Born Again

Medicina

GUARIGIONI E INQUISIZIONI

by Duncan on ott.24, 2009, under Controinformazione, Medicina, Resistenza umana

eretico

Certe storie non dovrebbero esistere. Sono vulnus intrattabili nella consecutio spazio-temporale.
Elementi dissonanti di un contesto prescritto, di una trama e un ordito congeniali a regole di massima, sullo sfondo di riferimenti indiscutibili.
Il guaio di certe storie è che non si arrendono a non esistere. Il guaio è che non chiedono il permesso a manifestarsi. Non stanno col cappello in mano a fare la fila di “accettabilità” e avengono, pur non dovendo avvenire.
Il guaio di certi uomini è che hanno la capacità di fare qualcosa di innovatore e liberatorio. Potrai vederli acclamati come eroi. Più facile spesso che li trovi crocifissi. E noi in piazza reclamare il sangue, ben aizzati dai farisei.
Chi entra nel Tempio muore diceva un a ntico detto misterico. Chi entra in un tempio, e non è un sacerdote, si intende.
Perchè questa storia, che troverete sconvolgente, non è una storia, ma ne è diecimila altre. Che sono accadute e, temo, accadranno. Seppur non fosse vera, il suo valore permarrebbe, in quando sarebbe Symbolum di altro, di altro, tanto altro che sicuramente è accaduto. Potrebbe parlarci pur se non fosse vera, essendo comunque “verisimile”, e tracciando paradigmi che sotto altre spoglie sono emersi.
Andrebbe bene anche se verisimile quindi, ma resta il fatto che (secondo tutte le fonti naturalmente) è vera.
Ci sono dei campi in cui l’ortodossia è fortissima, e gli eretici sono messi al bando. Campi in cui una verità ufficiale ha la forza di imporsi come dogma e farà di tutto per non essere messa in discussione. Per mantenere eterno la massima che è il cimitereo di ogni cambiamento:
NO THERE IS ALTERNATIVE.
Non ci sono alternative, il messaggio subliminale è sempre quello. C’è solo una strada. E tu, ragazzio, puoi seguire solo questa strada. Il resto è buffoneria, imbroglio, ciarlataneria, superstizione, follia.
E il fatto che naturalmente la buffoneria, l’imbroglio, la ciarlataneria et simillia abbondino, non fa che complicare il tutto, come un gioco di specchi dove illusione nutre illusione e i gatti sono alleati dei cani.
Nella pur apprezzabile battaglia contro ciarlatani e guaritori da strapazzo molti diventano servitori del Re di Prussia, lastre di ghiaccio ossia dove ogni pensiero “altro” scivola, pre-giudicato e liquidato. Bel combattee i pagliacci molti diventano c ultori dell’unica” via, funzionari solerti (e idealisti per giunta) dell’ortodossia dominante e del NO THERE IS ALTERNATIVE.
Accorgetevene. Se ci pensate lo noterete ovunque. E comprenderete che ve ne siete accorti.
CERTE COSE NON SI POSSONO DIRE.
E chi le dice è esposto al ludibrio e al massacrio mediatico, alla strategia del disprezzo e dell’ironia.
E’ ammessa la “nicchia”. Se certi percorsi di guarigione funzionano, portando alla cura anche di “mali incurabili”, ma si praticano nelle catacombe, con piccolli passa parola semza dare troppo nell’occhio, a volte sono tollerati. Ma quando emergono fino a poter rappresentare una minaccia allo status quo e fanno balenare la possibilità
CHE SI, CHE FORSE CI SONO DELLE ALTERNATIVE.. allora…
allora la reazione sarà drastica e violenta.
Non hanno ancora smesso di urlare le folle che ragliavano Barabba,
e ancora sale il fumo dalla pila dei rogo a Campo dei Fiori.

La conoscenza libera. Purché non sia pura conoscenza. Perché mente e cuore devono camminare insieme. e solo così possono nutrirsi a vicenda. La conoscenza strappa lembi di memoria all’oblio, e rammenta i passi degli uomini nel buio. E dà a noi un pezzo della loro stoffa e della loro passione.
Certe storie non dovrebbero esistere.
Certe persone sono state strappate dai libri di storia. Anzi, non ci sono mai entrate.
E altre raccontano da anni, raccontano da sempre, in convegni, simposi, lezioni, studi televisivi i dogmi diventati verità inconfutabile.
Come quella per cui “la chemioterapia e i farmaci sono l’unica vero percorso per cercare di affrontare cancro e tumori.. non ne è stato mai trovato un altro di valido..”
Noterete come coloro che sostengono il contrario non sono stati confutati in un dibattito franco e aperto, attraverso scambi di conoscenza e riflessioni.. ma ridicolizzati e stigmatizzati.
E la nostra mente è complice. Perché come potremmo mai credere che dove decenni di apparato, strutture, investimenti supertecnologici, raccolte fondi miliardarie, telethon, ecc.. hanno fallito o hanno ottenuto solo vaghi risultati, possa di punto in bianco riuscirci un percorso o un terapia che non costa più di tanto, non coinvolge apparati, e magari si fonda su capacità innate di autoguarigione o su insegnamenti e pratiche alla portata di tutti?
Già chi potrebbe crederlo?
Aspettati l’inaspettato dicono i maestri taoisti. E invece ci hanno sbarrato la porta all’imprevedibile e al ribaltamento, con una bella scritta sopra a spaventare i viaggiatori.. NO THERE IS ALTERNATIVE.
Non è tanto importante che crediate alla bontà della cura descritta nella storia che leggerete.
Ma che teniate presente che tutte le volte che persone e terapie sono emerse potentemente ad incrinare ortodossie ed estabilishment, la reazione è stata sempre durissima. E non si è fatta attendere.
Ci sono persone guarite dal cancro seguendo altri percorsi. Persone studiate e documentate.
Questo ormai è un fatto.
Leggete la storia che  troverete qui sotto.

L fonte di riferimento è un ottimo sito, Luogocomune,  (http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3154) , che vi presenta anche altri testi molto interessanti.

 Credetemi, ne vale la pena leggere questo testo.. ne vale davvero la pena.. Se anche tale storia risultasse alla fine non reale, anche se ciò lo trovo abbastanza improbabile, sarebbe comunque “simbolica”, “verisimile” di qualcosa che è troppe volte accaduto nel corso del tempo.
Salutamos

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Segue la trascrizione completa del filmato:

NARRATORE: Molto simile alla storia di Reneè è quella di Harry Hoxsey, un uomo d’affari texano il cui padre gli aveva passato una formula di erbe che si sarebbe rivelata altamente efficace contro il cancro.

Al contrario di Reneè, Hoxsey aveva molti soldi, ed era un combattente nato, che non aveva paura di nessuno. Questo ha gettato le basi per una delle più prolungate, virulente e appassionanti battaglie fra un cittadinoamericano e le istituzioni nella storia degli Stati Uniti.

I problemi iniaziarono con quella che sembrava una buona notizia.

HOXSEY: Abbiamo nei nostri archivi molte migliaia di casi documentati conferme patologiche, analisi fotografiche ai raggi X, che noi con certezza curiamo il cancro, sia esterno che interno. Posso darvi nominativi, date, nomi dei dottori, nomi degli ospedali, …

NARRATORE: I dottori definirono Hoxsey il peggior ciarlatano del secolo, ma i suoi sostenitori dicevano
che fosse un guaritore efficace, perseguitato dalla medicina organizzata.

HOXSEY: Fino ad oggi nessuno ha dimostrato che questo rimedio non curi il cancro.

NARRATORE: L’ex-minatore con la terza elementare divenne una leggenda nel suo tempo. Secondo la leggenda la cura fu scoperta dal bisnonno di Hoxsey mentre faceva delle prove su un cavallo ammalato. Si dice che John Hoxsey fosse un veterinario, il cui pregiato stallone si ammalò di cancro.

Lo mandò nei pascoli a morire, ma 3 settimane dopo il tumore si era stabilizzato. Notò che il cavallo si nutriva di piante che normalmente non mangiava. Dopo un anno il cavallo stava bene. John Hoxsey cominciò allora a sperimentare le erbe con gli animali, aggiungendo altri rimedi tradizionali.

Disse di aver avuto successo, e tramandò le formule in famiglia, finchè qualcuno le usò con le persone. Hoxsey disse che il padre fu il primo a provare la cura sulle persone.

Diede al giovane Harry la formula su letto di morte, facendogli promettere di rendere la cura disponibile per tutti, che potessero pagarla o meno. Profeticamente, mise in guardia il ragazzo dai santoni della medicina, che lo avrebbero combattuto con gelosia.

Non ci sarebbe voluto molto.

Hoxsey aprì la prima clinica in IIlinois, nel 1924, e immediatamente scatenò le ire della medicina ufficiale. Fu arrestato più volte di chiunque altro negli annali della medicina.

Eppure, negli anni ‘50 la clinica Hoxsey di Dallas, Texas, era il più grande istituto privato per la cura del cancro nel mondo.

Le cliniche di Hoxsey arrivavano in 17 stati diversi. La cura aveva il sostegno di senatori, giudici, e persino qualche dottore. Due tribunali federali ne confermarono la validità terapeutica.

Se la cura non avesse funzionato, come ha potuto guadagarsi un tale supporto?

Sostenere di avere la cura per il cancro significa invitare a giudicarla. Mentre il mondo della medicina voltò le spalle a Hoxsey, diversi individui vollero investigare di persona. Queste esperienze trasformavano regolarmente gli scettici in credenti.

Fra di loro c’era il giornalista della rivista Esquire, James Wakefield Burke, che nel 1939 iniziò ad occuparsi della vicenda di Hoxsey.

BURKE: Il mio capo, Arnold Gingrich, un giorno mi disse: “Perchè non fai un salto in Texas, così smascheriamo questo tizio? Sta diventando troppo importante, e l’Associazione Medica Americana vorrebbe toglierlo di mezzo. Vai giù e fai amicizia con lui, poi facciamo un paio di articoli
e chiudiamo questa faccenda”.

Per me era un incarico, e venni in Texas, pensando di fermarmi un giorno, raccogliere le informazioni e ripartire. Invece rimasi affascinato, e rimasi per sei settimane. Ogni giorno Harry passava a prendermi per portarmi alla clinica. Arrivavamo al mattino, e lui andava a confortare queste persone anziane, dicendo: “Nonno, questi dottori ti hanno tagliato da tutte le parti, ma io non permetterò a questi figli di puttana di ammazzarti, tu vivrai!”

Poi li curava, e io lo vedevo curarli, e loro miglioravano, e cominciavano a guarire. Allora buttai giù un articolo, che intitolai “Il ciarlatano che cura il cancro.” Lo mandai alla direzione, ma non fu mai pubblicato.

NARRATORE: Il vice-procuratore Al Templeton era qualcosa di più di uno scettico. Aveva arrestato Hoxsey più di cento volte in due anni. Poi suo fratello Mike ebbe un tumore mortale, e andò di nascosto da Hoxsey. Quando Mike Templeton guarì, Al Templeton riconobbe il merito a Hoxsey. L’accusatore di Hoxsey divenne il suo avvocato.

Sempre più gente sosteneva la validità della sua cura. Il suo promotore più tenace era il pastore evangelico Gerald Winrod. Le sue trasmissioni radiofoniche raggiungevano milioni di ascoltatori con i resoconti sensazionali dei crescenti successi di Hoxsey.

WINROD: Vorrei iniziare la trasmissione leggendovi quella che io ritengo una affermazione molto importante,del giudice W.L. Parton: E’ la seconda giuria di 12 persone nel mio tribunale che ha stabilito che la terapia di Hoxsey cura il cancro. 10 dottori hanno stabilito che le guarigioni sono nell’ordine delle migliaia. L’ex-senatore degli Stati Uniti, Thomas ha esaminato un grande numero di guarigioni. Ho fatto la mia indagine personale, e sono convinto che il cancro venga realmente guarito con il metodo di Hoxsey. Questo umile cronista può soltanto dire: Dio benedica questi ciarlatani. Gli unici ciarlatani che
curino il cancro oggi.

NARRATORE: Ma l’indagine personale non basta perchè una nuova terapia per il cancro venga accettata. E’ necessaria una formale valutazione scientifica.

HOXSET: Io chiedo solo che vengano qui. L’Associazione Medica Americana, la Commissione Medicine e Alimenti, il governo federale, chiunque! Venite qui a indagare. E se non riesco a dimostrare oltre ogni possibile dubbio che la nostra terapia è superiore a radium, raggi-X e chirurgia, allora chiuderò i battenti di questo istituto per sempre.

NARRATORE: Ma la professione medica non rispose al suo appello.

JAMES MARTIN: I dottori dicevano che sapevano già, dai loro studi di medicina, che le sue terapie non avessero alcuna efficacia. Che non potesse essere una cura. Erano totalmente imbevuti nel loro modo di pensare, e assolutamente inamovibili nelle loro convinzioni.

NARRATORE: Secondo Hoxsey c’era un motivo molto più oscuro per cui la professione medica non voleva indagare. Hoxsey diceva che i medici dell’Associazione gli avevano chiesto di fare una dimostrazione della cura. Fra loro c’era il Dott. Morris Fishbein, direttore della potente rivista dell’Associazione Medici Americani.

Secondo Hoxsey, il giorno dopo che la dimostrazione ebbe successo un importante personaggio dell’Associazione gli chiese di acquistare i diritti delle formule. La presunta offerta avrebbe assegnato tutti i diritti ad un gruppo di dottori che comprendeva il Dott. Fishbein.

Esattamente come Reneè Caisse, Hoxsey rifiutò l’offerta non poteva avere la garanzia che la cura sarebbe stata disponibilegratuitamente per chiunque ne avesse avuto bisogno.

Una cosa era certa: Hoxsey siera fatto un nemico poderoso. Nel mettersi contro il Dott. Fishbein si era fatto nemico il personaggio più influente della medicina. Il Dott. Fishbein aveva una posizione molto particolare. Come editore della rivista controllava la fonte primaria di entrate dell’Associazione Medica, e quindi controllava l’associazione. Pubblicava inoltre gli standard riconosciuti della professione medica.

Dopo l’incidente di Chicago il Dott. Fishbein prese di mira Hoxsey, definendolo un ciarlatano nella rivista. Diceva che i sostenitori più entusiasti di Hoxsey fossero le locali pompe funebri. L’attacco dell’Associazione Medici era senza tregua.

Il Dott. Fishbein e Hoxsey si sarebbero combattuti per i prossimi 25 anniin un dramma di portata nazionale. Ma invece di risolvere la disputa in termini scientifici, la cosa si svolse sui mezzi di comunicazione.

ANNUNCIATORE FILMATO: Gli unici ad approfittarsi del cancro sono i ciarlatani, contro le cui cure fraudolente l’Associazione Medici Americani combatte la sua crociata. Al quartier generale dell’Associazione, a Chicago, monta la guardia contro i ciarlatani il Dott. Morris Fishbein.

FISHBEIN: Non esiste siero, medicina, o combinazione di medicine conosciuta che guarisca con certezza il cancro.

NARRATORE: Quando Hoxsey contattò l’Istituto Nazionale per il Cancro, per un’indagine, l’organizzazione si rifiutò. L’Istituto disse che la sua documentazione non era completa. Hoxsey disse che i dottori si rifiutavano di fornire i documenti necessari, sotto l’influenza del Dott. Fishbein. Il governo concluse che sarebbe stato uno spreco di denaro pubblico indagare.

Avendo scoperto il petrolio in Texas, Hoxsey offrì di pagare lui la ricerca. Le sue sfide tenevano pubblicamente il Dott. Fishbein sotto pressione, e il dottore rispondeva duramente sotto gli occhi del pubblico. Ma quando scrisse “Denaro di Sangue” sui giornali domenicali di Hearst superò ogni limite.

Hoxsey denunciò il Dott. Fishbein e l’impero della stampa di Hearst per libello e diffamazione. Sembrava non avere una sola possibilità. Il più famoso ciarlatano della nazione contro tutti i nomi più importanti della medicina americana.

A sorpresa, Harry Hoxsey divenne la prima persona a vincere una causa contro il Dott. Fishbein e
l’Associazione Medici Americani. Il dott. Fishbein dovette dimettersi dall’Associazione Medici Americani.

Ma i processi Hoxsey-Fishbein rivelarono qualcosa di ancora più sconcertante.

Il Dott. Fishbein riconobbe in tribunale che i cosiddetti “unguenti brutali” di Hoxsey di fatto curassero i tumori esterni.

Il più pericoloso tumore esterno è il melanoma. Può diffondersi rapidamente in tutto il corpo. I medici suggeriscono una decisa chirurgia radicale. Nonostante questo, il melanoma risulta spesso mortale.

HOXSEY: Abbiamo più casi positivi dimostrati di melanoma, con la documentazione e i pazienti con cui parlare, che sono stati curati nel nostro istituto di qualunque altro istituto al mondo. E questa è un’affermazione enorme, ma abbiamo i dati per sostentarla.

NARRATORE: Hoxsey arrivò a produrre un suo film per far sentire la sua voce all’Associazione Medici.

ANNUNCIATORE FILMATO: Sarebbe una grande innovazione per chi lavora nella professione medica, se invece di sprecare tempo e denaro in processi nei tribunali, tattiche meschine e campagne di discredito venissero alla clinica, facessero delle indagini,verificassero i nostri metodi, parlassero con qualche paziente. Allora capirebbero perchè la nostra terapia è sempre stata così efficace, e in molti casi abbia dato risultati decisamente migliori di qualunque soluzione contro il cancro abbiamo mai avuto da offrire.

NARRATORE: Ma invece di raccogliere l’invito, l’establishment medico inasprì la battaglia.

Mildred Nelson ha diretto le cliniche di Hoxsey dall’inizio della sua carriera.

MILDRED NELSON: Non hanno mai fatto indagini su di lui, se non in senso criminale, per vedere se avesse fatto qualcosa di illegale. La Commissione Medicine e Alimenti era nota per perseguitare i pazienti di Hoxsey. Andava in casa della gente, le portava via le medicine quando le consegnavano, parlava con loro, gli diceva che sbagliavano …

NARRATORE: Poichè il governo non riusciva a fermare Hoxsey con la legge, la Commissione Medicine e Alimenti decise di fare qualcosa che non aveva mai fatto prima.

PUBBLICO PROCLAMA: “Ai malati di cancro, alle famiglie, ai dottori e a tutti gli interessati,alla cura di malati di cancro, sono avvisati e messi in guardia che la cosiddetta “cura Hoxsey” per il cancro interno è risultata, sulla base di elementi presentati dal Commissione Medicine, una cura senza alcun valore”. (NEL PROCLAMA SI LEGGE):”Il cancro è curabile solo con la chirurgia e con le radiazioni. La morte di cancro è inevitabile se si rinuncia alle cure mediche appropriate.

NARRATORE: Ebbe un tale successo, che la Commissione fece stampare un poster da appendere in tutti gli uffici postali del paese.

HOXSEY: Sto annegando nel sangue. Mi hanno fatto tutto quello che potevano, per cercare di umiliarmi. Mi hanno trascinato mille volte in tribunale, ma credete che mi importi di quello? Io non penso a quello che fanno a me, io penso ai 12.000 pazienti che sono in cura o in osservazione in questa clinica. Io penso solo ad una cosa: l’umanità che soffre.

NARRATORE: Ma il governo non si limitò a mettere in guardia la gente. Nonostante i procuratori federali
non riuscissero a dimostrare che la cura fosse inutile, come falsa etichettatura nel commercio interstatale.

MILDRED NELSON: Ci fu un momento in cui avevamo 17 cliniche funzionanti nel paese. La Comissione Medicine e Alimenti arrivò nello stesso giorno in tutte le cliniche, e mise i lucchetti. Harry non aveva certo i soldi per combatterli in tribunale, stato per stato.

NARRATORE: Dopo aver perso tutte le cliniche, Harry Hoxsey alla fine si arrese, nella sua battaglia contro l’establishment medico durata 25 anni. Costruì una clinica in Messico, mise Mildred Nelson a dirigerla, e si ritirò in Texas, dove morì nel 1974.

Nel corso degli anni la clinica ha curato migliaia di pazienti, e continua a farlo anche oggi, con altri
dottori, dopo la morte di Mildred Nelson. Ma la cura di Hoxsey non è mai stata resa disponibile ai pazienti americani, e non può nemmeno essere spedita legalmente nel paese. Chi vuole usare la terapia di Hoxsey deve recarsi ogni volta in Messico,e può riportare indietro solo la quantità necessaria per l’uso personale.

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LA TRUFFA DELL’AIDS,

by Duncan on mar.28, 2009, under Controinformazione, Medicina, Resistenza umana

mind

Prima di tutto alcune citazioni:

“L’establishment dell’Aids, dominato dai media, da gruppi di pressione e dagli interessi di svariati gruppi farmaceutici, ha fatto sì che la ricerca perdesse contatto con le menti aperte della scienza medica, dal momento che l’ipotesi mai comprovata dell’Hiv causa dell’Aids ha ricevuto il 100% dei fondi per la ricerca mentre le altre ipotesi sono state totalmente ignorate”. Dr Etienne de Harven, Emerito Professore di Patologia, University of Toronto

“Purtroppo si è formata una lobby dell’Aids che cerca da un lato di scoraggiare tutte le sfida a questo dogma, e che insiste a seguire idee totalmente prive di credito dall’altro.”
Dr. Roger Cunningham, Immunologo, Microbiologo e Direttore del Centro di Immunologia all’Università di Stato, University of New York, Buffalo

“Una volta gli scienziati dovevano provare scientificamente che le loro teorie fossero giuste o sbagliate. Ora non c’è nulla di tutto ciò nelle teorie standard Hiv-Aids, con tutti i loro miliardi di dollari.”
Dr. Richard Strohman, Professore Emerito di Biologia Cellulare alla University of California, Berkeley

“Non esiste alcuna prova che l’Aids sia causato dal retrovirus Hiv, né che questo sia la causa di qualsivoglia sindrome”.
Dr. Harry Rubin, Professore di Biologia Molecolare e Cellulare, University of California at Berkeley

“Il mistero che circonda quel dannato virus è il frutto inevitabile di quei due miliardi di dollari che ci spendono sopra ogni anno. Se prendessimo un qualsiasi altro virus e spendessimo due miliardi di dollari ogni anno per studiarlo, state certi che anche quel virus produrrebbe misteri a bizzeffe.”
Kary B. Mullis, Premio Nobel per la Chimica.

Sull’Aids c’è un’altra storia che non vi hanno mai raccontato. E che in pochi conoscono. Ma quei pochi aumentano nel tempo, e sono sempre più agguerriti. E non sono cialtroni e stregoni, o fanatici luddisti antiscienza, come piacerebbe a tutte le polizie del pensiero di questo mondo, che squalificano la persona quando non possono colpire gli argomenti.

E’ una larga schiera di studiosi, scienziati del valore di Peter Duisberg, premi nobel come Kary Mullis. Ma a queste voci è stato messo il silenziatore, e di rado riescono ad emergere oltre i piccoli circuiti di chi si avventure nelle informazioni di frontiera, e ha accesso alle libere fonti. Oltre alla curiosità, spirito bizzarro di chi è refrattario al pasto pronto. Se anche solo una parte di ciò che queste persone sostengono fosse vero i super allarmi che periodicamente generano terrore e angoscia di massa andrebbero rivisti sotto tutt’altra luce. Ed anche le vacche da mungere delle raccolte fondi, e tutto lo Spettacolo, tra partite del cuore, sms, vendita di arance, sottoscrizioni. Questo fiume di denaro che sicuramente fa del bene a qualcuno, ma forse non ai malati di Aide, né a quelli di cancro, sclerosi multipla, e quant’altro.

Se la Conoscenza fosse patrimonio pubblico, se anche le altre campane potessero suonare, forse non saremmo tutti qui a crogiolarci nelle eterne polemiche Africa-Papa-preservativi. Balletti di ottusità, gli eterni campi da gioco, guelfi e ghibellini. E ci avventureremmo, o proveremmo a farlo.. o.. proveremo a farlo (quanta differenza può dare una me in meno) in una Nuova Frontiera.


Andiamo un po’ più nel concreto. Adesso esporrò alcuni dei caposaldi della teoria “ribelle”.I “dissenzienti” al pensiero ufficiale sull’aids raccolgono almeno 700 firme tra virologi, infettivologi, epidemiologi ed altri specialisti di 23 nazioni, tra cui 3 premi Nobel.

Quando l’Aids cominciò a fare le sue prime apparizioni, comunicati apocalittici annunciarono la “peste del 2000”, che avrebbe negli anni flagellato centinaia di milioni di persone. Innanzi tutto va detto che rispetto agli allarmi originari l’Aids non ha raggiunto i paventati livelli di diffusione, e secondo i dissenzienti (non solo gli studiosi scientifici, ma anche giornalisti, analisti e osservatori indipendenti) l’epidemia ha una penetrazione minore di quello che si tende a far credere; restando in Occidente confinata a gruppi determinati e quanto all’Africa, che rappresenterebbe l’epicentro più devastante del suo manifestarsi, la cifra sarebbe gonfiata da una definizione artificiosa, che congloba in sé diverse malattie cambiandone il nome.

Secondo la teoria ufficiale l’Aids è una malattia infettiva provocata dal virus HIV che distrugge piano a piano le cellule del sistema immunitario, lasciando l’organismo indifeso di fronte a malattie “opportunistiche”. Il virus penetra dentro un singolo organismo attraverso un contatto con sangue e sperma infetto. Queste infezione virale provoca una reazione anticorporale inefficace. Aids sarebbe una parola conglobante che raccoglie differenti stati e condizioni. Queste molteplicità di situazioni sarebbero tra loro associate solo quando il risultato del test dell’Aids è positivo. Se il risultato è negativo le malattie vengono chiamate con il loro nome.

Ed ecco qui di seguito alcuni dei punti concreti della contestazione. Li ho tratti (con qualche piccolo rimaneggiamento) dalla rivista NEXUS NEW TIME edizione italiana n.5, all’articoloo “Aids la grande truffa” di Luigi de Marchi e Franco Franchi (no non è quello che faceva coppia con Ciccio Ingrassia :-) ).

1)Assenza di correlazione tra risultati del test e malattia: Una peculiarità delle malattie infettive virali è che hanno una causa unica (il virus), e ovviamente non possono verificarsi in sua assenza. La letteratura medica ha registrato migliaia di casi di Aids sieronegativi (cioè presentavano i sintomi ma il test era negativo), e sieropositività (test positivo) in assenza di Aids.

2) L’Aids non si comporta come una malattia infettiva contagiosa: Nonostante l’allarmismo, l’Aids è rimasto confinato a gruppi in cui sono presenti fattori di rischio ben precisi:

a) tossicodipendenti: si tratta di individui che oltre a subire gli effetti negativi dell’eroina, della cocaina, dell’alcool, delle anfetamine e di altre sostanze psicotrope, si alimentano in maniera scorretta e insufficiente e sono colpiti in moto più o meno continuo da infezioni multiple.

b) omosessuali: il problema riguarda principalmente gli utilizzatori sistematici di droghe multiple, cocaina, extasy, alcool, nitriti assunti per via inalatoria a forti dosi.

c) emofiliaci: i carichi di proteine estranee sono essi stessi immunodepressivi sia in emofiliaci sieropositivi che sieronegativi.

3) Non esistono studi che dimostrino che l’Aids è causato dall’Hiv:Kary Mullis, Premio Nobel per la chimica nel 1993, interpellò svariati virologi ed epidemiologi su dove trovare il riferimento bibliografico che spiegasse come l’Hiv provochi l’Aids. Ma nessuno dei colleghi fu in grado di precisarlo.

4)La definizione della malattia: Essa comprende un alto numero di malattie già conosciute, attualmente sono all’incirca 29. Queste malattie non sono affatto associate sempre ad immunodeficienza, sono definite Aids se associate ad un test positivo. Se una persona ha la tubercolosi e risulta sieropositiva allora “ha l’Aids”. Se invece ha la tubercolosi ed il test è negativo, allora “ha soltanto la tubercolosi”.

5 )L’incubazione misteriosa: Tutte le malattie infettive virali, salvo rare eccezioni, hanno una in incubazione breve, di pochi giorni o settimane. L’incubazione del virus dell’Aids è stata calcolata inizialmente intorno ai 18 mesi, per aumentare poi di anno in anno, fino a raggiungere nel 1992 i 10/14 anni. A questo super-virus viene attribuito di tutto. Di volta in vola può essere furbissimo, tanto di sfuggire ad ogni tentativo di controllo da parte dei ricercatori, o viceversa completamente “scemo”.

6) L’allarme prostitute: Le prostitute non potevano non diventare le vittime designate delle campagne propagandistiche dei tutori della nostra salute fisica. Sennonché, via via che passano i mesi, si è visto che il tasso di sieropositività era estremamente basso tra le prostitute.

7) La terapia con l’Azt: Sintetizzato nel 1964 come farmaco antitumorale, rimase inutilizzato per 20 anni, poiché si constatò sperimentalmente che i topi leucemici trattati morivano in numero maggiore di quelli non trattati. Ma perché questo farmaco così tossico, cancerogeno e privo di effetti benefici continua ad essere somministrato? La casa farmaceutica produttrice, la Wellcome, tra il 1987 e il 1992 è passata da 0,9 tonnellate vendute a 44,7; raggiungendo nel 1993 un profitto di 290 milioni di euro; tanto per avere un’idea.

Adesso come contributo riporto un testo scritto dal Dr Kary Mullis, biochimico e Premio Nobel per la chimica nel 1993. Un testo che ricostruisce la storia dell’affermazione della teoria ufficiale e ne mette in radicale discussione i capisaldi. Un testo che vi consiglio, con dati poco noti, ironico, tagliente.

Ma ancora due parole prima di lasciarvi a Mullis. Qui non è tanto importante che si creda ciecamente alle opinioni dei “dissenzienti”, così come vi è cieca “osservanza” delle teorie ufficiali. Ancora prima è in gioco l’idea stessa di libertà della conoscenza. L’idea di un pensiero che non venga costantemente “filtrato”. Che non sia prono e sottomesso alle verità dominanti. L’immagine che vedete a inizio post non è casuale.  FREE YOUR MIND.  Libera la tua mente. Liberiamo la nostra mente.  Ancora prima di decidere o schierarsi diamo una chance a ciò che sta oltre la soglia. “Aspettati l’inaspettato” diceva un tale.. o prova soltanto a dire, una volta tanto, “perché no?”.


IL CASO NON È CHIUSO

di Kary Mullis

Quando nel 1984 sentii dire per la prima volta che il francese Luc Montagnier, dell’Istituto Pasteur, e Robert Gallo, dell’America’s National Institutes of Health, avevano scoperto indipendentemente l’uno dall’altro che il retrovirus HIV – Human Immunodeficiency Virus – era la causa dell’AIDS, accettai il dato come una qualsiasi evidenza scientifica.

Il problema non riguardava strettamente il mio settore, la biochimica, e d’altronde loro erano esperti di retrovirus. Quattro anni più tardi lavoravo come consulente con gli Specialty Labs di Santa Monica: stavamo cercando il modo di utilizzare la PCR per individuare i retrovirus nelle migliaia di donazioni di sangue che la Croce Rossa riceveva ogni giorno. Stavo scrivendo un rapporto sull’andamento dei lavori, destinato allo sponsor del progetto, e cominciai affermando che “l’HIV è la probabile causa dell’AIDS”.

Chiesi a un virologo dello Specialty dove avrei potuto trovare elementi che confermassero il fatto che l’HIV era la causa dell’AIDS. “Non ne hai bisogno”, mi fu risposto. “È una cosa che sanno tutti.” “Mi piacerebbe citare qualche dato”: mi sentivo ridicolo a non conoscere la fonte di una scoperta così importante. Sembrava che tutti gli altri la conoscessero. “Perché non citi il rapporto del CDC?” mi suggerì, mettendomi in mano una copia del rapporto periodico sulla morbilità e la mortalità del Center for Disease Control. Lo lessi. Non si trattava di un articolo scientifico. Si limitava ad affermare che era stato identificato un organismo, ma non spiegava come. Invitava i medici a informare il Centro ogni qual volta si trovassero di fronte a pazienti che presentavano determinati sintomi, e a testarli per individuare la presenza di anticorpi per questo organismo. Il rapporto non faceva riferimento alla ricerca originale, ma questo non mi sorprese. Era destinato ai medici che non avevano bisogno di conoscere la fonte delle informazioni.

Dal loro punto di vista, se il CDC ne era convinto, doveva esistere, da qualche parte, la prova che era l’HIV a provocare l’AIDS.

Di solito si considera una prova adeguata dal punto di vista scientifico un articolo pubblicato su una rivista scientifica attendibile. Al giorno d’oggi le riviste sono stampate su carta patinata, piene di fotografie, di articoli scritti da giornalisti professionisti, e ci sono anche foto di ragazze che reclamizzano prodotti che potrebbero essere utili in laboratorio. A fare pubblicità sono aziende che offrono prodotti utili agli scienziati, o che producono farmaci che i medici dovranno prescrivere.

Tutte le riviste importanti contengono pubblicità. E di conseguenza, tutte hanno qualche rapporto con le aziende. Gli scienziati propongono gli articoli per descrivere le proprie ricerche. Per la carriera di uno scienziato è fondamentale scrivere articoli che descrivano il proprio lavoro e riuscire a farli uscire: non avere articoli pubblicati sulle riviste più quotate è una perdita di prestigio, tuttavia gli articoli non possono essere proposti fino a quando gli esperimenti che ne supportano le teorie non siano conclusi e valutati. Le riviste più importanti chiedono addirittura di riportare, direttamente o attraverso citazioni, tutti i dettagli degli esperimenti, in modo che altri ricercatori possano ripeterli esattamente e vedere se ottengono gli stessi risultati. Se le cose vanno diversamente, questo viene reso pubblico, e il conflitto deve essere risolto in modo che, quando la ricerca verrà ripresa, si sappia con certezza da che punto si riparte.

Le più qualificate tra le principali riviste hanno un sistema di revisione. Quando un articolo viene proposto per la pubblicazione, il direttore lo spedisce in copia ad alcuni colleghi dell’autore perché lo verifichino: i cosiddetti revisori. I direttori sono pagati per il loro lavoro, i revisori no, ma è pur sempre un compito che conferisce loro potere, il che in genere basta a soddisfarli. Feci qualche ricerca sul computer.

Ne Montagnier né Gallo né altri avevano pubblicato articoli descrivendo esperimenti che portavano alla conclusione che probabilmente l’HIV provocava l’AIDS.

Lessi gli articoli pubblicati su “Science”, che li avevano resi famosi come “i medici dell’AIDS”, ma tutto quello che c’era scritto era che avevano trovato in alcuni pazienti affetti da AIDS tracce di una precedente infezione da parte di un agente patogeno che probabilmente era HIV.

Avevano scoperto degli anticorpi.

Ma gli anticorpi contro determinati virus erano sempre stati considerati segno di malattie precedenti non di malattie in corso.

Gli anticorpi indicavano che il virus era stato sconfitto, e il paziente era salvo.

Negli articoli non si diceva affatto che questo virus provocava una malattia, né risultava che tutte le persone che avevano anticorpi nel sangue fossero malate. E in effetti erano stati trovati anticorpi nell’organismo di individui sani.

Se Montagnier e Gallo non erano riusciti a trovare questo genere di prove, perché i loro articoli erano stati pubblicati, e perché avevano discusso così duramente per attribuirsi il merito della loro scoperta?

C’era stato un incidente internazionale quando Robert Gallo dell’NIH aveva dichiarato che un campione di HIV inviatogli da Luc Montagnier, dell’Istituto Pasteur di Parigi, non si era poi sviluppato nel suo laboratorio. Altri campioni raccolti da Gallo e dai suoi collaboratori da potenziali pazienti affetti da AIDS, invece, si erano sviluppati. Basandosi su questi campioni Gallo aveva brevettato un test per l’AIDS, e l’Istituto Pasteur l’aveva citato in giudizio. Alla fine il tribunale dette ragione al Pasteur, ma nel 1989 si era ancora in una situazione di stallo, e i due istituti si dividevano i profitti.

Esitavo a scrivere che “I’HIV è la probabile causa dell’AIDS”, prima volevo delle prove, pubblicate, che lo confermassero. La mia affermazione era molto limitata: nella mia richiesta di fondi non volevo sostenere che il virus fosse indubbiamente la causa dell’AIDS, stavo solo cercando di dire che era probabile che lo fosse, per motivi a noi noti.

Decine di migliaia di scienziati e ricercatori stavano spendendo ogni anno miliardi di dollari per ricerche che si basavano su quest’idea.

La ragione di tutto questo doveva pur essere scritta da qualche parte, altrimenti tutta questa gente non avrebbe permesso che le proprie ricerche si concentrassero su un’ipotesi cosi ristretta. All’epoca tenevo conferenze sulla PCR a un infinità di convegni. E c’era sempre gente che parlava dell’HIV. Chiesi loro su cosa si basasse la certezza che era questo virus a provocare l’AIDS. Tutti avevano una qualche risposta, a casa, in ufficio, o in un qualche cassetto. Tutti lo sapevano, e mi avrebbero mandato la documentazione appena rientrati. Ma non mi arrivò mai nulla: nessuno mi mandò mai una spiegazione di come l’HIV provocasse l’AIDS.

Alla fine, ebbi l’opportunità di porre questa domanda a Montagnier, quando tenne una conferenza a San Diego in occasione dell’inaugurazione dell’UCSD AIDS Research Center, ancora oggi diretto dall’ex moglie di Robert Gallo, la dottoressa Flossie Wong-Staal. Sarebbe stata l’ultima occasione in cui avrei posto questa domanda senza perdere la pazienza. La risposta di Montagnier fu un suggerimento: “Perché non cita il rapporto del CDC?” “L’ho letto”, dissi, “ma non risponde realmente alla domanda se l’HIV sia la probabile causa dell’AIDS, vero?” Montagnier ne convenne: ero molto seccato.Se neanche lui sapeva la risposta, chi diavolo l’avrebbe potuta sapere?

Una sera ero in macchina per recarmi da Berkeley a La Jolla, quando ascoltai, sulla National Public Radio un’intervista a Peter Duesberg, famoso virologo di Berkeley (altro premio Nobel, ndt.). Finalmente capii perché era tanto difficile trovare le prove che mettevano in rapporto l’HIV e l’AIDS: Duesberg affermava che prove del genere non esistevano.

Nessuno aveva mai dimostrato che l’HIV causasse l’AIDS.

L’intervista durava circa un ora e mi fermai per non perdermi niente. Avevo sentito parlare di Peter quando frequentavo la specializzazione a Berkeley. Mi era stato descritto come uno scienziato veramente in gamba, che era riuscito a mappare una particolare mutazione in un singolo nucleotide di quello che sarebbe stato successivamente definito un oncogene. Negli anni Sessanta, era una vera impresa. Peter andò avanti sviluppando la teoria secondo la quale gli oncogeni potrebbero essere introdotti nell’organismo umano da virus e provocare il cancro. L’idea ebbe successo, e diventò una seria base teorica della ricerca che venne finanziata con lo sfortunato nome di “Guerra al cancro”. Peter fu eletto “Scienziato Californiano dell’anno”. Ma invece di dormire sugli allori, li incendiò. Riuscì a trovare punti deboli alla sua stessa teoria, e annunciò ai suoi stupitissimi colleghi che stavano dandosi da fare per trovarne la dimostrazione sperimentale che era molto improbabile che ci riuscissero. Se volevano combattere il cancro, le loro ricerche avrebbero dovuto essere indirizzate in altra direzione. Ma loro, fosse perché erano più interessati a combattere la loro povertà piuttosto che il cancro, o semplicemente perché non riuscivano ad affrontare i propri errori, continuarono a lavorare per dieci anni, senza alcun risultato sull’ipotesi dell’oncogene virale. E non riuscirono a cogliere l’ironia della situazione: più aumentava la loro frustrazione, più se la prendevano con Duesberg per aver messo in discussione la propria teoria e le loro assurdità. La maggior parte di loro non aveva imparato molto di quello che io definisco scienza. Erano stati addestrati a ottenere finanziamento governativi. assumere persone per fare ricerche e scrivere articoli che di solito si concludevano affermando che le ricerche dovevano essere ulteriormente approfondite, preferibilmente da loro, con denaro di qualcun altro. Uno di questi era Bob Gallo.

Gallo era stato amico di Peter. I due avevano lavorato per lo stesso dipartimento del National Cancer Institute. Tra le migliaia di scienziati che si erano impegnati inutilmente per assegnare a un virus un ruolo determinante nello sviluppo del cancro, Bob era stato l’unico tanto zelante da affermare di esserci anche riuscito. Nessuno prestò alcuna attenzione alla cosa, perché aveva dimostrato solo una relazione sporadica e molto debole tra gli anticorpí contro un innocuo retrovirus definito HTLV 1 e un insolito tipo di tumore individuato principalmente su due delle isole meridionali del Giappone.

Nonostante la sua mancanza di gloria come scienziato, Gallo era riuscito a scalare agevolmente le gerarchie, mentre Duesberg nonostante le sue capacita le aveva scese.

Quando si cominciò a parlare di AIDS, fu a Gallo che si rivolse Margaret Heckler quando il presidente Reagan decise che ne aveva abbastanza di tutti quegli omosessuali che manifestavano davanti alla Casa Bianca. La Heckler era il ministro per l’Istruzione, la Sanità e il Welfare, e quindi il capo supremo dell’NIH. Bob Gallo aveva un campione di virus che Montagnier aveva trovato in un linfonodo di un arredatore gay parigino malato di AIDS. Montagnier aveva spedito il campione a Gallo perché lo valutasse, e questi se ne era impossessato allo scopo di sfruttarlo per la propria carriera.

Margaret convoco una conferenza stampa e presentò il dottor Robert Gallo, che si sfilò lentamente gli occhiali da sole e annuncio alla stampa mondiale: “Signori, abbiamo trovato la causa dell’AIDS”. Tutto qui.

Gallo e la Heckler annunciarono che entro un paio di anni sarebbero stati disponibili un vaccino e una terapia. Eravamo nel 1984. Tutti gli ex cacciatori di virus del National Cancer Institute cambiarono le targhette sulla porta dei loro laboratori e diventarono esperti di AIDS.

Reagan, tanto per cominciare, stanziò all’incirca un miliardo di dollari, e da un momento all’altro chiunque potesse rivendicare una specializzazione medico-scientifica di qualche genere, e si fosse trovato senza molto da fare fino a quel momento, trovò un impiego a tempo pieno. Che mantiene tutt’oggi.

Il nome Human Immunodeficiency Virus fu creato da un comitato internazionale, nel tentativo di risolvere la disputa tra Gallo e Montagnier, che avevano dato al virus nomi diversi. Fu una prova di scarsa lungimiranza, e un errore che vanificò qualsiasi tentativo di indagare sulla relazione causale tra la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) e il virus (HIV) dell’immunodeficienza umana.

Duesberg, intervenendo dalle retrovie, sottolineò saggiamente sugli Atti della National Academy of Science che non c’erano prove attendibili sul coinvolgimento del nuovo virus.

Ma fu completamente ignorato, i suoi articoli furono rifiutati, e comitati composti da suoi colleghi cominciarono a mettere in dubbio che fosse necessario continuare a finanziare le sue ricerche. Alla fine, con quello che deve essere considerato un gesto di incredibile arroganza e disprezzo nei confronti della correttezza scientifica, un comitato di cui faceva parte Flossie Wong-Staal, che ormai era schierata apertamente contro Duesberg, decise di non rinnovare a Peter il Distinguished Investigator Award, escludendolo così dai fondi destinati alla ricerca.

In questo modo, Duesberg era meno pericoloso per il crescente establishment AIDS: non sarebbe più stato invitato a intervenire a convegni organizzati dai suoi ex colleghi.

>Conviviamo con un numero incommensurabile di retrovirus. Sono dappertutto, e probabilmente sono vecchi almeno quanto la razza umana dato che fanno parte del nostro genoma. Ne riceviamo alcuni dalle nostre madri, sotto forma di nuovi virus, particelle virali infettive che migrano dalla madre al feto. Altri da entrambi i nostri genitori, insieme ai geni. Alcune delle sequenze del nostro genoma sono fatte di retrovirus. Il che significa che possiamo produrre, e in alcuni casi produciamo effettivamente, le nostre particelle retrovirali. Alcune di loro possono somigliare all’HIV, ma nessuno ha dimostrato che abbiano mai ucciso qualcuno.

Ci deve essere una ragione che giustifichi la loro esistenza: una porzione quantificabile del nostro genoma contiene sequenze retrovirali umane endogene. C’è chi sostiene che alcune porzioni di DNA sono inutili, ma ha torto. Se nei nostri geni c’è qualcosa, ci deve essere una ragione. Il nostro organismo non permette che si sviluppino elementi inutili. Ho cercato di inserire sequenze geniche irrilevanti in organismi semplicissimi come i batteri, ma se non hanno ragion d’essere gli organismi se ne liberano. E voglio sperare che il mio corpo, quando si tratta di DNA, sia intelligente almeno quanto un batterio.

L’HIV non è saltato fuori all’improvviso dalla foresta pluviale o da Haiti. È semplicemente finito nelle mani di Bob Gallo, nel momento in cui lui aveva bisogno di una nuova carriera. Ma stava lì da sempre: nel momento in cui si smette di cercarlo solo per le strade delle grandi città, ci si accorge che l’HIV è sporadicamente distribuito ovunque.

Se l’HIV fosse stato lì da sempre, e fosse trasmissibile da madre a figlio, non avrebbe senso cercare gli anticorpi nell’organismo della madre di chiunque risulti HIV-positivo, specialmente se l’individuo non mostra segni di malattia?

Immaginatevi un ragazzo nel cuore degli Stati Uniti, il cui sogno e arruolarsi in aviazione dopo la laurea e fare il pilota. Non ha mai usato droghe, e per tutto il liceo ha avuto la stessa fidanzatina, con la quale ha tutte le intenzioni di sposarsi. A insaputa sua, e di chiunque altro, ha anche degli anticorpi per l’HIV, che ha ereditato dalla madre, tuttora viva, quando era nel suo ventre. È un ragazzo sano, e la cosa non gli ha mai creato alcun problema, ma quando l’aviazione lo sottopone al test di routine per l’HIV le sue speranze e i suoi sogni crollano. Non solo la sua richiesta di arruolamento viene respinta ma sulla sua testa pesa anche una sentenza di morte.

Il CDC ha definito l’AIDS come una tra più di trenta malattie connesse a un risultato positivo al test per individuare gli anticorpi per l’HIV. Ma queste stesse malattie non vengono definite AIDS, se non si individuano gli anticorpi. Se una donna HIV-positiva sviluppa un tumore all’utero, per esempio, la si considera malata di AIDS. Un HIV-positivo con la tubercolosi ha l’AIDS, mentre se risulta negativo al test ha solo la tubercolosi.

Se vive in Kenya o in Colombia dove il test per l’HIV è troppo costoso, ci si limita a presumere che abbia gli anticorpi, e quindi l’AIDS. In questo modo può essere curato in una clinica dell’OMS, che in alcuni posti è l’unica forma di assistenza medica disponibile. È gratuita, dato che i Paesi che finanziano l’OMS hanno paura dell’AIDS. Se lo consideriamo come un’opportunità per diffondere l’assistenza medica nelle aree dove vive povera gente, l’AIDS è stato una fortuna.

Non li avveleniamo con l’AZT come facciamo con i nostri concittadini, perché costerebbe troppo. Forniamo loro le cure per una ferita da machete sul ginocchio sinistro, e la chiamiamo AIDS.

Il CDC continua ad aggiungere nuove malattie alla definizione generale dell’AIDS: praticamente hanno manipolato le statistiche per far sì che la malattia appaia in continua diffusione. Nel 1993, per esempio, il CDC ha enormemente allargato la definizione di AIDS. Una scelta gradita alle autorità locali, che grazie al Ryan White Act (una legge approvata nel 1990 che garantisce assistenza ai malati di AIDS, N.d.T.) ricevono dallo Stato 2500 dollari all’anno per ogni caso di AIDS segnalato.

Nel 1634 Galileo fu condannato a trascorrere gli ultimi otto anni della sua vita agli arresti domiciliari per avere scritto che la terra non è il centro dell’universo ma, al contrario, ruota attorno al sole. Fu accusato di eresia, perché sosteneva che un dato scientifico non dovrebbe avere niente a che vedere con la fede.

Tra qualche anno, il fatto che noi abbiamo accettato la teoria secondo la quale l’AIDS sarebbe causata dall’HIV sembrerà una sciocchezza, come a noi sembrano sciocche le autorità che hanno scomunicato Galileo.

La scienza, così come è praticata oggi nel mondo, ha ben poco di scientifico. E ciò che la gente chiama “scienza”, probabilmente, non e molto diverso da quello che veniva chiamato scienza nel 1634. A Galileo fu chiesto di ritrattare le sue convinzioni, altrimenti sarebbe stato scomunicato. E chi rifiuta di accettare i comandamenti imposti dall’establishment dell’AIDS si sente dire più o meno la stessa cosa: “Se non accetti il nostro punto di vista, sei fuori.”

È una delusione vedere come tanti scienziati si siano rifiutati nel modo più assoluto di esaminare in modo obiettivo e spassionato i dati disponibili. Varie autorevoli riviste scientifiche hanno rifiutato di pubblicare una dichiarazione con cui il Gruppo per la Rivalutazione Scientifica dell’Ipotesi HIV/AIDS si limitava a chiedere “un’attenta verifica degli elementi disponibili a favore o contro questa ipotesi”.

Affrontai pubblicamente questo tema per la prima volta a San Diego, nel corso di un convegno dell’American Association for Clinical Chemists. Sapevo che mi sarei trovato tra amici, e dedicai all’AIDS una piccola parte di un lungo intervento, non più di un quarto d’ora. Dissi come la mia incapacità di trovare una qualsiasi prova avesse stuzzicato la mia curiosità. Più ne sapevo, più diventavo esplicito. Non potevo rimanere in silenzio: ero uno scienziato responsabile, ed ero convinto che ci fossero persone che venivano uccise da farmaci inutili. Le risposte che ricevevo dai miei colleghi variavano da una blanda accettazione a un esplicito astio.

Quando fui invitato a Toledo dalla European Federation of Clinical Investigation, per parlare della PCR, dissi loro che avrei preferito parlare dell’HIV e dell’AIDS. Non credo che, quando accettarono, avessero capito esattamente in che cosa si stavano cacciando. Ero arrivato a metà del mio intervento quando il presidente della società mi interruppe bruscamente, suggerendomi di rispondere alle domande del pubblico. Il suo atteggiamento mi sembrò molto sgarbato, e assolutamente inappropriato, ma, che diavolo! avrei risposto alle domande. Lui aprì il dibattito, e poi decise che avrebbe posto la prima domanda personalmente. Mi rendevo conto che mi stavo comportando da irresponsabile? Che la gente che mi sentiva parlare avrebbe potuto smettere di usare profilattici? Risposi che le statistiche, piuttosto attendibili, prodotte dal CDC mostravano che, almeno negli Stati Uniti, i casi di tutte le malattie veneree conosciute erano in aumento, il che dimostrava che la gente non usava i profilattici, mentre i casi di AIDS, attenendosi alla definizione originaria della malattia, erano in diminuzione. E quindi, no, non ritenevo di essere un irresponsabile. Il presidente decise che poteva bastare, e interruppe bruscamente l’incontro. Quando affronto questo argomento, la domanda che mi viene posta è sempre la stessa: “se non è l’HIV a provocare l’AIDS, allora che cos’è?” La risposta è che non so rispondere a questa domanda, più di quanto sappiano farlo Gallo o Montagnier.

Il fatto che io sappia che non c’è alcuna prova che l’HIV provochi l’AIDS non fa di me un’autorità sulle cause reali della malattia. È indiscutibile che, se una persona ha contatti molto intimi con un gran numero di individui, il suo sistema immunitario è destinato a entrare in contatto con un gran numero di agenti infettivi. Se una persona ha trecento contatti sessuali all’anno – con persone che a loro volta hanno trecento contatti sessuali all’anno – questo significa che ha novantamila possibilità in più di contrarre un infezione rispetto a una persona che ha una relazione monogamica. Pensate al sistema immunitario come a un cammello: se lo caricate troppo, stramazza.

Negli anni Settanta c’era un numero rilevante di uomini che si spostavano di frequente e avevano uno stile di vita promiscuo, condividendo fluidi corporei, droghe e una vita spericolata. È probabile che un omosessuale che viveva in una grande città fosse esposto praticamente a qualsiasi agente infettivo che avesse mai vissuto su un organismo umano. In effetti, se uno dovesse organizzare un piano per raccogliere tutti gli agenti infettivi esistenti sul pianeta, potrebbe costruire dei bagni turchi e invitare gente molto socievole a frequentarli. Il sistema immunitario reagirebbe, ma sarebbe stroncato dal numero degli avversari. Il problema scientifico si mescola con quello morale. ma quello che sto dicendo non ha niente a che vedere con la morale.

Non parlo di “punizione divina” o di altre assurdità. Un segmento della nostra società stava sperimentando uno stile di vita, e le cose non sono andate come previsto. Si sono ammalati.

Un altro segmento della nostra società cosi pluralista chiamiamoli medici/scienziati reduci della guerra perduta contro il cancro, o semplicemente sciacalli professionisti hanno scoperto che funzionava. Funzionava per loro.

Stanno ancora pagandosi le loro BMW nuove con i nostri soldi.

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Cancellare i ricordi

by Duncan on feb.19, 2009, under Medicina, Resistenza umana, Scienza

Ricercatori olandesi avrebbero sviluppato un farmaco capace di cancellare i ricordi dolorosi. Essi sostengono di aver cancellato i brutti ricordi utilizzando dei farmaci ‘beta-bloccanti’, che vengono solitamente prescritti ai pazienti cardiopatici. Gli esperimenti sugli animali, affermano, avrebbero già evidenziato che i farmaci –bloccanti del recettore beta adrenergico – possono interferire su come il cervello elabora e rielabora i ricordi degli eventi spaventosi.

Vado anche al di là della tendenza mediatica a vendere il vitello grasso e a spararla al massimo volume con quel genere di notizie che sovente si rivelano (almeno in buona parte) bufale (scoperto il genere della gelosia, ecco il farmaco per diventare simpatici,ecc.).
Vado al di là per vedere qualcosa di più profondo.
Cosa esprime ciò che leggiamo, sentiamo, viviamo? Quale è il valore sottostante, la matrice delle cose, la trame e l’ordito, la formula del pensiero?
E ancora oltre, il paradigma che emerge..
Perché di paradigma si tratta. E lo sforzo di una coscienza in atto, di qualcosa che sia degno di un essere senziente è non fermarsi al sapere, ma cercare di “capire”.
Tutto rivela un messaggio, conscia o inconscia che sia la sua natura ora non è ciò che in discussione.
Ma il messaggio c’è. La neutralità con la quale vengono colorate tutto ciò che fa parte dell’attuale immaginario tecnico scientifico è falsa.
E in questa falsità io non esprimo, ora, un disvalore negativo. Contesto la facile copertura della neutralità. Ogni sentiero in cui la strada si determina è frutto di altri sentieri, di scelte passate, di opzioni presenti, di gerarchie di valori, consapevoli o inconsapevoli.
Noi vediamo l’ineluttabilità del “fatto”; l’invenzione, la scoperta, la nuova pratica. E dal fatto ne traiamo il suo “non poter essere altrimenti”. L’errore, archetipale, che genera confusione mentale e, in ultima analisi, non-pensiero sta qua.
Vogliamo andare più terra terra…
Se cominciasse (parlo per ipotesi) una agricoltura prevalentemente basata sugli OGM, non è l’affermarsi “neutro” di una tecnologia “inevitabile”, che si sarebbe manifestata prima o poi nella storia. Ma è un complesso circuito che ingloba in sé vicende storiche, prassi economiche, visioni ideoloche e tanto altro. Tutto questo insieme si concretizza in una “direzione”. Diventa cioè, nel suo senso più globale e differenziato, SCELTA.
Io qui, sono un piano precedente anche alla contestazione di ciò a cui porta la scelta, ma mi incentro sulla decisività di de-mistificare l’inevitabiltà di ciò che è presente solo per il fatto di essere presente. Di spogliare, insomma, il fatto della sua neutralità. Non è qualcosa di neutrale che esiste il Grande Fratello, se mi perdonate questo esempio ebete, ma dietro, ci sono tutta una serie di azioni e contrazioni che hanno portato a quel risultato (la presenza di questo programma per rincoglioniti) , dinamiche che per comodità riassettiamo nel termine SCELTA.
Ma vedrò di dare un taglio drastico prima che incominciate a chiamare la neuro per venire a prelevarmi..
Eccoci all’articolo di oggi…
Esprime, la creazione scientifica di cui esso parla, non solamente una creazione “neutra”..
Ma una “direzione”, una visione della vita, una SCELTA..
Come potremmo riempire di contenuto questa scelta, come potremmo rappresentarcela?
Come una visione fortemente riduzionistica, chimico organica dell’essere umano. Fascio di reazioni e riflessi che possono essere ri-armonizzati e “corretti” con sostanze che creino altre contro-spinte. Approccio farmacologico, quindi, ai problemi della psiche, dell’identità, della coscienza, del dolore e del desiderio.
Questa direzione riduzionista e rozzamente materialista va vista per quello che essa è prima di ogni ulteriore passo in avanti. UNA SCELTA APPUNTO.
La prima difesa della nostra integrità mentale si trova nella “resistenza” a ciò che è venduto come inevitabile, come l’unico progresso possibile, l’unica “immaginazione”, l’unica “visione” per il nostro futuro. E’ l’ideologia del “no there is alternative” che porta molti a credere che, nel caso in concreto, solo un approccio farmacologico e “manipolatorio-manomissore” può essere una risposta potente ed efficace ai traumi e alle ferite del passato.
Non fatevi distogliere da quel velo. Al succo del succo, l’approccio è lo stesso del Ritalin come soluzione offerta per i bimbi “iperattivi”.
Lo stesso che ti promette di “manometterti” dall’esterno senza capire mai il quadro più ampio che una cosa rivela, e anche le interconnessioni. Perché ogni entità sistemica, e l’uomo sovranamente, non è una accozzaglia di elementi:piedi+torace+testa….emozioni…positive+istintoaggressivo+traumi…ecc..
Per cui incidi su un elemento e il resto resta intatto. Ogni parte influenza costantemente l’altra e ne è influenzata.
E poi, scartassimo anche questo, “cancellare” qualcosa senza sforzo è
sempre la strada più facile, e questo sedurrà molti.
Ma ha senso davvero cancellare qualcosa a colpi di click? Un pò come quando vogliamo sparazzarci di un file, lo raggiungiamo con la freccetta, premiamo col pulsante destro alle opzioni e poi clicchiamo su “elimina”.
Io sono sempre stato dell’opinione (sulla base di svariate argomentazioni) che tutto può essere superato. Nessun trauma e ferita è invincibile. Ma, il percorso devi farlo tu. E’ un tuo viaggio interiore, un confronto anche arduo, un processo di purificazione, di liberazione, di reintegrazione. E allora quel dolore, quella ferita, quel trauma può anche insegnarti qualcosa. Non diventa più un buco nero, ma la spinta propulsore per una trasformazione, un “salto quantico”.
Le migliori persone che ci siano mai state sono il frutto di questa battaglia, sono state forgiate dal dolore e dalla sofferenza, hanno fatto viaggi anni luce dentro di se.. si sono confrontati con la propria Ombra come direbbe il nostro caro Alpha.
E io sono fra coloro che ritengono che solo un percorso personale di tal genere può aprirti alla più ampia espansione e ricchezza emozionale.
NOTATE BENE..
Il trauma non è semplicemente “cancellato”, in realtà è TRASFIGURATO…
Non è come se non ci fosse mai stato, ma si è operata la TRASFORMAZIONE ALCHEMICA…
Tu sei di più, diventi molto di più dell’essere che eri pre-trauma, una volta che il piombo è diventato oro.. l’acqua è diventata vino..il vino è diventato sangue..
Se allora immaginiamo l’alternativa riduzionista-farmacologica potremmo anche provare, tanto per fare un giochino, che siano davanti a noi due esseri, entambi de-trumizzati.. il primo con un lavoro interiore.. il secondo con il farmaco.
Apparentemente sembrebbe essersi raggiunta la stessa meta..Ma è cosi?… Non credo..
Basta pensare a due parole la cui “differenza” dice tutto: INTEGRO e INTEGRATO…
Che differenza c’è tra una persona che ritorna e/ diventa INTEGRA e una che viene INTEGRATA? Se volete la differenza è enorme nascosta in due semplici lettere aggiuntive finali.. :-)
So molte delle obiezioni che possono farmi. Alcune delle quali, del resto, particolarmente efficaci.
“Immagina una donna che ha subito tremendi abusi sessuali, financo gli abominevoli abusi rituali e può spazzare via tutto con un click… che gli dici a lei eh?.. facile parlare davanti a un modem seduto sulla tua bella sediolina.. che rispondi ora eh?”
E’ dura.. chi potrebbe condannarla?.. con tutta quella morte e quell’inferno che porta addosso…
Ma quando noi parliamo di quello in cui crediamo, delle nostre credenze e valori.. della nostra Visione. proviamo a tentare un approccio di senso generale a ciò che la vita ci offre.
Nessuno approccio è perfetto, nessuno non si espone a lancinanti contraddizzioni.. nessuno ha sempre tutte le risposte.. nessuno darà mai solo soluzioni facili.
Io non so rispondere davvero a quella domanda….
Temi così complessi non si risolvono nel giro di un post. Ci possono essere confronti, anche durissimi, che durano decenni. Un post, ma neanche un libro, ma neanche un milione di volumi possono dare tutte le risposte.
Ammetto comunque la forza spiazzante di quella domanda..
Però ritengo, arrivati alle battute finali, che abbiamo anche un’altra SCELTA..
Che vede nell’uomo un essere di incalcolabile ricchezza. Un essere che agisce su una pluralità di livelli e vibrazioni. Un essere che non è un semplice ammasso di tendini, tessuti, neuroni..
Ma è anche mente-al-di-là-del cervello, emozioni, cuore, spirito..
Quale di queste due strade renderà la nostra vita appassionanta, unica, libera, eroica?
Quale di esse contiene in se il retaggio più prodondo di tutto ciò che è l’onore e la bellezza di un essere umano?

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