Il Gatto
di Duncan il giu.03, 2011, in Bellezza, Ispirazione, Simbolo

Il Gatto venne vestito bene,
aveva il suo modo per farsi riconoscere, gesti studiati, improvvisi
mutamenti degli occhi,
parola vibrante, discorsi allenati, e sparizioni improvvvise, per
improvvisi ritorni.
Lui lo aspettava. Sapeva che il Gatto sarebbe venuto anche a
quell’appuntamento.
Era il loro patto segretgo. Durava da secoli. Da prima ancora che il
Mag-Morth prendesse quota.
Ne erano passate di epoche. Avevano visto insieme edificarsi l’intera
Maitreya.Samut e tutte le inerpicabili discese.
Ma quel tempo era finito.
Il Gatto sarebbe venuto per l’ultima volta.
I tempi erano cambiati.
Il Salto lo avrebbe portato definitivamente nel Trai-Universo.
I tempi erano un bel casino.
Tutto si aggrovigliava. La matassa era inestirpabile. Esseri noti solo
nel folklore e nella leggenda prendevano vita. Strane malattie
falcivano a mazzi. Semimorti rprendeva a guarire. E c’era chi si
smarriva nei sogni e non tornava più. E Chimere che a furia di
pensarle ti bruciavano il petto. Elettricità a palla.. esaurimenti a
manetta. A volte uscivi fuori senza sapere dove cazzo saresti andato.
Le Orde Nere erano state liberate. E tutti i miti prendevano di nuovo
quota.
Nessun libro conteneva più le Formule..
E non era che l’Inizio…
Il Gatto se ne sarebbe andato… doveva andare..
Ma ancora un incontro… ancora per l’ultima volta..
Lo vide materializzarsi con il suo strano sorriso da pagliaccio, così
sornione, così anticamente triste, così inestirpabilmente maestoso…
Voleva fagli tante domande, dirgli tante cose, ma non riusciva a
parlare. Voleva ridere, voleva piangere. Voleva dirgli “non lasciarmi
solo.. sei l’unico punto fermo che ho in questo Mondo.. e ora te ne
vai anche tu… il Caos avanza.. tutto è ribaltato… mi sfuggono i
pensieri.. non ho più formule.. sono frastornato.. e tu te ne vai…?”
Non riusciva a dirlo.. le parole restavano bloccate in gola..
Ma il Gatto capiva.. capiva e sorrideva…
Lo fisso fino a incendiargli l’anima. E a lui sembrò di sentire tutte
le ossa rompersi, una fornace nel basso ventre, mani che si posavano
sul cranio e una voce violenta e dolce come ogni sacra alba.. dirgli..
“… Vai.. ora tu sei il nuovo Gatto…”