si toglie la vita da sé..ma quando sorge un apparato burocatico, abilitato a mettere in moto il meccanismo di soppressione, non rischia di diventare routine anche una cosa come la morte?
Ma soprattutto l’architrave è sociale.
Sono innanzitutto i modi, e il limiti… in cui ammettere una eventualità del genere. Un conto sarebbero dolori intollerabilei.. un altro una momentanea depressione.
e poi è DECISIVO il respiro sociale.
Se tu puoi ucciderti e il mondo intorno a te è spietato e ti fa capire che sei un peso… allora la possibilità di chiedere la tua eliminazione diventa nei fatti una forma di pulizia sociale.
Ciò che vedo mancare nei grandi discorsi sui diritti civili, è anche un parallelo discorso sui legami, le emozioni, e la rinascita del legame sociale.
Parlare d diritto alla morte, se non si difende la vita, se non si lotta per questa vita, se non si chiede che la vita sia degna, se non si insegna il coraggio, la bellezza, la speranza.. se non si danno opportunità di espansione e crescita.. se non si rafforzano i legami… non basta.
I lupi, del resto, sono soliti travestirsi da agnelli.
In grappolo
di Duncan il apr.12, 2012, in Bellezza, Poesia

Dura come la pietra è quel Sogno,
ma saranno i piedi che arriveranno al Cuore,
riprendi il ventre che porta all’Assalto,
sarai da solo il giorno prima del compimento,
Potrai vedere allora tutti i tuoi sogni in grappolo.
Una testimonianza sul Metodo Di Bella- intervista a Sissy
di Duncan il mar.31, 2012, in Guarigione, Ispirazione, Medicina, Resistenza umana, Scienza

I testimoni parlano per noi, facendo in modo che le strade sotterranee vengano alla luce. E sono i volti di chi ha visto e provato, che vanno a loro volta incontrati, per cercare in quei volti altri riflessi. Oltre il mare di discussioni e polemiche, e teorie, sentire la voce, che come un tramite ci rende consapevoli di un mondo, o di altre vibrazioni del colore.
Io credo sia molto importante che chi ha seguito altri percorsi possa dire la propria, perchè la viva esperienza vale più di tanti libri. Credo sia importante per loro, perchè la loro storia va conosciuta, il loro smarrimento, il loro coraggio, le loro battaglie. E che è importante per tutti, perchè anche altri sappiano che esistono cammini differenti, oltre quello ufficiale. Non per propagandare questi cammini. Ognuno sceglierà per sé cosa sperimentare, cosa credere, cosa tentare. Ma ha il diritto di sentire anche le altre voci spesso consegnate al silenzio da un sistema drogato. Ha il diritto –e aggiungo, anche il dovere- di sapere che c’è chi parla di alternative. Ha il diritto –e il dovere- di conoscere, anche per sommi capi, queste alternative.
Sissy l’ho conosciuta qui su facebook. Una volta che mi ha narrato per sommi capi la sua storia, le ho chiesto di poterle fare un’intervista. La sua vicenda è emblematica e può essere istruttiva per molti. Sissy è di quelle persone che hanno coraggio, che non rinunciano alla libertà di essere loro a decidere del loro destino. Mi viene in mente adesso una frase, di Immanuel Kant.. Sapere aude!.. tradotta dal latino… abbi il coraggio di sapere.. abbi il coraggio di conoscere.
Vi lascio all’intervista con Sissy. Per una serie di motivi non inserisco in questa sede il suo vero nome. Chiunque voglia mettersi in contatto con lei, per validi motivi, mi contatti alla mia email.. al mio account su facebook o alla mia emailerasmuszed77@yahoo.it.
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1)Sissy, che persona eri da piccola?
Da piccola ero una bambina sensibile e attenta. avevo tantissima fantasia che riversavo nei miei disegni, pieni di colori e di paesaggi naturali. la mia infanzia e’ stata serena, vissuta in una casa grande, piena di verde, con i miei fratelli, il mio papa’ e con una mamma sempre attenta e premurosa.
2) Quali sono le cose che nel tempo ti hanno più interessato?
Sono sempre stata una persona curiosa, mi piace andare sempre oltre le apparenze, tutto mi incuriosisce. Il mio approccio alla naturopatia e’ arrivato anche per la mia curiosita’, la mia voglia di scoprire nuove strade, nuove opportunita’.
3) L’ interesse per le verità “alternative” lo hai sempre avuto?
Il mio interesse per la medicina alternativa e’ nato quando ho avuto i miei bambini. Invece dei soliti sciroppi per la tosse, per il mal di gola, ho sempre dato loro la propoli, l’echinacia, la drosera, del buon miele biologico, ottenendo ogni volta degli ottimi risultati. Anche il pediatra dei miei bambini appoggia la fitoterapia come primo approccio. Da quando sono nati i miei piccoli ho letto tantissimo sulla pediatria, spinta dalla mia solita curiosita’. Anche in gravidanza diventai erudita su tutto cio’ che concerne la gestazione ed il parto. come si fa a non provare interesse per degli argomenti cosi’ affascinanti?
4) Come è emersa la vicenda di tuo marito?
A causa di un forte mal di schiena che persisteva da ormai troppi mesi, decisi di far fare delle analisi precise a mio marito. Non eravamo particolarmente preoccupati, perche’ il suo lavoro lo porta ad avere questo genere di dolori e poi la sua giovanissima eta’ non ci faceva di certo pensare a qualcosa di così grave. Fece una risonanza alla schiena e da lì si comprese che qualcosa non andava. la risonanza evidenziava delle adenopatie (linfonodi troppo grandi) nell’addome…capimmo subito che la situazione non era da sottovalutare.
5) Cosa ti ha spinto a cercare altre strade?
Dopo svariate analisi, tac, pet, biopsie varie, iniziai a leggere tantissimo, anche perché non si comprendeva quale potesse essere la sede primitiva del tumore, quindi questa incertezza mi spingeva ancora di più a leggere per contribuire a trovare una soluzione. Arrivai ad un sito, che mi apri’ la strada a questa nuova realtà, questo nuovo mondo, fatto di consapevolezza, dove ho capito che quella sensazione di onnipotenza che abbiamo tutti da giovani non esiste più, dove ho compreso che esistono le malattie ma si possono curare e addirittura prevenire attraverso una buona alimentazione e la scelta di alcune piante favolose di cui dopo vi parlerò. La pagina di questo sito è http://aloearborescens.tripod.com/. Li conobbi la storia di padre Romano Zago e rimasi affascinata di questo semplicissimo frate che guariva con facilità persone povere e disperate in Brasile e in tutto il mondo, comprai il suo libro “Di cancro si può guarire” e il libro del dott. Giuseppe Nacci “Diventa medico di te stesso” che trovai in parte in quel sito. Da quel giorno iniziò il cambiamento di rotta. una nuova consapevolezza. Come ho già detto, ciò che mi ha spinto a trovare altre strade fu da subito l’incertezza della sua diagnosi (carcinoma a sede ignota). Mi documentai su qualcosa che potesse aiutarlo senza creare controindicazioni. Fu cosi’ che gli organizzai un protocollo naturale di tutto rispetto: aloe arborescens, caisse formula, beta carotene, vitamina B17, ascorbato di potassio, graviola, micoterapia, marmellata ayurvedica, the verde, etc…il tutto unito ad una dieta stile nacci, ovvero a base di frutta e verdura biologica, pane e pasta integrali, tante spezie, miele biologico, pochissime proteine e zuccheri e attività fisica quotidiana.
6) Immagina adesso di avere di fronte una persona che non è a conoscenza di queste cose. Dai qualche indicazione sui singoli elementi del protocollo che hai creato.
Allora, ti premetto che questo protocollo lo sta ancora, in parte seguendo. Circa le singole componenti… la caisse formula (mix di erbe antitumorali dal canada, leggete l’incredibile storia di questa infermiera che salvo’ tante vite con il suo decotto, vai al sito..www.ludovicoguarnieri.it)- l’aloe arborescens secondo la ricetta di padre romano zago (consiglio il libro “Di cancro si puo’ guarire” )- l’ascorbato di potassio (fatevi seguire dall’associazione Valsè Pantellini, ci sono medici gentilissimi che leggono con attenzione le vostre analisi cliniche e vi fanno un protocollo personalizzato.. andate al sito http://news.pantellini.org/)- la vitamina B17 (trovate tutte le nozioni nel sito http://aloearborescens.tripod.com/)- la graviola- la micoterapia (ho trovato un medico molto gentile e preparato, si chiama Walter Ardigò, questo e’ il suo sito, se lo chiamate vi da un protocollo personalizzatowww.funghienergiaesalute.it )- la marmellata ayurvedica- la dieta secondo i consigli del dott.Giuseppe Nacci (consiglio libro “diventa medico di te stesso”).
7)Quale fu la reazione delle persone che vi erano vicine?
le persone che ci stanno vicino non erano molto convinte di questa scelta naturale, qualcuno mi disse che mio marito doveva fare la chemio e io dovevo farmene una ragione. ad oggi molti hanno cambiato idea vedendo mio marito ottenere questi buoni risultati e questo stato fisico eccellente. Voglio segnalarti questa pagina Web…http://www.ludovicoguarneri.it/
8)Raccontami adesso dell’approccio della medicina ufficiale, di cosa vi dissero i medici e della chemio che tuo marito fece.. perchè la fece.. quanto durò.. e quali furono i risultati…
Nonostante il protocollo delle medicine naturali, nonostante la mia insistenza a non iniziare la chemioterapia, a prendersi del tempo, i medici iniziarono il loro terrorismo psicologico, dicendogli che doveva cominciare subito con la terapia altrimenti non ci sarebbe stato piu’ tempo. Cosi’ decise di sottoporsi alla chemio. Fece prima 6 cicli di PEB con tantissimi problemi, gravi neutropenie e piastrinopenie, infezioni urinarie, macchie in tutto il corpo. Questo nonostante il fortissimo aiuto delle cure naturali; altri che fecero quel tipo di chemio ebbero effetti decisamente piu’ devastanti. Al termine di questi 6 cicli non si ebbe il risultato che tutti si aspettavano. La malattia era diminuita ma non era sparita e i farmaci utilizzati erano davvero potenti per poter riprendere a fare altri cicli. In seguito alle mie forti insistenze decisero di ripetere l’esame istologico, ma solo al quinto esame riuscimmo a scoprire il reale tumore di mio marito. Dopo 5 mesi dall’ultima chemio, avendo appreso che il tumore non era un carcionoma a sede ignota ma un sarcoma dei tessuti molli, ci consigliarono una nuova chemio, piu’ selettiva verso questa neoplasia. Io iniziai a prendere contatti con il dott. Di Bella, sapevo che la nuova chemio non ci avrebbe potuto portare da nessuna parte. Il dott. Di Bella mi rispose con una lunga mail, spiegandomi che la chemioterapia nei tumori solidi e soprattutto nei sarcomi e’ assolutamente inutile. Prima vieni bombardato, ma dopo i cicli di chemio non risolvi assolutamente la malattia, cosi’ vieni messo in pausa per recuperare un barlume di difese immunitarie ed e’ li che la malattia riprende alla grande. A quel punto sei senza difese e devi lottare con un tumore gravissimo. Come fai? il suo discorso era logico. Nonostante tutto, ancora una volta mio marito decise di tentare di nuovo; fece 3 cicli di epirubicina e ifosfamide. Risultato? Peggioramento del 20% e un piccolissimo miglioramento del 10% in un altra lesione. Che bel risultato…gli dissi. Nonostante questo, i medici cercarono di convincerlo a fare un ulteriore ciclo per poi potenziare la chemio. Fu allora che decisi di impormi come non avevo mai fatto prima. Era settembre, gli feci saltare il ciclo prenotato per la chemio e andammo a Bologna dal dott. Di Bella. Il dottore imposto’ la terapia e ci spiego’ che era fondamentale la sua reazione immunitaria. Il gioco e’ tutto li. La terapia funziona se la chemio non ti ha danneggiato irreversibilmente. Piu’ chemio hai fatto e piu’ il MDB tardera’ a darti risultati. ma questi arrivano e si vede da subito il cambiamento.
A fine settembre, appena ci arrivarono tutti i medicinali, inizio’ il MDB. Il cambiamento, come ti ho detto, lo si nota da subito. Tutti lo notarono. Il suo colorito cambio’ dopo qualche giorno, da grigio a roseo. le forze tornarono, così la vita piano piano ha ripreso la normalita’. Ad oggi sono passati 6 mesi e il tumore e’ stazionario con dei segni di miglioramento in alcune parti. Stiamo parlando di una neoplasia gravissima e aggressiva che con la chemio si poteva solo tenere a bada ma nn guarire, e poteva essere fatto al prezzo di tutta la tossicita’ che conosciamo. All’inizio molti erano scettici, ora sono tutti convinti della qualita’ di questa terapia. Mio marito sta benissimo, fa palestra e calcetto, ha un’ottima forma fisica, ha ripreso il suo peso forma, non ha per niente l’aspetto di un ragazzo malato. Questa cura ti permette di curarti in sicurezza senza toglierti forze e dignita’ come fa la chemio. ti dimentichi di essere malato, te lo garantisco!!!! Ricordate che il lato psicologico e’ fondamentale!!! Se ti senti bene, conduci una vita normale senza essere mutilato dalla chemio o radioterapia, ti dimentichi di essere malato e affronti il tumore in maniera molto piu’ forte.
9) Sissy, se dovessi spiegare per sommi capi i capisaldi del metodo Di Bella… a persone che di esso non sanno nulla, che diresti?
Il metodo Di Bella viene impropriamente chiamato “alternativo”. In realta’ e’ un metodo scientifico, unico nel suo genere. E‘ composto in parte da medicine naturali presenti nei preparati galenici. il prof. Luigi Di Bella, genio, oncologo e ricercatore, con diverse lauree alle spalle, capì che la melatonina, il beta carotene, l’acido ascorbico etc. avevano una grandissima azione antitumorale, dimostrata da svariate pubblicazioni scientifiche e ricerche. Decise cosi’ di inserirle nel suo protocollo medico. L’altra parte della cura e’ fatta di medicinali comuni, come la somatostatina, la sandostatina, l’endoxan etc. Il professore riusci’ a capire che questi farmaci (usati nell’oncologia medica tutt’ora, ma solo in alcuni tumori detti endocrini) potevano dare ottimi risultati se adoperati in maniera diversa. La scoperta sensazionale del professore fu quella di capire che tutti i tumori si nutrono attraverso l’ormone della crescita. Attraverso la somministrazione della somatostatina (poco per volta, con una siringa temporizzata) si puo’ inibire questo oromone e togliere quindi il nutrimento al tumore. I preparati galenici invece mirano a rinforzare le difese immunitarie, tanto da poterci difendere noi dalla malattia. Come puoi vedere, l’approccio verso il tumore e’ completamente diverso. La chemioterapia distrugge le cellule tumorali ma anche tutto il resto, ovvero cellule sane, modollo, organi. Con il tempo il nostro corpo e’ sempre più debole e martoriato, il sistema immunitario e’ ridotto a gravi neutropenie e piastrinopenie; e’ normale che a lungo andare non si hanno le forze per combattere il tumore. Il metodo di bella e’ tutta un’altra cosa. chi lo inizia si accorge da subito del cambiamento. Ci si sente bene, il colorito cambia, la forza e’ maggiore, si ritrova l’appetito e il buon umore, si riscopre la voglia di vivere e di combattere la malattia.
10) Dicono che la sperimentazione fatta ai tempi della Bindi in realtà fu falsata, concordi? e in base a quali argomenti?
Ci sarebbe da dire tantissimo sulla sperimentazione. Io come la maggior parte delle persone, prima di avvicinarmi al metodo Di Bella, avevo nella mente l’immagine del professore scappato via dall’italia con i soldi dei poveri malati. Era cio’ che dicevano in TV ai tempi della sperimentazione farsa condotta nel 1998. Decisi di vederci chiaro e iniziai a leggere liberamente. Cosi’ scoprii che questa fu condotta in maniera assolutamente scorretta a partire dai malati scelti per effettuarla. Questi non furono inseriti in maniera casuale come si fa nelle sperimentazioni, ma furono scelti malati in fin di vita (da 3 a 6 mesi di vita) e per di piu’ chemiotrattati, con gravissimi problemi fisici in seguito ai trattamenti chemio e radio. I farmaci galenici non furono somministrati in maniera corretta, ci sono verbali dei NAS che sequestrarono lo sciroppo di retinoidi scaduto, nella maggior parte degli ospedali. Fu analizzato e fu trovato nel suo interno la presenza di acetone, un pericoloso conservante che prof. Di Bella riteneva dannoso nei malati di cancro gia’ deboli e provati per la malattia. La somatostatina veniva fatta con iniezione tutta in una volta, invece nel MDB si fa con una siringa temporizzata la notte fino al mattino. Quindi, come potete capire, nulla fu fatto secondo i canoni di una buona sperimentazione. Questo perche’ fu fatta in fretta e furia, la pressione della gente era davvero pesante e la situazione sfuggi’ di mano.
11) Secondo te l’ostilità di gran parte del mondo medico verso il metodo Di Bella è sesmpre frutto di cosciente malafede o anche di altro?
Non lo so, non saprei che dire. Ho incontrato tantissimi medici in questi anni, ho visitato i migliori ospedali d’Italia e ho notato che quando si parla di MDB o medicine naturali ci sono due schieramenti. Il primo non crede e non vuole neanche vedere; questi medici non hanno la curiosità di indagare, non domandano nulla al paziente, partono dal presupposto che la sperimentazione e’ fallita, ma non si pongono domande. Nel secondo vi sono medici e professori che quando parlano di medicne naturali lo fanno sottovoce, ci dicono di continuare perché i risultati arrivano. Così, riguardo al MDB abbiamo trovato medici che ci hanno fortemente ostacolato (anche se poi la nostra Costituzione e il giuramento di Ippocrate ci dicono che la salute del malato viene prima di qualsiasi altra cosa), ma anche oncologi che ci seguono con grande curiosita’ e ci sostengono. Alcuni mi hanno chiesto del materiale sul MDB da potersi studiare, anche perché la maggior parte non conosce assolutamente il metodo, ma parlano per partito preso. Quello che ho capito e’ che c’è un grande rigore nell’ambiente medico e si rischia la carriera e la credibilità se si parla apertamente di tutto ciò che va contro il sistema ufficilale.
12) Oltre al metodo Di Bella tuo marito segue altre cure? Prende altre sostanze? E quali? E che tipo di dieta fa?
A parte il metodo Di Bella che, ci tengo a precisare, va benissimo anche da solo e senza integrazioni, noi abbiamo deciso di usare la formula Caisse, la micoterapia, la medicina ayurvedica, l’aloe arborescens e gli omega3, uniti a una dieta prevalentemente vegetariana, con tanta frutta e verdura biologica, pane e pasta integrali, pochissimi zuccheri, secondo un indirizzo gersoniano; e inoltre vi è una quotidiana pratica fisica, importante per abbassare l’indice glicemico. E‘ fondamentale che un malato oncologico segua una dieta povera di zuccheri e ricca di vitamine. Il tumore per replicarsi usa gli zuccheri, se si usa una buona alimentazione si mettono i bastoni tra le ruote al tumore. Nonostante la gravita’ della sua malattia, mio marito ha un emocromo perfetto, si sente in piena forma e conduce una vita normalissima! Merito del MDB, delle cure naturali che lo hanno sempre sostenuto e della sua infinita voglia di vivere e di vincere questa battaglia!
13) Sissy, che ne pensi delle prognosi di vita che danno molto spesso i medici.. del tipo “lei ha una aspettativa di vita di sei mesi..”?
Penso che sia sbagliato dare delle prognosi. per fortuna a noi nn e’ capitato, almeno sono stati delicati. Ho avuto la fortuna di conoscere diverse persone con prognosi di 3 o 6 mesi al massimo, vive e vegete. Ciò che il destino decide per noi lo sa Dio, ma di sicuro nessun medico. Trovo sia assurdo e pericoloso ipotizzare quanto possa vivere un malato.
14) Quanto conta secondo te la mente nel processo di guarigione?
La mente e’ fondamentale nel processo di guarigione. Considerate che quando siamo felici e sereni, sviluppiamo le endorfine, sostanze prodotte dal cervello che fungono da neurotrasmettitori, dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche. Quando siamo depressi, anche il nostro sistema immunitario ne risente e i valori del sangue di abbassano, e in questo modo non abbiamo le armi giuste per contrastare la malattia. Ecco perché penso che la la tipologia di cura sia fondamentale. Quando fai la chemioterapia ti senti debole, perdi i capelli, ti senti sconvolto e non ti riconosci più. Il tuo spetto cambia cosi’ come la tua vita. E‘ difficile essere positivi e combattivi quando sei un relitto. Con il MDB tutto ciò non esite., nessuno si accorgerebbe mai che sei malato, non perdi le forze, anzi ti senti molto meglio. E‘ cosi’ che sei in grado di affrontare meglio la malattia.
15) Quali iniziative hai intrapreso su facebook, perchè hai creato queste realtà e cosa ti hanno trasmesso, soprattutto a livello di dialogo con le persone?
Su facebook ho un impegno giornaliero. Ho fondato una pagina in sostegno ai diritti dei malati, (spesso dimenticati) e sono ammistratrice di altri 3 gruppi che parlano di tumori e medicine alternative. Ogni giorno inserisco nuovi articoli e creo discussioni, cercando di avvicinare le persone alle medicine naturali e alternative, senza pretendere che nessuno faccia delle scelte forzate e contro la propria volontà. Io mi limito a parlare della mia esperienza e di quelle di altri malati guariti scegliendo un percorso alternativo, poi sta agli iscritti fare i propri personali ragionamenti. a chi sceglie la chemio o la radio consiglio sempre di usare piante detossificanti, quali aloe arborescens e la formula Caisse, oppure la micoterapia che non ha effetti collaterali. Nel mio gruppo sono presenti diversi naturopati e medici, chiedo sempre di domandare a loro. mai affidarsi al primo che capita!
16) Tutta questa esperienza cosa ti ha lasciato dentro?
Tutta questa esperienza mi ha lasciato dentro tanti sentimenti. Certo la persona che ero prima nn esiste piu’ e probabilmente anche quel senso di serenita’ e’ andato via per sempre. Ora ho la consapevolezza di tante cose; ogni percorso di vita ci porta un arricchimento, se non avessi affrontato tutto cio’ non avrei potuto conoscere tante persone speciali e probabilmente non avrei scoperto tante cose di me, tante propensioni che sarebbero rimaste latenti.
17) Cosa pensi che farai nel futuro?
Nel futuro vorrei fare un corso di studi in naturopatia: ormai ho iniziato questa strada e vorrei percorrerla tutta. credo che nalla vita nulla avvenga per caso. ogni cosa fa parte di un progetto, divino o no questo non lo so, ma era destino che io dovessi aiutare delle persone e che altre persone aiutassero noi. Ogni cosa, anche la piu’ triste e terribile ha un suo risvolto positivo, qualcosa che al momento non capiamo ma ci sara’ chiara alla fine del percorso. Se riusciremo a vincere questa grandissima battaglia, il mio impegno verso la medicina alternativa sara’ ancora piu’ grande. Tutti hanno il diritto di sapere che esiste un’alternativa di cura. Tutti hanno il diritto di curarsi con dignita’ scegliendo le cure che ci fanno stare bene. tutti hanno il diritto di vivere!
Grazie Sissy.
Grazie a te.
Sopra e sotto.. di Alina Dumitriu
di Duncan il mar.31, 2012, in Bellezza, Poesia

Alina, anche lei emersa più volte in Born Again..
Lei non scrive poesie, lei è Poesia.
——————————————————————
Bastano poche ore veramente
per dimenticare una vita passata
nonché ancora presente
appesa all’ albero dei pensieri.
Soffi di una vita chè
per necessità
attribuita alla dignità
oppure alla paura
o ancora ad una psiche
così malata di libertà
di un senso chè
non ho ancora scoperto
ma tento
scoprire a tutti i costi
come il primo bacio
rubato alla purezza
in un attimo di distrazione
molto emancipata
da quel filo che segue
una semplice -dolce emozione
Da molto tempo
cerco di capire il perché
del mio scrivere
il perché
di questo mio bisogno
di scavarmi
nel profondo dell’anima
riportarlo qui
per farlo leggere
a chiunque ne abbia interesse .
Ogni volta chè
mi abbandono ai miei sensi
sento una leggera liberazione
come il pianto di un neonato
che poco dopo
passa a dei sorrisi .
Ecco … mi sento così …
Cerco in ogni dove
e in ogni essere
la bellezza dell’anima .
Comunico con il riflesso degli occhi
che s’ imbattono nei miei
trascinandomi
in una traiettoria di sensazioni
ed emozioni pari all’infinito .
Ascolto la parola mancante
quella parola
chè non ha voce ma ha
un luminoso sorriso trascendente
da visceri antiche
di un incontro quasi confuso
ma pronto ad essere divorato .
Chissà cosa sto cercando ad esprimere ?
Chissà perché ..
mi è venuta
questa voglia improvvisa
di scrivere tutto ciò ?!
Sò di come pocco prima
sentivo come se avessi un nodo sullo stomaco .
Ora non più …
Ora sento il come
del mio polso
pulsa dentro alle mie vene
di come
la mia saliva scende adagio
in un tunnel abbronzato e saporito .
Sento di come
la follia dell’ingenuità
può anche prendere radice
in un illusoria conquista alla Vita .
Basta pocco veramente
Basta pocco
per prendere
la mano dell’anima
portarla a spasso
in un giorno di Sole
Ma il dopo
d’aver creato questo scompiglio
come ancora
l’espressione compiaciuta di un volo
torna alla mia ubriachezza
per continuare
ad appendere i miei sogni
sopra è sotto
ad un albero !
Alina Dumitriu
Ogni volta la prima volta.. di Ciro Campajola
di Duncan il mar.31, 2012, in Bellezza, Simbolo

Ciro Campajola, già altre volte è apparso nei territori di Born Again.
Ciro Campajola, anima nomade dal sangue napoletano, poeta dai muretti scolpiti con frasi del cuore.
Ciro Campajola, mille mondi in uno.. in uno mille mondi.. come in uno specchio.. come in uno specchio.
Oggi pubblico non una poesia.. ma un brano partorito.. sul mare.
————————————
Il primo bagno della stagione è come fare l’amore con una donna dopo secoli passati a farci l’amore e scoprire che ancora ti sorprende, ancora ti rigenera, ti rimette al mondo, ti procura l’ orgasmo del vivere ogni volta come fossi appena nato, sempre, immancabilmente.
Ricordo i primi bagni da bambino, marinavo la scuola, andavo in spiaggia e ci trovavo già questi ragazzi più grandi di me che prendevano il primo sole. Anticipavano a tempo l’abbronzatura per eventuali rimorchi vacanzieri che di lì a poco sarebbero cominciati, tutti con i costumi all’ultima moda, abbronzanti e gli immancabili palloni.
Poi c’erano le ragazze anche loro con i costumi appena comprati, le immancabili radioline, e sempre indaffarate a spalmarsi oli e creme per tutto il tempo.
E poi c’erano i “monelli”, e tra questi io, che neanche il tempo di arrivare in spiaggia, annodavamo i vestiti “a mappatella” li appoggiavamo sul primo scoglio che trovavamo e con le nostre mutande “Cagi” (quelle ascellari alla Fantozzi) subito in acqua, strafottenti delle mutande che non si asciugavano mai talmente il tessuto era pesante. Sembravano pannoloni più che mutande, ma chissenefregava, quando non si asciugavano in tempo per non fare scoprire a casa che non eravamo stati a scuola, ce le toglievamo, le buttavamo tra gli scogli e ce ne tornavamo a casa senza mutande sotto i pantaloni. Che tempi.
Chissà quante vite ho attraversato da allora, certamente più di una.
Quest’anno aspettavo il primo sole come non mai, ne avevo un fottuto bisogno.
Ed eccolo qua, stamane era perfetto. Sono andato a mare.
Non immaginavo che fosse già così caldo.
Erano di nuovo tutti lì, ragazzi e ragazze al primo sole, proprio come tante vite fa , solo che adesso i primi erano palestrati e già abbronzati da lampade solari, e le ragazze, anche loro già lampadate, erano ancora a spalmarsi di tutto, con tette e culi in bella posta, a differenza di quei tempi in cui noi scugnizzi per vedere una tetta avremmo pagato con la vita ma poi finiva sempre che bastava molto meno, bastava farci amico il bagnino e lui ci lasciava sbirciare dai fori delle cabine. Così invece di pagare con la vita cominciavamo a conoscere la vita come meglio potevamo.
Accendo una sigaretta, più in là un gruppo di “scugnizzi” già in acqua beato e in mutande, (fortunatamente non più quelle di un tempo), si diverte come se al mondo non esistesse nient’altro che quel momento.
Cazzo se scottava il sole, vedevo la gente in acqua e soffrivo.
E’ stato un momento, ho annodato la mia mappatella di vestiti, li ho appoggiati al primo scoglio, e…..via, in mutande,in acqua,il primo amplesso “marino”. Nuotavo volutamente con la testa sott’acqua come a nascondermi istintivamanete dal rumore del mondo.
Ero in pace con me stesso come poche volte.
Non godevo così da tempo, e poi mi piaceva l’idea che me ne stessi lì, in mutande come uno scugnizzo vecchio e ancora strafottente con i suoi capelli bianchi in mezzo a ragazzi e ragazze tutti più giovani di lui che mi guardavano un po’ “con sospetto” dai loro costumi nuovi, teli da spiaggia, abbronzanti, facce lampadate e muscoli gonfiati.
Non so se davvero siano passate più vite attraverso una sola nella mia vita, ma una cosa è certa, stamane il non essere mai cresciuto in tutte queste vite, o comunque nei passaggi obbligati di questa vita, mi ha fatto sentire maledettamente saggio, come ogni vero scemo di paese che si rispetti.
In mutande, sigarette e faccia al sole come stessi appena nascendo o rinascendo ancora una volta a dispetto di tutto, sopratutto di me stesso.
E mentre so che dietro di me il sole lentamente muore, io ce l’ho ancora davanti, un’altra volta ancora e un’altra volta ancora sembra una promessa.
La vita è bella, quando è possibile, peccato che il genere umano la preferisca impossibile.
c.campajola
Aurum
di Duncan il mar.31, 2012, in Bellezza, Poesia

Mi rimandi le chiavi del Regno
appena oltre i diari degli scarafaggi,
e prendo sempre la stessa boccetta,
di sali del mar morto, dicono,
o del mar vivo
trovo fuggiaschi e risicanti,
feste di piazza, e formiche,
mi industrio a parole che non so dire,
eppure le dico lo stesso,
confidando sull’indulgenza e sulla disciplina,
i motori lucidati bene, sono la quintessenza di un sogno,
arrampicato e disteso, come una donna lucida,
nuda e lucida,
come un giocattolo di legno, rubato dal Paese dei Balocchi,
ci sarà un modo, chiediamo?,
per capovolgere tutte le sorti, dai cavalli ai ronzini, dalle tane alle grotte,
dai diari alle taglie, dai mercati alle vacche,
ci sarà un modo,
per non rubare fantocci,
e non fare dei cartoni teatro,
appare e scompare allora,
tenui candela ad olio,
bello il cavallo
va a birra,
beve solo birra, davvero,
incontriamoci domani,
nella locanda del vecchio ragno,
c’è una moneta da lanciare sul piatto.
CANONE INVERSO
di Duncan il mar.18, 2012, in Resistenza umana, Simbolo

Fu di colpo rapito in un buco nero che si era creato nella strada di san pietrini che portava a Villa Eloisa.
Apparve il tribunale..
“Imputato 777734B, ruolo beta, procollo avanzato, nome convenzionale Anson Simanni, sottoposto a giudizio presso la Core Sotterranea dal Tribunale Sotterraneo Ter. Si dia inizio alla causa…”
“Ma .. come.. cosa è questa….”
“SILENZIO! LEI PARLERA’ QUANDO LE VERRA’ CONCESSO FACOLTA’, in base all’Ordinamento Procedurale Sotterraneo Riformato…”
La voce era fondamentalmente umana, ma con un tono mettalicco elettrico e una vaga rifrazione, come un mezzo eco. Tono imperioso, ma allo stesso tempo rigido, come di una furia controllata. Parole scandite come adempimento di un mantra, ma furibonde. La furia era parte del procedimento? Anch’essa prestabilita? Accando a quello che doveva essere il Presidente, tre persone per lato completavano la Corte. ognuno aveva una tunica viola e un cappello viola, a quadrato, simile a quello che danno a chi si laurea nei paesi anglosassoni. Il Presidente, o comunque quello che guidava il gioco, aveva sul cappello viola, anche una pallina rossa. I volti non era chiaramente visibili, per luce sfibrata della stanza, ma sembravo come silizzati, il naso era come schiacciato, gli occhi sembravano vuoti. Dei sei che accompagnavano il Presidente, due erano donne, o meglio qualcosa di molto simile a quello che noi definiremmo donne. Una aveva una sua bellezza severa, e le gambe accavallate, e Anson, è buffo dirlo, visto il contesto, si ritrovò ad avere un’erezione.
“Allora… ” riprese il Presidente…
“Oggi sottogiorno sex plenilunio diamo ufficialmente il via…”
“Ma.. non capisco….” interruppe Anson.
“STIA ZITTO!! LEI NON E’ AUTORIZZATO A PARLARE SINO A QUANDO LA CORTE QUI RIUNITA LA AUTORIZZERA’. FINO A QUEL MOMENTO LEI E’ OBBLIGATO TACERE, SE NON VUOLE ESSERE SOTTOPOSTO A PROCEDIMENTO MARZIALE AVANZATO..”
La voce era salita di almeno tre livelli di furore. E, solo in quella grande stanza grigia, come una palestra di liceo abbandonata da decenni, con volti impassibile e ombrati, all’oscuro di quello che ti sta accadendo, una voce imperiosa e metallica, ha il suo bell’impatto castrante, nel tacitarti. Se non ti ci trovi non lo comprendi.
“RIPRENDIAMO…”, riattaccò il Presidente…
“In base al Procollo Circumstat, novellato dagli interventi sequienziali dell’ Ordine Seminale di Terzo grado, tutti gli interventi che seguiranno da oggi al finire del procedimento, saranno da considerare come impianto sovrano, non suscettibile di contestazione e quindi….”
“Ma qui non ci capisco niente… che volete da..”
“LE ORDINO DI STARE ZITTO!!…” questa volta era un latrato.. “Lei si sta pericolosamente avvicinando all’Oltraggio Aggravato art 74 C.P.P.P. dell’Organigramma Funzionale. Se interromperà un’altra volta la catapulterò al Procedimento Marziale Aggravato.. e adesso mi faccia continuare…”
Anson chinò la fronte pervaso da un terrore crescente.Procedimento Marziale Aggravato.. non sembrava certo una bella prospettiva. Immagini angoscianti di torture medievali, elettrodi ai testicoli, soppressione per annegamento, o condanne cinquantennali a vivere sotto terra, agitavano la sua mente. Meglio tagliarsi la lingua, non sembravano volere scherzare i catafalchi della Corte.
“RIPRENDIAMO… ET AVVISATUM SIA.. ogni ulteriore intervento sarà considerato lesivo.. allora.. In tale seduta noi daremo il via al giudizio defnitivo e nonimpugnabile verso Anson Simanni, mondo superiore, habitat diurno, funzionamento emogoblinico metabolico sanguigno, livello cogninito neuronale mediocomplesso. Dal momento in cui il Procedimento supererà la fase basica, dovrà essere concluso entro quattro sedute, che verranno attuate con massimo un’ora quasar di distanza l’una dell’altra. L’imputato verrà considerato completamente sottoposto alle regole.”.
Snocciolava il Presidente parole su parole, come materialato vocale, che comnciavano a diventare indistinte. Il tono non mutava, difficile tenere il filo, Anson sentiva l’angoscia diventare tranquilla disperazione, e poi apatia. La penna rossa sul lato destro del tavolozzo su cui erano seduti i sette avvoltoi viola era un elemento improprio. Ci si appiccica, alle volte, la mente, agli elementi inattesi, scatenando pensieri oziosi del tipo “cosa ci fa una penna rossa… e l’inchiostro è rosso?” e cazzate di questo genere.
Ma fu abbastanza per capire, immaginare, che non ne sarebbe mai più uscito, se non faceva qualcosa. Novello Franz K, sarebbe stato sacrificato inevitabilmente come il protagonista del “Processo”. Il sospetto allucinante fu che il chiarimento non sarebbe mai avvenuto. Che più avrebbero continuato, meno avrebbe capito della sua colpa, di ciò che gli era contestato, dei meccanismi del procedimento. E che quel silenzio avrebbe valso come consenso alla procedura e legame definitivo.
E domande nel varco incueato tra la placenta friabile di un pensiero avvilito, rintoccava con domande automasturbatorie…
“Chi sono questi?
Il Presidente da che fonte trae il suo Potere?
Esiste a prescindere questo Potere, o il mio soccombere ad esso costituirà la fondamenta su cui loro continueranno il procedimento? Il tono latrante è un mezzo per portarmi all’accondiscendenza?
Si perde già alla prima battuta, ricordava la vecchia serie a fumetti di Gippi il giocatore di pallacorda. GIà l si decide se vinci o se perdi.
“Sì- però diceva l’altra voce- e se questa è una vera Corte, altro che potere della parola e ti ritrovi scuoiato vivo in sede di Azione Marziale…?”
Più che il coraggio o una catartica illuminazione, fu il senso di appesantimento al basso ventre. L’intollerabilità insofferente dell’attesa. Un’inabissante procedimento, snocciolamento di caterbe di codicilli, testimoni inascoltabili, e lui intrappolato in parole che mai avrebbe capito. Optò allora per la manovra suicida.
Già, ma se un suicidio deve essere, che sia di lusso. Inizia il Carrnevale, ma fai credere che alla tua maschera ci credi. E’ una lotta di parole. Non tentennare… vai.. ora.
“SIGNOR PRESIDENTE IO CONTESTO LA REGOLARITA’ DI QUESTO PROCEDIMENTO.. E L’ILLEGALITA’ DI OGNI SUO AVANZAMENTO…
“Che?… MA COSA STA DICENDO?… LEI VERRA’ SANZIONATO COME OLTRAGGIANTE NIHIL… LE REGOLE DEL…”
“RIPETO… QUESTO PROCEDIMENTO E’ ILLEGALE… RICUSO LA REGOLARITA’ DI QUESTA CORTE E CHIEDO CHE MI VENGA FORNITA IMMEDIATA RISPOSTA AI MIEI QUESITI…”
“LA SMETTA!. C’E’ UN REGOLARE PROCEDIMENTO.. COLLAUDATO DAL REGOLAMENTO SOTTERRANEO… AVRA’ IL SUO MOMENTO A TEMPO DEBITO.. NON PUO’ CHIEDERE QUELLO CHE NON GLI SPETTA.. ALLORA…
“RIPETO.. NEGO ALLA CORTE IL DIRITTO DI PROCEDERE… “
“MA… NON SI E’ MAI VISTA UNA COSA DEL GENERE….LE HO GIA’ DETTO CHE…”
Anson aveva notato il calo del latrato. Il tono sempre imperioso si era allentato come per una impercettibile inflessione di debolezza. E se poi erano onnipotenti.. perchè la sospensione tra le parole? Perchè il Presiente cercava di spiegare, invece di procedere e basta? Non sapeva rispondere, non sapeva dove era, non sapeva chi erano questi, che cosa gli contestavano, da dove usciva questo Regolamento Sotterraneo o come diavolo si chiamava. Sapeva solo che doveva continuare..
“QUESTO PROCEDIMENTO NON E’ FONDATO IN BASE ALLE REGOLARI BASILARI DEL PROCESSO UNIVERSALE…”, disse a un tratto.
“Che vuol dire Procedimento Universale? Qui siamo nel Territorio Sotterraneo e valgono le regole del Ordine Procedurale Sotterraneo….”.
“Certo… ma ogni procedimento giurisdizionale, per quanto particolarissimo, è pur sempre un procedimento giudisdizionale….”
“E con questo…?”
“Allora deve anche essere riconoscibile come procedimento giurisdizionale.. altrimenti se fosse stato tanto diverso da un procedimento giurisdizionale da essere irriconoscibile come procedimento giurisdizionale, non avreste potuto proclamare un procedimento giurisdizionale e io non sarei in questo momento sottoposto ad un procediemnto giurisdizionale…”
“Ma.. ogni procedimento è sovrano nel suo…”
“RIPETO…. se mi avete sottoposto a un procedimento giurisdizionale vuol dire che siamo di fronte a un procedimento giurisdizionale?.. RISPONDA ALLA DOMANDA….”
“Ma come si perm… Sì… però…”
“Lei stesso in quanto Presidente della Corte ha proclamato fin dall’inizio che verso di me gravava questo procedimento giurisdizionale.. è così o no?…”
“Sì.. ma non vedo che c’en…..”
“Il fatto stesso che lei me lo ha detto è stato rispettare un regolamento che implica, per la legallità del procedimento, che l’imputato sappia di essere sottoposto a un procedimento giurisdizionale, è così o no?.. RISPONDA!…”
“In effetti.. Sì.. ma va aggunto…”
“Ma perchè l’imputato possa allora sapere che viene sottoposto ad un procedimento giurisdizionale.. vuol dire che l’espressione utilizzata sia da lui comprensibile e riconoscibile.. è così o no?.. RISPONDA!”..
“…Beh.. penso.. Sì.. sì, è così….”
“Ma per essere riconosciuta una tale espressione vuol dire che si appella a una fondamento generale di procedimento giurisdizionale riconosciuto.. altrimenti come si fonderebbe il riconoscimento…?”
“.. non vedo come questo…”
“E’ così o no?.. RISPONDA!..”
“Naturale… altrimenti…”
“Quindi il procedimento giuridisdizionale deve essere comprensibile e riconoscibile all’imputato a cui viene proclamato… altrimenti non gli verrebbe proclamato.. quindi ci si appella ad una matrice fondamentale di procedimento universale.. ovvero a un nucleo fondamentale di caratteristiche senza le quali il procedimento cessa… è così o no?..”
“Lei sta ingarbugliando.. è più complesso…”
“RISPONDA! E’ così o no?……”
“Corrisponde al vero…..”
“Se allora deve esserci un nucleo fondamentale di carartteristiche che rendano riconoscibile un procedimento giurisdizionale (altrimenti lei mi avrebbe dovuto dire lei è sottoposto a “Filippo” o ad un’altra parola non riconoscibile).. vuol dire che qualunque sia il procedimento in corso, fosse anche il vostro Procedimento Sotterraneo… certe caretteristiche basiche sono immancabili…. è così o no?….”
“Devo rifletterci.. non l’avevo mai vista da….”
“RISPONDA! E’ così o no?…”
“Forse.. credo… sì.. dovrebbe essere….”
“Allora io chiedo che in quanto imputato sottoposto a un procedimento che resta comunque un procedimento giurisdizionale, quindi non discostabile dal nucleo basico che accomuna tutti i procedimenti giurisdizionali.. chiedo che.. essendo al di fuori.. diciamo.. del mio contesto.. del mio mondo.. della mia dimensione.. di quello che volete voi.. essendo fuori del mio continuum classico.. chiedo…. di essere messo in una condizione adeguata ad un imputato che sia regolarmente sottoposto a procedimento nel suo territorio di riferimento.. mentre in questo caso io sono totalmente all’oscuro dei fondamenti del vostro diritto, e subisco anche il contraccolpo psicofisico del cambio..diciamo.. di mondo…”
“Ma se lei ha appena detto che c’è un nucleo fondamentale.. e adesso contesta la diversità di contesti?”..
“Certo, è proprio il nucleo fondamentale che mi mette in condizione di contestare la differenza di contesti che rende la mia posizione discriminata rispetto ad un regolare procedimento giurisdizionale…”
“Ma……”
“Naturalmente il procedimento è ormai iniziato…. quindi ogni Suo chiarimento non potrà rimettermi in una posizione di parità.– ormai definitivamente perduta.. e inoltre.. la Corte non potrà più considerarsi imparziale dopo questo nostro.. chiamiamolo.. battibecco….”
“E quindi….”
“Chiedo l’immediato annullamento di questo Procedimento… e il rinvio degli atti a chi diavolo volete voi per istruirne uno eventualmente a data da destinarsi.. e con avviso regolarmente prestabilito…”
“Non era mai successo prima……
E SIA.. Ma lei verrà richiamato Anson… non canti vittoria…è tutto soltanto rimandato..
ALLORA..
IN NOME DEL PROTOCOLLO KDT4556, in ottemperanza ai Dettami della Presidenza dell’Ordine Legatoio, e in combianto disposto con l’Impianto Etico Sotterraneo- versione comperata.. riscotro la presenza del DUBBIUM CAUSE… e sospendo l l’attuale Procediemnto.”
Anson si ritrovò sui sanpietrini per Villa Eloisa…
Sapeva che l’eventuale organo a cui la Corte avesse rinviato l’istanza se ne sarebbe fottuto di tutti i suoi distinguo e argomenti procedurali che avevano mandato nel pallone il Presidente.
Al di là se il loro Potere fosse legittimo, lui si era piazzato nel ragionamento rigidamente binariio del Presidente, cogliendo alla sprovvista una mente essenzialmente elementare, e mandandola in cortocircuito. Il Presidente di quella strana Corte magari erano secoli che procedeva fino a fondersi col suo ruolo, tanto da credere all’eticità assoluta del suo agire. E quindi da potere essere permeabile ad argomenti di principio, che sfioravano la demenza, ma di principio continuavano ad essere.
Ma chi aveva davvero dato il via a tutta quella sciarada, se ne sarebbe fottuto di tutte le sue pensate. Avrebbero declassato il Presidente di quella Corte. E avrebbero nominato qualcun altro, un vero Sciacallo, e a quel punto il giudizio sarebbe stato segnato.
Intanto non doveva percorrere più la strada di San Pietrini che portava a Villa Eloisa. Ci sono delle “porte” – era arrivato a pensare- delle porte che collegano il Mondo Sotteraneo a quello diurno e forse anche ad altre dimensioni. Una sorta di Stargate, o accumulatore di energie centripeta, un pò come il buco del culo di un buco nero, e ficcandociti dentro finivi in un’ altra angolazione di un universo rotondo o arrotolato su se stesso o compresso o allentato insieme, mille specchi riflessi di quasar impazziti.
C’erano delle porte… solo attravrerso le porte potevano “accalappiare” qualcuno e portarlo nei loro territori. Ma.. dove stavano queste porte? E c’era il modo di captarle prima? E era davvero colpevole di quacosa ai loro occhi?
E soprattutto.. CHI ERANO?
Anson, si tolse la polvere da pantaloni e maglione, sbattendo forte con le mani,
Villa Eloisa apriva il cuo caldo utero, e seni scoperti si univano ai laghetti coi cigni, e una luna demone anticipava la notte, mentre poster di oche coi baffi rimandavano l’eco distorto di elezioni alle porte.
AFTER DARK
di Duncan il mar.18, 2012, in Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Come se il mondo perdesse una gradazione del colore,
e la lucentezza del mondo fosse appena appannata, di un velo appena magari, ma appannata.
Perchè un uomo è stato avviluppato e trascinato nel gorgo,
Il brano che leggerete tratto da After dark – piccolo e magnifico romanzo di Haruki Murakami (d’altronde comincio a chiedermi, ma Murakami ha scritto romanzi che non siano magnifici?),
il giovane Takahashi racconta alla taciturna Mari, nel fondo della notte, in uno di quei locali dove si può andare a mangiare qualcosa anche alle tre di notte, o leggere un libro, o solo bere qualcosa. E incontrerai altri notturni, persone che per un motivo o per un altro, solitudine, eccitazione, pesi da portare, sfide da tentare, pensieri da smaltire, sogni da scorgere, la notte non dormano e passano, un attimo o più da questi locali.
Takahashi incontra Mari. Lei non gli dà molta corda all’inizio. Ma Takahashi ha la forza di quelli che non mirano a fare colpo. Una sorta di purezza che lo fa parlare a cuore aperto. Questo suo parlare sarà come quelle erbe che si arrampicanti e piano a piano costeggerà i confini della ragazza, fino a che un varco si crea tra i due.. un varco, verso la fine della storia, che fa immaginare la possibilità di altro.
Ma intanto lui parla in una notte dove violenza, delirio e anime assorbite in tubi catodici segnano la scenografia e danno spazio a quelle maschere e ai volti nudi, a volte così intrecciati, a volte così distinti.
Il mondo ha perso una gradazione.
Come, perchè?
Un essere umano è morto.
Basta questo?
Takashi a lungo, per la scuola, è andato in tribunale, a fare relazioni sui casi processuali. Questo, a un certo punto racconta a Mari. Con quadernino, penna, e orecchie spalancate. Pacifico e attento, prendeva nota di tutto, per le la sua relazione. Efficiente, ma distaccato.
Quel mondo non mi appartiene, pensava. Quella gente è oltre una parete di cemento.
Non sono come me. Un altro mondo, un altro pianeta, un’altra razza.
Vedetemi, io non riesco a fare del male neanche ad una mosca, che c’entro con loro?
E’ un pò come stare al cinema. Il film non è particolarmente eccitante. Ma si fa vedere. E io prendo appunti. “L’imputato ha risposto… il procuratore a quel punto.. il giudice ha avuto una gestione della causa.. ma a un certo punto..”.
Ma i giorni passavano, le settimane, e i mesi. Tutto uguale.. Tutto uguale? Sì.. no.. forse..
Sì uguale, solo che l’aria era un pò più densa, il respiro forzava un pò. Non è normale del resto? Siamo in tribunale, scartoffie, polvere, tanta gente, sudori. Un pò la testa premava? Non è normale anche questo? Stanchezza, concentrazione.
Ma poi fu un’ombra, come quei giochi fatti intrecciando le mani, e mettendosi davanti a una candela,e nascono fantastiche creature da bestiario. Un ombra, allucinazione da fame, credo. Sembra un polipo. Una piovra? Un liquido alieno?
Quante forme hai? Ti assiepi alle finestre e ai respiri. E costruisci trappole per topi, vicoli ciechi, tombini senza uscita. Cammini sui binari. Hai messo trappole ovunque. Esemplari umani scompaiono. Tribunali, ospedali, lunghe gallerie notturne. O città imbastardite dal vino. Punteggi per azioni. Il bivio comncia a prendere vie che lo moltiplicano.
Quanti ne dvori?
Un polipo, un Rospo gigante, un Drago, un gioco per vampiri.
Torniamo a Takeshi..
Un giorno c’era un assassino nel film. Era lui al tavolozzo. Nessun errore giudiziario o caso dubbio. La colpevolezza era schiacciante.
Condannato a morto per impiccagione.
Quello che si meritava. Non ti stupisci Takeshi. Si, come un nodo alla gola.. ma la sala è piena di spifferi.
E’ tutto normale, è tutto normale. Stai sereno. Lui non è come noi, lui non è come te.
E’ tutto nella normalità. Tutto è come dovrebbe essere. C’è qualcuno stupito in questa sala? Grigi volti liquidano il caso, per passare ad altro. Noti emozione, stupore o perplessità. Routine. Tutto è normale. Tutto è come dovrebbe essere.
La metropolitana ospita i tuoi pensieri vuoti, mentre qualcuno dorme su un giornale e una ragazza fa effusioni col ragazzo.
Torni a casa.. ma qualcosa si rompe.. piangi..
“Come posso dire… come se nel mondo il voltaggio fosse improvvisamente calato. Ogni cosa era diventata una gradazione più scura, una gradazione più fredda”
Il mondo ha perso una parte del suo colore.
Il voltaggio elettrico è calato di intensità.
Nulla ti lega a quell’uomo. Altre galassie, sistemi solari vi dividono.
Allora perchè senti che ti appartiene?
Ma adesso senti che c’è qualcosa che va sciolto,
come una matassa da sgarbugliare
qualcosa da tirare fuori,
anche se non sai ancora cosa,
.. non sei più lo stesso.
Quando Takashi finisce, Mari tace… ma il ragazzo ai suoi occhi si è trasfigurato.
Come chi si butta dal treno in corsa e comincia.. comincia a trovare la strada della libertà.
Non ci sono vite sacrificabili, potrebbe dire qualcuno adesso dalla folla, dal pubblico, o dal coro greco, se questa fosse tragedia classica.
Il colore ha un suo modo di dipanarsi, e intrecciare tutte le linee di confine.
Qualcuno dà una carezza nella notte, e il colore aumenta.
Un uomo muore, e una gradazione è dissolta.
Lui ci appartiene, noi apparteniamo a lui.
Non ditelo agli amanti delle fucilazioni e dei cappi, loro sognano in bianco e nero.
Ma noi..
noi vogliamo.. tutti i colori..
Vi lascio al brano di Hakira Murakami.
——————————————————————————
Tratto da After Dark
di Hakira Murakami
(…)
Takahashi riepiloga mentalmente quello che vuole dire.
-Quest’anno da aprile a giugno, sono andato molte volte in tribunale. Al tribunale di Tokyo a Ksumagaseki. Ho assistito a diversi processi e su ognuno ho dovuto scrivere una relazione: era il compito per un seminario. Tu… tu sei mai stata in un tribunale?
Mari scuote la testa.
-Un tribunale somiglia ad un cinema multisale. All’ingresso c’è un pannello con la lista dei processi che si terranno quel giorno e l’orario di inizio, come se fosse il cartellone dei film in programma. Scegli quello che ti interessa, vai lì e ascolti. Chiunque può entrare liberamente. Solo che non si possono portare dentro cineprese o registratori. Neanche cose da mangiare. E’ vietato chiacchierare. I sedili sono molto stretti, e se uno si addormenta viene avvisato da un usciere. Comunque, visto che per entrare non si paga, non è il caso di protestare.
Takahashi fa una pausa.
-Io ho seguito soprattutto processi per casi criminali. Violenza aggravata, incendio doloso, furto, omicidio… ci sono delle persone cattive che commettono azioni cattive e vengono prese e processate. Viene inflitta loro una pena. In questo genere di processi tutto è più facile da capire, no? Nei reati finanziari, nei crimini ideologici e quella roba lì, la scena si complica. Separare il bene dal male diventa difficile, e alla fine è una gran rottura di scatole. Il mio scopo era di riempire un sacco di pagine, prendere un voto accettabile, e chiudere l’argomento. Tipo alle elementari, quando durante le vacanze estive dovevo osservare le glorie del mattino e poi fare un resoconto.
A questo punto Takahashi tace. Si guarda i palmi delle mani che tiene appoggiate sul tavolo.
-Ma a forza di andare in tribunale, di ascoltare processi, ho cominciato a provare uno strano interesse per le vicende che venivano dibattute e per e persone che in quelle vicende erano coinvolte. Cioè a poco a poco sono arrivato a pensare che non si trattava di faccende che non mi riguardavano. Era una sensazione strana. Cioè, all’inizio mi dicevo: quelle che vengono giudicate qui, comunque la si rigiri, sono persone di un genere diverso dal mio, hanno idee diverse, fanno cose diverse. Tra il mondo in cui vivono loro e quello in cui vivo io, c’è un alto e solido muro. Insomma, tanto per cominciare, la possibilità che io mi renda colpevole di qualche crimine grave è pressoché nulla. Io sono un pacifista, ho un animo gentile e fin da piccolo non ho mai alzato le mani su nessuno. Per questo potevo assistere ai processi con distacco, da una posizione di spettatore. Come se fossero qualcosa che non aveva nulla a che fare con me.
Takahashi alza il viso e guarda Mari. Poi, scegliendo bene le parole.
-Però, a forza di andare in tribunale e di ascoltare le testimonianze delle persone implicate, la requisitoria del procuratore e l’arringa della difesa, e anche le dichiarazioni dell’imputato, ho cominciato a non essere più tanto sicuro di me. Insomma, sono arrivato a pensare così… cioè, che forse non esiste una barriera che separa i due mondi. E anche se c’è, forse è una barriera di cartapesta sottile sottile. Che appena fai per appoggiarti, cede e tu ti ritrovi dall’altra parte. O piuttosto, l’altra parte è già riuscita a intrufolarsi zitta zitta dentro di te, ma tu non te ne sei ancora accorto… può darti che tutto si riduca a una roba del genere. E’ questa l’impressione che poco a poco ho provato. E’ difficile da spiegare a parole, non so…
Takahashi accarezza col dito il bordo della tazza.
-E quando ho formulato questo pensiero, ho cominciato a vedere tante cose in modo diverso da prima. Il processo stesso, in quanto sistema, ai miei occhi è apparso come una sorta di animale particolare, strano.
-Un animale strano?
-Un animale strano?
-Tipo… ecco, una sorta di polipo. Un polipo gigantesco che vive in fondo agli abissi. Un polipo con una forza vitale tremenda, e con un’infinità di tentacoli lunghissimi, che avanza verso qualche punto nel mare buio. Mentre ascoltavo i processi, non riuscivo a togliermi dalla testa quell’animale. Assume forme diverse. Ci sono volte che prende la forma dello stato, o della legge. Altre in cui assume forme più complesse, più problematiche. Puoi tagliare i suoi tentacoli mille volte ricrescono sempre. Nessuno può ucciderlo, quell’animale. E’ troppo forte, e vive in un luogo troppo profondo. Non si capisce dove sia il suo cuore. Sai cosa provavo in quei momenti? Un profondo terrore. E una sorta di disperata certezza: potevo scappare lontano finché volevo, non sarei comunque riuscito a sfuggirgli. Quello lì non si dà minimamente la pena di pensare che io sono io, o che tu sei tu. Davanti a lui ogni persona viene privata del suo nome e del suo volto. Diventiamo tutti dei semplici simboli. Dei semplici numeri.
Takahashi beve un sorso di caffè.
-Non lo trovi di una noia mortale, questo discorso?
-Ti sto ascoltando, – dice Mari.
Takahashi posa la tazza sul piattino.
-Due anni fa, a Tategawa, c’è stato un caso di omicidio e incendio doloso. Un uomo ha ammazzato una coppia di anziani con un’accetta, ha preso il loro libretto di risparmio e il loro timbro legale. Poi per cancellare le prove ha dato fuoco alla casa. Era una notte di forte vento e quatto case vicine sono state distrutte dalle fiamme. Gli hanno dato la pena di morte. Nella casistica dei processi giapponesi, una sentenza ovvia. Chi procura morte violenta a più di una persona, quasi sempre viene condannato a morte. Morte per impiccagione. In più quello lì aveva anche dato fuoco alla casa. Il tipo era un balordo, aveva una natura violenta e in precedenza era già stato in prigione diverse volte. Era un tossico, la famiglia non voleva più saperne di lui, e ogni volta che usciva di prigione tornava a delinquere. Non dava il minimo segno di pentimento. La richiesta d’appello è stata respinta al cento per cento. Aveva un avvocato d’ufficio rassegnato fin dall’ inizio. Nessuno quindi si è stupito quando l’hanno condannato a morte. Nemmeno io mi sono stupito. Mentre ascoltavo il presidente della corte leggere la sentenza, prendevo appunti dicendo che era normale. Poi sono uscito dal tribunale, ho preso la metropolitana a Kasumigaseki, sono tornato a casa, mi sono seduto al tavolo e mi sono messo a riordinare gli appunti. E proprio in quel momento ho provato un senso di impotenza. Come posso dire… come se nel mondo il voltaggio fosse improvvisamente calato. Ogni cosa era diventata una gradazione più scura, una gradazione più fredda. Sono stato colto da un tremito leggero che non riuscivo a controllare. E intanto ho cominciato a piangere in silenzio. Non capivo perché, non riuscivo neanche io a spiegarmelo. Per quale ragione dovevo demoralizzarmi tanto solo perché quell’uomo era stato condannato a morte? Era un poco di buono senza speranza. Io e lui non avevamo nemmeno un punto in comune. Allora perché mi sentivo così profondamente turbato?
La domanda viene lasciata una trentina di secondi in sospeso, così com’è. Mari attende il seguito della storia.
-Quello che vorrei dire forse è questo –riprende Takahashi- Che una persona , qualunque persona cioè, può venire catturata da un polipo gigantesco e risucchiata nelle tenebre. E’ una visione che non riesco a sopportare, per quanto cerchi di ragionarci sopra.
Fa un respiro profondo guardando il vuoto sopra il tavolo.
-Comunque, a partire da quel giorno ho cominciato a pensare questa cosa: perché non provo a mettermi d’impegno a studiare l’ordinamento giuridico? Può darsi che c sia qualcosa che io possa cercare, lì dentro, e tirare fuori. Forse studiare non sarà divertente come suonare il Trombone, ma non fa nulla.
(…)
Confessioni di un killer economico
di Duncan il mar.03, 2012, in Controinformazione, Resistenza umana, politica

Quando conobbi questo documento, mi colpì la forte assonanza che esso ha con vicende di una attualità straordinaria.
Non posso darvi la certezza che tutto sia vero, ma certamente è “verisimile”, e merita di essere conosciuto.
Io lo scoprii dalla visione dell’ Addendum di Zeitgeist.. l’opera documentarista che si aggiunse al primo, epocale, Zeitgeist. In un certo senso certe opere contribuiscono, al di là dei loro meriti effettivi, a fare epoca. Avvenne, nel campo del cinema, con Blade Runner, gran bel film, ma non capolavoro assoluto, eppure entrò nello “Spirito del Tempo”. Il colossale tentativo di Zeitgeist è nello “Spirito del tempo”, già dal titolo stesso.. che non è altro che la traduzione di “Spirito del tempo” in tedesco.
La testimonianza che leggerete – che è solo una parte dell’ Addendum in cui si parla di molto altro- è di John Perkins, ex autore di “confessioni di un killer economico. Perkins è stato per oltre 20 anni economista in una delle principali società di consulenza ingegneristica, la Chas.T.Main, di Boston. Successivamente è diventato imprenditore nel settore della produzione di energia elettrica e scrittore. Il suo libro più conosciuto è Confessions of an Economic Hit Man (2004). La traduzione italiana della Minimum Fax (2005) hha preferito tradurlo con “Confessioni di un sicario dell’economia”. Ma secondo me la parola Killer è più efficace, perchè rende in maniera ancora più veritiera e brutale il senso violento della sua testimonianza.
Quella che Perkins racconta sono alcune delle modalità in cui avviene la silenziosa e raffinata lotta di chi gestisce il potere, contro le popolazioni, e della fine che fanno quei leader che non si fanno comprare.
Due premesse. Non tutto deve necessariamente essere vero. Prendete sempre ogni cosa come un’approssimazione della verità, ma mai come certezza incontrovertibile.
E due.. Perkins pone l’attenzione in maniera principale sulla vessatoria e criminale politica internazionale americana.
Ma, hic sunte leones, questo è il punto.. non aspettatevi di trovare adesso una “semplice”, anche se sempre necessario, atto di condanna contro la storia predatoria americana.
Perchè, Ladies and Gentlemen, qui si parla del presente…
E non solo di USA.
Qui si parla di “tecniche del Potere” che vanno al di là degli stessi U.S.A, e operano anche in altri contesti.
Cosa dire Mr Perkins..
che per sottomettere altri Paesi, specie se produttori di petrolio o ricchi di riserve naturali, si sono sempre usati strumenti come..
USO DEL DEBITO,
CORRUZIONE,
COLPI DI STATO.
E per ottenere gli scopi prefissati sorse la figura del killer economico. Perkins sostiene di essere stato per decenni un killer economico.
A volte in un Paese ha preso il potere alcuni veri grandi Leader, uomini incorruttibili, carismatici, che lottavano per il loro popolo, come Salvador Allende in Cile, tanto per cominciare a fare un nome.
Questi Uomini non erano i cani al guinzaglio corrotti che fino a un tempo precedente si mettevano a pecorina lasciando saccheggiare il loro territorio e impoverire il proprio popolo, per favorire colossi multinazionali, bancari, Stati predatori.
Questi Uomini erano talmente pazzi che avevano l’idea blasfema di volere essere al servizio del loro popolo, di pretendere che le risorse del proprio Paese andassero in primo luogo al Popolo che abitava quel Paese.
E questo non piaceva affatto. Non piaceva neanche un pò.. davvero disdicevole..
E allora venivano mandati i killer economici.
Come agisce un killer economico.
In primo luogo prova a corrompere…
Va dal leader e gli fa capire che il suo potere sarà ancora più saldo e lui e la sua famiglia saranno coperti d’oro, ma dovrà accettare essenzialmente due cose, strettaemnte interconnesse tra loro. Che le risorse del proprio Paese vengano saccheggiate da agglomerati internazionali. E che quel Paese.. ACCETTI SOLDI IN PRESTITO. A volte si partiva direttamente dal denaro in prestito.. e il resto veniva da sè. Ora ci torneremo comunque.
Se il laeder non si faceva corrompere si cercava di ucciderlo o renderlo ininfluente in ogni modo possibile.
Se ogni intervento sotterraneo falliva, il grado ultimo è l’intervento militare come è avvenuto in Irak (sempre tenendo conto di ciò che racconta Perkins).
E tutte queste cose le leggerete nella testimonianza di Perkins.
Ma adesso.. focalizziamoci sulla PRESSIONE PER OTTENERE PRESTITO, sulla coercizione a FARE DEBITO.
Perchè quei Paesi dovevano indebitarsi con il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale o altre agenzie?
Perchè si cercava (e si cerca) in tutti i modi di ottenere questo?
Perchè uno Stato, specie se in difficoltà o non troppo finanziariamente ricco, se si indebita per cifre enormi, gravate da ingenti interessi, sarà quasi sempre, non solo impossibilitato a restituirle, ma ridotto praticamente sul lastrico.
E là vengono gli scagnozzi. Nessuna “operazione coperta” questa volta. Vengono in carne ed ossa. Gli inviati del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.. e con aria contrita.. diranno a quel Paese.. “Ci dispiace il vostro debito è alle stelle.. voi siete in bancarotta e nessuno vi concederà fiducia.. siamo disposti a darvi qualche altro soldo.. ma.. dovete fare come diremo noi. Seguire il nostro programma”.
Ragazzi… non comincia a ricordarvi qualcosa, tutto questo?
Torniamo ai gentili signori dell’FMI e della BM…
Cosa chiedono in cambio di altri soldi, che accresceranno ulteriormente il debito.
Propongono sempre lo stesso programma, sempre.. anche se lo presentano con terminologie quali “necessarie riforme strutturali”. E alcuni caposaldi immancabili di quel programma sono..
-tagli alla spesa sociale (questi includono l’istruzione, la sanità e le pensioni),
-svendita delle risorse naturali,
-privatizzazioni delle imprese statali,
-liberalizzazione del commercio,
-deregulation generalizzata.
Non continua a ricordarvi qualcosa?
Ci sono tante forme di terrorismo.
Una delle più sottili, ma anche delle più efficaci è il terrorismo economico.
Il debito come arma di dominio.
E adesso, facciamo un salto temporale e geografico. Tutt’altro contesto.
Questi giorni. Europa.. Grecia.
Quale è stata la politica del FMI e della Banca Centrale Europea nei confronti della Grecia? Come si è agito per “salvare” la Grecia?
CONCESSIONE DI SOSTANZIOSI PRESTITI, CON NOTEVOLI INTERESSI.
Ma come può un Paese già (casualmente?) in difficoltà economica risarcire quei prestiti?
Non può..
E quindi passa un anno è la Grecia ha ancora più debiti di prima.
E questa volta cosa le si propone per “salvarla”?… Ulteriori prestiti.
Ma questi prestiti in cambio di cosa vengono dati?
In cambio delle “necessarie riforme strutturali”.
In cosa consistono queste riforme strutturali?
Tagliale i servizi pubblici.. impoverire il welfare.. privatizzare.. liberalizzare.. svendere le risorse naturali.
Lo stesso sistema. Lo stesso metodo. Le stesse tecniche descritte da Perkins.
E qui non si dice che necessiamente deve esservi il dolo.. ma, non è stupefacente questa ripetitivià e coerenza di metodi? Guarda tu, alla fine si attua sempre lo stesso sistema a tenaglia.
Pochi giorni fa il popolo greco è sceso in piazza contro l’ennesimo saccheggio sociale. FMI, BCE e Commissione Europea.. hanno concesso l’enessimo.. prestito.. in cambio di un’ulteriore piano draconiano soclale.. che comporta 15000 licenziamenti dal settore pubblico, e la riduzione del 20% dei salari minimi e altre misure in stile Vlad l’Impalatore.
E anche un demente, anche un decerabrato sa che un paese bastonato, indebitato, impoverito… sarà reso ancora più debole da questi salassi sociali.. e con l’aggiunta del nuvo prestito, il suo debito tra un anno sarà ancora più incontrollabile.
E allora proporranno altre “riforme strutturali”.. tagli, privatizzazioni, svendite del patrimonio collettivo.
Più ci soffermiamo, più l’analogia con i metodi di killeraggio economico descritti da Perkins è stupefacente.
Ma il senso di tutto questo non è l’angoscia o la rabbia impotente.
Ma di provare a capire.
E di agire per il cambiamento.
Ci hanno fatto credere che solo una è la versione reale delle cose, e solo una l’alternativa disponibile.
Bene, non è così.
Loro sono fantasmi. Se le persone si risvegliassero, le strutture del dominio crollerebbero domani stesso.
Il testo di Perkins va assolutamente letto.
Prima di leggerlo voglio però fare una dedica.
A tutti queli uomini che furono fatti fuori, perchè non accettarono di farsi comprare, non accettarono di farsi corrompere, non accettarono di farsi piegare, non accettarono il collare, non accettarono di ingrassarsi e vendere, insieme alla propria dignità, il proprio Paese, le sue risorse e il proprio popolo.
Uomini come Salvador Allende, Mossadech, Ardenz, Jaime Roldós Aguilera, Omar Torrijos, e tutti gli altri.
E mi vengono in mente le parole di Pride che gli U2 dedicarono a Martin Luther King
“Presero la tua vita. Non potevano prendere il tuo orgoglio”
——————————————————————————————–IL KILLER ECONOMICO
“Ci sono due modi per conquistare e rendere schiava una nazione. Uno è con le spade, l’altro è con il debito”.
John Adams 1735-1826
Di John Perkins
Noi killer economici siamo stati i veri responsabili della creazione di questo primo impero globale, lavorando in diversi modi, ma probabilmente il più comune era identificare un Paese che aveva risorse che la nostra società desiderava, come il petrolio. Dopodichè facevamo concedere enormi prestiti a quel Paese, dalla Banca Mondiale o da una delle sue organizzazioni collaterali. Ma il denaro in verità non arrivava mai a quel Paese, andava invece a quel gruppo di società per la costruzione di progetti di infrastrutture, impianti energetici, siti industriali, porti, cose di cui beneficiava una cerchia di persone ricche di quel paese oltre alle nostre multinazionali. Di sicuro non ne beneficiava affatto il popolo. Comunque tutto quel paese, e quella gente, venivano lasciati con un enorme debito. Ed era proprio questo l’obiettivo. Fare in modo che non potessero pagarlo. E noi killer economici tornavamo e gli dicevamo: “Sentite, avete preso molto denaro, non potete pagare il vostro debito, quindi vendete il petrolio a prezzi molto bassi alle nostre compagnie petrolifere, lasciateci costruire basi militari nella vostra nazione, o mandate delle truppe in supporto alle nostre in qualche posto del mondo come l’Irak, o votate come noi nella prossima votazione ONU, fate privatizzare nei vostri Paesi le imprese pubbliche, i servizi idrici ed elettrici, e fateli vendere alle società degli Stati Uniti o ad altre multinazionali. Quindi una cosa che si espande a macchia d’olio, ed è il modo tipico di agire del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.
Fanno indebitare quei Paesi in modo che non possano pagare il debito. Dopodiché offrono il rifinanziamento di quel debito, facendo pagare interessi ancora maggiori, e si chiede in cambio un corrispettivo chiamato “conditionality” o “good governante”, che significa che devono svendere le loro risorse, compresi molti dei loro servizi sociali, le imprese dei servizi pubblici, e alcune volte il loro sistema scolastico, o il loro sistema giuridico o assicurativo, affinché si costruiscano le società straniere. Quindi il doppio, il triplo, il quadruplo di quello che cercano di ottenere. Iran 1953. La creazione dei killer economici risale ai primi anni ’50, quando il Presidente Mossadegh venne eletto democraticamente in Iran. Era considerato la speranza per la democrazia nel medi oriente e in tutto il mondo. Fu l’uomo dell’anno per il Time magazine. Ma, una cosa che dichiarava di continuo, e che mise anche in pratica, era l’idea che le compagnie petrolifere straniere dovevano pagare il popolo iraniano molto di più per il petrolio che prelevavano dall’Iran, e il popolo iraniano doveva trarre benefici da questo. Una politica strana. Non ci piaceva naturalmente. Ma avevamo paura di fare quello che facevamo di solito, cioè inviare l’esercito. Mandammo invece un agente della Cia, Kermet (dubbi) Roosvelt, un parente di Teddy Roosvelt, e con l’impiego di pochi milioni di dollari, risultò molto pratico ed efficiente, e in poco tempo riuscì a rovesciare il governo di Mossadech, riportò lo Shah in Iran per rimpiazzarlo, il quale era stato sempre favorevole alle politiche del petrolio, e fu davvero efficace. Così negli U.S.A., a Washington, la gente si guardò negli occhi e disse “Wow, questo è facile ed economico. Quindi, tutto questo diede inizio ad un nuovo modo di manipolare i paesi, in modo da creare degli imperi. L’unico problema con Roosvelt è che era un agente affiliato della Cia, se fosse stato catturato le conseguenze sarebbero potute essere piuttosto pesanti. Quindi molto velocemente si decise che bisognava affidarsi a consulenti privati, per distribuire del denaro attraverso la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, o una delle altre agenzie. Bisognava assoldare gente come me che lavorava per società private. Quindi se fossimo stati smascherati, non ci sarebbero state conseguenze per il governo.
(Guatemala 1954) Quando Arbenz divenne presidente in Guatemala, il Paese era sotto l’influenza della United Fruit Company, una grande multi nazione. E Arbenz si candidò affermando: “Come sapete vogliamo ridare le terre al popolo. E una volta preso il potere, cominciò ad introdurre politiche che facevano esattamente questo. Restituire le terre alla gente. Alla United Fruit non piacque affatto. Quindi incaricarono una grande impresa di pubbliche relazioni di condurre una enorme campagna negli U.S.A. per convincere la gente, i cittadini, la stampa americana ed il Congresso degli U.S.A. che Arbenz era un burattino dei sovietici, e che se gli avessimo consentito di rimanere al potere i sovietici avrebbero avuto un punto di appoggio in questo emisfero. E perciò, da quel momento in poi, si diffuse una grande paura nella vita di tutti del terrore rosso, del terrore comunista. E quindi riassumendo questa lunga storia, a seguito di tutta questa campagna di pubbliche relazioni – fatta col coinvolgimento di parti della CIA- militari fecero cacciare quest’uomo. In effetti fu quello che fu fatto. Abbiamo mandato loro aerei, soldati, infiltrati; abbiamo mandato tutto per farlo fuori. E ci siamo riusciti. Il nuovo Presidente dovette risistemare le cose dopo di lui, fondamentalmente riconcedendo tutto alle multinazionali, inclusa la United Fruit.
(Ecuador 1981) L’Ecuador è stato governato da dittatori filoamericani, spesso decisamente brutali. Dopodiché si decise che doveva tenersi una elezione democratica. Jaime Roldós Aguilera si candidò, dichiarando che il suo obiettivo principale come Presidente sarebbe stato che le risorse dell’Ecuador fossero usate per aiutare il popolo, e vinse, in modo schiacciante. Jaime Roldós non era nessuno, non aveva mai vinto niente in Ecuador, e iniziò a mettere in atto queste politiche. Voleva essere sicuro che i profitti del petrolio fossero usati per aiutare la gente. Bene, questo non piace agli U.S.A. Fui mandato laggiù, insieme ad altri numero killers, per cambiare Roldós, per corromperlo, per persuaderlo, per fargli sapere “ok, tu puoi diventare molto ricco, tu e la tua famiglia, se fai il nostro gioco. Ma se continui a perseguire queste politiche che hai promesso, te ne andrai”. Non mi voleva sentire. Fu assassinato. Non appena ci fu l’incidente aereo, l’intera zona venne circondata. Le uniche persone che potevano accedervi erano militari statunitensi di una base militare delle vicinanze e militari ecuadoregni. Quando le indagini andarono avanti, due dei testimoni chiave morirono in incidenti stradali, prima che potessero rilasciare le loro testimonianze. Molte cose strane accaddero intorno all’assassinio di Roldós. Io, come molti altri che hanno esaminato questi eventi, non ho alcun dubbio che si sia trattato di un omicidio. Ovviamente nella mia posizione di killer economico, mi aspettavo che sarebbe accaduto qualcosa Jamie. Non ero sicuro che si arrivasse ad un assassinio a sangue freddo, ma lo ero del fatto che venisse cacciato, in quanto non poteva essere corrotto, non si sarebbe lasciato corrompere nel modo in cui avremmo voluto.
(Panama 1981) Omar Torrijos, il Presidente del Panama, era una delle persone che preferivo, mi piaceva molto incontrarlo. Era un uomo carismatico, era un uomo che voleva davvero aiutare il suo Paese. Quando provai a comprarlo, a corromperlo, mi disse.. “Gurda John”.. mi chiamava Guanito.. “Guarda Guanito, non ho bisogno di soldi. Quello che mi serve è che il mio Paese sia trattato in modo leale. Voglio che agli U.S.A. venga pagato il debito per le infrastrutture che avete fatto qui. Voglio essere nella condizione di potere aiutare altri paesi latinoamericani quando diventeranno indipendenti, e si libereranno di questa terribile presenza del Nord. Voi ci state sfruttando in modo così crudele. Dobbiamo ridare il Canale di Panama di nuovo nelle mani del popolo panamense. Questo è quello che voglio, quindi lasciami in pace, non provare a comprarmi. Era il 1981 e a maggio Jaime Roldós venne assassinato, e Omar ne era ben consapevole di questo. Torrijos fece riunire la sua famiglia e disse “Sono probabilmente il prossimo, ma va bene così, perché ho fatto quello che dovevo fare, rinegoziare il possesso del Canale. Il Canale non ritornerà nelle nostre mani se si finisce solo per discutere delle trattative con Jimmy Carter. Nel giugno di quello stesso anno, solo un paio di mesi dopo, anche lui morì in un incidente aereo, e senza dubbio venne ucciso da killer assoldai dalla CIA. Passando inosservato, una delle guardie del corpo di Torrijos, gli consegnò, prima di salire sull’aereo, un registratore, un piccolo registratore che conteneva una bomba.
(Venezuela 2002) Per me è interessante come questo sistema stia continuando allo stesso modo ormai da molti anni, e come i killer economici diventino sempre più abili. Veniamo a quello che è successo di recente in Venezuela. Nel 1998 Ugo Chavez venne eletto Presidente, seguendo una lunga schiera di Presidenti che furono molto corrotti e che fondamentalmente avevano distrutto l’economia della nazione. E Chavez venne eletto per lasciarsi alle spalle tutto questo. Chavez si presentò agli U.S.A. e fece una prima richiesta affinchè il petrolio venezuelano fosse utilizzato per aiutare il popolo venezuelano. Bene, questo non piace agli U.S.A. E così nel 2002 il colpo di stato. E non c’è dubbio per me e per la maggior parte delle persone che la CIA sia dietro quel colpo di stato. Il modo in cui il golpe venne fomentato ricorda molto quello che Roosvelt aveva fatto in Iran. Pagare persone per riversarsi in strada, per insorgere, protestare, per dire come Chavez era molto impopolare. Sapete, se potete raggruppare poche migliaia di persone che lo fanno, e li fate riprendere dalla TV, potete farli sembrare come un’intera nazione. Eccetto per Chavez, in questo caso, perché lui era abbastanza intelligente, e la gente era dalla sua parte così fortemente che riuscirono a sconfiggerli. E’ stato un momento fenomenale per la storia dell’America Latina.
(Iraq 2003) L’Iraq ha rappresentato un perfetto esempio di come il sistema funziona. Noi killer economici, come prima linea di azione, cerchiamo di corrompere i governi, inducendoli ad accettare questi enormi prestiti, i quali li rendono così bisognosi di fondi da finire praticamente sul lastrico. Se falliamo, come a Panama con Omar Torrijos, e in Ecuador con Jaime Roldós – uomini che rifiutavano la corruzione, allora si attiva la seconda linea di azione, cioè quella di inviare degli infiltrati, degli sciacalli, che rovesciava il governo o uccidono. Ed una volta che questo accade, si insedia un nuovo governo, e si dirà qual è la nuova linea da seguire affinché il nuovo Presidente la conosca, nel caso non la conoscesse già. E nel caso dell’Iraq entrambe queste cose fallirono. I killer economici non riuscirono ad arrivare a Saddam Hussein. Provammo ad indurlo ad accettare l’accordo che invece la Casa Reale dei Sauditi aveva accettato, ma lui non volle. E quindi arrivarono gli infiltrati per farlo fuori, ma non ci riuscirono, la sua sicurezza era molto buona. Dopotutto lui una volta aveva lavorato per la CIA, era stato ingaggiato per assassinare un ex Presidente dell’Iraq, e fallì, ma conobbe il sistema. Così nel ’91 abbiamo mandato le nostre truppe ed abbiamo neutralizzato l’Iraq militarmente. Pensavamo a quel punto che Saddam Hussein sarebbe sceso a patti, non avremmo potuto rimuoverlo all’epoca. Ovviamente noi vogliamo questi uomini forti, ci piacciono, perché controllano la gente. Pensammo che poteva controllare i kurdi, mantenere gli iraniani oltre il confine, e continuare a produrre petrolio per noi. Pensammo che sarebbe sceso a patti, per questo i killer ritornarono successivamente, ma senza alcun successo. Se avvero avuto successo, sarebbe ancora al potere nel suo Paese. Gli venderemmo tutti gli aerei caccia che vuole, tutto ciò che vuole. Ma non ci riuscirono, non ebbero successo; gli infiltrati non riuscirono ancora a farlo fuori, così mandarono nuovamente l’esercito e questa volta abbiamo completato l’opera, e l’abbiamo fatto fuori, con un’operazione creata per i nostri obiettivi, con accordi per la ricostruzione davvero molto redditizi. E ricostruire nazioni che abbiamo praticamente distrutto, è un affare davvero grande, se siete proprietari di una grande impresa di costruzioni, un affare molto grande. Quindi nell’Iraq si sono viste tutte le tre fasi: i killer che hanno fallito, gli infiltrati anche, e quindi il rimedio finale, viene inviato l’esercito.
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