ISTINTI, SESSUALITA’ E CULTURA
di Duncan il apr.30, 2009, in Resistenza umana

Esiste una opinione che ha dalla sua molta raffinatezza e arguzia intellettuale. E gode di crescente consenso. Ma non da adesoo. Da anni. E ha dalla sua la ribellione alle catene del pregiudizio e della ghettizzazione biologica. Ha l’effervescente solletico delle bollicine. E soprattutto suona bene. Fa un bel pò di piazza pulita e va al sodo. Come piace a noi,
“tirane fuori un’altra Jack! Un’altra birra fredda e non rompetemi!”..:-)
Sembra un cantico di libertà. E chi la fa sua è a volte quanto di più splendidamente umano ho incontrato. Eppura, non la faccio mia. Non più almeno, se mai possa averla fatta in fassato. E’ radicalmente decostruttivista, cubista e dadaista. Spiazza via in modo raffinato il senso comune. Ma è anche insapore secondo me. Segue il mito della scelta totale, ma si guarda sempre dinanzi sé, o sopra, sotto e dentro come solevano fare i ricci di mare. Equalcuno mi dirà che i ricci di mare non guardano proprio. Ma forse non avete visto i “miei” ricci di mare. Sono una specie tutta a sè, frutto dei miei esperimeni in laboratorio con ricci terrestri e organismi tricellulari con ipercomponente azotata di Ganadesh, oltrela quarta luna di antimateria di Plutone.
Cosa dice la tesi in questione? Ci vogliono davvero pochissime parole. Che le nostre predilezioni sessuali sono cultura. Ossia esclusivamente APPRENDIMENTO. Che tra l’essere attratti da una donna o da un uomo la differenza la fa il “contesto”, quel cerchio di valori, tradizioni, pressioni sociali, superio appresi e veicolati, modellame di riferimento, religiosità diffusa e quant’altro.. che per sbrinare il frigo con un colpo e darci una mossa siamo soliti appellare “contesto”. Nel senso più lato di intende.
La tesi è quanto di più seducente ci possa essere. E prometeica al tempo stesso. E irresistibilmente liberante, come un turbo compressore o una di quelle macchine per sbaraccare vecchie case e palazzi. Non vi suona bene al sentirla? Tutto è appreso. Uomini, donne, la cultura di riferimento, il marchio da bovino genitoriale, le ossesività religiose, la cappa del conformismo ci imprigionano la mente e dicotomizzano il giusto e lo sbagliato, e veicolano la dinamica dei desideri, e degli impulsi, verso canali “accettabili” e “accettati”.
Queste tesi godono di una certa simpatia liberalradicalprogressista.Perché sono utili a tutto quel mondo sessualmente “differente” che per secoli, fino ad oggi, ha “goduto” di trattamenti squalificanti, e di marginalità imposta dalla morale dominante. Il potenziale liberatorio insito in tesi del genere le fa sovente criticamente accogliere. Ma questo non necessariamente le rende reali e condivisibili. Ideologia e Gnosis, conoscenza, sapere, Sophia, tutto è irrimediabilmente avviluppato; così come le emotività e le prospettive di valore. E siamo tutti toccati dal nostro mondo, dalla nostra storia, dai legami di sangue, dalle visioni del futuro, dalle sottotraccia urlanti vene aperte della storia per non essere di volta in volta aperti a prescindere, come chiusi a prescindere.
Bisognerebbe distinguere ancora prima. Distinguere come per ritracciare e ripitturare l’asfalto e dare chiare lettere al non detto. Per dire che dire una cosa non vuol dire negarne diecimila altre. Che una affermazione e visione può coesistere con altri di segno opposto. E che anche se una mia tesi è condivisa da mondi pregiudizialmente connotati e portatori sani di discriminazione e ottusità non per questo io devo essere accumunato a quei mondi; e non per questo la tesi deve essere aprioristicamente liquidata. Molti ragazzi di Forza Nuova sostengono la causa del Tibet, anche per “andare in culo (sto citando) alla Cina”, vista come fortezza “comunista” (in realtà si tratta di un regime frankestein che incorpora in sé anche il capitalismo più sfrenato)… ma questo toglie di una virgola il valore della causa del Tibet?
Torniamo a noi. Sto negando le influenze parentali, religiose, sociali, culturali nel modo di intendere e di vivere la sessualità?
Non mi sognerei mai di farlo. E fatto è che storicamente alcuni popoli e società hanno considerato l’omosessualità accettabilissima, in taluni casi addirittura un segno di “distinzione” sociali. Altri l’hanno avversata frontalmente, fino a fare di omosessuali e lesbiche capri neri oggetto di disprezzo nel migliore dei casi.
E anche singolarmente, il tessuto di rapporti in cui cresciamo incide sul nostro modo di “immaginare”, “sentire” e “vivere” il sesso.
E, in questo andante a mezzo passo di chiarezza, se dubbio vera lo dissolvo qua.. non c’è né ci può essere da parte mia declassamento della realtà omosessuale, categorizzazione e giudizio “limitatorio” di tutti coloro che hanno un’altro orizzonte nel vivere la sessualità. Ma queste premesse non vogliono dire fare proprio, fare mio l’assunto originario, quello per cui l’istinto sessuale e il modo di viverlo è fondamentalmente generato dal contesto. Che, ossia, è “cultura”.
Questa posizione che in senso più latamente ideologico è fatta propria dalle avanguardie Radical e liberal (specialmente radical) mira a una completa destrutturazione del dato biologico, prima scrutandolo dietro le lenti del riduzionismo, e poi rendendolo apparato cognitivamente veicolato ed inquadrato nelle trame e nellìordito del superio e delle spinte, consolidatesi nel tempo, della pressione sociale coi suoi corrolari morali.
Spogliamole belle nude le tesi, belle nude come piacciono a noi. Che non ci accontentiamo delle frasi fatte né della “figura” che facciamo a proclamarle. Ma le vogliamo belle nude, per sentirne il portato, il sapore, il succo che lasciano. Tutto è intelligenza, scelta razionale e cultura? L’homo rationalis, cresciuto a Cartesio, Newton, Kelsen, filosofia analitica e liberalismo scettico ci andrebbe a nozze con tali assiomi. Ma, ripeto la domanda.. tutto è cultura?
Possiamo sostenere che il discrimine tra il fatto che mi piaccia una donna o mi piaccia un uomo sia solo culturale?
E quindi che basta che cambi il mio “contesto” (di nascita, apprendimento, ecc.) e avrei gusti differenti?
E quindi, perdonatemi se scavo, il legame uomo-donna, l’accendersi, l’innamorarsi etero, l’attizzarsi, le fantasie, gli istinti polarizzati, tutto fondamentalmente costituirebbe una impalcatura eficata su un costrutto culturale, condizionante e manipolatorio?
Sarebbe stucchevole andare a confrontare gli esempi concreti che vengono posti. E far vedere che se ci sono casi, come l’antica Grecia, in cui l’amore “alto” era essenzialmente “inter homines” e la donna era una banca del seme, utile fondamentalmente soprattutto per la perpetuazione della specie (anche Platone descrive i grandi compagni di dialogo di Socrate come allietati fondamentalmente da giovani.. maschi..).. nella gran parte di tutte le altre società, nello spazio e nel tempo, l’attrazione eterosessuale, uomo attratto da donna, donna attratta da uomo, è stata largamente prevalente. Che questo è avvenuto anche presso tribù infinitamente liberali nei rapporti sociali, e prive di quei classici meccanismi di pressione, biasimo, senso di colpa e sistema premio che caratterizza di frequente il superio. E che anche molti uomini abbandonati e vissuti allo stato brado per decenni provavano improvvisi afflussi emotivi e istintuali al vedere esseri femminili.
Questo era solo per accennare. Ma questa non è la sede per un dibattito antropologico. Giusto per dare l’idea che tutto non sia così scontato come di solito ci viene rappresentato o ci piace vederlo. Che tra l’ideologia, qualunque essa sia, e ciò che concretamente avviene ci siano distanze, meridiani non perfettamente combacainti, il dato nudo e crudo di un mondo reale, pulsante, terreno, che ci sfugge tra le mani, e riproduce se stesso, tra ossimori e vita al mercato, pugni sul muso, corpi e sensi che si cercano.
La tesi radicalliberal della vita sessuale intesa, nel suo esplicarsi, fondamentalmente come cultura determina una eterogenesi dei fini.
Perseguendo la somma libertà della scelta, l’infinità espansività della mente nel determinare il biologico, approda (anche) alla definitiva malleabilità dell’essere. Humano e tabula rasa diventano,ne consegue, inscindibili. Tutto ciò che è umano sarebbe anche infinitivamente manipolabile. Non stupisce allora come tra le avanguardie radicali “consapevoli” spesso si riscontri un culto fedeistico e totemico della ricerca e della scienza. Il fastidio malcelato per tutto ciò che, anche vagamente, richiami ad una “natura” umana da preservare. La frequente sottovalutazione di tutti le possibile derive manipolatorie della sperimentazione genetica. Per loro il problema nenache si pone, perché non c’è nulla che possa essere manipolato. Dato che ogni riferimento a una intangibilità e identità dell’essere è connotato, ai loro raffinatissimi olfatti da tartufo, da puzzo di ontologismo.
Che poi nove bersagli su dieci contro cui si schierino possiamo noi trovarli anche condivisibili, non toglie che in questi pensatori “consapevoli” vi sia una visione riduzionisticorelativistica di fondo.
Questo sfugge spesso invece ai molti che fanno propria una singola tesi, affascinati solo dal portato liberatorio che essa rivela. La totale libertà nel decostruire il biologico porta, inevitabilmente, dicevamo, alla infinita manipolabilità. Non vi sarebbe nulla di intangibile, di sacro, di intrinsecamente degno di valore nelle specie e nel singolo essere. Da qui si può dire che l’embrione è solo un “grumo di cellule” e non “potenzialità di vita” e che gli Ogm non presentino alcuna problematicità etica.
Ma l’essere è infinitamente manipolabile? La natura è esclusivamente una tabula rasa?
Voler evadere da ontologismi da ancient regime e dalle strumentalizzazioni dogmatiche per arrivare al furore iconoclasta che lascia l’Essere nudo, perché in niente più crede se non in specchi che riflettono altri specchi.. è vera conquista? Vera elevazione? Vera evoluzione? Vera libertà?
Quando Levinas faceva dell’Altro, del Tu, che inesorabilmente mi interroga con la sua Presenza e mi costituisce nell’atto dell’Incontro; sicché Io non sarei pensabile senza quel concreto Tucon cui di volta in volta mi trovo a entrare in relazione..naturalmente dava un valore intrinseco a quel Tu.
Se io dico che un bambino è sacro, faccio qualcosa di più che “individualizzare” una prospettiva di utilitarismo sociale per la quale se si trattono i bambini con crudeltà e si abusa di essi tutta la società né soffrirebbe e andrebbe in decadenza, e a quel punto per essere coerente devo proiettare sul “singolo” bambino la matrice generale del principio utilitarismo.. No! Io sto dicendo che quel bambino è sacro. Indipendentemente da un più ampio gioco di interessi e conseguenze. Dico qualcosa di più. Parlo, riconosco e ACCEDO all’Essere di quel bambino. Lo riconosco Sacro. Gli dò un Valore intrinseco.
E se qualcosa posso considerarla ammantata di sacralità.. se ad essa posso dare Valore.. non posso più fare mia una prospettiva puramente manipolabile e culturale dell’esistenza.
Ma, torniamo a paralare concretamente di sessualità.
Pane al pane e vino al vino, come si fa quando ci si trova tra amici ecompagni di brigata.
Cosa sostengo io?
IO SOSTENGO, E LO SOSTENGO CON TUTTO ME STESSO, CHE L’ISTINTO E L’ATTRAZZIONE SESSUALE TRA I SESSI NON SIA UN DATO PURAMENTE
INTELLETTUALE E CULTURALE.
SOSTENGO CHE NON SIA UN DATO NEUTRO INFINITAMENTE PLASMABILE E RICONFIGURABILE.
La biologia, il nostro corpo intriso dei propri istinti e pulsioni ha un suo “senso”, fa parte del gioco insomma. Se anche volessimo porla su un piano puramente spirituale; potremmo però considerare che lo Spirito fa un Viaggio su questa terra, e fa un viaggio con questo corpo. E questo corpo ci permette di fare un viaggio secondo talune modalità e aprendoci particolari dimensioni. Anzi proprio a volerla porre su un piano “anche” spirituale”, io ritengo, Signori della Corte, che l’Amore originario si riveli in me anche come corpo di maschio attratto da una donna (e viceversa si intende). Io rivendicol’originarietà, la possanza incontenibile, la pulsione cellulare dei
miei istinti. Dei nostri istinti.
Dico che se una donna mi fa eccitare non è solo, e non è soprattutto per una forma di costrutto mentale e di condizionamento sociale o pressione generazionale. Dico che qui non stiamo giocando a Monopolino o a Risiko. Che l’homo dissossato e puro ens rationalis della libera scelta tra opportunità può andare bene per le simulazioni di funzionamento del Mercato, ma non spiega tutto e non comprende tutto.
Dico che l’uomo non è esclusivamente tabula rasa riplasmabile.
E dico, e qua sono recidivo, che l’attrazione, la passione, gli istinti, l’innamoramento, la sessualtà, l’orgasmo.. NON SONO ATTI PRIMARIAMENTE INTELLUALI E CULTURALI. Ma SONO ATTI INTRINSECI, CONNATURATI E SACRI.
Nel mio sperimentare la materia e innamorarmi e sentirmi attratto da una donna non c’è solo una scelta di opportunità sessuale a lungo esercitata fino a diventare costume incontestabile. Dico che c’è un MESSAGGIO nel mio corpo, fin nelle più interne impalcature del Dna, e anche oltre il Dna, un Messaggio che lo stesso Dna rivela in quanto ad esso preesistente. Credo che il mo corpo porti un Messaggio che entra in sintonia e si decripta ed esplode espandendosi con certi esseri e certi corpi.
Che in certi incontri c’è il senso della Gloria, del Divino, del Destino, di una passione bestiale o di un Amore trascendente e supremo..
di un gioco fottutissimo e sublime di spirito e materia.. sudore e cantico.. desiderio e grazia..
che il mio Amore ce l’ho scritto sulla pelle come Musica del Destino..
Qualcosa di un pò più “forte”, ammetterete, che parlare di cultura,
intelletto e infinita plasmabilità..
Salutamos




