Archive for dicembre, 2009
APAPAIA
by Duncan on dic.30, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana, video

Irlanda… belfast… cattolici e protestanti, odio avviluppato in rancori incatramati a strati. E odio alimenta odio, come spirali soffocanti. Nel tuo sangue mi ciberò. Diio bastardo dei Moloch di sangue, Il Levitico canta la tua infamia. Dio degli eserciti e delle pile di fuoco. Mentre le sacre mura corrono, sangue su sangue, l’orgoglio dei cimiteri.
Belfast, quartieri protestanti, quartieri cattolici. Di padre in figlio, di figlio in padre; l’odio nelle cellule, mutazione biologica, volti in cagnesco. Quartieri e filo spinato. E’ lunga la lista dei tuoi torti. Conosco a memoria le tue infamie. Fin da bambino ho imparato a sognarti ferito, a godere della tua dissoluizione.
Belfast, fermo immagine, anni fa.. il seme dell’odio.
Ricordo quella scena. La vidi in televisione. C’era una scuola cattolica, nel pieno di un quartiere protestante. Erano i primi giorni di apertura, l’anno scolastico incipiente. Un imbocco portava alla scuola, seguendo un viale lungo poco più di un chilometro, in mezzo alla città. Viale aperto, dove ai due lati la gente poteva accalcarsi. All’inizio dell’imbocco una madre con due figlie piccole non riesce a muoversi.
Centinaia e centinaia.. centinaia, forse migliaia.. di protestanti lungo il viale guardano all’imbocco schiumando rabbia alle due bambine. Statene nelle vostre fogne, urlavano. Sporchi papisti. Questa è la nostra terra. Il volto contraffatto, parodia dell’umano, scimmie belanti.. Tanto l’odio da non vedere che due bambine sono solo due bambine. Non sono una idea, una religione, una etnia.
Le ragazzie traumatizzate erano pallide un cencio e piangevano. Un bambino non può concepire tanto odio.. non può neanche immaginare la Grassa Puttana che si ciba di vita umana…piange per un grilo azzoppato e lo spaventa un gemito nella notte.. e crede che i mostri esistano solo nelle favole. Ma vede pazzi, urlanti, deformati, gracchianti. Odio.. sente l’odio.
A volte le scene restano bloccate. Capita quasi sempre. Sarebbe rimasta bloccata anche quella. Nelle geremiadi degli impalati si celebrano le assurde epiche dei bastardi.. muri su muri mondi autistici nutrono il lungo viale delle solitudini e della prevaricazione. Recinti e fili spinati. Mille anni fa, e ancora adesso.
A volte accade qualcosa. Qualcuno si alza e sfida il muro della demenza..
Che dici.. è anche questo Amore?
Un uomo, chi era?.. parente, amico delle bambine? della madre? della loro famiglia?…Non lo sapremo mai.. Un uomo si muove e arriva all’imbocco, e prende le due bambine con le mani, una a destra e una a sinistra. Prende delicatamente le loro mani e inizia a percorrere il viale. E lo percorre piano piano, senza girarsi a destra, senza girarsi a sinistra. Senza ridere né piangere. Senza guardare la folla. Senza rispondere alle provocazioni, ma senza neanche irriderle. Semplicemente cammina con le due bambine ai lati. E insulti piovono come sassaiole, lapidazioni. Urla da stadio intossicato. E’ quasi una beffa, una sfida. Quello cammina e i ragli di impotente bastardaggine implodono. Non so quanto ti costava non voltarti a destra e a sinistra. Non so se le tue gambe tremavano, anche se non lo davi a intendere.
Non so se la paura ti prendeva al basso ventre, mentre i tuoi passi avanzavano.
Ma so che facevi quello che dovevi fare. Che non riuscivi a fare diversamente.
Che prendesti per mano quelle bambine ed entrasti nella Bocca del Drago, semplicemente perché..
non avevi scelta… perché a volte puoi solo andare..
Datemi le vostre mani…
E camminavi e le urla crescevano. Chissà cosa ti dicevi. Avanti, avanti, già cinquecento metri li hai fatti.
Avanti, non aver paura. Le vedi le urla che crescono. Ma ormai non manca tanto. Continua. Ti assediano cani di Basaan. Ma questa è molto più di una normale giornata di scuola. Non è solo una normale giornata di scuola. E’ molto di più. Queste bambine devono entrare. O almeno, finche puoi portale avanti.
Cosa è quello strano impeto che ci porta ad agire? Quella via di mezzo tra eroismo e follia.. o solo il non riuscire a ingoiare quando giorno dopo giorno, vita dopo vita i sogni si spezzano e talloni di ferro lasciano le lacrime e le ferite insegnano pietre aspre per la vita.
Camminavi, quando da sinistrà arrivò una pietra. Bersaglio mancato. Per poco. Orecchio sinistro colpito di striscio, cade sangue. E lì la paura cresce, come onde concentriche si estende e ti mozza la gola. Sono pronti ad ucciderti. La prossima volta potrebbe essere quella buona. Se non la testa un occhio.. o i denti.. o la spina dorsale, paralitico a vita.
Per la prima volta ti fermi. Quanto erano pesanti le tue gambe allora? Per la prima volta l’ansia ti soffoca. Vorresti accasciarti o correre indietro. Il volto è livido, bianco.. respiri a fatica. Passano minuti.
I ragli calano, la folla ti fissa. Passano i minuti. Interminabili.
E continui. Guardando avanti. Mano destra una bambina. Mano sinistra un’altra.
Altri quattrocento metri da fare.
Ma nessuno urla più. Le urla sono poche, ma quasi forzate, senza impeto, meno convinte.
Finche tacciano. E resti solo tu e il silenzio, e gli sguardi conglati come nel cinema muto.
E tu continui ad avanzare, un pò incespicando, brividi per il corpo. Ma vai.
E qualcosa si rompe. Un granello di senape nell’ingranaggio assetato di sangue.
E un applauso parte. Che assurdità. Chi è il pazzo che ha potuto fare una cosa del genere?
Un cattolico pasdaran di Belfast che applaude? Ma santo dio qui sono tutti folli.
Un cattolico che applaude un protestante.
Ma quando mai si era vista una cosa del genere.
Tu, folle su due gambe, ma cosa ti spinge a camminare, è come una fede? Daniele, Daniele nella fossa dei leoni. E i leoni perdono il tempo e il gioco perde le regole, gli sparititi saltano.
Un applauso. Poi sono due, tre, quattro, dieci, venti.
E ognuno che applaude lo fa quasi a scatti, vergognoso quasi, senza guardare gli altri, incredulo. Ma non riesce a non farlo. Un corpo a corpo. Con l’imbarazzo, con l’odio inoculato nel dna. Da bambino hai appreso il gusto dei roghi. Da bambino hai conosciuto il volto del tuo nemico. Con l’imbarazzo lottano.. ma poi gli applausi aumentano.
E il contagio questa volta non è del male. Gli applausi dilagano. Sono centinaia. Migliaia.
L’uomo con le due bambine per le mani non riesce a controllarsi e le lacrime scendono, mentre ormai mancano poco più di cento metri..
Primo giorno di scuola. Belfast. Molti anni fa.
Vorrei spezzare un ramo con te.
Potrei portare dentro tutto quello che mi è stato strappato.
Ricordo una canzone dei Lifiba,,, LITFIBA,,, degli estratti…
” Si può vincere una guerra in due
E forse anche da solo
E si può estrarre il cuore anche al più nero assassino
Ma è più difficile cambiare un’idea ..
…
Il mio sogno è un mare acido
E dimmi se non è reale
Il giorno traveste di luce ogni cosa vivente,
Ma non toglie la paura dei fantasmi!
…
Voglio idee per sopravvivere
E mille, mille, mille non bastano!
E quel sogno, sai,
Continua a chiamarmi nella profondità del mare
Una caduta dentro i vortici d’acqua
Le mie mani, che non si fermano più.. “
Proteggere e Servire
by Duncan on dic.14, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

ma non solo) per guadagnare sulle percentuali di vendita.
Proteggere e servire.
Rifiuti tossici sin dalle fondamenta. Trecentocinquantamila
tonnellate di orrore a Crotone. Scuole, ospedali e uffici costruito
con materiale contaminante.
Merda radiottiva nel Tirreno. Casi leucemia e
tumori a palla tra i bambini calaresi e i non bambini.
Producono degenerazione biologia e ammorbano le falde acquifere,
pervertendo il ciclo vitale. Basi militare che scaricano uranio
impoverito nella atmosfera circostante. Business di rifiuti, tra
narcotraffico, contrabbando e mafie.
PROTEGGERE E SERVIRE.
Psicofarmaci a pisciare e psicologi castrati, bambini sballottati da
uno studio all’altro. Genitori indebitati per le parcelle. Baracconi
di raccolte fondi e mafia medica. Piantine e arance da strozzarti.
PROTEGGERE E SERVIRE.
Comitati di affari, circoli elitari, pappa e ciccia, mangia e fotti, incula e arraffa,
scambia e vendi. Prostitute di lusso, appalti pilotati, domande e
gambizzate. Teste nel cemento.
PROTEGGERE E SERVIRE.
Ghetti per soli ricchi, feste di invertiti parassiti in Sardegna,
madri che ficcano le figlie sotto le gambe, sorridi e fatti a
pecorina, tanto chi si non si fa fottere qui è fottuo.
PROTEGGERE E SERVIRE-
Chirurghi plastci, seni rifatti, labbra pneumatiche, fascismo del
corpo. Bambole di gomma, nasi liofilizzati, occhi bovini.
Barconi respinti, donne comprate e vendute, night club e cocaina.
PROTEGGERE E SERVIRE
E’ così dolce il soffio del vento, che scorre anche quando il buio
attraversa le colline.
Più tutto sembra inutile, più senti che sia vero.
Nell’imbrunire il mio maestro mi insegnò a trovare il Sole, a
guardare, il Sole, a scovare il Sole.
Merda radioattiva attende nei fondli calabresi…
Poteri oscuri manipolano, pervertono e prostituiscono.
Tenaglie alla mente e calce a seppellire il cuore.
ma ancora più forte questo antico codice ci percuote la mente, e fa
vibrare la nostra anima.
Perché “è per i senza speranza che ci è data la speranza.”
Perché “se non speri l’insperabile non lo troverai”.
Perché “qualcuno dovrà pure alzarsi e fermare il muro della demenza”.
Perché “saprai sorridere anche quando dentro stai morendo?”.
Perché “è meglio la solitudine che amori mediocri”?…
ma… “Se è il Grande Amore allora parti e buttati”?
Che tra la paura e l’Amore c’è, c’è sempre una scelta?
Che i migliori sorrisi nacquero al buio, e non furono visti?
Che “non ci sono giorni liberi per noi, non più..”?
Che una volta Uomini camminvano per la Terra,
e nella Spirale del Tempo tramandarono la loro follia e i loro sogni.
Virus inventati, baraccone, mignottone e bancarotte, mutazioni cellulari e materiale degenerativo, fondali al plutonio.
Bambini devastati da leucemia e forme tumorai.
Un bastone risuona lanciato contro l’albero..
come un antico codice.. ci spinge ad alzarci.. ancora.. e ancora.. e ancora..
PROTEGGERE E SERVIRE.
Il Cavaliere Bianco
by Duncan on dic.09, 2009, under Ispirazione, Poesia
nostra paura..
sui muri scrivevi a lettere di fuoco le tue assurde epopee
le bastarde imprese di un cuore troppo grande per essere di questo
mondo..
Eri il respiro che ci tratteneva sull’orlo dell’abisso,
la promessa invincibile di non tradire, costi quel che costi,
il sapore annunciato di ogni primavera..
Eri il sigillo sui nostri desideri stentati,
la parola che ci prendeva nel petto,
il nostro sabato sera,
Sapevo sollevarmi al tuo stesso pensiero,
mura indomite raccontano la tua Leggenda..
ci cercavi nelle strade violente degli incubi,
e ci mostravi il volto bello del sudore,
l’altra metà della mela,
quello strano sorriso da zingaro, quelle mani sparse di ideali e di
storie
Ti trovo ancora sulle epopee dei muri,
mentre cammio trovo scritto.. TU CI TENEVI IN PIEDI..
E so che è scritta per te..
Che mano nella mano, fiaccole passano e il Tempo trattiene le Ore,
per farci ancora respirare…
Tra vigliacchi e ruffiani, contabili e disertori tu possedevi la
Grazia,
di un tempo antico e dimenticato, in cui Bellezza e Onore abitavano la
Terra…
E potevi dire parole che restavano nell’anima, come i sileni di
Alcibiade,
come quel vecchio pazzo brutto e cornuto di nome Socrate..
sapevi ingannare i nostri inganni..
Tra dame di corte e inculati, ci mostravi il coraggio..
e bastava uno sguardo per raccogliere le braci sparpagliate dal
vento..
I muri ancora raccontano di te,
Ho visto scritto.. ERI IL SOLE CHE SI ACCENDE ALL’IMBRUNIRE..
e so che era scritta per te…
Ognuno è il sole, sapevi dire…
Amare per amare.. con la stessa leggerezza dei sogni..
con la stessa durezza delle pietre..
Portiamo sul petto quella stramba fedeltà,
quell’assurdo richiamo all’Onore…
quell’alzarci più presto dell’alba..
la ribellione ai tiranni,
ai collari e ai guinzagli…
quando le gambe tirano..
avanti cammina..
fino all’ultimo atto, fino al campo di scena, fino al grande sipario
Sui muri ancora cantano le tue epopee…
Eri lo Zio delle Fiabe, il Cavaliere Bianco, la mano sul cuore, senza
macchia e senza paura…
Avanti coraggio.. avanti miei prodi.. mie lucciole pazze.. pazze di
amore..
FUORI DALL’OMBRA- l’opera teatrale degli ergastolani di Spleto
by Duncan on dic.02, 2009, under Resistenza umana, video

Il 23 giugno nella casa di reclusione di Spoleto è stato portato in scena lo spettacolo “Fuori dall’Ombra” che ha visto la partepicazione e il contributo attivo di circa trenta ergastolani ostativi. Voglio subito introdurlo con un commento scritto di getto e di cuore da una persona molto speciale:
“Il lavoro teatrale, come ogni lavoro creativo e artistico è una forma di terapia meravigliosa per incanalare emozioni o sensazioni represse o dificili da esprimere: è una terapia che funziona bene con bambini e adulti, persone sane o malate. Le persone rinchiuse dentro una cella possono finalmente liberare se stessi con un lavoro teatrale, con le prove e fino allo spettacolo. Una barbara decisione non permettere di dare queste emozioni dei detenuti alle persone che loro amano, a chi anche se fuori, libero, vive in carcere con loro. Perché quando ami, ami a qualunque costo, in qualunque condizione e sei in simbiosi con l’altro.La scena iniziale è emblematica, ci sono due celle… in una gli Attori prendono del vino da un qualcosa nascosto, nell’altra viene messo un lenzuolo a mo’ di cappio sulle sbarre della finestra come preludio ad un atto suicida.. In carcere avviene così.. c’è chi decide di farla finita e forse nella cella accanto nessuno se ne accorgerà.. Poi le scene si alternano, ci sono momenti della loro vita.. un pranzo fatto insieme, ad un colloquio tra un detenuto e un sindaco (il nostro Carmelo), una parte anche molto bella dove ci sono quattro Attori che mostrano la schiena al pubblico e di fronte a loro le Donne, compagne, quelle che stanno fuori ad aspettare, magari a crescere i loro figli e qui l’emozione cresce, diventa dolorosa.. ci sono i sentimenti in campo, c’è l’amore, quello vero, chi ama a distanza per sempre, fino alla morte, o il risentimento, la rabbia verso l’uomo condannato. Si alternano momenti musicali, ti dimentichi di assistere ad un lavoro fatto e svolto in un grigio carcere, ti sembra di essere in un teatro normale.. ma di normale lì non c’è nulla.. veramente nulla..Leggono testi di lettere scritte dai detenuti, come quella di Ivano Rapisarda, o ci sono dialoghi dove si discute dell’inutilità del carcere o del loro essere Uomini Ombra, quindi fatiscenti. Parlano della professoressa che farà lezione lì dentro..Li guardo, li ascolto, in loro non vedo il sangue che hanno sparso, le vite che hanno tolto..Vedo in loro una grande voglia di rinascere, c’è nei loro occhi la necessità di continuare a vivere per essere diversi. Hanno bisogno di urlare al mondo che non sono più assassini. Ma hanno bisogno di qualcuno che gli dia voce…..”
Già queste parole possono farvi comprendere il valore e la bellezza dello spettacolo. E io vi assicuro che è uno spettacolo che non passerà indenne attraverso di voi. Vi toccherà profondamente l’anima. E’ un viaggio di circa un’ora e mezza in cui piano a piano entrate in un altro mondo, nel mondo dell’Ombra. E non ci entrate come in un compito a scuola, con testi rindandanti o retorici.. o detenuti che fanno i “carcerati”. Ma vedete la vita, la carne, l’ironia, il pianto, il sangue vividamente messi in scena.. con una freschezza, una immediatezza, e una vitalità rari. Comprenderete che loro non stanno semplicemente recitando. Che spesso dimenticano anche di avere una parte, e sentite vibrare il loro dramma, la loro sete e le loro emozioni.
La capacità di alternare momenti e linguaggi diversi è impressionante. E quindi vedrete e sentirete momenti musicali, dialoghi, monologhi. All’inizio si sente un pò male, col passare dei minuti migliora. Considerate anche che non è stato registrato con mezzi particolarmente sofisticati, infatti non vedrete mai uno zoom.
Questo video è unico per una serie di aspetti. Uno, principale, è che dal carcere non esce quasi mai nulla. Già è difficile creare gli eventi in carcere. Poi è ancora più difficile in qualche modo conservarli e registrarli. Ancora più difficile poi è farli uscire fuori. Quindi la possibilità di vedere uno spettacolo del genere è davvero una grande occasione, da non perdere assolutamente. Altra cosa, di carattere “strutturale”, concerne il “tipo” di spettacolo. Spettacoli teatrali in carcere se ne sono fatti nel corso del tempo, e se ne fanno. Ma spesso il detenuto “fa il detenuto”. Spesso è attore di una rappresentazione scritta e diretta da altri, sceneggiatori e registi esterni che vengono in carcere e “rappresentano” il carcere”, ma con il loro linguaggiio. Altre volte ci si limita a portare in scena “i classici”. Spesso il detenuto è in qualche modo passivo rispetto alla fase creativa e gestionale dello spettacolo. QUI E’ TUTTA UN’ALTRA COSA. Certo ci sono collaborazioni “esterne”, ma LO SPETTACOLO E’ FRUTTO DI UNA CREAZIONE COLLETTIVA DEGLI ERGASTOLANI DI SPOLETO. NEL MODO DI STRUTTURARLO, DI RAPPRESENTARLO, E NEL CONTENUTO CE’ LA LORO VITA, LE LORO STORIE, LA LORO ANIMA.. MESSE IN SCENA DA LORO, A MODO LORO, CON TEMPI LORO. Ad esempio, riguardo al contenuto, c’è anche il brano “dialogo tra la psicologa del carcere e un detenuto”, o il brano dedicato Ivano Rapisarda, letto da un gruppo di persone, a turno. Anche qeusto rende lo spettacolo unico. Una durissima ma splendida forma di autocoscienza portata ad emersione. Un momento di esistenza nel mondo e verso il mondo, tirata fuori coi capelli alzati in aria come il barone di Munchausen nella famosa storia, con tanto dolore che puoi tagliarlo a fette.. ma con un risultato che resta e non passa.
Lo spettacolo è stato riprodotto (grazie alla bravuta e all’ipegno di Panti, The Genius..) in quattro video..
ATTENZIONE! PER VEDERE I VIDEO DEVE ESSERE SCARICATO UN PROGRAMMA (senza il programma vi fa vedere solo cinque minuti per ogni video)… per scaricare il programma dovete cliccare su questo link.
SOLO DOPO SCARICATO QUESTO PROGRAMMA POTRETE VEDERE I VIDEO SENZA ALCUN PROBLEMA. Tranquilli, è una operazione facile e breve.
Buona visione…
PRIMA PARTE
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SECONDA PARTE
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TERZA PARTE
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QUARTA PARTE
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