Medicina
Benefici del cloruro di magnesio
by Duncan on feb.01, 2012, under Medicina
Assumere cloruro di magnesio sembra avere effetti estremamente benefici sull’organismo. Personalmente sono anni che ne sento parlare, e ho conosciuto persone che, sperimentandolo ne hanno tratto giovamento. Inserisco un testo abbastanza corposo e interessante, al riguardo, tratto dal sito Mednat (http://www.mednat.org/).
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(Fonte articolo: http://www.mednat.org/cure_natur/cloruro_magnesio.htm)
Esso si trova combinato con il magnesio disciolto ed gran quantità nell’acqua di mare, per esempio il Mediterraneo ne contiene 7,5 gr. per litro.
Il magnesio è un elemento essenziale presente in tutti gli organismi in quanto è un cofattore indispensabile allo svolgimento di numerose reazioni enzimatiche.
Il sale marino integrale non lavato ne contiene grandi quantità ed in forma colloidale, ecco perché se ne consiglia l’uso. Anche nei cereali integrali coltivati biologicamente (di tipo biodinamico), è presente in forma utilizzabile dai nostri metabolismi e sopra tutto nel pane integrale fatto con farina di grano macinata a pietra e cotto nel forno a legna.
Bisogna riformare Agricoltura e panificazione che dovranno tenere conto di questo importante elemento (Mg) che dovrà essere contenuto nel grano in ragione di 2 gr. x Kg.
L’unico Cloruro di Magnesio reperibile in Italia è il tipo Cristallizzato che deve essere conservato lontano dall’aria perché né assorbe l’umidità. Deve essere usato in ragione al massimo del 2,5 % in 1 lt. di acqua (gr. 25 per 1 lt. di acqua); bere tutti i giorni ed a qualsiasi età.
E’ un ottimo rinforzante del sistema immunitario, tonico nervoso e muscolare; molto adatto in TUTTE le malattie chiamate infettive anche e sopra tutto per le malattie derivanti anche dai: Danni dei Vaccini !
In caso di Polio o di Difterite o di altre malattie infantili è assolutamente indispensabile ma si deve somministrarlo immediatamente e fare una intensa cura di tale minerale disciolto in acqua, 125 cm3 di soluzione ogni 6 ore, in seguito ogni mattina e sera; le quantità devono variare a seconda dei casi e della reazione individuale.
In vecchiaia è molto utile per prevenire stati di degenerazione e dolori dovuti ad infiammazioni particolari.
E’ utile per OGNI malattia !
Va fatto notare che l’effetto benefico del Cloruro di Magnesio sui disturbi dura soltanto finché se ne fa uso, cessando il beneficio al cessare del consumo; esso deve essere considerato come un alimento e non come una medicina.
Modalità d’uso a scopo preventivo: messo od un cucchiaino da tè raso, in 1 bicchiere di acqua al mattino a digiuno.
La soluzione di Cloruro di Magnesio accresce in maniera enorme la potenza fagocitaria dei globuli bianchi; esso infatti agisce esaltando le difese naturali dell’organismo.
Ecco alcune della malattie già trattate con successo con il Cloruro di Magnesio: epilessie, distrofie, sclerosi, poliomielite, tumori, asma, bronchite cronica, broncopolmonite, enfisema polmonare, influenza, pertosse, raucedine, affezioni dell’apparato gastro intestinale, malattie cervicali, tensioni neuro muscolari, artriti, sciatiche, dolori ai muscoli, calcificazioni, osteoporosi, depressioni, ansie, paure, mali di testa, febbri, fuoco di sant’Antonio, orticarie, tetano (anche quando il paziente è già rigido), morsi di vipera (lavare anche la ferita), rabbia, parotite, scarlattina, rosolia, morbillo, le altre malattie dell’infanzia, non esiste malattia che non possa essere trattata dal Cloruro di Magnesio in quanto esso, agendo sull’intestino e quindi sulla parete della mucosa intestinale disinfiammandola ed aiutando il ripristino del pH intestinale verso l’alcalino, DIMOSTRA COME TUTTE LE MALATTIE PROVENGANO dall’apparato GASTRO INTESTINALE !!!
Ricordarsi che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.
La stimolazione del sistema immunitario sta alla base di meccanismi fisiologici naturali, di difesa dalle malattie.
Lo scopo principale è quello di ottenere un generalizzato aumento del tono immunitario, in modo da realizzare una difesa generale. L’importanza del Magnesio è stata, per lungo tempo, sottovalutata.
Il Magnesio risulta infatti essenziale per il funzionamento di oltre trecento sistemi enzimatici, ed è implicato nella biochimica della maggior parte degli apparati: nervoso, cardiovascolare, osseo, digestivo, muscolare, ecc.
Il Cloruro di Magnesio è dunque sicuramente utile per:
- aumentare il tono dell’umore (blando antidepressivo)
- diminuire la tensione premestruale (profilassi dei disturbi mestruali)
- trattamento della ipomagnesiemia di qualsiasi origine ed infine ha una attività antiinfiammatoria topica (locale).
- per riordinare lo stress ossidativo
Si è dimostrato con l’uso del Magnesio anche un aumento della conta dei globuli bianchi. L’effetto sui globuli bianchi del sangue (citofilassi) è stato ufficialmente fino ad ora trascurato.
Invece è proprio la citofilassi che venne invocata, fin dal 1915 dal prof. Pierre Delbet dell’accademia di Medicina di Parigi per giustificare i vari effetti osservati e riconducibili ad un generale aumento del tono immunitario.
Cloruro di Magnesio:
In generale, la dose giornaliera raccomandata dalla maggior parte di coloro che lo hanno consigliato, in accordo la regolamentazione sugli integratori alimentari (RDA), è quella di 0.360 grammi (di ione magnesio) al giorno per un soggetto di 60 chili, ma in particolari situazioni bisogna ripeterla più volte al giorno.
Posologia per il trattamento delle malattie acute:
La soluzione da utilizzare di Cloruro di Magnesio cristallizzato è questa:
Su di 1 litro di acqua 25 gr. di Cloruro di Magnesio; di questa soluzione utilizzare per adulti e bambini sopra i 6 anni 125 cm3 (un ottavo di litro) ogni 6 ore.
Nei casi acuti particolarmente gravi 2 dosi iniziali di 125 cm3 a 2 ore di intervallo, poi 125 cm3 ogni 6 ore.
Al di sotto dei 6 anni: 4 anni, 100 cm3 ogni 6 ore; 3 anni, 80 cm3 ogni 6 ore; 2 anni, 60 cm3 ogni 6 ore; 1 anno 60 cm3 ogni 6 ore.
Al di sotto di 1 anno, 2 cucchiai da minestra (30 cm3) ogni 3 ore; meno di 6 mesi (15 cm3) un cucchiaio da minestra ogni 3 ore.
Nei casi gravi, anche nei bambini somministrare le due prime dosi a distanza ravvicinata.
Dopo la guarigione è preferibile continuare il trattamento ogni 12 ore per 2-3 giorni, poi una volta al giorno per altri 2-3 giorni.
Per i casi cronici: 125 cm3 mattina e sera per tempi lunghi (almeno 40 o 60 gg). Iniziare con una volta al giorno per i primi 7-10 giorni poi passare a due volte al giorno.
Per mascherare un po’ il gusto amaro si può additivare con limone e zucchero, oppure sciogliere direttamente in succo di arancio o meglio ancora di pompelmo. Quest’ultimo ne maschera molto bene il sapore, specie se succo è un po’ freddo.
Dott. Raul Vergini
Un lettore ci chiede questo: vedo scritto in, Posologia per il trattamento delle malattie acute:
La soluzione da utilizzare di Cloruro di Magnesio essiccato è questa:
Su di 1 litro di acqua 25 gr. (nei casi gravi di malattie croniche e degenerative, max 33 gr.) di Cloruro di Magnesio; di questa soluzione utilizzare per adulti e bambini sopra i 6 anni 125 cm3 ogni 6 ore.
Domanda: …a quanto corrispondono 25 g e 33 g in cucchiai o cucchiaini ?
Risposta: Dipende dalla grandezza del cucchiaio, la prima volta si può far fare una pesata dal farmacista almeno per rendersi conto.
In generale cucchiaino da caffè colmo sono circa 3 grammi, che è la quantità per una dose, che va sciolta in 125cc d’acqua. Infatti 3gx8dosi=24g e siamo circa ai 25 grammi/litro previsti.
Consiglio: non userei la soluzione a 33 grammi, ma solo quella a 25.
Nei casi gravi 2 dosi iniziali di 125 cm3 a 2 ore di intervallo, poi 125 cm3 ogni 6 ore.
Domanda:…ma cosa sono125 cm3 ? e a cosa corrispondono ?
Risposta: ..a 125 millilitri (ml) o centimetri cubi (cc) sono un ottavo di litro, infatti 1000ml:8 = 125.
Cioè da ogni litro di soluzione, contenente 25 grammi di magnesio cloruro si fanno 8 dosi, 8 bicchieri da 125cc l’uno.
Per i casi cronici: 125 cm3 mattina e sera per tempi lunghi (almeno 40 o 60 gg).
Domanda: …..Io sono sia grave che cronica , quale ‘ e’ lo schema più adatto ?
Risposta: ..Stessa cosa, 2 volte al giorno per tempi lunghi. Per grave intendevo casi acuti particolarmente gravi, non parlavo di casi cronici.
In certi casi è consigliato l’uso per via endovena od intramuscolare a seconda della gravità. In questi casi la soluzione deve essere quella del 20% in acqua distillata od in Plasma di Quinton con iniezioni da 1 a 3 volte al dì da cm3 10 a 20 iniettata con aghi molto fini in 8 – 10 minuti per i 10 cm3 ed in 15 – 20 minuti per quella da 20 cm3; ovviamente la soluzione deve essere sterilizzata.
Ovviamente il nostro corpo abbisogna anche di altri minerali per cui si raccomanda di fare preventivamente dei test Bio elettronici od un mineralogramma, oppure l’esame delle urine chiamato Tumtu, in modo da conoscere bene quali sono le carenze o le eccedenze dei minerali nel proprio corpo.
NON utilizzare il Cloruro di Magnesio contemporaneamente a terapie, omeopatiche e/o fitoterapici. Contemporaneamente significa, che NON si devono assumere nel medesimo istante; il Cloruro di Magnesio si assimila facilmente (entro 10 minuti) dopo di che e’ possibile assumere anche gli altri prodotti, meglio attendere un’ora dopo.
Per il Tetano: è sempre la via endovenosa quella da utilizzare: 2 iniezioni al dì, mattina e sera, ognuna di 20 cm³ della soluzione al 25%, per alcuni giorni.
Questa terapia è assolutamente atossica, è più sicura del siero antitetanico.
Sono stati riportati casi di tetano molto gravi, di 2 o 3 giorni, in cui il malato era già completamente rigido.
Le iniezioni di cloruro di magnesio hanno provocato una decontrattura immediata, e, dopo 3 o 4 giorni di terapia, il paziente ha potuto lasciare l’ospedale completamente guarito.”
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Articolo di Padre Bano J. Schorr, del Collegio Catarinense, San Paulo (Brazil) - Prof. di Fisica, Chimica e Biologia (30/09/1985)
I disperati sofferenti del “becco di pappagallo” (nervo sciatico) della colonna vertebrale e calcificazione hanno, ora, una cura perfetta, indolore, facile economica ed incredibile, che cura tutte le malattie causate dalla carenza di magnesio, perfino le artriti e le artrosi.
SOLUZIONE: 100 grammi di Cloruro di Magnesio in 3 litri d’acqua pura. La soluzione va conservata in una bottiglia di vetro (non di plastica). La dose da prendere è di una tazzina di caffé (od un mezzo bicchiere) la mattina appena alzati e una la sera prima di coricarsi, a digiuno.
Il magnesio raccoglie il calcio dai posti dove non deve stare e lo fissa alle ossa dove è il suo posto.
Dei 18 minerali occorrenti al corpo umano il Magnesio è il più importante.
Esso produce l’equilibrio minerale vivificando gli organi nelle loro funzioni catalizzatrici, come i reni per eliminare l’acido urico; nelle artrosi toglie perfino il calcio dalle fini membrane delle articolazioni e alle sclerosi calcificate, così evita gli infarti purificando il sangue; vitalizza il cervello conservandolo giovane fino ad età avanzata.
Il magnesio è il minerale più indispensabile e la sua funzione è come quella del professore che entra in un’aula piena di confusione, mette ogni cosa al suo posto ed espelle gli intrusi.
Dopo i 40 anni l’organismo assorbe meno magnesio producendo malattie e vecchiaia, perciò dev’essere preso in rapporto all’età secondo il proprio fabbisogno.
Il magnesio non è una medicina, ma un alimento senza controindicazioni.
Formazioni organiche: Nervo sciatico, colonna, calcificazioni, sordità per calcificazione, artrosi, artrite, osteoporosi, osteoartrite, ecc. Prostata: tre dosi di magnesio al dì.
Anziani: rigidità muscolare, crampi, tremuli, arterie dure, scarsa attività cerebrale, ecc.
Cancro: molti lo hanno in maniera più o meno moderata; esso consiste in cellule malnutrite per deficienza di qualche sostanza o presenza di particelle tossiche; queste cellule non comunicano bene con quelle sane anche perche’ sono incluse in tesstui in acidosi.
Tutto il processo canceroso non provoca nessun dolore finché non appare il tumore che secerne tossici, per cui occorre, per individuare anzitempo il terreno/luogo che lo produrrà, saper leggere tutti i segnali che esso promuove nell’organismo e che sono evidenti, fin dal suo concepimento.
Il magnesio ha un’ottima azione preventiva contro il tumore. vedi Cancro e Medicina Naturale
Come per tutte le altre tecniche terapeutiche, anche per questo prodotto naturale, deve essere utilizzato contemporaneamente alla tecniche delle Medicine Naturali descritte nel
Protocollo della Salute
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Cloruro di Magnesio fatto in casa:
Inumidire 2 kg si sale con acqua fredda; mettere questo sale in un sacchetto di tela ed appendere in ambiente scuro, sopra un recipiente che raccolga cio’ che esce dal fondo del sacchetto.
Il liquido che gocciola e’ il Nigari = Cloruro di Magnesio
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Il CLORURO di MAGNESIO
Ricetta ricevuta dalla Antica Farmacia del Cervo d’oro – Rua S. Bento, 220 – Centro San Paulo (Brazil) – Padre Beno J. Schorr del Collegio di Santa Caterina Prof. di fisica, chimica e biologia (10.09.1985)
IMPORTANZA del CLORURO DI MAGNESIO
Il cloruro produce l’equilibrio minerale che anima gli organi nell’espletamento delle loro funzioni.
Il CLORURO DI MAGNESIO elimina l’acido urico dalle reni. Il cloruro decalcifica fino alle più sottili membrane nelle articolazioni e nelle sclerosi calcificate. Evita infarti, purificando il sangue, ringiovanisce il cervello, restituisce o mantiene la gioventù fino alla vecchiaia.
Di tutti gli elementi il magnesio è il meno somministrato. Dopo i 40 anni l’organismo assorbe sempre meno magnesio, producendo vecchiaia e dolori perciò, deve essere preso secondo l’età
Dai 40 ai 55 anni: mezza dose.
Dai 55 anni ai 70: una dose al mattino.
Dai 70 ai 100 anni: una dose al mattino ed una alla sera.
PREPARAZIONE
Sciogliere in una brocca 100 grammi di CLORURO DI MAGNESIO in tre litri d’acqua (33 grammi per litro).
Dopo aver ben mescolato, conservare in recipienti di vetro, non in contenitori di plastica.
Una dose equivale ad una tazzina di caffè.
Le persone ormai senza speranza di guarire dal cosiddetto male “becco di pappagallo”, dal male al nervo sciatico, mali alla colonna vertebrale e calcificazioni, hanno ora una cura efficace, indolore, semplice e non cara. ùNel contempo la cura è valida anche per tutti i dolori causati dalla carenza di magnesio, trascurati fino all’artrosi.
La MIA CURA:
all’età di 61 anni, vale a dire, dieci anni prima di iniziare la cura, sentii delle fitte acute alla regione lombare. Si trattò di un “becco di pappagallo”, incurabile secondo il medico.
A quel dolore reumatico rimediai, curandomi con Ketacil. Dopo cinque anni, nonostante le cure, la gamba destra mi fece sempre più male. Ricordai infine l’origine del dolore: alzandomi dal letto, sentii un formicolio scendere lungo la gamba fino al piede. Se mi sedevo il formicolio cessava, se mi alzavo riprendeva. Poteva trattarsi solo del cosiddetto “becco di pappagallo” che affliggeva il nervo sciatico alla terza vertebra. Ad eccezione della Messa, per anni svolsi le mie attività rimanendo seduto il più possibile. Fu un vero tormento. Dopo molti rinvii, mi decisi di intraprendere il viaggio per l’isola di Harajo per completare una rete di radio-telefonia. Sull’isola dall’eterna primavera, sperai in un miglioramento, ma non fu così, peggiorai ancora. Senza indugio ritornai a Florianopolis da uno specialista. Frattanto i “becchi di pappagallo “progredirono dolorosamente.
Le applicazioni di micro onde e la tensione alla colonna vertebrale non arrestarono il dolore.
Non riuscii a dormire nemmeno disteso. Stetti seduto fin quasi a cadere dalla sedia per il sonno. I
n seguito scoprii che potevo dormire rannicchiato nel letto come un gatto. Il dolore aumentò al punto da non poter dormire né seduto né rannicchiato, chiesi aiuto al buon Dio; solo Lui mi poteva raddrizzare. Più tardi mi recai a Porto Alegre per recarmi ad un convegno di scienziati gesuiti. Padre Suarez mi disse che la cura con il Cloruro di Magnesio era semplice e mi mostrò il libretto scoperto da Padre Puig, un gesuita spagnolo. Mi raccontò che sua madre era calcificata come me.
Con l’applicazione di questo sale diventò agile come una ragazza. Rientrato a Florianopolis, presi una dose tutte le mattine. Tre giorno più tardi, presi una dose al mattino ed una alla sera.
Al ventesimo giorno mi svegliai non più rannicchiato, ma disteso nel letto e senza dolori.
Se camminavo, il dolore era ancora presente.
Al trentesimo giorno mi alzai sbalordito: non mi faceva male più niente. Al quarantesimo giorno camminai per tutta la giornata sentendo appena un leggero peso alla gamba. Sono ormai trascorsi dieci mesi, mi sento agile e mi piego quasi come un serpente. Il magnesio porta via il calcio dai punti indebiti e lo fisso solidamente alle ossa. Le mie pulsazioni, che prima furono inferiori ai 40 battiti, sono ritornate normali. Il mio sistema nervoso è ristabilito e molto più lucido.
Il sangue, decalcificato, è fluido. Le frequenti acute fitte al fegato sono scomparse.
Molti chiedono cosa mi stia succedendo poiché, a giudicare dall’aspetto, sembro ringiovanito. Infatti, ho riacquistato la gioia di vivere.
Centinaia di persone, dopo anni di sofferenze per dolori vertebrali, artrosi, acidi urici, ecc…, sono guarite al Collegio di Santa Caterina.
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Il CLORURO di MAGNESIO AIUTA nella CURA di MOLTE AFFEZIONI
Sia nel mondo vegetale che in quel1o animale il magnesio e un elemento necessario per lo svolgimento delle funzioni vitali. Può capitare che l’ organismo, per malattie o carenze di diversa natura necessiti di questo minerale.
In questi casi il magnesio può essere assunto, oltre che con determinati alimenti, anche diluito in acqua sotto forma di Cloruro di Magnesio.
Il magnesio e un elemento naturale importantissimo, sia per gli organismi animali che per quelli vegetali.
Nel mondo vegetale il magnesio e il nucleo attorno al quale e costruita la clorofilla, il pigmento verde indispensabile per la vita della stragrande maggioranza delle piante. Grazie alla clorofilla (e quindi al magnesio) possono avvenire quelle trasformazioni che permettono alla pianta di vivere e di svilupparsi.
Si consideri poi che la clorofilla è anche dotata di una buona azione deodorante e di varie proprietà farmacologiche: cicatrizzante, batteriostatica (blocca le infezioni da batteri) tonica generale.
Per il NOSTRO ORGANISMO E’ INDISPENSABILE
Anche per l’organismo animale il magnesio e indispensabile. Esso è infatti essenziale per l’attivazione di centinaia di reazioni chimiche.
Il nostro corpo contiene circa 25 grammi di magnesio per la maggior parte localizzato nelle ossa nei muscoli, nel cervello e in altri organi come il fegato, i reni e i testicoli.
La sua carenza si manifesta con una serie di sintomi molto variabili: si va dall’ansia all’ipereccitabilità muscolare (con tetania e riflessi neuromuscolari patologicamente rapidi), dalla cefalea alle vertigini, dall’insonnia all’asma, dalle alterazioni del ritmo cardiaco alla stanchezza eccessiva fino ai disturbi del ciclo mestruale.
A più riprese, nell’ultimo secolo, la ricerca medica si e interessata agli impieghi terapeutici del magnesio e, a questo proposito, sono state condotte interessanti esperienze.
Si è recentemente accertato, ad esempio, che l’ assunzione di magnesio nelle prime due settimane dopo un infarto cardiaco può ridurre del 55% la mortalità.
Donne sofferenti di osteoporosi hanno visto arrestarsi la perdita della massa ossea nell’87% dei casi dopo due anni di somministrazione di magnesio.
Le CARENZE di MAGNESIO SONO FREQUENTI
Oggi purtroppo non è affatto raro che l’organismo sia carente di questo prezioso nutriente.
Alcune condizioni (come le coliti, le diarree, i malassorbimenti, le diete dimagranti condotte in modo eccessivamente drastico, gli sforzi muscolari prolungati, l’assunzione di alcol e di farmaci, vaccini, la gravidanza, la menopausa, lo stress) determinano una perdita di magnesio oppure un aumento dei fabbisogni organici.
D’altra parte gli alimenti oggi disponibili, ottenuti spesso con un impiego eccessivo di concimazioni minerali (che non sono in grado di restituire al terreno tutte le sostanze assorbite dalle piante) e successivamente trasformati e raffinati (cioè impoveriti) contengono decisamente poco magnesio.
La stessa cottura dei vegetali in piena acqua determina una perdita di magnesio che può arrivare fino al 70 per cento.
L’organismo umano contiene intorno ai 25 grammi di magnesio localizzati per lo più nelle ossa, nei muscoli, nel cervello e in altri organi come il fegato, i reni e i testicoli. Il fabbisogno giornaliero di magnesio per un adulto di circa 70 kg si aggira attorno ai 420 milligrammi (cioè meno di mezzo grammo)
Il magnesio è un metallo
Il magnesio (simbolo chimico Mg) è un elemento chimico appartenente al gruppo dei metalli.
Tra i più abbondanti in natura, costituisce all’incirca il 2,3% della crosta terrestre.
Nell’ambiente il magnesio non si trova mai allo stato puro, ma sempre in composti con altri elementi chimici come il carbonio, l’ossigeno, lo zolfo, il silicio, il cloro. I composti più interessanti e noti sono diversi. L’ossido di magnesio è usato come antiacido nei bruciori di stomaco. L’idrossido di magnesio è un lassativo.
Il Cloruro di Magnesio, presente in abbondanza nell’acqua di mare alla quale dà il caratteristico sapore amaro, ha le speciali proprietà esaminate nell’ articolo. Il solfato di magnesio, conosciuto anche come “sale inglese” è noto a tutti come efficace lassativo;
Tra i più importanti minerali che contengono significative quantità di magnesio occorre ricordare la dolomite (carbonato doppio di calcio e magnesio) che costituisce interi massicci montuosi.
I FABBISOGNI
La scienza medica ritiene oggi che il fabbisogno di magnesio Si aggiri, per un adulto di 70 kg. intorno ai 420 mg al giorno (cioè meno di mezzo grammo).
A questo proposito non si può non riandare ai risultati di una indagine condotta tra i contadini egiziani nel 1932 dal ricercatore Schrunipf-Pierron. Fu accertato in quella occasione che la dieta usuale delle popolazioni rurali dell’Egitto forniva ben 1.500-1.800 mg al giorno di magnesio, cioè quasi due grammi. Tra i contadini egiziani l’incidenza del cancro era 10 volte inferiore a quella delle popolazioni europee e statunitensi è quella del cancro allo stomaco ben 50 volte minore.
Inoltre, secondo le osservazioni del ricercatore, quei contadini non soffrivano di raffreddori, influenze, polmoniti e pleuriti, le loro donne partorivano con estrema facilità e allattavano i bambini per oltre due anni e gli anziani conservavano una andatura elegante e armoniosa anche in età molto avanzata.
Il MAGNESIO si TROVA in MOLTI ALIMENTI
Il magnesio è contenuto soprattutto nei seguenti alimenti: i cereali integrali, la soia, i fagioli, i vegetali in genere se coltivati con metodo biologico, i frutti di mare e, per la gioia dei golosi, il cacao e la cioccolata. Anche il sale marino integrale (reperibile presso tutti i negozi di alimenti integrali e biologici) è molto ricco di magnesio.
Il Cloruro di Magnesio può essere utilizzato non solo come integrazione alimentare, ma anche come importante strumento terapeutico nei confronti soprattutto delle malattie infettive.
Nel 1915, il prof. Pierre Delbet (medico chirurgo socio dell’ Accademia di medicina di Parigi) comunicava ai colleghi l’esito dei suoi esperimenti tesi a trovare una sostanza che aumentasse la protezione dell’organismo nei confronti delle aggressioni batteriche e virali e che contemporaneamente rafforzasse il sistema immunitario.
Questa sostanza era appunto il Cloruro di Magnesio, preparato da Delbet in una soluzione di 20 grammi per litro di acqua. Delbet e i suoi allievi curarono con il Cloruro di Magnesio infiammazioni della gola, asma e malattie allergiche, broncopolmoniti, influenze, intossicazioni alimentari, gastroenteriti, ascessi e foruncoli, febbri puerperali, parotiti.
Delbet si dedicò anche allo studio dei rapporti fra magnesio e cancro e, dopo molte esperienze cliniche e di laboratorio, concluse che il magnesio esercitava anche un’ azione preventiva nei confronti dei tumori.
Tra l’altro, queste asserzioni vennero successivamente confermate anche da studi geologici che stabilirono l’esistenza di una relazione tra la scarsa quantità di magnesio presente nel terreno (e quindi negli alimenti) e il numero dei casi di cancro individuati in quella stessa zona.
Potete usare il Cloruro di Magnesio in caso di malattie acute
La soluzione di Cloruro di Magnesio da utilizzare per gli utilizzi elencati successivamente è quella ottenuta sciogliendone 20 (25) grammi in un litro di acqua.
Per il trattamento delle malattie acute (influenza, raffreddore, bronchite, raucedine, mal di gola, rosolia, morbillo) è opportuno che le dosi di seguito indicate vengano inizialmente somministrate ogni 6 ore. In reazione a miglioramento ottenuto si potrà poi somministrare la dose sogni 8-12 ore.
La somministrazione deve, continuare per 5-6 giorni anche dopo scomparsa dei sintomi più fastidiosi (febbre, arrossamento, dolore alla gola, secrezioni nasali, ecc.)
Per i bambini fino ai 2 anni: 60 ml (circa 3 cucchiai da minestra)
Per i bambini di 3 anni: 80 ml (circa 4 cucchiai da minestra)
Per i bambini di 4 anni: 100 ml.
Per gli adulti e i bambini sopra i 5 anni: 125 ml (circa due tazzine di caffé)
È possibile che la somministrazione frequente (come quella necessaria nelle fasi più acute della malattia) determini un leggero effetto lassativo. A parte il fatto che la pulizia dell’intestino, nella maggior parte dei casi, influisce favorevolmente sull’evoluzione della malattia, il fenomeno è comunque transitorio. Potrà in ogni caso essere utile ridurre la quantità di ogni singola dose, mantenendo invece invariata la frequenza.
Un altro problema, specialmente se il Cloruro di Magnesio è destinato ai bambini, è costituito dal sapore molto amaro della soluzione. Si potrà tentare di rammentare loro che la Fata Turchina, nel somministrare a Pinocchio un farmaco, diceva espressamente che “la medicina più è amara e più fa bene”.
Ma probabilmente un intervento più efficace per rendere meno sgradevole la pozione consisterà nella sua diluizione con acqua addizionata con succo di limone, zuccherata a piacere.
La dose di Cloruro di Magnesio si può anche assumere bevendone piccoli sorsi ogni 15/20 minuti.
Esistono in commercio anche le compresse, più facilmente ingeribili da parte di bambini ed anziani, dato il sapore del Cloruro di Magnesio. In genere le compresse di 1 grammo cad.
Ricordiamo che alle volte al posto del Cloruro di Magnesio, in certi casi e’ possibile utilizzare il Bicarbonato di Magnesio
Importante: Controllare comunque le proprie reazioni individuali a questa sostanza (Bicarbonato – Carbonato di Magnesio) – Il Cloruro di Magnesio al contrario e’ normalmente adatto a TUTTI.
Con tutti questi sali occorre assumere CONTEMPORANEAMENTE dei fermenti e degli enzimi, in quanto le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.
IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto contrasti con le autorita’ mediche, e per essere precisi, affermiamo che NON condividiamo in toto le loro terapie, in quanto per noi seguaci della Medicina Naturale la malattia (cancro compreso) e’ MULTIFATTORIALE, quindi NESSUN prodotto puo’, da solo, guarire dalla malattia della quale si e’ malati !
INTERVISTA al dott. VERGINI (medico) – Magnesio e Cloruro di magnesio per la salute
La carenza di magnesio, così come per altri preziosi minerali, è sempre più evidente in una società indirizzata verso un sempre più diffuso costume di seguire una dieta povera di nutrienti. Questo diffuso ‘malcostume’ è supportato dalla pubblicità che invita a consumare piatti già pronti, sempre più industrializzati e raffinati. Ci ritroviamo così sulla tavola alimenti sempre più colorati, saporiti, veloci e facili da consumare ma, per contro, sempre più poveri dal lato nutrizionale.
Abbiamo cercato di capire il motivo di tutto ciò e come un rimedio naturale, il cloruro di magnesio, possa essere utile nella cura di diversi disturbi. A queste domande ci risponde il dottor Raoul Vergini, medico ed esperto in nutrizione.
Dottore, pare che le popolazioni più civilizzate soffrano di una rilevante carenza di magnesio. Quale può esserne il motivo ?
“Nel 99% dei casi il motivo è un’insufficiente introduzione attraverso l’alimentazione. Questa è data dal fatto che si tendono a mangiare meno cibi ricchi in magnesio (ad esempio noci, mandorle, fagioli, cereali integrali), dal fatto che le farine e il sale vengono raffinati riducendo quindi quelle che in passato erano due fondamentali fonti di magnesio, il pane e il sale appunto.
Ed infine le colture intensive, e l’uso dei fertilizzanti chimici hanno ridotto il quantitativo di magnesio nel terreno e, di conseguenza, nei prodotti che vi vengono coltivati; per cui la verdura e la frutta di oggi sono solo nell’aspetto le stesse di 50 o 80 anni fa”.
Il professor Delbet è stato il padre della terapia con il cloruro di magnesio. Ci sono delle differenze tra quello che adoperava lui e quello che si trova oggi nelle farmacie ?
“Delbet e Neveu utilizzavano cloruro di magnesio a 3 e a 4,5 molecole d’acqua (cosiddetto “essiccato”), mentre quello che si trova oggi nelle nostre farmacie è a 6 molecole d’acqua (cosiddetto “cristallizzato”). Questa è una differenza chimica ma all’atto pratico è una differenza molto marginale. Una volta adattate le dosi al tipo di magnesio che noi abbiamo a disposizione, abbiamo sostanzialmente lo stesso prodotto con la stessa efficacia. Ad esempio, la soluzione che Neveu utilizzava contro polio, difterite e altre malattie acute era al 2%, noi oggi utilizziamo una soluzione al 2,5% (25 grammi in 1 litro d’acqua) proprio per compensare la differenza di forma del cloruro di magnesio utilizzato”.
Il cloruro di magnesio è molto efficace anche se utilizzato per via esterna, per esempio nella disinfezione di piaghe e ferite. Che differenza c’è tra l’uso di un disinfettante normale e il cloruro di magnesio ?
“Quella per uso esterno fu la prima utilizzazione che Delbet fece del cloruro di magnesio, all’inizio del ‘900. Egli propose una soluzione all’1,2% per lavare e medicare le ferite. Col magnesio cristallizzato di oggi la soluzione diventa 1,65% (circa 16 grammi per litro di acqua bollita). Questa soluzione non mortifica i tessuti come fanno certe soluzioni antisettiche, mentre aumenta l’attività dei globuli bianchi. Non è quindi un disinfettante, perché non uccide eventuali batteri presenti, ma semplicemente stimola le nostre difese nella zona traumatizzata e ne facilita la cicatrizzazione”.
Può raccontare, in due parole, la sconvolgente esperienza del dott. Delbet nell’utilizzo del cloruro di magnesio nella cura di malattie importanti come la Difterite ? E, soprattutto, l’incredibile risposta dal Consiglio dell’Accademia di Medicina quando il professor Delbet propose la terapia magnesiaca per la cura di questa malattia ?
“Il dott. Neveu, nel 1932, utilizzò in un caso di difterite una soluzione di cloruro di magnesio nel tentativo di ridurre il rischio di reazione allergica al siero antidifterico che avrebbe poi somministrato, poiché Delbet aveva dimostrato che la soluzione poteva ridurre la risposta allergica. Quando il giorno dopo arrivarono dal laboratorio le risposte delle analisi che confermavano la difterite, e quindi prima di aver somministrato il siero, Neveu si accorse con grande stupore che la bimba era già perfettamente guarita. Dopo questo caso ne trattò altri 5 nei mesi successivi, e tutti guarirono perfettamente.
Negli anni seguenti tratta oltre 60 casi, tutti guariti senza dover mai utilizzare il siero antidifterico. Allora pubblica su una rivista medica un paio di articoli sul trattamento della difterite ed alcuni colleghi lo provano e ne confermano gli ottimi risultati.
Nel 1943 Neveu si accorge che oltre alla difterite il cloruro di magnesio era in grado di guarire anche l’altro grande flagello di quegli anni, la poliomielite. Allora cerca di ottenere una ufficializzazione del metodo, presentandolo all’Accademia di Medicina e si rivolge a Delbet che ne era membro.
Ma l’Accademia rifiuta a Delbet il permesso di effettuare la comunicazione a nome di Neveu in quanto questi non è membro dell’Accademia (cosa che in altre occasioni era stata fatta senza problemi).
Allora Delbet decide di presentarla a suo nome ma anche qui con mille scuse gli viene negato il permesso di parlare.
Dopo lunghe e accese discussioni gli viene concessa la parola ma la sua relazione non verrà mai pubblicata sul bollettino dell’Accademia. Alle proteste di Delbet viene risposto ufficialmente che ‘Facendo conoscere un nuovo trattamento contro la difterite verrebbero impedite le vaccinazioni, mentre l’interesse comune è di generalizzare le vaccinazioni stesse’”.
Il cloruro di Magnesio sembra essere efficace contro moltissime malattie. Come mai molti medici ancora non ne conoscono l’utilizzo ?
“Perché la terapia col cloruro di magnesio non viene certo insegnata all’università o illustrata nei testi di terapia medica. Con l’avvento degli antibiotici e delle vaccinazioni questa terapia, che come appena visto incontrava già notevoli ostacoli a suo tempo, è praticamente scomparsa (o, sarebbe meglio dire, fu definitivamente soppressa). Si pensava, un po’ ingenuamente, che gli antibiotici e le vaccinazioni fossero tutto ciò che serviva per debellare le malattie infettive (solo dopo diversi decenni ci saremmo resi conto che le cose non sono così semplici). E poi il cloruro di magnesio è una sostanza naturale e quindi non brevettabile, per cui nessuna industria farmaceutica penserebbe mai di investire milioni di euro in ricerca su un prodotto da cui poi non potrebbe otterrebbe alcun vantaggio economico.
E’ un po’ il triste destino delle vitamine, alcune delle quali hanno grandi potenzialità preventive e terapeutiche che non vengono studiate, sperimentate o propagandate più di tanto per lo stesso motivo. Solo lo Stato, non agendo per fini di lucro, potrebbe sobbarcarsi l’onere di effettuare ricerche su queste sostanze molto importanti ma troppo spesso trascurate, e questo sarebbe di gran beneficio per tutti, ma purtroppo dubito che succederà”.
Nel suo libro “Curarsi con il magnesio”, dice che per quanto è importante e valida la terapia magnesiaca, la cosa migliore sarebbe intervenire sul nostro stile di vita, in particolare sulle abitudini alimentari. Ci conferma questo suo pensiero ?
“La terapia magnesiaca è molto importante per le malattie acute e per molte patologie croniche. Se però noi fossimo in grado di aumentare naturalmente il nostro tenore di magnesio tramite un’alimentazione più ricca, una coltivazione più rispettosa delle qualità del terreno, una minore raffinazione delle farine e del sale, non ci troveremmo in questo stato di cronica carenza di magnesio, tipica di tutti i popoli civilizzati di oggi, e saremmo sicuramente più resistenti alle patologie acute e croniche che ci affliggono in misura sempre maggiore, come lo erano le popolazioni meno civilizzate 80 o 100 anni fa”.
By Luigi Mondo e Stefania Del Principe – Tratto da: lastampa.it – 02/03/2009
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CLORURO di MAGNESIO e:
1. APPARATO RESPIRATORIO
- Angina
E’ l’infiammazione dell’istmo delle fauci e della laringe.
Comprende diverse varietà a seconda della sede e della natura dell’infezione (a. tonsillare, a. faringea, a. difterica ecc.). L’angina banale, faringea e tonsillare, cede rapidamente al trattamento magnesico; Neveu dice di non conoscere “una terapia migliore, più rapida e più comoda”.
- Asma
Malattia caratteristica da crisi di dispnea (difficoltà di respirazione) soprattutto espiatoria, dapprima notturna, dovute allo spasmo, alla congestione e alla ipersecrezione bronchiale.
Fra le varie crisi l’apparato respiratorio è praticamente normale.
Alla sua base c’è quasi sempre uno stato allergico.
Questa affezione è stata spesso trattata con successo mediante l’assorbimento, la mattina e la sera, di 125 cm³ della soluzione di cloruro di magnesio per 20 giorni.
Questo trattamento va rinnovato ogni volta che lo stato del malato lo rende necessario.
- Bronchite Cronica
Infiammazione cronica della mucosa bronchiale.
E’ caratterizzata dalla presenza di tosse e di espettorazione che durano parecchi mesi, ed evolve in più anni.
La riduzione di calibro (infiammatoria o fibrosa) delle ramificazioni bronchiali, provoca una notevole riduzione della ventilazione polmonare e può evolvere verso l’enfisema polmonare e verso l’insufficienza respiratoria.
Anche qui sono stati ottenuti risultati brillanti con la stessa posologia dell’asma (125 cm³, 2 volte al giorno per 20 giorni, da ripetere al bisogno).
- Broncopolmonite
Malattia caratterizzata dalla infiammazione del tessuto polmonare e dei bronchi.
Si manifesta con tosse, febbre, a volte difficoltà respiratoria e cianosi, ed ha un decorso variabile da pochi giorni a diverse settimane.
In genere è secondaria ad una affezione delle vie respiratorie (influenza) o ad una malattia generale.
E’ caratteristica dei bambini e degli anziani.
Il dottor Neveu racconta di molti anziani, in un ricovero, ristabilitisi in pochi giorni con il cloruro di magnesio, senza una sola perdita, mentre gli anni precedenti, un buon 25% di essi non superava la malattia.
- Corizza (raffreddore comune)
Se la terapia è iniziata tempestivamente, scompare pressoche’ immediatamente con l’assorbimento di una dose di 125 cm³, ripetuta qualche volta.
- Enfisema Polmonare
Stato patologico del polmone, caratterizzato dalla diminuzione o dalla scomparsa delle fibre elastiche, dalla dilatazione esagerata e permanente degli alveoli polmonari, che possono andare incontro a rottura e portare alla diminuzione del letto vascolare polmonare.
Tende verso l’insufficienza respiratoria ostruttiva.
Anche qui, come per l’asma e la bronchite cronica, si sono ottenuti buoni risultati con trattamenti di 20 giorni (2 dosi al dì), ripetibili al bisogno.
- Influenza
Anche nell’influenza i risultati sono spettacolari; noi stessi abbiamo seguito numerosi casi perfettamente guariti in 12, 24 o 48 ore, senza utilizzare nessun’altra terapia.
Inoltre, grazie anche all’effetto tonico del magnesio stesso, non abbiamo mai riscontrato la spiacevole astenia post-influenzale, purtroppo così frequente nei casi trattati in maniera allopatica.
- Pertosse
Nella pertosse, l’inizio tempestivo del trattamento è determinante.
Se presa ai primissimi sintomi, la soluzione magnesiaca può arrestare definitivamente la malattia; se presa in ritardo non la arresta più, ma attenua comunque notevolmente gli attacchi, ed aiuta a giungere ad una guarigione piuttosto rapida e senza complicanze.
- Raucedine
La raucedine banale cede rapidamente a poche dosi della soluzione di cloruro di magnesio, somministrate ogni sei ore.
2. APPARATO DIGERENTE
Oltre al già citato effetto regolarizzatore sulle funzioni intestinali, ai benefici in caso di colecistiti, angiocoliti, epatopatie, spasmi digestivi, abbiamo due indicazioni fondamentali:
- Intossicazioni alimentari e professionali
Anche in gravi casi (diarrea, vomito, sincope), numerose osservazioni del Dott. Neveu ed altri confermano l’effetto del cloruro di magnesio.
Neveu cita il caso di un coltivatore che, intossicatosi con un prodotto a base di arsenico utilizzato contro la dorifora, si ristabilì rapidamente grazie all’uso del cloruro di magnesio per via orale, e del tiosolfato di magnesio per via endovenosa.
- Gastroenterite neurotossica dei lattanti
Questa malattia molto grave è caratterizzata da una sindrome infettiva (vomito, diarrea, febbre o ipotermia da collasso) e da una disidratazione notevolissima.
Per questa affezione il Dott. Neveu, dopo 10 anni di osservazioni cliniche, raccomandò il trattamento seguente:
a) DIETA
1° Durante le prime 24 ore: dieta idrica, cioè somministrare al bambino alle ore 6, 9, 12, 15, 18 e 21, un biberon di 140-150 cm³ di acqua non zuccherata, leggermente tiepida.
2° Dall’indomani: togliere dal primo biberon un cucchiaio da caffè d’acqua e sostituirlo con uno di latte.
Poi, nei biberon seguenti, aumentare progressivamente il latte fino a che l’acqua sia interamente sostituita da questo.
b) TERAPIA
Dosi per un lattante di sei mesi: somministrare al bambino, ogni tre ore, giorno e note, rispettando tuttavia il sonno della notte, un cucchiaio da minestra debordante (20 cm³) della soluzione di cloruro di magnesio.
Può essere utilizzato un contagocce per facilitare la somministrazione.
Al di sopra dei sei mesi è di due cucchiai da minestra non colmi (30 cm³).
Al di sotto dei sei mesi ogni dose è di un cucchiaio da minestra non colmo (15 cm³).
In tutti i casi, cominciare con 24 ore di dieta idrica, poi tornare progressivamente all’alimentazione normale, secondo l’età del bambino.
3. MALATTIE DIVERSE
- Febbre puerperale
Stato febbrile che si accompagna a sintomi generali più o meno gravi; si presenta nella donna che ha partorito, ed è dovuto ad un’infezione a punto di partenza generalmente uterino, provocata da piogeni o da associazioni batteriche.
Può assumere una forma gravissima setticemica o setticopiemica.
Secondo Neveu lo streptococco emolitico non sarebbe che un volgare saprofita inoffensivo se si facesse seguire alla partoriente, a scopo preventivo, un trattamento a base di cloruro di magnesio prima o immediatamente dopo il parto.
Se invece l’infezione si è già instaurata, la terapia magnesiaca arresta il suo sviluppo.
- Parotite-scarlattina-rosolia-morbillo
Anche in queste malattie, tipiche dell’età infantile, il trattamento magnesiaco è la terapia di scelta.
Essendo una terapeutica aspecifica, che esalta le difese dell’organismo, consente di debellare allo stesso modo malattie batteriche e malattie virali (mentre queste ultime possono essere trattate solo sintomaticamente dalla Medicina Ufficiale, che non possiede farmaci antivirali efficaci).
- Ostiomielite
E’ una malattia che colpisce soprattutto l’infanzia e l’adolescenza.
Consiste in una infiammazione degli elementi cellulari dell’osso, del periostio e della cavità midollare, dovuta allo sviluppo dello stafilococcco piogeno, e terminante con la suppurazione e con la formazione di un sequestro osseo.
Provoca gravi sintomi generali (febbre) e locali (dolore pulsante, continuo, soprattutto notturno).
Generalmente viene trattata chirurgicamente.
Neveu ci dice invece che nessuno dei pazienti da lui trattati per ostiomielite ha dovuto ricorrere all’intervento chirurgico; tutto è rientrato nell’ordine col solo cloruro di magnesio.
Posologia per il trattamento delle malattie acute col cloruro di magnesio
Eccetto i casi cronici (asma, enfisema, ecc.) per i quali è stata indicata una posologia diversa nelle pagine precedenti, è la seguente posologia alla quale ci si dovrà sempre attenere.
La soluzione da utilizzare è quella al 2% di magnesio “essiccato”, la cui composizione è la seguente:
* cloruro di magnesio essiccato gr 20 (gr 25 se si usa cloruro di magnesio cristallizzato)
* acqua comune litri 1.
Adulti e bambini sopra i cinque anni: 125 cm³ ogni sei ore.
Casi molto gravi: due dosi iniziali di 125 cm³ a due dosi di intervallo, poi 125 cm³ ogni sei ore.
Al di sotto dei cinque anni:
4 anni 100 cm³ ogni 6 ore
3 anni 80 cm³ ogni 6 ore
2 anni 60 cm³ ogni 6 ore
1 anno 60 cm³ ogni 6 ore
Al di sotto di un anno
Più di sei mesi: due cucchiai da minestra non colmi (30 cm³) ogni tre ore.
Meno di sei mesi: un cucchiaio da minestra non colmo (15 cm³) ogni tre ore.
Nei casi molto gravi, anche nei bambini, somministrare le prime due dosi a distanza ravvicinata, poi le altre come di norma.
I tempi di somministrazione qui citati si riferiscono alla fase acuta della malattia.
Le dosi verranno poi progressivamente spaziate, prima ogni 8 ore, poi ogni 12 ore, man mano che i segni clinici migliorano.
Dopo la guarigione apparente è necessario continuare il trattamento, ogni 12 ore, per qualche giorno, affinche’ il malato non sia esposto a ricadute.
Se la soluzione dovesse provocare disordine intestinale (ma un lieve effetto purgante iniziale è frequente e non deve preoccupare), sarà utile diminuire un po’ la quantità di soluzione, mantenendo però sempre i tempi di somministrazione sopra citati.
La soluzione ha un sapore molto amaro, ed alle prime somministrazioni può risultare piuttosto sgradevole.
Ben presto, comunque, ci si abitua ad assorbirla facilmente.
E soprattutto, ricordiamoci che mai come in questo caso è valido il vecchio detto “amaro in bocca, dolce al cuore”.
Per i bambini, che prenderanno difficilmente la soluzione a causa della sua amarezza, questa può essere addizionata di un po’ d’acqua, zuccherata a volontà e aromatizzata con succo di limone.
Terapia magnesiaca parenterale
Conclusione
Nelle pagine precedenti abbiamo ripercorso il cammino della citofilassi; nata come semplice metodo di medicazione delle ferite, rivelatasi poi utile in molti disturbi cronici, fino a diventare una terapia delle malattie infettive e, addirittura, una prevenzione contro il cancro.
Abbiamo anche seguito gli sforzi dei pochi paladini della citofilassi: Delbet, Neveu, ed altri medici mano noti; abbiamo notato, invece, l’imponente esercito dei nemici: Professori, Accademie, Istituti celebri, Riviste Mediche, Associazioni.
La lotta era impari, e l’esito scontato.
Oggi, a 70 anni dalla nascita della citofilassi, ed oltre 40 dalla presentazione dei primi risultati nelle malattie infettive, il metodo mediante cloruro di magnesio è completamente ignorato dai pazienti e deriso dai medici.
A proposito della scarsa considerazione in cui era tenuto il metodo, Delbet aveva scritto: “Convincere che un elemento chimico banale giochi un ruolo importante, è un’impresa difficile.
Se si trattasse di un composto multimolecolare, il cui nome copre diverse righe, sarebbe stato più semplice… Una vitamina avrebbe avuto più successo.
Il pubblico attribuisce volentieri alla loro carenza i disturbi di cui soffre.
Poiche’ ci si immagina che un grande effetto non possa essere prodotto che da mezzi complicati, i sali di magnesio sembrano essere troppo semplici.”
Il fatto che lo scopritore della citofilassi fosse un medico noto, addirittura membro dell’accademia di Medicina, non ha giovato ugualmente alla popolarità del metodo.
La vedova Neveu scrisse, qualche tempo fa, parole di grande saggezza e semplicità:
“… io mi chiedo per quale ragione questo metodo mediante cloruro di magnesio, che rende così grandi servigi ai malati, non sia riconosciuto ufficialmente, tanto più che, all’inizio, fu la scoperta di un membro dell’Accademia di Medicina, uno dei più grandi Maestri di questo secolo.
Bisogna dunque ammettere che i metodi che guariscono troppo in fretta i malati sono condannati a priori, e perche’? Evidentemente non siamo più ai tempi di Ippocrate, dove l’arte di esercitare la medicina era un sacerdozio.
Oggi noi adoriamo il vitello d’oro.
Oggi tutti iricercatori, che volessero rendere un servizio ai loro simili, conoscerebbero la stessa sorte per i loro metodi, quantunque fossero tra i più efficaci.
Sarebbe lo stesso se qualcuno scoprisse come guarire il cancro.
Non cerchiamo di capire.
Purtroppo sono sempre i poveri malati che ne pagano le conseguenze.”(*)
La signora Neveu per anni aveva seguito il marito nelle sue ricerche, nelle sue battaglie, vittoriose, contro le malattie infettive, e in quelle, meno fortunate, contro il pregiudizio.
Ed è il pregiudizio che ha avuto la meglio.
Intanto si continua ad insegnare agli studenti di medicina che “una terapia eziologica della poliomielite non esiste, e noi dobbiamo limitarci a cercare di ottenere una funzione vicaria da parte delle fibre muscolari superstiti”; che la terapia della difterite “trova il suo cardine nell’uso del siero antitossico”; per parlare soltanto delle due malattie più celebri trattate dal Dott. Neveu col metodo citofilattico.
Abbagliati dai falsi miti del “pasteurismo”, ci troveremo ben presto in una situazione di impotenza nei confronti delle malattie infettive.
Prima che sia troppo tardi, i “ricercatori” farebbero bene a rileggere Delbet, Neveu, Tissot, Bechamp i quali, non convinti dalle idee di Pasteur, diedero nuove e migliori risposte al problema delle malattie infettive.
La frase di Claude Bernard:- Il microbo non è nulla, è il terreno che è tutto – tornerebbe allora a riacquistare tutto il suo significato.
Dal 1947, anno della presentazione dei primi risultati della terapia citofilattica nella difterite e nella poliomielite, quante persone sono morte o sono rimaste inferme a causa di queste due malattie? Soltanto in Italia il conto ammonta a diverse decine di migliaia.
E lo stesso discorso vale per altre malattie infettive.
Eppure la maggior parte di questi malati, per lo più bambini, si sarebbero potuti salvare se tempestivamente trattati con cloruro di magnesio; se la ragione ed il buon senso avessero prevalso sul pregiudizio e sull’egoismo camuffati da scienza.
Chi li ha sulla coscienza ?
Considerata la non sempre facile reperibilità del cloruro di magnesio, coloro che sono interessati ad applicare la terapia qui rappresentata, sono pregati di mettersi in contatto con l’Autore, che potrà fornire tutte le informazioni ed indicazioni necessarie al riguardo.
By dott. Raul Vergini
(*) Pensiamo alle vicende relative all’ascorbato di potassio, all’IMB, a… ?! (n.d.e.)
CLORURO di MAGNESIO
Esso si trova combinato con il magnesio disciolto ed gran quantità nell’acqua di mare, per esempio il Mediterraneo ne contiene 7,5 gr. per litro.
Il magnesio è un elemento essenziale presente in tutti gli organismi in quanto è un cofattore indispensabile allo svolgimento di numerose reazioni enzimatiche.
Il sale marino integrale non lavato ne contiene grandi quantità ed in forma colloidale, ecco perché se ne consiglia l’uso. Anche nei cereali integrali coltivati biologicamente (di tipo biodinamico), è presente in forma utilizzabile dai nostri metabolismi e sopra tutto nel pane integrale fatto con farina di grano macinata a pietra e cotto nel forno a legna.
Bisogna riformare Agricoltura e panificazione che dovranno tenere conto di questo importante elemento (Mg) che dovrà essere contenuto nel grano in ragione di 2 gr. x Kg.
L’unico Cloruro di Magnesio reperibile in Italia è il tipo Cristallizzato che deve essere conservato lontano dall’aria perché né assorbe l’umidità. Deve essere usato in ragione al massimo del 2,5 % in 1 lt. di acqua (gr. 25 per 1 lt. di acqua); bere tutti i giorni ed a qualsiasi età.
E’ un ottimo rinforzante del sistema immunitario, tonico nervoso e muscolare; molto adatto in TUTTE le malattie chiamate infettive anche e sopra tutto per le malattie derivanti anche dai: Danni dei Vaccini !
In caso di Polio o di Difterite o di altre malattie infantili è assolutamente indispensabile ma si deve somministrarlo immediatamente e fare una intensa cura di tale minerale disciolto in acqua, 125 cm3 di soluzione ogni 6 ore, in seguito ogni mattina e sera; le quantità devono variare a seconda dei casi e della reazione individuale.
In vecchiaia è molto utile per prevenire stati di degenerazione e dolori dovuti ad infiammazioni particolari.
E’ utile per OGNI malattia !
Va fatto notare che l’effetto benefico del Cloruro di Magnesio sui disturbi dura soltanto finché se ne fa uso, cessando il beneficio al cessare del consumo; esso deve essere considerato come un alimento e non come una medicina.
Modalità d’uso a scopo preventivo: messo od un cucchiaino da tè raso, in 1 bicchiere di acqua al mattino a digiuno.
La soluzione di Cloruro di Magnesio accresce in maniera enorme la potenza fagocitaria dei globuli bianchi; esso infatti agisce esaltando le difese naturali dell’organismo.
Ecco alcune della malattie già trattate con successo con il Cloruro di Magnesio: epilessie, distrofie, sclerosi, poliomielite, tumori, asma, bronchite cronica, broncopolmonite, enfisema polmonare, influenza, pertosse, raucedine, affezioni dell’apparato gastro intestinale, malattie cervicali, tensioni neuro muscolari, artriti, sciatiche, dolori ai muscoli, calcificazioni, osteoporosi, depressioni, ansie, paure, mali di testa, febbri, fuoco di sant’Antonio, orticarie, tetano (anche quando il paziente è già rigido), morsi di vipera (lavare anche la ferita), rabbia, parotite, scarlattina, rosolia, morbillo, le altre malattie dell’infanzia, non esiste malattia che non possa essere trattata dal Cloruro di Magnesio in quanto esso, agendo sull’intestino e quindi sulla parete della mucosa intestinale disinfiammandola ed aiutando il ripristino del pH intestinale verso l’alcalino, DIMOSTRA COME TUTTE LE MALATTIE PROVENGANO dall’apparato GASTRO INTESTINALE !!!
Ricordarsi che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.
La stimolazione del sistema immunitario sta alla base di meccanismi fisiologici naturali, di difesa dalle malattie.
Lo scopo principale è quello di ottenere un generalizzato aumento del tono immunitario, in modo da realizzare una difesa generale. L’importanza del Magnesio è stata, per lungo tempo, sottovalutata.
Il Magnesio risulta infatti essenziale per il funzionamento di oltre trecento sistemi enzimatici, ed è implicato nella biochimica della maggior parte degli apparati: nervoso, cardiovascolare, osseo, digestivo, muscolare, ecc.
Il Cloruro di Magnesio è dunque sicuramente utile per:
- aumentare il tono dell’umore (blando antidepressivo)
- diminuire la tensione premestruale (profilassi dei disturbi mestruali)
- trattamento della ipomagnesiemia di qualsiasi origine ed infine ha una attività antiinfiammatoria topica (locale).
- per riordinare lo stress ossidativo
Si è dimostrato con l’uso del Magnesio anche un aumento della conta dei globuli bianchi. L’effetto sui globuli bianchi del sangue (citofilassi) è stato ufficialmente fino ad ora trascurato.
Invece è proprio la citofilassi che venne invocata, fin dal 1915 dal prof. Pierre Delbet dell’accademia di Medicina di Parigi per giustificare i vari effetti osservati e riconducibili ad un generale aumento del tono immunitario.
Cloruro di Magnesio:
In generale, la dose giornaliera raccomandata dalla maggior parte di coloro che lo hanno consigliato, in accordo la regolamentazione sugli integratori alimentari (RDA), è quella di 0.360 grammi (di ione magnesio) al giorno per un soggetto di 60 chili, ma in particolari situazioni bisogna ripeterla più volte al giorno.
Posologia per il trattamento delle malattie acute:
La soluzione da utilizzare di Cloruro di Magnesio cristallizzato è questa:
Su di 1 litro di acqua 25 gr. di Cloruro di Magnesio; di questa soluzione utilizzare per adulti e bambini sopra i 6 anni 125 cm3 (un ottavo di litro) ogni 6 ore.
Nei casi acuti particolarmente gravi 2 dosi iniziali di 125 cm3 a 2 ore di intervallo, poi 125 cm3 ogni 6 ore.
Al di sotto dei 6 anni: 4 anni, 100 cm3 ogni 6 ore; 3 anni, 80 cm3 ogni 6 ore; 2 anni, 60 cm3 ogni 6 ore; 1 anno 60 cm3 ogni 6 ore.
Al di sotto di 1 anno, 2 cucchiai da minestra (30 cm3) ogni 3 ore; meno di 6 mesi (15 cm3) un cucchiaio da minestra ogni 3 ore.
Nei casi gravi, anche nei bambini somministrare le due prime dosi a distanza ravvicinata.
Dopo la guarigione è preferibile continuare il trattamento ogni 12 ore per 2-3 giorni, poi una volta al giorno per altri 2-3 giorni.
Per i casi cronici: 125 cm3 mattina e sera per tempi lunghi (almeno 40 o 60 gg). Iniziare con una volta al giorno per i primi 7-10 giorni poi passare a due volte al giorno.
Per mascherare un po’ il gusto amaro si può additivare con limone e zucchero, oppure sciogliere direttamente in succo di arancio o meglio ancora di pompelmo. Quest’ultimo ne maschera molto bene il sapore, specie se succo è un po’ freddo.
Dott. Raul Vergini
Un lettore ci chiede questo: vedo scritto in, Posologia per il trattamento delle malattie acute:
La soluzione da utilizzare di Cloruro di Magnesio essiccato è questa:
Su di 1 litro di acqua 25 gr. (nei casi gravi di malattie croniche e degenerative, max 33 gr.) di Cloruro di Magnesio; di questa soluzione utilizzare per adulti e bambini sopra i 6 anni 125 cm3 ogni 6 ore.
Domanda: …a quanto corrispondono 25 g e 33 g in cucchiai o cucchiaini ?
Risposta: Dipende dalla grandezza del cucchiaio, la prima volta si può far fare una pesata dal farmacista almeno per rendersi conto.
In generale cucchiaino da caffè colmo sono circa 3 grammi, che è la quantità per una dose, che va sciolta in 125cc d’acqua. Infatti 3gx8dosi=24g e siamo circa ai 25 grammi/litro previsti.
Consiglio: non userei la soluzione a 33 grammi, ma solo quella a 25.
Nei casi gravi 2 dosi iniziali di 125 cm3 a 2 ore di intervallo, poi 125 cm3 ogni 6 ore.
Domanda:…ma cosa sono125 cm3 ? e a cosa corrispondono ?
Risposta: ..a 125 millilitri (ml) o centimetri cubi (cc) sono un ottavo di litro, infatti 1000ml:8 = 125.
Cioè da ogni litro di soluzione, contenente 25 grammi di magnesio cloruro si fanno 8 dosi, 8 bicchieri da 125cc l’uno.
Per i casi cronici: 125 cm3 mattina e sera per tempi lunghi (almeno 40 o 60 gg).
Domanda: …..Io sono sia grave che cronica , quale ‘ e’ lo schema più adatto ?
Risposta: ..Stessa cosa, 2 volte al giorno per tempi lunghi. Per grave intendevo casi acuti particolarmente gravi, non parlavo di casi cronici.
In certi casi è consigliato l’uso per via endovena od intramuscolare a seconda della gravità. In questi casi la soluzione deve essere quella del 20% in acqua distillata od in Plasma di Quinton con iniezioni da 1 a 3 volte al dì da cm3 10 a 20 iniettata con aghi molto fini in 8 – 10 minuti per i 10 cm3 ed in 15 – 20 minuti per quella da 20 cm3; ovviamente la soluzione deve essere sterilizzata.
Ovviamente il nostro corpo abbisogna anche di altri minerali per cui si raccomanda di fare preventivamente dei test Bio elettronici od un mineralogramma, oppure l’esame delle urine chiamato Tumtu, in modo da conoscere bene quali sono le carenze o le eccedenze dei minerali nel proprio corpo.
NON utilizzare il Cloruro di Magnesio contemporaneamente a terapie, omeopatiche e/o fitoterapici. Contemporaneamente significa, che NON si devono assumere nel medesimo istante; il Cloruro di Magnesio si assimila facilmente (entro 10 minuti) dopo di che e’ possibile assumere anche gli altri prodotti, meglio attendere un’ora dopo.
Per il Tetano: è sempre la via endovenosa quella da utilizzare: 2 iniezioni al dì, mattina e sera, ognuna di 20 cm³ della soluzione al 25%, per alcuni giorni.
Questa terapia è assolutamente atossica, è più sicura del siero antitetanico.
Sono stati riportati casi di tetano molto gravi, di 2 o 3 giorni, in cui il malato era già completamente rigido.
Le iniezioni di cloruro di magnesio hanno provocato una decontrattura immediata, e, dopo 3 o 4 giorni di terapia, il paziente ha potuto lasciare l’ospedale completamente guarito.”
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Articolo di Padre Bano J. Schorr, del Collegio Catarinense, San Paulo (Brazil) - Prof. di Fisica, Chimica e Biologia (30/09/1985)
I disperati sofferenti del “becco di pappagallo” (nervo sciatico) della colonna vertebrale e calcificazione hanno, ora, una cura perfetta, indolore, facile economica ed incredibile, che cura tutte le malattie causate dalla carenza di magnesio, perfino le artriti e le artrosi.
SOLUZIONE: 100 grammi di Cloruro di Magnesio in 3 litri d’acqua pura. La soluzione va conservata in una bottiglia di vetro (non di plastica). La dose da prendere è di una tazzina di caffé (od un mezzo bicchiere) la mattina appena alzati e una la sera prima di coricarsi, a digiuno.
Il magnesio raccoglie il calcio dai posti dove non deve stare e lo fissa alle ossa dove è il suo posto.
Dei 18 minerali occorrenti al corpo umano il Magnesio è il più importante.
Esso produce l’equilibrio minerale vivificando gli organi nelle loro funzioni catalizzatrici, come i reni per eliminare l’acido urico; nelle artrosi toglie perfino il calcio dalle fini membrane delle articolazioni e alle sclerosi calcificate, così evita gli infarti purificando il sangue; vitalizza il cervello conservandolo giovane fino ad età avanzata.
Il magnesio è il minerale più indispensabile e la sua funzione è come quella del professore che entra in un’aula piena di confusione, mette ogni cosa al suo posto ed espelle gli intrusi.
Dopo i 40 anni l’organismo assorbe meno magnesio producendo malattie e vecchiaia, perciò dev’essere preso in rapporto all’età secondo il proprio fabbisogno.
Il magnesio non è una medicina, ma un alimento senza controindicazioni.
Formazioni organiche: Nervo sciatico, colonna, calcificazioni, sordità per calcificazione, artrosi, artrite, osteoporosi, osteoartrite, ecc. Prostata: tre dosi di magnesio al dì.
Anziani: rigidità muscolare, crampi, tremuli, arterie dure, scarsa attività cerebrale, ecc.
Cancro: molti lo hanno in maniera più o meno moderata; esso consiste in cellule malnutrite per deficienza di qualche sostanza o presenza di particelle tossiche; queste cellule non comunicano bene con quelle sane anche perche’ sono incluse in tesstui in acidosi.
Tutto il processo canceroso non provoca nessun dolore finché non appare il tumore che secerne tossici, per cui occorre, per individuare anzitempo il terreno/luogo che lo produrrà, saper leggere tutti i segnali che esso promuove nell’organismo e che sono evidenti, fin dal suo concepimento.
Il magnesio ha un’ottima azione preventiva contro il tumore. vedi Cancro e Medicina Naturale
Come per tutte le altre tecniche terapeutiche, anche per questo prodotto naturale, deve essere utilizzato contemporaneamente alla tecniche delle Medicine Naturali descritte nel
Protocollo della Salute
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Cloruro di Magnesio fatto in casa:
Inumidire 2 kg si sale con acqua fredda; mettere questo sale in un sacchetto di tela ed appendere in ambiente scuro, sopra un recipiente che raccolga cio’ che esce dal fondo del sacchetto.
Il liquido che gocciola e’ il Nigari = Cloruro di Magnesio
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Il CLORURO di MAGNESIO
Ricetta ricevuta dalla Antica Farmacia del Cervo d’oro – Rua S. Bento, 220 – Centro San Paulo (Brazil) – Padre Beno J. Schorr del Collegio di Santa Caterina Prof. di fisica, chimica e biologia (10.09.1985)
IMPORTANZA del CLORURO DI MAGNESIO
Il cloruro produce l’equilibrio minerale che anima gli organi nell’espletamento delle loro funzioni.
Il CLORURO DI MAGNESIO elimina l’acido urico dalle reni. Il cloruro decalcifica fino alle più sottili membrane nelle articolazioni e nelle sclerosi calcificate. Evita infarti, purificando il sangue, ringiovanisce il cervello, restituisce o mantiene la gioventù fino alla vecchiaia.
Di tutti gli elementi il magnesio è il meno somministrato. Dopo i 40 anni l’organismo assorbe sempre meno magnesio, producendo vecchiaia e dolori perciò, deve essere preso secondo l’età
Dai 40 ai 55 anni: mezza dose.
Dai 55 anni ai 70: una dose al mattino.
Dai 70 ai 100 anni: una dose al mattino ed una alla sera.
PREPARAZIONE
Sciogliere in una brocca 100 grammi di CLORURO DI MAGNESIO in tre litri d’acqua (33 grammi per litro).
Dopo aver ben mescolato, conservare in recipienti di vetro, non in contenitori di plastica.
Una dose equivale ad una tazzina di caffè.
Le persone ormai senza speranza di guarire dal cosiddetto male “becco di pappagallo”, dal male al nervo sciatico, mali alla colonna vertebrale e calcificazioni, hanno ora una cura efficace, indolore, semplice e non cara. ùNel contempo la cura è valida anche per tutti i dolori causati dalla carenza di magnesio, trascurati fino all’artrosi.
La MIA CURA:
all’età di 61 anni, vale a dire, dieci anni prima di iniziare la cura, sentii delle fitte acute alla regione lombare. Si trattò di un “becco di pappagallo”, incurabile secondo il medico.
A quel dolore reumatico rimediai, curandomi con Ketacil. Dopo cinque anni, nonostante le cure, la gamba destra mi fece sempre più male. Ricordai infine l’origine del dolore: alzandomi dal letto, sentii un formicolio scendere lungo la gamba fino al piede. Se mi sedevo il formicolio cessava, se mi alzavo riprendeva. Poteva trattarsi solo del cosiddetto “becco di pappagallo” che affliggeva il nervo sciatico alla terza vertebra. Ad eccezione della Messa, per anni svolsi le mie attività rimanendo seduto il più possibile. Fu un vero tormento. Dopo molti rinvii, mi decisi di intraprendere il viaggio per l’isola di Harajo per completare una rete di radio-telefonia. Sull’isola dall’eterna primavera, sperai in un miglioramento, ma non fu così, peggiorai ancora. Senza indugio ritornai a Florianopolis da uno specialista. Frattanto i “becchi di pappagallo “progredirono dolorosamente.
Le applicazioni di micro onde e la tensione alla colonna vertebrale non arrestarono il dolore.
Non riuscii a dormire nemmeno disteso. Stetti seduto fin quasi a cadere dalla sedia per il sonno. I
n seguito scoprii che potevo dormire rannicchiato nel letto come un gatto. Il dolore aumentò al punto da non poter dormire né seduto né rannicchiato, chiesi aiuto al buon Dio; solo Lui mi poteva raddrizzare. Più tardi mi recai a Porto Alegre per recarmi ad un convegno di scienziati gesuiti. Padre Suarez mi disse che la cura con il Cloruro di Magnesio era semplice e mi mostrò il libretto scoperto da Padre Puig, un gesuita spagnolo. Mi raccontò che sua madre era calcificata come me.
Con l’applicazione di questo sale diventò agile come una ragazza. Rientrato a Florianopolis, presi una dose tutte le mattine. Tre giorno più tardi, presi una dose al mattino ed una alla sera.
Al ventesimo giorno mi svegliai non più rannicchiato, ma disteso nel letto e senza dolori.
Se camminavo, il dolore era ancora presente.
Al trentesimo giorno mi alzai sbalordito: non mi faceva male più niente. Al quarantesimo giorno camminai per tutta la giornata sentendo appena un leggero peso alla gamba. Sono ormai trascorsi dieci mesi, mi sento agile e mi piego quasi come un serpente. Il magnesio porta via il calcio dai punti indebiti e lo fisso solidamente alle ossa. Le mie pulsazioni, che prima furono inferiori ai 40 battiti, sono ritornate normali. Il mio sistema nervoso è ristabilito e molto più lucido.
Il sangue, decalcificato, è fluido. Le frequenti acute fitte al fegato sono scomparse.
Molti chiedono cosa mi stia succedendo poiché, a giudicare dall’aspetto, sembro ringiovanito. Infatti, ho riacquistato la gioia di vivere.
Centinaia di persone, dopo anni di sofferenze per dolori vertebrali, artrosi, acidi urici, ecc…, sono guarite al Collegio di Santa Caterina.
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Il CLORURO di MAGNESIO AIUTA nella CURA di MOLTE AFFEZIONI
Sia nel mondo vegetale che in quel1o animale il magnesio e un elemento necessario per lo svolgimento delle funzioni vitali. Può capitare che l’ organismo, per malattie o carenze di diversa natura necessiti di questo minerale.
In questi casi il magnesio può essere assunto, oltre che con determinati alimenti, anche diluito in acqua sotto forma di Cloruro di Magnesio.
Il magnesio e un elemento naturale importantissimo, sia per gli organismi animali che per quelli vegetali.
Nel mondo vegetale il magnesio e il nucleo attorno al quale e costruita la clorofilla, il pigmento verde indispensabile per la vita della stragrande maggioranza delle piante. Grazie alla clorofilla (e quindi al magnesio) possono avvenire quelle trasformazioni che permettono alla pianta di vivere e di svilupparsi.
Si consideri poi che la clorofilla è anche dotata di una buona azione deodorante e di varie proprietà farmacologiche: cicatrizzante, batteriostatica (blocca le infezioni da batteri) tonica generale.
Per il NOSTRO ORGANISMO E’ INDISPENSABILE
Anche per l’organismo animale il magnesio e indispensabile. Esso è infatti essenziale per l’attivazione di centinaia di reazioni chimiche.
Il nostro corpo contiene circa 25 grammi di magnesio per la maggior parte localizzato nelle ossa nei muscoli, nel cervello e in altri organi come il fegato, i reni e i testicoli.
La sua carenza si manifesta con una serie di sintomi molto variabili: si va dall’ansia all’ipereccitabilità muscolare (con tetania e riflessi neuromuscolari patologicamente rapidi), dalla cefalea alle vertigini, dall’insonnia all’asma, dalle alterazioni del ritmo cardiaco alla stanchezza eccessiva fino ai disturbi del ciclo mestruale.
A più riprese, nell’ultimo secolo, la ricerca medica si e interessata agli impieghi terapeutici del magnesio e, a questo proposito, sono state condotte interessanti esperienze.
Si è recentemente accertato, ad esempio, che l’ assunzione di magnesio nelle prime due settimane dopo un infarto cardiaco può ridurre del 55% la mortalità.
Donne sofferenti di osteoporosi hanno visto arrestarsi la perdita della massa ossea nell’87% dei casi dopo due anni di somministrazione di magnesio.
Le CARENZE di MAGNESIO SONO FREQUENTI
Oggi purtroppo non è affatto raro che l’organismo sia carente di questo prezioso nutriente.
Alcune condizioni (come le coliti, le diarree, i malassorbimenti, le diete dimagranti condotte in modo eccessivamente drastico, gli sforzi muscolari prolungati, l’assunzione di alcol e di farmaci, vaccini, la gravidanza, la menopausa, lo stress) determinano una perdita di magnesio oppure un aumento dei fabbisogni organici.
D’altra parte gli alimenti oggi disponibili, ottenuti spesso con un impiego eccessivo di concimazioni minerali (che non sono in grado di restituire al terreno tutte le sostanze assorbite dalle piante) e successivamente trasformati e raffinati (cioè impoveriti) contengono decisamente poco magnesio.
La stessa cottura dei vegetali in piena acqua determina una perdita di magnesio che può arrivare fino al 70 per cento.
L’organismo umano contiene intorno ai 25 grammi di magnesio localizzati per lo più nelle ossa, nei muscoli, nel cervello e in altri organi come il fegato, i reni e i testicoli. Il fabbisogno giornaliero di magnesio per un adulto di circa 70 kg si aggira attorno ai 420 milligrammi (cioè meno di mezzo grammo)
Il magnesio è un metallo
Il magnesio (simbolo chimico Mg) è un elemento chimico appartenente al gruppo dei metalli.
Tra i più abbondanti in natura, costituisce all’incirca il 2,3% della crosta terrestre.
Nell’ambiente il magnesio non si trova mai allo stato puro, ma sempre in composti con altri elementi chimici come il carbonio, l’ossigeno, lo zolfo, il silicio, il cloro. I composti più interessanti e noti sono diversi. L’ossido di magnesio è usato come antiacido nei bruciori di stomaco. L’idrossido di magnesio è un lassativo.
Il Cloruro di Magnesio, presente in abbondanza nell’acqua di mare alla quale dà il caratteristico sapore amaro, ha le speciali proprietà esaminate nell’ articolo. Il solfato di magnesio, conosciuto anche come “sale inglese” è noto a tutti come efficace lassativo;
Tra i più importanti minerali che contengono significative quantità di magnesio occorre ricordare la dolomite (carbonato doppio di calcio e magnesio) che costituisce interi massicci montuosi.
I FABBISOGNI
La scienza medica ritiene oggi che il fabbisogno di magnesio Si aggiri, per un adulto di 70 kg. intorno ai 420 mg al giorno (cioè meno di mezzo grammo).
A questo proposito non si può non riandare ai risultati di una indagine condotta tra i contadini egiziani nel 1932 dal ricercatore Schrunipf-Pierron. Fu accertato in quella occasione che la dieta usuale delle popolazioni rurali dell’Egitto forniva ben 1.500-1.800 mg al giorno di magnesio, cioè quasi due grammi. Tra i contadini egiziani l’incidenza del cancro era 10 volte inferiore a quella delle popolazioni europee e statunitensi è quella del cancro allo stomaco ben 50 volte minore.
Inoltre, secondo le osservazioni del ricercatore, quei contadini non soffrivano di raffreddori, influenze, polmoniti e pleuriti, le loro donne partorivano con estrema facilità e allattavano i bambini per oltre due anni e gli anziani conservavano una andatura elegante e armoniosa anche in età molto avanzata.
Il MAGNESIO si TROVA in MOLTI ALIMENTI
Il magnesio è contenuto soprattutto nei seguenti alimenti: i cereali integrali, la soia, i fagioli, i vegetali in genere se coltivati con metodo biologico, i frutti di mare e, per la gioia dei golosi, il cacao e la cioccolata. Anche il sale marino integrale (reperibile presso tutti i negozi di alimenti integrali e biologici) è molto ricco di magnesio.
Il Cloruro di Magnesio può essere utilizzato non solo come integrazione alimentare, ma anche come importante strumento terapeutico nei confronti soprattutto delle malattie infettive.
Nel 1915, il prof. Pierre Delbet (medico chirurgo socio dell’ Accademia di medicina di Parigi) comunicava ai colleghi l’esito dei suoi esperimenti tesi a trovare una sostanza che aumentasse la protezione dell’organismo nei confronti delle aggressioni batteriche e virali e che contemporaneamente rafforzasse il sistema immunitario.
Questa sostanza era appunto il Cloruro di Magnesio, preparato da Delbet in una soluzione di 20 grammi per litro di acqua. Delbet e i suoi allievi curarono con il Cloruro di Magnesio infiammazioni della gola, asma e malattie allergiche, broncopolmoniti, influenze, intossicazioni alimentari, gastroenteriti, ascessi e foruncoli, febbri puerperali, parotiti.
Delbet si dedicò anche allo studio dei rapporti fra magnesio e cancro e, dopo molte esperienze cliniche e di laboratorio, concluse che il magnesio esercitava anche un’ azione preventiva nei confronti dei tumori.
Tra l’altro, queste asserzioni vennero successivamente confermate anche da studi geologici che stabilirono l’esistenza di una relazione tra la scarsa quantità di magnesio presente nel terreno (e quindi negli alimenti) e il numero dei casi di cancro individuati in quella stessa zona.
Potete usare il Cloruro di Magnesio in caso di malattie acute
La soluzione di Cloruro di Magnesio da utilizzare per gli utilizzi elencati successivamente è quella ottenuta sciogliendone 20 (25) grammi in un litro di acqua.
Per il trattamento delle malattie acute (influenza, raffreddore, bronchite, raucedine, mal di gola, rosolia, morbillo) è opportuno che le dosi di seguito indicate vengano inizialmente somministrate ogni 6 ore. In reazione a miglioramento ottenuto si potrà poi somministrare la dose sogni 8-12 ore.
La somministrazione deve, continuare per 5-6 giorni anche dopo scomparsa dei sintomi più fastidiosi (febbre, arrossamento, dolore alla gola, secrezioni nasali, ecc.)
Per i bambini fino ai 2 anni: 60 ml (circa 3 cucchiai da minestra)
Per i bambini di 3 anni: 80 ml (circa 4 cucchiai da minestra)
Per i bambini di 4 anni: 100 ml.
Per gli adulti e i bambini sopra i 5 anni: 125 ml (circa due tazzine di caffé)
È possibile che la somministrazione frequente (come quella necessaria nelle fasi più acute della malattia) determini un leggero effetto lassativo. A parte il fatto che la pulizia dell’intestino, nella maggior parte dei casi, influisce favorevolmente sull’evoluzione della malattia, il fenomeno è comunque transitorio. Potrà in ogni caso essere utile ridurre la quantità di ogni singola dose, mantenendo invece invariata la frequenza.
Un altro problema, specialmente se il Cloruro di Magnesio è destinato ai bambini, è costituito dal sapore molto amaro della soluzione. Si potrà tentare di rammentare loro che la Fata Turchina, nel somministrare a Pinocchio un farmaco, diceva espressamente che “la medicina più è amara e più fa bene”.
Ma probabilmente un intervento più efficace per rendere meno sgradevole la pozione consisterà nella sua diluizione con acqua addizionata con succo di limone, zuccherata a piacere.
La dose di Cloruro di Magnesio si può anche assumere bevendone piccoli sorsi ogni 15/20 minuti.
Esistono in commercio anche le compresse, più facilmente ingeribili da parte di bambini ed anziani, dato il sapore del Cloruro di Magnesio. In genere le compresse di 1 grammo cad.
Ricordiamo che alle volte al posto del Cloruro di Magnesio, in certi casi e’ possibile utilizzare il Bicarbonato di Magnesio
Importante: Controllare comunque le proprie reazioni individuali a questa sostanza (Bicarbonato – Carbonato di Magnesio) – Il Cloruro di Magnesio al contrario e’ normalmente adatto a TUTTI.
Con tutti questi sali occorre assumere CONTEMPORANEAMENTE dei fermenti e degli enzimi, in quanto le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.
IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto contrasti con le autorita’ mediche, e per essere precisi, affermiamo che NON condividiamo in toto le loro terapie, in quanto per noi seguaci della Medicina Naturale la malattia (cancro compreso) e’ MULTIFATTORIALE, quindi NESSUN prodotto puo’, da solo, guarire dalla malattia della quale si e’ malati !
INTERVISTA al dott. VERGINI (medico) – Magnesio e Cloruro di magnesio per la salute
La carenza di magnesio, così come per altri preziosi minerali, è sempre più evidente in una società indirizzata verso un sempre più diffuso costume di seguire una dieta povera di nutrienti. Questo diffuso ‘malcostume’ è supportato dalla pubblicità che invita a consumare piatti già pronti, sempre più industrializzati e raffinati. Ci ritroviamo così sulla tavola alimenti sempre più colorati, saporiti, veloci e facili da consumare ma, per contro, sempre più poveri dal lato nutrizionale.
Abbiamo cercato di capire il motivo di tutto ciò e come un rimedio naturale, il cloruro di magnesio, possa essere utile nella cura di diversi disturbi. A queste domande ci risponde il dottor Raoul Vergini, medico ed esperto in nutrizione.
Dottore, pare che le popolazioni più civilizzate soffrano di una rilevante carenza di magnesio. Quale può esserne il motivo ?
“Nel 99% dei casi il motivo è un’insufficiente introduzione attraverso l’alimentazione. Questa è data dal fatto che si tendono a mangiare meno cibi ricchi in magnesio (ad esempio noci, mandorle, fagioli, cereali integrali), dal fatto che le farine e il sale vengono raffinati riducendo quindi quelle che in passato erano due fondamentali fonti di magnesio, il pane e il sale appunto.
Ed infine le colture intensive, e l’uso dei fertilizzanti chimici hanno ridotto il quantitativo di magnesio nel terreno e, di conseguenza, nei prodotti che vi vengono coltivati; per cui la verdura e la frutta di oggi sono solo nell’aspetto le stesse di 50 o 80 anni fa”.
Il professor Delbet è stato il padre della terapia con il cloruro di magnesio. Ci sono delle differenze tra quello che adoperava lui e quello che si trova oggi nelle farmacie ?
“Delbet e Neveu utilizzavano cloruro di magnesio a 3 e a 4,5 molecole d’acqua (cosiddetto “essiccato”), mentre quello che si trova oggi nelle nostre farmacie è a 6 molecole d’acqua (cosiddetto “cristallizzato”). Questa è una differenza chimica ma all’atto pratico è una differenza molto marginale. Una volta adattate le dosi al tipo di magnesio che noi abbiamo a disposizione, abbiamo sostanzialmente lo stesso prodotto con la stessa efficacia. Ad esempio, la soluzione che Neveu utilizzava contro polio, difterite e altre malattie acute era al 2%, noi oggi utilizziamo una soluzione al 2,5% (25 grammi in 1 litro d’acqua) proprio per compensare la differenza di forma del cloruro di magnesio utilizzato”.
Il cloruro di magnesio è molto efficace anche se utilizzato per via esterna, per esempio nella disinfezione di piaghe e ferite. Che differenza c’è tra l’uso di un disinfettante normale e il cloruro di magnesio ?
“Quella per uso esterno fu la prima utilizzazione che Delbet fece del cloruro di magnesio, all’inizio del ‘900. Egli propose una soluzione all’1,2% per lavare e medicare le ferite. Col magnesio cristallizzato di oggi la soluzione diventa 1,65% (circa 16 grammi per litro di acqua bollita). Questa soluzione non mortifica i tessuti come fanno certe soluzioni antisettiche, mentre aumenta l’attività dei globuli bianchi. Non è quindi un disinfettante, perché non uccide eventuali batteri presenti, ma semplicemente stimola le nostre difese nella zona traumatizzata e ne facilita la cicatrizzazione”.
Può raccontare, in due parole, la sconvolgente esperienza del dott. Delbet nell’utilizzo del cloruro di magnesio nella cura di malattie importanti come la Difterite ? E, soprattutto, l’incredibile risposta dal Consiglio dell’Accademia di Medicina quando il professor Delbet propose la terapia magnesiaca per la cura di questa malattia ?
“Il dott. Neveu, nel 1932, utilizzò in un caso di difterite una soluzione di cloruro di magnesio nel tentativo di ridurre il rischio di reazione allergica al siero antidifterico che avrebbe poi somministrato, poiché Delbet aveva dimostrato che la soluzione poteva ridurre la risposta allergica. Quando il giorno dopo arrivarono dal laboratorio le risposte delle analisi che confermavano la difterite, e quindi prima di aver somministrato il siero, Neveu si accorse con grande stupore che la bimba era già perfettamente guarita. Dopo questo caso ne trattò altri 5 nei mesi successivi, e tutti guarirono perfettamente.
Negli anni seguenti tratta oltre 60 casi, tutti guariti senza dover mai utilizzare il siero antidifterico. Allora pubblica su una rivista medica un paio di articoli sul trattamento della difterite ed alcuni colleghi lo provano e ne confermano gli ottimi risultati.
Nel 1943 Neveu si accorge che oltre alla difterite il cloruro di magnesio era in grado di guarire anche l’altro grande flagello di quegli anni, la poliomielite. Allora cerca di ottenere una ufficializzazione del metodo, presentandolo all’Accademia di Medicina e si rivolge a Delbet che ne era membro.
Ma l’Accademia rifiuta a Delbet il permesso di effettuare la comunicazione a nome di Neveu in quanto questi non è membro dell’Accademia (cosa che in altre occasioni era stata fatta senza problemi).
Allora Delbet decide di presentarla a suo nome ma anche qui con mille scuse gli viene negato il permesso di parlare.
Dopo lunghe e accese discussioni gli viene concessa la parola ma la sua relazione non verrà mai pubblicata sul bollettino dell’Accademia. Alle proteste di Delbet viene risposto ufficialmente che ‘Facendo conoscere un nuovo trattamento contro la difterite verrebbero impedite le vaccinazioni, mentre l’interesse comune è di generalizzare le vaccinazioni stesse’”.
Il cloruro di Magnesio sembra essere efficace contro moltissime malattie. Come mai molti medici ancora non ne conoscono l’utilizzo ?
“Perché la terapia col cloruro di magnesio non viene certo insegnata all’università o illustrata nei testi di terapia medica. Con l’avvento degli antibiotici e delle vaccinazioni questa terapia, che come appena visto incontrava già notevoli ostacoli a suo tempo, è praticamente scomparsa (o, sarebbe meglio dire, fu definitivamente soppressa). Si pensava, un po’ ingenuamente, che gli antibiotici e le vaccinazioni fossero tutto ciò che serviva per debellare le malattie infettive (solo dopo diversi decenni ci saremmo resi conto che le cose non sono così semplici). E poi il cloruro di magnesio è una sostanza naturale e quindi non brevettabile, per cui nessuna industria farmaceutica penserebbe mai di investire milioni di euro in ricerca su un prodotto da cui poi non potrebbe otterrebbe alcun vantaggio economico.
E’ un po’ il triste destino delle vitamine, alcune delle quali hanno grandi potenzialità preventive e terapeutiche che non vengono studiate, sperimentate o propagandate più di tanto per lo stesso motivo. Solo lo Stato, non agendo per fini di lucro, potrebbe sobbarcarsi l’onere di effettuare ricerche su queste sostanze molto importanti ma troppo spesso trascurate, e questo sarebbe di gran beneficio per tutti, ma purtroppo dubito che succederà”.
Nel suo libro “Curarsi con il magnesio”, dice che per quanto è importante e valida la terapia magnesiaca, la cosa migliore sarebbe intervenire sul nostro stile di vita, in particolare sulle abitudini alimentari. Ci conferma questo suo pensiero ?
“La terapia magnesiaca è molto importante per le malattie acute e per molte patologie croniche. Se però noi fossimo in grado di aumentare naturalmente il nostro tenore di magnesio tramite un’alimentazione più ricca, una coltivazione più rispettosa delle qualità del terreno, una minore raffinazione delle farine e del sale, non ci troveremmo in questo stato di cronica carenza di magnesio, tipica di tutti i popoli civilizzati di oggi, e saremmo sicuramente più resistenti alle patologie acute e croniche che ci affliggono in misura sempre maggiore, come lo erano le popolazioni meno civilizzate 80 o 100 anni fa”.
By Luigi Mondo e Stefania Del Principe – Tratto da: lastampa.it – 02/03/2009
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CLORURO di MAGNESIO e:
1. APPARATO RESPIRATORIO
- Angina
E’ l’infiammazione dell’istmo delle fauci e della laringe.
Comprende diverse varietà a seconda della sede e della natura dell’infezione (a. tonsillare, a. faringea, a. difterica ecc.). L’angina banale, faringea e tonsillare, cede rapidamente al trattamento magnesico; Neveu dice di non conoscere “una terapia migliore, più rapida e più comoda”.
- Asma
Malattia caratteristica da crisi di dispnea (difficoltà di respirazione) soprattutto espiatoria, dapprima notturna, dovute allo spasmo, alla congestione e alla ipersecrezione bronchiale.
Fra le varie crisi l’apparato respiratorio è praticamente normale.
Alla sua base c’è quasi sempre uno stato allergico.
Questa affezione è stata spesso trattata con successo mediante l’assorbimento, la mattina e la sera, di 125 cm³ della soluzione di cloruro di magnesio per 20 giorni.
Questo trattamento va rinnovato ogni volta che lo stato del malato lo rende necessario.
- Bronchite Cronica
Infiammazione cronica della mucosa bronchiale.
E’ caratterizzata dalla presenza di tosse e di espettorazione che durano parecchi mesi, ed evolve in più anni.
La riduzione di calibro (infiammatoria o fibrosa) delle ramificazioni bronchiali, provoca una notevole riduzione della ventilazione polmonare e può evolvere verso l’enfisema polmonare e verso l’insufficienza respiratoria.
Anche qui sono stati ottenuti risultati brillanti con la stessa posologia dell’asma (125 cm³, 2 volte al giorno per 20 giorni, da ripetere al bisogno).
- Broncopolmonite
Malattia caratterizzata dalla infiammazione del tessuto polmonare e dei bronchi.
Si manifesta con tosse, febbre, a volte difficoltà respiratoria e cianosi, ed ha un decorso variabile da pochi giorni a diverse settimane.
In genere è secondaria ad una affezione delle vie respiratorie (influenza) o ad una malattia generale.
E’ caratteristica dei bambini e degli anziani.
Il dottor Neveu racconta di molti anziani, in un ricovero, ristabilitisi in pochi giorni con il cloruro di magnesio, senza una sola perdita, mentre gli anni precedenti, un buon 25% di essi non superava la malattia.
- Corizza (raffreddore comune)
Se la terapia è iniziata tempestivamente, scompare pressoche’ immediatamente con l’assorbimento di una dose di 125 cm³, ripetuta qualche volta.
- Enfisema Polmonare
Stato patologico del polmone, caratterizzato dalla diminuzione o dalla scomparsa delle fibre elastiche, dalla dilatazione esagerata e permanente degli alveoli polmonari, che possono andare incontro a rottura e portare alla diminuzione del letto vascolare polmonare.
Tende verso l’insufficienza respiratoria ostruttiva.
Anche qui, come per l’asma e la bronchite cronica, si sono ottenuti buoni risultati con trattamenti di 20 giorni (2 dosi al dì), ripetibili al bisogno.
- Influenza
Anche nell’influenza i risultati sono spettacolari; noi stessi abbiamo seguito numerosi casi perfettamente guariti in 12, 24 o 48 ore, senza utilizzare nessun’altra terapia.
Inoltre, grazie anche all’effetto tonico del magnesio stesso, non abbiamo mai riscontrato la spiacevole astenia post-influenzale, purtroppo così frequente nei casi trattati in maniera allopatica.
- Pertosse
Nella pertosse, l’inizio tempestivo del trattamento è determinante.
Se presa ai primissimi sintomi, la soluzione magnesiaca può arrestare definitivamente la malattia; se presa in ritardo non la arresta più, ma attenua comunque notevolmente gli attacchi, ed aiuta a giungere ad una guarigione piuttosto rapida e senza complicanze.
- Raucedine
La raucedine banale cede rapidamente a poche dosi della soluzione di cloruro di magnesio, somministrate ogni sei ore.
2. APPARATO DIGERENTE
Oltre al già citato effetto regolarizzatore sulle funzioni intestinali, ai benefici in caso di colecistiti, angiocoliti, epatopatie, spasmi digestivi, abbiamo due indicazioni fondamentali:
- Intossicazioni alimentari e professionali
Anche in gravi casi (diarrea, vomito, sincope), numerose osservazioni del Dott. Neveu ed altri confermano l’effetto del cloruro di magnesio.
Neveu cita il caso di un coltivatore che, intossicatosi con un prodotto a base di arsenico utilizzato contro la dorifora, si ristabilì rapidamente grazie all’uso del cloruro di magnesio per via orale, e del tiosolfato di magnesio per via endovenosa.
- Gastroenterite neurotossica dei lattanti
Questa malattia molto grave è caratterizzata da una sindrome infettiva (vomito, diarrea, febbre o ipotermia da collasso) e da una disidratazione notevolissima.
Per questa affezione il Dott. Neveu, dopo 10 anni di osservazioni cliniche, raccomandò il trattamento seguente:
a) DIETA
1° Durante le prime 24 ore: dieta idrica, cioè somministrare al bambino alle ore 6, 9, 12, 15, 18 e 21, un biberon di 140-150 cm³ di acqua non zuccherata, leggermente tiepida.
2° Dall’indomani: togliere dal primo biberon un cucchiaio da caffè d’acqua e sostituirlo con uno di latte.
Poi, nei biberon seguenti, aumentare progressivamente il latte fino a che l’acqua sia interamente sostituita da questo.
b) TERAPIA
Dosi per un lattante di sei mesi: somministrare al bambino, ogni tre ore, giorno e note, rispettando tuttavia il sonno della notte, un cucchiaio da minestra debordante (20 cm³) della soluzione di cloruro di magnesio.
Può essere utilizzato un contagocce per facilitare la somministrazione.
Al di sopra dei sei mesi è di due cucchiai da minestra non colmi (30 cm³).
Al di sotto dei sei mesi ogni dose è di un cucchiaio da minestra non colmo (15 cm³).
In tutti i casi, cominciare con 24 ore di dieta idrica, poi tornare progressivamente all’alimentazione normale, secondo l’età del bambino.
3. MALATTIE DIVERSE
- Febbre puerperale
Stato febbrile che si accompagna a sintomi generali più o meno gravi; si presenta nella donna che ha partorito, ed è dovuto ad un’infezione a punto di partenza generalmente uterino, provocata da piogeni o da associazioni batteriche.
Può assumere una forma gravissima setticemica o setticopiemica.
Secondo Neveu lo streptococco emolitico non sarebbe che un volgare saprofita inoffensivo se si facesse seguire alla partoriente, a scopo preventivo, un trattamento a base di cloruro di magnesio prima o immediatamente dopo il parto.
Se invece l’infezione si è già instaurata, la terapia magnesiaca arresta il suo sviluppo.
- Parotite-scarlattina-rosolia-morbillo
Anche in queste malattie, tipiche dell’età infantile, il trattamento magnesiaco è la terapia di scelta.
Essendo una terapeutica aspecifica, che esalta le difese dell’organismo, consente di debellare allo stesso modo malattie batteriche e malattie virali (mentre queste ultime possono essere trattate solo sintomaticamente dalla Medicina Ufficiale, che non possiede farmaci antivirali efficaci).
- Ostiomielite
E’ una malattia che colpisce soprattutto l’infanzia e l’adolescenza.
Consiste in una infiammazione degli elementi cellulari dell’osso, del periostio e della cavità midollare, dovuta allo sviluppo dello stafilococcco piogeno, e terminante con la suppurazione e con la formazione di un sequestro osseo.
Provoca gravi sintomi generali (febbre) e locali (dolore pulsante, continuo, soprattutto notturno).
Generalmente viene trattata chirurgicamente.
Neveu ci dice invece che nessuno dei pazienti da lui trattati per ostiomielite ha dovuto ricorrere all’intervento chirurgico; tutto è rientrato nell’ordine col solo cloruro di magnesio.
Posologia per il trattamento delle malattie acute col cloruro di magnesio
Eccetto i casi cronici (asma, enfisema, ecc.) per i quali è stata indicata una posologia diversa nelle pagine precedenti, è la seguente posologia alla quale ci si dovrà sempre attenere.
La soluzione da utilizzare è quella al 2% di magnesio “essiccato”, la cui composizione è la seguente:
* cloruro di magnesio essiccato gr 20 (gr 25 se si usa cloruro di magnesio cristallizzato)
* acqua comune litri 1.
Adulti e bambini sopra i cinque anni: 125 cm³ ogni sei ore.
Casi molto gravi: due dosi iniziali di 125 cm³ a due dosi di intervallo, poi 125 cm³ ogni sei ore.
Al di sotto dei cinque anni:
4 anni 100 cm³ ogni 6 ore
3 anni 80 cm³ ogni 6 ore
2 anni 60 cm³ ogni 6 ore
1 anno 60 cm³ ogni 6 ore
Al di sotto di un anno
Più di sei mesi: due cucchiai da minestra non colmi (30 cm³) ogni tre ore.
Meno di sei mesi: un cucchiaio da minestra non colmo (15 cm³) ogni tre ore.
Nei casi molto gravi, anche nei bambini, somministrare le prime due dosi a distanza ravvicinata, poi le altre come di norma.
I tempi di somministrazione qui citati si riferiscono alla fase acuta della malattia.
Le dosi verranno poi progressivamente spaziate, prima ogni 8 ore, poi ogni 12 ore, man mano che i segni clinici migliorano.
Dopo la guarigione apparente è necessario continuare il trattamento, ogni 12 ore, per qualche giorno, affinche’ il malato non sia esposto a ricadute.
Se la soluzione dovesse provocare disordine intestinale (ma un lieve effetto purgante iniziale è frequente e non deve preoccupare), sarà utile diminuire un po’ la quantità di soluzione, mantenendo però sempre i tempi di somministrazione sopra citati.
La soluzione ha un sapore molto amaro, ed alle prime somministrazioni può risultare piuttosto sgradevole.
Ben presto, comunque, ci si abitua ad assorbirla facilmente.
E soprattutto, ricordiamoci che mai come in questo caso è valido il vecchio detto “amaro in bocca, dolce al cuore”.
Per i bambini, che prenderanno difficilmente la soluzione a causa della sua amarezza, questa può essere addizionata di un po’ d’acqua, zuccherata a volontà e aromatizzata con succo di limone.
Terapia magnesiaca parenterale
Conclusione
Nelle pagine precedenti abbiamo ripercorso il cammino della citofilassi; nata come semplice metodo di medicazione delle ferite, rivelatasi poi utile in molti disturbi cronici, fino a diventare una terapia delle malattie infettive e, addirittura, una prevenzione contro il cancro.
Abbiamo anche seguito gli sforzi dei pochi paladini della citofilassi: Delbet, Neveu, ed altri medici mano noti; abbiamo notato, invece, l’imponente esercito dei nemici: Professori, Accademie, Istituti celebri, Riviste Mediche, Associazioni.
La lotta era impari, e l’esito scontato.
Oggi, a 70 anni dalla nascita della citofilassi, ed oltre 40 dalla presentazione dei primi risultati nelle malattie infettive, il metodo mediante cloruro di magnesio è completamente ignorato dai pazienti e deriso dai medici.
A proposito della scarsa considerazione in cui era tenuto il metodo, Delbet aveva scritto: “Convincere che un elemento chimico banale giochi un ruolo importante, è un’impresa difficile.
Se si trattasse di un composto multimolecolare, il cui nome copre diverse righe, sarebbe stato più semplice… Una vitamina avrebbe avuto più successo.
Il pubblico attribuisce volentieri alla loro carenza i disturbi di cui soffre.
Poiche’ ci si immagina che un grande effetto non possa essere prodotto che da mezzi complicati, i sali di magnesio sembrano essere troppo semplici.”
La vedova Neveu scrisse, qualche tempo fa, parole di grande saggezza e semplicità:
Bisogna dunque ammettere che i metodi che guariscono troppo in fretta i malati sono condannati a priori, e perche’? Evidentemente non siamo più ai tempi di Ippocrate, dove l’arte di esercitare la medicina era un sacerdozio.
Oggi noi adoriamo il vitello d’oro.
Oggi tutti iricercatori, che volessero rendere un servizio ai loro simili, conoscerebbero la stessa sorte per i loro metodi, quantunque fossero tra i più efficaci.
Sarebbe lo stesso se qualcuno scoprisse come guarire il cancro.
Non cerchiamo di capire.
Purtroppo sono sempre i poveri malati che ne pagano le conseguenze.”(*)
Ed è il pregiudizio che ha avuto la meglio.
Intanto si continua ad insegnare agli studenti di medicina che “una terapia eziologica della poliomielite non esiste, e noi dobbiamo limitarci a cercare di ottenere una funzione vicaria da parte delle fibre muscolari superstiti”; che la terapia della difterite “trova il suo cardine nell’uso del siero antitossico”; per parlare soltanto delle due malattie più celebri trattate dal Dott. Neveu col metodo citofilattico.
Abbagliati dai falsi miti del “pasteurismo”, ci troveremo ben presto in una situazione di impotenza nei confronti delle malattie infettive.
Prima che sia troppo tardi, i “ricercatori” farebbero bene a rileggere Delbet, Neveu, Tissot, Bechamp i quali, non convinti dalle idee di Pasteur, diedero nuove e migliori risposte al problema delle malattie infettive.
La frase di Claude Bernard:- Il microbo non è nulla, è il terreno che è tutto – tornerebbe allora a riacquistare tutto il suo significato.
Dal 1947, anno della presentazione dei primi risultati della terapia citofilattica nella difterite e nella poliomielite, quante persone sono morte o sono rimaste inferme a causa di queste due malattie? Soltanto in Italia il conto ammonta a diverse decine di migliaia.
E lo stesso discorso vale per altre malattie infettive.
Eppure la maggior parte di questi malati, per lo più bambini, si sarebbero potuti salvare se tempestivamente trattati con cloruro di magnesio; se la ragione ed il buon senso avessero prevalso sul pregiudizio e sull’egoismo camuffati da scienza.
Considerata la non sempre facile reperibilità del cloruro di magnesio, coloro che sono interessati ad applicare la terapia qui rappresentata, sono pregati di mettersi in contatto con l’Autore, che potrà fornire tutte le informazioni ed indicazioni necessarie al riguardo.
By dott. Raul Vergini
(*) Pensiamo alle vicende relative all’ascorbato di potassio, all’IMB, a… ?! (n.d.e.)
Il fatto che lo scopritore della citofilassi fosse un medico noto, addirittura membro dell’accademia di Medicina, non ha giovato ugualmente alla popolarità del metodo.
“… io mi chiedo per quale ragione questo metodo mediante cloruro di magnesio, che rende così grandi servigi ai malati, non sia riconosciuto ufficialmente, tanto più che, all’inizio, fu la scoperta di un membro dell’Accademia di Medicina, uno dei più grandi Maestri di questo secolo.
La signora Neveu per anni aveva seguito il marito nelle sue ricerche, nelle sue battaglie, vittoriose, contro le malattie infettive, e in quelle, meno fortunate, contro il pregiudizio.
Chi li ha sulla coscienza ?
Intervista a Tullio Simoncini
by Duncan on set.13, 2011, under Controinformazione, Guarigione, Medicina, Scienza

Il dottor Tullio Simoncini e la sua molto discussa terapia contro il cancro sono conosciuti da anni, per lo meno nel mondo di internet, e certamente tra coloro che hanno interesse e attenzione per le terapie alternative. Io personalmente non so se la terapia di Simoncini è efficace in qualche modo, anche solo parzialmente. Ma credo che vada conosciuta. Pubblico questa intervista anche per un altro motivo. La fece mio padre, molti anni fa. E quindi ha anche un valore personale per me.
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Intervista al dottor Tullio Simoncini
Raccolta da Giuseppe Cosco
Il problema del cancro, ancor oggi, è e rimane complesso. Diversi ricercatori, non allineati alle spiegazioni e relative terapie della medicina ufficiale, da anni studiano il problema.
In Italia, tra gli altri, un medico romano, il dottor Tullio Simoncini, laureato in medicina e chirurgia, specializzato in diabetelogia e malattie del ricambio e con una laurea anche in filosofia, ha elaborato una sua teoria sul “male del secolo”. Il dottore che ha partecipato a diverse conferenze e dibattiti è stato, tra l’altro, relatore al convegno “Firenze-Medicina 2000″ (18-19 settembre 1999) e al “Congresso Internazionale di Oncologia” di Treviso (15-16-17 ottobre 1999). Invitato a varie trasmissioni televisive di tv private, ha dibattuto le problematiche della medicina ufficiale e di quella alternativa e ha esposto le sue teorie sul cancro. Ha partecipato a importanti conferenze e in quella del 4 marzo 2000 svoltasi a Perugia, era presente come relatore anche il Prof. Luigi Di Bella. Simoncini è presidente di un comitato composto da 30 medici che attua e ricerca su tutto il territorio terapie alternative.
Il medico, dedicatosi da tempo alla studio e cura dei tumori, presenta una teoria molto interessante sull’eziopatogenesi della malattia cancerosa. Egli sostiene che il cancro non dipende, come afferma la medicina ufficiale, da cause genetiche, ecc., ma è il risultato di un’affezione fungina <<non visualizzata né studiata nella sua dimensione intima connettivale>>. Secondo la teoria di Tullio Simoncini, responsabile del cancro è appunto la Candida.
L’INTERVISTA
COSCO: Dottor Simoncini oggigiorno l’oncologia ha fatto molti progressi, le statististiche…
SIMONCINI: Altro che statistiche che parlano di ridotta mortalità, di adeguati programmi di prevenzione e di accuratezza diagnostica! Quando una persona si ammala di un tumore vero, e non di qualsiasi neoformazione innocua che può solo corrompere i dati epidemiologici, la medicina ufficiale è tuttora drammaticamente impotente. Difatti, l’indice di mortalità di tutte le neoplasie più serie, di quelle neoplasie cioè la cui evoluzione non è alterabile da errori di interpretazione, da mistificazioni o dal concorso di variabili non considerate (vale a dire quando si tratta di tumori del polmone, cervello, stomaco, pancreas, esofago ecc.), è rimasto più o meno lo stesso da 50 anni a questa parte. E’ bene sottolineare poi, che la questione non riguarda solo il campo dei tumori ma tutte le malattie, che vengono oggi trattate in maniera indegna e superficiale, lasciando nella sofferenza per lustri e lustri milioni di persone. Pensiamo ad esempio al popolo dei cardiopatici, dei diabetici, degli stitici, dei depressi, degli insonni, degli epilettici, dei neurosclerotici ecc.: sono il segno del fallimento! Tutta la società viene risucchiata in una spirale di paura e di morte di dimensioni planetarie, malgrado si investano fiumi di denaro. Questo perché le idee motrici della ricerca sono sbagliate alla radice, dove la forzatura della visione meccanicistica dell’uomo può ormai portare benefici solo in settori specifici collaterali e solo in via occasionale, malgrado la gran mole di studi, di studiosi e di denaro che entrano ogni giorno in campo in tutto il mondo. Il metodo sperimentale però parla chiaro: la sperimentazione e i dati della sperimentazione, dipendono dall’ipotesi di fondo; se essa è sbagliata, tutto è sbagliato e improduttivo.
COSCO: Allora secondo Lei dov’è l’errore della medicina ufficiale?
SIMONCINI: Nell’idea di fondo, in quell’ipotesi da cui dipende tutta la ricerca, cioè che il cancro sia dovuto ad una causa genetica. Essa è falsa, primo perché in cinquant’anni ha prodotto solo danni e illusioni, secondo perché sotto il profilo logico è ridicola, perché assolutamente opinabile, quindi inaccettabile. A titolo informativo è utile svelare allora, una volta per tutte, il quadro delle presunte influenze genetiche nello sviluppo dei processi tumorali, così come sono descritte dai biologi molecolari (di quegli studiosi cioè ai quali compete la ricerca degli infinitesimi meccanismi cellulari vitali, ma che in realtà non hanno mai visto un paziente), e sul quale si basano tutti i sistemi medici attuali, e quindi ahimè tutte le terapie attuali. L’ipotesi portante di una causalità genetica in senso neoplastico si riduce essenzialmente al fatto che le strutture e i meccanismi preposti alla normale attività riproduttiva cellulare, per intendersi quella di tutti i giorni, per cause imprecisate assumono in un determinato momento un atteggiamento autonomo e svincolato rispetto alla globale economia tissutale. I geni allora che normalmente svolgono un ruolo positivo nella riproduzione cellulare, vengono chiamati proto-oncogeni in un ottica deviata; quelli che la inibiscono, sono chiamati geni soppressori o oncogeni recessivi. Ad esempio il gene da cui dipende normalmente l’ormone tiroideo, secreto tutti i giorni, ad un certo momento non si sa perché (cioè è qui che sta il mistero che regge tutta la ricerca) diventa anomalo, con ripercussione sui cicli di crescita cellulari. Fattori cellulari sia endogeni (in realtà mai dimostrati), sia esogeni, cioè tutti quegli elementi cancerogeni usualmente invocati, vengono ritenuti responsabili della degenerazione neoplastica dei tessuti.
COSCO: Secondo quanto afferma vale a dire che…
SIMONCINI: Vale a dire che quello che non si sa, si ipotizza possa dipendere da elementi ritenuti cancerogeni, cioè che determinino un’alterazione genetica. Secondo le dottrine ufficiali insomma, si ipotizza che le deviazioni siano dovute all’azione di sostanze tossiche (10.000 e più), a fattori neuro-psico-endocrini, immunologici oppure ad atavici processi embrionali che risveglierebbero l’antagonismo cellulare. Praticamente a tutto. Nello J. H. Stein (Milano 1995) come in qualsiasi altro testo, viene riportato quanto segue. I segnali mitogenici, dal microambiente o da aree di influenza più distanti, vengono comunicati alle cellule attraverso numerose strutture recettoriali associate alla membrana plasmatica. Tra queste strutture, le più esaurientemente studiate sono i recettori con un dominio esterno per il legante, un dominio transmembrana e un dominio citoplasmatico avente attività tirosinchinasi. Oltre a questi si pensa che almeno sette distinte classi di molecole partecipino alla trasmissione del segnale mutageno: Recettori accoppiati a proteine G. Canali ionici. Recettori con attività intrinseca guanilato ciclasi. Recettori per molte linfochine, citochine e fattori di crescita (interleuchina, eritropoietina, ecc.). Recettori per l’attività fosfotirosina fosforilasi. Recettori nucleari appartenenti alla famiglia supergenica del recettore per gli ormoni steroidei, estrogeni, tiroidei. Infine prove sempre più numerose suggeriscono che le molecole di adesione espresse sulle superfici delle cellule comunicano con il microambiente in modi che producono conseguenze molto importanti sulla crescita e sulla differenziazione cellulare.
COSCO: Ad un’analisi appena superficiale di questo presunto quadro oncogeno da lei esposto, si evince che tutta questa irrefrenabile iperattività genetica sia partorita da elementi che stanno al confine tra l’oscuro, il mostruoso e l’incerto?
SIMONCINI: Certo. Il tutto fa presagire chissà quali meccanismi abissali decifrabili con meccanismi concettuali altrettanto abissali. Tutto ciò non può far altro che svelare l’estrema idiozia che sta alla base di un simile modo di impostare le cose. Il fatto ancor più grave poi, è che nessuno nel panorama sanitario attuale mette in dubbio siffatte imbecillità, ma tutti gli addetti ai lavori non fanno altro che ripetere la stantia litania dell’anomalia riproduttiva cellulare su base genetica. Ma è possibile accettare che degli uomini, dei ricercatori su cui si fondano le speranze di milioni di persone, basino il proprio operare su imprecisati fattori causali? Questo è il punto: in pratica e al di là di eufemismi fallimentari, i geni devierebbero non si sa perché. Tutti poi dovrebbero accettare direttive e protocolli fondati sul nulla. Qui siamo alla degenerazione mentale. In questo stato di cose allora, esibendo la teoretica medica attuale una pochezza e una superficialità queste si abissali, conviene rifiutare in blocco tutte le autorevoli stupidaggini e cercare nuovi orizzonti e nuovi strumenti concettuali, in grado di far emergere la reale ed unica eziologia neoplastica. Dopo tanti anni di fallimenti e di sofferenze, è ora di svecchiare menti e mentecatti (in senso etimologico), con linfa nuova e produttiva: i misteriosi e complicati fattori genetici, la mostruosa capacità riproduttiva di un’entità patologica capace di scompaginare qualsiasi tessuto, l’implicita ancestrale tendenza dell’organismo umano a deviare in senso autodistruttivo, o altre simili argomentazioni, condite peraltro con una quantità di “se” e di “forse” di valore esponenziale, hanno più il sapore della farneticazione piuttosto che del sano discorso scientifico. Accantonata completamente perciò la cornice concettuale dell’odierna oncologia, con tutte le varianti interpretative d’ordine genetico, immunologico o tossicologico, rimane come unica via logicamente esperibile, quella delle malattie infettive, da guardare eventualmente, e da riconsiderare, con occhi diversi da come è stata considerata fino ad oggi. Confortano peraltro una simile conclusione due considerazioni, una di ordine storico e una di ordine epidemiologico: la prima risulta dal fatto che nell’approccio terapeutico al malato il salto di qualità, la possibilità cioè di curarlo concretamente, è stato determinato quasi esclusivamente dallo sviluppo della microbiologia; la seconda discende dall’analisi del prolungamento della vita media verificatosi negli ultimi decenni il quale, essendo associato a un inevitabile cambiamento nella stenicità e reattività degli individui, si può ipotizzare come un fattore determinante nello sviluppo di patologie infettive atipiche.
COSCO: Come è approdato alla Candida quale fattore cusale del Cancro?
SIMONCINI: Sono molti anni che, in seguito a studi, esperienze e risultati terapeutici altamente positivi, io ho sviluppato una teoria eziologica infettiva nel cancro, la cui unica causa a mio avviso è un fungo, la Candida attualmente troppo sottovalutata nelle sue potenzialità patogene. E in effetti, riflettendo un momento sulle sue caratteristiche clinico-semeiologiche, non poche analogie emergono con la malattia neoplastica.
COSCO: Quali tra le più evidenti?
SIMONCINI: Attecchimento ubiquitario, cioè non viene risparmiato praticamente nessun organo o tessuto. Costante assenza di iperpiressia. Sporadico e indiretto coinvolgimento dei tessuti differenziati. Invasività di tipo quasi esclusivamente focale. Debilitazione progressiva. Refrattarietà di fronte a qualsiasi trattamento. Proliferazione favorita da una molteplicità di concause indifferenti. Configurazione sintomatologica di base con struttura tendente alla cronicizzazione. E ancora: la velocità di crescita delle masse tumorali è uguale a quella fungina. Il metabolismo delle cellule fungine (glicolisi anaerobia) è uguale a quelle tumorali.
COSCO: Esiste documentazione scientifica che provi il nesso tra la Candida e il cancro?
SIMONCINI: Si. Il nesso inscindibile tra Candida e cancro peraltro, cioè l’identità delle due entità morbose, a ben guardare esiste ed è ben documentato in molti studi in tutto il mondo, solo che non viene correttamente compreso perché vige la distorsione dell’interpretazione genetica, che alla fine risulta a mio avviso, il più grosso ostacolo alla scoperta del cancro. Entrando più dettagliatamente nel merito di un’interpretazione comparativa più approfondita, esaminiamo i punti comuni, ma controversi , nelle due matrici oncologiche, quella genetica e quella infettiva, che dimostrano come in realtà la candida è il cancro. Definizione di Candida: “E’ un fungo saprofita occasionale, opportunista”. Questa etichetta ufficiale, dalla forma accattivante e tranquillizzante, in realtà non dice e non spiega niente, anzi nasconde subdolamente la propria pericolosità. Gli aggettivi occasionale e opportunista invero, in pratica sviano la vigilanza della coscienza scientifica di un individuo, ingannato dal tono soporifero della frase e da una connaturata tendenza ad accettare quello che tutti dicono e condividono da sempre. Questo è l’errore, primo perché è stato abbondantemente dimostrato che non è detto che le idee più vecchie e maggiormente condivise siano le migliori, altrimenti non ci sarebbe mai stato progresso scientifico; secondo, perché il termine opportunista non è affatto un termine innocuo, anzi possiede una notevole carica di pericolosità, in quanto evidenzia un’adattabilità ed un polimorfismo di grado elevato, come viene spesso riportato, ad esempio da Wickes B.L. (Curr Top Med Mycol 1996 Dec;7(1):71-86), Suzuki T. (J Gen Microbiol 1989 Feb;135 ( Pt 2):425-34), Lott T.J. (Curr Genet 1993 May-Jun;23(5-6):463-7). Da uno studio di Odds F.C. peraltro si evidenzia come da ceppi simili o identici si possano formare infinite varianti della Candida anche in funzione di aree geografiche diverse, a testimonianza di come possano adattarsi ad ogni tipo di variabile non solo biologica. Basti pensare che il cosiddetto opportunismo della Candida in realtà nasconde una tale aggressività, da renderla capace di attaccare e colonizzare perfino i materiali sintetici utilizzati nelle protesi sostitutive di organi interni, come viene riferito da Ell S.R. (J Laryngol Otol 1996 Mar;110(3):240-2).
COSCO: Se ho ben capito lei dice: “La candida è opportunista”; allora, se vuol significare che è capace di passare, metabolicamente e strutturalmente, da uno stato innocuo ad uno patogeno, chi potrebbe confutare un ulteriore passaggio, sotto determinate condizioni concausali, da uno stato patogeno ad uno invasivo, cioè tumorale, mediante stati successivi di opportunismo differenziato?
SIMONCINI: E’ esattamente quello che io sostengo nella mia teoria. La candida è sempre presente nel cancro. Esiste un’infinità di lavori che attesta la costante presenza del micete nei tessuti dei malati di cancro, specialmente quelli terminali. Dati riguardanti la coesistenza della candida e del cancro, riscontrati da alcuni autori: Hopfer R.L. (J Clin Microbiol 1980 Sep;12(3):329-31): 79%. Kaben U. (Z Gesamte Inn Med 1977 Nov 15;32(22):618-22): 80% Hughes W.T. (Pediatr Infect Dis 1982 Jan-Feb;1(1):11-8): 91%. Kiehn T.E. (Am J Clin Pathol 1980 Apr,73(4):518-21): 97,1% . Tutto questo poi considerando la difficoltà di visualizzare le candide nei materiali organici da esaminare, come riporta anche Escuro R.S (Am J Med 1989 Dec;87(6):621-7), Karaev Z.O (Zh Mikrobiol Epidemiol Immunobiol 1992;(5-6):41-3) e Walsh T.J. (N Engl J Med 1991 Apr 11;324(15):1026-31).
COSCO: Praticamente si può tranquillamente affermare che essa è sempre presente nei tessuti dei malati di cancro?
SIMONCINI: Certo. Il fenomeno viene usualmente interpretato come una conseguenza dell’indebolimento e del defedamento dell’organismo dovuto alle lesioni neoplastiche. Io ritengo al contrario che l’aggressione della candida in senso cancerogenetico avviene, dopo le fasi patogene superficiali, cioè le candidosi epiteliali classiche, in diversi stadi: Radicamento nel tessuto connettivale profondo (nei diversi organi). Espansione con evocazione di una reazione organica che tenta l’incistamento delle colonie fungine, il cui esito è la formazione delle neoplasie. Accrescimento sia nel tessuto limitrofo che a distanza (metastasi). Progressivo defedamento dell’organismo con conseguente invasione organismica globale (E’ lo stadio che viene più comunemente visualizzato e che viene considerato “opportunistico”). Exitus.
COSCO: In sintesi come definirebbe la Candida?
SIMONCINI:: In sintesi la candida non è un post hoc ma un ante hoc. Vari lavori confortano peraltro quanto affermato, quali: Pedersen A. (Tandlaegebladet 1989 Sep;93(13):509-13), Krogh P.(Carcinogenesis 1987 Oct;8(10):1543-8), Trotoux J. (Ann Otolaryngol Chir Cervicofac 1982;99(12):553-6) attestano il nesso causale tra la candida e la formazione del carcinoma epidermoidale della lingua. Zhang K.V (Chung Hua Kou Chiang Hsueh Tsa Chih 1994 Nov;29(6):339-41, 384) O’Grady J.F. (Carcinogenesis 1992 May;13(5):783-6) per neoplasie del cavo orale. Hicks J.N (Laryngoscope 1982 Jun;92(6 Pt 1):644-7) per la neoplasia della laringe. Field E.A. (J Med Vet Mycol 1989;27(5):277-94), Wang F.R. (Chung-hua Ping Li Hsueh Tsa Chih 1988Sep;17(3):170-2) e (Chung Hua Chung Liu Tsa Chih 1981 May;3(2):91-3) per il cancro del polmone. Joseph P. (Chest 1980 Aug;78(2):340-3) per il mixoma atriale. Rumi A. (Chir Ital 1986 Jun;38(3):299-304), Fobbe F. (ROFO Fortschr Geb Rontgenstr Nuklearmed 1986 Jan;144(1):106-7) Bathia V. (Indian J Gastroenterol 1989 Jul;8(3):171-2) marnejon T. (Am J Gastroenterol 1997 Feb;92(2):354-6) per il cancro dell’esofago. Taguchi T. (J Pediatr Gastroenterol Nutr 1991 Apr;12(3):394-9) per il carcinoma dell’intestino. Raina V. (Postgrad Med J 1989 Feb;65(760):83-5) per il morbo di Hodgkin. Piazzi M. (Minerva Stomatol 1991 Oct;40(10):675-9) per il M. di Kaposi. Mannell A. (S Afr J Surg 1990 Mar;28(1):26-7) per il tumore del pancreas.
COSCO: Tutti questi lavori cosa attesterebbero?
SIMONCINI: Attestano che la candida possiede una grande capacità carcinogenetica e come oggi non sia più proponibile un suo ruolo patogeno semplicemente consequenziale ad uno stato di defedamento post tumorale. Molti autori tra quelli descritti e anche altri come ad esempio Yemma J.J (Cytobios 1994;77(310):147-58), ammettono oggi quindi un ruolo eziologico diretto del micete nella genesi del cancro; l’errore che viene fatto però è quello di ritenerlo responsabile della produzione di sostanze che alterano la funzionalità nucleare, di inquadrarlo cioè in un ulteriore passo di degenerazione genica, la qual cosa alla fine impedisce di attribuire loro la matrice infettiva tout court, che aprirebbe finalmente la via alla definitiva scoperta del cancro.
COSCO: E del processo infettivo…
SIMONCINI: A dire il vero poi, non è che non sia stato mai ipotizzato un processo infettivo alla base delle lesioni neoplastiche; già nel 1911 Rous P. aveva ottenuto lo sviluppo di tumori maligni mediante trasmissione con filtrati cellulari delle masse neoplastiche (JAMA 1983 Sep 16;250(11):1445-9). Nel 1939 poi Reich W. aveva dimostrato che il cancro è trasmissibile e quindi d’origine infettiva (“La biopatia del cancro” Varese 1994). Ginsburg I. (Science 1987 Dec 11;238(4833):1573-5) dimostra come cellule tumorali di topo infettate da candida albicans e iniettate in ceppi singenici, esibiscano un’aggressività e una capacità di crescita notevolmente aumentate rispetto a cellule tumorali non infettate. Perri G.C (Toxicol Eur Res 1981 Nov; 3(6):305-10) riporta l’alta incidenza di neoplasie in topi alimentati con quote aggiuntive di proteine ricavate dalla candida. Non è affatto logico dunque, in base alle risultanze oggi esistenti, continuare a voler vedere la candida come un microrganismo ai limiti tra la patogenicità e l’innocuità, ma come l’unico, terribile generatore causale delle neoplasie.
COSCO: Com’è corretto dire: il tumore o i tumori?
SIMONCINI: Il tumore è concettualmente uno. Ne esistono però tanti tipi, vuole sapere il perché? Secondo le posizioni ufficiali, essendo l’alterazione genetica alla base dello sviluppo neoplastico, è possibile che esso possa manifestarsi in qualsiasi territorio, con tutte le differenziazioni tipologiche possibili. Secondo il mio punto di vista invece, è sempre la candida ad invadere i vari comparti anatomici, evocando reazioni differenti in funzione degli organi parassitati, che dipendono dalla quantità e qualità dei tessuti interessati. Un organo così, il cui connettivo profondo sia stato invaso, si difende tramite iperproduzioni cellulari che tentano di incistare le colonie fungine tendenti alla completa colonizzazione dell’organismo. Il rapporto esistente in un organo tra tessuti differenziati e il connettivo determina la capacità di reazione, e quindi il grado di malignità di una neoplasia. Meno cellule nobili ci sono, più maligno e invasivo è il tumore. Ad un estremo così ci sono i tessuti nobili inattaccabili, all’altro il semplice connettivo; il tessuto ghiandolare, che rappresenta la media via tra questi due elementi proprio perché dotato di strutturazione complessa, possedendo una certa capacità di incistamento nei confronti dei funghi, può opporsi alla loro invasione producendo il fenomeno del tumore benigno. In pratica, dunque, è sempre la stessa candida che attacca i diversi tessuti adattandosi di volta in volta al tipo di ambiente che trova.
COSCO: Si parla di diverse specie di candida…
SIMONCINI: Le specificazioni allora che vengono usualmente date riguardo alle varie candide (candida albicans, krusei, glabrata, tropicalis ecc.), sottovalutano il fatto che derivano tutte da un unico capostipite il quale, quando muta geneticamente per attaccare l’ospite, diventa ora questo ora quel ceppo. Hopfer R.L. ad esempio ha trovato in colture post-mortem di un malato leucemico, ben 4 specie diverse di candida. Aksoycan N. inoltre (Mikrobiyol Bul 1976 Oct;10(4):519-21) ha dimostrato che 7 diversi ceppi di candida in realtà hanno la stessa struttura antigenica. Odds F.C. (Zentralbl Bakteriol Mikrobiol Hyg [A] 1984 Jul;257(2):207-12) riferisce come lo stesso ceppo di Candida può colonizzare differenti comparti anatomici in tempi diversi. Hellstein J. (J Clin Microbiol 1993 Dec;31(12):3190-9) individua la comune origine clonale sia dei ceppi commensali che di quelli patogeni della candida albicans. La Candida presenta la stessa struttura genetica del cancro. Paradossalmente questo fatto così importante, che dimostra che la candida è il cancro, non viene nemmeno preso in considerazione dalla medicina ufficiale. Vari autori difatti, pur attestandone l’identità genetica, rimangono tuttavia solo su un piano sterilmente descrittivo. Vediamo alcuni di questi lavori: Werner G.A. (Eur Arch Otorhinolaryngol 1995;252(7):417-21) riferisce di aver trovato le stesse sequenze omologhe in campioni di DNA estratti dalla Candida glabrata, dalla Candida parapsilopsis e da cellule provenienti da materiale bioptico prelevato dal carcinoma squamo-cellulare delle vie aeree superiori. Yasumoto K. (Hum Antibodies Hybridomas 1993 Oct;4(4):186-9) e –Kawamoto S. (In Vitro Cell Dev Biol Anim 1995 Oct;31(9):724-9) dimostrano come lo specifico anticorpo monoclonale diretto verso il citocromo C della candida krusei reagisce anche nei confronti di una frazione citoplasmatica di cellule del tumore del polmone. Hashizume S. (Hum Antibodies Hybridomas 1991 Jul;2(3):142-7) e Hirose H. (Hum Antibodies Hybridomas 1991 Oct;2(4):200-6) utilizzano il citocromo C di varie candide per la diagnosi di cancro del polmone. Schwartze G. (Arch Geschwulstforsch 1980;50(5):463-7) suggerisce di utilizzare anticorpi specifici contro la candida nella diagnosi di melanoma maligno. Vecchiarelli D. (Am Rev Respir Dis 1993 Feb;147(2):414-9) evidenzia come colture supernatanti di macrofagi alveolari provenienti da pazienti con tumore del polmone, siano in grado di inibire l’attività fungicida delle cellule polimorfonucleate. Zanetta J.P. (Glycobiology 1998 Mar;8(3):221-5) individua lo stesso comportamento, cioè una accentuata capacità di legame nei confronti dell’IL-2, sia nella candida albicans che nei tumori. Ausiello C. (Ann Ist Super Sanita 1987;23(4):835-40), Giovannetti A. (Acta Haematol 1997;98(2):65-71) e Marconi P. (Int J Cancer 1982 Apr 15;29(4):483-8) riportano come un antigene (un mannoside) proveniente dalla parete della candida albicans, induca una citotossicità antitumorale nei linfociti del sangue periferico. Robinette E.H. Jr. (J Natl Cancer Inst 1975 Sep;55(3):731-3) descrive una notevole resistenza all’inoculazione di dosi letali di candida, in topi a cui sia stato preliminarmente impiantato un carcinoma polmonare di Lewis o di altri comparti anatomici. Cassone A. (Microbiologica 1983 Jul;6(3):207-20) e Weinberg J.B. (J Natl Cancer Inst 1979 Nov;63(5):1273-8) evidenziano una risposta antitumorale significativa in topi cui fosse stato inoculato materiale della parete cellulare di candida albicans. Favalli C. (Boll Soc Ital Biol Sper 1981 Sep 30;57(18):1911-5), Kumano N. (Tohoku J Exp Med 1981 Aug;134(4):401-9) e Cassone A. (Sabouraudia 1982 Jun;20(2):115-25) segnalano il potere immunoadiuvante antitumorale della parete cellulare della candida albicans. Ubukata T. (Yakugaku Zasshi 1998 Dec;118(12):616-20) riporta l’alto potere inibitorio sulla crescita della candida, da parte del siero e del liquido ascitico di un topo portatore di neoplasia. Esiste dunque, al di là di interpretazioni più o meno riduttive, un alto grado di parentela tra la candida e i tessuti tumorali. Considerando poi la infinita variabilità fenotipica del micete, unitamente alla estrema difficoltà di rinvenimento e di tipizzazione dei vari ceppi esistenti, appare legittimo inferire l’identità genetica tra cancro e candida nelle sue varie differenziazioni.
COSCO: In quest’ottica come spiega le metastasi?
SIMONCINI: Il fenomeno delle metastasi. Secondo le posizioni ufficiali, la metastasi rappresenta lo sviluppo di qualche cellula maligna che è sfuggita dalla sede primaria del cancro e che è migrata in un altro comparto anatomico. Secondo il mio punto di vista essa si sviluppa è vero, da cellule sfuggite dal cancro primitivo; solamente che l’unità di base non è una cellula impazzita, ma una cellula fungina che è riuscita a colonizzare un altro organo. L’eventualità e la sede delle metastasi poi, sono in funzione dello stato più o meno eutrofico degli organi e dei tessuti, che possono opporre così una resistenza più o meno efficace a contrastare il radicamento di nuove colonie. Esistono così varie possibilità di diffusione da un tumore primario, a parte quella locale: Assenza di metastasi, se gli altri organi, essendo sani, sono dotati di assoluta capacità reattiva. Formazione di una metastasi, laddove un organo presenti strutture cellulari o tessutali indebolite. Formazione di metastasi multiple in più sedi, quando ormai tutto l’organismo si sta spegnendo per cui tutti gli organi diventano aggredibili. La possibilità di metastatizzazione poi, dipende è vero dallo stato eutrofico dei vari tessuti ed organi, ma anche dalla capacità della candida di adattarsi metabolicamente a situazioni microambientali diverse, la qual cosa alla fine, favorendo la diffusione del micete, accentua l’indebolimento dei tessuti dove si è radicato di nuovo, in un processo di continua e costante demolizione delle capacità reattive dell’ospite fino alla resa. E’ chiaro allora in quest’ottica, come tutte le operazioni e i trattamenti che possiedano un certo grado di lesività nei confronti dei tessuti, possano risultare estremamente pericolosi, perché proprio in questo modo viene favorita la diffusione delle metastasi. Chirurgia, chemioterapia e radioterapia sono pertanto le prime cause di metastatizzazione, in quanto determinano sempre quelle condizioni di sofferenza tissutale tali, da predisporre i vari organi all’invasione tumorale.
COSCO: Quindi lei è sicuro che la Candida è il cancro?
SIMONCINI: In base alle argomentazione svolte, è legittimo affermare che la candida è la causa eziologica del cancro. Risulta difatti che essa: E’ sempre presente nei malati neoplastici. Può produrre metastasi. Ha un patrimonio genetico sovrapponibile a quello dei tumori. Può essere utilizzata per svelare precocemente il cancro. Può invadere ogni tipo di tessuto o organo. Possiede un’aggressività e una adattabilità illimitate e.. è stata dimostrata la sua capacità a promuovere la degenerazione neoplastica. Che cosa si vuole di più? Al di la delle elucubrazioni e distorsioni mentali, essa è realmente il cancro e va combattuta in quest’ottica in tutte le sue varianti patogenetiche. Così solo il cancro verrà sconfitto per sempre.
Giuseppe Cosco
Le bugie della scienza medica
by Duncan on mag.24, 2011, under Controinformazione, Medicina, Scienza
Testi come questo non sono oro colato.
Non vanno presi come assoluta verità su ogni punto.
Ma sono importanti per sentire altre voci oltre a quelle che ci vengono inflitte dalla mafia biance e
dall’establishment medico.
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(Testo preso dal sito.. http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Medicina-e-salute/BUGIE-E-SCIENZA-MEDICA/)
Gran parte delle conclusioni alle quali arrivano i ricercatori nei loro studi sono spesso esagerate, fuorvianti, o addirittura completamente false. Perchè allora i dottori, in buona parte, determinano le loro pratiche terapeutiche da questa disinformazione? Il dr. John Ioannidis si è impegnato nel dimostrare i ragionamenti errati o non scientifici di molti dei suoi colleghi.
Lies, Damned Lies, and Medical Science”
di David H. Freedman
Nel 2001 in Grecia si sparsero voci secondo le quali venivano diagnosticate finte appendiciti ai poveri immigrati albanesi per poter aumentare il numero di interventi effettuati negli ospedali. Una neolaureata, Athina Tatsioni, stava discutendo di queste voci con dei dei colleghi nel policlinico dell’università di Ioannina, ed un professore, sentendo la conversazione, le chiese se fosse disposta a provare la loro veridicità, e la sfidò nell’impresa. Lei accettò la sfida e, con l’aiuto del professore ed altri colleghi colleghi, realizzò uno studio formale che dimostrò che, per qualche motivo, il numero di pazienti con nomi albanesi operati di appendicite in sei ospedali grechi era più di tre volte maggiore rispetto ai pazienti con nomi greci. “Fu difficile trovare una rivista disposta a pubblicare l’articolo, ma ci riuscimmo”, ricorda Tatsioni. “Ho anche scoperto di avere una passione per la ricerca”. La cosa fu per lei doppiamente importante perchè si scoprì che il professore che l’aveva ingaggiata stava cercando di mettere insieme una squadra di giovani medici e ricercatori per un compito piuttosto insolito, e lei aveva passato con successo la prova d’ammissione.
La scorsa primavera partecipai ad uno dei meeting settimanali del gruppo nel campus dell’università, tenuto lungo una strana serie di ripide colline. L’edificio in cui ci incontrammo, così come gli altri della scuola, assomiglia ad una caserma ed i suoi muri sono cosparsi di scritte a sfondo politico. Ma la stanza dell’incontro era una sala conferenze così spaziosa che sarebbe stata degna di una startup della Silicon Valley. Tatsioni ed altri otto giovani ricercatori siedevano attorno ad un grande tavolo ed a differenza di molti loro colleghi statunitensi, somigliavano al cast di una serie medica televisiva. Il professore, una persona elegante e dalla voce cordiale, presiedeva la seduta senza troppe formalità.
Una delle ricercatrici, una biostatistica di nome Georgia Salanti, accese un laptop ed un proiettore…
per illustrare uno studio che stava facendo con alcuni colleghi che si poneva la seguente domanda: “le case farmaceutiche manipolano le ricerche per far sembrare migliori i loro farmaci? Salanti cominciò ad enunciare una serie di dati che sosteneva questa ipotesi ma fu rapidamente interrotta dai suoi colleghi. Uno fece notare che il suo studio non prendeva in considerazione il fatto che le aziende farmaceutiche non danno la giusta importanza ai risultati “importanti” per i pazienti come la sopravvivenza rispetto ai decessi, mentre tendono a riportare risultati più soggettivi come lo stato di benessere auto-diagnosticato (ad esempio “oggi il petto non mi fa male quanto ieri”). Un altro collega rimarcò il fatto che lo studio di Salanti si dimenticava del fatto che quando le aziende farmaceutiche sembravano mostrare una miglioria della salute dei pazienti, non veniva contemporaneamente mostrata la prova che la medicina in causa era la sola artefice di questa miglioria, oppure che la miglioria era trascurabile.
Salanti rimase impassibile, come se essere criticata duramente facesse parse del corso, e non esitò ad ammettere che tutte le obiezioni fossero valide; replicò che una unica ricerca non può dimostrare tutto. Cominciai a capire quanto potessero essere flessibili gli studi effettuati dalle case farmaceutiche. Fu allora che il prof. Ioannidis, che fino a quel momento era stato in silenzio, assestò il colpo di grazia: non sarà, chiese, che le aziende farmaceutiche scelgono con cura gli argomenti dei loro studi, ad esempio confrontando i nuovi farmaci con prodotti già notoriamente poco efficaci, in modo da essere avvantaggiati ancora prima che cominci il balletto dei numeri e delle statistiche? “Forse a volte sono le domande ad essere manipolate, non le risposte”, disse con un sorriso amichevole. Tutti annuirono. Anche se i risultati di alcune ricerche arrivano sulle prime pagine dei giornali dovremmo sempre chiederci se dimostrano veramente qualcosa. Esisterà una ricerca medica di cui possiamo veramente fidarci?
Questa è stata una delle domande principali per Ioannidis, che ha avuto una carriera da metaricercatore, ed è diventato uno dei principali esperti sulla credibilità della ricerca medica. Lui con il suo team ha dimostrato, più volte, ed anche in diversi modi che gran parte delle conclusioni negli studi in ricerca biomedica pubblicati – conclusioni che vengono prese in considerazione dai dottori quando prescrivono antibiotici o medicinali per la presione, o quando ci consigliano di mangiare più fibre o meno carne, o quando consigliano un intervento al cuore o per il mal di schiena – sono fuorvianti, esagerate, e spesso semplicemente errate. Ioannidis sostiene che il 90% delle informazioni mediche pubblicate, sulle quali fanno poi affidamento i medici, hanno dei problemi di fondo. Il suo lavoro è stato ampiamente accettato dalla comunità medica e viene spesso citato nelle più prestigiose riviste del settore, ed alle conferenze le sue presenze sono una grande attrazione. Considerando la sua notorietà ed il fatto che prende di mira il lavoro degli altri colleghi, così come il comportamento dei medici nei nostri confronti ed i consigli che ci danno, Ioannidis potrebbe essere uno degli scienziati attualmente più influenti. Ma nonostante la sua influenza ritiene che la ricerca medica è così fallata e segnata da conflitti d’interesse che sia impossibile correggere questa situazione, o anche semplicemente ammettere l’esistenza di questo enorme problema.
La cittadina universitaria di Ioannina è situata vicino alle rovine di un anfiteatro di 20.000 posti costruito in onore di Zeus sul sito dell’antico oracolo di Dodona. Si diceva che un tempo l’oracolo rispondesse alle domande dei sacerdoti agitando le fronde di una antica quercia sacra. Al giorno d’oggi una nuova quercia invita i visitatori a ripetere il rito. “Porto qui tutti i ricercatori che vengono a trovarmi e quasi tutti rivolgono alla quercia la stessa domanda”, mi racconta Iannidis, contemplando l’albero il giorno seguente il meeting. “Otterrò il finanziamento per la mia ricerca?”. Ridacchia, ma Ioannidis tende a ridere non tanto per allegria quanto per ammorbidire la durezza dei suoi attacchi. Ed osserva che l’ossessione dei finanziamenti ha contribuito molto ad indebolire la credibilità della ricerca medica.
Ioannidis si è imbattuto in questo tipo di problematica la prima volta all’inizio degli anni ’90, da giovane ricercatore ad Harvard. All’epoca era interessato nel diagnosticare alcune malattie rare per le quali scarseggiavano i dati al punto che i dottori dovevano affidarsi all’intuito ed all’esperienza. Ma ben presto si accorse che i medici tendevano a procedere nella stessa maniera anche quando si trattava di tumori, cardiopatie ed altre patologie comuni. Dov’erano i dati che sostenevano le loro scelte terapeutiche? C’erano molte ricerche pubblicate ma in molti casi erano ben poco scientifiche e basate principalmente sull’osservazione di un numero ridotto di casi. Proprio in quel periodo stava nascendo un nuovo movimento a favore di una “medicina fondata sulle prove” in cui Iaonnidis si lanciò a capofitto, lavorando con autorevoli ricercatori della Tufts University e poi assumento incarichi alla John Hopkins University ed all’istituto nazionale della salute. Era molto preparato per questo tipo di lavoro: durante il liceo veniva considerato un prodigio in matematica ed aveva poi deciso di seguire i passi dei suoi genitori, entrambi ricercatori. Ora aveva la possibilità di conciliare matematica e medicina applicando una rigorosa analisi statistica ad un settore altrimenti ben poco rigoroso in tal senso.
“Davo per scontato che tutto ciò che facevamo noi medici fosse sostanzialmente giusto, ma volevo verificarlo”, dice. “Tutto quello che dobbiamo fare è rivedere in maniera sistematica tutte le prove per poterci fare affidamento e poi tutto sarebbe stato perfetto”.
Ma non andò così. Lavorando sulle pubblicazioni mediche, Ioannidis fù colpito da quante scoperte di ogni tipo venissero poi contraddette da scoperte successive. Ovviamente le smentite in ambito medico non sono certo un segreto. E qualche volta arrivano anche sui giornali, come recentemente riguardo diversi studi, che trovano un ampio consenso tra i ricercatori, che concludono che mammografie, colonscopie e test del PSA sono molto meno utili di quanto si pensasse per individuare i tumori. Oppure di quanto farmaci come il Prozac, il Zoloft o il Paxil in molti casi di depressioni non siano più efficaci di un placebo. O che evitare completamente il sole può far aumentare il rischio di cancro, o che bere molta acqua durante una attività fisica intensa può essere potenzialmente fatale. O ancora quando, ad Aprile, siamo stati informati sul fatto che assumere olio di pesce, fare attività fisica e giochi enigmistici non aiuta a prevenire l’Alzheimer come fino a prima sostenuto. Studi sottosposti a revisione tra pari sono arrivati a conclusioni opposte nel valutare se l’uso del cellulare provochi tumori al cervello, se dormire più di 8 ore a notte sia salutare o pericoloso, se assumere aspirina ogni giorno possa allungare o accorciare la vita media, se l’angioplastica sia meglio o peggio dei farmaci per liberare le coronarie.
Ma Ioannidis fu soprattutto sbalordito dai continui capovolgimenti che vedeva nella ricerca medica. I “controlli randomizzati” (randomized controlled trials) che mettono a confronto un gruppo sottoposto ad un determinato trattamento ed un altro gruppo a cui la terapia non viene somministrata erano considerati da sempre una evidenza incontrovertibile, eppure a volte si dimostravano sbagliati. “Mi resi conto che anche le nostre ricerche di tipo ‘gold standard‘ avevano un sacco di problemi”, racconta. Perplesso, cercò di cominciare a capire cosa c’era di sbagliato. E capì ben presto che la gamma di errori commessi era sbalorditiva: a partire da quali domande ponevano i ricercatori, a come impostavano gli studi, quali pazienti reclutavano, quali misurazioni effettuavano, come analizzavano i dati, fino a come venivano presentati i dati e come determinati studi arrivavano ad essere pubblicati nelle riviste mediche.
Questo ampio assortimento faceva pensare ad una disfunzionalità di base più grave e Ioannidis pensava di sapere quale fosse. “Gli studi erano viziati da un errore sistematico”, spiega. “A volte erano apertamente viziati. A volte la manipolazione era difficile da individuare, ma c’era”. I ricercatori cominciavano i loro studi cercando certi risultati, e guarda caso li trovavano. Pensiamo che il processo scientifico sia obiettivo, rigoroso e spietato nel separare ciò che è vero da ciò che vorremmo fosse vero, ma in realtà è facile manipolare i risultati, perfino senza volerlo o senza esserne consapevoli. “In ogni passaggio c’è uno spazio di manovra per distorcere i dati, per rafforzare la propria tesi o per selezionare le conclusioni alle quali si vuole arrivare”, continua Ioannidis. “C’è una sorta di conflitto di interessi intellettuale che spinge i ricercatori a trovare il risultato che ha la maggior probabilità di ottenere un finanziamento”.
Forse solo una minoranza dei ricercatori si comporta in questo modo, ma i loro risultati distorti hanno un enorme impatto sulle ricerche pubblicate. Per ottenere cattedre o finanziamenti, o spesso semplicemente per restare a galla, i ricercatori devono far pubblicare i loro studi in riviste prestigiose, dove il tasso di rifiuto può essere superiore al 90%. Chiaramente gli studi che tendono a superare la soglia sono quelli con risultati clamorosi. Ma se presentare teorie molto attrattive può essere relativamente semplice, trovare conferme nella realtà è tutta un’altra storia. Sottoporre ad un’analisi rigorosa la maggior parte delle ricerche le farebbe crollare sotto il peso di dati contradditori.
Ora immaginiamo che 5 team di ricercatori vogliano testare un’interessante teoria di cui si sta parlando molto e che quattro di loro dimostrino correttamente che la teoria è sbagliata, mentre il gruppo meno preciso, grazie ad errori, colpi di fortuna e/o un’abile selezione dei dati, riesca a “dimostrare” che è giusta. Indovinate quale degli studi finirà sotto gli occhi del medico in una rivista specializzata e finirà al telegiornale in prima serata? A volte i ricercatori fanno notizia confutando un’importante scoperta, cosa che può contribuire quanto meno a sollevare dubbi sui risultati, ma in generale è molto più gratificante aggiungere una nuova intuizione o una caratteristica interessante ad una ricerca già nota piuttosto che sottoporre ad una nuova verifica le sue premesse fondamentali. Del resto semplicemente riverificare i risultati di qualcun altro difficilmente si tramuterà in una pubblicazione, e smentire il lavoro di stimati colleghi può avere sgradevoli ripercussioni professionali.
Alla fine degli anni ’90 Iannidis si installò all’università di Ioannina. Mise insieme la sua squadra, che è fondamentalmente la stessa di oggi, e cominciò ad affrontare il problema in una serie di articoli che spiegavano in che modo alcuni studi davano risultati fuorvianti. Anche altri metaricercatori cominciavano ad identificare l’elevato tasso di errori della letteratura medica. Ma Ioannidis voleva creare un quadro generale basandosi su dati solidi, un ragionamento chiaro ed una buona analisi statistica. Il progetto andò avanti finchè Ioannidis si ritirò infine nella piccolissima isola di Sikinos, nel mar Egeo, ispirato dall’ambiente relativamente primitivo e dalle tradizioni intellettuali evocate da quei luoghi. “Un tema ricorrente della letteratura della Grecia antica è che sia necessario ricercare la verità, qualunque essa sia”, dice. Nel 2005 rilasciò due studi che sfidavano le fondamenta della ricerca medica.
Scelse di pubblicare il primo articolo appositamente sulla rivista online PLoS Medicine, la cui finalità è impegnarsi a diffondere qualunque articolo metodologicamente corretto a prescindere da quanto siano “interessanti” i risultati. Nello studio, Ioannidis ha esposto una precisa dimostrazione matematica di come, ipotizzando un modesto livello di manipolazione da parte del ricercatore, un margine di imperfezione attribuibile alle metodologie di ricerca e la tendenza a concentrarsi sulle teorie più eccitanti invece che quelle più scontate, i ricercatori arriveranno quasi sempre a risultati sbagliati.
Più semplicemente, se si è attirati da un’idea che ha buone probabilità di essere sbagliata, ma si è motivati a dimostrare che è giusta e se c’è un certo spazio di manovra per produrre le prove, quasi sempre si riuscirà a dimostrare che una teoria sbagliata è giusta. Il modello prevedeva, nei vari settori della ricerca medica, tassi di errore più o meno corrispondenti alle percentuali storiche di studi che nel tempo sono stati poi smentiti: si rivela infatti errato l’80% degli studi non randomizzati (che sono anche i più diffusi), il 25% dei controlli randomizzati supposti gold standard, e fino al 10% dei grandi studi randomizzati di qualità platinum standard. Nell’articolo Ioannidis ha espresso la sua convinzione che i ricercatori spesso manipolano l’analisi dei dati, privilegiando i risultati che possono favorire la carriera piuttosto che la buona scienza, ed arrivando ad usare perfino il processo di revisione tra pari (il famoso peer review) – in cui le riviste chiedono ai ricercatori di decidere quali studi pubblicare – per eliminare le opinioni contrastanti. “Puoi mettere in dubbio alcuni dettagli dei calcoli di John, ma è difficile sostenere che l’essenza delle idee non sia fondamentalmente corretta”, dice Dong Altman, un ricercatore dell’università di Oxford che dirige il centro per la statistica in medicina.
Eppure Ioannidis temeva che la comunità medica potesse trascurare i suoi risultati: sicuramente moolte ricerche discutibili arrivano alla pubblicazione, ma noi medici e ricercatori sappiamo ignorarle e concentrarci sulle cose migliori, quindi qual’è il problema? Il suo secondo articolo si occupava proprio di questa obiezione. Ioannidis aveva preso di mira 49 dei tra le ricerche giudicate più importanti degli ultimi 13 anni in base ai due criteri stardard di misura: gli studi erano apparsi nelle riviste più citate negli articoli di ricerca e i 49 studi erano i più citati di queste riviste. Erano gli articoli avevano contribuito alla popolarità come la terapia ormonale sostitutiva per le donne in menopausa, la vitamina E per ridurre il rischio di cardiopatie, gli stent coronarici per scongiurare gli attacchi cardiaci ed una bassa somministrazione giornaliera di aspirina per controllare la pressione e prevenire infarti ed ictus. Ioannidis stava mettendo alla prova le sue tesi non su ricerche di basso livello o quelle semplicemente più accettate, ma sul vertice assoluto della piramide della ricerca. Dei 49 articoli 45 affermavano di aver scoperto interventi efficaci. 34 di queste affermazioni erano state riverificate e 14, cioè il 41%, si erano dimostrate sbagliate o di gran lunga esagerate. Se tra un terzo e metà delle più acclamate ricerche mediche si rivelava inafficabile la portata del problema era innegabile. Questo articolo fu pubblicato nel Journal of American Medical Association.
Dopo aver insistito per farmi vedere i sei monasteri su di un’isola nel centro di un vicino lago, come sembra faccia con tutti i suoi ospiti, si scusò profusamente per l’uso di una luce gialla, spiegando ridendo che non si fidava della capacità di fermarsi in tempo del camion dietro di lui. Considerando la sua volontà, ed anche la brama, di prendere a schiaffi la comunità medica, appare premuroso, allegro e molto cortese. E’ un ascoltatore attento che con i suoi ampi sorrisi e risatine che sembrano di scusa fa sembrare quasi benevoli i duri affondi delle sue argomentazioni. Ed è sempre pronto, anzi prontissimo, a mettere in dubbio la sua competenza e le sue motivazioni come quelle di chiunque altro. Sottile ed elegante, con baffi ben curati, è un quarantacinquenne dai tratti di un nerd brioso – un misto tra Giancarlo Giannini ed un po’ di Mister Bean.
Con l’umiltà e la cortesia che lo contraddistinguono, Ioannidis riesce a far arrivare un messaggio che non è facile da digerire, e tutto sommato nemmeno da credere, e cioè che perfino i più stimati ricercatori di sitituzioni prestigiose a volte sfornano risultati di grido invece di semplici scoperte che però hanno più probabilità di essere giuste. E Ioannidis precisa che le pagine delle più illustri riviste mediche, per non parlare dei quotidiani, sono piene di dati discutibili. Basti pensare a tutti i risultati sulla nutrizione in cui i ricercatori seguono migliaia di persone per un certo numero di anni registrando tutto quello che mangiano, quali integratori assumono, e come cambia la loro salute nel corso dello studio. Poi si chiedono “Cosa ha fatto la vitamina E? Cosa hanno fatto la vitamina C, D o A? Cosa è cambiato con la diversa assunzione di calorie, proteine o grassi? Cosa è successo si livelli di colesterolo? Chi ha avuto un tumore, e di che tipo?”. Passano tutto al setaccio, cominciano a trovare delle associazioni e finalmente concludono che la vitamina X riduce il rischio di tumore Y, oppure che tale prodotto alimentare diminuisce il rischio di una certa malattia”. Nella stessa settimana, quest’autunno, la pagina di Google News mostrava queste notizie: “Maggiori dosi di Omega-3 non aiutano i malati di cuori”, “Frutta e verdura diminuiscono il rischio di tumori per i fumatori”, “La soia potrebbe aiutare le donne anziane con problemi di insonnia” e decine di altri articoli simili.
Quando uno studio condotto per cinque anni su 10.000 persone rivela che chi assume più vitamina X ha meno probabilità di sviluppare il tumore Y è e facile credere che ci siano buone ragioni per prendere più vitamina X, ed automaticamente i medici passano questa raccomandazione ai pazienti. Ma spesso questi studi si contraddicono pesantemente lun l’altro. E così troviamo una moltitudine di annunci e smentite sulle qualità antitumorali delle vitamine A, D ed E, sui benefici di una dieta ricca di grassi e carboidrati per la salute del cuore e perfino sulla possibilità che essere in sovrappeso accorci o allunghi la vita. Come dovremmo orientarci tra questi studi di alto livello sull’alimentazione, ma contradditori? Ioannidis suggerisce un approccio semplice: ignorarli tutti.
Tanto per cominciare, spiega, in una grande raccolta di dati è facile che si sviluppino legami apparenti tra fattori legati alla nutrizione ed alla salute ma che in realtà possono essere solo casuali, un po’ come combinare a caso lettere e poi sostenere che c’è un messaggio importante per ogni parola che si forma. Ma anche se uno studio riuscisse a stabilire un reale rapporto tra un qualche ingrediente e la salute difficilmente potremmo avere dei benefici mangiandone di più perchè tutti noi consumiamo migliaia di elementi nutritivi che interagiscono tra loro in una sorta di rete. E cambiare le dosi di un solo nutriente provocherebbe ripercussioni troppo complesse da capire sull’intera rete con la possibilità che siano tanto benefiche quanto malefiche per la salute. E per di più se anche agendo su quell’unico fattore si portasse un reale miglioramento rimarrebbe aperta la possibilità che sul lungo periodo si manifestino effetti negativi perchè questi studi non seguono quasi mai il decorso di una malattia per interi decenni o fino alla morte. Si accontentano di controllare degli “indicatori” della salute facilmente misurabili come i livelli di colesterolo, pressione sanguigna e glicemia ed i metaesperti hanno dimostrato che cambiamenti in questi indicatori spesso non si correlano bene con la salute a lungo termine.
Nei casi relativamente rari in cui uno studio dura sufficientemente a lungo da tracciare la mortalità, i risultati spesso contraddicono quelli delle ricerche più brevi. (Per esempio, sebbene la grande maggioranza degli studi su persone sovrappeso correla il peso eccessivo con problemi di salute, gli studi più lunghi non hanno mostrato in modo convincente che che le persone sovrappeso muoiano prima, ed addirittura alcuni di essi hanno mostrato che persone lievemente sovrappeso possono vivere mediamente di più). E questi risultati non dipendono dai normali errori di rilevazione (ad esempio normalmente le persone riportano in maniera errata le proprie abitudini alimentari), da analisi sbagliate (i ricercatori si affidano a software complessi che possono manipolare i risultati senza che loro ne siano consapevoli) e da problemi meno comuni ma molto importanti quali le vere e proprie frodi (un problema che, in sondaggi confidenziali si è rivelato molto più diffuso di quanto gli scienziati vogliano ammettere).
Infine, se uno studio riesce a superare tutti questi problemi ed a stabilire una vera correlazione per la salute a lungo termine, non c’è nessuna garanzia di poterne trovare giovamento perchè gli studi riportano risultati medi che rappresentano una vasta gamma di esiti individuali. Se poi doveste rientrare nella minoranza che può effettivamente beneficiarne non c’è da aspettarsi un miglioramento evidente perchè gli studi normalmente colgono solo effetti modesti che tendono a ridurre le già basse probabilità di essere colpiti da una certa malattia. “Le possibilità che da questi studi esca fuori qualcosa di utile è molto bassa”, dice Ioannidis – liquidando così in un attimo gran parte dei 100 miliardi di dollari di ricerche mediche solo negli Stati Uniti.
Una cosa analoga avviene per tutti gli studi medici, dice Ioannidis. E sicuramente quelli sulla nutrizione non sono i peggiori: gli studi sui farmaci hanno l’aggravante del conflitto di interesse economico. Ioannidis aggiunge che i collegamenti genetici con le malattie o altri annunci che vengono costantemente sbandierati dalla stampa perchè sembrano promettere terapie miracolose in passato si sono mostrati così vulnerabili ad errori e distorsioni che tanto valeva giocare a freccette prendendo di mira una mappa del genoma. Vioxx, Zelnorm e Baycol sono tre esempi di farmaci di largo consumo che in ampi controlli randomizzati erano risultati sicuri ed efficaci e poi sono stati ritirati dal mercato per non avere una o l’altra qualità, o entrambe.
“A volte le tesi presentate nelle ricerche sono così stravaganti che possono essere liquidate senza neppure bisogno di approfondire i problemi specifici di quegli studi”, dice Ioannidis. Ma naturalmente è proprio l’originalità delle tesi (una importante ricerca randomizzata ha mostrato che la preghiera di persone sconosciute può aiutare a salvare la vita di pazienti sottoposti ad interventi al cuore, mentre altri hanno dimostrato che li può danneggiare) che contribuisce a far pubblicare i risultati nelle riviste e poi a farli entrare nelle terapie e nel nostro stile di vita, soprattutto se queste idee si basano su evidenze che sembrano straordinarie. “Anche quando l’evidenza mostra che l’idea in una certa ricerca è sbagliata, se hai migliaia di scienziati che hanno investito su di essa la loro carriera, continueranno a pubblicare articoli su di essa”, dice. “E’ come un epidemia, nel senso che se uno è infetto da un’idea sbagliata poi la contagia ad altri ricercatori attraverso le riviste”.
Sebbene gli scienziati ed i giornalisti scientifici continuino a ribadire l’importanza del processo di revisione tra pari, i ricercatori ammettono che gli studi viziati da errori di prospettiva, sbagliati, o persino fraudolenti riescono a venire pubblicati nelle riviste con estrema facilità. Nature, la grande signora delle riviste scientifiche, in un editoriale del 2006 ha scritto: “Gli scienziati sanno che di per sé la revisione tra pari fornisce solo una minima garanzia di qualità ma la percezione che arriva al pubblico è ben distante dalla realtà”. Inoltre il processo di revisione tra pari spesso scoraggia gli studiosi ad avventurarsi su strade nuove e li spinge a lavorare sui risultati dei colleghi (che sono i loro potenziali revisori) in modi che solo sembrino importanti passi avanti. Ad esempio per mirabolanti associazioni genetiche (identificato il gene dell’autismo!) e scoperte nutrizionali (l’olio di oliva abbassa la pressione sanguigna!) che in realtà sono varianti ipotetiche e contradditorie dello stesso tema.
La maggior parte dei redattori delle riviste non cerca nemmeno di difendersi dai problemi che affliggono questi studi. Le università ed i centri di ricerca governativi che supervisionano la ricerca raramente impongono standard di qualità più elevati, e quando lo fanno, la comunità scientifica s’infuria e respinge le interferenze esterne. La protezione migliore nei confronti di errori sulle ricerche e preconcetti dovrebbe avvenire da parte degli studiosi che sottopongono a nuove verifiche le proprie ed altrui conclusioni, ma non lo fanno. Soltanto i risultati di maggiore rilievo vengono messi alla prova, perchè confermarli o smentirli può aiutare a raggiungere la pubblicabilità.
Ma anche negli studi più influenti a volte le evidenze sono veramente limitate. Dei 45 studi supercitati presi in considerazione da Ioannidis ben 11 non sono mai stati verificati una seconda volta. Ma c’è di peggio: Ioannidis ha verificato che un errore di metodo rimane per anni o addirittura decenni, anche quando viene identificato. Esaminando tre degli studi principali degli anni ’80 e ’90 ognuno dei quali successivamente smentito, ha scoperto che i ricercatori continuavano a citare lo studio originale il più delle volte ancora come corretto, in un caso addirittura per 12 anni.
I medici dovrebbero accorgersi che i pazienti non reagiscono alle terapie che la letteratura li aveva indotti a pensare, ma il settore è appositamente condizionato a vedere i propri risultati come aneddotici rispetto a quelli degli studi. Eppure la maggior parte di quello che fanno i medici non è mai stata verificata con studi credibili dato che questa necessità è cominciata a sentirsi solo negli anni ’90. Ora il settore deve recuperare più di un secolo di medicina non basata su prove, dando ancora più importanza alle asserzioni di Ioannidis secondo le quali le conoscenze mediche sono fondamentalmente errate. Il fatto che questa mancanza non porti a gravi conseguenze per la salute è dato principalmente dal fatto che la maggior parte dei consigli ed interventi medici non riguardano condizioni di vita o di morte ma ci portano a lievi migliorie o peggioramenti che non modificano in maniera sostanziale i nostri rischi per la salute.
La ricerca medica non è certo l’unica ad essere afflitta da errori sistematici. Altri esperti metaricercatori hanno confermato che problematiche simili distorcono la ricerca in tutti i settori della scienza, dalla fisica all’economia (dove gli autorevoli economisti J. Bradford DeLong e Kevin Lang una volta mostrarono come una completa insufficienza di prove su studi economici pubblicati porterebbe a pensare che nessuno di loro sia corretto). Ed è superfluo aggiungere che la situazione peggiora ancora con la miriade di saggi popolari che ci vengono propinati da guru e presunti esperti di diete, rapporti umani, investimenti e relazioni familiari. Ma ci aspettiamo di più dagli scienziati, ed in particolare dalla scienza medica, perchè siamo convinti che la nostra vita dipenda dalle loro scoperte. L’opione pubblica difficilmente si rende conto di quanto sia azzardata quesa scommessa. La stessa comunità medica avrebbe continuato a sottovalutare la gravità del problema se Ioannidis non l’avesse costretta ad affrontarlo con gli studi che ha pubblicato nel 2005.
Inizialmente Ioannidis pensò che la comunità avrebbe reagito ai suoi studi contestandoli. Invece sembra sollevato dal fatto che sembri che il settore sia riuscito a dare corpo a questi sospetti, aspettando che qualcuno avesse il coraggio di parlarne, ed anzi ansioso di saperne di più. David Gorski, un chirurgo e ricercatore del Detroit’s Barbara Ann Karmanos Cancer Institute, ha fatto notare, attraverso il suo blog che è molto conosciuto, che quando ha presentato le ricerche di Ioannidis sui lavori più citati ad un meeting professionale “non uno solo dei miei colleghi aveva il minimo cenno di sorpresa o era disturbato dai suoi risultati”. Ioannidis propone una teoria per una tale tranquilla accettazione dei suoi studi. “Non penso che le persone hanno pensato che stessi solo cercando di provocarli perchè ho mostrato che era proprio un problema della comunità invece di additare singoli esempi di cattiva ricerca”, dice. In un certo modo è come se avesse fornito la possibilità per tutti di ammettere le problematiche che li affliggono senza la necessità di mostrarsi colpevoli, in quanto è come se tutti si comportassero nello stesso modo.
Dire che il lavoro di Ioannidis è stato accolto pienamente non gli renderebbe giustizia. Il suo studio pubblicato su PLoS Medicine è il più scaricato nella storia della rivista e non è nemmeno il lavoro più citato di Ioannidis, che è invece quello pubblicato in Nature Genetics sulla problematica dei legami genetici. Molti ricercatori vogliono lavorare con lui : ha pubblicato studi con 1328 diversi coautori di 538 istituzioni in 43 diversi paesi, dice. Stima di aver ricevuto l’anno scorso 1000 inviti a parlare ad altrettante conferenze ed istituzioni sparse per il mondo e accettava una media di 5 inviti al mese fino a che un problema di vertigini dovuto all’eccessivo viaggiare non l’ha fermato. Ciononostante, nelle settimane prima della mia visita aveva già partecipato ad una conferenza sull’AIDS a San Francisco, all’European Society for Clinical Investigation, all’Harvard’s School of Public Health, alla scuola di medicina di Stanford and Tufts.
A Ioannidis non sfugge l’ironia di aver avuto tutto questo successo accusando la comunità della ricerca medica di cercare solo il successo e nota che bisognerebbe sollevare il problema se lui stesso non stia gonfiando i suoi risultati. “Se conducessi uno studio e le conclusioni dimostrassero che nel campo della ricerca non ci fossero pregiudizi, lo pubblicherei?”, si chiede. “Mi creerebbe un vero conflitto psicologico”. Ma il suo cruccio più grande, dice, è quello che benchè i suoi colleghi ricercatori sembrano aver recepito il suo messaggio, nessuno in realtà si preoccupi di migliorare la qualità del proprio lavoro. “Forse non incontro grosse resistenze in quello che dico”, spiega. “Ma è difficile cambiare il comportamento abituale ed il modo di pensare di medici, pazienti e persone sane”.
Nonostante l’aspetto del campus della scuola di medicina dell’università di Ioannina sia decisamente caotico, l’ospedale ha un aspetto solido e rassicurante. Athina Tatsioni si offre di farmi visitare la struttura ma riusciamo a malapena a raggiungere l’entrata che una donna anziana dall’aria preoccupata la ferma. Tatsioni, normalmente piuttosto riservata, è molto calorosa con la signora e dopo una breve ma intensa conversazione la abbraccia e la saluta. Tatsioni mi spiega che quella donna e suo marito furono pazienti anni orsono, ed al momento il marito era ricoverato con dolori addominali. Tatsioni le aveva promesso di passare nella sua stanza per salutarlo. Ricordando la storia dell’appendicite la punzecchio in proposito e mi confessa di volerlo controllare personalmente. Deve però comportarsi in modo circospetto per non dare l’idea di voler controllare l’operato degli altri medici.
La sua preoccupazione non è tanto che gli asportino inutilmente l’appendice quanto la preoccupazione che, come accade a molti pazienti, gli vengano somministrati una serie di farmaci che possano essergli poco utili ed invece causargli problemi. Normalmente vengono richiesti una serie di esami biochimici come grasso epatico, funzionalità pancreatica e così via”, mi dice. “I test potrebbero rivelare qualche problema, ma sono probabilmente irrilevanti. Una semplice chiacchierata con il paziente ed una anamnesi accurata potrebbe dare risultati migliori”.
Ovviamente a tutti i medici è stato insegnato di far fare quegli esami, fa notare, e seguire quella pratica fa risparmiare tempo rispetto ad una lunga chiacchierata con il paziente. I medici vengono anche istruiti a somministrare al paziente ogni farmaco che che possa contribuire a sistemare i valori sballati. Ma quello che nessuno gli ha insegnato a fare è esaminare gli studi che supportano l’uso di questi farmaci come terapia standard. “Quando leggi gli articoli scopri spesso che i farmaci non funzionano meglio di un placebo. E nessuno ha studiato come interagiscono con altri farmaci. A volte basta togliere ad un paziente tutte le medicine per farlo stare subito meglio”, dice Tatsioni. Non soltanto controllare le ricerchè è una attività che richiede tempo, ma spesso sono gli stessi pazienti che non vogliono rinunciare ai loro farmaci perchè li trovano rassicuranti.
Più tardi Ioannidis mi dice che ha scelto di avere diversi clinici nel suo team. “I ricercatori ed i medici spesso non si capiscono perchè parlano una lingua diversa”, dice. Visto che alcuni dei suoi ricercatori passano più della metà del tempo a visitare i pazienti, spera che la sua squadra sarà in grado di colmare questo vuoto. La loro esperienza di prima mano viene comunicata ai team di ricerca e questo li aiuta a scrivere le ricerche con un linguaggio più convincente per i medici. Secondo lui non è necessario che i medici prendano le loro decisioni basandosi esclusicamente su prove certe perchè il trattamento dei pazienti è troppo complesso perchè sia possibile definire ogni singolo caso con uno studio dettagliato. “I medici devono sapersi affidare al loro istinto nel fare le proprie scelte. Ma queste scelte devono essere il più possibile supportate dalle prove. E se le prove non sono attendibili, i medici dovrebbero saperlo. E così i pazienti”.
In effetti, la possibilità di divulgare i dati sulle ricerche mediche è una questione spinosa per la comunità dei metaricercatori. I medici hanno già l’impressione di dover faticare parecchio per impedire ai pazienti di rivolgersi a terapie alternative come l’omeopatia o di autodiagnosticarsi in modo errato via Internet, o più semplicemente di trascurare i trattamenti necessari, quindi non hanno nessuna voglia di fornire altre ragioni per evitare di fidarsi del loro operato. Tutto questo senza considerare che la disillusione del pubblico potrebbe ripecuotersi negativamente sui finanziamenti alla ricerca. A Ioannidis non interessano queste preoccupazioni. “Se non parliamo al pubblico di questi problemi allora non siamo migliori dei falsi scienziati che sostengono di poter guarire le persone”, dice. “Se i farmaci non funzionano e non siamo sicuri di come curare una malattia, perchè dovremmo sostenere il contrario? Ma se effettivamente non siamo in grado di fare miracoli, per quanto tempo riusciremo ad ingannare l’opinione pubblica? La ricerca scientifica è probabilmente la più grande conquista nella storia dell’umanità, ma questo non implica di avere il diritto di ingigantire i nostri risultati”.
Potremmo risolvere la grande degli errori, dice Ioannidis, semplicemente se smettessimo di aspettarci che gli scienziati abbiano sempre ragione. Questo perchè nella scienza va bene avere torto, ed è anche necessario – purchè si ammetta apertamente il proprio errore invece di nasconderlo, e si passi a qualcosa di nuovo finchè non si riesca ad arrivare a qualcosa di genuinamente rivoluzionario. Ma finchè le carriere rimarranno legate alla produzione di un fiume di ricerche abbellite per sembrare più corrette di quello che sono, gli scienziati produrranno esattamente quello.
“La scienza è una materia occupazione nobile, ma a basso rendimento”, dice Iannodis. “Credo che solo una piccolissima percentuale della ricerca medica potrà portare miglioramenti notevoli negli esiti clinici e nella qualità della vita. Dobbiamo accettare serenamente questo fatto”.
Un dialogo surreale sui quotidiani orrori psichiatrici
by Duncan on feb.11, 2011, under Controinformazione, Medicina, Resistenza umana
Alberto Cantoni è una persona in cui mi sono imbattuto da qualche anno, e che stimo tanto. Persona eclettica e ricercatore dello spirito. Coltivatore di antiche sementi, addestratore di cavalli, sciamano che segue la Via degli Indiani d’America (il suo nome “indiano” è Falco nel Vento, Autore anche di un libro che racconta la sua impresa di percorrere l’Italia in marcia o correndo, come grande atto a favore della pace e contro la guerra che incombeva, anni fa, nei territori irakeni, e che poi si concretizzò davvero.
Alberto mi ha inviato questo dialogo… surreale, ma non inventato.. dannatamente vero.. come i tanti orrori psichiatrici che avvengono quotidianamente in innumerevoli territori periferici. Come tante vite sacrificate a interesse, opportunismo e menzogna. Come i tanti bombardamenti di psicofarmaci su “cavie” indifese.
Vi lascio direttamente alle loro parole..
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Alberto Cantoni– Ciao Fabio, io non ti conosco ma mi sembri una persona simpatica, ragionevole ed attiva socialmente…come ti sei ficcato in questa situazione? Hai avuo problemi di tipo schizofrenico? (o almeno cos’ ti è stato diagnosticato? hai aggredito qualcuno?) Te lo chiedo perchè sono parecchio incazzato con l’istituzione medica e come trattano i problemi esistenziali, psicologici, spirituali delle persone…mi è già capitato di aiutare un’amica che da 10 anni prendeva psicofarmaci e aveva tentato varie volte il suicidio…la avevano convinta che aveva un problema fisico e che avrebbe dovuto prendere farmaci tutta la vita. Ora non solo non li prende più, ma sta bene ed ha trovao un compagno e ha iniziato una nuova vita….ma dimmi di te,se ti va…
Fabio– Io sono obbligato a prenderli, perche il mio psichiatra non vuole che risulti la prova legale che dimostrerebbe i suoi errori al momento che, non facendone uso dimostrerei scientificamente di star meglio. Lui è anche un piccolo politico ammanicato con Comune, Provincia, Questura, e tutta la Firenze che conta, ha i mezzi per tenermi bloccato in questa situazione, pur di non compromettersi la carriera, le amicizie disoneste come lui e la faccia. Mi tiene in pugno da 17 anni solo per una denuncia di uso di cannabinoidi e continue lamentele dei miei stupidi genitori, i quali sono stati convinti da questi medici che potrei essere cerebroleso, mentre quando gli porto qualsiasi avvocato, elogiano furbamente, la mia intellingenza che ritengono pur malata per difendersi.
Alberto Cantoni– no dai…ma stai scherzando o dici sul serio? solo per uso di canapa??nemmeno droghe pesanti? ma hai fatto incidenti in macchina? aggredito qualcuno? hai commesso reati dopo aver fumato? mi sembra pazzesco…roba da denuncia…possibile che tu non sia riuscito a trovare nessuna associazione che ti aiutasse? è una cosa veramente assurda. Ma quando dici sto meglio e lo dimostrerei anche senza i farmaci, a cosa ti riferisci? come esprimevi il tuo stare male?
Fabio– Il mio stare male deriva dall’uso stesso dei farmaci, è questo che non vogliono che io dimostri non facendone uso, danno noiosi effetti collaterali e di stanchezza, scambiata per calma ritrovata grazie alla cura. Io sarei ancora piu calmo ma al tempo stesso piu vigile se non li usassi, in oltre in uno dei tanti ricoveri obbligatori mi procurarono un sospetto arresto cardiaco, o almeno un rischiosissimo collasso che gli obbligo ad iniettarmi adrenalina in vena.
Alberto Cantoni– ma hai contattato qualcuno? altri dottori? associazioni, giornali? perchè dici che ti hanno fatto vari ricoveri coatti…cosa li spingeva a ricoverarti, dopo aver iniziato il trattamento? ti sei forse rifiutato di assumere psicofarmaci? che avvocati hai contattato? ti hanno dichiarato incapace di intendere e di difenderti in tribunale?
Fabio– non ho potuto ancora provarci a difendermi perche solo ora mi son convinto a cercare un avvocato con gratuito patrocinio, non ho soldi, i ricoveri partivano dal presupposto che, non avendo accettato il fatto di averne bisogno, bastava un acceso litigio verbale in casa perchè i miei potessero chiamare il 118 che a sua volta (non sò cosa sia la D.E.A.), era autorizzato a procedere con la polizia o carabinieri, i quali dichiaravano con le buone e con le cattive di avere il dovere di portarmi a visita, in reparto psichiatrico i cui medici di turno obbedivano automaticamente al mio medico che è il loro responsabile,nonostante qualunque fosse il mio vero stato..
Fabio– Ma sono sempre stato scoraggiato dal fatto che servono controaccertamenti medici che può farmi solo un professionista a pagamento o lo Stato, e per quest’ultimo, il medico legale che se ne dovrebbe occupare,è proprio un collaboratore del mio e a cui dovrei ampliare l’accusa.
Alberto Cantoni– è davvero pazzesco…ma con i tuoi genitori come mai non sei riuscito a venire a patti, a tranquillizzarli, a trovare una soluzione pacifica? ma che sono nazisti?li hai minacciati fisicamente? li hai derubati? quanti anni hai? e nessun giornale, o associazione o partito ti ha dato dei consigli o pubblicato articoli sul tuo caso? ma qui…se le cose stanno come dici e ti credo, c’è da fare un casino enorme, da mandare in galera della gente. Neanche i tossico dipendenti da eroina sono trattati così…davvero mi sembra incredibile…almeno una volta avrai avuto una crisi, avrai dato di matto come reazione ai loro abusi? non posso pensare che i tuoi genitori siano davvero così stupidi.
Fabio– Bisogna vedere cosa vuol dire dare di matto, in effetti una volta mi ci hanno portato..cazzottai mio padre al torace, ma mi avevano già fatto almeno 8 ricoveri forzati in precedenza a causa sua e di mia madre, e erano almeno 15 giorni che non dormivo e venivo pressato a farmi ricoverare, non dormivo anche per quello. Quand’ero già al 17° ricovero, gli rubai 100€ dal portafoglio per qualche sera al PUB, ormai di loro mi ero sdegnato…comunque l’unica denuncia esistente a mio carico è stata fatta dai carabinieri nel ’93 per detenzione di 5 gr. di fumo durante il militare mentre ero in licenza, ebbi un processino penale e venni assolto per decadenza della legge in vigore fino ad allora, i miei però si rivolsero al SERT dove furono indirizzati da uno psichiatra a parlare con il mio attuale psichiatra, ed ora quello psichiatra è passato da qualche anno, sotto la direzione del mio e gli è stato assegnato l’ascolto dei miei genitori. Io avevo chiesto al mio che recuperassero almeno allo stato di preoccupazione dei genitori nei miei confronti, ma invece questi delinquenti la confermano, avendomi ormai da 3 anni imposto una ignezione mensile e accordandosi con loro che non chiamassero piu il 118, durante i diverbi e che lo avrebbero fatto loro stessi, al primo rifiuto dell’ignezione di Haldol. In amicizia con lo psichiatra della medicina legale, che mi concesse immediatamente l’invalidità pur di convalidare la versione del mio medico, questi medici di zona, mi stanno impedendo di avere un lavoro, da ormai 17 anni, perchè il medico della med legale di cui parlo è anche passato ad essere responsabile degli inserimenti negli ambiti lavorativi all’ufficio di collocamento mirato per invalidi, della provincia. Tutto ciò allo scopo che io non possa arrivare a dimostrare socialmente un sano stato di salute mentale, che contraddirrebbe la loro diagnosi. Avevano come di loro consueta abitudine, pensato a tutto anche legalmente e non solo sotto il profilo medico, infatti mi diagnosticarono anche manie di persecuzione di modo che le mie eventuali denunce non venissero credute valide. Come minimo si sono guadagnati Favoritismi, Carriera e cavie umane gratuite. Renzi, era alla provincia ed ora è sindaco, e la lobby fiorentina si consolida…il sindaco è direttamente responsabile di quelli marchiati come me…non sò se riuscirò mai a trovarmi un avvocato con le palle, d’ufficio disposto a giocarsi la faccia pur di sradicare un sistema di questo tipo, ti ricordo che se lo stato mi farà un’accertamento medico, sara fatto da questi stessi medici a cui devo dar contro e non ho mai visto lo Stato suicidarsi volontariamente.
Ridere per guarire
by Duncan on gen.08, 2011, under Disciplina, Guarigione, Ispirazione, Medicina
Mi ha sempre colpito la storia di Norman Cousin…
Cousin guarì da una grave malattia fondamentalmente con due sistemi.
1-MASSICCE DOSI DI RISATE GIORNALIERE
2-NOTEVOLI DOSI DI VITAMINA C AL GIORNO
Casi come il suo hanno posto molto l’attenzione sul potere della risata, e anche sulle proprietà benefiche della vitamina C, che a differenza di altre vitamine è ritenuta essere tolleata dal corpo anche a dosaggi notevoli, e anzi essere fondamentalmente benefica.
Di seguito riporto un articolo dove si parla di Norman Cousin..
Ma prima vi parlo di una particolare applicazione della terapia della risata..
Ossia, si tratta di ridere di seguito.
E intendo ridere almeno 15/20 minuti di seguito…
Quasi nessuo ride di seguito.. neanche cinque minuti..
Ridere di seguito provoca a un tale scatenamento di ormoni delbenessere, da provocare un afflusso di energie inaspettate dentro dite, un senso di galvanizzazione, un calore al basso ventre, un otevole mutamento umorale…
Non ditemi che non siete in grado di ridere per venti minuti diseguito! Basta semplicemente “fare l’atto” del ridere… anche meccanicamente,, facendo i movimenti della bocca.. dicendohahahaha…:-),e cc… a un certo punto riderete sul serio..
Fate la prova.. almeno venti minuti al giorno.. DI SEGUITO!!
E prendete anche la vitamina C, che male non vi fa..:.-)
Salutamos Compagneros
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(articolo tratto da questo sito.. http://www.esoterya.com/norman-cousins-guari-con-la-terapia-della-risata/4801/)
Un mistero molto curioso quello che circonda la guarigione dello scrittore Norman Cousin, ammalatosi al ritorno da un viaggio all’estero nel 1964. All’inizio di quell’estate venne preso da una leggera febbre e un malessere generalizzato che però ben prestò si tramutò in forti dolori alle articolazioni, spossatezza che presto lo portarono ad avere gravi difficoltà motorie.
L’uomo consultò un medico e fece tutti gli esami necessari per stabilire di quale malattia soffrisse: gli fu diagnosticata una forma molto grave di artrite che colpisce i tessutti connettivi.
Era una forma molto grave per cui aveva 1 possibilità su 500 di sopravvivere subendo in ogni caso una devastazione fisica che lo avrebbe condotto ad una progressiva immobilizzazione.
Cousins però decise di non arrendersi e combattere contro la malattia e cominciò a studiare la scienza medica, compresa la sua storia. Rimase affascinato dall’effetto placebo di alcuni farmaci privi di valori curativi e comprese che spesso l’autosuggestione poteva essere la spinta giusta alla guarigione. Su questo si basava l’effetto di questi farmaci.
Studiando comprese e sottoscrisse l’idea che le emozioni giocano un ruolo più che mai attivo nello stato di salute delle persone: le negative procuravano effetti biochimici negativi sul corpo, ma quelle positive (amore, speranza, fede, la risata, la fiducia in sé, la voglia di vivere) avevano un effetto terapeutico.
Cousins decise di perseguire la ppositività per combattere il suo male. Si fece dimettere dall’ospedale e, d’accordo con il suo medico, continuò a prendere i farmaci, ma allo stesso tempo iniziò la terapia del sorriso, dosi giornaliere dei film dei fratelli Marx, libri umoristici e quanto potesse farlo ridere.
Otto giorni dopo il suo incredulo medico cominciò a notare veri e propri miglioramenti. Cousins, quattro mesi dopo, riprese a lavoare a tempo pieno, inspiegabilmente. Com’era prevedibile gli scettici sostennero che non era possibile, ma l’uomo era ben convinto dell’interazione tra il corpo e la mente, dove quest’ultima riesce a condizionare in modo alquanto misterioso la salute fisica. Molte tecniche teraupeutiche al di fuori della medicina convenzionale si basano proprio su questo
Il più grande guaritore vivente
by Duncan on gen.02, 2011, under Guarigione, Medicina, Misticismo, Simbolo

Anni fa mi imbattei nelle storie su questo tipo..Joao Texeira.. detto Joao de Deus.. e considerato il più grande guaritore vivente. Mi colpirono molto. Anche perchè tanti che parlavano bene di lui erano stati in precedenza iperazionalisti, alieni anche dall’ombra del
misticismo.. e poi perché lui non si fa pagare, e considera la sua come una missione totale. E poi perché esiste un archivio immenso di persone che sarebbero guarite…. Vedete io credo che su 1000 persone che si definiscono guaritori.. veramente pochi sono quelli che lo sono veramente, e imbonitori, ciarlatani e manipolatori abbondano.. Ma quei pochi veri guaritori esistono. E su questo non ho nessun dubbio.
E lo dico.. perché qualcosa l’ho vista negli anni…
Io non ho mai incontrato questo Joao.. che abita.. in Brasile.. ma credo che sia una persona che abbia qualcosa da dare e dadire..Quello che leggerete è uno dei testi più belli e interessanti su di lui.. tratto da un numero della meravigliosa rivista internazionale Nexus New Time di diversi anni fa..
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Accade molto spesso che, poco prima di scivolare nel sonno, ci
sovvengano dei pensieri relativi alle nostre origini e allo scopo
della nostra esistenza. Quando la giornata lavorativa è terminata,
guardiamo il notiziario delle 18:00 e ci stanchiamo per la troppa
televisione. In quell’oscuro stato di attesa, fra lo spegnimento
delle luci e il benvenuto calare del sonno, le nostre menti si chiedono
spesso la ragione del nostro esistere. Io so che lo faccio!
Ero proprio come voi – gran lavoratore, impegnato, ambiziosa – e dopo
venticinque anni di giornate di dodici ore sentii che ce l’avevo
fatta. Ero un uomo d’affari di successo, l’orgoglioso proprietario di
parecchi negozi di gioielleria, che si godeva i frutti del proprio
lavoro: una grande casa di fronte all’acqua, un lussuoso appartamento
sulla spiaggia, investimenti in proprietà, una Mercedes-Benz e scuole
private per i miei figli. Ma nel più profondo del mio essere sentivo
che la vita doveva avere uno scopo più elevato. Sicuramente questo
non poteva essere tutto. Allora un giorno, piuttosto inaspettatamente, il
“Signore mi portò via”; in effetti, non fu il Signore, ma una “vita
inferiore” – un comune ladro che rapinò uno dei miei negozi e ridusse
in cocci la mia meravigliosa vita materiale.
Mentre me ne stavo seduto a fissare il negozio svuotato, contemplando
le conseguenze di una polizza d’assicurazione che non copriva questa
eventualità, ebbi il primo barlume di quanto fragile, quanto futile
sia una via puramente materiale.
Fu nei tristi mesi successivi di curatela fallimentare che fui
costretto a cercare un significato più profondo della vita. Quando il
mondo smise finalmente di girare e persi tutto ciò che mi era più
caro–matrimonio, benessere, proprietà, profitto e, soprattutto, la mia
autostima – giunse l’ora di cercare un altro significato; non,
aggiungo subito, il ritualismo delle religioni moderne o il fanatismo
zelante delle loro neonate discendenze. Gli anni del commercio
calcolatore mi lasciarono un’attitudine permanente verso i fatti
concreti della vita, quindi avevo bisogno di prove tangibili per
supportare qualunque nuova credenza.
Ebbi l’opportunità di osservare, in prima persona, l’irrefutabile
prova della ragione della nostra esistenza. I contenuti di questo
libro si basano su mie osservazioni personali.
Da dove veniamo e dove stiamo andando sono questioni difficili su cui
meditare nella moderna corsa giornaliera per la sopravvivenza
finanziaria. Quella confusione tra i corn-flakes e il notiziario
delle 18:00 non lascia molto tempo per riflettere. Ce ne vuole invece, di
tranquillo, e ce ne vuole parecchio. Occorre istruzione, spiegazione
ed educazione su una materia che è l’antitesi del materialismo; un
qualcosa che è totalmente intangibile, incomprensibile, un altro
mondo – letteralmente, un altro mondo.
Come esseri umani fisici, abbiamo bisogno di prove prima di credere.
Io, per la maggior parte della mia vita, ho accettato come reale solo
ciò che ho potuto vedere, sentire, mangiare o mettere in un
registratore di cassa. Ero estremamente scettico. In quel memorabile
giorno del gennaio 1996, quando per la prima volta mi accovacciai per
terra nel grande atrio ad Abadiania, così vicino che potevo toccare
l’azione, armato di macchina fotografica SLE e di flash, osservai
scrupolosamente in cerca della “carta nascosta”, del gioco di
prestigio o dell’ovvia “combinata”. Ciò che vidi mi sbalordì, come
sbalordisce le innumerevoli migliaia di altre persone che assistono
per la prima volta. Vidi Raul alzarsi dalla sedie a rotelle, dopo
cinquantanni di paraplegia, e camminare. Ancora riluttante, la mia
incredulità ricevette il colpo di grazia quando assistetti alla
rimozione di un tumore dall’occhio di una donna da parte di un Joao
con gli occhi bendati, usando solo un coltello da cucina.
Ora, avendo osservato innumerevoli operazioni, guarigioni e cure,
inclusa la mia asma cronica, sto convertendo quelle energie dissipate
nello scetticismo e nella falsa sofisticazione in questa semplice
cronaca della dedizione di un uomo verso l’umanità, di una
proporzione e di una sincerità che sfidano la nostra logica occidentale. Noi
tutti attendiamo una prova come mezzo di verifica, ma talvolta, anche
quando vediamo l’evidenza, troviamo ancora difficile accettarla perché la
sua comprensione è contraria alla nostra educazione occidentale. Tale è
la situazione che circonda le cure di Joao Teixeira da Faria.
Joao è un uomo umile che si è prefisso un duplice scopo nella vita:
curare il male; e rendere le persone consapevoli che noi siamo qui
sulla terra per migliorare il livello “sull’altro lato”, per elevare
e migliorare la posizione delle nostre anime nell’aldilà tramite ciò
che facciamo nella vita fisica. Sebbene Joao sia probabilmente il medium
guaritore più osservato, registrato e testato mai entrato in questo
mondo fisico, è difficile anche per gli autori più informati
tracciare una sequenza logica della sua vita. Le informazioni circa i suoi
primi anni di vita sono scarse. In gioventù fu più impegnato a cercare di
sopravvivere che a registrare date e avvenimenti. Persino una
semplice, cronologica collocazione degli eventi negli anni giusti
risulta un’impresa frustrante. Non ci sono dati salvo quelli nei
ricordi dei suoi colleghi, e differiscono alquanto.
Joao stesso è una fonte povera di dettagli poiché egli non ricorda
nulla delle sue azioni mentre è incorporato dallo spirito, e, anche
quando ne è libero, egli rimane ancora parzialmente sotto il loro
controllo. I medium di alta elevazione sono, per la maggior parte,
accordati a livelli spirituali per tutto il tempo. Un po’ come una
televisione lasciata senza volume, essi possono ancora funzionare ma
la loro attenzione è distolta.
Persino oggi, i suoi lavori costituiscono una successione si
miracoli, attuati così velocemente e con una frequenza tale che è quasi
impossibile rilevarne i dettagli di uno prima che un altro stia già
avvenendo. I meri numeri delle persone che cercano il suo aiuto
lasciano poco tempo alla riflessione o alla registrazione di dati
precisi. Egli opera e guarisce più persone in un giorno di quanto un
ospedale occidentale riesce a fare in un mese. I membri del suo
gruppo sono tutti volontari, ma solo uno di essi si dedica per due giorni
alla settimane e gestisce le registrazioni.
E ora, la questione della prova.
Noi umani siamo creature strane. Talvolta vediamo l’evidenza ma
rifiuti8amo la spiegazione, combattendo piuttosto per dare una nostra
personale spiegazione, che si adatti alla nostra limitata conoscenza;
preferibilmente una spiegazione che non vada a scuotere troppo la
nostra “barca della coscienza”, che non richieda un cambiamento
troppo radicale della vita, e che non scalfisca il guscio di sicurezza
rappresentato dalla nostra comprensione e percezione. Alla luce
dell’evidenza in questo libro, non c’è una spiegazione alternativa.
Joao Texeira da Faria è la prova vivente. E’stato testato ed
esaminato dalle migliori menti scientifiche che questo pianeta possa riunire.
Accetta di buon grado queste indagini nella speranza che possano
provare ad ognuno l’esistenza del mondo spirituale e l’importanza di
vivere correttamente in questa vita sì da elevare noi stessi in
futuro, anziché sopportare una limitazione del karma.
Joao dedica la sua vita a sanare i malati e gli incurabili, senza
essere pagato e senza pregiudizi. Egli incoraggia la
videoregistrazione del suo lavoro giornaliero e accetta che chiunque
lo osservi, specialmente i medici la cui partecipazione è
particolarmente benvenuta.
Vedere Joao passare la mano sopra il seno malato di cancro di una
donna cui è stato diagnosticato un carcinoma maligno e poi sollevarne
la maglia per rivelare un’incisione fresca, abilmente suturata, e il
tumore scomparso, induce anche l’osservatore più riluttante a
chiedersi, “Chi ha fatto ciò?”. Forse la storia della vita di
quest’uomo straordinario vi aiuterà a trovare le risposte a queste
domande.
Si sostiene che Joao Teixeira da Faria sia attualmente il più potente
medium vivente e sicuramente può essere annoverato fra i più grandi
degli ultimi duemila anni. Un “medium”, come definito dall’Oxford
Dictionary, è una persona che funge da “intermediario spirituale tra
i vivi e i morti”. Joao non solo comunica con lo spirito, ma incorpora
l’entità dello spirito; egli viene letteralmente sostituito dallo
spirito e, nel fare ciò, perde coscienza, “svegliandosi” qualche ora
più tardi senza avere idea delle azioni intraprese durante
l’incorporazione. Mentre è “entità”, il suo corpo viene usato come
mezzo per eseguire interventi chirurgici fisici e apparentemente
miracolose guarigioni di malattie da parte delle entità spirituali
che lavorano attraverso di lui .
Il “dono” di Joao non è ereditario. Non si tratta di una tecnica
acquisita, né può essere trasmessa ad un’altra persona. A sedici anni
egli accettò la responsabilità di dedicare la sua vita all’incorporazione dello spirito allo scopo di guarire il male.
Accettò un impegno per tutta la vita che gli sarebbe costato molto e
che spesso lo’avrebbe ripagato con l’abuso, la privazione personale,
la persecuzione e l’ingiusta carcerazione. Ottenere fiducia con una
così pesante responsabilità richiede una persone forte, morale, retta
ma umile, dall’integrità indiscutibile. Come se queste restrizioni e
criteri puritani non fossero abbastanza, egli deve anche concedere
gratuitamente i propri servizi, per timore di perdere il dono.
Per comprendere l’enormità del suo dono, e capire gli incredibili ma
veri avvenimenti a malapena riportati in questo libro, si devono
accettare, benché temporaneamente, le seguenti credenze:
1) Abbiamo tutti vissuto molte vite prima di questa. Siamo
incarnati,
e dopo questa vita ci reincarneremo in un’altra vita.
2) Se si rimuove il guscio fisico che chiamiamo corpo, ciò che
rimane
è il vero io: la propria anima, il proprio spirito. Questa eterna
essenza è in un perpetuo stato di miglioramento o deterioramento a
seconda di come si vive in ognuna delle vite fisiche.
3) Il libero arbitrio rappresenta il solo mezzo per il quale
l’io
fisico, e di conseguenza la propria anima, può migliorare la propria
posizione dopo la morte.
4) Il karma è il mezzo con cui si pagano i propri debiti per
avere
agito male o con cui si è ricompensati per aver liberamente scelto il
bene in ogni vita.
5) C’è un mondo spirituale! Esso è molto più complesso del
nostro
mondo fisico. Molto più potente e decisamente più bello per coloro
che
si sono guadagnati un posto lì. E’ a molti livelli e
multidimensionale, per provvedere all’infinito numero di stadi di
sviluppo attraverso cui passano le anime.
6) Gli spiriti, sia buoni sia cattivi, sono costantemente con
noi.
Quindi, molte di quelle strane coincidenza che sperimentiamo
(usualmente quando le desideriamo più ardentemente) sono il risultato
di una generazione di pensiero preso e fatto agire dalle nostre
guide,
le proprie guide spirituali. Ciò aggiunge un nuovo significato alla
citazione biblica, “Chiedi e ti sarà dato”.
7) I nostri corpi umani sono generati e protetti da campi di
energia.
Vi sono sette strati corrispondenti, ognuno con la propria densità o
frequenza, e sette chakra principali (vortici rotanti). Alcune
persone
possono realmente vedere questi strati come aure. Se viviamo in modo
salutare, delle vite pulite, i nostri campi di energia ci proteggono
molto bene. Al contrario, se abusiamo di noi stessi eccedendo con
alcool, droghe o vite malsane, i nostri campi si indeboliscono,
verranno attaccati e attrarranno effetti indesiderati. La malattia
inizia in questi strati esterni e i campi perdono la loro vibrazione
(spesso ci sentiamo depressi qualche giorno prima di ammalarci
effettivamente).
Il marchio del successo di Joao è visibile nelle migliaia che
affollano il suo centro di cura ospedaliero ogni mercoledì, giovedì e
venerdì. Quando viaggia egli ne guarisce qualcosa come 25000 in tre
giorni. I malati stanno in fila per ore, e talvolta anche di notte,
per vederlo. Non rifiuta mai qualcuno che sia puro di cuore e di
intenzioni. Sebbene sia un uomo devoto che ama Dio, egli accetta
tutti senza pregiudizi o influenze religiose. Guarisce i poveri allo stesso
modo con cui cura i ricchi o le celebrità.
L’élite mondiale cerca il suo aiuto quando la medicina occidentale
fallisce. Le attrici Shirley Mac Laine e Janet Laight, deputati,
statisti, preti, suore, rabbini, poveri e benestanti, tutti trovano
la strada per il minuscolo villaggio di Abadiania, nel Brasile centrale,
per cercare l’aiuto di Joao Texeira d Faria, noto in tutto il brasile
come Joao de Deus (Giovanni di Dio).
Chiamarlo “l’Uomo dei Miracoli” sarebbe una definizione sbagliata,
poiché un miracolo implica , l’assenza di una legge naturale, quando
invece i suoi risultati sono semplicemente l’esplicazione della legge
di reincarnazione e il conseguente uso di medici spirituali dal piano
dello spirito. Egli è etichettato come miracoloso solo perché noi nel
mondo occidentale siamo riluttanti ad accettare l’esistenza di un
mondo spirituale e quindi che il suo lavoro sia il risultato di
questa legge naturale.
Dei più dei 250 volontari che dedicano il loro tempo alla gestione
del centro, molti sono persone riconoscenti per una nuova vita dopo il
trattamento di Joao e delle sue entità spirituali. Dichiarati
incurabili dai medici, giunsero ad Abadiania come ultima risorsa. Fra
loro ci sono ingegneri, dottori, dentisti, insegnanti, manovali,
uomini d’affari e gente semplice che mostrano l’assenza di qualsiasi
divisione di classe, ma che piuttosto lavorano in armonia per creare
un amorevole e affettuoso ambiente per quelli che, come loro fecero,
cercano l’aiuto di Joao Texeira da Faria.
Queste persone fortunate misero da parte le limitazioni del nostro
moderno modo di pensare e osarono cercare l’impossibile: essere
ricompensati non solo con una seconda possibilità di vita, ma anche
con una nuova comprensione del loro scopo in questo mondo fisico.
L’UOMO IN CARROZZELLA
Era una giornata speciale per Raul Natal. Seduto sulla carrozzella,
servita sia da prigione sia per la mobilità nei passati
cinquant’anni, aspettava con apprensione e speranza. Non orava formulare aspettative
troppo elevate: era stato da così tanti dottori e specialisti in
tutti quei lunghi anni. Si era sottoposto ai raggi X, ad analisi, a sonde,
a manipolazioni e medicazioni senza successo finché i dottori e lui
stesso si erano alla fine rassegnati al fatto che non avrrebbe mai
più camminato. Perché oggi avrebbe dovuto essere diverso?
Raul aveva sentito parlare del guaritore, Joao Texeira da Daria, da
amici. “ha curato centinaia di migliaia di malati e di storpi”
dissero. “Forse potrebbe aiutare anche te”. Lo incoraggiarono Cosa
aveva da perdere? E così, in un ultimo pellegrinaggio disperato, egli
sopportò il viaggio di trentasei ore in corriera da San Paolo al
piccolo villaggio di Albadiania, in alto sulle verdi pianure dello
stato di Goiàs nel Brasile centrale.
Erano le 8:15 di un luminoso giorno benedetto dall’aria gresca e
frizzante d’alta montagna. La gente bisognosa di cure – già 500 o 600
- era ammassata nell’atrio principale del centro, in pacata attesa,
ciascuno con i propri pensieri e speranze, attendendo che il
guaritore Joao comparisse.
DI fronte alla folla, dalla posizione in cui attendeva, Raul vide
entratre il medium da una porta laterale, le mani giunte davanti al
suo corpo, lo sguardo intenso. Joao prese per le mani una donna di
mezza età e la fece stare in piedi contro il muro. Rovistando in un
vassoio di strumenti portato da un volontario, scelse un comune
coltello da cucina e cominciò abilmente a rsachiare un tumore dal suo
occhio. Senza anestesia né sterilizzazione, ed usando solo il puro e
semplice coltello, egli estrasse il bulbo oculare – procedimento che
normalmente provoca un dolore atroce e un danno irreparabile . ma la
donna non mostrò alcun segno di disagio esteriore. Rimase calma, in
piedi contro il muro senza alcune reazione osservabile. Joao non
sembrava, in realtà, essere concentrato. Con una mano mosse
rapidamente e con abilità la lama avanti e indietro attraverso la
cornea, ma il suo sguardo era focalizzato verso la folla, cercano e
analizzando. Era come se qualcuno o qualcosa oltre a lui stesse
rimuovendo l’escrescenza. In meno di un minuto, egli pulì la lama
contro la sua veste e chiamò un’assistente, “Puoi portarla via; ho
finito con lei.” La mente di Raul non riusciva a crederci. Il suo cuore battè più
forte e le sue mani cominciarono a sudare. Sarebbe stato possibile dopo
tutti questi anni poter camminare di nuovo?
Un uomo fu fatto avanzare dalla folla e gli fu detto di porsi di
fronte al muro. Disee al guaritore che da anni non era più in grado
di sedersi o curvarsi senza forti dolori. Gentilmente, Joao levò la
maglia all’uomo e, prendendo un bisturi, eseguì una piccola incisione
di un paio di centimetri tra le scapole. Incredibilmente, non vi fu
sanguinamento e l’uomo non mostrò segni di dolore. “Alza la gamba”,
disse Joao. “Ora chinati”. Raul fissò incredulo mentre l’uomo si
piegava fino a toccarsi le punte dei piedi. “Ora accovacciati”, disse
il guaritore, e l’uomo eseguì senza sforzo. Le lacrime di sollievo e
gratitudine che rigarono il suo volto non sfuggirono a Raul, quando
l’uomo fu condotto fuori verso la stanza di accoglienza alla fine
dell’atrio. Le aspettative di Raul crescevano: forse il suo sogno
avrebbe potuto ancora realizzarsi.
Joao stava già rivolgendo la sua attenzione ad una donan con il
cancro allo stomaco. Slacciò la sua blusa, lentamente, come fosse in trance,
e abbassò la cintura per scoprire il basso ventre. Dal vassoio di un
assistente scelse un bisturi e lentamente fece una piccola incisione
lunga tre centimentri, Non sanguinò e la donna rimase imperurbabile.
Tagliò più in profondità e introdusse due dita nell’apertura. Raul,
dalla sua posizione frontale, vide il guaritore ritrarre le dita e,
con esse, una soffice escrescenza bianca dalle dimensioni di una
palla da golf. La donna rimase immobile, apparentemente tranquilla. Notò
che tutto si svolse senza anestetico o la stringente sterilizzazione
delle moderne pratiche mediche che gli erano così familiari. La ferita
venne richiusa con una singola sutura e la donna fu portata via nella
stanza di accoglienza.
Ora veniva fatto avanzare un altro paraplegico in una sedia a
rotelle.
Questo sarebbe stato indicativo: se fosse stato guarito, ci sarebbe
stata senz’altro speranza per Raul. Quando Joao disse agli aiutanti
di portare l’uomo nella Sala di Cure Intensive, la fragile fiducia di
Raul tut’a un tratto venne meno. Forse, dopo tutto, era chiedere
troppo.
Non ci fu il tempo di pensare. La voce di Joao lo riportò alla
realtà.
“Da quanto tempo sei paralizzato?” chiese Joao con una voce profonda
e piena di compassione.
“Non cammino da cinquant’anni”, rispose Raul con un filo di voce.
“Cosa faresti se Dio ti restituisse le gambe?” chiese il medium.
Raul era troppo sbalordito per rispondere. Un lampo di fiducia
combatteva contro anni di disperazione. La sua mente galoppò. Sarebbe
stato possibile? Perché l’avrebbe chiesto se non fosse stato?
Sicuramente sarebbe stato un gioco crudele se non avesse parlato
seriamente. Guardò il guaritore; il suo sguardo era fermo e il suo
viso era rischiarato da un sorriso fiducioso, quasi infantile. Raul
voleva parlare ma non gli venivano le parole. Sapeva che le sue
giunture erano bloccate da anni di inattività; erano calcificate e
immobili e i muscoli erano atrofizzati.
“Cosa faresti se Dio ti restituisse le gambe?” chiese nuovamente
Joao, interrompendo il corso dei suoi pensieri.
Raul non sapeva che cosa rispondere. Stava ancora lottando con la
ragione e la logica. Da dietro una mano lo toccò gentilmente sulla
spalla. “Rispondigli! Come ti sentiresti se camminassi di nuovo?”
intervenne l’assistente.
Tutto ciò che fece fu balbettare, “Io…sarei…talmente felice”. Il
guaritore si chinò e in un attimo prese saldamente l’anca sinistra di
Raul. Non appena lo fece, una calda ondata di vita attraversò la
gamba. “Ora falla ruotare!” disse. Raul ubbidì. Era rimasta bloccata
per così tanto tempo e ora la stava girando e torcendo! Osservò
incredulo Joao mentre toccava l’altra anca e lo stesso tepore la
inondò. Era come guardare il piede di qualcun altro nuotare. Era
incredibile! “Ora”, comandò il guaritore, “alzati e cammina!”
Raul rabbrividì: “Non posso!” disse.
“Si che puoi!” replicò Joao con ferma compassione. “Alzati e metti
questo piede avanti”, disse, indicando quello destro.
Con tutta la sua volontà e forza, Raul fece un rapido movimento in
avanti dalla sedia. Le sue gambe lo resssere; tremando, ma lo
ressero.
Joao prese la sua mano, offrendogli un minimo supporto mentre compiva
il primo passo in cinquant’anni. Il suo cuore batteva così forte che
temevba sarebbe scoppiato. La felicità e il sollievo erano troppo per
lui. Copiose e incontenibili lacrime rigarono il suo volto. Stava
camminando!
Gli assistenti lo condussero lentamente nella sala principale delle
operazioni, dove sedette su una panca assieme ad un’altra ventina di
pazienti. Un uomo gentile dai capelli d’argento, vestito di bianco,
parlò loro di fede e di amore e di come le guarigioni non fossero il
dono più importante lì. Ancora più grande è il dono del risveglio, la
comprensione che c’è una vita dopo la morte e che questa vita fisica
è solo un’opportunità per migliarare ed elevare le nostre anime. Le
guarigioni sono solo una dimostrazione fisica che possiamo vedere e
vivere, ma è più importante ricordare che i miracoli vengono
realizzati da entità spirituali che usano il medium Joao Teixeira da
Faria come un contenitore per compiere il loro lavoro.
Raul ascoltò e capì che la sua vita da quel giorno non sarebbe stata
solo più attiva ma anche più significativa. Era stato guarito dalle
entità e dall’uomo che chiamavano Giovanni di Dio.
LA CASA DI DOM INACIO
Giungono a migliaia – il malato, lo zoppo, l’incurabile e lo
scaricato dalla medicina – sopportando lunghi voli internazionali e estenuanti
viaggi di trentasei ore in autobus fino ad un piccolo villaggio
sull’alta pianura di Goiàs in Brasile. Gli autobus arrivano per tutta
la notte.
Alle 5:00 c’è silenzio. Una leggera foschia vela l’unica strada della
piccola città di Abadiania, che è sorta per accogliere le moltitudini
che vengono qui in pellegrinaggio. La gente si siede fuori della
modesta pensione, parlando piano. Non vi sono stanze sufficienti per
accomodare tutti, quindi dormono nella auto o nei bus o semplicemente
vanno in giro aspettando l’alba. La pensione fornisce caffè gratis ai
viaggiatori stanche che si riversano dai nuovi arrivi dei bus durante
tutta la notte. Cento metri più in giù lungo la strada, il gruppo di
basse case bianche è scuro e silenzioso. Un caleidoscopio di stelle
forma una volta celestiale sopra questa Mecca dell’ultima speranza,
il posto chiamato “ la Casa di Dom Inacio”. L’alba porterà nuova luce e
speranza di una vita scevra da dolore e malattie per coloro che la
cercano.
Il centro di guarigione apre alle 8:00. I malati si riuniscono per
ricevere i loro numeri di turno. Gli operatori preparano il loro
equipaggiamento per filmare l’attività giornaliera.
Da qualche parte in un’anonima stanza, Joao riposa e medita in
solitudine per prepararsi ad una giornata di guarigioni. Lavorerà
finché c’è l’ultimo paziente in lista, talvolta fino a notte
inoltrata. E’ steso su un semplice giaciglio nella penombra di una
stanza. Sopra la sua testa sono appesi i ritratti di alcune entità,
incluso Dom Inacio, così come Cristo e la Madonna. Sulla parente
adiacente è appesa più di una dozzina di certificati di
apprezzamento, di ordini di governo e gradi onorari attribuitigli da VIP
riconoscenti, governi e istituzioni. Fra questi vi è una Medaglia
d’Onore da parte del presidente del Perù (ex presidente, visto quando
è stato scritto questo articolo, all’epoca Alberto Fujimori.. qui è
Duncan che parla..:-) in ringraziamento per la guarigione di suo
figlio. Lo scarno mobilio riflette la semplicità dell’uomo che la
gente chiama Giovanni di Dio.
Il centro ricorda un piccolo ospedale, dipinto interamente di bianco
dentro e fuori, e con una banda blu cielo dal pavimento fino alla
cintola, all’interno. Lo stile fu suggerito a Joao dall’entità
principale, Dom Inacio, in una visione che egli ebbe mentre camminava
in una piccola valle vicina. Il centro, affettuosamente chiamato “ la
Casa ”, prende il nome dell’entità ed è noto in Brasile come “Casa de
Dom Inacio”.
La scelta del luogo è stata determinata da molti fattori: la naturale
energia di questa zona del Brasile, la pace e la quiete, e un
massiccio affioramento di quarzo naturale che da solo fornisce una
potente fonte di energia. Giù in profondità c’è una fonte naturale
che sfocia in una piccola cascata distante un chilometro. Attorno a
questa naturale bellezza crescono molte delle erbe necessarie alle cure
prescritte dalle entità. Situato su di un altro pianoro, il centro
guarda verso le lussureggianti colline di Giàs, già di per sé un
panorama terapeutico.
La posizione è carica dei energie, la cui comprensione esula dalle
nostre capacità fisiche. La migliore spiegazione proviene dallo
spirito stesso, da uno spirito chiamato Seth, con informazioni
canalizzate da Jane Roberts negli anni ’70. Dal suo libro, Seth
Speaks: The Eternal Validity of the Soul, provengono le seguenti
informazioni: “Ci sono delle coordinate principali, sorgenti di
fantastica energia, che rappresentano accumuli di energia pura, dove
la salute e la vitalità si rafforzano. Tali punti sono come delle
invisibili centrali energetiche. Funzionano come generatori psichici,
sospingendo ad una forma fisica ciò che non lo è ancora”. Credo che
il centro di Abadiania sia uno di questi punti.
La Casa stessa è progettata attorno ad un atrio centrale, aperto da
un lato, che conduce ad un corridoio coperto, ad una toilette e ad un
giardino di rose. In quest’atrio si riuniscono le persone, aspettando
di assistere alla chirurgia di Joao-in-entità, fatto che accade due
volte al giorno. Tutte queste operazioni vengono riprese dai
cameramen della Casa.
Alcuni anni fa Joao richiese la registrazione delle operazioni
effettuate “in entità”, poiché non aveva alcun ricordo delle sue
azioni una volta posseduto dall’entità spirituale. Adesso ci sono
migliaia di ore di videoregistrazioni a disposizione di chiunque ad
un prezzo modesto per coprire la produzione.
Nel semicerchio attorno all’atrio vi sono le quattro stanze
principali. La prima è la sala di ricovero, dove i pazienti vengono
accolti dopo il trattamento per la cura e l’osservazione finché non
si sentono forti a sufficienza da partire. L’effetto dell’anestetico,
fornito dallo spirito, svanisce in un’ora o due e i pazienti sono
solitamente in grado di andarsene con il loro consenso senza effetti
collaterali visibili. La sala di ricovero contiene dodici letti
singoli coperti da bianche lenzuola pulite. Le infermiere sono tutte
volontarie che prestano affettuose cure finché i pazienti non siano
in grado di andarsene.
La porta accanto è una delle due “stanze della corrente” riempite di
file di panche con un passaggio centrale. In questa stanza, vestiti
di bianco, siedono dai venti ai trenta medium in meditazione. Questa
meditazione fornisce la corrente per aiutare le entità nel loro
lavoro. Similmente, negli scritti di Edgar Cayce su Atlantide, si
legge un riferimento a questo tipo di energia combinata utilizzata
dagli atlanti dei per giungere alla loro civilizzazione
straordinariamente avanzata; una produzione analoga di corrente
spirituale. Le persone in coda per un consulto con l’entità passano
in fila attraverso questa stanza e ricevono una purificazione
spirituale.
Ai due angoli giacciono pile di grucce, sedie a rotelle e busti
abbandonati dagli invalidi guariti – un silenzioso monumento al
successo dell’uomo e delle sue entità nella loro opera di guarigione.
La seconda stanza della corrente contiene cinquanta o più medium
analogamente disposti in file. L’infinita coda di gente passa nel
mezzo e viene preparata spiritualmente ad incontrare Joao-in-enità
che siede in fondo alla sala su una grande sedia foderata di lino bianco.
Al momento dell’incontro si verifica uno spontaneo riconoscimento da
parte dell’entità dello “schema energetico” di ciascuna persona: vite
passate, situazione attuale, malattia e consapevolezza spirituale.
A seconda di ciò che si vede, la persona verrà trattata secondo
necessità. Ad alcuni vengono rilasciata prescrizioni a base di erbe.
Altri vengono invitati alla sala di terapia intensiva per la
chirurgia o il trattamento in un secondo momento. A coloro che necessitano di
un rafforzamento spirituale viene detto di sedere in corrente, mentre ad
altri vengono date concise istruzioni sui cambi di vita necessari.
Ogni caso viene risolto in meno di venti secondi, Le prescrizioni
vengono stilate alla velocità della luce con una “stenografia
spirituale” che somiglia ad una riga svolazzante con qualche punto. I
farmacisti della Casa hanno imparato a decifrare questi “geroglifici”
dalle entità che li prescrivono.
La terza stanza è quella delle operazioni intensive che ha un duplice
scopo: casi molto seri che richiedono un lungo periodo di coma e
quelli che richiedono interventi invisibili. Attorno al muro vi è una
riga di letti singoli su cui giacciono i pazienti in terapia
intensiva mentre le entità eseguono interventi invisibili su paraplegici e su
leucemia, AIDS e serie forme di cancro. Possono rimanere in coma per
qualche ora o per qualche giorno a seconda dell’estensione richiesta
dal trattamento.
Nel mezzo della stanza vi sono file di panche su cui siedono coloro
che necessitano di operazioni invisibili, con gli occhi chiusi, le
mani sul grembo in meditazione. Un medium parla loro sommessamente,
spiegando la procedura ed elevando la loro sintonia spirituale. Due
volte al giorno, Joao-in-entità entra nella stanza e dichiara, “In
nome di Gesù Cristo voi siete tutti guariti. Lasciate che venga fatto
ciò che è necessario fare in nome di Dio”. In quel momento, tutte le
operazioni necessarie vengono completate internamente, senza
cicatrici superficiali visibili. Gruppi scientifici, che hanno eseguito queste
operazioni invisibili, hanno riscontrato ai raggi X che internamente
vi sono incisioni e suture. In questa stanza stanno dodici speciali
medium guaritori.
Ci sono alcune costruzioni periferiche ed una mensa dove ogni giorno
si servono migliaia di piatti di zuppa e pane, gratis, a chi arriva
al centro. Molti hanno viaggiato per migliaia di chilometri ed alcuni
sono così poveri che non possono permettere di comprare del cibo. La
Casa di prende cura di tutti alla stessa maniera. C’è una piccola
casa del caffè, uffici amministrativi, un grande isolato con bagni ed una
farmacia per la preparazione delle medicine a base di erbe. L’intero
gruppo di edifici è delimitato da un recinto, che fornisce il
parcheggio a dozzine di bus su un lato ed un’area verde e ombrosa
sull’altro, per godere della quiete e dell’aria fresca di montagna.
PROCEDURE DELLA CASA
Il centro è operativo ogni mercoledì, giovedì e venerdì. Alle 8:00 la
gente assiste ad una breve esposizione circa le procedure e viene
richiesto di mettersi in fila per il trattamento che preferiscono:
operazione visibile, operazione invisibile, primo trattamento o
ripetizione. Coloro che hanno scelto gli interventi invisibili
vengono portati nella sala di operazioni intensive per la preparazione. Chi
ha optato per quelle visibili viene condotto nella stanza principale
della corrente a meditare mezz’ora prima di entrare nella sala
principale per la chirurgia fisica. Questo dipende in parte da quale
entità si è incorporata, poiché ognuna ha una propria
specializzazione chirurgica.
Joao medita in una piccola stanza nel retro del complesso prima di
entrare nella stanza principale della corrente. Per incorporare
l’entità spirituale, egli sta semplicemente di fronte ad un tavolo su
cui è posata una croce di legno. Comincia chiedendo che le sue mani
vengano guidate nel lavoro giornaliero. Poi, mentre recita il Padre
Nostro, l’entità entra in lui e prende controllo del suo corpo.
Prende le mani di qualcuno di quelli che attendono le operazio9ni fisiche e
li conduce nell’atrio principale, dove comincia. La chirurgia
visibile viene praticata di fronte alle persone in attesa di consultare
l’entità.
A parte l’obiettivo primario di alleviare le sofferenze del male o
delle malattie, queste dimostrazioni servono a provare l’esistenza dl
mondo spirituale e dell’effusione dello spirito che risana attraverso
l’energia di Cristo. Inoltre, esse innalzano il livello di credenza e
la sintonia all’interno di ogni persona.
La guarigione e la chirurgia vengono dispensate qua e là fra le
persone nella folla, quando l’entità vede o legge lo schema
energetico di ogni individuo, talvolta con un consiglio spirituale, un
suggerimento a cambiare la abitudini alimentari, o persino un severo
ammonimento a cambiare comportamenti immorali.
Spesso indica qualcuno e lo invita ad andare a sedersi nella
corrente.
Ciò potrebbe essere per i benefici terapeutici della corrente o
perché la persona ha bisogno di meditare ed innalzare la sua consapevolezza
spirituale prima di guarire, o potrebbe essere perché ha riconosciuto
nella persona un medium capace di generare una potente corrente.
Tutti questi eventi sono videoregistrati dagli operatori della Casa e
possono essere acquistati per una modica cifra che copre le spese di
produzione. Forniscono una notevole registrazione dei risultati della
Casa ed un ricordo per chi ha ricevuto le cure.
Joao-in-entità inizia ogni sessione nella sala delle operazioni
intensive dove separa e prepara quelli che desiderano essere operati
in modo visibile. Volge quindi la sua attenzione alle file delle
persone che attendono in meditazione gli interventi invisibili. Con
una frase secca annuncia che le operazioni sono completate. Alcuni
riceventi sentono le operazioni e altri no, ma vengono tutti
sistemati immediatamente.
Joao-in-entità porta poi la fila di persone che attendono gli
interventi visibili nella sala principale per la chirurgia fisica di
fronte alla folla in attesa. Quando ha terminato con loro, egli
ritorna nella sala principale della corrente dove siede per ricevere
le persone che sfilano davanti a lui.
Sbriga ogni caso in un modo straordinariamente veloce. Mentre si
avvicinano, l’entità analizza istantaneamente ed è già preparata a
dispensare il consiglio appropriato. Alcuni ricevono una medicina a
base di erbe, alcuni vengono mandati a sedersi per dare corrente,
mentre altri vengono indirizzati alla sala di cure intensive per la
chirurgia invisibile o, se il loro tipo di intervento richiede
un’entità differente, viene loro detto quando ritornare per il
trattamento. Rimane lì fino a sistemare l’ultima persona in lista.
Alla fine del programma giornaliero, Joao-in-entità riceverà
individualmente ogni medium – ciascuno dei quali è rimasto seduto
molte ore per produrre corrente – per una benedizione e per
soddisfare ogni richiesta speciale abbiano da sottoporre. Quindi si alza,
comincia una breve preghiera e l’entità lascia il suo corpo con
un’evidente tremito della sua pesante costituzione fisica.
LE REGOLE
Come in ogni aspetto della vita, ci sono delle regole da seguire. Se
non vengono rispettate, il trattamento viene danneggiato. Questo
avvertimento viene pronunciato frequentemente da Joao-in-entità,
talvolta in modo molto severo se qualcuno è ritornato per ulteriori
trattamenti dopo aver disatteso le istruzioni.
Non sorprende, tuttavia, che alcune persone prendano le regole alla
leggera, poiché non sembrano logiche per il nostro ragionamento
fisico (un altro esempio dell’incapacità dell’uomo di capire e della
superiorità della conoscenza spirituale). In verità, alcune regole
sono strane. Primo, bisogna seguire una dieta: sono vietati il
maiale, il chili, le uova, le banane e l’alcool. Perché? Il maiale è una
carne spiritualmente immonda. Il chili infiamma il sistema. Le uova
oggigiorno contengono i veleni dei cibi agli ormoni che, una volta
ingeriti, interferiscono con gli effetti lenitivi delle erbe e del
trattamento. Le banane sono trattate chimicamente, il che
interferisce allo stesso modo. E l’alcool distrugge i processi di guarigione del
corpo.
Forse la regola più difficile da comprendere è quella del “niente
sesso”. Dopo un’operazione non si deve praticare sesso per quaranta
giorni! La spiegazione, secondo cui le energie del corpo sono in fase
di ripristino e non devono essere disturbate da quelle fisiche del
sesso, riesce ben poco ad incoraggiare la gente mostrare contenimento
proprio quando sta godendo di nuova salute.
Di tutte le frustrazioni che Joao e le entità devono sopportare, le
più frequentemente incontrate sono quelle che hanno a che fare con la
mancanza di rispetto verso le entità e il loro lavoro, e di adesione
alle semplici regola per il recupero. Ogni giorno, prima di ogni
sessione, un membro della casa dà ragguagli su questo e altri temi in
cui si sottolinea che si deve strettamente aderire a tali regole.
Disubbidire alle istruzioni può causare la cessazione del processo di
guarigione, un ritorno alle condizioni prima del trattamento o un
peggioramento del disturbo, a seconda del tipo di malattia o
sofferenza.
GUARDA, IMPARA E CAMBIA
Persino l’osservatore più casuale o scettico non può fare a meno di
commuoversi di fronte alle scelte di sollievo e compassione che
permeano ogni luogo di questo piccolo insieme di edifici.
Fra le migliaia che attendono in fila per ore, si può vedere un
esempio di quasi ogni tipo di umana sofferenza. Dolore e malattia
sono la realtà basilare di chi ne soffre. Qui si vedono persone che sanno
e vivono con questa realtà profondamente orribile. Molti di loro
vengono
speranza. La medicina moderna ha rinunciato a loro; in alcuni casi
sono stati abbandonati dai migliori specialisti al mondo. Quindi, a
chi si rivolgono quando tutto fallisce?
Nonostante le loro disperate condizioni, condividono tutti uno stesso
sguardo: i loro occhi riflettono la pallida luce della speranza.
Quando emergono dalle interviste, quella speranza si è tramutata in
felicità: una madre piange per la cura al suo piccolo figlio, uno
storpio che non poteva camminare costringe gentilmente i suoi arti ad
una vita ritrovata con il premuroso aiuto dello staff o di amici.
Ovunque si può vedere una nuova speranza, vita rinnovata e un legame
di amore e attenzione per ogni fratello umano.
La vera essenza della carità si può vedere ovunque: un vecchio si
trascina sino allo sportello del dispensario, frugando in tasca per
gli spiccioli con cui comprare le sue erbe. Gentilmente una signora,
rendendosi conto della difficile situazione, fa scivolare una vera
carta da dieci nella sua mano. Con gli spiccioli comprerà il
biglietto del bus per tornare a casa,
Non c’è da meravigliarsi che la gente venga solo per osservare: è una
esperienza commovente e corroborante. A differenza di molti luoghi
“miracolosi” in altre parti del mondo, non ci sono gli aspetti di una
guarigione da fede o misticismo. Ad Abadania ogni persona parla
personalmente all’entità, e la stragrande maggioranza delle persone
viene miracolosamente guarita.
Non tutti vengono curati con una sola visita. Molte cose influenzano
la velocità di recupero – il karma, il tempo perché i tessuti
guariscano e le cellule si rigenerino – e quasi tutti necessitano di
cambiare spiritualmente. Alcuni hanno bisogno di cambiare ambiente;
altri il loro atteggiamento verso i loro simili.
RIVELAZIONI E PERSECUZIONI
La persecuzione per Joao Texeira è diventat un modo di vita. Sin
dall’età di sedici anni, quando scoprì il suo dono di guaritore,
trascorse molta della sua giovinezza viaggiando di città in città,
offrendo guarigioni e profezie in cambio di cibo, abiti, alloggio e
denaro.
Inevitabilmente, le voci giunsero ad un medico praticante o ad un
dentista le cui lamentele indussero la polizia a prenderlo di mira.
Quand’era fortunato, veniva semplicemente mandato via dalla città, ma
più spesso veniva accusato di una varietà di malefatte, gettato in
prigione e, non di rado, duramente picchiato.
Tale fu la giovinezza di uno dei più straordinari medium degli ultimi
duemila anni: persecuzioni, scherno e abusi; sempre ad un passo dalla
fame, dalla deprivazione o dalla carcerazione; e costantemente in
movimento ma ancora determinato a proseguire la sua missione divina
di guarire gli altri e di portare consapevolezza sul loro autentico
scopo in questa vita.
Nonostante il suo straordinario contributo al genere umano
nell’alleviare le sofferenze, Joao è ancora perseguitato dalle
autorità, spronato da fazioni contrastanti: quei medici che non
capiscono la sorgente delle sue guarigioni e la sua abilità
chirurgica e che sollecitano le associazioni mediche a prendere provvedimenti, e
la Chiesa , il cui clero teme un indebolimento della propria
posizione all’interno della comunità e non riesce a riconoscere la medesima
sorgente spirituale che rappresenta il cuore della sua dottrina.
Nel 1981 fu emesso un mandato nei suoi confronti per pratica di
medicina illegale. L’udienza si tenne ad Anàpolis, a soli venti
chilometri dal suo centro di cura. Fortunatamente, il suo lavoro è
così noto in quell’area che la presenza massiccia del pubblico,
inclusi alcuni riconoscenti avvocati, portò ad una assoluzione.
L’assoluzione sollevò un notevole risentimento presso un notevole
risentimento presso un gruppo minoritario capeggiato da un ben noto
dottore e capo politico di Anapolis. Il 17 agosto 1982 egli ordì un
serio attentato alla vita di Joao con la complicità di quatto uomini
su tre auto. La sua sopravvivenza fu accolta come un miracolo.
Su Joao pende costantemente la spada di nuove iniziative volte a
delegittimarlo e incriminarlo. Vi sono sempre quelle fazioni il cui
tronfio senso di professionalità sofisticata le fa sentire
(ingiustamente) minacciate.
Terapie alternative nella cura dei tumori
by Duncan on nov.17, 2010, under Controinformazione, Medicina, Scienza
La via che conduce alla LIBERTA’ ha tante strade, viottoli e sentieri.
A volte sono camminate impervie, dove lupi feroci e trappole sono ovunque. Ma la loro esistenza ha un senso, perché implementa il tuo stesso campo di azione, e esalta le Potenzialità che porti con te.
Il tema della GUARIGIONE è centrale in BORN AGAIN, e infatti abbiamo una vera esperta, grande Donna e Sciamana nell’anima che è Monica Benatti con la su rubrica, che sarà sempre di più un pilastro per questo sito.
La via della Guarigione è una delle manifestazioni della Libertà. La conquista ossia di un orizzonte di vita, che ti sembrava negato. La Libertà può operare ovunque. Quando parliamo di Gulag ad esempio, come in alcuni dei nostri ultimi post, parliamo anche di Libertà… anzi la Libertà è centrale. Riuscire a salvarguardare la propria dignità fondamentalle anche in contesti abominevoli, come Lager e Gulag. O, come insegnava Viktor Frannkl, che anche in grazie alla sua esperienza nei campi di concentramento ideò la logoterapia… abbiamo sempre la possibilità di potere scegliere come vivere qualunque evento, anche il più estremo e di potere da esso creare valore.
ECCO BORN AGAIN, QUESTO SPAZIO ANCORA GIOVANE E INCOMPLETO.. E’ INNAMORATO DI QUESTE PAROLE.. CREARE VALORE…. LA NOSTRA REALTA’ OPERA COSTANTEMENTE VERSO LO SPEGNIMENTO, L’ANNICHILIMENTO, LA MISTIFICAZIONE, E IL DEPAUPERAMENTO VITALE. DIFENTA DECISIVO DARE NUTRIMENTO A TUTTO CIO’ CHE PERMETTE AL VALORE DI ESSERE E ESPANDERSI.
La Libertà è anche CONOSCENZA. In 1984 di George Orwell, Winston Smith a un certo punto scrive “Al passato o al futuro, al tempo in cui il pensiero sarà libero”. Diffondere la conoscenza, perché la conoscenza sia al servizio dell’Uomo, e non di elité, oligarchie, interessi, pensieri consolidati.
Sapendo che questo comporta sempre un rischio. Il rischio che si possano diffondere anche corbellerie, atrocità, o mistificazioni. La libertà della Conoscenza, porta sempre con sé il rischio dell’eterogenesi dei fini.. o delle “intrusioni” di finte illuminazioni e liberazioni che in realtà risultino alla fine mascherata e fandonia. Ma è un rischio che va colto.. Ti si deve chiedere certo la maggiore etica e controllo possibile delle fonti, il volere davvero avere sguardo pieno e largo.. ma il rischio non lo elimini mai.. non potrai mai sapere tutto. Non potresti sapere tutto neanche se vivessi mille anni e avessi ogni giorno di cento ore. Nonostante questi rischi la Conoscenza va diffusa.
E veniamo alla Guarigione. Qui ti scontrerai con mille ostacoli. Perché è tutto dannatamente complicato. Nonostante negli ultimi tempi, per certi aspetti si sono allargate le maglie del pensiero ortodosso, gran parte della terapia medica risponde ancora a logica convenzionali e consolildate e fa muro, fa quadrato verso tutto l’irrompere di Altro. A complicare il piano sta poi, l’inevitabile consapevolezza che non tutto l’Altro ha il medesimo valore.. e che, soprattutto, non lo ha verso tutti. Vi sono ad esempio terapie alternative che magari su alcune persone hanno un effetto straordinario, risolvono il problema alla radice, lo spazzano completamente via. Ma quelle stesse terapie magari su altri inciderebbero poco. Su alcuni poi potrebbero essere addirittura dannose.
E poi c’è terapia e terapia. Alcune comunque sia godono di una maggiore autorevolezza e stima (parlo al di fuori del campo medico ufficiale), o comunque hanno dalla loro tante voci, diffuse in mezzo mondo di persone che ci sono passate e le hanno apprezzate. Alcune terapie poi sono considerate fondamentalmente “positive”, ovvero alcuni guariranno.. altri magari miglioreranno blandamente… m praticamente nessuno ne sentirà particolari danni.. quindi sarebbero terapie fondamentalmente “senza rischio”.. come sembra sia quella con l’Aloe vera (ma non posso affermare questo con sicurezza totale naturalmente).
La realtà comunque è che c’è ancora uno scetticismo enorme nelle strutture mediche stanard e nel pensiero medico ufficiale. Scetticismo che trova ampio ascolto nei media, e sostegni politici. E’ vero anche che ci sono diversi ospedali d’avanguardia, nei quali si dà un certo spazio anche a ciò che proviene da mondi “alternativi”. Ma questi ospedali non devono portare a facili estensioni. La realtà di gran parte delle strutture mediche disseminate nel territorio.. diciamo.. dei “luoghi di cura di periferia”.. sono contesti quasi completamente spenti, ciechi e sordi a ogni novità e cambiamento. I malati malcapitati non sanno nulla.. nessuno quasi mai dirà loro che esistono anche altre strade.
In questi luoghi vedrete file di malati tristi e depressi, accompagnati da parenti e familiari pieni d’ansia.. ad aspettare il loro turno in palazzi grigi e carichi di dolore.. con medici a volte scorbutici e approssimativi, a volte più cortesi e disponibili, ma stanchi anche essi, ingrigiti dalla routine, fatalisti e pienamente ortodossi. La realtà medica diffusa “di periferia” spesso è questa. Tanti malati ricevono una bella inizione di malessere e debilitazione solo già ad entrare in questi contesti e circuiti, solo già a fare file di ore, ritirare accertamenti, venire per mesi e mesi a fare una infinità di controlli, esami, controesami.. sentirsi scaricare addosso parole incomprensibili, diagnosi tremende, che annichiliscono solo con la pesantezza emotiva delle parole.. I malati si sentono come burro, plastilina friabile.. impotenti, soli, depressi, completamente allo sbaraglio.. rimbalzati come palline.. fragilissimi.. imploranti dinanzi a chiunque possa dargli una speranza, e disposti a seguire ciecamente ogni sussurro del medico.
PIENI DI PAURA, ANGOSCIA, SMARRIMENTO ABDICANO GIA’, SENZA SAPERLO, E SENZA AVERNE NEANCHE PARTICOLARE COLPA, A TUTTA UNA CAPACITA’ GUARITRICE CHE IN ESSI SI POTREBBE RISVEGLIARE E METTERE IN AZIONE.
A ciò si aggiunge il fatto che gran parte della Conoscenza non viene loro data. Molte volte i medici proprio non ce l’hanno.. o se ce l’hanno, se sanno che esistonoa ltre strade.. non danno ad esse alcuna fiducia. E quando anche ce l’hanno, e hanno anche un minimo di apertura verso la possibilità benefica di alcuni approcci alternativi.. bene a volte sorgono questioni di carriera, di non “rovinarsi la piazza”, di non perdere clienti, di non attirarsi critiche, di non mettere a repentaglio vantaggi economici.
Naturalmente le eccezioni a questo sinistro quadro sono tante, tantissime.. ma onestà mi fa dire, che specie chi è costretto ad andare nei tanti ospedali “standard” diffusi per il territorio.. è questo contesto quello che rischia di incontrare.
OSSIA TROPPE VOLTE IL “MONDO” – MODO-DI-CURA-UFFICIALE (INTESO COME INSIEME DI STRUTTURE, OPERATORI, PENSIERI VEICOLATI) DIVENTA PIU’ CHE UN FATTORE DI GUARIGIONE.. UN ULTERIORE FATTORE DI MALATTIA.
Ora veniamo al testo che vi presento. Ci sarebbe da fare adesso un lunghissimo discorso sui tumori. Che al momento vi risparmio.. anche perché potrà farvelo Monica.. o comunque si potrà fare in altri momenti, perché già il post ha toccato temi non facili e vi aspetta la lettura del testo che segue, il quale, sebbene interessantissimo, è però di spessore, e quindi implica una certa attenzione.
Dico solo che sui tumori ci sono responsabilità diffuse e gravissime. Probabilmente, è opinione di tante persone e studiosi indipendenti.. e anche la mia.. ma è una opinione.. non il Vangelo.. abbiate sempre le vostre di opinioni. Informatevi, liberamente, e poi seguite sempre la vostra Voce Interiore. Probabilmente dicevo.. la terapia ufficiale più diffusa contro i tumori.. LA CHEMIOTERAPIA.. è la terapia peggiore in assoluto che potrebbe essere attuata. Un indiscriminato (anche se da un pò di tempo esistono anche delle terapie di supporto e coadiuventi che mirano, almeno un pò, a limitare i danni) bombardamento cellulare al fine di estirpare le cellule tumorali. Come se per colpire una cellula terrorista annidata in un edificio della città, la bombardiamo selvaggemente riducendola come Dresda dopo i bombardamenti a tappeto degli Alleati durante la Seconda Guerra mondiale.. ossia un cumulo di macerie. Anche se poi il tumore lo spazzi via (cosa che non sempre, del resto, avviene) hai portato un tale stato di debilitamento, a un tale livello di sfinimento del sistema immunitario.. che rendi l’organismo di quella persona “permeabilissimo” a sviluppare tutta una serie di altre patologie.
Sui tumori invece molte terapie “non ufficiali” hanno dato risultati sorprendenti, impressionanti. Magari non con tutte le persone.. e là sorge il problema individuare QUALE terapia (o QUALI) per QUALE persona. Ma sono migliaia e miglia gli individui che ogni anno guariscono da malattie tremende, anche da quella malattie per le quali la medicina ufficiale spesso ti risponde di non avere strade o opzioni da offriti.
Ma su queste cose c’è ancora un muro di gomma difficilissimo da oltrepassare. Sono in gioco interessi enormi.
La via della Libertà è permettere che le persone possano SAPERE.. conoscere che esistono altre cure, altre terapie… altri Mondi oltre a quello che sembra essere l’unico Mondo consentito. La via della Libertà è mettere a disposizione informazioni e conoscenze, dare fonti e materiale, permettersi di fare una propria ricerca, valutazione e opinione.. e poi SCEGLIERE…
Da sempre Inquisitori, Elité, Mandarini e Farisei di ogni rispa vedono come il fumo negli occhi tutto ciò.. perché il loro scopo è sempre il controllo della Conoscenza, e attraverso il Controllo.. il massimo potere possibile sugli esseri umani.
Andiamo alle terapie contro i tumori presenti in quella interessantissima pagina sul WEB (che richiamo ancora una volta…http://www.curealternativetumori.it/). Premetto che c’era una prima parte, di carattere più generale e contestualizzante. Probabilmente la riprodurrò più in là in un altro post, perché ci sarebbero state altre riflessioni da fare, e poi questo post sarebbe diventato elefantiaco. Comunque, per chi vuole già leggerla, basta che va al link che ho indicato precedentemente.
Alcune premesse vanno fatte.
L’autore ha SELEZIONATO alcune terapie, in base a un processo di valutazione e apprezzamento. Ma naturalmente non sono TUTTE le terapie. Ce ne sono tante altre, come la terapia con l’Aloe vera.. o l’appicazione dell’urinoterapia.. terapie di carattere “vibrazionale”, ecc. Sebbene l’introduzione in questa lista, che l’autore ha preparato, è comunque indice di una certa affidabilità delle terapie indicate, questo non comporta necessariamente che tutte le terapie non indicate (e sono tante) siano di per ciò stesso non “affidabili”.
Altra considerazione… le terapie presentate non sono sempre terapie RADICALMENTE ALTERNATIVE rispetto alla visione ufficiale.. in alcuni casi, come le primissime, possono essere e talvolta sono “complementari” alle cure ufficiali o, come nel caso della “terapia Di Bella”, pur essendo ostracizzata dall’establishment ufficiale, essa comunque ha principi e metodi di azione che non rappresentano un radicale ribaltamento dei fondamenti ortodossi della medicina, rispetto ad altre terapie che sono.. potremmo dire.. più.. “rivoluzionarie”.
Uno dei grandi meriti di questo testo che state per leggere, è che accanto ad ogni terapia vi sono degli indirizzi e dei numeri di telefono, per contattare i dottori che le praticano. Questo è davvero interessante e prezioso.
Viandanti che leggete queste pagine, ricordate sempre che ogni inquisitore ama i libri bruciati… e che ogni eretico ama la libertà.
Vi lascio a questo interessante testo.
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Le Terapie Complementari e Alternative:
Ora verranno presentate una serie di terapie non ufficiali. Come è stato già detto in precedenza, verranno forniti gli indirizzi e i numeri di telefono più utili oltre alle indicazioni di base per ogni trattamento, mentre l’approfondimento di ognuno di questi verrà lasciato al paziente che quindi potrà decidere autonomamente quale percorso terapeutico intraprendere. Vorrei sottolineare ancora una volta che tale resoconto non può essere ritenuto completo ed esaustivo di tutte le possibilità terapeutiche di tipo complementare/alternativo esistenti. Ne sono state scelte una decina con criteri assolutamente personali con la comune caratteristica di possedere ragionevoli presupposti di validità e assenza di tossicità. La sincera speranza che la loro conoscenza possa rivelarsi utile almeno per qualcuno rappresenta il solo ed unico scopo di questa raccolta.
1. I trattamenti complementari di tipo ablativo.
Le metodiche ablative (così come l’ipertermia) dal momento che vengono praticate anche in strutture pubbliche, avrebbero dovuto essere menzionate all’interno dei trattamenti ufficiali. Tuttavia in questo resoconto sono state inserite tra le cure complementari in quanto ancora poco conosciute, poco valorizzate e poco utilizzate nella maggior parte degli ospedali italiani.
Le diverse tecniche ablative consentono di asportare il tumore provocando, attraverso il calore, una necrosi delle cellule maligne. Al contrario delle terapie sistemiche, che agiscono su tutto il corpo contemporaneamente, come ad esempio la chemioterapia, le metodiche ablative possono essere considerati trattamenti localizzati e specifici. Di conseguenza sono maggiormente indicate a scopo curativo per alcuni tumori non ancora avanzati e diffusi, soprattutto quando la chirurgia non può essere attuata. Per le neoplasie avanzate invece possono essere utilizzate, ma a scopo palliativo.
I tessuti tumorali più facilmente aggredibili dalle tecniche ablative sono quelli del polmone (tumori primari o secondari, cioè metastasi polmonari provenienti da altri tipi di tumore) e del fegato (tumori primari o secondari), ma le nuove sperimentazioni lasciano sperare anche in un futuro utilizzo per i tumori del rene, della prostata e per lenire il dolore nei casi di metastasi ossee.
a) L’ablazione a radiofrequenza (o radioablazione).
È una tecnica nella quale attraverso la cute si inserisce una sonda, dalla quale vengono fatti fuoriuscire degli elettrodi che emettono onde elettromagnetiche ad alta frequenza. Queste onde provocano un riscaldamento della parte irradiata, cosicché il tessuto tumorale viene necrotizzato per coagulazione, lasciando intatto il tessuto sano circostante. Il posizionamento degli elettrodi sul bersaglio viene controllato radiologicamente (ad esempio con la TAC). La tecnica consente di agire anche su metastasi plurime, benché di dimensioni non superiori a 3-4 cm di diametro l´una.
Rispetto ad un normale intervento chirurgico, l´eliminazione del tumore tramite ablazione è una pratica molto meno invasiva, richiede una breve convalescenza e può essere eseguita in anestesia locale. Inoltre può essere ripetuta più volte ed associata a chemioterapia. Una ricerca condotta all´università di Pisa e guidata dal Dr Riccardo Lencioni, su un centinaio di soggetti inoperabili chirurgicamente, ha dato risultati incoraggianti.
Oltre all´università di Pisa, l´ablazione a microonde viene praticata con successo in tanti altri ospedali italiani.
Ad esempio nei dintorni di Roma è possibile contattare:
* il Dr Bizzarri, presso l´ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale al numero 06/93298118
* il centralino, o direttamente il reparto di oncologia dell´ospedale Madre Giuseppina Vannini,
al numero 06/242911.
b) L´abalzione a microonde.
Rispetto alla classica ablazione a radiofrequenza è senz´altro più innovativa. Consente l´asportazione di grandi aree di tessuti molli (fegato e polmoni), fino a circa 8 cm in un´unica seduta. È indicata in tutti quei casi in cui non risulta possibile l´intervento chirurgico, è minimamente invasiva e dura circa 10 minuti. L´energia a microonde produce calore, generato attraverso la vibrazione delle molecole d´acqua, causando così la coagulazione dei tessuti tumorali e lasciando intatti i tessuti sani.
Un nuovo strumento ideato a questo scopo ha ricevuto da poco tempo la certificazione CE e soddisfa la Direttiva dell´Unione Europea per gli strumenti in campo clinico, ed è ora ritenuto il primo sistema di ablazione a microonde disponibile a livello mondiale. Il suo nome è Evident microwave ablation system.
In Italia, per ora sono pochi i centri ospedalieri che lo utilizzano:
1. Dr Gianpaolo Carrafiello, Dottore in Medicina e Professore Associato di Radiologia all´Università dell´Insubria a Varese. Per contattarlo è possibile telefonare alla stessa università di Varese.
Tel. 0332/278763
Tel. 0332/393470
fax 0332/263104
e-mail: Gianpaolo.carrafiello@uninsubria.it
Prof. Salvatore D’Angelo
Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, Unità Fegato
Tel. 0825/203252
Tel. 0825/203268
Tel. 0825/203237
2. L’ipertermia.
Recentemente l’ipertermia è entrata nel Prontuario Terapeutico Nazionale, codificata al numero 9985.2, quindi è una terapia riconosciuta dal sistema sanitario italiano. Tuttavia nell’ambito di questo resoconto è stata inserita, al pari delle tecniche ablative, tra le terapie non ufficiali, in quanto anche questa ancora poco conosciuta, poco valorizzata e poco utilizzata. Non sono molti, infatti, gli ospedali italiani che ne fanno uso e, nella maggior parte dei casi, senza nutrire troppe aspettative. Al contrario in Germania e Olanda esistono dei centri dove viene praticata con successo da tanti anni, spesso in associazione con le terapie convenzionali.
Per ipertermia si intende il riscaldamento controllato (per circa 1 ora) dei tessuti fino a 42-43° C, temperature in cui le cellule tumorali vanno incontro a morte. Per ottenere questo risultato esistono diverse tecniche, ma non tutte funzionano allo stesso modo, non tutte si dimostrano ugualmente efficaci. È necessario selezionare la tecnica più idonea a seconda del tipo di tumore, senza mai prescindere dalle condizioni generali del malato. Gli effetti collaterali sono minimi ed è ripetibile nel tempo. È generalmente indicata per tutti i tipi di tumori solidi (quindi non per i tumori del sangue).
Per ottenere l’innalzamento della temperatura vengono utilizzati campi elettromagnetici a radiofrequenza, focalizzati da apposite antenne, dette applicatori. La frequenza più utilizzata è di 13,56 MHz.
Oltre l’azione antitumorale diretta, l’ipertermia ha anche un’importante azione coadiuvante con le terapie convenzionali. Più precisamente la radioterapia in associazione con l’ipertermia induce un effetto radiosensibilizzante, con un incremento di efficacia di una volta e mezzo fino a tre volte rispetto alle sole radiazioni ionizzanti. L’interazione invece con la chemioterapia permette una maggiore penetrazione dei farmaci citotossici all’interno delle cellule grazie ad un aumento della permeabilità cellulare conseguente all’innalzamento della temperatura. In sostanza, potenziando gli effetti delle terapie convenzionali è possibile diminuire il dosaggio dei chemioterapici e delle radiazioni ionizzanti, diminuendo così i pesanti effetti collaterali. Inoltre l’innalzamento della temperatura corporea stimola anche il sistema immunitario attraverso la liberazione di sostanze immunoregolatrici, le citochine, che hanno un effetto protettivo per l’organismo. Uno dei massimi esperti mondiali di ipertermia, il Professor Paolo Pontiggia ematologo e oncologo all’Università di Pavia riferisce che il calore produce la rottura del Dna delle cellule tumorali. Più precisamente i vasi tumorali, privi dell’impalcatura muscolare, non consentono per mancanza di elasticità, quella vasodilatazione fisiologica che permette un’adeguata dissipazione del calore introdotto. In tal modo il calore rimarrebbe intrappolato nelle lesioni tumorali, provocandone la morte. Lo stesso professore sostiene che nel 30% dei casi il tumore regredisce, in un altro 30% si arresta temporaneamente, e in un 5% si guarisce.
Non è indicato ricorrere all’ipertermia solo nei casi in cui è presente un forte versamento pleurico, ascite e nei casi in cui l’organismo del malato è talmente debilitato da non consentire una normale risposta immunitaria.
Presso l’Istituto di Medicina Biologica (IMBIO di Milano tel. 02/58300445 – fax 02/58300670)
il reparto di oncologia, guidato dal Dr Mancuso cura regolarmente i malati di tumore con l’ausilio di ipertermia e immunoterapia biologica in associazione alle terapie convenzionali.
Per avere maggiori informazioni sugli ospedali italiani o sui centri privati dove viene praticata con maggiore regolarità e professionalità, ci si può rivolgere all’Associazione Europea di Ipertermia (ASSIE).
Tel. 0381/329752
Fax 0381/32975
3. Immunoterapia Biologica.
L’immunoterapia è una terapia riconosciuta e applicata in senso complementare alle terapie convenzionali, ma occupa un ruolo marginale nell’ambito delle terapie antitumorali ufficiali. Di conseguenza il suo reale utilizzo nella maggior parte delle strutture pubbliche italiane rimane molto limitato. Le modalità attraverso cui si può riuscire ad ottenere una attivazione immunitaria possono essere diverse, ma in tutti i casi, il principio che ne è alla base, cioè il potenziare le difese naturali dell’organismo, può rivelarsi di fondamentale importanza per i malati di tumore. L’attivazione di una risposta immunitaria, oltre ad agire in modo diretto verso la malattia, può servire da supporto per l’organismo debilitato e immunosoppresso sia dall’evoluzione del tumore che dagli effetti collaterali delle terapie convenzionali. Pertanto l’immunoterapia trova una sua collocazione logica sia come terapia anticancro che come terapia coadiuvante le terapie ufficiali. L’efficacia della risposta immunologica sarà proporzionale alle risorse che l’organismo ha ancora a disposizione per combattere. Ciò significa che quando la malattia è molto avanzata e l’organismo è troppo immunosoppresso da tanti cicli di chemioterapia, radioterapia o in seguito ad importanti interventi chirurgici, è molto difficile sperare in una attivazione immunitaria. Pertanto viene consigliato di intraprendere tali terapie immunologiche in concomitanza o addirittura in anticipo a quelle ufficiali. In alcuni tipi di tumori particolarmente aggressivi o in stadi avanzati, laddove la guarigione non può essere un obiettivo raggiungibile, le terapie immunologiche affiancate a quelle tradizionali, possono contribuire ad allungare la sopravvivenza e a migliorare la qualità di vita del paziente. In questo resoconto verranno mensionate 4 diverse fonti (tra pubbliche e private) che si occupano di Immunoterapia Oncologica.
1) Già nel 2004, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, è sorta una nuova “divisione di immunoterapia Oncologica”. Il programma di attività dell’Unità, nell’ambito della gestione complessiva del paziente oncologico, sia per quanto riguarda l’inquadramento diagnostico che la terapia, in aggiunta ai trattamenti chemioterapici convenzionali attualmente disponibili e di provata efficacia, prevede un forte impegno nella ricerca clinica. Il programma di attività è quindi finalizzato a rendere disponibile ai vari pazienti che afferiscono all’unità le più recenti terapie farmacologiche e immunologiche. A tale scopo sono già attivi diversi protocolli di terapia medica in collaborazione con le maggiori istituzioni oncologiche nazionali ed estere. Le nuove modalità di terapia biologica ed immunologica basate sulla caratterizzazione biomolecolare delle neoplasie di ciascun singolo paziente sono svolte al fine di personalizzare il più possibile l’intervento terapeutico. Per maggiori informazioni è possibile contattare l’Università Senese presso i seguenti numeri:
tel. 0577/586336
fax 0577/586303
responsabile: Dr Michele Maio (0577-586335)
e-mail: istitutotoscanotumori@regione.toscana.it
e-mail: m.maio@ao-siena.toscana.it
2) Un medico oncologo di nome Giuseppe Zora, già nel 1975, controcorrente ed ostacolato da tutti, iniziò una serie di esperimenti in vitro ed in vivo sulle linee sperimentali immunologiche. Nel 1982 cominciò a distribuire il suo prodotto, un ibrido biologico innocuo, non tossico che permetteva un ampio spettro di modulazione immunologica. Da quella data, per circa dieci anni, il dr Zora è stato perseguitato a livello giudiziario. Poi dal 1992, il suo incubo è terminato, avendo registrato il suo prodotto (Adjuvant Plus) in Svizzera come specialità medicinale.
Decine di migliaia di pazienti in Italia e in tutta Europa lo utilizzano con ottimi risultati. Per maggiori informazioni è possibile contattare la Fondazione Raphael in Svizzera e parlare direttamente con il Dr Zora. L’azione del farmaco immunologico di tipo omeopatico – biologico “Adjuvant Plus” del Dr Zora svolge una duplice funzione: una azione antitumorale che si esplica attraverso l’attivazione del sistema immunitario del paziente ed un’azione di supporto mirata a limitare i danni immunosoppressivi dei farmaci chemioterapici. Quindi è particolarmente indicata come terapia adiuvante la chemioterapia. La terapia può essere anche associata alla multiterapia Di Bella.Tale sinergia di trattamento può essere valutata parlandone con il Dr Zora. La terapia consiste in fiale intramuscolo, il cui dosaggio e somministrazione va personalizzata in base alle caratteristiche di ogni paziente. Contattando il Dr Zora e inviando una relazione clinica sul paziente, sarà lui stesso a prescrivere la terapia più adeguata. La preparazione e la spedizione del farmaco avviene in tempi rapidissimi da una farmacia specializzata nella Repubblica di San Marino dietro prescrizione del Dr Zora (S.M.A. s.a. tel.0549-909532).
Il costo della terapia è abbastanza accessibile a tutti.
tel. 0041/793370630
tel. 0041/916306245
tel. 0041/793370630
fax 0041/916306247
e-mail: zora.giuseppe@ticino.com
3) La “Sinterapia” è un’attivazione immunologica personalizzata tramite il vaccino BCG. Questa terapia consiste in iniezioni intraepiteliali eseguite in tempi e diluzioni personalizzate in base alla reattività immunologica del paziente e monitorata con esami ematochimici e con visite cliniche. il vaccino BCG è il vaccino usato comunemente per prevenire la tubercolosi (bacillo di Calmette e Guerin) ed utilizzato insieme all’indoxen (indometacina, un antinfiammatorio) riesce a potenziare le difese naturali dell’organismo. Il paziente deve essere sottoposto a tali iniezioni prima e dopo ciascun ciclo di chemioterapia, radioterapia, ormonoterapia o intervento chirurgico. Attraverso un esame delle sottopopolazioni linfocitarie, che si può eseguire gratuitamente solo in alcuni centri specializzati (vicino Roma c’è quello di Palidoro), dietro prescrizione del medico curante, è possibile capire in anticipo se nell’organismo debilitato del paziente (dalla malattia e dalle terapie citotossiche) c’è ancora la possibilità di poter attivare una risposta immunitaria sufficiente per combattere il tumore. Il medico che prescrive la terapia personalizzata e ne segue l’andamento è il Professor Saverio Imperato di Monza. Contattando il Professor Imperato si riceveranno tutte le indicazioni necessarie per iniziare il trattamento. Il professore ha tre libere docenze: immunologia, patologia generale e microbiologia e cura da circa trent’anni con successo i malati di tumore. Il costo della terapia è accessibile a tutti.
Per informazioni contattare i seguenti numeri:
lo studio del Professore è in via Biancamano 1, 20052 Monza
tel.039/740587
cell. 349/6650859 (Sig.ra Daniela Rigolio) dalle 14,30 alle 17,30
e-mail: sinterapia@gmail.com
4) Già nel 1921, Rudolf Steiner, filosofo e medico tedesco, individuò nel vischio un valido rimedio anticancro. Alla clinica Lukas Klinik in Svizzera, a partire dagli anni 80 i preparati a base di vischio sono stati sottoposti ad indagine scientifica classica. Il meccanismo d’azione è il seguente: il vischio contiene le lectine, sostanze che hanno la capacità di legarsi alle cellule tumorali e stimolare le cellule del sistema immunitario a distruggerle. In un articolo apparso sulla rivista “Oncology” del 1986 viene spiegato che già a ventiquattr’ore dalla somministrazione di vischio si evidenzia un aumento del numero e dell’attività dei linfociti natural killer, aumentano i livelli di fattori di necrosi tumorale, le interluchine e l’attività dei macrofagi. Per eventuali approfondimenti si suggerisce di contattare:
* Associazione antroposofica Rudolf Steiner, con sede a Milano Tel. 02/6595558
* Lukas Klinik con sede in Svizzera Tel. 0041/61723333
* AMOS (Articoli Medicinali Omeopatici Svizzeri) con sede a milano Tel. 02/40090132
* Dr Rosiello Massimo con sede a Roma Tel. 06/3053269
4. SSM Vaccino di Maruyama.
Il vaccino S.S.M. di Maruyama (Specific Substance Maruyama) è un vaccino biologico (un estratto dai germi umani di tubercolosi), sotto forma di fiale, la cui azione si esplica inducendo una sorta di atrofizzazione o incapsulamento delle lesioni tumorali, attraverso una profonda produzione di fibre di collageno. In tal modo svolge un’azione di inibizione dello sviluppo e di proliferazione metastatica della malattia. La terapia ha origini giapponesi e viene utilizzata come terapia alternativa in giappone da più di trenta anni. Esiste un sito non ufficiale dalla traduzione non troppo chiara che spiega più dettagliatamente come funziona.
Le maggiori garanzie di efficacia da parte di questo vaccino provengono dalle testimonianze dirette dei pazienti. In particolare ho avuto modo di parlare personalmente al telefono con una donna italiana di 49 anni alla quale all’età di 20 anni avevano diagnosticato un osteosarcoma avanzato con metastasi polmonari con una prognosi di pochi mesi di vita. La donna non intraprese alcun trattamento convenzionale, bensì solo il vaccino di Maruyama. La donna, dopo 30 anni è ancora in ottima salute. Ha ancora le metastasi polmonari, ma risultano atrofizzate, non attive. I medici dell’ospedale italiano dove era stata seguita dissero che probabilmente avevano sbagliato diagnosi o che si era trattato di una guarigione miracolosa, ma in nessun modo ammisero la possibilità che il vaccino giapponese potesse aver funzionato.
Per entrare in contatto con la struttura in Giappone dove viene preparato il vaccino basta telefonare ed inviare dei dati, ma è necessario conoscere bene l’inglese e saper tradurre il referto clinico dell’ospedale con la diagnosi. Qui di seguito vengono riportate le cose da fare per contattare la struttura:
il sito non ufficiale è:
www.tim.hi-ho.ne.jp/keisaku/index1.html
il primo fax da inviare allo 0081 338 24 64 00 dovrà contenere la diagnosi tradotta in inglese, con più dati possibili sul paziente, e la “doctor’s letter of consent”, come viene descritto sul sito citato. Il medico di riferimento è il Dr Iida Kazumi della Nippon Medical School di Tokio.
Il Dr parla bene l’inglese ma nel chiamare è doveroso tenere conto del fuso orario (8 ore avanti rispetto al nostro) e del fatto che chi risponde al telefono potrebbe non parlare affatto la lingua inglese. Pertanto si raccomanda di avvalersi di un interprete in grado di parlare bene il giapponese.
Il numero di telefono è 0081 338 22 21 31.
Nel fax è bene indicare quanto segue:
To the attention af Dr Iida Nippon Medical School Object: payment for S.S.M. By:
(nome, dati, telefono, indirizzo del paziente)
La traduzione in inglese della diagnosi e le condizioni generali del paziente.
La firma del proprio medico curante che intende richiedere la terapia nel caso sussistano le condizioni per iniziarla (è bene quindi attendere una risposta in merito dal Dr Iida).
Sul fax si deve allegare la documentazione del pagamento: 30.000 yen per le prime 4 scatole di fiale
(compreso il trasporto).
Ovviamente prima di pagare è bene assicurarsi che il Dr Iida abbia dato il consenso all’inizio della cura.
I dati per effettuare il pagamento sono:
beneficiario – Nippon Medical School
banca beneficiaria – bank of Tokio
filiale – Hongo Branch codice banca/swift – BOTKJPJT c/c – 3696841
motivo del pagamento – payment for SSM (più nome e dati del paziente)
In genere non spediscono le fiale finchè non è arrivato il pagamento, quindi è bene inviare un fax di conferma del pagamento avvenuto e telefonare per accertarsi che inviino le fiale. Per la spedizione ogni volta occorrono almeno tre settimane, quindi è bene organizzarsi in anticipo senza aspettare di aver terminato le fiale per ordinare quelle nuove. Nei fax successivi occorrerà inviare, oltre alla solita conferma del pagamento, anche il modulo compilato presente all’interno di ogni confezione, riguardante gli esami clinici richiesti. Il modulo dovrà essere timbrato e firmato dal medico che segue la cura e che ha richiesto il trattamento.
5. La Terapia Di Bella.
La Multiterapia Di Bella (MDB) è probabilmente la cura alternativa ai tumori più conosciuta. Si prefigge di ridurre le dimensioni della neoplasia o di arrestarne o rallentarne la crescita e comunque in tutti i casi di migliorare la qualità di vita del paziente. Tutto questo senza ricorrere a trattamenti particolarmente aggressivi, tanto da essere ben tollerata nella maggior parte dei casi anche per lunghi periodi di tempo. L’efficacia della terapia può dipendere da numerosi fattori. Oltre alle variabili individuali di ogni malato, e il tipo di neoplasia, è importante che venga iniziata il più precocemente possibile e preferibilmente in assenza di altri trattamenti immunosoppressori (come la chemioterapia).
La terapia consiste di almeno quattro farmaci che devono essere assunti agli orari prescritti dal medico. In associazione a questi farmaci ne vengono talora aggiunti altri sulla base dell’origine della malattia e dell’eventuale presenza di metastasi o di altre complicanze. I quattro farmaci principali sono: uno sciroppo galenico a base di vitamina E e di vitamina A, la bromocriptina o altro farmaco analogo, la melatonina che deve essere rigorosamente coniugata con adenosina in percentuali ben precise e la somatostatina che può essere in alcuni casi sostituita da un suo analogo di sintesi. Lo scopo principale della terapia è quello di modificare l’ambiente intorno al cancro rendendoglielo ostile in maniera che esso non riesca a svilupparsi e arresti la propria crescita o addirittura muoia. Inoltre le cellule sane, stimolate da alcuni principi attivi della terapia, vanno invece incontro ad un potenziamento delle loro funzioni e diventano più forti ed in alcuni casi più aggressive nei confronti della malattia.
Nel 1998 è iniziata una sperimentazione ufficiale sulla terapia Di Bella voluta, a seguito delle manifestazioni popolari a favore di questo trattamento, dal Ministero della Sanità italiano. Dopo alcuni mesi tale sperimentazione è stata considerata fallita nel senso che gli organi competenti della medicina ufficiale, ai quali era stato delegato il compito di valutarne l’efficacia e l’attività, hanno affermato che la terapia Di Bella non è dotata di sufficiente attività antitumorale da giustificare un proseguimento della sperimentazione su altri pazienti. Cosa si intende per sufficiente attività antitumorale ? Se infatti si intende l’ottenimento di una risposta parziale, vale a dire una riduzione del 50% del tumore, è chiaro come essendo stati arruolati pazienti con patologia molto avanzata, fosse un obiettivo troppo difficile da raggiungere. Il fatto che taluni di questi pazienti abbiano comunque ottenuto una risposta minima non è stato tenuto per nulla in considerazione. Così come non è stato considerato che con molta probabilità quegli stessi pazienti avrebbero ottenuto risposte minime anche con le terapie convenzionali. In ogni caso non avendo ricevuto un risultato convincente e definitivo, la sperimentazione è stata sospesa e con questo evento è stato definitivamente messa la parola fine alla possibilità che la MDB potesse divenire ufficialmente una cura per il trattamento dei tumori al pari delle altre.
Giudicare l’efficacia della MDB rispetto a quella delle terapie ufficiali è impossibile. Forse è addirittura sbagliato porsi un quesito del genere, nel senso che per un certo tipo di tumore potrebbe risultare più efficace l’una dell’altra, ma per un altro tipo potrebbe accadere l’opposto.
Al di là dell’efficacia terapeutica una cosa è certa: la MDB ha rappresentato un approccio terapeutico alla cura dei tumori totalmente diverso dai precedenti, avendo il pregio di considerare la cura non più solo come un modo per sopravvivere più a lungo possibile, quanto nel modo migliore possibile. Una terapia non più impostata sul farmaco dall’azione devastante, in grado di distruggere tutto, quanto su un insieme di farmaci e vitamine ben calibrati che agiscono in sinergia e nel rispetto dell’organismo malato. La MDB infatti può essere eseguita a casa del paziente stesso grazie alla semplice collaborazione dei familiari e, per i soggetti autosufficienti, anche in perfetta autonomia, senza ricorrere all’aiuto di alcuno. È inoltre compatibile con una qualità di vita perfettamente normale tanto che sono molti i pazienti in età lavorativa che la praticano senza avere alcun disagio nello svolgimento della loro professione. In poche parole, con la terapia Di Bella, si realizza una “convivenza migliore con la malattia” dando la possibilità al paziente di combattere la sua battaglia in modo più dignitoso, senza essere gravato da pesanti effetti collaterali.
Le difficoltà di curarsi con la terapia Di Bella sono principalmente legate al fatto di non potersi curare all’interno di una struttura pubblica. Di conseguenza l’approvvigionamento di alcuni farmaci e i costi più o meno alti non ne consentono un ampio utilizzo.
Per chi volesse approfondire la conoscenza della terapia Di Bella e valutare la possibilità di curarsi essendo certo di non cadere nelle mani sbagliate (i medici che si spacciano come “dibelliani” senza averne il titolo sono tanti) può rivolgersi ai seguenti numeri:
tel. 338/4683410 (Ivana Maccione)
tel. 335/5311146 (Patrizia Mizzon)
6. Il metodo Pantellini.
L’ascorbato di potassio. Il metodo del Dott. Gianfranco Valsé Pantellini nacque da un caso fortuito, o per meglio dire, da un errore. Nel 1947, il Dott. Pantellini consigliò ad un malato di cancro inoperabile allo stomaco, con prognosi di pochi mesi di vita, di bere limonate con bicarbonato di sodio al fine di calmare i forti dolori. Dopo un anno, lo rivide perfettamente ristabilito (il paziente morì infatti d’infarto vent’anni più tardi). Al momento di esaminare le radiografie, pensò che si trattasse di quelle di un altro. Cos’era successo? Il paziente, per errore, non aveva usato il bicarbonato di sodio, ma quello di potassio. “Ebbi come una botta in testa”, raccontò un giorno Pantellini. “Feci delle separazioni di limone ed esperidati dei vari acidi presenti e mi accordai con dei colleghi medici, per sperimentarli su alcuni malati di cancro, ormai in fase terminale, che volontariamente si offrirono di assumere, per via orale, citrato di potassio, tartrato di potassio ed esperidato di potassio: non ottenni purtroppo alcun effetto. Quando poi somministrai ai malati l’ascorbato (vitamina C) di potassio, conseguii i primi riscontri positivi”. Proseguendo nella terapia, i malati di cancro presentavano apprezzabili miglioramenti, già nell’arco di 10-15 giorni. Il dolore scompariva, o quantomeno si attenuava, ed il paziente era in grado di riprendere la propria attività lavorativa. In alcuni soggetti, ancora oggi, a distanza di 40 anni, non risulta alcuna presenza del tumore. Pantellini proseguì le sue ricerche per quarant’anni, scoprendo che l’ascorbato di potassio trovava applicazione anche in alcune malattie degenerative ed autoimmuni. Continuò a tenere conferenze, partecipò a vari congressi di oncologia, pubblicò le sue scoperte su riviste mediche, curò con successo migliaia di persone. Risultato? Alcune denunce da parte dell’Ordine dei Medici (assolto), problemi a non finire, diffamazioni; ma l’aspetto più grave è che in tutti questi anni, Pantellini non è mai stato preso in considerazione dalla classe medica. Non viene confutato, semplicemente viene totalmente ignorato. Chi volete che abbia interesse a prescrivere l’ascorbato di potassio, un prodotto che costa poche decine di euro per un mese di terapia e che, oltre a tutto, non è brevettabile ? Di seguito viene riportato un discorso del Dr Pantellini fatto a 82 anni poco prima di morire:
“Nelle nostre cellule vi sono ogni attimo migliaia di reazioni chimiche
simultanee, compresa la lotta tra gli enzimi chiamati
superossidodismutasi ed i famosi radicali liberi detti i distruttori.
Nel caso in cui i radicali dovessero aumentare od il gene che costruisce
le SOD non funzionasse bene, entro 24 ore la cellula diventa
cancerogena. Da una quarantina d’anni ho scoperto l’efficacia di una
terapia antiossidante, che va in aiuto delle SOD, ed è l’Ascorbato di
Potassio. Questo, attraverso la ristrutturazione della pompa
sodio-potassio sulla membrana cellulare, penetra nella cellula non solo
riportandovi il potassio che viene espulso dalla degenerazione, ma
ricomponendo le catene dei messaggi genetici. La cellula, rimessa in
ordine, non viene più attaccata dal cancro. Questo prodotto è come un
integratore alimentare senza alcuna tossicità. I risultati clinici,
attestabili, dimostrano che in 17 pazienti su 20, la riduzione della
sintomatologia varia tra la completa guarigione e la regressione
variabile. Nel caso dell’angioma, l’ascorbato blocca l’azione
dell’ossigeno nelle cellule e ferma il processo. Anche il prof. Folkman
negli USA ha messo a punto un sistema per combattere questa
proliferazione di capillari, strangolandoli chimicamente con
angiostatina ed endostatina. È una via parallela, ma la mia agisce
dall’interno delle cellule come preventivo.
Il rimedio c’è, il problema è che non costa nulla!
In conclusione i risultati positivi, dove non ci sono tornaconti
economici, stranamente non vengono considerati, mentre la chemioterapia
distrugge l’organismo spesso prima del tumore.
La prevenzione dei tumori potrebbe essere per qualcuno, in termini
economici, un danno incalcolabile. Sempre più studiosi sono daccordo col
ginecologo tedesco Muller, secondo il quale il 70% dei nati morti, o
focomelici, è dovuto ai farmaci”
Alcuni ricercatori del NIDDK (National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases) in alcuni esperimenti sui topi hanno scoperto che alte concentrazioni di ascorbato di potassio erano associate ad effetti antitumorali nel 75% delle linee cellulari tumorali. Più precisamente è stata osservata una riduzione della crescita tumorale e del peso dei tumori del 41-53%. Tuttavia, tra il 1979 ed il 1985, studi clinici sull´uomo in cui veniva somministrata vitamina C, controllati con placebo ed in doppio cieco, non confermarono effetti benefici.
Ancora una volta ci si trova dinanzi alla situazione dove una qual certa sostanza che sembra possedere un forte effetto antitumorale non viene riconosciuta dalla medicina ufficiale.Una sperimentazione seria sull´ascorbato di potassio non è stata mai condotta e probabilmente non lo sarà mai. Senz´altro le sostanze utilizzate da questa terapia sono totalmente atossiche. Per di più la vitamina C anche se assunta in alte dosi non può causare effetti indesiderati in quanto la parte in eccesso, che non può essere assorbita, viene naturalmente eliminata dall´organismo. Tuttavia l´ascorbato di potassio, andando ad agire sulla pompa sodio/potassio, è bene che venga assunto con il controllo costante di un medico.
Per chi volesse approfondire questa terapia, è possibile contattare la:
Fondazione Internazionale Pantellini Via Mattioli, 55 Firenze Tel. 055 491835 Fax 055 499634
e-mail: fondazione@pantellini.org
La terapia con ascorbato di potassio prevede di assumere giornalmente 0,15 gr di acido ascorbico (vitamina C) in cristalli puri, conservati in bustine di alluminio, 0,30 gr di bicarbonato di potassio in cristalli puri. Il tutto va mescolato in ½ bicchiere d’acqua minerale con un cucchiaino di plastica per ben 3 volte al giorno, 1 ora prima dei pasti principali. La preparazione e la spedizione delle sostanze in cristalli puri viene realizzata dalla Farmacia:
New Mercuri in via Celso 13/R a Firenze Tel. 055 482558 – 499504
7. C.R.A.P. (Complementare Riducente Antidegenerativa Puccio).
Nel maggio del 1999, dopo 12 anni di studi, un ricercatore siciliano, Giovanni Puccio, con l’aiuto di alcuni medici, mise a punto una cura anticancro di tipo naturale, basata sul ripristino dell’equilibrio cellulare a livello acido/basico tramite delle sostanze ossido/riducenti.
Più precisamente la terapia antiossidante di Puccio si propone di riequilibrare il rapporto redox-omeostatico cellulare con l’intento di bloccare la formazione degli dei radicali liberi che sono all’origine del processo degenerativo del tumore.
Le ricerche di Puccio hanno portato a concludere che il cancro sia una conseguenza di un processo patologico che inizia molti anni prima all’interno dell’organismo e che si manifesta con un forte squilibrio elettrochimico, blocco delle pompe sodio/potassio e calcio/magnesio, abbassamento del potenziale di membrana, abbattimento del sistema immunitario e acidosi metabolica.
La terapia è in realtà una multiterapia, basata sull’attenta somministrazione di diverse sostanze. L’elemento principale è il GSH ovvero il “Glutatione ridotto” che esplica alcune funzioni fondamentali a livello cellulare.
Oltre al GSH la terapia prevede l’assunzione di acido ascorbico (vitamina C), bicarbonato di potassio (vedi Metodo Pantellini), selenio, coenzima Q10, vitamina E, licopene, betacarotene, aminoacidi essenziali (fosforo, magnesio, calcio, potassio, etc.) oligoelementi ed enzimi regolatrici e acetilcisteina, oltre ad una particolare alimentazione energetica.
Al termine del riequilibrio del rapporto redox-omeostatico che si raggiunge entro tre mesi circa, si attiverebbero naturalmente i linfociti NK natural Killer in un tempo stimato dai 4 ai 6 mesi. La riuscita del trattamento sembrerebbe legata allo status del substrato biologico del paziente, che spesso viene fortemente compromesso in seguito alle terapie citotossiche (chemioterapia). Al termine della remissione della patologia è prevista una terapia di mantenimento.
La complessità della terapia complementare riducente antidegenerativa di Puccio comporta che venga eseguita sotto osservazione medica, in quanto prevede un attento e continuo monitoraggio di diversi parametri, come il sottoporsi ad esami ematochimici ogni 10/15 giorni ed un esame dello stress ossidativo completo (che viene eseguito esclusivamente presso l’ IDI di Roma).
Recentemente, ad un convegno tenutosi a Palermo presso l’Hotel President in data 08/05/2006, un giudice di pace ha parlato in modo favorevole circa l’efficacia della terapia, ed è stato riportato un caso di guarigione sconcertante su un cancro al fegato del padre della Top Model Eva Riccobono.
La terapia, chiamata anche vaccino terapeutico E.M.M.A.NU.ELE., è stata anche sperimentata ufficialmente negli anni successivi in 5 paesi stranieri. Purtroppo non siamo venuti a conoscenza dei risultati di questa sperimentazione, ma per saperne di più è possibile contattare:
Associazione per la Ricerca Scientifica Via A. Cisalpino, 2 90128 Palermo
per contatti diretti:
cell. 338/7773738 (Giovanni Puccio)
cell. 328//6369415 (Rossella Puccio)
e-mail: giovannipuccio@hotmail.com
e-mail: rossellapuccio@hotmail.com
Il comitato scientifico dell’associazione è rappresentato dal Dott. Santi Scola, Specialista in Ematologia Generale Clinica e di Laboratorio, Igiene e Medicina Preventiva, Orientamento Laboratorio e Patologia Clinica.
Da alcuni dati rilasciati dal Ministero della Salute e pubblicati sul Giornale di Sicilia del 03/06/2008 a pag. 7, si è potuto constatare che la Sicilia registra il 15% di decessi in meno per tumore rispetto alla media nazionale nonostante il consumo dei farmaci antitumorali sia il 6% in meno. Questi dati potrebbero far pensare ad una reale efficacia della terapia che essendo abbastanza conosciuta in Sicilia, viene utilizzata quasi esclusivamente in questa regione.
8. La graviola (annona muricata).
L’annona Muricata, comunemente chiamata “Graviola”, è una pianta della foresta amazzonica che sembrerebbe possedere delle importanti proprietà antitumorali. L’uso del condizionale è d’obbligo, in quanto, malgrado diversi studi di laboratorio abbiano evidenziato tali proprietà, non è mai stato condotto uno studio sugli esseri umani che ne comprovasse l’efficacia.
Di seguito viene riportato uno dei tanti testi che si trovano su internet sull’argomento: “Da oggi il futuro del trattamento del cancro e le possibilità di sopravvivenza sembrano molto più promettenti che mai. Il merito va ad una pianta che cresce in Amazzonia, nelle foreste pluviali del sud America: la GRAVIOLA (annona muricata). Molto probabilmente fra non molto tempo potremo cambiare opinione sulle possibilità di sconfiggere il cancro. Dagli estratti di questa potente pianta potrà essere possibile:
* Sconfiggere il cancro in tutta sicurezza con una terapia completamente
..naturale che non provoca nausea, perdita di peso e di capelli.
* Proteggere il sistema immunitario ed evitare infezioni fatali.
* Sentirsi più forti e sani durante tutto il corso del trattamento.
* Aumentare la propria energia e migliorare l’aspettativa di vita.
Una grande e conosciuta industria farmaceutica statunitense per più di sette anni ha studiato e testato in laboratorio le proprietà della graviola. Non essendo riuscita a isolare e duplicare in una formula chimica brevettabile i due più potenti componenti della pianta e quindi non potendo trarre grandi profitti dalla vendita di un farmaco, l’azienda ha abbandonato il progetto evitando di rendere pubblico il risultato della ricerca. Siccome per legge non si possono brevettare le sostanze naturali (giustamente, la natura appartiene a tutti, non se ne possono brevettare le meraviglie), uno studio clinico che comporta investimenti per centinaia di migliaia o addirittura milioni di dollari deve avere poi un suo ritorno economico dalla vendita dei prodotti; nessuna casa farmaceutica condurrà mai degli studi su sostanze che poi chiunque potrebbe coltivare o raccogliere per preparare il proprio rimedio personale. Fortunatamente uno dei ricercatori di quella compagnia, pur condividendone gli obiettivi di profitto, non poteva accettare la decisione di nascondere al mondo questo unico killer del cancro.
Fu così che ascoltando la sua coscienza e rischiando la carriera decise di contattare e informare la Raintree Nutrition, una compagnia statunitense che si dedica alla ricerca, al raccolto e alla riforestazione di piante ed erbe nell’Amazzonia. La sua presidente è riuscita a guarire da una rara forma di leucemia proprio grazie alle piante della foresta pluviale.
Durante le sue ricerche la Raintree Nutrution ha scoperto che anche il NATIONAL CANCER INSTITUTE (NCI) nel 1976 aveva già verificato che gli estratti di questa pianta erano in grado di attaccare e distruggere le cellule maligne del cancro. Questo studio era però stato archiviato come un rapporto interno e mai reso pubblico.
Nonostante queste proprietà siano state scoperte già nel 1976, non è mai stato condotto uno studio su esseri umani, quindi nessuna sperimentazione a doppio cieco e altri test per verificare il valore del trattamento tale da essere pubblicato sulle riviste mediche e quindi universalmente accettato come terapia. In ogni caso, la graviola ha dimostrato di poter distruggere le cellule del cancro in altri 20 studi di laboratorio. Il più recente, condotto dalla Catholic University of South Corea agli inizi del 2001, ha rivelato che due composti estratti dai semi della graviola hanno mostrato una “citotossicità selettiva comparabile all’Adramycin” (un farmaco comunemente usato nella chemioterapia) per le cellule del cancro al colon e al seno, lasciando contemporaneamente intatte le cellule sane, al contrario di quello che si verifica con la chemioterapia.
In un altro studio, pubblicato sul Journal of Natural Products, ha dimostrato che la graviola non è solo confrontabile con l’Adriamicina, ma la supera clamorosamente negli studi di laboratorio. Un composto della pianta ha distrutto selettivamente le cellule cancerose del colon con una potenza 10.000 (diecimila!) volte superiore a quella dell’Adriamicina.
Anche i ricercatori della Purdue University hanno riscontrato che gli estratti delle foglie di graviola hanno eliminato le cellule del cancro in almeno sei tipi di tumore e sono state particolarmente efficaci contro le cellule del cancro alla prostata e del pancreas (!). Secondo un altro studio, sempre della Purdue University, estratti di questa pianta hanno isolato e distrutto le cellule del cancro al polmone.
Quindi, le domande più ovvie saranno: perché sono stati condotti solo studi di laboratorio e non sono state diffuse notizie così incoraggianti? Per il motivo già accennato all’inizio: non essendoci la possibilità di profitti derivanti dalla vendita di un brevetto di un medicinale chimico, nessuna compagnia farmaceutica investirà enormi risorse finanziarie per uno studio appropriato. Purtroppo questa è una realtà comune a gran parte delle terapie naturali. Incoraggiata da questi test di laboratorio, la Rain Tree Nutrition ha condotto ulteriori ricerche, anche con l’aiuto delle tribù dell’Amazzonia, per raccogliere e far riprodurre questa pianta. Oltre ad aver reso disponibile un preparato contenente la sola graviola, questa azienda ha sviluppato un prodotto chiamato N-TENSE che contiene il 50% di graviola ed il restante 50% una miscela di sei erbe con riconosciute proprietà anticancro: Bitter melon (Mormodica charantia), Esphinheira Santa (Maytenus illicifolia), Mullaca (Physalis angulata), Vassourinha (Scoparia dulcis), Mutamba (Guazuma ulmifolia), Cat’s Claw – Unghia di gatto (Uncaria tomentosa).
Purtroppo finora sono stati pochi i medici e pazienti negli USA (pochissimi in Europa) che hanno usato la graviola o il composto messo a punto dalla Rain Tree Nutrition per combattere il cancro. In ogni caso, secondo le testimonianze pervenute alla Rain Tree Nutrition e al distributore italiano, i primi risultati sembrano particolarmente incoraggianti.
Mentre la gran parte delle ricerche sulla graviola sono focalizate sulle sue capacità anticancro, la pianta è usata da secoli dalla medicina popolare del Sud America per trattare un sorprendente numero di disturbi fra i quali: ansia, ipertensione, influenza, tigna, scorbuto, malaria, eruzioni cutanee, nevralgia, dissenteria, artriti e reumatismi, palpitazioni, nervosismo, insonnia, diarrea, febbre, nausea, foruncoli, dispepsia, spasmi muscolari, ulcera.
Non ci sono dubbi che un ammalato di cancro dovrebbe poter conoscere tutte le opzioni di trattamento disponibili. La graviola potrebbe fornire l’aiuto necessario e forse determinante per sconfiggere la malattia, oltretutto, essendone stata riscontrata l’assoluta assenza di tossicità, senza sopportare i pesanti effetti collaterali provocati dai vari trattamenti farmacologici.”
Leggendo questi testi si rimane senza parole. Ma è davvero possibile che una sostanza che potrebbe possedere delle proprietà antitumorali così forti non venga adeguatamente testata in una sperimentazione clinica per mancanza di interessi economici ? A pensarci bene è comprensibile che non ci sia una casa farmaceutica disposta a investire tanti soldi su un prodotto non brevettabile, in quanto per un’azienda privata ogni investimento economico importante deve comportare un relativo ritorno economico. Tuttavia la salute non dovrebbe essere considerato un bene privato. È possibile che la “salute pubblica” resti indifferente di fronte ad una possibilità di questo tipo ? Ovviamente qualsiasi malato oncologico troverebbe enorme difficoltà ad accettare l’idea di assumere una sostanza non adeguatamente testata, in quanto non sufficientemente rassicurato sull’efficacia né sugli eventuali effetti collaterali.
Questa è l’unica terapia citata in questa raccolta non testata sull’uomo, per la quale non è possibile garantire l’assenza di tossicità. Pertanto per chi volesse maggiori informazioni, o per richieste di spedizioni, può rivolgersi all’esclusivista per l’Italia:
“Naturvitae”
e-mail: info@naturvitae.com
via Pacinotti 18 – Monfalcone
tel. 0481/414013
fax 0481/794350
9. ESSIAC. La formula di Renè Caisse.
L’essiac è una miscela di erbe con la quale l’infermiera Renè Caisse cominciò a curare i malati di tumore, intorno agli anni 30 in Canada. La ricetta originale apparteneva ad un medico indiano, ma la Caisse ne venne a conoscenza da una signora guarita da un cancro al seno dallo stesso medico indiano. Dopo averla provata su sua zia, malata terminale di cancro allo stomaco, la quale incredibilmente guarì, la Caisse cominciò a curare con successo moltissimi malati con la collaborazione dei migliori medici di Toronto. Tuttavia la medicina ufficiale non fece altro che ostacolare puntualmente ogni tentativo della Caisse di “legalizzare” la sua cura, pretendendo che svelasse la formula della tisana. Per paura di speculazioni, la Caisse si rifiutò sempre (rifiutando anche un compenso di 1 milione di dollari da una casa farmaceutica) e continuò in semi-clandestinità a curare i malati senza alcuna retribuzione. Queste le testimonianze di alcuni illustri medici sull’efficacia della tisana:
“ho potuto constatare che nella maggior parte dei casi le deformazioni scomparivano, i pazienti denunciavano una forte diminuzione dei dolori. In casi serissimi di cancro ho visto interrompersi le emorragie più gravi. Ulcere aperte alle labbra ed al seno rispondevano alle cure. Ho visto scomparire cancri alla vescica, al retto, al collo dell’utero e allo stomaco. Posso testimoniare che la bevanda riporta la salute nel malato, distruggendo il tumore restituendo la voglia di vivere e le funzioni normali degli organi” – Dottor Benjamin Lesile Guyatt, responsabile del dipartimento di anatomia dell’università di Toronto.
E ancora…”ero venuta abbastanza scettica, ed ero risoluta a rimanere solo 24 ore. Sono rimasta 24 giorni ed ho potuto assistere a miglioramenti incredibili su malati terminali senza più speranza e malati diagnosticati terminali, guarire. Ho esaminato i risultati ottenuti su 400 pazienti” – la Dott..ssa Emma Carlson arrivata dalla California.
Durante il processo in cui la si accusava di curare senza legittimità tramite una cura non testata, ben 387 ex pazienti accettarono di testimoniare in suo favore, oltre a numerosi medici. Tutte queste persone si dichiararono convinte di essere state guarite dall’infermiera dopo essere stati definiti “senza speranza” dai medici dell’ospedale di Bracebrigde di Toronto. Il risultato del processo, fu che la tisana non era una cura per il cancro e che se non avesse svelato la formula avrebbero impedito alla Caisse di continuare le sue cure e avrebbero chiuso la sua clinica. In realtà durante il processo fu permesso di testimoniare solo ad una piccola parte di ex pazienti e una parte di medici che avevano promesso di sostenerla, ritrattarono, riconoscendo la possibilità di essere caduti in errore. Nonostante tutto la Caisse continuò a curare i suoi malati fino a all’età di 89 anni, tra mille disavventure. Un anno dopo , morì. Al funerale dell’infermiera parteciparono diverse centinaia di persone. In altri esperimenti mal condotti e non seguiti dalla Caisse la sua tisana fu giudicata atossica ma inefficace. Fino a quando nel 1984 una giornalista radiofonica fece un’intervista al Dr Brush, un rispettato medico che aveva collaborato con la Caisse negli ultimi anni prima della sua morte. Dall’intervista, seguita da un numero incredibile di persone, emerse che la tisana poteva essere ritenuta una cura per il cancro. Più precisamente il Dr Brush disse: “ho potuto constatare che la bevanda può far regredire il cancro ad un punto tale che nessuna conoscenza medica attuale è in grado di raggiungere”. In altri programmi radiofonici altri medici confermarono quanto sostenuto dal Dr Brush ed ormai l’opinione pubblica si era completamente spostata a favore della Caisse. Nonostante tutto la strada legale si dimostrava ancora tortuosa, pertanto alla giornalista venne in mente di smetterla di tentare di combattere contro le istituzioni per far riconoscere la tisana come una cura per il cancro. Si sarebbe venduta come una tisana innocua ed atossica. In questo modo chiunque avrebbe potuto continuare a curarsi senza alcuna difficoltà, trovando la tisana anche nelle erboristerie. Grazie a questa intuizione oggi la tisana “Essiac” viene regolarmente venduta in tutto il mondo come fosse un thè.
Oggi conosciamo l’esatta formulazione della tisana che comprende ben 4 erbe miscelate nella giusta proporzione: Rumex Acetosella, Arctium Lappa, Ulmus Rubra, Rheum Palmatum. La Rumex Acetosella ha ottime proprietà depurative per le cellule, contiene tutte le vitamine e sali minerali e sostanze immunomodulatrici. L’Arctium Lappa è la radice di bardana. È ricca di vitamine, sali minerali, favorisce il metabolismo degli zuccheri ed è immunomodulante. Inoltre è depurativa per fegato, polmoni e reni. Il Rheum Palmatum è la radice di rabarbaro. Ha la proprietà di rimuovere la sostanza viscosa che circonda le cellule tumorali, permettendo in tal modo il passaggio dei principi attivi delle erbe. L’Ulmus Rubra deriva dalla corteccia dell’olmo. Ha proprietà protettive per i tessuti degli organi ed un ottimo antinfiammatorio. Già prima della morte della Caisse, la tisana fu completata da altre tre erbe aventi un’azione inibente sul cancro: foglie di Plantago Mayor, fiori di Trifolium pratensis e bacche di Xanthollium Fraxiensu.
Nelle erboristerie o farmacie specializzate in preparazioni galeniche è possibile acquistare la tisana completa con tutte le erbe.
Per chi si trova a Roma possiamo suggerire di visitare, presso il quartiere San Paolo, l’ ”Abbazia San Paolo fuori le Mura” . Fin dal VIII secolo è il luogo dove vivono i monaci benedettini che propongono particolari rimedi (tisane, decotti, unguenti, erbe dalle spiccate proprietà terapeutiche tipo Aloe, composti fitoterapici, etc..) erboristici naturali, selezionando accuratamente le materie prime e controllando scrupolosamente i processi di lavorazione.
L’indirizzo è il seguente: via Ostiense, 186 00120 Città del Vaticano (metro B San Paolo)
tel. 06/45435574
e-mail: salute@abbaziasanpaolo.net
10. La cartilagine di squalo.
La cartilagine di squalo è una sostanza naturale, atossica nota più per le sue proprietà antinfiammatorie e come rimedio contro l’artrite, la psoriasi e la degenerazione maculare che per le sue qualità come anticancro.
A tal fine il miglior effetto che sembra possedere la cartilagine di squalo è legato alle sue proprietà antiangiogeniche. Più precisamente nella cartilagine dello squalo sarebbero presenti ben tre proteine capaci di inibire l’angiogenesi, cioè la vascolarizzazione. Inibendo la crescita di nuovi vasi sanguigni il tumore non può più svilupparsi e la diffusione metastatica può essere rallentata o addirittura interrotta, e il tumore può andare incontro a necrosi.
Nel libro di William Lane e Linda Comac “Gli squali non si ammalano di cancro”, gli autori descrivono le ricerche condotte per più di vent’anni sulla cartilagine di squalo e riportano alcuni casi clinici trattati con successo in Messico. Per la verità i dati riportati su questi casi clinici appaiono abbastanza frammentari e incompleti e condotti su un campione molto esiguo (solo 8 soggetti); tuttavia dalla lettura di questo libro si rimane sufficientemente colpiti e propensi a ipotizzare una qual certa efficacia di questa sostanza. Più dettagliatamente da tali studi risulta che in 7 pazienti su 8, considerati in stadio terminale, la sola assunzione di cartilagine di squalo abbia dato origine a regressioni delle masse tumorali comprese fra il 30 e il 100%. Dalle esperienze avute da Lane, sembra che la cartilagine, per non rischiare di perdere le sue preziose proprietà, deve essere la più pura possibile. Innanzitutto per non perdere la sua efficacia deve essere polverizzata molto finemente. In questo modo può venir assorbita rapidamente dall’organismo, prima che la proteina venga digerita dagli enzimi proteolitici, il che vanificherebbe la sua potenzialità antiangiogenica. Anche le procedure di essiccazione e di sterilizzazione sono importanti. Infatti l’eccessivo calore, i solventi o talune sostanze chimiche possono denaturare le proteine della cartilagine, rendendola inefficace. L’autore del libro suggerisce pertanto di acquistare solo cartilagine di altissima qualità. A Roma c’è un medico dentista, che si occupa di vendere questo tipo di cartilagine senza fini di lucro. Il numero di telefono dello studio viene riportato anche sul libro sopra citato ed è il seguente: 06/39741248. Le modalità di somministrazione e i dosaggi sono altrettanto importanti ai fini dell’efficacia. Secondo Lane la somministrazione può essere fatta sotto forma di enteroclisma o anche per via orale, miscelando la polvere di cartilagine ad un succo di frutta. L’odore della cartilagine è infatti molto forte ed è indispensabile mescolarla a qualcos’altro tenendo conto che il dosaggio deve essere altissimo. Per i tumori al III e IV stadio infatti si deve assumere 1 gr di cartilagine per ogni kg di peso al giorno, il che vuol dire dover assumere circa 60 gr di polvere di cartilagine (l’equivalente di quasi 90 capsule al giorno). Dato l’elevatissimo dosaggio anche il costo cresce vertiginosamente, superando i 1.000 euro al mese. L’unico vantaggio di questa terapia è che la sua efficacia può essere valutata già dopo circa due o tre mesi. Pertanto una TAC di controllo a 70/90 giorni dall’inizio dell’assunzione può far capire se si è sulla strada giusta oppure no. La scarsezza numerica dei dati clinici riportati sul libro e la non completezza dei risultati non consente di poter garantire l’esito del trattamento, senza contare che l’unica sperimentazione ufficiale fatta (fra l’altro su appena 30 soggetti) ha dato dei risultati poco chiari: nel 30% dei soggetti la malattia si è stabilizzata per circa tre mesi. Alcune case farmaceutiche viste le proprietà della cartilagine riscontrate in vitro e sugli animali, hanno tentato di sintetizzarne un derivato, chiamato Neovastat AE – 941 ma i risultati non hanno soddisfatto le aspettative. Le ragioni date da alcuni studiosi è che taluni processi chimici indispensabili per ottenere il derivato, andrebbero a denaturare le proteine della cartilagine, rendendola totalmente inefficace.
In conclusione, alla luce delle ricerche fatte e dei risultati ottenuti è possibile affermare che la cartilagine di squalo è certamente una sostanza atossica (anche se assunta in dosi elevate) dotata di importanti proprietà antinfiammatorie e antiangiogeniche riscontrate in vitro e su animali per la cura dei tumori e utile nella cura di altre malattie come l’artrite e la psoriasi. Tuttavia si avverte la necessità di studi più approfonditi e sperimentazioni serie condotte da importanti case farmaceutiche che dimostrino inequivocabilmente l’efficacia della cartilagine di squalo nel trattamento delle neoplasie maligne.
Nell’ampio panorama delle terapie anticancro anche la fitoterapia e l’omeopatia possono essere considerate due discipline importanti che si pongono l’obiettivo di aumentare e migliorare la qualità della vita del paziente attraverso una diminuzione dei dolori e una migliore gestione degli effetti collaterali delle terapie convenzionali. In questa prospettiva tali discipline predispongono al meglio l’organismo, inteso nella sua totalità, tramite una modalità lenta e “dolce”, verso la guarigione.
Tuttavia la difficoltà di identificare delle terapie specifiche all’interno del complesso e variegato mondo della fitoterapia e della omeopatia, non ci consente di fornire particolari indicazioni e si rimandano gli interessati ad approfondimenti personali .
Tra i vari centri di omeopatia biologica per la cura del cancro ce ne è stato segnalato uno in particolare a Colonia, dove hanno così tante richieste che spesso l’attesa per la prima visita può durare anche 3/4 mesi. Telefonando ed inviando la relazione clinica la dottoressa Hamhim Richs vi saprà dire se ritiene di poter prendere in cura il paziente. Il costo della terapia è di circa 220 euro e comprende la visita, l’esame delle urine, alcune analisi del sangue e l’impostazione della terapia.
Per avere maggiori informazioni è possibile telefonare ai seguenti numeri:
tel. 0049/64836091 (Dott.ssa Hamhim Richs)
tel. 0049/4953922567 (Dott.ssa Brigitte Gabriel)
Conclusioni.
Si è cercato di scrivere questo resoconto con il sincero desiderio di poter offrire uno spunto di riflessione sulle varie possibilità terapeutiche esistenti per la cura del cancro.
Più precisamente si è cercato di analizzare i traguardi raggiunti e al tempo stesso i limiti delle terapie convenzionali e di ipotizzare la possibilità (e/o la necessità) di intraprendere anche percorsi “diversi” .
Optare verso una scelta “diversa” è sempre una scelta coraggiosa, mai facile, ma in certi casi assolutamente necessaria al fine di non lasciare nulla d’intentato, soprattutto per i casi con prognosi peggiore.
Nella maggior parte dei casi l’abbandonare le terapie ufficiali può essere sconsigliabile, ma affiancare ad esse delle cure coadiuvanti di supporto, mirate a potenziare le difese naturali dell’organismo e a sopportare meglio gli effetti collaterali dei trattamenti convenzionali, può rivelarsi una strategia terapeutica possibile e valida.
In questa prospettiva, più che di terapie alternative, è più corretto parlare di terapie complementari, intese come completamento delle cure ufficiali, con le quali ci si prefigge di prolungare l’aspettativa di vita migliorandone la qualità.
Con umiltà e profondo rispetto per le terapie convenzionali, ma allo stesso tempo con determinazione, si è parlato anche della possibilità di intraprendere terapie di tipo alternativo, in sostituzione a quelle ufficiali, consapevoli che la “verità assoluta” sulla cura dei tumori purtroppo ancora non la possiede nessuno.
Nel mondo esistono centinaia di migliaia di persone che hanno tratto giovamento dalle terapie convenzionali e forse solo qualche migliaio o decina di migliaia che ha tratto giovamento dalle terapie complementari e alternative. La discrepanza è ovviamente dovuta all’enorme differenza numerica di pazienti trattati convenzionalmente rispetto agli altri. Forse un giorno potremmo affermare con maggiore certezza se e quando ricorrere a terapie diverse.
Per ora ci limitiamo a “sospettare” che anche poche decine di migliaia di persone sia un numero sufficiente per credere che non esiste una sola strada per combattere il cancro. Il numero di pazienti che ricorre a terapie complementari o alternative cresce di anno in anno e la nostra speranza è che nel prossimo futuro la medicina ufficiale possa finalmente dimostrarsi più aperta verso di esse.
Cominciare ad abbandonare lo scetticismo e a considerare la possibile efficacia di nuove metodiche significherebbe ampliare le possibilità di cura e combattere il cancro avendo più armi a disposizione.
Purtroppo ora la realtà è ben altra. I pazienti più sfortunati, colpiti da una malattia avanzata che non lascia speranze non possono far altro che rassegnarsi al loro destino oppure trovare il coraggio dentro di se per scegliere altre possibilità.
Non c’è mai a priori una scelta giusta o sbagliata, l’importante è che sia la più libera possibile dal pregiudizio, frutto di un percorso conoscitivo personale e di una riflessione coraggiosa sulla propria malattia. In questo senso, qualunque sia la scelta sarà sempre la scelta più giusta.
N.B: Tutte le terapie di tipo complementare e alternativo di cui si è parlato possono essere approfondite visitando i vari siti specifici in rete o prendendo direttamente contatti tramite gli indirizzi e numeri di telefono riportati.
Resta evidente che gli autori di questa raccolta non intendono in nessun modo sostituirsi ai medici specialisti in oncologia e che pertanto le indicazioni riportate non hanno finalità o valore di prescrizione medica, ma vanno intese come un contributo a carattere informativo.
(tratto da http://www.curealternativetumori.it/)
Tra scientismo e libertà.. un saggio di Michael Cricton
by Duncan on lug.06, 2010, under Ispirazione, Medicina, Misticismo, Scienza, Simbolo

Appena dici una parola di questo genere, vedi i cecchini pronti a spararti, i cani e la baionette, la folla inferocita con le pietre o il consessi dei sapienti che anatemizzano e ostracizzano. E immagini schiere di ciarlatani e polveri strani, fattucchiere e bufalate. In realtà questo è quello che ci ès tato fatto credere. Si colpiscono giustamente i pagliacci e i ciarlati, e su questo tanto di cappello, ma si veicola il messaggio per il quale tutto ciò che parla ed esprime “altre visioni della realtà” è fantascienza o inganno, al massimo favolette per bambini beoti.
E allora non si viene a sapere come da decenni queste cose vengono studiate e applicate.. spesso in modo occulto.. tipo agenzie di servizi segreti che si servono dei “poteri” di qualche soggetto particolare. Non si parla di tante vicende difficilmente spiegabili se guardi il mondo con i paraocchi.
Soprattutto è bene intendersi. Non è tanto l’ossessione per il “fenomeno” che secondo me è importante. Ma la libertà mentale di dare chance anche ad altre strade. Per tantissimo tempo, ad esempio, la meditazione è stata vista solo come una moda orientale (cosa che per alcuni in effetti è), eppure si è sempre più consapevoli che stati profondi di meditazioni producono effetti potenti sul corpo e sulla mente, addirittura contribuiscono a remissioni di malattie. Però detto fino a qualhce anno fa ti valeva, nel migliore dei casi, l’appellativo di idiota o di disinformatore.
Così come le guarigioni c.d. “impossibili”. Ogni anno guariscono migliaia di persone definite “inguaribili”, persone che i medici danno per specciate, persone su cui neanche un drogato del gioco scommetterebbe un centesimo trapanato. Eppure guariscono. Alcuni di questi in maniera totlamente inaspettata, anche per loro stessi. Altri invece hanno intrapreso dei percorsi, che siano di meditazione, preghiera, p ratiche taoiste. Qualunque essi siano, alcuni, tramite o anche tramite questi percorsi sembrano essere arrivati addirittura alla guarigione.
E potremmo davvero andare avanti per molto..
Cosa è normale? Cosa è paranormale? Cosa è strambo e illusorio? Cosa è folle? Quali sono i limiti del possibile? Uno sciamano che guarisce (ci sono casi conclamati) uno schizofrenico che sarebbe stato condannato ad anni di psicofarmaci e di ricoveri, attraverso un viaggio sciamanico.. cosa è? Un buffone, un manipolatore.. un novello stregone da mettere al rogo? CIò che fa è normale, è follia, è una truffa? Ma poi.. non dovrebbe contare cosa è accaduto? Magari non per tutto potremmo trovare delle spiegazioni.. eppure alcune cose funzionano..
Se la nostra mente è troppo rigida noi le escluderemo a priori, non ci porremmo neanche il dubbio. Non credermmo ad esempio che forse potremmo guarire, nonostante per tutti siamo spacciati.
Ci sono persone che pure sotto le bombe, o lontani migllia e miglia.. assicurano di avere sentito e visto la persona amata… e lei conferma.. concordando, anche lei, sul momento dell’incontro. Entrambi sono vittime di allucinazioni psicosensoriali, guarda tu.. anche in contemporanea?
E se anche fosse una singoalre e straordinaria coincidenza.. ha davvero molto senso accanirsi per cercare di distruggere una “realtà” che a loro ha regalato momenti preziosi.. e di “curarli” magari con qualche psicofarmaco che li trasformi in passivi masticatori di cruda realtà?
E le esperienze di premorte? Ormai la letteratura sul tem è infinita.. a cominciare dal precursore.. Richard Moody…
Vogliamo credere che esista solo il recinto solido e tangibile della fisica newtoniana e di un mo ndo con poche regolette inesorabili? O diamo la chance a che possa esistere anche altro?
Il testo di Cricton che leggerete è davvero insolito… Infatti non è il classico testo che ci aspetterebbe. Non è pieno di petizioni di principio e di richiami all’istinto, alle emozioni.. o colmo di retorica. Lui affronta sistematicamente il problema, affrontando gli “scientisti” nel loro stesso campo di gioco..e in un certo senso, destabilizzandoli.
E’ davvero un caso che alla fine, come vedrete leggendo tutto il testo, non sia più stato chiamato a leggere questo intervento?
Buona lettura…
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Nella primavera del 1987 conobbi Paul MacCready, qull’ingegnere aeronautico simpatico e divertente che nel 1977 ha costruito il <<Gossamer Condor>>, realizzando così uno dei più antichi sogni dell’uomo: il volo muscolare umano. MacCready ha progettato anche il <<Gossamer Albatross>>, il primo aereo azionato dall’uomo che ha attraversato la Manica, e anche un aereo a energia solare.
Nel corso della nostra conversazione Paul parlò con disprezzo dei sensitivi, persone che sostenevano di vedere le aure. L’opinione di MacCready era che questa gente nel migliore dei casi era ingenua e nel peggiore imbrogliava.
Io non ero d’accordo: nella discussione che seguì Paul mi disse di essere membro della sezione di Pasadena del csicop. Il Comitto per l’Indagine Scientifica delle Rivendicazioni dei Fenomeni Paranormali era stato fondato nel 1976 da un gruppo di eminenti filosofi, psicologi, scienziati e maghi. Nella loro rivista trimestrale, <<The Skeptical Inquirer>>, i membri del csicop avevano screditato le rivendicazioni dei fenomeni <<paranormali>>. C’erano sezioni del csicop in tuttoi l paese e quella di Pasadena, di cui facevano parte molti membri del Cal Tech, era particolarmente attiva. MacCready mi propose di fare un discorso a questo gruppo.
Accettai immediatamente pensando che sarebbe stata una esperienza interessante sia per me che per il gruppo. Paul disse che avrebbe fatto in modo di farmi invitare. Iniziai a preparare il mio discorso..
Dato che non sapevo molto sul lavoro del csicop, cominciai col leggere una scelta di articoli tratti da <<The Skeptial Inquirer>> e pubblicati nel volume Scence Confront the Paranormal. La maggior parte degli articoli non mi interessava affatto, in essi si screditavano i bioritmi, la chiromanzia, l’astrologia, gli UFO e il Triangolo delle Bermude, fenomeni in cui comunque non credevo. Altri articoli, quali un esame critico delle ricerche del mostro di Lochness mi sembrarono di scarso interesse poiché erano privi di implicazioni filosofiche o intellettuali.
In alcuni articoli mi disturbava il tono violento di molti autori che stimavo, la tendenza ad attribuire agli avversari le motivazioni più base. In realtà sembrava ci fosse molta animosità personale e insulti da entrambe le parti. Per esempio, a proposito analogie tra la chiaroveggenza e il misticismo orientale, rilevate da scrittori quali Fritjoff Capra, Isaac osservava:
… Se nel mondo intuizione e ragione hanno la stessa importanza e se i saggi orientali conoscoo l’Universo quanto lo conoscono i fisici, perché non considerare le cose al contrario? Perché non adoperare la saggezza dell’Oriente come una chiave alle domande senza risposta della fisica? Per esempio: qual è la componente fondamentale costituente le particelle subatomiche che i fisici chiamano quark?…
Asimov concludeva:
Questa presunta verità dell’intuizione è una vera e propria sciocchezza ed è ridicolo vedere delle menti razionali che si sono perse d’animo inginocchiarsi davanti ad essa. No, non è esatto definirlo ridicolo: è tragico. C’è stata almeno un’altra occasione simile nel corso della storia, quando il pensiero greco laico e razionale si inchinò davanti agli aspetti mistici del Cristianesimo: quelli che seguirono furono i Secoli Bui. Non ce ne possiamo permettere altri.
Queste erano parole appassionate e nel leggerle cominciai ad avvertire che c’era da parte di csicop qualcosa che andava al di là di un giudizio spassionato su dati discutibili. Lo stesso Asimov aveva implicitamente tracciato il paragone tra scienza e religione come modi divergenti di considerare il mondo. Ciò ovviamente lasciava aperta la possibilità che la scienza fosse una religione, e questa era una posizione eretica che pochi scienziati avrebbero accettato. Ma nel rileggere gli articoli del csicop cominciai a capire che la scienza era in lotta per la supremazia contro contro altri modi di percepire vissuti come minacciosi.
Se volevo essere efficace nella mia conferenza alla sezione di Pasadena del Csicop dovevo impegnarmi a fondo.
Iniziai col dire che non mi aspettavo di modificare le opinioni di nessuno. Non volevo convincere nessuno di niente. Ritenevo che alcuni fenomeni paranormali avessero fondatezza e sapevo che quasi tutto il pubblico era di diverso parere. Anziché discutere dettagliatamente questo punto, suggerii che saremmo stati tutti d’accordo nel sostenere che la storia, alla fine avrebbe dimostrato chi aveva ragione o torno. No restava che aspettare.
Per il momento, volevo presentare al pubblico alcune delle esperienze che mi avevano portato a modificare le mie opinioni e cercare di spiegare il mio punto di vista attuale. Perché – dissi – secondo me il problema andava molto al di là dei fenomeni <<paranormali>>, investendo direttamente la posizione intellettuale che è alla base della scienza dalla seconda metà del ventesmo secolo.
Dissi: C’è qualcuno in questa stanza cui sono state tolte le tonsille e le adenoidi? C’è qualcuno che ha subito una mastectomia totale per un cancro al seno? C’è qualcuno che è stato ricoverato in un’unità di rianimazione? C’è qualcuno che ha dovuto mettere un bypass auto-coronarico? Ovviamente erano in molti. Continuai: Quindi voi tutti avete a che fare con la superstizione, visto che queste operazioni sono tutti esempi di comportamento superstizioso. Esse vengono eseguite senza che vi sia la dimostrazione scientifica dei loro benefici. La nostra società spende miliardi di dollari ogni anno per una medicina della superstizione, e questo è un problema e ha un costo molto più considerevole delle rubriche di astrologia sui quotidiani tanto attaccati dall’intelligenza di csicop.
E aggiunsi: Non dobbiamo essere troppo pronti a negare il potere della superstizione nella nostra vita. Chi di noi, colpito da un attacco di cuore, rifiuterebbe di essere curato in un’unità di rianimazione, solo perché non ha prove dell’efficacia di tali unità? Tutti ricorreremmo all’unità di rianimazione. Proprio tutti.
Proseguii accennando ai vari casi di frode nella ricerca scientifica. Isaac Newton potrebbe avere falsato i suoi dati: sicuramente lo ha fatto Gregor Mendel, il padre della teoria dell’ereditarietà. Il matematico italiano Lazzerini falsificò un esperimento per determinare il valore del pi greco e i suoi risultati non furono messi in discussione per più di mezzo secolo. Lo psicologo inglese Cyrill Burt non si limitò ad inventare i propri dati, inventò anche i nomi dei ricercatori che avrebbero dovuto raccoglierli. In anni più recenti ci sono stati casi di frode che hanno coinvolto William T. Summerlin della Fondazione Sloan-Kettering e i dottori John Longo e John Darsee della Harvad Medical School, il dottor Jeffrey Borer della Cornell University e Stephen Breuning dell’Università di Pittsburh. Anche se la maggioranza dei casi riguarda la medicina e la biologia, ce ne sono anche in altri campi. Recentemente sono stati ritirati tre articoli comparsi nel <<Journal of the American Chemical Society>> e uno dei tre casi è tuttora irrisolto. L’entità delle frodi era sconosciuta, ma ricordai che è innegabile che nella scienza esistano frodi. Quindi il fatto che vi siano dei professionisti fraudolenti in un campo non è motivo sufficiente per sostenere che quell’intero campo d’indagini deve venire eliminato.
Poi ricordai che la scienza nel suo complesso non si evolve secondo un piano esclusivamente razionale, come gli affari e il commercio. Max Planck, premio Nobel per la fisica, h a detto: <<Una nuova verità scientifica non si afferma convincendo i suoi avversari e illuminandoli, ma piuttosto perché dopo molti anni i suoi avversari muoiono e le nuove generazioni crescono abituate ad essa>>.
Ricordai che in ogni epoca gli scienziati hanno sempre avuto la tendenza a credere d’aver scoperto tutto quanto vi era da scoprire; ad esempio, l’anatomista francese barone Georges Cuvier, uno degli scienziati più brillanti e famosi del suo tempo, annunciò nel 1812 che <<vi erano pochissime speranze di scoprire nuove specie di grandi quadrupedi>>. Purtroppo per Cuvier questa affermazione era antecedente alla scoperta dell’orso Kodiak, del gorilla di montagna, dell’okapi, del tapiro dal dorso bianco, del verano di Komodo, della gazzella di Grant, della zebra di Grevy, dell’ippopotamo pigmeo e del panda gigante, per citare solo alcuni esempi di grandi quadrupedi. Affermazioni analoghe sono state avanzate da ogni generazione di fisici e si sono sempre dimostrate sbagliate.
Ricordai tutte le volte in cui la scienza non aveva accettato scoperte legittime nel momento in cui erano state fatte. Quando nel 1889 J.J, Thompson misurò la massa e la carica dell’elettrone, molti suoi colleghi lo sospettarono di frode o di incapacità, vista che era nota la sua goffagine come sperimentatore. E ancora, che era nota la sua goffaggine come sperimentatore. E ancora, quando nel 1932 Carl Anderson del Cal Tech scoprì il positrone. Sia Bohr sia Rutherford rifiutarono la scoperta perché <<era impossibile controllarla>>. La teoria della deriva deriva dei continenti, proposta da Alfred Wegener nel 1922, dovrebbe sembrare ovvia a chiunque guardi una cara del mondo e noti come i condimenti combacino, eppure ai geologi sono occorsi quarant’anni per vincere l’opposizione di uomini illustri, quali Harold Jeffrey e Mauice Ewing.
Ricordai l velocità con cui la scienza progredisce è molto variabile. La teoria della gravitazione di Newton non è stata messa in dubbio per più di duecento anni e solo la scoperta della precessione del pianeta Mercurio l’ha invalidata. Al contrario, l’ipnotismo era una pratica screditata da più di duecento anni, cioè dal giorno in cui a Parigi un gruppo di scienziati famosi, tra cui Benjamin Franklin e Lavosier, aveva dichiarato che l’ipnosi non aveva valore; eppure oggi l’ipnosi è indiscutibilmente riconosciuta e ampiamente diffusa. Quindi la velocità con cui una disciplina si sviluppa non implica affatto la sua validità.
Poi rivelai gli orientamenti e le manie della scienza che influenzavano gli scienziati a tutti i livelli. Decine di scienziati famosi non hanno avuto problemi nel proporre alla nostra società di impegnarsi in una costosa ricerca della vita extraterrestre, benché lo studio della vita extraterrestre sia, per citare il paleontologo George Gaylord Simson, <<uno studio senza soggetto>>. Credere nell’esistenza della vita extraterrestre è una congettura non dissimile da un puro atto di fede. Pochi, se non addirittura nessuno di quei grandi scienziati, sottoscriverebbero una qualsiasi proposta di studio dei fenomeni paranormali, perché il paranormale non è altrettanto di moda degli extraterrestri. Eppure ci sono più prove dell’esistenza dei fenomeni paranormali che non di quella degli extraterrestri.
Dissi quindi che dal mio punto di vista il progetto della scienza non mi sembrava tanto diverso da altre imprese umane. C’era superstizione istituzionalizzata, c’era frode, c’erano passi falsi ed errori, c’era conservatorismo e testardaggine evidente, e c’erano mode. Marcello Truzzi, già redattore della rivista del csicop, osservava: <<Gli scienziati non sono quegli esempi di razionalità, obbiettività, apertura mentale e umiltà che vogliono far credere di essere>>.
Ricordavo queste cose al pubblico non tanto per screditare la scienza, quanto per collocare l’operato della scienza in una prospettiva più realistica rispetto a quei fenomeni che non venivano accettati.
Poi dissi che volevo parlare di uno degli ostacoli più ardui nell’approccio scientifico ai fenomeni in discussione. In molti casi, quali le cosiddette attività paranormali, i ricercatori urtavano contro la tesi dei cosiddetti cultori secondo cui essi non potevano produrre risultati su richiesta; non potevano lavorare in laboratorio, per lo scetticismo da cui erano circondati che inibiva il loro operato e così via. Era come se questi cultori parlassero di fenomeni che dipendevano dal loro stato d’animo. Essi dovevano essere <<dell’umore giusto>>, una condizione difficile da mantenere. Tradizionalmente gli scienziati trovano difficile da accettare questa posizione. Gli stati mistici, gli stati di meditazione, gli stati di trance erano tutti difficili da accettare.
Eppure tutti noi abbiamo esperienza diretta di attività per le quali occorre essere dell’umore giusto: per esempio il rapporto sessuale, che richiede la lubrificazione nella donna e l’erezione nell’uomo. Il lavoro creativo è un’altra di quelle attività che dipendono dallo stato d’animo e che quindi non possono essere realizzate su richiesta, come testimonia la vasta letteratura dedicata al <<chiedere ispirazione alla musa>>. Sappiamo da resoconti soggettivi e dalla nostra esperienza che tutti questi fenomeni dipendenti dallo stato d’animo sono accompagnati da cambiamenti di consapevolezza. Può trattarsi di un cambiamento di energia e di concentrazione reale o percepito, di una diversa percezione del tempo, e così via. Tali cambiamenti variano da giorno a giorno, da persona a persona e, per una stessa persona, da esperienza a esperienza. La natura altamente variabile delle esperienze e la loro soggettività rendono difficili da studiare i fenomeni dipendenti dallo stato d’animo, una vera e propria sfida per l’indagine scientifica. Direi che nel secolo scorso lo studio scientifico della creatività non ha avuto un successo maggiore dello studio scientifico dell’attività paranormale, e per le stesse ragioni. Eppure chi negherebbe che la creatività esiste? Essa è semplicemente molto difficile da analizzare.
Gli scienziati scettici spesso fanno notare, come ha fatto Carl Sogan, che i miracoli della scienza ortodossa superano di molto i miracoli della scienza eterodossa. Penso che sia possibile capovolgere questa idea e affermare che i miracoli della consapevolezza del reale superano di molto ciò che la scienza convenzionale ammetta possa esistere. Per esempio, supponiamo che mentre una squadra di uomini enormi vi rincorre con l’intenzione di fermarvi, vi sia ordinato di lanciare una palla a settanta metri di distanza, cercando di colpire un bersaglio della grandezza di un metro che non riuscite a vedere, subito prima di essere gettati a terra e fatti a pezzetti. Dubito che uno solo dei presenti riuscirebbe a fare una cosa del genere e neppure ci proverebbe. Eppure questo evento improbabile lo possiamo osservare tutte le domeniche pomeriggio alla televisione, nella stagione del football.
Il cambiamento di consapevolezza è necessario all’esecuzione di un passaggio in una partita di football professionale è una cosa normale per noi e quindi non ci facciamo caso, ma può almeno suggerirci che altri mutamenti indotti nella consapevolezza, nell’ambito di culture e tradizioni diverse, potrebbero produrre risultati sorprendenti.
Prima ho cercato di considerare in modo informale alcune delle obiezioni scientifiche ai cosiddetti fenomeni paranormali. E’ vero che molte di queste credenze sono superstizioni, m ce ne sono molte anche nel mondo “scientifico”, ad esempio in quello della medicina ad alta tecnologia. E’v ero che molti praticanti sono fraudolenti, ma lo sono anche moli scienziati attivi.
E’ vero che il progresso nell’indagine del paranormale è lento, ma tale è anche il progresso in molti campi scientifici, in particolare quando i finanziamenti sono incerti.
E’ vero che alcuni fenomeni paranormali sembrano dipendere dallo stato d’animo ed essere connessi con la coscienza, ma ciò vale anche per molti altri fenomeni della vita: pensiamo ad esempio alla meraviglia di un nuovo quadro o di un goal domenicale, a cui non facciamo più caso.
Quindi, a mio parere, nessuna di queste obiezioni sollevate dalla scienza tradizionale contro il paranormale sembra sufficiente a impedirne uno studio legittimo. Guardando la questione più da vicino trovo tre motivi diversi e più validi su cui basare questo rifiuto.
Il primo è il senso di disagio semireligioso che questi fenomeni suscitano in uno scienziato dalla mentalità troppo rigida. Nei primi anni del secolo l’amicizia di Freud e Jung finì proprio per il problema dei fenomeni occulti. Jung era apertamente interessato al paranormale. Freud no. Prima della rottura Freud scrisse a Jung: <<Mio caro figliolo, mantieni la calma, perché talvolta è meglio non capire qualcosa che fare grandi sacrifici per capirla>>. L’interesse entusiasta di Jung per l’astrologia, che egli studiò come un sistema di proiezione psicologica e non come una realtà fisica, suscitò questa risposta di Freud: <<Prometto di credere a qualsiasi cosa possa sembrare ragionevole. Non lo farò con piacere…>>.
Mi chiedo: perché non credere? Perché Freud era riluttante? Freud stesso studiava senza esitazione la mitologia e l’arte. Ma l’occulto lo faceva sentire a disagio in un modo che è riconoscibile benché si difficile da individuare con precisione. Si può affermare che questo disagio fondamentalmente ha origini religiose, origini così profonde che risalirvi ci porterebbe troppo lontano.
Inoltre i fenomeni paranormali suscitano un disagio simile che deriva dai fenomeni intellettuali. Presumo che quasi tutti i presenti abbiano un livello di istruzione superiore.. Siamo riusciti a sopravvivere ad anni di studi e siamo tutti abituati a pensare in modo razionale e lineare. Siamo stati abituati a dare valore a questo modo di pensare e ai suoi prodotti. Quindi in libreria ci troviamo in imbarazzo davanti alla sezione dedicata all’occulto, in cui sono ospitati scritti di persone incolte e illetterate. Questa gente non condivide il nostro sistema di pensiero o la nostra sintassi ed è probabile che ci sembri di svilirci quando vediamo il loro lavoro. Che lo vogliamo ammettere o no, chiunque abbia un’istruzione universitaria possiede determinati criteri con cui sceglie le fonti da citare nei suoi scritti e in primo luogo il genere di argomenti che tratterà. Secondo me questi criteri costituiscono un forte pregiudizio che ha influenzato ogni valutazione accademica del paranormale, così come la cattiva reputazione di Mesmer ha influenzato la valutazione delle sue affermazioni sull’ipnosi.
Una terza ragione per cui gli scienziati sono riluttanti a studiare i fenomeni paranormali è che questi sembrano contraddire leggi fisiche conosciute. Che senso ha studiare l’impossibile? Solo uno sciocco sprecherebbe il suo tempo. Non si può stimare abbastanza il problema dei dati in conflitto con le teorie esistenti. Arthur Eddington ha detto una volta che non devi credere a nessun esperimento, finché non viene confermato dalla teoria: questa affermazione, benché sia una battuta, contiene una realtà di cui non si può non tenere conto.
Certamente il primato della teoria è suggerito dalla storia della scienza. Bronowski osserva: <<Charles Darwin non ha inventato la teoria dell’evoluzione, essa era già conosciuta da suo nonno. Specificatamente sua è la concezione di una macchina dell’evoluzione: il meccanismo della selezione naturale… Una volta che Darwin ebbe proposto questo “meccanismo”, la teoria dell’evoluzione fu accettata da tutti e così sembrò la cosa più naturale del mondo chiamarla “la teoria di Darwin”>>.
In altre parole, i dati a sostegno della teoria dell’evoluzione – come le testimonianze fossili – erano conosciuti da tempo: ciò che mancava era una teoria convincente che spiegasse i dati. Una volta che questa fu fornita da Darwin i dati furono accettati. Ora, considerate i fenomeni cosiddetti paranormali, come la chiaroveggenza, la visione a distanza e la psicocinesi. A prima vista tutti questi fenomeni sembrano contraddetti dalle teorie della fisica. O, almeno , non c’è una teoria immediatamente disponibile che ne renda conto. E questo è a mio parere uno dei motivi più importanti su cui si basa la negazione dei dati a sostegno di questi fenomeni.
Quali dati?,potreste chiedere. Molti scienziati negano che vi siano addirittura dei dati – affermano, cioè, che non vi sono incidenti o eventi documentati, ben controllati e quindi non soggetti a frode.
Eppure ci sono, in realtà, fatti ben studiati che sembrano sfidare la spiegazione scientifica, ricordiamo in particolare il caso di una famosa medium del secolo scorso, la signora Piper che fu difesa da Willliam Jame, professore di psicologia ad Harward. La signora Piper fu sottoposta a intensi esami per quasi un quarto di secolo, ma nessuno scettico fu in grado di dimostrare frode o inganno.
Eppure le accuse di frode persistevano. James scrisse seccato: <<Lo “scienziato” che in questo caso è certo si tratti di “frode” deve ricordarsi che nella scienza così come nella vita comune una ipotesi deve contenere qualcosa di specifico e positivo prima di essere discussa in modo proficuo e una frode che non sia di un qualche tipo ma sia semplicemente frode in generale, frode “in abstracto” è difficile posa essere considerata come una spiegazione davvero scientifica di specifici fatti concreti>>.
Riguardo ad altri scienziati che continuavano a sostenere l’ipotesi della frode ancora non smascherata, James ribadì: <<Credo che non ci sia alcuna fonte di errore nell’indagine della natura che si possa paragonare a una rigida credenza che certi tipi di fenomeni sono impossibili>>.
Al di là del problema più limitato di sapere se un fenomeno isolato, quale la chiaroveggenza o la telepatia o vedere le aure, avvenga effettivamente, c’è una questione più ampia che riguarda la scienza, al presente. Mi riferisco a una certa fissità di punti di vista degli scienziati, una certa tendenza a confondere le teorie scientifiche contemporanee con la realtà da cui hanno origine.
Jacob Bronowski, uno degli studiosi più attenti al rapporto della scienza con le altre attività umane, ci ricorda sempre che le teorie scientifiche sono artificiali: <<La scienza, così come l’arte, non è una copia della natura, ma una sua ri-creazione>>. La scienza offre un quadro del mondo, ma il quadro non va confuso con la realtà da cui proviene. Eppure tutti noi tendiamo a confondere le visioni della nostra immaginazione con la realtà. Penso che quasi tutti abbiamo guardato fuori del finestrino i un aereo in volo sugli Stati Uniti e ci siamo stupiti di non vedere le linee che separano gli stati, come compaiono sulle carte. Ricordo il mio stupore la prima volta che vidi del tessuto umano vivente al microscopio e lo trovai incolore. Mi aspettavo di vedere delle cellule rosa con il nucleo viola. Ma quei colori sono artificiali, aggiunti durante la preparazione del vetrino. In realtà le cellule non hanno colore. Certamente sapevo che era così, proprio come tutti sappiamo che non ci sono linee sul terreno che separano gli stati. Ma ce ne dimentichiamo facilmente.
Sono cresciuto nel ventesimo secolo, in una tradizione occidentale, scientifico-razionale. Sono stato educato a pensare che la visione scientifica del mondo sia quella corretta e che qualsiasi altra visione sia pura superstizione. Mi trovavo d’accordo con Bertrand Russell quando affermava: <<Ciò che la scienza non ci può dire, l’umanità non lo può sapere>>.
Avevo avuto solo qualche esperienza incidentale che contraddiceva questo punto di vista; ma le mie esperienze successive erano andate oltre quel punto di vista scientifico-razionale. Trovo ancora utile la visione scientifica, ci ho vissuto insieme felicemente la maggior parte del tempo. Ma ora ritengo che la scienza offra un modello di realtà arbitrario e limitato. Perché la realtà è sempre più vasta – molto più vasta – di ciò che sappiamo, di ciò che possiamo dire. Vediamo perché, con un semplice esperimento mentale.
Pensate a una persona che conoscete bene. Ora fate delle affermazioni corrette che descrivano quella persona.
George è un uomo di umore costante.
Ora riflettete su questa affermazione. E’ davvero corretta? E’ probabile che più ci pensiate più vi verranno in mente le occasioni in cui George ha perso la calma, o era turbato o di cattivo umore per qualche ragione. Penserete alle eccezioni. Quindi dovrete ammettere che l’affermazione non è precisa.
Potreste modificarla dicendo:
George è spesso un uomo di umore costante.
Ma così sareste soltanto evasivi. La parola <<spesso>> ci dice semplicemente che l’affermazione a volte è corretta e a volte no. Dato che non dice quando l’affermazione non è corretta, non ci serve molto. Dovreste allora essere più espliciti, fare un’affermazione più stringente:
George di solito è un uomo di umore costante, tranne il lunedì se la sua squadra ha perso il giorno prima, o quando ha litigato con la moglie, o quando è stanco e suscettibile – in genere verso la fine della settimana -, ma non sempre – oppure quando il suo capo gli rende la vita difficile, o quando deve riscrivere una relazione, o quando deve partire… o quando… o quando…
Presto vi accorgerete che la vostra affermazione descrittiva si sta trasformando in un saggio. E ancora non avrete detto tutte le cose che sapete. Ancora non è completa. Potreste riempire pagine e pagine e non avreste ancora finito. In realtà è un’impresa disperata quella di cercare di fare una affermazione esaustiva sull’umore mutevole di George. L’argomento è troppo complicato. Era destinato al fallimento fin dall’inizio.
Per cui ricominciamo da capo. Facciamo una affermazione diversa.
George è preciso e ordinato.
Questo è indiscutibilmente vero, penserete. George si veste sempre con cura e la sua scrivania è sempre in ordine. Ma avete visto il suo tavolo da lavoro in garage? Che caos! Arnesi sparsi dappertutto. Sua moglie non fa che ripetergli di mettere a posto. E il bagagliaio della sua auto? C’è di tutto lì dentro e non si prende la briga di ripulirlo.
George è di solito preciso e ordinato.
A questo punto già saprete dove vi porterà questa modifica: a un altro saggio.
Facciamo quindi un’altra affermazione, che sia concisa e completa.
George hai capelli grigi.
Ecco fatto, penserete. Ha i capelli grigi e non c’è niente da discutere. Naturalmente, però , non tutti i suoi capelli sono grigi. La maggior parte lo sono, soprattutto sulle tempie e sulla nuca. Per cui abbiamo semplificato, in modo tuttavia accettabile.
Però, se George ora ha i capelli grigi, on li aveva grigi qualche anno fa. E in futuro non saranno più grigi, saranno bianchi. Quindi questa è una descrizione precisa dei capelli di George adesso, in questo momento. Non è una descrizione universale, invariabile.
Riproviamo.
George è un uomo.
Beh, sì. Ma <<uomo>> è poco specifico; è un termine determinato culturalmente. Alla nascita non veniva considerato un uomo. Occorre raggiungere una certa età e una certa posizione nella società per essere considerato un uomo.
George è un maschio.
Questo è indiscutibile. George è, ed è sempre stato, un maschio. Non c’è modo di contestarlo. E’ un’affermazione vera sia ora sia nel passato. E’ una verità eterna. E’ una descrizione precisa della realtà di George. Certo, per <<maschio >> intendiamo che ha un cromosoma X e un cromosoma Y. Ma non lo sappiamo con certezza, vero? George potrebbe avere un cromosoma in più. Potrebbe essere solo apparentemente maschio…
E così via.
Emergono due punti dall’esercizio precedente. Il primo è che ogni affermazione che facciamo su George può essere contraddetta. Perché? Perché le nostre affermazioni su George sono solo approssimazioni, semplificazioni. La persona reale che chiamiamo George è sempre più complessa di qualsiasi affermazione che abbiamo fatto su di lui. Per cui possiamo sempre fare riferimento alla persona reale e trovarvi una contraddizione a ciò che abbiamo detto.
Il secondo punto è che le affermazioni di George più sicuramente accettate sono anche quelle meno interessanti. Non possiamo dire niente di globale sul suo umore o il suo essere ordinato o sul suo comportamento complessivo. Ci troviamo in terreno molto più sicuro descrivendo le caratteristiche più semplici del suo aspetto fisico: il colore dei capelli, la statura, il sesso, e così via. In questo modo, con qualche precisazione sugli errori di misurazione e sui cambiamenti nel corso del tempo, possiamo esprimerci con sicurezza.
Ma soltanto un sarto di sentirebbe orgoglioso di questo. E ne avrebbe ben ragione. Dopo aver fatto molte prove e dopo avere sistemato i modelli durante ogni prova, il sarto sarebbe in grado di tagliare un vestito per George in sua assenza: George lo proverebbe e gli starebbe perfettamente!
Questo è un trionfo dell’arte della misurazione, ma gli abiti sono indossati da una persona che il sarto non può conoscere affatto. Né gli interessa. Non gli importa niente di altri aspetti di George. Non è il suo lavoro.
D’altra parte, ciò che interessa a noi di George non sono le sue misure. Ci interessano precisamente quegli altri aspetti al sarto, per definizione, non importano. Per noi è molto più difficile definire quegli altri aspetti di George di quando non sia difficile per il sarto definire le misure di George. Il sarto può fare il suo lavoro di descrizione perfettamente. Noi, dal canto nostro, non riusciamo affatto a descrivere George. Ora, dato che il sarto è così bravo potremmo avere la tentazione di chiedergli: <<Chi è George?>.
Il sarto risponderà: <<George è una quarantaquattro lunga>>.
E se protestassimo dicendo che la sua risposta non è soddisfacente, il sarto risponderebbe di avere indubbiamente ragione lui perché potrebbe tagliare tutto un vestito che gli starebbe a pennello.
Questo in sostanza è il problema della visione scientifica della realtà. La scienza è una sorta di illustre grande sartoria, un metodo per prendere misure che descrivano qualcosa – la realtà – che potrebbe non essere capito affatto. La scienza ci aiuta ma fino a un certo punto. Certamente ha prodotto enormi benefici. Sarebbe folle abbandonare la scienza o negarne la validità. Ma sarebbe ugualmente folle pensare che la realtà è una quarantaquattro lunga. Eppure sembra che la società occidentale abbia fatto questo. Per centinaia di anni la scienza ha avuto tanto successo che il sarto ha preso il controllo della nostra società. La sua conoscenza sembra quindi più precisa e potente della conoscenza offerta da altre discipline, quali la storia, la psicologia o l’arte. Ma alla fine restiamo con un fastidioso senso di vuoto riguardo alle creazioni della scienza. Possiamo arrivare a sospettare che la realtà nasconda più cose di quanto le misurazioni potranno mai rivelare.
Torniamo al problema precedente: descrivere una persona chiamata George. Quando abbiamo considerato qualcosa d’altro dalle sue misure, abbiamo trovato molto difficile fare qualsiasi affermazione su George che non potesse essere immediatamente contraddetta da altre affermazioni, ugualmente vere.
Ora, potremmo insistere con questo problema ancora un po’ e continuare a cercare affermazioni incontrovertibili su George. Ma alla fine, dopo ripetuti fallimenti, arriveremmo a sospettare che non c’è modo di riuscire in questa impresa. La realtà di George continua a sfuggirci. Qualsiasi cosa noi diciamo è sbagliata.
A quel punto se qualcuno dirà: <<E’ al di là della possibilità delle parole definire l’esistenza>; non suonerà tanto esoterico. Sembra essere esattamente ciò che abbiamo scoperto da soli. Tuttavia questa affermazione è stata fatta da Lao-Tse, un mistico cinese, duemilacinquecento anni fa. Lao-Tse insistette su questo punto, lo ripeteva sempre: <<L’esistenza è infinita, non va definita>>:
Ma se è così, se la realtà eluderà sempre le nostre definizioni, proprio come George, che possiamo fare?
—
Non c’è alcun bisogno di correre fuori
Per vedere meglio,
né di scrutare fuori della finestra. Piuttosto resta
al centro del tuo essere;
perché più te ne allontani, meno apprendi.
Lao-Tse sostiene che è necessario rivolgersi all’interno, verso un senso interiore di realtà, anziché all’esterno. Questa sembrerebbe una critica delle imprese accademiche e infatti altre volte è esplicito:
Abbandonate l’apprendimento raffinato. Ponete fine al fastidio
Di dire sì a questo e forse a quello,
distinzioni di così scarso significato!
Categorico questo, categorico quello,
che scarsa utilità hanno!
Lao Tse fa molte affermazioni simili che sembrano in opposizione con l’insegnamento erudito, persino con il sapere. Perché pensa così?
Quando la gente trova qualcosa di bello
Pensa a qualcosa d’altro di non bello,
quando trova un uomo giusto,
ne giudica un altro non giusto.
La vita e la morte, benché nascano una dall’altra,
sembrano in conflitto come stadi di mutamento
difficile e facile come fasi di riuscita
lung e breve come misure di contrasto,
alto e basso come gradi di relazione;
ma poiché il variare dei toni dà musica a una voce
e ciò che è è l’era di quel che sarà
l’uomo saggio
non compie nessun atto
non pone nessuna legge
prende tutto quel che accade come viene…
In realtà sta dicendo: Non fate distinzioni, perché ogni distinzione simultaneamente definisce il suo contrario, e in molti casi l’azione reciproca dei contrari è indivisibile, così come il variare dei toni crea la musica. Egli afferma che ci se ci si accosta al mondo attraverso le distinzioni, non si riuscirà mi a districare le proprie percezioni.
Il modo più sicuro per accertare se un uomo è saggio
È se accetta la vita intera, così come’è,
senza aver bisogno con le misure o il toccare di capire
l’origine incommensurabile e intoccabile
delle sue immagini…
L’atteggiamento di Lao-Tse rappresenta un modo di affrontare il fatto che qualsiasi cosa diciamo sulla realtà è inevitabilmente sbagliata o incompleta. Lao-Tse afferma che si deve <<accettare la vita intera, così com’è, senza avere bisogno.. di capire>>.
Questo in un certo senso è un atteggiamento antirazionale e certamente antintellettuale. Tuttavia è un altro punto di vista, chiaro e coerente. Potrebbe non soddisfare tutti i gusti, però siamo costretti a riconoscere che è una soluzione vera di un problema vero.
Ai suoi tempi Jacob Bronowski si impegnò notevolmente quando dovette rivolgersi a un pubblico prevalente umanistico per persuaderlo a fare attenzione alla scienza individuando collegamenti tra studi umanistici e scientifici. Trent’anni dopo l’ago della bilancia si è spostato dall’altra parte. A me pare che ora occorre ricordare agli scienziati le somiglianze tra le loro attività e quelle di altri uomini, e che soprattutto occorra ricordare loro che il metodo razionale, scientifico, riduttivo, non è la sola strada alla verità che ci serve.
Trovo che questo sia il pregiudizio più sorprendente tra gli scienziati che conosco. Il mio amico Marvin Minsky, in un libro recente, parla in modo critico degli stati mistici. Trova questi stati <<sinistri>> e parla di <<vittime di questi incidenti>>. Esprime così le sue opinioni: <<Si può acquisire la certezza solo con l’amputazione dell’indagine… Offrire ospitalità al paradosso è come sporgersi verso un precipizio. Puoi scoprire com’è cadendoci dentro, ma potresti non riuscire a caderne fuori. Una volta che la contraddizione si installa, poche menti riescono a respingere la forza – distruttrice dell’intelligenza – degli slogan quali “tutto è uno”>>.
Ancora più apertamente Stephen Hawkin sostiene che il misticismo <<è un ripiego. Se trovi troppo difficili la fisica teorica e la matematica, ti rivolgi al misticismo>>.
Tali affermazioni, in linea generale, concordano con il commento di Asimov per il quale l’intuizione è per coloro che <<si sono persi d’animo>>. Hawking si spinge più lontano, implicando che il misticismo è un procedimento per coloro che non sono abbastanza svegli per fare fisica.
Io non sono d’accordo con questo atteggiamento. Forse il modo più semplice per affermare la mia obiezione è questo: non trovo il contenuto della fisica sufficiente a spiegare il comportamento degli stessi fisici.
Da dove nasce la credenza dei fisici nella coerenza, nell’unificazione? Questa credenza è così forte che uomini e donne dedicano la loro vita a provare la sua esistenza. Eppure non è visibile al mondo. Davanti a noi vediamo un mondo di oggetti ed eventi apparentemente disuniti. L’unità sottostante è qualcosa che cerchiamo e troviamo. Dando per scontato che la percezione scientifica dell’unità non è la stessa della percezione mistica dell’universo, resta comunque una domanda: che cosa spinge uno scienziato a cercare l’unità? E’ forse solo una questione di riordino della matematica? Gli scienziati credono davvero che gli interessi puramente formali sono sufficienti a farli lavorare instancabilmente, anno dopo anno? La scienza è un sistema completamente auto referente per cui creare connessioni interne tra teorie è l’unica forza motivante?
Credo di no. Immagino che gli scienziati siano spinti dall’idea che il mondo là fuori – la realtà – contenga un ordine nascosto, e lo scienziato cerchi di spiegare l’ordine nascosto nella realtà. E quell’impulso è ciò che lo scienziato ha in comune con il mistico. L’impulso di arrivare al fondo delle cose. Di sapere come il mondo funziona veramente. Di conoscere la natura della realtà. N premi nobel per la fisica scrisse:
Desideravo ardentemente imparare per un motivo che non confidavo a nessuno: volevo esprimere l’emozione che provo davanti alla bellezza del mondo. E’ difficile metterla in parole, proprio perché è un’emozione. E’ simile al sentimento religioso di chi crede in un dio che controlli ogni cosa nell’universo. E’ un senso di globalità al pensiero che fenomeni e comportamenti apparentemente così diversi siano tutti mossi, dietro le quinte, da una stessa organizzazione, da stesse leggi fisiche. E’ tener conto della bellezza matematica della natura, di come operi all’interno. E’ capire che percepiamo fenomeni originati dalla complessità dell’interazione degli atomi. Uno spettacolo inebriante! Suscita un timore – una reverenza scientifica – che secondo me si può comunicare, ad altri che l’abbiano sperimentato, attraverso un quadro, un dipinto che evochi la stessa emozione, ricordi per un attimo la magnificenza dell’universo.
Alcuni di voi avranno riconosciuto l’autore: Richard Feynman, un membro eminente del Cal Tech. Cito il brano perché mi pare che a grandi linee esprima esattamente il tipo di visione unificata che altri scienziati denigrano. E anche perché, provenendo da un autore tra i più autorevoli e i meno pedanti, l’affermazione è decisamente credibile: Feynman afferma che la sua emozione è <<simile al sentimento religioso>>. E’ un apprezzamento solo della bellezza matematica della natura. E il timore è espressamente una reverenza scientifica, come se la reverenza scientifica fosse in qualche modo diversa dalla reverenza normale.
Questa mi colpisce come una espressione stranamente cauta di ciò che è secondo me un’emozione umana pressoché universale.
Parlando della carriera artistica di Feynman, vale la pena di menzionare una delle scoperte che fece in seguito. Poco tempo dopo aver cominciato a disegnare egli visitò la Cappella Sistina. Non aveva portato con sé la guida, quindi si limitò ad osservare i dipinti. Alcuni gli parvero bellissimi e altri veramente brutti. Tornato in albergo scoprì che il suo giudizio dei dipinti collimava con quello della guida.
Ero al settimo cielo: senza poter esprimere perché, ero capace di distinguere tra un capolavoro e un ritratto qualunque! Come scienziato, uno pensa sempre di sapere razionalmente quello che fa, e tende a non avere fiducia nell’artista che dice <<magnifico>> o <<non vale niente>>, senza dare spiegazioni convincenti… Ora però ero distrutto, era capitato anche a me.
Perché afferma di essere distrutto? Che cosa significa essere distrutto?
Nel corso del libro Feynman scarta tranquillamente molti campi di attività che non siano la fisica. E’ un uomo dal rigore matematico, quindi trova di scarso interesse la filosofia o l’arte o la psicologia. Questi campi non hanno senso per lui; gli addetti <<non sanno di cosa stanno parlando>>. Eppure nella Cappella Sistina ha provato qualcosa che distrugge la sua concezione degli altri campi. Egli a acquistato, semplicemente facendo arte egli stesso, l’abilità di avere delle percezioni sull’arte che concordano con le percezioni formali e codificate della storia dell’arte.
Feynman non analizza ulteriormente questo notevole episodio, benché vi sia chiaramente altro da dire. Da un lato la sua esperienza sembra implicare che, benché egli non cerchi di portare i suoi criteri critici alla coscienza, ciononostante i criteri esistono.. Devo esistere, altrimenti non potrebbe mai essere d’accordo con quanto dice la guida. Dall’altro, i criteri non sono arbitrari o accademici, dato che Feyman è in grado di formulare qui criteri semplicemente attraverso l’esperienza di dipingere. I criteri della storia dell’arte devono certamente avere qualcosa a che fare con l’attività del fare arte. C’è un rigore alla base della storia dell’arte che Feynman ha dimostrato riproducendone le conclusioni.
Mi dilungo su questo perché mi sembra un esempio di una situazione in cui uno scienziato particolarmente brillante, a confronto dei dati, ammettendo i dati, tuttavia non li porta alle ovvie conclusioni: c’è altrettanto rigore nell’arte di quanto ce n’è nella scienza. Potrà essere un tipo di rigore diverso, ma è comunque rigore.
Quando un artista come Jasper Johns afferma: << Sto solo cercando di trovare un modo di fare quadri>>, lo intende esattamente allo stesso modo in cui lo intende il fisico quando afferma, <<sto sol cercando di trovare un modo di fare fisica>>. Come lo scienziato, l’artista deve costruire sull’opera dei predecessori. Un artista può sentirsi intimidito dall’opera dei suoi predecessori, proprio come uno scienziato.
Quindi se uno scienziato scarta l’arte come tipo di attività senza forma in cui <<va bene tutto>>, significa soltanto che lo scienziato non capisce l’attività del fare arte. Non capisce ciò che scarta. Lo scienziato possiede solo il suo modello di che cosa è l’attività dell’arte, e il suo modello è sbagliato: non è informato e non collima con i dati.
La disinformazione degli scienziati riguardo al lavoro reale dei non scienziati mi sembra raggiunga il massimo quanto gli scienziati prendono in considerazione gli stati di meditazione, le alterazioni della coscienza e i discussi fenomeni paranormali. Se non hai mai sperimentato queste cose personalmente, troverai ovviamente le descrizioni assurde. Perché queste esperienze sono diverse dalle esperienze della coscienza normale. Non c’è nessun mistero qui, e sicuramente non c’è niente di sinistro. E’ solo diverso. E’ un altro tipo di coscienza.
Ho conosciuto un prodigio del calcolo e nell’osservarlo non riuscivo a capire come facesse; fui semplicemente costretto, dopo aver controllato un po’ di volte, ad accettare che potesse farlo. Conosco un regista che ha una memoria fotografica, ma è una persona piuttosto noiosa, pronta a tenere lezioni improvvisate e dettagliate su ogni genere di argomento. Tutto quel che ho imparato è di non discutere mai con lui di qualche fatto oscuro perché ha immancabilmente ragione. Ma non riuscivo a capire come facesse, anche lui.
Lo stesso mi succede con persone con delle capacità paranormali. Esse sono capaci di fare delle cose che io non so fare. Per loro questa capacità è normale e sul piatto della bilancia ha i suoi pro e contro. Gli scettici dicono spesso che se il comportamento paranormale fosse reale, allora i veggenti giocherebbero in borsa o alle corse dei cavalli. Per la mia esperienza molti lo fanno. Esiste, in realtà, una sorta di livello di attività segreto in cui i veggenti sono consultati dalle multinazionali. La gente si imbarazza ad ammettere l’esistenza di questa attività, tuttavia avviene, proprio come ci si aspetterebbe.
E vorrei ricordavi che non c’è ragione perché il comportamento paranormale non debba esistere. Di nuovo, il grande buon senso del dott. Bronowki:
Nella scienza… il processo della previsione è conscio e razionale. Persino negli esser umani questo non è il solo tipo di previsione. Gli uomini hanno solide intuizioni che certamente non sono state analizzate e suddivise in passaggi razionali, e alcune di esse non lo saranno mai. Può essere, ad esempio, come spesso si sostiene, che la maggior parte delle persone siano un po’ più brave a indovinare una carta e altre persone siano molto più brave di quanto non sarebbe una macchina che si limitasse a scegliere le sue risposte a caso. Ciò non sarebbe sorprendente… Sicuramente l’evoluzione ci ha selezionati rapidamente perché possediamo il dono della previsione più degli altri animali… L’intelligenza razionale è uno di questi doni ed è, in fondo, altrettanto notevole e altrettanto inspiegata. E quando l’intelligenza razionale si rivolge al futuro, e fa deduzioni da esperienze passate a un domani sconosciuto, il suo processo è… un gran mistero…
Per tornare al nostro punto originario, l’esperienza di queste altre forme di coscienza a me sembra normale, quasi banale. Queste forme diverse di coscienza – siano esse doti innate o procedimenti appresi con l’addestramento – ci portano ad altre forme di sapere, e ad altre percezioni dell’ordine sottostante nel mondo intorno a noi. Non sono percezioni matematiche, ma sono comunque percezioni. Prima i scartarle subito come frodi o fantasie, mi sembra utile averne esperienza di prima mano. Se non siete disposti ad averne esperienza di prima mano, vi esponete alla critica di scartare ciò che non capite. E ridurreste la vostra esperienza della realtà.
Perché, come ho detto, la percezione scientifica della realtà non è la realtà stessa. Anche la legge scientifica più potente non è una descrizione completa della realtà. C’è sempre qualcosa ancora d sapere. Ritengo sia importante essere molto chiari su questo. Feynman, che stimo molto, riguardo alle persone non scientifiche, afferma. <<essi non comprendono il mondo in cui vivono>>. Sembra che si una delle sue espressioni preferite; la ripeté spesso nel corso dell’inchiesta sul disastro dello shuttle.
Ma siamo chiari: nessuno capisce il mondo in cui vive. Né io, né te, né Richard Feynman. Potremmo capirne una parte, una aspetto del tutto, ma la realtà in senso completo e onnicomprensivo sfugge alle nostre descrizioni. Se altri modi di conoscere sono interiori, soggettivi e intrinsecamente non verificabili, ciò non li rende necessariamente meno interessanti e meno utili.
Le persone che trovano che i numeri siano estranei alla loro natura non sono emarginate; diseredati, ignoranti, disprezzati che non sanno come risolvere equazioni differenziali e quindi viene loro negato l’accesso alla verità matematica rivelata.
Perché la sola scienza non è sufficiente.
Lo scienziato ortodosso si sente spesso a disagio di fronte a un pubblico che crede nel creazionismo e nei fenomeni paranormali. Lo scienziato vede un mondo bello e complesso, una sfida del tutto soddisfacente al suo approccio razionale. Perché, egli si chiede, c’è chi non è soddisfatto di questa visione del mondo? Perché la scienza non è sufficiente?
La risposta più semplice è che, benché la scienza sia un processo di indagine estremamente potente, essa non ci dice quello che veramente vogliamo sapere. Max Plank disse: <<Da dove vengo e dove sto andando? Questa è la grande domanda senza risposta, la stessa per ognuno di noi. La scienza non ha una risposta>>.
Una delle ragioni di ciò è che la scienza non ci può dire perché le cose accadono. Feynman, in una lezione divulgativa sull’elettrodinamica quantistica, afferma: <<Mentre vi descrivo come funziona la Natura, voi non capite perché la Natura funziona così. Ma nessuno lo capisce. Io non so spiegare perché la Natura si comporta in questo modo specifico>>.
Questo è vero, ma trascura il fatto che, sebbene la conoscenza di come funzionino le cose sia sufficiente a consentire il nostro intervento sulla natura, ciò che gli esseri umani desiderano realmente sapere è perché le cose funzionino. I bambini non chiedono come faccia il cielo a essere blu: chiedono perché è blu.
Probabilmente Feynman avrebbe detto che questa domanda non ha significato. E infatti per il pensiero scientifico moderno non ne ha. Ma non è ovvio che questo stato di cose continui indefinitamente. Il fisico John Bell osservò:
I padri fondatori della fisica quantistica erano piuttosto orgogliosi di aver rinunciato all’idea di spiegazione. Erano molto fieri di occuparsi soltanto di fenomeni: rifiutavano di guardare al di là dei fenomeni, considerando questo il prezzo che si doveva pagare per venire a patti con la natura. E’ un fatto storico che chi assunse questo atteggiamento agnostico verso il mondo reale a livello di microfisica ebbe molti successi. Allora sembrava una buona cosa da fare, ma non credo che lo sia indefinitamente.
Intanto, però, un matematico nota che <<il problema del perché è quasi ignorato dai fisici che enfatizzano soprattutto il come… La metafisica del cosmo è data in termini di matematica pura. Si afferma che essa sia assolutamente priva di obiettivi o scopi: la realtà della cosmologia contemporanea è una realtà matematica>>.
Ma questa realtà matematica è sostanzialmente arbitraria, e questa percezione di un universo privo di scopi ha dei costi precisi. La scienza moderna presenta i suoi modelli matematici come un trionfo della ragione, ma come osserva Hanna Arendt: <<I tempi moderni, dominati dalla tecnologia, sono caratterizzati precisamente dal fatto che la ragione, nel senso di una comprensione contemplativa e autorivelantisi, è perduta, ed è sostituita da una distaccata (tecnologia), impegnata attivamente nella teoria della matematica pura e applicazioni alla fisica>>.
Per me non c’è niente di sbagliato in una percezione matematica della realtà, sempre che non si consenta a quella percezione di prevalere. Perché, come esseri umani, che viviamo la nostra vita, che prendiamo decisioni riguardo a noi stessi e alla società, dobbiamo trovare un significato. E quel significato deve essere ampiamente fondato.
Un matematico afferma:
Sono consapevole degli ingredienti con i quali si crea il significato… l’amore e il linguaggio, il mito, il pensiero razionale e l’impulso irrazionale, le intuizioni umane, la legge, la storia, il dovere, il rito, la fede religiosa, il senso mistico, trascendentale, allegorico ed estetico, il gioco, il mondo come un rompicapo, il mondo come un palcoscenico, la contemplazione della vita e della morte, le necessità imposte dalla fisica e dalla biologia, tutti questi e centinaia di altri ancora sono sentieri che portano al significato.
Forse è per questo che Einstein una volt disse: <<L’umanità ha tutte le ragioni di collocare i sostenitori di alti valori e standard morali al di sopra degli scopritori di verità obbiettive. Ciò che l’umanità dee a personalità come Budda, Mosé e Gesù, secondo me è molto di più che tutti i risultati della mente che indaga e costruisce>>.
Il fatto è che abbiamo bisogno delle intuizioni del mistico come delle intuizioni dello scienziato. L’umanità è sfavorita quando manca una delle due. Carl Jung disse:
La natura della psiche penetra in luoghi oscuri ben al di là della nostra comprensione. Contiene altrettanti enigmi di quanti ne contiene l’universo con i suoi sistemi galattici, davanti alle cui configurazioni grandiose solo una mente priva di fantasia non ammetterà la propria insufficienza… Se quindi per le esigenze del su o cuore, o in accordo con l’antico insegnamento della saggezza umana, o per rispetto del fatto psicologico che le percezioni <<telepatiche>> avvengono, chiunque dovesse giungere alla conclusione che la psiche, nei suoi domini più profondi, partecipa di un tipo di esistenza al di là del tempo e dello spazio… allora la ragione critica non potrebbe controbattere con l’argomento del <<non liquet>> della scienza. Inoltre, avrebbe il vantaggio inestimabile di conformarsi ad una tendenza della psiche umana che è esistita da tempo immemorabile ed universale. Chiunque non tragga questa conclusione, per scetticismo, mancanza di coraggio, esperienza psicologica inappropriata, o ignoranza avventata… ha invece la certezza indubitabile di entrare in conflitto con la verità del suo sangue… L’allontanarsi dalle verità del sangue genera inquietudine nevrotica… L’inquietudine genera l’insensatezza e la mancanza di significato nella vita è una malattia dell’anima, la cui piena estensione e piena portata la nostra era non ha ancora cominciato a comprendere.
Molte grazie.
Bene, questo era il mio discorso per gli scettici di Pasadena.
Siccome non sono mai stato invitato, non l’ho mai pronunciato.
Michael Cricton
LA MENTE E’ PIU’ FORTE DEI GENI
by Duncan on mag.12, 2010, under Ispirazione, Medicina, Scienza, Simbolo, video

“Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia.”
Vi riporto una intervista a Lipton più sotto e anche un suo seminario integrale ripartito in 16 video. Ma già tra noi possiamo sbucciarci qualche pensiero.
Ci hanno venduto.. dice Lipton.
Amici, cosa è che non “ci hanno venduto”? Quand’è che non ci hanno tentato di ingannare? Su cosa non ci sono state manipolazioni.. o almento.. tentativi di manipolazioni?
Pensate solo alla famigerata influenza suina che doveva abbattersi sul mondo come un flagello biblico, e causare milioni di morti.. cataste di morti per le strade.
Per mesi “ci hanno venduto” un panico folle, per mesi “ci hanno venduto” l’ossessione. Per mesi “ci hanno venduto” la paura. Per mesi appelli disperati,testimonial, depliant, esperti. Già c’era chi prefigurava scenari apocalittici da Day After. Ora tutti dimenticano. Ma questa influenza fu annunciata come un nuovo flagello.
I paesi spesero miliardi in scorte di vaccini. Risultato?
E’ stata una influenza ancora più blanda delle precedenti.. e..
milioni di dosi di vaccino non sono state utilizzate e hanno solo fatto aumentare il deficit degli stati e ingrassate le tasche sporche di sangue e letame dei maiali di Bigpharma e dei loro sodali prezzolato.
E adesso con questa crisi greca cosa “ci vogliono vendere”?
E’ tutto illusione? E’ tutto manipolazione?
No. E questo è il problema. Perché se fosse così facile vivremmo semplicemente in un mondo clone di Matrix e avremmo risposte facili e lapidarie su tutto. E invece il mondo è un rebus, un ginepraio di verità e menzogne, di soffocamenti e liberazioni, di sistemi e falle dei sistemi.
Per reagire alle manipolazioni sorge spesso il loro specchio riflesso e opposto.. il complottismo più oscuro e paranoide che vede in tutto, praticamente in tutto sudole e sottili forme di controllo e manipolazione e già immagina i carri bestiame che porteranno al macello o a rinnovati gulag le vittime prossime venture del Nuovo Ordine Mondiale. Il complottismo assoluto è un’altra forma di delirio che depreda la vita di gioia e speranza. Il complottismo assoluto è un altro cantico di impotenza. Insieme al conformismo e ai complotti e manipolazioni reali, e a quella suprema forma di obbedienza che è l’acquiscienza e la sterilità emotiva.
E quindi dobbiamo dire “ci hanno venduto” senza poi saltare sul carro del Quattro Cavalieri dell’Apocalisse. Senza pensare che siamo solo burattini e automi di un mondo Matrix fotocopia.
Senza perdere il senso dell’equilibrio, della lotta, e della speranza.
E torniamo a Lipton. Il tema è semplicemente immenso. E potrei stare da mo a un altro mese a scrivere ininterrottamente di seguito arrivando appena a scalfirlo. E quindi adesso non potrò mai essere veramente convincente, mai essere veramente esaustivo. Queste sono solo tracce Gringos, solo tracce, cartelli stradali.. chi poi ha una scintilla a continuare, continui a leggere e a studiare e si faccia una sua idea.
Io posso solo dirvi, che a livello di istinto di base, ho sempre creduto alla sostanza di ciò che dice Lipton.
In sostanza ci hanno venduto un mito.. dal nome.. REDUZIONISMO GENETICO…
Noi saremmo guidati ed eterodiretti fin dal concepimento dai geni che abbiamo avuto la ventura di avere. E non c’è scampo. Inevitabili predisposizioni a certe malattie. Inevitabili problemi, ostacoli e limiti. O anche opportunità. Ma tutto inevitabile, o altamente probabile.
Il reduzionismo genetico fu un paradigma sposato da subito da tutte le scuole di medicina, le elité intellettuali, gli organi scientifici, gli apparati di informazione. Se ci pensate.. costantemente escono notizie che danno manforte a questo paradigma.. scoperte sul “gene della gelosia”.. “gene dellla rabbia”.. “gene della gentilezza”.. e su infinite spiegazioni riduttive e semplicistiche all’osso sull’origine di ogni nostro problema e condizione.
Tutto questo crea un clima di arrendevolezza alle condizioni date e di accettazione delle soluzioni proposte. Un soggetto che è completamente imbevuto di atmosfera reduzionista starà al posto in cui gli verrà detto di stare, opterà per le scelte che gli verranno dette sono alla sua portata, seguirà i percorsi che gli verranno somministrati come inevitabili. Cercherà già cure per malattie che “quasi certamente” avrà. E sarà spinto ad aderire a screening genetici di massa, alla raccolta di informazioni cellulari s ulla popolazione, alla schedatura delle mappe genetihe… a un senso costante di controllo e limitazione. E a prendere i farmaci che varranno prodotti ad hok “sul tuo fenotipo genetico”.
E poi.. sarà facile fare il salto.. Si dirà, molti già lo dicono.. che i bambini con deficit di attenzione hanno un problema “genetico”, che si può tentare di neutralizzare, almeno in parte, con psicofarmaci devastanti come il Ritalin. Sì.. è molto più facile dire questo.. altrimenti bisognerebbe andare alla radice delle cose, al modo in cui molte famiglie reprimono le spinte dei bambini, a strutture scolastiche castranti e alienanti, a meccanismi economici generatori di tensioni, a quartieri dormitorio che spengono la vitalità..
Noi, diamo solo la colpa al bambino e ai suoi geni. Più comodo no?
A prescindere… cambia il modo in cui affronti la vita…
La persona addestrata da anni di riduzionismo genetico.. è sottilmente percorsa da un ansia costante e da una cappa dii fatalismo che è quasi un distintivo. Ti farà una lista di cosa si aspetta.. calvizie, diabete, alzhaimer.. perché magari padre, nonna, prozio.. hanno avuto queste problematiche. Ti dirà che certe cose non potrà mai farle o sarannno chimere, perché è geneticamente predisposto.
Ancora di più si berra la bubbola dei reduzionisti estremisti per la quale anche sentimenti ed emozioni non sono altro che processi biochimici e organici.
E noi ci perdiamo le ali, le mettiamo in fiamme..
Tutto il nostro dibattito è inquinato dal fanatismo e dal cinismo.
Pensate la controversia Darwin. Da una parte la Chiesa, o almeno settori di essa, e il Creazionismo intransigente.. dall’altra il pensiero orgogliosamente laicista alla Micromega che ha trasformato Darwin in un totem. Non c’è spazio per altro nel dibattito di massa. Come al solito. Come sempre. Il campo è sempre di due clan estremi e dogmatici. Sempre e solo Guelfi e Ghibellini.
Con Lipton voliamo alto anche sul piano della teoria dell’evoluzione..
E certamente può sbagliare anche lui. Ma non si dica che è un folle isolato. Sono tanti gli studiosi di avanguardia, specie nel campo della biologia e della fisica quantiistica che da anni sostengono queste cose.
Ma tutto ciò non arriva alla Periferia dell’Impero.
Alla fine dei giochi, al momento attuale, queste due tesi si contengono il campo.
E’ anche una questione di scelta.
Cosa sceglieremo?
Che siamo bambocci del destino, automi genetici, sinapsi interconnesse e processi biochimici predeterminati dalla culla alla tomba? Attenderemo le malattie e il fato che ci sono stati destinati?
O crederremo.. che la nostra mente è più forte?.. che non siamo solo automi ma anche attori e creatori?.. che potremo dire anche la nostra.. e incidere sui giorni che verranno?
Io scelgo la seconda, a costo di sbagliarmi..
Ricordo che Sant’Agostino (o fu un altro.. illuminatemi voi:-) un giorno disse:
“Se tutto ciò che esiste fosse contro l’amore.. se l’amore stesso fosse solo una follia.. sceglierei comunque di amare…”
PRIMA DI VEDERE I VIDEO: Il mio post ha come punto di riferimento la contestazione del modello incentrato sul paradigma del riduzionismo genetico e della fatalità biologica vista come destino o predisposizione difficilmente scansabile. E, dall’altro lato, c’è la volontà di far emergere un senso più alto delle potenzialità umane, che non siano sottoposte alla tenaglia di una condanna genetica, di un determinismo ritornato sotto mentite spoglie. Questo discorso si innesta in quadri amplissimi, relativi ai piani dell’esistenza e della comprensione umana. Nessuno può dire di sapere veramente tutto. Tantomeno io. Riportare adesso il seminario integrale di Bruce Lipton, ripartito in sedici video, non vuol dire adesso diventare “discepoli” di Lipton. O fare propria integralmente tutta la serie di riferimenti, co ncetti e parole che coloro che sono interessati a libri, conferenze o argomenti di questo genere solitamente fanno propri. La nostra libertà è nel non sposare totalmente e apriori neanche il pensiero alternativo più autorevole… a prescindere. Che intendo? Che qui non vi si dice. Ecco Bruce Lipton.. sentite tutto il suo seminario e la vostra vita cambierà o avrete in mano i segreti dell’universo. Qui vi si dice.. cose così sicuramente difficilmente hanno cittadinanza tra i media ufficiali e nelle istituzioni canoniche che si occupano della diffusione della conoscenza e dell’amministrazione dell’istruzione.. soprattutto da noi.. alla periferia dell’impero. Viviamo completamente succubi di determinate impostazioni e visioni, che diventano dogmi. Ad esempio, miglia di persone, milioni nel mondo, ogni anno, sono portate come pecore al macello, a sottoporsi al “bombardamento militare” della chemioterapia per quanto riguarda il trattamento di forme tumorali e patologie degenerative. Milioni di persone che verrano (quasi sempre) condannate ad anni di atroce sofferenza. Quando ci sono sempre state, e ci sono.. altre strade, alcune con tante frecce nel loro arco. E io ho visto sia la sofferenza indicibile dei trattamenti ufficiali. Sia le prospettive di liberazione di alcuni percorsi alternativi. Ma di tutte queste cose intere legioni di persone non verranno mai a conoscenza. E quando talora fanno capolino nei circuiti della comunicazione uffiiciale, esperti, baroni e inquisitori scagliano i loro anatemi o tentano, a volte è più efficace, la strategia del disprezzo e della ridicollizzazione.
Alla base poi di altri Sentieri ci sono altre visioni del mondo e dell’uomo. E questo è il senso di un percorso e di una argomentazione come quella di Bruce Lipton. Nella quale ci sono certamente cose che condivido. E altre che non mi convincono del tutto, o, meglio detto, sulle quali il mio percorso interiore non è arrivato ancora al punto di potersi pronunciare con una certa sicurezza. Ci sono persone, che indipendentemente se lui dica effettivamente ciò, che dalla base delle sue teorie e di quelle di altri scienziati di avanguardia e dei mistici di ogni, sostengono che tutta la realtà è esclusivamente una creazione della mente. Bene, io sono certo che la mente gioca un ruolo essenziale. Non sono certo però che sia l’unica forza motrice in campo. Almeno, non mi sento di poterlo dire con certezza inesorabile. Così come più che il sostenere o meno certe cose, è il riverbero operativo ed esperienziale che poi ne consegue che è importante. Ci sono persone che dall’approccio a certe conoscenze alternative, nobili e luminose tra l’altro, giungono forse a un equivoco, ossia al pensare che basta connettersi su diversi livelli di frequenza indipendentemente da uno sforzo e da un impegno totale su tutti i piani del proprio essere, corporale compreso. Anche qua, il ruolo della “frequenza” è un ruolo Principe. Forse è anche un ruolo Sovrano. Ma tendo ancora a credere che se pensiamo a creare qualcosa di potente o di fare trasformazioni reali senza un impegno radicale su ogni livello, e senza mettere in gioco concretamente il corpo potremmo non riuscire pienamente nello scopo a cui vogliamo consacrarci. Detta in soldoni, è talmente importante questa esistenza e ciò che in essa noi ci sentiamo chiamati a fare, che, pur in teorie che in buona parte condivido, non vorrei che si finisse per adagiarsi in una tendenza “comoda”.. quella propria di alcuni scrittori new age di successo (che tra l’altro dicono cose pure molto apprezzabili) .. quella che magari ti dice “alza le tue frequenze, cambia livelli di pensiero, ama te stesso e il mondo e tutto cambierà…” Sono cose fondamentali queste, ma credo, potrei sbagliarmi naturalmente.. credo che non bastino. Che bisogna anche dire.. “sforzati, impegnati, dacci l’anima.. suda, vai oltre, metti in gioco tutto te stesso..”
E trovo anche “facile” pensare che raggiunta la giusta frequenza tutta la vita per noi funzionerà come un orologio svizzero, o, meglio detto, che non incontreremo sofferenze, nemici, ostacoli, momenti di caduta. Vedere la realtà come una serie di vibrazioni, corrispondenze e frequenze non può diventare, secondo me, un altro assolutismo nel quale tutto ciò che io sono è esclusivo specchio di ciò che mi accade. E se per esempio incontro anche persone he mi danno del filo da torcere o sfide dolorose da affrontare, vuol dire ad esempio che io non sono abbastanza “positivo” e che non ho ancora capito bene le regole del gioco. Alcune delle persone migliori su questo pianeta hanno dovuto affrontare anche la negatività, il dolore, gli ostacoli e le cadute. E non credo si possa dire che ciò era esclusivo portato di una loro ombrosità interiore che si proiettava nel mondo esterno. Anzi spesso invece quelle cose avevano un senso profondo per loro e per gli altri. A me, in sostanza, non convincerebbe una visione della teoria delle vibrazioni se fosse declinata su un piano di esistenza intesa come puro benessere perfettamente programmato dalla nostra coscienza e impermeabile ad altro. Che poi penso che tutto abbia un senso. Quindi anche il dolore, gli ostacoli, le cadute, le battaglie. Che anche affrontare in certi momenti l’Ombra e la sofferenza abbia un senso. E che non siano sempre e comunque parti di una individualità che non ha ancora correttamente imparato a vivere e a pensare. E riconfermo. Io credo che le vibrazioni siano essenziali. Ci sono luoghi in cui c’è stato tanto amore e te ne accorgi subito. Persone piene di odio e se ti guardano ti senti quasi accoltellato. O tu stesso che a volte sei così pieno di energia che in quei momenti è come uno stato di grazia, e ti pare che tutto il mondo ti sorrida e con chiunque parli sembra possa esserci amore e comprensione. Così come elevate vibrazioni ti danno effettivamente più forza e potere per trasformare te stesso e cambiare il mondo. Il succo è che non per questo stesso la tua vita diventa un semplice sogno mentale, ogni problema viene completamente evitato alla radice, e non incontrerai ostacoli e sfide dure, anche se le tue vibrazioni fossero sempre elevate.. come del resto è accaduto anche a grandi benefattori e santi nel corso della storia. O forse a un livello immenso basterebbero solo le vibrazioni? Tipo un livello da grande anima o Illuminato supremo? Forse sì. Ma è un livello che non riguarda gran parte delle esistenze. Io credo che per noi, anche per i migliori, ci siano momenti imprevedibili,s ituazioni destabilizzanti, sudore, passione, intensità da dare.. sempre. Non sono affatto certo che potremo evitare ogni trappola e ostacolo. Ma credo che, anche con le visioni che Liptone molti altri ci delineano, così come con molte altre conoscenze e strumenti, venute pure da contesti non poco diversi… noi possiamo affrontare e superare tutto. E da tutto trarre qualcosa. Questo mi sento di crederlo. Anche se non sono un Mahatma che può parlare p er scienza infusa…:-)… ma questo mi sento di crederlo. Comunque ho appena sfiorato questo genere di questioni. Ciò che mi premeva veramente dire è che, anche quando sottoponiamo un documento così prezioso, stimolante, utile e benefico come il seminario di Bruce Lipton, non lo facciamo come discepoli acritici e adoranti, ma come persone che vogliono dare un’arma in più per crescere e interrogarsi, altro cibo sul tavolo… nessuna Tavola della Legge, ma strumenti da implementae e di cui nutrirsi se, come e quando si vuole nell’ottica di un proprio personale percorso, che deve essere sempre radicalmente libero. Noi non vi diciamo “pensate questo!”.. ma… “questo può esservi utile.. insieme ad altro che prenderete da altre fonti.. e scambiandoci poi i nostri futuri pezzi di strada capiremo qualcosa di più dell’uno e dell’altro.. e di questo pazzo.. pazzo mondo..”
Relativamente poi alle questioni specificatamente genetiche, c’è chi arriva a dire che proprio i geni non contano assolutamente nulla e tutto sorge per forme di creazione mentale. La mia idea è un pò più sottile. Io penso che forse i geni, come la famiglia e gli ambienti determinano delle tendenze che si muovono in certe direzioni. Ma esse non sono irribaltibili. Così come quindi si può guarire da malattie cosiddette “incurabili”.. NOI POSSIAMO EFFETTIVAMENTE MODIFICARE IL DNA. Quindi magari il DNA opererebbe, almento per certi aspetti, anche se io fossi isolato dal mondo in una foresta amazzonica.. quindi ciò che mi accade non sarebbe totalmente creazione del pensiero o dell’ambiente. MA… ANCHE SE IL DNA MI SPINGESSE VERSO CERTE DIREZIONI.. IO POSSO CAMBIARLO. In questo senso accolgo la visione di Lipton. E il mio cuore la senta vera, come ho scritto in precedenza. Ma naturalmente non sono nessuna mente galattica o esperto cosmico di tutte le strutture della materia, né delle “sacre armonie della musica celeste” o dei vortici inesorabili delle “ottave”..
… sono solo un Uomo tra gli Uomini, come voi.. e tutti insieme siamo qui per qualcosa, che alcuni chiamano Disegno, e che ci fa fremere, gioire e lottare ogni giorno. E gli specchi riflettono il nostro tempo e le nostre Canzoni.
Chiunque voi siate e dovunque voi siate… il pane spezzato alla fine è la sola cosa che rimane..
HASTA SIEMPRE ESPERANZA
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CONVERSAZIONE INTERVISTA CON BRUCE LIPTON
Durante il periodo in cui Bruce Lipton lavorava come ricercatore e professore alla scuola di medicina, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi biologici attraverso i quali le cellule ricevono ed elaborano le informazioni: infatti, piuttosto che controllarci, i nostri geni sono controllati, sono sotto il controllo di influenze ambientali al di fuori delle cellule, inclusi i pensieri e le nostre credenze. Questo prova che non siamo degli “automi genetici” vittimizzati dalle eredità biologiche dei nostri antenati.
Siamo, invece, i co-creatori della nostra vita e della nostra biologia.
Lipton descrive questa nuova scienza, chiamata epigenetica, nel suo libro “The Biology of Belief: Unleashing the Power of Consciousness, Matter and Miracles” (N.d.T.: Biologia delle Credenze: Liberare il Potere della Consapevolezza, della Materia e dei Miracoli) (2005: Mountain of Love/Elite Books). Pieno di citazioni e riferimenti di altri scienziati che conducono, in tale campo, ricerche all’avanguardia, questo libro potrebbe, letteralmente, cambiare la vostra vita al suo livello più fondamentale.
Fino alla scoperta dell’epigenetica, si credeva che il nucleo di una cellula, contenente il DNA, fosse il “cervello” della cellula stessa, del tutto necessario per il suo funzionamento. Di fatto, come hanno scoperto Lipton ed altri, le cellule possono vivere e funzionare molto bene anche dopo che i loro nuclei siano stati asportati. Il vero “cervello” della cellula è la sua membrana, che reagisce e risponde alle influenze esterne, adattandosi dinamicamente ad un ambiente in perpetuo cambiamento. Che cosa significa questo per noi, quali collezioni di cellule chiamati esseri umani? Man mano che incrociamo le diverse influenze ambientali, siamo noi a suggerire ai nostri geni cosa fare, di solito inconsciamente.
Lipton ci mostra anche come Darwin avesse torto. La competizione non è la base dell’evoluzione; non è la sopravvivenza del più forte che ci permette di sopravvivere e prosperare. Al contrario, dice, dovremmo leggere l’opera di Jean-Baptiste de Lamarck, che venne prima di Darwin e dimostrò che la cooperazione e la comunità sono la base della sopravvivenza. Immaginate se ciascuna dei vostri trilioni di cellule decidesse di farcela da sé, di combattere per essere la regina della collina piuttosto che cooperare con le cellule compagne. Per quanto sopravvivereste ?
L’INTERVISTA
Barbara Stahura: La premessa di base della tua ricerca e del tuo libro, The Biology of Belief, è che il DNA non controlla la nostra biologia.
Bruce Lipton: Sì. Ho cominciato a studiare questo verso la fine degli anni ’60. Da allora la scienza di frontiera ha iniziato a rivelare tutte le cose che avevo osservato. I biologi che fanno ricerca d’avanguardia sono a conoscenza di ciò che dico nel libro. Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia. Tutto il mio sforzo si è concentrato nel far giungere al mondo l’informazione d’avanguardia. L’orientamento mentale del pubblico è stato programmato secondo la credenza che siamo degli automi genetici, che i geni controllano la nostra vita, che ne siamo vittime, e via di seguito. Il punto, però, è che la scienza di frontiera – quella di cui parlo – si è stabilizzata da almeno 15 anni. È ora che sia portata nel mondo perché è lì che viene usata.
BS: Questa scienza relativamente nuova sulla quale tu scrivi viene chiamata epigenetica.
Ci spiegheresti di che cosa si tratta?
BL: L’epigenetica è quella scienza che mostra che i geni non si auto-controllano, ma sono controllati dall’ambiente. Si sa da circa 15 anni, e ora fa finalmente fa capolino da dietro l’angolo. Ti faccio un esempio. La Società Americana per il Cancro ha recentemente pubblicato una statistica che afferma che il 60 per cento dei tumori sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro. E ora se ne viene fuori dicendo: è lo stile di vita, non sono i geni. Ci siamo focalizzati sul cancro come se fosse una questione genetica, ma solo il cinque per cento dei cancri ha una connessione genetica. Il novantacinque per cento dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. La ragione (che ci fa dire che c’è una connessione genetica) è che tale spiegazione è fisica, tangibile, perciò preferiamo lavorare su di essa. E il 95 per cento che ha un cancro e non c’è una connessione genetica? Non è facile fare esperimenti su qualcosa sulla quale non puoi focalizzarti fisicamente.
BS: Così il determinismo genetico – l’idea che siamo controllati dai nostri geni – è inevitabilmente incrinata, come dici nel libro.
BL: Sì.
BS: Hai scritto anche di Jean-Baptiste de Lamarck e della sua teoria dell’evoluzione – che sopravviviamo attraverso la cooperazione, piuttosto che la più recente idea darwiniana di competizione e sopravvivenza dei più forti. Che tutti i nostri trilioni di cellule devono cooperare per mantenere il nostro corpo in perfetto funzionamento, in quanto noi esseri umani non possiamo sopravvivere senza grandissime quantità di cooperazione gli uni con gli altri e con il nostro ambiente.
BL: Immediatamente, appena hai detto cooperazione, stavi violando la teoria darwiniana, che è competizione e lotta. Di fatto, si tratta di un’interpretazione erronea. La nuova scienza ci dice che quella credenza è sbagliata. La credenza di cui hai appena parlato, invece – la natura della cooperazione e della comunità – è in effetti il principio basilare dell’evoluzione.
Nel 1809 Lamarck ha scritto che i problemi che tormenteranno l’umanità verranno dal suo separarsi dalla natura, e ciò condurrà alla distruzione della società. Aveva ragione, perché la sua enfasi sull’evoluzione era che un organismo e l’ambiente creano un’interazione cooperante. Se volete capire il destino di un organismo, dovete capire la sua relazione con il suo ambiente. Poi ha affermato che separarci dal nostro ambiente significa assumere la nostra biologia e tagliarci fuori dalla nostra sorgente. Aveva ragione. E quando arrivi a capire la natura dell’epigenetica, la sua teoria ora ha trovato sostanza. Senza alcun meccanismo che, all’inizio, le desse un senso – e specialmente da quando abbiamo comprato il concetto dei biologi neo-darwiniani che affermano che tutto è controllato geneticamente – Lamarck sembrava stupido. Ma sai cosa? Aveva proprio ragione.
BS: La tua dimostrazione che il “cervello” della cellula non è il DNA ma, bensì, la sua membrana è affascinante. Che significato ha questa scoperta riguardo a ciò che pensiamo di noi stessi e della nostra vita, dal momento che siamo proprio una comunità di cellule?
BL: Se due cellule si uniscono e stanno comunicando, useranno i loro “cervelli” per farlo, giusto? E se dieci cellule si uniscono, useranno i loro cervelli affinché la loro comunicazione reciproca abbia un senso. Quando prendi un insieme di un trilione di cellule, come in un cervello umano, queste opereranno ancora secondo il principio del cervello cellulare. Beh, quando abbiamo comprato l’idea che i geni ed il nucleo formano il cervello della cellula – che ci porta fuoristrada – e la applichi come fosse un principio di neurologia o di neuro-scienza, ti sei già incamminato nella direzione sbagliata. Non puoi arrivare da nessuna parte perché quello non è il cervello della cellula. I nostri principi su come funziona l’intelligenza sono stati totalmente sviati. Ecco perché, dopo tanta neuro-scienza, se chiedi a qualcuno: “come funziona, veramente, il cervello?” La risposta sarà: “veramente, non lo sappiamo”.
Il Progetto Genoma Umano dice che quel modello è sbagliato. Pensavamo che ci volessero più di 100.000 geni per far funzionare un essere umano. Il fatto che ce ne siano meno di 25.000 ha messo un bastone tra le ruote dell’intero processo. Come può esserci un tale esiguo numero di geni a formare una cosa così complessa come un essere umano? La risposta è che ci vuole molto di più dei soli geni a farlo funzionare – che è l’apporto dall’ambiente che può alterare la lettura dei geni.
Ci sono 140.000 proteine in un corpo umano, e si credeva che ciascuna richiedesse un gene separato per prodursi. Di colpo, trovi che ci sono 25.000 geni e 140.000 proteine, e non ci siamo con i numeri. L’epigenetica rivela qualcosa di così sorprendente che la scienza stessa ha dei problemi a comprendere la forza di questo nuovo significato, e suona così: con il controllo epigenetico, che significa il controllo mediato dall’ambiente, un singolo gene può essere usato per creare 2000 o più proteine diverse dalla stessa matrice. Il controllo epigenetico è come un lettore che può leggere l’impronta originaria e ristrutturarla per produrne qualcosa di diverso. Ed ecco come un singolo gene può essere usato per creare molti prodotti proteici differenti. Non è stato il gene che ha prodotto ciascuna proteina, è stato il controllo epigenetico che l’ha fatto, e questo è il feedback diretto dall’ambiente. Ci allontana da quel meccanismo che dice che siamo solo macchine.
BS: E ci dice invece che non siamo vittime. Siamo co-creatori.
BL: Assolutamente.
BS: Per tanti l’idea che siano i nostri pensieri a creare la realtà, che è quello su cui si basa la Scienza Religiosa e altre tradizioni metafisiche e spirituali, è un’idea puramente spirituale. Ma la fisica quantistica ha aggiunto all’idea, il fatto scientifico. E ora, il tuo lavoro e quello di altri porta quel concetto a livello delle cellule. Che lo rende in qualche modo più reale, più tangibile.
BL: Se si definisce lo spirito più o meno su questi parametri si potrebbe ottenere una definizione del tipo “una forza motrice invisibile.” Se definisco la natura della meccanica quantistica, è una forza motrice invisibile. Di fatto afferma: “Sì, ci sono forze invisibili che modellano la nostra esistenza”. Poiché la nostra biologia è tradizionalmente basata su un concetto newtoniano e materialistico, la natura di quel sistema è di considerare le forze invisibili come non rilevanti. Però, quello che la meccanica quantistica ha stabilito è che le forze motrici invisibili sono tutto. Perciò, se la nostra scienza non si adatta alla nuova fisica, sta di fatto ostacolando il progresso in evoluzione. Quando si introducono nuove forze, si deve dar loro nuovo credito, e quando lo si fa, i ricercatori spirituali saltano su e dicono: lo sapevo! E i fisici quantistici saltano su e dicono, lo sapevo! Stiamo sempre parlando della stessa cosa. Se lo ammettessimo, l’opportunità di unione diventa così tangibile che è quasi fisica. Sì, possiamo sentirla! Ora possiamo essere tutti d’accordo. Tu la chiami come vuoi, io la chiamo come voglio. Ma siamo tutti governati da queste forze invisibili.
BS: Ho letto una tua intervista nella quale hai affermato, “piuttosto che esser vittime dei nostri geni, lo siamo stati delle nostre percezioni.” Puoi aggiungere qualcosa su ciò che significa essere una vittima delle nostre percezioni?
BL: In un certo senso, sappiamo attraverso lo studio della membrana cellulare, attraverso lo studio dell’epigenetica, che questo è fondamentale. L’epigenetica dice che i segnali ambientali influenzano l’espressione genetica, e questi segnali ambientali talvolta sono diretti, e tal’altra sono interpretazioni, quando per es.le percezioni diventano credenze. Così, ho una credenza su qualcosa, che è una percezione, e aggiusto la mio biologia a quella particolare credenza. Come col cancro terminale, se credo a quello che i medici mi dicono, lo loro diventa una vera e propria predizione. Se dicono che ho il cancro terminale e sono d’accordo, allora essenzialmente morirò quando, a detta loro, accadrà. Quali sono le persone che non lo fanno? I casi di “remissione spontanea.” Almeno una persona, scommetto, non ha “comprato” quella diagnosi. E la sola ragione per la quale ne sono usciti è che avevano un altro sistema di credenze completamente diverso, e quindi sono stati capaci di cambiarlo.
GUARIGIONI E INQUISIZIONI
by Duncan on ott.24, 2009, under Controinformazione, Medicina, Resistenza umana

Certe storie non dovrebbero esistere. Sono vulnus intrattabili nella consecutio spazio-temporale.
Elementi dissonanti di un contesto prescritto, di una trama e un ordito congeniali a regole di massima, sullo sfondo di riferimenti indiscutibili.
Il guaio di certe storie è che non si arrendono a non esistere. Il guaio è che non chiedono il permesso a manifestarsi. Non stanno col cappello in mano a fare la fila di “accettabilità” e avengono, pur non dovendo avvenire.
Il guaio di certi uomini è che hanno la capacità di fare qualcosa di innovatore e liberatorio. Potrai vederli acclamati come eroi. Più facile spesso che li trovi crocifissi. E noi in piazza reclamare il sangue, ben aizzati dai farisei.
Chi entra nel Tempio muore diceva un a ntico detto misterico. Chi entra in un tempio, e non è un sacerdote, si intende.
Perchè questa storia, che troverete sconvolgente, non è una storia, ma ne è diecimila altre. Che sono accadute e, temo, accadranno. Seppur non fosse vera, il suo valore permarrebbe, in quando sarebbe Symbolum di altro, di altro, tanto altro che sicuramente è accaduto. Potrebbe parlarci pur se non fosse vera, essendo comunque “verisimile”, e tracciando paradigmi che sotto altre spoglie sono emersi.
Andrebbe bene anche se verisimile quindi, ma resta il fatto che (secondo tutte le fonti naturalmente) è vera.
Ci sono dei campi in cui l’ortodossia è fortissima, e gli eretici sono messi al bando. Campi in cui una verità ufficiale ha la forza di imporsi come dogma e farà di tutto per non essere messa in discussione. Per mantenere eterno la massima che è il cimitereo di ogni cambiamento:
NO THERE IS ALTERNATIVE.
Non ci sono alternative, il messaggio subliminale è sempre quello. C’è solo una strada. E tu, ragazzio, puoi seguire solo questa strada. Il resto è buffoneria, imbroglio, ciarlataneria, superstizione, follia.
E il fatto che naturalmente la buffoneria, l’imbroglio, la ciarlataneria et simillia abbondino, non fa che complicare il tutto, come un gioco di specchi dove illusione nutre illusione e i gatti sono alleati dei cani.
Nella pur apprezzabile battaglia contro ciarlatani e guaritori da strapazzo molti diventano servitori del Re di Prussia, lastre di ghiaccio ossia dove ogni pensiero “altro” scivola, pre-giudicato e liquidato. Bel combattee i pagliacci molti diventano c ultori dell’unica” via, funzionari solerti (e idealisti per giunta) dell’ortodossia dominante e del NO THERE IS ALTERNATIVE.
Accorgetevene. Se ci pensate lo noterete ovunque. E comprenderete che ve ne siete accorti.
CERTE COSE NON SI POSSONO DIRE.
E chi le dice è esposto al ludibrio e al massacrio mediatico, alla strategia del disprezzo e dell’ironia.
E’ ammessa la “nicchia”. Se certi percorsi di guarigione funzionano, portando alla cura anche di “mali incurabili”, ma si praticano nelle catacombe, con piccolli passa parola semza dare troppo nell’occhio, a volte sono tollerati. Ma quando emergono fino a poter rappresentare una minaccia allo status quo e fanno balenare la possibilità
CHE SI, CHE FORSE CI SONO DELLE ALTERNATIVE.. allora…
allora la reazione sarà drastica e violenta.
Non hanno ancora smesso di urlare le folle che ragliavano Barabba,
e ancora sale il fumo dalla pila dei rogo a Campo dei Fiori.
La conoscenza libera. Purché non sia pura conoscenza. Perché mente e cuore devono camminare insieme. e solo così possono nutrirsi a vicenda. La conoscenza strappa lembi di memoria all’oblio, e rammenta i passi degli uomini nel buio. E dà a noi un pezzo della loro stoffa e della loro passione.
Certe storie non dovrebbero esistere.
Certe persone sono state strappate dai libri di storia. Anzi, non ci sono mai entrate.
E altre raccontano da anni, raccontano da sempre, in convegni, simposi, lezioni, studi televisivi i dogmi diventati verità inconfutabile.
Come quella per cui “la chemioterapia e i farmaci sono l’unica vero percorso per cercare di affrontare cancro e tumori.. non ne è stato mai trovato un altro di valido..”
Noterete come coloro che sostengono il contrario non sono stati confutati in un dibattito franco e aperto, attraverso scambi di conoscenza e riflessioni.. ma ridicolizzati e stigmatizzati.
E la nostra mente è complice. Perché come potremmo mai credere che dove decenni di apparato, strutture, investimenti supertecnologici, raccolte fondi miliardarie, telethon, ecc.. hanno fallito o hanno ottenuto solo vaghi risultati, possa di punto in bianco riuscirci un percorso o un terapia che non costa più di tanto, non coinvolge apparati, e magari si fonda su capacità innate di autoguarigione o su insegnamenti e pratiche alla portata di tutti?
Già chi potrebbe crederlo?
Aspettati l’inaspettato dicono i maestri taoisti. E invece ci hanno sbarrato la porta all’imprevedibile e al ribaltamento, con una bella scritta sopra a spaventare i viaggiatori.. NO THERE IS ALTERNATIVE.
Non è tanto importante che crediate alla bontà della cura descritta nella storia che leggerete.
Ma che teniate presente che tutte le volte che persone e terapie sono emerse potentemente ad incrinare ortodossie ed estabilishment, la reazione è stata sempre durissima. E non si è fatta attendere.
Ci sono persone guarite dal cancro seguendo altri percorsi. Persone studiate e documentate.
Questo ormai è un fatto.
Leggete la storia che troverete qui sotto.
L fonte di riferimento è un ottimo sito, Luogocomune, (http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3154) , che vi presenta anche altri testi molto interessanti.
Credetemi, ne vale la pena leggere questo testo.. ne vale davvero la pena.. Se anche tale storia risultasse alla fine non reale, anche se ciò lo trovo abbastanza improbabile, sarebbe comunque “simbolica”, “verisimile” di qualcosa che è troppe volte accaduto nel corso del tempo.
Salutamos
——————————————————-—
Segue la trascrizione completa del filmato:
NARRATORE: Molto simile alla storia di Reneè è quella di Harry Hoxsey, un uomo d’affari texano il cui padre gli aveva passato una formula di erbe che si sarebbe rivelata altamente efficace contro il cancro.
Al contrario di Reneè, Hoxsey aveva molti soldi, ed era un combattente nato, che non aveva paura di nessuno. Questo ha gettato le basi per una delle più prolungate, virulente e appassionanti battaglie fra un cittadinoamericano e le istituzioni nella storia degli Stati Uniti.
I problemi iniaziarono con quella che sembrava una buona notizia.
HOXSEY: Abbiamo nei nostri archivi molte migliaia di casi documentati conferme patologiche, analisi fotografiche ai raggi X, che noi con certezza curiamo il cancro, sia esterno che interno. Posso darvi nominativi, date, nomi dei dottori, nomi degli ospedali, …
NARRATORE: I dottori definirono Hoxsey il peggior ciarlatano del secolo, ma i suoi sostenitori dicevano
che fosse un guaritore efficace, perseguitato dalla medicina organizzata.
HOXSEY: Fino ad oggi nessuno ha dimostrato che questo rimedio non curi il cancro.
NARRATORE: L’ex-minatore con la terza elementare divenne una leggenda nel suo tempo. Secondo la leggenda la cura fu scoperta dal bisnonno di Hoxsey mentre faceva delle prove su un cavallo ammalato. Si dice che John Hoxsey fosse un veterinario, il cui pregiato stallone si ammalò di cancro.
Lo mandò nei pascoli a morire, ma 3 settimane dopo il tumore si era stabilizzato. Notò che il cavallo si nutriva di piante che normalmente non mangiava. Dopo un anno il cavallo stava bene. John Hoxsey cominciò allora a sperimentare le erbe con gli animali, aggiungendo altri rimedi tradizionali.
Disse di aver avuto successo, e tramandò le formule in famiglia, finchè qualcuno le usò con le persone. Hoxsey disse che il padre fu il primo a provare la cura sulle persone.
Diede al giovane Harry la formula su letto di morte, facendogli promettere di rendere la cura disponibile per tutti, che potessero pagarla o meno. Profeticamente, mise in guardia il ragazzo dai santoni della medicina, che lo avrebbero combattuto con gelosia.
Non ci sarebbe voluto molto.
Hoxsey aprì la prima clinica in IIlinois, nel 1924, e immediatamente scatenò le ire della medicina ufficiale. Fu arrestato più volte di chiunque altro negli annali della medicina.
Eppure, negli anni ’50 la clinica Hoxsey di Dallas, Texas, era il più grande istituto privato per la cura del cancro nel mondo.
Le cliniche di Hoxsey arrivavano in 17 stati diversi. La cura aveva il sostegno di senatori, giudici, e persino qualche dottore. Due tribunali federali ne confermarono la validità terapeutica.
Se la cura non avesse funzionato, come ha potuto guadagarsi un tale supporto?
Sostenere di avere la cura per il cancro significa invitare a giudicarla. Mentre il mondo della medicina voltò le spalle a Hoxsey, diversi individui vollero investigare di persona. Queste esperienze trasformavano regolarmente gli scettici in credenti.
Fra di loro c’era il giornalista della rivista Esquire, James Wakefield Burke, che nel 1939 iniziò ad occuparsi della vicenda di Hoxsey.
BURKE: Il mio capo, Arnold Gingrich, un giorno mi disse: “Perchè non fai un salto in Texas, così smascheriamo questo tizio? Sta diventando troppo importante, e l’Associazione Medica Americana vorrebbe toglierlo di mezzo. Vai giù e fai amicizia con lui, poi facciamo un paio di articoli
e chiudiamo questa faccenda”.
Per me era un incarico, e venni in Texas, pensando di fermarmi un giorno, raccogliere le informazioni e ripartire. Invece rimasi affascinato, e rimasi per sei settimane. Ogni giorno Harry passava a prendermi per portarmi alla clinica. Arrivavamo al mattino, e lui andava a confortare queste persone anziane, dicendo: “Nonno, questi dottori ti hanno tagliato da tutte le parti, ma io non permetterò a questi figli di puttana di ammazzarti, tu vivrai!”
Poi li curava, e io lo vedevo curarli, e loro miglioravano, e cominciavano a guarire. Allora buttai giù un articolo, che intitolai “Il ciarlatano che cura il cancro.” Lo mandai alla direzione, ma non fu mai pubblicato.
NARRATORE: Il vice-procuratore Al Templeton era qualcosa di più di uno scettico. Aveva arrestato Hoxsey più di cento volte in due anni. Poi suo fratello Mike ebbe un tumore mortale, e andò di nascosto da Hoxsey. Quando Mike Templeton guarì, Al Templeton riconobbe il merito a Hoxsey. L’accusatore di Hoxsey divenne il suo avvocato.
Sempre più gente sosteneva la validità della sua cura. Il suo promotore più tenace era il pastore evangelico Gerald Winrod. Le sue trasmissioni radiofoniche raggiungevano milioni di ascoltatori con i resoconti sensazionali dei crescenti successi di Hoxsey.
WINROD: Vorrei iniziare la trasmissione leggendovi quella che io ritengo una affermazione molto importante,del giudice W.L. Parton: E’ la seconda giuria di 12 persone nel mio tribunale che ha stabilito che la terapia di Hoxsey cura il cancro. 10 dottori hanno stabilito che le guarigioni sono nell’ordine delle migliaia. L’ex-senatore degli Stati Uniti, Thomas ha esaminato un grande numero di guarigioni. Ho fatto la mia indagine personale, e sono convinto che il cancro venga realmente guarito con il metodo di Hoxsey. Questo umile cronista può soltanto dire: Dio benedica questi ciarlatani. Gli unici ciarlatani che
curino il cancro oggi.
NARRATORE: Ma l’indagine personale non basta perchè una nuova terapia per il cancro venga accettata. E’ necessaria una formale valutazione scientifica.
HOXSET: Io chiedo solo che vengano qui. L’Associazione Medica Americana, la Commissione Medicine e Alimenti, il governo federale, chiunque! Venite qui a indagare. E se non riesco a dimostrare oltre ogni possibile dubbio che la nostra terapia è superiore a radium, raggi-X e chirurgia, allora chiuderò i battenti di questo istituto per sempre.
NARRATORE: Ma la professione medica non rispose al suo appello.
JAMES MARTIN: I dottori dicevano che sapevano già, dai loro studi di medicina, che le sue terapie non avessero alcuna efficacia. Che non potesse essere una cura. Erano totalmente imbevuti nel loro modo di pensare, e assolutamente inamovibili nelle loro convinzioni.
NARRATORE: Secondo Hoxsey c’era un motivo molto più oscuro per cui la professione medica non voleva indagare. Hoxsey diceva che i medici dell’Associazione gli avevano chiesto di fare una dimostrazione della cura. Fra loro c’era il Dott. Morris Fishbein, direttore della potente rivista dell’Associazione Medici Americani.
Secondo Hoxsey, il giorno dopo che la dimostrazione ebbe successo un importante personaggio dell’Associazione gli chiese di acquistare i diritti delle formule. La presunta offerta avrebbe assegnato tutti i diritti ad un gruppo di dottori che comprendeva il Dott. Fishbein.
Esattamente come Reneè Caisse, Hoxsey rifiutò l’offerta non poteva avere la garanzia che la cura sarebbe stata disponibilegratuitamente per chiunque ne avesse avuto bisogno.
Una cosa era certa: Hoxsey siera fatto un nemico poderoso. Nel mettersi contro il Dott. Fishbein si era fatto nemico il personaggio più influente della medicina. Il Dott. Fishbein aveva una posizione molto particolare. Come editore della rivista controllava la fonte primaria di entrate dell’Associazione Medica, e quindi controllava l’associazione. Pubblicava inoltre gli standard riconosciuti della professione medica.
Dopo l’incidente di Chicago il Dott. Fishbein prese di mira Hoxsey, definendolo un ciarlatano nella rivista. Diceva che i sostenitori più entusiasti di Hoxsey fossero le locali pompe funebri. L’attacco dell’Associazione Medici era senza tregua.
Il Dott. Fishbein e Hoxsey si sarebbero combattuti per i prossimi 25 anniin un dramma di portata nazionale. Ma invece di risolvere la disputa in termini scientifici, la cosa si svolse sui mezzi di comunicazione.
ANNUNCIATORE FILMATO: Gli unici ad approfittarsi del cancro sono i ciarlatani, contro le cui cure fraudolente l’Associazione Medici Americani combatte la sua crociata. Al quartier generale dell’Associazione, a Chicago, monta la guardia contro i ciarlatani il Dott. Morris Fishbein.
FISHBEIN: Non esiste siero, medicina, o combinazione di medicine conosciuta che guarisca con certezza il cancro.
NARRATORE: Quando Hoxsey contattò l’Istituto Nazionale per il Cancro, per un’indagine, l’organizzazione si rifiutò. L’Istituto disse che la sua documentazione non era completa. Hoxsey disse che i dottori si rifiutavano di fornire i documenti necessari, sotto l’influenza del Dott. Fishbein. Il governo concluse che sarebbe stato uno spreco di denaro pubblico indagare.
Avendo scoperto il petrolio in Texas, Hoxsey offrì di pagare lui la ricerca. Le sue sfide tenevano pubblicamente il Dott. Fishbein sotto pressione, e il dottore rispondeva duramente sotto gli occhi del pubblico. Ma quando scrisse “Denaro di Sangue” sui giornali domenicali di Hearst superò ogni limite.
Hoxsey denunciò il Dott. Fishbein e l’impero della stampa di Hearst per libello e diffamazione. Sembrava non avere una sola possibilità. Il più famoso ciarlatano della nazione contro tutti i nomi più importanti della medicina americana.
A sorpresa, Harry Hoxsey divenne la prima persona a vincere una causa contro il Dott. Fishbein e
l’Associazione Medici Americani. Il dott. Fishbein dovette dimettersi dall’Associazione Medici Americani.
Ma i processi Hoxsey-Fishbein rivelarono qualcosa di ancora più sconcertante.
Il Dott. Fishbein riconobbe in tribunale che i cosiddetti “unguenti brutali” di Hoxsey di fatto curassero i tumori esterni.
Il più pericoloso tumore esterno è il melanoma. Può diffondersi rapidamente in tutto il corpo. I medici suggeriscono una decisa chirurgia radicale. Nonostante questo, il melanoma risulta spesso mortale.
HOXSEY: Abbiamo più casi positivi dimostrati di melanoma, con la documentazione e i pazienti con cui parlare, che sono stati curati nel nostro istituto di qualunque altro istituto al mondo. E questa è un’affermazione enorme, ma abbiamo i dati per sostentarla.
NARRATORE: Hoxsey arrivò a produrre un suo film per far sentire la sua voce all’Associazione Medici.
ANNUNCIATORE FILMATO: Sarebbe una grande innovazione per chi lavora nella professione medica, se invece di sprecare tempo e denaro in processi nei tribunali, tattiche meschine e campagne di discredito venissero alla clinica, facessero delle indagini,verificassero i nostri metodi, parlassero con qualche paziente. Allora capirebbero perchè la nostra terapia è sempre stata così efficace, e in molti casi abbia dato risultati decisamente migliori di qualunque soluzione contro il cancro abbiamo mai avuto da offrire.
NARRATORE: Ma invece di raccogliere l’invito, l’establishment medico inasprì la battaglia.
Mildred Nelson ha diretto le cliniche di Hoxsey dall’inizio della sua carriera.
MILDRED NELSON: Non hanno mai fatto indagini su di lui, se non in senso criminale, per vedere se avesse fatto qualcosa di illegale. La Commissione Medicine e Alimenti era nota per perseguitare i pazienti di Hoxsey. Andava in casa della gente, le portava via le medicine quando le consegnavano, parlava con loro, gli diceva che sbagliavano …
NARRATORE: Poichè il governo non riusciva a fermare Hoxsey con la legge, la Commissione Medicine e Alimenti decise di fare qualcosa che non aveva mai fatto prima.
PUBBLICO PROCLAMA: “Ai malati di cancro, alle famiglie, ai dottori e a tutti gli interessati,alla cura di malati di cancro, sono avvisati e messi in guardia che la cosiddetta “cura Hoxsey” per il cancro interno è risultata, sulla base di elementi presentati dal Commissione Medicine, una cura senza alcun valore”. (NEL PROCLAMA SI LEGGE):”Il cancro è curabile solo con la chirurgia e con le radiazioni. La morte di cancro è inevitabile se si rinuncia alle cure mediche appropriate.
NARRATORE: Ebbe un tale successo, che la Commissione fece stampare un poster da appendere in tutti gli uffici postali del paese.
HOXSEY: Sto annegando nel sangue. Mi hanno fatto tutto quello che potevano, per cercare di umiliarmi. Mi hanno trascinato mille volte in tribunale, ma credete che mi importi di quello? Io non penso a quello che fanno a me, io penso ai 12.000 pazienti che sono in cura o in osservazione in questa clinica. Io penso solo ad una cosa: l’umanità che soffre.
NARRATORE: Ma il governo non si limitò a mettere in guardia la gente. Nonostante i procuratori federali
non riuscissero a dimostrare che la cura fosse inutile, come falsa etichettatura nel commercio interstatale.
MILDRED NELSON: Ci fu un momento in cui avevamo 17 cliniche funzionanti nel paese. La Comissione Medicine e Alimenti arrivò nello stesso giorno in tutte le cliniche, e mise i lucchetti. Harry non aveva certo i soldi per combatterli in tribunale, stato per stato.
NARRATORE: Dopo aver perso tutte le cliniche, Harry Hoxsey alla fine si arrese, nella sua battaglia contro l’establishment medico durata 25 anni. Costruì una clinica in Messico, mise Mildred Nelson a dirigerla, e si ritirò in Texas, dove morì nel 1974.
Nel corso degli anni la clinica ha curato migliaia di pazienti, e continua a farlo anche oggi, con altri
dottori, dopo la morte di Mildred Nelson. Ma la cura di Hoxsey non è mai stata resa disponibile ai pazienti americani, e non può nemmeno essere spedita legalmente nel paese. Chi vuole usare la terapia di Hoxsey deve recarsi ogni volta in Messico,e può riportare indietro solo la quantità necessaria per l’uso personale.
LA TRUFFA DELL’AIDS,
by Duncan on mar.28, 2009, under Controinformazione, Medicina, Resistenza umana
Prima di tutto alcune citazioni:
“L’establishment dell’Aids, dominato dai media, da gruppi di pressione e dagli interessi di svariati gruppi farmaceutici, ha fatto sì che la ricerca perdesse contatto con le menti aperte della scienza medica, dal momento che l’ipotesi mai comprovata dell’Hiv causa dell’Aids ha ricevuto il 100% dei fondi per la ricerca mentre le altre ipotesi sono state totalmente ignorate”. Dr Etienne de Harven, Emerito Professore di Patologia, University of Toronto
“Purtroppo si è formata una lobby dell’Aids che cerca da un lato di scoraggiare tutte le sfida a questo dogma, e che insiste a seguire idee totalmente prive di credito dall’altro.”
Dr. Roger Cunningham, Immunologo, Microbiologo e Direttore del Centro di Immunologia all’Università di Stato, University of New York, Buffalo
“Una volta gli scienziati dovevano provare scientificamente che le loro teorie fossero giuste o sbagliate. Ora non c’è nulla di tutto ciò nelle teorie standard Hiv-Aids, con tutti i loro miliardi di dollari.”
Dr. Richard Strohman, Professore Emerito di Biologia Cellulare alla University of California, Berkeley
“Non esiste alcuna prova che l’Aids sia causato dal retrovirus Hiv, né che questo sia la causa di qualsivoglia sindrome”.
Dr. Harry Rubin, Professore di Biologia Molecolare e Cellulare, University of California at Berkeley
“Il mistero che circonda quel dannato virus è il frutto inevitabile di quei due miliardi di dollari che ci spendono sopra ogni anno. Se prendessimo un qualsiasi altro virus e spendessimo due miliardi di dollari ogni anno per studiarlo, state certi che anche quel virus produrrebbe misteri a bizzeffe.”
Kary B. Mullis, Premio Nobel per la Chimica.
Sull’Aids c’è un’altra storia che non vi hanno mai raccontato. E che in pochi conoscono. Ma quei pochi aumentano nel tempo, e sono sempre più agguerriti. E non sono cialtroni e stregoni, o fanatici luddisti antiscienza, come piacerebbe a tutte le polizie del pensiero di questo mondo, che squalificano la persona quando non possono colpire gli argomenti.
E’ una larga schiera di studiosi, scienziati del valore di Peter Duisberg, premi nobel come Kary Mullis. Ma a queste voci è stato messo il silenziatore, e di rado riescono ad emergere oltre i piccoli circuiti di chi si avventure nelle informazioni di frontiera, e ha accesso alle libere fonti. Oltre alla curiosità, spirito bizzarro di chi è refrattario al pasto pronto. Se anche solo una parte di ciò che queste persone sostengono fosse vero i super allarmi che periodicamente generano terrore e angoscia di massa andrebbero rivisti sotto tutt’altra luce. Ed anche le vacche da mungere delle raccolte fondi, e tutto lo Spettacolo, tra partite del cuore, sms, vendita di arance, sottoscrizioni. Questo fiume di denaro che sicuramente fa del bene a qualcuno, ma forse non ai malati di Aide, né a quelli di cancro, sclerosi multipla, e quant’altro.
Se la Conoscenza fosse patrimonio pubblico, se anche le altre campane potessero suonare, forse non saremmo tutti qui a crogiolarci nelle eterne polemiche Africa-Papa-preservativi. Balletti di ottusità, gli eterni campi da gioco, guelfi e ghibellini. E ci avventureremmo, o proveremmo a farlo.. o.. proveremo a farlo (quanta differenza può dare una me in meno) in una Nuova Frontiera.
Andiamo un po’ più nel concreto. Adesso esporrò alcuni dei caposaldi della teoria “ribelle”.I “dissenzienti” al pensiero ufficiale sull’aids raccolgono almeno 700 firme tra virologi, infettivologi, epidemiologi ed altri specialisti di 23 nazioni, tra cui 3 premi Nobel.
Quando l’Aids cominciò a fare le sue prime apparizioni, comunicati apocalittici annunciarono la “peste del 2000”, che avrebbe negli anni flagellato centinaia di milioni di persone. Innanzi tutto va detto che rispetto agli allarmi originari l’Aids non ha raggiunto i paventati livelli di diffusione, e secondo i dissenzienti (non solo gli studiosi scientifici, ma anche giornalisti, analisti e osservatori indipendenti) l’epidemia ha una penetrazione minore di quello che si tende a far credere; restando in Occidente confinata a gruppi determinati e quanto all’Africa, che rappresenterebbe l’epicentro più devastante del suo manifestarsi, la cifra sarebbe gonfiata da una definizione artificiosa, che congloba in sé diverse malattie cambiandone il nome.
Secondo la teoria ufficiale l’Aids è una malattia infettiva provocata dal virus HIV che distrugge piano a piano le cellule del sistema immunitario, lasciando l’organismo indifeso di fronte a malattie “opportunistiche”. Il virus penetra dentro un singolo organismo attraverso un contatto con sangue e sperma infetto. Queste infezione virale provoca una reazione anticorporale inefficace. Aids sarebbe una parola conglobante che raccoglie differenti stati e condizioni. Queste molteplicità di situazioni sarebbero tra loro associate solo quando il risultato del test dell’Aids è positivo. Se il risultato è negativo le malattie vengono chiamate con il loro nome.
Ed ecco qui di seguito alcuni dei punti concreti della contestazione. Li ho tratti (con qualche piccolo rimaneggiamento) dalla rivista NEXUS NEW TIME edizione italiana n.5, all’articoloo “Aids la grande truffa” di Luigi de Marchi e Franco Franchi (no non è quello che faceva coppia con Ciccio Ingrassia
).
1)Assenza di correlazione tra risultati del test e malattia: Una peculiarità delle malattie infettive virali è che hanno una causa unica (il virus), e ovviamente non possono verificarsi in sua assenza. La letteratura medica ha registrato migliaia di casi di Aids sieronegativi (cioè presentavano i sintomi ma il test era negativo), e sieropositività (test positivo) in assenza di Aids.
2) L’Aids non si comporta come una malattia infettiva contagiosa: Nonostante l’allarmismo, l’Aids è rimasto confinato a gruppi in cui sono presenti fattori di rischio ben precisi:
a) tossicodipendenti: si tratta di individui che oltre a subire gli effetti negativi dell’eroina, della cocaina, dell’alcool, delle anfetamine e di altre sostanze psicotrope, si alimentano in maniera scorretta e insufficiente e sono colpiti in moto più o meno continuo da infezioni multiple.
b) omosessuali: il problema riguarda principalmente gli utilizzatori sistematici di droghe multiple, cocaina, extasy, alcool, nitriti assunti per via inalatoria a forti dosi.
c) emofiliaci: i carichi di proteine estranee sono essi stessi immunodepressivi sia in emofiliaci sieropositivi che sieronegativi.
3) Non esistono studi che dimostrino che l’Aids è causato dall’Hiv:Kary Mullis, Premio Nobel per la chimica nel 1993, interpellò svariati virologi ed epidemiologi su dove trovare il riferimento bibliografico che spiegasse come l’Hiv provochi l’Aids. Ma nessuno dei colleghi fu in grado di precisarlo.
4)La definizione della malattia: Essa comprende un alto numero di malattie già conosciute, attualmente sono all’incirca 29. Queste malattie non sono affatto associate sempre ad immunodeficienza, sono definite Aids se associate ad un test positivo. Se una persona ha la tubercolosi e risulta sieropositiva allora “ha l’Aids”. Se invece ha la tubercolosi ed il test è negativo, allora “ha soltanto la tubercolosi”.
5 )L’incubazione misteriosa: Tutte le malattie infettive virali, salvo rare eccezioni, hanno una in incubazione breve, di pochi giorni o settimane. L’incubazione del virus dell’Aids è stata calcolata inizialmente intorno ai 18 mesi, per aumentare poi di anno in anno, fino a raggiungere nel 1992 i 10/14 anni. A questo super-virus viene attribuito di tutto. Di volta in vola può essere furbissimo, tanto di sfuggire ad ogni tentativo di controllo da parte dei ricercatori, o viceversa completamente “scemo”.
6) L’allarme prostitute: Le prostitute non potevano non diventare le vittime designate delle campagne propagandistiche dei tutori della nostra salute fisica. Sennonché, via via che passano i mesi, si è visto che il tasso di sieropositività era estremamente basso tra le prostitute.
7) La terapia con l’Azt: Sintetizzato nel 1964 come farmaco antitumorale, rimase inutilizzato per 20 anni, poiché si constatò sperimentalmente che i topi leucemici trattati morivano in numero maggiore di quelli non trattati. Ma perché questo farmaco così tossico, cancerogeno e privo di effetti benefici continua ad essere somministrato? La casa farmaceutica produttrice, la Wellcome, tra il 1987 e il 1992 è passata da 0,9 tonnellate vendute a 44,7; raggiungendo nel 1993 un profitto di 290 milioni di euro; tanto per avere un’idea.
Adesso come contributo riporto un testo scritto dal Dr Kary Mullis, biochimico e Premio Nobel per la chimica nel 1993. Un testo che ricostruisce la storia dell’affermazione della teoria ufficiale e ne mette in radicale discussione i capisaldi. Un testo che vi consiglio, con dati poco noti, ironico, tagliente.
Ma ancora due parole prima di lasciarvi a Mullis. Qui non è tanto importante che si creda ciecamente alle opinioni dei “dissenzienti”, così come vi è cieca “osservanza” delle teorie ufficiali. Ancora prima è in gioco l’idea stessa di libertà della conoscenza. L’idea di un pensiero che non venga costantemente “filtrato”. Che non sia prono e sottomesso alle verità dominanti. L’immagine che vedete a inizio post non è casuale. FREE YOUR MIND. Libera la tua mente. Liberiamo la nostra mente. Ancora prima di decidere o schierarsi diamo una chance a ciò che sta oltre la soglia. “Aspettati l’inaspettato” diceva un tale.. o prova soltanto a dire, una volta tanto, “perché no?”.
IL CASO NON È CHIUSO
di Kary Mullis
Quando nel 1984 sentii dire per la prima volta che il francese Luc Montagnier, dell’Istituto Pasteur, e Robert Gallo, dell’America’s National Institutes of Health, avevano scoperto indipendentemente l’uno dall’altro che il retrovirus HIV – Human Immunodeficiency Virus – era la causa dell’AIDS, accettai il dato come una qualsiasi evidenza scientifica.
Il problema non riguardava strettamente il mio settore, la biochimica, e d’altronde loro erano esperti di retrovirus. Quattro anni più tardi lavoravo come consulente con gli Specialty Labs di Santa Monica: stavamo cercando il modo di utilizzare la PCR per individuare i retrovirus nelle migliaia di donazioni di sangue che la Croce Rossa riceveva ogni giorno. Stavo scrivendo un rapporto sull’andamento dei lavori, destinato allo sponsor del progetto, e cominciai affermando che “l’HIV è la probabile causa dell’AIDS”.
Chiesi a un virologo dello Specialty dove avrei potuto trovare elementi che confermassero il fatto che l’HIV era la causa dell’AIDS. “Non ne hai bisogno”, mi fu risposto. “È una cosa che sanno tutti.” “Mi piacerebbe citare qualche dato”: mi sentivo ridicolo a non conoscere la fonte di una scoperta così importante. Sembrava che tutti gli altri la conoscessero. “Perché non citi il rapporto del CDC?” mi suggerì, mettendomi in mano una copia del rapporto periodico sulla morbilità e la mortalità del Center for Disease Control. Lo lessi. Non si trattava di un articolo scientifico. Si limitava ad affermare che era stato identificato un organismo, ma non spiegava come. Invitava i medici a informare il Centro ogni qual volta si trovassero di fronte a pazienti che presentavano determinati sintomi, e a testarli per individuare la presenza di anticorpi per questo organismo. Il rapporto non faceva riferimento alla ricerca originale, ma questo non mi sorprese. Era destinato ai medici che non avevano bisogno di conoscere la fonte delle informazioni.
Dal loro punto di vista, se il CDC ne era convinto, doveva esistere, da qualche parte, la prova che era l’HIV a provocare l’AIDS.
Di solito si considera una prova adeguata dal punto di vista scientifico un articolo pubblicato su una rivista scientifica attendibile. Al giorno d’oggi le riviste sono stampate su carta patinata, piene di fotografie, di articoli scritti da giornalisti professionisti, e ci sono anche foto di ragazze che reclamizzano prodotti che potrebbero essere utili in laboratorio. A fare pubblicità sono aziende che offrono prodotti utili agli scienziati, o che producono farmaci che i medici dovranno prescrivere.
Tutte le riviste importanti contengono pubblicità. E di conseguenza, tutte hanno qualche rapporto con le aziende. Gli scienziati propongono gli articoli per descrivere le proprie ricerche. Per la carriera di uno scienziato è fondamentale scrivere articoli che descrivano il proprio lavoro e riuscire a farli uscire: non avere articoli pubblicati sulle riviste più quotate è una perdita di prestigio, tuttavia gli articoli non possono essere proposti fino a quando gli esperimenti che ne supportano le teorie non siano conclusi e valutati. Le riviste più importanti chiedono addirittura di riportare, direttamente o attraverso citazioni, tutti i dettagli degli esperimenti, in modo che altri ricercatori possano ripeterli esattamente e vedere se ottengono gli stessi risultati. Se le cose vanno diversamente, questo viene reso pubblico, e il conflitto deve essere risolto in modo che, quando la ricerca verrà ripresa, si sappia con certezza da che punto si riparte.
Le più qualificate tra le principali riviste hanno un sistema di revisione. Quando un articolo viene proposto per la pubblicazione, il direttore lo spedisce in copia ad alcuni colleghi dell’autore perché lo verifichino: i cosiddetti revisori. I direttori sono pagati per il loro lavoro, i revisori no, ma è pur sempre un compito che conferisce loro potere, il che in genere basta a soddisfarli. Feci qualche ricerca sul computer.
Ne Montagnier né Gallo né altri avevano pubblicato articoli descrivendo esperimenti che portavano alla conclusione che probabilmente l’HIV provocava l’AIDS.
Lessi gli articoli pubblicati su “Science”, che li avevano resi famosi come “i medici dell’AIDS”, ma tutto quello che c’era scritto era che avevano trovato in alcuni pazienti affetti da AIDS tracce di una precedente infezione da parte di un agente patogeno che probabilmente era HIV.
Avevano scoperto degli anticorpi.
Ma gli anticorpi contro determinati virus erano sempre stati considerati segno di malattie precedenti non di malattie in corso.
Gli anticorpi indicavano che il virus era stato sconfitto, e il paziente era salvo.
Negli articoli non si diceva affatto che questo virus provocava una malattia, né risultava che tutte le persone che avevano anticorpi nel sangue fossero malate. E in effetti erano stati trovati anticorpi nell’organismo di individui sani.
Se Montagnier e Gallo non erano riusciti a trovare questo genere di prove, perché i loro articoli erano stati pubblicati, e perché avevano discusso così duramente per attribuirsi il merito della loro scoperta?
C’era stato un incidente internazionale quando Robert Gallo dell’NIH aveva dichiarato che un campione di HIV inviatogli da Luc Montagnier, dell’Istituto Pasteur di Parigi, non si era poi sviluppato nel suo laboratorio. Altri campioni raccolti da Gallo e dai suoi collaboratori da potenziali pazienti affetti da AIDS, invece, si erano sviluppati. Basandosi su questi campioni Gallo aveva brevettato un test per l’AIDS, e l’Istituto Pasteur l’aveva citato in giudizio. Alla fine il tribunale dette ragione al Pasteur, ma nel 1989 si era ancora in una situazione di stallo, e i due istituti si dividevano i profitti.
Esitavo a scrivere che “I’HIV è la probabile causa dell’AIDS”, prima volevo delle prove, pubblicate, che lo confermassero. La mia affermazione era molto limitata: nella mia richiesta di fondi non volevo sostenere che il virus fosse indubbiamente la causa dell’AIDS, stavo solo cercando di dire che era probabile che lo fosse, per motivi a noi noti.
Decine di migliaia di scienziati e ricercatori stavano spendendo ogni anno miliardi di dollari per ricerche che si basavano su quest’idea.
La ragione di tutto questo doveva pur essere scritta da qualche parte, altrimenti tutta questa gente non avrebbe permesso che le proprie ricerche si concentrassero su un’ipotesi cosi ristretta. All’epoca tenevo conferenze sulla PCR a un infinità di convegni. E c’era sempre gente che parlava dell’HIV. Chiesi loro su cosa si basasse la certezza che era questo virus a provocare l’AIDS. Tutti avevano una qualche risposta, a casa, in ufficio, o in un qualche cassetto. Tutti lo sapevano, e mi avrebbero mandato la documentazione appena rientrati. Ma non mi arrivò mai nulla: nessuno mi mandò mai una spiegazione di come l’HIV provocasse l’AIDS.
Alla fine, ebbi l’opportunità di porre questa domanda a Montagnier, quando tenne una conferenza a San Diego in occasione dell’inaugurazione dell’UCSD AIDS Research Center, ancora oggi diretto dall’ex moglie di Robert Gallo, la dottoressa Flossie Wong-Staal. Sarebbe stata l’ultima occasione in cui avrei posto questa domanda senza perdere la pazienza. La risposta di Montagnier fu un suggerimento: “Perché non cita il rapporto del CDC?” “L’ho letto”, dissi, “ma non risponde realmente alla domanda se l’HIV sia la probabile causa dell’AIDS, vero?” Montagnier ne convenne: ero molto seccato.Se neanche lui sapeva la risposta, chi diavolo l’avrebbe potuta sapere?
Una sera ero in macchina per recarmi da Berkeley a La Jolla, quando ascoltai, sulla National Public Radio un’intervista a Peter Duesberg, famoso virologo di Berkeley (altro premio Nobel, ndt.). Finalmente capii perché era tanto difficile trovare le prove che mettevano in rapporto l’HIV e l’AIDS: Duesberg affermava che prove del genere non esistevano.
Nessuno aveva mai dimostrato che l’HIV causasse l’AIDS.
L’intervista durava circa un ora e mi fermai per non perdermi niente. Avevo sentito parlare di Peter quando frequentavo la specializzazione a Berkeley. Mi era stato descritto come uno scienziato veramente in gamba, che era riuscito a mappare una particolare mutazione in un singolo nucleotide di quello che sarebbe stato successivamente definito un oncogene. Negli anni Sessanta, era una vera impresa. Peter andò avanti sviluppando la teoria secondo la quale gli oncogeni potrebbero essere introdotti nell’organismo umano da virus e provocare il cancro. L’idea ebbe successo, e diventò una seria base teorica della ricerca che venne finanziata con lo sfortunato nome di “Guerra al cancro”. Peter fu eletto “Scienziato Californiano dell’anno”. Ma invece di dormire sugli allori, li incendiò. Riuscì a trovare punti deboli alla sua stessa teoria, e annunciò ai suoi stupitissimi colleghi che stavano dandosi da fare per trovarne la dimostrazione sperimentale che era molto improbabile che ci riuscissero. Se volevano combattere il cancro, le loro ricerche avrebbero dovuto essere indirizzate in altra direzione. Ma loro, fosse perché erano più interessati a combattere la loro povertà piuttosto che il cancro, o semplicemente perché non riuscivano ad affrontare i propri errori, continuarono a lavorare per dieci anni, senza alcun risultato sull’ipotesi dell’oncogene virale. E non riuscirono a cogliere l’ironia della situazione: più aumentava la loro frustrazione, più se la prendevano con Duesberg per aver messo in discussione la propria teoria e le loro assurdità. La maggior parte di loro non aveva imparato molto di quello che io definisco scienza. Erano stati addestrati a ottenere finanziamento governativi. assumere persone per fare ricerche e scrivere articoli che di solito si concludevano affermando che le ricerche dovevano essere ulteriormente approfondite, preferibilmente da loro, con denaro di qualcun altro. Uno di questi era Bob Gallo.
Gallo era stato amico di Peter. I due avevano lavorato per lo stesso dipartimento del National Cancer Institute. Tra le migliaia di scienziati che si erano impegnati inutilmente per assegnare a un virus un ruolo determinante nello sviluppo del cancro, Bob era stato l’unico tanto zelante da affermare di esserci anche riuscito. Nessuno prestò alcuna attenzione alla cosa, perché aveva dimostrato solo una relazione sporadica e molto debole tra gli anticorpí contro un innocuo retrovirus definito HTLV 1 e un insolito tipo di tumore individuato principalmente su due delle isole meridionali del Giappone.
Nonostante la sua mancanza di gloria come scienziato, Gallo era riuscito a scalare agevolmente le gerarchie, mentre Duesberg nonostante le sue capacita le aveva scese.
Quando si cominciò a parlare di AIDS, fu a Gallo che si rivolse Margaret Heckler quando il presidente Reagan decise che ne aveva abbastanza di tutti quegli omosessuali che manifestavano davanti alla Casa Bianca. La Heckler era il ministro per l’Istruzione, la Sanità e il Welfare, e quindi il capo supremo dell’NIH. Bob Gallo aveva un campione di virus che Montagnier aveva trovato in un linfonodo di un arredatore gay parigino malato di AIDS. Montagnier aveva spedito il campione a Gallo perché lo valutasse, e questi se ne era impossessato allo scopo di sfruttarlo per la propria carriera.
Margaret convoco una conferenza stampa e presentò il dottor Robert Gallo, che si sfilò lentamente gli occhiali da sole e annuncio alla stampa mondiale: “Signori, abbiamo trovato la causa dell’AIDS”. Tutto qui.
Gallo e la Heckler annunciarono che entro un paio di anni sarebbero stati disponibili un vaccino e una terapia. Eravamo nel 1984. Tutti gli ex cacciatori di virus del National Cancer Institute cambiarono le targhette sulla porta dei loro laboratori e diventarono esperti di AIDS.
Reagan, tanto per cominciare, stanziò all’incirca un miliardo di dollari, e da un momento all’altro chiunque potesse rivendicare una specializzazione medico-scientifica di qualche genere, e si fosse trovato senza molto da fare fino a quel momento, trovò un impiego a tempo pieno. Che mantiene tutt’oggi.
Il nome Human Immunodeficiency Virus fu creato da un comitato internazionale, nel tentativo di risolvere la disputa tra Gallo e Montagnier, che avevano dato al virus nomi diversi. Fu una prova di scarsa lungimiranza, e un errore che vanificò qualsiasi tentativo di indagare sulla relazione causale tra la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) e il virus (HIV) dell’immunodeficienza umana.
Duesberg, intervenendo dalle retrovie, sottolineò saggiamente sugli Atti della National Academy of Science che non c’erano prove attendibili sul coinvolgimento del nuovo virus.
Ma fu completamente ignorato, i suoi articoli furono rifiutati, e comitati composti da suoi colleghi cominciarono a mettere in dubbio che fosse necessario continuare a finanziare le sue ricerche. Alla fine, con quello che deve essere considerato un gesto di incredibile arroganza e disprezzo nei confronti della correttezza scientifica, un comitato di cui faceva parte Flossie Wong-Staal, che ormai era schierata apertamente contro Duesberg, decise di non rinnovare a Peter il Distinguished Investigator Award, escludendolo così dai fondi destinati alla ricerca.
In questo modo, Duesberg era meno pericoloso per il crescente establishment AIDS: non sarebbe più stato invitato a intervenire a convegni organizzati dai suoi ex colleghi.
>Conviviamo con un numero incommensurabile di retrovirus. Sono dappertutto, e probabilmente sono vecchi almeno quanto la razza umana dato che fanno parte del nostro genoma. Ne riceviamo alcuni dalle nostre madri, sotto forma di nuovi virus, particelle virali infettive che migrano dalla madre al feto. Altri da entrambi i nostri genitori, insieme ai geni. Alcune delle sequenze del nostro genoma sono fatte di retrovirus. Il che significa che possiamo produrre, e in alcuni casi produciamo effettivamente, le nostre particelle retrovirali. Alcune di loro possono somigliare all’HIV, ma nessuno ha dimostrato che abbiano mai ucciso qualcuno.
Ci deve essere una ragione che giustifichi la loro esistenza: una porzione quantificabile del nostro genoma contiene sequenze retrovirali umane endogene. C’è chi sostiene che alcune porzioni di DNA sono inutili, ma ha torto. Se nei nostri geni c’è qualcosa, ci deve essere una ragione. Il nostro organismo non permette che si sviluppino elementi inutili. Ho cercato di inserire sequenze geniche irrilevanti in organismi semplicissimi come i batteri, ma se non hanno ragion d’essere gli organismi se ne liberano. E voglio sperare che il mio corpo, quando si tratta di DNA, sia intelligente almeno quanto un batterio.
L’HIV non è saltato fuori all’improvviso dalla foresta pluviale o da Haiti. È semplicemente finito nelle mani di Bob Gallo, nel momento in cui lui aveva bisogno di una nuova carriera. Ma stava lì da sempre: nel momento in cui si smette di cercarlo solo per le strade delle grandi città, ci si accorge che l’HIV è sporadicamente distribuito ovunque.
Se l’HIV fosse stato lì da sempre, e fosse trasmissibile da madre a figlio, non avrebbe senso cercare gli anticorpi nell’organismo della madre di chiunque risulti HIV-positivo, specialmente se l’individuo non mostra segni di malattia?
Immaginatevi un ragazzo nel cuore degli Stati Uniti, il cui sogno e arruolarsi in aviazione dopo la laurea e fare il pilota. Non ha mai usato droghe, e per tutto il liceo ha avuto la stessa fidanzatina, con la quale ha tutte le intenzioni di sposarsi. A insaputa sua, e di chiunque altro, ha anche degli anticorpi per l’HIV, che ha ereditato dalla madre, tuttora viva, quando era nel suo ventre. È un ragazzo sano, e la cosa non gli ha mai creato alcun problema, ma quando l’aviazione lo sottopone al test di routine per l’HIV le sue speranze e i suoi sogni crollano. Non solo la sua richiesta di arruolamento viene respinta ma sulla sua testa pesa anche una sentenza di morte.
Il CDC ha definito l’AIDS come una tra più di trenta malattie connesse a un risultato positivo al test per individuare gli anticorpi per l’HIV. Ma queste stesse malattie non vengono definite AIDS, se non si individuano gli anticorpi. Se una donna HIV-positiva sviluppa un tumore all’utero, per esempio, la si considera malata di AIDS. Un HIV-positivo con la tubercolosi ha l’AIDS, mentre se risulta negativo al test ha solo la tubercolosi.
Se vive in Kenya o in Colombia dove il test per l’HIV è troppo costoso, ci si limita a presumere che abbia gli anticorpi, e quindi l’AIDS. In questo modo può essere curato in una clinica dell’OMS, che in alcuni posti è l’unica forma di assistenza medica disponibile. È gratuita, dato che i Paesi che finanziano l’OMS hanno paura dell’AIDS. Se lo consideriamo come un’opportunità per diffondere l’assistenza medica nelle aree dove vive povera gente, l’AIDS è stato una fortuna.
Non li avveleniamo con l’AZT come facciamo con i nostri concittadini, perché costerebbe troppo. Forniamo loro le cure per una ferita da machete sul ginocchio sinistro, e la chiamiamo AIDS.
Il CDC continua ad aggiungere nuove malattie alla definizione generale dell’AIDS: praticamente hanno manipolato le statistiche per far sì che la malattia appaia in continua diffusione. Nel 1993, per esempio, il CDC ha enormemente allargato la definizione di AIDS. Una scelta gradita alle autorità locali, che grazie al Ryan White Act (una legge approvata nel 1990 che garantisce assistenza ai malati di AIDS, N.d.T.) ricevono dallo Stato 2500 dollari all’anno per ogni caso di AIDS segnalato.
Nel 1634 Galileo fu condannato a trascorrere gli ultimi otto anni della sua vita agli arresti domiciliari per avere scritto che la terra non è il centro dell’universo ma, al contrario, ruota attorno al sole. Fu accusato di eresia, perché sosteneva che un dato scientifico non dovrebbe avere niente a che vedere con la fede.
Tra qualche anno, il fatto che noi abbiamo accettato la teoria secondo la quale l’AIDS sarebbe causata dall’HIV sembrerà una sciocchezza, come a noi sembrano sciocche le autorità che hanno scomunicato Galileo.
La scienza, così come è praticata oggi nel mondo, ha ben poco di scientifico. E ciò che la gente chiama “scienza”, probabilmente, non e molto diverso da quello che veniva chiamato scienza nel 1634. A Galileo fu chiesto di ritrattare le sue convinzioni, altrimenti sarebbe stato scomunicato. E chi rifiuta di accettare i comandamenti imposti dall’establishment dell’AIDS si sente dire più o meno la stessa cosa: “Se non accetti il nostro punto di vista, sei fuori.”
È una delusione vedere come tanti scienziati si siano rifiutati nel modo più assoluto di esaminare in modo obiettivo e spassionato i dati disponibili. Varie autorevoli riviste scientifiche hanno rifiutato di pubblicare una dichiarazione con cui il Gruppo per la Rivalutazione Scientifica dell’Ipotesi HIV/AIDS si limitava a chiedere “un’attenta verifica degli elementi disponibili a favore o contro questa ipotesi”.
Affrontai pubblicamente questo tema per la prima volta a San Diego, nel corso di un convegno dell’American Association for Clinical Chemists. Sapevo che mi sarei trovato tra amici, e dedicai all’AIDS una piccola parte di un lungo intervento, non più di un quarto d’ora. Dissi come la mia incapacità di trovare una qualsiasi prova avesse stuzzicato la mia curiosità. Più ne sapevo, più diventavo esplicito. Non potevo rimanere in silenzio: ero uno scienziato responsabile, ed ero convinto che ci fossero persone che venivano uccise da farmaci inutili. Le risposte che ricevevo dai miei colleghi variavano da una blanda accettazione a un esplicito astio.
Quando fui invitato a Toledo dalla European Federation of Clinical Investigation, per parlare della PCR, dissi loro che avrei preferito parlare dell’HIV e dell’AIDS. Non credo che, quando accettarono, avessero capito esattamente in che cosa si stavano cacciando. Ero arrivato a metà del mio intervento quando il presidente della società mi interruppe bruscamente, suggerendomi di rispondere alle domande del pubblico. Il suo atteggiamento mi sembrò molto sgarbato, e assolutamente inappropriato, ma, che diavolo! avrei risposto alle domande. Lui aprì il dibattito, e poi decise che avrebbe posto la prima domanda personalmente. Mi rendevo conto che mi stavo comportando da irresponsabile? Che la gente che mi sentiva parlare avrebbe potuto smettere di usare profilattici? Risposi che le statistiche, piuttosto attendibili, prodotte dal CDC mostravano che, almeno negli Stati Uniti, i casi di tutte le malattie veneree conosciute erano in aumento, il che dimostrava che la gente non usava i profilattici, mentre i casi di AIDS, attenendosi alla definizione originaria della malattia, erano in diminuzione. E quindi, no, non ritenevo di essere un irresponsabile. Il presidente decise che poteva bastare, e interruppe bruscamente l’incontro. Quando affronto questo argomento, la domanda che mi viene posta è sempre la stessa: “se non è l’HIV a provocare l’AIDS, allora che cos’è?” La risposta è che non so rispondere a questa domanda, più di quanto sappiano farlo Gallo o Montagnier.
Il fatto che io sappia che non c’è alcuna prova che l’HIV provochi l’AIDS non fa di me un’autorità sulle cause reali della malattia. È indiscutibile che, se una persona ha contatti molto intimi con un gran numero di individui, il suo sistema immunitario è destinato a entrare in contatto con un gran numero di agenti infettivi. Se una persona ha trecento contatti sessuali all’anno – con persone che a loro volta hanno trecento contatti sessuali all’anno – questo significa che ha novantamila possibilità in più di contrarre un infezione rispetto a una persona che ha una relazione monogamica. Pensate al sistema immunitario come a un cammello: se lo caricate troppo, stramazza.
Negli anni Settanta c’era un numero rilevante di uomini che si spostavano di frequente e avevano uno stile di vita promiscuo, condividendo fluidi corporei, droghe e una vita spericolata. È probabile che un omosessuale che viveva in una grande città fosse esposto praticamente a qualsiasi agente infettivo che avesse mai vissuto su un organismo umano. In effetti, se uno dovesse organizzare un piano per raccogliere tutti gli agenti infettivi esistenti sul pianeta, potrebbe costruire dei bagni turchi e invitare gente molto socievole a frequentarli. Il sistema immunitario reagirebbe, ma sarebbe stroncato dal numero degli avversari. Il problema scientifico si mescola con quello morale. ma quello che sto dicendo non ha niente a che vedere con la morale.
Non parlo di “punizione divina” o di altre assurdità. Un segmento della nostra società stava sperimentando uno stile di vita, e le cose non sono andate come previsto. Si sono ammalati.
Un altro segmento della nostra società cosi pluralista chiamiamoli medici/scienziati reduci della guerra perduta contro il cancro, o semplicemente sciacalli professionisti hanno scoperto che funzionava. Funzionava per loro.
Stanno ancora pagandosi le loro BMW nuove con i nostri soldi.
Cancellare i ricordi
by Duncan on feb.19, 2009, under Medicina, Resistenza umana, Scienza
Ricercatori olandesi avrebbero sviluppato un farmaco capace di cancellare i ricordi dolorosi. Essi sostengono di aver cancellato i brutti ricordi utilizzando dei farmaci ‘beta-bloccanti’, che vengono solitamente prescritti ai pazienti cardiopatici. Gli esperimenti sugli animali, affermano, avrebbero già evidenziato che i farmaci –bloccanti del recettore beta adrenergico – possono interferire su come il cervello elabora e rielabora i ricordi degli eventi spaventosi.
Vado anche al di là della tendenza mediatica a vendere il vitello grasso e a spararla al massimo volume con quel genere di notizie che sovente si rivelano (almeno in buona parte) bufale (scoperto il genere della gelosia, ecco il farmaco per diventare simpatici,ecc.).
Vado al di là per vedere qualcosa di più profondo.
Cosa esprime ciò che leggiamo, sentiamo, viviamo? Quale è il valore sottostante, la matrice delle cose, la trame e l’ordito, la formula del pensiero?
E ancora oltre, il paradigma che emerge..
Perché di paradigma si tratta. E lo sforzo di una coscienza in atto, di qualcosa che sia degno di un essere senziente è non fermarsi al sapere, ma cercare di “capire”.
Tutto rivela un messaggio, conscia o inconscia che sia la sua natura ora non è ciò che in discussione.
Ma il messaggio c’è. La neutralità con la quale vengono colorate tutto ciò che fa parte dell’attuale immaginario tecnico scientifico è falsa.
E in questa falsità io non esprimo, ora, un disvalore negativo. Contesto la facile copertura della neutralità. Ogni sentiero in cui la strada si determina è frutto di altri sentieri, di scelte passate, di opzioni presenti, di gerarchie di valori, consapevoli o inconsapevoli.
Noi vediamo l’ineluttabilità del “fatto”; l’invenzione, la scoperta, la nuova pratica. E dal fatto ne traiamo il suo “non poter essere altrimenti”. L’errore, archetipale, che genera confusione mentale e, in ultima analisi, non-pensiero sta qua.
Vogliamo andare più terra terra…
Se cominciasse (parlo per ipotesi) una agricoltura prevalentemente basata sugli OGM, non è l’affermarsi “neutro” di una tecnologia “inevitabile”, che si sarebbe manifestata prima o poi nella storia. Ma è un complesso circuito che ingloba in sé vicende storiche, prassi economiche, visioni ideoloche e tanto altro. Tutto questo insieme si concretizza in una “direzione”. Diventa cioè, nel suo senso più globale e differenziato, SCELTA.
Io qui, sono un piano precedente anche alla contestazione di ciò a cui porta la scelta, ma mi incentro sulla decisività di de-mistificare l’inevitabiltà di ciò che è presente solo per il fatto di essere presente. Di spogliare, insomma, il fatto della sua neutralità. Non è qualcosa di neutrale che esiste il Grande Fratello, se mi perdonate questo esempio ebete, ma dietro, ci sono tutta una serie di azioni e contrazioni che hanno portato a quel risultato (la presenza di questo programma per rincoglioniti) , dinamiche che per comodità riassettiamo nel termine SCELTA.
Ma vedrò di dare un taglio drastico prima che incominciate a chiamare la neuro per venire a prelevarmi..
Eccoci all’articolo di oggi…
Esprime, la creazione scientifica di cui esso parla, non solamente una creazione “neutra”..
Ma una “direzione”, una visione della vita, una SCELTA..
Come potremmo riempire di contenuto questa scelta, come potremmo rappresentarcela?
Come una visione fortemente riduzionistica, chimico organica dell’essere umano. Fascio di reazioni e riflessi che possono essere ri-armonizzati e “corretti” con sostanze che creino altre contro-spinte. Approccio farmacologico, quindi, ai problemi della psiche, dell’identità, della coscienza, del dolore e del desiderio.
Questa direzione riduzionista e rozzamente materialista va vista per quello che essa è prima di ogni ulteriore passo in avanti. UNA SCELTA APPUNTO.
La prima difesa della nostra integrità mentale si trova nella “resistenza” a ciò che è venduto come inevitabile, come l’unico progresso possibile, l’unica “immaginazione”, l’unica “visione” per il nostro futuro. E’ l’ideologia del “no there is alternative” che porta molti a credere che, nel caso in concreto, solo un approccio farmacologico e “manipolatorio-manomissore” può essere una risposta potente ed efficace ai traumi e alle ferite del passato.
Non fatevi distogliere da quel velo. Al succo del succo, l’approccio è lo stesso del Ritalin come soluzione offerta per i bimbi “iperattivi”.
Lo stesso che ti promette di “manometterti” dall’esterno senza capire mai il quadro più ampio che una cosa rivela, e anche le interconnessioni. Perché ogni entità sistemica, e l’uomo sovranamente, non è una accozzaglia di elementi:piedi+torace+testa….emozioni…positive+istintoaggressivo+traumi…ecc..
Per cui incidi su un elemento e il resto resta intatto. Ogni parte influenza costantemente l’altra e ne è influenzata.
E poi, scartassimo anche questo, “cancellare” qualcosa senza sforzo è
sempre la strada più facile, e questo sedurrà molti.
Ma ha senso davvero cancellare qualcosa a colpi di click? Un pò come quando vogliamo sparazzarci di un file, lo raggiungiamo con la freccetta, premiamo col pulsante destro alle opzioni e poi clicchiamo su “elimina”.
Io sono sempre stato dell’opinione (sulla base di svariate argomentazioni) che tutto può essere superato. Nessun trauma e ferita è invincibile. Ma, il percorso devi farlo tu. E’ un tuo viaggio interiore, un confronto anche arduo, un processo di purificazione, di liberazione, di reintegrazione. E allora quel dolore, quella ferita, quel trauma può anche insegnarti qualcosa. Non diventa più un buco nero, ma la spinta propulsore per una trasformazione, un “salto quantico”.
Le migliori persone che ci siano mai state sono il frutto di questa battaglia, sono state forgiate dal dolore e dalla sofferenza, hanno fatto viaggi anni luce dentro di se.. si sono confrontati con la propria Ombra come direbbe il nostro caro Alpha.
E io sono fra coloro che ritengono che solo un percorso personale di tal genere può aprirti alla più ampia espansione e ricchezza emozionale.
NOTATE BENE..
Il trauma non è semplicemente “cancellato”, in realtà è TRASFIGURATO…
Non è come se non ci fosse mai stato, ma si è operata la TRASFORMAZIONE ALCHEMICA…
Tu sei di più, diventi molto di più dell’essere che eri pre-trauma, una volta che il piombo è diventato oro.. l’acqua è diventata vino..il vino è diventato sangue..
Se allora immaginiamo l’alternativa riduzionista-farmacologica potremmo anche provare, tanto per fare un giochino, che siano davanti a noi due esseri, entambi de-trumizzati.. il primo con un lavoro interiore.. il secondo con il farmaco.
Apparentemente sembrebbe essersi raggiunta la stessa meta..Ma è cosi?… Non credo..
Basta pensare a due parole la cui “differenza” dice tutto: INTEGRO e INTEGRATO…
Che differenza c’è tra una persona che ritorna e/ diventa INTEGRA e una che viene INTEGRATA? Se volete la differenza è enorme nascosta in due semplici lettere aggiuntive finali.. ![]()
So molte delle obiezioni che possono farmi. Alcune delle quali, del resto, particolarmente efficaci.
“Immagina una donna che ha subito tremendi abusi sessuali, financo gli abominevoli abusi rituali e può spazzare via tutto con un click… che gli dici a lei eh?.. facile parlare davanti a un modem seduto sulla tua bella sediolina.. che rispondi ora eh?”
E’ dura.. chi potrebbe condannarla?.. con tutta quella morte e quell’inferno che porta addosso…
Ma quando noi parliamo di quello in cui crediamo, delle nostre credenze e valori.. della nostra Visione. proviamo a tentare un approccio di senso generale a ciò che la vita ci offre.
Nessuno approccio è perfetto, nessuno non si espone a lancinanti contraddizzioni.. nessuno ha sempre tutte le risposte.. nessuno darà mai solo soluzioni facili.
Io non so rispondere davvero a quella domanda….
Temi così complessi non si risolvono nel giro di un post. Ci possono essere confronti, anche durissimi, che durano decenni. Un post, ma neanche un libro, ma neanche un milione di volumi possono dare tutte le risposte.
Ammetto comunque la forza spiazzante di quella domanda..
Però ritengo, arrivati alle battute finali, che abbiamo anche un’altra SCELTA..
Che vede nell’uomo un essere di incalcolabile ricchezza. Un essere che agisce su una pluralità di livelli e vibrazioni. Un essere che non è un semplice ammasso di tendini, tessuti, neuroni..
Ma è anche mente-al-di-là-del cervello, emozioni, cuore, spirito..
Quale di queste due strade renderà la nostra vita appassionanta, unica, libera, eroica?
Quale di esse contiene in se il retaggio più prodondo di tutto ciò che è l’onore e la bellezza di un essere umano?




