Born Again

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RFID

by claudio on mag.17, 2009, under Controinformazione

Non so se tutto ciò abbia a che fare con forze demoniache o numeri fatidici,  ma qualcun0,  ha identificato lapocalittico “marchio della Bestia”  con alcune nuove tecnologie e in particolare i microchip sottocutanei a radiofrequenza RFID (Radio-Rrequency Identification Device), con i quali con tutta probabilità ci troveremo ad aver a che fare molto presto.

Questi congegni, grandi come un chicco di riso, vengono inseriti sotto la pelle (di preferenza nella mano destra) con una specie di siringa apposita, senza bisogno di intervento chirurgico.  Un chip RFID può contenere informazioni relative al portatore, che vengono lette da un apposito scanner.  Esemplari di chip di questo tipo esistono già e vengono regolarmente inseriti nella pelle dei cani per identificarli, ma presto saranno utilizzati per tracciare le merci e già si comincia ad inserirli sull’uomo, per ora soltanto su volontari.

In America vengono utilizzati per agevolare i pagamenti in supermercati, distributori di benzina ecc., ma il loro utilizzo è stato autorizzato anche in medicina per “monitorare” lo stato di salute dei pazienti e leggere le informazioni cliniche ad essi relative.  Proprio in questi giorni, sempre negli USA, circola la proposta di applicarli obbligatoriamente agli immigrati, allo scopo di tenerli sotto controllo.

Il microchip sottocutaneo è in sostanza un sistema di controllo per animali, merci e adesso anche esseri umani. Qualcuno obietterà che già esistono sistemi di controllo e tracciamento come carte di credito, telefoni cellulari, dati personali conservati su supporti digitali ecc, e che quindi il chip RFID è solo un’evoluzione tecnologica che non cambierà nulla nella sostanza rispetto alla nostra privacy.< /p>

Certamente, ma il microchip sottocutaneo è ben altra cosa ed ha ben altre potenzialità. Intanto non è facilmente rimovibile, per farlo occorre un piccolo intervento chirurgico, mentre una carta di credito, una tessera magnetica o un telefonino puoi facilmente buttarlo via quando vuoi.  Ma soprattutto questi microchip, se opportunamente predisposti, possono non soltanto immagazzinare banali dati personali, ma possono anche trasmettere o ricevere impulsi in radiofrequenza, i quali possono essere letti o inviati da qualcuno, e sortire un certo effetto.

Si dice ad esempio che certe radiofrequenze eventualmente inviate possono persino influire sullo stato psichico ed emozionale del portatore.  E si dice che tramite apparecchiature adeguate, magari piazzate su satelliti, sia possibile sapere in qualsiasi momento dove si trova una persona portatrice di chip.

La differenza, come si può facilmente capire, è enorme, e così anche le implicazioni sulla privacy ma potenzialmente anche sulla libertà personale. Tutto dipenderà da quale uso vorranno farne i produttori e soprattutto chi avrà la gestione dei lettori scanner, o di altri apparecchi atti a ricevere o inviare impulsi a radiofrequenza. Il potere che avranno le autorità o le società che saranno in possesso di questi apparecchi sarà enorme, e chi potrà garantire che costoro ne faranno un uso lecito, etico e rispettoso della privacy e della libertà personale? Chi controllerà i controllori?

Il chip RFID sottopelle sarà probabilmente il vero Cavallo di Troia attraverso il quale l’elite che detiene il potere politico-economico, e che è ispirata dalle forze più oscure, cercherà di impadronirsi delle nostre vite  e persino delle nostre coscienze.

Fantasie? Esagerazioni?. Forse, ma forse no. In ogni caso ci pare che ce ne sia abbastanza per essere molto più che diffidenti verso questa novità che presto entrerà di prepotenza nelle nostre vite.

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AUTOMAZIONE

by claudio on mag.17, 2009, under Controinformazione

Il computer diventa guardiano in fabbrica per aumentare l’efficienza ed evitare i tempi morti.
Braccialetti elettronici a dipendenti.
Allarme a Londra: “Così ci spiano”
Dove il sistema è in uso il turn over è aumentato del 300%

LONDRA – Il futuro dei lavoratori manuali,  si pensava un tempo,  sarebbe stato più o meno così:  gli uomini avrebbero dato ordini ai robot, questi avrebbero disciplinatamente obbedito e così gli esseri umani si sarebbero risparmiati le fatiche più dure.  Ma il futuro potrebbe riservarci una brutta sorpresa:  forse saranno i robot a dare gli ordini, e a noi toccherà di obbedire.  Con una nuova tecnologia importata dagli Stati Uniti, infatti,  i lavoratori impiegati in magazzini e depositi della Gran Bretagna hanno cominciato a indossare uno speciale bracciale elettronico computerizzato che registra i loro spostamenti, calcola i ritmi di lavoro e impartisce ordini. Sul bracciale, per esempio, appaiono scritte o segnali luminosi che indicano:  ”Vai alla corsia numero sedici, prendi tre scatoloni dal secondo ripiano, mettili sul montacarichi e portali al camion numero due”.  Contemporaneamente,  il bracciale invia segnali di questo tipo a una sala di controllo: “Il lavoratore numero undici è alla corsia ventiquattro da trentadue minuti”. Un po’ troppo tempo: non si sarà appisolato? Non starà mica fumando una sigaretta di nascosto? Oppure:  ”Il lavoratore numero sei è andato alla toilette, è la seconda volta dall’inizio del turno”.  Di nuovo? Cos’ha, la diarrea? O è uno scansafatiche?

Può sembrare uno scherzo, invece è una cosa seria: diecimila lavoratori indossano già il bracciale-computer, il numero aumenta progressivamente, una trentina di aziende lo hanno adottato nei loro depositi da un capo all’altro del Regno Unito, tra cui catene di supermercati e grandi magazzini come Tesco, Marks&Spencer, Sainsbury e Boots, cioè alcune delle maggiori società nazionali. ”E’ un sistema che facilita il lavoro, rendendolo più rapido ed efficiente, non dà alcun fastidio ai lavoratori”,  affermano i portavoce delle aziende coinvolte, sottolineando che il meccanismo è universalmente diffuso in America.

Ma uno studio dell’università di Durham sostiene il contrario: “Anziché rendere il lavoro più efficace, il bracciale elettronico rischia di alienare i lavoratori, privandoli di qualsiasi tipo di iniziativa e di scelta, trasformandoli in automi che prendono ordini da un computer”.  E i sindacati britannici indicano che il turn-over, nei magazzini dove è in uso il bracciale, raggiunge punte del 300 per cento, con dipendenti che si licenziano dopo pochi giorni o addirittura poche ore:  ”Non resteremo a guardare – annunciano – mentre i lavoratori del nostro paese vengono manovrati da dei robot”.

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