Archive for giugno, 2010
Creature
by Riyueren on giu.20, 2010, under Controinformazione
Mi piace fotografare, perché prima di ogni scatto devo “mettere a fuoco” me stessa.



RIPUDIAMO IL DEBITO!
by Duncan on giu.18, 2010, under Controinformazione, Resistenza umana, politica

Ho letto questo articolo nel sito di Come Don Chisciotte (http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php/), che comunque la si pensi, si condividano o meno i singoli articoli (personalmente alcuni li condivido, altri no) resta un sito importante, specie tenendo conto della pervasiva (dis)informazione che ci circonda.
Perchè è la stessa che molte volte nel corso di questi anni si è fatta delle domande a cui non trovava risposta, e ha visto crescere le sue perplessità dinanzi a un meccanismo che nel migliore dei casi sembrava ebete, nel peggiore malefico.
Sono cose che piano a piano sorgono in noi, quasi in punta di piedi all’inizio, come di chi crede di star sfiorando con la mente chissà quale bestialità. Di chi immagina di essere pazzo per poter solo toccare tali bestemmie. Di chi si avventura, anche per pochi attimi, al di là della Scacchiera, ossia del pensiero condiviso, delle alternative sociamente accettabili, delle differenze ammesse.
Per un attimo tremi, devi tremare.. perché se alcune intuizioni fossero vere, vorrebbe dire semplicemente che sono decenni che si percorre la strada sbagliata. Che decenni di retorica, politica, discussioni, studi, proclami di espertoni.. sono stati solo una lenta corsa verso il fondo. Vorrebbe dire che tutto il dibattito classico destra sinistra sarebbe stato in buona parte un rimpallarsi a vicenda, tra entità fra le quali le differenze sono molto minori delle effettive analogie, e dove nessuno, nessuno mette in crisi o in discussione i canoni del sistema.
Per anni ci hanno raccontato le virtù del liberismo, si sono prostrati a pecorina davanti al mito della finanza, al culto delle banche private e del sistema finanziario così come lo conosciamo.
E anche chi è sempre stato su posizioni “radicali”, cosa contesta oggi dei fondamentali.
C’è qualcuno tra i tanti partiti comunisti che osa dire quello che si dice in queso articolo? Non lo troverete. Cercatelo con il lanternino, come Diogene cercava.. ma non lo troverete.
E lo stesso Beppe Grillo che viene sovente accusato di essee un fanatico anti-sistem.. troverete in lui queste battaglie? O sarebbe meglio dire.. le troverete ANCORA? Perché Beppe Grillo in anni passati fu molto più estremo, ribelle, e idealemnte sovvertitore di adesso. Ci fu un tempo, anni fa, in cui parlava anche di signoraggio e potere bancario. Piaccia o non piaccia Beppe Grillo, all’epoca era davvero portatore di concetti e visioni totalmente altre rispetto a quelle del mercato politico.
Ma poi, negli ultimi anni Beppe Grillo ha scelto di diventare “realissta” e di sostenere posizioni giuste quanto volete, ma non più IMPENSABILI. Ha scelto di diventare un concreto attore politico, e mentre ti può essere concessa qualunque opinione radicale e intransigente sulla libertà di stampa o la mafia.. se solo sussurri che vuoi nazionalizzare le banche, uscire dall’euro, ripudiare il debito diventi un tale alieno che la possibilità di diventare un movimento collettivo diffuso e accettato e aspirare ad alte posizioni, diventa, almeno per un bel periodo, una chimera. Insomma Beppe Grillo ha scelto di diventare il lato più radicale dell’”opposizione ammessa”, allontanandosi dall’ opposizione “impensabili”, dalla messa in discussione dei fondamentali economici.
E andiamo a noi. Io non sono un esperto di finanza. Come non lo saranno la maggior parte di coloro che leggeranno. Ma non vi sembra sempre più strano ed enigmatico questo sistema nel quale ci stiamo avviluppando? Non c’è qualcosa che non vi convince? Non avete il dubbio che ci sia qualcosa di sbagliato?
Che ci sia qualcosa di DANNATAMENTE sbagliato?
Gran parte dei paesi del mondo sono affannati, stremati e svuotati dalla disperata rincorsa per stare dietro a un debito che nonostante tutti i loro sforzi, aumenta sempre di più. Ormai si vive per il Debito.
Si taglia ogni sorta di finanziamento, ogni sorta di servizio sociale, ogni funzione pubblica, per il Debito. Si aumentano le tasse per il Debito. Si crea un malcontento generale per il debito. Ci se le inventa tutte, si progettano già future misure draconiane per mettere le briglia a un debito, che probabilmente continuerà a correre lo stesso.
E’ normale tutto ciò?
E’ normale che praticamente ogni paese sta collassando sotto i debiti…Gregia, Germania, Inghilterra, Giappone, Usa, Italia?
Cioè sono tutti indebitati.. tutti si stanno svenando per agguantare questa montagna di debiti che va oltre ogni margine.
Tutti sembrano destinati al collosso. E per il guadagno di chi poi?
Banche, strutture finanziarie, monopolisti e speculatori, centri occulti di potere…
Cioè si sta sacceggiando la popolazione per dare qualche antipasto momentaneo alla fame del Debito.
Con vicende surreali, come quelle che racconta questo articolo. Ad esempio la BCE, la Banca Centrale Europea… presta il denaro all’1% alle altre banche.. al 6% alla Grecia e quindi alla sua popolazione allo sbaraglio.
E se.. e se la soluzione fosse il ripensare tutto….
Rompere questo cerchio infernale e rovesciare il tavolo, mandando alla malora il Debito e tutti i suoi aspri, arcigni e solerti custodi?
In realtà il Debito è potente nella divisione delle scelte. Ma se tutti i debitori, ossia quasi tutti i paesi del mondo si rifiutassero con un atto pubblico di pagare il debito.. i creditori sarebbero col culo per terrra, i loro crediti sarebbero carta straccia e dovrebbero chinare il capo e accettare un altro sistema.
Dire queste cose è FOLLIA per il linguaggio e il pensiero politico economico ufficiale.
Ma forse dobbiamo ritornare tutti ad essere dei novellli Giordano Bruno, con una nuova smania di avere pensieri impensabili. Dobbiamo ritornare a OSARE IMMAGINARE E SOGNARE CIO’ CHE PER I POTERI DEL MONDO E’ BESTEMMIA E FOLLIA. Ma forse proprio in ciò che è stato bandito, ripudiato e ritenuto inaccettabile si nasconde la speranza di una nuova stagione.
Forse la strada è stata sempre sbagliata..
Ed è arrivato il momento di cominciare ad OSARE immaginare la via d’uscita..
Forse si innescherebbe un altra Storia, ribaltando i Toteme i Moloch che vampirizzano persone e risorse.
Se si avesse il coraggio di porre in discussione Divinità come..
I- La Banca Centrale Europea.
II- L’Euro.
III- Il monopolio del denaro da parte delle banche, banche sovranazionali inoltre.
E se si pensassero mattane “visionarie” come..
I- Uscire fuori dall’Euro.
II- Dare allo stato il monopolio della produzione del denaro,, e sottrarlo alle banche.
III- RIpudiare il debito.
Come a dire.. “Ma davvero, manica di fottutissimi testoni di legno vi pensate che dovremo fare altri 50 anni di politica lacrime e sangue per tentare di ripagare un bastardissimo Debito e magari ritrovarci comunque con un Debito fuori controllo?….
o magari gli diamo una bella pedata al tavolo del Banco, tutti insieme. Nessuno paghi più i debiti. Nessuno più sacrifichi vite umane al Moloch…?
Ora tutto ciò è impensabile e se lo dite in giro chiamano la neuro…
e non è detto però che solo perché impensabile debba essere vero..
e.. se l’impensabile di oggi fosse la Nuova Frontiera di domani?
Vi lascio all’articolo…
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RIPUDIAMO IL DEBITO
DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com
Al momento nel quale andiamo in stampa, se non già da tempo, dovrebbe essere chiaro a tutti – e certamente lo è ai lettori del Ribelle – che le misure prese – meglio, non prese – dai vari governi e soprattutto a livello europeo per tentare in qualche modo di superare lo stato di crisi nel quale abbiamo iniziato a entrare decisamente da qualche anno, non sono adatte alla situazione. Di più, sono nella migliore delle ipotesi insufficienti ma, molto più probabilmente, del tutto controproducenti.
Finanza e politica a essa collegata – e di converso tutti noi che subiamo e l’una e l’altra senza poter fare nulla – si sono buttate a capofitto nel creare l’ultima bolla possibile per cercare, per un po’ di tempo, di mantenere in piedi una impalcatura sistemica destinata matematicamente al collasso. Il che significa esattamente l’opposto di ciò che chi guida i popoli dovrebbe fare. A misure di lungo corso, sebbene drastiche, si è preferito utilizzare manovre di piccolo cabotaggio. La maggior parte di queste, peraltro, sulle spalle di tutti i cittadini.
Parliamo naturalmente della bolla del debito pubblico della quale abbiamo già accennato lo scorso mese.
Tutti i Paesi sono indebitati con Banche e altri Paesi che hanno acquistato i titoli. La ratio alla base dei titoli pubblici venduti promettendo interesse è la fede nel fatto che in un futuro non meglio precisato, vi sia così tanta crescita economica da poter non solo ripagare i debiti contratti, ma anche gli interessi.
Si dà il fatto, però, che oltre a varare politiche di portata mondiale, in pratica, su un atto di fede, la cosa non possa funzionare per due motivi, il primo logico il secondo matematico. La parte logica impone convincersi che non si può crescere all’infinito in uno spazio finito. La parte matematica che non è possibile, in una direttrice in evidente discesa, sperare in una non meglio precisata – e infatti non è precisata affatto – ripresa dell’economia al fine non solo di far cambiare direzione verso un segno positivo della crescita, ma talmente tanto da poter ripagare anche i debiti e gli interessi sui debiti.
A questo si aggiunge che, nello stesso momento in cui si parla ormai tranquillamente – ah, gli ultimi arrivati… – di crisi sistemica, ciò che si fa non è, come logica vorrebbe, il varo di norme in grado di cambiare il sistema, quanto continuare imperterriti a fare né più né meno di ciò che si è sempre fatto e che ha portato al collasso attuale.
Si sa – scrive Serge Latouche – che i drogati siano i primi sostenitori della droga. Ma il fatto è che ciò comporta conseguenze anche per chi dalla “droga” vorrebbe stare alla larga.
Naturalmente, questa l’aggravante, al sistema si sacrifica tutto. La vita e il futuro delle persone che attualmente vivono sulla faccia della terra e quelle che verranno dopo di noi. A vantaggio, naturalmente, dei soliti noti.
La stessa Bce presta alle Banche tutto il denaro di cui fanno richiesta al solo 1% di interesse, ciò non gli impedisce, però, di prestarlo alla Grecia al 6%. Come dire, naturalmente, il favore lo faccio alle Banche, alle quali presto denaro a costo irrisorio, mentre ai cittadini greci (ed europei in genere) cerco di succhiare tutto il succhiabile, per via diretta o per via indiretta.
A chiudere il cerchio, per chi fosse ancora poco convinto di quanto scritto, il fatto che sperare in una ripresa economica quando le economie private sono in profonda crisi (tagli degli stipendi, dei servizi, disoccupazione, crisi sociale) grazie a dove ci ha portato il sistema, e grazie ai tagli che “l’Europa” impone ai vari Stati per uscire dalla crisi del debito che il sistema stesso crea, è un po’ come sperare che partendo da Roma si arrivi a Milano, in automobile, quando la velocità di crociera cala, il serbatoio è agli sgoccioli, e i distributori sono chiusi oppure non ci venderanno un solo litro di benzina perché materialmente non abbiamo il denaro per acquistarlo.
Un atto di fede, appunto, più adatto a un pellegrinaggio che a una direttrice politica.
Le misure da prendere sarebbero invece molto diverse e drastiche, e imporrebbero un rovesciamento del sistema finanziario, industriale e capitalistico che dirige il mondo (di queste misure parleremo il prossimo mese). Inutile sperare, in ogni caso, che la cosa possa essere sostenuta proprio da quei dracula finanziari, industriali e capitalistici che in questo momento stanno facendo, pur in periodo di crisi, un lauto pasto banchettando sulla vita dei popoli europei.
Le scelte, per farla breve, dovrebbero insomma essere politiche. O meglio, ancora prima, metapolitiche. Ovvero decidere in che direzione sarebbe bello e giusto che andasse il mondo, e di conseguenza prendendo decisioni politiche, anche se impopolari, al fine di indirizzare il tutto in tal modo. Per esempio, una cosa su tutte, relegare l’economia al ruolo che dovrebbe avere, e certamente non quello centrale e supremo che ha ora e che ha portato allo stato attuale delle cose.
I singoli Paesi, in teoria (ci torneremo a breve) possono molto poco. Ammesso e concesso che vogliano e siano in grado di farlo. Dovrebbe pensarci l’Europa, per quanto riguarda il nostro continente. Ma l’Europa non c’è, o meglio, non c’è mai stata. Anche sostenendo (e noi, al contrario di Ciampi, Draghi, Prodi & Co., oltre che tutti gli esponenti politici attuali, non lo sosteniamo) che ci debba essere una moneta unica, il punto è che la moneta senza una politica economica e ancora di più senza una politica generale per un grande spazio come l’Europa, ovvero la condizione attuale, non c’è mai stata né, su queste basi, ci sarà, è inutile.
Il massimo che si è riusciti a fare in Europa, al momento, è stato pendere dalle labbra della Bce, che impone, oltre allo scandaloso signoraggio bancario (e dunque l’attentato alla sovranità monetaria degli stati) delle politiche economiche restrittive ai vari Stati che essa stessa (e le Banche e la finanza) ha concorso a indebitare.
Breve inciso: è ridicolo e avvilente anche solo fare qualche accenno allo stato pietoso della politica nel nostro misero paese – per farlo basta leggere, o meglio saltare a piè pari, la prima metà dei quotidiani italiani – per capire che nessuno Stato europeo, men che meno il nostro dove operano “politici” del calibro di Berlusconi, Alfano, D’Alema & Co. (che si stanno preparando per le meritate ferie d’Agosto mentre il mondo crolla) sono in grado di prendere alcun tipo di decisione che possa davvero essere definita politica.
Il punto è insomma chiaro: gli Stati – tutti – sono oberati di debiti (chi più chi meno) e le Banche sono piene di titoli che non verrano – per logica e matematica, come avevamo detto prima – onorati. Tutti sono indebitati con tutti senza nessuna speranza di poter avere indietro nulla. O quasi.
Inoltre, e questa la cosa più importante, i cittadini di tutti gli Stati (ora la Grecia, la Spagna e il Portogallo, domani l’Italia e dopodomani tutti gli altri a seguire) stanno subendo e subiranno sempre in misura maggiore il salasso economico della crisi e delle misure imposte.
Dal punto di vista economico (e sociale) insomma, ci stiamo dirigendo verso la catastrofe.
Il tutto per salvare questo sistema e per salvare l’Euro. Totem funesto che ci è stato imposto e che ci viene posto come ultimo baluardo da tenere in piedi. Non fosse che per tenerlo in piedi stiamo buttando in schiavitù le nostre vite e quella dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Una via d’uscita c’è: il ripudio del debito. L’uscita dall’Euro.
Tecnicamente molto semplice. Eticamente sacrosanto, visto quanto ci ha fatto di male sino a ora e ce ne farà. E di fatto anche auspicabile, malgrado ciò che la cosa comporta, se si raffronta l’operazione allo schianto al quale stiamo comunque andando incontro. Le bancarotte sovrane sono in ogni caso dietro l’angolo. E sono inevitabili.
Il Paese che per primo ripudierà il debito darà scacco matto ai “signori del mondo” che, di fatto, dipendono non altro che dalla buona volontà di chi ha debiti nel continuare a pagarli. Siamo noi debitori, al momento, ad avere il coltello dalla parte del manico, se solo avessimo la voglia e la capacità di utilizzarlo nei confronti di chi attenta la nostra vita da decenni.
Il trucco del debito, che di questo si tratta, sta in piedi infatti solo fino a che c’è qualcuno che comunque continua a pagare interessi (e a subire tagli alle proprie vite). Nel momento in cui si dice basta, i creditori rimangono con il cerino in mano. Tutti gli “attivi” che segnano ora sui propri libri, ovvero di crediti che devono esigere da noi, diverrebbero di colpo dei “passivi” irrecuperabili. Tratteremmo da “delinquenti” con quei “delinquenti” che fino a ora ci hanno succhiato le vite.
Certo, la cosa comporta in ogni caso momenti durissimi per i popoli. Immaginiamo una Grecia che decidesse di ripudiare il debito e di uscire dall’Euro. Farebbe fallire le Banche, nazionalizzerebbe il sistema finanziario ed economico (e la Bce lo prenderebbe in quel posto), la moneta tornerebbe di Stato, ovvero propria, e ricomincerebbe tutto da capo. La nuova Dracma sarebbe fortemente svalutata. Fatto dolorosissimo per la popolazione greca, ma solo temporaneamente. Perché quella nuova moneta – propria moneta, e non della Bce e di chi la possiede, ovvero dei privati – diverrebbe presto competitiva. Sacrifici e perdita di ricchezza monetaria imponente, sulle prime. Ma con un futuro davanti. Futuro che ora invece non c’è.
E se la cosa si estendesse? Sarebbe in pratica una guerra mondiale dei creditori contro i debitori. Ma delle due l’una, i governi dei vari Paesi dovranno scegliere presto, in ogni caso, tra ripudiare i debiti e uscire dall’Euro oppure dissanguare le proprie popolazioni per ripagare i debiti. Brutalmente: scegliere se fare gli interessi delle Banche o quelli dei popoli. Probabilmente faranno quelli delle Banche finché sarà possibile. Dopo di allora, però, sarà inevitabile il ripudio.
Vorrei ricordare, a chi storce il naso di fronte a una soluzione così drastica, che ci sono dei precedenti piuttosto autorevoli. E per inciso, provengono proprio da chi può sembrare più insospettabile. Il ripudio del debito ha una tradizione molto antica proprio negli Stati Uniti. Nel decennio del 1840, Maryland, Pennsylvania, Illinois, Indiana, Michigan, Arkansas, Louisiana e Florida ripudiarono totalmente e in modo permanente il proprio debito pubblico, dopo il panico del 1837 e 1839 creato con un boom infazionistico dalla Second Bank of United States.
Specie per quei Paesi che hanno un debito detenuto da stranieri, dunque, sarebbe un bel colpo: da un giorno all’altro, a pagare il conto sarebbe proprio chi la crisi ha creato, ovvero chi detiene quei debiti pubblici. E certamente non sarebbero i cittadini a pagare il prezzo più alto. Di fronte a uno schianto inevitabile, dunque, dopo un prosciugamento inutile delle proprie esistenze, non è forse più logico, e comunque meno utopistico, ripudiare il debito con tutto ciò che esso comporta, ma con qualche prospettiva di salvezza?
Beninteso: nessuno lo farà finché non sarà costretto. E in questo è il male. Perché prendere quella decisione lì quando si sarà con le spalle al muro e dopo aver subito anni e anni di tagli e prosciugamenti – cosa comunque inevitabile – sarà molto, ma molto peggio che farlo ora, dove qualche margine di riuscita c’è.
Però, anche facendo sacrifici (comunque destinati a una rinascita) non sarebbe male, ripudiare il tutto, e lasciare lor signori con tante cambiali con le quali potrebbero solo asciugarsi le lacrime, o no?
Valerio Lo Monaco
www.ilribelle.com
10.06.2010
Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”
L’angolo di Alice
by Duncan on giu.18, 2010, under Ispirazione

Eccoci alla seconda uscita della rubrica di Alice, la nostra preziosa collaboratrice…
Devo dirvi la verità. Questo testo mi ha particolarmente conquistato. Tanto è pieno di amore, cura, delicatezza verso gli animali. Alice irradia questo amore. Le sue stesse parole ne sono pregne. E la sua stessa vita, che costantemente la fa imbattere in animali bisognosi o in storie dove un animale c’entra quasi sempre.. la sua stessa vita è emblematica. La sua, lo avete capito, è una vera passione.
Grazie anche ai suoi studi, poi, oltre che alla sua esperienza, comunica conoscenze importanti e utili per chiunque ha a che fare con gli animali, o comunque semplicemente prova interesse e simpatia per questo mondo. E queste cose le comunica con estrema chiarezza. A essere incomprensibili sono tutti bravi. Farsi capire è molto più difficile.
Da molti messaggi privati so che la rubrica di Alice è apprezzata e attesa..
Vi lascio al suo testo..
alla prossima occasione Alice………….
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Con gli animali ho sempre avuto un rapporto speciale, come se una forza invisibile mi facesse sentire la loro presenza e mi portasse ad aiutarli, a scovarli.
Inutile spiegare quanti animali ho raccolto per strada, abbandonati… e non solo cani e gatti, ma persino un rapace stupendo, che avevo chiamato Orlando, un asino che mi si era parato in mezzo alla strada, facendomi quasi finire giù da un fosso…. Ecco, questa forza misteriosa che me li fa trovare e, di conseguenza, aiutare, cammina sempre al mio fianco. Credo sia perché le cose le vedi, se fai le giuste domande al mondo, o meglio..se ami gli animali, li vedrai ovunque , sentirai la loro presenza anche se gettati in un cassonetto o nascosti tra l’erba alta.. E’ una questione di report.. Di dotazioni….Che è un po’ quello che si deve fare nell’educazione cinofila (una delle tante cose) cioè dare al cane dotazioni affinchè possa fare le domande pertinenti al mondo e possa vedere sempre più situazioni e ricevere le adeguate risposte. Affinchè allarghi il suo bagaglio esperienziale.
Un po’ come se ami le piante e sei appassionato, con molta probabilità , uscendo di casa farai molta attenzione a quelle che vedi, ai tipi in particolare , di certo più di qualcuno che delle piante non sa nulla.
Essere amanti degli animali , significa inevitabilmente, essere anche contattato da amici o conoscenti, nel caso in cui ne trovassero qualcuno in difficoltà. Ed è quello che venerdì sera mi è accaduto, ricevendo la telefonata di un amico che aveva trovato tre cagnolini.
Mi correggo..due cagnolini, perché il terzo è morto immediatamente, dopo essere stato gettato , con i fratellini giù da un ponte, appena nati, con ancora il cordone ombelicale attaccato.
Immediatamente abbiamo comprato il latte di capra, che è quello più idoneo per svezzarli, se non c’è quello della loro mamma. Poi latte in polvere , da dare ogni due ore con una siringa. C’è da alzarsi ogni due ore , anche la notte e c’è da tenerli al caldo, dentro uno scatolone , coperti con maglie di lana. Soffrono molto il freddo e sono debilitati. I giorni sono passati , pare stiano bene, anche se la loro vita è appesa ad un filo. Ci vuole una madre adottiva, la stiamo cercando. Spesso le cagnoline si prendono cura anche dei cuccioli non propri. Spesse volte anche le mamme gatte allattano i cani. E mentre noi uomini i nostri figli li gettiamo nel cassonetto , ne abusiamo, li abbandoniamo, ecco che dal mondo animale, così poco preso in considerazione, ci arrivano esempi di civiltà e di compassione ammirevoli.
Cerchiamo una madre anche perché per i cani i primi due mesi di vita sono importantissimi. Si potrebbero paragonare alla crescita di una vite, che si deve appoggiare ad una rete per crescere, altrimenti crescerà storta e male.
La madre è la rete. E’ la base sicura. E’ colei che sola e soltanto insegna ai figli che sono cani. Nessun educatore cinofilo, neppure il più bravo al mondo può sopperire alla mancanza della madre . Di conseguenza, i cuccioli cresciuti senza questa figura essenziale, chi in un modo, chi nell’altro, cresceranno deficitari. Carenti di qualcosa.
La madre traccia una rete tra ciò che il cucciolo è e ciò che deve diventare. La madre ha bene in mente il concetto di cane ed insegna al cucciolo a diventarlo. Questo si definisce Zona Prossimale di crescita.
La mamma insegna la rassegnazione (cioè saper gestire la frustrazione) , insegna la conazione (fare cose che non vuoi fare – da conato di vomito), insegna l’eumetria (la giusta misura nelle cose, per esempio mordere per gioco senza fare male) , insegna la ritualizzazione (prima di interagire comunica attraverso la ritualizzazione. Es. prima di attaccare un altro cane, lo minaccia attraverso comportamenti specifici.), insegna le regole sociali (attendere il proprio turno, rispettare la gerarchia ecc..) .
Il cane troppo presto tolto alla madre è DISMETRICO non sa fermarsi. Anche quando gioca fa male. Non controlla il comportamento, è insomma un cagnolino problematico. Il che non toglie che potrebbe essere bravo, obbediente, amorevole (anche la mia dolce cagnolina la trovai abbandonata e non so quanto sia stata con la sua mamma e qualche deficit lo ha) , ma è necessario capire quanto è crudele non solo abbandonare gli animali, ma anche staccarli dalla loro base sicura prima del tempo (barbara pratica utilizzata anche per la vendita ed il commercio di cani).
Sarebbe utile e giusto che tutte le persone tenessero bene a mente, anzi, meglio ancora, si stampassero un bel foglio e lo attaccassero in cucina , ben in vista da leggere ogni giorno , ciò che scrisse e decise nel 1965 Brambell , definendo i 5 punti del benessere animale :
libertà dalla fame e dalla sete
libertà da fastidi e dolori
libertà da traumi e malattie
libertà da paura e stress
libertà di esprimere i propri modelli comportamentali
Questi 5 punti si potrebbero facilmente utilizzare anche per la specie uomo, considerando la violenza ed i soprusi che ci sono nel mondo. Peccato che, quando vedo quei due poveri cagnolini e me li immagino dentro un sacchetto di plastica, gettati giù da un ponte, perdo la speranza e sono sempre più convinta che per una persona che li aiuta, ce ne sono almeno 4 che li abbandonerebbero.
A riguardo, invito a segnare questo numero nel cellulare, nel caso in cui si fosse testimoni di violenze sugli animali e di denunciarle via sms, anche anonimamente:
L’SMS dovrà essere inviato al n. 348 7611439 (in servizio 24 ore su 24), e dovrà contenere dati inerenti al tipo di animale maltrattato, al tipo di maltrattamento e l’indirizzo esatto in cui avviene il maltrattamento.
AIDAA informerà immediatamente le forze dell’ordine della segnalazione ricevuta, e nei casi più urgenti ricontatterà il mittente del messaggio per avere ulteriori informazioni per poter affrontare il caso nel più breve tempo possibile.
Il servizio è attivo dalle h. 8.00 di sabato 5 Giugno 2010.
Alice
Il J’ACCUSE di Carmelo Musumeci
by Duncan on giu.03, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana

Un uomo si alza e denuncia, quando è difficile farlo, quando ci sono solo grane nel farlo, quando già sei sfiancato e messo ai margini, quando pagherai a caro prezzo ciò che vuoi fare. Ma lo farai lo stesso, perchè sei un Uomo. Per la Giustizia per la Dignità. Perchè almeno qualcuno deve provare talvolta ad alzarsi e a fermare l’onda della Demenza.. anche se fosse del tutto inutile. Il solo tentativo ha un senso. Lascerà tracce di riscatto e di umanità, radici a cui richiamarsi in momenti di liberazione. Qualcuno si ribella e salva una stagione, o anche solo un luogo, o anche solo una storia.. perché restituisce a quella storia un momento nobile, evitando che sia completamente tana e trippa di carnefici e opportunisti, di lupi e di arresi.
J’ACCUSE… (Io accuso.. in francese) è una espressione consegnata alla leggenda per via del famoso J’ACCUSE di Emile Zola. Nel 1894, Alfred Dreyfus, un capitano dell’Esercito di origine ebraica in servizio presso il ministero della guerra francese, fu accusato di aver rivelato informazioni segrete alla Germania, nazione in quel momento fortemente contrapposta alla Francia. Dopo un giudizio sommario, Dreyfus fu accusato e condannato alla deportazione a vita sull’isola di Caienna. Dopo una forte ondata di antisemitismo che attraversò la Francia, Émile Zola si schierò a favore dell’ufficiale tramite un articolo in cui accusava i veri colpevoli di questo avvenimento e di questo processo falso. Un processo farsa dove Dreyfus fu condannato come capro espiatorio per via delle sue origini ebraiche. Zola fu l’unico ad avere il coraggio di denunciare pubblicamente questa vergogna, con una editoriale memorabile uscito sul giornale socialista L’AURORA, e di cui ho riportato l’immagine in questo post. Il suo editoriale ebbe un’eco pazzesca per tutta la Francia. Non gli fu perdonato. Subì processo e condanna. Ma il 12 luglio 1906, quando Émile Zola era già morto da quasi quattro anni, la corte di cassazione revocò la sentenza con cui Dreyfus era stato accusato di tradimento, riconoscendo nei fatti che Zola aveva avuto, contro tutti, ragione.
Ora mi direte.. Alfredo sei totalmente ammattito. Prima parli di una vicenda che ormai è presente in ogni libro di storia, e poi.. come capirete tra poco.. parli di una lettera spedita a un giornale locale da un certo Carmelo Musumeci, quando era detenuto a Nuoro, contro il suo direttore. Un evento che ha avuto una minima risonanza locale, e avrà colpito giusto qualche lettore del nuoarese. E che adesso, c’è proprio da crederlo, è stato praticamente dimenticato da tutti o quasi.
Certo, magari è così. EPPURE NON IMPORTA. NON IMPORTA. C’è la stessa nobiltà, c’è lo stesso spirito, c’è la stessa energia. E forse ce ne anche di più, perché Zola almeno era libero e aveva mezzi. Carmelo ha scritto il suo attacco trovandosi già detenuto, e potenziale oggetto di infinite rappresaglie, punizioni, e atti ostili. E comunque conta l’energia, il messaggio che un evento contiene in sè, il suo fuoco. Il s uccesso o il numero dei seduti in platea non sono la cosa che è più importante. Se persino i poeti muti assassinati, con le loro poesie bruciate nei sotterranei dei gulag, nei giorni tetri dello stalinismo, fanno risuonare le loro poesie che vibrano negli atomi stessi della coscienza del mondo, chi ha parlato a voce alta, a sguardo alto, a mente alta..a schiena dritta.. ha comunque lasciato un segno, anche se nessuno lo ha mai visto. Ha comunque inciso sulla quercia della vita, e reso questo mondo più degno..
Perchè potrai essere il ragazzo cinese che si oppone al carroarmato, o il ragazzo che denuncia le raccomandazioni a un esame universitario, Martin Luter King che cammina davanti ai cani rabbiosi della famigerata polizia di Birminghan, o il timido condomino che per una volta trova la voce e la rabbia, e si scaglia contro gli intrallazzi tra ll’amministratore del condominio e una azienda di riparazione caldaie. Puoi anche essere solo il ragazzino che, unico in tutta la classe, si alza in piedi e difende il compagno umiliato dalla professoressa. Qualunque sia la situazione la pasta resta la stessa. Come la stessa è la pasta di cui sono fatti i sogni. La fame e la rabbia. E anche l’Amore.
Questa lettera è colma di un alto valore civile. Non usa alcun trucco, o furbizia. Combatte col solo diritto che dà la verità e la giustizia. Le parole non sono coperte da sotterfugi e allusioni. Ma sono lanciate a viso duro, senza nascondimenti, tentennmente, precauzioni.
Vi lascio a questo J’ACCUSE del 2005.. sepolto ormai in un giornale dell’entroterra sardo..
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Il “mio” direttore, già una volta, a causa di un calendario satirico su Berlusconi mi aveva ristretto l’orario della sala computer e ritirato la stampante e lo scanner. Poi il “mio” direttore, per fortuna andò via e con il nuovo direttore tutto tornò come prima. Ora il “mio” direttore è ritornato nel luogo del delitto e, alla prima occasione, per avere criticato le strutture penitenirie, per tentare di migliorarne la qualità, mi aveva trattenuto due lettere (il magistrato di sorveglianza ne ha ordinato subito l’inoltro), mi ha di nuovo ridotto l’orario della sala computer/lettra, con il ritiro della stampante e dello scanner. Come se questo non bastasse, mi ha spostato l’orario della sala computer con quello del passeggio, ed in questa maniera sono ricattto fra studiare ed andare all’aria. Ovviamente sto scegliendo di studiare, ed è circa un mese e mezzo che non vado al passeggio. Nonostante che il precedente direttore mi avesse autorizzato, tramite l’art. 51 del regolamento di esecuzione, a poter svolgere con il mio computer attività intellettuali, artigianali ed artistiche, il mio diettore mi sta proibendo di stampare poesie, un bigliettino di auguri per il compleanno di mia figlia, un disegno per San Valentino per la mia compagna, immagini creative, cee Come se non bastasse, mi ha negato persino di stampare una istanza al Magistrato di Sorveglianza, probabilmente per motivi di sicurezza… ma che pericolo c’è in un disegno o in una poesia? Posso solo utilizzare stampante e scanner, su richiest tramite censura preventiva, controllato dall’agente a vista, solo ed esclusivamente per appunti di studio ogni 15 giorni. Quindi, se devo stampare una piccola modifica, anche una semplice virgola, alla tesi che sto elaborndo, devo fare la domanda, aspettare che sia approvat e aspettare ancora che l’agente sia libero, ecc. Infatti, dal 22 gennaio, quindi da circa un mese e mezzo, ho potuto stampare solo tre volte. Ho fatto pr essente al “mio” direttore che negli altri istituti (persino qui nel carcere di Nuoro, con altri direttori) queste restrizioni sulla stampante e sullo scanner non ci sono. Lui mi ha risposto “gli altri direttori sbagliano”. Io ovviamente ho risposto che stava offendendo la maggioranza dei suoi colleghi.
Chi sono?: Sono Carmelo Musumeci, da molti anni in carcere. Per dare un senso alla mia vita e alla mia pena ho iniziato a studiare da autodidatta, e così per me studiare ha rappresentato un soffio di vita e di speranza. L’istruzione serve anche per dare gli strumenti per ragionare, per sapere rispondere a delle domnde, ed anche per imparre a porre domande. Dalla quinta elementare i partenza sono riuscito a diplomarmi, e quest’anno mi laureo in Scienze giuridiche. Partecipo con pssione assiduità a varie attività per curare i miei interessi umani e sociali. Investo il mio tempo, unica cosa che mi è rimasta, ed energie.. per migliorare la qualità della mia esistenza.
La mia esperienza in questo istituto è l’impotenza. Qui nessuno ha voglia di ascoltarti, a parte alcune persone dell’area educativa. La legge, il buon senso, la buona amministrazione è come se fossero aria fritta. Con tutta la buona volontà, anche inventandosi un trattamento personalizzato, non è possibile cogliere le opportunità che il carcere dovrebbe offrire. Spesso il colpevole silenzio e l’ostilità della Direzionea richieste legittime ci mortific e ci umilia. In questo istituto non si sonta la sola privazione della libertà, già di per sè terribilmente brutta, ma si sconta la reclusione in un ambiente difficile e ostile, angusto e malsano, dove le condizioni igieniche sono terribili (se si pensa solo che bisogna andare in bagno davanti ai propri compagni), dove mancano educatori, insegnanti, assistenti sociali in numero sufficiente. Dove le strutture sono fatiscenti, la promiscuità è l regola, i rapporti con l’amministrazione difficoltosi e discrezionali, le opportunità di lavoro scarse, per non dire nulle. Un ambiente dove non esiste alcun presidio di tutela dei diritti. In questi tre anni ll’istituto di Nuoro ho sempre reclamato, lottato, spesso da solo, ma anche in compagnia, senza mai poter superare l’indifferenza e l’illegalità di questo carcere. Ho lottato per avee la possibilità, per me e per i miei compagni, di vivere realmente in modo civile e dignitoso; per consentirci di mantenere la nostra individualità di esseri coscienti e responsabili.
Alle ingiustizie bisogna ribellarsi soprattutto qundo esse vengono inflitte in nome della giustizia, perché ild etenuto che non si ribella è peggio del suo aguzzino. A lungo andare questo comportamento mi ha creato antipatie, ma non importa. Preferisco essere considerato “cattivo” piuttosto che pusillanime, servitore e leccapiedi. Il cittadino prigioniero è impotente di fronte ad un direttore che ha sempre ragione, se non usa la stessa legge per tentare di correggere le ingiustizie di costui. In carcere si possono tollerare tante cose, ma non la cattiveria gratuita, come quella di proibire di stampare un fiore, una poesia alla propria figlia, o alla propria compagna che si ama, con il proprio computer e stampante… E’ umiliante per il “mio” direttore non trovare riscontri positivi a richieste così semplici. Inoltre, signor direttore, le sue nuove restrizioni mi rendono più difficile il mio diritto allo studio. Le sue restrizioni sono cattive, repressive, capziose e, per ultimo, capricciose. Signor direttore, mi permetta, lei sa solo comandare, vietare; ma non sa ubbidire alle leggi, ai regolamenti e soprattutto al buon senso. Proibire di stampare un fiore è vilare le regole della logica, che costituisce un limite giuridico all’esercizio di ogni attività discrezionale.. qualcosa che è priva di ogni carattere di ragionevolezza. La nostra vita è fatta anche di cose “inutili”; senza le quali però la stessa esistenza non avrebbe senso.
Signor direttore spesso coloro che sono in posizione di autorità non si curano affatto del bene o del male; di ciò che è giusto o di ciò che non lo è. La loro unica preoccupazione è di tiranneggiare i sottoposti. Spesso in carcere ci si trova dinanzi a un potere smisurato e cattivo, dove non si può faare nulla per cambiare il corso delle cose, e chi non accetta le regole del potere non può fare altro che soffrire. Ma è pur sempre meglio che non fare nulla… Spesso accade anche che il detenuto ha ragione, ma ha torto in quanto detenuto. Ed il custode ha torto, ma ha ragione in quanto aguzzino. Spesso si vuole che il detenuto, in quanto prigioniero, debba accettare di essere punito ingiustamente. Si vule che il detenuto sia sempre e soltanto ciò che il carcere lo farà essere. Spesso al detenuto convinene non avere mai un pensiero autonomo. Non conviene.. deve essere sempre d’accordo con il suo carnefice. Invece, spesso, il detenuto ha tanto da trasmettere e comunicare. Si può ed è possibile regire all’emarginazione del carcere. In carcere convivono dolore, prostrazione, fede, abbandono, ozio, pentimento, talvolta brutalità.. ma c’è anche un senso infinito di umanità, e là una vita può anche rinascere… In carcere non bisogna adattarsi né rassegnarsi, perché sono convinto che più ti adatti alla realtà della detenzione, alle sue leggi negative, maggiore difficoltà troverai all’esterno.
Lei, Direttore, non capisce, ma, sarebbe meglio dire, fa finta di non capire che protestare pacificamente e lottare per i propri diritti riconosciuti con il metodo della non violenza è profondamente giusto e serve, tra l’altro, a scontare la propria pena migliorando interiormente. Quando si reclama, ciò può sembrare terribilmente inutile, ma è terribilmente importante che uno lo faccia. Infatti, una cosa che distingue i detenuti gli uni dagli altri è la forza di protestare. Il detenuto che non reclama perde la sua libertà proprio nel momento in cui spera di ottenerla non reclamando.
Ricordo al mio diretore che il carcere non dovrebbe essere solo un luogo di punizione , ma dovrebbe anche essere una occasione di recupero. Dovrebbe rieducare e aiutare chi ha sbagliato a reinserirsi nella società. Invece, il carcere è il luogo dove, più di qualsiasi altro posto, non rispettano la legge. Ricordo che quando il detenuto si vede esposto a sofferenze che la legge non ha ordinato e neppure previsto, entra in uno stato di collera abituale; e non crede più di essere stato colpevole, ma accusa la giustizia stessa. Ricordo che rinunciare al diritto e obbligo a reclamare significa rinunciare alla propria qualità di uomo, ai propri doveri. E non c’è nessun compenso possibile per chi rinuncia a questo. Se si protesta ad alta voce, anche in modo pacifico, la spiegazione che si dà solitamente è che il detenuto è un ribelle, quando va bene.. ed irrecuperabile, quando va male. Non si va a cercare la causa del perché uno protesta, m si condanna la sola protesta.
Le ricordo che il rispetto della dignità dei detenuti non è la debolezza, ma la forza di una istituzione e, tra l’altro, un dovere preciso di un direttore. Le ricordo che è terribilmente sbagliato sprecare il carcere solo per espiare la pena. Coniugare controlli, sicurezza, trattamento ed inserimento non è difficile. Invece lei preferisce vigilare, reprimere. Così è molto più facile piuttosto che lavorare per fare crescere una coscienza critica e responsabile nel prigioniero. Signor direttore mi permetta di ricordarle che, spesso, nel negare i diritti ai detenuti si viola sia la logica che il diritto; e viene fatto di pensare che spesso più che di rapporti di giustizia, si tratta di rapporti di forza. E questo assicura il dominio, non la giustizia. Con lei i diritti dei detenuti sono eventuali ed inesigibili, mentre i doveri e le sanzioni sono certi ed inevitabili. Lei mi proibisce di fatto di valorizzare le mie energie, la poca intelligenza che ho, le capacità e la disponibilità.
Le ricordo che la differenza tra noi e “le persone per bene” sta più n ciò che facciamo, che in ciò che siamo. Ma come posso migliorare e fare qualcosa se lei mi tiene chiuso in cella 21 ore senza fare nulla, e 3 ore all’aria che sembra una voliera? Le ricordo che, nella maggiorana dei casi, il detenuto è ciò che apprende dai suoi eventuali educatori. Le ricordo che spesso i detenuti sono migliori (non è il caso mio) di chi li governa. Le ingiustizie consumate all’insaputa di tutti sono più dolorose. Bisogna trasmettere quello che accade in carcere, perché la gente si accorga delle ingiustizie e possa riconoscere i torti, e sviluppare un sentimento di comune offesa alla dignità umana. Chissà per quali insondabili e burocratiche cattiveri lei mi sta facendo questo. Ma tutte le cose insensate in carcere hanno invee una logica perversa e stringente. A volte punitiva, altre volte semplicemente di assurda burocrazia, cioè vessazione,, cattiveria allo stato puro; insomma, sadica burocrazia carceraria. Viviamo in condizioni illegali di sovraffollamento, ozio forzato, mancanza di igiene e cure, spazi disponibili; e lei mi proibisce di stampare una poesia, un cuoricino… Di queste restrizioni non si capisce il senso, visto che non sono motivabili con ragioni di sicurezza, se non spiegabili in una logica punitiva fine a se stessa.
Dottore, lei mi pare più prigioniero di me, perché è prigioniero della sua infelicità, tristezza e cattiveria, e mi fa molta pena. Per educazione la saluto e non scrivo il suo nome per non rischiare di essere denunciato.