Poesia
Cosa porterai con te?
by Duncan on feb.27, 2010, under Poesia, Simbolo

Il Cavaliere Bianco
by Duncan on dic.09, 2009, under Ispirazione, Poesia
nostra paura..
sui muri scrivevi a lettere di fuoco le tue assurde epopee
le bastarde imprese di un cuore troppo grande per essere di questo
mondo..
Eri il respiro che ci tratteneva sull’orlo dell’abisso,
la promessa invincibile di non tradire, costi quel che costi,
il sapore annunciato di ogni primavera..
Eri il sigillo sui nostri desideri stentati,
la parola che ci prendeva nel petto,
il nostro sabato sera,
Sapevo sollevarmi al tuo stesso pensiero,
mura indomite raccontano la tua Leggenda..
ci cercavi nelle strade violente degli incubi,
e ci mostravi il volto bello del sudore,
l’altra metà della mela,
quello strano sorriso da zingaro, quelle mani sparse di ideali e di
storie
Ti trovo ancora sulle epopee dei muri,
mentre cammio trovo scritto.. TU CI TENEVI IN PIEDI..
E so che è scritta per te..
Che mano nella mano, fiaccole passano e il Tempo trattiene le Ore,
per farci ancora respirare…
Tra vigliacchi e ruffiani, contabili e disertori tu possedevi la
Grazia,
di un tempo antico e dimenticato, in cui Bellezza e Onore abitavano la
Terra…
E potevi dire parole che restavano nell’anima, come i sileni di
Alcibiade,
come quel vecchio pazzo brutto e cornuto di nome Socrate..
sapevi ingannare i nostri inganni..
Tra dame di corte e inculati, ci mostravi il coraggio..
e bastava uno sguardo per raccogliere le braci sparpagliate dal
vento..
I muri ancora raccontano di te,
Ho visto scritto.. ERI IL SOLE CHE SI ACCENDE ALL’IMBRUNIRE..
e so che era scritta per te…
Ognuno è il sole, sapevi dire…
Amare per amare.. con la stessa leggerezza dei sogni..
con la stessa durezza delle pietre..
Portiamo sul petto quella stramba fedeltà,
quell’assurdo richiamo all’Onore…
quell’alzarci più presto dell’alba..
la ribellione ai tiranni,
ai collari e ai guinzagli…
quando le gambe tirano..
avanti cammina..
fino all’ultimo atto, fino al campo di scena, fino al grande sipario
Sui muri ancora cantano le tue epopee…
Eri lo Zio delle Fiabe, il Cavaliere Bianco, la mano sul cuore, senza
macchia e senza paura…
Avanti coraggio.. avanti miei prodi.. mie lucciole pazze.. pazze di
amore..
VERRO’ A TE…
by Duncan on nov.19, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Poesia

Ci sono storie che non si fermano all’imbrunire..
Nelle tue mezzanotti, rosari di sangue e Cuore..
Ci sono tracce che bruceranno sui muri, anche quando quei muri saranno un ricordo..
Ci sono Angeli che non ti lasciano alla deriva..
La vedi la mano nel buio?
Lo vedi quel fiore, oltre le graticole?
Sapevano trattenere l’Amore tra le mani strette, e i sorrisi strappati, come ali sul tempo..
non ci sono serrature stanotte..
nessun luogo che non abiti la Luce…
Toccare
by Duncan on ott.01, 2009, under Bellezza, Poesia
Quando ti tocco il mio Mondo scompare,
Mi porti nell’ Ottava Stanza, oltre le derive,
Quando mi tocchi non ho più il mio Nome…
LO SPIRITO DEL VINO
by Duncan on ago.08, 2009, under Bellezza, Poesia

Lo Spirito del Vino
Nell’argilla mi impasti,
fiato ai miei organi,
menhir di pietra,
segnali interstellari.
Nell’argilla ti plasmo,
percorrendo i tuoi estuari,
crogiolando il tuo fango,
l’uovo primordiale.
Non c’è scampo,
antichi come le montagne,
antichi come le visioni
di mio nonno falco, di tua madre lucertola.
Mani di Re, mani di Guaritore,
vedette a Faro Nord, solo le ultime barche,
quelle con il segno, ancora giungono,
fiamme incrociate, direzione Valinor.
Nel tuo fiato provocazioni incontenibili,
paralitici lasciano biografie su fogli volanti,
su carta da cesso, su mattonelle, tronchi scheggiati,
ed è lo Spirito del Vino.
Trenta chiavi e un muro, trenta passi e una lama,
dolce delizia del meriggio, nulla tradisce traviando le ore,
In quel fango sogni di infanzia, demolivi i miei minareti,
nel tuo fango plasmavo il lupo e l’agnello, il morso sul collo.
Questo è il mio mattino,
il gatto dagli occhi di cristallo, la promessa che strazia la pelle,
l’amore che non declina a mezzogiorno, la pietra, il matto e..
lo Spirito del Vino.
Notte al Bar Mario
by Duncan on lug.23, 2009, under Bellezza, Musica, Poesia

Ecco che alza la mano.
Balla tra i tavoli indiana, ti strapperò i vestiti ad uno ad uno.
Intanto Mario smadonna e tracanna santi e crocifissi nella sua bocca
furiosa.
Ecco che alza la mano.
Gli impolverati buttano il cappello sui piedi per dannarsi col poker.
E il Signore degli Inganni gioca il suo gioca, mostra i trucchi del
Viandante.
Ecco che alza la mano.
I Leoni non divorarono Daniele.. nella fossa drogò il respiro,
e solo fiamma, solo fiamma negli occhi..
Ti porterò nei letti della vendemmia,
ti inchioderò ai muri, e non avrei scampo.
Le trombe suonano e Mario sputa e lava, sputa e lava…
Sempre a credito, sempre a credito..
“Quando pagheranno questa minchia di birra”, e ci sputa,
ci sputa nella birra il bestione, “Beh si bevino pure la sputazza”,
Colera suona il piano, il suonatore cieco, ma le dita cazzo se fanno
rumore..
Dimmi chi sei, mostrami il mosto, quanto miele c’è nel tuo veleno?
E’ l’unico, l’originale, il fuori quota..
è il Signore delle cavalcate…
ecco lo Splendido, l’inimitabile..
dammi le tue redini puledra…
Il fummo dilaga tra la puzza dei fagioli e la lingua di Regina.
Chi siete? datemi un dannato nome, sputatemi la vostra fame..
Ecco che alza la mano,
lasciate la mancia…
finchè c’è ancora puzza di gloria al Bar Mario.
GERUSALEMME
by Duncan on giu.19, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Poesia, video
Nei tuo rovi l’Anima del Mondo,
Potrei sognare anche per Te?
Fango sul viso, segni di sangue,
Mia terra, ferri ai polsi,
Che assurda dedizione ti prese,
Che assurdi nomi lasciasti per terra,
Nei tuoi occhi tutta l’Anima del Mondo,
Nessuna speranza è stata tradita,
Calci sul ventre, sputi incappucciati,
Resistenza dei sorrisi inviolati,
Vorrei riuscire ad amarti, come tu hai amato noi,
Inchinarmi alla tua Mano,
Nel tuo ventre tutta l’Anima del Mondo,
LETTERA A MIO FIGLIO
by Duncan on mag.30, 2009, under Poesia, Resistenza umana
Tu figlio di un altro tempo,
che leggerai questa in un tempo in cui io non ci sarò più,
in cui sarò una traccia lasciata nell’aria, uno spirito nel vento..
Tu figlio non ancora concepito,
che leggerai quando forse sarai padre, in tutto un altro tempo.
Chissà come sarà il mondo allora. Sì, perché ci sarà.
Ci sarà sempre il mondo. Ci saranno sempre uomini. Sono stato sempre
un ottimista.
Salutami quel sole che ancora ti accoglie e accolse me e i miei compagni, me e tutte le stelle che incontrai nel cammino. Me, mentreamavo, o urlavo o cantavo.
Questa lettera è stata buttata come un turacciolo in una piccola antica nave chiamata Nuova Repubblica. Una notte fonda come le altre.
Quando non ho avuto una notte fonda?
Chissà se ci sono ancora cinema aperti, se ancora i libri sono su carta. Ma credo di sì. I Iibri sono come la ruota, non moriranno mai.
Hai bussato a lungo alla porta.Non ero propriamente ragazzo quando
nascesti. Non era propriamente ragazza neanche lei. Presa per un pelo, dura da raggiungere.
Ma del resto cosa non è stato duro da raggiungere?
Ci saranno sempre quelli dal cappello al chiodo, finti lavori, finte famiglie, finti sogni, finti amori. Muori semmai, ma non cercarti una nicchia.
Meglio avere un coltello tra i denti che essere servi.
Meglio la solitudine che finti amori.
E se cercheranno di spegnere le tue passioni, beh tu suda più forte..
perché per ognuno che si illumina altri troveranno la forza,
In fin dei conti.. vedi?..Ti dico un mucchio di banalità.. cose scontate.
Ma ci credo.
E se troverai il dolore, scendici dentro, stringi la mano sui chiodi e oltrepassalo.
Se c’è qualche mio vecchio libro, o segno nel mondo.. a volterileggilo, giusto per sfiorare con le dita la carta e vedere ancora se son rimasti trattenuti un pò dei mie sogni.
E sapere che un tempo ci siamo stati anche noi.
E ci siamo alzati ridendo sfidando i lupi e i giganti, stringendoci la mano come cavalieri pazzi,
Che non siamo stati docili, ma le abbiamo date le nostre belle pedate.
Le abbiamo fatte le nostre belle corse.
E ti diranno di riposarti, che c’è tempo.. di rilassarti, di non darti arie, di non prenderti sul serio, di darti una regolata, di accontentarti. Ma invece ti dico.. dacci l’anima, morditi il labbro, ruba a ogni notte le sue ore. Non prendertela comoda, e sei stanco
buttati acqua freddo sul viso e continua. Hai la responsabilità di un Sogno. Un Sogno vive in te, o morirà per sempre.
E se tutti ti diranno che quella montagna non la puoi scalare..
scalane tre..
E lascia andare gli amici da saldi.
Lealtà assolute.. fedeltà assolute…
Pretendile, meritale, conquistale..
Non so se darai il mio nome a un pesciolino rosso.. a sto punto meglio un criceto, i pesciolini rossi muiono subito..:-)
Nessuno di noi è mai stato davvero solo. E forse sentirai dire che tutto è merda, solo roulotte del caso. Spero che tu vivrai quelle notti, quelle notti in cui saprai che tutto è così Grande che le parole non basteranno mai a spiegarlo.. che c’è di più, immensamente di più, di quanto potranno mai dire esperti o professori, scienziati o libri..
In fin dei conti, non so ancora cosa posso averti lasciato. Figurati non so neanche il tuo nome. Spero ci sia anche qualcosa però, come un pugno alzato, o una foto ingiallita, o una collezione segreta, un orologio a cipolla, o una lettera d’amore sfuggita agli incendi.. sentieri di pietre acciottolate, o colpi appena dipinti lì in fondo, da portare nell’anima.
Se per ogni cazzata avessi un euro chissa che pensione benestante
avrei. Ne ho fatte tante. Sicuramente né farò altre.
Cazzata dopo cazzata ho costruito un mio sentiero con le ginocchia, ho trovato la mia strada in mezzo alle capate ai muri, ho spalato tanta merda sai..
.. ma alla fine la Strada ci prende con sé e si impadronisce di noi. E forse sarà la follia a salvarti quando avrai perso ogni ragione. Posso dirti che ho amato. No, non mi sono tirato indietro. Mai tirato indietro. Non ho mai fatto compromessi.. Se non puoi dare tutto è meglio che muori. Sono cattivo? Ma ha senso amare solo quando senti la tromba e nudo in mezzo ai leoni puoi guardarli negli occhi. Posso dirti che ho amato con tutti i polmoni.. e parlo anche per il tempo che verrà.
E allora ama senza ritegno. Con tutti i polmoni. Vivrai in piedi..
E morirai in piedi. Mi piace credere di essere morto in piedi, scalando una bella montagna, magari in qualche impresa impossibile, in qualche viaggio selvaggio.
No.. non ti avevo mai parlato di questa lettera..
Scritta in una notte folle come tante..
In anni incredibili.. anni di lotte incredibili e di amici fantastici..
Una notte in Italia.. maggio 2009…
Un ragazzo con idee balzane alla tastiera,
un mondo lontano, appassionato e glorioso..
chiamato Nuova Repubblica…
Hasta Siempre Esperanza
SATORI
by Duncan on mag.23, 2009, under Disciplina, Misticismo, Poesia, video

“Lui è inafferrabile come il pesce della fonte
che spicca un salto. Lui non dipende da niente.
Lui è libero. Lui vive come un pesce nell’acqua
che non si può afferrare con le mani, tanto più
lo si insegue, tanto più fugge via. Non cercatelo.
Lui è accanto ai vostri occhi. Abbiate fiducia in voi
stessi. No lasciatevi distogliere da nessuno dalla
via. Se incontrate un Buddha uccidetelo. Se
incontrate i Patriarchi uccideteli. Questo è il mezzo
con il quale vi renderete liberi e vi riscatterete dalla
servitù dlele cose. Rendetevi indipendenti dalle cose.
E’ dieci anni che sono qui e non ho ancora visto
un vero Uomo. Sembrate una banda di incatenati.
Sorgete, perché questo è il tempo.”
LIN-CHI
Il Satori è l’esperienza definitiva. Il Satori è l’esperienza scardinante. Il Satori apre le porte. Il Satori è l’attimo della Rivoluzione.
Il Satori è l’esperienza suprema dello Zen. L’Alpha e l’Omega. L’alba del Cominciamento.
Potrete trovare migliaia di conoscitori dello Zen che non parlano in questo modo di ciò che io intendo come Satori.
Anche nello stesso ricettacolo Zen molti ormai non credono che qualcosa come il Satori sia possibile. Ma, noi non stiamo parlando semplicemente di Zen qui. Non è il mio scopo. Satori allora non comeesperienza unica e esclusiva di un determinato mondo. Ma come immaginee visione di un Evento che, sotto svariati nomi, e sotto radici econtesti diversi, è sempre esistito e sempre esisterà. Noi usiamo ilsuo nome, appoggiandoci a una tradizione che conosciamo. Ma il lettoreattento andrà al di là del nome che diamo alle cose, per cogliere ilcuore e riconoscere lo spettro che vive ovunque. Perché, alla fine deigiochi, qui non si parla veramente di Zen, ma di uomo, vita,rinascita. Oppura, meglio mettersi un blocco di cemento in bocca.
Innanzitutto Satori è la credenza nella possibilità di un atto di fuoco che scardini le montagne. Dell’illuminazione istantanea. La gran parte delle scuole meditative orientali crede nell’illuminazionegraduale. Un lento, cioè, progredire nella purificazione mentale, che,nei decenni, o ancor di più, nelle vite, porterà, scalino dopo scalino, alla illuminazione. Le scuole radicali dello Zen, ma è una concezione presente anche in tutt’altri orizzonti, credono nella illuminazione istantanea. In una esplosione atomica, cioè, che in un istante frantumi lo speccio e porti al Born Again, la Rinascita, la re-conquista della tua “natura originaria”, del “volto che si ha findall’inizio dei tempi”.
L’esperienza del satori ha analogie con esperienze che nel corso della storia si sono epresse in altri cammini spirituali. Satori è un temine cinese. Ma la parola giapponese Kensho ha lo stesso significato. La storia delle religioni comunque riferisce di una moltitudine di forme di esperienza mistica.
Alcuni parlano del folgorare di una verità nuova e inaspettata, altri di acquisizione di un nuovo sguardo. In quanto incommensurabile non si può trovare una definizione del Satori di cui essere soddisfatti. E’ una esperienza che porte a tutto un altro livello di esistenza, che non lascia quasi niente intatto della vecchia personalità. Niente sarà più lo stesso di prima. Si parla della fine di un lungo esilio, di un tenace oblio della nostra autentica essenza. iL Satori è la riappropriazione del proprio retaggio originario. Frequente è la
sensazione di coloro che si sono appena risvegliati, di comicità o sbigottimento, quasi di incredulità per non aver capito prima, <<era così facile, bastava solo allungare la mano>>. Già, ma ciò chesembra così facile al Risvegliato, sembra lontano anni luce dallaconsapevolezza dell’uomo ordinario soffocata in ogni suamanifestazione vitale.
Lo sguardo nella propria natura originaria non è possibile senza l’oltrepassamento del muro concettuale della consapevolezza ordinaria:
“Wumen ci dice quanto è meravioglioso l’oltrepassamento della muraglia e vivere la via del Satori. Se la porta è superate la pace definitiva è raggiunta. Tu puoi toccare come essenza vivente il vecchio maestro Chau-chou. Tu vivi in comunione con tutti i maestri Zen. Che meraviglia! Che magnificenza”
Alcuni testi clasici distinguono tre punti centrali nell’esperienza mistica:
1- IL GRANDE DUBBIO (daigi)): l’elevata tensione, colleegata con un’estrema e incessante concentrazione.
2- LA GRANDE MORTE (daishi): un’improvvisa espansione dellaconsapevolezza che racchiude l’intero universo nell’esperienza diabbandono di corpo e spirito”.
3- LA GRANDE GIOIA (daikangi): il ritorno nel mondo con una fondamentale comprensione dell’unità di tutte le cose, accompagnata da sensazioni di gioia e amore.
Un esempio concreto di questi momenti lo torviamo nella descrizione che Hakuin fa del raggiungimento del suo primo Satori:
“Improvvisamente emerse in me il GRANDE DUBBIO. Mi sembrò di gelare in un campo di ghiacio estendentesi per miglia e miglia, mentre dentro di me vi era un senso di estrema traspearenza. Nessuna possibilità di andare avanti o indietreggiare; rimasi com eun idiota, come un imbecille. Talvolta avevo la sensazione di volare nello spazio. Per diversi giorni restai in quello stato. Una sera, udii il suono di una campana del convento, e questò bastò a produrre in me uno sconvolgimento. Fu come s se si fracassasse un bacino di ghiaccio o e crollasse una casa fatta di giada. utti i dubbi e le incertezze di
prima si disciolsero come nubi al sole. Gridai: <<meraviglia! Non esisste una nascita o una morte da cui si debba scampare, non esiste un sapere supremo che ci si debba sforzare diconseguire. Tutte le complicazioni, presenti e passate, tutti imillessettecento Koan, sono tali, che non vale nemmeno la penaesporli>>.”
Attraverso il Satori anche il carattere è ribaltato. Non è un semplice fuoco che si accende e poi si spegne. Ma è la Grande Vertigine. Il definitivo rivolgimento della personalità.
Come ho detto all’inizio, ciò che mi propongo è di far emergere la potenzialità trasformatrice di questo genere di esperienze a prescindere dal rispetto di condizioni e presupposti specifici. A me più del nome interessa “il rivolgimeno in quanto tale”, “l’apertura degli occhi in quanto tale”; anche andando al di là di questioni terminologihe o di rigidi criteri di appartenenza. Non è importante il nome Satori, ma che sia preso seriamente in considerazione un altro livello esperienziale, che gira su coordinate e movimenti che sono anni-luce rispetto al normale tono vitale.
Esistono “porte”, oltrepassate le quali viviamo in un altro livello di consapevolezza? Esiste un altro mondo oltre a quello che noi viviamo(crediamo di vivere) ogni giorno? E se esiste siamo sicuri che questo
mondo è meno reale di quello “ordinario”? Lo Zen ci dice che questo mondo c’è. ma non è collocato in un’altra dimensione dello spazio e del tempo. E’ sempre il mondo in cui viviamo, se veramente lo viviamo.
La vita, come realmente viene vissuta, non sarebbe vivere il mondo così com’è, la realtà com’è. Ma sarebbe una forma di “tradimento” dell’essenza delle cose, dell’essenza della vita. Viene a proposito la lapidaria affermazione che spesso i saggi e i mistici delle tribù pellerosse rivolgono a quelli che inquadrano le loro esperienze di allucinazione e di estasi come stati allucinatori. Loro sostengono che in realtà il loro è un procedimento, un rito di de-allucinazione.
Paradosso delle cose è il loro essere il contrario di come appaiono. La realtà autentica, l’unica realtà sarebbe quella vissuta armonicamente con tutte le forme della creazione, nella massima maturazione delle nostre facoltà ed emozione; come avviene nel Satori.
Per ultimo voglio sottolineare una assonanza ricca di potenti sviluppi. le antiche esperienze della mistica trovano concordanza con le ricerche più recenti della psicologia transpersonale di Maslow e Assagioli. L’assunto Zen trova sempre più una maffiore conferma: OGNI PERSONA POSSIEDE LA NATURA DEL BUDDHA; e quindi può fare le esperienze di risveglio. Esperienza sulle quali hanno detto parole importanti, tra gli altri, Ouspensky e William James. Per questi autori la nostra normale coscienza di veglia, quella che noi chiamiamo razionale, non è che un tipo di coscienza; tutto intorno alla quale giacciono forme potenziali diverse, separate dalla coscienza normale da una pellicola sottilissima. Possiamo attraversare l’intera vita senza sospettarne l’esistenza. Se però si esercita lo stimolo appropriato, si entra in contatto con tali forme nella loro completezza. Le esperienze che noi chiamiamo Satori sono analoghe a quelle che nella psicologia trasnpersonale sono definite: “Peak experiences”, “esperienze di
vertice”.
Il lettore attento avrà campito che siamo lontani da una visione ascetica ed antivitale del Risveglio, come poteva essere il Nirvana per il Buddismo originario. Il Satori diventa un momento di culmine, una Epifania. Che porta a una celebrazione della vita, oltre ogni limite, nella massima intensità concepibile. E’ la catarsi, la potenza esplosia che reintegra lo Spirito nel Mondo e fa si che l’uomo viva al massimo ed esprima totalmente le sue facoltà, qualità, sensi
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Pensavo, credendo di essere vivo
vedevo l’Essere, il Signore del mondo;
non era realtà, solo apparenza credendo
in ciò che non è.
Solo cullato dall’illusione,
scambiando l’oscurità per la luce,
l’apparenza per realtà.
Seguivo la via, la strada era falsità;
avevo percorso molto cammino;
pur andando avanti la mia rincorsa era a ritroso.
Guardavo le persone, ascoltavo me stesso.
Avvicinandomi alla meta mi allontanavo da essa:
progredendo nella conoscenza
accrescevo la mia ignoranza.
Non persi la speranza e perseverai
fidandomi di colui che mai abbandona l’allievo.
Salivo cadendo in basso.
Non capivo e la mia sapienza si accresceva.
Soffrivo e la mia sapienza s accresceva.
Soffrivo e il mio animo si rallegrava.
Fui abbandonato, non ero compreso, ma non
ero più solo.
La mia caduta fu completa.Ero moribondo.
Ma sttavo vivendo per la prima volta.
Ero rinato. La mia notte divenne in giorno.
La mia mente iniziava a vedere con l’anima.
La mia mente sentiva col cuore.
Caddero le ombre dagli occhi, e allora capii
che tutte le promesse non sono mai state tradite.
(Anonimo)
CYRANO
by Duncan on mag.19, 2009, under Musica, Poesia, Resistenza umana
Questa canzone è memorabile.
Questa canzone è indimenticabile.
Questa canzone ti entra nell’anima e non ti abbandona più.
Una volta la mandai anche quando inviavo il pacchetto di video.
Ma è talmente bella che merita un trattamento privilegiato.
Cyrano è forse la canzone più amata di Francesco Guccini (anche se non credo la sua più bella, ne ha scritto anche di più belle).
Cyrano è il cuore dolce e integro di Guccini. Solo lui poteva scrivere questa canzone.
Cyrano è la passione.
Cyrano è la follia.
Cyrano è il coraggio.
Cyrano è l’indignazione.
Cyrano è la ribellione.
Cyrano è l’amore, l’amore impossibile, folle, tenero e disperato.
Cyrano è il grande amore.
Cyrano è l’ultimo sognatore in un mondo di maiali.
Cyrano è lo spirito dei cavalieri.
Cyrano è l’eroe che tutti avremmo amato.
Cyrano è l’eroe che tutti portiamo dentro.
Cyrano contro ruffiani, porci e servi.
Cyrano e le sue lettere di amore.
Ecco una pietra miliare della canzone italiana ed europea.
SALUTO AL SOLE
by Duncan on apr.23, 2009, under Poesia, Simbolo
Le onde concentriche espandono inarrestabili essenze,
ed ecco il mare e cerchi di fuoco,
in maestose ottave… innalzi preghiere…

IL CANTO DI CHUD
by Duncan on apr.08, 2009, under Musica, Poesia, Resistenza umana

La molle e viscida creatura Nihil, avvolgeva nei suoi tentacoli e con membra come viscide ventose Chud, Chud, la speranza dell’Ovest.. il bambino era stato mandato.. perchè le lunghe Ombre non cancellassero ogni Bellezza dalle Terra Emerse ricacciandole nelle Fauci di Magog.. Chud ormai era perduto.. la Bestia non lo colpiva solo nel fisico, ma depredava la sua anima ammorbandolo con la tristezza per la morte di sua madre.. ma, quando ormai le forze vitali venivano assorbite da Nihil, uando ormai era solo cibo, cibo per quell’Abominio.. toccò l’emblema che aveva intonro al collo e venne alle sue orecchie un canto.. il Canto di Chud..
Credi Chud,
credi in ciò che hai sempre creduto,
credi piccolo mio,
credi in tutto quello che credevi.
Credi in quelle sere di natale quando tua madre ti preparava la torta
di mele, ti accarezzava i capelli e ti parlava dell Montagne di
Gebsam, dove volano le Aquile,
e rideva, rideva, rideva.. ed il suo riso ti riempiva il cuore.
Credi che tua madre non ti ha abbandonato,
non sentire la voce dell’abominio, tutto è terra e carne putrida,
tutto è nulla, Nihil,
non sentire il veleno incestuoso che ti immette nel cuore, per
uccidere la speranza e gettarti nella desolazione.
Credi che tua madre non ti ha abbandonato,
Credi che tua madre è ancora viva,
che è qui, con te.
Credi che c’è un poliziotto che ti riporterrà a casa se gli dici che
ti sei perduto.
Credo che Gandalf e Capitan Knight e i Paladini esistono, anche se la
maestra ti ha detto che sono tutte bubbole.
Credi che non ci saranno più bambini picchiati a scuola, a correre
come lepri al suono della campanella per non farsi raggiungere.
Credi che non ci saranno più bambini rinchiusi in cunicoli di cemento,
carne per riti infami, organi da smerciare.
Credi che nessun bambino dovrà saltare su una sola gambe per le mine.
Credi che nessun bambino verrà picchiato dal padre,
Credi che nessun bambino sarà lasciato solo, in una città straniera,
come un pacco postale,
Credi che nessun bamino dovrà morire dentro ingerendo dolci pasticche.
Non arrenderti Chud.
Credi in ciò che hai sempre creduto.
Credi nello spirito di tua Madre.
Sii valoroso.
Ricorda le antiche parole.
“Tu porti in te il Sole”.
Credi Chud,
e il Mondo avrà ancora una possibilità.
ANFIBIO DELL’ANIMA
by Duncan on apr.01, 2009, under Musica, Poesia

……..Mi muove come mente e pensiero e poi mi assalta, mondi sommersi…
Adesso ti trovo, adesso vedo il vino grande,
Tutti i maestri non sano passati come goccia di crisantemo,
come rugiada sperduta,
atomi che gravitano, neutroni, positroni e cavità addominali..
Nell’ombra la luce, nell’imbrunire l’alba,
E mi conduceva nei sepolcri, a percuotere le mie paure,
Anfibio dell’anima, il mare dilagava.. ed era magia,
Era giorni umidi e oscuri allora, le città svuotate, macchine alla deriva,
il cielo impregnato del giallo pallido di un sole grande,
eppure mi sorresse in scale a cui seguivano scale, e altre scale ancora..
Nei tempi del crepuscolo, mi condusse alla mia Epifania…
Lunga erano le musiche che allora attraversavano il pianeta,
le città potevi vederle da lontano,
Anfibio dell’anima
antro cavernoso dei sogni, candela ad olio…
In principio legno grezzo, fammi ridere ancora nel buio..
Il principio legno grezzo,
..quasar compressi, di notte trovasti la porta, la casa non era
illuminata,
ma potevi vederla, un segno di cavallo benediva i viandanti,
..Eri l’odore dei colori, mi sollevasti sulle tre carte della fiera,
acqua fredda sul mio viso,
mi muove come bruna onda, rito degli abissi, mani alzate..
lasciavo le mani portarmi su, fino a che non c’erano stelle che non fossero riflessi..
Gli ultimi tempi del Solstizio scendevano come polvere, e urla di furore scuotevano il mondo..
Uomini coperti portavano segni sinistri..
Ma non avevo paura… oltre le folle coordinate del tempo,oltre gli emblemi radianti nei deserti,
oltre le seconde e triple pelli di fango,
poteva sollevarmi..
Anfibio dell’anima.
Sogno, visione, ricordo, o …
by Bjori on mar.21, 2009, under Misticismo, Poesia
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L’anima era stordita. Si ritrovava in un luogo che non conosceva, che non aveva scelto, o non sapeva di averlo fatto, ma che in un certo modo comprendeva.
Doveva recuperare, doveva andare avanti, doveva superarsi, doveva fare tante cose, ma adesso attendeva.
Era stordita, ma com’era possibile che da un momento a un altro si ritrovava li…era come se qualcuno l’avesse strappata anzitempo dalla sua esperienza precedente. Ma di essa l’anima non ricordava nulla, sapeva ma non ricordava.
Era un po brutale l’anima, una che sapeva il fatto suo, che s’era probabilmente gestito la propria esperienza senza tanti scrupoli, prendendo quello che poteva, strappandolo e senza grandi rimpianti, ma con un certo senso d’amaro in bocca e con una certa consapevolezza: quella non era la pace…ma poi cos’è questa pace…essa l’ignorava.
Qualcuno le diceva che un corpo le era stato affidato e l’anima cercava di evaderlo…voleva quella libertà che solo un corpo senza pesi e limiti può avere, e poi il cambiamento le faceva paura, l’ignoto.
La scelta però era già stata compiuta e anche se non voleva accettarla, sapeva di non avere scelta. Quella voglia di evasione, però, non cessava.
In un certo momento si vede entrare in un piccolo buco al di sotto del corpicino che gli stava davanti, era come un imbuto, come un vortice, ed ecco li dentro.
Quel corpo era così piccolo, così stretto e così angoscioso…dalla libertà in una prigione angusta.
E il disagio sale, e l’angoscia sale, e l’anima si contorce li dentro, e si dimena e cerca di scuotere quel corpo,ma niente, esso non si muove di un centimetro.
E cerca di liberarsi, di fuggire, ma sa, sa che sarà costretto a rimanere li per molto tempo, molto tempo. Alla fine si rassegna.
Ed è proprio allora che egli e il corpo diventano una cosa sola, una cosa unita, e non si dimena più, ed è una prima accettazione, un primo momento di pace tra l’anima e il corpo… e poi…e poi…e poi….???????
Una carrozzina e cinque persone attorno ad essa. Dentro l’anima e il bambino. Le facce non sono limpide, esse sono un misto di corpo e anima, un espressione dell’essere e delle sue ombre, e delle sue inclinazioni.
All’anima non piace quello che vede…”ah che brutta gente”, esclama.
Una donna anziana lo prende in braccio…il suo sorriso esprime cattiveria.
“Lasciatemi, lasciatemi”, continua a gridare l’anima, in modo brusco…se potesse li prenderebbe a grosse parole, li direbbe chi sono in realtà e se ne andrebbe lontano…sì, lontano, via, via…si guarda intorno, ah uno è un po diverso…”questo si può salvare”…
Ah, quel corpo così piccolo, così debole e scoordinato, non potente…ah se potessi…”aspettate che diventi grande, ch..che ve la faccio vedere io”…
E l’anima guarda fuori.
Tra il balcone al primo piano e la strada lontana sembra si possa camminare, come?…solo un anima può sapere…con gli occhi dell’anima si può vedere…e l’anima va, adesso si vede grande e va…libera va, prepotente va, verso cosa non sa, ma la novità l’attira, la fa sentire libera, le fa paura, ma sempre libera, va…verso un immagine offuscata…verso il futuro…
Dopo questa proiezione, sente che il suo destino sta la fuori…allora si sente in pace…allora inizia a dimenticare…allora si inizia ad accettare..una seconda accettazione, un secondo momento di pace tra l’anima e il corpo…
E inizia ad espandersi entro il corpo, sente con lui, vive con lui… e una sensazioone di intorpidimento…non vuole, vuole, dimentica…i ricordi svaniscono…lentamente la coscienza dell’anima svanisce.. inizia ad apprendere e a comprendere…ma questo non lo sa, questo lo sa…….
Fate che sia amore
by Duncan on feb.12, 2009, under Poesia
Agli amici della Repubblica: non volevo scrivere nulla stanotte, poi mi è venuta alla memoria una delle poesie, tra quelle che ho scritto, per la nostra comunità, a cui sono più legato… E ho avuto una improvvisa voglia di riscoprirla e condividerla pure per coloro che visualizzeranno questo sito.. Una poesia che è forse il migliore augurio proprio ora che iniziamo questo passo.. ora che il nostro sito, tanto Atteso finalmente viene alla luce.. Fate che sia Amore… non importa il prezzo da pagare, e non importa se vi insulteranno e se vi rideranno dietro.. anche se vi ricoprissero la facci di sputi..
Vi risparmio allora predicozzi, auspici e solenni discorsi che stanotte.. io non dormo mai ricordate
.. tutto il resto datelo come detto, e perdonatemi se vi eravate aspettati il Duncan “esplosivo” proprio nel momento dell’ “inaugurazione” del Blog.. E invece voglio dirvi l’unica cosa che conta a tutti voi la cui vita ha incrociato la mia, dandomi il privilegio di conoscere Amici, Compagni, Donne, Uomini.. come si soleva dire un tempo “l’onore è tutto mio”.. E allora vi lascio con le uniche parole che davvero contano..Fate che sia Amore..———————————————————————————————-
FATE CHE SIA AMORE
Cosa faremo della nostra vita, di questo treno che scorre veloce, di
questa eterna promessa?
Amici miei che cosa sarà delle nostre mani e dei nostri passi, degli
anelli tra le dite, dei coltelli fra i denti, dei quadri e dei
desideri cullati..?
Cosa sarà di quella fame e di quelle strane promesse, di tutte le
musiche del mondo..?
Io non lo so, non lo sanno i grandi dei grandi, figurarsi io..
Ma una cosa, sì una cosa mi va di dirla..
Non fate che sia polvere,
non fate che sia traffico,
non fate che sia tristezza,
non fate che sia stanchezza,
non fate che sia resa…
Le finestre hanno una strana nebbia di mare stasera,
anche gli angeli mangiano, mangiano e fanno pipì..
una dolce malinconia mi accarezza il cuore,
e nelle mani ricordi di promesse e di fuoco,
i falò bruciano ancora..
Io in verità non so niente,
so solo bugie e i trucchi del Coyote,
so solo riflessi di polvere di stelle,
Ma solo una cosa posso dire, sì,, una voglio dirla,
così retorica che si prenderà i fischi dal loggione
e i pomodori della folla..
ma è troppo questa dolcezza stasera per tenerla solo per me..
Solo questo posso dire..
Fate che sia amore
.. se insegnerete, farete mattoni o scriverete..
fate che sia per amore..
Padroni d’azienda.. attori.. o cantanti di strada…
fate che sia per amore..
Se sarete i divi della folla o se sarete nomadi e derisi..
fate che sia amore..
Qualunque sia il nome che vi daranno,
ciò che fate, fate che sia per amore,
fate che sia amore..
Se brucerete i libri sacri e piscerete sulle chiese,
o se andrete a tutte le processioni,
se mediterete o pregherete nel buio
fate che sia per amore
fate che sia amore..
Ogni giorno milioni sono perduti, ogni giorno milioni sono
spezzati,ogni giorno il numero dei cadaveri ambulanti aumenta,
ma cosa resta di una vita senza sogni e senza amore?
Ma voi no!
Fate che sia per amore
Fare che sia amore.
Qualunque sia il prezzo da pagare.
Anche se dovrete prenere la strada stretta,
anche se molti vi tradiranno.
anche se dovrete faticare dieci volte tanto,
fate che sia amore..
Se avrete mille amici o due,
fate che sia per amore,
fate che sia amore,
Non ci sono libri paga stasera, né viscidi amebe che ti strisciano
addosso per convenienza, né utili idioti da sfruttare..
Né branchi, consorterie, clienti e compagni di merende..
Servi che si inculano a vicenda..
Fate che sia amore..
Se andrete solo al quartiere vicino o girerete il mondo,
fate che sia per amore..
C’è così tanto da vedere,
così tanto che si sta male solo a pensarlo,
così tanti volti che vi sorrideranno dal finestrino,
ciotole di riso se sarete affamati,
e trecce di rame con olio di sandalo,
ma fate che sia per amore,
fate che sia amore
Se predicherete su una cassetta della frutta ad Hide Park
o sarete gli oratori del momento,
fate che sia per amore,
fate che sia amore..
Ogni parola,
che sia per amore
Se curerete ferite o darete pugni sul naso,
se darete una mano o romperete i coglioni,
fate che sia per amore,
fate che sia amore.
Batte ogni sera la Campana della Piazza, e ti mostra chi sei..
Ogni tre rintocchi un gabbiano esce dalla Chiesa..
E tu chi sei? Quanti volti hai? Quanti nomi?
Le strade sono vuote stasera, il mare calmo..
e se hai qualcosa da dire, dilla adesso!
non aspettare un momento più conveniente per parlare,
non esistono momenti più convenienti..
Se leccherete il viso, bacerete le labbra, e le morderete fino a fare
male.. se naufragherete nei seni, se riderete, farete promesse o le
infrangerete, se vi scambierete la pelle e le ossa, e fornicherete
come vitelli.. se farete zero o trenta figli..
Fate che sia per amore
Fate che sia amore
Se qualcuno vi accompagnerà nel Viaggio,
in questo Viaggio in cui non si ripassa mai dal Via,
Fate che sia per amore,
solo per amore,
fate che sia amore..
Tutti i rumori e le luci alle vetrine, i distintivi e la musica
dell’attico, i biglietti alla prima e i ragli e i ruggiti..
tutti i giocattoli del mondo..
alla fine sono solo polvere..
Il treno corre ogni notte,
e chi sta dormendo neanche lo sente..
Se canterete per la strade, o parlerete di amore alla sconosciuta,
se sarete cosi pazzi da affrontare il Drago a mani nude..
Fate che sia per amore,
fate che sia amore






