Born Again

Archive for ottobre, 2009

il Coniglio e il cerchio della paura (totem animali- by Kerridwen)

by Duncan on ott.31, 2009, under Ispirazione, Simbolo

coniglio2

Certe persone, amici e compagni, sconosciuti viandanti del Web, che incrociate questo pezzo di terra nel mare delle inarrestabili vibrazioni elettriche.. certe persone, miei sconosciuti compagni di viaggio, sono nate per guarire, per curare, per trasmettere energia benefica. Come Kerridwen, un pò strega,  un po’ sciamana, un po’ sacerdotessa, un po’ tante altre cose..:-).. che collabora col nostro sito e ha iniziato un percorso di condivisione della conoscenza con noi, e con tutti voi, che  si inoltra nel territorio dei Totem animali (potranno seguirne altri una volta concluso questo).  

Quello di oggi è il terzo post che lei ha scritto. Il primo era un inquadramento in generale dei totem animali. Il secondo trattava del potentissimo simbolo-messaggio dell’Aquila. Il terzo, quello di oggi, parla del   Coniglio.  La conoscenza di Kerridwen non è erudizione, non nasce da tomi polverosi, o da lezioni imparate a memoria. Ma è fresca, viva come sorgente e ruscello di montagna. E’ conoscenza non teorica, ma “esperienziale”. E ogni volta che parla ha mille aneddoti, che ti fanno entrare realmente in quello che dice. Anche questa volta. Osservate come inizia subito parlando del suo concreto incontro con un coniglio, e che cosa esso le  ha trasmesso.

Spezza il cerchio intorno alla gola, questo sembra dirci per riflesso il totem del Coniglio. Esso incarna e rivela le paure. E ci lancia una messaggio, da cogliere e da vivere.  Non cedere alla paura, non scappare sempre inseguito da mille furie e demoni. Non rendere la tua mente un infinito campo da caccia per ossessioni, scrupoli, angosce, timori irrazionali e serpeggianti. Rivela la tua paura. Ce lo dice anche Kerridwen. Scrivene, parlane. Dalle un nome e un cognome. Esorcizzala. Ricorda che è normale avere vissuto nella paura. Che tutti ci siamo imbattuti in anni, in stagioni, di paura. Che gli eroi erano prima conigli bagnati.  La differenza è che non si sono accontentati, non sono voluti morire come conigli bagnati. E’ un cambiamento che inizia da dentro. Ho visto passeri con ali ferite improvvisarsi aquile, e volando vicino al sole.. non bruciarsi e non precipitare. Ho visto anche aquile perdere il volo e inabissarsi nel mare.  Se hai paura è venuto il tempo di affrontarla. Questo insegna il totem del Coniglio. Il resto, le concrete scelte, le concrete strada.. tutto il resto , dipende da te. I totem sono segni che illuminano il cielo, archetipi simbolici dell’inconscio collettivo, fari in notti di mareggiate e vento salino, semi che solo tu puoi coltivare per alberi che solo tu puoi vedere. Parabola significat.. dovunque i sensi ti troveranno, se ti lascerai trovare.

Ringrazio ancora Kerridwen per questi preziosi doni che ci fa (ricordo che li sta scrivendo apposta per noi di Born Again). Di seguito il suo testo.

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Il giorno dopo il primo post sui totem animali, la simbologia del loro mondo, si è manifestata nuovamente nella mia vita. Una persona a me molto cara mi chiama piangendo, chiedendomi se potevo raggiungerla perché il suo coniglietto nano era morto e non aveva il coraggio di prenderlo in mano per esserne certa. L’ho raggiunta quanto prima e, prendendolo in mano, era ancora tiepido, con i suoi occhietti aperti come se mi fissassero.

Gli ho fatto reiki; ma ormai era troppo tardi. Nella mia vita ho assistito a vari funerali di persone care, e nel mondo animale ho seppellito criceti,  pesciolini… ma un coniglietto è stata la prima volta in vita mia. L’ho battezzato perché non aveva ancora un nome (è sempre una creatura del Cielo benedetta come ogni essere sulla terra), l’ho benedetto con acqua santa gli ho messo dei fiori, erbe per adagiarlo, e l’ho ricoperto pregando per la sua anima.

Poi mi sono presa cura della persona che l’aveva amato, raccontandole la storia del totem del coniglio così come si narra in un libro meraviglioso che mi guida e sostiene da molti anni (LE CARTE MEDICINA di Jamie Sams ed. Amrita ).

Tanto tempo fa, nessuno sa realmente quando, il Coniglio era un guerriero coraggioso  senza paura, amico della Strega Occhio  che Cammina. I due trascorrevano molto tempo insieme, erano uniti e inseparabili. Condividevano molte cose delle loro vite. Un giorno Occhio che Cammina e il Coniglio si sedettero  lungo un sentiero per riposare, ed egli disse: “ho sete”.

La strega prese una foglia ci soffiò sopra e comparve una zucca piena d’acqua per dissetare il suo amico, che bevve l’acqua ma non disse nulla, poi aggiunse: “ho fame”.

La strega prese una pietra, la trasformò in una rapa, e la porse al Coniglio, che la assaggiò e poi la mangiò con gusto,ma non disse nulla. I due ripresero la passeggiata lungo il sentiero di montagna. A un certo punto il Coniglio (**Samuela meglio dire così che ‘dove esso’)  inciampò e rotolò giù. Quando la strega lo raggiunse era ridotto male. Lei lo curò con l’unguento magico per lenire il dolore e risanare le ossa rotte. Ma il Coniglio non le disse nulla. Diversi giorni dopo la strega andò a cercare il suo amico, ma non lo trovò da nessuna parte; e alla fine si arrese. Lo incontrò un giorno per caso, e gli disse: “Coniglio,perchè ti nascondi e mi eviti?”

L’animaletto rispose: “ho paura di te.. ho paura della magi”, le rispose ranicchiandosi, “lasciami solo!”

“Ecco”, rispose la strega, “ho usato i miei poteri magici per curarti a fin di bene,e tu ora ti ribelli e rifiuti la mia amicizia?”

Il Coniglio rispose: “ non voglio avere più niente a che fare con i tuoi poteri”, e non vide neppure le lacrime della sua amica….

Occhio che Cammina gli disse: “è nei miei poteri distruggerti, ma in nome dell’amicizia che ci univa un tempo non lo farò. Ma da oggi in poi getterò una maledizione su di te e su tutta la tua tribù. Da oggi in poi tu chiamerai le tue paure ed esse verranno a te. Vai, ma ricorda che le medicine che ci legavano come amici ormai sono spezzate. Adesso il Coniglio è colui che chiama la paura, egli esce fuori e grida: “Aquila ho paura di te”.

Se il rapace non sente egli urla più forte :”Aquila stammi lontano!” Il rapace che ora l’ha sentito arriva e se lo mangia. Questo narra la leggenda.

Il totem del Coniglio è quello delle paure che si trasformano in realtà. Secondo la legge della proiezione, unita  all’intento che si mette nel formulare un pensiero, attirerai a  te ciò che temi di più. Questa è la legge. Un modo per affrontarle è scrivere cosa ci turba, cosa ci crea disagio o ansia su un foglio, e poi bruciarlo esorcizzandola; visualizzando che scivolino via, e che Madre Terra le accolga trasmutandole in luce da ridonare sotto forma di coraggio.

Ogni carta degli animali totem può essere pescata capovolta, e ovviamente ha sempre il sigificato opposto. In questo caso il simbolo suggerisce di mettersi in ascolto prima di affrontare le proprie paure, perché è opportuno individuarle riconoscerle e  smascherarle. Se si vuole paragonare questo totem a un segno zodiacale,il suo modo di essere è molto simile al segno del cancro….

http://books.google.it/books?id=KZ3jF0xGM9cC&pg=PA96&lpg=PA96&dq=leggende+native+sul+coniglio&source=bl&ots=iTkSPZOlRE&sig=CuAdM6UxwpapRW4yKRWlU70FYb4&hl=it&ei=haXESqHTAYKB4Qb

 Kerridwen

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GUARIGIONI E INQUISIZIONI

by Duncan on ott.24, 2009, under Controinformazione, Medicina, Resistenza umana

eretico

Certe storie non dovrebbero esistere. Sono vulnus intrattabili nella consecutio spazio-temporale.
Elementi dissonanti di un contesto prescritto, di una trama e un ordito congeniali a regole di massima, sullo sfondo di riferimenti indiscutibili.
Il guaio di certe storie è che non si arrendono a non esistere. Il guaio è che non chiedono il permesso a manifestarsi. Non stanno col cappello in mano a fare la fila di “accettabilità” e avengono, pur non dovendo avvenire.
Il guaio di certi uomini è che hanno la capacità di fare qualcosa di innovatore e liberatorio. Potrai vederli acclamati come eroi. Più facile spesso che li trovi crocifissi. E noi in piazza reclamare il sangue, ben aizzati dai farisei.
Chi entra nel Tempio muore diceva un a ntico detto misterico. Chi entra in un tempio, e non è un sacerdote, si intende.
Perchè questa storia, che troverete sconvolgente, non è una storia, ma ne è diecimila altre. Che sono accadute e, temo, accadranno. Seppur non fosse vera, il suo valore permarrebbe, in quando sarebbe Symbolum di altro, di altro, tanto altro che sicuramente è accaduto. Potrebbe parlarci pur se non fosse vera, essendo comunque “verisimile”, e tracciando paradigmi che sotto altre spoglie sono emersi.
Andrebbe bene anche se verisimile quindi, ma resta il fatto che (secondo tutte le fonti naturalmente) è vera.
Ci sono dei campi in cui l’ortodossia è fortissima, e gli eretici sono messi al bando. Campi in cui una verità ufficiale ha la forza di imporsi come dogma e farà di tutto per non essere messa in discussione. Per mantenere eterno la massima che è il cimitereo di ogni cambiamento:
NO THERE IS ALTERNATIVE.
Non ci sono alternative, il messaggio subliminale è sempre quello. C’è solo una strada. E tu, ragazzio, puoi seguire solo questa strada. Il resto è buffoneria, imbroglio, ciarlataneria, superstizione, follia.
E il fatto che naturalmente la buffoneria, l’imbroglio, la ciarlataneria et simillia abbondino, non fa che complicare il tutto, come un gioco di specchi dove illusione nutre illusione e i gatti sono alleati dei cani.
Nella pur apprezzabile battaglia contro ciarlatani e guaritori da strapazzo molti diventano servitori del Re di Prussia, lastre di ghiaccio ossia dove ogni pensiero “altro” scivola, pre-giudicato e liquidato. Bel combattee i pagliacci molti diventano c ultori dell’unica” via, funzionari solerti (e idealisti per giunta) dell’ortodossia dominante e del NO THERE IS ALTERNATIVE.
Accorgetevene. Se ci pensate lo noterete ovunque. E comprenderete che ve ne siete accorti.
CERTE COSE NON SI POSSONO DIRE.
E chi le dice è esposto al ludibrio e al massacrio mediatico, alla strategia del disprezzo e dell’ironia.
E’ ammessa la “nicchia”. Se certi percorsi di guarigione funzionano, portando alla cura anche di “mali incurabili”, ma si praticano nelle catacombe, con piccolli passa parola semza dare troppo nell’occhio, a volte sono tollerati. Ma quando emergono fino a poter rappresentare una minaccia allo status quo e fanno balenare la possibilità
CHE SI, CHE FORSE CI SONO DELLE ALTERNATIVE.. allora…
allora la reazione sarà drastica e violenta.
Non hanno ancora smesso di urlare le folle che ragliavano Barabba,
e ancora sale il fumo dalla pila dei rogo a Campo dei Fiori.

La conoscenza libera. Purché non sia pura conoscenza. Perché mente e cuore devono camminare insieme. e solo così possono nutrirsi a vicenda. La conoscenza strappa lembi di memoria all’oblio, e rammenta i passi degli uomini nel buio. E dà a noi un pezzo della loro stoffa e della loro passione.
Certe storie non dovrebbero esistere.
Certe persone sono state strappate dai libri di storia. Anzi, non ci sono mai entrate.
E altre raccontano da anni, raccontano da sempre, in convegni, simposi, lezioni, studi televisivi i dogmi diventati verità inconfutabile.
Come quella per cui “la chemioterapia e i farmaci sono l’unica vero percorso per cercare di affrontare cancro e tumori.. non ne è stato mai trovato un altro di valido..”
Noterete come coloro che sostengono il contrario non sono stati confutati in un dibattito franco e aperto, attraverso scambi di conoscenza e riflessioni.. ma ridicolizzati e stigmatizzati.
E la nostra mente è complice. Perché come potremmo mai credere che dove decenni di apparato, strutture, investimenti supertecnologici, raccolte fondi miliardarie, telethon, ecc.. hanno fallito o hanno ottenuto solo vaghi risultati, possa di punto in bianco riuscirci un percorso o un terapia che non costa più di tanto, non coinvolge apparati, e magari si fonda su capacità innate di autoguarigione o su insegnamenti e pratiche alla portata di tutti?
Già chi potrebbe crederlo?
Aspettati l’inaspettato dicono i maestri taoisti. E invece ci hanno sbarrato la porta all’imprevedibile e al ribaltamento, con una bella scritta sopra a spaventare i viaggiatori.. NO THERE IS ALTERNATIVE.
Non è tanto importante che crediate alla bontà della cura descritta nella storia che leggerete.
Ma che teniate presente che tutte le volte che persone e terapie sono emerse potentemente ad incrinare ortodossie ed estabilishment, la reazione è stata sempre durissima. E non si è fatta attendere.
Ci sono persone guarite dal cancro seguendo altri percorsi. Persone studiate e documentate.
Questo ormai è un fatto.
Leggete la storia che  troverete qui sotto.

L fonte di riferimento è un ottimo sito, Luogocomune,  (http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3154) , che vi presenta anche altri testi molto interessanti.

 Credetemi, ne vale la pena leggere questo testo.. ne vale davvero la pena.. Se anche tale storia risultasse alla fine non reale, anche se ciò lo trovo abbastanza improbabile, sarebbe comunque “simbolica”, “verisimile” di qualcosa che è troppe volte accaduto nel corso del tempo.
Salutamos

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Segue la trascrizione completa del filmato:

NARRATORE: Molto simile alla storia di Reneè è quella di Harry Hoxsey, un uomo d’affari texano il cui padre gli aveva passato una formula di erbe che si sarebbe rivelata altamente efficace contro il cancro.

Al contrario di Reneè, Hoxsey aveva molti soldi, ed era un combattente nato, che non aveva paura di nessuno. Questo ha gettato le basi per una delle più prolungate, virulente e appassionanti battaglie fra un cittadinoamericano e le istituzioni nella storia degli Stati Uniti.

I problemi iniaziarono con quella che sembrava una buona notizia.

HOXSEY: Abbiamo nei nostri archivi molte migliaia di casi documentati conferme patologiche, analisi fotografiche ai raggi X, che noi con certezza curiamo il cancro, sia esterno che interno. Posso darvi nominativi, date, nomi dei dottori, nomi degli ospedali, …

NARRATORE: I dottori definirono Hoxsey il peggior ciarlatano del secolo, ma i suoi sostenitori dicevano
che fosse un guaritore efficace, perseguitato dalla medicina organizzata.

HOXSEY: Fino ad oggi nessuno ha dimostrato che questo rimedio non curi il cancro.

NARRATORE: L’ex-minatore con la terza elementare divenne una leggenda nel suo tempo. Secondo la leggenda la cura fu scoperta dal bisnonno di Hoxsey mentre faceva delle prove su un cavallo ammalato. Si dice che John Hoxsey fosse un veterinario, il cui pregiato stallone si ammalò di cancro.

Lo mandò nei pascoli a morire, ma 3 settimane dopo il tumore si era stabilizzato. Notò che il cavallo si nutriva di piante che normalmente non mangiava. Dopo un anno il cavallo stava bene. John Hoxsey cominciò allora a sperimentare le erbe con gli animali, aggiungendo altri rimedi tradizionali.

Disse di aver avuto successo, e tramandò le formule in famiglia, finchè qualcuno le usò con le persone. Hoxsey disse che il padre fu il primo a provare la cura sulle persone.

Diede al giovane Harry la formula su letto di morte, facendogli promettere di rendere la cura disponibile per tutti, che potessero pagarla o meno. Profeticamente, mise in guardia il ragazzo dai santoni della medicina, che lo avrebbero combattuto con gelosia.

Non ci sarebbe voluto molto.

Hoxsey aprì la prima clinica in IIlinois, nel 1924, e immediatamente scatenò le ire della medicina ufficiale. Fu arrestato più volte di chiunque altro negli annali della medicina.

Eppure, negli anni ‘50 la clinica Hoxsey di Dallas, Texas, era il più grande istituto privato per la cura del cancro nel mondo.

Le cliniche di Hoxsey arrivavano in 17 stati diversi. La cura aveva il sostegno di senatori, giudici, e persino qualche dottore. Due tribunali federali ne confermarono la validità terapeutica.

Se la cura non avesse funzionato, come ha potuto guadagarsi un tale supporto?

Sostenere di avere la cura per il cancro significa invitare a giudicarla. Mentre il mondo della medicina voltò le spalle a Hoxsey, diversi individui vollero investigare di persona. Queste esperienze trasformavano regolarmente gli scettici in credenti.

Fra di loro c’era il giornalista della rivista Esquire, James Wakefield Burke, che nel 1939 iniziò ad occuparsi della vicenda di Hoxsey.

BURKE: Il mio capo, Arnold Gingrich, un giorno mi disse: “Perchè non fai un salto in Texas, così smascheriamo questo tizio? Sta diventando troppo importante, e l’Associazione Medica Americana vorrebbe toglierlo di mezzo. Vai giù e fai amicizia con lui, poi facciamo un paio di articoli
e chiudiamo questa faccenda”.

Per me era un incarico, e venni in Texas, pensando di fermarmi un giorno, raccogliere le informazioni e ripartire. Invece rimasi affascinato, e rimasi per sei settimane. Ogni giorno Harry passava a prendermi per portarmi alla clinica. Arrivavamo al mattino, e lui andava a confortare queste persone anziane, dicendo: “Nonno, questi dottori ti hanno tagliato da tutte le parti, ma io non permetterò a questi figli di puttana di ammazzarti, tu vivrai!”

Poi li curava, e io lo vedevo curarli, e loro miglioravano, e cominciavano a guarire. Allora buttai giù un articolo, che intitolai “Il ciarlatano che cura il cancro.” Lo mandai alla direzione, ma non fu mai pubblicato.

NARRATORE: Il vice-procuratore Al Templeton era qualcosa di più di uno scettico. Aveva arrestato Hoxsey più di cento volte in due anni. Poi suo fratello Mike ebbe un tumore mortale, e andò di nascosto da Hoxsey. Quando Mike Templeton guarì, Al Templeton riconobbe il merito a Hoxsey. L’accusatore di Hoxsey divenne il suo avvocato.

Sempre più gente sosteneva la validità della sua cura. Il suo promotore più tenace era il pastore evangelico Gerald Winrod. Le sue trasmissioni radiofoniche raggiungevano milioni di ascoltatori con i resoconti sensazionali dei crescenti successi di Hoxsey.

WINROD: Vorrei iniziare la trasmissione leggendovi quella che io ritengo una affermazione molto importante,del giudice W.L. Parton: E’ la seconda giuria di 12 persone nel mio tribunale che ha stabilito che la terapia di Hoxsey cura il cancro. 10 dottori hanno stabilito che le guarigioni sono nell’ordine delle migliaia. L’ex-senatore degli Stati Uniti, Thomas ha esaminato un grande numero di guarigioni. Ho fatto la mia indagine personale, e sono convinto che il cancro venga realmente guarito con il metodo di Hoxsey. Questo umile cronista può soltanto dire: Dio benedica questi ciarlatani. Gli unici ciarlatani che
curino il cancro oggi.

NARRATORE: Ma l’indagine personale non basta perchè una nuova terapia per il cancro venga accettata. E’ necessaria una formale valutazione scientifica.

HOXSET: Io chiedo solo che vengano qui. L’Associazione Medica Americana, la Commissione Medicine e Alimenti, il governo federale, chiunque! Venite qui a indagare. E se non riesco a dimostrare oltre ogni possibile dubbio che la nostra terapia è superiore a radium, raggi-X e chirurgia, allora chiuderò i battenti di questo istituto per sempre.

NARRATORE: Ma la professione medica non rispose al suo appello.

JAMES MARTIN: I dottori dicevano che sapevano già, dai loro studi di medicina, che le sue terapie non avessero alcuna efficacia. Che non potesse essere una cura. Erano totalmente imbevuti nel loro modo di pensare, e assolutamente inamovibili nelle loro convinzioni.

NARRATORE: Secondo Hoxsey c’era un motivo molto più oscuro per cui la professione medica non voleva indagare. Hoxsey diceva che i medici dell’Associazione gli avevano chiesto di fare una dimostrazione della cura. Fra loro c’era il Dott. Morris Fishbein, direttore della potente rivista dell’Associazione Medici Americani.

Secondo Hoxsey, il giorno dopo che la dimostrazione ebbe successo un importante personaggio dell’Associazione gli chiese di acquistare i diritti delle formule. La presunta offerta avrebbe assegnato tutti i diritti ad un gruppo di dottori che comprendeva il Dott. Fishbein.

Esattamente come Reneè Caisse, Hoxsey rifiutò l’offerta non poteva avere la garanzia che la cura sarebbe stata disponibilegratuitamente per chiunque ne avesse avuto bisogno.

Una cosa era certa: Hoxsey siera fatto un nemico poderoso. Nel mettersi contro il Dott. Fishbein si era fatto nemico il personaggio più influente della medicina. Il Dott. Fishbein aveva una posizione molto particolare. Come editore della rivista controllava la fonte primaria di entrate dell’Associazione Medica, e quindi controllava l’associazione. Pubblicava inoltre gli standard riconosciuti della professione medica.

Dopo l’incidente di Chicago il Dott. Fishbein prese di mira Hoxsey, definendolo un ciarlatano nella rivista. Diceva che i sostenitori più entusiasti di Hoxsey fossero le locali pompe funebri. L’attacco dell’Associazione Medici era senza tregua.

Il Dott. Fishbein e Hoxsey si sarebbero combattuti per i prossimi 25 anniin un dramma di portata nazionale. Ma invece di risolvere la disputa in termini scientifici, la cosa si svolse sui mezzi di comunicazione.

ANNUNCIATORE FILMATO: Gli unici ad approfittarsi del cancro sono i ciarlatani, contro le cui cure fraudolente l’Associazione Medici Americani combatte la sua crociata. Al quartier generale dell’Associazione, a Chicago, monta la guardia contro i ciarlatani il Dott. Morris Fishbein.

FISHBEIN: Non esiste siero, medicina, o combinazione di medicine conosciuta che guarisca con certezza il cancro.

NARRATORE: Quando Hoxsey contattò l’Istituto Nazionale per il Cancro, per un’indagine, l’organizzazione si rifiutò. L’Istituto disse che la sua documentazione non era completa. Hoxsey disse che i dottori si rifiutavano di fornire i documenti necessari, sotto l’influenza del Dott. Fishbein. Il governo concluse che sarebbe stato uno spreco di denaro pubblico indagare.

Avendo scoperto il petrolio in Texas, Hoxsey offrì di pagare lui la ricerca. Le sue sfide tenevano pubblicamente il Dott. Fishbein sotto pressione, e il dottore rispondeva duramente sotto gli occhi del pubblico. Ma quando scrisse “Denaro di Sangue” sui giornali domenicali di Hearst superò ogni limite.

Hoxsey denunciò il Dott. Fishbein e l’impero della stampa di Hearst per libello e diffamazione. Sembrava non avere una sola possibilità. Il più famoso ciarlatano della nazione contro tutti i nomi più importanti della medicina americana.

A sorpresa, Harry Hoxsey divenne la prima persona a vincere una causa contro il Dott. Fishbein e
l’Associazione Medici Americani. Il dott. Fishbein dovette dimettersi dall’Associazione Medici Americani.

Ma i processi Hoxsey-Fishbein rivelarono qualcosa di ancora più sconcertante.

Il Dott. Fishbein riconobbe in tribunale che i cosiddetti “unguenti brutali” di Hoxsey di fatto curassero i tumori esterni.

Il più pericoloso tumore esterno è il melanoma. Può diffondersi rapidamente in tutto il corpo. I medici suggeriscono una decisa chirurgia radicale. Nonostante questo, il melanoma risulta spesso mortale.

HOXSEY: Abbiamo più casi positivi dimostrati di melanoma, con la documentazione e i pazienti con cui parlare, che sono stati curati nel nostro istituto di qualunque altro istituto al mondo. E questa è un’affermazione enorme, ma abbiamo i dati per sostentarla.

NARRATORE: Hoxsey arrivò a produrre un suo film per far sentire la sua voce all’Associazione Medici.

ANNUNCIATORE FILMATO: Sarebbe una grande innovazione per chi lavora nella professione medica, se invece di sprecare tempo e denaro in processi nei tribunali, tattiche meschine e campagne di discredito venissero alla clinica, facessero delle indagini,verificassero i nostri metodi, parlassero con qualche paziente. Allora capirebbero perchè la nostra terapia è sempre stata così efficace, e in molti casi abbia dato risultati decisamente migliori di qualunque soluzione contro il cancro abbiamo mai avuto da offrire.

NARRATORE: Ma invece di raccogliere l’invito, l’establishment medico inasprì la battaglia.

Mildred Nelson ha diretto le cliniche di Hoxsey dall’inizio della sua carriera.

MILDRED NELSON: Non hanno mai fatto indagini su di lui, se non in senso criminale, per vedere se avesse fatto qualcosa di illegale. La Commissione Medicine e Alimenti era nota per perseguitare i pazienti di Hoxsey. Andava in casa della gente, le portava via le medicine quando le consegnavano, parlava con loro, gli diceva che sbagliavano …

NARRATORE: Poichè il governo non riusciva a fermare Hoxsey con la legge, la Commissione Medicine e Alimenti decise di fare qualcosa che non aveva mai fatto prima.

PUBBLICO PROCLAMA: “Ai malati di cancro, alle famiglie, ai dottori e a tutti gli interessati,alla cura di malati di cancro, sono avvisati e messi in guardia che la cosiddetta “cura Hoxsey” per il cancro interno è risultata, sulla base di elementi presentati dal Commissione Medicine, una cura senza alcun valore”. (NEL PROCLAMA SI LEGGE):”Il cancro è curabile solo con la chirurgia e con le radiazioni. La morte di cancro è inevitabile se si rinuncia alle cure mediche appropriate.

NARRATORE: Ebbe un tale successo, che la Commissione fece stampare un poster da appendere in tutti gli uffici postali del paese.

HOXSEY: Sto annegando nel sangue. Mi hanno fatto tutto quello che potevano, per cercare di umiliarmi. Mi hanno trascinato mille volte in tribunale, ma credete che mi importi di quello? Io non penso a quello che fanno a me, io penso ai 12.000 pazienti che sono in cura o in osservazione in questa clinica. Io penso solo ad una cosa: l’umanità che soffre.

NARRATORE: Ma il governo non si limitò a mettere in guardia la gente. Nonostante i procuratori federali
non riuscissero a dimostrare che la cura fosse inutile, come falsa etichettatura nel commercio interstatale.

MILDRED NELSON: Ci fu un momento in cui avevamo 17 cliniche funzionanti nel paese. La Comissione Medicine e Alimenti arrivò nello stesso giorno in tutte le cliniche, e mise i lucchetti. Harry non aveva certo i soldi per combatterli in tribunale, stato per stato.

NARRATORE: Dopo aver perso tutte le cliniche, Harry Hoxsey alla fine si arrese, nella sua battaglia contro l’establishment medico durata 25 anni. Costruì una clinica in Messico, mise Mildred Nelson a dirigerla, e si ritirò in Texas, dove morì nel 1974.

Nel corso degli anni la clinica ha curato migliaia di pazienti, e continua a farlo anche oggi, con altri
dottori, dopo la morte di Mildred Nelson. Ma la cura di Hoxsey non è mai stata resa disponibile ai pazienti americani, e non può nemmeno essere spedita legalmente nel paese. Chi vuole usare la terapia di Hoxsey deve recarsi ogni volta in Messico,e può riportare indietro solo la quantità necessaria per l’uso personale.

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Angelo D’Arrigo, Eagle Man

by Duncan on ott.17, 2009, under Ispirazione, Simbolo, video

Alcuni uomini sono l’essenza stessa della libertà..
e possono volare, e insegnano a volare..
guardate come insegna a quell’aquila, come vola con lei…
Guerrieri della Luce, alcuni uomini vengono.. a ricordarci chi siamo….
(ringrazio Kerridwen che loha conosciuto quando ancora era su questa terra, e mi ha donato queso video)

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Come fiori rossi sull’asfalto di Tienanmen

by Duncan on ott.16, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana

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Ma Jian è il genere di scrittore che per la Cina non dovrebbe esistere. Che nella nuova Grandeur revanchista è come polvere negli occhi. Un pò come quei piccoli insetti che mandano in paranoia un elefante.
Ha una caratterisca non troppo apprezzata dall’apparato che da sempre è come una cappa di piombo calata senza feritoie e senza bombole  d’ossigeno sulla Cina. E’ interiormente libero. E scrive la sua  libertà.
Nato nel 1953 ha svolto ogni sorta di mestieri, da riparatore di  orologi e pittore di poster. Ma nel 1983 abbandona il lavoro e viaggia per tre anni attraverso la Cina. Una esperienza che lo portò a scrivere il libro “Polvere Rossa” e nel 1987 darà vita alla raccolta di  racconti sul Tibet “Tira fuori la lingua”. Libro che comporterà la  condanna pubblica de governo cinese, la messa al bando delle sue opere, e la necessità di espatriare.
Lui c’era a Tienman in quel momento in cui per la prima volta dei  cinesi alzarono la testa contro il potere.
Erano pochi, ma coi loro gesti riscattarono la vigliaccheria e la  paura di molti, tempi immemorabili di schiene piegate  e di vite ranicchiate. Finirono nel sangue, ma diventarono mito. Un mito sempre temuto. E quindi cancellato, annichillito, consegnato al vuoto ancestrale dell’oblio.
“Dimentica” dice sempre il Potere.. “perché nella dimenticanza io prospero”.
Istantanee.
La nostra vita sono istantanee scolpite a tinte forti nel tempo, quadri e foto appesi sul muro.
Lo siamo stati anche noi. E poi siamo stati altro. E  altro saremo.
Completamente perduti o ritrovati. C’è un filo, c’è un filo che lega i nostri infiniti presenti Mia Signora?
Istantanee.
I volti di quello che siamo ci condannano all’Onore. Ad essere fedeli o a tradire.
La scritta sul muro, il pugno alzato, la voce che attraversa il deserto.
Alcuni dimenticano. Altri continuano.
I nostri occhi e il nostro tempo, i volti nelle foto staranno lì a incendiarsi e a farci l’unica domanda che, in fin dei conti, veramente conta. più che una domanda.. una richiesta imperiosa..
DIMMI CHI SEI!
C’è stato anche lui a Tienanmen,, Ma Jian. La differenza… la differenza è che lui c’è ancora.
E che gli altri.. quasi tutti gli altri hanno tradito. Le ali hanno un modo tutto loro di piegarsi, pezzo a pezzo, accumulando la polvere, consumando divani, conti in banca ed appoggi. C’è una nicchia per tutti nel paese di Mangiafuoco.
Ma Jian scattò delle foto (e alte se le procurò). Le troverete su internet se volete.
Istantanee. In una di queste ci sono tutti i maggiori scrittori cinesi giovani (giovani in quell’epoca).
Adesso esistono ancora, come corpo, carne, vene, cartilagine e strutture neuronali.
Il loro complessivo sistema organico biopsicofisico esiste ancora. Ma, in un certo senso, sono morti.
Quest’anno alla fiera del libro a Francoforte l’ospite d’onore è la Cina. Ed arriva sovraccarica di quella pseudo prosopopea “imperiale” con la quale ama piazzarsi all’esterno, come il nuovo astro emergente del tempo che verrà. Con quell’autoincensarti che è tipico dei periodi letargici e bovini della storia. E slogan come “tra tradizione e modernità” che cercano di intruppare tutto nel comune servizio al Grande Sogno Cinese. Ci sarà una delegazione in pompa magna con oltre duecento persone tra scrittori e studiosi dell’Accademia delle Scienze sociali. Tutti con la loro bella tessera del Partito Comunista Moloch.
Tutti revisionati, ripuliti, approvati e corretti.
Molti che sudano 107 camice da anni per cancellare il loro passato, così ingombrante. E ne hanno consumato di gomme a fura di stricare sui fogli di carta e non lasciare neanche, dell’inchiostro, l’ombra.
Ma troveranno qualcuno che volentieri eviterebbero. Qualcuno che era con loro. Qualcuno che non ha dimenticato.
Qualcuno che non si è venduto. Qualcuno che non ha tradito.

<<In quei giorni molti di loro sfilavano insieme a noi studenti. Nelle
foto si vedono i loro volti, e quando sarò a Francoforte per la Fiera
del libro li chiamerò per nome e domanderò dove sono finiti i loro
slogan per la libertà.>>

Qualcuno c’è sempre a rompere i quadri troppo perfetti, a steccare nel coro. A ricordarci che la maturità non è solo un cimitero dei sogni. Che possiamo non  tradire il meglio di quello che siamo e il meglio di quello che siamo stati. Che crescere non è inevitabilmente un declino.
Che a volte i sogni non muoiono.. come i fiori rossi sull’asfalto di Tienanmen.

ma-jian

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La sfida dell’Aquila (totem animali- by Kerridwen)

by Duncan on ott.10, 2009, under Ispirazione, Simbolo, video

golden-eagle

Ecco un altro post scritto per noi da Kerridwen. Questa donna che ha esplorato intellettualmente, e concretamente, molti livelli di frontiera, ha deciso di condividere con noi di Born Again un pò della sua conoscenza. Questo testo si inserisce nel filone dei Totem animali, iniziato appunto col precedente (risalente a qualche giorno fa) post “Totem animali” e continuerà, prima di passare a un altro filone. L’animale totem considerato questa volta è l’aquila. Che io considero uno dei più simbolici ed ispiratori.
Buona lettura…

PS: ho accompagnato il testo di Kerridwen con un video (che troverete a fondo post) che considero uno dei più belli in assoluto dedicati all’aquila. Uno dei più belli mai fatti.

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La grande aquila bianca vive più a lungo di qualsiasi altro uccello, anche fino a settant’anni. Ma per raggiungere quella veneranda età  deve prendere la decisione più difficile di tutta la sua vita. La  leggenda racconta che a quarant’anni i sui artigli si fanno duri e più che  mai affilati, le sue ali si accorciano e diventano molto pesanti e le  sue piume s’assottigliano. Volare diventa un’impresa difficile. A quel  punto l’aquila bianca ha due sole strade: o morire o confrontarsi con  un doloroso rinnovamento che dura almeno sessanta giorni. Il processo  di trasformazione consiste nel volare fino alle creste più alte della  montagna e starsene lassù, in un nido, da dove per un po’ non deve  uscire. A questo punto l’aquila deve iniziare a sbattere il becco  contro la nuda roccia, finché riesce a strapparselo. Dopo dovrà  aspettare un po’ fino a che le spunterà un rostro nuovo e lo userà per  strapparsi le piume cresciute intorno agli artigli. Con gli artigli  nuovi di zecca, si libererà di tutto il suo piumaggio vecchio e dopo  qualche settimana di dolore sarà di nuovo in grado di affrontare un  volo di rinascita, con ritrovata energia per almeno altri trent’anni.

La medicina dell’Aquila è il potere con il Grande Spirito, la  connessione con il Divino. Lei vola fra le alte vette, ove scruta ogni  dettaglio ogni particolare senza che nulla sfugga all’acutezza del suo  sguardo, e riesce allo stesso tempo a restare unita a Madre  Terra,raggiungendo così l’equilibrio fra i due Regni. Le sue piume sono  usate dagli Sciamani di varie culture per purificare le aure degli  uomini, intonando canti di guarigione,suonando tamburi bruciando erbe  sacre.. soffiando sui frammenti d’anima da  recuperare, o su blocchi  sciolti in punti differenti del corpo. Entrare in quilibrio con questo  Sacro Totem significa aver portato avanti un lavoro costante che  durerà tutta la vita. Il premio in palio sarà poter vedere ogni cosa  a 360 gradi, con acutezza precisione velocità, come se si diventasse  tutt’uno con lei. Un pò come accade a Eragon che vede con gli occhi di  Safira il suo Drago. Questo è il suo significato personale come simbolo  se è tra i 9 del vostro totem di nascita. Se invece avete un quesito  momentaneo, o volete sapere che energia è bene sostenere in quel  momento, basta essere chiari nella domanda e si potrà avere la carta  del mese del giorno, o della settimana, restando liberi di sentire il  loro potere e farvi guidare nelle soluzion pìù consone alla vostra  persona,ciò vale per tutti i totem. Se fra le vostre carte uscirà  l’aquila, il messaggio che trasmette è, che se vuoi volare  alto e vedere da una prospettiva elevata distaccata, questa possibilità ti viene data, ma devi  avere coraggio e tenacia. Devi imparare a osservare te stesso, sia interiormente, sia nel modo incui ti poni con gli altri; e avere lo sguardo lucido sui lati di te stesso che hanno bisogno di essere revisionati e migliorati.
L’aquila è legata all’elemento aria. Questo è una spinta ad  uscire all’aria aperta,  collegandosi con questo  elemento. La lezione più importante di questo totem è ricordarci che il Grande Spirito dà a tutti il dono della libertà fin dalla nascita.Stà  solo  a noi decidere di non farci ingabbiare da regole, da schemi di  paura. Regole, schemi e paure che spesso,  chi non ha il coraggio di volare nè di osar andare oltre,  cerca di buttarci addosso.Vorrei dedicare questo post alla memoria di Angelo D’arrigo l’uomo che volava con le aquile….
www.angelodarrigo.com/profilo_it.php
http://www.angelodarrigo.com/biografia_it.php
http://www.angelodarrigo.com/leparole_it.php

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I Segni dell’Autunno: Bilancia

by Alpha Scorpii on ott.06, 2009, under Controinformazione

L’Autunno inizia giustamente con un Equinozio, perché inizia con la BILANCIA: nell’Equinozio d’Autunno abbiamo due caratteristiche notevoli: inizia ad abbassarsi la temperatura e Giorno e Notte durano pari tempo. Il che porta subito alla luce due qualità della Bilancia: il tepore e l’Equilibrio. Se l’Ego Arietino esplodeva con un aumento di temperatura e con un progressivo aumento di durata del Giorno, il Noi Bilancino parte con l’esatto opposto. Nella Bilancia si ha la celebrazione della Simmetria, del Canone greco, e il Sociale contrapposto alla dimensione infantile.

Non a caso il pianeta governatore della Bilancia è Venere (unica governatrice, almeno finché non sarà affiancato da un eventuale nuovo pianeta che governi Toro e Bilancia insieme a Venere), ma con esaltazione di Saturno: cioè un “vice-governatore” del Segno è Saturno, il Pianeta del Rigore, ma anche dell’Anzianità e della Sobrietà. Rigore significa anche freddo, tant’è che l’associazione Venere-affettività e Saturno-freddezza merita qualche approfondimento: la Bilancia non è fredda, e guai a dirglielo, perché essendo molto intelligente, spesso ti prenderà da parte, chiarendo in modo dialettico che non è assolutamente una persona fredda, anzi, che dà il primato ai sentimenti ecc.. Ma questo dimostra che, soprattutto, alla Bilancia non piacciono i termini estremi: ‘freddo’ è estremo.  Probabilmente avrà da ridire anche sul termine “tiepido”, in quanto suona male, suona mediocre, e la Bilancia vi farà subito notare (dialetticamente) che essendo cultrice dei sentimenti, non può essere tiepida, perché quando si parla di Sentimento, il tiepido non esiste, semplicemente pone le cose al posto giusto. E dovrete tutto sommato darle ragione, senza tuttavia riuscire a eliminare quel retrogusto di distanza che sentite parlandoci. E vi spiego io perché: se l’Ego dell’Ariete è caldo, burrascoso, vitalistico-aggressivo ma bonario nelle conseguenze delle proprie azioni e nei risvolti, il Noi della Bilancia è sicuramente misurato e nonviolento (Gandhi e John Lennon sono esempi di Bilance nonviolente), ma Saturno è quella mazza che ogni Bilancia tiene dietro la schiena quando vi spiega che dovete amare il prossimo ed essere equilibrati e in armonia con tutte le creature. Il Noi si fonda sulle leggi: è Bilancia tutto ciò che coinvolge sentimenti e vincolo duro: il Matrimonio, ad esempio. Se i Gemelli, come primo Segno d’Aria, rappresentano il semplice coesistere dialettico, la Bilancia, come evoluzione del concetto, rappresenta una Coppia sancita, approvata e che funziona nel Noi. L’Aquario, ultimo Segno d’Aria, farà comunione ma su tutta l’Umanità, diffusivamente. L’ossessione per la Misura può produrre nella Bilancia una visione grecista del Mondo, quella visione per cui “Cosmo”  è la radice di “Cosmetica”: il Kosmos, contrapposto al Caos primordiale (immagine del punto 0° zodiacale fra Pesci e Ariete!), è l’Universo IN ORDINE. Quindi un cosmetico, letteralmente, ti mette a posto la faccia, la beltà: mette in ordine, in armonia, il volto, e qui quindi il Brutto è il malposto, lo sfatto, l’appena alzato coi capelli arruffati. Vi accorgerete di queste attitudini “cosmetiche” stando a contatto con le Bilance: probabilmente noterete che hanno delle vere e proprie ‘zone di cecità’ laddove vi rivelate in qualche modo sgradevoli: poiché l’Imperfezione non rientra nella mente Bilancina, la loro considerazione di voi scoprendo i difetti non sfurierà, non andrà in bestia, ma si bloccherà per difficoltà di elaborazione. In questo modo: scoperto il difetto, ad esempio che siete che so, cafoni, la Bilancia diretta tenderà ad arrabbiarsi manifestando il suo senso dello Stile subito; ma la Bilancia intellettuale, o anche solo interessata alla buona convivenza come spesso accade, dapprima cercherà di spiegarvi che ci vuole gusto in tutte le cose, tentando anche di comprendervi- ma se insisterete, non le resterà che escludervi dalla sua cerchia, perché nella sua mente non entra, semplicemente, la bruttura. Non ci entra, non la capisce, e ciò che non quadra è come un’interferenza al cervello, in questo caso. Ovviamente, se vi escluderà lo farà molto a malincuore, perché per una Bilancia ogni rottura, ogni lite, ogni cattiva fine di un rapporto è un fallimento nella Mediazione, e pesa sempre un po’ sulla sua coscienza sempre tesa alla ricerca della massima Perfezione. Esemplari alcune ragazze che conosco, della Bilancia, che hanno sempre avuto reazioni strane alle mie intemperanze: una aveva la passione della Dietologia e della cura del corpo, e andava soggetta a scatti d’ira sempre motivati da astrattissime cause di principio inerenti la volgarità, l’inopportunità di certe cose, soprattutto la goffaggine sociale. Un’altra, bellissima ballerina e intellettuale, cuspide Vergine-Bilancia, ricordo che oltre a giudicarmi intemperante per il modo…. come dire…. agreste con cui le facevo avances, sempre parlando a bassa voce e sempre con classe, mi prendeva regolarmente da parte spiegandomi che i rapporti hanno la tale e la tal’altra regola, che certe cose sono importanti e imprescindibili, e altre sono forse opportune in certi contesti ma nella sua esperienza non rientravano, e quindi ecc. ecc. … risultato: è stata l’unica mia fiamma a farmi una predica sul Relazionarsi durata 2-3 ore. La Bilancia infatti non tollera la stupidità e soprattutto passare da stupida: perciò, è maestra nell’Arte della Premessa: dicasi Arte della Premessa la raffinata capacità di spaccarti la faccia solo dopo aver chiarito che non ignora le altre vie, semplicemente, in quella situazione reputa arbitrariamente il caso di spaccarti la faccia. Per il tuo bene. E per il bene dell’uccellino sul ramo. E del Mondo. Altra signorina della Bilancia, invece, non mi fece chissà quante prediche ma fu periglioso corteggiarla, dacché spariva appena oltrepassavo il limite dettato di volta in volta dal suo umore: dopo qualche pomeriggio insieme, litigò con me perché l’accusai di essere intollerante per via delle mestruazioni: e questo probabilmente, oltre a offendere l’Intelligenza reputandola umorale (non sia mai!) la offese perché la vedeva associata a qualcosa di scomodo e ‘sozzo’. Il Segno della Coppia, in ogni caso, ama le relazioni e vive di relazioni: chiunque abbia pianeti in Bilancia, a seconda del pianeta avrà manifestazioni Bilancine che si rivelano in coppia come al tornasole: ad esempio le donne con Marte in Bilancia non riescono a non associare il Fallo al Marito: irresistibilmente, per loro, fare l’amore significa essere il “suo uomo”. Perfino la più audace e vogliosa donna con Marte in Bilancia, una volta che l’avrete avuta sessualmente, sentirà il bisogno di mettervi nella casella “coppia”, pena reazioni furiose che indicano un tilt nel suo sistema motivazionale. Oppure la Luna in Bilancia: curiosa posizione che fa sì che la sensibilità sia sì delicata e affettiva, ma anche equa: ad esempio, una Luna in Bilancia non si commuoverà solo per i film d’amore, ma a maggior ragione per i dolori del Terzo Mondo, magari reputando più corretto piangere un po’ di più quest’ultima cosa, per proporzione. Relazioni non vuol dire ovviamente “tutto concesso”: l’amico Bilancia non vi farà mai favori iniqui alla faccia del Prossimo, non vi darà il numero di telefono dell’amica sua figacciona solo perché siete voi, ma non si comporterà mai in modo scorretto e su questo potrete contare. Ora: sorte apparentemente diversa hanno quelle Bilance che interpretano l’Estetica/Giustizia in un senso diverso: cioè, come protesta sociale. Ce ne sono eccome: Nietzsche, Oscar Wilde in testa, ma anche Eminem e Zucchero Fornaciari che non appare come un esteta vistosamente. Il fatto è che il senso di Giustizia sociale della Bilancia spesso assume forme che possono perfino rivestire i panni della provocazione (Eminem), o addirittura sfociare in un’intolleranza feroce contro tutto ciò che appare brutto, limitato e sprecato (Nietzsche). Sorte più palese per le donne: simboli di Bellezza come la Bellucci e Brigitte Bardot, che oltre a essere palesemente icone sexy si distinguono per l’attivismo sociale, una con le idee radicali e l’altra con l’Animalismo. Ovviamente, l’animalismo della Bilancia non sarà amore per la Natura barbara, ma più che altro amore per l’Armonia: esempio massimo: San Francesco! Fisicamente, la Bilancia governa i reni, il fegato, le anche e la regione lombare-ombelicale: la cintola insomma, dove sono tutti organi dalle funzioni di discernimento e di equilibrio del corpo, sia come peso sia fisiologico. I soliti Greci bilancini, non a caso, adorarono l’Omphalos, l’Ombelico, sottoforma di pietra.

 

 

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Gli Uomini sono fatti così

by Duncan on ott.06, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana

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Questo testo lo devo a una ragazza speciale, Monica, che lo ha trascritto da un libro di Oriana Fallaci e me lo ha inviato dopo averlo battuto su pc, nei momenti di buca che ha avuto negli ultimi giorni. Monica è una di quelle persone capaci davvero di dare, di condividere. Capace di spezzare il pane e di versare il vino.
Queste pagine ti entrano nell’anima per non uscirne più. Se siete uomini non spaventatevi al nome della Fallaci. Se anche non l’avete mai amata, smentite la pigrizia che ci mantiene sempre nel nostro recinto e leggete lo stesso. Leggete, soprattutto se non l’avete mai amata. Leggete come solo le viscere e l’anima sanno leggere.

In mezzo al sangue, alla bestialità, alle macerie, proprio quando tutto ciò che umano dovrebbe uscirne seppellito per sempre, prorompe uno dei canti più belli che io abbia mai letto sulla dignità e la bellezza umana.
Perché.. perché.. GLI UOMINI SONO FATTI COSI’..
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[..]
Guarda,se durante quell’estate tu mi avessi chiesto a cosa mi stava approdando l’anima, ti avrei risposto:al nulla del nulla. Il ritorno  nella “pace” mi aveva talmente deluso che non credevo più a nulla:non  mi salvavo nemmeno col dubbio. Credere negli esseri umani, battersi per loro,perché?  Vantarsi d’esser nato fra loro anziché fra gli alberi o i pesci o le  iene, perché? E non dirmi che il giudizio di un giornalista è distorto  dagli avvenimenti eccezionali,non si basa mai sulla normalità  quotidiana. Il destino del mondo dipende infatti dalla normalità o dagli avvenimenti eccezionale di cui si occupa il  giornalista? La storia la fanno i buoni che passano inosservati o i  cattivi che si distinguono pei loro crimini legalizzate dalle  bandiere? La fanno i bulldozer che costruiscon strade o i carri armati  che le distruggono? Io sostengo che la fanno i carri armati perché non  ho mai saputo di un buono che cambiò la faccia della terra. La cambiò forse Cristo? La cambiò forse Budda? Sostieni di si? Allora spiegami  il Vietnam, il Biafra, il  Medio Oriente, la Cecoslovacchia, Shiran Shiran , i contestatori borghesi. Spiegami, convincimi e mi vanterò  d’esser nata tra gli uomini anziché tra gli alberi o i pesci o le  iene.
Ma poi accadde qualcosa. Poi venne l’autunno coi Giochi Olimpici a Città del Messico, e capitai in quel massacro,un massacro peggiore  di qualsiasi massacro che avessi visto alla guerra. Perché la guerra è  una cosa dove la gente armata spara a gente armata, la guerra se ci  pensi bene ha un fondo di correttezza, tu mi ammazzi io ti ammazzo, in  un massacro invece ti ammazzano e basta, ed oltre trecento, c’è chi  dice cinquecento, ne massacrarono quella sera. Ragazze, donne incinte, bambini: la strage di Erode, Erode che rinasce sempre per eliminare  Gesù prima che diventi uomo. E dentro di me successe un tal terremoto  che la mia anima si assestò e trovai la buona risposta per Elisabetta.
La trovai e la pagai: con le tre cicatrici che ora mi porto addosso. Replicherai: cosa sono tre cicatrici? Poco, d’accordo, pochissimo, ed  annuisco se aggiungi che fanno parte del mestiere: quando vai dove sparano, il minimo che ti possa capitarti è d’essere prima o poi sparato. Però vedi, se io non ce le avessi, queste tre cicatrici, mi sentirei infinitamente più povera. Perché mi domanderei ancora a cosa serve nascere a cosa serve morire, e la morte di tutti gli uomini che ho visto morire per mano degli uomini mi sarebbe inutile,e me ne starei come una lucertola al sole, indifferente immobile intenta solo a sbadigliare sulla mia letargia. Me ne stavo così prima di assistere  alla strage di Erode,prima del mio terremoto. Sicchè fammi raccontare  che accadde quel mercoledì 2 ottobre 1968 e la risposta che ricavai.
[…]
C’era questa piazza che chiamano Piazza delle tre culture perché riunisce simbolicamente le tre culture del Messico, la azteca con le rovine di una piramide azteca,la spagnola con una chiesa del 500, la moderna con i grattacieli moderni. Un immensa piazza, lo sai, con molte vie d’accesso e molte vie di fuga: non a caso gli studenti la sceglievano pei comizi contro Erode. Gli studenti, gli operai, i maestri di scuola, insomma chiunque avesse il coraggio di protestare contro erode che al Messico si chiama Partito Rivoluzionario Istituzionale e dice d’esser socialista ma non si capisce che genere di socialismo dal momento che i poveri al Messico sono fra i poveri più poveri al mondo, nelle campagne guadagnano 800 lire la settimana,e se rumoreggiano la polizia li zittisce a colpi di mitra. Gli studenti protestavano anche per quello. E poi perché non volevano che i soldati occupassero le loro università bivaccando nelle loro aule, rompendo i loro strumenti. E poi perché non volevano le Olimpiadi al Messico.
Dicevano: costano miliardi le dannate Olimpiadi,ed è vergognoso spendere i miliardi nelle Olimpiadi quando il popolo muore di fame. Gli studenti al Messico,sai, non sono come gli studenti italiani francesi inglesi americani. Non hanno la fuoriserie, non hanno le camicie di trina, specialmente al Politecnico sono figli di contadini, di operai e magari sono operai a loro volta. Ma torniamo alla piazza. Che era fatta a rettangolo. E da una parte questo rettangolo era limitato da un cavalcavia,dall’altra si concludeva una scalinata in cui i gradini scendevano verso un grande edificio che si chiamava Chihuahua. Il Chihuahua  quindi dominava tutto e da esso vedevi la chiesa spagnola con le rovine azteche a sinistra, i grattacieli a destra, il cavalcavia in fondo, e la scalinata sotto ogni piano del Chihuahua aveva un balcone lungo 10 metri e largo 5, con una balaustra alta circa un metro e un’ apertura circa tre: le misure sono indispensabili   per capire come ci spararono dall’elicottero. Ai balconi si accedeva per le scale a destra e a sinistra, oppure dagli ascensori le cui porte si aprivano sulla parete lunga; le porte degli appartamenti a privano invece sulle due pareti brevi, mi spiego? erano balconi molto comodi, ampi, contenevaano anche 50 persone e per arringare la folla eran perfetti.
I capi degli studenti sceglievano sempre quello del terzo piano. Col permesso degli inquilini piazzavano sulla balaustra i microfoni, le bandiere, e tenevano i discorsi lì. Io l’avevo già visto al comizio di quattro giorno avanti, quello per commemorare i morti di luglio e di fine settembre, un comizio che m’aveva preso alla gola sai: pioveva, era buio, e i ragazzi stavano immobili nella pioggia, nel buio, poi la pioggia era finita e qualcuno aveva acceso un fiammifero, e un altro, e un altro ancora, e un accendino, e un altro, e un altro ancora, finchè la piazza era diventata un palpitar di fiammelle, fiammelle e fiammelle dalla scalinata fino al cavalcavia, e poi chissà chi aveva avuto l’idea di arrotolare un giornale e farne una fiaccola, e allora tutti s’eran messi ad arrotolare giornali e farne fiaccole, e il comizio s’era sciolto in una gran fiaccolata,in una fila lunga di luce che si allontanava in coro: “goya, goya cachu cachu rara! Cachu rara, goya, goya universidad!”. E in un altro coro “gueu, gueu, gloria ala cachi cachi porra! Gueu pin porra! Politecnico, politecnico, gloria!”.
E io avevo chiesto ma cosa vuol dire, e loro mi avevan risposto: non vuol dire niente, sono le nostre canzoni, sono canzoni da bambini. Perché in fondo quegli studenti, quei terribili studenti che mettevano in pericolo le Olimpiadi e il prestigio del governo messicano, eran bambini. A me infatti erano piaciuti perché eran bambini con l’entusiasmo dei bambini, e ci avevo fatto amicizia. Il mio primo amico era stato Mosè che era un ferroviere iscritto al Politecnico, piccino, timido, brutto, con una camicia sfilacciata e una giacca tutta rammendi. Lo incantava il fatto che fossi stata in Vietnam e mi diceva : “miss Oriana, vietcong very brave, eh? Molto coraggiosi, eh?”. Il mio secondo amico era stato Angelo che ra uno studente di matematica e fisica, invaghito dei Beatles e di Mao, con un visuccio triste da Savonarola. E poi Maribilla che era una ragazza di 18 anni,abbastanza graziosa se non fosse stato per il labbro leporino che le sciupava la faccia, due occhietti dolci ed allegri, una gran voglia di vivere. E poi Socrate che era un giovanottone coi baffi, i lineamenti di Emiliano Zapata, l’ardore del rivoluzionario disposto al sacrificio. E infine Guevara che era un laureando in filosofia,silenzioso e duro. E avevo pensato a ciascuno di loro quando quel mercoledì mattina ero stata ad intervistare il generale Queto, capo della polizia, e costui m’aveva detto che noi giornalisti si esagera sempre “non pasa nada, querida, nada, tutte menzogne, nessuno spara sugli studenti, che tengano pure il loro comizio, gli ho dato il permesso”. Capisci, gli aveva dato il permesso e ripeteva no pasa nada, non succede nulla, e i suoi ordini erano già stati impartiti: sparare.
Il comizio era fissato per le 5 di pomeriggio. Giunsi alle 5 meno un quarto e la piazza era già piena a metà,diciamo 4000 persone, ma neanche l’ombra di un poliziotto, di un granadero. Salii sul balcone e qui trovai Socrate insieme a Guevara, Maribilla e Mosè e poi altri 5 sei ragazzi che non conoscevo. Uno studente del conservatorio, che parlava in italiano, uno con un pullover candido che mi fermai a guardare, ricordo, perché era così candido. Chiesi loro come si mettevan le cose e risposero bene:data l’assenza della polizia,potevan marciare su Casco Santo Thomas dove c’era una scuola occupata dai granaderos. E nello stesso momento ecco arrivare Angelo: ansimante, pallido. “non riuscivo a passare. L’esercito è intorno per 2- 3 km . Su carri armati, camion. Ho visto metraglie pesanti, bazooka. Marciare su casco santo thomas sarebbe un suicidio” disse.
- si dirigono verso la piazza?-chiese Guevara.
- mi pare di si
- allora bisogna impedire che si riempia la piazza- disse Guevara. E puntò l’indice verso la folla che ingrossava.
Guarda, ormai ci saranno state 8000,9000 persone. In massima parte studenti, però anche molti bambini, i bambini si divertono a
mischiarsi nei comizi, e molte donne dell’ Associazione Madri Studenti Caduti, e un gruppo di ferrovieri e un gruppo di elettricisti giunti in segno di solidarietà: coi cartelli “nos ferrocarrilleros apoyamos al movimento estudiantil” “las aulas non son cuertelas” “gobierno dos crimine y dictatura”. S’eran messi quasi ai bordi della scalinata, dignitosi,composti e Mosè li fissava con angoscia perché era stato lui a chiedere di venire.
- mi amigos, Miss Oriana,mi amigos!
-qui bisogna far qualcosa, ragazzi, avvertire
- chi parla alla folla?
- Socrate. Parla Socrate.
- va bene – disse Socrate. E si affacciò al balcone, prese il microfono. Cominciava a far buio.
- digli di restare calmi, Socrate
- va bene.
- ma annuncia lo sciopero della fame.
- va bene.
Gli tremava la bocca a Socrate, me ne ricordo benissimo e con la bocca gli tremavano i baffi.
- compagni…l’esercito ci ha circondato. Migliaia di soldati armati.
Restate calmi. Dimostrategli che la nostra vuol essere una manifestazione pacifica. Restate calmi. Compagni…non andremo al casco
santo thomas. Quando questo comizio sarà concluso, disperdetevi con calma e tornate alle vostre case..
- lo sciopero della fame, Socrate!!
- oggi vogliamo solo annunciarvi che abbiamo deciso di fare uno sciopero della fame, in segno di protesta contro le olimpiadi. Questo sciopero avrà inizio lunedì, dinanzi alla piscina olimpica, e…
E nello stesso momento l’elicottero apparve, era un elicottero verde dell’esercito,identico a quelli che prendevo sempre in Vietnam. Aveva gli sportelli aperti e le mitraglie puntate, le mitraglie identiche a quelle del Vietnam. Scendeva in cerchi concentrici, sempre più bassi, sempre più familiari, come in Vietnam, e scoppiettava un rumore sempre più forte, sempre più familiare, come in Vietnam. Non mi piace, pensai, non mi piace. E mentre pensavo così, lanciò i due bengala. Ed eran gli stessi bengala che avevo visto per mesi in Vietnam, le macabre stelle filanti che scendono lente lasciandosi dietro una striscia nera di fumo. E una stella scese verso di noi, l’altra scese verso la chiesa.
-attenti!!-esclamai- è un segnale!
Ma i ragazzi scrollaron le spalle.
- no!macchè segnale!
- i bengala si buttano per localizzare un punto su cui dirigere il fuoco!-insistei.
- tu ves las cosas como en Vietnam . Tu vedi le cose come in Vietnam!
- parla, Socrate,parla.
-Compagni!noi ci riuniremo dinanzi alla piscina olimpica e…
Ma neanche questa volta finì la frase. Perché la sua voce venne sopraffatta dal rumore dei carri armati e dei camion che avanzavano sul cavalcavia, sulle strade a destra, sulle strade a sinistra, ovunque ci fosse una strada, e dai camion i soldati saltavano gridando, coi fucili puntati, dalle autoblindo le mitraglie si piegavano in posizione di sparo,e bisognava esser ciechi per non capire che attendevano un ordine, un ordine e basta, infatti lo capirono tutti, si misero a scappare sebbene non ci fosse un posto dove scappare, la piazza era ormai una trappola, una gabbia chiusa. E impallidendo Socrate strinse forte il microfono.
- compagni, non scappate, compagni!è una provocazione, compagni calma!
Calma! Calma!
E il primo colpo partì. Ed era l’ordine atteso perché i colpi dopo partirono contemporaneamente, laggiù dal cavalcavia, e dalla chiesa, dai grattacieli, di sotto la scalinata, un cerchio di fuoco fitto,incessante, organizzato, un’imboscata. E i corpi presero a cadere, paf,paf,paf, e il primo che vidi a cadere fu il corpo di un operaio,correva tenendo alto il cartello su cui era scritto “gobieno dos crimine y dictatura” e non lasciava andare il cartello, ma poi lo lasciò andare e fece un lungo balzo in avanti, quasi una capriola, sai la capriola che fanno le lepri quando sono colpite , e restò fermo. E il secondo corpo che vidi cadere fu il corpo di una donna vestita di giallo, ma anche lei non cadde subito, prima spalancò le braccia a croce e poi cadde, piombò a faccia in avanti,con quelle braccia a croce,rigida, come un albero che si abbatte. Ma cadevano dappertutto sai, e questo l’ho detto nel racconto che feci per il giornale,  sembrava di vedere una scena di quel film russo, sai, la Corazzata  Potiomkin , quando la folla scappa lungo la scalinata e via via che  scappa è colpita, sicchè i corpi rotolano giù per la scalinata,a testain giù,e restano con la testa ciondoloni e le gambe in alto, c’era una vecchia con le calze nere che rimase esattamente così, e le calze nere si vedevano fino alle mutande, grottesca: e nel mio racconto dissi questo ma non dissi altre cose, lo sai che ero in ospedale, le ferite mi dolevano in modo acuto, mi avevano appena operato e la mia testa era confusa,e non dissi ad esempio di quel bambino. Avrà avuto 12 anni e correva coprendosi il viso quando una raffica lo raggiunse alla testa, e la testa si scoperchiò schizzando una fontana di sangue. Non dissi dell’altro bambino che stava acquatttato per terra ma quando vide questo si alzò,e si buttò addosso al primo bambino e gridò
“Uberto! Che ti hanno fatto, Ubertooo!”. E gli sparavano alla schiena e lo tagliarono in due.
Pietrificata al balcone, io guardavo senza nascondermi. In Vietnam avrei cercato rifugio da chissà quanto tempo, qui invece non pensavo neanche di abbassare la testa. Me lo impediva qualcosa che in Vietnam non avevo mai provato: lo sbalordimento, l’incredulità. Esolo aquelle grida mi scossi. Venivano giù dalle scale:”hijo de chingada! Figlio di puttana! Donde vas, hijo de chingada! Arriba, arriba!”. E mi girai, e così facendo mi accorsi che intorno a me non c’erano più nessuno dei miei amici, non c’era più Socrate, non cera più Angelo, né Mosè,né Mariblla, proprio nessuno. E pensavo che strano, se ne sono andati di nascosto e non mi hanno detto nulla, si sono messi in salvo e  mi hanno lasciato qui, forse dovrei andarmene anch’io ma dove, con l’ascensore non fo in tempo, per le scale è peggio, se mi vedono correre mi sparano prima, forse è meglio che non mi muova, pensavo così allorchè una ventina di uomini irruppero, con le rivoltelle puntate, spingendo Mosè e il tipo del conservatorio e il ragazzo col maglione candido e quello coi riccioli neri e due giornalisti tedeschi e un fotografo messicano dell’Associated Press, e un fatto mi colpì:questi uomini con le rivoltelle avevano,tutti,la camicia bianca e la mano sinistra dentro un guanto bianoco o fasciata con un fazzoletto bianco. In seguito avrei saputo che era il riconoscimento del Battaglione Olimpia, il più duro della polizia, e quel giorno il Battaglione Olimpia s’era travestito in borghese per ammazzare meglio e che la prima ad essere ammazzata da loro, era stata Mirabilla:
mentre scappava. Le scaricarono addosso tre colpi. E lei cadde esclamando “porque?” ed essi le spararono ancora una volta, nel cuore, e lei non parlò più.
-Comunista! Agitadora!
L’uro mi aggredì in piena faccia ma non compresi subito che era rivolto a me. Lo compresi quando vidi la rivoltella puntata contro di me, e la mano dal guanto bianco mi afferrò pei capelli, e mi gettò con forza nel muro dove battei la testa e rimasi per qualche secondo stordita. Contro il muro c’era anche Mosè, il tipo del conservatorio,e il ragazzo col maglione candido e quello coi riccioli neri, e gli altri. Dalla piazza saliva il rumore di raffiche sorde ma fitte,sempre più fitte, dal cielo scendeva lo scoppiettar dell’elicottero che tornava ad abbassarsi, da ovunque giungevano urli ed imprecazioni lamenti. Un colpo entrò dal balcone e andò a conficcarsi nella porta dell’ascensore, pochi centimetri sopra la testa di Mosè.
-Miss Oriana!- tremò la voce di Mosè.
Un  secondo colpo arrivò, e un terz. Veniva dai soldati laggiù o dai poliziotti che stavano dietro di noi? Gli voltavamo le spalle, non potevamo vedere.
- chi ci spara Mosè?
- i poliziotti miss Oriana.
- detenidos silencio!
-se almeno ci facessero stender per terra, Mosè.
Uno scoppio fragoroso fece tremare il Chihuahua. Una granata, un bazooka?
- detenidos a terra!
Ci lasciammo scivolare per terra,col viso sul pavimento.
- mani alzate, mani alzate!
Alzammo le braccia, dai gomiti in su. Distesi sotto il muricciolo della balaustra, nell’unico punto al riparo, gli uomini dal guanto bianco ci puntavano le rivoltelle:col dito sul grilletto. Ne avevamo uno per ciascuno e la canna della rivoltella diretta verso di me distava meno d’un metro dalla mia tempia,e fra tutte le cose che avevo visto questa era la più paradossale, la più assurda, la più bestiale. E la guerra in paragone diventava un nobile gioco, ripeto, perché alla guerra ti butti in un bunker, ti nascondi dietro qualcosa, mentre fai questo non c’è poliziotto che te lo impedisce puntandoti la rivoltella alla tempia. Alla guerra in fondo c’è scampo, qui non c’è scampo. Il muro contro cui ci avevano messo era proprio un muro di esecuzione, se ti muovevi ti ammazzavano i poliziotti,se non ti muovevi ti ammazzavano i soldati,e per molte notti io avrei sognato quell’incubo, l’incubo di uno scorpione circondato dal fuoco: e lo scorpione non può neanche tentare di buttarsi dentro iol fuoco sennò lo trafiggono
- miss Oriana, ci scusi, miss Oriana..
La voce di Mosè veniva in un sussurro impercettibile, di sotto ungiaccone di pelle che gli copriva la testa
- cosa devo scusare, Mosè?
- lei non dovrebbe esser qui tra noi, miss Oriana. Dovrebbe esser dall’altra parte, come quei due giornalisti.
I due tedeschi infatti giacevano coi poliziotti , sotto il muricciolo. E anche il fotografo dell’associated press giaceva coi poliziotti. Gli uomini dal guanto bianco li avevano trovati per le scale e condotti su, ma non li avevano arrestati perché non potevano esser scambiati loro tre , per studenti. Io a quanto pare sì, invece, ed è questo che era successo: mi avevano scambiato per Maribilla. Lo seppi dopo.
- pazienza Mosè.
- dovrebbe dirglielo, che è una giornalista, Miss Oriana. Forse la farebbero spostare sotto il muricciolo.
- è troppo tardi Mosè. Non mi crederebbero più.
- detenidos, silencio!
E allore esplose l’inferno. Esplose di nuovo Dak To e Huè e Danang e Saigon e tutti i posti dove l’uomo dimostrò di esser soltanto una bestia non un uomo,a qualsiasi razza e civiltà o cosiddetta civiltà egli appartenesse,a qualsiasi classe sociale, perché ascoltami bene, è la stessa storia degli operai che fabbricano la M 16, la pallottolina,laboriosi, compunti, attenti a scartare le pallottoline che non vengono perfette: vogliamo smetterla una buona volta di assolvere i figli del popolo e basta? Coloro che la sera del due ottobre 1968 trucidarono i figli del popolo non erano forse figli del popolo? Eseguivano gli ordini, dice.
Come gli operai della pallottolina. Anche Eichman eseguiva gli ordini.
Col loro stesso scrupolo, la loro stessa ferocia. E né lui e né quei figli del popolo dimenticarono mai di mirare dritto, di sparare in aria per esempio. Un primo obice colpì in pieno l’appartamento sopradi noi. Un secondo obice colpì il piano di sotto, una raffica di mitraglia pesante tagliò molte finestre,e ora anche l’elicottero s’era messo a sparare con la mitraglia. Le pallottole si conficcavano tutte nel muro dell’ascensore,però sempre più verso il pavimento, e mi ci volle qualche secondo per capire che l’obiettivo eravamo proprio noi del terzo piano, che dirigendo i colpi dentro l’apertura del balcone miravano proprio a noi che credevano i capi degli studenti. Lo compresero anche i poliziotti. E malgrado essi fossero in una posizione di gran privilegio perché i colpi venivano diagonalmente al muricciolo sotto cui eran nascosti, li assalì un terrore isterico e si misero a gridare, a gridare..”no tiren! No tiren!”
“battaglione olimpia!aqui battaglione olimpia!”
“la capeza, la capeza!”
“abajo, abajo!”
“ajudo! Battaglione olimpiaaaaa!”
Gridavano, gridavano, puntando le rivoltelle verso il cielo e non più verso di noi, ma i colpi cadevan lo stesso, incessanti, fitti, una raffica passò dritta fra me e il poliziotto lasciandomi sotto gli occhi una striscia di fiorellini d’acciaio e d’un tratto udii:
“ooooh!”. Come un rantolo. E girai lo sguardo e vidi il ragazzo col pullover candido che non era più candido,era tutto rosso davanti, e il ragazzo faceva il gesto di sollevarsi ma dalla bocca gli usciva una ventata di sangue, e si abbattè con la faccia nel sangue. E poi tocco a quello coi riccioli neri. La pallottola lo prese direttamente nel cuore perché s’era mosso appoggiandosi sul gomito destro, e disse:
“ma..” poi andò subito giù. Poi toccò ad una donna distesa là in fondo. Credo che fosse una donna dell’appartamento 306, era uscita di casa per veder cosa accadesse e i poliziotti non le avevan permesso di rientrare. Fu colpita ai polmoni. Poi toccò a Mosè che fu preso al collo e alle mani ma restò solo ferito. E poi toccò a me che attendevo in fondo al pozzo della mia verità, quel pozzo sempre sfiorato e mai toccato con tutte e due le mani, sempre intravisto e sempre perduto. Durò quasi mezz’ora l’attesa. Quella lunga attesa nella certezza che non ce la farai,che stai vivendo gli ultimi attimi della tua vita. Dopo mi chiesero: cosa provavi, puoi dirlo? Si , posso dirlo. Provavo una gran rassegnazione.
Ma non una rassegnazione immobile: una rassegnazione fatta di pensieri da cui nascevano altri pensieri come in un gioco di specchi, all’infinito, sicchè a forza di guardar negli specchi ritrovai ciò che avevo perduto. L’amore per gli uomini. È assurdo lo so, ritrovarlo proprio nel momento in cui gli uomini non sono più uomini ed accetti l’idea di finire. Ma questo è ciò che accadde, e puoi riderci quanto ti pare, scuoter la testa quanto ti pare, accadde veramente così,  me ne ricordo benissimo, e lo ritrovai questo amore dimenticato respinto, lo ritrovai proprio giù in fondo al pozzo, mentre pensavo dunque di morire ammazzati è così, non è giusto ed illogico, morire di vecchiaia è giusto, morire di malattia è logico, morire così è illogico, ma cosa posso farci, nulla, vorrei solo che mia madre non ne soffrisse troppo, con quel male al cuore morirebbe a sua volta, speriamo che lo sappia bene, in modo non brutale, speriamo che dica era destino, se la cavò alla guerra per trovarsi sopra quel balcone. La guerra. Mi hai dato la definizione della guerra, Francois, un gioco per divertire i generali, e anche la sua formula, piantare pezzetti di ferro nella carne dell’uomo, ma questa non è guerra e ti piantano addosso i pezzetto di ferro, riecco l’elicottero, come scoppietta abbassandosi, i vietcong dovevan sentirsi così quel giorno a DaK To, quando ci abbassavamo su loro e perdevamo i limoni, e quel giorno con l’A37, gli uomini sono pazzi. Se bevi il brodo con la forchetta dicono subito che sei pazzo e ti portano al manicomio, se massacri migliaia di persone così non dicono nulla e non ti portano in nessun manicomio, qui bisognerebbe fare qualcosa, impedirlo,chissà quante creature sono morte là sotto, ma allora hanno ragione i vietcong, è necessario battersi, anche al costo di commettere errori, di sacrificare innocenti come Ignacio Eczurra e Biech e Piggott e Laramy e Cantwell e gli altri, è il prezzo del sogno,ecco, ha sparato, però stavolta ci ha mancato, chi ha ammazzato al posto nostro, povere creature, ma come facevo a non amare gli uomini, questi uomini sempre maltrattati, sempre insultati, sempre crocefissi, ma come facevo ad ire che è tutto inutile e a cosa serve nascere a cosa serve morire? Serve ad essere uomini anziché alberi o pesci, serve a cercare il giusto perché il giusto esiste, se non esiste bisogna farlo esistere, e allora l’importante non è morire, è morire dalla parte giusta, e io muoio dalla parte giusta perdio, accanto a Mosè che è sempre stato povero e maltrattato e insultato e crocefisso, non accanto a un poliziotto col guanto bianco, un vietcong deve pensare così quando l’elicottero torna e si abbassa, guardalo torna, si abbassa, e se pregassi dio? Macchè Dio, Dio l’abbiamo inventato, Dio no che non esiste, se esiste e si occupasse di noi non permetterebbe tali macelli, non lascerebbe ammazzare il ragazzo col pullover bianco, il ragazzo coi riccioli neri, la donna dell’ appartamento 306, il bambino che invocava Uberto e Uberto, sicchè non a Dio bisogna rivolgersi ma agli uomini, e bisogna difenderli, e bisogna combattere per loro perché loro non sono inventati ed avevi ragione tu, Francois, è come dicesti tu, Francois: per essere uomo a volte bisogna morire.
Poi, d’un tratto, ebbi la netta impressione che il punto in cui mi trovavo fosse un punto sbagliato, per via della testa. E strisciando come un verme, facendo forza sui muscoli e dei fianchi, mi mossi in avanti. E il poliziotto mi vide e berciò “detenidos, no se moben!”, e di nuovo mi rivoltò la rivoltella in direzione della tempia ma non me ne importò, ormai sapevo che non la sua rivoltella dovevo temere ma l’ elicottero che passava basso con la sua mitraglia, mirando l’ apertura del balcone, e chiusi gli occhi per non vedere, mi tappai gli orecchi per non sentire, ma vidi e udii, quella raffica lunga, lunga, lunga e subito sentii un gran male, sentii tre coltelli di fuoco che mi entravano addosso, tagliando, bruciando, un coltello dietro la schiena, e due nella gamba. Cercai il coltello dietro la schiena e non lo trovai: c’era solo un gran gonfio. Lo cercai nella gamba e non lo trovai: c’era solo un gran sangue. E allora rammentai che alla guerra si dice: una buona ferita è una grossa fortuna perché è difficile esser colpiti due volte. E mi avvolse un sollievo pazzo: ora pensai, non mi ammazzano più. Ma poi rammentai che alla guerra si dice anche: puoi morire di una ferita e basta perché resti dissanguato. E cominciai a dire “sono ferita, aiutatemi per cortesia, perdo sangue”.
Ma il poliziotto con la rivoltella ripetè: “detenidos, silencio!” e puntò meglio la rivoltella e mi chetai. E restai lì con i miei tre coltelli, il dolore che andava e veniva ad  ondate, insieme a un gran sonno, a momenti mi sembrava di dormire in un letto dove mi svegliavo per uno scoppio improvviso ma subito mi riaddormentavo di nuovo, e nel sonno c’era la voce di Mosè che piangeva “Miss Oriana, oh! Miss Oriana!”. E un’altra voce che diceva:”por favor!esta mujer es grave, se muere!”. Chi era la donna che moriva? Perché moriva? E perche Mosè piangeva, per chi? Per se stesso o per me? Se mi portavano via, agguantavo Mosè e lo portavo via con me. Dovevo salvare Mosè..
Più tardi mi dissero che ero rimasta più di un’ora e mezzo lì a perdere sangue. Non so. Io ricordo solo il fotografo dell’Associated Press che scattava fotografie di nascosto, disteso per terra fra i poliziotti, e poi ricordo una mano che mi agguantava i capelli e mi trascinava via mentre cercavo di prender Mosè, ma Mosè non capiva e allora afferravo il tipo del conservatorio, e portavo via lui al posto di Mosè. E poi ricordo le scale dove c’erano tanti soldati e un soldato mi sfila l’orologio da polso, lo ruba, ridendo. E poi una camera piena di poliziotti col guanto bianco, e poi una barella distesa per terra, e poi un getto di acqua sporca che cadeva giù dal soffitto e mi rimbalzava sopra lo stomaco insieme a tracce di escrementi, puzzo di urina, perché era acqua che veniva dalle tubature rotte dei gabinetti,e qualcuno gridava ai soldati “spostatela da lì, por Dios” ma i soldati ridevano e mi lasciavano lì perché mi avevano messo lì apposta, per divertirsi. E accanto a me c’era un vecchi morto, sotto l’ascella sinistra questo vecchio stringeva un pacchettino che sembrava un pacchettino di dolci. E i morti erano ovunque, nelle posizioni più assurde, e lungo il muro c’erano gli studenti arrestati,e uno si tolse il golf e me lo gettò sul viso bagnato e gridò:”por tu cara!prteggiti la faccia!”. E un altro studente gridò”fuerza,Oriana!”. E tutto questo con le raffiche che continuavano, le esplosioni che si facevano più violente, perché fino a mezzanotte andò avanti la strage di Erode. Durò più di 5 ore, capisci?
Quando mi caricarono sull’ambulanza eran circa le nove di sera:incominciavano allora a bombardare coi bazooka il Chihuahua. E tre granate caddero anche sul balcone del terzo piano, morì anche un poliziotto. In piazza invece ne massacrarono tanti ma tanti con le baionette: un bambino lo sgozzarono, e a una donna incinta aprirono il ventre. E detto così sembra incredibile ma se guardi le fotografie non è più incredibile, e se tu fossi stato con me all’ospedale ti saresti convinto. Quanti erano. E com’eran straziati. A una ragazza era rimasta metà faccia, e da questa metà le ciondolavan le labbra, un medico ci appoggiava i pacchi di garza che subito diventavan sangue e diceva:”che fo? La lascio morire? Io la lascio morire”. Alcuni medici avevano le lacrime agli occhi. Uno mi passò accanto e mi sussurrò “scriva tutto ciò che ha visto, lo scriva!”. Poi arrivò un funzionario del governo e voleva sapere se ero cattolica. Siccome gli risposi “Merda!” puntò il dito accusatore ed urlò “no es catolica! No escatolica” ma queste cose le ho raccontate più o meno.
Ciò che non ho raccontato è il tipo del conservatorio lo misi in salvo fino all’ospedale e lui, per ringraziarmi, mi denunciò come “comunista y agitatora”,sicchè i giornali scrissero che ero stata smascherata:sul balcone del terzo piano c’ero per sobillar gli studenti eccetera. Perché gli uomini sono fatti così. E gli italiani di Città del Messico, quasi tutti fascisti scappati col loro fascismo, dissero la stessa cosa ed aggiunsero che non ero stata ferita, nel mio vestito non c’erano buchi. Perché gli uomini sono fatti così. E insieme ai fiori, ai telegrammi di auguri, alle lettere buone,giunsero lettere che mi auguravano di restare paralizzata sulla sedia a rotelle. Perché gli uomini sono fatti così. E le olimpiadi naturalmente si fecero e neanche una delegazione si ritirò e la delegazione sovietica fu la prima a rendere omaggio al governo. Perché gli uomini sono fatti così.
E Socrate che era stato arrestato assieme a Guevara e a duemila altriparlò. E denunciò i suoi compagni, i suoi amici. Perché gli uomini sono fatti così.
E se a questo punto mi chiedi come è possibile che voglia amarli,allora, io ti rispondo perché gli altri non parlarono. E si lasciarono torturare per giorni, scariche elettriche negli orecchi e nei genitali come in Vietnam, finte fucilazioni, si lasciarono magari ammazzare ma non tradirono. Perché gli uomini sono fatti anche così. E quelli scampati si riorganizzarono e ripresero a parlare di liberta malgrado la polizia l i braccasse e ogni tanto ne acchiappasse qualcuno e lo uccidesse, come accadde a quel certo Raphael, terz’anno di filosofia, che fu trovato su un marciapiede, assassinato a colpi di baionetta, coperto di cicche che gli avevano spento addosso quando si rifiutava di denunciare i compagni. Perché gli uomini sono fatti anche così. E per quanto io sia arrabbiata con gli uomini, per quanto io li disprezzi a volte, per quanto non dimentichi mai che anche quella sera le bestie in uniforme erano uomini, io penso ciò che mi disse Nguyen Van Sam: “sono innocenti perché sono uomini”. E gli uomini allora per me sono Mosè. Scampato per miracolo all’eccidio finale sulla terrazza, Mosè era stato preso e condotto in una prigione militare dove gli avevano rubato i soldi, i documenti, le scarpe, e lo avevan picchiato per nove giorni. Al nono giorno, senza soldi, senza documenti, senza scarpe, lo avevan mandato via e per tre ore aveva camminato verso la città. Gli sanguinavano i piedi, aveva la febbre, la ferita al collo era andata in suppurazione  e non poteva muover la testa. Piangeva, piangendo fermava le automobili perché gli dessero un passaggio, e le automobili non si fermavano o chi le guidava rispondeva di no. E in quelle condizioni venne a cercarmi e mi trovò. Io giacevo nel letto stordita dal male, dalle medicine, e sognavo che qualcuno mi accarezzava una mano, dolcemente, così, aprii gli occhi e qualcuno mi accarezzava davvero una mano: era Mosè. Tutto strappato, tumefatto, sporco. Col suo visuccio di povero nato per soffrire, per esser sempre messo da parte o picchiato o sfruttato, Mosè mi accarezzava la mano e si rallegrava per me. “Miss Oriana! you alive! Tu viva!”. Come lo abbracciai. Puzzava tanto, ricordo, che ad abbracciarlo si soffocava. Ma lo abbracciai come avrei abbracciato l’umanità ritrovata e mivergognai della preghiera in cui avevo per qualche tempo creduto.


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Toccare

by Duncan on ott.01, 2009, under Bellezza, Poesia

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Quando ti tocco il mio Mondo scompare,
Mi porti nell’ Ottava Stanza, oltre le derive,
Quando mi tocchi non ho più il mio Nome…

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