Born Again

Musica

il Principio Speranza

by Duncan on gen.12, 2010, under Musica, Resistenza umana, Simbolo, video

speranza

Nei fumi tossici del novecento più plumbeo Bloch elaborò il “principio speranza”…

E non importano le singole argomentazioni e riferimenti, di un pensatore tra l’altro, non sempre facile e articolato. Ma il richiamo alla speranza, come forma di resistenza alle cicliche ondate del pensiero nichilista o dell’amor fati inteso come accettazione dell’inevitabilità dello stato di cose presenti e della inarrestabilità del Fiume della Prepotenza. Speranza ancora più che immagine carica di vita del futuro (cosa che comunque è), è inveramento del presente La Speranza potrà vivere, liberando anche il futuro, se ADESSO accendo la luminescenza in ogni anfratto e jota del mio tempo di oggi, del MOMENTUM. L’eternità avrà una chance se combatto per rendere eterna l’ora presente irragiandola di bellezza, sradicandola dalle atonie dissonanti e sterili, immergendomi in essa con tutta l’intensità possibile. La Speranza si dissemina dovunque l’arte porta alla trascendenza, nei grandi sogni che anche se furono tradito lasciarono un segno nella carne e nel sangue degli uomini. Nei sogni di riscatto popolari, nella musica che ci innalza a vibrazioni superiori, nei primi vagiti di ciò che deve essere. E non è solo previsione o aspettativa.

E’ scelta… VIVERE COME SE.. CI FOSSE DATA LA SPERANZA.. Trovarla soprattutto nel buio, scorgere il sole nelle tenebre…

Battiato in Prospettiva Newskji.. “E il mio Maestro mi insegnò come è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire….”

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Remo Bodei

Il principio speranza di Ernst Bloch Documenti correlati

1 Il punto di partenza di Bloch è che tutti abitiamo questo continente della speranza, che è assai affollato, però è così inesplorato, dice lui, come l’Antartide, per questo “Il principio speranza” di Bloch è una grande mappa di tutti i territori della speranza; e la speranza Bloch la concepisce contro Heidegger, contro il principio della angoscia, se vogliamo chiamarlo così, in quanto, secondo Bloch, non bisogna prendere il mondo così com’è; la speranza ci mostra il mondo in movimento, in evoluzione. Quindi l’idea di Bloch è che la speranza non è semplicemente un premio di consolazione per le disgrazie necessarie della vita degli individui e della storia; la speranza è piuttosto uno sforzo per vedere come le cose stanno in movimento, come si evolvono, quindi la nostra mente non è simile a uno specchio che riflette una realtà ferma, la nostra mente è piuttosto qualche cosa che si inserisce nel mondo della speranza. Se vogliamo usare un’immagine classica della storia della filosofia, quella di Kant, Kant parlava della candida colomba della ragione che pensa che l’aria, che invece sostiene il suo volo, gli possa essere di ostacolo, si potrebbe dire con questa immagine che la speranza è in Bloch l’aria che sostiene la ragione, senza la speranza la ragione non potrebbe volare e senza la ragione però la speranza sarebbe cieca.

2 Nel 1933, poco prima dell’avvento del national-socialismo, ci fu una discussione nel palazzetto dello sport a Berlino tra un rappresentante del partito comunista tedesco e un rappresentante nazista, il comunista entra e comincia a spiegare la caduta tendenziale del saggio di profitto secondo Marx, la gente non capisce niente, magari, aggiunge Bloch, ha detto delle cose vere, soltanto che queste verità non fanno presa, arriva invece il nazista che comincia a parlare in termini mitici della pugnalata alle spalle che gli ebrei e i demoplutocrati hanno dato al popolo tedesco, fa dei discorsi che hanno una grande presa emotiva, usa quei termini come patria, casa, quelle forme cioè di richiamo all’identità delle persone ed esce tra le ovazioni di tutti. Ora, per Bloch il punto, e forse anche per noi, è quello di capire che non si può staccare la razionalità dagli affetti, ma che non si può avere una pura razionalità, un socratismo, per cui basti enunciare il vero perché il vero si raggiunga, né si può avere, come nel caso del national-socialismo, una pura mobilitazione basata su problematiche irrazionali. Quindi il tentativo di Bloch rispetto alla storia del marxismo va controcorrente. Diventando scientifico e cioè per lui dogmatico, si è creduto che il marxismo avesse più successo, ma in questo modo ha dimenticato e lasciato per così dire in mezzo ai rovi, quelle che sono le tendenze degli uomini verso una vita migliore, quello che Marx stesso chiamava il sogno di una cosa. Per questo la rivendicazione della speranza in Bloch non è la rivendicazione di una mobilitazione cieca degli uomini verso una vita migliore che non sanno dove stia, ma è il tentativo di innervare un progetto che ha una base razionale, analitica, di innervare il progetto di queste energie umane che altrimenti si disperdono e si dissipano.

3 Paradossalmente l’utopia di Bloch, o la speranza di Bloch, non riguarda tanto il futuro quanto il presente, nel senso che per Bloch ogni istante può diventare significativo, noi dobbiamo imparare a vivere ogni momento come se fosse eterno: “Cogli l’eternità nell’istante” è un principio fondamentale di Bloch. Naturalmente per eternità non si intende un tempo lungo, gonfiato oltre ogni dimensione finita, per eternità si intende la pienezza dell’esistere, l’eternità riguarda quei momenti d’essere in cui a me sembra di scoprire il senso delle cose, e questo senso delle cose io lo scopro andando al di là dell’oscurità dell’attimo vissuto. Il principio che Bloch ritiene più originale di tutta la sua filosofia è quello di aver scoperto che la nostra coscienza del presente, che a noi sembra così cristallina, così trasparente, è in realtà opaca, e che quindi il presente in effetti è oscuro, o, usando un proverbio cinese che usava Bloch, “alla base del faro non c’è luce”; questo significa allora che noi dobbiamo non proiettarci nel futuro in quanto tale, ma illuminare, attraverso la conoscenza e attraverso la conoscenza della speranza, quello che è il centro del nostro essere, cioè dobbiamo buttare luce, dare senso a ogni momento della nostra esistenza. Questo accade ad esempio attraverso l’arte, attraverso la musica in particolare, dove si ha il massimo di esattezza matematica e il massimo di pathos: questa è una bella illustrazione del principio speranza, la speranza non è soltanto pathos ma è anche misura e quindi la speranza è una forma che mobilita gli animi, come la musica ci può dare questo senso di esaltazione, di tristezza, ma nello stesso tempo questo senso di esaltazione o di tristezza è retto da una struttura matematica rigorosa.

4 In Bloch non c’è il gusto, per così dire, illuministico di rendere tutto chiaro e trasparente. Bloch sa appunto che il nucleo di oscurità che è interno a noi stessi non si potrà mai dissipare; nello stesso tempo però Bloch non cade nel ricatto dell’oscuro, dell’enigma per l’enigma. In Bloch c’è il tentativo di sviluppare, per dirla con Montale “cercano la chiarità le cose oscure”, cioè Bloch cerca di passare dall’oscuro al chiaro senza cancellare gli elementi di oscurità. Se volessimo usare una formula, si potrebbe dire che Bloch col suo insegnamento vuole ridurre queste intermittenze dell’intelletto e del cuore, questa opacità a noi stessi, e moltiplicare questi attimi in cui invece noi incontriamo noi stessi. Infatti il principio speranza ruota attorno a quello che Bloch chiama “incontro con noi stessi”, “Selbstbegegnung”, perché la cosa più strana è che noi siamo in compagnia di noi stessi, ma in realtà è come se non ci incontrassimo mai, siamo sottoposti a tutti questi messaggi, che vengono dall’inconscio ad esempio, del mondo dei sogni e dei desideri, ma questi messaggi non sono chiari nella nostra coscienza. Scopo del principio speranza è quello di cercare di dare un senso a questo nostro vivere a distanza da noi stessi, quindi l’ideale utopico per eccellenza è di ritrovare noi stessi, di ritrovare il senso di noi stessi in una collettività, non un senso solitario. Noi viviamo assieme agli altri e quindi è anche attraverso gli altri che conosciamo parte di noi stessi, il noi diciamo è più ospitale dell’io, l’io però è più proprio a noi stessi, quindi quando noi incontriamo l’io incontriamo anche il noi, e quando incontriamo il noi incontriamo l’io, cioè è soltanto vivendo in questa comunità di tutti gli uomini che l’opera d’arte ad esempio ci mette in contatto con ciò che è più proprio: se io sento una musica di Mozart o di Bach, se guardo un quadro di Raffaello o di Michelangelo, se vedo l’architettura del Partenone, ecco in questo momento ciò che è diventato proprietà comune del noi, del genere umano, mi parla e mi fa incontrare me stesso. (….)

Tratto dall’intervista: “Bloch e il principio speranza” – Napoli, Vivarium, 30 giugno 1994

 

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L’ESERCIZIO DELLA TIGRE

by Duncan on lug.28, 2009, under Disciplina, Musica, Resistenza umana

tigre-seduta1

Davvero in questa calda serata di luglio, appena appena scodellato dalla strada a casa, e ancora acerbo e refrattario al sonno, davvero non ricordo se già, incueata o inculata negli anfratti o nei frattaloni di qualche post vi abbia (io, il presente, il qui medesimo, letamaio dei letamai Sir Alfred Lupmannar Coschier detto Duncan) già parlato dell’esercizio della Tigre.
Se così fosse.. Dio ce ne scampi… mi perdonerete.
O meglio no.. non perdonatemi.. e anzi procedete a una lapidazione
vecchio stile.. pietre grosse e acuminate. Credo di meritarla dopo le
tante malefatte con le quali ho infestato questo pianeta.
Veniamo a voi pards, gringos, buscaderos, guerriglieros, camineros.. e chi più ne ha più ne strametta.. ma mi raccomando.. il thè sia caldo, per domani a colazione. Offro io.. te di ortica amaro e biscottazzi duri na petra al sapore di scorza di cranio.
Andiamo a noi..
L’esercizio della Tigre è una pratica dal retroterra millenario. Sotto cangianti vesti o mutamenti di dettaglio esiste da tempo immemorabile.
La sua origine è orientale. Ma la sua applicazione può essere (es è stata) praticamente ovunque.
Questo esercizio libera e canalizza le tensioni accumulate negli anni nel corpo. Tensioni che, col tempo, si cristallizzano quasi, come blocchi e rigidità, nei tessuti e nelle fasce muscolari. E’ come se le molte rabbie, angosce, “avviluppamenti di intestino”, colpi inaspettati, parole violente e che feriscono.. che ci sono venuti addosso, lasciassero un segno non solo a livello interiore ma anche nel nostro sistema biologio. Parlare di tensioni psico-fisiche allora esprime perfettamente il senso di quello che entra in gioco.
Ma è questo ma non solo questo. A volte è come una vibrazione più alta che non abbiamo mai suonato. Un pugno che non abbiamo mai dato. Un gesto che non abbiamo mai fatto. Un andare fuori righe che non ci siamo mai concessi, sempre così attenti a rispettare lo spartito.
A volte è un urlo..
Questo è un esercizio di liberazione.
Devi immaginare di essere una tigre. Sei alzato e bello eretto.
Cominci piano piano ad agitare le braccia davanti a te, con un fare ritmico, alzi una, la abbassi, e mentre si sta abbassando già l’altra  è alzata. E mentre le braccia si muovono le mani sono come grinfie, che lanciano zampate nell’aria. Mentre fai questo immagini di essere  davvero una tigre, che si muove, si agita, prende coraggio, vigore, mette in moto il suo Sacro Furore. Anche il viso è teso, concentrato, occhi fissi.
Tu immagini di essere una tigre.
Tu senti di essere una tigre.
Tu SEI una tigre.
I movimenti diventano sempre più rapidi, sempre più impetuosi. E’ una accellerazione lenta, ma progressiva. E man mano che alzi e abbassi le braccia; man mano che lanci le tue zampate.. immagini come se con quelle grinfie potenti di tigre frantumassi ostacoli, blocchi, rigidità, paure. Puoi anche vedere cose e situazioni, vicende del passato, momenti dolorosi, rospi inghiottiti, attimi di smarrimento, umiliazioni da parte di altri.
Ma stavolta il gioco è cambiato. Non sei indifeso, non sei alla mercé di nessuno, non subisci.
Ma sei la Tigre Possente che Scuote la Terra. Occhi di fuoco, fierezza indomita, ti muovi danzando e sdradicando ogni ostacolo. E allora puoi immaginare le ombre e i dolori, i blocchi e le catene passate e “vedere” come ogni zampata frantuma tutto.
Continui ad accellerare. Sempre più rapido. Sempre più impetuoso. Stai sudando. Il respiro è accellerato. Quando hai raggiunto il momento dello sforzo maggiore, della velocità più intensa… a un certo punto.. fai esplodere tutto con..
UN URLO FINALE.
Esatto. All’apice della “corsa” e della tensione… tendi il collo, spalanchi la bocca e lanci un urlo con tutta la forza che hai. Urli come non hai mai urlato in vita tua. Come un animale selvaggio nella ùforesta selvaggia. Un urlo primigenio, atavico, titanico, liberatorio.
E’ come se con quell’urlo cacciassi fuori secoli di rabbia, di rospi inghiottiti e di tensioni.
E’ come se sfidassi ogni limite.
Come se alzassi la testa come non l’hai mai alzata.
Come se gridassi al mondo che tu sei quello che sei, e nessuno potrà più legarti mani e piedi, nessuno potrà più farti stare in ginocchio, nessuno potrà più spegnerti.
E’ un urlo un pò folle, un urlo di sacro furore, un urlo di entusiasmo, un urlo di riaffermazione.
Naturalmente potreste trovarvi in un ambiente dove non è “opportuno” che lanciate tale urlo animalesco se non volete che pensino che siete completamente pazzi o che chiamino l’esercito.
Allora farete l’esercizio con modalità “ridotta”, o con modalità “silenziosa”.
Al momento dell’Urlo, cioè, contraete comunque il collo, spalancate la bocca.. manifestate il contegno di chi urla con tutto se stesso, ma fate uscire un suono ridotto, compatibile con l’ambiente; o non fate uscire alcun suono, se il contesto non lo permette (immaginate) che siete in una stanza e nelle altre ci siano altre persone.. non credo proprio che vorreste essere sentiti urlare.
Anche con modalità ridotta o silenziosa è assolutamente benefico.
Tuttavia, al posto vostro proverei almeno UNA volta a fare l’esercizio integrale. Ad andare in un luogo cioè dove nessuno può darvi noie o sentirvi; dove potete fare insomma quel che minchia vi pare… e là, provare, forse per la prima volta nella vostra vita, a lanciare un urlo da fare impallidire Tarzan. Un urlo con quanto fiato avete in gola. Urlo da far tremare le montagne.
Salutamos

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Notte al Bar Mario

by Duncan on lug.23, 2009, under Bellezza, Musica, Poesia

occhi-sfera

Ecco che alza la mano.
Balla tra i tavoli indiana, ti strapperò i vestiti ad uno ad uno.
Intanto Mario smadonna e tracanna santi e crocifissi nella sua bocca
furiosa.
Ecco che alza la mano.
Gli impolverati buttano il cappello sui piedi per dannarsi col poker.
E il Signore degli Inganni gioca il suo gioca, mostra i trucchi del
Viandante.
Ecco che alza la mano.
I Leoni non divorarono Daniele.. nella fossa drogò il respiro,
e solo fiamma, solo fiamma negli occhi..
Ti porterò nei letti della vendemmia,
ti inchioderò ai muri, e non avrei scampo.
Le trombe suonano e Mario sputa e lava, sputa e lava…
Sempre a credito, sempre a credito..
“Quando pagheranno questa minchia di birra”, e ci sputa,
ci sputa nella birra il bestione, “Beh si bevino pure la sputazza”,
Colera suona il piano, il suonatore cieco, ma le dita cazzo se fanno
rumore..
Dimmi chi sei, mostrami il mosto, quanto miele c’è nel tuo veleno?
E’ l’unico, l’originale, il fuori quota..
è il Signore delle cavalcate…
ecco lo Splendido, l’inimitabile..
dammi le tue redini puledra…
Il fummo dilaga tra la puzza dei fagioli e la lingua di Regina.
Chi siete? datemi un dannato nome, sputatemi la vostra fame..
Ecco che alza la mano,
lasciate la mancia…
finchè c’è ancora puzza di gloria al Bar Mario.

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I giorni della nostra vita

by Duncan on lug.11, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Musica, video

freddy-1

Sicuramente conoscete questa canzone.
Meravigliosa essa è. Ehi, sto parlando come il Maestro Yoda di Guerre Stellari.
“Paura forte è, ma non temere non dovrai. Usa la Forza e smarrito non sarai”..:-)
Una stagione finiva e un’altra cominciava. Questo video portava con se un Uomo.
E dove lo portava, amici miei? Oltre le stelle forse, oltre gli anelli di Saturno, nei guanciali immoti e ignoti dei buchi neri? In quale casa aperteaper sempre dietro le Bianche Colline..?..
Questo video è un atto di amore, traboccante di struggimento e malinconia. Come quando la morte bussa, e stava bussando, e tu scavato e sfibrato, ancora lanci i tuoi ultimi fiore, il fiore baciato sulla bocca del vento.. prima di aprire la porta.
Freddy Mercury qui è irriconoscibile. Il trucco rende l’effetto un pò meno straziante, ma può coprire poco. La malattia gli aveva consumato il corpo e le ossa, ma non l’anima. L’anima era pronta ancora per un volo.
Quando vidi questo video trattenni a stenno le lacrime.
Quanta è bella questa vita, proprio quando ci sfugge tra le dita. Ehi Freddy, nei Giardini del Signore ci sono davvero tutti i profumi di ogni tempo? Lattedi miele, sogni costruiti nel granito, i desideri di chi ha avuto le gambe spezzate, le piccole dita degli smarriti puoi toccarle?
Il ritmo dolcemente avvolgente, e così, bussando appena, una delle più memorabili canzone dei Queen usciva fuori. L’ultima canzone dei veri Queen. Non quelle forme senzienti patetiche che cercano di sopravvivere facendosi camaleonti e lucrando sul proprio passato, come cadaveri con gli anabolizzanti. I veri Queen finivano allora.
I veri Queen finivano con Freddy Mercury. Finivano con la sua vita. Finivano con questo immenso atto di amore.
These are the days of our lives.. questi sono i giorni della nostra vita…
Sì sono questi, che ci svegliano la mattina.. “Ehi ci sei?”, e ci inseguono sulla sabbia, ci mordono col pane, e ridono mentre i nostri occhi si velano in un dolcissimo sorriso.
Sono questi che rubiamo palmo a palmo la notte, con questa sete, queste sete che ci portiamo dietro come marchio sulla pelle, questa sete di cui non ci liberermo mai.
Sono questi con tutti i libri che non entreranno mai nello zaino. Con tutti i libri che ci regalavano la mamma e il papà, e i nonni, e i fumetti. Mentre correvi per la spiaggia, e arrivavi sempre troppo tardi per cena. E certe notte ti alzavi e in punta di piedi andavi al frigorifero, con quel misto di paura e eccitazione, ed eri così felice, come se tutto il mondo ti sollevasse..
Con tutti i poster alle pareti, e ballavano nei film, e tu volevi dire alla Principessa:.
“Quanto vorrei morire nei tuoi occhi.. posso baciarle la mano.. posso baciarla fino ad impazzire..”
O avere il giubbotto di pelle e una di quelle moto quasi troppo belle per essere vere e poi: “Salta su, fino alla Fine del Mondo”.
Sono questi, inseguito dai compagni di scuola. E poi, allenarsi di notte, per imparare a difendersi. E il primo pugno andato a segno finalmente. E file di fumetti. Non rubatemi la fantasia. E lunghi ghirigori al finestrino. Cosa mi hai insegnato? A catturare la luce nel buio.
Cosa potevi insegnarmi di più?
Sono questri i giorni della nostra vita.. con questo folletto che ci tiene svegli?
E tu conosci questo folletto? Dagli un nome.. dagli un nome.. se gli dai un nome ti farà un dono. Lo sapevi? Lo sapevi questo?
Sono questi con il pugno sbattuto sul tavolo, e la porta in frantumi.
Non ci venderemo mai,
sulle costole le tacche degli alberi. Tutte le volte che il coraggio ti ha sorretto.
E qualcuno per strada ti vedeva sorridere e nel treno ti sei sorpreso a dire “perché no?”.
E Freddy moriva, e mentre stava morendo raccoglieva tutte le radici in mano per un ultimo colpo nella notte.
Li ho visti camminare nella notte. E tu pulivi la maschera d’argento.
E io ti annodavo i fazzoletti alla caviglia.
Sono questi, con tutti i voli pindarici, con le ali bruciate e bruciate di nuovo per farsi ferire dal sole.
Con la polvere sul mantello.
E le tue labbra a sugellarmi il silenzio.
Mentre baciavo la mano…
e l’amore mi divorava…
Siete ancora là con la faccia imbambolata. Chissà come mai nove persone su dieci che leggono assumono a un certo punto una faccia imbambolata, con le labbra leggermente aperte come merluzzi..;-)..
portatevi uno specchio la prossima volta..:-)
C’è ancora tempo per la merdaglia alla televisione, per il litigio e il vicino, per la resa.. c’è ancora tempo? C’è ancora tempo per lasciare morire i sogni nel cassetto? C’è ancora tempo per la noia?
Sono questi i giorni della nostra vita. Siate insaziabili, siate folli, siate affamati..
E la fine della canzone è stupenda…
Le ultime parole.. Freddy in primo piano.. le luci stanno per calare..
la vita sta per finire..
Le ultime parole.. l’ultima carezza..
I STILL LOVE YOU

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CYRANO

by Duncan on mag.19, 2009, under Musica, Poesia, Resistenza umana

Questa canzone è memorabile.
Questa canzone è indimenticabile.
Questa canzone ti entra nell’anima e non ti abbandona più.
Una volta la mandai anche quando inviavo il pacchetto di video.
Ma è talmente bella che merita un trattamento privilegiato.
Cyrano è forse la canzone più amata di Francesco Guccini (anche se non credo la sua più bella, ne ha scritto anche di più belle).
Cyrano è il cuore dolce e integro di Guccini. Solo lui poteva scrivere questa canzone.
Cyrano è la passione.
Cyrano è la follia.
Cyrano è il coraggio.
Cyrano è l’indignazione.
Cyrano è la ribellione.
Cyrano è l’amore, l’amore impossibile, folle, tenero e disperato.
Cyrano è il grande amore.
Cyrano è l’ultimo sognatore in un mondo di maiali.
Cyrano è lo spirito dei cavalieri.
Cyrano è l’eroe che tutti avremmo amato.
Cyrano è l’eroe che tutti portiamo dentro.
Cyrano contro ruffiani, porci e servi.
Cyrano e le sue lettere di amore.
Ecco una pietra miliare della canzone italiana ed europea.


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IL CORAGGIO

by Duncan on apr.16, 2009, under Musica, Resistenza umana

Questo video è magnifico, e lo dedico a voi che mi onorate con la vostra amicizia.. che siete un patrimonio.. un patrimonio per chi vi conosce e per chi vi conoscerà..
Coraggio. Per chi mette la mano sul fuoco..
Mettere tutto in gioco.Soldi, popolarità, reputazione. E dovere masticare sabbia, rabbia e dolore.Ostacoli e ostacoli ovunque.
Si verrà lasciati soli, si perderanno gli amici.
Per seguire quella Voce che ti incita, fino alla fine, fino alla fine.
Per quello in cui credi.
Quando la strada sara dura, quando tutto sarà scomodo, quando le cose saranno difficili.. quando non conviene.. tu ci sarai?
Questo è.. Coraggio..

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IL CANTO DI CHUD

by Duncan on apr.08, 2009, under Musica, Poesia, Resistenza umana

chud2

La molle e viscida creatura Nihil, avvolgeva nei suoi tentacoli e con membra come viscide ventose Chud, Chud, la speranza dell’Ovest.. il bambino era stato mandato.. perchè le lunghe Ombre non cancellassero ogni Bellezza dalle Terra Emerse ricacciandole nelle Fauci di Magog.. Chud ormai era perduto.. la Bestia non lo colpiva solo nel fisico, ma depredava la sua anima ammorbandolo con la tristezza per la morte di sua madre.. ma, quando ormai le forze vitali venivano assorbite da Nihil, uando ormai era solo cibo, cibo per quell’Abominio.. toccò l’emblema che aveva intonro al collo e venne alle sue orecchie un canto.. il Canto di Chud..

Credi Chud,
credi in ciò che hai sempre creduto,
credi piccolo mio,
credi in tutto quello che credevi.
Credi in quelle sere di natale quando tua madre ti preparava la torta
di mele, ti accarezzava i capelli e ti parlava dell Montagne di
Gebsam, dove volano le Aquile,
e rideva, rideva, rideva.. ed il suo riso ti riempiva il cuore.
Credi che tua madre non ti ha abbandonato,
non sentire la voce dell’abominio, tutto è terra e carne putrida,
tutto è nulla, Nihil,
non sentire il veleno incestuoso che ti immette nel cuore, per
uccidere la speranza e gettarti nella desolazione.
Credi che tua madre non ti ha abbandonato,
Credi che tua madre è ancora viva,
che è qui, con te.
Credi che c’è un poliziotto che ti riporterrà a casa se gli dici che
ti sei perduto.
Credo che Gandalf e Capitan Knight e i Paladini esistono, anche se la
maestra ti ha detto che sono tutte bubbole.
Credi che non ci saranno più bambini picchiati a scuola, a correre
come lepri al suono della campanella per non farsi raggiungere.
Credi che non ci saranno più bambini rinchiusi in cunicoli di cemento,
carne per riti infami, organi da smerciare.
Credi che nessun bambino dovrà saltare su una sola gambe per le mine.
Credi che nessun bambino verrà picchiato dal padre,
Credi che nessun bambino sarà lasciato solo, in una città straniera,
come un pacco postale,
Credi che nessun bamino dovrà morire dentro ingerendo dolci pasticche.
Non arrenderti Chud.
Credi in ciò che hai sempre creduto.
Credi nello spirito di tua Madre.
Sii valoroso.
Ricorda le antiche parole.
“Tu porti in te il Sole”.
Credi Chud,
e il Mondo avrà ancora una possibilità.

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ANFIBIO DELL’ANIMA

by Duncan on apr.01, 2009, under Musica, Poesia

sollevarsi

……..Mi muove come mente e pensiero e poi mi assalta, mondi sommersi…

Adesso ti trovo,  adesso vedo il vino grande,

Tutti i maestri non sano passati come goccia di crisantemo,

come rugiada sperduta,

atomi che gravitano, neutroni, positroni e cavità addominali..
Nell’ombra la luce, nell’imbrunire l’alba,

E mi conduceva nei sepolcri, a percuotere le mie paure,
Anfibio dell’anima, il mare dilagava.. ed era magia,
Era giorni umidi e oscuri allora, le città svuotate, macchine alla deriva,
il cielo impregnato del giallo pallido di un sole grande,
eppure mi sorresse in scale a cui seguivano scale, e altre scale ancora..
Nei tempi del crepuscolo, mi condusse alla mia Epifania…
Lunga erano le musiche che allora attraversavano il pianeta,
le città potevi vederle da lontano,

Anfibio dell’anima
antro cavernoso dei sogni, candela ad olio…
In principio legno grezzo, fammi ridere ancora nel buio..
Il principio legno grezzo,
..quasar compressi, di notte trovasti la porta, la casa non era
illuminata,

ma potevi vederla, un segno di cavallo benediva i viandanti,
..Eri l’odore dei colori, mi sollevasti sulle tre carte della fiera,
acqua fredda sul mio viso,

mi muove come bruna onda, rito degli abissi, mani alzate..
lasciavo le mani portarmi su, fino a che non c’erano stelle che non fossero riflessi..
Gli ultimi tempi del Solstizio scendevano come polvere, e urla di furore scuotevano il mondo..
Uomini coperti portavano segni sinistri..

Ma non avevo paura… oltre le folle coordinate del tempo,oltre gli emblemi radianti nei deserti,

oltre le seconde e triple pelli di fango,

poteva sollevarmi..

Anfibio dell’anima.



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ECCO IL MAGO

by Duncan on mar.15, 2009, under Controinformazione, Musica

Agli amici della Repubblica:  questa la scrissi mesi addietro, come ricorderete, in una notte stupenda,  ed oggi è riaffiorata alla mia mente, e ho voluto tirarla fuori, ancora una volta, per condividerla anche qui. Rispetto alla versione originale ci sono dei piccoli cambiamenti, anche questi usciti di getto, come sempre..
mago1
Verrà ancora una volta. Con la sua giacca sbagliata. E ancora una volta tornerà con le sue storie, e le sue magie. Magie non proprio esaltanti, trucchi che ormai conoscono tutti. E il coniglio nel cappello è forse più vecchio di lui. E quegli scherzi, chi non li conosce?
Ma lui verrà nel silenzio. Entrerà dalle scale e i brividi cominceranno a salirci per la schiena. La pelle d’oca. Ancora una vota. Saremo tutti stretti sulle sedie e in piedi. E il Bar Mario sarà il centro della terra. Dimenticheremo tutto e saremo rapiti.
Perché è lui la star, è lui lo zingaro di lusso, è lui l’incantatore di serpenti, è lui che parla di donne impossibili che nessuno ha mai visto, è lui che le spara così grosse, ma così grosse, che ci abbiamo sempre riso.
Eppure quando si presenterà a noi ci cascheremo un’altra volta, ce la berremo un’altra volta.
Perché lui è il Mago Walter. Lui è il vecchio Zio Segreto che tutti i bambini hanno sempre sognato. Lui è lo Splendido. Le sue storie ti incanteranno sempre. Anche se saremo coperti di fuliggine e rumore, le sue storie ci sedurranno ancora una volta, e la sua magia ci porterà lontano.
Guarda nei suoi occhi e ti incanterà. Ti mostrerà mondi che conosce solo lui. Lui è il ciarlatano, lui lo spara balle, lui.. lo Splendido, Walter il Mago.

“e la magia più grossa giura
che gli è successa in casa sua
con il suo cane per pubblico
‘per una magia così’ dice ‘val la pena vivere’ “

E noi ci crederemo. Quel giorno ci crederemo. Sì, dannato Mago, ci crederemo..
La magia più grossa, la più stupefacente l’ha vista solo il tuo cane, a casa tua. E noi non c’eravamo, mannaggia.. Ma ci crederemo. Noi ci crederemo, perché ci sono notti in cui devi credere, in cui vuoi credere. Notti in cui ti devi fidare, in cui ti vuoi fidare. In cui puoi solo fidarti.
Non avremo bisogno di prove o spiegazioni. Ci hai regalato trenini sperduti nel cielo, ci spalancavi la bocca e lentamente il tuo tempo era il nostro, mentre strizzavi l’occhio. E allora ti crederemo.
Sì, un giorno hai toccato il cielo. Quel giorno tutto ti è stato concesso, hai fatto piangere Dio, sei stato il più grande. E anche se nessuno ti ha visto, oltre al tuo cane semicieco, noi ci crederemo.

“quanti bambini ha stupito
e ora i bambini sono più vecchi di lui
nemmeno un trucco è cambiato che
se il mondo cambia
qualche mondo non cambia mai”

Tu non sei mai cambiato Mago Walter. I bambini sono venuti e sono andati, qualcuno è tornato. I bambini sono diventati più vecchi di te.
Ma tu non sei mai cambiato. Tu non sai cambiare. Qualche capello bianco e un po’ di rughe danzanti. Un po’ più lento, la giacca sgualcita. Ma sei sempre tu. I tuoi occhi non si sono mai spenti. Tu non hai mai dimenticato. Demone dei boschi, giocatore d’azzardo, illusionista da fiera, zingaro di lusso.
Tu non sei mai cambiato. Tu non hai mai tradito. Tu non sai tradire.
Certe cose non cambiano mai. Qualche mondo non cambia mai.
Ci sono storie che non finiranno mai.
E noi ci saremo, saremo ancora noi, quelli che si alzavano la mattina presto e fuori c’era la neve, e correvamo a piedi nudi nel giardino. T tutta la gioia, tutto l’amore del mondo era nelle nostre mani.
E potevamo sollevarci da terra. Linguaggi segreti come poeti nascosti. Potevamo fare incantesimi.
Ci sono mondi che non cambieranno mai. C’è sempre un Giardino Segreto.
E c’è qualcuno, c’è sempre qualcuno che non ti tradirà. Costi quel che costi, sangue su sangue, bufera e murriana, gelo su mani e piedi, non ti tradirà. Dovesse essere anche l’ultimo, quando i tempi scomodi ti hanno messo all’angolo.. non tradirà. Qualcuno che starà sempre al suo posto, fino alla fine dei giorni, fino alla fine dei tempi.
Qualcuno che non potranno ingrigire, che non potranno mai comprare, che non potranno mai bruciare.
Ci sarà sempre un Sogno che ti scalderà il Cuore..

Mentre il tempo scivolava via tu ci tenevi stretti.
Facesti un Cerchio che i demoni non potevano oltrepassare..
e ci desti il tuo tempo..

Con i suoi scherzi segreti Walter il Mago si presenterà di nuovo qua,
e sarà ancora il più Grande Spettacolo del mondo…

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FUORI ORARIO, la Notte ci appartiene…

by Duncan on feb.28, 2009, under Cinema, Musica, Videoclip

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Le immagini del video che adesso vedrete qualcuno di voi le conosce..
Non solo Patty Smith… ma Fuori Orario.
E la notte andava.. mai prima dell’una.. e poi iniziava il regno del cinema.
Fuori orario, i film perduti, i film incredibili, i film invedibili. I film che nessuna televisione aveva il coraggio di trasmettere, o i grandi capolavori dei Maestri Supremi.
E la notte andava, nel fortino di Enrico Ghezzi, uno dei pochi territori perché la televisione potrà essere in futuro ricordata. E la notte era tutta per gli amanti, per gli occhi eccitati di visione.
Un appuntamento segreto la notte, Fuori Orario, non finiva mai, finoall’alba..
Metropolis di Fritz Lang.. e Fitzcarraldo di Wilhem Erzog… sontuose epifanie del cinema, droghe per gli occhi. I film di gangster anni 30, il selvaggio e blasfemo Bunuel. E il maestoso
Einsenstein, dalle fredde terre di russia. Trema la terra con AKIRA KUROSAWA, il titanico samurai del cinema giapponese. E rassegne su Fellini, Pasolini, Rossellini. E poi Visconti e l’epopea di “Rocco e suoi fratelli” e il silenzio assordante di “Morte a venezia”..
E i folli cavalieri king-fu del cinema psichedelico di Hong-Kong. E gli omaggi allo scugnizzo Troisi. Ma non c’erano barriere. L’apoteosi più alta che i film potevano toccare, lì fu toccata. Il grattesco, bestialmente provocatorio e millenaristico THE KINGDOM di Lars Von Trier.
Perchè la Notte potevi rifarti gli occhi.. si entrava gratis, solo dovevi essere un notturno marcio per sederti il prima fila..
Il mondo visto con gli occhi di Kaurismäki. Ingmar Bergman, zar di Svezia e il suo SETTIMO SIGILLO, dove il cavaliere ancora gioca con la morte e non verrà mai vinto, perché stavolta il
finale lo scriviamo noi. Ci facevi l’amore e sotto magari in sottofondo ORIZZONTI DI GLORIA di Stanley Kubrick. Il FRANCESCO duro, passionale, drammatico, lirico di Liliana Cavani, un Francescod’Assisi che nessuno ha mai visto. Le allucinazioni newjorkesi di Martin Scorsese in MAINSTREETS. L’epopea di C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA di Sergio Leone.
E poi Chaplin.. e il cantore del West, John Ford.. e Arthur Penn, PICCOLO GRANDE UOMO..
E Henry Fonda contro gli undici giurati di Sidney Lumet..
E ancora… cose che nessuno mostra mai, che neanche i canali regionali hanno il coraggio di proporre..
Lo straniante cineme iraniano.. gli abissali silenzi delle terre oltre gli Urali.. il Patos e l’Eros dell’India.. E poi i film bestemmiati e banditi, film scomodi e rinnegati.. film anticommerciali di 45 ore (che venivano divisi a puntate naturalmente)..
Se non hai mai visto Fuori Orario, se non sei mai entrato in Fuori Orario, non saprai mai cosa veramente è , cosa veramente è stato il Cinema..
Tutto quello che vedi adesso, sulla maggior parte delle sale e su tutti gli altri canali televisivi non è che un briciolo di quello che è stato il Cinema, delle vette che ha potuto raggiungere, e di quello che un giorno potrà di nuovo essere, dopo la fine del Medioevo..
E poi non era solo Cinema quello che ci trovava ancora svegli, alle tre di notte sulle ali di Terence Malick o con Bob Dylan in PAT KARRET E BILLY THE KID.
E questa è la sigla di Fuori Orario.. quasi ogni notte dopo l’una, sempre dopo l’una..
Because the Night di Patty Smith. Le immagini del video sono tratte da L’ Atalante di Jean Vigo,un film in bianco e nero del 1934.. E’ proprio questa qua la sigla ufficiale, musica e immagini, che ti
portava nella tana del Bianconiglio..
E la canzone è stupenda, prima di magia e di nostalgia.. Di amore succhiato, teso, strappato, goduto, fino all’ultimo diapason prima che giunga l’alba..
PERCHE’ LA NOTTE E’ IL NOSTRO REGNO..
E LORO NON POSSONO TOCCARTI..
LA NOTTE APPARTIENE A NOI..
LORO NON POSSONO TOCCARTI ORA..
COME TI SENTI SOTTO IL MIO COMANDO?..
“Io vi lascio il giorno, ma la notte è solo mia..”
Because the night…

..

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PEOPLE HAVE THE POWER

by Duncan on feb.24, 2009, under Musica, Resistenza umana

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Questa canzone è un must, un cult umanista.

Il testo di essa non constata. Perché è evidente che non è così. Ma è la perenne voce del riscatto, dalle urla profetiche nella Bibbia, alle rivolte degli zappatori nell’Inghilterra che aboliva le enclosures, alla resistenza degli indiani d’America dinanzi allo sterminio. La stessa voce potevi sentirla mentre bruciavano Jan Huss nei cieli di Praga, nell’inverno che gelò nel sangue la Primavera. E i carrarmati sovietici sull’Ungheria non poterono farla tacere.Mandela la sognava di notte nei suoi 27 lunghi anni di carcere. E cavalcava con i Libertadoresi in Sudamerica. Tom Joad la viveva mentre dava alla madre il suo addio dicendo “Dovunque un uomo combatte per la vita ioi sarò là..”

I monaci tibetani si riunivano clandestinamente e la respiravano nel loro Om Mani Padme Um, con i cinesi sguinzagliati pronti a mettergli elettrodi ai testicoli e a sterilizzare le lorodonne.
Giordano Bruno bruciava insieme ad essa a Campo dei Fiori..
Ed era dentro Martin Luther King il giorno in cui disse: “Verrà un
giorno in cui..”
Di tutte le Utopie e i Canti della terra è la trama e l’ordito..
Di tutti gli indomabili Cavalieri del Bene, è l’inno..
Un sogno pazzo e millenario..
da sempre eretico, da sempre bandito,
ma che eternamente rinasce sotto mutate spoglie,
e con nuovi uomini e storie a cui lasciare la Fiaccola..
Giungerà il Crepuscolo dei Tiranni,
i folli malati di morte saranno spazzati e gettati nella polvere,
e glu uomini, tutti gli uomini, i piccoli, i miti, i coraggiosi..
avranno la Terra..
“Mi sono risvegliata al grido
che le persone / hanno il potere
di riscattarsi / il lavoro dei folli
sugli umili / la doccia del perdono
è decretato / le persone comandano”

Di segutito il video

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Cimento

by Duncan on feb.16, 2009, under Musica, Resistenza umana

Agli amici della Repubblica: ho rimaneggiato il post di ieri, togliendo tra l’altro i passi citati da un altro blog non avendo una chiara autorizzazione a riportare quei passi anche “in pubblico”, ed essendo di solito i blog di quel genere particolarmente personali. L’ho voluto piazzare anche qua forse in omaggio allo spirito di ieri notte e, forse, soprattutto,  anche perché una persona solo tra quelli che capiteranno in queste lande potrebbe trovarlo utile…

E alla fine sapete che faccio, ci metto anche Born to Run di Springsteen; una canzone che è leggenda.. dedicata a tutti coloro, chiunque voi siate, a tutti coloro, che sono ancora in vita… e sentono le chiappe in fiamme.. a tutti coloro, Nati per Correre..

————————
E allora cosa diavolo dirò alle quattro di notte passate? Cosà dirò a
voi masnada di senza patria, di manigoldi dalla faccia d’angelo, di
furfanti di strada, fuori casta?.. sì, dannati fuori casta, anime
salve ma ancora con la camicia ben stretta. In attesa di un tempo che
sia tutto vostro..
Eccomi a casa dopo una serata passata sull’ottovolante, piccoli
elettrodi invisibili sulla pelle..
Dovrei andare a letto, ma prima ho qualcoa da dire, ma.. cosa?..
Che cosa diavolo posso dirvi? Se sono così tante le cose che si
attorcigliano nella mente come il serpente piumato, e sono incroci di
filari le cose che vorrei dire, un flusso vorticoso, che non riesco a
trattenere, non posso trattenere..
La Morte è la nostra alleata perché bastona la nostra ignavia, la
nostra pigrizia, il nostro aspettare che il tempo ci muova quando
dobbiamo essere noi a farlo cacare addosso..
Che cosa posso dirvi allora?..
In qualche modo cominciate…
Non dividete il tempo in quotidianità e futuro eroico. O quel futuro
sarà sempre una ninna nanna che cullerà i vostri giochi notturni, ma
mai reale..
In qualche modo cominciate..
Piccoli passi, piccole azioni “dissonanti”, piccoli tentativi, ma
cominciate..
Qualunque essi siano,ma cominciate..
Ancora più importante di “cosa”, è il CIMENTO..
Cominciare a mutare, la pelle cambia, il mio corpo cambia, il tuo
corpo cambia..
Il nostro corpo cambia quando nel calora la pelle è lucida e i muscoli
elastici, il respiro affannato e gli occhi incandescenti. Ma cambia
anche oltre, cambia ogni giorno.
E deve cambiare, cambiando il battito, il respiro. Il suono stesso
della voce.
Come iniziare?
Tre mosse…
1-Credi di essere molto più di quello che sei, che ciò che adesso vedi
è un pezzo dello Specchio..
2-Disponito al CIMENTO..
3-Incomincia a cambiare.. qualunque cosa… sovverti qualche regola..
Il terzo passo sembra il più piccolo ma forse è il più decisivo.
Finché non muti qualcosa, finché non muovi le mani nulla ti toglierà
dalle tue profondità subconsce e inconsce il fastidiosa sensazione di
essere in fin dei conti solo un “parolaio”. Il dubbio di essere
“falsi”, questa è una malattia che immalinconisce lo spirito, lo rende
stanco..
Comincia anche con cose che un giorno abbandonerai. Anche senza dire
niente a nessuno…
Prova altri pasti, percorri altre strade per andare al lavoro, digiuna
ogni mese, impara ogni giorno qualcosa  a memoria, rotolati nelle
montagne, recita in ebraico mentre fai il bagno..:-).. ma non restare
fermo..
Creati i tuoi rituali. Fai i tuoi esperimenti. Gioca con la mente,
raddrizzala, irrobustiscila..
Affila la lama, piano a piano, poco a poco, passo a passo..
E.. rompete questa Musica sinistra..
SPEGNETELI…
Spegnete la televisione,
buttate gli occhiali,
niente più occhiali da sole,
guardatevi negli occhi…
UN SALTO OLTRE TUTTO CIO’ CHE ABBASSA

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