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	<title>Born Again &#187; Ispirazione</title>
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		<title>NON VOLTARTI</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 10:44:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Ispirazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza umana]]></category>
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		<category><![CDATA[Walk on]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ciro Campajola, persona che conosco da poco e dalla vita durissima ed estrema, è a mio parere uno dei più grandi poeti viventi. E per essere tali non è importante quante persone ti conoscono. Lui ha un bel pòd ipersone che lo conoscono e lo ammirano. Ma anche se fossero solo due, non cambierebbe. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone" title="strada" src="http://www.lannaronca.it/Nuvole%20sulla%20strada.jpg" alt="" width="1024" height="768" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciro Campajola, persona che conosco da poco e dalla vita durissima ed estrema, è a mio parere uno dei più grandi poeti viventi. E per essere tali non è importante quante persone ti conoscono. Lui ha un bel pòd ipersone che lo conoscono e lo ammirano. Ma anche se fossero solo due, non cambierebbe. Non è il consenso e la fama che fa la poesia. Alcune sue poesie sono agglomerati di dolore, urla, passione e amore che esplodono.. alcune sono lussureggianti e violente, drammatiche e colossalli..</strong> <strong>mai dome&#8230; Oggi voglio pubblicare questa che non è tra le sue più tragiche e violente, ma è pregna di un senso di riscatto e di speranza. Quindi in primo luogo è essa la protagonista d&#8217;onore di questo Post. Poi, per quei giochi di assonanze, rimandi, connessioni e contaminazioni che a volte amiamo fare su questo sito.. metto anche la traduzione (e il testo originale) di una canzone memorabile che questo testo di Ciro Campajola mi ha fatto vennire alla mene.. WALK ON.. VAI AVANTI.. degli U2.. Una canzone sulla speranza, sulla fuga da mondi impossibili e da prigionie del corpo e dello spirito, sulla fede che porta avanti, sull&#8217;amore che è l&#8217;unica cosa che veramente hai, l&#8217;unica cosa che ti tiene in piedi..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;E l&#8217;amore non è una cosa semplice,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>l&#8217;unico bagaglio che puoi portare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E l&#8217;amore non è una cosa semplice,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>l&#8217;unico bagaglio che non puoi  portare,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>è tutto quello che non puoi lasciare indietro&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A tutti voi che lottate per la vita e per i vostri sogni e le finestre che si aprono sul cuore..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ANDATE AVANTI.. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>per te che arranchi nel freddo senza passato per un futuro che sempra chimera..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VAI AVANTI&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>per te che hai conosciute orge di demonie oscuri giorni, tenaglie ai polsi e alle mani, e ora cammini sul Grande Sentiero..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NON VOLTARTI.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="437">
<tbody>
<tr>
<td width="437"><strong> </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>NON VOLTARTI</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Non voltarti<br />
perché oltre all’evidente buio del presente<br />
vedresti estendersi mute ed assolute<br />
le nebbie di un passato mai passato<br />
che ancora ha la forza per tirarti a sé<br />
che ancora devasta con il suo dolore<br />
il vuoto trascorrere di un inutile tempo<br />
di un oggi che beffa il tuo ieriCome giovani spiriti<br />
seguivamo impavidi le rotte del desiderio<br />
raccogliendo gli inebrianti frutti del nostro vivere<br />
trascinati nostro malgrado<br />
dal vorticoso vento della libertà più vera<br />
più sofferta<br />
per sentire la vita<br />
il sangue scorrere nelle vene<br />
sentire l&#8217;immane sforzo<br />
di mettere a nudo le nostre anime selvatiche e ribelli<br />
la parte più nascosta delle nostre solitudini</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Non voltarti<br />
non cercare occhi di comprensione<br />
dove gli sguardi ti penetrano l&#8217;anima<br />
giudicando il tuo vivere sincero e generoso<br />
come arbitri assoluti di una vita addestrata<br />
con l&#8217;arroganza di chi sa di possederti<br />
come burattinai timorosi del sincero<br />
come trappole mortali per generosi</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Guarda avanti<br />
segui il tuo istinto<br />
la tua natura<br />
fregatene di “come funziona”<br />
fregatene di “come vogliono”<br />
di “cosa vogliono”<br />
lasciati trasportare dal profumo dei tuoi pensieri<br />
dei tuoi desideri</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Vola in alto<br />
oltre le miserie di una vita data per scontata<br />
fa del tuo cammino una cosa per te meravigliosa<br />
un&#8217;eterna poesia dell&#8217;anima<br />
fallo per te</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Quando anche la sofferenza ricorda gioia<br />
il futuro è solo vita da vivere con pienezza<br />
con entusiasmo<br />
giorno dopo giorno<br />
attimo dopo attimo<br />
fino in fondo<br />
libero dal ricatto di qualunque giorno</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Guarda avanti<br />
lasciati rapire dal sacro vento della tua libertà<br />
assapora l&#8217;importanza di essere nuovamente vivo</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Urla il tuo amore sconfinato<br />
in faccia ad un mondo di fantasmi senza anima<br />
vestito solo della propria avidità<br />
della propria ipocrisia<br />
del proprio cinico egoismo</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Guarda avanti<br />
oltre la sottile linea del concreto<br />
del momento<br />
e ritroverai con te stesso<br />
il senso del tuo esistere</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Guarda avanti</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>A Alyna</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Ciro Campajola<br />
</strong></span>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<h2>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="437">
<tbody>
<tr>
<td width="437"><strong>VAI AVANTI</strong></p>
<p><strong>E l’amore non è una cosa semplice</strong></p>
<p><strong>L’unico bagaglio che puoi portare</strong></p>
<p><strong>E l’amore non è una cosa semplice…</strong></p>
<p><strong>L’unico bagaglio che puoi portare</strong></p>
<p><strong>E’ tutto quello che non puoi lasciare indietro</strong></p>
<h2> </h2>
<p><strong>E se l’oscurità ci mantiene in disparte</strong></p>
<p><strong>E se la luce del giorno sente come è lunga la via d’uscita</strong></p>
<p><strong>E se il tuo cuore fragile è stato rotto</strong></p>
<p><strong>E per un secondo ti volti indietro</strong></p>
<p><strong>Oh no, sii forte</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Vai avanti, Vai avanti</strong></p>
<p><strong>Quello che hai loro non possono rubarlo</strong></p>
<p><strong>No, loro non possono neanche sentirlo</strong></p>
<p><strong>Vai avanti, vai avanti…</strong></p>
<p><strong>Stai sicura questa notte</strong></p>
<h2> </h2>
<p><strong>Tu prepari i bagagli per un luogo dove nessuno di noi è mai stato</strong></p>
<p><strong>Un luogo che è stato creduto di essere visto</strong></p>
<p><strong>Tu puoi volarci lontano</strong></p>
<p><strong>Un uccello canta in una gabbia aperta</strong></p>
<p><strong>Che volerà solo, volerà solo per la libertà</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Vai avanti, vai avanti</strong></p>
<p><strong>Quello che hai non possono negarlo</strong></p>
<p><strong>Non possono venderlo, non possono acquistarlo</strong></p>
<p><strong>Vai avanti, vai avanti</strong></p>
<p><strong>Stai sicura questa notte</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E lo so è doloroso</strong></p>
<p><strong>E il tuo cuore è in pezzi</strong></p>
<p><strong>E tu puoi solo pretendere di più</strong></p>
<p><strong>Vai avanti, vai avanti</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Casa…difficile sapere cos’è se non ne hai mai avuta una</strong></p>
<p><strong>Casa…non posso dire dov’è ma io so che sto andando a casa</strong></p>
<p><strong>Che è dove è la ferita</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E lo so è doloroso</strong></p>
<p><strong>Come il tuo cuore in pezzi</strong></p>
<p><strong>E tu puoi solo pretendere di più</strong></p>
<p><strong>Vai avanti, vai avanti</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Lasciali indietro</strong></p>
<p><strong>Puoi riuscire a lasciarli indietro</strong></p>
<p><strong>Tutti i tuoi modi</strong></p>
<p><strong>Tutto quello che fai</strong></p>
<p><strong>Tutto quello che costruisci</strong></p>
<p><strong>Tutto quello che rompi</strong></p>
<p><strong>Tutto quello a cui provvedi</strong></p>
<p><strong>Tutto quello che rubi</strong></p>
<p><strong>Tutto questo puoi lasciarlo indietro</strong></p>
<p><strong>Tutte le tue ragioni</strong></p>
<p><strong>Tutti i tuoi sensi</strong></p>
<p><strong>Tutti i tuoi discorsi</strong></p>
<p><strong>Tutto quello che indossi</strong></p>
<p><strong>Tutti i tuoi piani…</strong></p>
<h2> &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/veNEidSuxZU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/veNEidSuxZU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<h2> </h2>
<h2> </h2>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</h2>
<h2>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="437">
<tbody>
<tr>
<td width="437">   </td>
</tr>
</tbody>
</table>
</h2>
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		<title>Tra scientismo e libertà.. un saggio di Michael Cricton</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 21:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ispirazione]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Misticismo]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Simbolo]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
Questo testo è particolarmente prezioso. Appena, tempo addietro, lo lessi, capii subito che volevo trascriverlo e condividerlo. E&#8217; tratto da un libro di Michael Cricton, noto per i suoi romanzi, come Jurassik Park, ma con alle spalle una carriera medica (durata poco), una notevole conoscenza scientifica, e una enorme curiosità verso ogni forma dell&#8217;esperienza umana. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><strong><img class="alignnone" title="ddd" src="http://photoopus.com/yahoo_site_admin/assets/images/Yin_Yang.324221807.jpg" alt="" width="1200" height="1500" /></strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong> </strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Questo testo è particolarmente prezioso. Appena, tempo addietro, lo lessi, capii subito che volevo trascriverlo e condividerlo. E&#8217; tratto da un libro di Michael Cricton, noto per i suoi romanzi, come Jurassik Park, ma con alle spalle una carriera medica (durata poco), una notevole conoscenza scientifica, e una enorme curiosità verso ogni forma dell&#8217;esperienza umana. Il che lo ha portato anche a non accettare mai limiti e inquadrature rigide e inesorabili alle possibilità della conoscenza e dell&#8217;esperienza umana. E ad ammettere anche la possibilità di tutto ciò che una visione puramente materialistica del mondo tenderebbe ad escludere.. come&#8230; il paranormale&#8230;<br />
Appena dici una parola di questo genere, vedi i cecchini pronti a spararti, i cani e la baionette, la folla inferocita con le pietre o il consessi dei sapienti che anatemizzano e ostracizzano. E immagini schiere di ciarlatani e polveri strani, fattucchiere e bufalate. In realtà questo è quello che ci ès tato fatto credere. Si colpiscono giustamente i pagliacci e i ciarlati, e su questo tanto di cappello, ma si veicola il messaggio per il quale tutto ciò che parla ed esprime &#8220;altre visioni della realtà&#8221; è fantascienza o inganno, al massimo favolette per bambini beoti.<br />
E allora non si viene a sapere come da decenni queste cose vengono studiate e applicate.. spesso in modo occulto.. tipo agenzie di servizi segreti che si servono dei &#8220;poteri&#8221; di qualche soggetto particolare. Non si parla di tante vicende difficilmente spiegabili se guardi il mondo con i paraocchi.<br />
Soprattutto è bene intendersi. Non è tanto l&#8217;ossessione per il &#8220;fenomeno&#8221; che secondo me è importante. Ma la libertà mentale di dare chance anche ad altre strade. Per tantissimo tempo, ad esempio, la meditazione è stata vista solo come una moda orientale (cosa che per alcuni in effetti è), eppure si è sempre più consapevoli che stati profondi di meditazioni producono effetti potenti sul corpo e sulla mente, addirittura contribuiscono a remissioni di malattie. Però detto fino a qualhce anno fa ti valeva, nel migliore dei casi, l&#8217;appellativo di idiota o di disinformatore.<br />
Così come le guarigioni c.d. &#8220;impossibili&#8221;. Ogni anno guariscono migliaia di persone definite &#8220;inguaribili&#8221;, persone che i medici danno per specciate, persone su cui neanche un drogato del gioco scommetterebbe un centesimo trapanato. Eppure guariscono. Alcuni di questi in maniera totlamente inaspettata, anche per loro stessi. Altri invece hanno intrapreso dei percorsi, che siano di meditazione, preghiera, p ratiche taoiste. Qualunque essi siano, alcuni, tramite o anche tramite questi percorsi sembrano essere arrivati addirittura alla guarigione.<br />
E potremmo davvero andare avanti per molto..<br />
Cosa è normale? Cosa è paranormale? Cosa è strambo e illusorio? Cosa è folle? Quali sono i limiti del possibile? Uno sciamano che guarisce (ci sono casi conclamati) uno schizofrenico che sarebbe stato condannato ad anni di psicofarmaci e di ricoveri, attraverso un viaggio sciamanico.. cosa è? Un buffone, un manipolatore.. un novello stregone da mettere al rogo? CIò che fa è normale, è follia, è una truffa? Ma poi.. non dovrebbe contare cosa è accaduto? Magari non per tutto potremmo trovare delle spiegazioni.. eppure alcune cose funzionano..<br />
Se la nostra mente è troppo rigida noi le escluderemo a priori, non ci porremmo neanche il dubbio. Non credermmo ad esempio che forse potremmo guarire, nonostante per tutti siamo spacciati.<br />
Ci sono persone che pure sotto le bombe, o lontani migllia e miglia.. assicurano di avere sentito e visto la persona amata&#8230; e lei conferma.. concordando, anche lei, sul momento dell&#8217;incontro. Entrambi sono vittime di allucinazioni psicosensoriali, guarda tu.. anche in contemporanea?<br />
E se anche fosse una singoalre e straordinaria coincidenza.. ha davvero molto senso accanirsi per cercare di distruggere una &#8220;realtà&#8221; che a loro ha regalato momenti preziosi.. e di &#8220;curarli&#8221; magari con qualche psicofarmaco che li trasformi in passivi masticatori di cruda realtà?<br />
E le esperienze di premorte? Ormai la letteratura sul tem è infinita.. a cominciare dal precursore.. Richard Moody&#8230;<br />
Vogliamo credere che esista solo il recinto solido e tangibile della fisica newtoniana e di un mo ndo con poche regolette inesorabili? O diamo la chance a che possa esistere anche altro?<br />
Il testo di Cricton che leggerete è davvero insolito&#8230; Infatti non è il classico testo che ci aspetterebbe. Non è pieno di petizioni di principio e di richiami all&#8217;istinto, alle emozioni.. o colmo di retorica. Lui affronta sistematicamente il problema, affrontando gli &#8220;scientisti&#8221; nel loro stesso campo di gioco..e in un certo senso, destabilizzandoli.<br />
E&#8217; davvero un caso che alla fine, come vedrete leggendo tutto il testo, non sia più stato chiamato a leggere questo intervento?<br />
Buona lettura&#8230;<br />
<span>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span><span>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span>&#8212;&#8212;&#8212;-</strong></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella primavera del 1987 conobbi Paul MacCready, qull’ingegnere aeronautico simpatico e divertente che nel 1977 ha costruito il &lt;&lt;Gossamer Condor&gt;&gt;, realizzando così uno dei più antichi sogni dell’uomo: il volo muscolare umano. MacCready ha progettato anche il &lt;&lt;Gossamer Albatross&gt;&gt;, il primo aereo azionato dall’uomo che ha attraversato la Manica, e anche un aereo a energia solare.<br />
Nel corso della nostra conversazione Paul parlò con disprezzo dei sensitivi, persone che sostenevano di vedere le aure. L’opinione di MacCready era che questa gente nel migliore dei casi era ingenua e nel peggiore imbrogliava.<br />
Io non ero d’accordo: nella discussione che seguì Paul mi disse di essere membro della sezione di Pasadena del csicop. Il Comitto per l’Indagine Scientifica delle Rivendicazioni dei Fenomeni Paranormali era stato fondato nel 1976 da un gruppo di eminenti filosofi, psicologi, scienziati e maghi. Nella loro rivista trimestrale, &lt;&lt;The Skeptical Inquirer&gt;&gt;, i membri del csicop avevano screditato le rivendicazioni dei fenomeni &lt;&lt;paranormali&gt;&gt;. C’erano sezioni del csicop in tuttoi l paese e quella di Pasadena, di cui facevano parte molti membri del Cal Tech, era particolarmente attiva. MacCready mi propose di fare un discorso a questo gruppo.<br />
Accettai immediatamente pensando che sarebbe stata una esperienza interessante sia per me che per il gruppo. Paul disse che avrebbe fatto in modo di farmi invitare. Iniziai a preparare il mio discorso..<br />
Dato che non sapevo molto sul lavoro del csicop, cominciai col leggere una scelta di articoli tratti da &lt;&lt;The Skeptial Inquirer&gt;&gt; e pubblicati nel volume Scence Confront the Paranormal. La maggior parte degli articoli non mi interessava affatto, in essi si screditavano i bioritmi, la chiromanzia, l’astrologia, gli UFO e il Triangolo delle Bermude, fenomeni in cui comunque non credevo. Altri articoli, quali un esame critico delle ricerche del mostro di Lochness mi sembrarono di scarso interesse poiché erano privi di implicazioni filosofiche o intellettuali.<br />
In alcuni articoli mi disturbava il tono violento di molti autori che stimavo, la tendenza ad attribuire agli avversari le motivazioni più base. In realtà sembrava ci fosse molta animosità personale e insulti da entrambe le parti. Per esempio, a proposito analogie tra la chiaroveggenza e il misticismo orientale, rilevate da scrittori quali Fritjoff Capra, Isaac osservava:<br />
… Se nel mondo intuizione e ragione hanno la stessa importanza e se i saggi orientali conoscoo l’Universo quanto lo conoscono i fisici, perché non considerare le cose al contrario? Perché non adoperare la saggezza dell’Oriente come una chiave alle domande senza risposta della fisica? Per esempio: qual è la componente fondamentale costituente le particelle subatomiche che i fisici chiamano quark?&#8230;<br />
Asimov concludeva:<br />
Questa presunta verità dell’intuizione è una vera e propria sciocchezza ed è ridicolo vedere delle menti razionali che si sono perse d’animo inginocchiarsi davanti ad essa. No, non è esatto definirlo ridicolo: è tragico. C’è stata almeno un’altra occasione simile nel corso della storia, quando il pensiero greco laico e razionale si inchinò davanti agli aspetti mistici del Cristianesimo: quelli che seguirono furono i Secoli Bui. Non ce ne possiamo permettere altri.<br />
Queste erano parole appassionate e nel leggerle cominciai ad avvertire che c’era da parte di csicop qualcosa che andava al di là di un giudizio spassionato su dati discutibili. Lo stesso Asimov aveva implicitamente tracciato il paragone tra scienza e religione come modi divergenti di considerare il mondo. Ciò ovviamente lasciava aperta la possibilità che la scienza fosse una religione, e questa era una posizione eretica che pochi scienziati avrebbero accettato. Ma nel rileggere gli articoli del csicop cominciai a capire che la scienza era in lotta per la supremazia contro contro altri modi di percepire vissuti come minacciosi.<br />
Se volevo essere efficace nella mia conferenza alla sezione di Pasadena del Csicop dovevo impegnarmi a fondo.<br />
Iniziai col dire che non mi aspettavo di modificare le opinioni di nessuno. Non volevo convincere nessuno di niente. Ritenevo che alcuni fenomeni paranormali avessero fondatezza e sapevo che quasi tutto il pubblico era di diverso parere. Anziché discutere dettagliatamente questo punto, suggerii che saremmo stati tutti d’accordo nel sostenere che la storia, alla fine avrebbe dimostrato chi aveva ragione o torno. No restava che aspettare.<br />
Per il momento, volevo presentare al pubblico alcune delle esperienze che mi avevano portato a modificare le mie opinioni e cercare di spiegare il mio punto di vista attuale. Perché – dissi – secondo me il problema andava molto al di là dei fenomeni &lt;&lt;paranormali&gt;&gt;, investendo direttamente la posizione intellettuale che è alla base della scienza dalla seconda metà del ventesmo secolo.<br />
Dissi: C’è qualcuno in questa stanza cui sono state tolte le tonsille e le adenoidi? C’è qualcuno che ha subito una mastectomia totale per un cancro al seno? C’è qualcuno che è stato ricoverato in un’unità di rianimazione? C’è qualcuno che ha dovuto mettere un bypass auto-coronarico? Ovviamente erano in molti. Continuai: Quindi voi tutti avete a che fare con la superstizione, visto che queste operazioni sono tutti esempi di comportamento superstizioso. Esse vengono eseguite senza che vi sia la dimostrazione scientifica dei loro benefici. La nostra società spende miliardi di dollari ogni anno per una medicina della superstizione, e questo è un problema e ha un costo molto più considerevole delle rubriche di astrologia sui quotidiani tanto attaccati dall’intelligenza di csicop.<br />
E aggiunsi: Non dobbiamo essere troppo pronti a negare il potere della superstizione nella nostra vita. Chi di noi, colpito da un attacco di cuore, rifiuterebbe di essere curato in un’unità di rianimazione, solo perché non ha prove dell’efficacia di tali unità? Tutti ricorreremmo all’unità di rianimazione. Proprio tutti.<br />
Proseguii accennando ai vari casi di frode nella ricerca scientifica. Isaac Newton potrebbe avere falsato i suoi dati: sicuramente lo ha fatto Gregor Mendel, il padre della teoria dell’ereditarietà. Il matematico italiano Lazzerini falsificò un esperimento per determinare il valore del pi greco e i suoi risultati non furono messi in discussione per più di mezzo secolo. Lo psicologo inglese Cyrill Burt non si limitò ad inventare i propri dati, inventò anche i nomi dei ricercatori che avrebbero dovuto raccoglierli. In anni più recenti ci sono stati casi di frode che hanno coinvolto William T. Summerlin della Fondazione Sloan-Kettering e i dottori John Longo e John Darsee della Harvad Medical School, il dottor Jeffrey Borer della Cornell University e Stephen Breuning dell’Università di Pittsburh. Anche se la maggioranza dei casi riguarda la medicina e la biologia, ce ne sono anche in altri campi. Recentemente sono stati ritirati tre articoli comparsi nel &lt;&lt;Journal of the American Chemical Society&gt;&gt; e uno dei tre casi è tuttora irrisolto. L’entità delle frodi era sconosciuta, ma ricordai che è innegabile che nella scienza esistano frodi. Quindi il fatto che vi siano dei professionisti fraudolenti in un campo non è motivo sufficiente per sostenere che quell’intero campo d’indagini deve venire eliminato.<br />
Poi ricordai che la scienza nel suo complesso non si evolve secondo un piano esclusivamente razionale, come gli affari e il commercio. Max Planck, premio Nobel per la fisica, h a detto: &lt;&lt;Una nuova verità scientifica non si afferma convincendo i suoi avversari e illuminandoli, ma piuttosto perché dopo molti anni i suoi avversari muoiono e le nuove generazioni crescono abituate ad essa&gt;&gt;.<br />
Ricordai che in ogni epoca gli scienziati hanno sempre avuto la tendenza a credere d’aver scoperto tutto quanto vi era da scoprire; ad esempio, l’anatomista francese barone Georges Cuvier, uno degli scienziati più brillanti e famosi del suo tempo, annunciò nel 1812 che &lt;&lt;vi erano pochissime speranze di scoprire nuove specie di grandi quadrupedi&gt;&gt;. Purtroppo per Cuvier questa affermazione era antecedente alla scoperta dell’orso Kodiak, del gorilla di montagna, dell’okapi, del tapiro dal dorso bianco, del verano di Komodo, della gazzella di Grant, della zebra di Grevy, dell’ippopotamo pigmeo e del panda gigante, per citare solo alcuni esempi di grandi quadrupedi. Affermazioni analoghe sono state avanzate da ogni generazione di fisici e si sono sempre dimostrate sbagliate.<br />
Ricordai tutte le volte in cui la scienza non aveva accettato scoperte legittime nel momento in cui erano state fatte. Quando nel 1889 J.J, Thompson misurò la massa e la carica dell’elettrone, molti suoi colleghi lo sospettarono di frode o di incapacità, vista che era nota la sua goffagine come sperimentatore. E ancora, che era nota la sua goffaggine come sperimentatore. E ancora, quando nel 1932 Carl Anderson del Cal Tech scoprì il positrone. Sia Bohr sia Rutherford rifiutarono la scoperta perché &lt;&lt;era impossibile controllarla&gt;&gt;. La teoria della deriva deriva dei continenti, proposta da Alfred Wegener nel 1922, dovrebbe sembrare ovvia a chiunque guardi una cara del mondo e noti come i condimenti combacino, eppure ai geologi sono occorsi quarant’anni per vincere l’opposizione di uomini illustri, quali Harold Jeffrey e Mauice Ewing.<br />
Ricordai l velocità con cui la scienza progredisce è molto variabile. La teoria della gravitazione di Newton non è stata messa in dubbio per più di duecento anni e solo la scoperta della precessione del pianeta Mercurio l’ha invalidata. Al contrario, l’ipnotismo era una pratica screditata da più di duecento anni, cioè dal giorno in cui a Parigi un gruppo di scienziati famosi, tra cui Benjamin Franklin e Lavosier, aveva dichiarato che l’ipnosi non aveva valore; eppure oggi l’ipnosi è indiscutibilmente riconosciuta e ampiamente diffusa. Quindi la velocità con cui una disciplina si sviluppa non implica affatto la sua validità.<br />
Poi rivelai gli orientamenti e le manie della scienza che influenzavano gli scienziati a tutti i livelli. Decine di scienziati famosi non hanno avuto problemi nel proporre alla nostra società di impegnarsi in una costosa ricerca della vita extraterrestre, benché lo studio della vita extraterrestre sia, per citare il paleontologo George Gaylord Simson, &lt;&lt;uno studio senza soggetto&gt;&gt;. Credere nell’esistenza della vita extraterrestre è una congettura non dissimile da un puro atto di fede. Pochi, se non addirittura nessuno di quei grandi scienziati, sottoscriverebbero una qualsiasi proposta di studio dei fenomeni paranormali, perché il paranormale non è altrettanto di moda degli extraterrestri. Eppure ci sono più prove dell’esistenza dei fenomeni paranormali che non di quella degli extraterrestri.<br />
Dissi quindi che dal mio punto di vista il progetto della scienza non mi sembrava tanto diverso da altre imprese umane. C’era superstizione istituzionalizzata, c’era frode, c’erano passi falsi ed errori, c’era conservatorismo e testardaggine evidente, e c’erano mode. Marcello Truzzi, già redattore della rivista del csicop, osservava: &lt;&lt;Gli scienziati non sono quegli esempi di razionalità, obbiettività, apertura mentale e umiltà che vogliono far credere di essere&gt;&gt;.<br />
Ricordavo queste cose al pubblico non tanto per screditare la scienza, quanto per collocare l’operato della scienza in una prospettiva più realistica rispetto a quei fenomeni che non venivano accettati.<br />
Poi dissi che volevo parlare di uno degli ostacoli più ardui nell’approccio scientifico ai fenomeni in discussione. In molti casi, quali le cosiddette attività paranormali, i ricercatori urtavano contro la tesi dei cosiddetti cultori secondo cui essi non potevano produrre risultati su richiesta; non potevano lavorare in laboratorio, per lo scetticismo da cui erano circondati che inibiva il loro operato e così via. Era come se questi cultori parlassero di fenomeni che dipendevano dal loro stato d’animo. Essi dovevano essere &lt;&lt;dell’umore giusto&gt;&gt;, una condizione difficile da mantenere. Tradizionalmente gli scienziati trovano difficile da accettare questa posizione. Gli stati mistici, gli stati di meditazione, gli stati di trance erano tutti difficili da accettare.<br />
Eppure tutti noi abbiamo esperienza diretta di attività per le quali occorre essere dell’umore giusto: per esempio il rapporto sessuale, che richiede la lubrificazione nella donna e l’erezione nell’uomo. Il lavoro creativo è un’altra di quelle attività che dipendono dallo stato d’animo e che quindi non possono essere realizzate su richiesta, come testimonia la vasta letteratura dedicata al &lt;&lt;chiedere ispirazione alla musa&gt;&gt;. Sappiamo da resoconti soggettivi e dalla nostra esperienza che tutti questi fenomeni dipendenti dallo stato d’animo sono accompagnati da cambiamenti di consapevolezza. Può trattarsi di un cambiamento di energia e di concentrazione reale o percepito, di una diversa percezione del tempo, e così via. Tali cambiamenti variano da giorno a giorno, da persona a persona e, per una stessa persona, da esperienza a esperienza. La natura altamente variabile delle esperienze e la loro soggettività rendono difficili da studiare i fenomeni dipendenti dallo stato d’animo, una vera e propria sfida per l’indagine scientifica. Direi che nel secolo scorso lo studio scientifico della creatività non ha avuto un successo maggiore dello studio scientifico dell’attività paranormale, e per le stesse ragioni. Eppure chi negherebbe che la creatività esiste? Essa è semplicemente molto difficile da analizzare.<br />
Gli scienziati scettici spesso fanno notare, come ha fatto Carl Sogan, che i miracoli della scienza ortodossa superano di molto i miracoli della scienza eterodossa. Penso che sia possibile capovolgere questa idea e affermare che i miracoli della consapevolezza del reale superano di molto ciò che la scienza convenzionale ammetta possa esistere. Per esempio, supponiamo che mentre una squadra di uomini enormi vi rincorre con l’intenzione di fermarvi, vi sia ordinato di lanciare una palla a settanta metri di distanza, cercando di colpire un bersaglio della grandezza di un metro che non riuscite a vedere, subito prima di essere gettati a terra e fatti a pezzetti. Dubito che uno solo dei presenti riuscirebbe a fare una cosa del genere e neppure ci proverebbe. Eppure questo evento improbabile lo possiamo osservare tutte le domeniche pomeriggio alla televisione, nella stagione del football.<br />
Il cambiamento di consapevolezza è necessario all’esecuzione di un passaggio in una partita di football professionale è una cosa normale per noi e quindi non ci facciamo caso, ma può almeno suggerirci che altri mutamenti indotti nella consapevolezza, nell’ambito di culture e tradizioni diverse, potrebbero produrre risultati sorprendenti.<br />
Prima ho cercato di considerare in modo informale alcune delle obiezioni scientifiche ai cosiddetti fenomeni paranormali. E’ vero che molte di queste credenze sono superstizioni, m ce ne sono molte anche nel mondo “scientifico”, ad esempio in quello della medicina ad alta tecnologia. E’v ero che molti praticanti sono fraudolenti, ma lo sono anche moli scienziati attivi.<br />
E’ vero che il progresso nell’indagine del paranormale è lento, ma tale è anche il progresso in molti campi scientifici, in particolare quando i finanziamenti sono incerti.<br />
E’ vero che alcuni fenomeni paranormali sembrano dipendere dallo stato d’animo ed essere connessi con la coscienza, ma ciò vale anche per molti altri fenomeni della vita: pensiamo ad esempio alla meraviglia di un nuovo quadro o di un goal domenicale, a cui non facciamo più caso.<br />
Quindi, a mio parere, nessuna di queste obiezioni sollevate dalla scienza tradizionale contro il paranormale sembra sufficiente a impedirne uno studio legittimo. Guardando la questione più da vicino trovo tre motivi diversi e più validi su cui basare questo rifiuto.<br />
Il primo è il senso di disagio semireligioso che questi fenomeni suscitano in uno scienziato dalla mentalità troppo rigida. Nei primi anni del secolo l’amicizia di Freud e Jung finì proprio per il problema dei fenomeni occulti. Jung era apertamente interessato al paranormale. Freud no. Prima della rottura Freud scrisse a Jung: &lt;&lt;Mio caro figliolo, mantieni la calma, perché talvolta è meglio non capire qualcosa che fare grandi sacrifici per capirla&gt;&gt;. L’interesse entusiasta di Jung per l’astrologia, che egli studiò come un sistema di proiezione psicologica e non come una realtà fisica, suscitò questa risposta di Freud: &lt;&lt;Prometto di credere a qualsiasi cosa possa sembrare ragionevole. Non lo farò con piacere…&gt;&gt;.<br />
Mi chiedo: perché non credere? Perché Freud era riluttante? Freud stesso studiava senza esitazione la mitologia e l’arte. Ma l’occulto lo faceva sentire a disagio in un modo che è riconoscibile benché si difficile da individuare con precisione. Si può affermare che questo disagio fondamentalmente ha origini religiose, origini così profonde che risalirvi ci porterebbe troppo lontano.<br />
Inoltre i fenomeni paranormali suscitano un disagio simile che deriva dai fenomeni intellettuali. Presumo che quasi tutti i presenti abbiano un livello di istruzione superiore.. Siamo riusciti a sopravvivere ad anni di studi e siamo tutti abituati a pensare in modo razionale e lineare. Siamo stati abituati a dare valore a questo modo di pensare e ai suoi prodotti. Quindi in libreria ci troviamo in imbarazzo davanti alla sezione dedicata all’occulto, in cui sono ospitati scritti di persone incolte e illetterate. Questa gente non condivide il nostro sistema di pensiero o la nostra sintassi ed è probabile che ci sembri di svilirci quando vediamo il loro lavoro. Che lo vogliamo ammettere o no, chiunque abbia un’istruzione universitaria possiede determinati criteri con cui sceglie le fonti da citare nei suoi scritti e in primo luogo il genere di argomenti che tratterà. Secondo me questi criteri costituiscono un forte pregiudizio che ha influenzato ogni valutazione accademica del paranormale, così come la cattiva reputazione di Mesmer ha influenzato la valutazione delle sue affermazioni sull’ipnosi.<br />
Una terza ragione per cui gli scienziati sono riluttanti a studiare i fenomeni paranormali è che questi sembrano contraddire leggi fisiche conosciute. Che senso ha studiare l’impossibile? Solo uno sciocco sprecherebbe il suo tempo. Non si può stimare abbastanza il problema dei dati in conflitto con le teorie esistenti. Arthur Eddington ha detto una volta che non devi credere a nessun esperimento, finché non viene confermato dalla teoria: questa affermazione, benché sia una battuta, contiene una realtà di cui non si può non tenere conto.<br />
Certamente il primato della teoria è suggerito dalla storia della scienza. Bronowski osserva: &lt;&lt;Charles Darwin non ha inventato la teoria dell’evoluzione, essa era già conosciuta da suo nonno. Specificatamente sua è la concezione di una macchina dell’evoluzione: il meccanismo della selezione naturale… Una volta che Darwin ebbe proposto questo “meccanismo”, la teoria dell’evoluzione fu accettata da tutti e così sembrò la cosa più naturale del mondo chiamarla “la teoria di Darwin”&gt;&gt;.<br />
In altre parole, i dati a sostegno della teoria dell’evoluzione – come le testimonianze fossili – erano conosciuti da tempo: ciò che mancava era una teoria convincente che spiegasse i dati. Una volta che questa fu fornita da Darwin i dati furono accettati. Ora, considerate i fenomeni cosiddetti paranormali, come la chiaroveggenza, la visione a distanza e la psicocinesi. A prima vista tutti questi fenomeni sembrano contraddetti dalle teorie della fisica. O, almeno , non c’è una teoria immediatamente disponibile che ne renda conto. E questo è a mio parere uno dei motivi più importanti su cui si basa la negazione dei dati a sostegno di questi fenomeni.<br />
Quali dati?,potreste chiedere. Molti scienziati negano che vi siano addirittura dei dati – affermano, cioè, che non vi sono incidenti o eventi documentati, ben controllati e quindi non soggetti a frode.<br />
Eppure ci sono, in realtà, fatti ben studiati che sembrano sfidare la spiegazione scientifica, ricordiamo in particolare il caso di una famosa medium del secolo scorso, la signora Piper che fu difesa da Willliam Jame, professore di psicologia ad Harward. La signora Piper fu sottoposta a intensi esami per quasi un quarto di secolo, ma nessuno scettico fu in grado di dimostrare frode o inganno.<br />
Eppure le accuse di frode persistevano. James scrisse seccato: &lt;&lt;Lo “scienziato” che in questo caso è certo si tratti di “frode” deve ricordarsi che nella scienza così come nella vita comune una ipotesi deve contenere qualcosa di specifico e positivo prima di essere discussa in modo proficuo e una frode che non sia di un qualche tipo ma sia semplicemente frode in generale, frode “in abstracto” è difficile posa essere considerata come una spiegazione davvero scientifica di specifici fatti concreti&gt;&gt;.<br />
Riguardo ad altri scienziati che continuavano a sostenere l’ipotesi della frode ancora non smascherata, James ribadì: &lt;&lt;Credo che non ci sia alcuna fonte di errore nell’indagine della natura che si possa paragonare a una rigida credenza che certi tipi di fenomeni sono impossibili&gt;&gt;.<br />
Al di là del problema più limitato di sapere se un fenomeno isolato, quale la chiaroveggenza o la telepatia o vedere le aure, avvenga effettivamente, c’è una questione più ampia che riguarda la scienza, al presente. Mi riferisco a una certa fissità di punti di vista degli scienziati, una certa tendenza a confondere le teorie scientifiche contemporanee con la realtà da cui hanno origine.<br />
Jacob Bronowski, uno degli studiosi più attenti al rapporto della scienza con le altre attività umane, ci ricorda sempre che le teorie scientifiche sono artificiali: &lt;&lt;La scienza, così come l’arte, non è una copia della natura, ma una sua ri-creazione&gt;&gt;. La scienza offre un quadro del mondo, ma il quadro non va confuso con la realtà da cui proviene. Eppure tutti noi tendiamo a confondere le visioni della nostra immaginazione con la realtà. Penso che quasi tutti abbiamo guardato fuori del finestrino i un aereo in volo sugli Stati Uniti e ci siamo stupiti di non vedere le linee che separano gli stati, come compaiono sulle carte. Ricordo il mio stupore la prima volta che vidi del tessuto umano vivente al microscopio e lo trovai incolore. Mi aspettavo di vedere delle cellule rosa con il nucleo viola. Ma quei colori sono artificiali, aggiunti durante la preparazione del vetrino. In realtà le cellule non hanno colore. Certamente sapevo che era così, proprio come tutti sappiamo che non ci sono linee sul terreno che separano gli stati. Ma ce ne dimentichiamo facilmente.<br />
Sono cresciuto nel ventesimo secolo, in una tradizione occidentale, scientifico-razionale. Sono stato educato a pensare che la visione scientifica del mondo sia quella corretta e che qualsiasi altra visione sia pura superstizione. Mi trovavo d’accordo con Bertrand Russell quando affermava: &lt;&lt;Ciò che la scienza non ci può dire, l’umanità non lo può sapere&gt;&gt;.<br />
Avevo avuto solo qualche esperienza incidentale che contraddiceva questo punto di vista; ma le mie esperienze successive erano andate oltre quel punto di vista scientifico-razionale. Trovo ancora utile la visione scientifica, ci ho vissuto insieme felicemente la maggior parte del tempo. Ma ora ritengo che la scienza offra un modello di realtà arbitrario e limitato. Perché la realtà è sempre più vasta – molto più vasta – di ciò che sappiamo, di ciò che possiamo dire. Vediamo perché, con un semplice esperimento mentale.<br />
Pensate a una persona che conoscete bene. Ora fate delle affermazioni corrette che descrivano quella persona.<br />
George è un uomo di umore costante.<br />
Ora riflettete su questa affermazione. E’ davvero corretta? E’ probabile che più ci pensiate più vi verranno in mente le occasioni in cui George ha perso la calma, o era turbato o di cattivo umore per qualche ragione. Penserete alle eccezioni. Quindi dovrete ammettere che l’affermazione non è precisa.<br />
Potreste modificarla dicendo:<br />
George è spesso un uomo di umore costante.<br />
Ma così sareste soltanto evasivi. La parola &lt;&lt;spesso&gt;&gt; ci dice semplicemente che l’affermazione a volte è corretta e a volte no. Dato che non dice quando l’affermazione non è corretta, non ci serve molto. Dovreste allora essere più espliciti, fare un’affermazione più stringente:<br />
George di solito è un uomo di umore costante, tranne il lunedì se la sua squadra ha perso il giorno prima, o quando ha litigato con la moglie, o quando è stanco e suscettibile – in genere verso la fine della settimana -, ma non sempre – oppure quando il suo capo gli rende la vita difficile, o quando deve riscrivere una relazione, o quando deve partire… o quando… o quando…<br />
Presto vi accorgerete che la vostra affermazione descrittiva si sta trasformando in un saggio. E ancora non avrete detto tutte le cose che sapete. Ancora non è completa. Potreste riempire pagine e pagine e non avreste ancora finito. In realtà è un’impresa disperata quella di cercare di fare una affermazione esaustiva sull’umore mutevole di George. L’argomento è troppo complicato. Era destinato al fallimento fin dall’inizio.<br />
Per cui ricominciamo da capo. Facciamo una affermazione diversa.<br />
George è preciso e ordinato.<br />
Questo è indiscutibilmente vero, penserete. George si veste sempre con cura e la sua scrivania è sempre in ordine. Ma avete visto il suo tavolo da lavoro in garage? Che caos! Arnesi sparsi dappertutto. Sua moglie non fa che ripetergli di mettere a posto. E il bagagliaio della sua auto? C’è di tutto lì dentro e non si prende la briga di ripulirlo.<br />
George è di solito preciso e ordinato.<br />
A questo punto già saprete dove vi porterà questa modifica: a un altro saggio.<br />
Facciamo quindi un’altra affermazione, che sia concisa e completa.<br />
George hai capelli grigi.<br />
Ecco fatto, penserete. Ha i capelli grigi e non c’è niente da discutere. Naturalmente, però , non tutti i suoi capelli sono grigi. La maggior parte lo sono, soprattutto sulle tempie e sulla nuca. Per cui abbiamo semplificato, in modo tuttavia accettabile.<br />
Però, se George ora ha i capelli grigi, on li aveva grigi qualche anno fa. E in futuro non saranno più grigi, saranno bianchi. Quindi questa è una descrizione precisa dei capelli di George adesso, in questo momento. Non è una descrizione universale, invariabile.<br />
Riproviamo.<br />
George è un uomo.<br />
Beh, sì. Ma &lt;&lt;uomo&gt;&gt; è poco specifico; è un termine determinato culturalmente. Alla nascita non veniva considerato un uomo. Occorre raggiungere una certa età e una certa posizione nella società per essere considerato un uomo.<br />
George è un maschio.<br />
Questo è indiscutibile. George è, ed è sempre stato, un maschio. Non c’è modo di contestarlo. E’ un’affermazione vera sia ora sia nel passato. E’ una verità eterna. E’ una descrizione precisa della realtà di George. Certo, per &lt;&lt;maschio &gt;&gt; intendiamo che ha un cromosoma X e un cromosoma Y. Ma non lo sappiamo con certezza, vero? George potrebbe avere un cromosoma in più. Potrebbe essere solo apparentemente maschio…<br />
E così via.<br />
Emergono due punti dall’esercizio precedente. Il primo è che ogni affermazione che facciamo su George può essere contraddetta. Perché? Perché le nostre affermazioni su George sono solo approssimazioni, semplificazioni. La persona reale che chiamiamo George è sempre più complessa di qualsiasi affermazione che abbiamo fatto su di lui. Per cui possiamo sempre fare riferimento alla persona reale e trovarvi una contraddizione a ciò che abbiamo detto.<br />
Il secondo punto è che le affermazioni di George più sicuramente accettate sono anche quelle meno interessanti. Non possiamo dire niente di globale sul suo umore o il suo essere ordinato o sul suo comportamento complessivo. Ci troviamo in terreno molto più sicuro descrivendo le caratteristiche più semplici del suo aspetto fisico: il colore dei capelli, la statura, il sesso, e così via. In questo modo, con qualche precisazione sugli errori di misurazione e sui cambiamenti nel corso del tempo, possiamo esprimerci con sicurezza.<br />
Ma soltanto un sarto di sentirebbe orgoglioso di questo. E ne avrebbe ben ragione. Dopo aver fatto molte prove e dopo avere sistemato i modelli durante ogni prova, il sarto sarebbe in grado di tagliare un vestito per George in sua assenza: George lo proverebbe e gli starebbe perfettamente!<br />
Questo è un trionfo dell’arte della misurazione, ma gli abiti sono indossati da una persona che il sarto non può conoscere affatto. Né gli interessa. Non gli importa niente di altri aspetti di George. Non è il suo lavoro.<br />
D’altra parte, ciò che interessa a noi di George non sono le sue misure. Ci interessano precisamente quegli altri aspetti al sarto, per definizione, non importano. Per noi è molto più difficile definire quegli altri aspetti di George di quando non sia difficile per il sarto definire le misure di George. Il sarto può fare il suo lavoro di descrizione perfettamente. Noi, dal canto nostro, non riusciamo affatto a descrivere George. Ora, dato che il sarto è così bravo potremmo avere la tentazione di chiedergli: &lt;&lt;Chi è George?&gt;.<br />
Il sarto risponderà: &lt;&lt;George è una quarantaquattro lunga&gt;&gt;.<br />
E se protestassimo dicendo che la sua risposta non è soddisfacente, il sarto risponderebbe di avere indubbiamente ragione lui perché potrebbe tagliare tutto un vestito che gli starebbe a pennello.<br />
Questo in sostanza è il problema della visione scientifica della realtà. La scienza è una sorta di illustre grande sartoria, un metodo per prendere misure che descrivano qualcosa – la realtà – che potrebbe non essere capito affatto. La scienza ci aiuta ma fino a un certo punto. Certamente ha prodotto enormi benefici. Sarebbe folle abbandonare la scienza o negarne la validità. Ma sarebbe ugualmente folle pensare che la realtà è una quarantaquattro lunga. Eppure sembra che la società occidentale abbia fatto questo. Per centinaia di anni la scienza ha avuto tanto successo che il sarto ha preso il controllo della nostra società. La sua conoscenza sembra quindi più precisa e potente della conoscenza offerta da altre discipline, quali la storia, la psicologia o l’arte. Ma alla fine restiamo con un fastidioso senso di vuoto riguardo alle creazioni della scienza. Possiamo arrivare a sospettare che la realtà nasconda più cose di quanto le misurazioni potranno mai rivelare.<br />
Torniamo al problema precedente: descrivere una persona chiamata George. Quando abbiamo considerato qualcosa d’altro dalle sue misure, abbiamo trovato molto difficile fare qualsiasi affermazione su George che non potesse essere immediatamente contraddetta da altre affermazioni, ugualmente vere.<br />
Ora, potremmo insistere con questo problema ancora un po’ e continuare a cercare affermazioni incontrovertibili su George. Ma alla fine, dopo ripetuti fallimenti, arriveremmo a sospettare che non c’è modo di riuscire in questa impresa. La realtà di George continua a sfuggirci. Qualsiasi cosa noi diciamo è sbagliata.<br />
A quel punto se qualcuno dirà: &lt;&lt;E’ al di là della possibilità delle parole definire l’esistenza&gt;; non suonerà tanto esoterico. Sembra essere esattamente ciò che abbiamo scoperto da soli. Tuttavia questa affermazione è stata fatta da Lao-Tse, un mistico cinese, duemilacinquecento anni fa. Lao-Tse insistette su questo punto, lo ripeteva sempre: &lt;&lt;L’esistenza è infinita, non va definita&gt;&gt;:<br />
Ma se è così, se la realtà eluderà sempre le nostre definizioni, proprio come George, che possiamo fare?<br />
&#8212;<br />
Non c’è alcun bisogno di correre fuori<br />
Per vedere meglio,<br />
né di scrutare fuori della finestra. Piuttosto resta<br />
al centro del tuo essere;<br />
perché più te ne allontani, meno apprendi.<br />
Lao-Tse sostiene che è necessario rivolgersi all’interno, verso un senso interiore di realtà, anziché all’esterno. Questa sembrerebbe una critica delle imprese accademiche e infatti altre volte è esplicito:<br />
Abbandonate l’apprendimento raffinato. Ponete fine al fastidio<br />
Di dire sì a questo e forse a quello,<br />
distinzioni di così scarso significato!<br />
Categorico questo, categorico quello,<br />
che scarsa utilità hanno!<br />
Lao Tse fa molte affermazioni simili che sembrano in opposizione con l’insegnamento erudito, persino con il sapere. Perché pensa così?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando la gente trova qualcosa di bello<br />
Pensa a qualcosa d’altro di non bello,<br />
quando trova un uomo giusto,<br />
ne giudica un altro non giusto.<br />
La vita e la morte, benché nascano una dall’altra,<br />
sembrano in conflitto come stadi di mutamento<br />
difficile e facile come fasi di riuscita<br />
lung e breve come misure di contrasto,<br />
alto e basso come gradi di relazione;<br />
ma poiché il variare dei toni dà musica a una voce<br />
e ciò che è è l’era di quel che sarà<br />
l’uomo saggio<br />
non compie nessun atto<br />
non pone nessuna legge<br />
prende tutto quel che accade come viene…</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In realtà sta dicendo: Non fate distinzioni, perché ogni distinzione simultaneamente definisce il suo contrario, e in molti casi l’azione reciproca dei contrari è indivisibile, così come il variare dei toni crea la musica. Egli afferma che ci se ci si accosta al mondo attraverso le distinzioni, non si riuscirà mi a districare le proprie percezioni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il modo più sicuro per accertare se un uomo è saggio<br />
È se accetta la vita intera, così come’è,<br />
senza aver bisogno con le misure o il toccare di capire<br />
l’origine incommensurabile e intoccabile<br />
delle sue immagini…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’atteggiamento di Lao-Tse rappresenta un modo di affrontare il fatto che qualsiasi cosa diciamo sulla realtà è inevitabilmente sbagliata o incompleta. Lao-Tse afferma che si deve &lt;&lt;accettare la vita intera, così com’è, senza avere bisogno.. di capire&gt;&gt;.<br />
Questo in un certo senso è un atteggiamento antirazionale e certamente antintellettuale. Tuttavia è un altro punto di vista, chiaro e coerente. Potrebbe non soddisfare tutti i gusti, però siamo costretti a riconoscere che è una soluzione vera di un problema vero.<br />
Ai suoi tempi Jacob Bronowski si impegnò notevolmente quando dovette rivolgersi a un pubblico prevalente umanistico per persuaderlo a fare attenzione alla scienza individuando collegamenti tra studi umanistici e scientifici. Trent’anni dopo l’ago della bilancia si è spostato dall’altra parte. A me pare che ora occorre ricordare agli scienziati le somiglianze tra le loro attività e quelle di altri uomini, e che soprattutto occorra ricordare loro che il metodo razionale, scientifico, riduttivo, non è la sola strada alla verità che ci serve.<br />
Trovo che questo sia il pregiudizio più sorprendente tra gli scienziati che conosco. Il mio amico Marvin Minsky, in un libro recente, parla in modo critico degli stati mistici. Trova questi stati &lt;&lt;sinistri&gt;&gt; e parla di &lt;&lt;vittime di questi incidenti&gt;&gt;. Esprime così le sue opinioni: &lt;&lt;Si può acquisire la certezza solo con l’amputazione dell’indagine… Offrire ospitalità al paradosso è come sporgersi verso un precipizio. Puoi scoprire com’è cadendoci dentro, ma potresti non riuscire a caderne fuori. Una volta che la contraddizione si installa, poche menti riescono a respingere la forza – distruttrice dell’intelligenza – degli slogan quali “tutto è uno”&gt;&gt;.<br />
Ancora più apertamente Stephen Hawkin sostiene che il misticismo &lt;&lt;è un ripiego. Se trovi troppo difficili la fisica teorica e la matematica, ti rivolgi al misticismo&gt;&gt;.<br />
Tali affermazioni, in linea generale, concordano con il commento di Asimov per il quale l’intuizione è per coloro che &lt;&lt;si sono persi d’animo&gt;&gt;. Hawking si spinge più lontano, implicando che il misticismo è un procedimento per coloro che non sono abbastanza svegli per fare fisica.<br />
Io non sono d’accordo con questo atteggiamento. Forse il modo più semplice per affermare la mia obiezione è questo: non trovo il contenuto della fisica sufficiente a spiegare il comportamento degli stessi fisici.<br />
Da dove nasce la credenza dei fisici nella coerenza, nell’unificazione? Questa credenza è così forte che uomini e donne dedicano la loro vita a provare la sua esistenza. Eppure non è visibile al mondo. Davanti a noi vediamo un mondo di oggetti ed eventi apparentemente disuniti. L’unità sottostante è qualcosa che cerchiamo e troviamo. Dando per scontato che la percezione scientifica dell’unità non è la stessa della percezione mistica dell’universo, resta comunque una domanda: che cosa spinge uno scienziato a cercare l’unità? E’ forse solo una questione di riordino della matematica? Gli scienziati credono davvero che gli interessi puramente formali sono sufficienti a farli lavorare instancabilmente, anno dopo anno? La scienza è un sistema completamente auto referente per cui creare connessioni interne tra teorie è l’unica forza motivante?<br />
Credo di no. Immagino che gli scienziati siano spinti dall’idea che il mondo là fuori – la realtà – contenga un ordine nascosto, e lo scienziato cerchi di spiegare l’ordine nascosto nella realtà. E quell’impulso è ciò che lo scienziato ha in comune con il mistico. L’impulso di arrivare al fondo delle cose. Di sapere come il mondo funziona veramente. Di conoscere la natura della realtà. N premi nobel per la fisica scrisse:<br />
Desideravo ardentemente imparare per un motivo che non confidavo a nessuno: volevo esprimere l’emozione che provo davanti alla bellezza del mondo. E’ difficile metterla in parole, proprio perché è un’emozione. E’ simile al sentimento religioso di chi crede in un dio che controlli ogni cosa nell’universo. E’ un senso di globalità al pensiero che fenomeni e comportamenti apparentemente così diversi siano tutti mossi, dietro le quinte, da una stessa organizzazione, da stesse leggi fisiche. E’ tener conto della bellezza matematica della natura, di come operi all’interno. E’ capire che percepiamo fenomeni originati dalla complessità dell’interazione degli atomi. Uno spettacolo inebriante! Suscita un timore – una reverenza scientifica – che secondo me si può comunicare, ad altri che l’abbiano sperimentato, attraverso un quadro, un dipinto che evochi la stessa emozione, ricordi per un attimo la magnificenza dell’universo.<br />
Alcuni di voi avranno riconosciuto l’autore: Richard Feynman, un membro eminente del Cal Tech. Cito il brano perché mi pare che a grandi linee esprima esattamente il tipo di visione unificata che altri scienziati denigrano. E anche perché, provenendo da un autore tra i più autorevoli e i meno pedanti, l’affermazione è decisamente credibile: Feynman afferma che la sua emozione è &lt;&lt;simile al sentimento religioso&gt;&gt;. E’ un apprezzamento solo della bellezza matematica della natura. E il timore è espressamente una reverenza scientifica, come se la reverenza scientifica fosse in qualche modo diversa dalla reverenza normale.<br />
Questa mi colpisce come una espressione stranamente cauta di ciò che è secondo me un’emozione umana pressoché universale.<br />
Parlando della carriera artistica di Feynman, vale la pena di menzionare una delle scoperte che fece in seguito. Poco tempo dopo aver cominciato a disegnare egli visitò la Cappella Sistina. Non aveva portato con sé la guida, quindi si limitò ad osservare i dipinti. Alcuni gli parvero bellissimi e altri veramente brutti. Tornato in albergo scoprì che il suo giudizio dei dipinti collimava con quello della guida.<br />
Ero al settimo cielo: senza poter esprimere perché, ero capace di distinguere tra un capolavoro e un ritratto qualunque! Come scienziato, uno pensa sempre di sapere razionalmente quello che fa, e tende a non avere fiducia nell’artista che dice &lt;&lt;magnifico&gt;&gt; o &lt;&lt;non vale niente&gt;&gt;, senza dare spiegazioni convincenti… Ora però ero distrutto, era capitato anche a me.<br />
Perché afferma di essere distrutto? Che cosa significa essere distrutto?<br />
Nel corso del libro Feynman scarta tranquillamente molti campi di attività che non siano la fisica. E’ un uomo dal rigore matematico, quindi trova di scarso interesse la filosofia o l’arte o la psicologia. Questi campi non hanno senso per lui; gli addetti &lt;&lt;non sanno di cosa stanno parlando&gt;&gt;. Eppure nella Cappella Sistina ha provato qualcosa che distrugge la sua concezione degli altri campi. Egli a acquistato, semplicemente facendo arte egli stesso, l’abilità di avere delle percezioni sull’arte che concordano con le percezioni formali e codificate della storia dell’arte.<br />
Feynman non analizza ulteriormente questo notevole episodio, benché vi sia chiaramente altro da dire. Da un lato la sua esperienza sembra implicare che, benché egli non cerchi di portare i suoi criteri critici alla coscienza, ciononostante i criteri esistono.. Devo esistere, altrimenti non potrebbe mai essere d’accordo con quanto dice la guida. Dall’altro, i criteri non sono arbitrari o accademici, dato che Feyman è in grado di formulare qui criteri semplicemente attraverso l’esperienza di dipingere. I criteri della storia dell’arte devono certamente avere qualcosa a che fare con l’attività del fare arte. C’è un rigore alla base della storia dell’arte che Feynman ha dimostrato riproducendone le conclusioni.<br />
Mi dilungo su questo perché mi sembra un esempio di una situazione in cui uno scienziato particolarmente brillante, a confronto dei dati, ammettendo i dati, tuttavia non li porta alle ovvie conclusioni: c’è altrettanto rigore nell’arte di quanto ce n’è nella scienza. Potrà essere un tipo di rigore diverso, ma è comunque rigore.<br />
Quando un artista come Jasper Johns afferma: &lt;&lt; Sto solo cercando di trovare un modo di fare quadri&gt;&gt;, lo intende esattamente allo stesso modo in cui lo intende il fisico quando afferma, &lt;&lt;sto sol cercando di trovare un modo di fare fisica&gt;&gt;. Come lo scienziato, l’artista deve costruire sull’opera dei predecessori. Un artista può sentirsi intimidito dall’opera dei suoi predecessori, proprio come uno scienziato.<br />
Quindi se uno scienziato scarta l’arte come tipo di attività senza forma in cui &lt;&lt;va bene tutto&gt;&gt;, significa soltanto che lo scienziato non capisce l’attività del fare arte. Non capisce ciò che scarta. Lo scienziato possiede solo il suo modello di che cosa è l’attività dell’arte, e il suo modello è sbagliato: non è informato e non collima con i dati.<br />
La disinformazione degli scienziati riguardo al lavoro reale dei non scienziati mi sembra raggiunga il massimo quanto gli scienziati prendono in considerazione gli stati di meditazione, le alterazioni della coscienza e i discussi fenomeni paranormali. Se non hai mai sperimentato queste cose personalmente, troverai ovviamente le descrizioni assurde. Perché queste esperienze sono diverse dalle esperienze della coscienza normale. Non c’è nessun mistero qui, e sicuramente non c’è niente di sinistro. E’ solo diverso. E’ un altro tipo di coscienza.<br />
Ho conosciuto un prodigio del calcolo e nell’osservarlo non riuscivo a capire come facesse; fui semplicemente costretto, dopo aver controllato un po’ di volte, ad accettare che potesse farlo. Conosco un regista che ha una memoria fotografica, ma è una persona piuttosto noiosa, pronta a tenere lezioni improvvisate e dettagliate su ogni genere di argomento. Tutto quel che ho imparato è di non discutere mai con lui di qualche fatto oscuro perché ha immancabilmente ragione. Ma non riuscivo a capire come facesse, anche lui.<br />
Lo stesso mi succede con persone con delle capacità paranormali. Esse sono capaci di fare delle cose che io non so fare. Per loro questa capacità è normale e sul piatto della bilancia ha i suoi pro e contro. Gli scettici dicono spesso che se il comportamento paranormale fosse reale, allora i veggenti giocherebbero in borsa o alle corse dei cavalli. Per la mia esperienza molti lo fanno. Esiste, in realtà, una sorta di livello di attività segreto in cui i veggenti sono consultati dalle multinazionali. La gente si imbarazza ad ammettere l’esistenza di questa attività, tuttavia avviene, proprio come ci si aspetterebbe.<br />
E vorrei ricordavi che non c’è ragione perché il comportamento paranormale non debba esistere. Di nuovo, il grande buon senso del dott. Bronowki:<br />
Nella scienza… il processo della previsione è conscio e razionale. Persino negli esser umani questo non è il solo tipo di previsione. Gli uomini hanno solide intuizioni che certamente non sono state analizzate e suddivise in passaggi razionali, e alcune di esse non lo saranno mai. Può essere, ad esempio, come spesso si sostiene, che la maggior parte delle persone siano un po’ più brave a indovinare una carta e altre persone siano molto più brave di quanto non sarebbe una macchina che si limitasse a scegliere le sue risposte a caso. Ciò non sarebbe sorprendente… Sicuramente l’evoluzione ci ha selezionati rapidamente perché possediamo il dono della previsione più degli altri animali… L’intelligenza razionale è uno di questi doni ed è, in fondo, altrettanto notevole e altrettanto inspiegata. E quando l’intelligenza razionale si rivolge al futuro, e fa deduzioni da esperienze passate a un domani sconosciuto, il suo processo è… un gran mistero…<br />
Per tornare al nostro punto originario, l’esperienza di queste altre forme di coscienza a me sembra normale, quasi banale. Queste forme diverse di coscienza – siano esse doti innate o procedimenti appresi con l’addestramento – ci portano ad altre forme di sapere, e ad altre percezioni dell’ordine sottostante nel mondo intorno a noi. Non sono percezioni matematiche, ma sono comunque percezioni. Prima i scartarle subito come frodi o fantasie, mi sembra utile averne esperienza di prima mano. Se non siete disposti ad averne esperienza di prima mano, vi esponete alla critica di scartare ciò che non capite. E ridurreste la vostra esperienza della realtà.<br />
Perché, come ho detto, la percezione scientifica della realtà non è la realtà stessa. Anche la legge scientifica più potente non è una descrizione completa della realtà. C’è sempre qualcosa ancora d sapere. Ritengo sia importante essere molto chiari su questo. Feynman, che stimo molto, riguardo alle persone non scientifiche, afferma. &lt;&lt;essi non comprendono il mondo in cui vivono&gt;&gt;. Sembra che si una delle sue espressioni preferite; la ripeté spesso nel corso dell’inchiesta sul disastro dello shuttle.<br />
Ma siamo chiari: nessuno capisce il mondo in cui vive. Né io, né te, né Richard Feynman. Potremmo capirne una parte, una aspetto del tutto, ma la realtà in senso completo e onnicomprensivo sfugge alle nostre descrizioni. Se altri modi di conoscere sono interiori, soggettivi e intrinsecamente non verificabili, ciò non li rende necessariamente meno interessanti e meno utili.<br />
Le persone che trovano che i numeri siano estranei alla loro natura non sono emarginate; diseredati, ignoranti, disprezzati che non sanno come risolvere equazioni differenziali e quindi viene loro negato l’accesso alla verità matematica rivelata.<br />
Perché la sola scienza non è sufficiente.<br />
Lo scienziato ortodosso si sente spesso a disagio di fronte a un pubblico che crede nel creazionismo e nei fenomeni paranormali. Lo scienziato vede un mondo bello e complesso, una sfida del tutto soddisfacente al suo approccio razionale. Perché, egli si chiede, c’è chi non è soddisfatto di questa visione del mondo? Perché la scienza non è sufficiente?<br />
La risposta più semplice è che, benché la scienza sia un processo di indagine estremamente potente, essa non ci dice quello che veramente vogliamo sapere. Max Plank disse: &lt;&lt;Da dove vengo e dove sto andando? Questa è la grande domanda senza risposta, la stessa per ognuno di noi. La scienza non ha una risposta&gt;&gt;.<br />
Una delle ragioni di ciò è che la scienza non ci può dire perché le cose accadono. Feynman, in una lezione divulgativa sull’elettrodinamica quantistica, afferma: &lt;&lt;Mentre vi descrivo come funziona la Natura, voi non capite perché la Natura funziona così. Ma nessuno lo capisce. Io non so spiegare perché la Natura si comporta in questo modo specifico&gt;&gt;.<br />
Questo è vero, ma trascura il fatto che, sebbene la conoscenza di come funzionino le cose sia sufficiente a consentire il nostro intervento sulla natura, ciò che gli esseri umani desiderano realmente sapere è perché le cose funzionino. I bambini non chiedono come faccia il cielo a essere blu: chiedono perché è blu.<br />
Probabilmente Feynman avrebbe detto che questa domanda non ha significato. E infatti per il pensiero scientifico moderno non ne ha. Ma non è ovvio che questo stato di cose continui indefinitamente. Il fisico John Bell osservò:<br />
I padri fondatori della fisica quantistica erano piuttosto orgogliosi di aver rinunciato all’idea di spiegazione. Erano molto fieri di occuparsi soltanto di fenomeni: rifiutavano di guardare al di là dei fenomeni, considerando questo il prezzo che si doveva pagare per venire a patti con la natura. E’ un fatto storico che chi assunse questo atteggiamento agnostico verso il mondo reale a livello di microfisica ebbe molti successi. Allora sembrava una buona cosa da fare, ma non credo che lo sia indefinitamente.<br />
Intanto, però, un matematico nota che &lt;&lt;il problema del perché è quasi ignorato dai fisici che enfatizzano soprattutto il come… La metafisica del cosmo è data in termini di matematica pura. Si afferma che essa sia assolutamente priva di obiettivi o scopi: la realtà della cosmologia contemporanea è una realtà matematica&gt;&gt;.<br />
Ma questa realtà matematica è sostanzialmente arbitraria, e questa percezione di un universo privo di scopi ha dei costi precisi. La scienza moderna presenta i suoi modelli matematici come un trionfo della ragione, ma come osserva Hanna Arendt: &lt;&lt;I tempi moderni, dominati dalla tecnologia, sono caratterizzati precisamente dal fatto che la ragione, nel senso di una comprensione contemplativa e autorivelantisi, è perduta, ed è sostituita da una distaccata (tecnologia), impegnata attivamente nella teoria della matematica pura e applicazioni alla fisica&gt;&gt;.<br />
Per me non c’è niente di sbagliato in una percezione matematica della realtà, sempre che non si consenta a quella percezione di prevalere. Perché, come esseri umani, che viviamo la nostra vita, che prendiamo decisioni riguardo a noi stessi e alla società, dobbiamo trovare un significato. E quel significato deve essere ampiamente fondato.<br />
Un matematico afferma:<br />
Sono consapevole degli ingredienti con i quali si crea il significato… l’amore e il linguaggio, il mito, il pensiero razionale e l’impulso irrazionale, le intuizioni umane, la legge, la storia, il dovere, il rito, la fede religiosa, il senso mistico, trascendentale, allegorico ed estetico, il gioco, il mondo come un rompicapo, il mondo come un palcoscenico, la contemplazione della vita e della morte, le necessità imposte dalla fisica e dalla biologia, tutti questi e centinaia di altri ancora sono sentieri che portano al significato.<br />
Forse è per questo che Einstein una volt disse: &lt;&lt;L’umanità ha tutte le ragioni di collocare i sostenitori di alti valori e standard morali al di sopra degli scopritori di verità obbiettive. Ciò che l’umanità dee a personalità come Budda, Mosé e Gesù, secondo me è molto di più che tutti i risultati della mente che indaga e costruisce&gt;&gt;.<br />
Il fatto è che abbiamo bisogno delle intuizioni del mistico come delle intuizioni dello scienziato. L’umanità è sfavorita quando manca una delle due. Carl Jung disse:<br />
La natura della psiche penetra in luoghi oscuri ben al di là della nostra comprensione. Contiene altrettanti enigmi di quanti ne contiene l’universo con i suoi sistemi galattici, davanti alle cui configurazioni grandiose solo una mente priva di fantasia non ammetterà la propria insufficienza… Se quindi per le esigenze del su o cuore, o in accordo con l’antico insegnamento della saggezza umana, o per rispetto del fatto psicologico che le percezioni &lt;&lt;telepatiche&gt;&gt; avvengono, chiunque dovesse giungere alla conclusione che la psiche, nei suoi domini più profondi, partecipa di un tipo di esistenza al di là del tempo e dello spazio… allora la ragione critica non potrebbe controbattere con l’argomento del &lt;&lt;non liquet&gt;&gt; della scienza. Inoltre, avrebbe il vantaggio inestimabile di conformarsi ad una tendenza della psiche umana che è esistita da tempo immemorabile ed universale. Chiunque non tragga questa conclusione, per scetticismo, mancanza di coraggio, esperienza psicologica inappropriata, o ignoranza avventata… ha invece la certezza indubitabile di entrare in conflitto con la verità del suo sangue… L’allontanarsi dalle verità del sangue genera inquietudine nevrotica… L’inquietudine genera l’insensatezza e la mancanza di significato nella vita è una malattia dell’anima, la cui piena estensione e piena portata la nostra era non ha ancora cominciato a comprendere.<br />
Molte grazie.<br />
Bene, questo era il mio discorso per gli scettici di Pasadena.<br />
Siccome non sono mai stato invitato, non l’ho mai pronunciato.<br />
Michael Cricton</strong></p>
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		<title>L&#8217;angolo di Alice&#8230; i segnali di calma</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 12:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Ritorna Alice con la sua splendida rubrica dedicata al mondo degli animali..
Alice è una opportunità preziosa per chiunque vorrà leggere i suoi articoli.
Non si tratta delle solite riflessioni sugli animali (con tutto il rispetto per esse) ma di esperienze, conocenze, studi, imput di particolare valore e qualità, e di cui spesso i più sono totalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="cane" src="http://www.dyrevenn.no/images/turid-rugaas-400.jpg" alt="" width="400" height="377" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ritorna Alice con la sua splendida rubrica dedicata al mondo degli animali..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alice è una opportunità preziosa per chiunque vorrà leggere i suoi articoli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non si tratta delle solite riflessioni sugli animali (con tutto il rispetto per esse) ma di esperienze, conocenze, studi, imput di particolare valore e qualità, e di cui spesso i più sono totalmente ignari.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ringrazio ancora per la sua volontà di condividere con altri. Born Again ama le persone che sanno condividere&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vi lascio alla lettura del suo pezzo..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I SEGNALI DI CALMA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
Un libro assolutamente da leggere e rileggere per capirli perfettamente è stato scritto da una grandissima comportamentalista, Turid Rugaas, che ha scoperto 27 segnali calmanti o CALMING SIGNALS, come lei li definisce.<br />
E’ necessario premettere, contrariamente a ciò che molti pensano, che i cani, come i lupi , non sono animali alla ricerca della prevaricazione e dello scontro, anzi, sono tendenzialmente pacifici.<br />
Essi lottano se davvero è necessario farlo, ma altrimenti, anche la figura del capobranco è una figura equilibrata, che è valevole non tanto degli scontri, ma nel gestire determinate situazioni , all’interno del branco.<br />
Togliamo il luogo comune di pensarli bellicosi, feroci e intenti a lottare per predominare. I cani , come i lupi, hanno una visione collaborativa all’interno del gruppo, di cooperazione.<br />
Per evitare scontri, spesse volte evitabilissimi, i cani utilizzano quelli che la studiosa sopracitata chiama SEGNALI CALMANTI.<br />
Veri e propri segni in codice che fanno comprendere all’altro interlocutore, non solo specie specifico ma anche umano, che sono in pace, che non vogliono lo scontro.<br />
I cani inviano continui segnali di calma o pacificazione. Peccato che i loro amici bipedi non li sappiano minimamente leggere o, meglio ancora, non sappiano neppure che esistono.. ed è questo il motivo per il quale spesso i cani tra loro si scontrano o i cani attaccano o mordono le persone.<br />
Dobbiamo saperci porci con i cani e saperli condurre anche, quando sono con noi a guinzaglio, verso gli altri simili. (il guinzaglio non è certo il mezzo attraverso il quale un cane tenderebbe a socializzare, quindi tendenzialmente è più aggressivo…o potrebbe esserlo).<br />
I segnali di calma servono per indicare le tendenze pacifiche o anche per indicare uno stato di ansia e stress.<br />
Vanno quindi conosciuti, contestualizzati e non letti in chiave umana. Ciò significa che, un cane che sbadiglia non necessariamente lo fa perché, come noi ha sonno. Spesse volte lo sbadiglio nel cane indica uno stato di stress, disagio o vuole indicare un segnale di pacificazione.<br />
Ci sono ben 27 segnali di calma, è molto affascinante conoscerli, è incredibile vedere quanto spesso vengono usati ed è fondamentale per noi capirli, affinchè la nostra relazione uomo – cane abbia una comunicazione comprensibile per entrambi.<br />
Un altro segnale di calma dei cani e che anche noi dobbiamo utilizzare quando ci avviciniamo ad un cane che non conosciamo (onde evitare spiacevoli sorprese, come essere morsi) è avvicinarsi di lato, non frontalmente, in modo diretto, ma compiendo una semicurva, rompendo la linea retta dritta di fronte al cane.<br />
Osservate come si approcciano , se in pace, due cani che si vedono da lontano e si vogliono avvicinare, naturalmente non conoscendosi… Essi compiono specularmente, mentre si avvicinano , due semicerchi, che vanno sempre più restringendosi fino ad avvicinarsi ed annusarsi. Questo modo di presentarsi è alla base dell’educazione per i cani. E’ un approccio non bellicoso e corretto. Allo stesso modo, conoscendolo ed avendolo compreso è buona norma per noi , effettuare lo stesso tipo di movimento, accompagnato anche con il voltare la testa e solo di tanto in tanto guardare il cane, se vogliamo farci conoscere ed essere ben accettati.<br />
Il nostro modo di andare dritto verso il cane sconosciuto, magari anche vocalizzando (con i cani meno si vocalizza meglio è ) e guardando dritto negli occhi è equivalente ad una forma di maleducazione, come se a noi un estraneo si avvicinasse e ci toccasse o abbracciasse. Creerebbe anche in noi un certo fastidio o imbarazzo.. Insomma : “ma chi ti conosce?” …<br />
Attenzione anche se abbiamo il nostro cane a guinzaglio. E’ necessario assecondarlo nella traettoria circolare per avvicinarsi ad un altro amico, magari scorto in lontananza.<br />
Il mondo dei segnali di calma è affascinantissimo davvero , consiglio vivamente il libro che ho citato all’inizio del mio scritto.<br />
Anche distogliere lo sguardo e girare la testa altrove e’ un segnale di calma , ma anche indica paura… Se, pur non volendolo, osserviamo e guardiamo dritto troppo un cane e magari questo è un soggetto pauroso o poco fiducioso, si potrà osservare come girerà la testa e lo sguardo altrove.. Proprio perché lo stiamo intimorendo.<br />
Tra cani invece lo stesso atteggiamento indica pace. L’esatto opposto di dominanza.<br />
L’inchino per gioco è un altro classico segnale di calma e pace che indica che tutto quello che si sta facendo è per gioco. Lo avrete di certo osservato tra due cani che giocano: posteriore e coda alti e inchino con le zampe anteriori.<br />
Leccarsi le labbra ed il naso sono segnali di calma anche essi. Anche perché bisogna distinguere un SEGNO DA UN SINTOMO.<br />
Il cane che si lecca il naso può anche avere il tartufo secco (sintomo), ma potrebbe anche con molta probabilità stare inviando un segnale per comunicare all’uomo o all’altro cane pace e calma , anche un po’ di paura verso l’altro.<br />
Immobilizzarsi (freezing) o sedersi e sdraiarsi solo altri segnali di calma che il cane ci manda sia nel gioco che nella vita normale , di tutti i giorni.<br />
Anche l’impercettibile battere delle palpebre è un segnale di calma . E’ difficile da notare, ma noi, sapendo il valore che ha per esso, potremmo riproporlo quando approcceremo ad un cane.<br />
Questi sono solo alcuni esempi di questo magnifico mondo di comunicazione corporea dei nostri cari amici a quattro zampe e che spesso non conosciamo o osserviamo.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cane ci pone il dorso, magari sedendosi sotto i nostri piedi. E’ un altro modo di pacificare. Il cane nel primo approccio offre il dorso, difficilmente ama la conoscenza frontale, che reputa invasiva .</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ora invito chi mi legge e magari ha un cane, ma anche chi passeggiando ne incontra per la sua via a provare ad osservare alcuni dei segnali che ho indicato. Sorprenderà vedere quanti ne inviano in continuazione e quanto è pieno di sfaccettature il mondo canino . Anche se non parlano, si fanno capire eccome.<br />
Cerchiamo quindi di volerli capire, utilizzando la loro lingue e non la nostra</strong>.</p>
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		<title>Serpico.. chi era costui?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 10:19:34 +0000</pubDate>
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Serpico, chi era costui?
Ricordo il film di Sidney Lumet con Al Pacino. Il film che lo rese celebre in tutto il mondo.
Un film meraviglioso, che vidi da bambino, e da allora restò per me tra i più belli che abbia mai visto.
Serpico, solo una scritta sul muro o una medaglia d&#8217;onore?
Poliziotto italoamericano, personaggio improbabile, fuori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignnone" title="serpico" src="http://bestclassicflicks.files.wordpress.com/2008/11/28lrwgi1.jpg" alt="" width="569" height="744" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Serpico, chi era costui?<br />
Ricordo il film di Sidney Lumet con Al Pacino. Il film che lo rese celebre in tutto il mondo.<br />
Un film meraviglioso, che vidi da bambino, e da allora restò per me tra i più belli che abbia mai visto.<br />
Serpico, solo una scritta sul muro o una medaglia d&#8217;onore?<br />
Poliziotto italoamericano, personaggio improbabile, fuori razza e fuori tutto. Di quelli tipo Gandhi, di cui sembra incredibile anche solo immaginarne l&#8217;esistenza. Poliziotto Hippie, con quella lunga barba e occhiali neri, da ribelle in Harley Davidson più che da icona del poliziotto classico o del moderno professionista.. quella barba e quegli occhiali, quella camicia sgargiante&#8230; che Al Pacino incarnò a un tale livello da diventare più Serpico dello stesso Serpico.<br />
Poliziotto fuori regola, cavallo purosangue, anche se di sangue misto. Che odiava gli uffici e faceva il lavoro duro, andava per le strade,sapeva mimetizzarsi e andare in ambienti che gli altri poliziotti nemmeno sfioravano e, se lo avessero fatto, li avrebbero riconosciuti lontano un miglio.<br />
A volte viene un Alieno. Non sai che diavolo ci faccia lì. Come una puttana tra le orsoline. E il bello è che magari ti scopri che è più santa delle &#8220;pie sorelle&#8221;. Ti trovi un alieno, che ti chiedi, &#8220;ma con quanti cazzi di lavori potevi fare, che diavolo c&#8217;entri tu con la polizia..&#8221;<br />
Ma sono questi, quelli dal bottone sbottonato, dalla parte imparata e subito bruciata, per ricominciare di nuovo, all&#8217;aria aperta, improvvisando e segnado il confine per poi oltrepassarlo. Sono questi..<br />
&#8220;i servi disobbedienti alle leggi del branco..&#8221;<br />
che aprono le porte che tutti tengono chiuse. E portano un ricordo di valore tra le leggi della fogna.<br />
O solamente non muoiono di stanchezza.. di containere sigillanti, e di ruoli inamidati, di carriere programmate e di noia serale.<br />
Ci sono vite che non seguono solo un binario. E forme di disobbedienza al servizio di più alte fedeltà.<br />
Serpico era troppo ingenuo, o semplimente troppo idealista e Uomo per imparare la dura legge per cui tra i maiali devi saperti rotolare nella merda se vuoi sopravvivere. La buona, vecchia e dura legge del Clan, la gomma del silenzio, la pacca che ti cuce la bocca. Intasca e muto.. o almeno.. girati e sogna bambino.. che questo è il mondo dei grandi.<br />
Si impara presto ad essere servi. Si impara presto a strisciare. Si impara presto ad arrendersi.<br />
Si impara presto ad avere una scusa.<br />
E quando tutti, ma proprio tutti partecipano alla porcilaia, non potrai che dire&#8230; &#8220;Vedete è proprio quello il sistema, se uno parla o si mette di traverso gli staccano il collo.. al massimo posso tirarmi fuori e vivacchiare in una mia nicchia di onestà dal capo chinato&#8230;.&#8221;<br />
Tantissimi sono così, le persone decenti che hanno un pò schifo, che sotto sotto provano ribrezzo, ma.. &#8220;che posso farci io?.. cosa posso fare contro una piramide?..&#8221;<br />
E scegliamo la via del silenzio. E nel silenzio il male prospera come un contagio, come una pestilenza, come uno scappamento di gas nervino nella metropolitana di Tokio.<br />
Ma altri, altri perderanno sempre la via della saggezza, il libro dei calcoli e delle opportunità, la scritta su cartone messa a tracolla &#8220;sono solo un piccolo uomo&#8221;.<br />
Ci sono alcuni, pochi come i docici apostoli o come una &#8220;sporca dozzina&#8221; che andranno contro il Drago, senza pararsi prima il culo. E senza altro motivo che quello che, semplicemente, non possono fare altrimenti. Perché.. la merda deve pur trovare qualcuno che gli sbarra il passo..<br />
Perché qualcuno si deve pure alzare e tentare di fermare l&#8217;orda della demenza.<br />
Perché la vita non può essere solo tanti gessetti colorati a segnare sulla lavagna le speranze pietose o castelli chiusi in un cassetto, come uteri sotto contratto.<br />
Alcuni hanno quelle passione fuori legge del tenere duro, costi quello che costi..<br />
E, comunque la si pensi, Serpico era uno di questi..<br />
Scoprì che tutta la polizia di Newyork era appestata da una tale corruzione endemica, tale da renderla una grassa puttana. La corruzione coinvolgeva ogni livello. I libri paga erano infiniti e cambiava solo il prezzo da versare. Serpico tentò a lungo di farsi ascoltare. Ma i capoccia tentarono solo di tenerlo buono con false promesse e di costringerlo in ogni modo a non.. parlare con l&#8217;esterno. Tutto tra noi.. magna magna.. arcana imperii.. non facciamo sputtanare, prego.<br />
Dopo avere incontrato solo muri e ipocrisia, dopo essere stato ingannato e sabotato, dopo frustrazioni e insofferenza raccontò tutto al New York Times. Scoppiò uno scandalo violentissimo. Serpico fu fatto trasferire ad altro reparto e si fece in modo di fargli avere una brutta fine. Il gioco è semplice. Si fa una operazione ad alto rischio, retata di spacciatori. Tu vai avanti Serpico, ma.. mentre solitamente la squadra è subito dietro, in modo da intervenire e soccorrere all&#8217;istante l&#8217;apripista ferito, questa volta la squadra aspetto un bel mazzo di tempo dopo che Serpico, come era in programma, si beccò una bella pallottola. Contro le loro speranze riuscì comunque a salvarsi, perse quasi l&#8217;uso dell&#8217;orecchio e dovettero mollargli una medaglia d&#8217;oro al valore.<br />
Venne, sulla scia dello scandalo scoppiato con l&#8217;articolo del New York Times e della quasi morte di Serpico, che fu subito vista con sospetto.. venne instaurata una commissione d&#8217;inchiesta guidata dal giudice Knapp che scoperchiò, per la prima volta, il pentolone. Dozzine di agenti, di detective, di ispettori, di dirigenti, furono arrestati o radiati, permettendo ad altri di dimettersi in silenzio, per salvare quello che restava della &#8220;faccia&#8221;.<br />
La Commissione Knapp cercò di distinguere fra la grande corruzione e quella spicciola, quotidiana. Disegnò due categorie di poliziotti &#8220;on the take&#8221;, come si dice nel gergo, pagati dai criminali. I Vegetariani, i &#8220;grass eaters&#8221;, quelli che si accontentavano di brucare le banconote infilate nella stretta di mano, di fare la spesa e di cenare gratis nei negozi e nei ristoranti per non vedere quello che accadeva nei retrobottega. E i Carnivori, i &#8220;meat eaters&#8221;, i complici ingordi delle grandi organizzazioni, dei gangster, delle &#8220;famigghie&#8221;, delle quali erano la protezione e la copertura. Si parlò di &#8220;centinaia di milioni di dollari&#8221; ruminati o divorati ogni anno da vegetariani come da carnivori.<br />
Ma Serpico dopo pochi anni, una volta calati i riflettori fu fatto fuori e allontanato.<br />
Da allora inizio il suo grande viaggio. Durato trent&#8217;anni. Andò prima in Svizzera, e poi altrove.<br />
Intanto il film di Sideny Lumet lo faceva entrare nella leggenda.<br />
Da anni molti lo davano per morto. Invece è ancora vivo.. il buon vecchio Frank Serpico (come vedrete nell&#8217;articolo inserito di seguito, tratto dal sito de La Stampa)..  ha 75 anni.. i capelli annodati.. parla di medicine alternative, di Buddismo, di polizia se gli fate qualche domanda.. e ancora non sembra avere messo la testa a posto.<br />
Alcuni uomini semplicemente seguono la strada sbagliarta, con testardaggine e folle idealismo, o forse..<br />
semplicemente non accettano di morire per crescere..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PS: di seguito l&#8217;articol tratto da La Stampa<br />
</strong><strong> </strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo Zen e l&#8217;arte di essere Serpico </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(</strong><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51567girata.asp"><strong>http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51567girata.asp</strong></a><strong>)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo 40 anni l&#8217;ex agente torna negli Usa, vive in un camper e parla di buddhismo<br />
MARCO NEIROTTI<br />
Nel self service biologico e salutista di Harlemville, l’uomo con i capelli lunghi e un’esistenza spalmata su settantacinque anni &#8211; quasi tranciata da una rivoltellata in viso quando ne aveva trentasei &#8211; è voce di nostalgia, stupore, rifiuto e quieta e progressiva caccia di quiete: «Dopo un’esperienza di quasi morte, come faccio a raccontarmi ancora? Sto ancora centellinando il seguito della vita». Ha cercato l’America in Europa e ora rispolvera l’Europa in America, dal Messico al Canada in camper, Mr. Serpico.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Frank Serpico, il poliziotto mitico, partì dalle strade di New York e il marcio andò a cercarlo e strizzarlo dentro i palazzi delle uniformi, dentro le pattuglie e i loro incontri, dentro i silenzi dei superiori. Emblema della rivolta dell’anima e dei sogni contro la quotidiana schifezza del potere, della corruzione avallata, rovesciò la sua impotenza, la sua verità soffocata dai superiori, su un giornale, il New York Times. Ne vennero fuori una biografia, poi un film dove Al Pacino fu più convincente di una definitiva sentenza di tribunale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al New York Times Frank è tornato a raccontarsi durante e dopo una colazione di passaggio: «Ho ancora incubi. Ho bisogno di aiuto e chiamo la polizia. Chi mi risponde? È la voce di un vecchio compagno di lavoro che mi odiava. Mi avvicino a una porta, incomincio a socchiuderla e quella mi esplode in faccia». Gli esplose davvero in faccia, mentre la sfondava, il 3 febbraio 1971. Serpico insisteva a metter nera sul bianco la corruzione a livelli sempre più alti nella polizia americana, veniva trasferito, finì alla Narcotici. Operazione a casa di uno spacciatore. Arrivano. Va lui avanti. Sfonda. E subito gli arriva una pallottola sul viso: «In genere quando c’è un collega colpito scatta tutto in tempi incredibili. Rimasi mezz’ora ad aspettare, sentivo che mi dissanguavo. Non avevo paura. Avevo il senso della fine e dell’inutilità». Vennero i soccorsi, vennero quando logica garantiva che le sue vene erano già svuotate, lui pallido, bianco, poi evanescente, tra poco rigido. Il tranello, la morte tessuta tra i «fratelli» di lavoro avrebbe chiuso il capitolo. Invece si salvò. Dopo gli aghi d’ospedale lo punse come un gelo la medaglia d’oro, l’onorificenza più alta. Oggi non ha scalfito l’amarezza, l’ha solo ricoperta di un sorriso affabile: «Quando ci credi, quando non sei sporco sei felice di consegnarla con una cerimonia. Non c’è mai stata una vera cerimonia. Era un incidente scomodo. Fu la porta girevole degli onori. Una medaglia come un pacchetto di sigarette. Tieni. Vai ora».</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Va per l’America, quarant’anni dopo, il vecchio e solido Frank. Ci va in camper, e parla di medicina cinese, di erbe medicamentose, di shiatsu, di Zen, di musica etnica africana con i tamburi che ritmano il cuore. Con i capelli grigi raccolti in una coda di cavallo, con lo stesso sguardo suo quando incontrò l’11 febbraio 1998 a Roma l’allora vicecapo della Polizia italiana, Gianni De Gennaro per un’iniziativa di Micromega. Era identica la piega di labbra nel sorriso dell’ex sbirro irriducibile made in Italy e Usa e del giovane investigatore psicologico dalla brillante carriera legata anche alla comprensione dell’Oltreoceano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Serpico: viandante made in Italy. Sua madre Maria Giovanna, nata in America e poi rientrata, sposò il napoletano Vincenzo Serpico, ciabattino. Stavano emigrando quando lei era incinta d’un primo figlio, ma poté partire solo lei, il marito la raggiunse dopo. Frank nacque nel 1935, crebbe nel ghetto. Ancora adesso parla di «bruccolino» per Brooklin, di giorni messo da parte a «embracitare» per ammuffire, di «dicere» per dire.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aveva 17 anni quando si arruolò nell’esercito e «fece» per due anni Corea e Giappone. Tornò e, a vent’anni, fece gli esami per il Corpo di Polizia, uno dei migliori dieci. Là, a quel tempo, esistevano già gli agenti di quartiere. E lui era la strada. Imparava lì. Ha detto ora: «Ho fatto di tutto, dal barbone al rispettabile medico. Un attore vero. L’unica cosa che non potrei interpretare è me stesso». Però in quel frugare quotidiano palpa marciume oltre gli scalini degli ingressi di case infami e lo respira dalle uniformi e dai distintivi dei colleghi. Come l’altro napoletano emigrato in</strong> America, Giuseppe Petrosino, ingaggia una guerra. Contro la «Mano nera», il terribile Petrosino che finirà ammazzato appena arriva a Palermo nel 1909. Contro la «mano pulita» e «lurida» dei colleghi Serpico. Lo trasferiscono alla Narcotici, le sue denunce finiscono in nulla. Il sindaco Lindsay non vuole grane sotto elezioni. È solo, Frank. Lo è soprattutto nell’agguato che deve toglierlo di mezzo.</p>
<p>Ritira la medaglia ma se ne va. In Svizzera. Ma prima fa esplodere patacche e ornamenti di volti pubblici e pattuglie sfogandosi con un giornale, raccontandosi a Peter Maas che propaga l’esplosione con un libro. E la vampa la spande ovunque Sidney Lumet che di quella storia vera fa un film. Serpico è Al Pacino e Serpico ora dice: «Ad Al Pacino sarò riconoscente sempre. Ha capito tutto di me. Non ha creato un eroe, ma una vita». Quella che sta ancora vivendo, con il sorriso, i bonghi, il camper. Un americano qualunque.La storia del poliziotto newyorkese che smaschera la corruzione dei suoi colleghi è diventata un film nel 1973, quando il regista Sidney Lumet ha reclutato Al Pacino per la parte del protagonista. Il prototipo dell’eroe, Frank Serpico, all’inizio ha partecipato alle riprese sul set, ma in seguito è stato allontanato da Lumet che temeva un’influenza del poliziotto autentico sui suoi attori, soprattutto su Pacino. La pellicola è stata girata interamente per le strade di New York. La vicenda del «poliziotto onesto», come recitava lo slogan pubblicitario, è stata candidata all’Oscar in diverse categorie ed è valsa ad Al Pacino il suo primo Golden Globe come attore. Dal film è stata tratta anche una serie televisiva popolare negli Anni 70.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" title="cappello" src="http://i171.photobucket.com/albums/u315/BrandoBardot/greygardens/serpicol_502-1.jpg" alt="" width="391" height="495" /></p>
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		<title>L&#8217;angolo di Alice</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 23:24:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Eccoci alla seconda uscita della rubrica di Alice, la nostra preziosa collaboratrice&#8230;
Devo dirvi la verità. Questo testo mi ha particolarmente conquistato. Tanto è pieno di amore, cura, delicatezza verso gli animali. Alice irradia questo amore. Le sue stesse parole ne sono pregne. E la sua stessa vita, che costantemente la fa imbattere in animali bisognosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignnone" title="cane" src="http://hrubesh.blog.kataweb.it/files/2007/11/cane.jpg" alt="" width="1152" height="1536" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eccoci alla seconda uscita della rubrica di Alice, la nostra preziosa collaboratrice&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Devo dirvi la verità. Questo testo mi ha particolarmente conquistato. Tanto è pieno di amore, cura, delicatezza verso gli animali. Alice irradia questo amore. Le sue stesse parole ne sono pregne. E la sua stessa vita, che costantemente la fa imbattere in animali bisognosi o in storie dove un animale c&#8217;entra quasi sempre.. la sua stessa vita è emblematica.  La sua, lo avete capito, è una vera passione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Grazie anche ai suoi studi, poi, oltre che alla sua esperienza, comunica conoscenze importanti e utili per chiunque ha a che fare con gli animali, o comunque semplicemente prova interesse e simpatia per questo mondo. E queste cose le comunica con estrema chiarezza. A essere incomprensibili sono tutti bravi. Farsi capire è molto più difficile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da molti messaggi privati so che la rubrica di Alice è apprezzata e attesa..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vi lascio al suo testo.. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>alla prossima occasione Alice&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con gli animali ho sempre avuto un rapporto speciale, come se una forza invisibile mi facesse sentire la loro presenza e mi portasse ad aiutarli, a scovarli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Inutile spiegare quanti animali ho raccolto per strada, abbandonati… e non solo cani e gatti, ma persino un rapace stupendo, che avevo chiamato Orlando, un asino che mi si era parato in mezzo alla strada, facendomi quasi finire giù da un fosso…. Ecco, questa forza misteriosa che me li fa trovare e, di conseguenza, aiutare, cammina sempre al mio fianco. Credo sia perché le cose le vedi, se fai le giuste domande al mondo, o meglio..se ami gli animali, li vedrai ovunque , sentirai la loro presenza anche se gettati in un cassonetto o nascosti tra l’erba alta.. E’ una questione di report.. Di dotazioni….Che è un po’ quello che si deve fare nell’educazione cinofila (una delle tante cose) cioè dare al cane dotazioni affinchè possa fare le  domande pertinenti al mondo e possa vedere sempre più situazioni e ricevere le adeguate risposte. Affinchè allarghi il suo bagaglio esperienziale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un po’ come se ami le piante e sei appassionato, con molta probabilità , uscendo di casa farai molta attenzione a quelle che vedi, ai tipi in particolare , di certo più di qualcuno che delle piante non sa nulla.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Essere amanti degli animali , significa inevitabilmente, essere anche contattato da amici o conoscenti, nel caso in cui ne trovassero qualcuno in difficoltà. Ed è quello che venerdì sera mi è accaduto, ricevendo la telefonata di un amico che aveva trovato tre cagnolini.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi correggo..due cagnolini, perché il terzo è morto immediatamente, dopo essere stato  gettato , con i fratellini giù da un ponte, appena nati, con ancora il cordone ombelicale attaccato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Immediatamente abbiamo comprato il latte di capra, che è quello più idoneo per svezzarli, se non c’è quello della loro mamma. Poi latte in polvere , da dare ogni due ore con una siringa. C’è da alzarsi ogni due ore , anche la notte e c’è da tenerli al caldo, dentro uno scatolone , coperti con maglie di lana. Soffrono molto il freddo e sono debilitati. I giorni sono passati , pare stiano bene, anche se la loro vita è appesa ad un filo. Ci vuole una madre adottiva, la stiamo cercando. Spesso le cagnoline si prendono cura anche dei cuccioli non propri. Spesse volte anche le mamme gatte allattano i cani. E mentre noi uomini i nostri figli li gettiamo nel cassonetto , ne abusiamo, li abbandoniamo, ecco che dal mondo animale, così poco preso in considerazione, ci arrivano esempi di civiltà e di compassione ammirevoli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cerchiamo una madre anche perché per i cani i primi due mesi di vita sono importantissimi. Si potrebbero paragonare alla crescita di una vite, che si deve appoggiare ad una rete per crescere, altrimenti crescerà storta e male.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La madre è la rete. E’ la base sicura. E’ colei che sola e soltanto insegna ai figli che sono cani. Nessun educatore cinofilo, neppure il più bravo al mondo può sopperire alla mancanza della madre . Di conseguenza, i cuccioli cresciuti senza questa figura essenziale, chi in un modo, chi nell’altro, cresceranno deficitari. Carenti di qualcosa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La madre traccia una rete  tra ciò che il cucciolo è e ciò che deve diventare. La madre ha bene in mente il concetto di cane ed insegna al cucciolo a diventarlo. Questo si definisce Zona Prossimale di crescita.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La mamma insegna la rassegnazione (cioè saper gestire la frustrazione) , insegna la conazione (fare cose che non vuoi fare – da conato di vomito), insegna l’eumetria (la giusta misura nelle cose, per esempio mordere per gioco senza fare male) , insegna la ritualizzazione (prima di interagire comunica attraverso la ritualizzazione. Es. prima di attaccare un altro cane, lo minaccia attraverso comportamenti specifici.),  insegna le regole sociali (attendere il proprio turno, rispettare la gerarchia ecc..) .</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cane troppo presto tolto alla madre è DISMETRICO non sa fermarsi. Anche quando gioca fa male. Non controlla il comportamento, è insomma un cagnolino problematico. Il che non toglie che potrebbe essere bravo, obbediente, amorevole (anche la mia dolce cagnolina la trovai abbandonata e non so quanto sia stata con la sua mamma e qualche deficit lo ha) , ma è necessario capire quanto è crudele non solo abbandonare gli animali, ma anche staccarli dalla loro base sicura prima del tempo (barbara pratica utilizzata anche per la vendita ed il commercio di cani).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sarebbe utile e giusto che tutte le persone tenessero bene a mente, anzi, meglio ancora, si stampassero un bel foglio e lo attaccassero  in cucina , ben in vista da leggere ogni giorno , ciò che scrisse e decise nel 1965 Brambell , definendo i 5 punti del  benessere animale :</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>libertà dalla fame e dalla sete</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>libertà da fastidi e dolori</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>libertà da traumi e malattie</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>libertà da paura e stress</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>libertà di esprimere i propri modelli comportamentali</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questi 5 punti si potrebbero facilmente utilizzare anche per la specie uomo, considerando la violenza ed i soprusi che ci sono nel mondo. Peccato che, quando vedo quei due poveri cagnolini e me li immagino dentro un sacchetto di plastica, gettati giù da un ponte, perdo la speranza e sono sempre più convinta che per una persona che li aiuta, ce ne sono almeno 4 che li abbandonerebbero. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A riguardo, invito a segnare  questo numero nel cellulare, nel caso in cui si fosse testimoni di violenze sugli animali e di denunciarle  via sms, anche anonimamente: </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’SMS dovrà essere inviato al n. 348 7611439 (in servizio 24 ore su 24), e dovrà contenere dati inerenti al tipo di animale maltrattato, al tipo di maltrattamento e l’indirizzo esatto in cui avviene il maltrattamento.</strong></p>
<p>AIDAA informerà immediatamente le forze dell’ordine della segnalazione ricevuta, e nei casi più urgenti ricontatterà il mittente del messaggio per avere ulteriori informazioni per poter affrontare il caso nel più breve tempo possibile.</p>
<p>Il servizio è attivo dalle h. 8.00 di sabato 5 Giugno 2010.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alice </strong></p>
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		<title>Il J&#8217;ACCUSE di Carmelo Musumeci</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 00:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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Alcuni momenti rispondono non solo, ma ad un archetipo eterno che in essi riecheggia, e in essi si invera. Alcuni di essi saranno noti a milioni, coinvolgeranno intere istituzioni, ed entreranno nei libri di scuola. Altri si svolgeranno in piccoli mondi, e saranno noti a pochi, e, talvolta, dimenticati. Ma sono legati dalla stessa sostanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignnone" title="ZOLA" src="http://a33.idata.over-blog.com/2/45/75/05/Jack_Zola/J_accuse_Une_Aurore_Zola.jpg" alt="" width="771" height="1024" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><strong>Alcuni momenti rispondono non solo, ma ad un archetipo eterno che in essi riecheggia, e in essi si invera. Alcuni di essi saranno noti a milioni, coinvolgeranno intere istituzioni, ed entreranno nei libri di scuola. Altri si svolgeranno in piccoli mondi, e saranno noti a pochi, e, talvolta, dimenticati. Ma sono legati dalla stessa sostanza simbolica. Della stessa nobiltà.</strong></div>
<p><strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un uomo si alza e denuncia, quando è difficile farlo, quando ci sono solo grane nel farlo, quando già sei sfiancato e messo ai margini, quando pagherai a caro prezzo ciò che vuoi fare. Ma lo farai lo stesso, perchè sei un Uomo. Per la Giustizia per la Dignità. Perchè almeno qualcuno deve provare talvolta ad alzarsi e a fermare l’onda della Demenza.. anche se fosse del tutto inutile. Il solo tentativo ha un senso. Lascerà tracce di riscatto e di umanità, radici a cui richiamarsi in momenti di liberazione. Qualcuno si ribella e salva una stagione, o anche solo un luogo, o anche solo una storia.. perché restituisce a quella storia un momento nobile, evitando che sia completamente tana e trippa di carnefici e opportunisti, di lupi e di arresi.</p>
<p style="text-align: justify;">J’ACCUSE… (Io accuso.. in francese) è una espressione consegnata alla leggenda per via del famoso J’ACCUSE di Emile Zola. Nel 1894, Alfred Dreyfus, un capitano dell’Esercito di origine ebraica in servizio presso il ministero della guerra francese, fu accusato di aver rivelato informazioni segrete alla Germania, nazione in quel momento fortemente contrapposta alla Francia. Dopo un giudizio sommario, Dreyfus fu accusato e condannato alla deportazione a vita sull’isola di Caienna. Dopo una forte ondata di antisemitismo che attraversò la Francia, Émile Zola si schierò a favore dell’ufficiale tramite un articolo in cui accusava i veri colpevoli di questo avvenimento e di questo processo falso. Un processo farsa dove Dreyfus fu condannato come capro espiatorio per via delle sue origini ebraiche. Zola fu l’unico ad avere il coraggio di denunciare pubblicamente questa vergogna, con una editoriale memorabile uscito sul giornale socialista L’AURORA, e di cui ho riportato l’immagine in questo post. Il suo editoriale ebbe un’eco pazzesca per tutta la Francia. Non gli fu perdonato. Subì processo e condanna. Ma il 12 luglio 1906, quando Émile Zola era già morto da quasi quattro anni, la corte di cassazione revocò la sentenza con cui Dreyfus era stato accusato di tradimento, riconoscendo nei fatti che Zola aveva avuto, contro tutti, ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora mi direte.. Alfredo sei totalmente ammattito. Prima parli di una vicenda che ormai è presente in ogni libro di storia, e poi.. come capirete tra poco.. parli di una lettera spedita a un giornale locale da un certo Carmelo Musumeci, quando era detenuto a Nuoro, contro il suo direttore. Un evento che ha avuto una minima risonanza locale, e avrà colpito giusto qualche lettore del nuoarese. E che adesso, c’è proprio da crederlo, è stato praticamente dimenticato da tutti o quasi.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, magari è così. EPPURE NON IMPORTA. NON IMPORTA. C’è la stessa nobiltà, c’è lo stesso spirito, c’è la stessa energia. E forse ce ne anche di più, perché Zola almeno era libero e aveva mezzi. Carmelo ha scritto il suo attacco trovandosi già detenuto, e potenziale oggetto di infinite rappresaglie, punizioni, e atti ostili. E comunque conta l’energia, il messaggio che un evento contiene in sè, il suo fuoco. Il s uccesso o il numero dei seduti in platea non sono la cosa che è più importante. Se persino i poeti muti assassinati, con le loro poesie bruciate nei sotterranei dei gulag, nei giorni tetri dello stalinismo, fanno risuonare le loro poesie che vibrano negli atomi stessi della coscienza del mondo, chi ha parlato a voce alta, a sguardo alto, a mente alta..a schiena dritta.. ha comunque lasciato un segno, anche se nessuno lo ha mai visto. Ha comunque inciso sulla quercia della vita, e reso questo mondo più degno..</p>
<p style="text-align: justify;">Perchè potrai essere il ragazzo cinese che si oppone al carroarmato, o il ragazzo che denuncia le raccomandazioni a un esame universitario, Martin Luter King che cammina davanti ai cani rabbiosi della famigerata polizia di Birminghan, o il timido condomino che per una volta trova la voce e la rabbia, e si scaglia contro gli intrallazzi tra ll’amministratore del condominio e una azienda di riparazione caldaie. Puoi anche essere solo il ragazzino che, unico in tutta la classe, si alza in piedi e difende il compagno umiliato dalla professoressa. Qualunque sia la situazione la pasta resta la stessa. Come la stessa è la pasta di cui sono fatti i sogni. La fame e la rabbia. E anche l’Amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa lettera è colma di un alto valore civile. Non usa alcun trucco, o furbizia. Combatte col solo diritto che dà la verità e la giustizia. Le parole non sono coperte da sotterfugi e allusioni. Ma sono lanciate a viso duro, senza nascondimenti, tentennmente, precauzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi lascio a questo J’ACCUSE del 2005.. sepolto ormai in un giornale dell’entroterra sardo..</p>
<p style="text-align: justify;"><span>——————————————————————————</span>——————————————————————</p>
<p style="text-align: justify;">Il “mio” direttore, già una volta, a causa di un calendario satirico su Berlusconi mi aveva ristretto l’orario della sala computer e ritirato la stampante e lo scanner. Poi il “mio” direttore, per fortuna andò via e con il nuovo direttore tutto tornò come prima. Ora il “mio” direttore è ritornato nel luogo del delitto e, alla prima occasione, per avere criticato le strutture penitenirie, per tentare di migliorarne la qualità, mi aveva trattenuto due lettere (il magistrato di sorveglianza ne ha ordinato subito l’inoltro), mi ha di nuovo ridotto l’orario della sala computer/lettra, con il ritiro della stampante e dello scanner. Come se questo non bastasse, mi ha spostato l’orario della sala computer con quello del passeggio, ed in questa maniera sono ricattto fra studiare ed andare all’aria. Ovviamente sto scegliendo di studiare, ed è circa un mese e mezzo che non vado al passeggio. Nonostante che il precedente direttore mi avesse autorizzato, tramite l’art. 51 del regolamento di esecuzione, a poter svolgere con il mio computer attività intellettuali, artigianali ed artistiche, il mio diettore mi sta proibendo di stampare poesie, un bigliettino di auguri per il compleanno di mia figlia, un disegno per San Valentino per la mia compagna, immagini creative, cee Come se non bastasse, mi ha negato persino di stampare una istanza al Magistrato di Sorveglianza, probabilmente per motivi di sicurezza… ma che pericolo c’è in un disegno o in una poesia? Posso solo utilizzare stampante e scanner, su richiest tramite censura preventiva, controllato dall’agente a vista, solo ed esclusivamente per appunti di studio ogni 15 giorni. Quindi, se devo stampare una piccola modifica, anche una semplice virgola, alla tesi che sto elaborndo, devo fare la domanda, aspettare che sia approvat e aspettare ancora che l’agente sia libero, ecc. Infatti, dal 22 gennaio, quindi da circa un mese e mezzo, ho potuto stampare solo tre volte. Ho fatto pr essente al “mio” direttore che negli altri istituti (persino qui nel carcere di Nuoro, con altri direttori) queste restrizioni sulla stampante e sullo scanner non ci sono. Lui mi ha risposto “gli altri direttori sbagliano”. Io ovviamente ho risposto che stava offendendo la maggioranza dei suoi colleghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi sono?: Sono Carmelo Musumeci, da molti anni in carcere. Per dare un senso alla mia vita e alla mia pena ho iniziato a studiare da autodidatta, e così per me studiare ha rappresentato un soffio di vita e di speranza. L’istruzione serve anche per dare gli strumenti per ragionare, per sapere rispondere a delle domnde, ed anche per imparre a porre domande. Dalla quinta elementare i partenza sono riuscito a diplomarmi, e quest’anno mi laureo in Scienze giuridiche. Partecipo con pssione assiduità a varie attività per curare i miei interessi umani e sociali. Investo il mio tempo, unica cosa che mi è rimasta, ed energie.. per migliorare la qualità della mia esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia esperienza in questo istituto è l’impotenza. Qui nessuno ha voglia di ascoltarti, a parte alcune persone dell’area educativa. La legge, il buon senso, la buona amministrazione è come se fossero aria fritta. Con tutta la buona volontà, anche inventandosi un trattamento personalizzato, non è possibile cogliere le opportunità che il carcere dovrebbe offrire. Spesso il colpevole silenzio e l’ostilità della Direzionea richieste legittime ci mortific e ci umilia. In questo istituto non si sonta la sola privazione della libertà, già di per sè terribilmente brutta, ma si sconta la reclusione in un ambiente difficile e ostile, angusto e malsano, dove le condizioni igieniche sono terribili (se si pensa solo che bisogna andare in bagno davanti ai propri compagni), dove mancano educatori, insegnanti, assistenti sociali in numero sufficiente. Dove le strutture sono fatiscenti, la promiscuità è l regola, i rapporti con l’amministrazione difficoltosi e discrezionali, le opportunità di lavoro scarse, per non dire nulle. Un ambiente dove non esiste alcun presidio di tutela dei diritti. In questi tre anni ll’istituto di Nuoro ho sempre reclamato, lottato, spesso da solo, ma anche in compagnia, senza mai poter superare l’indifferenza e l’illegalità di questo carcere. Ho lottato per avee la possibilità, per me e per i miei compagni, di vivere realmente in modo civile e dignitoso; per consentirci di mantenere la nostra individualità di esseri coscienti e responsabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle ingiustizie bisogna ribellarsi soprattutto qundo esse vengono inflitte in nome della giustizia, perché ild etenuto che non si ribella è peggio del suo aguzzino. A lungo andare questo comportamento mi ha creato antipatie, ma non importa. Preferisco essere considerato “cattivo” piuttosto che pusillanime, servitore e leccapiedi. Il cittadino prigioniero è impotente di fronte ad un direttore che ha sempre ragione, se non usa la stessa legge per tentare di correggere le ingiustizie di costui. In carcere si possono tollerare tante cose, ma non la cattiveria gratuita, come quella di proibire di stampare un fiore, una poesia alla propria figlia, o alla propria compagna che si ama, con il proprio computer e stampante… E’ umiliante per il “mio” direttore non trovare riscontri positivi a richieste così semplici. Inoltre, signor direttore, le sue nuove restrizioni mi rendono più difficile il mio diritto allo studio. Le sue restrizioni sono cattive, repressive, capziose e, per ultimo, capricciose. Signor direttore, mi permetta, lei sa solo comandare, vietare; ma non sa ubbidire alle leggi, ai regolamenti e soprattutto al buon senso. Proibire di stampare un fiore è vilare le regole della logica, che costituisce un limite giuridico all’esercizio di ogni attività discrezionale.. qualcosa che è priva di ogni carattere di ragionevolezza. La nostra vita è fatta anche di cose “inutili”; senza le quali però la stessa esistenza non avrebbe senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Signor direttore spesso coloro che sono in posizione di autorità non si curano affatto del bene o del male; di ciò che è giusto o di ciò che non lo è. La loro unica preoccupazione è di tiranneggiare i sottoposti. Spesso in carcere ci si trova dinanzi a un potere smisurato e cattivo, dove non si può faare nulla per cambiare il corso delle cose, e chi non accetta le regole del potere non può fare altro che soffrire. Ma è pur sempre meglio che non fare nulla… Spesso accade anche che il detenuto ha ragione, ma ha torto in quanto detenuto. Ed il custode ha torto, ma ha ragione in quanto aguzzino. Spesso si vuole che il detenuto, in quanto prigioniero, debba accettare di essere punito ingiustamente. Si vule che il detenuto sia sempre e soltanto ciò che il carcere lo farà essere. Spesso al detenuto convinene non avere mai un pensiero autonomo. Non conviene.. deve essere sempre d’accordo con il suo carnefice. Invece, spesso, il detenuto ha tanto da trasmettere e comunicare. Si può ed è possibile regire all’emarginazione del carcere. In carcere convivono dolore, prostrazione, fede, abbandono, ozio, pentimento, talvolta brutalità.. ma c’è anche un senso infinito di umanità, e là una vita può anche rinascere… In carcere non bisogna adattarsi né rassegnarsi, perché sono convinto che più ti adatti alla realtà della detenzione, alle sue leggi negative, maggiore difficoltà troverai all’esterno.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei, Direttore, non capisce, ma, sarebbe meglio dire, fa finta di non capire che protestare pacificamente e lottare per i propri diritti riconosciuti con il metodo della non violenza è profondamente giusto e serve, tra l’altro, a scontare la propria pena migliorando interiormente. Quando si reclama, ciò può sembrare terribilmente inutile, ma è terribilmente importante che uno lo faccia. Infatti, una cosa che distingue i detenuti gli uni dagli altri è la forza di protestare. Il detenuto che non reclama perde la sua libertà proprio nel momento in cui spera di ottenerla non reclamando.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo al mio diretore che il carcere non dovrebbe essere solo un luogo di punizione , ma dovrebbe anche essere una occasione di recupero. Dovrebbe rieducare e aiutare chi ha sbagliato a reinserirsi nella società. Invece, il carcere è il luogo dove, più di qualsiasi altro posto, non rispettano la legge. Ricordo che quando il detenuto si vede esposto a sofferenze che la legge non ha ordinato e neppure previsto, entra in uno stato di collera abituale; e non crede più di essere stato colpevole, ma accusa la giustizia stessa. Ricordo che rinunciare al diritto e obbligo a reclamare significa rinunciare alla propria qualità di uomo, ai propri doveri. E non c’è nessun compenso possibile per chi rinuncia a questo. Se si protesta ad alta voce, anche in modo pacifico, la spiegazione che si dà solitamente è che il detenuto è un ribelle, quando va bene.. ed irrecuperabile, quando va male. Non si va a cercare la causa del perché uno protesta, m si condanna la sola protesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ricordo che il rispetto della dignità dei detenuti non è la debolezza, ma la forza di una istituzione e, tra l’altro, un dovere preciso di un direttore. Le ricordo che è terribilmente sbagliato sprecare il carcere solo per espiare la pena. Coniugare controlli, sicurezza, trattamento ed inserimento non è difficile. Invece lei preferisce vigilare, reprimere. Così è molto più facile piuttosto che lavorare per fare crescere una coscienza critica e responsabile nel prigioniero. Signor direttore mi permetta di ricordarle che, spesso, nel negare i diritti ai detenuti si viola sia la logica che il diritto; e viene fatto di pensare che spesso più che di rapporti di giustizia, si tratta di rapporti di forza. E questo assicura il dominio, non la giustizia. Con lei i diritti dei detenuti sono eventuali ed inesigibili, mentre i doveri e le sanzioni sono certi ed inevitabili. Lei mi proibisce di fatto di valorizzare le mie energie, la poca intelligenza che ho, le capacità e la disponibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ricordo che la differenza tra noi e “le persone per bene” sta più n ciò che facciamo, che in ciò che siamo. Ma come posso migliorare e fare qualcosa se lei mi tiene chiuso in cella 21 ore senza fare nulla, e 3 ore all’aria che sembra una voliera? Le ricordo che, nella maggiorana dei casi, il detenuto è ciò che apprende dai suoi eventuali educatori. Le ricordo che spesso i detenuti sono migliori (non è il caso mio) di chi li governa. Le ingiustizie consumate all’insaputa di tutti sono più dolorose. Bisogna trasmettere quello che accade in carcere, perché la gente si accorga delle ingiustizie e possa riconoscere i torti, e sviluppare un sentimento di comune offesa alla dignità umana. Chissà per quali insondabili e burocratiche cattiveri lei mi sta facendo questo. Ma tutte le cose insensate in carcere hanno invee una logica perversa e stringente. A volte punitiva, altre volte semplicemente di assurda burocrazia, cioè vessazione,, cattiveria allo stato puro; insomma, sadica burocrazia carceraria. Viviamo in condizioni illegali di sovraffollamento, ozio forzato, mancanza di igiene e cure, spazi disponibili; e lei mi proibisce di stampare una poesia, un cuoricino… Di queste restrizioni non si capisce il senso, visto che non sono motivabili con ragioni di sicurezza, se non spiegabili in una logica punitiva fine a se stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Dottore, lei mi pare più prigioniero di me, perché è prigioniero della sua infelicità, tristezza e cattiveria, e mi fa molta pena. Per educazione la saluto e non scrivo il suo nome per non rischiare di essere denunciato.</p>
<p> </p>
<p></strong></p>
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		<title>Balla per me</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 18:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Lascia che sia la tua polvere santa..
L&#8217;estrema astinenza del cielo, gli uccelli di derive voraci,
Balla per me, con tutta la fame del mondo, che sia estinzione e dolcezza, illusione e violenza,
Lascia che sia, solo un tempo gitano, 
Strisciami addosso tutti i tuoi demoni,
Mordi il mio freno sotto un cielo bambino.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="senza bracce" src="http://img218.imageshack.us/img218/7391/270560eq8.jpg" alt="" width="1412" height="2252" /></p>
<h2><span style="color: #ff0000;"><em>Lascia che sia la tua polvere santa..</em></span></h2>
<h2><span style="color: #ff0000;"><em>L&#8217;estrema astinenza del cielo, gli uccelli di derive voraci,</em></span></h2>
<h2><em><span style="color: #ff0000;">Balla per me, con tutta la fame del mondo, che sia estinzione e dolcezza, illusione e violenza,</span></em></h2>
<h2><em><span style="color: #ff0000;">Lascia che sia, solo un tempo gitano, </span></em></h2>
<h2><em><span style="color: #ff0000;">Strisciami addosso tutti i tuoi demoni,</span></em></h2>
<h2><em><span style="color: #ff0000;">Mordi il mio freno sotto un cielo bambino.</span></em></h2>
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		<title>Non siamo cani da corsa</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 18:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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Alcuni gesti restano come staffilate nella carne, come dita spezzate, e occhi cielo azzuri limpidi dritti di speranza, dove i battiti del cuore pulsano forte nell&#8217;eccitazione adrenalinica di chi fa la cosa giusta perché prende il &#8220;sentiero sbagliato&#8221;. 
E scuote di dosso la polvere, con gesto insieme di sfida infantile e di rivoltoso dovere, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignnone" title="olimpiadi" src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/10/16/48f7688d18bd3_zoom.jpg" alt="" width="500" height="636" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alcuni gesti restano come staffilate nella carne, come dita spezzate, e occhi cielo azzuri limpidi dritti di speranza, dove i battiti del cuore pulsano forte nell&#8217;eccitazione adrenalinica di chi fa la cosa giusta perché prende il &#8220;sentiero sbagliato&#8221;. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E scuote di dosso la polvere, con gesto insieme di sfida infantile e di rivoltoso dovere, con tremiti di paura, che tendono le corde dell&#8217;addome, ma anche eccitano. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si è sempre un pò eccitati e impauriti al tempo stesso, quando ci si alza dal coro e si rovina la festa a tema, e gli sguardi sbuffanti e irritati di prime donne e comparse posso solo stare a guardare, per farla pagare poi. Ma ormai il colpo è fatto, lo spettacolo è rovinato e il gesto resta nella terra dove abitano gli<br />
Uomini. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1968, Olimiadi Messicane. I due velocisti neri americani Smith e Carlos arrivarono rispettivamente primo e terzo nei duecento metri. E al momento della vittoria urlarono &#8220;non siamo cani da corsa&#8221; e alzarono il pugno in alto; pugni guantati di nero. Un gesto dirompente che squarciò le pagine. Una colpo geniale, che fece più rumore di mille convegni, dibattitii e proteste formali e che toccava il ventre caldo di un&#8217;America malata di rancore e razzismo, dove ancora fumava il cadavere di Martin Luther King, ucciso proprio pochi mesi prima.<br />
Omicidio seguito a ruota da quello di Bobby Kennedy. </strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quei pugni chiusi guantati di nero alzati a sfidare il cielo divennero leggenda, ma loro pagarono prezzi altissimi. La loro vita ne fu devastata. L&#8217;America non li perdonò mai. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Storie di Coraggio. Storie di Dignità. Storie di Uomini.<br />
</strong></p>
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		<title>L&#8217;angolo di Alice &#8211; una nuova rubrica su Born Again</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 19:29:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alice]]></category>
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Oggi c’è una novità su Le Urla dal Silenzio. 
Una nuova rubrica, tenuta da Alice, che si occuperà di animali, della loro psicologia, del loro addestramento e del rapporto da tenere con essi. Con una particolare attenzione ai cani, riguardo ai quali ha intrapreso un vero e proprio percorso di studi, ma non escludendo riflessioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignnone" title="cani" src="http://www.windoweb.it/desktop_temi/foto_cani/cani_23.jpg" alt="" width="1024" height="768" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi c’è una novità su Le Urla dal Silenzio. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una nuova rubrica, tenuta da Alice, che si occuperà di animali, della loro psicologia, del loro addestramento e del rapporto da tenere con essi. Con una particolare attenzione ai cani, riguardo ai quali ha intrapreso un vero e proprio percorso di studi, ma non escludendo riflessioni, racconti, tecniche relative ad altri animali. Lascio a lei la parola per questa sua prima “uscita”. Ben venuta tra noi Alice</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salve a tutti, io sono Alice. Oggi inizierò questo primo appuntamento della rubrica di cui mi occuperò, parlando di cani. Desidero subito ringraziare per molte ispirazioni e insegnamenti pratici il professore Marchesini di cui sto seguendo i corsi, ai quali vi invito a partecipare se avete una passione come la mia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per poter capire le necessità che oggi ha la società e che hanno, in primis, i proprietari di cani, è necessario capire il ruolo che oggi hanno assunto i nostri amici a quattro zampe.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da una cultura rurale, dove il cane era un mezzo per poter essere aiutati nel lavoro, era messo a catena spesse volte e di certo poco coccolato o viziato, si passa nel decennio degli anni ’80 ad una totale antropomorfizzazione dell’animale, quasi fosse un sostituto di un figlio o di un compagno che non c’è.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questo decennio il cane, suo malgrado, viene trattato da persona, peggio ancora, da bambino. Perdendo completamente la sua specificità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi, il concetto pare evolversi in un altro senso, seppure rimangono casi estremi  ancora vincolati a concetti rurali o, d’altra parte,  alla visione cane = bambino, e la società vuole e pretende che il cane sia un buon cittadino a quattro zampe.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sempre più padroni sentono la necessità di poter portare il proprio compagno ed amico ovunque: al mare, al ristorante, negli alberghi, in piscina, in ferie….</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cane è parte integrante della famiglia e vedersi precludere dei luoghi, equivale a non andarci per nulla.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ancora è scarsa l’attenzione che  viene data a questa esigenza, ma, d’altra parte, senza voler giustificare minimamente la poca sensibilità a riguardo, c’è da notare come spesso i proprietari di cani pretendano di poter andare ovunque, avendo un cane non educato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un cane non educato, che fa malanni al ristorante, crea un precedente per il quale nessun cane potrà più entrare in quel ristorante.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Educare (NON ADDESTRARE) un cane significa avere un cane equilibrato, felice e che potrà seguire il padrone dappertutto e , per un cane,poter andare ovunque con l’amato amico bipede, equivale a pura felicità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’approccio Pedagogico che sto iniziando a studiare e che vorrei un domani diventasse il mio futuro lavoro è una metodologia di rapporto uomo-cane  spiegata dal Dott. Marchesini , che ribalta completamente la visione addestrativa, ormai sorpassata e fine a se stessa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si riconosce al cane la propria alterità. Si esaltano le sue caratteristiche specie-specifiche, abbandonando, non con poca fatica, la nostra visione egocentrica ed antropocentrica del mondo. (abbandono che sarebbe bene mettessimo in pratica sempre, in ogni settore della nostra vita).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Comprendere il mondo visto dal cane, sentito dal cane. Evitare grossolani sbagli, anche se dettati da infinito amore per esso, lavorare non solo su di lui, ma anche su di noi. Metterci in gioco, trasformare il rapporto di leadership in rapporto di partnership.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per intraprendere questo cammino interessante e rispettoso, bisogna chiaramente studiarne le basi e conoscere le caratteristiche del cane sia filogenetiche che ontogenetiche.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono ancora agli inizi di questi studi che mi appassionano tantissimo, di conseguenza, la capacità che ho di parlare di tali argomenti è ancora frammentaria, poco ordinata, spero di perfezionarmi nel tempo e spero comunque a qualcuno possa interessare ciò che scrivo e conoscere tante cose di queste splendide creature, che magari non si sanno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dunque, il concetto fondamentale, che potremmo applicare anche a qualsiasi individuo di religione, razza, idee politiche, orientamenti sessuali diversi dai nostri, è rispettare la diversità. E’ capirne il senso e le stupende caratteristiche. E’ abbandonare la nostra visione del mondo, come fosse l’unica plausibile o, peggio ancora, come fosse la migliore. Non è così e mai lo sarà. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una volta lasciati alle spalle questi preconcetti insiti in ognuno di noi (chi più chi meno), sarà necessario studiare il cane, i suoi antenati (i lupi) e le varie razze che ci sono.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cane deriva dai lupi. Ne consegue che il cane vive in branco, anzi, vive per il branco. La sua visione è cooperativa, non individualista come lo è quella umana.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi si dirà che anche l’uomo collabora, in gruppi, a lavoro, tra amici. E’ vero, ma solitamente di base lo fa sempre per avere qualcosa in cambio, per ottenere . Il che non è necessariamente meschino o sbagliato. E’ semplicemente diverso dal cane (e dai lupi).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ curioso ed interessante, per  fare un esempio pratico di questo concetto, osservare che, se mettiamo un cane a fare un esercizio, magari difficoltoso, come trovare del cibo nascosto preventivamente da noi sotto una pentola , se questo stesso cane si trova in difficoltà, la prima cosa che farà sarà , abbaiando, chiedere aiuto al partner umano. Dentro di lui sta dicendo: ehi amico, sono in difficoltà, mi dai una mano?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché per lui è naturale che ciò accada, è insito nella sua natura.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo, dal punto di vista performativo, potrebbe risultare , se non indirizzato, come un handicap per eventuali prove dovesse svolgere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Trovo personalmente magnifico questo modo di porsi del cane, questa visione collaborativa e gerarchica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche nelle nostre famiglie bisogna che il cane trovi il proprio ruolo e che riesca ad affidare ad ognuno di noi altri membri il nostro. Uno dei motivi per i quali spesso i cani risultano troppo leader in casa è che noi uomini non assumiamo dei ruoli stabili e decisi. Questo mette il cane in confusione, lo costringe naturalmente a prendere lui la guida, il potere.. dentro di se, potendolo fare, direbbe: ehi ma qui c’è un grande caos. Ora li aiuto io e prendo le redini della situazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lascio a voi immaginare i problemi che questa gerarchia distorta e confusionaria possono portare dentro il nostro nucleo familiare e poi, di conseguenza, fuori, in società.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un altro errore che spesso i proprietari di cani fanno è parlare con il cane, fargli lunghi e grandi discorsi. L’effetto sul cane è lo stesso che se una persona di lingua diversa dalla nostra e che non conosciamo si mettesse a disquisire su un tale argomento e noi capissimo solo qualche parola qua e là .</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Confusione. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cane , vive il qui e l’ora. Vive il presente .(grande dote la sua..) . Il che, esplicato nella pratica, significa che, dirgli  “domani ti do la pappa” per lui equivale a dire: PAPPA (parola che molto probabilmente consoce)  ADESSO, SUBITO. Non “domani”..perchè non conosce “domani”… Qui ed ora…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo cattivo dialogo è un altro modo per mettere il cane in confusione e renderlo irrequieto, instabile. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ talmente vasta la pedagogia cinofila ed è talmente interessante che, lo so e me ne scuso, rischio di fare un minestrone delle poche cose che ho potuto studiare ed ascoltare e rischio anche di spiegarle male.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ mia intenzione riuscire a capirne il più possibile e , di tanto in tanto, mettere degli argomenti ben precisi e poterli spiegare e condividere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciò che già da adesso so con certezza è che il mio sogno è questo, è lavorare con e per i cani, è conoscerli il più possibile , perché il loro mondo si avvicina a me  certamente più del mio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciò che mi sento di consigliare a chi ha l’immensa fortuna di avere un amico fedele accanto è di contribuire a renderlo un buon cittadino a quattro zampe e di poter godere della sua compagnia quanto più tempo possibile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il resto dopo i miei studi….</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>LA MENTE E&#8217; PIU&#8217; FORTE DEI GENI</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 11:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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Una frase che dice Bruce Lipton, biologo e scienziato di avanguardia è rivelatoria del senso di ciò che leggerete, e anche di ciò che vedrete.
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			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><strong><img class="alignnone" title="BAMBINO" src="http://digilander.libero.it/IlFioccoDiSeta/bimbo.jpg" alt="" width="1500" height="929" /></strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong> </strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Una frase che dice Bruce Lipton, biologo e scienziato di avanguardia è rivelatoria del senso di ciò che leggerete, e anche di ciò che vedrete.</strong></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia.&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vi riporto una intervista a Lipton più sotto e anche un suo seminario integrale ripartito in 16 video. Ma già tra noi possiamo sbucciarci qualche pensiero.<br />
Ci hanno venduto.. dice Lipton.<br />
Amici, cosa è che non &#8220;ci hanno venduto&#8221;? Quand&#8217;è che non ci hanno tentato di ingannare? Su cosa non ci sono state manipolazioni.. o almento.. tentativi di manipolazioni?<br />
Pensate solo alla famigerata influenza suina che doveva abbattersi sul mondo come un flagello biblico, e causare milioni di morti.. cataste di morti per le strade.<br />
Per mesi &#8220;ci hanno venduto&#8221; un panico folle, per mesi &#8220;ci hanno venduto&#8221; l&#8217;ossessione. Per mesi &#8220;ci hanno venduto&#8221; la paura. Per mesi appelli disperati,testimonial, depliant, esperti. Già c&#8217;era chi prefigurava scenari apocalittici da Day After. Ora tutti dimenticano. Ma questa influenza fu annunciata come un nuovo flagello.<br />
I paesi spesero miliardi in scorte di vaccini. Risultato?<br />
E&#8217; stata una influenza ancora più blanda delle precedenti.. e..<br />
milioni di dosi di vaccino non sono state utilizzate e hanno solo fatto aumentare il deficit degli stati e ingrassate le tasche sporche di sangue e letame dei maiali di Bigpharma e dei loro sodali prezzolato.<br />
E adesso con questa crisi greca cosa &#8220;ci vogliono vendere&#8221;?<br />
E&#8217; tutto illusione? E&#8217; tutto manipolazione?<br />
No. E questo è il problema. Perché se fosse così facile vivremmo semplicemente in un mondo clone di Matrix e avremmo risposte facili e lapidarie su tutto. E invece il mondo è un rebus, un ginepraio di verità e menzogne, di soffocamenti e liberazioni, di sistemi e falle dei sistemi.<br />
Per reagire alle manipolazioni sorge spesso il loro specchio riflesso e opposto.. il complottismo più oscuro e paranoide che vede in tutto, praticamente in tutto sudole e sottili forme di controllo e manipolazione e già immagina i carri bestiame che porteranno al macello o a rinnovati gulag le vittime prossime venture del Nuovo Ordine Mondiale. Il complottismo assoluto è un&#8217;altra forma di delirio che depreda la vita di gioia e speranza. Il complottismo assoluto è un altro cantico di impotenza. Insieme al conformismo e ai complotti e manipolazioni reali, e a quella suprema forma di obbedienza che è l&#8217;acquiscienza e la sterilità emotiva.<br />
E quindi dobbiamo dire &#8220;ci hanno venduto&#8221; senza poi saltare sul carro del Quattro Cavalieri dell&#8217;Apocalisse. Senza pensare che siamo solo burattini e automi di un mondo Matrix fotocopia.<br />
Senza perdere il senso dell&#8217;equilibrio, della lotta, e della speranza.<br />
E torniamo a Lipton. Il tema è semplicemente immenso. E potrei stare da mo a un altro mese a scrivere ininterrottamente di seguito arrivando appena a scalfirlo. E quindi adesso non potrò mai essere veramente convincente, mai essere veramente esaustivo. Queste sono solo tracce Gringos, solo tracce, cartelli stradali.. chi poi ha una scintilla a continuare, continui a leggere e a studiare e si faccia una sua idea.<br />
Io posso solo dirvi, che a livello di istinto di base, ho sempre creduto alla sostanza di ciò che dice Lipton.<br />
In sostanza ci hanno venduto un mito.. dal nome.. REDUZIONISMO GENETICO&#8230;<br />
Noi saremmo guidati ed eterodiretti fin dal concepimento dai geni che abbiamo avuto la ventura di avere. E non c&#8217;è scampo. Inevitabili predisposizioni a certe malattie. Inevitabili problemi, ostacoli e limiti. O anche opportunità. Ma tutto inevitabile, o altamente probabile.<br />
Il reduzionismo genetico fu un paradigma sposato da subito da tutte le scuole di medicina, le elité intellettuali, gli organi scientifici, gli apparati di informazione. Se ci pensate.. costantemente escono notizie che danno manforte a questo paradigma.. scoperte sul &#8220;gene della gelosia&#8221;.. &#8220;gene dellla rabbia&#8221;.. &#8220;gene della gentilezza&#8221;.. e su infinite spiegazioni riduttive e semplicistiche all&#8217;osso sull&#8217;origine di ogni nostro problema e condizione.<br />
Tutto questo crea un clima di arrendevolezza alle condizioni date e di accettazione delle soluzioni proposte. Un soggetto che è completamente imbevuto di atmosfera reduzionista starà al posto in cui gli verrà detto di stare, opterà per le scelte che gli verranno dette sono alla sua portata, seguirà i percorsi che gli verranno somministrati come inevitabili. Cercherà già cure per malattie che &#8220;quasi certamente&#8221; avrà. E sarà spinto ad aderire a screening genetici di massa, alla raccolta di informazioni cellulari s ulla popolazione, alla schedatura delle mappe genetihe&#8230; a un senso costante di controllo e limitazione. E a prendere i farmaci che varranno prodotti ad hok &#8220;sul tuo fenotipo genetico&#8221;.<br />
E poi.. sarà facile fare il salto.. Si dirà, molti già lo dicono.. che i bambini con deficit di attenzione hanno un problema &#8220;genetico&#8221;, che si può tentare di neutralizzare, almeno in parte, con psicofarmaci devastanti come il Ritalin. Sì.. è molto più facile dire questo.. altrimenti bisognerebbe andare alla radice delle cose, al modo in cui molte famiglie reprimono le spinte dei bambini, a strutture scolastiche castranti e alienanti, a meccanismi economici generatori di tensioni, a quartieri dormitorio che spengono la vitalità..<br />
Noi, diamo solo la colpa al bambino e ai suoi geni. Più comodo no?<br />
A prescindere&#8230; cambia il modo in cui affronti la vita&#8230;<br />
La persona addestrata da anni di riduzionismo genetico.. è sottilmente percorsa da un ansia costante e da una cappa dii fatalismo che è quasi un distintivo. Ti farà una lista di cosa si aspetta.. calvizie, diabete, alzhaimer.. perché magari padre, nonna, prozio.. hanno avuto queste problematiche. Ti dirà che certe cose non potrà mai farle o sarannno chimere, perché è geneticamente predisposto.<br />
Ancora di più si berra la bubbola dei reduzionisti estremisti per la quale anche sentimenti ed emozioni non sono altro che processi biochimici e organici.<br />
E noi ci perdiamo le ali, le mettiamo in fiamme..<br />
Tutto il nostro dibattito è inquinato dal fanatismo e dal cinismo.<br />
Pensate la controversia Darwin. Da una parte la Chiesa, o almeno settori di essa, e il Creazionismo intransigente.. dall&#8217;altra il pensiero orgogliosamente laicista alla Micromega che ha trasformato Darwin in un totem. Non c&#8217;è spazio per altro nel dibattito di massa. Come al solito. Come sempre. Il campo è sempre di due clan estremi e dogmatici. Sempre e solo Guelfi e Ghibellini.<br />
Con Lipton voliamo alto anche sul piano della teoria dell&#8217;evoluzione..<br />
E certamente può sbagliare anche lui. Ma non si dica che è un folle isolato. Sono tanti gli studiosi di avanguardia, specie nel campo della biologia e della fisica quantiistica che da anni sostengono queste cose.<br />
Ma tutto ciò non arriva alla Periferia dell&#8217;Impero.<br />
Alla fine dei giochi, al momento attuale, queste due tesi si contengono il campo.<br />
E&#8217; anche una questione di scelta.<br />
Cosa sceglieremo?<br />
Che siamo bambocci del destino, automi genetici, sinapsi interconnesse e processi biochimici predeterminati dalla culla alla tomba? Attenderemo le malattie e il fato che ci sono stati destinati?<br />
O crederremo.. che la nostra mente è più forte?.. che non siamo solo automi ma anche attori e creatori?.. che potremo dire anche la nostra.. e incidere sui giorni che verranno?<br />
Io scelgo la seconda, a costo di sbagliarmi..<br />
Ricordo che Sant&#8217;Agostino (o fu un altro.. illuminatemi voi:-) un giorno disse:<br />
&#8220;Se tutto ciò che esiste fosse contro l&#8217;amore.. se l&#8217;amore stesso fosse solo una follia.. sceglierei comunque di amare&#8230;&#8221;</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PRIMA DI VEDERE I VIDEO: Il mio post ha come punto di riferimento la contestazione del modello incentrato sul paradigma del riduzionismo genetico e della fatalità biologica vista come destino o predisposizione difficilmente scansabile. E, dall&#8217;altro lato, c&#8217;è la volontà di far emergere un senso più alto delle potenzialità umane, che non siano sottoposte alla tenaglia di una condanna genetica, di un determinismo ritornato sotto mentite spoglie. Questo discorso si innesta in quadri amplissimi, relativi ai piani dell&#8217;esistenza e della comprensione umana. Nessuno può dire di sapere veramente tutto. Tantomeno io. Riportare adesso il seminario integrale di Bruce Lipton, ripartito in sedici video, non vuol dire adesso diventare &#8220;discepoli&#8221; di Lipton. O fare propria integralmente  tutta la serie di riferimenti, co ncetti e parole che coloro che sono interessati a libri, conferenze o argomenti di questo genere solitamente fanno propri. La nostra libertà è nel non sposare totalmente e apriori neanche il pensiero alternativo più autorevole&#8230; a prescindere. Che intendo? Che qui  non vi si dice. Ecco Bruce Lipton.. sentite tutto il suo seminario e la vostra vita cambierà o avrete in mano i segreti dell&#8217;universo. Qui vi si dice.. cose così sicuramente difficilmente hanno cittadinanza tra i media ufficiali e nelle istituzioni canoniche che si occupano della diffusione della conoscenza e dell&#8217;amministrazione dell&#8217;istruzione.. soprattutto da noi.. alla periferia dell&#8217;impero. Viviamo completamente succubi di determinate impostazioni e visioni, che diventano dogmi. Ad esempio, miglia di persone, milioni nel mondo, ogni anno, sono portate come pecore al macello, a sottoporsi al &#8220;bombardamento militare&#8221; della chemioterapia per quanto riguarda il trattamento di forme tumorali e patologie degenerative. Milioni di persone che verrano (quasi sempre) condannate ad anni di atroce sofferenza. Quando ci sono sempre state, e ci sono.. altre strade, alcune con tante frecce nel loro arco. E io ho visto sia la sofferenza indicibile dei trattamenti ufficiali. Sia le prospettive di liberazione di alcuni percorsi alternativi. Ma di tutte queste cose intere legioni di persone non verranno mai a conoscenza. E quando talora fanno capolino nei circuiti della comunicazione uffiiciale, esperti, baroni e inquisitori scagliano i loro anatemi o tentano, a volte è più efficace, la strategia del disprezzo e della ridicollizzazione. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla base poi di altri Sentieri ci sono altre visioni del mondo e dell&#8217;uomo. E questo è il senso di un percorso e di una argomentazione come quella di Bruce Lipton. Nella quale ci sono certamente cose che condivido. E altre che non mi convincono del tutto, o, meglio detto, sulle quali il mio percorso interiore non è arrivato ancora al punto di potersi pronunciare con una certa sicurezza. Ci sono persone, che indipendentemente se lui dica effettivamente ciò, che dalla base delle sue teorie e di quelle di altri scienziati di avanguardia e dei mistici di ogni, sostengono che tutta la realtà è esclusivamente una creazione della mente. Bene, io sono certo che la mente gioca un ruolo essenziale. Non sono certo però che sia l&#8217;unica forza motrice in campo. Almeno, non mi sento di poterlo dire con certezza inesorabile. Così come più che il sostenere o meno certe cose, è il riverbero operativo ed esperienziale che poi ne consegue che è importante. Ci sono persone che dall&#8217;approccio a certe conoscenze alternative, nobili e luminose tra l&#8217;altro, giungono forse a un equivoco, ossia al pensare che basta connettersi su diversi livelli di frequenza indipendentemente da uno sforzo e da un impegno totale su tutti i piani del proprio essere, corporale compreso. Anche qua, il ruolo della &#8220;frequenza&#8221; è un ruolo Principe. Forse è anche un ruolo Sovrano. Ma tendo ancora a credere che se pensiamo a creare qualcosa di potente o di fare trasformazioni reali senza un impegno radicale su ogni livello, e senza mettere in gioco concretamente il corpo potremmo non riuscire pienamente nello scopo a cui vogliamo consacrarci. Detta in soldoni, è talmente importante questa esistenza e ciò che in essa noi ci sentiamo chiamati a fare, che, pur in teorie che in buona parte condivido, non vorrei che si finisse per adagiarsi in una tendenza &#8220;comoda&#8221;.. quella propria di alcuni scrittori new age di successo (che tra l&#8217;altro dicono cose pure molto apprezzabili) .. quella che magari ti dice &#8220;alza le tue frequenze, cambia livelli di pensiero, ama te stesso e il mondo e tutto cambierà&#8230;&#8221; Sono cose fondamentali queste, ma credo, potrei sbagliarmi naturalmente.. credo che non bastino. Che bisogna anche dire.. &#8220;sforzati, impegnati, dacci l&#8217;anima.. suda, vai oltre, metti in gioco tutto te stesso..&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E trovo anche &#8220;facile&#8221; pensare che raggiunta la giusta frequenza tutta la vita per noi funzionerà come un orologio svizzero, o, meglio detto, che non incontreremo sofferenze, nemici, ostacoli, momenti di caduta. Vedere la realtà come una serie di vibrazioni, corrispondenze e frequenze non può diventare, secondo me, un altro assolutismo nel quale tutto ciò che io sono è esclusivo specchio di ciò che mi accade. E se per esempio incontro anche persone he mi danno del filo da torcere o sfide dolorose da affrontare, vuol dire ad esempio che io non sono abbastanza &#8220;positivo&#8221; e che non ho ancora capito bene le regole del gioco. Alcune delle persone migliori su questo pianeta hanno dovuto affrontare anche la negatività, il dolore, gli ostacoli e le cadute. E non credo si possa dire che ciò era esclusivo portato di una loro ombrosità interiore che si proiettava nel mondo esterno. Anzi spesso invece quelle cose avevano un senso profondo per loro e per gli altri. A me, in sostanza, non convincerebbe una visione della teoria delle vibrazioni se fosse declinata su un piano di esistenza intesa come puro benessere perfettamente programmato dalla nostra coscienza e impermeabile ad altro. Che poi penso che tutto abbia un senso. Quindi anche il dolore, gli ostacoli, le cadute, le battaglie. Che anche affrontare in certi momenti l&#8217;Ombra e la sofferenza abbia un senso. E che non siano sempre e comunque parti di una individualità che non ha ancora correttamente imparato a vivere e a pensare. E riconfermo. Io credo che le vibrazioni siano essenziali. Ci sono luoghi in cui c&#8217;è stato tanto amore e te ne accorgi subito. Persone piene di odio e se ti guardano ti senti quasi accoltellato. O tu stesso che a volte sei così pieno di energia che in quei momenti è come uno stato di grazia, e ti pare che tutto il mondo ti sorrida e con chiunque parli sembra possa esserci amore e comprensione. Così come elevate vibrazioni ti danno effettivamente più forza e potere per trasformare te stesso e cambiare il mondo. Il succo è che non per questo stesso la tua vita diventa un semplice sogno mentale, ogni problema viene completamente evitato alla radice, e non incontrerai ostacoli e sfide dure, anche se le tue vibrazioni fossero sempre elevate.. come del resto è accaduto anche a grandi benefattori e santi nel corso della storia. O forse a un livello immenso basterebbero solo le vibrazioni? Tipo un livello da grande anima o Illuminato supremo? Forse sì. Ma è un livello che non riguarda gran parte delle esistenze. Io credo che per noi, anche per i migliori, ci siano momenti imprevedibili,s ituazioni destabilizzanti, sudore, passione, intensità da dare.. sempre. Non sono affatto certo che potremo evitare ogni trappola e ostacolo. Ma credo che, anche con le visioni che Liptone molti altri ci delineano, così come con molte altre conoscenze e strumenti, venute pure da contesti non poco diversi&#8230; noi possiamo affrontare e superare tutto. E da tutto trarre qualcosa. Questo mi sento di crederlo. Anche se non sono un Mahatma che può parlare p er scienza infusa&#8230;:-)&#8230; ma questo mi sento di crederlo. Comunque ho appena sfiorato questo genere di questioni. Ciò che mi premeva veramente dire è che, anche quando sottoponiamo un documento così prezioso, stimolante, utile e benefico come il seminario di Bruce Lipton, non lo facciamo come discepoli acritici e adoranti, ma come persone che vogliono dare un&#8217;arma in più per crescere e interrogarsi, altro cibo sul tavolo&#8230; nessuna Tavola della Legge, ma strumenti da implementae e di cui nutrirsi se, come e quando si vuole nell&#8217;ottica di un proprio personale percorso, che deve essere sempre radicalmente libero. Noi non vi diciamo &#8220;pensate questo!&#8221;.. ma&#8230; &#8220;questo può esservi utile.. insieme ad altro che prenderete da altre fonti.. e scambiandoci poi i nostri futuri pezzi di strada capiremo qualcosa di più dell&#8217;uno e dell&#8217;altro.. e di questo pazzo.. pazzo mondo..&#8221; <img src='http://www.bornagain.it/wp/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Relativamente poi alle questioni specificatamente genetiche, c&#8217;è chi arriva a dire che proprio i geni non contano assolutamente nulla e tutto sorge per forme di creazione mentale. La mia idea è un pò più sottile. Io penso che forse i geni, come la famiglia e gli ambienti determinano delle tendenze che si muovono in certe direzioni. Ma esse non sono irribaltibili. Così come quindi si può guarire da malattie cosiddette &#8220;incurabili&#8221;.. NOI POSSIAMO EFFETTIVAMENTE MODIFICARE IL DNA. Quindi magari il DNA opererebbe, almento per certi aspetti, anche se io fossi isolato dal mondo in una foresta amazzonica.. quindi ciò che mi accade non sarebbe totalmente creazione del pensiero o dell&#8217;ambiente. MA&#8230; ANCHE SE IL DNA MI SPINGESSE VERSO CERTE DIREZIONI.. IO POSSO CAMBIARLO. In questo senso accolgo la visione di Lipton. E il mio cuore la senta vera, come ho scritto in precedenza. Ma naturalmente non sono nessuna mente galattica o esperto cosmico di tutte le strutture della materia, né delle &#8220;sacre armonie della musica celeste&#8221; o dei vortici inesorabili delle &#8220;ottave&#8221;.. <img src='http://www.bornagain.it/wp/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> &#8230; sono solo un Uomo tra gli Uomini, come voi.. e tutti insieme siamo qui per qualcosa, che alcuni chiamano Disegno, e che ci fa fremere, gioire e lottare ogni giorno. E gli specchi riflettono il nostro tempo e le nostre Canzoni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chiunque voi siate e dovunque voi siate&#8230; il pane spezzato alla fine è la sola cosa che rimane..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>HASTA SIEMPRE ESPERANZA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span><span>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span>&#8212;&#8212;&#8211;<br />
CONVERSAZIONE INTERVISTA CON BRUCE LIPTON</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Durante il periodo in cui Bruce Lipton lavorava come ricercatore e professore alla scuola di medicina, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi biologici attraverso i quali le cellule ricevono ed elaborano le informazioni: infatti, piuttosto che controllarci, i nostri geni sono controllati, sono sotto il controllo di influenze ambientali al di fuori delle cellule, inclusi i pensieri e le nostre credenze. Questo prova che non siamo degli “automi genetici” vittimizzati dalle eredità biologiche dei nostri antenati.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siamo, invece, i co-creatori della nostra vita e della nostra biologia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lipton descrive questa nuova scienza, chiamata epigenetica, nel suo libro “The Biology of Belief: Unleashing the Power of Consciousness, Matter and Miracles” (N.d.T.: Biologia delle Credenze: Liberare il Potere della Consapevolezza, della Materia e dei Miracoli) (2005: Mountain of Love/Elite Books). Pieno di citazioni e riferimenti di altri scienziati che conducono, in tale campo, ricerche all’avanguardia, questo libro potrebbe, letteralmente, cambiare la vostra vita al suo livello più fondamentale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fino alla scoperta dell’epigenetica, si credeva che il nucleo di una cellula, contenente il DNA, fosse il “cervello” della cellula stessa, del tutto necessario per il suo funzionamento. Di fatto, come hanno scoperto Lipton ed altri, le cellule possono vivere e funzionare molto bene anche dopo che i loro nuclei siano stati asportati. Il vero “cervello” della cellula è la sua membrana, che reagisce e risponde alle influenze esterne, adattandosi dinamicamente ad un ambiente in perpetuo cambiamento. Che cosa significa questo per noi, quali collezioni di cellule chiamati esseri umani? Man mano che incrociamo le diverse influenze ambientali, siamo noi a suggerire ai nostri geni cosa fare, di solito inconsciamente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lipton ci mostra anche come Darwin avesse torto. La competizione non è la base dell’evoluzione; non è la sopravvivenza del più forte che ci permette di sopravvivere e prosperare. Al contrario, dice, dovremmo leggere l’opera di Jean-Baptiste de Lamarck, che venne prima di Darwin e dimostrò che la cooperazione e la comunità sono la base della sopravvivenza. Immaginate se ciascuna dei vostri trilioni di cellule decidesse di farcela da sé, di combattere per essere la regina della collina piuttosto che cooperare con le cellule compagne. Per quanto sopravvivereste ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;INTERVISTA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Barbara Stahura: La premessa di base della tua ricerca e del tuo libro, The Biology of Belief, è che il DNA non controlla la nostra biologia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bruce Lipton: Sì. Ho cominciato a studiare questo verso la fine degli anni ’60. Da allora la scienza di frontiera ha iniziato a rivelare tutte le cose che avevo osservato. I biologi che fanno ricerca d’avanguardia sono a conoscenza di ciò che dico nel libro. Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia. Tutto il mio sforzo si è concentrato nel far giungere al mondo l’informazione d’avanguardia. L’orientamento mentale del pubblico è stato programmato secondo la credenza che siamo degli automi genetici, che i geni controllano la nostra vita, che ne siamo vittime, e via di seguito. Il punto, però, è che la scienza di frontiera – quella di cui parlo – si è stabilizzata da almeno 15 anni. È ora che sia portata nel mondo perché è lì che viene usata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BS: Questa scienza relativamente nuova sulla quale tu scrivi viene chiamata epigenetica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci spiegheresti di che cosa si tratta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BL: L’epigenetica è quella scienza che mostra che i geni non si auto-controllano, ma sono controllati dall’ambiente. Si sa da circa 15 anni, e ora fa finalmente fa capolino da dietro l’angolo. Ti faccio un esempio. La Società Americana per il Cancro ha recentemente pubblicato una statistica che afferma che il 60 per cento dei tumori sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro. E ora se ne viene fuori dicendo: è lo stile di vita, non sono i geni. Ci siamo focalizzati sul cancro come se fosse una questione genetica, ma solo il cinque per cento dei cancri ha una connessione genetica. Il novantacinque per cento dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. La ragione (che ci fa dire che c’è una connessione genetica) è che tale spiegazione è fisica, tangibile, perciò preferiamo lavorare su di essa. E il 95 per cento che ha un cancro e non c’è una connessione genetica? Non è facile fare esperimenti su qualcosa sulla quale non puoi focalizzarti fisicamente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BS: Così il determinismo genetico – l’idea che siamo controllati dai nostri geni – è inevitabilmente incrinata, come dici nel libro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BL: Sì.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BS: Hai scritto anche di Jean-Baptiste de Lamarck e della sua teoria dell’evoluzione – che sopravviviamo attraverso la cooperazione, piuttosto che la più recente idea darwiniana di competizione e sopravvivenza dei più forti. Che tutti i nostri trilioni di cellule devono cooperare per mantenere il nostro corpo in perfetto funzionamento, in quanto noi esseri umani non possiamo sopravvivere senza grandissime quantità di cooperazione gli uni con gli altri e con il nostro ambiente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BL: Immediatamente, appena hai detto cooperazione, stavi violando la teoria darwiniana, che è competizione e lotta. Di fatto, si tratta di un’interpretazione erronea. La nuova scienza ci dice che quella credenza è sbagliata. La credenza di cui hai appena parlato, invece &#8211; la natura della cooperazione e della comunità &#8211; è in effetti il principio basilare dell’evoluzione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 1809 Lamarck ha scritto che i problemi che tormenteranno l’umanità verranno dal suo separarsi dalla natura, e ciò condurrà alla distruzione della società. Aveva ragione, perché la sua enfasi sull’evoluzione era che un organismo e l’ambiente creano un’interazione cooperante. Se volete capire il destino di un organismo, dovete capire la sua relazione con il suo ambiente. Poi ha affermato che separarci dal nostro ambiente significa assumere la nostra biologia e tagliarci fuori dalla nostra sorgente. Aveva ragione. E quando arrivi a capire la natura dell’epigenetica, la sua teoria ora ha trovato sostanza. Senza alcun meccanismo che, all’inizio, le desse un senso &#8211; e specialmente da quando abbiamo comprato il concetto dei biologi neo-darwiniani che affermano che tutto è controllato geneticamente &#8211; Lamarck sembrava stupido. Ma sai cosa? Aveva proprio ragione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BS: La tua dimostrazione che il “cervello” della cellula non è il DNA ma, bensì, la sua membrana è affascinante. Che significato ha questa scoperta riguardo a ciò che pensiamo di noi stessi e della nostra vita, dal momento che siamo proprio una comunità di cellule?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BL: Se due cellule si uniscono e stanno comunicando, useranno i loro “cervelli” per farlo, giusto? E se dieci cellule si uniscono, useranno i loro cervelli affinché la loro comunicazione reciproca abbia un senso. Quando prendi un insieme di un trilione di cellule, come in un cervello umano, queste opereranno ancora secondo il principio del cervello cellulare. Beh, quando abbiamo comprato l’idea che i geni ed il nucleo formano il cervello della cellula &#8211; che ci porta fuoristrada &#8211; e la applichi come fosse un principio di neurologia o di neuro-scienza, ti sei già incamminato nella direzione sbagliata. Non puoi arrivare da nessuna parte perché quello non è il cervello della cellula. I nostri principi su come funziona l’intelligenza sono stati totalmente sviati. Ecco perché, dopo tanta neuro-scienza, se chiedi a qualcuno: “come funziona, veramente, il cervello?” La risposta sarà: “veramente, non lo sappiamo”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Progetto Genoma Umano dice che quel modello è sbagliato. Pensavamo che ci volessero più di 100.000 geni per far funzionare un essere umano. Il fatto che ce ne siano meno di 25.000 ha messo un bastone tra le ruote dell’intero processo. Come può esserci un tale esiguo numero di geni a formare una cosa così complessa come un essere umano? La risposta è che ci vuole molto di più dei soli geni a farlo funzionare – che è l’apporto dall’ambiente che può alterare la lettura dei geni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono 140.000 proteine in un corpo umano, e si credeva che ciascuna richiedesse un gene separato per prodursi. Di colpo, trovi che ci sono 25.000 geni e 140.000 proteine, e non ci siamo con i numeri. L’epigenetica rivela qualcosa di così sorprendente che la scienza stessa ha dei problemi a comprendere la forza di questo nuovo significato, e suona così: con il controllo epigenetico, che significa il controllo mediato dall’ambiente, un singolo gene può essere usato per creare 2000 o più proteine diverse dalla stessa matrice. Il controllo epigenetico è come un lettore che può leggere l’impronta originaria e ristrutturarla per produrne qualcosa di diverso. Ed ecco come un singolo gene può essere usato per creare molti prodotti proteici differenti. Non è stato il gene che ha prodotto ciascuna proteina, è stato il controllo epigenetico che l’ha fatto, e questo è il feedback diretto dall’ambiente. Ci allontana da quel meccanismo che dice che siamo solo macchine.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BS: E ci dice invece che non siamo vittime. Siamo co-creatori.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BL: Assolutamente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BS: Per tanti l’idea che siano i nostri pensieri a creare la realtà, che è quello su cui si basa la Scienza Religiosa e altre tradizioni metafisiche e spirituali, è un’idea puramente spirituale. Ma la fisica quantistica ha aggiunto all’idea, il fatto scientifico. E ora, il tuo lavoro e quello di altri porta quel concetto a livello delle cellule. Che lo rende in qualche modo più reale, più tangibile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BL: Se si definisce lo spirito più o meno su questi parametri si potrebbe ottenere una definizione del tipo “una forza motrice invisibile.” Se definisco la natura della meccanica quantistica, è una forza motrice invisibile. Di fatto afferma: “Sì, ci sono forze invisibili che modellano la nostra esistenza”. Poiché la nostra biologia è tradizionalmente basata su un concetto newtoniano e materialistico, la natura di quel sistema è di considerare le forze invisibili come non rilevanti. Però, quello che la meccanica quantistica ha stabilito è che le forze motrici invisibili sono tutto. Perciò, se la nostra scienza non si adatta alla nuova fisica, sta di fatto ostacolando il progresso in evoluzione. Quando si introducono nuove forze, si deve dar loro nuovo credito, e quando lo si fa, i ricercatori spirituali saltano su e dicono: lo sapevo! E i fisici quantistici saltano su e dicono, lo sapevo! Stiamo sempre parlando della stessa cosa. Se lo ammettessimo, l’opportunità di unione diventa così tangibile che è quasi fisica. Sì, possiamo sentirla! Ora possiamo essere tutti d’accordo. Tu la chiami come vuoi, io la chiamo come voglio. Ma siamo tutti governati da queste forze invisibili.</strong></p>
<div style="text-align: justify;"><strong>ss</strong></div>
<div style="text-align: justify;">
<p><strong>BS: Ho letto una tua intervista nella quale hai affermato, “piuttosto che esser vittime dei nostri geni, lo siamo stati delle nostre percezioni.” Puoi aggiungere qualcosa su ciò che significa essere una vittima delle nostre percezioni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BL: In un certo senso, sappiamo attraverso lo studio della membrana cellulare, attraverso lo studio dell’epigenetica, che questo è fondamentale. L’epigenetica dice che i segnali ambientali influenzano l’espressione genetica, e questi segnali ambientali talvolta sono diretti, e tal’altra sono interpretazioni, quando per es.le percezioni diventano credenze. Così, ho una credenza su qualcosa, che è una percezione, e aggiusto la mio biologia a quella particolare credenza. Come col cancro terminale, se credo a quello che i medici mi dicono, lo loro diventa una vera e propria predizione. Se dicono che ho il cancro terminale e sono d’accordo, allora essenzialmente morirò quando, a detta loro, accadrà. Quali sono le persone che non lo fanno? I casi di “remissione spontanea.” Almeno una persona, scommetto, non ha “comprato” quella diagnosi. E la sola ragione per la quale ne sono usciti è che avevano un altro sistema di credenze completamente diverso, e quindi sono stati capaci di cambiarlo.</strong></p>
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		<title>IO ADESSO&#8230; di Ridha Chtorou</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 16:55:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Ridha Chtorou, ex detenuto a Sollicciano.. e ancora prima una lunga storia.. persona che negli anni ha fatto un percorso interiore profondissimo.. che lo ha reso qualcosa di molto vicino a un mistico&#8230;
Voglio condividere con tutti coloro che entreranno in questo Territorio.. una sua poesia scritta in un momento di altissimo coinvolgimento emotivo e spirituale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignnone" title="RISVEGLIO" src="http://www.trevisosculture.com/Sculture/Foto%20Opere%20Ortica/Risveglio1b.jpg" alt="" width="600" height="800" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ridha Chtorou, ex detenuto a Sollicciano.. e ancora prima una lunga storia.. persona che negli anni ha fatto un percorso interiore profondissimo.. che lo ha reso qualcosa di molto vicino a un mistico&#8230;<br />
Voglio condividere con tutti coloro che entreranno in questo Territorio.. una sua poesia scritta in un momento di altissimo coinvolgimento emotivo e spirituale, in un luogo bellissimo.. posso dire dove? Va beh.. lo dico. Era a Firenze, di fronte alla statua di Lorenzo il Magnifico.. a un certo punto  ha vissuto uno di quei momenti di Eroico Furore che sono il magma incandescente e la fucina della vera arte.</strong><strong><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">IO ADESSO</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">Nell’oscuro sentiero del cuore ho scavato</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">Trovo una terra illimitata</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">Di giorni senza notte</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">Eruppe un nuovo mondo</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">Estranea al mio come era</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">Cantai con voce di tuono</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">il segreto dell’essere io</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">nel silenzio che chiama</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">l’abbandono di se stesso</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">e scopre il reale</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">che è la visione del mondo</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">per vedere oltre il visibile e</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">scendere nell’interiore abisso</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">vado oltre il tempo e la vita</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">su ali sconfinate</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">eppure sono ancora uno</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">con le cose nate e non nate</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">ma con l’ardore e la gioia salirò</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">verso l’infinito, di gradino in gradino</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">tutto mi apparve nuovo</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">il cielo di oggi è la terra di ieri</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">e il cielo di oggi sarà la terra di domani</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">il passato e il futuro si fondano nel presente</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">e io vivrò l’attimo, poiché l’attimo è eterno</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">cosi lascio il mio pensiero</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">percorrere l’universo</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">carico di benevolenza</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">diffondendo pensieri d’amore</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">io non so che avverrà poi</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">in questo mondo oscuro</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">se avrà o non avrà fine</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">il dolore dell’universo</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">e se le stesse speranze</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">d’assetato di giustizia</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">saranno o meno appagate</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">ma io credo d’essere legato</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">ad un solo destino</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">assieme a miriade di vite</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">nel consegnarmi perdutamente all’amore</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">che spero conduce il mondo ./.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">                                                                                                         22/04/2010</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">Chtorou Ridha</span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I Cavalieri del Re</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 02:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ispirazione]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza umana]]></category>
		<category><![CDATA[Simbolo]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Hall]]></category>
		<category><![CDATA[cavalieri]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[Re]]></category>
		<category><![CDATA[scacchi]]></category>
		<category><![CDATA[scopo]]></category>
		<category><![CDATA[Spanish Harlem]]></category>
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		<description><![CDATA[
Per tutti i cantori della disillusione e i professionisti della resa oggi non c&#8217;è spazio.
Per i cinici e gli ammazzato di tempo oggi non c&#8217;è posto.
La storia che leggerete è una semplice storia.. la storia di persone come tante si direbbe..
La storia di un gruppo di ragazzi.. I CAVALIERI DEL RE.
E di un insegnante pazzoide, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignnone" title="spada" src="http://www.biomototurismo.it/Viaggi/Millecurve/SpadaRoccia.jpg" alt="" width="1280" height="857" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per tutti i cantori della disillusione e i professionisti della resa oggi non c&#8217;è spazio.<br />
Per i cinici e gli ammazzato di tempo oggi non c&#8217;è posto.<br />
La storia che leggerete è una semplice storia.. la storia di persone come tante si direbbe..<br />
La storia di un gruppo di ragazzi.. I CAVALIERI DEL RE.<br />
E di un insegnante pazzoide, di quelli che credi di vedere solo nei film, un pò Robin Williams nell&#8217;Attimo Fuggente.. un pò Henry Fonda in La parola ai giurati.. in compenso bello grosso, una sorta di omaccione dal volto buono.<br />
C&#8217;è sempre qualcuno che crede in un mondo di distruttori di sogni.<br />
C&#8217;è sempre qualcuno che dà nei cortili abitati dai Vampiri.<br />
Pascola e stai al tuo posto ti dicono. Bruca capra. Spegni quella scintilla. Spegnila. Non sarai più che un gregario di periferia.<br />
Qualcuno viene sotto mentite spoglie..<br />
ti spinge a credere che c&#8217;è una montagna anche per te&#8230;<br />
che tu vali qualcosa, anche tu..<br />
che ti vedremo volare fino agli anelli di Saturno o allo splendore arcano di Sirio.. o solo fino ai confini estremi del tuo Cuore.<br />
Qualcuno viene a trascinarti fuori,<br />
a dirti&#8230; SEI DI PIU&#8217;.. SEI DI PIU&#8217;.. SEI DI PIU&#8217;&#8230;.<br />
Vedo sinistre figure a volte circondarci..servi del Potere e manipolatori, arricchiti e ruffiani di corte, vitelloni al macello<br />
dell&#8217;immondezzaio televisivo,<br />
ma è tutta gente già morta in partenza, destinata alla polvere..<br />
e vedo Eroi qualche volta,<br />
Eroi come Bill Hall e i Cavalieri del Re..<br />
costoro non moriranno mai&#8230;<br />
Sotto il Buddha delle periferie qualcuno accende ceri e mette fogliettini di carta,<br />
mentre mani si stringono, ancora un pò più a este del sangue, ancora un pò più su del dolore,<br />
nella Casa di Coloro che Credono&#8230;<br />
Se mi incontri riconoscimi,<br />
se mi incontri mi riconoscerai?<br />
Toglimi la benda, strappami dal buio,<br />
fammi sentire un Eroe,<br />
fammi sentire un Cavaliere del Re</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Buona lettura&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;­&#8212;&#8212;<br />
di Gloria Steinem<br />
&#8230;<br />
A poca distanza dal mio appartamento a Manhattan, eppure lontana migliaia di anni luce, c’è quella parte di New York che si chiama Spanish Harlem. Sotto molti aspetti, assomiglia a un Paese del Terzo Mondo: il tasso di mortalità dei neonati e delle partorienti più o meno eguaglia quello del Bangladesh, e la durata media della vita di un individuo maschio è ancora più breve. Aspetti, questi, che caratterizzano anche il resto di Harlem; qui, in più, c’è anche la lingua a separare il quartiere dalle altre zone della città. Se a tutto ciò si aggiunge l’invisibilità assoluta rispetto ai mass media, l’atteggiamento paternalistico di molti insegnanti, una polizia che opera nel quartiere ma non ci abiterebbe mai, e dei libri di scuola che hanno ben poco a che vedere con i problemi concreti dei ragazzi, la lezione per i giovani è chiarissima: essi sono &lt;&lt;più in basso&gt;&gt; di chi vive nel quartiere vicino, a poche centinaia di metri di distanza.<br />
In una scuola media superiore situata nel mezzo di un cortile di cemento circondato da una recinzione metallica sulla East 101 Street, Bill Hall insegna lettere e tiene anche dei corsi di inglese come seconda lingua per i ragazzi che arrivano direttamente da Puerto Rico, dal Sud e dal Centro America, se non addirittura dal Pakistan e da Hong Kong. Questi ragazzi devono confrontarsi con una cultura diversa dalla loro, con regole non sempre comprensibili, con una vita di quartiere molto dura e con dei genitori che probabilmente si sentono disorientati tanto quanto i loro figli. Bill Hall a sua volta deve confrontarsi con questi ragazzi.<br />
Un giorno, mentre stava pensando quale attività extrascolastica<br />
avrebbe potuto proporre a un gruppo di questi scolari, per aiutarli a integrarsi e nello stesso tempo imparare l’inglese, Bill notò un ragazzino del quartiere con una scacchiera in mano. Da giocatore appassionato, Bill sapeva che il gioco degli scacchi è conosciuto e praticato in Paesi e culture diverse, sicché strappò a un direttore alquanto scettico, il permesso di formare un club di scacchi nell’ambito delle attività pomeridiane della scuola.<br />
Di ragazze ne arrivarono pochissime; non avendo mai visto una donna giocare a scacchi, esse ritenevano evidentemente che quel gioco non facesse per loro; anche le poche che si erano presentate a poco a poco si allontanarono, mancando loro un’insegnante donna che proponesse un modello femminile diverso. Anche parecchi ragazzi non si fecero vedere<br />
– non erano certo gli scacchi il gioco che dava popolarità in quel quartiere – ma una dozzina circa di studenti restarono, per imparare le regole elementari del gioco. Gli amici li prendevano in giro perché si fermavano a scuola anche il pomeriggio, e non pochi tra i loro genitori erano convinti che gli scacchi fossero una perdita di tempo, visto che li avrebbero certo aiutati a trovare un lavoro. I ragazzi, però, rimasero lo stesso. Bill stava offrendo loro qualcosa di estremamente raro: l’attenzione premurosa di una persona che credeva in loro.<br />
A poco a poco la padronanza tanto degli scacchi che della lingua inglese aumentò sensibilmente. Ora che i ragazzi erano diventati più esperti nel gioco, Bill incominciò a portarli fuori Harlem, nelle scuole dove si svolgevano tornei studenteschi. Dato che era lui a pagare i biglietti della metropolitana e le pizze dopo i tornei, cosa non da poco per uno stipendio da insegnante, i giovani scacchisti si rendevano conto che il suo interessamento verso di loro era genuino, e questo ebbe ripercussioni favorevoli sulla fiducia che erano disposti ad accordare a quell’uomo bianco di mezza età.<br />
Per aiutarli a conquistare una maggiore autonomia, Bill propose che di volta in volta i ragazzi scegliessero al loro interno un coordinatore, che si sarebbe occupato di organizzare la partecipazione ai tornei, il viaggio, e tutti i preparativi necessari. Gradualmente essi incominciarono a responsabilizzarsi verso tutto il gruppo, anche quando l’insegnante non era con loro, aiutando chi aveva qualche difficoltà con il gioco, confidandosi i loro problemi personali, e sostenendosi l’un l’altro di fronte ai genitori, ai quali cercavano di far capire che dopotutto gli scacchi non erano una perdita di tempo. A poco poco, la sicurezza derivante dalle nuove competenze acquisite diede i suoi frutti anche a livello di studio, e i risultati scolastici del gruppo incominciarono a migliorare.<br />
A questo punto Bill decise di puntare ancora più in alto. Grazie a una piccola somma stanziata dal Club Scacchistico di Manhattan riuscì a farli partecipare al torneo di Syracuse, dove si sarebbero svolte le eliminatorie finali per lo Stato di New York. Quelli che poco prima erano dodici ragazzi diversissimi l’uno dall’altro, isolati e in alcuni casi addirittura resi passivi dall’emarginazione in cui vivevano, ora erano diventati una squadra, con tanto di nome scelto da loro: I Cavalieri del Re.<br />
Classificatisi al terzo posto della graduatoria nazionale, furono ammessi a partecipare alle finali dei tornei studenteschi che ci<br />
sarebbero svolti in California. A quel punto, però, persino i colleghi di Bill avevano incominciato a darsi da fare per convincerlo che non valeva la pena di spendere tante energie e tanto tempo per quell’impresa. Nella realtà quotidiana, quei<br />
ragazzi del ghetto non sarebbero mai andati &lt;&lt;più in là del New Jersey&gt;&gt;, come disse un insegnante. Che senso aveva, allora, spendere tanti soldi per il viaggio, solo per renderli ancora più insoddisfatti della loro esistenza? Malgrado tutti gli ostacoli, Bill racimolò la somma necessaria per il trasferimento in California. Nelle finali nazionali ottennero il diciassettesimo posto su un totale di 109 squadre partecipanti.<br />
Ormai gli scacchi erano diventati un argomento importante nella scuola, se non altro perché permettevano di fare qualche bel viaggio. Durante un torneo organizzato da un club di New York i componenti della squadra fecero la conoscenza di una ragazza proveniente dall’Unione Sovietica, che era campionessa mondiale. Persino Bill rimase sconcertato dall’idea che due dei ragazzi gli comunicarono al ritorno dal torneo; se quella ragazza aveva fatto tutto quel viaggio fin dalla Russia, perché non dovevano riuscirci anche i Cavalieri del Re? Dopotutto là era la patria degli scacchi, e alle finali degli incontri amichevoli del torneo internazionale delle scuole mancava ormai poco tempo.<br />
Nessun giocatore americano della loro età aveva mai partecipato a quel torneo, tuttavia l’idea piacque moltissimo ai dirigenti del distretto scolastico, e piacque anche a un paio di grandi società multinazionali tra le tante che Bill aveva contattato per una richiesta di fondi.<br />
Ovviamente nessuno si illudeva che la squadra potesse vincere, ma il problema non era quello, in fondo. Già il viaggio di per sé sarebbe stato un bene per i ragazzi, affermava Bill, perché avrebbe ampliato i loro orizzonti. Quando la Pepsi-Cola arrivò con un assegno di 20.000 dollari, l’insegnante si rese conto per la prima volta che il sogno impossibile stava per realizzarsi.<br />
I ragazzi salirono sull’aereo che li avrebbe portati in Russia in veste di rappresentanti ufficiali di un Paese che fino a pochi mesi<br />
prima avevano sentito del tutto estraneo, ma come veterani di Spanish Harlem si sentirono in dovere di precisare che a quel torneo partecipavano anche in rappresentanza del proprio quartiere. Sulle magliette sportive c’era scritto &lt;SPANISH HARLEM&gt;, non &lt;&lt;USA&gt;&gt;.<br />
Una volta sbarcati a Mosca, però, la loro sicurezza incominciò a vacillare, perché la consumata abilità e lo stile compassato di gioco dei loro avversari sovietici era una cosa con cui non si erano mai confrontati prima di allora. Alla fine uno dei Cavalieri ruppe l’incantesimo riuscendo a fare patta in una simulazione di partita con un Gran Maestro sovietico. Dopotutto, i russi non erano imbattibili, erano persone come loro. In seguito i Cavalieri vinsero una metà circa delle partite, e scoprirono addirittura di possedere un notevole vantaggio sugli avversari quando si giocavano partite con un tempo breve per le mosse. A differenza dei sovietici, per i quali il gioco lento e l’accurata preparazione di ogni mossa costituiscono la vera arte degli scacchi. I Cavalieri avevano un proprio stile metropolitano- artigianale, che consentiva loro di essere veloci e accurati al tempo stesso.<br />
Il giorno in cui Bill e la squadra si spostarono a Leningrado per affrontare la parte più difficile del torneo, i ragazzi erano di nuovo in perfetta forma. Pur essendo stati scelti a caso, essenzialmente per facilitare l’apprendimento dell’inglese, e pur giocando solo da pochi mesi, riuscirono a vincere una partita e a pareggiarne un’altra.<br />
Al ritorno a New York, erano persuasi di avere il mondo in tasca. Una convinzione di cui avevano bisogno. Qualche mese più tardi, quando andai a trovarli nel club della loro scuola, trovai Bill Hall, un omone grande e grosso e dolcissimo, che solo di rado perde le staffe, letteralmente furioso a causa di un diverbio scoppiato tra un ragazzo portoricano della squadra e un insegnante bianco. Come mi spiegarono, c’era appena stata una prova scritta in classe e il ragazzo l’aveva svolta talmente bene che l’insegnante, pensando che avesse copiato, l’aveva costretto a rifarla. Quando il giovane gli aveva consegnato un compito buono quanto il primo, l’insegnante si era mostrato più irritato del fatto di dover ammettere il proprio errore che soddisfatto dei risultati del suo studente. &lt;&lt;Se questa scuola fosse in un altro quartiere&gt;&gt;, commentò Bill &lt;&lt;una cosa simile non sarebbe<br />
mai successa&gt;&gt;.<br />
Era, quella, l’ennesima dimostrazione della sfiducia da parte degli insegnanti e dell’istituzione scolastica che i ragazzi avevano finito per interiorizzare; solo che adesso c’era la loro autostima a fare da contrappeso. &lt;&lt;Magari quell’insegnante era un po’ invidioso…&gt; commentò il ragazzo senza nessuna acredine. &lt;&lt;Sì, perché questa scuola l’abbiamo fatta diventare famosa.&gt;&gt;<br />
Era proprio così. Lo squallido auditorium della scuola era appena stato prescelto da una compagnia di ballo sovietica quale sede del loro spettacolo a New York; inoltre, tutti i direttori scolastici del distretto si erano mobilitati per organizzare un club di scacchi anche nella loro scuola, e i Cavalieri del Re erano stati intervistati da giornali e televisioni locali. Ora che all’esame di licenza mancavano solo poche settimane, parecchie scuole superiori con programmi per ragazzi &lt;&lt;dotati&gt;&gt;, e persino un istituto della California, si contendevano l’iscrizione di uno di questi ragazzi della squadra..<br />
(…)<br />
Che cosa facevano chiesi, prima che Bill Hall e il gioco degli scacchi entrassero a far parte della loro esistenza? A questa mia domanda seguì un lungo silenzio.<br />
&lt;&lt;Stavo sempre in mezzo alla strada e mi sentivo una merda&gt;&gt; rispose uno dei ragazzi, quello che adesso voleva diventare avvocato.<br />
&lt;&lt;Fregavo gli spiccioli ai ragazzini più piccoli per farmi la merenda, e anche qualche spinello ogni tanto&gt;&gt; confessò un altro.<br />
&lt;&lt;Io stavo sempre disteso sul letto a leggere fumetti, con mio padre che mi urlava dietro perché non facevo niente&gt;&gt; disse un terzo.<br />
La differenza tra ieri e oggi si poteva spiegare con qualcosa che avevano imparato dai libri di testo?<br />
&lt;&lt;No, o per lo meno no finché a Mister Hall è venuto in mente che forse eravamo in gamba&gt;&gt; mi spiegò uno studente, seguito da un coro di assensi. &lt;&lt;E allora siamo diventati veramente in gamba&gt;&gt;.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8211;</strong></p>
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		<title>OGNI COSA E&#8217; ILLUMINATA</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 01:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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Tempo fa lessi questo testo. E fu una voragine di sensazioni. Era qualcosa che andava al di là stesso di quello che era scritto, ma penetrava nell’energia appassionata di chi l’ha scritto. Come un rullo di tamburo penetra la notte noi siamo il battito pulsante dei nostri giorni.
E questo battito pretende passione.
Una spessa coltre di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignnone" title="amore" src="http://images.movieplayer.it/2008/01/15/wallpaper-del-film-parlami-d-amore-67719.jpg" alt="" width="1280" height="960" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tempo fa lessi questo testo. E fu una voragine di sensazioni. Era qualcosa che andava al di là stesso di quello che era scritto, ma penetrava nell’energia appassionata di chi l’ha scritto. Come un rullo di tamburo penetra la notte noi siamo il battito pulsante dei nostri giorni.<br />
E questo battito pretende passione.<br />
Una spessa coltre di cemento soffoca il nostro respiro fino a impedire di abbracciare il fiume della vita. E poi le parole, le mille definizioni, il gioco degli specchi che riflettono il nulla. Ma anche un deserto ha valore se gli si dà un nome, e anche se senza nome diventa Deserto.<br />
Alcuni si mettono su una torre a sognare un mondo di eletti e a vedere il resto come massa animale da disprezzare. Teorie spirituali-politiche arroganti e volgari. Altri dicono che il Sacro è in ogni cosa, come una corrente serpeggiante. Che c’è una bellezza profonda anche dietro le voragini del dolore. Che la nostra stessa materia è permeata di musica.<br />
Questo testo di Jacopo Fo è semplicemente meraviglioso, ma è per chi cala le saracinesche e prova buttarsi dal monte per vedere se &#8220;partono&#8221; le ali. Per chi invece cerca solo conferme o nemici può essere un pò indigesto.<br />
Siamo imprigionati in clan orgogliosi e autoreferenziali, in un dibattito statico, stanco e morto. In contrapposizioni cadaveriche, in cartellini da timbrare, ruoli ed etichette. E ognuno sceglie il suo Nemico. Perchè ha bisogno di un parodia per dare senso ai prorpi dogmi. E pensieri clericali, ortodossi, dogmatici.. si contrappongono anime stanche, disilluse, che non credono in niente, e nel non credere ne fanno una bandiera e una difesa. Tra idolatrie chiesastiche e disincantamento del mondo Guelfi e Ghibellini si nutrono a vicenda, complici dello stesso inaridimento esperienziale, della stessa mancanza di Orizzonte che li accumuna. A imposizioni sulla vita si oppongono idolatrie della scienza, a visioni di Dio usate come randello il culto della materi inerte e morta e della vita come caso di atomi.<br />
Contrapposizioni forzate, giochi di sette, parole d&#8217;ordine e slogan. C&#8217;è chi dice che l&#8217;amore non esiste perché vendono l&#8217;ipocrisia e la violenza edificate sulla parola amore. Si fa lo stesso con tutto ciò che è ricchezza spirituale e trascendenza. Rigettando dogmi, chiese e aristocrazie religiose non fanno poi il passo ulteriore, e restano avvinghiati alle macerie di un laicismo esasperato, di una vita ridotta alla sola e esclusiva dimensione materiale, alla rinuncia al Senso delle cose.<br />
Mi piace il testo di Jacopo Fo non perché è un testi perfetto; ma perchè è una appassionata chiamata allo Stupore per la Bellezza del Mondo. Perché è la testa che esce del sacco e si riappropria delle parole e dell&#8217;Incanto, dell&#8217;Oltrepassamento. C&#8217;è un Valore più alto nelle cose. C&#8217;è se vuoi vederlo. Se scegli di crederci. Se scegli di aprirti ad esso.<br />
E non mi importa se lo chiami Dio o se non lo chiami in nessun modo. E non mi importa da dove vieni, che radici hai, che vestiti porti e che strade prenderai ogni volta che sorge il sole. Non mi importa se non ti capirò mai.<br />
Lo senti quando l&#8217;amore ti possiede, o quando sei divorato dal dolore. Piegato in due e buttato nel fango, col sangue che cade dal naso sarai ancora più innamorato che mai. In ogni parabola del vento,<br />
nei segreti abbracci che vendicano la notte, nelle corse senza respiro lo senti. In ogni cancello a tripla chiave, nei sotterrani e nei lager, in ogni atomo del dolore lo senti.<br />
Negli occhi che ti spalancano il cuore lo vedi.<br />
E non c&#8217;è nulla che sia veramente indegno o perduto. Nessuna vita che sia da buttare e che non abbia valore. Anche il più piccolo, smarrito, ferito degli esseri umani brilla di infinito splendore.<br />
E&#8217; in tutto ciò che ci fa rialzare e resistere quando tutto sembra perduto.<br />
Volete chiamarlo Dio?<br />
Quali nomi volete usare?<br />
Volete abolire ogni nome?<br />
Lo senti nel tuo corpo nudo nel momento dell&#8217;orgasmo?<br />
Sentinella, a che punto è la notte?<br />
Da qualche parte.. qualcuno ha scritto.. OGNI COSA E&#8217; ILLUMINATA.</strong></p>
<p>PS: vi lascio al testo di Jacopo Fo, ma lo premetto con una citazione di una delle parti migliori di esso..</p>
<p>&#8220;Friedl Dikers-Brandeis era internata nel campo di<br />
sterminio di Therensiestadt e lì riuscì a convincere<br />
il direttore a lasciarle tenere dei corsi di pittura<br />
per i bambini prigionieri. Lei morì in quel lager. Ma<br />
era riuscita a infondere la passione per l&#8217;arte a quei<br />
bambini prima che venissero uccisi. Alcuni suoi<br />
allievi sopravvissero e due bimbe divennero poi grandi<br />
pittrici.<br />
Prima di morire lei scrisse:<br />
&#8220;Oggi una sola cosa mi sembra importante: risvegliare<br />
il desiderio verso il lavoro creativo, renderlo<br />
un&#8217;abitudine e insegnare a superare le difficoltà, che<br />
sono nulla a paragone di questo obiettivo per il quale<br />
si lotta.&#8221;<br />
Io non posso non vedere nell&#8217;esperienza di questa<br />
donna l&#8217;esistenza di qualche cosa di misterioso e<br />
sublime e tremendamente positivo che permea la realtà<br />
in ogni suo possibile frammento. E dà la forza ai<br />
granelli di sabbia di resistere integri alla crudeltà<br />
del mondo.<br />
Perché se non ci fosse questo Sacro in ogni atomo del<br />
tuo corpo non potresti spingere la tua anima oltre i<br />
limiti del dolore.&#8221;</p>
<p><span>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span><span>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span><span>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>ti vorrei chiedere di realizzare un piccolo<br />
esperimento. Prova a immaginare che non siano mai<br />
esistiti preti barbosi, chiese, crociate, papi e<br />
inquisizione.<br />
Prova a guardare la questione senza la paranoia delle<br />
Wanna Marchi e dei santoni col Rolex.<br />
Guarda semplicemente la tua vita.<br />
Non ci vedi la magia scorrere a fiumi?<br />
Per magia non intendo superpoteri esp ciupa ciupa<br />
paranormali e iniziazioni tantriche. Intendo solo e<br />
unicamente quel sale della vita, quella magia del<br />
semplice, dell&#8217;imprevisto, di un sorriso, di una<br />
coincidenza.<br />
Se tu hai amato non puoi non esserti stupita della<br />
fragranza delle sensazioni d&#8217;amore. Della infinita<br />
perfezione della sensazione delle dita che si toccano<br />
seguendo un ritmo che risuona nelle ere.<br />
Se tu ti sei commossa davanti a un&#8217;opera d&#8217;arte non<br />
puoi non aver percepito che la qualità che pervade<br />
l&#8217;emozione artistica ha dentro di sé una misura, un<br />
profumo, che trascende la banalità di un mondo fatto<br />
solo di meccanismi chimici.<br />
E&#8217; Magia.<br />
Magia pura.<br />
Tutto è magia pura. Non esiste nient&#8217;altro.<br />
Io NON credo a un Dio incarnato, a una entità pensante<br />
nel senso umano del termine.<br />
Io semplicemente osservo che esiste una qualità negli<br />
eventi e nella materia che è assolutamente divina e<br />
magica.<br />
E&#8217; un discorso che nega in blocco tutte le religioni e<br />
le ritualità.<br />
Io non vedo in questo mondo solo il roteare degli<br />
atomi.<br />
Io vedo in ogni mio giorno di vita che questa<br />
esperienza di essere qui mi apre alla possibilità di<br />
sperimentare meraviglie.<br />
Vedo un mondo governato dalle emozioni e dalla<br />
bellezza. Un mondo che cresce e si diversifica<br />
seguendo incredibili vie e dando forma a creature e<br />
eventi fantastici.</p>
<p>Il mondo è nella merda perché la gente è passiva, non<br />
vive. Se il popolo fosse disposto a emozionarsi,<br />
ragionare, agire, potrebbe cambiare il mondo in una<br />
settimana. La fonte della passività umana è proprio<br />
l&#8217;assenza del senso del sacro.<br />
Abbiamo bisogno di affermare un nuovo umanesimo<br />
razionalista che si fondi sullo stupore per la vita<br />
come fondamento di una visione che non può accettare<br />
che 10 milioni di vite ogni anno vengano recise dalla<br />
fame.<br />
Questa società assassina e folle, inquinata e<br />
puzzolente, che mangia cibo spazzatura e scopa poco e<br />
male, questa società volgare, sessuofoba e<br />
pornografica drogata di shopping e di ansiolitici,<br />
alcolizzata e cocainomane non ha rimorsi, non<br />
inorridisce davanti all&#8217;enormità dell&#8217;orrore perchè è<br />
totalmente sprovvista del senso della sacralità del<br />
mondo.<br />
Non ha rispetto.<br />
Proprio perchè non vede nlla oltre ai corpi e ai<br />
sassi.<br />
Ma non è stata capace di uccidere Dio lo ha solo<br />
trasformato in un regista di reality show.<br />
La vita è ridotta a un cumulo di cause e effetti,<br />
acquisti e drammi senza né capo né coda. Non c&#8217;è un<br />
disegno divino, una missione individuale, un dovere<br />
sociale, un&#8217;aspirazione superiore. Non c&#8217;è niente<br />
altro che denaro e vantaggi spiccioli.<br />
E questo deserto filosofico e emotivo è il blocco che<br />
impedisce agli umani di esaltarsi per il solo fatto di<br />
esistere, emozionarsi per i tramonti, prendere la vita<br />
appieno, farla propria, viverla.<br />
E&#8217; questa mancanza di SENSO DELLA VITA a far sì che la<br />
gente non abbia dignità, non si ribelli, non sia<br />
solidale, innamorata, artistica.<br />
Una razza di suicidati spirituali che non hanno il<br />
coraggio di pensare a quando la loro vita finirà (di<br />
certe cose non si parla mai, è maleducazione come<br />
grattarsi e sbadigliare).<br />
Una società di pazzi che fingono di essere immortali<br />
guardando ogni giorno l&#8217;agonia di 100 morti ammazzati<br />
in tv.<br />
Allora io lancio il mio sasso.<br />
Il concetto dell&#8217;esistenza di Dio spogliato da<br />
religione, peccato e gerarchia.<br />
E mentre ne parlo mi rendo conto che è vero.<br />
Che per anni mi sono negato la possibilità di usare<br />
certe parole perché erano state rapite e violate dai<br />
preti e dagli inquisitori.<br />
E mi accorgo che per la mia mente QUESTO NUOVO<br />
concetto di Dio è un balsamo perché mi permette di<br />
dare un nome, un posto nel mio vocabolario a quanto le<br />
religioni hanno negato da secoli: l&#8217;esistenza di una<br />
qualità libera e gioiosa dentro le cose.<br />
E dico Dio ridendo, perché è assurdo parlare di Dio.<br />
E dico Dio ridendo perché solo nel ridere<br />
incontrollato è possibile entrare in comunicazione con<br />
il vuoto mentale che è Dio dentro di noi (solo la<br />
mente che muore dal ridere comprende la grandezza del<br />
concetto di Dio. Se dici Dio con la faccia seria stai<br />
parlando di un&#8217;altra cosa).<br />
Dico Dio Orgasmo, perché oltre che durante la risata<br />
anche durante l&#8217;orgasmo (lo dicevano le religioni<br />
matriarcali) entri in comunione con la Dea, quando<br />
perdi il controllo della mente razionale mentre il<br />
piacere, il languore e l&#8217;emozione dell&#8217;orgasmo ti<br />
travolgono.<br />
Dico Dio Blasfemo, un Dio che si diverte oscenamente<br />
donando apparati sessuali pruriginosi ai censori. Un<br />
Dio che sghignazza guardando le loro anime.<br />
Io affermo che voglio giocare al gioco che si chiama<br />
&#8220;Dio esiste e si diverte a mandare in culo i piani dei<br />
malvagi&#8221;. E ogni giorno apro i giornali e mi diverto a<br />
cercare di scoprire dove il Grande Frattale Burlone si<br />
è divertito a creare danni primari ai bari di<br />
professione.<br />
Mi piace guardare il mondo e vederci dentro la<br />
bellezza, scolpita in ogni atomo.<br />
Certamente dovrò affrontare prove dure durante la mia<br />
vita. Ma se Dio vorrà potrò continuare a condividere<br />
la bellezza del mondo.<br />
Questo è credere in Dio? Non lo so.<br />
In realtà non mi interessa cosa sia.<br />
E&#8217; qualche cosa che è nella mia mente e che vedo<br />
intorno a me.<br />
E cito quel che ho scritto altrove:<br />
Friedl Dikers-Brandeis era internata nel campo di<br />
sterminio di Therensiestadt e lì riuscì a convincere<br />
il direttore a lasciarle tenere dei corsi di pittura<br />
per i bambini prigionieri. Lei morì in quel lager. Ma<br />
era riuscita a infondere la passione per l&#8217;arte a quei<br />
bambini prima che venissero uccisi. Alcuni suoi<br />
allievi sopravvissero e due bimbe divennero poi grandi<br />
pittrici.<br />
Prima di morire lei scrisse:<br />
&#8220;Oggi una sola cosa mi sembra importante: risvegliare<br />
il desiderio verso il lavoro creativo, renderlo<br />
un&#8217;abitudine e insegnare a superare le difficoltà, che<br />
sono nulla a paragone di questo obiettivo per il quale<br />
si lotta.&#8221;</p>
<p>Io non posso non vedere nell&#8217;esperienza di questa<br />
donna l&#8217;esistenza di qualche cosa di misterioso e<br />
sublime e tremendamente positivo che permea la realtà<br />
in ogni suo possibile frammento. E dà la forza ai<br />
granelli di sabbia di resistere integri alla crudeltà<br />
del mondo.<br />
Perché se non ci fosse questo Sacro in ogni atomo del<br />
tuo corpo non potresti spingere la tua anima oltre i<br />
limiti del dolore.<br />
Io sono contrario al dolore. Lo odio. Il dolore<br />
distrugge. Ma osservo che persino il dolore ha almeno<br />
un aspetto positivo: nulla come la capacità umana di<br />
resistere al dolore e continuare a sperare e lottare<br />
dimostra, in modo egualmente chiaro, l&#8217;esistenza<br />
misteriosa di una divinità che permea tutto.<br />
Chi ha sofferto sa che esiste un momento nel quale non<br />
hai più nulla, non sei più nulla. Non esisti più, il<br />
dolore ti ha ridotto a pura materia morta.<br />
Eppure, anche allora, Dio solo sa come, ti trovi<br />
ancora ad avere la forza di essere.<br />
E magari di pensare a qualche cosa di perfetto come il<br />
profumo dei fiori. O un dipinto.<br />
Questo è Dio.<br />
La Dea.<br />
La Forza del mondo.<br />
Non fa miracoli, non manda figli, né profeti, né<br />
Maestri, né Messia.<br />
Non è interessata in nessun modo alle tue preferenze<br />
sessuali, politiche, religiose.<br />
Esiste su un altro piano. E&#8217; il mistero buono del<br />
mondo.</p>
<p>La struttura stessa delle particelle sub atomiche è<br />
basata su un semplice meccanismo che sottintende<br />
un&#8217;attrazione verso nuove combinazioni e privilegia i<br />
salti evolutivi.<br />
Si tratta dell&#8217;idea antichissima dei saggi Taoisti che<br />
lessero nella realtà l&#8217;ordine di un sistema binario e<br />
scoprirono che la struttura stessa di questo sistema<br />
era intimamente buona perché &#8220;conteneva&#8221; le premesse<br />
di un&#8217;evoluzione verso livelli superiori di<br />
complessità.<br />
Dio non è un&#8217;entità staccata che crea un universo e lo<br />
governa.<br />
Dio è la legge che presuppone la possibilità<br />
dell&#8217;universo di esistere.<br />
Dio è la qualità geometrica nascosta nel frattale che<br />
permette, unendo migliaia di segmenti uguali, di<br />
ottenere un&#8217;immagine globale enormemente più complessa<br />
(evoluta) rispetto al frattale (mattone) iniziale.<br />
La differenza tra un frattale e un comune mattone e<br />
che con il mattone puoi costruire un mattone composto<br />
da centinaia di mattoni (un parallelepipedo) oppure le<br />
forme più strane, indifferentemente.<br />
Con un frattale invece, grazie unicamente alla sua<br />
forma particolare, non potrai MAi costruire un<br />
frattale più grande, composto da migliaia di pezzi che<br />
riproducono la forma del frattale originale. Il<br />
frattale combinandosi con altri frattali uguali da<br />
vita soltanto a disegni più complessi.<br />
Il cavolfiore è un esempio di frattale. Ogni<br />
pezzettino è un cavolfiore in miniatura. E l&#8217;intero lo<br />
ritrovi in ogni parte.<br />
Ma il cavolfiore nel suo complesso appartiene ad<br />
un&#8217;altra classe di complessità e diventa un&#8217;unica cosa<br />
con le radici e con i centri unificati di controllo<br />
delle funzioni vitali del vegetale. Il cavolfiore nel<br />
suo complesso è molto di più della somma dei suoi<br />
componenti.<br />
Chi è completamente ateo vive in un mondo dove la<br />
somma dei singoli elementi è uguale alla grandezza dei<br />
numeri sommati.<br />
Io vivo in un mondo dove l&#8217;intero è sempre superiore<br />
alla somma degli elementi che lo compongono.<br />
Un mondo che tende a creare sinergie, salti quantici,<br />
evoluzioni, coincidenze, analogie, costanti nei<br />
rapporti di grandezza.<br />
Un mondo fantastico dove è possibile soffrire ma<br />
annoiarsi è un crimine.<br />
JACOPO FO</p>
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		<title>Questo è un uomo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 01:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ispirazione]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza umana]]></category>
		<category><![CDATA[Agro]]></category>
		<category><![CDATA[arroganza]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
Questa storia è emblematica dello stato di imbarbarimento nel quale stiamo precipitando. Di una mentalità gretta, meschina, squallida, ottusa.
Ed è anche la storia dell&#8217;Onore di un Uomo, di quelli che vanno contromano. Perché ci sono luoghi e situazioni nelle quali essere
semplicementi capaci di coscienza e umanità è andare.. contromano.
E&#8217; una storia di squallore e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong> <img class="alignnone" title="dignità" src="http://i33.photobucket.com/albums/d68/katyna/mag%2008/Colori.jpg" alt="" width="800" height="533" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa storia è emblematica dello stato di imbarbarimento nel quale stiamo precipitando. Di una mentalità gretta, meschina, squallida, ottusa.<br />
Ed è anche la storia dell&#8217;Onore di un Uomo, di quelli che vanno contromano. Perché ci sono luoghi e situazioni nelle quali essere<br />
semplicementi capaci di coscienza e umanità è andare.. contromano.<br />
E&#8217; una storia di squallore e di ribellione morale.<br />
Ad Adro in provincia di Brescia, questo è l&#8217;incipit, alcune famiglie di bambini erano morose con la mensa scolastica.<br />
La scuola aveva deciso di mettere i bambini pane e acqua. E già questo.. perdonatemi.. fa schifo.<br />
Perché hai mille modi per rivalerti sulla famiglia e sui genitori, mille strumenti e percorsi legali. La cosa più volgare e odiosa è far pagare un bambino umiliandolo davanti tutti gli altri. La sensibilità di un bambino è qualcosa di talmente delicato che si dovrebbe camminare in punta di piedi e in reverenza dinanzi alle sfere della sua esistenza. E questi animali avevano stabilito la<br />
&#8220;ritorsione&#8221; (stile medievale e stile da gestapo, ritorsione e rappresaglia) nei confronti delle famiglie colpendo i bambini. Come si<br />
sente un bambino messo a mangiare pane e acqua?<br />
Come si sente ad essere trattato come un mortaccio di fame?<br />
Cosa prova quando chiede &#8220;perché a me solo pane e acqua&#8221;?<br />
Come si sente quando gli altri compagni lo indicano a dito, e vede che loro mangiano abbondantemente cose buone.. e lui pane ed acqua.. e si sente un paria, un escluso, un diverso?<br />
Già questo darebbe molto da pensare..<br />
Ma si può fare di peggio, non andrebbe mai sottovalutata la capacità delle persone di mettere in mostra il peggio di sè.<br />
Ma andiamo coi fatti.&#8211;<br />
Visto che c&#8217;è anche un giudice a Berlino diceva una massima divenuta celebre, c&#8217;è anche un autentico essere umano ad Adro. Un imprenditore benestante che decide di farsi carico delle rette dei bambini indigenti. E lo fa con un gesto che è anche uno schiaffo morale all&#8217;ipocrisia e all&#8217;aridità farisaica che sta dilagando in molte parti d&#8217;Italia. Scrivendo cioè una lettera bellissima e durissima in cui parte dalla sua storia. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Figlio di un mezzadro, povero e umile ma con grande dignità. Dalla gioventù frugale si è fatto una posizione studiando e affermandosi anche nel lavoro, e ora ha un buon reddito.<br />
Ma non ha dimenticato da dove è venuto. Non ha dimenticato quel patrimonio di dignità di un padre umile.. ma la dignità non la fanno i soldi e gli orpelli. E non poteva accettare che in un paese moderno e benestante, di quei paesi del Nord dove il tenore della vita è estremamente alto, alcune famiglie fossero in mora con la mensa scolastica e i loro bambini fossero lasciati a pane e acqua. C&#8217;era anche lui in quei bambini. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo è un Uomo.Questa è una persona a cui si può finalmente stringere la mano.<br />
La lettera è durissima. E&#8217; come un grido nel deserto. Che stiamo diventando, sostanzialmente dice, cosa stiamo diventando? Abbiamo dimenticato da dove siamo arrivati? Da quando è cominciata la barbarie? Negli anni racconta.. già con le storie delle taglie sugli extracomunitari.. e poi è avanzata con un razzismo strisciande, un disprezzo sempre meno celato, una aridità che è a tutti gli effetti una stitichezza dell&#8217;anima. Ma chi si fa il mazzo nelle vostre fabbriche e vi fa fare fatturati milionari? Chi vi pulisce le case. Chi lava le palle ai vostri nonni che per voi sono ormai un peso? Chi vi caccia lo sporco dalla macchina? Cosa sareste voi senza queste persone che fanno tutto il lavoro sporco?<br />
Senza questa gente che vi fa schifo, disprezzate, additate a dito.. contro la quale urlate le peggiori bestialità in quegli assembramenti pseudo politici dove si nutrono a vicenda le proprie miserie?<br />
Cosa sareste senza tutti loro?<br />
Perdonatemi la risposta.. ma quando ci vo ci vo.. direbbe qualcuno&#8230;<br />
NON SARESTE UN CAZZO.<br />
E poi.. è persino qualcosa che va oltre il puro e semplice razzismo..<br />
E&#8217; la grettezza d&#8217;animo, il culto della roba e del denaro, il piccolo io autistico talmente incentrato su di sé che se ne frega degli altri, che non è pronto a spartire un centesimo.. Anzi si irrita alla semplice vista di un indigente.<br />
Ma è soprattutto la reazione delle madri al gesto del &#8220;benefattore&#8221;<br />
che mi ha colpito&#8230;<br />
Oggi le ho viste in televisione, assembrate davanti ai cancelli della scuola, rancorose, indispettite, incazzate.<br />
Tutte a fare discorsi del tipo &#8220;a sto punto non pago neanche io&#8221;.. &#8220;oggi ero andata in banca per dire di non pagare, ma avevano già<br />
proceduto&#8221;.. &#8220;è una vergogna&#8221;.. &#8220;questo tipo è un mangiapane a tradimento&#8221;.. &#8220;e adesso deve pagare per tutti&#8221;..<br />
La giornalista poi ha intervistato anche qualcuna delle madri delle famiglie indigenti. Poche, perché la maggior parte si vergognavano. E queste se da un lato ringraziavano chi aveva saldato il loro debito, dall&#8217;altro dicevano che adesso per loro &#8220;si faceva ancora più dura..&#8221;,<br />
sentivano ancora maggiore rabbia e irritazione da parte delle altre famiglie.<br />
Ma stiamo davvero scherzando?<br />
Ma stiamo parlando di un paese in Italia abitato da esseri umani.. o di Dogville di Lars Von Trier? O degli Zombie di Romero o di qualcuna di quelle oscure cittadine del Middlewest americano immortalate nei romanzi di Stephen King?<br />
Ci si sente offesi perché un altro ha pagato per chi non poteva pagare? Chi si incazza non ha tolto un centesimo.<br />
Si trova inaccettabile che ci siano persone che abbiano qualcosa che non paghino loro. Uno deve cacciarli da sé i quattrini e se no calci nel culo.<br />
E poi sono extracomunitari, furbi venuti a campare alle spese del nostro bel paesotto, parassiti scansafatiche..<br />
che siano sbeffegiati e umiliati.. anzi questa era una bella occasione per fare la voce grossa e per prenderci qualche soddisfazione..<br />
E questo benefattore mangiapane a tradimento ci ha rotto le uova nel paniere..<br />
Che dirvi ragazzi. Forse esagero. Ma mi indigna vedere delle madri che invece di riconoscere nel bambino povero il volto del loro stesso figlio, si imbufaliscono se quei bambini non sono umiliati e lasciati a mangiare pane e acqua per punire le famiglie indigenti&#8230;ed extracomunitarie.<br />
Adesso questo imprenditore che ha scritto la lettera meravigliosa che ora leggerete, un vero pezzo di indignazione morale e di valore civile, come il Jaccuse di Emile Zola o certi passi di Pasolini, è oggetto dell&#8217;odio del paese&#8230;<br />
Che strani tempi in cui è oggetto di disprezzo qualcuno che ha la colpa di pagare di tasca propria per chi è in condizioni misere&#8230;<br />
qualcuno che non ha dimenticato di avere una dignità..<br />
qualcuno di cui si può ancora dire..  QUESTO E&#8217; UN UOMO.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film &#8220;<em>L&#8217;albero degli zoccoli</em>&#8220;. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato soldi per vivere bene. E&#8217; per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica </strong></p>
<div style="text-align: justify; clear: left;"><strong><!-- --></strong></div>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><strong></strong></div>
<p> </p>
<p><strong> </p>
<p></strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A scanso di equivoci, premetto che:<br />
- Non sono «comunista». Alle ultime elezioni ho votato per Formigoni. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo da condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliano anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell&#8217;educazione.Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell&#8217;Ucraina.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l&#8217;insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.<br />
I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l&#8217;asticella dell&#8217;intolleranza di un passo all&#8217;anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni «miserevoli». Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti «urlare», scuotere l&#8217;animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il «commercio»</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma dov&#8217;è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare «partito dell&#8217;amore». Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l&#8217;Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti «compagni che sbagliano».</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1.200 euro al mese (regolari).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l&#8217;amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E&#8217; già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.<br />
Il sonno della ragione genera mostri.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E chi semina vento, raccoglie tempesta!<br />
I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione del servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L&#8217;età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. E&#8217; anche per questo che non ci sto.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà pure dire poco ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all&#8217;uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l&#8217;amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l&#8217;anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono certo che almeno uno dei quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore, o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del «grande fratello».</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.<br />
Molto più dei soldi mi costerà il lavorìo di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo. L&#8217;idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c&#8217;è, ma solo per tutto il resto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>L&#8217;anima dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 19:07:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riyueren</dc:creator>
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<p style="text-align: center"><a title="Luce d'acqua di Riyueren, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/innerland/4494894784/"><img class="aligncenter" src="http://farm3.static.flickr.com/2468/4494894784_01c94002c5.jpg" alt="Luce d'acqua" width="500" height="334" /></a></p>
<p><a title="Acqua di Riyueren, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/innerland/4497462819/"><img class="aligncenter" src="http://farm5.static.flickr.com/4026/4497462819_01cc0ef716.jpg" alt="Acqua" width="500" height="334" /></a></p>
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