Born Again

Archive for maggio, 2009

LETTERA A MIO FIGLIO

by Duncan on mag.30, 2009, under Poesia, Resistenza umana

Tu figlio di un altro tempo,
che leggerai questa in un tempo in cui io non ci sarò più,
in cui sarò una traccia lasciata nell’aria, uno spirito nel vento..
Tu figlio non ancora concepito,
che leggerai quando forse sarai padre, in tutto un altro tempo.
Chissà come sarà il mondo allora. Sì, perché ci sarà.
Ci sarà sempre il mondo. Ci saranno sempre uomini. Sono stato sempre
un ottimista.
Salutami quel sole che ancora ti accoglie e accolse me e i miei compagni, me e tutte le stelle che incontrai nel cammino. Me, mentreamavo, o urlavo o cantavo.
Questa lettera è stata buttata come un turacciolo in una piccola antica nave chiamata Nuova Repubblica. Una notte fonda come le altre.
Quando non ho avuto una notte fonda?
Chissà se ci sono ancora cinema aperti, se ancora i libri sono su carta. Ma credo di sì. I Iibri sono come la ruota, non moriranno mai.
Hai bussato a lungo alla porta.Non ero propriamente ragazzo quando
nascesti. Non era propriamente ragazza neanche lei. Presa per un pelo, dura da raggiungere.
Ma del resto cosa non è stato duro da raggiungere?
Ci saranno sempre quelli dal cappello al chiodo, finti lavori, finte famiglie, finti sogni, finti amori. Muori semmai, ma non cercarti una nicchia.
Meglio avere un coltello tra i denti che essere servi.
Meglio la solitudine che finti amori.
E se cercheranno di spegnere le tue passioni, beh tu suda più forte..
perché per ognuno che si illumina altri troveranno la forza,
In fin dei conti.. vedi?..Ti dico un mucchio di banalità.. cose scontate.
Ma ci credo.
E se troverai il dolore, scendici dentro, stringi la mano sui chiodi e oltrepassalo.
Se c’è qualche mio vecchio libro, o segno nel mondo.. a volterileggilo, giusto per sfiorare con le dita la carta e vedere ancora se son rimasti trattenuti un pò dei mie sogni.
E sapere che un tempo ci siamo stati anche noi.
E ci siamo alzati ridendo sfidando i lupi e i giganti, stringendoci la mano come cavalieri pazzi,
Che non siamo stati docili, ma le abbiamo date le nostre belle pedate.
Le abbiamo fatte le nostre belle corse.
E ti diranno di riposarti, che c’è tempo.. di rilassarti, di non darti arie, di non prenderti sul serio, di darti una regolata, di accontentarti. Ma invece ti dico.. dacci l’anima, morditi il labbro, ruba a ogni notte le sue ore. Non prendertela comoda, e sei stanco
buttati acqua freddo sul viso e continua. Hai la responsabilità di un Sogno. Un Sogno vive in te, o morirà per sempre.
E se tutti ti diranno che quella montagna non la puoi scalare..
scalane tre..
E lascia andare gli amici da saldi.

Lealtà assolute.. fedeltà assolute…
Pretendile, meritale, conquistale..
Non so se darai il mio nome a un pesciolino rosso.. a sto punto meglio un criceto, i pesciolini rossi muiono subito..:-)
Nessuno di noi è mai stato davvero solo. E forse sentirai dire che tutto è merda, solo roulotte del caso. Spero che tu vivrai quelle notti, quelle notti in cui saprai che tutto è così Grande che le parole non basteranno mai a spiegarlo.. che c’è di più, immensamente di più, di quanto potranno mai dire esperti o professori, scienziati o libri..
In fin dei conti, non so ancora cosa posso averti lasciato. Figurati non so neanche il tuo nome. Spero ci sia anche qualcosa però, come un pugno alzato, o una foto ingiallita, o una collezione segreta, un orologio a cipolla, o una lettera d’amore sfuggita agli incendi.. sentieri di pietre acciottolate, o colpi appena dipinti lì in fondo, da portare nell’anima.
Se per ogni cazzata avessi un euro chissa che pensione benestante
avrei. Ne ho fatte tante. Sicuramente né farò altre.
Cazzata dopo cazzata ho costruito un mio sentiero con le ginocchia, ho trovato la mia strada in mezzo alle capate ai muri, ho spalato tanta merda sai.. :-) .. ma alla fine la Strada ci prende con sé e si impadronisce di noi. E forse sarà la follia a salvarti quando avrai perso ogni ragione.
Posso dirti che ho amato. No, non mi sono tirato indietro. Mai tirato indietro. Non ho mai fatto compromessi.. Se non puoi dare tutto è meglio che muori. Sono cattivo? Ma ha senso amare solo quando senti la tromba e nudo in mezzo ai leoni puoi guardarli negli occhi. Posso dirti che ho amato con tutti i polmoni.. e parlo anche per il tempo che verrà.
E allora ama senza ritegno. Con tutti i polmoni. Vivrai in piedi..
E morirai in piedi. Mi piace credere di essere morto in piedi, scalando una bella montagna, magari in qualche impresa impossibile, in qualche viaggio selvaggio.
No.. non ti avevo mai parlato di questa lettera..
Scritta in una notte folle come tante..
In anni incredibili.. anni di lotte incredibili e di amici fantastici..
Una notte in Italia.. maggio 2009…
Un ragazzo con idee balzane alla tastiera,
un mondo lontano, appassionato e glorioso..
chiamato Nuova Repubblica…
Hasta Siempre Esperanza

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SATORI

by Duncan on mag.23, 2009, under Disciplina, Misticismo, Poesia, video

satori-due

“Lui è inafferrabile come il pesce della fonte
che spicca un salto. Lui non dipende da niente.
Lui è libero. Lui vive come un pesce nell’acqua
che non si può afferrare con le mani, tanto più
lo si insegue, tanto più fugge via. Non cercatelo.
Lui è accanto ai vostri occhi. Abbiate fiducia in voi
stessi. No lasciatevi distogliere da nessuno dalla
via. Se incontrate un Buddha uccidetelo. Se
incontrate i Patriarchi uccideteli. Questo è il mezzo
con il quale vi renderete liberi e vi riscatterete dalla
servitù dlele cose. Rendetevi indipendenti dalle cose.
E’ dieci anni che sono qui e non ho ancora visto
un vero Uomo. Sembrate una banda di incatenati.
Sorgete, perché questo è il tempo.”
LIN-CHI

Il Satori è l’esperienza definitiva. Il Satori è l’esperienza scardinante. Il Satori apre le porte. Il Satori è l’attimo della Rivoluzione.

Il Satori è l’esperienza suprema dello Zen. L’Alpha e l’Omega. L’alba del Cominciamento.
Potrete trovare migliaia di conoscitori dello Zen che non parlano in questo modo di ciò che io intendo come Satori.
Anche nello stesso ricettacolo Zen molti ormai non credono che qualcosa come il Satori sia possibile. Ma, noi non stiamo parlando semplicemente di Zen qui. Non è il mio scopo. Satori allora non comeesperienza unica e esclusiva di un determinato mondo. Ma come immaginee visione di un Evento che, sotto svariati nomi, e sotto radici econtesti diversi, è sempre esistito e sempre esisterà. Noi usiamo ilsuo nome, appoggiandoci a una tradizione che conosciamo. Ma il lettoreattento andrà al di là del nome che diamo alle cose, per cogliere ilcuore e riconoscere lo spettro che vive ovunque. Perché, alla fine deigiochi, qui non si parla veramente di Zen, ma di uomo, vita,rinascita. Oppura, meglio mettersi un blocco di cemento in bocca.

Innanzitutto Satori è la credenza nella possibilità di un atto di fuoco che scardini le montagne. Dell’illuminazione istantanea. La gran parte delle scuole meditative orientali crede nell’illuminazionegraduale. Un lento, cioè, progredire nella purificazione mentale, che,nei decenni, o ancor di più, nelle vite, porterà, scalino dopo scalino, alla illuminazione. Le scuole radicali dello Zen, ma è una concezione presente anche in tutt’altri orizzonti, credono nella illuminazione istantanea. In una esplosione atomica, cioè, che in un istante frantumi lo speccio e porti al Born Again, la Rinascita, la re-conquista della tua “natura originaria”, del “volto che si ha findall’inizio dei tempi”.

L’esperienza del satori ha analogie con esperienze che nel corso della storia si sono epresse in altri cammini spirituali. Satori è un temine cinese. Ma la parola giapponese Kensho ha lo stesso significato. La storia delle religioni comunque riferisce di una moltitudine di forme di esperienza mistica.

Alcuni parlano del folgorare di una verità nuova e inaspettata, altri di acquisizione di un nuovo sguardo. In quanto incommensurabile non si può trovare una definizione del Satori di cui essere soddisfatti. E’ una esperienza che porte a tutto un altro livello di esistenza, che non lascia quasi niente intatto della vecchia personalità. Niente sarà più lo stesso di prima. Si parla della fine di un lungo esilio, di un tenace oblio della nostra autentica essenza. iL Satori è la riappropriazione del proprio retaggio originario. Frequente è la
sensazione di coloro che si sono appena risvegliati, di comicità o sbigottimento, quasi di incredulità per non aver capito prima, <<era così facile, bastava solo allungare la mano>>. Già, ma ciò chesembra così facile al Risvegliato, sembra lontano anni luce dallaconsapevolezza dell’uomo ordinario soffocata in ogni suamanifestazione vitale.

Lo sguardo nella propria natura originaria non è possibile senza l’oltrepassamento del muro concettuale della consapevolezza ordinaria:

“Wumen ci dice quanto è meravioglioso l’oltrepassamento della muraglia e vivere la via del Satori. Se la porta è superate la pace definitiva è raggiunta. Tu puoi toccare come essenza vivente il vecchio maestro Chau-chou. Tu vivi in comunione con tutti i maestri Zen. Che meraviglia! Che magnificenza”

Alcuni testi clasici distinguono tre punti centrali nell’esperienza mistica:

1- IL GRANDE DUBBIO (daigi)): l’elevata tensione, colleegata con un’estrema e incessante concentrazione.
2- LA GRANDE MORTE (daishi): un’improvvisa espansione dellaconsapevolezza che racchiude l’intero universo nell’esperienza diabbandono di corpo e spirito”.
3- LA GRANDE GIOIA (daikangi): il ritorno nel mondo con una fondamentale comprensione dell’unità di tutte le cose, accompagnata da sensazioni di gioia e amore.
Un esempio concreto di questi momenti lo torviamo nella descrizione che Hakuin fa del raggiungimento del suo primo Satori:

“Improvvisamente emerse in me il GRANDE DUBBIO. Mi sembrò di gelare in un campo di ghiacio estendentesi per miglia e miglia, mentre dentro di me vi era un senso di estrema traspearenza. Nessuna possibilità di andare avanti o indietreggiare; rimasi com eun idiota, come un imbecille. Talvolta avevo la sensazione di volare nello spazio. Per diversi giorni restai in quello stato. Una sera, udii il suono di una campana del convento, e questò bastò a produrre in me uno sconvolgimento. Fu come s se si fracassasse un bacino di ghiaccio o e crollasse una casa fatta di giada. utti i dubbi e le incertezze di
prima si disciolsero come nubi al sole. Gridai: <<meraviglia! Non esisste una nascita o una morte da cui si debba scampare, non esiste un sapere supremo che ci si debba sforzare diconseguire. Tutte le complicazioni, presenti e passate, tutti imillessettecento Koan, sono tali, che non vale nemmeno la penaesporli>>.”

Attraverso il Satori anche il carattere è ribaltato. Non è un semplice fuoco che si accende e poi si spegne. Ma è la Grande Vertigine. Il definitivo rivolgimento della personalità.
Come ho detto all’inizio, ciò che mi propongo è di far emergere la potenzialità trasformatrice di questo genere di esperienze a prescindere dal rispetto di condizioni e presupposti specifici. A me più del nome interessa “il rivolgimeno in quanto tale”, “l’apertura degli occhi in quanto tale”; anche andando al di là di questioni terminologihe o di rigidi criteri di appartenenza. Non è importante il nome Satori, ma che sia preso seriamente in considerazione un altro livello esperienziale, che gira su coordinate e movimenti che sono anni-luce rispetto al normale tono vitale.

Esistono “porte”, oltrepassate le quali viviamo in un altro livello di consapevolezza? Esiste un altro mondo oltre a quello che noi viviamo(crediamo di vivere) ogni giorno? E se esiste siamo sicuri che questo
mondo è meno reale di quello “ordinario”? Lo Zen ci dice che questo mondo c’è. ma non è collocato in un’altra dimensione dello spazio e del tempo. E’ sempre il mondo in cui viviamo, se veramente lo viviamo.
La vita, come realmente viene vissuta, non sarebbe vivere il mondo così com’è, la realtà com’è. Ma sarebbe una forma di “tradimento” dell’essenza delle cose, dell’essenza della vita. Viene a proposito la lapidaria affermazione che spesso i saggi e i mistici delle tribù pellerosse rivolgono a quelli che inquadrano le loro esperienze di allucinazione e di estasi come stati allucinatori. Loro sostengono che in realtà il loro è un procedimento, un rito di de-allucinazione.
Paradosso delle cose è il loro essere il contrario di come appaiono. La realtà autentica, l’unica realtà sarebbe quella vissuta armonicamente con tutte le forme della creazione, nella massima maturazione delle nostre facoltà ed emozione; come avviene nel Satori.

Per ultimo voglio sottolineare una assonanza ricca di potenti sviluppi. le antiche esperienze della mistica trovano concordanza con le ricerche più recenti della psicologia transpersonale di Maslow e Assagioli. L’assunto Zen trova sempre più una maffiore conferma: OGNI PERSONA POSSIEDE LA NATURA DEL BUDDHA; e quindi può fare le esperienze di risveglio. Esperienza sulle quali hanno detto parole importanti, tra gli altri, Ouspensky e William James. Per questi autori la nostra normale coscienza di veglia, quella che noi chiamiamo razionale, non è che un tipo di coscienza; tutto intorno alla quale giacciono forme potenziali diverse, separate dalla coscienza normale da una pellicola sottilissima. Possiamo attraversare l’intera vita senza sospettarne l’esistenza. Se però si esercita lo stimolo appropriato, si entra in contatto con tali forme nella loro completezza. Le esperienze che noi chiamiamo Satori sono analoghe a quelle che nella psicologia trasnpersonale sono definite: “Peak experiences”, “esperienze di
vertice”.

Il lettore attento avrà campito che siamo lontani da una visione ascetica ed antivitale del Risveglio, come poteva essere il Nirvana per il Buddismo originario. Il Satori diventa un momento di culmine, una Epifania. Che porta a una celebrazione della vita, oltre ogni limite, nella massima intensità concepibile. E’ la catarsi, la potenza esplosia che reintegra lo Spirito nel Mondo e fa si che l’uomo viva al massimo ed esprima totalmente le sue facoltà, qualità, sensi

————————————————————————————————————————————-
Pensavo, credendo di essere vivo
vedevo l’Essere, il Signore del mondo;
non era realtà, solo apparenza credendo
in ciò che non è.
Solo cullato dall’illusione,
scambiando l’oscurità per la luce,
l’apparenza per realtà.
Seguivo la via, la strada era falsità;
avevo percorso molto cammino;
pur andando avanti la mia rincorsa era a ritroso.
Guardavo le persone, ascoltavo me stesso.
Avvicinandomi alla meta mi allontanavo da essa:
progredendo nella conoscenza
accrescevo la mia ignoranza.
Non persi la speranza e perseverai
fidandomi di colui che mai abbandona l’allievo.
Salivo cadendo in basso.
Non capivo e la mia sapienza si accresceva.
Soffrivo e la mia sapienza s accresceva.
Soffrivo e il mio animo si rallegrava.
Fui abbandonato, non ero compreso, ma non
ero più solo.
La mia caduta fu completa.Ero moribondo.
Ma sttavo vivendo per la prima volta.
Ero rinato. La mia notte divenne in giorno.
La mia mente iniziava a vedere con l’anima.
La mia mente sentiva col cuore.
Caddero le ombre dagli occhi, e allora capii
che tutte le promesse non sono mai state tradite.
(Anonimo)

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CYRANO

by Duncan on mag.19, 2009, under Musica, Poesia, Resistenza umana

Questa canzone è memorabile.
Questa canzone è indimenticabile.
Questa canzone ti entra nell’anima e non ti abbandona più.
Una volta la mandai anche quando inviavo il pacchetto di video.
Ma è talmente bella che merita un trattamento privilegiato.
Cyrano è forse la canzone più amata di Francesco Guccini (anche se non credo la sua più bella, ne ha scritto anche di più belle).
Cyrano è il cuore dolce e integro di Guccini. Solo lui poteva scrivere questa canzone.
Cyrano è la passione.
Cyrano è la follia.
Cyrano è il coraggio.
Cyrano è l’indignazione.
Cyrano è la ribellione.
Cyrano è l’amore, l’amore impossibile, folle, tenero e disperato.
Cyrano è il grande amore.
Cyrano è l’ultimo sognatore in un mondo di maiali.
Cyrano è lo spirito dei cavalieri.
Cyrano è l’eroe che tutti avremmo amato.
Cyrano è l’eroe che tutti portiamo dentro.
Cyrano contro ruffiani, porci e servi.
Cyrano e le sue lettere di amore.
Ecco una pietra miliare della canzone italiana ed europea.


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RFID

by claudio on mag.17, 2009, under Controinformazione

Non so se tutto ciò abbia a che fare con forze demoniache o numeri fatidici,  ma qualcun0,  ha identificato lapocalittico “marchio della Bestia”  con alcune nuove tecnologie e in particolare i microchip sottocutanei a radiofrequenza RFID (Radio-Rrequency Identification Device), con i quali con tutta probabilità ci troveremo ad aver a che fare molto presto.

Questi congegni, grandi come un chicco di riso, vengono inseriti sotto la pelle (di preferenza nella mano destra) con una specie di siringa apposita, senza bisogno di intervento chirurgico.  Un chip RFID può contenere informazioni relative al portatore, che vengono lette da un apposito scanner.  Esemplari di chip di questo tipo esistono già e vengono regolarmente inseriti nella pelle dei cani per identificarli, ma presto saranno utilizzati per tracciare le merci e già si comincia ad inserirli sull’uomo, per ora soltanto su volontari.

In America vengono utilizzati per agevolare i pagamenti in supermercati, distributori di benzina ecc., ma il loro utilizzo è stato autorizzato anche in medicina per “monitorare” lo stato di salute dei pazienti e leggere le informazioni cliniche ad essi relative.  Proprio in questi giorni, sempre negli USA, circola la proposta di applicarli obbligatoriamente agli immigrati, allo scopo di tenerli sotto controllo.

Il microchip sottocutaneo è in sostanza un sistema di controllo per animali, merci e adesso anche esseri umani. Qualcuno obietterà che già esistono sistemi di controllo e tracciamento come carte di credito, telefoni cellulari, dati personali conservati su supporti digitali ecc, e che quindi il chip RFID è solo un’evoluzione tecnologica che non cambierà nulla nella sostanza rispetto alla nostra privacy.< /p>

Certamente, ma il microchip sottocutaneo è ben altra cosa ed ha ben altre potenzialità. Intanto non è facilmente rimovibile, per farlo occorre un piccolo intervento chirurgico, mentre una carta di credito, una tessera magnetica o un telefonino puoi facilmente buttarlo via quando vuoi.  Ma soprattutto questi microchip, se opportunamente predisposti, possono non soltanto immagazzinare banali dati personali, ma possono anche trasmettere o ricevere impulsi in radiofrequenza, i quali possono essere letti o inviati da qualcuno, e sortire un certo effetto.

Si dice ad esempio che certe radiofrequenze eventualmente inviate possono persino influire sullo stato psichico ed emozionale del portatore.  E si dice che tramite apparecchiature adeguate, magari piazzate su satelliti, sia possibile sapere in qualsiasi momento dove si trova una persona portatrice di chip.

La differenza, come si può facilmente capire, è enorme, e così anche le implicazioni sulla privacy ma potenzialmente anche sulla libertà personale. Tutto dipenderà da quale uso vorranno farne i produttori e soprattutto chi avrà la gestione dei lettori scanner, o di altri apparecchi atti a ricevere o inviare impulsi a radiofrequenza. Il potere che avranno le autorità o le società che saranno in possesso di questi apparecchi sarà enorme, e chi potrà garantire che costoro ne faranno un uso lecito, etico e rispettoso della privacy e della libertà personale? Chi controllerà i controllori?

Il chip RFID sottopelle sarà probabilmente il vero Cavallo di Troia attraverso il quale l’elite che detiene il potere politico-economico, e che è ispirata dalle forze più oscure, cercherà di impadronirsi delle nostre vite  e persino delle nostre coscienze.

Fantasie? Esagerazioni?. Forse, ma forse no. In ogni caso ci pare che ce ne sia abbastanza per essere molto più che diffidenti verso questa novità che presto entrerà di prepotenza nelle nostre vite.

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AUTOMAZIONE

by claudio on mag.17, 2009, under Controinformazione

Il computer diventa guardiano in fabbrica per aumentare l’efficienza ed evitare i tempi morti.
Braccialetti elettronici a dipendenti.
Allarme a Londra: “Così ci spiano”
Dove il sistema è in uso il turn over è aumentato del 300%

LONDRA – Il futuro dei lavoratori manuali,  si pensava un tempo,  sarebbe stato più o meno così:  gli uomini avrebbero dato ordini ai robot, questi avrebbero disciplinatamente obbedito e così gli esseri umani si sarebbero risparmiati le fatiche più dure.  Ma il futuro potrebbe riservarci una brutta sorpresa:  forse saranno i robot a dare gli ordini, e a noi toccherà di obbedire.  Con una nuova tecnologia importata dagli Stati Uniti, infatti,  i lavoratori impiegati in magazzini e depositi della Gran Bretagna hanno cominciato a indossare uno speciale bracciale elettronico computerizzato che registra i loro spostamenti, calcola i ritmi di lavoro e impartisce ordini. Sul bracciale, per esempio, appaiono scritte o segnali luminosi che indicano:  ”Vai alla corsia numero sedici, prendi tre scatoloni dal secondo ripiano, mettili sul montacarichi e portali al camion numero due”.  Contemporaneamente,  il bracciale invia segnali di questo tipo a una sala di controllo: “Il lavoratore numero undici è alla corsia ventiquattro da trentadue minuti”. Un po’ troppo tempo: non si sarà appisolato? Non starà mica fumando una sigaretta di nascosto? Oppure:  ”Il lavoratore numero sei è andato alla toilette, è la seconda volta dall’inizio del turno”.  Di nuovo? Cos’ha, la diarrea? O è uno scansafatiche?

Può sembrare uno scherzo, invece è una cosa seria: diecimila lavoratori indossano già il bracciale-computer, il numero aumenta progressivamente, una trentina di aziende lo hanno adottato nei loro depositi da un capo all’altro del Regno Unito, tra cui catene di supermercati e grandi magazzini come Tesco, Marks&Spencer, Sainsbury e Boots, cioè alcune delle maggiori società nazionali. ”E’ un sistema che facilita il lavoro, rendendolo più rapido ed efficiente, non dà alcun fastidio ai lavoratori”,  affermano i portavoce delle aziende coinvolte, sottolineando che il meccanismo è universalmente diffuso in America.

Ma uno studio dell’università di Durham sostiene il contrario: “Anziché rendere il lavoro più efficace, il bracciale elettronico rischia di alienare i lavoratori, privandoli di qualsiasi tipo di iniziativa e di scelta, trasformandoli in automi che prendono ordini da un computer”.  E i sindacati britannici indicano che il turn-over, nei magazzini dove è in uso il bracciale, raggiunge punte del 300 per cento, con dipendenti che si licenziano dopo pochi giorni o addirittura poche ore:  ”Non resteremo a guardare – annunciano – mentre i lavoratori del nostro paese vengono manovrati da dei robot”.

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DOGNITA’

by Duncan on mag.12, 2009, under Resistenza umana

integrita

Leggendo un libro di Leonardo Sciascia, non un romanzo, ma  più un saggio, anzi una raccolta di saggi, un saggio di saggi.. mi colpì una piccola nota, breve ad essere esposta ma lapidaria come un macigno, emblematica e carica di senso.
Quando il fascismo si affermò pretese (anche) dai professori universitari che presassero giuramento di obbedienza. In realtà il regime fascista non aveva maglie ipertotalitarie, come quello staliniano ad esempio.. e in un paese storicamente inefficiente e anarchico come l’Italia, nei fatti i professori universitari non
avrebbero perso molto a livello concreto. Specie coloro che insegnavano materie non “sensibili” e che potessero entrare in collisione con le “dottrine” ufficiali, e quindi coloro che insegnavano materie matematiche, tecniche e altro.. avrebbero visto non molto mutare della loro vita quotidiana e delle loro modalità di
impostare l’insegnamento. Chi insegnava materie umanistiche, filosofia, diritto, storia, avrebbe avuto delle grane in più.. il regime aveva i suoi dogmi da far affermare nelle università. Ma, anche qua, nell’inefficienza di un controllo capillare in stile gestapo, specie nelle periferie i professori universitari avrebbero comunque mantenuto nei fatti una certa libertà di manovra.. e, se molto furbi e abili, tentare, durante le loro lezioni, di fare uscire, anche
qualcosa di non propriamente ortodosso. In sostanza il regime sembrava, almeno per certi settori della società, particolarmente di elité, come i professori universitari, volere soprattutto una formale e inequivocabile dichiarazione di sottomissione e di ubbidienza..come dire.. un completo atto di vassallaggio e di “venerazione” del nuovo potere.. più che andare a sindacare poi effettivamente tutti i concreti atti che questi avrebbero posto in essere.
In sostanza la quasi totalità dei professori universitari non stette poi lì a pensarci più di tanto. Sì, ci furono alcuni che finsero una certa aria vagamente (molto vagamente..) indignata, un tono un pò “forzato”, un pò come a voler preservare una sorta di “dignitas”, di chi fa le cose per forza maggiore, ma in realtà non è convinto. Ma al di là di queste “teatralità” non fu quai mai davvero posta in considerazione la possibilità di una scelta. Era folle solo pensare che ci fosse qualcosa da scegliere. Per quasi tutti l’adesione, l’inginocchiamento e la sottomissione furono immediati e
totali. Non ci fu bisogno di particolari opere di convincimento né di far “tintinnare” minacce e sanzioni. Come un sol uomo, come una sola onda, la dichiarazione venne effettuata. Raramemte si vide nella storia italiana un tale (quasi) perfetto unanimismo.
E del resto.. c’era anche da starci a pensare? In un paese in cui bastava poco per essere messo ai margini loro avevano una posizione di avanguardia e di altissimo prestigio (nell’Italia ottocentesca prima e nell’Italia fascista gentiliana poi il professore universitario aveva una auctoritas e uno status di gran lunga superiori a quelli che può avere attualmente.. era considerato una punta di diamante del pensiero, l’equivalente scientifico e culturare della aristocrazia di sangue). Erano rispettati, ben pagati, considerati dal regime e titolari di molti privilegi. Inoltre, e ciò non guasta, si trattava di un lavoro puramente intellettuale, che non richiedeva manovalanza fisica, ubbidienza a feroci capisquadra, rigide imposizioni di orario.
E ci si poteva immergere nelle passioni  metafisiche e intellettuali di una vita, dedicandosi allo studio e alla pura ricerca. Inoltre tutto il parentado ne aveva un riverbero su un piano di prestigio sociale.
E si sarebbe dovuto rinunciare a tutto, perdere la cattedra, essere annotati nella lista dei “nemici” e dei “sospetti” del regime.. perdere favori, appoggi, riconoscimento.. ricominciare da zero.. solo per non voler fare un “semplice” atto di inchino? Solo per non fare un “semplice” atto di sottomissione? Solo per non prestare un giuramento di obbedienza?
Ma quando mai… tanto i regimi passano, il vento muta, facciamo buon viso a cattivo gioco, e passata la murriana.. noi saremo qui.
E in effetti l’alternativa non fu considerata neanche proponibile. E infatti a non prestare giuramento di obbedienza furono solo in….DODICI!
Proprio così. Su migliaia e migliaia di professori universitari.. solo DODICI non prestarono ubbidienza!
Credo che nella storia non si sia  mai visto un caso di “obiezione di coscienza” di percentuali così infime, sottostanti lo 0,000…ecc.
Quei dodici non giurarono, portando in essi il peso e l’onore della dignità. Facendo qualcosa di molto più grande che salvare la loro singola coscienza. Furono come quelle fiammelle che permettono ad altri di vedere che c’è qualcuno che non si sottomette. Furono come quelle fiammelle a cui alla fine di un Impero si può ri-guardare come
a coloro che furono tra i pochi per cui un popolo non è totalmente sprofondato nella sottomissione e nel conformismo.
Alla caduta del fascismo, furono naturalmente reintegrati. E i loro colleghi ne ebbero malcelato fastidio. Sentivano freddezza e irritazione verso di loro. La loro stessa vista li infastidiva, li amareggiava quasi.

Perché quei dodici smentivano la legge della inevitabilità della corrente, che è il culto di tutte le pecore.
Perché quei dodici, per quanto fossero appena un pugno di uomini, smentivano che non ci fosse alternativa all’obbedienza e che tutti.. tutti avevano dovuto ubbidire.

Perché quei dodici erano l’immagine vivente di ciò che loro non erano stati.

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OSARE

by Duncan on mag.02, 2009, under Resistenza umana, video

Né caldi, né freddi.. tiepidi..
essere adulti qualunque non è realismo, è morte, è noia…
Osare.. e fare quello che nessuno fa mai..
C’è un Mistero nella vita che si chiama MIRACOLO..
Osare è Ribaltare la realtà per come la conosciamo,essere pronti per l’irruzione dello Straordinario nella vita..
Essere Arditi.. come dice Jack in questo video meraviglioso..
rifare per l’undicesima volta la stessa cosa che non ci è riuscita mai, anche se vi siete scornati dieci volte, cento volte. La differenza sta lì. Troppi mollano.  Troppi cambiano traiettoria. Troppi tornano indietro con la coda tra le gambe.
Sbattete contro il muro cento volte, mille volte? Ritornerete a scornarvi la centounaesima volta, la milleunaesima volta.
Noi siamo il nostro stesso cane lupo. La gabbia piace, rassicura, distrugge.
Meglio Osare e fare figuracce di cacca, mille volte meglio osare e perdere tutto che bere la cicuta goccia a goccia, dilazionando la morte in interminabili rate.
Non me ne importa nulla delle scornate. E’ terribile, terribile, una vita in cui non si sia mai osato.
E non accontentevi. Non accontentiamoci. Anche di una donna, di un uomo.. tanto per avere una donna o un uomo. Qualunque essi siano. Una donna o un uomo “qualunque”, come dice Jack.
Pretendete un essere speciale per la vostra vita. Pretendete di stare con qualcuno che non “si accontenta” di voi, qualcuno che vi renda il  sangue bollente, e l’anima leggera.
Osare è come una bestemmia, una santa bestemmia.
C’è qualcosa di eroico che mormora nel Cuore..
“In realtà sono tre le espressioni che amo. Un verbo, un’agettivo e una parola. Osare, audace e speranza. Che è una parola di guerra e non di pace, una parola di fuoco. Speranza è una parola da combattimento”.

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