Born Again

Archive for maggio, 2011

I mondi di Barbara (Albert Camus)

by Duncan on mag.24, 2011, under Resistenza umana, Simbolo, politica

Eccoci con la splendida rubrica di Barbara Lazzarini.

Barbara, una donna che incarna la nobiltà, la creativià, e la radicalità del vero Insegnare.

In questo suo pezzo parla di un gigante.. Albert Camus.

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L’UOMO IN RIVOLTA. ANTINOMIE DELLA RIVOLUZIONE

Quando in piena guerra fredda, nel ’51,  scrive “l’uomo in rivolta”,  Camus sancisce una spaccatura con l’establishement culturale francese “engagée”, e lui lo sa, è una crisi netta, irreversibile con l’amico Sartre il cui esistenzialismo politico e fattosi sovietizzante non poteva essere accolto dal nostro uomo in rivolta.

All’uscita questo testo ebbe un grande successo, ma non fu compreso, non si volle comprenderlo in realtà, tutti alla ricerca di risposte ad un certo punto non seppero che farsene di un testo che poneva domande, straordinarie domande. Non c’è un messaggio politico unico da veicolare verso qualche movimento che poi possa strumentalizzarlo, lo stesso Sartre parlò di “provocazione”. Infatti di questo si trattava, provocare l’uomo, provocare nell’uomo una presa di coscienza. Grande l’evoluzione rispetto al “mito di Sisifo”, scritto quando aveva trent’anni, lì il tema dell’assurdo esistenziale era analizzato come condizione individuale e qui invece si amplia, s’allarga, si fa manifesto e assurge a dimensione collettiva, non basta più “immaginare Sisisfo felice”, il primo capitolo del libro si chiude con “Mi rivolto dunque siamo”. Ora si tratta di fare chiarezza, di stabilire quale sia il valore vero della rivolta. Ed ecco la prima delle grandi domande: “Che cos’è un uomo in rivolta?” .

“Un uomo che dice no…ma qual è il contenuto di questo no?”

In Camus la rivolta non coincide con rivoluzione, anzi ne è antitesi. Inficiato d’Umanesimo e di amore per la grecità, l’autore lega alla rivolta i valori per i quali il fine non giustifica i mezzi, il rivoltoso difende l’uomo, la natura umana sopra tutto.

“E apertamente dedicai il cuore alla terra greve e sofferente, e spesso, nella notte sacra, promisi d’amarla fedelmente fino alla morte, senza paura, col suo greve carico di fatalità, e di non spregiare alcuno dei suoi enigmi. Così, m’avvinsi ad essa di un vincolo mortale.”_Friedrich Hölderlin_

Camus apre “l’uomo in rivolta” con queste parole di Holderlin tratte dall’EMPEDOCLE, si noti Empedocle è lo stesso nome della rivista fondata con Char, Holderlin lo scrittore romantico che rievoca la perfezione greca, la sublimazione della bellezza nella natura, Char l’amico e stimatissimo poeta dell’insorgenza, tra i pochi capaci di continuare in rivolta a celebrare quella stessa bellezza, il partigiano della speranza che scrive su foglietti lirici aforismi per dire no alla disumanità della storia e continuare a sentirsi uomo, a essere uomo.

Altro fanno i rivoluzionari che INVECE servono la storia, Camus odia la storia e il suo divenire che fa piazza pulita delle forme, dell’essere, dell’uomo. Ci fa un esempio per farci capire e ricorre alla contrapposizione tra l’odioso storicismo germanico, che si nutre del suo stesso spirito, e la grazia e bellezza mediterranea che è invece connaturata in sè. L’uomo in rivolta frena la storia, la limita e “a questo limite nasce la promessa di un valore” .

La rivolta è ontologica crea l’essere e dunque l’uomo. “Mi rivolto dunque siamo” è ben più del “cogito ergo sum” è oltre l’uno, oltre l’uomo verso l’essere insieme…è certo una provocazione, che hanno poi scopiazzato in tanti nuovi mercificatori capaci solo di essere banalizzatori dell’esistenzialismo vero.

Per Camus si tratta di lottare contro abitudini, consuetudini, di essere antistorici, destrutturanti, mediterranei, morali, non moralisti come spesso finiscono per essere i rivoluzionari. Il pensiero in rivolta è la bellezza dell’ essere che si eleva, s’alza, mantiene il coraggio vigile a guardare l’uomo e non si costruisce corrompendosi in rivoluzione limitante. La rivoluzione frena come processo storico l’innocenza, la giustizia, l’armonia. E’ un saggio per me decisamente affascinante che scava a fondo, cerca e trova le ragioni del dolore e del male, dell’ingiustizia e della violenza, stimola al dubbio su noi stessi, conduce al ragionamento dialettico come pochi altri percorsi filosofici. La filosofia da assaporare non al tramonto come diceva Hegel, bensì la filosofia da vivere all’alba, per creare un uomo nuovo. Chi non si ribella non è vivo, o meglio NON E’, vivere è ribellarsi, ogni nostro respiro perde VALORE senza RIVOLTA. Le élite, se sono tali, a questo ruolo sono chiamate, all’elevazione dell’arte verso la risoluzione dell’assurdo. “Io traggo dall’assurdo tre conseguenze: la mia rivolta, la mia libertà e la mia passione”.

“Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice di sì, fin dal suo primo muoversi. Uno schiavo che in tutta la sua vita ha ricevuto ordini, giudica ad un tratto inaccettabile un nuovo comando. Qual è il contenuto di questo “no”?

Significa, per esempio, “le cose hanno durato troppo”, “fin qui sì, al di là no”, “vai troppo in là” e anche “c’è un limite oltre il quale non andrai”. Insomma questo no afferma l’esistenza di una frontiera. Si ritrova la stessa idea del limite nell’impressione dell’uomo in rivolta che l’altro “esageri”, che estenda il suo diritto al di là di un confine oltre io quale un altro diritto gli fa fronte e lo limita. Così, il movimento di rivolta poggia, ad un tempo, sul rifiuto categorico di un’intrusione giudicata intollerabile e sulla certezza confusa di un buon diritto, o più esattamente sull’impressione, nell’insorto, di avere il “diritto di…”. Non esiste rivolta senza la sensazione d’avere in qualche modo, e da qualche parte, ragione. Appunto in questo lo schiavo in rivolta dice ad un tempo di sì e di no. Egli afferma, insieme alla frontiera, tutto ciò che avverte e vuol preservare al di qua della frontiera. Dimostra, con caparbietà, che c’è in lui qualche cosa per cui “vale la pena di…”, qualche cosa che richiede attenzione. In certo modo, oppone all’ordine che l’opprime una specie di diritto a non essere oppresso al di là di quanto egli possa ammettere.

Insieme alla ripulsa rispetto all’intruso, esiste in ogni rivolta un’adesione intera e istantanea dell’uomo a una certa parte di sé. Egli fa dunque implicitamente intervenire un giudizio di valore, e così poco gratuito, che lo mantiene in mezzo ai pericoli. Fino a quel punto taceva almeno, abbandonato a quella disperazione nella quale una condizione, anche ove la si giudichi ingiusta, viene accettata. Tacere è lasciare credere che non si giudichi né desideri niente e, in certi casi, è effettivamente non desiderare niente. La disperazione come l’assurdo, giudica e desidera tutto in generale e nulla in particolare. Ben la traduce il silenzio. Ma dal momento in cui parla, anche dicendo no, desidera e giudica. La rivolta, in senso etimologico, è un voltafaccia. In essa, l’uomo che camminava sotto la sferza del padrone, ora fa fronte. Oppone ciò che è preferibile a ciò che non lo è. Non tutti i valori trascinano con sé la rivolta, ma ogni moto di rivolta fa tacitamente appello a un valore. Si tratta almeno di un valore?

Per quanto confusamente, dal moto di rivolta nasce una presa di coscienza: la percezione, ad un tratto sfolgorante, che c’è nell’uomo qualche cosa con cui l’uomo può identificarsi, sia pure temporaneamente. Questa identificazione fin qui non era realmente sentita. Tutte le concussioni anteriori al moto d’insurrezione, lo schiavo le sopportava. Sovente, anzi, aveva ricevuto senza reagire ordini più rivoltanti di quello che fa prorompere il suo rifiuto. Portava pazienza, respingendoli forse in se stesso, ma poiché taceva, si mostrava più sollecito, per il momento, del proprio interesse immediato che cosciente del proprio diritto. Con la perdita della pazienza, con l’impazienza, con l’impazienza, comincia al contrario un movimento che può estendersi a tutto ciò che veniva precedentemente accettato. Questo slancio è quasi sempre retroattivo. Lo schiavo, nell’attimo in cui respinge l’ordine umiliante del suo superiore, respinge insieme la sua stessa condizione di schiavo. Il moto di rivolta lo porta più in là del semplice rifiuto. Egli oltrepassa anche il limite che fissava al suo avversario, chiedendo ora di essere trattato da pari a pari. Quanto era dapprima resistenza irriducibile dell’uomo, diviene l’uomo intero, che con essa vi si identifica e vi si riassume. Quella parte di sé che voleva far rispettare, la mette allora al di sopra del resto, e la proclama preferibile a tutto, anche alla vita. Essa diviene per lui il sommo bene. Prima adagiato in un compromesso, lo schiavo si getta di colpo (“se è così…”) nel Tutto o Niente. La coscienza viene alla luce con la rivolta”

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Le bugie della scienza medica

by Duncan on mag.24, 2011, under Controinformazione, Medicina, Scienza

Testi come questo non sono oro colato.

Non vanno presi come assoluta verità su ogni punto.

Ma sono importanti per sentire altre voci oltre a quelle che ci vengono inflitte dalla mafia biance e

dall’establishment medico.

 

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(Testo preso dal sito.. http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Medicina-e-salute/BUGIE-E-SCIENZA-MEDICA/)

Gran parte delle conclusioni alle quali arrivano i ricercatori nei loro studi sono spesso esagerate, fuorvianti, o addirittura completamente false. Perchè allora i dottori, in buona parte, determinano le loro pratiche terapeutiche da questa disinformazione? Il dr. John Ioannidis si è impegnato nel dimostrare i ragionamenti errati o non scientifici di molti dei suoi colleghi.

Lies, Damned Lies, and Medical Science”

di David H. Freedman

Nel 2001 in Grecia si sparsero voci secondo le quali venivano diagnosticate finte appendiciti ai poveri immigrati albanesi per poter aumentare il numero di interventi effettuati negli ospedali. Una neolaureata, Athina Tatsioni, stava discutendo di queste voci con dei dei colleghi nel policlinico dell’università di Ioannina, ed un professore, sentendo la conversazione, le chiese se fosse disposta a provare la loro veridicità, e la sfidò nell’impresa. Lei accettò la sfida e, con l’aiuto del professore ed altri colleghi colleghi, realizzò uno studio formale che dimostrò che, per qualche motivo, il numero di pazienti con nomi albanesi operati di appendicite in sei ospedali grechi era più di tre volte maggiore rispetto ai pazienti con nomi greci. “Fu difficile trovare una rivista disposta a pubblicare l’articolo, ma ci riuscimmo”, ricorda Tatsioni. “Ho anche scoperto di avere una passione per la ricerca”. La cosa fu per lei doppiamente importante perchè si scoprì che il professore che l’aveva ingaggiata stava cercando di mettere insieme una squadra di giovani medici e ricercatori per un compito piuttosto insolito, e lei aveva passato con successo la prova d’ammissione.

La scorsa primavera partecipai ad uno dei meeting settimanali del gruppo nel campus dell’università, tenuto lungo una strana serie di ripide colline. L’edificio in cui ci incontrammo, così come gli altri della scuola, assomiglia ad una caserma ed i suoi muri sono cosparsi di scritte a sfondo politico. Ma la stanza dell’incontro era una sala conferenze così spaziosa che sarebbe stata degna di una startup della Silicon Valley. Tatsioni ed altri otto giovani ricercatori siedevano attorno ad un grande tavolo ed a differenza di molti loro colleghi statunitensi, somigliavano al cast di una serie medica televisiva. Il professore, una persona elegante e dalla voce cordiale, presiedeva la seduta senza troppe formalità.

Una delle ricercatrici, una biostatistica di nome Georgia Salanti, accese un laptop ed un proiettore…

per illustrare uno studio che stava facendo con alcuni colleghi che si poneva la seguente domanda: “le case farmaceutiche manipolano le ricerche per far sembrare migliori i loro farmaci? Salanti cominciò ad enunciare una serie di dati che sosteneva questa ipotesi ma fu rapidamente interrotta dai suoi colleghi. Uno fece notare che il suo studio non prendeva in considerazione il fatto che le aziende farmaceutiche non danno la giusta importanza ai risultati “importanti” per i pazienti come la sopravvivenza rispetto ai decessi, mentre tendono a riportare risultati più soggettivi come lo stato di benessere auto-diagnosticato (ad esempio “oggi il petto non mi fa male quanto ieri”). Un altro collega rimarcò il fatto che lo studio di Salanti si dimenticava del fatto che quando le aziende farmaceutiche sembravano mostrare una miglioria della salute dei pazienti, non veniva contemporaneamente mostrata la prova che la medicina in causa era la sola artefice di questa miglioria, oppure che la miglioria era trascurabile.

Salanti rimase impassibile, come se essere criticata duramente facesse parse del corso, e non esitò ad ammettere che tutte le obiezioni fossero valide; replicò che una unica ricerca non può dimostrare tutto. Cominciai a capire quanto potessero essere flessibili gli studi effettuati dalle case farmaceutiche. Fu allora che il prof. Ioannidis, che fino a quel momento era stato in silenzio, assestò il colpo di grazia: non sarà, chiese, che le aziende farmaceutiche scelgono con cura gli argomenti dei loro studi, ad esempio confrontando i nuovi farmaci con prodotti già notoriamente poco efficaci, in modo da essere avvantaggiati ancora prima che cominci il balletto dei numeri e delle statistiche? “Forse a volte sono le domande ad essere manipolate, non le risposte”, disse con un sorriso amichevole. Tutti annuirono. Anche se i risultati di alcune ricerche arrivano sulle prime pagine dei giornali dovremmo sempre chiederci se dimostrano veramente qualcosa. Esisterà una ricerca medica di cui possiamo veramente fidarci?

Questa è stata una delle domande principali per Ioannidis, che ha avuto una carriera da metaricercatore, ed è diventato uno dei principali esperti sulla credibilità della ricerca medica. Lui con il suo team ha dimostrato, più volte, ed anche in diversi modi che gran parte delle conclusioni negli studi in ricerca biomedica pubblicati – conclusioni che vengono prese in considerazione dai dottori quando prescrivono antibiotici o medicinali per la presione, o quando ci consigliano di mangiare più fibre o meno carne, o quando consigliano un intervento al cuore o per il mal di schiena – sono fuorvianti, esagerate, e spesso semplicemente errate. Ioannidis sostiene che il 90% delle informazioni mediche pubblicate, sulle quali fanno poi affidamento i medici, hanno dei problemi di fondo. Il suo lavoro è stato ampiamente accettato dalla comunità medica e viene spesso citato nelle più prestigiose riviste del settore, ed alle conferenze le sue presenze sono una grande attrazione. Considerando la sua notorietà ed il fatto che prende di mira il lavoro degli altri colleghi, così come il comportamento dei medici nei nostri confronti ed i consigli che ci danno, Ioannidis potrebbe essere uno degli scienziati attualmente più influenti. Ma nonostante la sua influenza ritiene che la ricerca medica è così fallata e segnata da conflitti d’interesse che sia impossibile correggere questa situazione, o anche semplicemente ammettere l’esistenza di questo enorme problema.

La cittadina universitaria di Ioannina è situata vicino alle rovine di un anfiteatro di 20.000 posti costruito in onore di Zeus sul sito dell’antico oracolo di Dodona. Si diceva che un tempo l’oracolo rispondesse alle domande dei sacerdoti agitando le fronde di una antica quercia sacra. Al giorno d’oggi una nuova quercia invita i visitatori a ripetere il rito. “Porto qui tutti i ricercatori che vengono a trovarmi e quasi tutti rivolgono alla quercia la stessa domanda”, mi racconta Iannidis, contemplando l’albero il giorno seguente il meeting. “Otterrò il finanziamento per la mia ricerca?”. Ridacchia, ma Ioannidis tende a ridere non tanto per allegria quanto per ammorbidire la durezza dei suoi attacchi. Ed osserva che l’ossessione dei finanziamenti ha contribuito molto ad indebolire la credibilità della ricerca medica.

Ioannidis si è imbattuto in questo tipo di problematica la prima volta all’inizio degli anni ’90, da giovane ricercatore ad Harvard. All’epoca era interessato nel diagnosticare alcune malattie rare per le quali scarseggiavano i dati al punto che i dottori dovevano affidarsi all’intuito ed all’esperienza. Ma ben presto si accorse che i medici tendevano a procedere nella stessa maniera anche quando si trattava di tumori, cardiopatie ed altre patologie comuni. Dov’erano i dati che sostenevano le loro scelte terapeutiche? C’erano molte ricerche pubblicate ma in molti casi erano ben poco scientifiche e basate principalmente sull’osservazione di un numero ridotto di casi. Proprio in quel periodo stava nascendo un nuovo movimento a favore di una “medicina fondata sulle prove” in cui Iaonnidis si lanciò a capofitto, lavorando con autorevoli ricercatori della Tufts University e poi assumento incarichi alla John Hopkins University ed all’istituto nazionale della salute. Era molto preparato per questo tipo di lavoro: durante il liceo veniva considerato un prodigio in matematica ed aveva poi deciso di seguire i passi dei suoi genitori, entrambi ricercatori. Ora aveva la possibilità di conciliare matematica e medicina applicando una rigorosa analisi statistica ad un settore altrimenti ben poco rigoroso in tal senso.

“Davo per scontato che tutto ciò che facevamo noi medici fosse sostanzialmente giusto, ma volevo verificarlo”, dice. “Tutto quello che dobbiamo fare è rivedere in maniera sistematica tutte le prove per poterci fare affidamento e poi tutto sarebbe stato perfetto”.

Ma non andò così. Lavorando sulle pubblicazioni mediche, Ioannidis fù colpito da quante scoperte di ogni tipo venissero poi contraddette da scoperte successive. Ovviamente le smentite in ambito medico non sono certo un segreto. E qualche volta arrivano anche sui giornali, come recentemente riguardo diversi studi, che trovano un ampio consenso tra i ricercatori, che concludono che mammografie, colonscopie e test del PSA sono molto meno utili di quanto si pensasse per individuare i tumori. Oppure di quanto farmaci come il Prozac, il Zoloft o il Paxil in molti casi di depressioni non siano più efficaci di un placebo. O che evitare completamente il sole può far aumentare il rischio di cancro, o che bere molta acqua durante una attività fisica intensa può essere potenzialmente fatale. O ancora quando, ad Aprile, siamo stati informati sul fatto che assumere olio di pesce, fare attività fisica e giochi enigmistici non aiuta a prevenire l’Alzheimer come fino a prima sostenuto. Studi sottosposti a revisione tra pari sono arrivati a conclusioni opposte nel valutare se l’uso del cellulare provochi tumori al cervello, se dormire più di 8 ore a notte sia salutare o pericoloso, se assumere aspirina ogni giorno possa allungare o accorciare la vita media, se l’angioplastica sia meglio o peggio dei farmaci per liberare le coronarie.

Ma Ioannidis fu soprattutto sbalordito dai continui capovolgimenti che vedeva nella ricerca medica. I “controlli randomizzati” (randomized controlled trials) che mettono a confronto un gruppo sottoposto ad un determinato trattamento ed un altro gruppo a cui la terapia non viene somministrata erano considerati da sempre una evidenza incontrovertibile, eppure a volte si dimostravano sbagliati. “Mi resi conto che anche le nostre ricerche di tipo ‘gold standard‘ avevano un sacco di problemi”, racconta. Perplesso, cercò di cominciare a capire cosa c’era di sbagliato. E capì ben presto che la gamma di errori commessi era sbalorditiva: a partire da quali domande ponevano i ricercatori, a come impostavano gli studi, quali pazienti reclutavano, quali misurazioni effettuavano, come analizzavano i dati, fino a come venivano presentati i dati e come determinati studi arrivavano ad essere pubblicati nelle riviste mediche.

Questo ampio assortimento faceva pensare ad una disfunzionalità di base più grave e Ioannidis pensava di sapere quale fosse. “Gli studi erano viziati da un errore sistematico”, spiega. “A volte erano apertamente viziati. A volte la manipolazione era difficile da individuare, ma c’era”. I ricercatori cominciavano i loro studi cercando certi risultati, e guarda caso li trovavano. Pensiamo che il processo scientifico sia obiettivo, rigoroso e spietato nel separare ciò che è vero da ciò che vorremmo fosse vero, ma in realtà è facile manipolare i risultati, perfino senza volerlo o senza esserne consapevoli. “In ogni passaggio c’è uno spazio di manovra per distorcere i dati, per rafforzare la propria tesi o per selezionare le conclusioni alle quali si vuole arrivare”, continua Ioannidis. “C’è una sorta di conflitto di interessi intellettuale che spinge i ricercatori a trovare il risultato che ha la maggior probabilità di ottenere un finanziamento”.

Forse solo una minoranza dei ricercatori si comporta in questo modo, ma i loro risultati distorti hanno un enorme impatto sulle ricerche pubblicate. Per ottenere cattedre o finanziamenti, o spesso semplicemente per restare a galla, i ricercatori devono far pubblicare i loro studi in riviste prestigiose, dove il tasso di rifiuto può essere superiore al 90%. Chiaramente gli studi che tendono a superare la soglia sono quelli con risultati clamorosi. Ma se presentare teorie molto attrattive può essere relativamente semplice, trovare conferme nella realtà è tutta un’altra storia. Sottoporre ad un’analisi rigorosa la maggior parte delle ricerche le farebbe crollare sotto il peso di dati contradditori.

Ora immaginiamo che 5 team di ricercatori vogliano testare un’interessante teoria di cui si sta parlando molto e che quattro di loro dimostrino correttamente che la teoria è sbagliata, mentre il gruppo meno preciso, grazie ad errori, colpi di fortuna e/o un’abile selezione dei dati, riesca a “dimostrare” che è giusta. Indovinate quale degli studi finirà sotto gli occhi del medico in una rivista specializzata e finirà al telegiornale in prima serata?  A volte i ricercatori fanno notizia confutando un’importante scoperta, cosa che può contribuire quanto meno a sollevare dubbi sui risultati, ma in generale è molto più gratificante aggiungere una nuova intuizione o una caratteristica interessante ad una ricerca già nota piuttosto che sottoporre ad una nuova verifica le sue premesse fondamentali. Del resto semplicemente riverificare i risultati di qualcun altro difficilmente si tramuterà in una pubblicazione, e smentire il lavoro di stimati colleghi può avere sgradevoli ripercussioni professionali.

Alla fine degli anni ’90 Iannidis si installò all’università di Ioannina. Mise insieme la sua squadra, che è fondamentalmente la stessa di oggi, e cominciò ad affrontare il problema in una serie di articoli che spiegavano in che modo alcuni studi davano risultati fuorvianti. Anche altri metaricercatori cominciavano ad identificare l’elevato tasso di errori della letteratura medica. Ma Ioannidis voleva creare un quadro generale basandosi su dati solidi, un ragionamento chiaro ed una buona analisi statistica. Il progetto andò avanti finchè Ioannidis si ritirò infine nella piccolissima isola di Sikinos, nel mar Egeo, ispirato dall’ambiente relativamente primitivo e dalle tradizioni intellettuali evocate da quei luoghi. “Un tema ricorrente della letteratura della Grecia antica è che sia necessario ricercare la verità, qualunque essa sia”, dice. Nel 2005 rilasciò due studi che sfidavano le fondamenta della ricerca medica.

Scelse di pubblicare il primo articolo appositamente sulla rivista online PLoS Medicine, la cui finalità è impegnarsi a diffondere qualunque articolo metodologicamente corretto a prescindere da quanto siano “interessanti” i risultati. Nello studio, Ioannidis ha esposto una precisa dimostrazione matematica di come, ipotizzando un modesto livello di manipolazione da parte del ricercatore, un margine di imperfezione attribuibile alle metodologie di ricerca e la tendenza a concentrarsi sulle teorie più eccitanti invece che quelle più scontate, i ricercatori arriveranno quasi sempre a risultati sbagliati.

Più semplicemente, se si è attirati da un’idea che ha buone probabilità di essere sbagliata, ma si è motivati a dimostrare che è giusta e se c’è un certo spazio di manovra per produrre le prove, quasi sempre si riuscirà a dimostrare che una teoria sbagliata è giusta. Il modello prevedeva, nei vari settori della ricerca medica, tassi di errore più o meno corrispondenti alle percentuali storiche di studi che nel tempo sono stati poi smentiti: si rivela infatti errato l’80% degli studi non randomizzati (che sono anche i più diffusi), il 25% dei controlli randomizzati supposti gold standard, e fino al 10% dei grandi studi randomizzati di qualità platinum standard. Nell’articolo Ioannidis ha espresso la sua convinzione che i ricercatori spesso manipolano l’analisi dei dati, privilegiando i risultati che possono favorire la carriera piuttosto che la buona scienza, ed arrivando ad usare perfino il processo di revisione tra pari (il famoso peer review) – in cui le riviste chiedono ai ricercatori di decidere quali studi pubblicare – per eliminare le opinioni contrastanti. “Puoi mettere in dubbio alcuni dettagli dei calcoli di John, ma è difficile sostenere che l’essenza delle idee non sia fondamentalmente corretta”, dice Dong Altman, un ricercatore dell’università di Oxford che dirige il centro per la statistica in medicina.

Eppure Ioannidis temeva che la comunità medica potesse trascurare i suoi risultati: sicuramente moolte ricerche discutibili arrivano alla pubblicazione, ma noi medici e ricercatori sappiamo ignorarle e concentrarci sulle cose migliori, quindi qual’è il problema? Il suo secondo articolo si occupava proprio di questa obiezione. Ioannidis aveva preso di mira 49 dei tra le ricerche giudicate più importanti degli ultimi 13 anni in base ai due criteri stardard di misura: gli studi erano apparsi nelle riviste più citate negli articoli di ricerca e i 49 studi erano i più citati di queste riviste. Erano gli articoli avevano contribuito alla popolarità come la terapia ormonale sostitutiva per le donne in menopausa, la vitamina E per ridurre il rischio di cardiopatie, gli stent coronarici per scongiurare gli attacchi cardiaci ed una bassa somministrazione giornaliera di aspirina per controllare la pressione e prevenire infarti ed ictus. Ioannidis stava mettendo alla prova le sue tesi non su ricerche di basso livello o quelle semplicemente più accettate, ma sul vertice assoluto della piramide della ricerca. Dei 49 articoli 45 affermavano di aver scoperto interventi efficaci. 34 di queste affermazioni erano state riverificate e 14, cioè il 41%, si erano dimostrate sbagliate o di gran lunga esagerate. Se tra un terzo e metà delle più acclamate ricerche mediche si rivelava inafficabile la portata del problema era innegabile. Questo articolo fu pubblicato nel Journal of American Medical Association.

Dopo aver insistito per farmi vedere i sei monasteri su di un’isola nel centro di un vicino lago, come sembra faccia con tutti i suoi ospiti, si scusò profusamente per l’uso di una luce gialla, spiegando ridendo che non si fidava della capacità di fermarsi in tempo del camion dietro di lui. Considerando la sua volontà, ed anche la brama, di prendere a schiaffi la comunità medica, appare premuroso, allegro e molto cortese. E’ un ascoltatore attento che con i suoi ampi sorrisi e risatine che sembrano di scusa fa sembrare quasi benevoli i duri affondi delle sue argomentazioni. Ed è sempre pronto, anzi prontissimo, a mettere in dubbio la sua competenza e le sue motivazioni come quelle di chiunque altro. Sottile ed elegante, con baffi ben curati, è un quarantacinquenne dai tratti di un nerd brioso – un misto tra Giancarlo Giannini ed un po’ di Mister Bean.

Con l’umiltà e la cortesia che lo contraddistinguono, Ioannidis riesce a far arrivare un messaggio che non è facile da digerire, e tutto sommato nemmeno da credere, e cioè che perfino i più stimati ricercatori di sitituzioni prestigiose a volte sfornano risultati di grido invece di semplici scoperte che però hanno più probabilità di essere giuste. E Ioannidis precisa che le pagine delle più illustri riviste mediche, per non parlare dei quotidiani, sono piene di dati discutibili. Basti pensare a tutti i risultati sulla nutrizione in cui i ricercatori seguono migliaia di persone per un certo numero di anni registrando tutto quello che mangiano, quali integratori assumono, e come cambia la loro salute nel corso dello studio. Poi si chiedono “Cosa ha fatto la vitamina E? Cosa hanno fatto la vitamina C, D o A? Cosa è cambiato con la diversa assunzione di calorie, proteine o grassi? Cosa è successo si livelli di colesterolo? Chi ha avuto un tumore, e di che tipo?”. Passano tutto al setaccio, cominciano a trovare delle associazioni e finalmente concludono che la vitamina X riduce il rischio di tumore Y, oppure che tale prodotto alimentare diminuisce il rischio di una certa malattia”. Nella stessa settimana, quest’autunno, la pagina di Google News mostrava queste notizie: “Maggiori dosi di Omega-3 non aiutano i malati di cuori”, “Frutta e verdura diminuiscono il rischio di tumori per i fumatori”, “La soia potrebbe aiutare le donne anziane con problemi di insonnia” e decine di altri articoli simili.

Quando uno studio condotto per cinque anni su 10.000 persone rivela che chi assume più vitamina X ha meno probabilità di sviluppare il tumore Y è e facile credere che ci siano buone ragioni per prendere più vitamina X, ed automaticamente i medici passano questa raccomandazione ai pazienti. Ma spesso questi studi si contraddicono pesantemente lun l’altro. E così troviamo una moltitudine di annunci e smentite sulle qualità antitumorali delle vitamine A, D ed E, sui benefici di una dieta ricca di grassi e carboidrati per la salute del cuore e perfino sulla possibilità che essere in sovrappeso accorci o allunghi la vita. Come dovremmo orientarci tra questi studi di alto livello sull’alimentazione, ma contradditori? Ioannidis suggerisce un approccio semplice: ignorarli tutti.

Tanto per cominciare, spiega, in una grande raccolta di dati è facile che si sviluppino legami apparenti tra fattori legati alla nutrizione ed alla salute ma che in realtà possono essere solo casuali, un po’ come combinare a caso lettere e poi sostenere che c’è un messaggio importante per ogni parola che si forma. Ma anche se uno studio riuscisse a stabilire un reale rapporto tra un qualche ingrediente e la salute difficilmente potremmo avere dei benefici mangiandone di più perchè tutti noi consumiamo migliaia di elementi nutritivi che interagiscono tra loro in una sorta di rete. E cambiare le dosi di un solo nutriente provocherebbe ripercussioni troppo complesse da capire sull’intera rete con la possibilità che siano tanto benefiche quanto malefiche per la salute. E per di più se anche agendo su quell’unico fattore si portasse un reale miglioramento rimarrebbe aperta la possibilità che sul lungo periodo si manifestino effetti negativi perchè questi studi non seguono quasi mai il decorso di una malattia per interi decenni o fino alla morte. Si accontentano di controllare degli “indicatori” della salute facilmente misurabili come i livelli di colesterolo, pressione sanguigna e glicemia ed i metaesperti hanno dimostrato che cambiamenti in questi indicatori spesso non si correlano bene con la salute a lungo termine.

Nei casi relativamente rari in cui uno studio dura sufficientemente a lungo da tracciare la mortalità, i risultati spesso contraddicono quelli delle ricerche più brevi. (Per esempio, sebbene la grande maggioranza degli studi su persone sovrappeso correla il peso eccessivo con problemi di salute, gli studi più lunghi non hanno mostrato in modo convincente che che le persone sovrappeso muoiano prima, ed addirittura alcuni di essi hanno mostrato che persone lievemente sovrappeso possono vivere mediamente di più). E questi risultati non dipendono dai normali errori di rilevazione (ad esempio normalmente le persone riportano in maniera errata le proprie abitudini alimentari), da analisi sbagliate (i ricercatori si affidano a software complessi che possono manipolare i risultati senza che loro ne siano consapevoli) e da problemi meno comuni ma molto importanti quali le vere e proprie frodi (un problema che, in sondaggi confidenziali si è rivelato molto più diffuso di quanto gli scienziati vogliano ammettere).

Infine, se uno studio riesce a superare tutti questi problemi ed a stabilire una vera correlazione per la salute a lungo termine, non c’è nessuna garanzia di poterne trovare giovamento perchè gli studi riportano risultati medi che rappresentano una vasta gamma di esiti individuali. Se poi doveste rientrare nella minoranza che può effettivamente beneficiarne non c’è da aspettarsi un miglioramento evidente perchè gli studi normalmente colgono solo effetti modesti che tendono a ridurre le già basse probabilità di essere colpiti da una certa malattia. “Le possibilità che da questi studi esca fuori qualcosa di utile è molto bassa”, dice Ioannidis – liquidando così in un attimo gran parte dei 100 miliardi di dollari di ricerche mediche solo negli Stati Uniti.

Una cosa analoga avviene per tutti gli studi medici, dice Ioannidis. E sicuramente quelli sulla nutrizione non sono i peggiori: gli studi sui farmaci hanno l’aggravante del conflitto di interesse economico. Ioannidis aggiunge che i collegamenti genetici con le malattie o altri annunci che vengono costantemente sbandierati dalla stampa perchè sembrano promettere terapie miracolose in passato si sono mostrati così vulnerabili ad errori e distorsioni che tanto valeva giocare a freccette prendendo di mira una mappa del genoma. Vioxx, Zelnorm e Baycol sono tre esempi di farmaci di largo consumo che in ampi controlli randomizzati erano risultati sicuri ed efficaci e poi sono stati ritirati dal mercato per non avere una o l’altra qualità, o entrambe.

“A volte le tesi presentate nelle ricerche sono così stravaganti che possono essere liquidate senza neppure bisogno di approfondire i problemi specifici di quegli studi”, dice Ioannidis. Ma naturalmente è proprio l’originalità delle tesi (una importante ricerca randomizzata ha mostrato che la preghiera di persone sconosciute può aiutare a salvare la vita di pazienti sottoposti ad interventi al cuore, mentre altri hanno dimostrato che li può danneggiare) che contribuisce a far pubblicare i risultati nelle riviste e poi a farli entrare nelle terapie e nel nostro stile di vita, soprattutto se queste idee si basano su evidenze che sembrano straordinarie. “Anche quando l’evidenza mostra che l’idea in una certa ricerca è sbagliata, se hai migliaia di scienziati che hanno investito su di essa la loro carriera, continueranno a pubblicare articoli su di essa”, dice. “E’ come un epidemia, nel senso che se uno è infetto da un’idea sbagliata poi la contagia ad altri ricercatori attraverso le riviste”.

Sebbene gli scienziati ed i giornalisti scientifici continuino a ribadire l’importanza del processo di revisione tra pari, i ricercatori ammettono che gli studi viziati da errori di prospettiva, sbagliati, o persino fraudolenti riescono a venire pubblicati nelle riviste con estrema facilità. Nature, la grande signora delle riviste scientifiche, in un editoriale del 2006 ha scritto: “Gli scienziati sanno che di per sé la revisione tra pari fornisce solo una minima garanzia di qualità ma la percezione che arriva al pubblico è ben distante dalla realtà”. Inoltre il processo di revisione tra pari spesso scoraggia gli studiosi ad avventurarsi su strade nuove e li spinge a lavorare sui risultati dei colleghi (che sono i loro potenziali revisori) in modi che solo sembrino importanti passi avanti. Ad esempio per mirabolanti associazioni genetiche (identificato il gene dell’autismo!) e scoperte nutrizionali (l’olio di oliva abbassa la pressione sanguigna!) che in realtà sono varianti ipotetiche e contradditorie dello stesso tema.

La maggior parte dei redattori delle riviste non cerca nemmeno di difendersi dai problemi che affliggono questi studi. Le università ed i centri di ricerca governativi che supervisionano la ricerca raramente impongono standard di qualità più elevati, e quando lo fanno, la comunità scientifica s’infuria e respinge le interferenze esterne. La protezione migliore nei confronti di errori sulle ricerche e preconcetti dovrebbe avvenire da parte degli studiosi che sottopongono a nuove verifiche le proprie ed altrui conclusioni, ma non lo fanno. Soltanto i risultati di maggiore rilievo vengono messi alla prova, perchè confermarli o smentirli può aiutare a raggiungere la pubblicabilità.

Ma anche negli studi più influenti a volte le evidenze sono veramente limitate. Dei 45 studi supercitati presi in considerazione da Ioannidis ben 11 non sono mai stati verificati una seconda volta. Ma c’è di peggio: Ioannidis ha verificato che un errore di metodo rimane per anni o addirittura decenni, anche quando viene identificato. Esaminando tre degli studi principali degli anni ’80 e ’90 ognuno dei quali successivamente smentito, ha scoperto che i ricercatori continuavano a citare lo studio originale il più delle volte ancora come corretto, in un caso addirittura per 12 anni.

I medici dovrebbero accorgersi che i pazienti non reagiscono alle terapie che la letteratura li aveva indotti a pensare, ma il settore è appositamente condizionato a vedere i propri risultati come aneddotici rispetto a quelli degli studi. Eppure la maggior parte di quello che fanno i medici non è mai stata verificata con studi credibili dato che questa necessità è cominciata a sentirsi solo negli anni ’90. Ora il settore deve recuperare più di un secolo di medicina non basata su prove, dando ancora più importanza alle asserzioni di Ioannidis secondo le quali le conoscenze mediche sono fondamentalmente errate. Il fatto che questa mancanza non porti a gravi conseguenze per la salute è dato principalmente dal fatto che la maggior parte dei consigli ed interventi medici non riguardano condizioni di vita o di morte ma ci portano a lievi migliorie o peggioramenti che non modificano in maniera sostanziale i nostri rischi per la salute.

La ricerca medica non è certo l’unica ad essere afflitta da errori sistematici. Altri esperti metaricercatori hanno confermato che problematiche simili distorcono la ricerca in tutti i settori della scienza, dalla fisica all’economia (dove gli autorevoli economisti J. Bradford DeLong e Kevin Lang una volta mostrarono come una completa insufficienza di prove su studi economici pubblicati porterebbe a pensare che nessuno di loro sia corretto). Ed è superfluo aggiungere che la situazione peggiora ancora con la miriade di saggi popolari che ci vengono propinati da guru e presunti esperti di diete, rapporti umani, investimenti e relazioni familiari. Ma ci aspettiamo di più dagli scienziati, ed in particolare dalla scienza medica, perchè siamo convinti che la nostra vita dipenda dalle loro scoperte. L’opione pubblica difficilmente si rende conto di quanto sia azzardata quesa scommessa. La stessa comunità medica avrebbe continuato a sottovalutare la gravità del problema se Ioannidis non l’avesse costretta ad affrontarlo con gli studi che ha pubblicato nel 2005.

Inizialmente Ioannidis pensò che la comunità avrebbe reagito ai suoi studi contestandoli. Invece sembra sollevato dal fatto che sembri che il settore sia riuscito a dare corpo a questi sospetti, aspettando che qualcuno avesse il coraggio di parlarne, ed anzi ansioso di saperne di più. David Gorski, un chirurgo e ricercatore del Detroit’s Barbara Ann Karmanos Cancer Institute, ha fatto notare, attraverso il suo blog che è molto conosciuto, che quando ha presentato le ricerche di Ioannidis sui lavori più citati ad un meeting professionale “non uno solo dei miei colleghi aveva il minimo cenno di sorpresa o era disturbato dai suoi risultati”. Ioannidis propone una teoria per una tale tranquilla accettazione dei suoi studi. “Non penso che le persone hanno pensato che stessi solo cercando di provocarli perchè ho mostrato che era proprio un problema della comunità invece di additare singoli esempi di cattiva ricerca”, dice. In un certo modo è come se avesse fornito la possibilità per tutti di ammettere le problematiche che li affliggono senza la necessità di mostrarsi colpevoli, in quanto è come se tutti si comportassero nello stesso modo.

Dire che il lavoro di Ioannidis è stato accolto pienamente non gli renderebbe giustizia. Il suo studio pubblicato su PLoS Medicine è il più scaricato nella storia della rivista e non è nemmeno il lavoro più citato di Ioannidis, che è invece quello pubblicato in Nature Genetics sulla problematica dei legami genetici. Molti ricercatori vogliono lavorare con lui : ha pubblicato studi con 1328 diversi coautori di 538 istituzioni in 43 diversi paesi, dice. Stima di aver ricevuto l’anno scorso 1000 inviti a parlare ad altrettante conferenze ed istituzioni sparse per il mondo e accettava una media di 5 inviti al mese fino a che un problema di vertigini dovuto all’eccessivo viaggiare non l’ha fermato. Ciononostante, nelle settimane prima della mia visita aveva già partecipato ad una conferenza sull’AIDS a San Francisco, all’European Society for Clinical Investigation, all’Harvard’s School of Public Health, alla scuola di medicina di Stanford and Tufts.

A Ioannidis non sfugge l’ironia di aver avuto tutto questo successo accusando la comunità della ricerca medica di cercare solo il successo e nota che bisognerebbe sollevare il problema se lui stesso non stia gonfiando i suoi risultati. “Se conducessi uno studio e le conclusioni dimostrassero che nel campo della ricerca non ci fossero pregiudizi, lo pubblicherei?”, si chiede. “Mi creerebbe un vero conflitto psicologico”. Ma il suo cruccio più grande, dice, è quello che benchè i suoi colleghi ricercatori sembrano aver recepito il suo messaggio, nessuno in realtà si preoccupi di migliorare la qualità del proprio lavoro. “Forse non incontro grosse resistenze in quello che dico”, spiega. “Ma è difficile cambiare il comportamento abituale ed il modo di pensare di medici, pazienti e persone sane”.

Nonostante l’aspetto del campus della scuola di medicina dell’università di Ioannina sia decisamente caotico, l’ospedale ha un aspetto solido e rassicurante. Athina Tatsioni si offre di farmi visitare la struttura ma riusciamo a malapena a raggiungere l’entrata che una donna anziana dall’aria preoccupata la ferma. Tatsioni, normalmente piuttosto riservata, è molto calorosa con la signora e dopo una breve ma intensa conversazione la abbraccia e la saluta. Tatsioni mi spiega che quella donna e suo marito furono pazienti anni orsono, ed al momento il marito era ricoverato con dolori addominali. Tatsioni le aveva promesso di passare nella sua stanza per salutarlo. Ricordando la storia dell’appendicite la punzecchio in proposito e mi confessa di volerlo controllare personalmente. Deve però comportarsi in modo circospetto per non dare l’idea di voler controllare l’operato degli altri medici.

 

La sua preoccupazione non è tanto che gli asportino inutilmente l’appendice quanto la preoccupazione che, come accade a molti pazienti, gli vengano somministrati una serie di farmaci che possano essergli poco utili ed invece causargli problemi. Normalmente vengono richiesti una serie di esami biochimici come grasso epatico, funzionalità pancreatica e così via”, mi dice. “I test potrebbero rivelare qualche problema, ma sono probabilmente irrilevanti. Una semplice chiacchierata con il paziente ed una anamnesi accurata potrebbe dare risultati migliori”.

 

Ovviamente a tutti i medici è stato insegnato di far fare quegli esami, fa notare, e seguire quella pratica fa risparmiare tempo rispetto ad una lunga chiacchierata con il paziente. I medici vengono anche istruiti a somministrare al paziente ogni farmaco che che possa contribuire a sistemare i valori sballati. Ma quello che nessuno gli ha insegnato a fare è esaminare gli studi che supportano l’uso di questi farmaci come terapia standard. “Quando leggi gli articoli scopri spesso che i farmaci non funzionano meglio di un placebo. E nessuno ha studiato come interagiscono con altri farmaci. A volte basta togliere ad un paziente tutte le medicine per farlo stare subito meglio”, dice Tatsioni. Non soltanto controllare le ricerchè è una attività che richiede tempo, ma spesso sono gli stessi pazienti che non vogliono rinunciare ai loro farmaci perchè li trovano rassicuranti.

Più tardi Ioannidis mi dice che ha scelto di avere diversi clinici nel suo team. “I ricercatori ed i medici spesso non si capiscono perchè parlano una lingua diversa”, dice. Visto che alcuni dei suoi ricercatori passano più della metà del tempo a visitare i pazienti, spera che la sua squadra sarà in grado di colmare questo vuoto. La loro esperienza di prima mano viene comunicata ai team di ricerca e questo li aiuta a scrivere le ricerche con un linguaggio più convincente per i medici. Secondo lui non è necessario che i medici prendano le loro decisioni basandosi esclusicamente su prove certe perchè il trattamento dei pazienti è troppo complesso perchè sia possibile definire ogni singolo caso con uno studio dettagliato. “I medici devono sapersi affidare al loro istinto nel fare le proprie scelte. Ma queste scelte devono essere il più possibile supportate dalle prove. E se le prove non sono attendibili, i medici dovrebbero saperlo. E così i pazienti”.

In effetti, la possibilità di divulgare i dati sulle ricerche mediche è una questione spinosa per la comunità dei metaricercatori. I medici hanno già l’impressione di dover faticare parecchio per impedire ai pazienti di rivolgersi a terapie alternative come l’omeopatia o di autodiagnosticarsi in modo errato via Internet, o più semplicemente di trascurare i trattamenti necessari, quindi non hanno nessuna voglia di fornire altre ragioni per evitare di fidarsi del loro operato. Tutto questo senza considerare che la disillusione del pubblico potrebbe ripecuotersi negativamente sui finanziamenti alla ricerca. A Ioannidis non interessano queste preoccupazioni. “Se non parliamo al pubblico di questi problemi allora non siamo migliori dei falsi scienziati che sostengono di poter guarire le persone”, dice. “Se i farmaci non funzionano e non siamo sicuri di come curare una malattia, perchè dovremmo sostenere il contrario? Ma se effettivamente non siamo in grado di fare miracoli, per quanto tempo riusciremo ad ingannare l’opinione pubblica? La ricerca scientifica è probabilmente la più grande conquista nella storia dell’umanità, ma questo non implica di avere il diritto di ingigantire i nostri risultati”.

Potremmo risolvere la grande degli errori, dice Ioannidis, semplicemente se smettessimo di aspettarci che gli scienziati abbiano sempre ragione. Questo perchè nella scienza va bene avere torto, ed è anche necessario – purchè si ammetta apertamente il proprio errore invece di nasconderlo, e si passi a qualcosa di nuovo finchè non si riesca ad arrivare a qualcosa di genuinamente rivoluzionario. Ma finchè le carriere rimarranno legate alla produzione di un fiume di ricerche abbellite per sembrare più corrette di quello che sono, gli scienziati produrranno esattamente quello.

“La scienza è una materia occupazione nobile, ma a basso rendimento”, dice Iannodis. “Credo che solo una piccolissima percentuale della ricerca medica potrà portare miglioramenti notevoli negli esiti clinici e nella qualità della vita. Dobbiamo accettare serenamente questo fatto”.

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Portatrice di luce.. di Maria Luce

by Duncan on mag.23, 2011, under Poesia, Simbolo

A Manar… la bambina egiziana, la cui storia è raccontata in questo sito.. http://wellthiness.wordpress.com/2011/05/17/manar-la-forza-della-vita-di-una-bimba-con-due-teste/… è dedicata questa immensa poesia di Maria Luce che ora leggerete.

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PORTATRICE DI LUCE

Portatrice di luce

piccola Manar

dalle due teste

due esseri pensanti

un cuore solo

unite ma divise

occhi splendenti

sorriso di bimba raddoppiato

stessa anima in due corpi

scherzo dei geni che crea amore

sofferenza duratura e innaturale

separazione cruenta e necessaria

rifletto Manar su di te

su cosa sia il soffio della vita

del perchè pur soffrendo

così tremendamente

la tua voglia di sopravvivere

ha prevalso su ogni previsione

Manar

portatrice di luce

ti immagino così

su un’altalena

con l’altra te stessa

mano nella mano

felici

davanti a voi

Maria Luce

solo l’infinito cielo dell’Amore

 

è la storia della piccola Manar..

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Gustavo Rol

by Duncan on mag.23, 2011, under Ispirazione, Scienza

Nel testo che leggerete più sotto ho fuso tre brani su Gustavo Rol, tratti da questo sito: http://www.gustavorol.org/home.html

Ma chi era Gustavo Rol?

Non mi dilungo, perchè la nota è già corposa di suo, perchè io vi infligga anche troppi dei miei pensieri.

E’ stato definito il  ”il più grande sensitivo del XX secolo”.

Il che già lo renderebbe sospetto.. e farebbe sentire la puzza di ciarlataneria e di superstizione per gonzi.. che siamo stati da tempo addestrati a sentire ogni volta si sente di qualcosa o di qualcuno che va oltre “la normale codificazione della realtà”; oltre ciò che per noi è il paradigma del reale.

La Scacchiera insomma. Nella Scacchiera ci sono i bianchi, i neri, le regole consentite. Il resto non appartiene al Gioco degli Scacchi. Ma non per questo non è necessariamente irreale o privo di una sua forma di esistenza.

Il termine sensitivo comunque era restrittivo per una personalità come Gustavo Rol.. che non era alla ricerca dell’effetto o dell’applauso, che non si baloccava in travestimenti da occultista, che non si autorappresentava come maestro elitario di chissà quale verità insondabile e misterica, che non predicava con arrroganza e saccenza.

Era fondamentalmente un Ricercatore, a raggio ampissimo. Lui chiamava quello che faceva Scienza. Anche se era una “Scienza” che integrava pienamente in sè quello che viene solitamente definito come “paranormale”.

Che non fosse un personaggio da operetta, facilmente collocabile in qualche calderone saturo di stereotipi.. lo dimostra la considerazione che di lui hanno avuto persone che nessuno definirrebbe sciocce e ottuse, e che spesso sono state acute e spregiudicate.. oltre che molto diverse tra di loro.. persone come Federico Fellini, Dino Buzzati, il generale De Gaulle.

Sebbene nei testi che leggerete si parla anche di “poteri” e di “fenomeni”, non è tanto su quelli che inviterei a soffermarsi. Nè so dirvi fino a che punto i poteri che gli vengono attribuiti fossero reali.

Non è    tanto per quelli che ho dedicato una nota a questo personaggio.

Ma per la grande forza spirituale che molti riscontrarono in lui. Per quella sorta di benevolenza che sembrava irradiare. Per l’interesse appassionato per la conoscenza, anche in territori considerati per i più offlimits, e per la fortissima credenza nelle illimitate possibilità dell’essere umano.

Vi lascio alla lettura di questo testo..

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(testi tratti da.. http://www.gustavorol.org/home.html)

«Vive a Torino il dott. Gustavo Adolfo Rol, un sensitivo capace di imprese che non hanno nulla di normale e che è impossibile interpretare. È in grado perfino di fare viaggi nel tempo, di conversare con entità che hanno raggiunto l’oltretomba da secoli o di far piombare in un salotto col belato della capra anche il suo campanaccio. Un busto di marmo pesantissimo, senza che nessuno si muovesse, passò da un caminetto al centro di un desco». Così il giornalista e scrittore Enzo Biagi nel suo libro E tu lo sai? (Rizzoli, 1978) descrive la straordinaria figura di Gustavo Rol.

Chi era veramente? Lo hanno definito sensitivo, medium, mago, indovino e molto altro ancora. Egli però rifiutava di essere incluso in una qualsiasi di queste categorie. Così rispondeva al giornalista Renzo Allegri, autore della prima monografia su di lui, all’epoca di un inchiesta sul paranormale (1977) svolta per il settimanale Gente:

«Ma è sicuro che io sia importante per la sua inchiesta? Io sono una persona qualsiasi. Non ho niente a che vedere con i medium, i guaritori, gli spiritisti che lei intervista. Quello è un mondo lontano dalla mia mentalità. I miei modesti esperimenti fanno parte della scienza. Sono cose che in un futuro tutti gli uomini potranno realizzare».

In una lettera inviata al quotidiano La Stampa di Torino e pubblicata il 3 settembre 1978, Rol scrive:

«Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo anche se vi ho incontrato persone veramente degne ed animate da intenzioni nobilissime. Troppo si scrive su di me e molti che l’hanno fatto possono dire che mi sono lamentato che si pubblichi una vasta gamma di fenomeni e mai ciò che esprimo nel tentativo di dare una spiegazione a queste cose indagando su come e perché si producono certi meravigliosi eventi».

Così risponde Rol al giornalista Remo Lugli:

«Non credo di essere un medium nel senso letterale della parola e neppure un sensitivo. Forse posseggo doti di una intuizione profonda ed istintiva, e di questo mi sono accorto fin da quando ero ragazzo».

Dino Buzzati, noto giornalista e scrittore italiano del ’900, ha conosciuto bene Rol, e nel suo libro I misteri d’Italia (1978) racconta diversi episodi e aneddoti. Dice Rol:

«Non sono un mago. Non credo nella magia… Tutto quello che io sono e faccio viene di là [e indicava il cielo], noi tutti siamo una parte di Dio… E a chi mi domanda perché faccio certi esperimenti, rispondo: li faccio proprio a confermare la presenza di Dio… ».

Così Buzzati descrive Rol:

«Colpisce in Rol, che a sessantadue anni ne dimostra almeno dieci di meno, una vitalità straordinaria, e gioiosa. Insisto sulla serenità e l’allegrezza che ne emanano. Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile, almeno secondo la mia esperienza dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all’autentica bontà. In quanto alla faccia, descriverla è difficile. Qualcuno l’ha definita da ‘bon vivant’. Non è vero. Potrebbe essere quella di un guru indiano. Ma potrebbe anche appartenere a un chirurgo, a un vescovo, a un tenero bambino. Ci si aspetta una maschera impressionante e magnetica. Niente di questo. Ciò che sta dietro a quella fronte, almeno a prima vista, non traspare».

Anche il dott. Massimo Inardi, studioso di parapsicologia, sul quotidiano di Bologna Il Resto del Carlino del 10 giugno 1975, dà una interessante descrizione:

«Stando vicino a Rol… si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un essere che di umano ha solo l’aspetto fisico e il comportamento, nonché il cuore: tutto il resto pare andare al di là di ogni concezione terrena delle possibilità umane».

Federico Fellini, noto regista italiano vincitore di cinque premi oscar (autore de La Dolce Vita) è stato un grande amico di Rol. Nel suo libro Fare un film, (1983), ne dà questo ritratto:

«Ciò che fa Rol è talmente meraviglioso che diventa normale; insomma, c’è un limite allo stupore. Infatti le cose che fa, lui le chiama ‘giochi’, nel momento in cui le vedi per tua fortuna non ti stupiscono, nel ricordo assumono una dimensione sconvolgente. Com’è Rol? A chi assomiglia? Che aspetto ha? È un po’ arduo descriverlo. Ho visto un signore dai modi cortesi, l’eleganza sobria, potrebbe essere un preside di ginnasio di provincia, di quelli che qualche volta sanno anche scherzare con gli allievi e fingono piacevolmente ad interessarsi ad argomenti quasi frivoli. Ha un comportamento garbato, impostato a una civile contenutezza contraddetta talvolta da allegrezze più abbandonate, e allora parla con una forte venatura dialettale che esagera volutamente, come Macario, e racconta volentieri barzellette. Credo che la ragione di questo comportamento (…) sia nella sua costante e previdente preoccupazione di sdrammatizzare le attese, i timori, lo sgomento che si può provare davanti ai suoi traumatizzanti prodigi di mago. Ma, nonostante tutta questa atmosfera di familiarità, di scherzo tra amici, nonostante questo suo sminuire, ignorare, buttarla in ridere per far dimenticare e dimenticare lui per primo tutto ciò che sta accadendo, i suoi occhi, gli occhi di Rol non si possono guardare a lungo. Son occhi fermi e luminosi, gli occhi di una creatura che viene da un altro pianeta, gli occhi di un personaggio di un bel film di fantascienza. Quando si fanno ‘giochi’ come i suoi, la tentazione dell’orgoglio, di una certa misteriosa onnipotenza, deve essere fortissima. Eppure Rol sa respingerla, si ridimensiona quotidianamente in una misura umana accettabile. Forse perché ha fede e crede in Dio. I suoi tentativi spesso disperati di stabilire un rapporto individuale con le forze terribili che lo abitano, di cercare di definire una qualche costruzione concettuale, ideologica, religiosa, che gli consenta di addomesticare in un parziale, tollerabile armistizio la tempestosa notte magnetica che lo invade scontornando e cancellando le delimitazioni della sua personalità, hanno qualcosa di patetico ed eroico».

Gustavo Adolfo Rol è considerato il più grande “sensitivo” del XX secolo. Il termine però, come abbiamo visto, non è sufficiente a darne una definizione. E questo perchè nell’epoca attuale, perlomeno in occidente, manca completamente la figura del Maestro Spirituale, così come non è dato trovare, anche laddove Maestri Spirituali ve ne siano, qualcuno che tra essi abbia conseguito lo stato di Illuminazione o Risveglio. Gustavo Rol faceva parte di questa categoria di Uomini, estremamente rara a trovarsi in tutte le epoche e oggi probabilmente estinta. Forse Rol è stato uno degli ultimi “esemplari” che abbia messo piede sul pianeta terra…

Nel corso della sua lunga vita, durata 91 anni (1903-1994), è venuto in contatto con grandi personaggi della storia del Novecento: Einstein, Fermi, Fellini, De Gaulle, D’Annunzio, Mussolini, Reagan, Pio XII, Cocteau, Dalì, Agnelli, Einaudi, Kennedy e tanti altri. Il suo ruolo è stato quello di mostrare l’esistenza di “possibilità” (come lui chiamava questi “poteri” – che di fatto corrispondono alle siddhi della Tradizione indù- ) che possono essere conseguite da ogni essere umano e di confermare la presenza di Dio fuori e dentro l’uomo. Oltre ad una vasta antologia di prodigi spontanei, ha codificato una originale serie di esperimenti che si situano nel confine metafisico dove convergono scienza e religione. Ha fatto spesso uso di carte da gioco, il che ha fatto insinuare ad alcuni che facesse della prestidigitazione. Tuttavia queste carte, che nella maggior parte dei casi non erano da lui nemmeno toccate, costituivano solo il primo e più semplice gradino cui accedevano i neofiti durante le “serate” di esperimenti, oppure erano un mezzo divertente e dinamico per scaldare l’ambiente. Ciò non significa che ciascuno dei “semplici” esperimenti non fosse di per sè sconvolgente.

In generale, le possibilità di Rol spaziavano dalla visione a distanza (lettura di libri chiusi, visione di cose che si trovano in un altro luogo o di ciò che accade in un altro luogo) ai viaggi nel tempo (con escursioni nel passato e nel futuro) sperimentati da parte dei presenti all’esperimento, dalla veggenza selettiva (osservazione dell’aura energetica che circonda il corpo umano, utile all’identificazione di malattie) all’endoscopia (la visione dell’interno del corpo umano). Era in grado di agire dinamicamente sulla materia, cioé poteva spostare a distanza oggetti di qualsiasi genere ( telecinesi ), o materializzarli e smaterializzarli ( apporti / asporti ), sapeva prevedere gli eventi futuri ( precognizione) e conoscere il passato di una persona ( chiaroveggenza ), leggeva nel pensiero (telepatia), era in grado di guarire persone ammalate anche molto distanti (tra i sistemi usati anche quello della pranoterapia) o trovarsi in due luoghi differenti nello stesso momento ( bilocazione ), poteva attraversare superfici solide (ad es. pareti) o far attraversare superfici solide a qualsiasi oggetto, così come poteva estendere o ridurre il corpo fisico a piacimento. Durante i suoi esperimenti potevano verificarsi epifanie di spiriti, che contribuivano alla dinamica degli esperimenti. Questi spiriti non erano però quelli dei defunti, anzi Rol sosteneva fermamente che i defunti non fossero tra noi. Ciò che gli uomini chiamano spiriti, non sono altro che i residui psichici lasciati dai defunti al momento della morte. Infatti, così come viene lasciato un residuo organico alla morte del corpo, viene anche lasciato un residuo psichico. Questo residuo è stato chiamato da Rol “spirito intelligente”, ed ogni Tradizione Metafisica sa di cosa si tratta. Per Rol ogni cosa ha uno spirito, però quello dell’uomo è uno spirito intelligente, per le superiori possibilità che la sua natura gli ha conferito. Il rapporto tra Rol e gli spiriti non aveva nulla a che vedere con questioni medianiche, si trattava invece di qualcosa non molto diverso da alcune pratiche egizie e sumero-babilonesi.
Infine, Rol produceva altri due tipi di fenomeni particolari, e cioé la proiezione a distanza di figure o scritte (soprattutto a grafite) su ogni genere di superfice e la pittura a distanza (che potremmo chiamare telepittura) – dove pennelli e spatole si libravano per aria da soli e dipingevano in pochi minuti quadri di pregevole fattura con l’aiuto dello “spirito intelligente” di un pittore scomparso (Ravier, Picasso, Goya, etc.).
Questi non sono che i fenomeni principali, essendovene molti altri (ne abbiamo classificati 49), tra cui possiamo ancora citare la levitazione, l’agilità, la traslazione, la glossolalia e l’azione post-mortem.

Dunque, chi era Rol? Era un Maestro Spirituale il cui risveglio della Luce interiore gli ha permesso di espandere le normali possibilità umane. Che ruolo ha avuto? Quello di confermare la presenza di Dio in un’epoca di grande materialismo e quello di incoraggiare ogni uomo ad intraprendere il suo stesso cammino al fine di dimostrare che il divino non è irraggiungibile e non è lontano dall’uomo, ma è alla sua portata quando egli desideri cercarlo. Ha inoltre indicato nella Scienza (la Scienza Sacra, quella dell’Armonia, sintesi di tutte le scienze) la Via da seguire:

«È così che ho sperato che fosse proprio la Scienza ad aiutarmi a riconoscere e codificare queste mie sensazioni che sono certo ogni uomo possiede, e sarà la Scienza stessa a rivelare queste facoltà e promuoverle in tutti gli uomini…».

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«Gustavo Rol è un uomo che Dio ha mandato fra di noi per renderci migliori»Franco Zeffirelli

«Rol sfugge alla nostra possibilità di comprensione. È un mistero»

Cesare Romiti

«…un individuo dotato di poteri incredibili»

Guido Ceronetti

«… una personalità fra le più sorprendenti del secolo» Alberto Bevilacqua

«… è il più indecifrabile e fascinoso enigma in cui mai mi sia imbattuto» Roberto Gervaso

«Tra le persone a cui rivolgo una preghiera quando sono in difficoltà c’è anche lui…» Vittorio Messori

«All’incredibile Rol, che sarà credibile solamente dopodomani» Jean Cocteau (dedica)

«Sono rimasto sbalordito, ma niente affatto sgomento: anzi, consolato ed arricchito» Valentino Bompiani

«A Gustavo Adolfo Rol che cammina come un illuminato sulla geografia dell’inconoscibile e della relatività» Pitigrilli (dedica)

«Quell’uomo legge nel pensiero e non possiamo rischiare che i segreti dello Stato francese vengano a conoscenza di estranei» Charles De Gaulle

«Al dottor Rol, con ammirazione per il suo lavoro ultra-umanitario» Vittorio Valletta (dedica)

«Gustavo era un essere meraviglioso che manca a tutti noi e che ci ha lasciato esperienze incredibili, emozioni uniche e straordinarie…» Valentina Cortese

«…è l’uomo più sconcertante che io abbia conosciuto. Sono talmente enormi le sue possibilità, da superare anche l’altrui facoltà di stupirsene» Federico Fellini

«Un personaggio… dietro al quale si nascondeva un’entità inafferrabile» Tullio Kezich

«Religiosissimo, credo che appartenga al filone dei “santi laici” piemontesi, come Frassati e Savio…» Nico Orengo

«Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile… dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all’autentica bontà» Dino Buzzati

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I mondi di Barbara (Lawrence Ferlinghetti)

by Duncan on mag.10, 2011, under Bellezza, Ispirazione, Poesia, Resistenza umana

 
Eccoci al nuovo appuntamento con Barbara Lazzarini e la sua rubrica.
Sono momenti questi a cui tengo molto. Una grande occasione per tutti i Naviganti e gli Zingari che vengono qui.. in questo territorio chiamato Born Again.
Barbara trasforma la letteratura in Magia…  rendendola carne e sangue della vita.
Non solo “autori”, ma Uomini.. resi vivi, tremendamente vivi.. compagni di viaggio che incarnano un Insegnamento capace di ispirare e di rendersi  vivo in noi.
Vi lascio a Barbara Lazzarini.. che in questo suo pezzo parlerà di Lawrence Ferlinghetti.
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LAWRENCE FERLINGHETTI
Nasce a New York nel 1919 da padre italiano e madre ebreo-francese, artista poliedrico ed eclettico, fulcro della controcultura americana della beat generation insieme ad Allen Ginsberg, Jack Hirschman, J. Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso, Neal Cassady, Gary Snyder, Norman Mailer.

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche

trascinarsi per strade di negri in cerca di pere rabbiose,

hipsters dalla testa d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste

con la dinamo stellata nel macchinario della notte…: questi versi della raccolta “Howl” (Urlo) di Allen Ginsberg, furono editi da Lawrence Ferlinghetti che per questo libro venne arrestato, nella San Francisco della fine degli anni Sessanta.

Era una generazione in rivolta tutta protesa ad inventare visioni nuove del mondo.

“I poeti, se sono veramente tali, non sono compromessi, sono puri e rappresentano una speranza”.

Aforistica e vocativa la sua è poesia che sa restare colta nonostante la semplicità, si fa leggere agevolmente, porge la mano soprattutto ai giovani, esorta, invita, desidera. Versi che professano ancora la rivolta e trasferiscono a tratti parole in immagini, i suoi quadri cercano, anelano la luce nell’intenzione di liberarla, in un processo contrario a quello solito che ne vuole la cattura. L’arte figurativa di Ferlinghetti si è sviluppata in un contesto di grande spessore e presenta una grande varietà di temi: denuncia politica e sociale, critica alle ingiustizie della società mercificata e massificante, amore e celebrazioni raffinate della femminilità: “Tutto ciò che volevo fare era dipingere luce sui muri della vita”.

CHE COS’E’ LA POESIA

“Poesia è

notizie dalla frontiera

della coscienza

Poesia è

il grido che grideremmo

al risveglio in una selva oscura

nel mezzo del cammin

di nostra vita

Una poesia è uno specchio

che percorre una via alta

colma di delizie visive

Poesia è lamina luccicante

dell’immaginazione

deve risplendere

e quasi accecarti

Il sole che irraggia

nelle reti del mattino

È notti bianche e

bocche di desiderio

È fatta

di aloni in dissolvenza

in oceani di suoni

È battute di strada

di angeli e diavoli

È un divano ricolmo di cantanti ciechi

dimentichi dei loro bastoni

Una poesia deve levarsi all’estasi

in qualche punto tra parola e canto

Che canti una poesia

ti voli via

o è anatra morta

dall’anima di prosa

Poesia è anarchia dei sensi

che si fa senso

Poesia è tutto

quanto nato alato canta

Come un vaso di rose una poesia

non la si deve

spiegare

Poesia è una voce di dissenso

contro lo spreco di parole

e la pletora folle della stampa

È ciò che sta

fra le righe

È fatta

da sillabe di sogni

È grida lontane lontano

su una spiaggia al calar della notte

È un faro

che muove il suo megafono

al di sopra del mare

È una foto di Ma’

in reggiseno Woolworth

che guarda dal vetro

un giardino segreto

È un Arabo che trasporta

tappeti variopinti ed uccelliere

per le strade

in una grande metropoli

Una poesia la si può fare in casa

con ingredienti di tutti i giorni

Sta in una pagina sola

ma può riempire un mondo e

sta bene nella tasca di un cuore

Il poeta è un cantante di strada

che salva strade-gatte d’amore

Poesia è pensiero-cuscino

dopo un rapporto

È distillato di animali articolati

che si chiamano l’un l’altro

traverso un golfo immenso

È frammento pulsante

di vita interiore

musica senza collare

È dialogo

di statue nude

È suono d’estate nella pioggia

e di gente che ride

dietro persiane chiuse

al fondo di un vicolo di notte

È lampadina spoglia

di un hotel di vagabondi

che illumina nudità

della mente e del cuore

Lasciate che il poeta sia animale da canto

fattosi lenone

per un re d’anarchia

Poesia è

lirica intelligenza incomparabile

volta a significare

varietà cinquantasette di esperienza

Poesia è una casa alta di echi

di ogni voce che abbia detto mai

qualcosa di folle

o meraviglia

Poesia è un’incursione sovversiva

sull’obliata lingua

dell’inconscio collettivo

Poesia è vero canarino in una miniera di carbone

e noi sappiamo perchè l’uccello in gabbia canti

Poesia è l’ombra gettata dalle nostre

immaginazioni-lampione

È voce

della Quarta Persona Singolare

È voce

entro la voce della tartaruga

È faccia

dietro la la faccia della razza

Poesia è fatta di pensieri-notte

Se può strapparsi via dall’illusione

non sarà rinnegata

prima d’alba

Poesia si fa evaporando

la risata liquida della gioventù

Poesia è libro di luce nella notte

che disperde nuvole di inconsapevolezza

Ode il bisbiglio

di elefanti e vede

quanti angeli danzano

su una punta di spillo

È un ronzare un lamentarsi estatico

ridendo un sospirare all’alba

una risata soffice selvaggia

È Gestalt finale

dell’immaginazione

Sia poesia emozione

ritrovata in emozione

Le parole sono fossili viventi

Ricomponga il poeta la

fera feroce

e la faccia cantare

Grande è un poeta solo quanto il suo orecchio

peccato se di latta

Poesia è lotta continua

contro silenzio, esilio inganno

Il poeta è un baluardo sovversivo

alle soglie della città

che sfida costantemente

il nostro status quo

È maestro d’ontologia

che interroga costantemente la realtà

e la reinventa

Prepara drink

dai liquori insani

dell’immaginazione

e perpetuamente si stupisce

che nessuno barcolli

Dovrebbe essere oscuro imbonitore

alle tende dell’esistenza

Poesia è quanto si ode dai tombini

echi di fuga del fuoco di Dante

Poesia è religione

religione poesia

È il ronzio di falene

cerchio intorno alla fiamma

È una barca di legno ormeggiata nell’ombra

sotto un salice in lacrime

entro l’ansa di un fiume

Il poeta deve avere un grandangolo

sguarda un mondo ogni sguardo

e il concreto è più poetico

Poesia

non è tutta eroina cavalli e Rimbaud

È anche preghiere impotenti

di passeggeri d’aereo

cinture allacciate

per la discesa finale

Poesia è vero oggetto

di grande prosa

Dice l’indicibile

Pronuncia l’impronunciabile

sospiro del cuore

Ogni poesia una temporanea follia

e l’irreale è il più realistico

Sia poesia ancora

tocco ribelle

alle porte dell’ignoto

Una poesia è sua stessa Coney Island

della mente

proprio circo dell’anima

Far Rockaway del cuore

Lasciate che un nuovo lirismo

salvi il mondo da sé!”

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Da Arcipleago Gulag.. di Alexander Solzenicyn

by Duncan on mag.10, 2011, under Ispirazione, Resistenza umana

 
Nei decenni di cemento, ghiaccio e castrazione dell’Unione Sovietica..
specie in queli più feroci dello stalinismo (ma non solo.. anche per decenni e deceni dopo lo stalinismo, seppure con punte meno feroci e bestiali) la migliore letteratura fini sepoltà nei campi di concentramento sovietici.. i GULAG… perchè i migliori autori, scrittori, prosatori, filosofi.. erano lì dentro. Chi aveva talento, dignità, libertà interiore era destinato al Gulag.

Quelli che non furono incarcerati decisero di scrivere tradendo se stessi e voltando le spalle alla verità. Diventando così intellettuali di regime, vuoti funzionari stitici, carta da parati grigia.

Quelli che non si piegarono finirono nei Gulag.. le loro opere distrutte..o.. impossibilitate ad emergere.

I Gulag furono la patria delle migliori aime che partorì l’Unione Sovietica.

Fuori restarono i burocrati, i boia, i bastardi.. e una immensa massa triste che (ed è comprensibile) aveva il terrore panico di alzae anche solo di un centimetro la testa.

Eppure.. non tutto è stato cancellato.. scrittori come Solzenicyn (di cui riporto un brano qui sotto.. un brano tratto dal suo immenso capolavoro Arcipelago Gulag) , Salomov e altri.. salvarono nei decenni che vissero nei Gulag volti,, nomi, storie, anime…e riuscirono a salvarle su carta quando furono liberati.

Non tutto è stato perso in quegli anni di morte.

E comunque.. anche i diari bruciati.. le opere strappate.. le posie dei poeti muti.. da qualche parte vivono.. da qualche parte ci entrano ancora nell’anima.

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tratto da Arcipelago Gulag

di Alexander Solzenicyn

Ormai non potremo più formulare un giudizio di insieme su ciò che è
stato, sul numero dei morti e sul livello che questi avrebbero potuto
raggiungere. Nessuno ci racconterà dei quaderni frettolosamente
bruciati prima della deportazione, di brani pronti e di grandi
progetti rimasti sulle teste e insieme a queste gettati in una fossa
comune gellata. I versi si leggono accostando le labbra a un orecchio,
si ricordano e si trasmettono, o se ne trasmette il ricordo, ma un
testo in prosa non si racconta prima del tempo, per la prosa è più
difficile sopravvivere, è troppo voluminosa, poco flessibile, troppo
legata alla carta per superare tutte le vicessitutidni
dell’Arcipelago. Chi in un lager potrebbe decidersi a scrivere? Lo
fece A. Belinkov, il manoscritto finì nelle mani del compare  e  a
Belinkov toccò di rimbalzo un’altra condanna. M.I. Kalima non era
assolutamente una scrittrice, ma annotava in un taccuino i fatti più
notevoli della vita del lager: <<forse un giorno servirà a qualcuno>>.
La cosa arrivò alle orecchie dell’operativo. E venne spedita in cella
di rigore (se la cavò pure  a buon mercato). Esentato dalla scorta
Vladimir Sergeevic G-v, scrisse da qualche parte, fuori dal campo,
quattro mesi di cronaca dal lager, ma in un momento di pericolo
sotterrò quanto aveva scritto, e venne trasferito  per sempre – così
la sua cronaca rimase sotto terra. Non si può scrivere nel campo, non
si può scrivere fuori, dove farlo? Solo nella testa! ma così si
compongono versi, non prosa.

Non è possibile calcolare per estrapolazione, sulla base del numero
dei superstiti, quanti di noi, pupilli di Clio e di Calliope, siano
periti, perchè anche per noi non esistevano molte probabilità di
sopravvivere (..).

Tutto ciò che viene definito la nostra prosa dagli anni Trenta in poi
non è che la schiuma di un lago sparito sotto terra. E’ schiuma, non
prosa, perché si è liberata di tutto ciò che era essenziale in quei
decenni. I migliori scrittori soffocarono quanto di meglio c’era in
loro e voltarono le spalle alla verità; e soltanto così poterono
salvare se stessi e i propri libri. Quelli che non seppero rinunciare
alla loro profondità, particolarità e rettitudine dovettero
inevitabilmente perdere la vita in quei decenni, per lo più nel lager,
o dando prova di sconsiderato ardimento al fronte.

Così se ne andarono sotto terra i prosatori fiosofi. I prosatori
storici. I pensatori lirici. I prosatori impressionisti. I prosatori
umoristi.

(..)

Milioni di intellettuali russi furono gettati nell’Arcipelago, non in
gita, ma per essere umitali, per morirci, senza alcuna speranza di
tornare indietro.

(..)

Così una filosofia e una letteratura straordinarie furono sepolte
ancora sul nascere dalle crosta di ghisa dell’Arcipelago.

.

 

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Tu vivi.. di Alina Dumitriu

by Duncan on mag.10, 2011, under Ispirazione, Poesia

Abbiamo pubblicato già altre poesie di Alina Dumitriu.. questa giovane donna rumena che vive in Italia da anni.. dalla vita incredibile.. in assoluto una delle più grandi poetesse di questa generazione.

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TU VIVI

Tu vivi 

negli appositi spazi 

di un mondo luminoso 

soldato 

di rango guerriero 

La tua chioma bruciata 

porta nel mondo   

amore caldo 

per deboli 

in oscurità 

Tu vivi 

nel perenne 

cielo del dare 

abbracci e fortezza 

insicuri 

cammini 

sulle rive di un mare 

prono 

con la spada rovente 

e il petto scoperto 

nel vento cavaliere 

e di fiamma angelica 

il tuo volo 

lenisce 

un altro giorno di gloria 

Tu vivi 

e combatti 

ingiustizie e affanni 

solenne

il giuramento nell’anima 

verità e rispetto 

produci 

e illumini là 

dove i tuoi piedi 

incidono l’orma 

alla scoperta 

di un mondo raggiante

Alina Dumitriu

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I bambini di Fukushima

by Duncan on mag.10, 2011, under Controinformazione, Resistenza umana, Scienza

  

Si riesce ad aggiungere poco davanti a queste parole.

Si riesce a dire poco, rispetto al prezzo che altri dovranno pagare.

Le troie grasse di letame hanno edificato le loro piramidi di orrore sul prezzo della carne umana, della vita umana.

Ma non sarebbe nulla il potere delle elité e dei centri di interesse senza una sterminata collettività grigia e acquiesciente.

Fukushima è  un simbolo…

vengono pagati prezzi enormi perchè gli occhi comincino piano piano a risvegliarsi.

Una medaglia è il prezzo gigantesco che molti dovranno pagare..

l’altra è lo scuotimento che sveglia dal sonno e fa iniziare il cambiamento.

Sono come quelle crepe, che all’inizio non vedi , ma che piano a piano farnno crollare un muro.

Ma intanto.. intanto tantissimi bambini pagheranno un prezzo inaccettabile..

mai più esistenze rapinate e saccheggiate da interessi bestiali,

mai più altri bambini sacrificati.

L’articolo che leggerete è tratto dall’ottimo sito Come Don Chisciotte (http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php)

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  IL DESTINO DEI BAMBINI DI FUKUSHIIMA
Postato il Lunedì, 09 maggio @ 17:10:00 CDT di
 supervice

 (http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8283)

DI JOE GIAMBRONE
Counterpunch.org

Una donna al quarto mese di gravidanza è stata contaminata con il cesio radioattivo; la concentrazione di cesio nella madre (0.91kBq/kg bw) era simile a quello del neonato (0.97kBq/kg bw). (1)
I bambini della Bielorussia, dell’Ucraina e di alcune regioni della Russia ci mostrano cosa bisogna aspettarsi da una grave contaminazione da radiazioni come quella che sta avvenendo in Giappone. Le radiazioni colpiscono i giovani in maniera più violenta degli adulti, che vengono comunque menomati dalla contaminazione.
La radioattività causa numerose malattie tra cui tumori terminali e non solo dalle grandi quantità iniziali, ma nel tempo dalle particelle assorbite all’interno del corpo.

Un importante consulente nucleare del Primo Ministro giapponese, il professore Toshiso Kosako, ha dato le sue dimissioni in segno di protesta contro il governo che ha alzato di venti volte (da 1 mSv/all’anno a 20mSv) il livello di esposizione tollerato per i bambini. Può essere dimostrato che l’industria dell’energia atomica è stata una catastrofe senza precedenti per l’umanità.

Il bielorusso Yury Bandashevsky è uno dei maggiori esperti di contaminazione da radionuclidi. Dalla zona di Chernobyl Bandashevsky ha pubblicato centinaia di studi scientifici e ha studiato la contaminazione radioattiva assorbita dai bambini per decenni.

I genitori del nord del Giappone dovrebbero studiare le raccomandazioni alimentari di Bandashevsky che ha scoperto che la pectina che si trova nelle mele aiuta a rimuovere il cesio radioattivo dal corpo.
Comunque, il cibo e gli animali cresciuti nelle regioni contaminate trasmettono radiazioni alla popolazione per secoli a venire. La dipendenza dei giapponesi dal pesce creerà ben presto un altro shock alla nazione perché i pesci più grandi sono quelli che assorbono la maggior quantità di radiazioni nella catena alimentare.

Gli studi di Bandashevsky hanno evidenziato delle cifre impressionanti sui pericoli di contaminazione interna dalle radiazioni: “Un livello cronico di cesio che va oltre i 30Bq/kg rispetto al peso del corpo è spesso associato con malattie cardiovascolari gravi.” (2)

Per i bambini con una quantità di cesio oltre i 50 Becquerel/kg rispetto al peso del corpo, “ci saranno malattie patologiche degli organi o dei sistemi vitali” (3). Questi livelli possono produrre malformazioni nei neonati e aumentano il rischio di aborto spontaneo.

Il Center for Disease Control (Centro di controllo delle malattie) americano sostiene che sia il cesio 134 e il cesio 137 emettono raggi beta e gamma, che possono ionizzare le molecole all’interno delle cellule penetrate da queste emissioni e provocano danni ai tessuti e un disturbo della funzione cellulare (4).

Le donne giapponesi in stato di gravidanza devono abbandonare il nord del paese prima possibile per la sicurezza dei loro bambini. I feti sono in pericolo imminente e sono molto più vulnerabili alle radiazioni rispetto agli adulti.

Quanto è vasta la contaminazione al momento in Giappone?

La rivista Nature ha scritto sul suo sito Internet che il suolo a 40 chilometri a nord-ovest dalla centrale contiene ”livelli di cesio 137 pari a 163.000 Bq/kg e iodio 131 pari a 1.170.000 Bq/kg, secondo il Ministro della Scienza giapponese” (5).

Il limite della nuova zona rossa ufficiale è solamente ad un raggio di 30 km dalla centrale. Questo significa che chi vive al di fuori di questa distanza non sarà evacuato al momento e molti non lo saranno mai e torneranno così alla loro vita normale. Saranno avvelenati per il resto della loro vita solamente dagli isotopi radioattivi che sono incolori, insapori e inodori, mentre il cesio, lo stronzio, lo iodio e altri radionuclidi continueranno a contaminare le forme di vita in quell’ambiente nonostante tutte le false garanzie.

Tracce di plutonio, considerata la sostanza più tossica al mondo, sono state trovate in otto diverse stazioni di controllo in Corea.

La radioattività è un argomento fortemente contestato e controverso. Le numerose prove mediche vengono continuamente ignorate dai maggiori mezzi d’informazione. Al centro della controversia c’è l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Molti non sanno che la AIEA ha l’autorità su tutti i problemi di salute che riguardano le radiazioni, sia quelle militari che quelle civili.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità può quindi essere bloccata dall’AIEA nella pubblicazione dei suoi studi sugli incidenti nucleari, come quello di Chernobyl. Questo è quello che è avvenuto nel 1995 sotto il mandato del direttore dell’OMS, Hiroshi Nakajima (6).

Alcuni documentaristi svizzeri hanno scoperto che la conferenza internazionale del 1995 di Nakajima, composta da 700 esperti e medici, ha ricevuto il divieto di pubblicare i suoi studi su Chernobyl dall’AIEA. Il film svizzero “Nuclear Controversies” del 2004 descrive questa battaglia tra i dottori e gli scienziati contro l’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica.

Nakajima descrive l’AIEA in questa maniera: “Hanno l’autorità sulle questioni atomiche sia per uso militare o civili o pacifico. Sono loro che comandano.” (7)

Ciò di cui nessuno vuole discutere è la parola ‘militare’ e il desiderio delle forze armate dell’Occidente di attaccare altri territori con le munizioni all’uranio impoverito. Al momento la NATO sta bombardando la Libia con bombe all’uranio e quindi deve negare che la contaminazione da questo materiale possa nuocere alle popolazioni. Quest’ammissione potrebbe da sola costituire la confessione di aver commesso crimini di guerra e per questo le menzogne continuano ad accavallarsi indisturbate.

Le radiazioni attaccano il DNA e causano malformazioni innaturali, mortalità improvvisa e malattie che persistono per il resto della vita di una persona.

Diversi documentari hanno mostrato gli effetti delle radiazioni sui bambini di Cernobyl tra cui il premio Oscar “Chernobyl Heart” del 2003. Il film mostra immagini strazianti di bambini deformi e di molti ragazzi che hanno tumori alla tiroide o altre malattie alla tiroide. Solo poco più del 20% dei bambini della Bielorussia possono essere considerati sani, secondo studi governativi.

Uno studio ucraino ha rilevato che “per ogni caso di cancro alla tiroide ci sono altre 29 patologie alla stessa ghiandola” (8).

Bandashevsky ha trovato altri effetti sulla salute anche a livelli più bassi di contaminazione da cesio: “L’80% dei bambini con una concentrazione di 5Bq/kg sono sani, mentre lo è solamente il 35% di quelli con una concentrazione di 11Bq/kg.” (9)

“Chernobyl Heart”, “La battaglia di Chernobyl” e “Nuclear Controversies” sono disponibili online per lo streaming. Le prove che le radiazioni distruggono la vita di popolazioni intere sono inconfutabili.

Gli studi ufficiali dell’ONU non sono riusciti a dimostrarlo. L’evidenza del comportamento dell’ONU viene resa manifesta da quello che ha scritto nel rapporto del 2008 dell’UNSCEAR (Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti su Chernobyl):

Come discusso precedentemente nella sezione sull’attribuzione degli effetti dell’esposizione alle radiazioni, non è possibile dichiarare in maniera scientifica che le radiazioni causano un cancro particolare in un individuo, poiché al momento non esistono biomarcatori per le radiazioni. (10)

Seguendo la loro stessa logica non sarebbe neanche possibile scientificamente escludere che le radiazioni causano i numerosi cancri trovati in regioni altamente contaminate. Invece è esattamente quello che l’ONU ha fatto senza alcuna vergogna in una serie di rapporti che deliberatamente sottostimavano le morti dovute alla catastrofe di Chernobyl.

Mentre l’AIEA rifiuta di accettare le conseguenze mediche della radioattività, riconosce che le radiazioni si sono diffuse dal luogo dell’esplosione nella centrale di Fukushima. Sono stati rilevate quantità pari a 25 Megabecquerel per metro quadrate di iodio 131 e 3.7 Megabecquerel per metro quadrato di cesio 137 ad una distanza tra i 25 e i 58 chilometri dalla centrale (11). Questi numeri dovrebbero fare in modo di allestire evacuazioni a distanze molto più grandi rispetto alla zona rossa (da leggersi come zona inabitabile) ufficiale di 30 chilometri.

Essere di fronte a questa realtà potrebbe rendere una gran parte del Giappone una terra deserta con costi economici oltre le aspettative. Il numero di rifugiati potrebbe superare quello che il governo può gestire. L’assoluta insensatezza dell’energia atomica potrebbe diventare un fatto inevitabile per il mondo intero.

Tutte le esposizioni alle radiazioni aumentano i rischi di cancro e non esiste una dose sicura. Questo è ciò che viene scritto dalla National Academy of Sciences (12), dall’EPA (Environmetal Protection Agency) (13), dall’NRC (Nuclear Regulatory Commission) (14), dal CDC (Centers for Disease Control) (15) e da altri.
Quindi, quando una popolazione è esposta a un aumento di particelle radioattive, una certa percentuale di persone e animali sarà colpita in maniera negativa, è difficile determinare il numero esatto e le stime vengono fatte per estrapolazione.

Chris Busby , usando gli studi europei dopo Chernobyl, ha predetto 400 mila casi di cancro per la popolazione che vive entro 200 chilometri da Fukushima (16), includendo la periferia di Tokyo. I cancri includono quello alla tiroide, al pancreas,alla prostata, ai polmoni, alla pelle, alle ossa e la leucemia e qualsiasi altro tipo di cancro che esiste. Questo è quello che causano le radiazioni agli organismi viventi.

Le prove sono chiare. I bambini che vivono nelle ”regioni contaminate in un raggio di 250 -300 chilometri da Chernobyl mostrano un aumento nelle mutazioni.” (17) Dal 1987 al 2004 “l’incidenza di tumori al cervello nei bambini sotto i tre anni è raddoppiata e negli infanti del 7.5.” (18).

Migliaia di studi svolti in Russia, Ucraina, Bielorussia e nelle nazioni circostanti sono stati analizzati nel 2009 da Alexey Yablokov e da Vassily e Alexey Nesterenko. Il risultato di queste ricerche, Chernobyl, le conseguenze della catastrofe per le persone e per l’ambiente (19), è stato pubblicato dalla New York Academy of Sciences e cita cinquemila diverse ricerche. Il 40 per cento dell’Europa ha ricevuto radiazioni significative. La radioattività si è diffusa in tutto l’emisfero settentrionale dove continua tutt’oggi a colpire la salute umana.

Le regioni più contaminate mostrano grandi devastazioni direttamente collegate ai livelli di radiazione. La provincia di Gomel in Bielorussia aveva il 90% di bambini sani nel 1985, l’anno prima del disastro. Nel 2005 “poco più del 10% dei bambini potevano essere considerati in salute.” (20) Gli effetti sono direttamente collegati ai livelli di contaminazione, eliminando altri possibili fattori.

Sono cresciute in maniera esponenziale i casi di rare deformità nei neonati. Diverse malformazioni congenite ”quali la polidattilia, organi interni deformati, arti assenti o deformi e ritardi nella crescita sono aumentati in maniera significativa nelle regioni contaminate. […] Le malformazioni congenite ufficialmente registrate sono cresciute di 5,7 volte durante i primi 12 anni dopo la catastrofe.” (21)

Questo è quello che i genitori del nord del Giappone devono aspettarsi se decidono di rimanere in quella zona. Questo è quello che la spinta verso l’energia atomica ha lasciato in eredità alle prossime generazioni che vivranno vicino le zone contaminate.

La metodologia AIEA ha mostrato dei difetti evidenti nel conteggio delle vittime post-Chernobyl. Le nascite di bambini morti non sono assolutamente state conteggiate. La realtà è che fino al 2004 “il numero totale stimato di aborti e parti di bambini morti in Ucraina come risultato di Chernobyl era di circa 50 mila.” (22).

Questi sono cinquantamila morti nella sola Ucraina che non meritano neanche una menzione nel “calcolo delle morti” dell’ONU.

Quanti sono realmente morti a causa del disastro di Chernobyl?

Il libro di Yablokov/Nesterenko stima la cifra delle morti intorno al milione:

“Quindi la mortalità generale per il periodo da Aprile 1986 alla fine del 2004 a causa della catastrofe di Chernobyl era stimata intorno i 985 mila morti. Questa stima del numero di morti è simile a quella di Gofman (1994) e Bertell (2006).” (23)

Tre studi indipendenti sono arrivati alle stesse conclusioni.

L’industria dell’energia atomica oggi in molte nazioni mostra una gran disattenzione per la vita umana arrivando a poterla considerare come un crimine contro l’umanità. Lo Statuto di Roma, seguito dalla Corte Criminale Internazionale, ha aggiunto la seguente categoria ai crimini contro l’umanità:

(k) Altre azioni disumane di simile carattere che causano intenzionalmente grande sofferenza o infortuni seri al corpo o alla mente o alla salute fisica.

Poiché tutte le centrali nucleari regolarmente scaricano particelle pericolose radioattive, che tutti i governi ammettono essere pericolose, il caso è molto chiaro. L’energia nucleare deve essere abolita fintanto che ci rimane abbastanza terra coltivabile per poter vivere.

In un senso strettamente morale, queste centrali mettono in pericolo milioni di altri bambini, forse 12 mila generazioni che devono ancora nascere (24). La produzione d’energia nucleare ci mette a rischio di malattie invalidanti. Questa è una violazione deliberata dei diritti di milioni di esseri umani.

Il plutonio rimane un pericolo per le future generazioni. Questa imprudenza, il rilascio incontrollato di isotopi radioattivi, ha inquinato la Terra. I giapponesi devono ricordare le persone in Bielorussia; le nascite anomale di bambini “le cui madri vivono in zone contaminate è due volte più alto che quello delle madri che vivono in zone non contaminate.” (25).

*******************
NOTE:

1. Organizzazione mondiale della salute, International Agency for Research on Cancer, Monographs on the Evaluatiion of Carcinogenic Risks to Humans, Vol. 78 Ionizing Radiation Part 2: Some Internally Depostited Radionuclides, 2001, IARCPress, Lyon France, p. 343.

2. Yuri Bandazhevsky, Chronic Cs-137 incorporation in children ‘s organs, 488 SWISS MED WKLY, 2003; 133:488–490 · www.smw.ch (peer reviewed), Official journal of, the Swiss Society of Infectious disease the Swiss Society of Internal Medicine, Swiss Respiratory Society

3., 17., 24. The Chernobyl Catastrophe and Health Care, By Dr. Michel Fernex, Professor emeritus, Medical Faculty of Basel, F-68480 Biederthal, France. 4. Center for Disease Control Publication p157-c2, CESIUM, 2. RELEVANCE TO PUBLIC HEALTH, CDC website.

5. Nature Journal Online, Radioactivity Spreads in Japan, March 29 2011, http://www.nature.com/news/2011/110329/full/471555a.html

6. Nuclear Controversies, 2004, Swiss TV, Film by Wladimir Tchertkoff, Feldat Film Switzerland.

7. id.

8. Consequences of the Catastrophe for People and the Environment, Alexey V. Yablokov, Vassily B. Nesterenko, Alexey V. Nesterenko, 2009, Annals of the New York Academy of Sciences, Vol.1181.

9. V.B. Nesterenko’s report at the International conference “Medical Consequences of the Chernobyl Catastrophe: results of 15-year researches”, June 4-8, 2001, Kiev, Ukraine.

10. SOURCES AND EFFECTS OF IONIZING RADIATION, United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation UNSCEAR 2008 Report to the General Assembly with Scientific Annexes, VOLUME II Annex D Health effects due to radiation from the Chernobyl accident

11. IAEA website, Fukushima Nuclear Accident Update Log, March 30, 2011, http://www.iaea.org/newscenter/news/2011/fukushima300311.html 12. National Academy of Sciences, 2006, Health Risks from Exposure to Low Levels of Ionizing Radiation: BEIR VII Phase 2. http://www.nap.edu/openbook.php?record_id=11340&page=1#

13. EPA website, Radiation Risks and Realities, “The more radiation dose a person receives, the greater the chance of developing cancer… Current evidence suggests that any exposure to radiation poses some risk, however, risks at very low exposure levels have not been definitively demonstrated.” ["very low" not defined –JG] www.epa.gov/radiation/docs/402-k-07-006.pdf

14. NRC website, Fact Sheet on Biological Effects of Radiation, “This dose-response hypothesis suggests that any increase in dose, no matter how small, results in an incremental increase in risk.” http://www.nrc.gov/reading-rm/doc-collections/fact-sheets/bio-effects-radiation.html

15. Center for Disease Control website, Prenatal Radiation Exposure: A Fact Sheet for Physicians, “However, the human embryo and fetus are particularly sensitive to ionizing radiation, and the health consequences of exposure can be severe, even at radiation doses too low to immediately affect the mother. Such consequences can include growth retardation, malformations, impaired brain function, and cancer.”

16. Dr. Chris Busby, Reuters, http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=S0H-mtsdsgg.

17. The Chernobyl Catastrophe and Health Care, By Dr. Michel Fernex, Professor emeritus, Medical Faculty of Basel, F-68480 Biederthal, France.

18. Consequences of the Catastrophe for People and the Environment, Alexey V. Yablokov, Vassily B. Nesterenko, Alexey V. Nesterenko, 2009, Annals of the New York Academy of Sciences, Vol.1181. 19. id.

20. id.

21. id.

22. id.

23. id.

24. Al Jazeera, April 4, 2011, No safe levels’ of radiation in Japan by Dahr Jamail, quoting Dr. Kathleen Sullivan.

25. The Chernobyl Catastrophe and Health Care, By Dr. Michel Fernex, Professor emeritus, Medical Faculty of Basel, F-68480 Biederthal, France.

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Joe Giambrone è un regista e autore di “Hell of a Deak: A Supernatural Satire”. È il direttore di Political Film Blog. Può essere contattato su polfilmblog@gmail.com

Fonte: http://www.counterpunch.org/

Link: http://www.counterpunch.org/giambrone05032011.html

03.05.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCO CAVALLONE

 

 

   
     

 

 

 

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GLI ORGONITI — intervista a Francesca D’Amico

by Duncan on mag.04, 2011, under Controinformazione, Scienza

Orgoniti… che nome strano no? Sembra di entrare in un film di fantascienza. Strane parole, strane energie, teorie balzane.

E quando si comincia a capire di che si tratta, molti si daranno a gambe levate. Semplicemente perchè troppo “razionali” e “ragionevoli” per credere a queste stramberie, no? Del resto avrebbero considerato stramberia anche l’idea che potesse esistere qualcosa come la luce elettrica, se qualcuno ne avesse parlato qualche secolo fa. Come qualcuno considerò stramberie quelle di Leonardo. E anche il rapporto mente-corpo, ormai dato per assodato anche dai medici più ferocemente istituzionali… qualche decennio fa sembrava a molti una sorta di mito per gonzi e tipi misticheggianti.

E allora… non è importante credere o non credere all’efficacia di qualcosa come.. gli orgoniti. E questo non è un post invita a una credenza fideistica in qualcosa. L’importante è… darsi la possibilità di immaginare… di immaginare che una cosa sia possibile. E poi dopo, magari, darle fuoco. Ma prima, almeno, darle, anche solo per un attimo una chance. Per un attimo credere che qualcosa, anche la più incredibile, sia possibile. E’ questo uno dei caposaldi della libertà mentale.

Io fino a qualche mese fa non sapevo niente degli orgoniti. Anche se sapevo qualcosa di Wilhelm Reich e dei suoi studi. La prima volta che mi imbattei concretamente negli orgoniti fu quando conobbi, via internet, Francesca D’Amico.. la stessa persona a cui oggi faccio questa intervista.

Lei me ne parlò. Mi incuriosì. E anche io ho creato il mio bell’orgonite. Ce l’ho ancora da poco. Non posso dare prove eclatanti sulla sua efficacia. Se facessero un qualche testo le mie “sensazioni”, potrei dirvi che sento di avvertire il suo operare. Ma non è questo il punto. Magari sono tutte cazzate. Ma c’è dentro una riflessione, una consapevolezza originale, studi particolari, tanti esperimenti. E se funziona davvero, le ricadute sarebbero potenti.

Volevo parlare delle orgoniti su Born Again. Ma non volevo farlo andando a pescare qualche esperto o iperfissato sul tema. Ma proprio intervistando una persona “concreta”.. una persona che non era già addentro a questi mondi, né era una esperta di particolari tematiche. Una persona che non fosse una scienziata alternativa, o una studiosa di Wilhelm Reich o una ricercatrice nei settori della controinformazione. Ma che fosse una persona come quelle che puoi incontrare al bar o al cinema. Non una appartenente a qualche gruppo di studiosi “eletti”. Una persona che non ci sparerà un gergo complicato, e non farà analisi lunghissime e dettagliate. Una persona che, tutti coloro che avrebbero letto, avrebbero potuto comprendere.

Quindi ho intervistato proprio la stessa Francesca D’Amico che mi ha introdotto nel mondo degli orgoniti.

Questa intervista vuole essere un ponte. Per chi non sa nulla di orgoniti, dà qualche spiegazione e indicazione, in un linguaggio comprensibile e chiaro. Lasciando poi al lettore la scelta. Per chi volesse saperne di più, il materiale presente su internet è ingente. Per chi non gliene potesse importar di meno.. beh.. grazie di averci tenuto compagnia.

Vi lascia all’intervista sugli orgoniti a Francesca D’Amico.

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1) Francesca se ti chiedessero a bruciapelo “Cosa è un’orgonite?”, che cosa risponderesti?

Per caso ,nell’estate del 2010,risposi alla richiesta di amicizia di uno sconosciuto su Facebook. Il nuovo amico mi parlò subito della sua passione: le orgoniti. Il nome orgone era stato coniato dallo psichiatra Wilhelm Reich.Lui scoprì che esisteva un’energia(che credeva blu) emanata dai cristalli. Energia universale e benefica,detta Prana, Chi, Ki. Lo scopo di Reich era di curare i blocchi energetici. Ma ogni pietra o cristallo ha la sua proprietà,e quindi ciascuno può respirare il tipo di energia che preferisce,a seconda di cosa sceglie per la sua orgonite.

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2) Alla base del funzionamento dell’Orgonite sembra esserci quindi la concezione dell’esistenza di una “energia orgonica”. Per sommi capi, senza fare un discorso per esperti, ma il più semplificato possibile.. come può essere intesa questa energia orgonica?

Si definisce orgonica, l’energia vitale e formativa che pervade ogni manifestazione naturale, che organizza e permea ogni organismo vivente, non è calore, elettricità, magnetismo ne energia chimica e non e neppure il sunto di tutte queste forze, è l’energia specifica di dei cicli naturali che noi chiamiamo “VITA”: La scienza ha dimostrato che la materia è semplicemente la condensazione di un substrato di sottile energia vibratoria, una condizione virtuale nota come “energia di punto zero”. L’energia orgonica si differenzia da tutte le altre energie conosciute, che derivano dalla materia e che sono pertanto definite “energie secondarie”(elettrica,magnetica,nucleare ecc..).

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3) Gli orgoniti che effetti potrebbero avere sul contesto elettromagnetico nel quale siamo costantemente immersi?

Gli elementi presenti nell’Orgonite sono perfettamente idonei a proteggerci e a migliorare il nostro ambiente, poiché non hanno bisogno di alcuna fonte d’energia per funzionare, e, funzionano indefinitamente 24 ore su 24. Più specificatamente permette di tramutare le energia negative (e nocive) risultanti dalle emissioni elettromagnetiche di apparecchiature elettriche quali antenne di ripetitori radio e telefonici, televisori, elettrodomestici, cellulari, cavi dell’alta tensione, luci al neon etc , in energia orgonica positiva, rigenerando e bilanciando il campo energetico. L’Orgonite è quindi un generatore di energia positiva. Tenendola in casa, vicino al computer, portandola con sé, ci protegge dalle radiazioni elettromagnetiche e a radiofrequenza.

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4) C’è un esperimento che ognuno potrebbe fare per vedere con i propri occhi qualcuno degli effetti dell’orgonite?

Ti racconto una cosa che ho fatto, e che hanno fatto molti altri….si tiene l’orgonite davanti,una luce bassa e soffusa di lato,e si comincia respirare lentamente ,guardando davanti a sè. Io dopo un cinque minuti vedo gli stipiti della porta,che sono scuri,vibrare. In realtà non vibrano,ma ci passa davanti l’energia orgonica. C’è una specie di fumo bianco leggerissimo che va a ondate verso la porta. Questo “fumo”,che qualcuno vede in altri colori,non va verso il basso,ma verso l’alto. Al momento non ci si può credere! Sembra impossibile,assistere a un fenomeno tanto strano! Ci si sente molto in pace,sereni,e la respirazione resta tranquilla ,anzi ,si andrebbe avanti per un bel pezzo a respirare così,senza pensare a niente..

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5) Che effetti concreti ha, in senso ampio, l’orgonite sulla salute umana?

Ci sono molte teorie in proposito. Sembra vi siano effetti benefici consistenti, ma io non sono ancora in grado, in base alla mia esperienza, di descriverli in maniera effettiva e completa. Io personalmente ne ho tratto benefici. E anche le persone a ne ho donato uno. Ad esempio, in una famiglia a cui ne ho regalato una orgonite, l’influenza quest’inverno non è arrivata (ed è il primo inverno che succede).Io voglio esagerare,e ascoltando l’amico e maestro, lascio un’orgonite sotto al letto,dando per scontato che l’energia salirà tutta la notte.

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6) Ma come si crea concretamente un’orgonite?

Crearla è abbastanza facile.
* Si compra un mezzo kg di cera d’api da un apicultore.
* La si fa fondere in un pentolino.
* In un contenitore oleato si comincia a versare un po’ di cera.
* Si aggiunge rame ,ottone,alluminio.
* Poi il cristallo,e altra cera.
* Si finisce con i metalli.
* Si copre tutto con la cera.
Se ci sono piccole pietre nere,vanno bene tutto intorno a quella grande. Si può variare a seconda di quello che piace. Io ho distrutto un porta foto d’argento e l’ho fatto a pezzettini. Il rame dei fili elettrici,le pagliette d’ottone,sono facili da tagliuzzare. Ho messo un sacco di monete di rame da un centesimo. La carta stagnola rappresenta l’alluminio. Qualcuno usa l’oro colloidale o la foglia d’oro.
E’ meglio aspettare un giorno prima di far uscire dal contenitore la piccola orgonite.

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7) Una volta che l’orgonite è stata creata va… “ripulita”, diciamo.. di tanto in tanto?

Le orgoniti ogni tanto vanno rigenerate facendole stare sotto l’acqua corrente,e volendo si possono mettere in un piatto con un po’ d’acqua.Come se fossero dei fiori,di giorno stanno benissimo sui balconi…

Grazie Francesca

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