Born Again

Archive for agosto, 2010

MAGNIFICENZA

by Duncan on ago.30, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Musica, Poesia, video

E venne la Gloria del Bambino,

e venne il tempo delle pale al vento,

e le nostre mani sconfissero il cielo e la morte.

Portavamo in noi tutto il sangue e i sogni,

ci alzammo per una stagione,

oltre i muri, stavamo sospesi, e colorammo il mondo.

E dio quanto scavai nell’anima mia allora.

C’è un legno spezzato nell’ultima spiaggia,

nell’ultima sera con disegni al finestrino,

nell’ultima pagina di un quaderno con le orecchiette.

E venne il tempo di incrociare le falangi,

percorrendo il tuo estuario fui assalito dalla Gloria,

E Venne il tempo dei serpente e dell’allodola,

saprò mille volte adesso quali sono i nomi delle cose,

e se hanno un nome,

se non lo hanno, glielo darò,

anche i porti prendono fuoco,

la Gloria dilaga..

(questa poesia che scrissi tempo fa non è la traduzione della canzone degli U2 di cui ora metto il link, anche se la scrissi mentre la stavo ascoltando)

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Dante e il Viaggio

by Duncan on ago.30, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Poesia, Simbolo

Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita, ahi quanto a dir qual’era è cosa dura, esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura”

La Divina Commedia non è un libro morto. Molte parti di essa sono morte. Ma il libro nel su insieme è vivo e vegeto. Ancora vivo e vegeto. Abbiamo imparato ad odiarlo, a detestarllo. Non c’è modo peggiore per uccidere un’opera che renderla un “classico”, un mausoleo, un catafalgo. Intrupparla in grigi programmi burocratici, dissezionata da grigi professori burocratici.. per compiti a casa.. altrettanto.. burocratici. E le stanche parole di depressi alla cattedra ci fecero smarrire ill testo e la sua segreta potenza. In realtà spesso l’istruzione è un perdere la strada, un perdere se stessi, uno svuotarsi e soffocare dentro, un cupo ammassarsi di parole e di lacciuli stretti alla gambe. La vera conoscenza inizia dopo, con atti coscienti di pulizia e falò. La vera conoscenza all’inizio è sottrazione, disimparare le cose meccanicamente apprese.. e riaccostarsi alla brace ardente senza sovrastrutture, pregiiudizi, pesantezze. E Dante che prima era una mummia da esposizione, adesso vi dico che è vivo.

Ogni opera esiste su più livelli. Solo la mediocrità totale, esiste su un solo livello. E c’è certo tutta la summa medioevale, da Aristotele a San Tommaso, ai padri della Chiesa, e gli altri paradigmi dell’epoca.. nella Divina Commedia. Ma la Divina Commedia non è solo questo. Va molto, molto oltre. Essa è un Viaggio, un Viaggio Supremo.. non solo fisico ed esteriore, ma soprattutto iniziatico e interiore. E’ il Grande Viaggio dell’uomo che nel pieno della sua vita, a metà strada (nel mezzo del..), conosce la caduta e lo smarrimento. Tutte le certezze intorno a lui franano, ogni valore è parodia, il senso solo una fuggevole illusione. L’uomo che si ritrova con solo polvere nelle mani, con i suoi ideali sconfitti, tradito e abbandonato. Tutto è perduto.. e la crisi è forte. Fortsissima. Ecco “la selva oscura”.. Ecco quello che in ogni tempo è stata chiamata.. “la lunga notte dell’anima…”

Lì, nel punto più basso che possa essere toccato.. lì con le ali spezzate.. lì solo di una solitudine oltre ogni immagine.. lì nudo, definitivamente nudo.. inizia il Viaggio. Il Viaggio attraverso le tre fiere… le montagne oscure.. trappole di ogni genere. Il viaggio nell’inferno. Nella terra dei Demoni. E non ci saranno sconti, né scorciatoie. Scendere nel profondo del proprio buio.. e affrontare la propria Ombra, le porte di Dite, la Città dove solo male e dolore accoglie chi osa entrare. E ci sarà un momento in cui chi affronta il Viaggio si sentirà debole, e troppo piccolo per riuscire. La vigliaccheria, l’eterno richiamo dell’utero, di una vita arresa, ma..senza rischi.

E Dante a un certo punto dice..

“Ma io, perché venirvi? o chi il concede?

Io non Enea, io non Paulo sono;

me degno a ciò né io né altri l crede.

Perché se del venire io mi abbandono,

 temo che la venuta non sia folle.

Se saviio; intendi me che io non ragiono.”

E sarà Virgilio a suonare la scossa per un’anima che impaurita vuole già tornare indietro, al rassicurante ovile, alla cappa stagnante di una inesorabile disperazione.. ma disperazione “conosciuta”. Virgilio è il Mentore, rappresenta il Maestro, la Guida, la Coscienza.. colui che indica la strada, la saggezza e la dignitas.. e, dopo un lungo discorso, concluderà, dicendo..

“Dunque, che è? perché, perché restai,

perché tanta viltà nel cuore allette,

perché ardire e franchezza non hai?”

Perché tutta questa paura, in sostanta gli dice? Cosa ancora ti trattiene? Dove il tuo ardire, il tuo coraggio? E Dante improvvisamente risvegliato, esclamerà..

 ”Quali fioretti dal notturno gelo
chinati e chiusi, poi che ‘l sol li ‘mbianca,
si drizzan tutti aperti in loro stelo,

tal mi fec’ io di mia virtude stanca,
e tanto buono ardire al cor mi corse,
ch’i’ cominciai come persona franca:

«Oh pietosa colei che mi soccorse!
e te cortese ch’ubidisti tosto
a le vere parole che ti porse!

Tu m’hai con disiderio il cor disposto
sì al venir con le parole tue,
ch’i’ son tornato nel primo proposto.

Or va, ch’un sol volere è d’ambedue:
tu duca, tu segnore e tu maestro».”

Come fiori che durante il freddo di inverno sono tutti chiusi e bacuccati in loro stessi, e che il sole accene e fa liberare e aprire in modo rigoglioso.. così inizia questo passo…. allo stesso modo lui si riscosse dalla sua paura, dalla sua vigliaccheria. Eh sì, le tue parole mi hanno riportato a me stesso, ecco cosa signicia.. sono tornato quello che ero nei miei momenti migliiori, quando inizia il viaggio “son tornato nel primo proposto”. E ora vai, vai.. non ti voltare in dietro che adesso non cederò, il nostro volere è lo stesso, la strada ci appartiene.

 E canto dopo canto si dipana l’inferno, tremendamente concreto, ideologico e dogmatico alle volte, ma sublimemente simbolico nei suoi momenti migliori. Oltre il Medioevo l’uomo di ogni tempo cammina per cercare se stesso. E’ la prima tappa è tutto ciò che è buio, freddo “e stridor di denti”.

QUESTO E’ L’INFERNO. L’INABISSARSI NELLE PROPRIE TENEBRE FONDAMENTALI. Affrontare ciò che ci tiene prigionieri. Fin nelle radici di noi stessi. Poi ci saranno il Purgatorio e il Paradiso. Non solo mondi metafisici astratti della scolastica medioevale dogmatica. Ma Stati e Stadi della Crescita e dell’Evoluzione umana. Non solo collettiva. Ma soprattutto individuale.

CHI HA SEMPRE PARLATO DELLA DIVINA COMMEDIA MA NON PRENDE IN CONSIDERAZIONE IL SUO ESSERE VIAGGIO ATTUALE, DI QUESTO UOMO ORA PRESENTE, CHE SEI TU, CHE SONO IO, CHE SIAMO TUTTI… CHI PUR CON MIRIADI DI STUDI E DOTTE ANALISI, LA SPOGLIA DI CIO’, LA SPOGLIA FORSE DI CIO’ CHE E’ IN ESSA DAVVERO IMMORTALE E INDISTRUTTIBILE.

L’Inferno poi è colmo di momenti tragici e meravigliosi.. Paolo e Francesca.. l’incontro con il caro maestro della sua infazia Brunetto Latini, che gli dice…

“Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto”

Nonostante sei stato esiliato e rinnegato, e tribolazioni e avversità non ti hanno mai abbandonato.. se segui ciò che di più alto e vero c’è in te, la tu Stella, la tua Chiamata, lo Scopo per il quale sei nato, non fallirai.. troverai la tua strada.. il tuo porto.. arriverai dove devi andare. Allora Dante rinfrancato dall’incontro con Brunetto Latini dirà, in un momento di orgogliosa dignità..

“Tanto voglio che vi sia manifesto,

pur che mia coscienza non mi garra,

ch’a la fortuna come vuol, son presto.”

Che non vuol dire altro che.. sappiate con certezza, che qualunque cosa possa accadermi, io sarò fedele alla mia coscienza.. venga come vuole la “fortuna”, ovvero vita, il destino.. si manifesti come vuole. Avanti.. io sono pronto. Non mi tiro indietro. Seguirò la mia coscienza costi quel che costi, accada quel che accada.

E poi i grandi momenti di indignazione morale.. le feroci invettive, durissime contro la corruzione della Chiesa; che in quel tempo voleva anche dire corruzione e degrado dell’armonia del mondo, dovendo la Chiesa essere uno dei due Poli del Mondo, nella visione medioevale. L’altro era l’Impero. Ma l’impero era tramontato fagocitato dalla Chiesa e da una moltitudine di regni e signorie ambiziose e affamate di ricchezza. La Chiesa, per Dante, aveva tradito il mandato originario di Cristo, e quindi era diventata parte essenziale della confusione e della follia e dell’ingiustizia in cui il mondo era precipitato. E a Niccolò III, papa corrotto e punito piantato con la testa ficcata nel terreno, mentre fiamme cadono dal cielo bruciando piante e calcagni, dirà.. ma non solo a lui.. attraverso lui urlerà verso i papi e i potenti ecclesiastici del suo tempo, parole rimaste celebri..

“E se non fosse ch’ancor lo mi vieta

la reverenza delle somme chiavi

che tu tenesti nella vita lieta,

 io userei parole ancor più gravi;

 che la vostra avarizia il mondo attrista,

calcando i buoni e sollevando i pravi.

Di voi pastor s’accorse il Vangelista,

quando colei che siede sopra l’acque

 puttaneggiar coi regi a lui fu visa;

(..)

Fatto v’avete dio d’oro e d’argento,

e che altro è da voi a l’idolatre,

se non ch’elli è uno e voi ne orate cento?”

La Grandezza di Dante è la capacità di vedere la Grandezza anche di chi, condannato all’Inferno, dovrebbe essere solo oggetto di scherno, biasimo e disprezzo. Invece, alcuni uomini emergono immensi, in tutto il loro valore, come il Grande Ulisse, che nella visione dantesca, diventa il simbolo, della sete umana di conoscenza e valore… e forse tutti conoscono questo citazione dal discorso di Ulisse..

 ”Considerate la vostra semenza:

 fatti non foste a vivere come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza”

 Ricordate il vostro seme, ciò che vi portate dentro.. non vivete pigri e gozzoviglianti.. sfidate il destino, i limiti.. cercate il sapere (canoscenza) e praticate il bene (virtute).

E finisco qui con la citazione dei momenti particolari. Anche perché se no questa nota la finirei a ferragosto. E poi non è importante adesso coglliere tutti i momenti di valore dell’opera. Artisticamente il meglio è raggiunto nell’Inferno, anche se momenti di grazia non mancano nelle altre cantiche, ma l’Inferno è insuperabile. Comunque, importante non è questo ora, né penetrare nelle singole storie e personaggi, e sviscerarne i sensi concreti. Ho voluto aprire un piccolo varco sui momenti migliori, per provarne a trasmetterne uno spiraglio del Respiro che li anima. Ma ciò che dico in questa nota va al di là…

LA DIVINA COMMEDIA E’ IL VIAGGIO DI OGNI UOMO CHE VOGLIA DIVENTARE UOMO. IL PERCORSO INIZIATICO DI CADUTA, RISALITA E RIGENERAZIONE. L’ETERNA LOTTA PER RICONQUISTARE SE STESSI E RITROVARE IL SENSO. E ANCHE IL DOLORE E LA SOFFERENZA PIU’ ESTREME AVRANNO UN SENSO PERCHé PORTERANNO ALLE RADICI, E SPINGERANNO AL CORAGGIO. E TUTTA LA VITA E’ IN GIOCO. E ALLA FINE SOLO L’AMORE TI GUIDERA’. E’ L’AMORE CHE DARA’ UNA FORZA SUPREMA, CHE TI PERMETTERA’ DI SALIRE TUTTO IL COLLE DEL PURGATORIO FINO AI CANCELLI DEL CIELO, DOVE CANTANO LE SCHIERE DEL PARADISO, ILLUMINATE DALLA LUCE DIVINA.

Tre sono le fasi.. INFERNO.. PURGATORIO.. PARADISO. Tre sono gli stadi.. tre i momenti.. tre le Porte sul Percorso. Un Uomo si perde, un Uomo è tradito, un Uomo cade, un Uomo ritorna. Lunghi anni di dolore, tradimento, disperazione.. per un sogno chiamato Libertà, Fierezza e Amore. E la Divina Commedia è piena di grandiosi protagonisti. Ma colui che ne è la vera star, che giganteggia incommesurabile è Dante stesso. Estremo, tragico, tenero, pietoso, violento, appassionato, sarcastico, commosso. Dante l’esempio migliore di ciò che un italiano dovrebbe essere, che un essere umano dovrebbe ambire ad essere. Un uomo capace di lotte anche solitarie, di fedeltà a progetti anche sconfitti, di perfezione, di dignità nella poveertà. Capace di coraggio e di generosità.. poeta nell’anima, inarrivabile nell’Amore. Dante è una voce, che ci parla dentro.. che ci sprona, ci incita ad essere grandi.

In teoria avrei finito, ma voglio “farla lorda” come si dice dalle mie parti quando uno esagera.. tipo ho già scritto assai, e mi starete odiando in questo momento.. :-) e sarebbe ovvio darci un taglio, ma voglio finire con un brano che scrissi tempo fa, ispirandomi a Dante.

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 ”Nel mezzo del Cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura..”

e persi tutto un giorno.. e poi mi vidi in uno specchio smarrito, e senza strada.. bloccato nella mente, chiuso nel cuore.. senza soldi e prospettive, senza strada e direzioni, senza giardini e amore.

Nel mezzo del Cammin di nostra vita mi sentii un coriandolo impazzito, e vedevo trascinarsi i giorni e sperperarsi le ore in rituali inutil e in piccoli piaceri da bottega.

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai pieno di parole, di messaggi al vento, di libri e menzogne, di illusioni sul confine delle mani. Nel mezzo del cammin di nostra vita ero un topo che giocava al principe e al bandito, un giocattolo di legno, un foglio riempito per resistere.

Nel mezzo del cammin di nostra vita il mondo mi appariva grigio e folle, le persone spente e arrese. E io un recitante, un saltimbanco.. col magazzino vuoto, la casa in bolletta, le parole stampalate.

Nel mezzo del Cammin di nostra vita mi ritrovai il cuore in pegno, nei vicoli un labirinto, i ceri senza stoppino.

“Ahi quanto a dire qual’era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinova la paura.

Tant’è amara che è poco più morte-…”

Solo polvere per le mani, timbri su carte e titoli inutili.. senza intelletto né memoria… barricato in me stesso e vigliacco E ricominciare per ciottoli e molliche, forzare la marcia per agguantare il passo, trovare segni smarriti in mezzo ai muri e rabbia rabbia .. rabbia da vendere.

Nel mezzo del Cammin di Nostra vita non avevo nulla.. né palazzi, né oro, nè sicurezza, né posizione, né intelletto, né memoria, né intuizione, né amore… Nella notte senza scampo cercavo la Musa, quando il rumore assordava fino al silenzio sentivo una Musica tra lo stomaco pieno e il digiuno una nuova Fame nei volti di tutti i perduti e i messi al palo segni di Vittoria.

 L’Amore guida i nostri passi ci raccoglie ai cigli della strada su sentieri di periferia ci insegna con madonne nella pietra il nostro sangue.

Passerò attraverso all’inferno.. Mio Virgilio, Maestro, Mentore.. Mia Musa, Amore, Visione.. Oltre l’abisso sconosciuto della Terra, dove siede la Bestia primigenia, il grande Arcangelo e più su, per il monte dei mediani, dove il passato muore, e il futuro è nebbia, fino ai cancelli del Cielo.. in Paradiso.. dove il Trono di Dio squilla le Trombe.

Ecco il mio inferno mia Musa, dammi il supremo potere dell’Amore per cercare in te la mia parte segreta, l’incanto e l’onore dei miei giorni migliori, la promessa più alta, le vertigini del cuore.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura

che la diritta via era smarrita

ahi quanto a dir qualera è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinnova la paura…”

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SAMIZDAT

by Duncan on ago.12, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Improvvisamente nacque il samizdat. Nessuno sa come sia incominciato, nessuno sa come funzioni, eppure c’é, esiste e risponde alle reali esigenze del lettore… alla fine c’é sempre qualcuno che ritorna in sé e si scuote di dosso la maledizione del letargo. (Nadezda Mandel’stam)

Dopo la morte di Stalin, negli anni ’50 e ’60 l’Unione Sovietica fu percorsa da un fenomeno che ha qualcosa di unico in sé. La censura, ogni livello di censura, e su ogni territorio della vita e del sapere, era spietata.
E anche i libri erano rigorosamente filtrati, controllati, selezionati.
Ma, è troppo forte questa fame di sapere e di vita. Non potete mettere tutti in riga. Su, sull’attenti.. agli ordini Compagno Professore. Non potete togliere quella rabbia, quella fame smadica di sapere.
Quanti sono i pompieri del fuoco?… e ci furono…
Ci furono questi strani “Uomini Libro”…
Moltie persone a loro rischio e pericolo andavano a scovare i testi proibiti. Alcuni riuscivano ad andare all’estero.. e là arrivavano financo a imparare a memoria un libro. Perché i libri proibiti non potevi mica portarti con te.
ALCUNI ARRIVARONO A IMPARARE UN LIBRO A MEMORIA…
GLI UOMINI LIBRO… BRADBURY PARLO’ DI LORO.. GLI UOMINI LIBRO…
E poi giù su carta a scrivere.. e poi il libro circola.. carta carbone.. poche copie..
Libri clandestini. Spesso potevi tenerli una sola notte. E allora con gli amici intimi iniziava il Viaggio. Venite vi aspetto..stanotte è il Grande Spettacolo. Stanotte va in scena il Libro Proibito.
Ho visto carbonari madre, clandestini sotto i venti centimetri di neve di Stalingrad. Camminavo piano nella notte. I Kgb non perdona. La Lubianka è il pozzo senza fondo di chi alzò la testa al cielo e fu preso.
Ma ci sono uomini che ameranno anche sotto la tortura del cavallo dell’inquisizione.. e allora, potete davvero pensare di spegnere questa Scintilla..?
SPEGNILA.. SPEGNILA .. DICONO… O FRUSTA O ZUCCHERO.. O GULAG O SAZIETA’.. TERRORE O PLACIDO CONFORMISMO.. BRUCIARE I LIBRI.. O RENDERLI INDIFFERENTI..
SPEGNI.. SPEGNI LA SCINTILLA… DISTRUGGI IL SACRO MISTERO CHE E’ IN TE… gracchiano tiranni, battone, e i loro gendarmi e i loro servi.
E prendevano questi libri i fortunati.. a volte una sola notte. una sola notte… una sola notte di amore. Tutti gli amici. Qualcuno di loro tradirà? Alcune volte è accaduto. Pagano bene i traditori. I delatori hanno un posto di riguardo nella Santa Madre Russia no, Roskolnikov? E’ solo una questione di prezzo?
A volte in quella lunga notte.. neanche leggeva chi aveva il libro.. ma come un pazzo lo ricopiava. Era un libro proibito.
Come il Necronomicon di Lovecraft.. con la differenza che il Necronomico faceva diventare pazzi e era scritto da forze oscure, dice la leggendo.. questi davano vita alla parte migliore che c’è, la parte che non si piega mai. E allora su… fai l’alba per scrivere ragazzo..
Domani avrai anche tu una copia.. farai qualche copia in carta carbone… non ciclostile….. niente di troppo ufficiale o professionale. Veste dimessa. Meno si è appariscenti, meglio è.
E il Samizdat da impresa di pochi.. dilagò.. divenendo un autentico fenomeno collettivo.. un’alternativa colossale alla editoria pubblica, ai libri ammessi e tollerati dal grande Moloch, il GOSIZDAT, l’ediitoria di stato.
E state certi.. non abbiate alcun dubbio.. che tutti i più bei libri erano solo nel SAMIZDAT. Tutti i libri originali, estremi, coraggiosi, liberi.. li avreste trovati là.
Non ci fu verso di stroncare quest’onda. E ci fu un tempo, ho sentito dire da una persona, poche sere fa.. ci fu un tempo.. che quando qualcuno in Unione Sovietica ti diceva “hai un libro da darmi…?” Intedeva quasi sempe un LIBRO VEBRO.. un libro del SAMIZDAT.

Fammi ascoltare il tuo nome.. il nome dei camminatori pallidi..
SAMIZDAT.. Lo devo a qualcuno, a chi ha fatto rammentare di quest’epoca eroica nel tetro realismo sovietico. Un’epoca che pochi conoscono. Un’epoca e un’Epica del riscatto.
Sono sempre pochi quelli che salvano una generazione dal buio. Sono sempre pochi. Ma ci sono.

Bradbury e i suoi pompieri del fuoco. Bruciate i libri, dicono. I libri portano la pestilenza del pensiero. Passioni su carta che non potete sterilizzare. Bruciate i libri… Bradbury…
E molto prima di lui Inquisizioni.. roghi di libri.. Hitler e le camice brune.. cinesi, sovietici… e ovunque.
Anche ora.. bruciate i libri.

SAMIZDAT

Forza interiore tra le tenaglie di un cupo piombo cementificato cimiteriali.. Clandestini della speranza.
La Casa dei Coraggiosi non sarà mai vuota. Eterne promesse di un Rinascimento.
Il Rinascimento nasce , quando nasce, solo perché per anni, per decenni… pochi hanno messo in gioco se stessi per qualcosa di grande, rischiando la propria pelle, il proprio culo.. e diciamo anche le proprie palle.
Questi conservano il seme salvandalo per un tempo migliore.. “il tempo in cui il pensiero sarà libero” Orwell dixit.. in “1984″.

Vedete è la passione la chiave.
Quei pazzi che si andavano a imparare il libro a memoria, o lo ricopiavano in nottate insonni.. rischiavano il famigerato “trattamento”.. ma erano vivi.
Li potevi incontrare per le stradi Leningrad o le periferie moscovite.. e o negli sterminati territori suburbani e avevano la Fede negli occhi.
Vedete erano più vivi loro, perché aveva la Fede. Perché sentivano la pelle sfiorata dal rasoia. Paura, ma anche eccitazione, scoperta, lotta, Resistenza.
Erano più vivi loro di troppi di noi ad aria conzionata, stanchi già a vent’anni, pigri, sazi, comodi e sciatti.. con cellulare e iphone e il pensiero di quale locare beccare stasera.
Erano più vivi loro.. come sono più vivi tutti quelli che non stiracchiano la giornata come una pratica da accartocciare in magazzino.. tutti quelli che si cimentano.. che stanno su una corda tesa o si fanno tirare i piedi e le mani fino a sentire le ossa allungarsi.
Perché solamente quando dai tutti cominci a “vedere”.. e l’amore nasce se sei messo alla prova, se continui a cercare il tuo cuore pur sotto venti centimetri di neve.. se cerchi le sfide peggiori.. se stai a petto nudo d’inverno.
Anche adesso qualcuno ricopia libri sapete?
scrutate gli occhi della gente per strade, quacuno avrà un Demone al centro degli occhi, e due falò come iridi delle pupille. Qualcuno avrà una Fede. Qualcuno avrà un Segreto.
Ci sono ancora cantine dove la notte.. accade qualcosa…
Una Nuova Resisteza. Un Nuovo Rinscimento.
Conformismo, obbedienza, crassa sottomissione.. le vedi le tre lupe.. vogliono il tuo scalpo, il muscolo delle gambe, la pompa del cuore.
Abbiamo bisogno di una Rinascita Spirituale….
di te, che togli il cappello buono ed esci fuori dal metro quadro…
e vai in cerca di Nuovi Ribelli.
Mille luci si accendono.
Altri libri attendono…. Uomni Libro.. Anime Viaggianti..
Jack Viaggiante andò nei Territori per sgominare il Re Rosso.
E noi abbiamo intere nottate per dare onore alla vita…
E se tutto ciò vi sembra troppo.. almeno dite ancora una volta…
SAMIZDAT…
:-)
Vi lascio a un piccolo testo preso sul Web (tratto da questo sito che ringrazio..
http://berlicche.splinder.com/post/5936615/Samizdat/comment/14758952), di cui voglio anticipare un passaggio…

“I poeti e gli scrittori del samizdat furono spesso processati, incarcerati, messi in ospedali psichiatrici e gulag, puniti, espulsi, uccisi, persero lavoro e posizione sociale.
Ma alla fine vinsero. Come disse Vladimir Bukovskij, <<E non aspettavamo una vittoria, non ci poteva essere la minima speranza di vittoria. Ma ognuno voleva avere il diritto di dire ai proprii figli: “Io ho fatto tutto quello che ho potuto.>>”

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Forse molti, quando si parla di samizdat, non sanno a cosa questo termine si riferisce.
Samizdat in russo significa “edito in proprio“, e indica un fenomeno spontaneo che esplose in Unione Sovietica tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 del secolo scorso. In tale periodo, quello che era un processo selvaggio fece un salto qualitativo e divenne una sorta di istituzione alternativa. Fu il principale “strumento” (e quasi l’unico) che il nascente dissenso si diede per poter vivere a comunicare, al punto che talvolta è identificato con esso.
Il samizdat sovietico è stato un fenomeno unico nel suo genere. Riprodurre in proprio (a mano o con la macchina da scrivere, raramente col ciclostile) dei testi che la censura di stato non avrebbe mai fatto passare non era un’attività che riguardasse solo la letteratura, anzi, in esso confluirono all’inizio documenti di ogni genere, materiali segreti, proteste e appelli, versi, romanzi, saggi filosofici. Ma alla fine degli anni ’50 l’uso di riprodurre in proprio i testi e di diffonderli assunse una consapevolezza precisa e si diffuse a macchia d’olio.
Il meccanismo era semplice: l’autore scriveva il testo facendo alcune copie con la carta carbone, poi le distribuiva agli amici; se questi lo trovavano interessante lo distribuivano a loro volta raggiungendo così gli angoli più remoti del paese.
Nonostante la mancanza assoluta di guadagni e gli evidenti rischi, al samizdat non mancarono mai autori interessanti e diffusori pieni di abnegazione. Grazie al fatto di richiedere strumenti tecnici semplicissimi era l’unico mezzo praticabile in URSS per aggirare il monopolio statale sulla circolazione delle idee e delle informazioni.
I fascicoli del samizdat passavano rapidamente di mano in mano, e capitava di avere in lettura un testo per una sola notte, perchè la lista d’attesa era lunghissima. Allora il fortunato passava la notte in bianco, immerso nella lettura, e magari invitava gli amici a partecipare.
I poeti e gli scrittori del samizdat furono spesso processati, incarcerati, messi in ospedali psichiatrici e gulag, puniti, espulsi, uccisi, persero lavoro e posizione sociale.
Ma alla fine vinsero. Come disse Vladimir Bukovskij, “E non aspettavamo una vittoria, non ci poteva essere la minima speranza di vittoria. Ma ognuno voleva avere il diritto di dire ai proprii figli: “Io ho fatto tutto quello che ho potuto.”.” (il vento va e poi ritorna)

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