Misticismo
Tra scientismo e libertà.. un saggio di Michael Cricton
by Duncan on lug.06, 2010, under Ispirazione, Medicina, Misticismo, Scienza, Simbolo

Appena dici una parola di questo genere, vedi i cecchini pronti a spararti, i cani e la baionette, la folla inferocita con le pietre o il consessi dei sapienti che anatemizzano e ostracizzano. E immagini schiere di ciarlatani e polveri strani, fattucchiere e bufalate. In realtà questo è quello che ci ès tato fatto credere. Si colpiscono giustamente i pagliacci e i ciarlati, e su questo tanto di cappello, ma si veicola il messaggio per il quale tutto ciò che parla ed esprime “altre visioni della realtà” è fantascienza o inganno, al massimo favolette per bambini beoti.
E allora non si viene a sapere come da decenni queste cose vengono studiate e applicate.. spesso in modo occulto.. tipo agenzie di servizi segreti che si servono dei “poteri” di qualche soggetto particolare. Non si parla di tante vicende difficilmente spiegabili se guardi il mondo con i paraocchi.
Soprattutto è bene intendersi. Non è tanto l’ossessione per il “fenomeno” che secondo me è importante. Ma la libertà mentale di dare chance anche ad altre strade. Per tantissimo tempo, ad esempio, la meditazione è stata vista solo come una moda orientale (cosa che per alcuni in effetti è), eppure si è sempre più consapevoli che stati profondi di meditazioni producono effetti potenti sul corpo e sulla mente, addirittura contribuiscono a remissioni di malattie. Però detto fino a qualhce anno fa ti valeva, nel migliore dei casi, l’appellativo di idiota o di disinformatore.
Così come le guarigioni c.d. “impossibili”. Ogni anno guariscono migliaia di persone definite “inguaribili”, persone che i medici danno per specciate, persone su cui neanche un drogato del gioco scommetterebbe un centesimo trapanato. Eppure guariscono. Alcuni di questi in maniera totlamente inaspettata, anche per loro stessi. Altri invece hanno intrapreso dei percorsi, che siano di meditazione, preghiera, p ratiche taoiste. Qualunque essi siano, alcuni, tramite o anche tramite questi percorsi sembrano essere arrivati addirittura alla guarigione.
E potremmo davvero andare avanti per molto..
Cosa è normale? Cosa è paranormale? Cosa è strambo e illusorio? Cosa è folle? Quali sono i limiti del possibile? Uno sciamano che guarisce (ci sono casi conclamati) uno schizofrenico che sarebbe stato condannato ad anni di psicofarmaci e di ricoveri, attraverso un viaggio sciamanico.. cosa è? Un buffone, un manipolatore.. un novello stregone da mettere al rogo? CIò che fa è normale, è follia, è una truffa? Ma poi.. non dovrebbe contare cosa è accaduto? Magari non per tutto potremmo trovare delle spiegazioni.. eppure alcune cose funzionano..
Se la nostra mente è troppo rigida noi le escluderemo a priori, non ci porremmo neanche il dubbio. Non credermmo ad esempio che forse potremmo guarire, nonostante per tutti siamo spacciati.
Ci sono persone che pure sotto le bombe, o lontani migllia e miglia.. assicurano di avere sentito e visto la persona amata… e lei conferma.. concordando, anche lei, sul momento dell’incontro. Entrambi sono vittime di allucinazioni psicosensoriali, guarda tu.. anche in contemporanea?
E se anche fosse una singoalre e straordinaria coincidenza.. ha davvero molto senso accanirsi per cercare di distruggere una “realtà” che a loro ha regalato momenti preziosi.. e di “curarli” magari con qualche psicofarmaco che li trasformi in passivi masticatori di cruda realtà?
E le esperienze di premorte? Ormai la letteratura sul tem è infinita.. a cominciare dal precursore.. Richard Moody…
Vogliamo credere che esista solo il recinto solido e tangibile della fisica newtoniana e di un mo ndo con poche regolette inesorabili? O diamo la chance a che possa esistere anche altro?
Il testo di Cricton che leggerete è davvero insolito… Infatti non è il classico testo che ci aspetterebbe. Non è pieno di petizioni di principio e di richiami all’istinto, alle emozioni.. o colmo di retorica. Lui affronta sistematicamente il problema, affrontando gli “scientisti” nel loro stesso campo di gioco..e in un certo senso, destabilizzandoli.
E’ davvero un caso che alla fine, come vedrete leggendo tutto il testo, non sia più stato chiamato a leggere questo intervento?
Buona lettura…
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Nella primavera del 1987 conobbi Paul MacCready, qull’ingegnere aeronautico simpatico e divertente che nel 1977 ha costruito il <<Gossamer Condor>>, realizzando così uno dei più antichi sogni dell’uomo: il volo muscolare umano. MacCready ha progettato anche il <<Gossamer Albatross>>, il primo aereo azionato dall’uomo che ha attraversato la Manica, e anche un aereo a energia solare.
Nel corso della nostra conversazione Paul parlò con disprezzo dei sensitivi, persone che sostenevano di vedere le aure. L’opinione di MacCready era che questa gente nel migliore dei casi era ingenua e nel peggiore imbrogliava.
Io non ero d’accordo: nella discussione che seguì Paul mi disse di essere membro della sezione di Pasadena del csicop. Il Comitto per l’Indagine Scientifica delle Rivendicazioni dei Fenomeni Paranormali era stato fondato nel 1976 da un gruppo di eminenti filosofi, psicologi, scienziati e maghi. Nella loro rivista trimestrale, <<The Skeptical Inquirer>>, i membri del csicop avevano screditato le rivendicazioni dei fenomeni <<paranormali>>. C’erano sezioni del csicop in tuttoi l paese e quella di Pasadena, di cui facevano parte molti membri del Cal Tech, era particolarmente attiva. MacCready mi propose di fare un discorso a questo gruppo.
Accettai immediatamente pensando che sarebbe stata una esperienza interessante sia per me che per il gruppo. Paul disse che avrebbe fatto in modo di farmi invitare. Iniziai a preparare il mio discorso..
Dato che non sapevo molto sul lavoro del csicop, cominciai col leggere una scelta di articoli tratti da <<The Skeptial Inquirer>> e pubblicati nel volume Scence Confront the Paranormal. La maggior parte degli articoli non mi interessava affatto, in essi si screditavano i bioritmi, la chiromanzia, l’astrologia, gli UFO e il Triangolo delle Bermude, fenomeni in cui comunque non credevo. Altri articoli, quali un esame critico delle ricerche del mostro di Lochness mi sembrarono di scarso interesse poiché erano privi di implicazioni filosofiche o intellettuali.
In alcuni articoli mi disturbava il tono violento di molti autori che stimavo, la tendenza ad attribuire agli avversari le motivazioni più base. In realtà sembrava ci fosse molta animosità personale e insulti da entrambe le parti. Per esempio, a proposito analogie tra la chiaroveggenza e il misticismo orientale, rilevate da scrittori quali Fritjoff Capra, Isaac osservava:
… Se nel mondo intuizione e ragione hanno la stessa importanza e se i saggi orientali conoscoo l’Universo quanto lo conoscono i fisici, perché non considerare le cose al contrario? Perché non adoperare la saggezza dell’Oriente come una chiave alle domande senza risposta della fisica? Per esempio: qual è la componente fondamentale costituente le particelle subatomiche che i fisici chiamano quark?…
Asimov concludeva:
Questa presunta verità dell’intuizione è una vera e propria sciocchezza ed è ridicolo vedere delle menti razionali che si sono perse d’animo inginocchiarsi davanti ad essa. No, non è esatto definirlo ridicolo: è tragico. C’è stata almeno un’altra occasione simile nel corso della storia, quando il pensiero greco laico e razionale si inchinò davanti agli aspetti mistici del Cristianesimo: quelli che seguirono furono i Secoli Bui. Non ce ne possiamo permettere altri.
Queste erano parole appassionate e nel leggerle cominciai ad avvertire che c’era da parte di csicop qualcosa che andava al di là di un giudizio spassionato su dati discutibili. Lo stesso Asimov aveva implicitamente tracciato il paragone tra scienza e religione come modi divergenti di considerare il mondo. Ciò ovviamente lasciava aperta la possibilità che la scienza fosse una religione, e questa era una posizione eretica che pochi scienziati avrebbero accettato. Ma nel rileggere gli articoli del csicop cominciai a capire che la scienza era in lotta per la supremazia contro contro altri modi di percepire vissuti come minacciosi.
Se volevo essere efficace nella mia conferenza alla sezione di Pasadena del Csicop dovevo impegnarmi a fondo.
Iniziai col dire che non mi aspettavo di modificare le opinioni di nessuno. Non volevo convincere nessuno di niente. Ritenevo che alcuni fenomeni paranormali avessero fondatezza e sapevo che quasi tutto il pubblico era di diverso parere. Anziché discutere dettagliatamente questo punto, suggerii che saremmo stati tutti d’accordo nel sostenere che la storia, alla fine avrebbe dimostrato chi aveva ragione o torno. No restava che aspettare.
Per il momento, volevo presentare al pubblico alcune delle esperienze che mi avevano portato a modificare le mie opinioni e cercare di spiegare il mio punto di vista attuale. Perché – dissi – secondo me il problema andava molto al di là dei fenomeni <<paranormali>>, investendo direttamente la posizione intellettuale che è alla base della scienza dalla seconda metà del ventesmo secolo.
Dissi: C’è qualcuno in questa stanza cui sono state tolte le tonsille e le adenoidi? C’è qualcuno che ha subito una mastectomia totale per un cancro al seno? C’è qualcuno che è stato ricoverato in un’unità di rianimazione? C’è qualcuno che ha dovuto mettere un bypass auto-coronarico? Ovviamente erano in molti. Continuai: Quindi voi tutti avete a che fare con la superstizione, visto che queste operazioni sono tutti esempi di comportamento superstizioso. Esse vengono eseguite senza che vi sia la dimostrazione scientifica dei loro benefici. La nostra società spende miliardi di dollari ogni anno per una medicina della superstizione, e questo è un problema e ha un costo molto più considerevole delle rubriche di astrologia sui quotidiani tanto attaccati dall’intelligenza di csicop.
E aggiunsi: Non dobbiamo essere troppo pronti a negare il potere della superstizione nella nostra vita. Chi di noi, colpito da un attacco di cuore, rifiuterebbe di essere curato in un’unità di rianimazione, solo perché non ha prove dell’efficacia di tali unità? Tutti ricorreremmo all’unità di rianimazione. Proprio tutti.
Proseguii accennando ai vari casi di frode nella ricerca scientifica. Isaac Newton potrebbe avere falsato i suoi dati: sicuramente lo ha fatto Gregor Mendel, il padre della teoria dell’ereditarietà. Il matematico italiano Lazzerini falsificò un esperimento per determinare il valore del pi greco e i suoi risultati non furono messi in discussione per più di mezzo secolo. Lo psicologo inglese Cyrill Burt non si limitò ad inventare i propri dati, inventò anche i nomi dei ricercatori che avrebbero dovuto raccoglierli. In anni più recenti ci sono stati casi di frode che hanno coinvolto William T. Summerlin della Fondazione Sloan-Kettering e i dottori John Longo e John Darsee della Harvad Medical School, il dottor Jeffrey Borer della Cornell University e Stephen Breuning dell’Università di Pittsburh. Anche se la maggioranza dei casi riguarda la medicina e la biologia, ce ne sono anche in altri campi. Recentemente sono stati ritirati tre articoli comparsi nel <<Journal of the American Chemical Society>> e uno dei tre casi è tuttora irrisolto. L’entità delle frodi era sconosciuta, ma ricordai che è innegabile che nella scienza esistano frodi. Quindi il fatto che vi siano dei professionisti fraudolenti in un campo non è motivo sufficiente per sostenere che quell’intero campo d’indagini deve venire eliminato.
Poi ricordai che la scienza nel suo complesso non si evolve secondo un piano esclusivamente razionale, come gli affari e il commercio. Max Planck, premio Nobel per la fisica, h a detto: <<Una nuova verità scientifica non si afferma convincendo i suoi avversari e illuminandoli, ma piuttosto perché dopo molti anni i suoi avversari muoiono e le nuove generazioni crescono abituate ad essa>>.
Ricordai che in ogni epoca gli scienziati hanno sempre avuto la tendenza a credere d’aver scoperto tutto quanto vi era da scoprire; ad esempio, l’anatomista francese barone Georges Cuvier, uno degli scienziati più brillanti e famosi del suo tempo, annunciò nel 1812 che <<vi erano pochissime speranze di scoprire nuove specie di grandi quadrupedi>>. Purtroppo per Cuvier questa affermazione era antecedente alla scoperta dell’orso Kodiak, del gorilla di montagna, dell’okapi, del tapiro dal dorso bianco, del verano di Komodo, della gazzella di Grant, della zebra di Grevy, dell’ippopotamo pigmeo e del panda gigante, per citare solo alcuni esempi di grandi quadrupedi. Affermazioni analoghe sono state avanzate da ogni generazione di fisici e si sono sempre dimostrate sbagliate.
Ricordai tutte le volte in cui la scienza non aveva accettato scoperte legittime nel momento in cui erano state fatte. Quando nel 1889 J.J, Thompson misurò la massa e la carica dell’elettrone, molti suoi colleghi lo sospettarono di frode o di incapacità, vista che era nota la sua goffagine come sperimentatore. E ancora, che era nota la sua goffaggine come sperimentatore. E ancora, quando nel 1932 Carl Anderson del Cal Tech scoprì il positrone. Sia Bohr sia Rutherford rifiutarono la scoperta perché <<era impossibile controllarla>>. La teoria della deriva deriva dei continenti, proposta da Alfred Wegener nel 1922, dovrebbe sembrare ovvia a chiunque guardi una cara del mondo e noti come i condimenti combacino, eppure ai geologi sono occorsi quarant’anni per vincere l’opposizione di uomini illustri, quali Harold Jeffrey e Mauice Ewing.
Ricordai l velocità con cui la scienza progredisce è molto variabile. La teoria della gravitazione di Newton non è stata messa in dubbio per più di duecento anni e solo la scoperta della precessione del pianeta Mercurio l’ha invalidata. Al contrario, l’ipnotismo era una pratica screditata da più di duecento anni, cioè dal giorno in cui a Parigi un gruppo di scienziati famosi, tra cui Benjamin Franklin e Lavosier, aveva dichiarato che l’ipnosi non aveva valore; eppure oggi l’ipnosi è indiscutibilmente riconosciuta e ampiamente diffusa. Quindi la velocità con cui una disciplina si sviluppa non implica affatto la sua validità.
Poi rivelai gli orientamenti e le manie della scienza che influenzavano gli scienziati a tutti i livelli. Decine di scienziati famosi non hanno avuto problemi nel proporre alla nostra società di impegnarsi in una costosa ricerca della vita extraterrestre, benché lo studio della vita extraterrestre sia, per citare il paleontologo George Gaylord Simson, <<uno studio senza soggetto>>. Credere nell’esistenza della vita extraterrestre è una congettura non dissimile da un puro atto di fede. Pochi, se non addirittura nessuno di quei grandi scienziati, sottoscriverebbero una qualsiasi proposta di studio dei fenomeni paranormali, perché il paranormale non è altrettanto di moda degli extraterrestri. Eppure ci sono più prove dell’esistenza dei fenomeni paranormali che non di quella degli extraterrestri.
Dissi quindi che dal mio punto di vista il progetto della scienza non mi sembrava tanto diverso da altre imprese umane. C’era superstizione istituzionalizzata, c’era frode, c’erano passi falsi ed errori, c’era conservatorismo e testardaggine evidente, e c’erano mode. Marcello Truzzi, già redattore della rivista del csicop, osservava: <<Gli scienziati non sono quegli esempi di razionalità, obbiettività, apertura mentale e umiltà che vogliono far credere di essere>>.
Ricordavo queste cose al pubblico non tanto per screditare la scienza, quanto per collocare l’operato della scienza in una prospettiva più realistica rispetto a quei fenomeni che non venivano accettati.
Poi dissi che volevo parlare di uno degli ostacoli più ardui nell’approccio scientifico ai fenomeni in discussione. In molti casi, quali le cosiddette attività paranormali, i ricercatori urtavano contro la tesi dei cosiddetti cultori secondo cui essi non potevano produrre risultati su richiesta; non potevano lavorare in laboratorio, per lo scetticismo da cui erano circondati che inibiva il loro operato e così via. Era come se questi cultori parlassero di fenomeni che dipendevano dal loro stato d’animo. Essi dovevano essere <<dell’umore giusto>>, una condizione difficile da mantenere. Tradizionalmente gli scienziati trovano difficile da accettare questa posizione. Gli stati mistici, gli stati di meditazione, gli stati di trance erano tutti difficili da accettare.
Eppure tutti noi abbiamo esperienza diretta di attività per le quali occorre essere dell’umore giusto: per esempio il rapporto sessuale, che richiede la lubrificazione nella donna e l’erezione nell’uomo. Il lavoro creativo è un’altra di quelle attività che dipendono dallo stato d’animo e che quindi non possono essere realizzate su richiesta, come testimonia la vasta letteratura dedicata al <<chiedere ispirazione alla musa>>. Sappiamo da resoconti soggettivi e dalla nostra esperienza che tutti questi fenomeni dipendenti dallo stato d’animo sono accompagnati da cambiamenti di consapevolezza. Può trattarsi di un cambiamento di energia e di concentrazione reale o percepito, di una diversa percezione del tempo, e così via. Tali cambiamenti variano da giorno a giorno, da persona a persona e, per una stessa persona, da esperienza a esperienza. La natura altamente variabile delle esperienze e la loro soggettività rendono difficili da studiare i fenomeni dipendenti dallo stato d’animo, una vera e propria sfida per l’indagine scientifica. Direi che nel secolo scorso lo studio scientifico della creatività non ha avuto un successo maggiore dello studio scientifico dell’attività paranormale, e per le stesse ragioni. Eppure chi negherebbe che la creatività esiste? Essa è semplicemente molto difficile da analizzare.
Gli scienziati scettici spesso fanno notare, come ha fatto Carl Sogan, che i miracoli della scienza ortodossa superano di molto i miracoli della scienza eterodossa. Penso che sia possibile capovolgere questa idea e affermare che i miracoli della consapevolezza del reale superano di molto ciò che la scienza convenzionale ammetta possa esistere. Per esempio, supponiamo che mentre una squadra di uomini enormi vi rincorre con l’intenzione di fermarvi, vi sia ordinato di lanciare una palla a settanta metri di distanza, cercando di colpire un bersaglio della grandezza di un metro che non riuscite a vedere, subito prima di essere gettati a terra e fatti a pezzetti. Dubito che uno solo dei presenti riuscirebbe a fare una cosa del genere e neppure ci proverebbe. Eppure questo evento improbabile lo possiamo osservare tutte le domeniche pomeriggio alla televisione, nella stagione del football.
Il cambiamento di consapevolezza è necessario all’esecuzione di un passaggio in una partita di football professionale è una cosa normale per noi e quindi non ci facciamo caso, ma può almeno suggerirci che altri mutamenti indotti nella consapevolezza, nell’ambito di culture e tradizioni diverse, potrebbero produrre risultati sorprendenti.
Prima ho cercato di considerare in modo informale alcune delle obiezioni scientifiche ai cosiddetti fenomeni paranormali. E’ vero che molte di queste credenze sono superstizioni, m ce ne sono molte anche nel mondo “scientifico”, ad esempio in quello della medicina ad alta tecnologia. E’v ero che molti praticanti sono fraudolenti, ma lo sono anche moli scienziati attivi.
E’ vero che il progresso nell’indagine del paranormale è lento, ma tale è anche il progresso in molti campi scientifici, in particolare quando i finanziamenti sono incerti.
E’ vero che alcuni fenomeni paranormali sembrano dipendere dallo stato d’animo ed essere connessi con la coscienza, ma ciò vale anche per molti altri fenomeni della vita: pensiamo ad esempio alla meraviglia di un nuovo quadro o di un goal domenicale, a cui non facciamo più caso.
Quindi, a mio parere, nessuna di queste obiezioni sollevate dalla scienza tradizionale contro il paranormale sembra sufficiente a impedirne uno studio legittimo. Guardando la questione più da vicino trovo tre motivi diversi e più validi su cui basare questo rifiuto.
Il primo è il senso di disagio semireligioso che questi fenomeni suscitano in uno scienziato dalla mentalità troppo rigida. Nei primi anni del secolo l’amicizia di Freud e Jung finì proprio per il problema dei fenomeni occulti. Jung era apertamente interessato al paranormale. Freud no. Prima della rottura Freud scrisse a Jung: <<Mio caro figliolo, mantieni la calma, perché talvolta è meglio non capire qualcosa che fare grandi sacrifici per capirla>>. L’interesse entusiasta di Jung per l’astrologia, che egli studiò come un sistema di proiezione psicologica e non come una realtà fisica, suscitò questa risposta di Freud: <<Prometto di credere a qualsiasi cosa possa sembrare ragionevole. Non lo farò con piacere…>>.
Mi chiedo: perché non credere? Perché Freud era riluttante? Freud stesso studiava senza esitazione la mitologia e l’arte. Ma l’occulto lo faceva sentire a disagio in un modo che è riconoscibile benché si difficile da individuare con precisione. Si può affermare che questo disagio fondamentalmente ha origini religiose, origini così profonde che risalirvi ci porterebbe troppo lontano.
Inoltre i fenomeni paranormali suscitano un disagio simile che deriva dai fenomeni intellettuali. Presumo che quasi tutti i presenti abbiano un livello di istruzione superiore.. Siamo riusciti a sopravvivere ad anni di studi e siamo tutti abituati a pensare in modo razionale e lineare. Siamo stati abituati a dare valore a questo modo di pensare e ai suoi prodotti. Quindi in libreria ci troviamo in imbarazzo davanti alla sezione dedicata all’occulto, in cui sono ospitati scritti di persone incolte e illetterate. Questa gente non condivide il nostro sistema di pensiero o la nostra sintassi ed è probabile che ci sembri di svilirci quando vediamo il loro lavoro. Che lo vogliamo ammettere o no, chiunque abbia un’istruzione universitaria possiede determinati criteri con cui sceglie le fonti da citare nei suoi scritti e in primo luogo il genere di argomenti che tratterà. Secondo me questi criteri costituiscono un forte pregiudizio che ha influenzato ogni valutazione accademica del paranormale, così come la cattiva reputazione di Mesmer ha influenzato la valutazione delle sue affermazioni sull’ipnosi.
Una terza ragione per cui gli scienziati sono riluttanti a studiare i fenomeni paranormali è che questi sembrano contraddire leggi fisiche conosciute. Che senso ha studiare l’impossibile? Solo uno sciocco sprecherebbe il suo tempo. Non si può stimare abbastanza il problema dei dati in conflitto con le teorie esistenti. Arthur Eddington ha detto una volta che non devi credere a nessun esperimento, finché non viene confermato dalla teoria: questa affermazione, benché sia una battuta, contiene una realtà di cui non si può non tenere conto.
Certamente il primato della teoria è suggerito dalla storia della scienza. Bronowski osserva: <<Charles Darwin non ha inventato la teoria dell’evoluzione, essa era già conosciuta da suo nonno. Specificatamente sua è la concezione di una macchina dell’evoluzione: il meccanismo della selezione naturale… Una volta che Darwin ebbe proposto questo “meccanismo”, la teoria dell’evoluzione fu accettata da tutti e così sembrò la cosa più naturale del mondo chiamarla “la teoria di Darwin”>>.
In altre parole, i dati a sostegno della teoria dell’evoluzione – come le testimonianze fossili – erano conosciuti da tempo: ciò che mancava era una teoria convincente che spiegasse i dati. Una volta che questa fu fornita da Darwin i dati furono accettati. Ora, considerate i fenomeni cosiddetti paranormali, come la chiaroveggenza, la visione a distanza e la psicocinesi. A prima vista tutti questi fenomeni sembrano contraddetti dalle teorie della fisica. O, almeno , non c’è una teoria immediatamente disponibile che ne renda conto. E questo è a mio parere uno dei motivi più importanti su cui si basa la negazione dei dati a sostegno di questi fenomeni.
Quali dati?,potreste chiedere. Molti scienziati negano che vi siano addirittura dei dati – affermano, cioè, che non vi sono incidenti o eventi documentati, ben controllati e quindi non soggetti a frode.
Eppure ci sono, in realtà, fatti ben studiati che sembrano sfidare la spiegazione scientifica, ricordiamo in particolare il caso di una famosa medium del secolo scorso, la signora Piper che fu difesa da Willliam Jame, professore di psicologia ad Harward. La signora Piper fu sottoposta a intensi esami per quasi un quarto di secolo, ma nessuno scettico fu in grado di dimostrare frode o inganno.
Eppure le accuse di frode persistevano. James scrisse seccato: <<Lo “scienziato” che in questo caso è certo si tratti di “frode” deve ricordarsi che nella scienza così come nella vita comune una ipotesi deve contenere qualcosa di specifico e positivo prima di essere discussa in modo proficuo e una frode che non sia di un qualche tipo ma sia semplicemente frode in generale, frode “in abstracto” è difficile posa essere considerata come una spiegazione davvero scientifica di specifici fatti concreti>>.
Riguardo ad altri scienziati che continuavano a sostenere l’ipotesi della frode ancora non smascherata, James ribadì: <<Credo che non ci sia alcuna fonte di errore nell’indagine della natura che si possa paragonare a una rigida credenza che certi tipi di fenomeni sono impossibili>>.
Al di là del problema più limitato di sapere se un fenomeno isolato, quale la chiaroveggenza o la telepatia o vedere le aure, avvenga effettivamente, c’è una questione più ampia che riguarda la scienza, al presente. Mi riferisco a una certa fissità di punti di vista degli scienziati, una certa tendenza a confondere le teorie scientifiche contemporanee con la realtà da cui hanno origine.
Jacob Bronowski, uno degli studiosi più attenti al rapporto della scienza con le altre attività umane, ci ricorda sempre che le teorie scientifiche sono artificiali: <<La scienza, così come l’arte, non è una copia della natura, ma una sua ri-creazione>>. La scienza offre un quadro del mondo, ma il quadro non va confuso con la realtà da cui proviene. Eppure tutti noi tendiamo a confondere le visioni della nostra immaginazione con la realtà. Penso che quasi tutti abbiamo guardato fuori del finestrino i un aereo in volo sugli Stati Uniti e ci siamo stupiti di non vedere le linee che separano gli stati, come compaiono sulle carte. Ricordo il mio stupore la prima volta che vidi del tessuto umano vivente al microscopio e lo trovai incolore. Mi aspettavo di vedere delle cellule rosa con il nucleo viola. Ma quei colori sono artificiali, aggiunti durante la preparazione del vetrino. In realtà le cellule non hanno colore. Certamente sapevo che era così, proprio come tutti sappiamo che non ci sono linee sul terreno che separano gli stati. Ma ce ne dimentichiamo facilmente.
Sono cresciuto nel ventesimo secolo, in una tradizione occidentale, scientifico-razionale. Sono stato educato a pensare che la visione scientifica del mondo sia quella corretta e che qualsiasi altra visione sia pura superstizione. Mi trovavo d’accordo con Bertrand Russell quando affermava: <<Ciò che la scienza non ci può dire, l’umanità non lo può sapere>>.
Avevo avuto solo qualche esperienza incidentale che contraddiceva questo punto di vista; ma le mie esperienze successive erano andate oltre quel punto di vista scientifico-razionale. Trovo ancora utile la visione scientifica, ci ho vissuto insieme felicemente la maggior parte del tempo. Ma ora ritengo che la scienza offra un modello di realtà arbitrario e limitato. Perché la realtà è sempre più vasta – molto più vasta – di ciò che sappiamo, di ciò che possiamo dire. Vediamo perché, con un semplice esperimento mentale.
Pensate a una persona che conoscete bene. Ora fate delle affermazioni corrette che descrivano quella persona.
George è un uomo di umore costante.
Ora riflettete su questa affermazione. E’ davvero corretta? E’ probabile che più ci pensiate più vi verranno in mente le occasioni in cui George ha perso la calma, o era turbato o di cattivo umore per qualche ragione. Penserete alle eccezioni. Quindi dovrete ammettere che l’affermazione non è precisa.
Potreste modificarla dicendo:
George è spesso un uomo di umore costante.
Ma così sareste soltanto evasivi. La parola <<spesso>> ci dice semplicemente che l’affermazione a volte è corretta e a volte no. Dato che non dice quando l’affermazione non è corretta, non ci serve molto. Dovreste allora essere più espliciti, fare un’affermazione più stringente:
George di solito è un uomo di umore costante, tranne il lunedì se la sua squadra ha perso il giorno prima, o quando ha litigato con la moglie, o quando è stanco e suscettibile – in genere verso la fine della settimana -, ma non sempre – oppure quando il suo capo gli rende la vita difficile, o quando deve riscrivere una relazione, o quando deve partire… o quando… o quando…
Presto vi accorgerete che la vostra affermazione descrittiva si sta trasformando in un saggio. E ancora non avrete detto tutte le cose che sapete. Ancora non è completa. Potreste riempire pagine e pagine e non avreste ancora finito. In realtà è un’impresa disperata quella di cercare di fare una affermazione esaustiva sull’umore mutevole di George. L’argomento è troppo complicato. Era destinato al fallimento fin dall’inizio.
Per cui ricominciamo da capo. Facciamo una affermazione diversa.
George è preciso e ordinato.
Questo è indiscutibilmente vero, penserete. George si veste sempre con cura e la sua scrivania è sempre in ordine. Ma avete visto il suo tavolo da lavoro in garage? Che caos! Arnesi sparsi dappertutto. Sua moglie non fa che ripetergli di mettere a posto. E il bagagliaio della sua auto? C’è di tutto lì dentro e non si prende la briga di ripulirlo.
George è di solito preciso e ordinato.
A questo punto già saprete dove vi porterà questa modifica: a un altro saggio.
Facciamo quindi un’altra affermazione, che sia concisa e completa.
George hai capelli grigi.
Ecco fatto, penserete. Ha i capelli grigi e non c’è niente da discutere. Naturalmente, però , non tutti i suoi capelli sono grigi. La maggior parte lo sono, soprattutto sulle tempie e sulla nuca. Per cui abbiamo semplificato, in modo tuttavia accettabile.
Però, se George ora ha i capelli grigi, on li aveva grigi qualche anno fa. E in futuro non saranno più grigi, saranno bianchi. Quindi questa è una descrizione precisa dei capelli di George adesso, in questo momento. Non è una descrizione universale, invariabile.
Riproviamo.
George è un uomo.
Beh, sì. Ma <<uomo>> è poco specifico; è un termine determinato culturalmente. Alla nascita non veniva considerato un uomo. Occorre raggiungere una certa età e una certa posizione nella società per essere considerato un uomo.
George è un maschio.
Questo è indiscutibile. George è, ed è sempre stato, un maschio. Non c’è modo di contestarlo. E’ un’affermazione vera sia ora sia nel passato. E’ una verità eterna. E’ una descrizione precisa della realtà di George. Certo, per <<maschio >> intendiamo che ha un cromosoma X e un cromosoma Y. Ma non lo sappiamo con certezza, vero? George potrebbe avere un cromosoma in più. Potrebbe essere solo apparentemente maschio…
E così via.
Emergono due punti dall’esercizio precedente. Il primo è che ogni affermazione che facciamo su George può essere contraddetta. Perché? Perché le nostre affermazioni su George sono solo approssimazioni, semplificazioni. La persona reale che chiamiamo George è sempre più complessa di qualsiasi affermazione che abbiamo fatto su di lui. Per cui possiamo sempre fare riferimento alla persona reale e trovarvi una contraddizione a ciò che abbiamo detto.
Il secondo punto è che le affermazioni di George più sicuramente accettate sono anche quelle meno interessanti. Non possiamo dire niente di globale sul suo umore o il suo essere ordinato o sul suo comportamento complessivo. Ci troviamo in terreno molto più sicuro descrivendo le caratteristiche più semplici del suo aspetto fisico: il colore dei capelli, la statura, il sesso, e così via. In questo modo, con qualche precisazione sugli errori di misurazione e sui cambiamenti nel corso del tempo, possiamo esprimerci con sicurezza.
Ma soltanto un sarto di sentirebbe orgoglioso di questo. E ne avrebbe ben ragione. Dopo aver fatto molte prove e dopo avere sistemato i modelli durante ogni prova, il sarto sarebbe in grado di tagliare un vestito per George in sua assenza: George lo proverebbe e gli starebbe perfettamente!
Questo è un trionfo dell’arte della misurazione, ma gli abiti sono indossati da una persona che il sarto non può conoscere affatto. Né gli interessa. Non gli importa niente di altri aspetti di George. Non è il suo lavoro.
D’altra parte, ciò che interessa a noi di George non sono le sue misure. Ci interessano precisamente quegli altri aspetti al sarto, per definizione, non importano. Per noi è molto più difficile definire quegli altri aspetti di George di quando non sia difficile per il sarto definire le misure di George. Il sarto può fare il suo lavoro di descrizione perfettamente. Noi, dal canto nostro, non riusciamo affatto a descrivere George. Ora, dato che il sarto è così bravo potremmo avere la tentazione di chiedergli: <<Chi è George?>.
Il sarto risponderà: <<George è una quarantaquattro lunga>>.
E se protestassimo dicendo che la sua risposta non è soddisfacente, il sarto risponderebbe di avere indubbiamente ragione lui perché potrebbe tagliare tutto un vestito che gli starebbe a pennello.
Questo in sostanza è il problema della visione scientifica della realtà. La scienza è una sorta di illustre grande sartoria, un metodo per prendere misure che descrivano qualcosa – la realtà – che potrebbe non essere capito affatto. La scienza ci aiuta ma fino a un certo punto. Certamente ha prodotto enormi benefici. Sarebbe folle abbandonare la scienza o negarne la validità. Ma sarebbe ugualmente folle pensare che la realtà è una quarantaquattro lunga. Eppure sembra che la società occidentale abbia fatto questo. Per centinaia di anni la scienza ha avuto tanto successo che il sarto ha preso il controllo della nostra società. La sua conoscenza sembra quindi più precisa e potente della conoscenza offerta da altre discipline, quali la storia, la psicologia o l’arte. Ma alla fine restiamo con un fastidioso senso di vuoto riguardo alle creazioni della scienza. Possiamo arrivare a sospettare che la realtà nasconda più cose di quanto le misurazioni potranno mai rivelare.
Torniamo al problema precedente: descrivere una persona chiamata George. Quando abbiamo considerato qualcosa d’altro dalle sue misure, abbiamo trovato molto difficile fare qualsiasi affermazione su George che non potesse essere immediatamente contraddetta da altre affermazioni, ugualmente vere.
Ora, potremmo insistere con questo problema ancora un po’ e continuare a cercare affermazioni incontrovertibili su George. Ma alla fine, dopo ripetuti fallimenti, arriveremmo a sospettare che non c’è modo di riuscire in questa impresa. La realtà di George continua a sfuggirci. Qualsiasi cosa noi diciamo è sbagliata.
A quel punto se qualcuno dirà: <<E’ al di là della possibilità delle parole definire l’esistenza>; non suonerà tanto esoterico. Sembra essere esattamente ciò che abbiamo scoperto da soli. Tuttavia questa affermazione è stata fatta da Lao-Tse, un mistico cinese, duemilacinquecento anni fa. Lao-Tse insistette su questo punto, lo ripeteva sempre: <<L’esistenza è infinita, non va definita>>:
Ma se è così, se la realtà eluderà sempre le nostre definizioni, proprio come George, che possiamo fare?
—
Non c’è alcun bisogno di correre fuori
Per vedere meglio,
né di scrutare fuori della finestra. Piuttosto resta
al centro del tuo essere;
perché più te ne allontani, meno apprendi.
Lao-Tse sostiene che è necessario rivolgersi all’interno, verso un senso interiore di realtà, anziché all’esterno. Questa sembrerebbe una critica delle imprese accademiche e infatti altre volte è esplicito:
Abbandonate l’apprendimento raffinato. Ponete fine al fastidio
Di dire sì a questo e forse a quello,
distinzioni di così scarso significato!
Categorico questo, categorico quello,
che scarsa utilità hanno!
Lao Tse fa molte affermazioni simili che sembrano in opposizione con l’insegnamento erudito, persino con il sapere. Perché pensa così?
Quando la gente trova qualcosa di bello
Pensa a qualcosa d’altro di non bello,
quando trova un uomo giusto,
ne giudica un altro non giusto.
La vita e la morte, benché nascano una dall’altra,
sembrano in conflitto come stadi di mutamento
difficile e facile come fasi di riuscita
lung e breve come misure di contrasto,
alto e basso come gradi di relazione;
ma poiché il variare dei toni dà musica a una voce
e ciò che è è l’era di quel che sarà
l’uomo saggio
non compie nessun atto
non pone nessuna legge
prende tutto quel che accade come viene…
In realtà sta dicendo: Non fate distinzioni, perché ogni distinzione simultaneamente definisce il suo contrario, e in molti casi l’azione reciproca dei contrari è indivisibile, così come il variare dei toni crea la musica. Egli afferma che ci se ci si accosta al mondo attraverso le distinzioni, non si riuscirà mi a districare le proprie percezioni.
Il modo più sicuro per accertare se un uomo è saggio
È se accetta la vita intera, così come’è,
senza aver bisogno con le misure o il toccare di capire
l’origine incommensurabile e intoccabile
delle sue immagini…
L’atteggiamento di Lao-Tse rappresenta un modo di affrontare il fatto che qualsiasi cosa diciamo sulla realtà è inevitabilmente sbagliata o incompleta. Lao-Tse afferma che si deve <<accettare la vita intera, così com’è, senza avere bisogno.. di capire>>.
Questo in un certo senso è un atteggiamento antirazionale e certamente antintellettuale. Tuttavia è un altro punto di vista, chiaro e coerente. Potrebbe non soddisfare tutti i gusti, però siamo costretti a riconoscere che è una soluzione vera di un problema vero.
Ai suoi tempi Jacob Bronowski si impegnò notevolmente quando dovette rivolgersi a un pubblico prevalente umanistico per persuaderlo a fare attenzione alla scienza individuando collegamenti tra studi umanistici e scientifici. Trent’anni dopo l’ago della bilancia si è spostato dall’altra parte. A me pare che ora occorre ricordare agli scienziati le somiglianze tra le loro attività e quelle di altri uomini, e che soprattutto occorra ricordare loro che il metodo razionale, scientifico, riduttivo, non è la sola strada alla verità che ci serve.
Trovo che questo sia il pregiudizio più sorprendente tra gli scienziati che conosco. Il mio amico Marvin Minsky, in un libro recente, parla in modo critico degli stati mistici. Trova questi stati <<sinistri>> e parla di <<vittime di questi incidenti>>. Esprime così le sue opinioni: <<Si può acquisire la certezza solo con l’amputazione dell’indagine… Offrire ospitalità al paradosso è come sporgersi verso un precipizio. Puoi scoprire com’è cadendoci dentro, ma potresti non riuscire a caderne fuori. Una volta che la contraddizione si installa, poche menti riescono a respingere la forza – distruttrice dell’intelligenza – degli slogan quali “tutto è uno”>>.
Ancora più apertamente Stephen Hawkin sostiene che il misticismo <<è un ripiego. Se trovi troppo difficili la fisica teorica e la matematica, ti rivolgi al misticismo>>.
Tali affermazioni, in linea generale, concordano con il commento di Asimov per il quale l’intuizione è per coloro che <<si sono persi d’animo>>. Hawking si spinge più lontano, implicando che il misticismo è un procedimento per coloro che non sono abbastanza svegli per fare fisica.
Io non sono d’accordo con questo atteggiamento. Forse il modo più semplice per affermare la mia obiezione è questo: non trovo il contenuto della fisica sufficiente a spiegare il comportamento degli stessi fisici.
Da dove nasce la credenza dei fisici nella coerenza, nell’unificazione? Questa credenza è così forte che uomini e donne dedicano la loro vita a provare la sua esistenza. Eppure non è visibile al mondo. Davanti a noi vediamo un mondo di oggetti ed eventi apparentemente disuniti. L’unità sottostante è qualcosa che cerchiamo e troviamo. Dando per scontato che la percezione scientifica dell’unità non è la stessa della percezione mistica dell’universo, resta comunque una domanda: che cosa spinge uno scienziato a cercare l’unità? E’ forse solo una questione di riordino della matematica? Gli scienziati credono davvero che gli interessi puramente formali sono sufficienti a farli lavorare instancabilmente, anno dopo anno? La scienza è un sistema completamente auto referente per cui creare connessioni interne tra teorie è l’unica forza motivante?
Credo di no. Immagino che gli scienziati siano spinti dall’idea che il mondo là fuori – la realtà – contenga un ordine nascosto, e lo scienziato cerchi di spiegare l’ordine nascosto nella realtà. E quell’impulso è ciò che lo scienziato ha in comune con il mistico. L’impulso di arrivare al fondo delle cose. Di sapere come il mondo funziona veramente. Di conoscere la natura della realtà. N premi nobel per la fisica scrisse:
Desideravo ardentemente imparare per un motivo che non confidavo a nessuno: volevo esprimere l’emozione che provo davanti alla bellezza del mondo. E’ difficile metterla in parole, proprio perché è un’emozione. E’ simile al sentimento religioso di chi crede in un dio che controlli ogni cosa nell’universo. E’ un senso di globalità al pensiero che fenomeni e comportamenti apparentemente così diversi siano tutti mossi, dietro le quinte, da una stessa organizzazione, da stesse leggi fisiche. E’ tener conto della bellezza matematica della natura, di come operi all’interno. E’ capire che percepiamo fenomeni originati dalla complessità dell’interazione degli atomi. Uno spettacolo inebriante! Suscita un timore – una reverenza scientifica – che secondo me si può comunicare, ad altri che l’abbiano sperimentato, attraverso un quadro, un dipinto che evochi la stessa emozione, ricordi per un attimo la magnificenza dell’universo.
Alcuni di voi avranno riconosciuto l’autore: Richard Feynman, un membro eminente del Cal Tech. Cito il brano perché mi pare che a grandi linee esprima esattamente il tipo di visione unificata che altri scienziati denigrano. E anche perché, provenendo da un autore tra i più autorevoli e i meno pedanti, l’affermazione è decisamente credibile: Feynman afferma che la sua emozione è <<simile al sentimento religioso>>. E’ un apprezzamento solo della bellezza matematica della natura. E il timore è espressamente una reverenza scientifica, come se la reverenza scientifica fosse in qualche modo diversa dalla reverenza normale.
Questa mi colpisce come una espressione stranamente cauta di ciò che è secondo me un’emozione umana pressoché universale.
Parlando della carriera artistica di Feynman, vale la pena di menzionare una delle scoperte che fece in seguito. Poco tempo dopo aver cominciato a disegnare egli visitò la Cappella Sistina. Non aveva portato con sé la guida, quindi si limitò ad osservare i dipinti. Alcuni gli parvero bellissimi e altri veramente brutti. Tornato in albergo scoprì che il suo giudizio dei dipinti collimava con quello della guida.
Ero al settimo cielo: senza poter esprimere perché, ero capace di distinguere tra un capolavoro e un ritratto qualunque! Come scienziato, uno pensa sempre di sapere razionalmente quello che fa, e tende a non avere fiducia nell’artista che dice <<magnifico>> o <<non vale niente>>, senza dare spiegazioni convincenti… Ora però ero distrutto, era capitato anche a me.
Perché afferma di essere distrutto? Che cosa significa essere distrutto?
Nel corso del libro Feynman scarta tranquillamente molti campi di attività che non siano la fisica. E’ un uomo dal rigore matematico, quindi trova di scarso interesse la filosofia o l’arte o la psicologia. Questi campi non hanno senso per lui; gli addetti <<non sanno di cosa stanno parlando>>. Eppure nella Cappella Sistina ha provato qualcosa che distrugge la sua concezione degli altri campi. Egli a acquistato, semplicemente facendo arte egli stesso, l’abilità di avere delle percezioni sull’arte che concordano con le percezioni formali e codificate della storia dell’arte.
Feynman non analizza ulteriormente questo notevole episodio, benché vi sia chiaramente altro da dire. Da un lato la sua esperienza sembra implicare che, benché egli non cerchi di portare i suoi criteri critici alla coscienza, ciononostante i criteri esistono.. Devo esistere, altrimenti non potrebbe mai essere d’accordo con quanto dice la guida. Dall’altro, i criteri non sono arbitrari o accademici, dato che Feyman è in grado di formulare qui criteri semplicemente attraverso l’esperienza di dipingere. I criteri della storia dell’arte devono certamente avere qualcosa a che fare con l’attività del fare arte. C’è un rigore alla base della storia dell’arte che Feynman ha dimostrato riproducendone le conclusioni.
Mi dilungo su questo perché mi sembra un esempio di una situazione in cui uno scienziato particolarmente brillante, a confronto dei dati, ammettendo i dati, tuttavia non li porta alle ovvie conclusioni: c’è altrettanto rigore nell’arte di quanto ce n’è nella scienza. Potrà essere un tipo di rigore diverso, ma è comunque rigore.
Quando un artista come Jasper Johns afferma: << Sto solo cercando di trovare un modo di fare quadri>>, lo intende esattamente allo stesso modo in cui lo intende il fisico quando afferma, <<sto sol cercando di trovare un modo di fare fisica>>. Come lo scienziato, l’artista deve costruire sull’opera dei predecessori. Un artista può sentirsi intimidito dall’opera dei suoi predecessori, proprio come uno scienziato.
Quindi se uno scienziato scarta l’arte come tipo di attività senza forma in cui <<va bene tutto>>, significa soltanto che lo scienziato non capisce l’attività del fare arte. Non capisce ciò che scarta. Lo scienziato possiede solo il suo modello di che cosa è l’attività dell’arte, e il suo modello è sbagliato: non è informato e non collima con i dati.
La disinformazione degli scienziati riguardo al lavoro reale dei non scienziati mi sembra raggiunga il massimo quanto gli scienziati prendono in considerazione gli stati di meditazione, le alterazioni della coscienza e i discussi fenomeni paranormali. Se non hai mai sperimentato queste cose personalmente, troverai ovviamente le descrizioni assurde. Perché queste esperienze sono diverse dalle esperienze della coscienza normale. Non c’è nessun mistero qui, e sicuramente non c’è niente di sinistro. E’ solo diverso. E’ un altro tipo di coscienza.
Ho conosciuto un prodigio del calcolo e nell’osservarlo non riuscivo a capire come facesse; fui semplicemente costretto, dopo aver controllato un po’ di volte, ad accettare che potesse farlo. Conosco un regista che ha una memoria fotografica, ma è una persona piuttosto noiosa, pronta a tenere lezioni improvvisate e dettagliate su ogni genere di argomento. Tutto quel che ho imparato è di non discutere mai con lui di qualche fatto oscuro perché ha immancabilmente ragione. Ma non riuscivo a capire come facesse, anche lui.
Lo stesso mi succede con persone con delle capacità paranormali. Esse sono capaci di fare delle cose che io non so fare. Per loro questa capacità è normale e sul piatto della bilancia ha i suoi pro e contro. Gli scettici dicono spesso che se il comportamento paranormale fosse reale, allora i veggenti giocherebbero in borsa o alle corse dei cavalli. Per la mia esperienza molti lo fanno. Esiste, in realtà, una sorta di livello di attività segreto in cui i veggenti sono consultati dalle multinazionali. La gente si imbarazza ad ammettere l’esistenza di questa attività, tuttavia avviene, proprio come ci si aspetterebbe.
E vorrei ricordavi che non c’è ragione perché il comportamento paranormale non debba esistere. Di nuovo, il grande buon senso del dott. Bronowki:
Nella scienza… il processo della previsione è conscio e razionale. Persino negli esser umani questo non è il solo tipo di previsione. Gli uomini hanno solide intuizioni che certamente non sono state analizzate e suddivise in passaggi razionali, e alcune di esse non lo saranno mai. Può essere, ad esempio, come spesso si sostiene, che la maggior parte delle persone siano un po’ più brave a indovinare una carta e altre persone siano molto più brave di quanto non sarebbe una macchina che si limitasse a scegliere le sue risposte a caso. Ciò non sarebbe sorprendente… Sicuramente l’evoluzione ci ha selezionati rapidamente perché possediamo il dono della previsione più degli altri animali… L’intelligenza razionale è uno di questi doni ed è, in fondo, altrettanto notevole e altrettanto inspiegata. E quando l’intelligenza razionale si rivolge al futuro, e fa deduzioni da esperienze passate a un domani sconosciuto, il suo processo è… un gran mistero…
Per tornare al nostro punto originario, l’esperienza di queste altre forme di coscienza a me sembra normale, quasi banale. Queste forme diverse di coscienza – siano esse doti innate o procedimenti appresi con l’addestramento – ci portano ad altre forme di sapere, e ad altre percezioni dell’ordine sottostante nel mondo intorno a noi. Non sono percezioni matematiche, ma sono comunque percezioni. Prima i scartarle subito come frodi o fantasie, mi sembra utile averne esperienza di prima mano. Se non siete disposti ad averne esperienza di prima mano, vi esponete alla critica di scartare ciò che non capite. E ridurreste la vostra esperienza della realtà.
Perché, come ho detto, la percezione scientifica della realtà non è la realtà stessa. Anche la legge scientifica più potente non è una descrizione completa della realtà. C’è sempre qualcosa ancora d sapere. Ritengo sia importante essere molto chiari su questo. Feynman, che stimo molto, riguardo alle persone non scientifiche, afferma. <<essi non comprendono il mondo in cui vivono>>. Sembra che si una delle sue espressioni preferite; la ripeté spesso nel corso dell’inchiesta sul disastro dello shuttle.
Ma siamo chiari: nessuno capisce il mondo in cui vive. Né io, né te, né Richard Feynman. Potremmo capirne una parte, una aspetto del tutto, ma la realtà in senso completo e onnicomprensivo sfugge alle nostre descrizioni. Se altri modi di conoscere sono interiori, soggettivi e intrinsecamente non verificabili, ciò non li rende necessariamente meno interessanti e meno utili.
Le persone che trovano che i numeri siano estranei alla loro natura non sono emarginate; diseredati, ignoranti, disprezzati che non sanno come risolvere equazioni differenziali e quindi viene loro negato l’accesso alla verità matematica rivelata.
Perché la sola scienza non è sufficiente.
Lo scienziato ortodosso si sente spesso a disagio di fronte a un pubblico che crede nel creazionismo e nei fenomeni paranormali. Lo scienziato vede un mondo bello e complesso, una sfida del tutto soddisfacente al suo approccio razionale. Perché, egli si chiede, c’è chi non è soddisfatto di questa visione del mondo? Perché la scienza non è sufficiente?
La risposta più semplice è che, benché la scienza sia un processo di indagine estremamente potente, essa non ci dice quello che veramente vogliamo sapere. Max Plank disse: <<Da dove vengo e dove sto andando? Questa è la grande domanda senza risposta, la stessa per ognuno di noi. La scienza non ha una risposta>>.
Una delle ragioni di ciò è che la scienza non ci può dire perché le cose accadono. Feynman, in una lezione divulgativa sull’elettrodinamica quantistica, afferma: <<Mentre vi descrivo come funziona la Natura, voi non capite perché la Natura funziona così. Ma nessuno lo capisce. Io non so spiegare perché la Natura si comporta in questo modo specifico>>.
Questo è vero, ma trascura il fatto che, sebbene la conoscenza di come funzionino le cose sia sufficiente a consentire il nostro intervento sulla natura, ciò che gli esseri umani desiderano realmente sapere è perché le cose funzionino. I bambini non chiedono come faccia il cielo a essere blu: chiedono perché è blu.
Probabilmente Feynman avrebbe detto che questa domanda non ha significato. E infatti per il pensiero scientifico moderno non ne ha. Ma non è ovvio che questo stato di cose continui indefinitamente. Il fisico John Bell osservò:
I padri fondatori della fisica quantistica erano piuttosto orgogliosi di aver rinunciato all’idea di spiegazione. Erano molto fieri di occuparsi soltanto di fenomeni: rifiutavano di guardare al di là dei fenomeni, considerando questo il prezzo che si doveva pagare per venire a patti con la natura. E’ un fatto storico che chi assunse questo atteggiamento agnostico verso il mondo reale a livello di microfisica ebbe molti successi. Allora sembrava una buona cosa da fare, ma non credo che lo sia indefinitamente.
Intanto, però, un matematico nota che <<il problema del perché è quasi ignorato dai fisici che enfatizzano soprattutto il come… La metafisica del cosmo è data in termini di matematica pura. Si afferma che essa sia assolutamente priva di obiettivi o scopi: la realtà della cosmologia contemporanea è una realtà matematica>>.
Ma questa realtà matematica è sostanzialmente arbitraria, e questa percezione di un universo privo di scopi ha dei costi precisi. La scienza moderna presenta i suoi modelli matematici come un trionfo della ragione, ma come osserva Hanna Arendt: <<I tempi moderni, dominati dalla tecnologia, sono caratterizzati precisamente dal fatto che la ragione, nel senso di una comprensione contemplativa e autorivelantisi, è perduta, ed è sostituita da una distaccata (tecnologia), impegnata attivamente nella teoria della matematica pura e applicazioni alla fisica>>.
Per me non c’è niente di sbagliato in una percezione matematica della realtà, sempre che non si consenta a quella percezione di prevalere. Perché, come esseri umani, che viviamo la nostra vita, che prendiamo decisioni riguardo a noi stessi e alla società, dobbiamo trovare un significato. E quel significato deve essere ampiamente fondato.
Un matematico afferma:
Sono consapevole degli ingredienti con i quali si crea il significato… l’amore e il linguaggio, il mito, il pensiero razionale e l’impulso irrazionale, le intuizioni umane, la legge, la storia, il dovere, il rito, la fede religiosa, il senso mistico, trascendentale, allegorico ed estetico, il gioco, il mondo come un rompicapo, il mondo come un palcoscenico, la contemplazione della vita e della morte, le necessità imposte dalla fisica e dalla biologia, tutti questi e centinaia di altri ancora sono sentieri che portano al significato.
Forse è per questo che Einstein una volt disse: <<L’umanità ha tutte le ragioni di collocare i sostenitori di alti valori e standard morali al di sopra degli scopritori di verità obbiettive. Ciò che l’umanità dee a personalità come Budda, Mosé e Gesù, secondo me è molto di più che tutti i risultati della mente che indaga e costruisce>>.
Il fatto è che abbiamo bisogno delle intuizioni del mistico come delle intuizioni dello scienziato. L’umanità è sfavorita quando manca una delle due. Carl Jung disse:
La natura della psiche penetra in luoghi oscuri ben al di là della nostra comprensione. Contiene altrettanti enigmi di quanti ne contiene l’universo con i suoi sistemi galattici, davanti alle cui configurazioni grandiose solo una mente priva di fantasia non ammetterà la propria insufficienza… Se quindi per le esigenze del su o cuore, o in accordo con l’antico insegnamento della saggezza umana, o per rispetto del fatto psicologico che le percezioni <<telepatiche>> avvengono, chiunque dovesse giungere alla conclusione che la psiche, nei suoi domini più profondi, partecipa di un tipo di esistenza al di là del tempo e dello spazio… allora la ragione critica non potrebbe controbattere con l’argomento del <<non liquet>> della scienza. Inoltre, avrebbe il vantaggio inestimabile di conformarsi ad una tendenza della psiche umana che è esistita da tempo immemorabile ed universale. Chiunque non tragga questa conclusione, per scetticismo, mancanza di coraggio, esperienza psicologica inappropriata, o ignoranza avventata… ha invece la certezza indubitabile di entrare in conflitto con la verità del suo sangue… L’allontanarsi dalle verità del sangue genera inquietudine nevrotica… L’inquietudine genera l’insensatezza e la mancanza di significato nella vita è una malattia dell’anima, la cui piena estensione e piena portata la nostra era non ha ancora cominciato a comprendere.
Molte grazie.
Bene, questo era il mio discorso per gli scettici di Pasadena.
Siccome non sono mai stato invitato, non l’ho mai pronunciato.
Michael Cricton
IO ADESSO… di Ridha Chtorou
by Duncan on mag.01, 2010, under Ispirazione, Misticismo, Poesia, Simbolo

Ridha Chtorou, ex detenuto a Sollicciano.. e ancora prima una lunga storia.. persona che negli anni ha fatto un percorso interiore profondissimo.. che lo ha reso qualcosa di molto vicino a un mistico…
Voglio condividere con tutti coloro che entreranno in questo Territorio.. una sua poesia scritta in un momento di altissimo coinvolgimento emotivo e spirituale, in un luogo bellissimo.. posso dire dove? Va beh.. lo dico. Era a Firenze, di fronte alla statua di Lorenzo il Magnifico.. a un certo punto ha vissuto uno di quei momenti di Eroico Furore che sono il magma incandescente e la fucina della vera arte.
IO ADESSO
Nell’oscuro sentiero del cuore ho scavato
Trovo una terra illimitata
Di giorni senza notte
Eruppe un nuovo mondo
Estranea al mio come era
Cantai con voce di tuono
il segreto dell’essere io
nel silenzio che chiama
l’abbandono di se stesso
e scopre il reale
che è la visione del mondo
per vedere oltre il visibile e
scendere nell’interiore abisso
vado oltre il tempo e la vita
su ali sconfinate
eppure sono ancora uno
con le cose nate e non nate
ma con l’ardore e la gioia salirò
verso l’infinito, di gradino in gradino
tutto mi apparve nuovo
il cielo di oggi è la terra di ieri
e il cielo di oggi sarà la terra di domani
il passato e il futuro si fondano nel presente
e io vivrò l’attimo, poiché l’attimo è eterno
cosi lascio il mio pensiero
percorrere l’universo
carico di benevolenza
diffondendo pensieri d’amore
io non so che avverrà poi
in questo mondo oscuro
se avrà o non avrà fine
il dolore dell’universo
e se le stesse speranze
d’assetato di giustizia
saranno o meno appagate
ma io credo d’essere legato
ad un solo destino
assieme a miriade di vite
nel consegnarmi perdutamente all’amore
che spero conduce il mondo ./.
22/04/2010
Chtorou Ridha
OGNI COSA E’ ILLUMINATA
by Duncan on apr.24, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Misticismo, Resistenza umana, Simbolo

Tempo fa lessi questo testo. E fu una voragine di sensazioni. Era qualcosa che andava al di là stesso di quello che era scritto, ma penetrava nell’energia appassionata di chi l’ha scritto. Come un rullo di tamburo penetra la notte noi siamo il battito pulsante dei nostri giorni.
E questo battito pretende passione.
Una spessa coltre di cemento soffoca il nostro respiro fino a impedire di abbracciare il fiume della vita. E poi le parole, le mille definizioni, il gioco degli specchi che riflettono il nulla. Ma anche un deserto ha valore se gli si dà un nome, e anche se senza nome diventa Deserto.
Alcuni si mettono su una torre a sognare un mondo di eletti e a vedere il resto come massa animale da disprezzare. Teorie spirituali-politiche arroganti e volgari. Altri dicono che il Sacro è in ogni cosa, come una corrente serpeggiante. Che c’è una bellezza profonda anche dietro le voragini del dolore. Che la nostra stessa materia è permeata di musica.
Questo testo di Jacopo Fo è semplicemente meraviglioso, ma è per chi cala le saracinesche e prova buttarsi dal monte per vedere se “partono” le ali. Per chi invece cerca solo conferme o nemici può essere un pò indigesto.
Siamo imprigionati in clan orgogliosi e autoreferenziali, in un dibattito statico, stanco e morto. In contrapposizioni cadaveriche, in cartellini da timbrare, ruoli ed etichette. E ognuno sceglie il suo Nemico. Perchè ha bisogno di un parodia per dare senso ai prorpi dogmi. E pensieri clericali, ortodossi, dogmatici.. si contrappongono anime stanche, disilluse, che non credono in niente, e nel non credere ne fanno una bandiera e una difesa. Tra idolatrie chiesastiche e disincantamento del mondo Guelfi e Ghibellini si nutrono a vicenda, complici dello stesso inaridimento esperienziale, della stessa mancanza di Orizzonte che li accumuna. A imposizioni sulla vita si oppongono idolatrie della scienza, a visioni di Dio usate come randello il culto della materi inerte e morta e della vita come caso di atomi.
Contrapposizioni forzate, giochi di sette, parole d’ordine e slogan. C’è chi dice che l’amore non esiste perché vendono l’ipocrisia e la violenza edificate sulla parola amore. Si fa lo stesso con tutto ciò che è ricchezza spirituale e trascendenza. Rigettando dogmi, chiese e aristocrazie religiose non fanno poi il passo ulteriore, e restano avvinghiati alle macerie di un laicismo esasperato, di una vita ridotta alla sola e esclusiva dimensione materiale, alla rinuncia al Senso delle cose.
Mi piace il testo di Jacopo Fo non perché è un testi perfetto; ma perchè è una appassionata chiamata allo Stupore per la Bellezza del Mondo. Perché è la testa che esce del sacco e si riappropria delle parole e dell’Incanto, dell’Oltrepassamento. C’è un Valore più alto nelle cose. C’è se vuoi vederlo. Se scegli di crederci. Se scegli di aprirti ad esso.
E non mi importa se lo chiami Dio o se non lo chiami in nessun modo. E non mi importa da dove vieni, che radici hai, che vestiti porti e che strade prenderai ogni volta che sorge il sole. Non mi importa se non ti capirò mai.
Lo senti quando l’amore ti possiede, o quando sei divorato dal dolore. Piegato in due e buttato nel fango, col sangue che cade dal naso sarai ancora più innamorato che mai. In ogni parabola del vento,
nei segreti abbracci che vendicano la notte, nelle corse senza respiro lo senti. In ogni cancello a tripla chiave, nei sotterrani e nei lager, in ogni atomo del dolore lo senti.
Negli occhi che ti spalancano il cuore lo vedi.
E non c’è nulla che sia veramente indegno o perduto. Nessuna vita che sia da buttare e che non abbia valore. Anche il più piccolo, smarrito, ferito degli esseri umani brilla di infinito splendore.
E’ in tutto ciò che ci fa rialzare e resistere quando tutto sembra perduto.
Volete chiamarlo Dio?
Quali nomi volete usare?
Volete abolire ogni nome?
Lo senti nel tuo corpo nudo nel momento dell’orgasmo?
Sentinella, a che punto è la notte?
Da qualche parte.. qualcuno ha scritto.. OGNI COSA E’ ILLUMINATA.
PS: vi lascio al testo di Jacopo Fo, ma lo premetto con una citazione di una delle parti migliori di esso..
“Friedl Dikers-Brandeis era internata nel campo di
sterminio di Therensiestadt e lì riuscì a convincere
il direttore a lasciarle tenere dei corsi di pittura
per i bambini prigionieri. Lei morì in quel lager. Ma
era riuscita a infondere la passione per l’arte a quei
bambini prima che venissero uccisi. Alcuni suoi
allievi sopravvissero e due bimbe divennero poi grandi
pittrici.
Prima di morire lei scrisse:
“Oggi una sola cosa mi sembra importante: risvegliare
il desiderio verso il lavoro creativo, renderlo
un’abitudine e insegnare a superare le difficoltà, che
sono nulla a paragone di questo obiettivo per il quale
si lotta.”
Io non posso non vedere nell’esperienza di questa
donna l’esistenza di qualche cosa di misterioso e
sublime e tremendamente positivo che permea la realtà
in ogni suo possibile frammento. E dà la forza ai
granelli di sabbia di resistere integri alla crudeltà
del mondo.
Perché se non ci fosse questo Sacro in ogni atomo del
tuo corpo non potresti spingere la tua anima oltre i
limiti del dolore.”
————————–————————–————————–————
ti vorrei chiedere di realizzare un piccolo
esperimento. Prova a immaginare che non siano mai
esistiti preti barbosi, chiese, crociate, papi e
inquisizione.
Prova a guardare la questione senza la paranoia delle
Wanna Marchi e dei santoni col Rolex.
Guarda semplicemente la tua vita.
Non ci vedi la magia scorrere a fiumi?
Per magia non intendo superpoteri esp ciupa ciupa
paranormali e iniziazioni tantriche. Intendo solo e
unicamente quel sale della vita, quella magia del
semplice, dell’imprevisto, di un sorriso, di una
coincidenza.
Se tu hai amato non puoi non esserti stupita della
fragranza delle sensazioni d’amore. Della infinita
perfezione della sensazione delle dita che si toccano
seguendo un ritmo che risuona nelle ere.
Se tu ti sei commossa davanti a un’opera d’arte non
puoi non aver percepito che la qualità che pervade
l’emozione artistica ha dentro di sé una misura, un
profumo, che trascende la banalità di un mondo fatto
solo di meccanismi chimici.
E’ Magia.
Magia pura.
Tutto è magia pura. Non esiste nient’altro.
Io NON credo a un Dio incarnato, a una entità pensante
nel senso umano del termine.
Io semplicemente osservo che esiste una qualità negli
eventi e nella materia che è assolutamente divina e
magica.
E’ un discorso che nega in blocco tutte le religioni e
le ritualità.
Io non vedo in questo mondo solo il roteare degli
atomi.
Io vedo in ogni mio giorno di vita che questa
esperienza di essere qui mi apre alla possibilità di
sperimentare meraviglie.
Vedo un mondo governato dalle emozioni e dalla
bellezza. Un mondo che cresce e si diversifica
seguendo incredibili vie e dando forma a creature e
eventi fantastici.
Il mondo è nella merda perché la gente è passiva, non
vive. Se il popolo fosse disposto a emozionarsi,
ragionare, agire, potrebbe cambiare il mondo in una
settimana. La fonte della passività umana è proprio
l’assenza del senso del sacro.
Abbiamo bisogno di affermare un nuovo umanesimo
razionalista che si fondi sullo stupore per la vita
come fondamento di una visione che non può accettare
che 10 milioni di vite ogni anno vengano recise dalla
fame.
Questa società assassina e folle, inquinata e
puzzolente, che mangia cibo spazzatura e scopa poco e
male, questa società volgare, sessuofoba e
pornografica drogata di shopping e di ansiolitici,
alcolizzata e cocainomane non ha rimorsi, non
inorridisce davanti all’enormità dell’orrore perchè è
totalmente sprovvista del senso della sacralità del
mondo.
Non ha rispetto.
Proprio perchè non vede nlla oltre ai corpi e ai
sassi.
Ma non è stata capace di uccidere Dio lo ha solo
trasformato in un regista di reality show.
La vita è ridotta a un cumulo di cause e effetti,
acquisti e drammi senza né capo né coda. Non c’è un
disegno divino, una missione individuale, un dovere
sociale, un’aspirazione superiore. Non c’è niente
altro che denaro e vantaggi spiccioli.
E questo deserto filosofico e emotivo è il blocco che
impedisce agli umani di esaltarsi per il solo fatto di
esistere, emozionarsi per i tramonti, prendere la vita
appieno, farla propria, viverla.
E’ questa mancanza di SENSO DELLA VITA a far sì che la
gente non abbia dignità, non si ribelli, non sia
solidale, innamorata, artistica.
Una razza di suicidati spirituali che non hanno il
coraggio di pensare a quando la loro vita finirà (di
certe cose non si parla mai, è maleducazione come
grattarsi e sbadigliare).
Una società di pazzi che fingono di essere immortali
guardando ogni giorno l’agonia di 100 morti ammazzati
in tv.
Allora io lancio il mio sasso.
Il concetto dell’esistenza di Dio spogliato da
religione, peccato e gerarchia.
E mentre ne parlo mi rendo conto che è vero.
Che per anni mi sono negato la possibilità di usare
certe parole perché erano state rapite e violate dai
preti e dagli inquisitori.
E mi accorgo che per la mia mente QUESTO NUOVO
concetto di Dio è un balsamo perché mi permette di
dare un nome, un posto nel mio vocabolario a quanto le
religioni hanno negato da secoli: l’esistenza di una
qualità libera e gioiosa dentro le cose.
E dico Dio ridendo, perché è assurdo parlare di Dio.
E dico Dio ridendo perché solo nel ridere
incontrollato è possibile entrare in comunicazione con
il vuoto mentale che è Dio dentro di noi (solo la
mente che muore dal ridere comprende la grandezza del
concetto di Dio. Se dici Dio con la faccia seria stai
parlando di un’altra cosa).
Dico Dio Orgasmo, perché oltre che durante la risata
anche durante l’orgasmo (lo dicevano le religioni
matriarcali) entri in comunione con la Dea, quando
perdi il controllo della mente razionale mentre il
piacere, il languore e l’emozione dell’orgasmo ti
travolgono.
Dico Dio Blasfemo, un Dio che si diverte oscenamente
donando apparati sessuali pruriginosi ai censori. Un
Dio che sghignazza guardando le loro anime.
Io affermo che voglio giocare al gioco che si chiama
“Dio esiste e si diverte a mandare in culo i piani dei
malvagi”. E ogni giorno apro i giornali e mi diverto a
cercare di scoprire dove il Grande Frattale Burlone si
è divertito a creare danni primari ai bari di
professione.
Mi piace guardare il mondo e vederci dentro la
bellezza, scolpita in ogni atomo.
Certamente dovrò affrontare prove dure durante la mia
vita. Ma se Dio vorrà potrò continuare a condividere
la bellezza del mondo.
Questo è credere in Dio? Non lo so.
In realtà non mi interessa cosa sia.
E’ qualche cosa che è nella mia mente e che vedo
intorno a me.
E cito quel che ho scritto altrove:
Friedl Dikers-Brandeis era internata nel campo di
sterminio di Therensiestadt e lì riuscì a convincere
il direttore a lasciarle tenere dei corsi di pittura
per i bambini prigionieri. Lei morì in quel lager. Ma
era riuscita a infondere la passione per l’arte a quei
bambini prima che venissero uccisi. Alcuni suoi
allievi sopravvissero e due bimbe divennero poi grandi
pittrici.
Prima di morire lei scrisse:
“Oggi una sola cosa mi sembra importante: risvegliare
il desiderio verso il lavoro creativo, renderlo
un’abitudine e insegnare a superare le difficoltà, che
sono nulla a paragone di questo obiettivo per il quale
si lotta.”
Io non posso non vedere nell’esperienza di questa
donna l’esistenza di qualche cosa di misterioso e
sublime e tremendamente positivo che permea la realtà
in ogni suo possibile frammento. E dà la forza ai
granelli di sabbia di resistere integri alla crudeltà
del mondo.
Perché se non ci fosse questo Sacro in ogni atomo del
tuo corpo non potresti spingere la tua anima oltre i
limiti del dolore.
Io sono contrario al dolore. Lo odio. Il dolore
distrugge. Ma osservo che persino il dolore ha almeno
un aspetto positivo: nulla come la capacità umana di
resistere al dolore e continuare a sperare e lottare
dimostra, in modo egualmente chiaro, l’esistenza
misteriosa di una divinità che permea tutto.
Chi ha sofferto sa che esiste un momento nel quale non
hai più nulla, non sei più nulla. Non esisti più, il
dolore ti ha ridotto a pura materia morta.
Eppure, anche allora, Dio solo sa come, ti trovi
ancora ad avere la forza di essere.
E magari di pensare a qualche cosa di perfetto come il
profumo dei fiori. O un dipinto.
Questo è Dio.
La Dea.
La Forza del mondo.
Non fa miracoli, non manda figli, né profeti, né
Maestri, né Messia.
Non è interessata in nessun modo alle tue preferenze
sessuali, politiche, religiose.
Esiste su un altro piano. E’ il mistero buono del
mondo.
La struttura stessa delle particelle sub atomiche è
basata su un semplice meccanismo che sottintende
un’attrazione verso nuove combinazioni e privilegia i
salti evolutivi.
Si tratta dell’idea antichissima dei saggi Taoisti che
lessero nella realtà l’ordine di un sistema binario e
scoprirono che la struttura stessa di questo sistema
era intimamente buona perché “conteneva” le premesse
di un’evoluzione verso livelli superiori di
complessità.
Dio non è un’entità staccata che crea un universo e lo
governa.
Dio è la legge che presuppone la possibilità
dell’universo di esistere.
Dio è la qualità geometrica nascosta nel frattale che
permette, unendo migliaia di segmenti uguali, di
ottenere un’immagine globale enormemente più complessa
(evoluta) rispetto al frattale (mattone) iniziale.
La differenza tra un frattale e un comune mattone e
che con il mattone puoi costruire un mattone composto
da centinaia di mattoni (un parallelepipedo) oppure le
forme più strane, indifferentemente.
Con un frattale invece, grazie unicamente alla sua
forma particolare, non potrai MAi costruire un
frattale più grande, composto da migliaia di pezzi che
riproducono la forma del frattale originale. Il
frattale combinandosi con altri frattali uguali da
vita soltanto a disegni più complessi.
Il cavolfiore è un esempio di frattale. Ogni
pezzettino è un cavolfiore in miniatura. E l’intero lo
ritrovi in ogni parte.
Ma il cavolfiore nel suo complesso appartiene ad
un’altra classe di complessità e diventa un’unica cosa
con le radici e con i centri unificati di controllo
delle funzioni vitali del vegetale. Il cavolfiore nel
suo complesso è molto di più della somma dei suoi
componenti.
Chi è completamente ateo vive in un mondo dove la
somma dei singoli elementi è uguale alla grandezza dei
numeri sommati.
Io vivo in un mondo dove l’intero è sempre superiore
alla somma degli elementi che lo compongono.
Un mondo che tende a creare sinergie, salti quantici,
evoluzioni, coincidenze, analogie, costanti nei
rapporti di grandezza.
Un mondo fantastico dove è possibile soffrire ma
annoiarsi è un crimine.
JACOPO FO
la più alta Giustizia
by Duncan on apr.14, 2010, under Misticismo, Poesia, Simbolo

Ridha Chtorou è una persona con una vita segnata da esperienze profonde, radicali e durissime alle spalle. Una fortuna che adesso ho l’onore di conoscere di persona. Negli abissi del dolore riuscì ad andare al di là del buio ed aprirsi ad altre dimensioni della realtà.. a un senso sacro e divino di tutto ciò che esiste… Le sue poesie sono meravigliose. Eccone una delle ultime che ha scritto e che mi ha inviato.
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MOHAMED,CRISTO E MOSEI
Profeto,messia e messaggeri
Poeti, filosofi e plasmatori di
Fede antiche in altre terre
Io non oso andare oltre
Se prima non ho riconosciuto
Con tutto il rispetto
Quando avete lasciato
Sparso nel mondo
Dico che tutto
Terre e stelle del cielo
Hanno per fine la religione
Dico che nessuno nome è mai stato
Devoto la meta del dovuto e
Dico che nessuno ha pensato
Quando divino sia il credo
Te conosciuto o sconosciuto
Che cosa cerchi, cosi pensoso e muto?
Di che cosa hai bisogno?
Ascolta caro figlio, ascolta la premessa
È ardua amare all’eccesso
La giustizia nell’ingiustizia
Eppure è una cosa, che soddisfa ed è grande
Mio camerata
Perché tu condividi, con me due grandezze
E una terza che cresce e
Le include più risplendente
La grandezza della giustizia, dell’amore e
La grandezza della religione
Tutto possiede gioie spirituali
Che poi libera
Il cammino verso l’infinita vita
Come può le giustizia divina
Morire ed essere sepolte?
Ogni elemento della vera giustizia
Della giustizia vera
D’ogni uomo e donna
Si sottrai alle mani
Dei pulitori di cadaveri
E moverà verso più degne sfere
Portando ciò che ha accumulato
Del momento della nascita a quello della morte
Guardate attraverso gli vittime
impulsi religiosi raggiungono il mondo
impulsi del mondo puntualmente rispondono
e infine è arrivata
la giustizia del dio divino
perché si lotti insieme
mentre passa per i solidi
premi dell’universo
perché quelli che lei offre
chiunque può perseverando
vincerli
Ridha Chtorou
15.02.2010
L’anima dell’acqua
by Riyueren on apr.09, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Misticismo, Simbolo
Leave a Comment more...I Segni dell’Autunno: Scorpione
by Alpha Scorpii on nov.16, 2009, under Misticismo, Simbolo
![Johfra-Bosschart-Scorpio3x4.5@150[1] Johfra-Bosschart-Scorpio3x4.5@150[1]](http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/Johfra-Bosschart-Scorpio3x4.5@1501.jpg)
E’ il mio Segno, sono nato il 29 Ottobre, ed è uno di quei Segni di cui tutti sembrano sapere tutto e subito: se dici “Io sono Scorpione”- scatta subito la diagnosi: “Ah, allora sei vendicativo”, “Ah, te lo raccomando lo Scorpione!”, “Ah, gli Scorpioni sono di cuore… sembrano tremendi ma poi so’ pezzi de pane”, e così via. Oppure, semplicemente l’espressione allarmata: “Iiiiiiih!”. Bene. Perché tutto questo? Innanzi tutto, basti pensare a che regione del Corpo lo Scorpione governa: plesso sacrale, genitali, basso intestino, coccige. Si chiama osso sacro, perché si crede che da lì parta la Resurrezione del Corpo. Ma il culo è il massimo del profano, nel linguaggio corrente, però è anche la Fortuna! Nasciamo tutti dalla vagina, com’è noto: lì dove avviene il Piacere, e così vicino anche agli escrementi, si viene al Mondo. Lì c’è il Piacere, ma anche la Dissolutezza. E se pensiamo a quante cose si dicono dei genitali, capiamo molto dello Scorpione: i genitali sono quasi sempre nascosti, ma se ne parla tantissimo: come i boss praticamente! Un tipo cazzuto è uno in gamba, ma un testa di cazzo è tutt’altro. Una figata è una cosa eccitante, ma un fregnone è uno scemo. Una cosa pallosa è noia, ma avere le palle è bello, è forte. Soprattutto, un coglione paradossalmente non è uno che “ha i coglioni”, ma il contrario! Ma allora, se si dice tutto e il contrario, com’è sto Scorpione? Beh, innanzi tutto bisogna guardare la sua posizione sulla Ruota: VIII Segno, subito dopo la Bilancia e prima del Sagittario. Da Ariete a Vergine l’Anima va verso il Mondo, la Bilancia media e stabilizza la Pace, il Mezzo. Lo Scorpione rinnova lo slancio cosmico rimettendo in moto l’Energia: negando la Pace Bilancina, mettendo in discussione il Giardino Tranquillo dell’opposto Toro (i Segni di Marte smuovono quelli di Venere: Ariete-Bilancia, Scorpione-Toro), lo Scorpione è quella freccia che dalla M di Materia si erige contro l’Entropìa, andando verso le altezze, le stesse a cui mirerà poi la freccia del Sagittario subito dopo. Ma mentre il Sagittario è tutt’uno busto umano e corpo equino, nello Scorpione c’è ancora un elemento di contrasto, di sfida, di gradiente interiore. Dai Gemelli allo Scorpione, c’è il Dramma Umano. Lo Scorpione vive di conflitto, e prende forma lì. E’ l’Eroe che esiste solo nella Sfida, perché non ambisce alla Pace anche se lotta col Male. In effetti, generalmente gli Scorpioni sono sempre in moto: basti guardare gli attori del Segno: da Alain Delon a Charles Bronson, a Di Caprio, a Scamarcio, tutti eroi maledetti. E grandi teatranti e mattatori: Gigi Proietti, Bud Spencer, Benigni, Verdone, Anna Marchesini, la Littizzetto- spesso anche decisamente sbilanciati sull’argomento Sesso: la Marchesini col personaggio della sessuologa, la Littizzetto e Benigni notoriamente sboccati e irriverenti. Spesso, lo Scorpione ha un carisma innato e non riconducibile a un preciso tratto: Gigi Proietti è simpatico a prescindere da cosa effettivamente si mette a fare. Infatti, salvo Ascendenti bellocci (Bilancia, Toro, Leone e affini), o Veneri bellone, gli Scorpioni hanno una bellezza atipica, o addirittura una splendida bruttezza. Ulteriore similitudine coi genitali: i genitali tecnicamente, gusti a parte, non sono una parte del corpo rinomata per la bellezza, ma per l’eccitazione che danno. E i personaggi storici? A bizzeffe: Vlad Dracula, tanto per cominciare, ma anche Bela Lugosi che interpretò Dracula e si convinse di essere lui; ma anche Paganini, Benvenuto Cellini, Picasso. Sempre violenti, gli artisti Scorpione. Questa ‘violenza’ è l’opposto del Toro: il Toro è Capitale, Denaro solido, Recinto, Giardino, Sicurezza, Pascolo; lo Scorpione è il Guerriero Errante, il Nomade del Deserto (i popoli Arabi sono collegati allo Scorpione, tant’è che hanno molto Petrolio: una fonte di Energia originata dalla putrefazione fossile di antichi microrganismi sotterranei, e che genera Luce e oggetti, ma anche veleni e scorie). E se di Luce parliamo, ricordiamo anche tutti i personaggi carismatici in Bene: svariati santi, ad esempio, fra cui Sant’Agostino. Il saggio Erasmo da Rotterdam, anche. Medici pionieri, come Christian Barnard, l’inventore moderno del trapianto di cuore. Questo Movimento continuo è frutto dell’alchimia che si crea fra i Pianeti governatori del Segno: Marte e Plutone come per l’Ariete, ma mentre l’Ariete ha anche un’esaltazione del Sole, lo Scorpione questa solarità la ha solo, diciamo, in trasparenza: è il Sole lavico di Plutone, l’Energia nucleare interna. Nello Scorpione è esaltato Mercurio, lo stesso pianeta che nei Gemelli aveva creato la Dialettica. Quindi Energia, Mascolinità (Marte e Plutone sono proprio, alla lettera, Fallo e Testicoli), e Movimento continuo. Plutone è ovviamente Signore della Morte, il che genera tutte le leggende “nere” su noi Scorpioni: in fondo sotto questo Segno ci sono le festività macabre, e la Natura “muore” simbolicamente, e avviene la Semina: la Morte apparente è una gigantesca Fecondazione.
Fra l’altro, le doti rigenerative dello Scorpione sono famose: si pensi a Maradona, che passa dal successo al coma all’obesità a un ritorno in forma implausibile, e di nuovo successo: la fibra Scorpione è fenomenale, ed è il classico soggetto che ha la panza finché eccede e magna e beve e sprezza il salutismo, ma appena si dà una regolata (in genere vedendosela brutta) perde 10 kg ed eccelle in qualche sport nel giro di due mesi. Sono risorse profonde, di rigenerazione da Wolverine.
Tutti gli Scorpioni hanno a che fare col Drago, con i tesori custoditi dal Drago.
Negli uomini, è più facile: essendo uno dei 4 Segni ipervirili (Ariete, Leone, Scorpione e Capricorno, lo Scorpione è il solo Segno d’Acqua a non essere governato da pianeti femminili: è Acqua nel senso di Emotività, ma governato da pianeti di Fuoco), tutto sommato un uomo Scorpione se la vive bene, sfumando a seconda del gusto e delle inclinazioni dal tipo Scorpione-guerriero o Scorpione-maledetto, o Scorpione-potere, o Scorpione-provocatore: avremo quindi lo Scorpione marziale (Dracula), il Dylan Dog-Di Caprio (versione meno marziale e più oscura), il Boss (Totò Riina, ma anche Bill Gates) o il Benigni. A proposito di boss, la cosa tipica del mafioso è che ha moventi strani: in effetti, spesso lo Scorpione attribuisce un senso speciale alle cose: magari non ti uccide perché gli hai fregato la moglie, ma perché gliel’hai fregata “in un modo che non sta bene”. I moventi dello Scorpione sono sempre interessanti e strani. Anche Charles Manson è uno Scorpione, la parte peggiore del Segno. Nelle donne invece, le cose si fanno più complicate: personalmente, non sono mai riuscito ad avere un rapporto armonioso con le donne Scorpione, al limite come amiche sì, ma come amanti o fidanzate, di rado. La donna-Scorpione ha una mente complessa, vive tutto il conflitto basilare del Segno, che è quello fra Intelletto e Istinto, e anche fra Male e Bene. Ecco, qui apro parentesi: alcuni Segni sono decisamente passionali ma poco intellettuali (Ariete, Leone, Sagittario, Cancro…), altri molto mentali e poco sentimentali (Gemelli, Aquario, Vergine…): lo Scorpione è tutte e due le cose, non è ne’ soltanto spontaneo ne’ soltanto intelligente. E se in un uomo questo può tornare affascinante, creando il “macho intelligente” o il “tenebroso astuto”, nella donna dà luogo ad una strana miscela di sensualità, puritanesimo imprevedibile, cinismo, passione ed aggressività. Qui si nota che la donna Scorpione è l’alter ego della Vergine: proprio come avviene nei Paesi Arabi, c’è un conflitto intimo fra Nascondimento, pudore, Ombra, e Sensualità. E se, di nuovo, in un uomo può inclinare, toh, per gli occhiali da sole perenni e gli amori segreti, in una donna può manifestarsi come una sensualità tormentosa e sempre oscillante fra passioni smodate, colpe strane, periodi di astinenza e periodi di erotismo sfrenato. E’ nota anche la tendenza psicosomatica del Segno ai sintomi sessuali o basso ventrali: in effetti, lo Scorpione ha come cartina di tornasole quasi sempre le funzioni sessuali o la digestione, o la gola per opposizione al Toro; a volte, i sintomi cardiaci per noncuranza verso la Salute e eccessi vari. Nelle donne, spesso si hanno mestruazioni irregolari e fastidi al colon; negli uomini, il centro gravitazionale sul Sesso può andare da fastidi e sintomi venerei, a perplessità sessuali varie, fino ad una enorme ma sano interesse per il Sesso. Meglio se uno Scorpione accetta di essere incentrato sulle energie sessuali, facendosene uno stile e una ragione, magari proprio come quegli attori che dicevamo prima, che sul Sesso costruiscono il personaggio- oltre a Benigni e i comici maliziosi nostrani, anche Larry Flynt, Helmut Newton e Robert Mapplethorpe, tre pornografi, sono Scorpioni. Una donna Scorpione non potete scandalizzarla, non potete stupirla se non in un modo: volerle bene. Gli Scorpioni, uomini o donne che siano, hanno un unico punto debole: una tenerezza infantile, combattuta sempre fra il bisogno di Passione di cuore e la consapevolezza del Lato Oscuro delle cose, che impedisce di essere pienamente ingenui. Allora quando allo Scorpione gli si vuol bene con candore, inizialmente lo si trova spiazzato, e può diventare anche aggressivo (del tipo “Oh, che cerchi di fare? Guarda che sono tremendo io!”); poi, questo può lasciare il posto alla sorpresa di avere un’oasi di affetto benigno e pulito in una vita quasi sempre movimentata, aggressiva, bisognosa di avversari e di situazioni anomale- bisognosa, spesso, di mostrare sempre se stesso nella versione più ostica possibile. Una volta un maestro spirituale mi prendeva in giro:
diceva che sono uno che se fosse vegetariano, ci terrebbe a far sapere che è perché odia le piante, non perché gli fa brutto mangiare un animale (non sia mai, per uno Scorpione par meglio passare da feroce che da bonaccione). Citando Sartre: “Perché cerchi sempre di strappare ciò che ti sarebbe dato volentieri?”- “Per essere sicuro che mi sia dato con sgarbo!”. Davanti ad un macho dark-Scorpione, o davanti ad una vampira fatale-Scorpione (uomo o donna che sia, quindi), la cosa migliore è spiazzare tutto questo teatro drammatico con un affetto sincero e semplice. Ha effetti portentosi. A tal riguardo, i Segni che meglio aggirano tale facciata Scorpionica sono i Gemelli (che sfottono l’aura terribile dello Scorpione), il Leone (che è così puro, nella sua egopatia, che difficilmente gli si può voler male, e dissolve molte ombre dello Scorpione) il Sagittario (che è diretto e dinamico e su tante tortuosità proprio sorvola) e i Pesci (che sono così masochisti e fluidi da essere inattaccabili dall’aculeo dell’aracnide). Il miglior Scorpione è quello “solare”, che è cosciente dell’Oscurità ma non la asseconda in modo nichilista, anzi: è un Guerriero della Luce che conosce bene le Tenebre. Non a caso le fasi dello Scorpione sono riassunte in tre simboli: lo scorpione, il serpente e l’aquila. Cioè, lo Scorpione autodistruttivo, lo Scorpione conoscitivo e lo Scorpione guerriero elevato. Allora somiglia ad una versione più tenebrosa del Leone: ha l’eredità dell’Ombra ma è solare.
SATORI
by Duncan on mag.23, 2009, under Disciplina, Misticismo, Poesia, video

“Lui è inafferrabile come il pesce della fonte
che spicca un salto. Lui non dipende da niente.
Lui è libero. Lui vive come un pesce nell’acqua
che non si può afferrare con le mani, tanto più
lo si insegue, tanto più fugge via. Non cercatelo.
Lui è accanto ai vostri occhi. Abbiate fiducia in voi
stessi. No lasciatevi distogliere da nessuno dalla
via. Se incontrate un Buddha uccidetelo. Se
incontrate i Patriarchi uccideteli. Questo è il mezzo
con il quale vi renderete liberi e vi riscatterete dalla
servitù dlele cose. Rendetevi indipendenti dalle cose.
E’ dieci anni che sono qui e non ho ancora visto
un vero Uomo. Sembrate una banda di incatenati.
Sorgete, perché questo è il tempo.”
LIN-CHI
Il Satori è l’esperienza definitiva. Il Satori è l’esperienza scardinante. Il Satori apre le porte. Il Satori è l’attimo della Rivoluzione.
Il Satori è l’esperienza suprema dello Zen. L’Alpha e l’Omega. L’alba del Cominciamento.
Potrete trovare migliaia di conoscitori dello Zen che non parlano in questo modo di ciò che io intendo come Satori.
Anche nello stesso ricettacolo Zen molti ormai non credono che qualcosa come il Satori sia possibile. Ma, noi non stiamo parlando semplicemente di Zen qui. Non è il mio scopo. Satori allora non comeesperienza unica e esclusiva di un determinato mondo. Ma come immaginee visione di un Evento che, sotto svariati nomi, e sotto radici econtesti diversi, è sempre esistito e sempre esisterà. Noi usiamo ilsuo nome, appoggiandoci a una tradizione che conosciamo. Ma il lettoreattento andrà al di là del nome che diamo alle cose, per cogliere ilcuore e riconoscere lo spettro che vive ovunque. Perché, alla fine deigiochi, qui non si parla veramente di Zen, ma di uomo, vita,rinascita. Oppura, meglio mettersi un blocco di cemento in bocca.
Innanzitutto Satori è la credenza nella possibilità di un atto di fuoco che scardini le montagne. Dell’illuminazione istantanea. La gran parte delle scuole meditative orientali crede nell’illuminazionegraduale. Un lento, cioè, progredire nella purificazione mentale, che,nei decenni, o ancor di più, nelle vite, porterà, scalino dopo scalino, alla illuminazione. Le scuole radicali dello Zen, ma è una concezione presente anche in tutt’altri orizzonti, credono nella illuminazione istantanea. In una esplosione atomica, cioè, che in un istante frantumi lo speccio e porti al Born Again, la Rinascita, la re-conquista della tua “natura originaria”, del “volto che si ha findall’inizio dei tempi”.
L’esperienza del satori ha analogie con esperienze che nel corso della storia si sono epresse in altri cammini spirituali. Satori è un temine cinese. Ma la parola giapponese Kensho ha lo stesso significato. La storia delle religioni comunque riferisce di una moltitudine di forme di esperienza mistica.
Alcuni parlano del folgorare di una verità nuova e inaspettata, altri di acquisizione di un nuovo sguardo. In quanto incommensurabile non si può trovare una definizione del Satori di cui essere soddisfatti. E’ una esperienza che porte a tutto un altro livello di esistenza, che non lascia quasi niente intatto della vecchia personalità. Niente sarà più lo stesso di prima. Si parla della fine di un lungo esilio, di un tenace oblio della nostra autentica essenza. iL Satori è la riappropriazione del proprio retaggio originario. Frequente è la
sensazione di coloro che si sono appena risvegliati, di comicità o sbigottimento, quasi di incredulità per non aver capito prima, <<era così facile, bastava solo allungare la mano>>. Già, ma ciò chesembra così facile al Risvegliato, sembra lontano anni luce dallaconsapevolezza dell’uomo ordinario soffocata in ogni suamanifestazione vitale.
Lo sguardo nella propria natura originaria non è possibile senza l’oltrepassamento del muro concettuale della consapevolezza ordinaria:
“Wumen ci dice quanto è meravioglioso l’oltrepassamento della muraglia e vivere la via del Satori. Se la porta è superate la pace definitiva è raggiunta. Tu puoi toccare come essenza vivente il vecchio maestro Chau-chou. Tu vivi in comunione con tutti i maestri Zen. Che meraviglia! Che magnificenza”
Alcuni testi clasici distinguono tre punti centrali nell’esperienza mistica:
1- IL GRANDE DUBBIO (daigi)): l’elevata tensione, colleegata con un’estrema e incessante concentrazione.
2- LA GRANDE MORTE (daishi): un’improvvisa espansione dellaconsapevolezza che racchiude l’intero universo nell’esperienza diabbandono di corpo e spirito”.
3- LA GRANDE GIOIA (daikangi): il ritorno nel mondo con una fondamentale comprensione dell’unità di tutte le cose, accompagnata da sensazioni di gioia e amore.
Un esempio concreto di questi momenti lo torviamo nella descrizione che Hakuin fa del raggiungimento del suo primo Satori:
“Improvvisamente emerse in me il GRANDE DUBBIO. Mi sembrò di gelare in un campo di ghiacio estendentesi per miglia e miglia, mentre dentro di me vi era un senso di estrema traspearenza. Nessuna possibilità di andare avanti o indietreggiare; rimasi com eun idiota, come un imbecille. Talvolta avevo la sensazione di volare nello spazio. Per diversi giorni restai in quello stato. Una sera, udii il suono di una campana del convento, e questò bastò a produrre in me uno sconvolgimento. Fu come s se si fracassasse un bacino di ghiaccio o e crollasse una casa fatta di giada. utti i dubbi e le incertezze di
prima si disciolsero come nubi al sole. Gridai: <<meraviglia! Non esisste una nascita o una morte da cui si debba scampare, non esiste un sapere supremo che ci si debba sforzare diconseguire. Tutte le complicazioni, presenti e passate, tutti imillessettecento Koan, sono tali, che non vale nemmeno la penaesporli>>.”
Attraverso il Satori anche il carattere è ribaltato. Non è un semplice fuoco che si accende e poi si spegne. Ma è la Grande Vertigine. Il definitivo rivolgimento della personalità.
Come ho detto all’inizio, ciò che mi propongo è di far emergere la potenzialità trasformatrice di questo genere di esperienze a prescindere dal rispetto di condizioni e presupposti specifici. A me più del nome interessa “il rivolgimeno in quanto tale”, “l’apertura degli occhi in quanto tale”; anche andando al di là di questioni terminologihe o di rigidi criteri di appartenenza. Non è importante il nome Satori, ma che sia preso seriamente in considerazione un altro livello esperienziale, che gira su coordinate e movimenti che sono anni-luce rispetto al normale tono vitale.
Esistono “porte”, oltrepassate le quali viviamo in un altro livello di consapevolezza? Esiste un altro mondo oltre a quello che noi viviamo(crediamo di vivere) ogni giorno? E se esiste siamo sicuri che questo
mondo è meno reale di quello “ordinario”? Lo Zen ci dice che questo mondo c’è. ma non è collocato in un’altra dimensione dello spazio e del tempo. E’ sempre il mondo in cui viviamo, se veramente lo viviamo.
La vita, come realmente viene vissuta, non sarebbe vivere il mondo così com’è, la realtà com’è. Ma sarebbe una forma di “tradimento” dell’essenza delle cose, dell’essenza della vita. Viene a proposito la lapidaria affermazione che spesso i saggi e i mistici delle tribù pellerosse rivolgono a quelli che inquadrano le loro esperienze di allucinazione e di estasi come stati allucinatori. Loro sostengono che in realtà il loro è un procedimento, un rito di de-allucinazione.
Paradosso delle cose è il loro essere il contrario di come appaiono. La realtà autentica, l’unica realtà sarebbe quella vissuta armonicamente con tutte le forme della creazione, nella massima maturazione delle nostre facoltà ed emozione; come avviene nel Satori.
Per ultimo voglio sottolineare una assonanza ricca di potenti sviluppi. le antiche esperienze della mistica trovano concordanza con le ricerche più recenti della psicologia transpersonale di Maslow e Assagioli. L’assunto Zen trova sempre più una maffiore conferma: OGNI PERSONA POSSIEDE LA NATURA DEL BUDDHA; e quindi può fare le esperienze di risveglio. Esperienza sulle quali hanno detto parole importanti, tra gli altri, Ouspensky e William James. Per questi autori la nostra normale coscienza di veglia, quella che noi chiamiamo razionale, non è che un tipo di coscienza; tutto intorno alla quale giacciono forme potenziali diverse, separate dalla coscienza normale da una pellicola sottilissima. Possiamo attraversare l’intera vita senza sospettarne l’esistenza. Se però si esercita lo stimolo appropriato, si entra in contatto con tali forme nella loro completezza. Le esperienze che noi chiamiamo Satori sono analoghe a quelle che nella psicologia trasnpersonale sono definite: “Peak experiences”, “esperienze di
vertice”.
Il lettore attento avrà campito che siamo lontani da una visione ascetica ed antivitale del Risveglio, come poteva essere il Nirvana per il Buddismo originario. Il Satori diventa un momento di culmine, una Epifania. Che porta a una celebrazione della vita, oltre ogni limite, nella massima intensità concepibile. E’ la catarsi, la potenza esplosia che reintegra lo Spirito nel Mondo e fa si che l’uomo viva al massimo ed esprima totalmente le sue facoltà, qualità, sensi
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Pensavo, credendo di essere vivo
vedevo l’Essere, il Signore del mondo;
non era realtà, solo apparenza credendo
in ciò che non è.
Solo cullato dall’illusione,
scambiando l’oscurità per la luce,
l’apparenza per realtà.
Seguivo la via, la strada era falsità;
avevo percorso molto cammino;
pur andando avanti la mia rincorsa era a ritroso.
Guardavo le persone, ascoltavo me stesso.
Avvicinandomi alla meta mi allontanavo da essa:
progredendo nella conoscenza
accrescevo la mia ignoranza.
Non persi la speranza e perseverai
fidandomi di colui che mai abbandona l’allievo.
Salivo cadendo in basso.
Non capivo e la mia sapienza si accresceva.
Soffrivo e la mia sapienza s accresceva.
Soffrivo e il mio animo si rallegrava.
Fui abbandonato, non ero compreso, ma non
ero più solo.
La mia caduta fu completa.Ero moribondo.
Ma sttavo vivendo per la prima volta.
Ero rinato. La mia notte divenne in giorno.
La mia mente iniziava a vedere con l’anima.
La mia mente sentiva col cuore.
Caddero le ombre dagli occhi, e allora capii
che tutte le promesse non sono mai state tradite.
(Anonimo)
Sogno, visione, ricordo, o …
by Bjori on mar.21, 2009, under Misticismo, Poesia
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L’anima era stordita. Si ritrovava in un luogo che non conosceva, che non aveva scelto, o non sapeva di averlo fatto, ma che in un certo modo comprendeva.
Doveva recuperare, doveva andare avanti, doveva superarsi, doveva fare tante cose, ma adesso attendeva.
Era stordita, ma com’era possibile che da un momento a un altro si ritrovava li…era come se qualcuno l’avesse strappata anzitempo dalla sua esperienza precedente. Ma di essa l’anima non ricordava nulla, sapeva ma non ricordava.
Era un po brutale l’anima, una che sapeva il fatto suo, che s’era probabilmente gestito la propria esperienza senza tanti scrupoli, prendendo quello che poteva, strappandolo e senza grandi rimpianti, ma con un certo senso d’amaro in bocca e con una certa consapevolezza: quella non era la pace…ma poi cos’è questa pace…essa l’ignorava.
Qualcuno le diceva che un corpo le era stato affidato e l’anima cercava di evaderlo…voleva quella libertà che solo un corpo senza pesi e limiti può avere, e poi il cambiamento le faceva paura, l’ignoto.
La scelta però era già stata compiuta e anche se non voleva accettarla, sapeva di non avere scelta. Quella voglia di evasione, però, non cessava.
In un certo momento si vede entrare in un piccolo buco al di sotto del corpicino che gli stava davanti, era come un imbuto, come un vortice, ed ecco li dentro.
Quel corpo era così piccolo, così stretto e così angoscioso…dalla libertà in una prigione angusta.
E il disagio sale, e l’angoscia sale, e l’anima si contorce li dentro, e si dimena e cerca di scuotere quel corpo,ma niente, esso non si muove di un centimetro.
E cerca di liberarsi, di fuggire, ma sa, sa che sarà costretto a rimanere li per molto tempo, molto tempo. Alla fine si rassegna.
Ed è proprio allora che egli e il corpo diventano una cosa sola, una cosa unita, e non si dimena più, ed è una prima accettazione, un primo momento di pace tra l’anima e il corpo… e poi…e poi…e poi….???????
Una carrozzina e cinque persone attorno ad essa. Dentro l’anima e il bambino. Le facce non sono limpide, esse sono un misto di corpo e anima, un espressione dell’essere e delle sue ombre, e delle sue inclinazioni.
All’anima non piace quello che vede…”ah che brutta gente”, esclama.
Una donna anziana lo prende in braccio…il suo sorriso esprime cattiveria.
“Lasciatemi, lasciatemi”, continua a gridare l’anima, in modo brusco…se potesse li prenderebbe a grosse parole, li direbbe chi sono in realtà e se ne andrebbe lontano…sì, lontano, via, via…si guarda intorno, ah uno è un po diverso…”questo si può salvare”…
Ah, quel corpo così piccolo, così debole e scoordinato, non potente…ah se potessi…”aspettate che diventi grande, ch..che ve la faccio vedere io”…
E l’anima guarda fuori.
Tra il balcone al primo piano e la strada lontana sembra si possa camminare, come?…solo un anima può sapere…con gli occhi dell’anima si può vedere…e l’anima va, adesso si vede grande e va…libera va, prepotente va, verso cosa non sa, ma la novità l’attira, la fa sentire libera, le fa paura, ma sempre libera, va…verso un immagine offuscata…verso il futuro…
Dopo questa proiezione, sente che il suo destino sta la fuori…allora si sente in pace…allora inizia a dimenticare…allora si inizia ad accettare..una seconda accettazione, un secondo momento di pace tra l’anima e il corpo…
E inizia ad espandersi entro il corpo, sente con lui, vive con lui… e una sensazioone di intorpidimento…non vuole, vuole, dimentica…i ricordi svaniscono…lentamente la coscienza dell’anima svanisce.. inizia ad apprendere e a comprendere…ma questo non lo sa, questo lo sa…….
DEDIZIONE SUPREMA
by Duncan on mar.06, 2009, under Disciplina, Misticismo, Resistenza umana

Fratelli della notte, sapete ancora quando le mie mani si pigiano su
questa tastiera per scrivervi deliri notturni, castronerie, riflessioni, o rifilervi pietruzze, facce dimenticate, testi scritti da saltimbanchi e saggi.. mi diverto.. mi diverto ancora.. e accadrà sempre..
Qui non si chiude mai Compagneros.. c’è sempre un porticina cui c’è
scritto..
“ti stiamo aspettando”
L’altro giorno stavo leggendo Repubblica. Era un numero insulso, come molti di questi tempi. Essendo andato sul “vasetto” per legittimi
stimoli (ma chi lo stabilische che siano “legittimi”?), avendo sotto mano solo il giornale, ed essendo quella una “posizione” ideale per leggere, un momento davvero “catartico”, e.. avendo già letto quasi tutto prima..mi butto nelle poche pagine rimaste “intonse” (wow.. che parola ragazzi.. intonse.. già questa parola vale il prezzo del biglietto.. ditela ai vostri amici, finalmente vi inviteranno alle feste come fenomeni da baraccone), tipo sport, spettacoli. Finito lo sport, vado a spettacoli e leggo l’intervista ai membri di una giovane Rock band emersa da pochissimo negli USA, KINGS OF LEON…
L’intervista è uguale a milioni di altre… ma ecco.. prima della conclusione, un passaggio, un pezzetto che merita.. Messo là, nel buco delle chiappe del giornale, letto solo perché ero costretto dalla
posizione-zen-evacuante colgo l’unico passaggio di una edizione della
Repubblica che poteva benissimo essere totalmente riciclata come carta pulisciscarpe..
Le pepite le troveremo in mezzo a tanto fango molto spesso, e avranno veste disadorna, e sovente saranno così in incognito, che stenteremo a riconoscerle, e anche adesso molti diranno “tutto qua?.. ci hai rifilato questa frittata mista di neuroni per spiattellarci questa minchiata?”
Intanto vi riporto il passaggio..
Premessa. Questi tipi, i ragazzi componenti della band, non sapevano
suonare..Non erano i classici ragazzi che hanno sempre suonato, fin da piccoli..la maggior parte di loro non sapeva suonare..
In qualche modo, non sono riuscito a capire come, forse con qualche
geniale furbata.. riescono a firmare il primo contratto per il loro primo disco, senza che quasi nessuno di loro sapesse suonare, tranne il cugino di chi racconta la vicenda a quanto pare..
Cosa fanno allora?
Riporto il pezzo:
“Certo i nostri inizi sono stati curiosi. Jared non aveva mai preso
in mano un basso in vita sua, Caleb non aveva mai visto una chitarra e Matt aveva preso si e no due lezioni di musica. Ma pensavamo lo stesso di potercela fare. Quando abbiamo firmato il nostro primo contratto per un disco, per realizzarlo abbiamo fatto così: abbiamo preso nostro cugino, ci siamo chiusi in cantina e non siamo usciti per un mese, nostra madre ci portava da mangiare. Alla fine del mese avevamo le nostre prime canzoni pronte”.
Lo sentite quello che sento io, dannati bucanieri, pendagli da forca,
pirati del Vascello Fantasma?.. Lo sentite?…
Questi hanno imparato a suonare in un mese! Hanno scritto le loro
prime canzoni in un mese!
Impariamo da tutti..che siano ragazzotti americani non cambia la
questione. Tutti ci possono insegnare. Il Maestro non sempre si rivela
come concreto saggio illuminato, ma è negli angoli dei libri, nelle
canzoni stonate, nel programma bolso e ritrito, in quel tipo pazzoide
che ti fa gli stornelli sul tram.. e ti regala, quell’intuizione violenta, quella frase urticante, quella immagine che risveglia il tuo magma.
“Misteriose sono le vie dell’insegnamento.. ” sempre occhi aperti,
orecchie aperte…perché ogni giorno passano “flussi”, piccoli trenini
elettrici, con un vagone letto tutto speciale, e dentro un orologio a
cipolla, di quelli che ti regalava il nonno.. e una idea, o un senso
di fiducia, o solo un giro di boa prende piede.
Ma torniamo dalla nostra band di ragazzotti americani talmenti assurdi
e ingenui che non hanno pensato che ciò che volevano fare era
“impossibile”. O forse non c’era nessuno lì così saggio da dissuadergli e da dirgli, “per il loro bene” s’iintende, “Ragazzi, avete fatto la cazzata.. adesso non dite bestialità, che in un mese non imparate nemmeno a fare le canzonette da fiera, figurarsi incidere un disco, con “vostre” canzoni.. ora andate da quelli della Major e gli dite di scusarvi, che avete esagerato, che siete giovani e un pò irruenti, l’avete sparata grossa, di capirvi.. e se vi va bene magari non mi appioppano neanche la penale..”
Dio ci risparmi questi dispensatori di saggezza..:-) Mi ricordo quel film di Aldo, Giovanni e Giacomo, “Chiedimi se sono felice”, dove quando Giacomo combina un danno enorme a Giovanni, che gli aveva chiesto di stare un pò vicino alla fidanzata in sua assenza, e quella poi (davvero un classico di queste storie) si mette con lui.. il terzo amico, Aldo, lo implora..
“Giacomo, mi raccomando, se ti chiedo di farmi un favore.. NON
FARMELO! NON FARMELO!”..hahahaha..
Questi ragazzaccii marinascuola e con le loro stanze piene di cianfrusagli inutili, “senza l’ombra di un quattrino” (queste mitiche
frasi che i mille topolino letti da bambini ci hanno insegnato..) si sono segregati in una cantina per un mese, FULL IMMERSION TOTALE, a malapena mangiare e dormire (E andare al bagno). Per un mese non hanno visto la luce del sole. E quando sono usciti fuori, avevano nelle mani le loro canzoni..
Fortuna che non c’era nemmeno il filosofo buddista a predicare il non
“estremismo” e la saggia e equilibrata “Via di mezzo”. Buon per loro
che non c’era neanche lo psicologo che ti fa la lezione sui “traumi
derivanti da eccessivo sforzo”, sulla “necessità per i giovani di non
barricarsi fissativamente su qualcosa per evitare complicazioni
sociopsichiche e fenomeni di disagio”, e sulla indispensabilità di “un
sonno adeguato allo sviluppo di un ragazzo”. Mancava anche il prete
vecchio stampo (tipo lefebrviani, ma non solo) che ammoniva ai rischi
che il rinchiudersi per un mese solo tra maschi potesse ingenerare
peccaminose tendenze omosessuali..
Insomma mancava tutto il Circo Barnum e questi si sono barricati come topi di scappamento in questa cantina piena di pericoli nascosti e coccodrilli nani, hanno sbarrato le porte esterne e hanno detto:
“USCIREMO DI QUI SOLO QUANDO AVREMO IMPARATO A SUONARE!”
Suonano le trombe, ma quanti ascoltano…
Quante cose poniamo in empirei territori iperbolici perché ci vediamo
sempre con quello stesso ritmo.. e siamo abituati a misurarci e a
misurare con le “velocità” e le “capacità” che scorgiamo in giro. E il
nostro limite del possibile è talmente ben codificato, in uno spettro
di ampiezza già dato, che noi neanche.. anche solo per gioco..
IMMAGINIAMO…
Ma se ci dessimo dentro, con tutto quello che portiamo con noi,
giocandoci tutta la posta, cosa.. cosa non potremmo fare?
Cose di questo genere già altre volte hanno nutrito la mia anima…
Io ho sempre chiamato questo mondo…LA DEDIZIONE SUPREMA..
Baggio in giovanissima età ebbe un incidente tremendo alle gambe. I
migliori chirurghi del mondo gli dissero “sarai già fortunato se riuscirai ad imparare a camminare decentemente, quanto a giocare, scordatelo, non esiste UNA possibilità, neanche una su un milione..” E
questo glielo dissero TUTTI i chirurghi del mondo. Per tutti Baggio era uno sfortunato ragazzo con un grande futuro davanti, diventato per sempre Chimera. Ma complice il suo carattere testardo fin dalla nascita, un periodo di rivoluzione spirituale e l’incontro con una forma particolare di Buddhismo, LUI CONSACRO’ SE STESSO NELLA
BATTAGLIA SUPREMA..
Quella di cui l’I-KING dice “Solo le anima nobili possono attraversare
la Grande Acqua”.
Coinvolse tutti gli strati e le risorse del suo essere. Poteri fisici e mentali.
Si allenava ogni giorno. Con un’applicazione e una intensità bestiali.
Meditava ogni giorno. Visualizzava la guarigione ogni giorno.
Respirava in un certo modo ogni giorno. Ci furono giorni che arrivò a
meditare per dieci ore di seguito! E si allenò fisicamente andando oltre la soglia del dolore. Passarono mesi e mesi, e poi sappiamo cosa
è stato Roberto Baggio. Probabilmente il più grande calciatore italiano di tutti i tempi.
Lessi una volta la biografia di uno scrittore che riuscì a creare il libro della sua vita, il suo gioiello, pur essendo prima molto “bloccato”, con dieci fantastici mesi di disciplina e passione. In cui scriveva sempre, imparava a memoria brani di libri, riscriveva pezzi famosi a modo suo, si abbeverava delle migliori fonti.
Questa è la DEDIZIONE SUPREMA.
Quanto è forte il potere del tuo Cuore?
Fino a dove riuscirai a spingerti?
Quando dirai basta.. e quanto invece riuscirai a rialazare le tue gambe, mosaico di strazio, e rimetterti a camminare.. e riazarle
ancora, e ancora.. anche se qualcuno ha suonato la campana..?
Da questo nei Tempi Antichi venivano riconosciuti i Guerrieri dello
Spirito.
Il loro Cuore li rendeva più grandi della Vita.
Quanto riesci a dare per quello che ami? Sai amare fino a farti male,
fino a prendere il peso più grande perchè l’altro sia felice, per il semplice fatto che senti amore?
Un antico Maestro un tempo disse:
DONA TUTTO TE STESSO, SOLO COSI’ NON AVRAI MAI RIMPIANTI.
Quando noi ci consacriamo a qualcosa – questo è un punto importante – il nostro impegno non è una mera “sommatoria”. Non si tratta solo di un accrescimento “quantitativo”, ma l’intensità dell’applicarsi e del darsi se portata fino a un certo livello determina un “Salto”, il passaggio ad un altro livello, un mutamento “qualitativo”..
A tal proposito mi torna ora alla mente il grande saggio indiano
Patanjali. Patanjali è un gigante nella storia dello Yoga, che visse
intorno al 400 a.c.. Scrisse un’opera monumentale e capitale, gli Yoga Sutra. E un’opera che molti considerano un tesoro meraviglioso nella storia dello spirito umano.
Ecco, lessi una volta, del tutto casualmente, un brano meraviglioso
della sua opera, che non ho più dimenticato.
Questo brano adesso lo condivido con voi…dopo questo post notturno e delirante dedicato alla DEDIZIONE SUPREMA.
Alla fine, un video, dedicato ai PEACEFUL WARRIORS, ai Guerrieri di Pace come voi.
“Quando sei ispirato da un grande proposito,
da qualche progetto straordinario,
tutti i tuoi pensieri oltrepassano i loro confini.
La tua mente trascende le limitazioni,
la coscienza si espande in ogni direzione
e ti ritrovi in un nuovo, grande
mondo meraviglioso.
Le forze, le facoltà e i talenti addormentati
Si ridestano, ed ecco che diventi
Una persona molto, molto più grande
Di quel che avevi osato sognare.”
PATANJALI (III-I sec. A.C.)







