Lame dell’Ovest
di Alpha Scorpii il lug.24, 2009, in Controinformazione
La tradizione marziale occidentale non è nota come quella orientale, per un motivo apparentemente troppo semplice: non è stata codificata ne’ associata dichiaratamente ad una serie di considerazioni mistiche e filosofiche. Tuttavia, esiste. Una volta, uno dei miei due maestri di Aikido mi disse a fine lezione, mentre riponevamo le spade nelle borse: “Sai, non è che i Romani queste cose non sapessero farle.”- alludendo ad una leva articolare che poco prima mi aveva fatto un male cane a un braccio. Il Sensei intendeva dire che qualunque popolo abbia conosciuto la realtà del Combattimento- e tutti l’han conosciuta, perché l’Umanità ha conosciuto, pare, soltanto 250 anni in tutto senza guerre- ha imparato i principi fisici e psichici del vincere nella Lotta. Ma a partire dal monaco Bodhidharma che fondò il Kung-Fu, proseguendo lungo la tradizione giapponese sua figlia e anche ‘nipote’ (il Karate è recente, ad esempio), gli orientali hanno codificato con nomi precisi le tecniche di lotta, chi secondo associazioni Taoiste (Arti Cinesi), chi secondo associazioni Zeniste (Arti Giapponesi). E “noi”? Noi beh, abbiamo Lancillotto. E un punto di forza secondo me della cultura Occidentale, è che ci siamo sempre concentrati sul valore epico e sentimentale delle cose, e meno sulla tecnica in senso stretto: se un guerriero Giapponese passa tutta la vita a cercare la postura ideale per incutere rispetto e vincere senza nemmeno colpire, e magari muore in un momento di Illuminazione trovando il Colpo Perfetto, il Cavaliere occidentale magari lo troverà per caso il Colpo Perfetto, ma starà combattendo come una belva per la sua Dama. Questa è la vera differenza fra i due approcci: uno è romantico, l’altro è astratto. In fondo, il detto agostiniano “Ama e fa’ come ti pare” ha lasciato i cavalieri Cristiani liberi riguardo alle pratiche meditative o alle tecniche di lotta: non c’era un Nirvana da raggiungere attraverso l’Arte della Spada, ma di certo c’era un mostro da uccidere. Riguardo allo stile e alla qualità, io posso parlarvene per esperienza, perché personalmente mi alleno tutti i giorni sia con spada orientale sia con spada occidentale. Tutto dipende dalla propensione del guerriero: sebbene ci siano spesso i fanatici di uno stile, la realtà è che tutto si correla al “tuo tipo” di arma e al tuo stile più congeniale. Ovvio che la spada dritta cinese (Jian) è un’arma leggerissima ed agile, elegante, la cui struttura e concezione rivela un’attitudine a colpire efficacemente polsi e gola, parti vulnerabili, e non certo a scontrarsi con un’armatura! Viceversa, la sciabola cinese (Dao) è un’arma rapida, forte, anche brutale dove serve, che sa essere spada e machete a seconda della situazione, e chi la usa si muove come una tigre, con molte rotazioni e colpi “vorticosi” e scattanti. La katana giapponese è adatta a tutti, perché è maneggevole, però usarla a una sola mano richiede grande perizia: questo perché una cosa che gli orientali non hanno mai avuto simpatica (a parte in India) è lo scudo. Lo scudo è un oggetto tipicamente ‘nostrano’, nel senso che l’idea di una barriera fisica, solida ed efficace, e rumorosa, da tenere con un forte braccio a difesa del corpo, è un concetto poco zenista in effetti. Ma non crediate, tornando al tema principale, che la nostra tradizione occidentale sia rozza, ANZI: lo scudo fa parte di un insieme di strumenti del Guerriero che ha un simbolismo preciso. Come San Paolo scrive nella Lettera agli Efesini, ogni parte dell’Armatura simboleggia una funzione spirituale: ad esempio, nella tradizione cavalleresca, ma ancor prima in quella classica (Greca e Romana) l’Elmo è la facoltà del Guerriero di mascherarsi, di rendersi invisibile all’occorrenza (l’Elmo di Ade), così come i samurai del resto portavano raffinate maschere sull’elmo. Spesso le giunture dell’armatura medievale erano ornate a guisa di teste di animali o creature fantastiche, come nell’atto di “vomitare” le membra del guerriero (espressione che usa Franco Cardini nel suo ottimo libro Alle Radici della Cavalleria Medievale). E per quanto concerne le spade, la Spada Occidentale è un capolavoro di simbologia e tecnica: tutti conoscono la prodigiosa metallurgia della Katana, ma a prescindere dalla tecnica impiegata per la lama, la Spada Occidentale ha una struttura, una forma interessante: è una Croce, ed è uno schema dell’Essere Umano. Il pomolo è la testa, collegato alla lama da una radice chiamata codolo: siccome il pomolo della spada ne garantisce l’equilibrio e quindi l’efficacia in mano, è evidente che ciò ricorda al Cavaliere che la funzione del Pensiero è quella di rendere efficiaci le Passioni e le forze istintive. La guardia, perpendicolare all’impugnatura, è come le clavicole del corpo: un crocevia fra l’elemento di Controllo e la parte agente e distruttiva (la lama). E la Lama è quella parte che agisce senza poter essere toccata troppo, come la colonna vertebrale affonda nel corpo tutto, con la sua punta aguzza in fondo (il sacro). Ci sono parti della Psiche che possono solo essere usate o vissute, ma non toccate o impugnate. Così, quando il Cavaliere adora la Spada in forma di Croce, sta meditando profondamente sulla stessa Struttura della Psiche, e anche per questo motivo, io quando ne ho occasione (praticamente ogni anno, se ci riesco) vado a Chiusdino (Toscana) ad adorare la Spada di San Galgano, che nel 1180 il Santo confisse profondamente nella roccia facendone una croce. E lì nel cortile del santuario, mi alleno con la mia spada, ricordando che la Tradizione della Spada Sacra vive in eterno.
luglio 24th, 2009 il 18:13
Ah dimenticavo: esistono trattati di Scherma occidentale, che curiosamente, proprio come nel Kung-Fu, associano gli stili e le tecniche ai movimenti degli Animali, e ne è un esempio bellissimo lo schema disegnato e commentato dal Maestro Fiore De’ Liberi, nel trattato “Flos Duellatorum”.