Il genocidio degli Albanesi nel c.d. Epiro
di Bjori il mar.10, 2009, in Fuori categoria
Inizio il mio debutto al sito con un argomento che mi stà molto a cuore. Non è il mio solito filosofeggiare, anzi non è mio. Il mio intervento è solamente un portare alla luce una testimonianza di altri, rendendomi tutt’al più co-testimone.
Si tratta di un articolo che testimonia un genocidio e una storia ingiusta, la storia umana. Solo che questa parte d’umanità riguarda il mio popolo ed è facile per il mio cuore dolersi in modo particolare.
Si tratta di
un articolo di un importante letterato albanese sulla storia degli albanesi nella parte nord dell’attuale Grecia, ove nei secoli si è perpetrato un orribile genocidio nei loro confronti. Oggi lo stato Greco con aiuti monetari ed agevolazioni varie cerca di convertire il sud dell’Albania in popolazione con cittadinanza greca per poi rivendicare una cospicua minoranza greca in quelle zone, al fine di annetterle al proprio territorio. Questa politica ignobile viene testimoniata ogni giorno da miei compaesani ed io ho avuto varie volte la possibilità di constatare di persona l’accaduto.
Vi Racconto i Greci.
pubblicato sul New York Times, nel 1940 da
Faik Konica
I.
Da un po’ di tempo, tra l’Italia e la Grecia si sta svolgendo sull’Albania uno scontro preliminare di affermazioni, il che potrebbe essere il preludio di un conflitto armato. L’Italia lamenta il fatto che la Grecia detiene una gran parte del territorio albanese, mentre la Grecia nega categoricamente tale assunto. A molti americani è parso strano che mentre si sentono le voci di italiani e greci, non si senta la voce indipendente dell’Albania. Ma non è forse vero che un autore inglese ha detto che una delle caratteristiche degli albanesi è il loro essere non-articolati?
Alle continue richieste rivoltemi ho risposto dicendo che non avevo niente da dire, mentre ai miei amici americani i quali con i loro sentimenti benevolenti mi chiedevano perché agivo in tal modo, rispondevo che mi ero stufato e che da questo momento in poi avevo deciso di rimanere un semplice spettatore delle tragedie e delle farse del mondo. Però questa volta è stato un gruppo di compatrioti albanesi che mi chiede di fare una dichiarazione. Questi miei amici albanesi sanno di me delle cose che i miei amici americani ignorano. Loro sanno che io sono nato nella zona di confine greco-albanese, che fa parte delle regione messa in discussione; cosicché, i posti dove io ho giocato da bambino sono i prossimi campi di battaglia. Loro pensano che nessun altro meglio di me conosce la storia di tale regione e loro mi ricordano continuamente che, in veste di direttore della gioventù, sono stato instancabile difensore dell’interezza del territorio albanese. Pertanto, anche se titubante, ho deciso di rompere il silenzio e di presentare al popolo americano dei fatti controllabili con riguardo allo sfondo storico del conflitto che sta arrivando.
Come tutti sanno nel periodo antico gli albanesi erano chiamati Illiri. La regione discussa era conosciuta nell’antichità come l’Illiria del sud e poi è stato chiamato Albania del sud, mentre i greci hanno deciso di chiamarlo Epiro, il che sta a significare continente; la leggenda narra che questa regione veniva usata dagli abitanti delle isole di fronte alla costa albanese così come i pescatori delle Bahamas chiamerebbero la Florida continente, con un nome che non ha niente a che fare con le popolazioni che la abitano. Questa regione, nei quasi cinque secoli di occupazione Turca,
costituiva la provincia di Janina con la città di Janina come città centrale della stessa.
Non solo questa regione è stata albanese di lingua e di nazionalità, ma i confini degli Illiri andavano molto al di la di questa. Addirittura le isole dello Ionio erano per lo più Illire. In un libro
famoso, che ben conoscono gli studiosi, “Vocabolario dell’antichità classica”, di Lybker (non so se si scrive così, nota non testuale), nell’articolo per la Colcyra, si dice che in origine fosse abitata da
Illiri. Coloro invece che si prenderanno la briga di leggere l’opera del noto svedese Martin P.Nilson, edita a Lund nel 1909 e intitolata “Storia dell’antico Epiro”, verranno liberati dalla convinzione che
l’Epiro sia mai stato greco. Questa regione ha conservato inalterata la propria natura illirica talmente per tanto tempo che in un opera del decimo secolo d.C., l’imperatore Bizantino, Leone il Savio, scrive in una delle sue opere che gli abitanti dell’Epiro sono albanesi. Poco a poco, le infiltrazioni greche si iniziarono a sentire in queste zone. Come questo sia stato possibile noi lo sapiamo da autori di nota fama.
II.
Nella seconda metà del XIV secolo, Janina era governata da un principe Bizantino (o Despota, come era il suo titolo all’epoca), chiamato Thanas.
A costui venne in mente la bella idea di uccidere tutti gli albanesi. Voi crederete che questa storia sia stata tirata fuori da una leggenda albanese o da qualche foglio propagandistico italiano.
Niente affatto! L’autorità dalla quale ci giungono questi fatti è un greco, credente e onesto, Mihail Ducas, appartenente al casato imperiale Bizantino che portava lo stesso cognome, la cronica del
quale è contenuta nella grande collezione dei storici bizantini, tenuta a Bonn, e che può leggerla ogni studioso. Con ribrezzo e disapprovazione Dukas ci riferisce di tutti gli atti feroci e di tutti
gli omicidi che Thanas ha commesso nei confronti della popolazione di Janina. Come riferisce Dukas, una dei giochi preferiti era quello di tagliare il naso o altre parti del corpo agli albanesi ed attendere che morissero in agonia. Dei capi feudali albanesi hanno minacciato
Thanas con una spedizione punitiva, nel caso egli non interrompeva i crimini verso gli albanesi. Thanas si è contenuto per un certo periodo e diede in sposa sua figlia al principe più potente di quel tempo, Gjin Shpata. Dopo un certo periodo, però, Thanas ricominciò con le persecuzioni, in modo addirittura più feroce di prima. Come scrive Mihal Ducas, mentre Gjin Shpata ha riunito un intero esercito e ha circondato Janina, la capitale di suo suocero, Thanas ogni giorno, con la bandiera dell’armistizio, mandava un cesto pieno di occhi tolti da teste albanesi, finché non ci fu il ritiro.
Come dice lo storico l’obbiettivo di Thanas era quello di vincere il nomignolo di Albanoktonos, il che significa uccisore di albanesi. Ducas riferisce che al despota piacevano molto gli stranieri e gli
estranei e così ne aveva portati molti in città. Infine, si dice che Thanas ce l’abbia fatta a svuotare la città dagli abitanti originari. Naturalmente era difficile inventare un metodo più efficace per
cambiare la composizione etnica di un paese, solo che diritti creati in simili modalità, per dirla in un modo morbido, sono di dubbia qualità. I crimini descritti da Mihal Ducas, sono accaduti attorno al
1380 d.C.
Dopo cinquant’anni, precisamente nel 1431 d.C., un potente esercito ottomano si presentò tumultuoso alle porte di Janina, la quale nel frattempo si era popolata di stranieri, e con un solo attacco venne conquistata. V’è da sottolineare che dopo aver perlustrato e studiato la regione, i Turchi la abbiano classificata come una provincia albanese. I turchi hanno fatto una registrazione accurata delle città e dei paesi e i loro nomi sono stati scritti nelle pubblicazioni ufficiali con i nomi albanesi e non con gli omonimi greci. Per esempio,prendiamo due città a caso, Delvina e Gravena. Queste sono state registrate precisamente Dhelvinon e Grebene. Gli antichi turchi erano precisi, con grande dovizia di particolari quando si trattava dei nomi di posti e paesi, preferendo sempre i nomi loro dati dalle popolazioni. Ad esempio dopo il primo assedio di Vienna, i turchi iniziarono a scriverlo Wian con una lunga A, che corrisponde alla tradizione popolare e loro hanno per tutto il tempo seguito questa impostazione, rinnegando quella artificiale che la trasformava in Wien. Nel trattato di Aizenbourg (non so come si scrive precisamente, n.n.t.), sottoscritto tra l’Impero Ottomano e il Sacro Romano Impero redatto in turco e in latino, quando vengono numerati i titoli
dell’Imperatore Asburgo, il testo latino lo chiama re della Bohemia, mentre nel testo stilato in turco, i turchi hanno insistito a chiamarlo re dei cechi.
L’occupazione ottomana portò importanti cambiamenti nella vita dell’Albania. Per ragioni che sono troppo lunghe da esplicare qui, molti albanesi hanno lasciato la religione cristiana per diventare
musulmani, e questo fenomeno è durato per due secoli fino a far diventare il 65% della popolazione di religione musulmana, mentre il resto è rimasto cristiano. Al nord, fedele alla chiesa d’occidente e
al Sud a quella orientale, la quale erroneamente viene chiamata anche chiesa greca. Poiché nella seconda chiesa, le funzioni venivano svolte in greco e il clero è costituito per lo più da greci, si creata la possibilità per i greci di denazionalizzare gli albanesi, utilizzando la chiesa come mezzo di propaganda.
Un ulteriore fattore è stato l’arrivo in malafede di molti greci, appoggiato in modo stupido da molti proprietari terrieri albanesi, i quali avevano bisogno di mano d’opera in sostituzione dei albanesi che
andavano a combattere le infinite guerre dell’impero ottomano. La costituzione della Grecia come uno stato indipendente ha dato una potente spinta alla propaganda greca. Oramai, i greci hanno
dichiarato che ogni appartenente alla chiese orientale, indipendentemente dalla lingua e dalla nazione, era greco.
Uno dei trucchi più inimmaginabili è stato il pagare alti funzionari ottomani per emanare un editto che vieti la circolazione e la detenzione di qualsiasi libro in lingua albanese. è stato ritenuto un
reato anche la detenzione di libri innocui come la grammatica o l’aritmetica, se scritti in albanese. I greci sono caduti anche più in basso, denunciando onesti albanesi come ribelli, facendoli detenere in
prigioni lontane.
Dopo le guerre balcaniche, la Turchia europea si sgretolo e le Grandi Potenze non poterono ignorare l’esistenza della nazione più antica della penisola. L’Albania divenne uno stato, ma fu ridotta in un
quarto di quella che era la sua effettiva grandezza. Qualcuno poteva pensare che dopo di ciò si sarebbero calmati e avrebbero cominciato a costruire buoni rapporti di vicinato con la parte rimanente dell’Albania. Invece successe l’inverso. Approfittando del fatto che la Turchia, aveva disarmato del tutto gli albanesi un anno prima, un esercito di greci, mascherati da civili, si riverso sull’Albania e iniziò a bruciare a ad uccidere tutto ciò che gli usciva davanti. In Albania, in quel periodo sono stati al centro di questi crimini organizzati anche due testimoni esteri: la nota autrice inglese, Mary Edith Durham e un corrispondente tedesco. Entrambi rimasero orribilati e si misero d’accordo per rendere noto l’accaduto, che per loro era uno dei più terribili crimini organizzati di tutti i tempi.
Sfortunatamente scoppia la guerra mondiale che distoglie l’attenzione di tutti. Però, nel 1920, col titolo “Vent’anni di groviglio balcanico”, miss Durham pubblicò un libro, dove un intero capitolo
viene dedicato a questi massacri. Chiunque voglia capire l’odierno conflitto non può fare a meno di leggere questo libro.
Dopo la guerra la Grecia continuò ad impedire agli albanesi ad avere le loro scuole in albanese in Grecia e ricominciò il proprio lavoro per l’eliminazione dell’elemento albanese con qualsiasi mezzo.
Un occasione particolare gli fu data dal trattato di Losana, il quale incentivò lo scambio di famiglie turche con quelle greche. Come ho già detto una parte cospicua degli albanesi, un po’ di secoli or sono, lasciavano la cristianità per diventare musulmani, ma loro conservarono la lingua e le tradizioni nazionali senza mai studiare il turco. L’inganno dei greci stava nel rappresentare molti albanesi musulmani come turchi e mandarli con una nave nel bel mezzo dell’Asia minore per usarli come oggetto di scambio. Questo è come deportare gli irlandesi in Polonia solo perché entrambi sono cattolici e, perciò, hanno la stessa nazionalità. La Commissione Internazionale per lo
Scambio delle Popolazioni ha scoperto l’inganno in pochi casi e lo ha fermato, ma il più delle volte è stato aggirato con maestria.
Se venissero visti le vecchie testimonianze sulla situazione della nazionalità in varie parti di quella regione, si rimane di stucco di fronte agli inganni organizzati. All’inizio del diciannovesimo secolo,
un’appartenente della chiesa anglicana Stuart Hjuz, ha fatto un viaggio in Albania e ha lasciato degli appunti delle sue osservazioni. Ha visitato anche la mia città natale, Konica, un luogo antico che si
pensa da parte di alcuni studiosi come Pukevil, sia stato nell’alto medioevo la capitale dell’Illiria del sud (il nome del paese risuona strano, come prussiano, ma questo deriva dal fatto che la medesima
influenza slava che ha invaso la Prussia lo ha fatto anche con l’Albania). Hjuz ha scritto che c’erano 800 case, 600 albanesi e 200 greche. Dov’è quel 75% di albanesi oggi?
Comunque, nella zona in questione, c’è una regione che ha superato tutte le forme organizzate di omicidi, inganni e rapimenti. Questa è Çameria, che i greci dicono Camuria (non incolpo i greci per questa deformazione derivante dall’incapacità dell’alfabeto greco di riprodurre un suono esistente nella lingua albanese ed in molte altre). La popolazione di Çameria è costituita da 96% albanesi. Questa percentuale è stata ultimamente ridotta con atti di violenza e di ciò posso portare ad esempio migliaia di lavoratori che lavorano nelle fabbriche americane. Loro sono persone che in Çameria avevano i loro genitori proprietari fiorenti, non più di un anno fa. E comunque, contrariamente a tutta questa fatica, gli albanesi costituiscono ancora l’80% della popolazione.
Mentre adesso l’Italia è pronta a combattere per ristabilire i confini naturali del popolo albanese, è naturale che ogni albanese vero non sia contento da questa azione. Qualcuno potrebbe obiettare che anche se con metodi certamente da condannare, i greci siano riusciti a cambiare la proporzione delle
nazionalità in queste regioni, cosicché sistemare una vecchia ingiustizia con una nuova, non suona bene. Ma a questo rispondo che non può esistere un atto legale che possa legittimare i crimini
organizzati e reiterati.
Ma c’è di più. Molto lontani dall’Albania storica, nell’interno della Grecia, vi sono insediati un milione di albanesi, metà dei quali ancor’oggi parla la propria lingua antica. Queste persone hanno una passione ideale per l’Albania e in passato hanno dato testimoni della causa albanese. Coloro potrebbero essere scambiati con i greci della regione qui in questione e così tutti sarebbero contenti. Però, come affermano i greci, l’Italia intende fare i propri interessi nel’espandere i confini albanesi. Io sono completamente d’accordo, ma devo aggiungere che questa affermazione non ha un gran peso e che è solo un sotterfugio per evadere la questione. La questione è se è sempre stata parte integrante dell’Albania la provincia turca di Janina? E se questo è vero, può questa verità cadere solamente perché a dirlo sono anche gli italiani? Il fatto è chiaro, l’Italia in questo caso da una risposta buona e forte, perché capita che le sue richieste combacino con un atto di giustizia tardivo nei confronti dell’Albania. Sta succedendo che i dei vendicativi siano questa volta dalla parte delle armate di Cesare.
marzo 12th, 2009 il 03:32
Bravo Bjori..
Hai “debuttato” con lo sguardo alto e fiero della migliore tradizione “repubblicana”.
Già nelle tue parole trattenute, in quella calma che a stento trattiene il “furore etico” c’è tutta la dignità e la ribellione alle ingiustizie, c’è tutto il legame antico e la fedeltà alla propria gente degli eredi di Skanderberg. E’ un post nobile come è nobile il tuo cuore.
E’ un altro tassello di quella che è stata un tuo “percorso” (tra gli altri) anche nella Repubblica. Raccontarci ossia, questo popolo, la sua storia, le mille brutalità subite, il suo continuo rialzarsi, il suo non trovare pace ed essere costantemente assediato. Anche ora, dai greci.
L’Albania si è trovata dal punto di vista della prospettiva storica nell’ambito peggiore. Aver subito tragedie, ma fuori dai circuiti più epocali e colossali, come la Shoa, le guerre mondiali, ecc.
E quindi la sua storia è stata troppo spesso coperta dalla nebbia che avvolge tutto ciò che pur non essendo quotidianità, e dinamiche standard del presente.. non è stato nemmeno “iscritto” nei grandi “capitoli” storici, nelle grandi “tragedie” e “sofferenze”. Come la sua “geometria storica” che non ha avuto il posto riservato ai fenici, alla Persia, alla Grecia Classica, a Roma e il suo impero, Firenze e il Rinascimento, e poi tantissimi altri “luoghi” della storia.. la Germania del nazismo ad esmpio.. dove alcuni “centri” sono diventati eterno memento della memoria, conosciuti ovunque.. come Auschwitz.
E recentemente abbiamo avuto i massacri nei Balcani, il genocidio in Rwanda.. e tutti quegli eventi talmente “catalizzatori” che hanno quasi sempre oscurato la storia dell’albania, i suoi drammi e le sue speranze, gli “assedi” che ancora adesso subisce.
E così gran parte della popolazione mondiale sa davvero poco dell’Albania, tranne quei pochi che si imbattono in persone come te Bjori e che te ne saranno sempre grati. Perchè piano piano impariamo a conoscere un mondo, una storia, un pathos a noi prima del tutto ignoto. E soprattutto le persone, che -ed è una eccezione per me dirlo, dato che tutti sanno che odio generalizzare- sono splendide. Sicuramente un pò dure e orgogliose alle volte, rispetto al temperamento mediterraneo molto più accomodante.. ma persone fiere, coraggiose, limpide, indomabili, oneste fino all’inverosimile.
Io credo, ed è una opinione che ho da un pò di tempo a questa parte, che in Italia ci dovrebbe essere il dovere di studiare l’Albania e il suo mondo e di stabilire relazioni strettissime. Per il semplice fatto che il legame già esiste, che l’Italia è forse il luogo in cui vengono la maggior parte degli albanesi (se ho detto una castroneria smentitemi) e che tantissimi albanesi sanno la lingua italiana e spesso anche la storia e la cultura italiana. Sarebbe bello accadesse anche il contrario.
Beh.. al prossimo post Bjori… può contare davvero su una bella squadra questo “sito..
gennaio 5th, 2011 il 11:21
Innanzi tutto voglio congratularmi con l’Autore di questo articolo,scritto sì in modo narrativo a tratti ,ma a volte anche assumendo senza tanto clamore una sottile e Giustissima denuncia per questo Genocidio,di cui solo adesso si parla!! rimango del giudizio che il tempo sistema ogni cosa ,facendo ribaltare tante errate certezze e tante Ingiustizie sommerse …tanti auguri Bjor a lei e al suo popolo !!