Born Again

Archive for agosto, 2009

OGGI INIZIA UN TEMPO NUOVO

by Duncan on ago.23, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana, video

Quando sentii questa canzone composta da Marco Rovelli fu come essere folgorati.
Certe parti dello spirito umano sono troppo alti anche solo per parlarne. E magari sincuneano in qualche nicchia e pochi di straforo ci si imbattono e li conoscono. Ma se li incontri ti lasciano il loro marchio.
Canzone come queste risvegliano quelle vene di ribellione che continuano a correre sulla nostra carne.
Non è solo la Comune di Parigi. E’ l’inizio del fuoco che arde sulla Terra. L’inizio dei vetri infranti, delle parole nel buio, dell’amore che viene a mezzogiorno e che non se ne va.
Perché Luis Michael cantava “non più carne all’uneomo e schiavi ai re”.
E perché ti ho visto ridere sotto il fuoco delle baionette,
perché arriva sempre il momento di Sollevare il Mondo..

Furia barricadera degli amori
Il tempo en rouge et noir confonde voci
e l’alba con la sera en bandolieres.
I canti comunardi
scavano miniere, erigono palazzi
sui boulevard della collina.
E coi ragazzi in cima ad alzare un drappo nero
sul passato espirato con Lecomte;
si fermino allora gli orologi
oggi inizia un tempo nuovo in questa festa,
e viva ciò che resta!
“Abracadabrantesque” scrive il poeta
sul selciato in fiamme di Parigi
in questa evidente primavera.
Baciami Juliette se si fa sera
resta Menilmontant resiste ai tuoni
e ai lampi dei cannoni.
E le baionette come un muro su a Montmartre,
Juliette cantami ancora
il canto comunard.
Il tuo nome è segnato a dito sul vetro.
Forse è questo Dio, e al mio soffio si schiude
è un volto che ride, o un rigo di luce,
io rido al tuo riso che mi dice sì.
Lo spettro si aggira per le piazze,
all’Hotel de ville in fiamme,
appare agli orologi a Saint Lazare.
La ghigliottina brucia sotto gli occhi di Voltaire
mentre canta Louise Michel:
“mai più carne all’uomo e schiavi ai re”.
Juliette tu sei la rosa come il pane,
libertà di maggio,
antica sposa floreale, allez Juliette:
versami da bere Côtes-du-Rhône di botte scura
perché su queste mura
si vive o si muore ma senza più paura.
Il tuo nome è segnato a dito sul vetro:
forse è questo Dio, e al mio soffio si schiude
è un volto che ride, o un rigo di luce,
Io rido al tuo riso che mi dice sì.
E tra i tamburi il soffio di mille respiri;
canti liberi e stendardi come un cielo:
suono dei liberi e rumore di corpi vivi
e tra i tamburi il soffio di mille respiri
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(Marco Rovelli)

 

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UN VERO LEADER

by Duncan on ago.17, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana

chico1

Tempo fa lessi una frase bellissima,
potrebbe sembrare la classica banalità cosmica,
ma mi colpì tantissimo.. in poche parole esprimeva qualcosa di fondamentale, come poche volte mi è capitato di sentirlo esprimere.
Certe frasi sono davvero “illuminanti”.
Era questa..

UN VERO LEADER NON SI IMPONE.
VIENE RICONOSCIUTO.

Come ogni frase indica una stella polare, altrimenti non sarebbe una frase ma un trattato. Ma la stella è davvero così forte da squarciare le nubi. E di colpi ti accorgi, ma in un certo senso lo sapevi già, che di veri leader non ce ne è praticamente quasi nessuno. Perché quello che ha bisogno di brigare, di manipolare, di pagarsi la claque in un congresso, di gonfiare le tessere, di comprare il consenso, di lottare senza quartiere con mezzi anche sporchi dentro il suo gruppo per dominarlo.. non è un leader.
Quelle figure patetiche che invecchiano e deperiscono sempre più gelose e insopportabili nei loro scranni di potere.. la classica immagine del poitico o del boiardo che fino a novantanni resta attaccato con le unghie e con i denti alla poltrona, che impone la sua presenza che nessuno gradisce più.. che come il padre di Zeus, ammazza i giovani promettenti e capaci perché gelosamente timoroso di essere scalzato.. il parassita patetico che solo morto lascerà il post, o scalzato violentemente.. non è un leader. Non è un leader vero.
Chi finisce disprezzato e schifato come un tiranno rincoglionito e avido.. e lotta solo per mantenersi senza nessuna idea superiore.. non è un leader.
Chiunque ha bisogno di costringere altri per arrivare e restare. Chi deve pagare, forzare, imporre, brigare in interminabili manovre di corridoio, promettere qualcosa in cambio.. fare scambi untuosi o osceni.. blandire o costringere.. non è un leader.
In questo senso “un leader non si impone”…
Come Gesù Cristo chi lo deve riconoscere lo riconosce. E’ la sua forza interiore, la sua aura, il suo carisma che parla per lui. Non cerca il potere.. ne è avvolto.
E finito il suo compito va via, non ingombrando con la sua presenza, lasciando gli altri crescere con le loro gambe e godendo del loro volo.
E non attende il rumore dei fischi.
Se ne va sempre al meglio delle sue forze, amato e rimpianto..
rimanendo a brillare nei cuori e nelle menti, anche eoni dopo la sua dipartita, come un uccello che annunziava la primavera senza portare l’inverno..
Come una bella promessa di una stagione di raccolto..
Come un sasso lanciato nel mare, le cui onde concentriche non hanno ancora finito di espandersi.
In questo senso
“un leader non si impone, ma viene riconosciuto”..

Se provate adesso a guardarvi intorno, praticamente nessuno di coloro che vengono chiamati “leader”, lo è veramente.

Ma adesso, proprio adesso la mia memoria si squarcia e rammento una frase senza limiti, di quelle che solcano il tempo e la vita, di Martin Luther King. La “incontrai” molto tempo fa, ai tempi delle scuole superiori. E fu folgorante come una illuminazione. Tanto che la intagliai nel banco di scuola, in modo che non possa essere cancellata. Se quel banco non l’hanno buttato è ancora là. E anche se l’hanno buttato, c’è lo stesso, tra gli androni e le aule risuona come un eco mai domo di un sogno appena intravisto, ma che non conosce meriggio. Non la commenterò perché qualunque commento la impoverirebbe, la lascerò come deve essere lasciata.. ad ardere.. come un Roveto Ardente. Quella frase diceva:

CHIUNQUE PUO’ GUIDARE GLI ALTRI.
PERCHE’ CHIUNQUE E’ IN GRADO DI SERVIRE.

LI*20972

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Il Cielo è “maschilista” e va benissimo così

by Alpha Scorpii on ago.17, 2009, under Controinformazione

L’Occultista, l’uomo che studia le vie del Sapere esoterico, guarda con diffidenza le nuove dottrine umanistiche, le quali arrivano solo fino a un certo livello del Mondo-Uomo, e poi si fermano. Noi siamo esseri a molti livelli: ad esempio, ogni Oroscopo ha 12 Case, e 3 di queste sono Case legate al Sociale: la III, la VII e la XI: Contatti, Relazioni Ufficiali e Famiglia Umana, rispettivamente. 1/4 del Tema Astrale, quindi, riguarda il nostro essere ”zoon politikòs” di cui parlava Aristotele. Ma è un quarto, appunto. Nello schema dei Cieli danteschi (che poi sono anche i Chakra), alcuni livelli, come il II Cielo, indicano il Noi. Ma un Cielo è solo uno di sette. Invece oggi si tende a rapportare tutto al politico, al sociale: ad esempio quella che chiamano tolleranza religiosa è in realtà, a ben guardare, un non credere in NESSUNA fede, e sopportarle tutte come giocattoli di bambini che ci giocano per fatti loro, possibilmente senza disturbare. Ma l’Occultista non la pensa così: l’Occultista sa che il Sociale è solo parte dell’Umano e del Creato, e sa che l’epoca attuale è solo una delle Ere che si susseguono sempre. E quindi, l’Astrologo ad esempio sa che il Cielo non è affatto d’accordo con le teorie moderne circa gli uomini e le donne. Infatti, nello schema celeste, i Pianeti e gli altri elementi celesti che rappresentano la Politica, il Potere, il Dominio e l’Aggressività, sono tutti rigorosamente maschili e correlati fra loro. Ciò significa, fra le altre cose, che il Potere è esattamente quello che intendiamo con la parola Potere: potenza, dominazione, Forza. Non ci sono errori per gli Dei: Marte, pianeta dell’Aggressività e della Forza, è clamorosamente domiciliato in Ariete e Scorpione (opposti ai femminili e armoniosi Bilancia e Toro), ed esaltato in Capricorno (opposto al femminilissimo Cancro). Il Mornarca Leone, Segno virile, è perfettamente opposto all’Aquario, Segno antierotico e anti-individualistico che rappresenta la Comunità Umana e i legami diffusivi ed equanimi. E la varietà umana è sì contemplata nella logica zodiacale, ma sempre con categorie nitide: una donna che sta in Politica, infatti, può starci- ma nel suo Tema Astrale INFATTI avrà i pianeti femminili disastrati e dure rappresentanze di valori maschili e fallocratici. Il Potere, insomma, volenti o nolenti i relativisti, è fallico, paterno e mascolino. Basti pensare all’Ariete Valerie Solinas, autrice del grottesco libello “S.C.U.M. – Manifesto Per L’Eliminazione Dei Maschi”, che fra l’altro sparò anche a Andy Warhol: era sì un’atroce femminista, ma, beffa della Sorte, secondo il tema astrale era “cazzuta”! Non a caso apparteneva all’Ariete, appunto, Segno virile per eccellenza e spesso per le donne foriero, in caso di aspetti negativi, di atteggiamenti amazzonici o addirittura lesbici. Oppure possiamo notare la Luna in Capricorno di Daniela Santanché, posizione della Luna di massimo esilio. O gli oroscopi fallocratici di Hillary Clinton e Condoleeza Rice, e di Margaret Thatcher, i cui pianeti femminili ricevono durissime lesioni multiple da aspetti che non lasciano luogo a dubbi. Per non parlare poi del collegamento fra Astri e Biologia: non ci sono dubbi nemmeno lì: i livelli ormonali si vedono chiaramente da Venere, Marte, la Luna e gli altri pianeti sessuali (Plutone, Sole): una donna con ad esempio una Venere in Cancro e Luna in Vergine, e Marte in Capricorno, che lo dica apertamente o no, a letto vuole essere dominata e anche duramente. Così come ho riscontrato una netta prevalenza di pianeti maschili potenti e Segni maschili nelle donne che amano stare sopra nel rapporto sessuale, anche lì confermando il collegamento PER NULLA INFONDATO fra genere sessuale e concetti di Dominanza, Passività, Attacco, Difesa. Anche l’idea che il Dominatore sia “Sua Altezza” è astrologicamente sensato: il Segno del Dominio è il Capricorno, che nella Ruota Zodiacale sta giusto allo Zenith, cioè nel punto più alto: Vetta = Dominio. Si dice infatti “un monte che domina la valle”- e non è un caso. Tutti questi sapientoni sociali che vorrebbero dirci che i generi sessuali sono luoghi comuni, e che il potere non è dell’Altezza ma di questo o quell’altro, manifestano una profonda ignoranza delle Leggi Cosmiche. Così come, ad esempio, il Cielo è chiarissimo riguardo ai rapporti umani, alla Pace e alle questioni umanitarie: i Segni della Pace e dell’Uguaglianza sono i più intelligenti e i più freddi: Aquario e Bilancia. I Segni opposti, Leone e Ariete, hanno il ruolo di mettere Movimento nella Ruota, ma sono infatti passionali, egocentrici e guerrieri (più che altro l’Ariete). Il che vuol dire che la cosiddetta Pace è solo metà della Vita, e che per giunta è una metà di riposo, piuttosto tiepida o freddina. Intelligentissima, ma attuabile al 100% solo se mancassero al Mondo Arieti, Leoni, Sagittari, Scorpioni e Capricorni. Infatti il Sagittario, Segno fideista e missionario credente e anti-dialettico, è opposto ai Gemelli-Dialogo: al Mondo c’è posto sia per i dialettici che per i convinti, e il Cielo vuole così. Ecco perché l’Occultista autentico è il vero tollerante: perché DAVVERO sa che al Mondo c’è un ruolo per tutti.

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La falsa pace

by Duncan on ago.08, 2009, under Resistenza umana, politica

C’è una pace che riconcilia e apre una nuova stagione.
E’ una pace che è palude, acqua rancida e stagnante.
Non basta blaterare parole di pace, concordia, dialogo.
Specie a livello politico. Ma per me il livello politico è l’occasione di un profilo più ampio del discorso. Non lo citerei solo per esso stesso, tale è la miseria del “livello” in cui esso opera.
Invece è emblematico di un travisamento, spesso “consapevole”.
E poi, è anche il punto da cui parti che incide. Un conto è parlare di pace e dialogo durante una guerra civile. Altro è spolverare questo armantario sul piano politico sociale. Differente è poi il piano individuale.
La pura e semplice concordia in sé e per sè non è necessariamente un valore. Ma può essere anche una tomba di tensioni necessarie.
Non v’è pace senza giustizia. Non c’è dialogo senza integrità.
Spegnere le fiamme può salvare la città dall’incendio. Ma spegnere le fiamme può essere la grande marmellata che attutisce ogni spinta in un indistinto e dolciastro connubbio.
Ecco perché il “volemose bene” non è operare il Bene. Il volemose bene, il buonismo untuoso e incestuoso, può essere contestato da due lati. Importa il lato, il lato dice tutto. Uno è quello cinico, nietschiano, nichilista di chi nega in radice la possibilità del bene e di un agire umano che non sia manipolatorio (e automanipolatorio) e interessato, derubricando ogni spinta idealistica a falsa coscienza, illusione. L’altro lato non tollera il volemose bene, prorpio perché ha come bussola il Bene, di cui considera (il volemose bene) una contraffazione. E il Bene a volte non è una colazione a tarallucci e vino, non è un “opportuno” calare i toni. Non è il compromesso a tutti i costi. A volte è duro, a volte esigente, a volte non fugge il conflitto. Sa accogliere, ma sa anche non cedere. Sa confrontarsi, ma
non fino a spegnere l’anima.
Ed è già nei rapporti che vedete la falsa pace e la vera pace. Due persone stanno insieme, una ha cose importanti da dire, cose profonde, cose che darebbero luce a molte ombre, che potrebbero permettere di uscire da asfissianti rituali comportamentali, ma anche cose che potrebbero risultare destabilizzanti per quella persona e per quel rapporto. Il falso bene cercherà “aprioristicamente” una concordia a tutti i costi, anche se di facciata, anche a costo di morire dentro ogni giorno di più. E’ un bene ostaggio della paura e del compromesso, della stanchezza e della convenienza.
Arriva infatti il momento in cui proprio se vuoi bene, se ami.. devi parlare chiaro e agire chiaro. E ciò che farai potrà anche non essere capito e fare male. O far crollare il castello. O crearti grane, renderti la vita un vero casino e casotto. Ma il Bene, l’Amore, l’Empatia, il Rispetto di sé e degli altri non chiede prima “mi conviene?”. Non è questa la sua domanda.
Ci sono momenti di conciliazione assoluta, e di totale venirsi incontro. Altri in cui non ci possono essere candele dietro cui nascondersi, infingimenti, furbizie, tirate a campare. Momenti in cui per qualcosa di importante si deve parlare anche chiaro.
O pensate anche  a chi prende posizione o fa parte di un gruppo e di un progetto. Dinanzi all’intollerabile non ci si può sempre alambiccarsi in diplomazie, giocare di retroguardia, sminuire, edulcorare, svirilire. C’è un dovere della verità che a volte sorge.
Un dovere di radicalità, quando qualcosa di sacro è in gioco. Ci sono persone che credono noi, ci sono parole dette dinanzi al fuoco, ci sono giuramenti presi sull’altare del nostro cuore.
Queste cose vanno difese a costo di portare la Spada e il Fuoco nel mondo.
Una vera pace non spegne le tensioni di indignazione  di liberazione.
Una vera pace è un più alto equilibrio. Ristabilità la giustizia, è possibile la riconciliazione.
Bianchi e neri possono intraprendere una nuova strada, ad esempio, ma dopo che non si sia fatta alcuna concessione all’Apartheid. Una pace che offre stabilità e tranquillità lasciando operare l’Apartheid è bere la cicuta, con i bordi però passati con lo zuccherò.
E sebbene la Pace sia un obiettivo supremo, è sempre meglio il Buon Combattimento che una pace da cimiteri.
Queste riflessioni ri-nascono dall’ascolto, in questi giorni, dell’eterno ritorno in politica. La strategia della minestra riscaldata la chiamerei. Parabola del “rimosso”, che, come tutto ciò che è rimosso, si ripresenta, pur sotto mutate vesti.
Nel nostro miasma politico confondono l’apparenza con la realtà. E vogliono confonderla. Danno un ruolo soverchiante al contegno. Vedono come l’orticaria negli occhi lo scontro duro e netto.
E una tentazione che definirei “diabolica”, tanto si è perseverata in essa nel corso del tempo, fin dalle stagioni consociative e poi, in seguito, ai deliri (e deliqui) bicamerali et successive paraculate.
L’ammordirsi dei confini, fino alle frequentazioni personali e alle cene-ruffiane. Il cutlo dello “scambio” come parodia del dialogo. Il silenziatore su battaglie di civiltà e di dignità perché fastidiose e disturbanti per i “manovratori” e i loro sogni (incubi per gli altri) di “grandi accordi”.
Dinanzi al degrado, dinanzi alla catastrofe morale, all’asservimento di milioni di persone, non vai a fare il “compagnuccio della merendella”; non hai la priorità di sfoderare sorrisi, simposi, braccetti e cene di gala. Non cerchi strategie al ribasso per depotenziare cerchi concentrici polemici. Non ti adegui alle stesse frequentazioni, non biascichi un linguaggio che non ti appartiene, non concordi pratiche spartitorie. Non metti negli armadi le questioni bollenti perché “scomode”. Non abdichi alla responsabilità della scelta forte e chiara.
Tutto il codazzo di Zie Chiocce e di pompieri di ritorno, con le loro premure per “abbassare i toni” e spegnere ogni focherello.. amano una pace che sconfina con il ristagno e la palude.
Ma la gente non ha bisogno di “toni abbassati”. Di marmellate ne ha già fatte saturazione, e ora ha il diabete mentale, l’ottundimento passionale. Non ha bisogno di rituali soporiferi e di clisteri alla camomilla.
Non siamo a Buckingam Palace.
C’è bisogno di rivitalizzare le energie. Di accendere, svegliare, scuotere…


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LO SPIRITO DEL VINO

by Duncan on ago.08, 2009, under Bellezza, Poesia

berlino

Lo Spirito del Vino

Nell’argilla mi impasti,
fiato ai miei organi,
menhir di pietra,
segnali interstellari.

Nell’argilla ti plasmo,
percorrendo i tuoi estuari,
crogiolando il tuo fango,
l’uovo primordiale.

Non c’è scampo,
antichi come le montagne,
antichi come le visioni
di mio nonno falco, di tua madre lucertola.

Mani di Re, mani di Guaritore,
vedette a Faro Nord, solo le ultime barche,
quelle con il segno, ancora giungono,
fiamme incrociate, direzione Valinor.

Nel tuo fiato provocazioni incontenibili,
paralitici lasciano biografie su fogli volanti,
su carta da cesso, su mattonelle, tronchi scheggiati,
ed è lo Spirito del Vino.

Trenta chiavi e un muro, trenta passi e una lama,
dolce delizia del meriggio, nulla tradisce traviando le ore,
In quel fango sogni di infanzia, demolivi i miei minareti,
nel tuo fango plasmavo il lupo e l’agnello, il morso sul collo.

Questo è il mio mattino,
il gatto dagli occhi di cristallo, la promessa che strazia la pelle,
l’amore che non declina a mezzogiorno, la pietra, il matto e..
lo Spirito del Vino.

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E ti perdi ancora Spirito mio

by Duncan on ago.02, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana

prigione

Vi lascio a queste parole. E poco amo soverchiare di altri pensieri e visioni, quello che già vive da sè,  in pienezza e grazia. Rinchiusi a doppia mannaia, dalle profondità di  una prigione, con le catene sul collo e sugli anni.. grida la voce dell’amore. Si alzano le tue mani da dentro le sbarre e il tuo cuore ti porta lontano, oltre le catacombe.
Leggevo questa lettera. Raramente ho incontrato una tale “spinta” tra tante persone a piede libero.Ogni passaggio è da gustare e godere fin nelle ultime fibre, con quella carezza di anima che si mischia al dolore, vincendolo, almeno una volta, perché vi sia forza quando non c’è più niente. Perché proprio quando sei caduto, a volte provi quello che non hai mai provato prima.
Perchè..”Io non amo chi non è mai caduto”.
E c’è una frase, una frase di questa lettera che viene dal carcere che voglio citare. Una frase che è molto, molto di più di quello che può sembrare. Che risuona tra le pieghe delle mia storia, tra i cunicoli di volti che bruciano nella memoria, tra le dite spezzate nella neve, e i sogni incommensurabili della Speranza.

“l’uomo non si misura dalla posizione che assume nei momenti di convenienza ma da quella che assume nel cimento”.

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Di: Ridha Chtorou [carcere di Sollicciano]

Il mio vero sogno è che l’essenza del vero amore potrà germogliare anche dietro questi muri, non lo dico per dire ma perché lo spero e l’imploro. Non so come fate ad ignorare che non c’è profeta nella lunga storia della terra che non ha reso giustizia all’amore in qualunque forma che possiamo immaginare.
Sappiate che l’amore è tormento e gioia, è lacrime e riso, è gioco di arcobaleno, è dubbio e certezza, che l’amore è più della poesia, più di ogni cosa.
Che possiamo amarci senza mai dire una parola, senza evitarci i sarcasmi della vita e ricordatevi che l’amore era ed è più antico dell’uomo e che già vibrava di mistero.
Sogno di questo amore in questo posto infame, in questo posto dove non c’è più un sentimento vivo, dove scopri che si sono portati via il mondo.
E ti chiedi che differenza c’è fra ciò che è stato e ciò che non sarà più, che cosa resta quando non c’è più un dopo perché il dopo è già qui.
In cella chiuso dietro quattro muri viene abolito questo sentimento, colpa della fusione di tante situazioni che determinano la perdita dell’amore e non cerchi di ricostruirlo per non risentire il dolore della perdita. Capita che uno cerca di mettere a fuoco i sogni di essa, ma non ci riesci e ne conserva solo le sensazioni.
Forse è solo un avvertimento d’autodifesa che non si può riaccendere nel cuore che ormai è solo cenere ed è inutile rimpiangere il suo rifugio tanto una parte di te continua e desiderare la fine. È vero che rimane un’unica forma di amore con il mondo esterno, un amore platonico che non ha nulla a vedere con l’opera passata, seppellito sotto un ammasso di ricordi lontani, ed è anche vero che noi espiamo con vergogna il privilegio della vita ma anche d’amore.
In ultimo voglio insistere su un fatto, anzi una verità, che l’uomo non si misura dalla posizione che assume nei momenti di convenienza ma da quella che assume nel cimento, nella grande crisi e credo che noi siamo i più indicati a dare prova e credito a quello che ho già citato.
Perché quando hai amato hai riconosciuto il senso e valore.
L’amore non è una cosa su cui ci si limita a posare le mani o che si porta indosso, ma è una cosa che si porta dentro e su cui si muore, perciò raccogliete il vostro amore e portatelo lo stesso, avvenga quel che può, ormai non ha più importanza e fidatevi, non sarete mai soli perché il vostro credo in questo dono di dio sarà con voi fino alla consumazione del tempo. Sentirete il rombo del tuono, le onde del supplizio invadervi, cercare di sopraffare la vostra anima, ma nell’oblio dell’oscurità che ha invaso questo posto sarete sollevati al cospetto di dio e udirete una voce che vi dirà che l’amore è bello ed è bello farne parte.

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