Born Again

Archive for marzo, 2010

La parte della Vita

by Duncan on mar.21, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Poesia

Everest

Ridha Chtorou è un detenuto del carcere di Sollicciano, con il quale sono in contatto.. Non conosco concretamente la sua storia di vita. So che è stata dura. So che è venuto dalla Tunisia. E che in Italia ne ha passate tante. So anche che abbiamo di fronte a un “mistico vestito da carcerato”, con improvvisi momenti di fuoco in cui vola oltre tutto e le sbarre non fermano la fantasie e le immaginizioni. Mentre le mani scrivono, dando vita a quelli che alcuni chiameranno Deliri.. e che noi chiameremo GRANDEZZA

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LA PARTE DELLA VITA

Ora e per sempre, io avanzo

sempre di più, raccogliendo e rivelando

verso i limiti dei miei momentatori

scegliendo qui uno a uno

per proseguie con lui in fratellanza

gigantesca bellezza d’uno stallone

vivace e sensibile alle mie carezze

ti uso solo un momento, poi ti lascio

che bisogno ho della tua andatura

quando io stesso la batto

perfino immobile e seduto

corro più svelto di te

nello spazio e nel tempo

oma m’accorgo che è vero

che sono in cammino con la mia visione

contento el connazionale e dello straniero

contento del nuuovo e dell’antico

contento dell’ateo e del credente

la mia rotta corre sotto il piombo degli scogli

percorrendo le antiche colline del mondo

con il bel dio gentile al mio fianco

proiettandomi nello spazio

attraverso il cielo e le stelle

infuriando, godendo, progettando

amando, usando cautela,

indietreggiando, invadendo,

aprendo e scomparendo

simili strade percorro notte e giorno

sembra che aspetti qualcosa da me

parla vecchia testona, che vuoi?

bada, io non do lezione

né faccio opere di carità

quando io dò, dono tutto me stgesso

tu là, impotente dallo sguardo sfuggente

apri quegli occhi avvolti dal nulla

perché io ti soffio, coraggio

non ti chieo chi sei

ma essere ciò che avvolgo in te

io vengo ad ingrandire ed applicare

apprendo in partenza più dei vecchi guardiani

ponendo me stesso, qui e ora

nel grembo del tempo

in cui divento uno di voi

sicuramente tu, io e i mondi

arriveremo, ancora dove ora siamo

e poi più lontano e più lontano

quando avrremo abbracciato tutti quei mondi

saputo e goduta ogni cosa di esse

saremo sazi e soddisfatti dopo?

se vollete capire, adate su un’altura

o in riva all’acqua

il primo moscerino è un chiarimento

una goccia o un movimento delle onde, una chave

il tutto non è né caos né morte

il tutto è forma, unione, disegno

è vita eterna ed è felicità

il passato e il presente

io li ho riempiti e svuotati

e mi appresto a riempire

la prossima cavità del futuro

dico che l’anima non vale più del corpo

dico che il corpo non vale più dell’aima

e dico che nulla, neppure Dio

è per chinque più grande del suo io

e dico a tutti gli umani

siate curiosi circa Dio

ascolto e vedo Dio in ogni oggetto

eppure non capisco perché dovrei

desiderare vederlo meglio di oggi

vedrò qualcosa di Dio in ogni ora

in ogni loro istante

vedo Dio in ogni volte umano

e nel mio allo specchio

trovo le lettere inviate da Dio per le strade

ciascuna firmata col suo nome

e le lascio dove si trovano

perché io so che dovunque mi diriga

altre vengono sempre e per sempre

tu ascolti lassù

che hai da confidarmi?

guardami in faccia mentre fiiuto

l’avanzare furtivo della morte

parla sinceramente, io resto solo un minuto

puoi parlare prima ch’io sia partito

ma non puoi cimentarti

quando è troppo tardi.

Svanita la visione, dileguata la gioia

svanito il canto dell’anima

che colma la distanza dei cieli

mi accorgo che gli uomini e le donne

che vedevo non mi erano più vicini

che non solamente su di loro

cadono macchie di buio

il buio getta le sue macchi

anche sopra di me

ho lavorato a maglia

l’antico nodo delle contraddizioni

ho mentito, arrossito, mi sono offeso

ho rubato, invidiato

ho avuto astuzia, rabbie, libidini

desideri brucianti che non osavo confesare

sono stato ingorno, vanitoso, furbo e futile

il lupo, il porco e il serpente

non mancarono in me

l’aspetto ingannevole, la frase frivola

il desiderio adultero non mi mancarono

odi, rifiuti, rinvii e bassezze

niente di questo mi mancò

fui uno come gli altri

ebbi i giorni e la sorte degl’altri

vissi la stessa felicità degli altri

lo stesso vecchio ridere, tossicchiare e dormie

rappresentai la parte che

sempre richiama, l’attore  l’attrice

la stessa vecchia parte che è

come noi la creiamo

grande quanto la vogliamo

piccola quanto la vogliamo

o grande e piccola insieme

ciò che lo studio non poté insegnare

e la predica non poté perfezionare

ora è compiuto

vivi vecchia vita, recita la parte

che richiama l’attore o l’attrice

l’antica parte che è piccola o grande

come ciascuno la crea.

Ridha Chtorou

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CONTINUA

by Duncan on mar.14, 2010, under Ispirazione, Poesia, Resistenza umana

SUONA

Venerdì 11 ero a Roma.. circa le dieci di mattina.. stazione metro di San Paolo.
Si avvicina un ragazzo con la barba, l’atteggiamento è di chi sta per chiedere.
E io per un attimo ho quella sorta di automatico irrigidimento che, anche inconsapevolmente hai, dopo che per due giorni ti si sono avvicinate almeno cinquanta persone con quell’atteggiamento. E questa cosa fa riflettere.. di come a chi viene  dopo non venga data la stessa attenzione di chi viene prima.. ed inevitabilmente si faccia di tutto un calderone.
Però.. una sorta di miscuglio di educazione dura a morire del tutto e vago dispiacere forse nutrito di sensi di colpa verso il dolore e il bisogno.. mi spinge a non allontanarlo automaticamente o, a non distaccarmi, prima che abbia detto almeno una parola.
E questo tipo mi dà un foglio.. mi dice che è un poeta.. e che distribuisce le sue poesie..e se voglio dargli un piccolo contributo per potersi sostenere, in cambio di esse..
E allora qualcosa in me si scioglie. Oltre a pezzi di carta interi, avevo due euro a moneta e glieli dò. Lui non si limitava a chiedere soldi. Offriva qualcosa di sé. E poi.. non si vergognava a definirsi poeta, e addirittura a chiedere un contributo per le sue poesie. Roba che sa di marziano finito per sbaglio sulla Terra.
O forse quella maledetta fascinazione cinematografica che ormai so che è una malattia dentro di me.. E questa scena era talmente cinematografica da farmi essere grato per essa..
E poi pensavo a questo tipo che in chissà quale miserabile topaia vive e che scrive le sue poesie chissà con quale assurda passione tra il freddo e la solitudine, sentendosi almeno cento volte al giorno fuoriposto, e altrettante cento di nuovo rialzando le chiappe dal fuoriposto perché si deve pur andare avanti..
E mi chiedevo se sta anche scrivendo un libro, magari con carta di altri buttata e riciclata..
se insegue qualche sogno tra le pieghe distratte, gli angolli e le ombre tra i muri della metropoli..
Prendo il suo foglio.. e.. ormai ero nel fim.. gli metto una mano sul braccio destro…
e gli dico…
CONTINUA….
e me ne vado, mentre la nuova carrozza metro si avvicina; e non mi volto indietro per non dargli il fardello della riconoscenza, e lo ringrazio per avermi fatto dire quelle parole che tante volte ho sognato mi fossero state dette
quando una trottola scheggiata nella neve strappava al dolore la sua canzone.. e che talvolta qualcuno mi ha detto… come un passero dalle gambe spezzate..
CONTINUA…
Tu e io, noi e loro, schermi al finestrino, il proiettore, luci dentro i manicomi, e carceri dell’anima, sogni come orme nel fango, amori dolci sui fianchi,
c’è chi non si arrende ancora,

l’Amore non è una cosa facile…
CONTINUA
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Di seguito una delle poesie contenute in quel foglio.. ah, il nome i
quel ragazzo.. Emiliano..

Allieta l’animo mio
di profumate fragole cosparso
danzando nella penombra
su tetti di gelida neve composti
una musica soffice
invade il mio corpo leggero
quando delle tue mani
l’ombra oso intravedere
e colorati i tuoi occhi
di carnefice dolcezza
fissano dolci
i miei deliranti sorisi
c’è allegria nei miei sogni
quando il tuo corpo sfioro
con desiderio
attendo la tua rinascita
dolce creatura
attendo il tuo dolore
dolce amore
attendo il tuo essere
mentre non ho la tua amicizia
non ho la tua compagnia
non ho te


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Gli auguri che non vi faccio

by Duncan on mar.08, 2010, under Resistenza umana

donna-in-liberta1

Nessun augurio alle donne per l’otto marzo… Una donna mi piace festeggiarla o onorarla singolarmente, di volta in volta.. e non tutte ammassate in questi indigesti calderoni di retorica e aria fritta. O meglio.. chi vuole partecipare allo show faccia pure. Ma l’aria fritta non è mai stato il mio forte. Come i vestiti e le auto prese a nolo, o le battaglie a orologeria e i programmi “per l’occasione”, la retorica di ogni risma, il rifugiarsi nei ruoli.

Il ruolo è un caldo utero…

“vedete, da donna…”

“in quanto uomo…”

Ma parla direttamente in quanto TU… senza altre premesse. Nessuno mi ha mai capito di meno di chi ha provato a mettermi in qualche calderone “voi-uomini” o applicare su di me qualche libro letto alla rnfusa sul “cervello maschile”. Lo stesso per chi blatera di “cervello femminile”. Non vi darò nessuno augurio oggi. Tanto di mimose ce ne saranno già abbastanza. Non sentirete la mancanza di un ramoscello in più.. anzi forse contribuirò a risparmarvi l’overdose. Non metterò la giacca buona di chi ha il timbro “politicamente corretto” sulle chiappe. Al massimo posso auguarvi di non partecipare a quelle triste e patetiche feste per sole donne l’otto marzo sera… un burqa al contrario.. ma ancora.. un burqa… con quella smania urlata di ritrovarsi e di convicere di divertirsi (autoconvincersi) che hanno i gatti chiusi in gabbia, quei pochi giorni che li lasciano uscire. Vi auguro semmai (e in realtà non posso che augurarlo anche agli uomini, tutti ne hanno bisogno..) di essere libere, libere come molte donne ho visto essere, senza vuote rivincite di plastica, finte libertà ragliate da esibire, orge parolaie.. semplicemente libere, libere anche dal dovere “recitare il ruolo da donna”…libere dai tavolini prenotati alcuni giorni all’anno… libere dai giorni.. “per sole donne”.. dai locali “per sole donne”.. dalle riviste “per sole donne”….

Basta cose… “per soli uomini”.. “per soli gay”.. “per soli adolescenti”… “per soli settentrionali”.. soli.. soli.. soli.. vi vogliono sole.. vi vogliono soli… Scuole solo per ebrei… cattolici… mussulmani… Solo ghetti. E il ghetto molte di voi lo portano dentro, nell’anima… gruppi con gruppi, specchi riflessi.. tra simili ci si rispecchia e ci si lava a vicenda…. proprio perché siete sempre state vittime (spesso almeno, quasi sempre), la sindrome da vittima è un’atra trappola della vostra mente, della nostra mente, della tua… della mia.. Vi auguro di non vedervi come cagne in calore davanti a qualche spogliarello maschile, facendo finta di godervelo, spacciandolo a voi stesse come emancipazione.. quando in realtà è diventare così simili agli uomini.. copiarne i vezzi e le mode.. come diceva Vecchioni.. si diventa “sole come un uomo… stronze come un uomo..”

Autenticità. Qualcuno autentico please. Se c’è entri e se no vada a vendere aria fritta e a dare fiato ai denti altrove. Che questo mondo soffoca di parole e proclami, di rivendicazioni e analisi… ma siamo tutti chiusi in un bozzolo, viviamo con la mente, amiamo gli steccati, e la pigrizia mentale. Se pensi di aver capito tutto di me perché sono della categoria “uomini”, vuol dire che non hai ancora capito niente.. e per favore butta nel cesso i test di Novella 2000, gli psicologi della minchia, i programmacci pomeridani che campano di retorica uomo-donna.. butta la pipì sul cesso, il calzino per terra, la birra ghiacciata, i rutti, le partite… e tutte le altre immagini che appiccicchi a ogni uomo che incontri.. girando sempre lo stesso film nella tua mente… Ogni donna sa che vuol dire essere messa in un callderone.. puttana… incapace… infantile.. ecc… L’arte di una donna è guardare quegli occhi senza altra immagine o zavorra mentale…

Sì un augurio ve lo faccio… di non andare fuori a gruppi di esaltate baccanti per poi tornare domani nella tana e nel canile… si può essere baccanti.. ma che lo si sia sempre… non a corrente alternata… Vi auguro di sfuggire a un mondo di ghetti.. o al pensiero facile che solo una donna vi capisca… a non giudiare nessuno prima di averlo conosciuto.. Del resto la comprensione, l’empatia e l’acutezza sono spesso state talenti femminili.. Sembra il messaggio di un bastardo, ma in realtà è pieno dell’apprezzamento di chi ha incontrato Vere Donne nella sua vita… così diverse dalla loro parodia…

E con Vecchioni.. vi auguro.. di non diventare.. “sole come un uomo” “stronze come un uomo”… Detto ciò.. un brindisi lo alzo anch’io.. ma per ognuna singolarmente che leggerà.. singolarmente.. e non perché è l’otto marzo.. non me ne frega niente della data.. non me ne frega niente dei vestiti presi a nolo.

salutamos

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