Born Again

Paolo Scarfone.. artista dei senza voce…

di Duncan il gen.03, 2010, in Bellezza, Resistenza umana, Simbolo

Un ragazzo giovanissimo, e già artista. Artista da sempre. Per un altro spazio gestito da me insieme ad altre due meravigliose persone, un blog dedicato ai carcerati ,http://urladalsilenzio.wordpress.com/, ha scelto di creare opere che trasmettino il senso di quella umanità che tende se stessa attraverso le sbarre. Opere ispirate allo spirito del blog, alle vite e alle “urla” di cui esso è testimone e di cui esso è al Servizio. Il MESSAGGIO diventa più potente, venendo implementato e potenziato con un linguaggio che solamente l’arte può dare. E anche grazie all’arte, all’arte vera, all’arte che pensa in grande.. anche grazie ad essa che battaglie, dolori, speranze, pianti, utopie, memorie, idee e valori.. nuovi modi di comprendere e agire.. anche grazie ad essa tutte queste cose possono essere trasmesse ed avere una chance. C’è un genere di “bellezza” tutto particolare. Una bellezza che parla all’anima e sconquassa la mente, come solo l’Arte sa fare.  E l’Arte diventa anche un modo per dare valore a tutto ciò che viene dall’Ombra, da Oltre le Mura.. da “l’aldià” come lo chiama Paolo. Un altro modo perché le Urla di tutti coloro che sono esclusi e dimenticati, e quindi anche degli ergastolani,… perché tutte queste Urla siano ancora più forti e potenti. L’artista è un uomo giovanissimo, ma il talento e il Sacro Fuoco li riconosci subito.. e non hai bisogno di segnare gli anni col pallottoliere per dare valore e apprezzare. E’ soprattutto un ragazzo di una sensibilità e profondità emotiva eccezionali.

Il suo nome è Paolo Scarfone. Rigetta una visione minimalista dell’Arte come puro sfogo narcisista di uomini impotenti e autompiaciuti. Non gli appartiene il pensiero debole di chi nelle proprie masturbazioni mentali bofonchia di postmoderno e iperrelativismo e di arte “come processo di mercato”. E’ una persona giovane e innovativa nei mezzi, nelle idee e negli strumenti. Ma con un cuore antico impregnato di valori senza tempo. L’opera lui la vive come parte di sé. Deve credere in essa e in qualche modo partorirla. Ci mette il suo intero corpo, plasmando gesso, muovendo tessuti, mettendoci il fiato. Paolo Scarfone nel tempo farà parlare di sé. Ma al di là dei riconoscimenti che potrà avere è già artista, perché ha l’Arte in sé.. come una febbre nelle mani, come una dimensione del Cuore. L’opera che vedrete, fotografata da tre diverse angolazioni, è la prima di una lunga serie che Paolo creerà per il blog.

Adesso lascio la parola allo stesso Paolo Scarfone. Nel primo pezzo farà un ritratto generale dello spirito delle opere che sta creando e che creerà per il blog. Nel secondo pezzo parlerà della prima opera che oggi vedrete nelle foto… ART 27?.. con il punto interrogativo decisamente voluto. Dopo i suoi testi, ci saranno le foto dell’opera presa da tre angolazioni. Buona visione.. e ancora un grazie a Paolo..

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Buio, luce. Buono, cattivo. Bianco, nero. .. sì, no.. Opposti che nella contemporaneità si abbracciano confondendosi… Le mie opere sono questo: estremi opposti, che si abbracciano fondendosi per un prezioso fine: far “esistere” gli esseri che, da dietro la superficie, implorano attenzione e vita. Gli opposti è facile definirli. Ruota tutto intorno a un punto neutro: la superficie, il piano. Questo devastato da fattori insiti nella magia che crea l’opera. Gli opposti appunto: da un lato la nostra vita di indifferenza, di superiorità, di scettri e corone date in mano al qualunquismo e all’anaffettismo. Noi, artefci dei peggiori misfatti e al contempo severissimi giudici. Noi, lussuriosi spaventati dall’eccesso di sesso. Noi, cuori ciechi di fronte a ginocchia che in terra implorano pietà. Da un lato… dunque… ni guardiani di un varco che teniamo a non aprire, perché al di qua siamo rappresentanti di una elité, perché l’aldilà ci impaurisce, dunque.. non esiste. Dall’altro lato, aldilà del muro deve è appesa l’opera.. una parte del mondo.. di mondi nascosti.. di mondi che fa comodo ignorare per vivere meglio. Mondi non creati da immagini.. ma dalla tridimensionalità dei singoli suoi cittadini. Ognuno li chimi come vuole: anime in pena, dolori, ricordi, ergastolani, barboni, esiliati, esclusi, stranieri. Io con le mie opere apro quel varco, per quanto posso. Ed è lì che ”l’estraneo”, pur non avendo un nome, lineamenti definiti, una vita nota a noi presuntuosi; pur non avendo un carattere individuale.. ESISTE! Egli si distrugge per farlo. Soffoca dall’interno conto la tela, spingendosi il più possibile verso la realtà che non lo riconosce. E più lui si spinge e guadagna centimetri nel nostro spazio, meno i suoi lineamenti sono definibili.. per la migliore tensione della tela.. per la nostra fremente paura che ci impedisce di squarciare la tela e far entrare l’estraneo… Duro riassumere il tutto con parole. A maggior ragione perché siamo fatti di gesti, spesso inconsci. E allora.. per lasciavi trasmettere qualcosa da questi pezzi… immaginate quale deve essere lo stato d’animo che porta i personaggi del mondo delle mie sculture a fare qauei gesti, a contrarsi fino al punto di essere disposti a morire per occupare quei due centimetri in più nello spazio. Due centimetri a cui noi non facciamo nemmeno caso, dal momento che ne abbiamo troppi… Per tentare di capire i miei pezzi, chiedetevi cosa avete davanti, non vedendoli come opere, ma come dossier, come megafoni di uomini che realmente esistono e che senza tele come queste.. voi vi rifiutate di riconoscere.

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ART 27?

Beh, in questo pezzo gli opposti sono palesi. Si presenta un pannello diviso tra il bianco e il nero, banalmente concepibile come il bene e il male, metaforicamente buio e luce.. La parte bianca, la vita, è molto più in fermento, ha una superficie tridimensionale, straziata da giochi sottili di luci e ombre… Ma siamo sicuri che sia una vita felice? Da questa parte bianca, specchio di vita, esce un mana, estemamente e, direi, istericamente, tesa. Una mano testimone di cose orribili. Una mano che cerca una delle nostre per uscire dall’aldilà, luogo di sofferenza e terrore… Piccolo particolare: La mano è in ferro filato… è sensa consistenza, se non per un riconduzione logica della struttura in ferro. Diremmo che è un ammasso di ferro. E’ la mano di qualcuno che ci rifiutiamo di concepire come umano. E’ la mano di uno che non esiste.. perché.. se esistesse.. quanti punti fermi dovremmo scombussolare e rivalutare? Quanto ci renderebbe instabili e doloranti crescere a tal punto da vedere la mano in carne e ossa, e magari tendergli la nostra in segno di vicinanza? “TROPPO” è la risposta… Il nero è il buio, è il silenzio, è la legge, è la voce rassicuratrice che ci dice che non c’è null di cui preoccuparci.. che nulla di regolare accade. Il colore della scritta non è certo riconducibile alle fragole. E il testo.. beh.. penso che tutti conoscano l’art. 27; e che altrettanti conoscano il significato sarcastico di un punto interrogativo.. Il tutto è un’opera di musica lirica di un carcerato che tende la mano verso il sole attraverso le sbarre di una finestre. Mano che nessuno vede.. denuncia è dir poco…

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