Archive for luglio, 2009
L’ESERCIZIO DELLA TIGRE
by Duncan on lug.28, 2009, under Disciplina, Musica, Resistenza umana

Davvero in questa calda serata di luglio, appena appena scodellato dalla strada a casa, e ancora acerbo e refrattario al sonno, davvero non ricordo se già, incueata o inculata negli anfratti o nei frattaloni di qualche post vi abbia (io, il presente, il qui medesimo, letamaio dei letamai Sir Alfred Lupmannar Coschier detto Duncan) già parlato dell’esercizio della Tigre.
Se così fosse.. Dio ce ne scampi… mi perdonerete.
O meglio no.. non perdonatemi.. e anzi procedete a una lapidazione
vecchio stile.. pietre grosse e acuminate. Credo di meritarla dopo le
tante malefatte con le quali ho infestato questo pianeta.
Veniamo a voi pards, gringos, buscaderos, guerriglieros, camineros.. e chi più ne ha più ne strametta.. ma mi raccomando.. il thè sia caldo, per domani a colazione. Offro io.. te di ortica amaro e biscottazzi duri na petra al sapore di scorza di cranio.
Andiamo a noi..
L’esercizio della Tigre è una pratica dal retroterra millenario. Sotto cangianti vesti o mutamenti di dettaglio esiste da tempo immemorabile.
La sua origine è orientale. Ma la sua applicazione può essere (es è stata) praticamente ovunque.
Questo esercizio libera e canalizza le tensioni accumulate negli anni nel corpo. Tensioni che, col tempo, si cristallizzano quasi, come blocchi e rigidità, nei tessuti e nelle fasce muscolari. E’ come se le molte rabbie, angosce, “avviluppamenti di intestino”, colpi inaspettati, parole violente e che feriscono.. che ci sono venuti addosso, lasciassero un segno non solo a livello interiore ma anche nel nostro sistema biologio. Parlare di tensioni psico-fisiche allora esprime perfettamente il senso di quello che entra in gioco.
Ma è questo ma non solo questo. A volte è come una vibrazione più alta che non abbiamo mai suonato. Un pugno che non abbiamo mai dato. Un gesto che non abbiamo mai fatto. Un andare fuori righe che non ci siamo mai concessi, sempre così attenti a rispettare lo spartito.
A volte è un urlo..
Questo è un esercizio di liberazione.
Devi immaginare di essere una tigre. Sei alzato e bello eretto.
Cominci piano piano ad agitare le braccia davanti a te, con un fare ritmico, alzi una, la abbassi, e mentre si sta abbassando già l’altra è alzata. E mentre le braccia si muovono le mani sono come grinfie, che lanciano zampate nell’aria. Mentre fai questo immagini di essere davvero una tigre, che si muove, si agita, prende coraggio, vigore, mette in moto il suo Sacro Furore. Anche il viso è teso, concentrato, occhi fissi.
Tu immagini di essere una tigre.
Tu senti di essere una tigre.
Tu SEI una tigre.
I movimenti diventano sempre più rapidi, sempre più impetuosi. E’ una accellerazione lenta, ma progressiva. E man mano che alzi e abbassi le braccia; man mano che lanci le tue zampate.. immagini come se con quelle grinfie potenti di tigre frantumassi ostacoli, blocchi, rigidità, paure. Puoi anche vedere cose e situazioni, vicende del passato, momenti dolorosi, rospi inghiottiti, attimi di smarrimento, umiliazioni da parte di altri.
Ma stavolta il gioco è cambiato. Non sei indifeso, non sei alla mercé di nessuno, non subisci.
Ma sei la Tigre Possente che Scuote la Terra. Occhi di fuoco, fierezza indomita, ti muovi danzando e sdradicando ogni ostacolo. E allora puoi immaginare le ombre e i dolori, i blocchi e le catene passate e “vedere” come ogni zampata frantuma tutto.
Continui ad accellerare. Sempre più rapido. Sempre più impetuoso. Stai sudando. Il respiro è accellerato. Quando hai raggiunto il momento dello sforzo maggiore, della velocità più intensa… a un certo punto.. fai esplodere tutto con..
UN URLO FINALE.
Esatto. All’apice della “corsa” e della tensione… tendi il collo, spalanchi la bocca e lanci un urlo con tutta la forza che hai. Urli come non hai mai urlato in vita tua. Come un animale selvaggio nella ùforesta selvaggia. Un urlo primigenio, atavico, titanico, liberatorio.
E’ come se con quell’urlo cacciassi fuori secoli di rabbia, di rospi inghiottiti e di tensioni.
E’ come se sfidassi ogni limite.
Come se alzassi la testa come non l’hai mai alzata.
Come se gridassi al mondo che tu sei quello che sei, e nessuno potrà più legarti mani e piedi, nessuno potrà più farti stare in ginocchio, nessuno potrà più spegnerti.
E’ un urlo un pò folle, un urlo di sacro furore, un urlo di entusiasmo, un urlo di riaffermazione.
Naturalmente potreste trovarvi in un ambiente dove non è “opportuno” che lanciate tale urlo animalesco se non volete che pensino che siete completamente pazzi o che chiamino l’esercito.
Allora farete l’esercizio con modalità “ridotta”, o con modalità “silenziosa”.
Al momento dell’Urlo, cioè, contraete comunque il collo, spalancate la bocca.. manifestate il contegno di chi urla con tutto se stesso, ma fate uscire un suono ridotto, compatibile con l’ambiente; o non fate uscire alcun suono, se il contesto non lo permette (immaginate) che siete in una stanza e nelle altre ci siano altre persone.. non credo proprio che vorreste essere sentiti urlare.
Anche con modalità ridotta o silenziosa è assolutamente benefico.
Tuttavia, al posto vostro proverei almeno UNA volta a fare l’esercizio integrale. Ad andare in un luogo cioè dove nessuno può darvi noie o sentirvi; dove potete fare insomma quel che minchia vi pare… e là, provare, forse per la prima volta nella vostra vita, a lanciare un urlo da fare impallidire Tarzan. Un urlo con quanto fiato avete in gola. Urlo da far tremare le montagne.
Salutamos
Lame dell’Ovest
by Alpha Scorpii on lug.24, 2009, under Controinformazione
La tradizione marziale occidentale non è nota come quella orientale, per un motivo apparentemente troppo semplice: non è stata codificata ne’ associata dichiaratamente ad una serie di considerazioni mistiche e filosofiche. Tuttavia, esiste. Una volta, uno dei miei due maestri di Aikido mi disse a fine lezione, mentre riponevamo le spade nelle borse: “Sai, non è che i Romani queste cose non sapessero farle.”- alludendo ad una leva articolare che poco prima mi aveva fatto un male cane a un braccio. Il Sensei intendeva dire che qualunque popolo abbia conosciuto la realtà del Combattimento- e tutti l’han conosciuta, perché l’Umanità ha conosciuto, pare, soltanto 250 anni in tutto senza guerre- ha imparato i principi fisici e psichici del vincere nella Lotta. Ma a partire dal monaco Bodhidharma che fondò il Kung-Fu, proseguendo lungo la tradizione giapponese sua figlia e anche ‘nipote’ (il Karate è recente, ad esempio), gli orientali hanno codificato con nomi precisi le tecniche di lotta, chi secondo associazioni Taoiste (Arti Cinesi), chi secondo associazioni Zeniste (Arti Giapponesi). E “noi”? Noi beh, abbiamo Lancillotto. E un punto di forza secondo me della cultura Occidentale, è che ci siamo sempre concentrati sul valore epico e sentimentale delle cose, e meno sulla tecnica in senso stretto: se un guerriero Giapponese passa tutta la vita a cercare la postura ideale per incutere rispetto e vincere senza nemmeno colpire, e magari muore in un momento di Illuminazione trovando il Colpo Perfetto, il Cavaliere occidentale magari lo troverà per caso il Colpo Perfetto, ma starà combattendo come una belva per la sua Dama. Questa è la vera differenza fra i due approcci: uno è romantico, l’altro è astratto. In fondo, il detto agostiniano “Ama e fa’ come ti pare” ha lasciato i cavalieri Cristiani liberi riguardo alle pratiche meditative o alle tecniche di lotta: non c’era un Nirvana da raggiungere attraverso l’Arte della Spada, ma di certo c’era un mostro da uccidere. Riguardo allo stile e alla qualità, io posso parlarvene per esperienza, perché personalmente mi alleno tutti i giorni sia con spada orientale sia con spada occidentale. Tutto dipende dalla propensione del guerriero: sebbene ci siano spesso i fanatici di uno stile, la realtà è che tutto si correla al “tuo tipo” di arma e al tuo stile più congeniale. Ovvio che la spada dritta cinese (Jian) è un’arma leggerissima ed agile, elegante, la cui struttura e concezione rivela un’attitudine a colpire efficacemente polsi e gola, parti vulnerabili, e non certo a scontrarsi con un’armatura! Viceversa, la sciabola cinese (Dao) è un’arma rapida, forte, anche brutale dove serve, che sa essere spada e machete a seconda della situazione, e chi la usa si muove come una tigre, con molte rotazioni e colpi “vorticosi” e scattanti. La katana giapponese è adatta a tutti, perché è maneggevole, però usarla a una sola mano richiede grande perizia: questo perché una cosa che gli orientali non hanno mai avuto simpatica (a parte in India) è lo scudo. Lo scudo è un oggetto tipicamente ‘nostrano’, nel senso che l’idea di una barriera fisica, solida ed efficace, e rumorosa, da tenere con un forte braccio a difesa del corpo, è un concetto poco zenista in effetti. Ma non crediate, tornando al tema principale, che la nostra tradizione occidentale sia rozza, ANZI: lo scudo fa parte di un insieme di strumenti del Guerriero che ha un simbolismo preciso. Come San Paolo scrive nella Lettera agli Efesini, ogni parte dell’Armatura simboleggia una funzione spirituale: ad esempio, nella tradizione cavalleresca, ma ancor prima in quella classica (Greca e Romana) l’Elmo è la facoltà del Guerriero di mascherarsi, di rendersi invisibile all’occorrenza (l’Elmo di Ade), così come i samurai del resto portavano raffinate maschere sull’elmo. Spesso le giunture dell’armatura medievale erano ornate a guisa di teste di animali o creature fantastiche, come nell’atto di “vomitare” le membra del guerriero (espressione che usa Franco Cardini nel suo ottimo libro Alle Radici della Cavalleria Medievale). E per quanto concerne le spade, la Spada Occidentale è un capolavoro di simbologia e tecnica: tutti conoscono la prodigiosa metallurgia della Katana, ma a prescindere dalla tecnica impiegata per la lama, la Spada Occidentale ha una struttura, una forma interessante: è una Croce, ed è uno schema dell’Essere Umano. Il pomolo è la testa, collegato alla lama da una radice chiamata codolo: siccome il pomolo della spada ne garantisce l’equilibrio e quindi l’efficacia in mano, è evidente che ciò ricorda al Cavaliere che la funzione del Pensiero è quella di rendere efficiaci le Passioni e le forze istintive. La guardia, perpendicolare all’impugnatura, è come le clavicole del corpo: un crocevia fra l’elemento di Controllo e la parte agente e distruttiva (la lama). E la Lama è quella parte che agisce senza poter essere toccata troppo, come la colonna vertebrale affonda nel corpo tutto, con la sua punta aguzza in fondo (il sacro). Ci sono parti della Psiche che possono solo essere usate o vissute, ma non toccate o impugnate. Così, quando il Cavaliere adora la Spada in forma di Croce, sta meditando profondamente sulla stessa Struttura della Psiche, e anche per questo motivo, io quando ne ho occasione (praticamente ogni anno, se ci riesco) vado a Chiusdino (Toscana) ad adorare la Spada di San Galgano, che nel 1180 il Santo confisse profondamente nella roccia facendone una croce. E lì nel cortile del santuario, mi alleno con la mia spada, ricordando che la Tradizione della Spada Sacra vive in eterno.
Per quale motivo un astrologo non può dirvi proprio tutto
by Alpha Scorpii on lug.24, 2009, under Controinformazione
Pochi giorni fa, una ragazza a cui ho fatto il Tema Astrale senza mai incontrarla, dopo averlo ricevuto si è bizzarramente definita delusa in quanto lei si aspettava che un astrologo le dicesse non genericamente Carattere e Destino (come se fosse poco), ma dove, quando e in che circostanze avrebbe incontrato l’uomo della sua vita, e quanti figli avrebbe avuto e di che sesso. Asserendo che un’astrologa amica sua sapeva farlo. Al che, io le ho risposto fin troppo educatamente, spiegandole che probabilmente la sua amica è sensitiva, dacché non esiste un metodo sicuro per definire dove incontrerai l’Amore e quanti figli avrai. Al massimo, posso dirti che rapporto hai coi figli, oppure in che ambiti tendi a ricercare l’Amore o a trovarlo, ma non certo dove incontrerai il famigerato uomo della tua vita. E ho aggiunto che a meno che non sia sensitiva questa astrologa (detto per inciso? Perché allora l’hai chiesto a me l’Oroscopo, scusa?), è probabile che abbia titillato il suo dannato ego femminile, che per espereinza so essere sordo a TUTTO fuorché alla formula magica “uomo della tua vita che si mette con te lasciando quella stronza con cui sta solo per paura del grande amore che saresti tu ma non vuole accettarlo”. Oltretutto, la signorina mi ha insultato non avvedendosi del fatto che le avevo perfino detto azzeccandoci, senza conoscerla ne vederla, che ha un’imperfezione all’osso sacro- cosa piuttosto mirabile se si pensa che l’ho desunto dal suo Quadro Astrale. Ma pazienza. PERCHE’ UN ASTROLOGO NON PUO’ DIRVI TUTTO TUTTO? Perché le Stelle parlano per linguaggi simbolici, archetipici, e ogni pianeta ha simbologia maggiori e minori. In un Tema Astrale vanno considerate tutte queste cose:
- posizione dei Pianeti nei Segni;
- posizione dei Pianeti nelle Case;
- aspetti dei Pianeti fra loro;
- i transiti dei pianeti di ora su quelli di nascita, se vuole previsioni o un commento su questo periodo;
- sommare il tutto, considerando le interazioni e le varie sfumature.
Perché? Perché ad esempio, la Luna simboleggia l’Anima Yin, la Donna, l’Emozione, la Memoria eccetera; ma simboleggia anche il Sonno, il Seno, l’Acqua nel corpo. Poniamo che una donna abbia una Luna in Toro: di per sé, isolata, questa posizione indica semplicemente una femminilità da matrona fertile, grosse tette e piacere nel fare il pane al marito, diciamo. E però magari vediamo anche che questa donna ha Venere in Gemelli, esattamente a 30° di distanza da quella Luna: si chiama semisestile, ossia quando due pianeti distano 30° con un margine di massimo 2° (28°-32°). Ecco, gia le cose sfumano: questa donna è sì matrona agreste, ma non tanto in Amore: lo è nel fare il pane al suo uomo, nel voler camminare a piedi nudi sulla terra, ma il suo senso estetico e la sua sensualità (Venere) sono adolescenziali, cerebrali e un po’ mondani, ossia sarà una che impasta il pane, ma con una forte componente di divertimento manuale (Gemelli = mani e arti superiori), e poi nell’amare non nutrirà soltanto il suo compagno, ma vorrà anche che lui le parli, la stimoli, le racconti cose e la faccia ridere, se no si annoia (tipico di Venere in Gemelli). Ma ancora: non è finita qui, vediamo che questa donna ipotetica ha anche l’Ascendente Capricorno: allora questa femminilità rurale non sarà manifesta al 100%, anzi, avremo una donna magari con un bel seno pieno e vitale (Luna in Toro) MA che non lo mostra, stranamente preferendo mostrare le gambe e la schiena (Capricorno), oppure lamentando fastidi alle gambe che magari passano quando sta a contatto con la Terra di cui prima. Sono combinazioni. Già una donna che avesse la stessa Luna in Toro, ma a 180° da Saturno (opposizione), magari fra IV e X Casa (Radici e Carriera) sarà una che POTENZIALMENTE sarebbe una serena donna di campagna, ma il lavoro in città e il “dovere” (Saturno) non le permettono di realizzare la sua utopia di tanti figli, le galline nell’aia e pane fatto in casa per tutti. A tutto ciò aggiungiamo le simbologie minori: la Luna è anche il Sonno, quindi se questa donna da me voleva sapere qualcosa sui suoi sogni premonitori che ogni tanto le vengono, io anziché concentrarmi su altre simbologie lunari guardo il Tema e noto che la sua Luna taurina è anche a 60° dal Sole in Cancro (Sestile), il che promette buone dormite e sogni soprattutto concernenti la pace e le figure genitoriali (Sole e Luna). Se fosse stato invece un cattivo aspetto da Marte sulla Luna, poteva fare spesso sogni di violenza, tipo sogni in cui veniva violentata o faceva incidenti, oppure sogni in cui lei stessa aveva attacchi d’ira isterica (Luna-Marte, emotività e ira). Per allenare una mia amica e apprendista all’arte della lettura delle Stelle, io le do ogni tanto dei compiti in cui le pongo una combinazione planetaria, e le dico di trovarmene due o tre interpretazioni. Ad esempio:
“Marte congiunto a Giove e Luna in XI Casa, con buon aspetto collaterale da Saturno”
e lei ipotizza: “Beh, l’XI Casa sono gli Amici, no? Giove può indicare amici influenti o simpatici; Marte… la Luna… amici di ambo i sessi, anche femmine, un po’ iracondi, un po’ guasconi… però in circostanze serie (Saturno).”
“Sì, brava, però si può anche fare qualcosa di comico: Giove se vogliamo è anche la vista e l’esibizione. Sbizzarrisciti.”
“Si esibisce con gli amici, litigano e vengono scacciati da un tutore dell’ordine (Saturno).”
“Sì, anche. Oppure: vuole esibire l’uccello (Giove-Marte) a un’amica (Luna in XI, donna – amicizie), sproloquiando (Giove) che lui lo ha durissimo (Marte-Saturno), ma lei lo guarda con rimprovero scuotendo la testa (Saturno)!”
“Ha ha! Oppure senti questa: ha amici influenti (Giove) in ambito militare e di difesa (Marte) che sono anche amici della madre (Luna), ma comunque è disposto a sudarsela e a meritare quel che desidera (Saturno).”
E così via. Va da sé che ci sono miriadi di sfumature, e io, a parte dirti che “per te l’Amore accade in circostanze di crescita, come durante i viaggi o gli studi”- come accade quando vedo Venere in IX Casa, non posso dirti chi sarà che sposerai: al massimo che tipo ti piace, o che matrimonio avrai (difficile, facile, nido sicuro, uomo di potere o amante torbido). Anche perché, ecco, Venere in IX: Venere è anche come ami, per cui Venere nel settore dei viaggi può indicare non solo che ti innamori all’estero, ma anche che l’Amore per questa persona è un ideale per cui elevarsi e compiere imprese ad ampio raggio (IX Casa = Viaggi, Ideali, Religione). Poi ci sono le sfumature fra amanti: ad esempio una donna con Marte in Toro amerà esser presa da un amante robusto e d’animo genuino e affidabile, possibilmente in posizioni naturali e decisamente poco “da Kamasutra”, ma Marte è anche la rabbia di lei stessa: se lo interpretiamo come la sua aggressività, quel Marte in Toro indica che lei tende a incazzarsi soprattutto per difesa, e contro chi minaccia la sua pace bucolica. E così via. Quindi, mi rivolgo soprattutto alle donne che sono il 90% delle consultanti di noi astrologi, un astrologo non può dirvi per filo e per segno se il datore di lavoro fedifrago lascerà la classica moglie “che tanto con lei ormai il rapporto è finito e ora la lascia” per voi. Guardando i TRANSITI, potrà dirvi però che fra un mese cessa un’ostilità di Saturno che vi portavate dietro da un annetto buono, e che siccome poi fra un mese entra pure Venere nella vostra VII Casa, potrebbe aprirsi un bel periodo per le unioni e la coppia. Ma, mi dispiace per voi, non esiste un pianeta chiamato “quella stronza della moglie che lo opprime”! Abbiate pazienza!
Le Ere Zodiacali: la Precessione degli Equinozi e lo spirito delle Ere
by Alpha Scorpii on lug.23, 2009, under Controinformazione
Per l’Astrologo, la Storia non è solo Sociologia e Geografia. E’ lo sfumare delle forze degli Dei. Del resto, la Storia e lo Spirito del Mondo vanno insieme, e questo fece dire a un filosofo, parlando di Napoleone, “ho visto lo Spirito del Mondo passare a cavallo”. Da tempo sentite dire “Siamo nell’Era dell’Aquario”: se sentite la canzone Hair, noterete che dice espressamente alcune cose proprio astrologiche, parla di posizioni planetarie e giubila “Age of Aquarius / Age of Aquariuuuuus…/ Aquariuuuuus…”- eccetera. Bene, dice effettivamente quel che è avvenuto attorno al 1962, quando è entrata l’Era dell’Aquario. OSSIA: l’asse terrestre non è sempre puntato nella stessa direzione, perché la Terra nel tempo oscilla come una trottola sul punto di rallentare, cioè genera- a voler essere geometrici- un margine biconico entro cui si muove la direzione dell’asse del Pianeta. La stessa Stella Polare di oggi non è la Stella Polare di qualche Era fa, quando infatti era una delle stelle del Drago, Al Thuban. Per cui, se idealmente l’Equinozio primaverile dovrebbe vedere l’asse puntato a 0° dell’Ariete (fra Ariete e Pesci), di fatto, ASTRONOMICAMENTE punta a ritroso, di 2000 anni in 2000 anni circa, verso le altre costellazioni: adesso, quindi, e per altri due millenni circa, punta verso la costellazione dell’Aquario. Vanno a ritroso le Ere: cioè, Ariete, Pesci, Aquario… CIO NON TOGLIE che il 21 Marzo è Primavera, ed è Ariete, perché strano a dirsi, ma l’Astrologia è legata alle STAGIONI e non pedissequamente alle Costellazioni, che infatti sarebbero ben più di 12 e non occupano nemmeno settori di uguali proporzioni nel Cielo. Comunque, tranquilli, fra poco più di 20000 anni l’Equinozio torna sull’Ariete. Siate pazienti, su. O:-) Bene, chiarito l’aspetto tecnico, andiamo a verificare:
ERA DEL TORO (asse Toro-Scorpione): dalla Mesopotamia fino all’Esodo. Beh, non a caso nacquero i primi culti tellurici, con la Tauromachia e le divinità femminili dalle tette poderose. Furono fondate le prime città civili- il Toro è Struttura e Solidità, Nutrimento, e Ponderazione. E poi, gli Egizi: il loro primo Re ebbe il nome del Segno opposto al Toro, il Re Scorpione. E notiamo infatti l’Ombra di queste civiltà dai monumenti massicci: il culto dei Morti egizio, e lo strano destino delle divinità mesopotamiche, che vennero associate ai Demoni dai cristiani delle epoche successive: Astarte che fu fraintesa come demone Astaroth, il Melek (letteralmente “Re”) che degenerò in Moloch, Baal (“il Signore”) che fu frainteso come demone feroce, ecc. …
ERA DELL’ARIETE (asse Ariete-Bilancia): dall’Esodo all’Anno Zero. Mosé, guidando il popolo sotto il simbolo di un corno di Montone, si incazzò contro il Vitello d’Oro anche perché l’Era del Toro era finita. L’Era dell’Ariete ovviamente partì con il culto del Dio degli Eserciti, e vide l’Impero Romano, le guerre degli antichi Greci e tutte queste cose arietine. Ma anche, secondo il riflesso dialettico della Bilancia, la civiltà Ateniese e la nascita della Democrazia e dell’Umanesimo in senso ellenico. Inutile dire che, anche nelle civiltà più politiche e filosofiche, nell’Era dell’Ariete il potere era puramente virile, e questo fu il passaggio che le teorie femministe tanto rimarcano accusando gli Achei-Ariete di aver soppiantato le civiltà matriarcali-telluriche-Toro nella Guerra di Troia. Quel che però queste femministe ignorano è che tutto ciò è solo 1/6 della Storia Zodiacale, perché Toro e Ariete sono solo DUE Segni su 12.
ERA DEI PESCI (asse Pesci-Vergine): dall’Anno Zero agli anni ’60 nostri. I Pesci sono rovesciatori come l’Appeso dei Tarocchi: l’Era dei Pesci cominciò con un Maestro che definendosi Agnello e Pesce (a cavallo fra le due Ere di Ariete e Pesci!), disse “Beati gli ultimi”. Nacque con una religione che poneva in alto un Messia crocifisso e indicava come prediletti di Dio i lebbrosi, i malati, i miracolati, e come ottusi i generali, gli imperatori e i giuramenti. Del resto, questa Era finì anche a breve distanza dalla Legge Basaglia, che liberava i matti dai manicomi. Fu anche l’Era dei monoteismi rigidi (l’Islam anche nacque nell’Era dei Pesci) e delle Crociate, e di molte trasformazioni filosofiche e culturali. Col culto della Madonna come riflesso Vergine, vistosamente. E anche l’ascesa di una cultura tecnologica: questa Era iniziò a sfumare nella successiva con l’industrializzazione crescente.
ERA DELL’AQUARIO (asse Aquario-Leone): dal 1962 a oggi. E’ appena nata ma si è fatta sentire: l’Era del Progresso e della Tecnocrazia. Addirittura, negli anni ’60 sono cominciati i viaggi spaziali (Aquario = Urano = Cielo e Fantascienza), e sono usciti di moda i famosi “valori” pescini di Fede, Misticismo fideista e Romanticismo. Dio viene sempre più concepito come un’astratta “Energia” vibrazionale, e non a caso l’Aquario è tutto ciò che è ondulatorio e non corpuscolare, cioè onda e non Centro (Leone).
I Segni dell’Estate
by Alpha Scorpii on lug.23, 2009, under Controinformazione
Siamo entrati nell’Estate, un mese fa, col Solstizio: la stagione di 3 Segni Zodiacali che rappresentano tre aspetti di questa Stagione radiosa. IL CANCRO è l’Utero Cosmico da cui emerge la Vita: dopo la ‘caduta’ umana dei Gemelli, nel Cancro troviamo quella capacità di Emozione che consente la Vita come il suo simbolo, l’Acqua. In effetti, è il primo Segno di Acqua, e siccome i Segni dello stesso Elemento rappresentano evoluzioni o aspetti crescenti dello stesso Principio, il Cancro è il primo aspetto emotivo: praticamente, Memoria ed Emotività. E’ l’Infanzia: il settore correlato concettualmente al Cancro, la IV Casa, è il campo del Tema Astrale dove si possono studiare le condizioni dell’infanzia del soggetto. Mitologicamente, il Cancro è quel Karkinos che venne inviato subdolamente dalla Dea Hera ad attanagliare il tallone di Eracle/Ercole mentre lottava con l’Idra. C’è un bel 2 + 2, qui: Idra = Acqua, Eracle = Eroe Solare (attraversa le 12 fatiche come il Sole i 12 Segni), il Granchio lo disturba mentre sta mozzando e cauterizzando i colli dell’Idra. Anche nel Tarocco LA LUNA, il Numero XVIII, c’è un gambero che emerge da una pozza d’acqua, davanti ad una strada verso l’Ignoto. Il granchio e il gambero non si muovono in avanti, ma di lato o indietro: rappresentano quelle dissolvenze e quei ricordi che tengono lattosamente nel Passato, in un liquido amniotico di sensazioni e di suggestioni, ma anche creando quell’inerzia che, in nome di presunti sentimenti o presunte vere emozioni, trattengono nascondendo la paura del Nuove, della Vita e dell’Azione. Al positivo invece, è proprio l’E-MOZIONE a muoverci e motivarci. Memoria ed Emozione: il dottor Emoto, che guarda caso è del Cancro ed ha la radice “emot-“ anche nel nome (!), è un pioniere degli studi sulla Memoria dell’Acqua. In effetti l’Emozione è come l’Acqua: fluisce quando non è congelata, ingombra di più quando si congela, ed è un fluido basilare che assume la forma delle cose che riempie o che vanno dentro di lei: come a dire, non è il tuo amante che ti produce emozioni, ma è la tua energia emotiva che si plasma acquaticamente sulla sagoma del tuo amante. Parlavo prima di suggestioni e liquidi amniotici: beh, basta dare un’occhiatina alle date di nascita degli scrittori famosi per notare come ci sia un numero di Cancri sproporzionato: Proust, Kafka, Pirandello, Leopardi, Neruda sono solo 4, i più lampanti. Proust scrisse un libro enorme partendo dal fatto che la madre non gli aveva dato il bacetto della buonanotte; e un’altra storia partendo dal sapore di un biscotto che gli aveva scatenato ricordi. Sono fatti così- a proposito di “siamo fatti così”, anche Cristina D’Avena ovviamente è del Cancro, e ha dedicato all’Infanzia tutta la sua vita- vivono di sentimenti embrionali, di emozioni sottomarine, e la loro vita è una barriera corallina di cianfrusaglie, carillon e formidabili difese. Difese che possono andare da una cultura spaventosa a un’idea-casa, al culturismo: i più palestrati di tutti sono i Cancro, stranamente, più ancora che gli Arieti ipervirili: Stallone è del Cancro, e anche Vin Diesel, entrambi però hanno recitato in film che tradivano la loro natura Cancerina: Stallone con “Attento o mamma spara” e Diesel con “Operazione Tata”, nella cui locandina indossava biberon come bombe sulla cartucciera. Insomma, alla fine il Cancro emerge. Come non ricordare il pianto inaspettato di Rambo alla fine del primo film? O anche Mike Tyson, Cancro, che sì ok, sul ring è una belva ma a 13 anni lo chiamavano “Fairy Mike” per la sua voce femminile e flautata, ed era introverso e un po’ Pierrot. Poi dev’essersi incazzato, evidentemente! Anche un Marte natale in Cancro, può sfumare così la virilità di un uomo: Marte in Cancro conferisce una mascolinità atipica, poetica, anti-machista, come se l’elemento fallico assumesse la forma inusuale di sensazioni, poesie, suggestioni, più che del Fallo vero e proprio. Alle donne del Segno va meglio: hanno tutti i pro e contro della Donna archetipica. Io ho spesso fidanzate del Cancro, non so perché, sarà che vado matto per le tette e il Cancro governa il seno nel corpo, fatto sta che anche l’ultima con cui sono stato è del Cancro, ed è finita pochi giorni fa giusto perché faceva un passo avanti e tre gamberate indietro. Sono così: sensuali, nutritive, femminili, emotive, ma anche lunatiche e sempre pronte a far scattare la dissolvenza appena afferrano un oggetto che ricorda loro un ex, o il nonno, o il papà, o le pantofole della nonna- e allora 9 volte su 10, si ritirano nel glu glu amniotico del loro Cancromondo, in posizione fetale, e lì ci restano per un po’. E’ incredibile quante persone del Cancro amano le tartarughe, le lumache, gli animali col guscio insomma. Una ragazza stupenda con cui ho una storia epistolare da un anno, di Genova, realizza dei lavoretti incredibili con la carta e con ogni genere di materiale creativo, e vive in questo suo Cancromondo favolistico e delicato, in cui mi ha dato perfino l’onore di entrare. Non sempre questa natura si palesa: io ormai le Cancrette le fiuto, ma già se una ha Venere in Gemelli, la situazione si fa complessa: sbarazzine apparentemente in Amore, giocose nel Sesso (ne ho avute 2 di fidanzate Cancro con Venere in Gemelli), ma poi usciva fuori eccome la vera natura Lunare. Eccome se usciva.
IL LEONE invece è tutto fuori dal guscio: il Segno del Solleone, cioè il Sol-Leonis, è davvero un passo avanti a quello che lo precede: il Sole è il Centro, il Re, ed è l’Eroe che con la sua Luce dissolve le oscurità. In tutte le culture, il Sole e il Leone sono amati e temuti: il Sole porta siccità se eccede, ma anima tutta la Vita. Il Leone è una animale prodigioso, simbolo di Coraggio, Regalità ma fondamentalmente una belva feroce: il suo ruggito si sente a 8 km di distanza, la sua zampata equivale a 3 volte la mazzata di uno spaccapietre, ed è in grado di accoppiarsi 40 volte in un giorno con raffiche di 10 orgasmi consecutivi a rapporto. Ciononostante, come animale va detto che è anche piuttosto pigro: avete mai visto che fa nei documentari il leone quando non è incazzato? Sbadiglia! Dorme, sbadiglia, e mangia 8 kg di carne al giorno. E tutto sommato, le leonesse sono cazzute quanto i maschi: in effetti, fra i Segni emblemi della Virilità (Ariete, Leone, Capricorno, Scorpione) il Leone è il più equanime riguardo al maschilismo: i nativi del Leone non sono davvero competitivi ne’ crudeli ne’ troppo aggressivi, perché un aggressivo necessita di almeno un po’ di dubbio su se stesso per potersi sfidare, mentre il Leone è centrato su se stesso, è sicuro di essere il migliore automaticamente. La loro ‘aggressività’ è invece d’altro tipo: invadenza nella vita altrui. Io dico sempre che il Leone ha la sindrome dell’ingratitudine altrui: il Leone è capace di vederti vestito male e costringerti ‘per il tuo bene’ a vestirti come dice lui, pagando lui il nuovo guardaroba, salvo poi lamentarsi della tua ingratitudine se tu gli dici “Fatti i cazzi tuoi!”. Gli dai le chiavi di casa per un weekend che stai fuori, e lui di tasca sua ti ristruttura casa, che tu però volevi com’era finora. Come il Cancro è infantile-lunare, il Leone è infantile-solare: se il Cancro è il bambino che ciuccia il pollice nella culla e sogna, il Leone è il bambino che quando vuole giocare gira la faccia all’adulto che sta mangiando e dice “Giochi con me?”. Questa ipertrofia dell’Io in ogni caso è amabile, anche se un nativo del Segno battesse moneta col proprio profilo o andasse in giro con una maglietta con scritto “Dio crede in Me”, sarebbe comunque rintracciabile la bonarietà del suo cuore, e un Leone in qualche modo ti dà sempre l’idea che all’occorrenza ti darebbe un rene a mani nude se ti servisse. E’ difficilissimo che un Leone appaia davvero malvagio o crudele: molto più facile che sia offeso o permaloso, e anche qui non tanto per spirito vulnerabile o cavilloso (da cui è immune), ma per la frustrazione della sua enorme generosità dativa, effusiva. Questa estroversione totale li rende anche immuni alle ombre, ai labirinti dell’Anima più segreta: in fondo, per un Leone, una camicia aperta sul petto e una festa sono una panacea per qualsiasi male esistenziale, ammesso che esistano i mali esistenziali. Spesso rifiutano proprio il Buio: ho visto Leoni dormire con la luce accesa di rito, o vivere allegramente di Notte- infatti la vita notturna è associata curiosamente non tanto allo Scorpione che è il Segno dell’Ombra, o al Cancro che è la Luna, ma al Leone, che rifiuta l’Ombra della Notte e ne fa una propaggine del Giorno, vivendola volentieri da sveglio. C’era un Leone che dimenticava (lapsus da manuale) i fari abbaglianti accesi in pieno giorno: nemmeno le luci di posizione, eh: gli abbaglianti! Storicamente, i Leoni sono sempre stati capi, artisti, potenti: da Mussolini a Napoleone a Fidel Castro (il cui soprannome Leader Maximo suona da cartone animato tipo Optimus Prime di Transformers), ma anche domatori come Nando Orfei, pionieri dell’Epico come Jung (che infatti diede importanza al Sé, quanto di più solare ci sia), e ovviamente artisti abbaglianti come Madonna. E’ curioso come fra l’altro il Leone sia sempre tutto sommato al sicuro in se stesso: anche dopo delusioni d’amore, anche dopo tradimenti, ferite, delusioni, il Leone essendo egocentrico, sente sempre che in fin dei conti il Re è lui e gli altri “se lo sono perso”.
Anche perché comunque, il Leone in genere non “sta con” una persona, ma prende una persona sotto la propria tutela, quindi non è mai pari nel rapporto, e l’altro risulta sempre un po’ satellite.
Inutile dire che nel corpo governa il Cuore, gli Occhi e la Colonna. Anche i pianeti in Leone possono dare occasionali ‘effetti-Leone’ in certi campi della Vita: ad esempio una Venere in Leone può conferire un fascino solare e trasformare in un reato di lesa maestà un ‘due di picche’- anche se magari il soggetto è un’umile Vergine quasi fantozziana.
LA VERGINE, ecco appunto, è il Segno sotto il quale ciò che nel Leone biondeggiava con orgoglio viene impiegato per essere UTILE: il Grano, umano perché impiega 9 mesi per formarsi appieno, viene mietuto, legato, battuto, macinato, impastato e bruciato per farne Pane. Questo ha generato anche paragoni con Cristo, che si fece uomo in 9 mesi, fu catturato, frustato e messo a morte per essere il Pane di Dio. Allora, la Vergine, come disse una sua rappresentante esemplare, Madre Teresa, è “una piccola matita nella mani di Dio”: questa vocazione ad essere usata è il tratto più tipico della Vergine. La Madonna, la cui Natività si festeggia non a caso l’8 Settembre, esordisce nelle Scritture dichiarando “Ecce Ancilla Domini”: Ecco la Serva del Signore. E finché il Signore è Dio, va tutto bene. E’ quando il Signore lo proiettate su qualcuno, care Vergini, che cominciano i guai: la sfida della vostra Vita è scegliervi attentamente il Signore. Innumerevoli sono le Vergini che si accollano a un uomo stronzo o semplicemente disinteressato a loro, così come innumerevoli sono gli uomini Vergine che hanno insospettabili tendenze all’umiltà anche laddove non serve, ad esempio godendo dello svolgere professioni al dettaglio, nell’umile, nel piccolo, o perfino masochisti in senso sessuale. Non vale per tutti in modo matematico, sia chiaro: l’unico tratto di fondo è che nella Vergine, Segno doppio come Gemelli, Sagittario e Pesci (doppio perché chiude la propria stagione) c’è questa contraddizione: legati al Piccolo (donde il luogo comune che “la Vergine è precisa”- non è per forza precisa, è che lavora nel Piccolo, nella Materia), votati a farsi strumento di qualcosa di superiore, e sempre pronti ad esplodere. Esplodere in che senso? Nel senso che vi faccio una carrellata di Vergini esplosive: Freddy Mercury (Mercury, giustamente, Mercurio è il governatore della Vergine), Loredana Berté, Michael Jackson, Califano. E Califano mi fa pensare anche a Milo Manara, disegnatore porno anch’egli della Vergine, o Petter Hegre, fotografo di nudo femminile. Ricordiamo che quella “M” ripiegata su se stessa che è il geroglifico del Segno, se si scatena diventa come la “M” frecciata dello Scorpione, da cui: scatenamento erotico, vendicatività, trasgressione, letteralmente il “buttarsi via”, l’essere usata sì, ma dalla Dissoluzione. Quando penso alla Vergine penso sempre a Minuetto, canzone scritta da Califano-Vergine per un’altra Vergine, Mia Martini, che giustamente cantò la situazione di una donna dominata sessualmente da un uomo irresistibile. A livello cosmico, sarebbe una metafora della Materia che si lascia plasmare da Dio, tant’è che non è raro che la Vergine abbia in qualche periodo della vita vocazioni mistiche. Conosco una ragazza della Vergine che è passata dall’essere una specie di vampira sexy, ambigua, da “capelli rosso vivo e merletti neri”, ad un Cattolicesimo spietato per cui adesso non vuole nemmeno sentir parlare di oracoli e carte perché “è il Diavolo lo dico per la tua Anima”. Così come conoscevo anche un’altra ragazza, di straordinaria intelligenza e piacevole conversazione, nonché seduttrice compulsiva, che mi disse un giorno, all’ennesimo amante con cui tradiva il fidanzato, che a volte vagheggiava un’utopia personale di prostituzione ufficiale, libera, con tanto di targa di ottone sulla porta (“Sig.na XY, Prostituta”), addirittura con un risvolto sanitario (tipicamente Vergine!): cioè che avrebbe potuto dare lavoro dignitoso, come zoccole, a tante ragazze sfruttate sulla strada. L’igiene è una cosa che colpisce sempre, nella Vergine: questa ragazza dimostrava una strana severità quando parlava dei suoi futuri figli: niente merendine, niente quello, niente quell’altro, solo sani prodotti della Terra. E anche nell’atto sessuale, questa ragazza rivelava al contempo grande erotismo mentale (da scrittrice erotica) ma anche disgusto per la sporcizia. Nettezza e promiscuità, insomma. Michael Jackson in fondo, per quanto star, era fissato con i germi e l’idea di Purezza. Il che ci riporta anche ad un aspetto meno scabroso della Vergine: l’interesse per la Tecnica, che va dalla Meccanica alla Biologia (microrganismi, appunto): sono moltissime le Vergini nel campo della Biologia, dell’Elettronica, ovunque ci sia un meccanismo che funzioni. E’ una grande soddisfazione per la Vergine ultimare il circuito, premere l’interruttore e vedere che effettivamente si accende. Le grandi scoperte sulle cellule, sulla microelettronica e su tutte le cose che si possono mettere in provetta, avvengono sempre con transiti planetari sulla Vergine (o Vergine-Aquario, che sono rispettivamente Tecnica e Progresso): di qui anche la tendenza della Vergine a conservare e riprodurre sotto controllo la Vita, qualità tipica della Scienza moderna: isolare cellule, capire come funzionano, e usarle (USARE, verbo chiave del Segno!). Mentre infatti il Segno opposto, i Pesci, è Sacrificio dell’Ego e Dissoluzione, la Vergine è Sacrificio e Organizzazione Utile: quindi attenzione anche per il corporeo e il buon funzionamento del corpo, infatti se incontrate un Vergine istruttore di palestra è probabilissimo che la sua spinta segreta non sia tanto essere una bestia di muscoli (tipo Leone, Ariete ecc.), ma appassionarsi alla natura dei muscoli e alla forma fisica.
Fisicamente, la Vergine tutela neuroni, intestino e dita delle mani: tutte cose che elaborano (cervello e intestino si somigliano sia nella funzione che nell’aspetto) e che ci rendono Homo Faber.
Ma della forma fisica e della Cosmetica parleremo al prossimo Equinozio, riguardo alla Bilancia.
Saluti e buona Estate!
Notte al Bar Mario
by Duncan on lug.23, 2009, under Bellezza, Musica, Poesia

Ecco che alza la mano.
Balla tra i tavoli indiana, ti strapperò i vestiti ad uno ad uno.
Intanto Mario smadonna e tracanna santi e crocifissi nella sua bocca
furiosa.
Ecco che alza la mano.
Gli impolverati buttano il cappello sui piedi per dannarsi col poker.
E il Signore degli Inganni gioca il suo gioca, mostra i trucchi del
Viandante.
Ecco che alza la mano.
I Leoni non divorarono Daniele.. nella fossa drogò il respiro,
e solo fiamma, solo fiamma negli occhi..
Ti porterò nei letti della vendemmia,
ti inchioderò ai muri, e non avrei scampo.
Le trombe suonano e Mario sputa e lava, sputa e lava…
Sempre a credito, sempre a credito..
“Quando pagheranno questa minchia di birra”, e ci sputa,
ci sputa nella birra il bestione, “Beh si bevino pure la sputazza”,
Colera suona il piano, il suonatore cieco, ma le dita cazzo se fanno
rumore..
Dimmi chi sei, mostrami il mosto, quanto miele c’è nel tuo veleno?
E’ l’unico, l’originale, il fuori quota..
è il Signore delle cavalcate…
ecco lo Splendido, l’inimitabile..
dammi le tue redini puledra…
Il fummo dilaga tra la puzza dei fagioli e la lingua di Regina.
Chi siete? datemi un dannato nome, sputatemi la vostra fame..
Ecco che alza la mano,
lasciate la mancia…
finchè c’è ancora puzza di gloria al Bar Mario.
La Cruna del Tempo
by Duncan on lug.18, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Mentre stavo ricercando un vecchio testo che una volta inviai per
email.. tempo immemorabile fa.. prima della Germania… nel ritrovarlo sono passato attraverso pagine e pagine di email scritte negli anni. E fa una certa impressione vedere i titoli delle email su Yahoo che raccontano di tutto un altro periodo e di un altro tempo. Vedi il tuo modo di scrivere, le pulsioni delle tue parole, le persone a cui scrivevi, i blocchi e le rigidità, le incazzature, le emozioni.. e tutto, tutto è diverso.
Per un attimo ti senti invadere dallo scorrere del tempo.
Doccia gelata, ma salutare come era salutare per i Guerrieri sciamani caucasici andare ad allenarsi in Siberia.. a torso nudo. Rinforzavano lo spirito, rinvigorivano il corpo.
Salutare perché il tempo ci scuote, come una campana che trapassa la notte, ci risveglia alle mille piccole onde centrifughe che ci disperdono e ci portano lontano dalle nostre spinte più profonde. La mutevolezza della Grande Ruota ti riporta sul selciato, sul sentiero stretto della reviviscenza.
E le orde dei pensieri vengono ricacciate, i mille teatrini che sorgono su di te come rampicanti e lucertole non sono più così
importanti. In silenzio senti quello che si perde e quello che viene.
In silenzio osservi i tuoi giorni e ammaestri il tuo tempo. In silenzio usi l’urgenza, che viene come inquietudine, ma tu la converti in alleata. Senza urgenza saresti comodo. Senza urgenza ti adageresti.
Nell’urgenza dai vigore al tuo silenzio. Nell’urgenza affili la spada.
Ogni giorno che passa è un monito. Libera e libera. Purifica e purifica. Rendi testimonianza ai tuo battiti. Concentrati sul valore più alto. Screma le idiozie, le conventicole, le parole vuote.
Allenta e rilassa le articolazioni.
Fai salire il livello mentale seguendo la Linea, e poi riportalo indietro.
Rendi tesi i muscoli, sperimenta momenti di tensione totale.
La tensione totale nel buio. E poi espandi il ventre, finché non provi.. calore.
Ecco, ora sei pronto, per ricominciare ancora, e ancora, ogni prossimo giorno che verrà.
Vedi le voci del tempo, coloro che si persero, coloro che tornarno, coloro che sono solo andati a farsi fare un giro. Lasci le porte aperte, ma non vai a caccia. Ciò che tu sei attirerà chi è pronto a venire.
Vedi i frammenti di storie, i volti graffiati sulle querce, le lotte di quartiere, il tuo mondo dai piedi spezzati di tanti anni fa.
Tutto è diverso sotto le onde del tempo. Di quello che ero un tempo quasi nulla è rimasto.
Pietra su pietra, abbattere tutto.
Solo una cosa è rimasta. Il Cuore. Il Cuore non è cambiato..
La notte tramonta. Affilare la spada. Accogliere il silenzio.
Aspettare i demoni.
Passare per la cruna del tempo.
Ogni giorno sarà un giorno da battaglia..
Per la vita e per la morte…
che tutto ciò che esista di degno in questo mondo vi colmi l’anima e il corpo amici miei..
I giorni della nostra vita
by Duncan on lug.11, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Musica, video

Sicuramente conoscete questa canzone.
Meravigliosa essa è. Ehi, sto parlando come il Maestro Yoda di Guerre Stellari.
“Paura forte è, ma non temere non dovrai. Usa la Forza e smarrito non sarai”..:-)
Una stagione finiva e un’altra cominciava. Questo video portava con se un Uomo.
E dove lo portava, amici miei? Oltre le stelle forse, oltre gli anelli di Saturno, nei guanciali immoti e ignoti dei buchi neri? In quale casa aperteaper sempre dietro le Bianche Colline..?..
Questo video è un atto di amore, traboccante di struggimento e malinconia. Come quando la morte bussa, e stava bussando, e tu scavato e sfibrato, ancora lanci i tuoi ultimi fiore, il fiore baciato sulla bocca del vento.. prima di aprire la porta.
Freddy Mercury qui è irriconoscibile. Il trucco rende l’effetto un pò meno straziante, ma può coprire poco. La malattia gli aveva consumato il corpo e le ossa, ma non l’anima. L’anima era pronta ancora per un volo.
Quando vidi questo video trattenni a stenno le lacrime.
Quanta è bella questa vita, proprio quando ci sfugge tra le dita. Ehi Freddy, nei Giardini del Signore ci sono davvero tutti i profumi di ogni tempo? Lattedi miele, sogni costruiti nel granito, i desideri di chi ha avuto le gambe spezzate, le piccole dita degli smarriti puoi toccarle?
Il ritmo dolcemente avvolgente, e così, bussando appena, una delle più memorabili canzone dei Queen usciva fuori. L’ultima canzone dei veri Queen. Non quelle forme senzienti patetiche che cercano di sopravvivere facendosi camaleonti e lucrando sul proprio passato, come cadaveri con gli anabolizzanti. I veri Queen finivano allora.
I veri Queen finivano con Freddy Mercury. Finivano con la sua vita. Finivano con questo immenso atto di amore.
These are the days of our lives.. questi sono i giorni della nostra vita…
Sì sono questi, che ci svegliano la mattina.. “Ehi ci sei?”, e ci inseguono sulla sabbia, ci mordono col pane, e ridono mentre i nostri occhi si velano in un dolcissimo sorriso.
Sono questi che rubiamo palmo a palmo la notte, con questa sete, queste sete che ci portiamo dietro come marchio sulla pelle, questa sete di cui non ci liberermo mai.
Sono questi con tutti i libri che non entreranno mai nello zaino. Con tutti i libri che ci regalavano la mamma e il papà, e i nonni, e i fumetti. Mentre correvi per la spiaggia, e arrivavi sempre troppo tardi per cena. E certe notte ti alzavi e in punta di piedi andavi al frigorifero, con quel misto di paura e eccitazione, ed eri così felice, come se tutto il mondo ti sollevasse..
Con tutti i poster alle pareti, e ballavano nei film, e tu volevi dire alla Principessa:.
“Quanto vorrei morire nei tuoi occhi.. posso baciarle la mano.. posso baciarla fino ad impazzire..”
O avere il giubbotto di pelle e una di quelle moto quasi troppo belle per essere vere e poi: “Salta su, fino alla Fine del Mondo”.
Sono questi, inseguito dai compagni di scuola. E poi, allenarsi di notte, per imparare a difendersi. E il primo pugno andato a segno finalmente. E file di fumetti. Non rubatemi la fantasia. E lunghi ghirigori al finestrino. Cosa mi hai insegnato? A catturare la luce nel buio.
Cosa potevi insegnarmi di più?
Sono questri i giorni della nostra vita.. con questo folletto che ci tiene svegli?
E tu conosci questo folletto? Dagli un nome.. dagli un nome.. se gli dai un nome ti farà un dono. Lo sapevi? Lo sapevi questo?
Sono questi con il pugno sbattuto sul tavolo, e la porta in frantumi.
Non ci venderemo mai,
sulle costole le tacche degli alberi. Tutte le volte che il coraggio ti ha sorretto.
E qualcuno per strada ti vedeva sorridere e nel treno ti sei sorpreso a dire “perché no?”.
E Freddy moriva, e mentre stava morendo raccoglieva tutte le radici in mano per un ultimo colpo nella notte.
Li ho visti camminare nella notte. E tu pulivi la maschera d’argento.
E io ti annodavo i fazzoletti alla caviglia.
Sono questi, con tutti i voli pindarici, con le ali bruciate e bruciate di nuovo per farsi ferire dal sole.
Con la polvere sul mantello.
E le tue labbra a sugellarmi il silenzio.
Mentre baciavo la mano…
e l’amore mi divorava…
Siete ancora là con la faccia imbambolata. Chissà come mai nove persone su dieci che leggono assumono a un certo punto una faccia imbambolata, con le labbra leggermente aperte come merluzzi..;-)..
portatevi uno specchio la prossima volta..:-)
C’è ancora tempo per la merdaglia alla televisione, per il litigio e il vicino, per la resa.. c’è ancora tempo? C’è ancora tempo per lasciare morire i sogni nel cassetto? C’è ancora tempo per la noia?
Sono questi i giorni della nostra vita. Siate insaziabili, siate folli, siate affamati..
E la fine della canzone è stupenda…
Le ultime parole.. Freddy in primo piano.. le luci stanno per calare..
la vita sta per finire..
Le ultime parole.. l’ultima carezza..
I STILL LOVE YOU
La lettera di un’amica
by Duncan on lug.05, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana
Questo è un post insolito. E’ un post che nasce da un dialogo, da una corrispondenza con una persona particolare, un’ amica speciale. Le avevo inviato un articolo letto su internet che io considerai tendenzioso e “drogato” di ideologia, e lei mi mandò in risposta questo testo che va ben al di là dell’articolo in questione, osando avventurarsi in altri territori. Un testo che può davvero intendersi a prescindere da tutto, e appunto per ciò lo mando da sole, senza accompagnamenti di altri testi. Su alcune delle cose da lei scritte posso ritrovarmi, su altre meno. Ma non è questo il punto. Non è fare considerazini di merito che per me è importante.
Il punto è condividere con voi parole che nascono da un percorso esistenziale, da una personale ricerca. Comunque la si pensi, parole emblematiche di chi non si accontenta di verità di seconda mano, anche qualora fossero giuste, ma vuole comprendere da sé, afferrare da sé. Ve le invio per l’onestà che c’è dentro, perché sono sincere, perché sono vive. E perché non “chiudono”, ma “aprono”, cioè per i temi trattati e il modo di trattarli possono far sorgere riflessioni, domande, inquietudini, spunti alla ricerca in chi legge.
Il nome dell’autrice è Cristina alias C-Side. A fine testo inserisco anche il link del suo “myspace” (tra l’altro presente già nei nostri “preferiti”) e uno dei suoi indirizzi email, qualora qualcuno volesse dialogare o confrontarsi con lei. E’ una persona che trova prezioso lo scambio umano.
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Ho letto tutto e, lasciando momentaneamente da parte le solite cose del tipo “dobbiamo capire che ciò che accade fuori è lo specchio di ciò che accade dentro di noi e blabla…” per me si continua a confermare la sensazione che l’incontro/scontro tra realtà e finzione stia diventando sempre meno visibile per chi non ha occhi per Vedere… Mi spiego meglio, seppur rischiando di cadere in teorie fantascientifiche (una volta si diceva così, adesso si utilizza la parola “fiction”): viviamo su un pianeta che sta volgendo a un cambiamento epocale, e il tempo (inteso come flusso, materia, o come preferisci… insomma, come un qualcosa che ti dia un’idea “solida”) sta accellerando di continuo in questa direzione inevitabile (per fortuna o per sfortuna, dipenderà dall’evoluzione delle coscienze, e non di tutte). In questo continuum spazio-temporale, i fatti e di conseguenza la narrazione di essi stanno subendo la stessa sorte.
Ora, a mio dire esistono DA SEMPRE delle forze (o se preferisci usa la parola “poteri”) che sanno che se vogliono ottenere i propri scopi, devono attentare a una cosa che concede all’essere umano di cercare la Libertà come l’assetato cerca l’acqua, ed è la Memoria. Il Ricordo. Se un uomo non ricorda cos’era, difficilmente si orienterà per un probabile e diverso stato d’Essere, e perdonami il gioco di parole.
Così, non solo si bombarda l’uomo di informazioni, ma addirittura di informazioni false, soprattutto queste shockanti e ad effetto. Perché? perché così, se proprio l’uomo ricorda, deve ricordare qualcosa che non esiste, di modo che possa continuare a non esistere anche lui, e a non dare fastidio al compimento dei piani (quelli occulti). Anzi, addirittura, se si riesce a fargli credere che il mondo sta andando a rotoli, che non c’è futuro e che domani non si sa se esisterà ancora, probabilmente darà sfogo ai suoi impulsi in un fremito estremo di egoismo e menefreghismo indotti e fomentati, e inizierà a fare gesti inconsulti come quelli, VERI O PRESUNTI che siano, di cui narrano i media. E così, l’uomo di cui sopra, poverino, darà paradossalmente ragione a quei poteri occulti, che in realtà lo avevano provocato deliberatamente per il conseguimento dei propri scopi, così da sfruttare l’energia scatenata dalla GAMMA DELLE REAZIONI UMANE.
E qui rischio veramente di incartarmi nel tentativo disperato di spiegarmi, dato il sottile passaggio semantico. Ma “loro” giocano proprio su questo confine incerto, capisci?
Ora, se mi chiedessi quali soluzioni ci possano essere, te ne elenco una che non ha nulla di nuovo e che può avere, se vogliamo, le “solite” svariate interpretazioni e aprire millemila links: ogni santo giorno, occorre scegliere a chi o cosa credere, e sapere che qualsiasi informazione diffondiamo ha un peso specifico in una o nell’altra direzione, e OGNUNO ha la responsabilità anche di ciò che crede L’ALTRO.
Personalmente, cerco di evitare da tempo di diffondere notizie di cui non posso essere stata testimone diretta. Posizione radicale, lo so, ma che sento necessaria. Il mondo abbisogna di Silenzio, e invece c’è un perenne, ipnotico brusìo di fondo che confonde il messaggio originario e che viene alimentato.
Nel caso specifico dell’articolo che mi hai inviato, non mi interessa in questa sede manifestare il mio parere e il mio orientamento (qualora esista) su chi parteggiare: cadrei nello stesso giogo dualistico e divisionista che fa tanto comodo a “loro”. Ti basti sapere che il cuore mi suggerisce delle cose, giuste o sbagliate, e che continuerà a suggerirmele ogni volta che si presenta l’occasione di scegliere cosa sia meglio per me, in primis, e per il mondo inteso come umanità, poi.
Oppure, per dirla in altri termini, allora mi schiero con chi preferisce diffondere le belle notizie e le belle iniziative di cui il mondo, anzi, QUEL mondo di cui non voglio più far parte, non parla, e ribadisco: sono per i “pro”, non più per i “contro”.
Cristina alias C-Side
crispull@gmail.com
http://www.myspace.com/criside
IL POTERE DELLE FIABE
by Duncan on lug.05, 2009, under Ispirazione, Simbolo

Nelle fiabe c’è un percorso antico, che si annida negli archetipi dell’uomo.
Questo è stato sempre saputo. Renderle vuota fantasticheria è una delle tante incomprensioni che hanno caratterizzato la conoscenza nel corso del tempo.
Le fiabe hanno un rapporto antichissimo con l’anima dell’uomo. Quelle che sembrano storielle e piccole avventure si nutrono di potenti riferimenti simbolici, e hanno qualcosa da dire alla nostra coscienza e al nostro inconscio.
I bambini non hanno mai smesso di avere fame di fiabe. Le fiabe sono sia un qualcosa di distinto da tutto il resto, sia parte della più ampia categoria delle “storie”. Entrambi i poli coesistono. Né due mondi distinti, né totale compenetrazione. Le fiabe sono un modo di articolarsi delle “storie”, distinto da altri.
L’essere umano non può vivere senza storie. Qualuque sia la sua età.
Cambia la forma e la complessità, lo stile e la profondità, la durezza e la radicalità.. ma le storie ritornano incessantemente evocate dalle profondità del nostro spirito.
Abbiamo creato i manga, interminabili epopee a fumetti, i cicli fantasi, come l’epocale Dune di Herbert o il Signore degli Anelli di Tolkien. Ci siamo scoperti a vedere la saga di Hokuto e Ken il Guerriero da bambini, o innamorati dei miti indiani narrati intorno al focolare. Abbiamo cercato la terra del Sogno deglli aborigeni per trovare dimenticati sentieri dell’anima, o le parabole sufi per danzare sotto i cieli del delirio, e svendere il mantello dell’Io per ritrovare il Danzatore oltre ogni frammento disperso.
Un mondo senza storie è un mondo morto. Il tentativo di sradicare ogni elemeno “fabuloso” dal proprio piano di esistenza, volgarmente spacciato per “realismo”, è quanto di più “irreale” ci sia, perché misconosce e atrofizza la “realtà” emotiva e spirituale dell’essere umano. E non c’è niente di più spaventosamente irreale che una totale immersione nella frequenza monodimensionale dell’io quotidiano. Quella è “una” frequenza, che deve essere vissuta comea anche le “altre” frequenze. Ogni piano potenzia l’altro, e senza piani superiori, il quotidiano diviene maschera, anoressica rappresentazione di sopravvivenze forzate e giochi di potere e posizionamento, o di resa e cristallizzazione relazionale. E’ lo spalancamento anche ai piani superiori che ci rende davvero “reali”, in quanto “autentici”, irrorati da miti e simboli che incarnadosi nel quotidiano illuminano il nostro sguardo e ci rendono esseri capaci di creare e trasformare.
Camminatori della speranza. E piantatori di ulivi nei deserti. Portare la Poesia nel Mondo, rendendo fertile il mondo, è una delle più lussureggianti manifestazioni di una vita integra e aperta a tutti i piani dell’essere.
Chi rinuncia alle storie o chi ne viene privato, deperisce, e intristisce come un grigio funzionario della vita. La potenza delle cose gli si pone come inesorabile e non ricorda più che ci sono parole che possono destare dal sonno, che ci sono parole che sciolgono anche “i cuori di ghiaccio” (andate agli ultimi passi del Silmarillion di Tolkien), che ogni essere umano è un Mago sotto mentite spoglie.
Ed è anche un Guerriero pronto a dare l’anima per quello in cui crede, per valori che considera sacri.
E un Amante a cui si incendiano gli occhi per passione e amore.
Un Artista che dipinge colori sui muri di periferie intossicate da mafia e droga, per celebrare incantesimi contro la disperazione.
Ogni essere umano, disse Paolo Coelho nel suo momento migliore, è portatore di una Leggenda Personale. Senza Leggenda Personale l’essere umano si appanna.
I cultori del materialismo più grezzo e dozzinale, o i cinici da salotto sono forse tra le persone più ottuse e miopi che siano mai state partorite.
Sogni di Bellezza hanno animato tutta la grande arte.
Eroici furori in ogni indignazione, che ancora ritorna, ogni volta che innocenti sono sacrificati ai Moloch, ogni volta che un bambino è violato, ogni volta che l’Abominio imperversa, ogni volta che vediamo i collari strozzare la voce, ogni volta che scegliamo di alzarci e parlare quando tutti tacciono per paura o convenienza.
Le leggende, i miti e le storie custodiscono le radici dell’uomo e i suoi orizzonti. Il meglio di ciò che è stato e il meglio di ciò che sarà.
Perché lo scopo di ogni Partenza è il Ritorno.
E perché.. di ogni mio viaggio lontano da Te, Tu sei la Meta.
E adesso capirete perché non riusciamo a smettere di leggere, di ascoltare storie, vedere film.. perché i miti ci perseguitano, perché andiamo a dare la caccia agli archetipi. Perché siamo curiosi e appassionati. Perchè vogliamo conservare tutte le storie del mondo e raccontarle.
Perché quando i popoli venivano massacrati ed estinti sceglievano e scelgono di consacrare alcune persone a tramandare il patrimonio, le loro storie più grandi, di generazione in generazione, fino al momento in cui esse potranno trovare nuova fioritura.
Ogni dominatore ha sempre temuto l’anima dell’uomo. I mezzi dirincoglionimento collettivo agiscono ancora di più sull’inconsio che sul conscio, scaraventandone dentro il mondo della merce e del consumo, e parodie oscene di storie, volgari vaccate che deprimono invece di alzare, anastetizzano invece di ispirare, intristiscono invece di liberare.
Tuttavia i miti e le storie persistono perché non sono sradicabili dall’anima dell’Uomo.
La stessa sete non può essere riempita con merce avariata e pasti pronti.
Le fiabe sono uno dei territori delle Storie. Tutti vi possono accedere, ma i loro destinatari privilegiati sono i bambini.
La loro “artigianalità”, la semplicità e “povertà” della messa in opera, è una ricchezza piùc he un limite. Il bambino sente la madre (o altri) raccontargli una fiaba. Non ci sono mezzi, non ci sono immagini, effetti speciali. Non c’è nulla se non una voce e una storia. La “povertà” crea una “intimità” speciale e unica, tra quel bambino e quella madre, che, proprio in quel momento, sono l’unico vero centro dell’universo. Conchiglie che si ricambiano il suono del
Mare. Congiurati di un capovolgimento del mondo. Avventurosi esploratori di un’altra dimensione, con regole che sono solo le loro.
Ogni singola fiaba è diversa da tutte quelle che vi sono state e vi saranno. La fiaba dei pollicino (ad es.) che narrerai stasera è diversa da tutte le fiabedi pollicino mai raccontate in tutta la storia del mondo. La tua voce, la vibrazione sotterranea che la anima, il tuo bambino, la sensibilità che gli è propria, i vostri codici speciali di comunicazione, gli scambi energetici da mente a mente, il tocco di una mano su una mano o un viso.. le pause, i toni, i richiami.. tutto renderà quella storia unica.
Le fiabe non sono qualcosa di edulcorato e inevitabilmente sdolcinato. Il dolore, la morte, il male, non mancano, non vengono negati.
Ma si mostra come il coraggio, la bellezza, l’amore possono vincere.
Che attraverso la caduta e il dolore si può rinascere.
E passatemi l’affermazione finale accusabile da “passatista”.. ma, persone capaci di raccontare ancora fiabe a un bambino piuttosto che riempirlo di cose o giochi elettronici hanno un posto d’onore nelle fondamenta umaniste del mondo.
Il potere delle fiabe rammenta che esiste un potere oltre ogni degradazione, qualcosa di perduto, qualcosa da ritrovare. Una principessa di incredibile bellezza, un anello magico, prove di valore, aquile che ti trasporteranno in mondi lontani. Cominci a credere fin da bambino, mettendo cascina in fieno per quando verranno i giorni dei baubau di grigio vestiti e dal sorriso a tagliola, con momente sonanti e cemento nel cuore e porteranno il freddo. Ma tu hai cominciato a sognare da lontano, sai che in un modo o nell’altro non sarai abbandonato. Che avrai la tua spada per combattere. La tua principessa da baciare. Un grande avventura da vivere. Qualcosa per cui lottare, come un antico cavaliere. Perché certe storie non muoiono mai.
E’ anche questo il potere delle fiabe.
Vi lascio con questa meravigliosa canzone di Vecchioni, qui cantata insieme ad Ornella Vanoni. Una canzone a cui sono legato per motivi che mi prendono l’anima. Mi ricorda persone scomparse, lunghi viaggi in macchina, insieme a canzoni bellissime
Adelmo Greco
by Chiara on lug.02, 2009, under Fuori categoria
Buongiorno naviganti,
ho già avuto modo di presentarmi attraverso questo post. Ora che sapete già chi sono, ho il piacere di presentarvi un mio racconto breve, inedito. Non un’ anteprima né un estratto, ma tutto il racconto. Senza spendere soldi, ma solo tempo, potete testarmi, capire se il mio modo di scrivere vi piace, se vale la pena leggere ancora qualcosa di mio.
Vi auguro buona lettura!
Chiara Vitetta
Vivo in un grande condominio in una grande città, e lavoro in casa. Ho poche occasioni di avere a che fare con gli inquilini del palazzo, ma come non notare e conoscere Adelmo Greco? Adelmo è il mio dirimpettaio, ed è matto da legare. È consuetudine vederlo camminare rapido rapido con le chiavi pronte in mano verso la porta di casa: sembra sempre che sia inseguito da qualcuno, e le prime dieci o quindici volte che ti capita a tiro non riesci proprio a fare a meno di guardare alle sue spalle per vedere da cosa scappa. È un ometto con gli occhiali, basso e grassoccio, con pochi capelli e vestiti tutti uguali. Non può essere che porti sempre gli stessi abiti: deve per forza avere un armadio pieno di completi identici! È sempre nervoso, come se avesse una bomba a orologeria attaccata al sedere; una bomba innescata, eh! Parla veloce e spesso blatera da solo a bassa voce discorsi sconnessi che riguardano sempre il suo computer. Adelmo vive solo da almeno sei mesi, più o meno da quando la madre è morta per un attacco di cuore, ottantatreenne, lasciando il figlio di sessantun anni solo con la sua vita. Adelmo, però, non ha una vita. Nessuno ha mai bussato alla sua porta a parte fattorini e creditori, nessuno gli chiede neppure lo zucchero in prestito: un po’ perché tutti sanno che è matto da legare, un altro bel po’ perché è altamente probabile che non abbia zucchero in casa. Riceve ogni giorno pasti pronti che gli vengono recapitati da un ragazzo che lavora alla rosticceria sotto casa nostra, e nei giorni di festa suppongo che pranzi e ceni fuori. Mai visto arrivare a casa con le buste della spesa o in compagnia, mai visto sorridere, mai notato con vestiti diversi dai soliti. Le uniche cose che porta a casa sono oggetti dalle forme strane infilati in buste con i loghi di vari negozi di informatica. Probabile che il computer sia proprio il suo unico interesse. Non so se ha un lavoro, e se ce l’ha non so immaginare che lavoro possa essere, ma so che esce tutte le mattine alle 7:30 precise e rincasa con la stessa precisione alle 13:00, poi esce ancora alle 16:00 per tornare alle 18:30 con l’ennesima busta piena. Cosa comprerà di nuovo ogni giorno il mio pazzo dirimpettaio? Non ne ho idea. Dal suo appartamento non proviene nessun rumore, forse è attaccato al suo pc con tanto di cuffie stereofoniche? Probabile. Certo non credo sia così matto da stare seduto e fermo a guardare il muro. Non si sente neppure il mormorio della televisione nonostante le pareti siano sottili. Anche quando passo davanti alla porta sento silenzio, eppure queste porte non isolano affatto. Starà davvero tutto il tempo al pc? La fissazione di Adelmo per il computer è ormai nota. Gli altri inquilini all’inizio lo stavano anche a sentire quando si fermava sulle scale ad informarli dei suoi nuovi acquisti tecnologici, ma giorno per giorno i suoi discorsi diventavano più folli, il modo di esprimersi ossessivo, le parole si accavallano e non lasciava all’interlocutore di turno neppure lo spazio per dire una parola. Un giorno l’ho incontrato mentre rincasava e si è fermato a parlarmi di un attrezzo di qualche tipo che aveva appena acquistato. Io non ne capisco niente di computer, so a malapena come accenderli! Me lo ricordo come fosse appena accaduto…
- Salve Adelmo – Gli dico appena lo vedo.
- Oh, guarda cosa ho comprato! -
Il suo entusiasmo smonta la mia voglia di liquidarlo e gli chiedo di che si tratta. Mi fa vedere una roba stranissima, una specie di piccola scheda verdastra piena di circuiti di qualche tipo.
- Che è? – Chiedo.
- Potenzio la mia ram! -
Per me questo è arabo, non ho idea di cosa sia quella cosa, so solo che ho visto aggeggi simili dentro i computer. Questo sessantunenne strambo con il suo completo marrone e la sua camicia bianca, con quella cravatta a righe che mi fa girare la testa e ruotare gli occhi, comincia a blaterare tutte le assurdità possibili proprio davanti ai miei occhi e nel raggio delle mie orecchie disabituate a tanto parlare. Non posso ripetervi le sue lunghe spiegazioni a proposito dei potenziamenti del suo computer: non saprei come nominare tutti quegli attrezzucoli, ma ricordo bene la sua chiara ossessione che era poi l’unica cosa che lo distoglieva dal distruggere le orecchie e la pazienza altrui, infatti ad un certo punto, dal nulla, ti mollava.
- Devo andare, adesso devo andare! La posta elettronica devo controllare le mie mail ho un appuntamento in chat ho un blog da controllare ho tanto da fare, tanto da fare… – Diceva infilando le parole una dietro l’altra come perle su un filo di nylon. Le infilava con rapidità e senza dar loro spazio, quasi senza punteggiatura, conferendo alle sue frasi un’aurea di ossessiva fretta. Poi a bassa voce e con gli occhi spiritati concludeva: – Il mio computer…il mio computer mi aspetta! -
Matto da legare! Poi in fondo non fa male a nessuno, forse neppure a sé stesso. Chi non ha una dipendenza al giorno d’oggi? Lasciando perdere le droghe, l’alcool e le sigarette (e quindi eliminando forse la metà della popolazione), ognuno si fa a suo modo. Com’era quella canzone di Ligabue? La canticchiavo giusto l’altro giorno:
“…che ognuno a suo modo è un tossico vero
di pere, d’affetto, di sogni, di sesso o di idee…”
Insomma, ognuno ha la sua droga, c’è solo da sperare di avere la fortuna di dipendere da una droga che non ti spappola il fegato o ti annerisce i polmoni: c’è da pregare che sia una droga che non uccide insomma. Non so quanto sia andata bene ad Adelmo, in fin dei conti. Qua c’è chi dice che da quando la madre è morta lui ha riempito il vuoto e invece di prendersi un cane ha comprato un computer. All’inizio il suo portatile è stato la sua salvezza, poi ha aggiunto svariati altri attrezzi… Sono entrato a casa sua un giorno: dovevo dirgli una cosa da parte del padrone di casa e sono rimasto impressionato da quello che ho visto. C’erano tre computer fissi e un portatile tutti in fila su un lungo tavolo. E poi stampanti e scanner e fax e altro ben di Dio e cavi dappertutto e foto e documenti stampati fissati alle pareti con le puntine da disegno, e cumuli di mouse e marchingegni vari lungo le pareti, e ancora cavi, cavi, metri e metri di cavi aggrovigliati. Sembrava di essere alla NASA. Quella volta pensai più del solito che era matto, e immaginai che il suo covo computerizzato mi avrebbe stritolato con i suoi tentacoli di cavi se avessi osato profanarne la sacralità. Mi sentii sollevato quando mi chiusi la porta della mia casa alquanto normale alle spalle. Per Adelmo i computer sono una compagnia, la ragione per cui vive forse, addirittura il motivo per cui si alza la mattina magari. Lo so, è pazzesco, ma c’è chi la mattina si alza per accumulare denaro, chi per farsi il maggior numero di donne o trovarsi un marito ricco. C’è chi si alza nel cuore della notte per un panino con la nutella e chi se non legge un libro si sente vuoto e se non suona la sua chitarra si sente morto. A voi come è andata in quanto a dipendenze? Ad Adelmo alla fine dei conti è andata male, credete a me. Oggi è passata a trovarmi la signora che abita proprio sotto l’appartamento di Adelmo, ed è venuta a raccontarmi cosa è avvenuto il giorno fatidico. Io quel giorno ero fuori casa: un amico mi aveva invitato a pranzo. La signora Rigoni, una vecchietta di settantacinque anni vispa ma con qualche acciacco, si è arrampicata su per le scale (l’ascensore si è rotto di nuovo) con il suo bastone e la sua smorfia di dolore sul viso simpatico, e si è autoinvitata a prendere un tè a casa mia. Mentre mettevo l’acqua a bollire ha iniziato a raccontare.
- Povero Adelmo, poco prima del fatto è arrivato correndo a bussare alla mia porta. Ho sentito i passi nel corridoio. -
L’accaduto lo chiamava “il fatto”, come se avesse timore di chiamare la cosa con il suo nome. In fondo, ma anche in superficie, questa specie di timore ce l’ho anch’io.
- Ha cominciato a dire che stava mandando la posta a qualcuno, che andava tutto bene, ma che poi era saltata la corrente. Era agitato, mi parlava veloce e con gli occhi aperti assai che avevo paura che mi prendeva per il collo e mi ammazzava. Mi pareva pazzo proprio! -
- Non si agiti signora, beva il suo tè. – Ho detto cercando di calmarla e posando davanti a lei la tazza fumante di tè alla fragola , il suo preferito. Lei non l’ha degnato neppure di uno sguardo e ha continuato a raccontare, sotto shock, cosa era accaduto quel giorno.
- “Il mio computer, il mio computer” ha preso a dire. E si metteva le mani sulla testa e poi muoveva le braccia e si guardava in giro e come se io non c’ero ha gridato: “CHI MI AIUTA??? LA CORRENTE, MI SERVE LA CORRENTE!”. Poi è corso per le scale che mi pareva che cadeva e si rompeva il collo. E gridava: “LA POSTA, LA MIA POSTA! LE MEIL LE MEIL!” -
Naturalmente la signora intendeva dire le “e-mail”.
- Poi è finito addosso a Giorgio, il nipote della signora Giunti, che stava salendo le scale. Gli fa disperato con una vocina che la sentivo appena: “La corrente… c’è la corrente da te?”. Giorgio tutto spaventato gli ha detto che mancava in tutta la città e che la sistemavano entro qualche ora. Allora si è messo a gridare come un pazzo: “IL MIO COMPUTEEEEEEEER”. È risalito di corsa e quando mi è passato vicino ho visto che piangeva. Neanche lo riconoscevo se non sapevo che era lui: aveva la faccia diversa, pareva pazzo proprio. -
Io sapevo già come erano andate le cose. Nel palazzo ne parlavano tutti, ma la versione della signora Rigoni era particolarmente toccante. Provai pena per il mio povero vicino folle.
- Poi se n’è tornato in casa e c’è stato silenzio, e non abbiamo chiamato nessuno perché pareva che si era calmato. La corrente è mancata per tutto il giorno e la notte, altro che qualche ora! La mattina dopo sono arrivati i poliziotti a casa del signor Adelmo, che penso che li ha chiamati quella signora nuova di questo piano che ha sentito rumori strani, mi ha detto. Quando hanno aperto la porta io ero nel corridoio e ho visto dentro… pendeva dalla trave sul soffitto il povero signor Adelmo. Con un cavo del computer si è impiccato! -
Chiara Vitetta