Born Again

Musica

You are the voice

by on dic.09, 2010, under Ispirazione, Musica, video

Un pezzo stupendo.. pieno di ispirazione..
Prima del video, inserisco il testo della canzone tradotto..
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TU SEI LA VOCE
Abbiamo la possibilità di voltare pagina
Possiamo scrivere quello che vogliamo scrivere
Dobbiamo farlo
Prima di diventare più vecchi
Siamo tutte figlie di qualcuno
Siamo tutti figli di qualcuno
Quanto tempo ci possiamo guardare
Dietro la canna di una pistola?
Sei tu la voce, provo a capire e ti capisco
Fa’ un rumore, fallo chiaro e forte
(Oh Oh Oh Ohooooh)
(Oh Oh Oh Oh Ohooooh)
Non rimarremo seduti in silenzio
Non vivremo nella paura

Questa volta sai che possiamo rimanere uniti
Con il potere del poter essere forti
Credendoci, possiamo migliorare le cose
Siamo tutte figlie di qualcuno
Siamo tutti figli di qualcuno
Quanto tempo ci possiamo guardare
Dietro la canna di una pistola?
Sei tu la voce, provo a capire e ti capisco
Fa’ un rumore, fallo chiaro e forte
(Oh Oh Oh Ohooooh)
(Oh Oh Oh Oh Ohooooh)
Non rimarremo seduti in silenzio
Non vivremo nella paura

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Ricordando Andrea Parodi

by on nov.28, 2010, under Bellezza, Musica, video

 

Questo è un post che è nato totalmente inaspettato. Eppure ho sentito una improvvisa spinta a scriverlo, e l’ho assecondata. Casualmente capito in una pagina internet dedicata ad Andre Parodi, grande artista e cantante dei Tazenda (http://web.tiscali.it/andrea.parodi/)… e una improvvisa commozione mi assale. Io non lo conoscevo bene Andrea Parodi. Per la prima volta lo vidi nello stesso momento in cui seppi dell’esistenza di questo gruppo sardo, i Tazenda.. ossia quando cantarono insieme a Pierangelo Bertoli, sul palco di Sanremo, la immensa “Spunta la luna dal monte”.

Anni e anni dopo, lo riscoprii ascoltando alcune delle sue più belle canzoni. E poi seppi della sua morte… E furono soprattutto le immagini tratte dal suo ultimo concerto che mi si impressero nella memoria. Fisicamente era quasi irriconoscibile.. tutta la corporatura tonica e muscolosa, gran parte della fisicità.. era stato dissolto dalla malattia che lo stava consumando. Non aveva più i capelli. Lui che aveva sempre avuto una rigogliosa capigliatura, una criniera.. senza più capelli. Si sentiva la sofferenza che aveva per potere fare anche le cose più semplici.

Eppure quando quella sera cantava i suoi occhi brillarono di una forza interiore straordinaria. Una energia di passione e amore che lo rendeva, anche allora, forse addirittura allora più che mai.. un autentico Guerriero, un autentico Leone.

E quando fece una dedica all’amore con parole bellissime, e vidi la moglie tra il pubblico che piangeva, mi scoprii ad avere anche io gli occhi umidi.

Si potrebbero dire tante altre cose su Andrea Parodi. Ma a me bastò quella serata.. quel momento unico per capire chi era. E allora anche io, oggi, voglio ricordarlo. In punta di piedi, senza cose roboanti.. con un post, questo post appunto, un video, e, prima del video una lettera dedicata a lui, davvero molto bella, che ho letto in quel sito di cui prima vi parlavo (http://web.tiscali.it/andrea.parodi/) e che voglio condividere con voi.

Di seguito la lettera e il video..

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OTTOBRE 2006Addio…Andrea. Sei andato via con la stessa forza e dignità che ti hanno sempre contraddistinto. Sei andato via a mo- do tuo…in silenzio…lo stesso silenzio che ognuno di noi creava nello ascoltare le tue canzoni, la tua voce. Ho preferito scrivere oggi, a distanza di tempo dalla tua scomparsa, perché allora era troppo semplice; facile farsi trascinare dall’onda dell’emotività collettiva, facile essere pronto a scivere qualcosa, qualunque cosa, pur di dire qualcosa. Non ti conoscevo personalmente e non ti conoscevo come molti ti conoscono, ma anch’io, come altri, ho bisogno di parlarti. Se ho amato la mia lingua, quella sarda, nelle canzoni…lo devo a te e al tuo gruppo di allora: i Tazenda. Erano gli anni dei Sanremo, ma soprattutto del primo dove cantasti “Spunta la luna dal monte” con Pierangelo Bertoli. Pensai al vostro coraggio e alla doppia sfida: cantare in “limba” e con un porta tore di handycap. Erano gli anni del malcelato bigottismo, dei falsi pudori e anti-pudori, delle rivoluzioni linguistiche per celare i disagi della convivenza con la diversità; i primi scontri su cosa era meglio sintatticamente utilizzare e quale aggettivo era meno offensivo. Ma voi, ve ne eravate fregati altamente. E’ grazie a quella canzone e ai suoi inaspettati sviluppi che oggi amo le canzoni cantate in “limba”. Molti ti hanno conosciuto e troppi non ti conoscono, ma ho fiducia che tanti come me facciano ascoltare le tue canzoni per amarle almeno la metà di quanto le amiano noi. Ascoltare “Non poto reposare” accanto alla donna amata e dedicargliela…magari cantandola…è un’es- perienza unica che sicuramente provoca emozioni e tanti nodi in gola. Quella voce, unica, poetica, è come l’ingrediente segreto in cucina: va conservato gelosamente perché è l’arma vincente. Ho sentito varie interpretazioni, ma nessuna è paragonabile a quella di Andrea Parodi…nessuna! La tua dignità e il tuo valore di artista e di uomo l’hai trasmessa con la musica e con la dialettica, in ciò che dicevi e in ciò che pensavi. E, quella stessa dignità, l’hai voluta tua compagna fino alla fine. Tanti di noi dovrebbero prenderti come esempio, tanti di noi dovreb- bero imparare che la dignità non è negli abiti che indossiamo ma è nel come li indossiamo. Vorrei dire tante cose, ma rischie- rei di dire cose dette e stradette, perciò mi sento di dire una sola cosa ancora…una cosa che viene dal profondo, sincera, onesta, pulita: GRAZIE! Grazie per aver dato tanto in così poco tempo, per aver insegnato a tanti di noi il rispetto per una lingua troppo spesso svilitta dagli stessi giovani, per aver rega- lato al mondo una voce e un uomo unici.

Gabriele Martis

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C’E’ UN GRANDE GRANDE SOLE DURO

by on nov.19, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Musica, Simbolo, video

Sentii per la prima volta questa canzone, la canzone che adesso sentirete anche voi, solo qualche anno fa, nel meraviglioso film di Sean Penn, IN TO THE WILD, basato sul romanzo di John Krakauer, Nelle terre Estreme, in cui viene raccontata la vera storia di Christopher McCandless, un giovane che subito dopo la laurea abbandona la famiglia e intraprende un lungo viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere le terre sconfinate dell’Alaska, dove troverà la morte.

Mentre guardavo questo film, in una fredda notte romana, in un semivuoto cinema romano, sentii la mia anima allargarsi, e fare capolino quella matta sete di libertà, quello spirito eroico che in quei giorni era molto bastonato da un periodo grigio catrame. E fa ancora più male in tempi di meriggio come quelli, il doloroso ritorno allo stadio “ordinario”, così lonano dal brivido sulla pelle, dal sogno e dalla gloria. Da quella gloria che è ribellione al mondo, e semplicemente piedi nudi sul cornicione.

La rammento adesso quella canzone.. che dopo sangue e sudore non è più solo chimera stratosferica, perché adesso i giorni non sono più di meriggio, il Grande Sole ancora deve sorgere, ma i piedi camminano verso la Libertà. Ora ci credo.. posso crederci..

E riprendo questa canzone, nella sua versione originaria di Indio (Gordon Peterson), mentre quella presente nel film era di Edd Veder.

Prima del video, inserisco la traduzione di questa canzone. C’è una tale immensità in queste parole, nell’amore trascendente e carnale e di nuovo trascendente di nuovo carnale e poi trascendente che esse manifestano.

Lo senti il sapore della Gloria?

Arriverà un momento in cui dovrai cimentarti. Un momento in cui i tuoi vestiti prenderanno fuoco, e almeno una volta oserai.  Un momento in cui sfiderai te stesso e il mondo, e da questa sfida capirai cosa è l’amore più alto, e sfuggirai dagli inferni ad aria condizionata, e da una vita inchiodata al binario.

E dopo aver camminato scalzo, tanto da avere sangue ai piedi..

vedrai al zarsi un Grande Grande Sole Duro..

e saprai cosa sono le Terre Selvagge.

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Quando cammino accanto a lei
Sono l’uomo migliore
Quando cerco di lasciarla
Torno sempre indietro vacillando
Una volta ho costruito una torre d’avorio
Per poterla adorare dall’alto
E quando sono sceso per essere lasciato libero
Mi ha preso dentro di nuovo

C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e durod

Quando viene a salutarmi
Lei è la grazia ai miei piedi
Quando vedo il suo fascino amaro
Lei me lo getta indietro di nuovo
Una volta ho scavato una tomba in anticipo
Per trovare una terra migliore
Lei mi ha sorriso e ha riso di me
E ha ripreso di nuovo il suo blues

C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e duro

C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e duro

Quando vado ad attraversare quel fiume
Lei è il conforto al mio fianco
Quando cerco di comprendere
Lei apre le sue mani

C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e duro

Una volta stavo per perderla
Quando ho visto cosa avevo fatto
Ero sceso e avevo fatto volare via le ore
Del suo giardino e del suo sole
Così ho provato ad avvertirla
Mi sono voltato per vederla piangere
40 giorni e 40 notti
E ancora il pensiero mi tormenta

C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e duro

 

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MAGNIFICENZA

by on ago.30, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Musica, Poesia, video

E venne la Gloria del Bambino,

e venne il tempo delle pale al vento,

e le nostre mani sconfissero il cielo e la morte.

Portavamo in noi tutto il sangue e i sogni,

ci alzammo per una stagione,

oltre i muri, stavamo sospesi, e colorammo il mondo.

E dio quanto scavai nell’anima mia allora.

C’è un legno spezzato nell’ultima spiaggia,

nell’ultima sera con disegni al finestrino,

nell’ultima pagina di un quaderno con le orecchiette.

E venne il tempo di incrociare le falangi,

percorrendo il tuo estuario fui assalito dalla Gloria,

E Venne il tempo dei serpente e dell’allodola,

saprò mille volte adesso quali sono i nomi delle cose,

e se hanno un nome,

se non lo hanno, glielo darò,

anche i porti prendono fuoco,

la Gloria dilaga..

(questa poesia che scrissi tempo fa non è la traduzione della canzone degli U2 di cui ora metto il link, anche se la scrissi mentre la stavo ascoltando)

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NON VOLTARTI

by on lug.25, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Musica, Poesia, Resistenza umana, Simbolo, video

Ciro Campajola, persona che conosco da poco e dalla vita durissima ed estrema, è a mio parere uno dei più grandi poeti viventi. E per essere tali non è importante quante persone ti conoscono. Lui ha un bel pòd ipersone che lo conoscono e lo ammirano. Ma anche se fossero solo due, non cambierebbe. Non è il consenso e la fama che fa la poesia. Alcune sue poesie sono agglomerati di dolore, urla, passione e amore che esplodono.. alcune sono lussureggianti e violente, drammatiche e colossalli.. mai dome… Oggi voglio pubblicare questa che non è tra le sue più tragiche e violente, ma è pregna di un senso di riscatto e di speranza. Quindi in primo luogo è essa la protagonista d’onore di questo Post. Poi, per quei giochi di assonanze, rimandi, connessioni e contaminazioni che a volte amiamo fare su questo sito.. metto anche la traduzione (e il testo originale) di una canzone memorabile che questo testo di Ciro Campajola mi ha fatto vennire alla mene.. WALK ON.. VAI AVANTI.. degli U2.. Una canzone sulla speranza, sulla fuga da mondi impossibili e da prigionie del corpo e dello spirito, sulla fede che porta avanti, sull’amore che è l’unica cosa che veramente hai, l’unica cosa che ti tiene in piedi..

“E l’amore non è una cosa semplice,

l’unico bagaglio che puoi portare.

E l’amore non è una cosa semplice,

l’unico bagaglio che non puoi  portare,

è tutto quello che non puoi lasciare indietro”.

A tutti voi che lottate per la vita e per i vostri sogni e le finestre che si aprono sul cuore..

ANDATE AVANTI..

per te che arranchi nel freddo senza passato per un futuro che sempra chimera..

VAI AVANTI…

per te che hai conosciute orge di demonie oscuri giorni, tenaglie ai polsi e alle mani, e ora cammini sul Grande Sentiero..

NON VOLTARTI.

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NON VOLTARTI

Non voltarti
perché oltre all’evidente buio del presente
vedresti estendersi mute ed assolute
le nebbie di un passato mai passato
che ancora ha la forza per tirarti a sé
che ancora devasta con il suo dolore
il vuoto trascorrere di un inutile tempo
di un oggi che beffa il tuo ieriCome giovani spiriti
seguivamo impavidi le rotte del desiderio
raccogliendo gli inebrianti frutti del nostro vivere
trascinati nostro malgrado
dal vorticoso vento della libertà più vera
più sofferta
per sentire la vita
il sangue scorrere nelle vene
sentire l’immane sforzo
di mettere a nudo le nostre anime selvatiche e ribelli
la parte più nascosta delle nostre solitudini

Non voltarti
non cercare occhi di comprensione
dove gli sguardi ti penetrano l’anima
giudicando il tuo vivere sincero e generoso
come arbitri assoluti di una vita addestrata
con l’arroganza di chi sa di possederti
come burattinai timorosi del sincero
come trappole mortali per generosi

Guarda avanti
segui il tuo istinto
la tua natura
fregatene di “come funziona”
fregatene di “come vogliono”
di “cosa vogliono”
lasciati trasportare dal profumo dei tuoi pensieri
dei tuoi desideri

Vola in alto
oltre le miserie di una vita data per scontata
fa del tuo cammino una cosa per te meravigliosa
un’eterna poesia dell’anima
fallo per te

Quando anche la sofferenza ricorda gioia
il futuro è solo vita da vivere con pienezza
con entusiasmo
giorno dopo giorno
attimo dopo attimo
fino in fondo
libero dal ricatto di qualunque giorno

Guarda avanti
lasciati rapire dal sacro vento della tua libertà
assapora l’importanza di essere nuovamente vivo

Urla il tuo amore sconfinato
in faccia ad un mondo di fantasmi senza anima
vestito solo della propria avidità
della propria ipocrisia
del proprio cinico egoismo

Guarda avanti
oltre la sottile linea del concreto
del momento
e ritroverai con te stesso
il senso del tuo esistere

Guarda avanti

A Alyna

Ciro Campajola
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VAI AVANTI

E l’amore non è una cosa semplice

L’unico bagaglio che puoi portare

E l’amore non è una cosa semplice…

L’unico bagaglio che puoi portare

E’ tutto quello che non puoi lasciare indietro

 

E se l’oscurità ci mantiene in disparte

E se la luce del giorno sente come è lunga la via d’uscita

E se il tuo cuore fragile è stato rotto

E per un secondo ti volti indietro

Oh no, sii forte

 

Vai avanti, Vai avanti

Quello che hai loro non possono rubarlo

No, loro non possono neanche sentirlo

Vai avanti, vai avanti…

Stai sicura questa notte

 

Tu prepari i bagagli per un luogo dove nessuno di noi è mai stato

Un luogo che è stato creduto di essere visto

Tu puoi volarci lontano

Un uccello canta in una gabbia aperta

Che volerà solo, volerà solo per la libertà

 

Vai avanti, vai avanti

Quello che hai non possono negarlo

Non possono venderlo, non possono acquistarlo

Vai avanti, vai avanti

Stai sicura questa notte

 

E lo so è doloroso

E il tuo cuore è in pezzi

E tu puoi solo pretendere di più

Vai avanti, vai avanti

 

Casa…difficile sapere cos’è se non ne hai mai avuta una

Casa…non posso dire dov’è ma io so che sto andando a casa

Che è dove è la ferita

 

E lo so è doloroso

Come il tuo cuore in pezzi

E tu puoi solo pretendere di più

Vai avanti, vai avanti

 

Lasciali indietro

Puoi riuscire a lasciarli indietro

Tutti i tuoi modi

Tutto quello che fai

Tutto quello che costruisci

Tutto quello che rompi

Tutto quello a cui provvedi

Tutto quello che rubi

Tutto questo puoi lasciarlo indietro

Tutte le tue ragioni

Tutti i tuoi sensi

Tutti i tuoi discorsi

Tutto quello che indossi

Tutti i tuoi piani…

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il Principio Speranza

by on gen.12, 2010, under Musica, Resistenza umana, Simbolo, video

speranza

Nei fumi tossici del novecento più plumbeo Bloch elaborò il “principio speranza”…

E non importano le singole argomentazioni e riferimenti, di un pensatore tra l’altro, non sempre facile e articolato. Ma il richiamo alla speranza, come forma di resistenza alle cicliche ondate del pensiero nichilista o dell’amor fati inteso come accettazione dell’inevitabilità dello stato di cose presenti e della inarrestabilità del Fiume della Prepotenza. Speranza ancora più che immagine carica di vita del futuro (cosa che comunque è), è inveramento del presente La Speranza potrà vivere, liberando anche il futuro, se ADESSO accendo la luminescenza in ogni anfratto e jota del mio tempo di oggi, del MOMENTUM. L’eternità avrà una chance se combatto per rendere eterna l’ora presente irragiandola di bellezza, sradicandola dalle atonie dissonanti e sterili, immergendomi in essa con tutta l’intensità possibile. La Speranza si dissemina dovunque l’arte porta alla trascendenza, nei grandi sogni che anche se furono tradito lasciarono un segno nella carne e nel sangue degli uomini. Nei sogni di riscatto popolari, nella musica che ci innalza a vibrazioni superiori, nei primi vagiti di ciò che deve essere. E non è solo previsione o aspettativa.

E’ scelta… VIVERE COME SE.. CI FOSSE DATA LA SPERANZA.. Trovarla soprattutto nel buio, scorgere il sole nelle tenebre…

Battiato in Prospettiva Newskji.. “E il mio Maestro mi insegnò come è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire….”

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Remo Bodei

Il principio speranza di Ernst Bloch Documenti correlati

1 Il punto di partenza di Bloch è che tutti abitiamo questo continente della speranza, che è assai affollato, però è così inesplorato, dice lui, come l’Antartide, per questo “Il principio speranza” di Bloch è una grande mappa di tutti i territori della speranza; e la speranza Bloch la concepisce contro Heidegger, contro il principio della angoscia, se vogliamo chiamarlo così, in quanto, secondo Bloch, non bisogna prendere il mondo così com’è; la speranza ci mostra il mondo in movimento, in evoluzione. Quindi l’idea di Bloch è che la speranza non è semplicemente un premio di consolazione per le disgrazie necessarie della vita degli individui e della storia; la speranza è piuttosto uno sforzo per vedere come le cose stanno in movimento, come si evolvono, quindi la nostra mente non è simile a uno specchio che riflette una realtà ferma, la nostra mente è piuttosto qualche cosa che si inserisce nel mondo della speranza. Se vogliamo usare un’immagine classica della storia della filosofia, quella di Kant, Kant parlava della candida colomba della ragione che pensa che l’aria, che invece sostiene il suo volo, gli possa essere di ostacolo, si potrebbe dire con questa immagine che la speranza è in Bloch l’aria che sostiene la ragione, senza la speranza la ragione non potrebbe volare e senza la ragione però la speranza sarebbe cieca.

2 Nel 1933, poco prima dell’avvento del national-socialismo, ci fu una discussione nel palazzetto dello sport a Berlino tra un rappresentante del partito comunista tedesco e un rappresentante nazista, il comunista entra e comincia a spiegare la caduta tendenziale del saggio di profitto secondo Marx, la gente non capisce niente, magari, aggiunge Bloch, ha detto delle cose vere, soltanto che queste verità non fanno presa, arriva invece il nazista che comincia a parlare in termini mitici della pugnalata alle spalle che gli ebrei e i demoplutocrati hanno dato al popolo tedesco, fa dei discorsi che hanno una grande presa emotiva, usa quei termini come patria, casa, quelle forme cioè di richiamo all’identità delle persone ed esce tra le ovazioni di tutti. Ora, per Bloch il punto, e forse anche per noi, è quello di capire che non si può staccare la razionalità dagli affetti, ma che non si può avere una pura razionalità, un socratismo, per cui basti enunciare il vero perché il vero si raggiunga, né si può avere, come nel caso del national-socialismo, una pura mobilitazione basata su problematiche irrazionali. Quindi il tentativo di Bloch rispetto alla storia del marxismo va controcorrente. Diventando scientifico e cioè per lui dogmatico, si è creduto che il marxismo avesse più successo, ma in questo modo ha dimenticato e lasciato per così dire in mezzo ai rovi, quelle che sono le tendenze degli uomini verso una vita migliore, quello che Marx stesso chiamava il sogno di una cosa. Per questo la rivendicazione della speranza in Bloch non è la rivendicazione di una mobilitazione cieca degli uomini verso una vita migliore che non sanno dove stia, ma è il tentativo di innervare un progetto che ha una base razionale, analitica, di innervare il progetto di queste energie umane che altrimenti si disperdono e si dissipano.

3 Paradossalmente l’utopia di Bloch, o la speranza di Bloch, non riguarda tanto il futuro quanto il presente, nel senso che per Bloch ogni istante può diventare significativo, noi dobbiamo imparare a vivere ogni momento come se fosse eterno: “Cogli l’eternità nell’istante” è un principio fondamentale di Bloch. Naturalmente per eternità non si intende un tempo lungo, gonfiato oltre ogni dimensione finita, per eternità si intende la pienezza dell’esistere, l’eternità riguarda quei momenti d’essere in cui a me sembra di scoprire il senso delle cose, e questo senso delle cose io lo scopro andando al di là dell’oscurità dell’attimo vissuto. Il principio che Bloch ritiene più originale di tutta la sua filosofia è quello di aver scoperto che la nostra coscienza del presente, che a noi sembra così cristallina, così trasparente, è in realtà opaca, e che quindi il presente in effetti è oscuro, o, usando un proverbio cinese che usava Bloch, “alla base del faro non c’è luce”; questo significa allora che noi dobbiamo non proiettarci nel futuro in quanto tale, ma illuminare, attraverso la conoscenza e attraverso la conoscenza della speranza, quello che è il centro del nostro essere, cioè dobbiamo buttare luce, dare senso a ogni momento della nostra esistenza. Questo accade ad esempio attraverso l’arte, attraverso la musica in particolare, dove si ha il massimo di esattezza matematica e il massimo di pathos: questa è una bella illustrazione del principio speranza, la speranza non è soltanto pathos ma è anche misura e quindi la speranza è una forma che mobilita gli animi, come la musica ci può dare questo senso di esaltazione, di tristezza, ma nello stesso tempo questo senso di esaltazione o di tristezza è retto da una struttura matematica rigorosa.

4 In Bloch non c’è il gusto, per così dire, illuministico di rendere tutto chiaro e trasparente. Bloch sa appunto che il nucleo di oscurità che è interno a noi stessi non si potrà mai dissipare; nello stesso tempo però Bloch non cade nel ricatto dell’oscuro, dell’enigma per l’enigma. In Bloch c’è il tentativo di sviluppare, per dirla con Montale “cercano la chiarità le cose oscure”, cioè Bloch cerca di passare dall’oscuro al chiaro senza cancellare gli elementi di oscurità. Se volessimo usare una formula, si potrebbe dire che Bloch col suo insegnamento vuole ridurre queste intermittenze dell’intelletto e del cuore, questa opacità a noi stessi, e moltiplicare questi attimi in cui invece noi incontriamo noi stessi. Infatti il principio speranza ruota attorno a quello che Bloch chiama “incontro con noi stessi”, “Selbstbegegnung”, perché la cosa più strana è che noi siamo in compagnia di noi stessi, ma in realtà è come se non ci incontrassimo mai, siamo sottoposti a tutti questi messaggi, che vengono dall’inconscio ad esempio, del mondo dei sogni e dei desideri, ma questi messaggi non sono chiari nella nostra coscienza. Scopo del principio speranza è quello di cercare di dare un senso a questo nostro vivere a distanza da noi stessi, quindi l’ideale utopico per eccellenza è di ritrovare noi stessi, di ritrovare il senso di noi stessi in una collettività, non un senso solitario. Noi viviamo assieme agli altri e quindi è anche attraverso gli altri che conosciamo parte di noi stessi, il noi diciamo è più ospitale dell’io, l’io però è più proprio a noi stessi, quindi quando noi incontriamo l’io incontriamo anche il noi, e quando incontriamo il noi incontriamo l’io, cioè è soltanto vivendo in questa comunità di tutti gli uomini che l’opera d’arte ad esempio ci mette in contatto con ciò che è più proprio: se io sento una musica di Mozart o di Bach, se guardo un quadro di Raffaello o di Michelangelo, se vedo l’architettura del Partenone, ecco in questo momento ciò che è diventato proprietà comune del noi, del genere umano, mi parla e mi fa incontrare me stesso. (….)

Tratto dall’intervista: “Bloch e il principio speranza” – Napoli, Vivarium, 30 giugno 1994

 

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L’ESERCIZIO DELLA TIGRE

by on lug.28, 2009, under Disciplina, Musica, Resistenza umana

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Davvero in questa calda serata di luglio, appena appena scodellato dalla strada a casa, e ancora acerbo e refrattario al sonno, davvero non ricordo se già, incueata o inculata negli anfratti o nei frattaloni di qualche post vi abbia (io, il presente, il qui medesimo, letamaio dei letamai Sir Alfred Lupmannar Coschier detto Duncan) già parlato dell’esercizio della Tigre.
Se così fosse.. Dio ce ne scampi… mi perdonerete.
O meglio no.. non perdonatemi.. e anzi procedete a una lapidazione
vecchio stile.. pietre grosse e acuminate. Credo di meritarla dopo le
tante malefatte con le quali ho infestato questo pianeta.
Veniamo a voi pards, gringos, buscaderos, guerriglieros, camineros.. e chi più ne ha più ne strametta.. ma mi raccomando.. il thè sia caldo, per domani a colazione. Offro io.. te di ortica amaro e biscottazzi duri na petra al sapore di scorza di cranio.
Andiamo a noi..
L’esercizio della Tigre è una pratica dal retroterra millenario. Sotto cangianti vesti o mutamenti di dettaglio esiste da tempo immemorabile.
La sua origine è orientale. Ma la sua applicazione può essere (es è stata) praticamente ovunque.
Questo esercizio libera e canalizza le tensioni accumulate negli anni nel corpo. Tensioni che, col tempo, si cristallizzano quasi, come blocchi e rigidità, nei tessuti e nelle fasce muscolari. E’ come se le molte rabbie, angosce, “avviluppamenti di intestino”, colpi inaspettati, parole violente e che feriscono.. che ci sono venuti addosso, lasciassero un segno non solo a livello interiore ma anche nel nostro sistema biologio. Parlare di tensioni psico-fisiche allora esprime perfettamente il senso di quello che entra in gioco.
Ma è questo ma non solo questo. A volte è come una vibrazione più alta che non abbiamo mai suonato. Un pugno che non abbiamo mai dato. Un gesto che non abbiamo mai fatto. Un andare fuori righe che non ci siamo mai concessi, sempre così attenti a rispettare lo spartito.
A volte è un urlo..
Questo è un esercizio di liberazione.
Devi immaginare di essere una tigre. Sei alzato e bello eretto.
Cominci piano piano ad agitare le braccia davanti a te, con un fare ritmico, alzi una, la abbassi, e mentre si sta abbassando già l’altra  è alzata. E mentre le braccia si muovono le mani sono come grinfie, che lanciano zampate nell’aria. Mentre fai questo immagini di essere  davvero una tigre, che si muove, si agita, prende coraggio, vigore, mette in moto il suo Sacro Furore. Anche il viso è teso, concentrato, occhi fissi.
Tu immagini di essere una tigre.
Tu senti di essere una tigre.
Tu SEI una tigre.
I movimenti diventano sempre più rapidi, sempre più impetuosi. E’ una accellerazione lenta, ma progressiva. E man mano che alzi e abbassi le braccia; man mano che lanci le tue zampate.. immagini come se con quelle grinfie potenti di tigre frantumassi ostacoli, blocchi, rigidità, paure. Puoi anche vedere cose e situazioni, vicende del passato, momenti dolorosi, rospi inghiottiti, attimi di smarrimento, umiliazioni da parte di altri.
Ma stavolta il gioco è cambiato. Non sei indifeso, non sei alla mercé di nessuno, non subisci.
Ma sei la Tigre Possente che Scuote la Terra. Occhi di fuoco, fierezza indomita, ti muovi danzando e sdradicando ogni ostacolo. E allora puoi immaginare le ombre e i dolori, i blocchi e le catene passate e “vedere” come ogni zampata frantuma tutto.
Continui ad accellerare. Sempre più rapido. Sempre più impetuoso. Stai sudando. Il respiro è accellerato. Quando hai raggiunto il momento dello sforzo maggiore, della velocità più intensa… a un certo punto.. fai esplodere tutto con..
UN URLO FINALE.
Esatto. All’apice della “corsa” e della tensione… tendi il collo, spalanchi la bocca e lanci un urlo con tutta la forza che hai. Urli come non hai mai urlato in vita tua. Come un animale selvaggio nella ùforesta selvaggia. Un urlo primigenio, atavico, titanico, liberatorio.
E’ come se con quell’urlo cacciassi fuori secoli di rabbia, di rospi inghiottiti e di tensioni.
E’ come se sfidassi ogni limite.
Come se alzassi la testa come non l’hai mai alzata.
Come se gridassi al mondo che tu sei quello che sei, e nessuno potrà più legarti mani e piedi, nessuno potrà più farti stare in ginocchio, nessuno potrà più spegnerti.
E’ un urlo un pò folle, un urlo di sacro furore, un urlo di entusiasmo, un urlo di riaffermazione.
Naturalmente potreste trovarvi in un ambiente dove non è “opportuno” che lanciate tale urlo animalesco se non volete che pensino che siete completamente pazzi o che chiamino l’esercito.
Allora farete l’esercizio con modalità “ridotta”, o con modalità “silenziosa”.
Al momento dell’Urlo, cioè, contraete comunque il collo, spalancate la bocca.. manifestate il contegno di chi urla con tutto se stesso, ma fate uscire un suono ridotto, compatibile con l’ambiente; o non fate uscire alcun suono, se il contesto non lo permette (immaginate) che siete in una stanza e nelle altre ci siano altre persone.. non credo proprio che vorreste essere sentiti urlare.
Anche con modalità ridotta o silenziosa è assolutamente benefico.
Tuttavia, al posto vostro proverei almeno UNA volta a fare l’esercizio integrale. Ad andare in un luogo cioè dove nessuno può darvi noie o sentirvi; dove potete fare insomma quel che minchia vi pare… e là, provare, forse per la prima volta nella vostra vita, a lanciare un urlo da fare impallidire Tarzan. Un urlo con quanto fiato avete in gola. Urlo da far tremare le montagne.
Salutamos

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Notte al Bar Mario

by on lug.23, 2009, under Bellezza, Musica, Poesia

occhi-sfera

Ecco che alza la mano.
Balla tra i tavoli indiana, ti strapperò i vestiti ad uno ad uno.
Intanto Mario smadonna e tracanna santi e crocifissi nella sua bocca
furiosa.
Ecco che alza la mano.
Gli impolverati buttano il cappello sui piedi per dannarsi col poker.
E il Signore degli Inganni gioca il suo gioca, mostra i trucchi del
Viandante.
Ecco che alza la mano.
I Leoni non divorarono Daniele.. nella fossa drogò il respiro,
e solo fiamma, solo fiamma negli occhi..
Ti porterò nei letti della vendemmia,
ti inchioderò ai muri, e non avrei scampo.
Le trombe suonano e Mario sputa e lava, sputa e lava…
Sempre a credito, sempre a credito..
“Quando pagheranno questa minchia di birra”, e ci sputa,
ci sputa nella birra il bestione, “Beh si bevino pure la sputazza”,
Colera suona il piano, il suonatore cieco, ma le dita cazzo se fanno
rumore..
Dimmi chi sei, mostrami il mosto, quanto miele c’è nel tuo veleno?
E’ l’unico, l’originale, il fuori quota..
è il Signore delle cavalcate…
ecco lo Splendido, l’inimitabile..
dammi le tue redini puledra…
Il fummo dilaga tra la puzza dei fagioli e la lingua di Regina.
Chi siete? datemi un dannato nome, sputatemi la vostra fame..
Ecco che alza la mano,
lasciate la mancia…
finchè c’è ancora puzza di gloria al Bar Mario.

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I giorni della nostra vita

by on lug.11, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Musica, video

freddy-1

Sicuramente conoscete questa canzone.
Meravigliosa essa è. Ehi, sto parlando come il Maestro Yoda di Guerre Stellari.
“Paura forte è, ma non temere non dovrai. Usa la Forza e smarrito non sarai”..:-)
Una stagione finiva e un’altra cominciava. Questo video portava con se un Uomo.
E dove lo portava, amici miei? Oltre le stelle forse, oltre gli anelli di Saturno, nei guanciali immoti e ignoti dei buchi neri? In quale casa aperteaper sempre dietro le Bianche Colline..?..
Questo video è un atto di amore, traboccante di struggimento e malinconia. Come quando la morte bussa, e stava bussando, e tu scavato e sfibrato, ancora lanci i tuoi ultimi fiore, il fiore baciato sulla bocca del vento.. prima di aprire la porta.
Freddy Mercury qui è irriconoscibile. Il trucco rende l’effetto un pò meno straziante, ma può coprire poco. La malattia gli aveva consumato il corpo e le ossa, ma non l’anima. L’anima era pronta ancora per un volo.
Quando vidi questo video trattenni a stenno le lacrime.
Quanta è bella questa vita, proprio quando ci sfugge tra le dita. Ehi Freddy, nei Giardini del Signore ci sono davvero tutti i profumi di ogni tempo? Lattedi miele, sogni costruiti nel granito, i desideri di chi ha avuto le gambe spezzate, le piccole dita degli smarriti puoi toccarle?
Il ritmo dolcemente avvolgente, e così, bussando appena, una delle più memorabili canzone dei Queen usciva fuori. L’ultima canzone dei veri Queen. Non quelle forme senzienti patetiche che cercano di sopravvivere facendosi camaleonti e lucrando sul proprio passato, come cadaveri con gli anabolizzanti. I veri Queen finivano allora.
I veri Queen finivano con Freddy Mercury. Finivano con la sua vita. Finivano con questo immenso atto di amore.
These are the days of our lives.. questi sono i giorni della nostra vita…
Sì sono questi, che ci svegliano la mattina.. “Ehi ci sei?”, e ci inseguono sulla sabbia, ci mordono col pane, e ridono mentre i nostri occhi si velano in un dolcissimo sorriso.
Sono questi che rubiamo palmo a palmo la notte, con questa sete, queste sete che ci portiamo dietro come marchio sulla pelle, questa sete di cui non ci liberermo mai.
Sono questi con tutti i libri che non entreranno mai nello zaino. Con tutti i libri che ci regalavano la mamma e il papà, e i nonni, e i fumetti. Mentre correvi per la spiaggia, e arrivavi sempre troppo tardi per cena. E certe notte ti alzavi e in punta di piedi andavi al frigorifero, con quel misto di paura e eccitazione, ed eri così felice, come se tutto il mondo ti sollevasse..
Con tutti i poster alle pareti, e ballavano nei film, e tu volevi dire alla Principessa:.
“Quanto vorrei morire nei tuoi occhi.. posso baciarle la mano.. posso baciarla fino ad impazzire..”
O avere il giubbotto di pelle e una di quelle moto quasi troppo belle per essere vere e poi: “Salta su, fino alla Fine del Mondo”.
Sono questi, inseguito dai compagni di scuola. E poi, allenarsi di notte, per imparare a difendersi. E il primo pugno andato a segno finalmente. E file di fumetti. Non rubatemi la fantasia. E lunghi ghirigori al finestrino. Cosa mi hai insegnato? A catturare la luce nel buio.
Cosa potevi insegnarmi di più?
Sono questri i giorni della nostra vita.. con questo folletto che ci tiene svegli?
E tu conosci questo folletto? Dagli un nome.. dagli un nome.. se gli dai un nome ti farà un dono. Lo sapevi? Lo sapevi questo?
Sono questi con il pugno sbattuto sul tavolo, e la porta in frantumi.
Non ci venderemo mai,
sulle costole le tacche degli alberi. Tutte le volte che il coraggio ti ha sorretto.
E qualcuno per strada ti vedeva sorridere e nel treno ti sei sorpreso a dire “perché no?”.
E Freddy moriva, e mentre stava morendo raccoglieva tutte le radici in mano per un ultimo colpo nella notte.
Li ho visti camminare nella notte. E tu pulivi la maschera d’argento.
E io ti annodavo i fazzoletti alla caviglia.
Sono questi, con tutti i voli pindarici, con le ali bruciate e bruciate di nuovo per farsi ferire dal sole.
Con la polvere sul mantello.
E le tue labbra a sugellarmi il silenzio.
Mentre baciavo la mano…
e l’amore mi divorava…
Siete ancora là con la faccia imbambolata. Chissà come mai nove persone su dieci che leggono assumono a un certo punto una faccia imbambolata, con le labbra leggermente aperte come merluzzi..;-)..
portatevi uno specchio la prossima volta..:-)
C’è ancora tempo per la merdaglia alla televisione, per il litigio e il vicino, per la resa.. c’è ancora tempo? C’è ancora tempo per lasciare morire i sogni nel cassetto? C’è ancora tempo per la noia?
Sono questi i giorni della nostra vita. Siate insaziabili, siate folli, siate affamati..
E la fine della canzone è stupenda…
Le ultime parole.. Freddy in primo piano.. le luci stanno per calare..
la vita sta per finire..
Le ultime parole.. l’ultima carezza..
I STILL LOVE YOU

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CYRANO

by on mag.19, 2009, under Musica, Poesia, Resistenza umana

Questa canzone è memorabile.
Questa canzone è indimenticabile.
Questa canzone ti entra nell’anima e non ti abbandona più.
Una volta la mandai anche quando inviavo il pacchetto di video.
Ma è talmente bella che merita un trattamento privilegiato.
Cyrano è forse la canzone più amata di Francesco Guccini (anche se non credo la sua più bella, ne ha scritto anche di più belle).
Cyrano è il cuore dolce e integro di Guccini. Solo lui poteva scrivere questa canzone.
Cyrano è la passione.
Cyrano è la follia.
Cyrano è il coraggio.
Cyrano è l’indignazione.
Cyrano è la ribellione.
Cyrano è l’amore, l’amore impossibile, folle, tenero e disperato.
Cyrano è il grande amore.
Cyrano è l’ultimo sognatore in un mondo di maiali.
Cyrano è lo spirito dei cavalieri.
Cyrano è l’eroe che tutti avremmo amato.
Cyrano è l’eroe che tutti portiamo dentro.
Cyrano contro ruffiani, porci e servi.
Cyrano e le sue lettere di amore.
Ecco una pietra miliare della canzone italiana ed europea.


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IL CORAGGIO

by on apr.16, 2009, under Musica, Resistenza umana

Questo video è magnifico, e lo dedico a voi che mi onorate con la vostra amicizia.. che siete un patrimonio.. un patrimonio per chi vi conosce e per chi vi conoscerà..
Coraggio. Per chi mette la mano sul fuoco..
Mettere tutto in gioco.Soldi, popolarità, reputazione. E dovere masticare sabbia, rabbia e dolore.Ostacoli e ostacoli ovunque.
Si verrà lasciati soli, si perderanno gli amici.
Per seguire quella Voce che ti incita, fino alla fine, fino alla fine.
Per quello in cui credi.
Quando la strada sara dura, quando tutto sarà scomodo, quando le cose saranno difficili.. quando non conviene.. tu ci sarai?
Questo è.. Coraggio..

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IL CANTO DI CHUD

by on apr.08, 2009, under Musica, Poesia, Resistenza umana

chud2

La molle e viscida creatura Nihil, avvolgeva nei suoi tentacoli e con membra come viscide ventose Chud, Chud, la speranza dell’Ovest.. il bambino era stato mandato.. perchè le lunghe Ombre non cancellassero ogni Bellezza dalle Terra Emerse ricacciandole nelle Fauci di Magog.. Chud ormai era perduto.. la Bestia non lo colpiva solo nel fisico, ma depredava la sua anima ammorbandolo con la tristezza per la morte di sua madre.. ma, quando ormai le forze vitali venivano assorbite da Nihil, uando ormai era solo cibo, cibo per quell’Abominio.. toccò l’emblema che aveva intonro al collo e venne alle sue orecchie un canto.. il Canto di Chud..

Credi Chud,
credi in ciò che hai sempre creduto,
credi piccolo mio,
credi in tutto quello che credevi.
Credi in quelle sere di natale quando tua madre ti preparava la torta
di mele, ti accarezzava i capelli e ti parlava dell Montagne di
Gebsam, dove volano le Aquile,
e rideva, rideva, rideva.. ed il suo riso ti riempiva il cuore.
Credi che tua madre non ti ha abbandonato,
non sentire la voce dell’abominio, tutto è terra e carne putrida,
tutto è nulla, Nihil,
non sentire il veleno incestuoso che ti immette nel cuore, per
uccidere la speranza e gettarti nella desolazione.
Credi che tua madre non ti ha abbandonato,
Credi che tua madre è ancora viva,
che è qui, con te.
Credi che c’è un poliziotto che ti riporterrà a casa se gli dici che
ti sei perduto.
Credo che Gandalf e Capitan Knight e i Paladini esistono, anche se la
maestra ti ha detto che sono tutte bubbole.
Credi che non ci saranno più bambini picchiati a scuola, a correre
come lepri al suono della campanella per non farsi raggiungere.
Credi che non ci saranno più bambini rinchiusi in cunicoli di cemento,
carne per riti infami, organi da smerciare.
Credi che nessun bambino dovrà saltare su una sola gambe per le mine.
Credi che nessun bambino verrà picchiato dal padre,
Credi che nessun bambino sarà lasciato solo, in una città straniera,
come un pacco postale,
Credi che nessun bamino dovrà morire dentro ingerendo dolci pasticche.
Non arrenderti Chud.
Credi in ciò che hai sempre creduto.
Credi nello spirito di tua Madre.
Sii valoroso.
Ricorda le antiche parole.
“Tu porti in te il Sole”.
Credi Chud,
e il Mondo avrà ancora una possibilità.

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ANFIBIO DELL’ANIMA

by on apr.01, 2009, under Musica, Poesia

sollevarsi

……..Mi muove come mente e pensiero e poi mi assalta, mondi sommersi…

Adesso ti trovo,  adesso vedo il vino grande,

Tutti i maestri non sano passati come goccia di crisantemo,

come rugiada sperduta,

atomi che gravitano, neutroni, positroni e cavità addominali..
Nell’ombra la luce, nell’imbrunire l’alba,

E mi conduceva nei sepolcri, a percuotere le mie paure,
Anfibio dell’anima, il mare dilagava.. ed era magia,
Era giorni umidi e oscuri allora, le città svuotate, macchine alla deriva,
il cielo impregnato del giallo pallido di un sole grande,
eppure mi sorresse in scale a cui seguivano scale, e altre scale ancora..
Nei tempi del crepuscolo, mi condusse alla mia Epifania…
Lunga erano le musiche che allora attraversavano il pianeta,
le città potevi vederle da lontano,

Anfibio dell’anima
antro cavernoso dei sogni, candela ad olio…
In principio legno grezzo, fammi ridere ancora nel buio..
Il principio legno grezzo,
..quasar compressi, di notte trovasti la porta, la casa non era
illuminata,

ma potevi vederla, un segno di cavallo benediva i viandanti,
..Eri l’odore dei colori, mi sollevasti sulle tre carte della fiera,
acqua fredda sul mio viso,

mi muove come bruna onda, rito degli abissi, mani alzate..
lasciavo le mani portarmi su, fino a che non c’erano stelle che non fossero riflessi..
Gli ultimi tempi del Solstizio scendevano come polvere, e urla di furore scuotevano il mondo..
Uomini coperti portavano segni sinistri..

Ma non avevo paura… oltre le folle coordinate del tempo,oltre gli emblemi radianti nei deserti,

oltre le seconde e triple pelli di fango,

poteva sollevarmi..

Anfibio dell’anima.



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ECCO IL MAGO

by on mar.15, 2009, under Controinformazione, Musica

Agli amici della Repubblica:  questa la scrissi mesi addietro, come ricorderete, in una notte stupenda,  ed oggi è riaffiorata alla mia mente, e ho voluto tirarla fuori, ancora una volta, per condividerla anche qui. Rispetto alla versione originale ci sono dei piccoli cambiamenti, anche questi usciti di getto, come sempre..
mago1
Verrà ancora una volta. Con la sua giacca sbagliata. E ancora una volta tornerà con le sue storie, e le sue magie. Magie non proprio esaltanti, trucchi che ormai conoscono tutti. E il coniglio nel cappello è forse più vecchio di lui. E quegli scherzi, chi non li conosce?
Ma lui verrà nel silenzio. Entrerà dalle scale e i brividi cominceranno a salirci per la schiena. La pelle d’oca. Ancora una vota. Saremo tutti stretti sulle sedie e in piedi. E il Bar Mario sarà il centro della terra. Dimenticheremo tutto e saremo rapiti.
Perché è lui la star, è lui lo zingaro di lusso, è lui l’incantatore di serpenti, è lui che parla di donne impossibili che nessuno ha mai visto, è lui che le spara così grosse, ma così grosse, che ci abbiamo sempre riso.
Eppure quando si presenterà a noi ci cascheremo un’altra volta, ce la berremo un’altra volta.
Perché lui è il Mago Walter. Lui è il vecchio Zio Segreto che tutti i bambini hanno sempre sognato. Lui è lo Splendido. Le sue storie ti incanteranno sempre. Anche se saremo coperti di fuliggine e rumore, le sue storie ci sedurranno ancora una volta, e la sua magia ci porterà lontano.
Guarda nei suoi occhi e ti incanterà. Ti mostrerà mondi che conosce solo lui. Lui è il ciarlatano, lui lo spara balle, lui.. lo Splendido, Walter il Mago.

“e la magia più grossa giura
che gli è successa in casa sua
con il suo cane per pubblico
‘per una magia così’ dice ‘val la pena vivere’ “

E noi ci crederemo. Quel giorno ci crederemo. Sì, dannato Mago, ci crederemo..
La magia più grossa, la più stupefacente l’ha vista solo il tuo cane, a casa tua. E noi non c’eravamo, mannaggia.. Ma ci crederemo. Noi ci crederemo, perché ci sono notti in cui devi credere, in cui vuoi credere. Notti in cui ti devi fidare, in cui ti vuoi fidare. In cui puoi solo fidarti.
Non avremo bisogno di prove o spiegazioni. Ci hai regalato trenini sperduti nel cielo, ci spalancavi la bocca e lentamente il tuo tempo era il nostro, mentre strizzavi l’occhio. E allora ti crederemo.
Sì, un giorno hai toccato il cielo. Quel giorno tutto ti è stato concesso, hai fatto piangere Dio, sei stato il più grande. E anche se nessuno ti ha visto, oltre al tuo cane semicieco, noi ci crederemo.

“quanti bambini ha stupito
e ora i bambini sono più vecchi di lui
nemmeno un trucco è cambiato che
se il mondo cambia
qualche mondo non cambia mai”

Tu non sei mai cambiato Mago Walter. I bambini sono venuti e sono andati, qualcuno è tornato. I bambini sono diventati più vecchi di te.
Ma tu non sei mai cambiato. Tu non sai cambiare. Qualche capello bianco e un po’ di rughe danzanti. Un po’ più lento, la giacca sgualcita. Ma sei sempre tu. I tuoi occhi non si sono mai spenti. Tu non hai mai dimenticato. Demone dei boschi, giocatore d’azzardo, illusionista da fiera, zingaro di lusso.
Tu non sei mai cambiato. Tu non hai mai tradito. Tu non sai tradire.
Certe cose non cambiano mai. Qualche mondo non cambia mai.
Ci sono storie che non finiranno mai.
E noi ci saremo, saremo ancora noi, quelli che si alzavano la mattina presto e fuori c’era la neve, e correvamo a piedi nudi nel giardino. T tutta la gioia, tutto l’amore del mondo era nelle nostre mani.
E potevamo sollevarci da terra. Linguaggi segreti come poeti nascosti. Potevamo fare incantesimi.
Ci sono mondi che non cambieranno mai. C’è sempre un Giardino Segreto.
E c’è qualcuno, c’è sempre qualcuno che non ti tradirà. Costi quel che costi, sangue su sangue, bufera e murriana, gelo su mani e piedi, non ti tradirà. Dovesse essere anche l’ultimo, quando i tempi scomodi ti hanno messo all’angolo.. non tradirà. Qualcuno che starà sempre al suo posto, fino alla fine dei giorni, fino alla fine dei tempi.
Qualcuno che non potranno ingrigire, che non potranno mai comprare, che non potranno mai bruciare.
Ci sarà sempre un Sogno che ti scalderà il Cuore..

Mentre il tempo scivolava via tu ci tenevi stretti.
Facesti un Cerchio che i demoni non potevano oltrepassare..
e ci desti il tuo tempo..

Con i suoi scherzi segreti Walter il Mago si presenterà di nuovo qua,
e sarà ancora il più Grande Spettacolo del mondo…

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FUORI ORARIO, la Notte ci appartiene…

by on feb.28, 2009, under Cinema, Musica, Videoclip

intherain2
Le immagini del video che adesso vedrete qualcuno di voi le conosce..
Non solo Patty Smith… ma Fuori Orario.
E la notte andava.. mai prima dell’una.. e poi iniziava il regno del cinema.
Fuori orario, i film perduti, i film incredibili, i film invedibili. I film che nessuna televisione aveva il coraggio di trasmettere, o i grandi capolavori dei Maestri Supremi.
E la notte andava, nel fortino di Enrico Ghezzi, uno dei pochi territori perché la televisione potrà essere in futuro ricordata. E la notte era tutta per gli amanti, per gli occhi eccitati di visione.
Un appuntamento segreto la notte, Fuori Orario, non finiva mai, finoall’alba..
Metropolis di Fritz Lang.. e Fitzcarraldo di Wilhem Erzog… sontuose epifanie del cinema, droghe per gli occhi. I film di gangster anni 30, il selvaggio e blasfemo Bunuel. E il maestoso
Einsenstein, dalle fredde terre di russia. Trema la terra con AKIRA KUROSAWA, il titanico samurai del cinema giapponese. E rassegne su Fellini, Pasolini, Rossellini. E poi Visconti e l’epopea di “Rocco e suoi fratelli” e il silenzio assordante di “Morte a venezia”..
E i folli cavalieri king-fu del cinema psichedelico di Hong-Kong. E gli omaggi allo scugnizzo Troisi. Ma non c’erano barriere. L’apoteosi più alta che i film potevano toccare, lì fu toccata. Il grattesco, bestialmente provocatorio e millenaristico THE KINGDOM di Lars Von Trier.
Perchè la Notte potevi rifarti gli occhi.. si entrava gratis, solo dovevi essere un notturno marcio per sederti il prima fila..
Il mondo visto con gli occhi di Kaurismäki. Ingmar Bergman, zar di Svezia e il suo SETTIMO SIGILLO, dove il cavaliere ancora gioca con la morte e non verrà mai vinto, perché stavolta il
finale lo scriviamo noi. Ci facevi l’amore e sotto magari in sottofondo ORIZZONTI DI GLORIA di Stanley Kubrick. Il FRANCESCO duro, passionale, drammatico, lirico di Liliana Cavani, un Francescod’Assisi che nessuno ha mai visto. Le allucinazioni newjorkesi di Martin Scorsese in MAINSTREETS. L’epopea di C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA di Sergio Leone.
E poi Chaplin.. e il cantore del West, John Ford.. e Arthur Penn, PICCOLO GRANDE UOMO..
E Henry Fonda contro gli undici giurati di Sidney Lumet..
E ancora… cose che nessuno mostra mai, che neanche i canali regionali hanno il coraggio di proporre..
Lo straniante cineme iraniano.. gli abissali silenzi delle terre oltre gli Urali.. il Patos e l’Eros dell’India.. E poi i film bestemmiati e banditi, film scomodi e rinnegati.. film anticommerciali di 45 ore (che venivano divisi a puntate naturalmente)..
Se non hai mai visto Fuori Orario, se non sei mai entrato in Fuori Orario, non saprai mai cosa veramente è , cosa veramente è stato il Cinema..
Tutto quello che vedi adesso, sulla maggior parte delle sale e su tutti gli altri canali televisivi non è che un briciolo di quello che è stato il Cinema, delle vette che ha potuto raggiungere, e di quello che un giorno potrà di nuovo essere, dopo la fine del Medioevo..
E poi non era solo Cinema quello che ci trovava ancora svegli, alle tre di notte sulle ali di Terence Malick o con Bob Dylan in PAT KARRET E BILLY THE KID.
E questa è la sigla di Fuori Orario.. quasi ogni notte dopo l’una, sempre dopo l’una..
Because the Night di Patty Smith. Le immagini del video sono tratte da L’ Atalante di Jean Vigo,un film in bianco e nero del 1934.. E’ proprio questa qua la sigla ufficiale, musica e immagini, che ti
portava nella tana del Bianconiglio..
E la canzone è stupenda, prima di magia e di nostalgia.. Di amore succhiato, teso, strappato, goduto, fino all’ultimo diapason prima che giunga l’alba..
PERCHE’ LA NOTTE E’ IL NOSTRO REGNO..
E LORO NON POSSONO TOCCARTI..
LA NOTTE APPARTIENE A NOI..
LORO NON POSSONO TOCCARTI ORA..
COME TI SENTI SOTTO IL MIO COMANDO?..
“Io vi lascio il giorno, ma la notte è solo mia..”
Because the night…

..

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