Scienza
I mondi di Barbara (Il demone di Michail Jur’evič Lermontov)
by Duncan on dic.12, 2011, under Bellezza, Scienza

Ritorna Barbara Lazzarini con la sua rubrica dedicata ai suoi mondi, i suoi amori, le sue visioni..
L’appuntamento di oggi è d’eccezione, in quanto dedicato ad un momento sublime della letteratura…. Il demone di Michail J. Lermontov.
Con Barbara la letteratura diventa passione dove l’educazione è anima che viaggia tra il sentimento e il rigore, in una pulizia profonda che brucia di inconciliabili tensioni e di rinnovate rivoluzioni.
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Il demone di Michail Jur’evič Lermontov
Ho sempre amato solo i ribelli, quegli esseri che non si piegano agli ordini, che disubbidiscono perché non continui ad esistere il vertice da cui debba partire l’obbligo a uniformarsi. Così quando m’imbattei in Lermontov, uno dei massimi esponenti del Romanticismo russo, il suo poema “IL DEMONE” fu subito, per me, il simbolo del dissenso, la forza del vero contro quel che si proclama forzosamente giusto.
Se il più alto debito letterario Lermontov lo deve a Milton e al suo “Paradiso perduto”, tuttavia, “il demone”, resta un poema laico, filosofico, metafora di quello a cui si rinuncia per mantenere fede a se stessi.
In breve questa è la trama:
Un potente demone orgoglioso e amareggiato si aggira sulla Terra. E’ immensamente sofferente, deve scontare la sua condanna di insorto in eterna solitudine. Nel Caucaso scorge Tamara, è una fanciulla bellissima. Lui se ne innamora perdutamente. “Gli eroi lermontoviani si accendono senza rimedio, e amano con un’ostinazione furente…” (Ripellino)
Nel poema il comune, banale sentire è ribaltato e la maledizione viene dal cielo: è la negazione dell’amore per chi come lui, non ha rispettato la legge suprema: Che far senza di te di questa vita eterna, dell’infinito estendersi del mio regno? Il mio tempio è vuoto: manchi tu che sei il mio Dio
Quando Tamara gli chiede che ne pensi di dio il demone fierissimo le risponde:
Non ci degna nemmeno d’uno sguardo.
Il cielo gl’interessa, non la terra!
Inesausto nel suo ribellismo titanico, per spezzare un destino che rifiuta, per la sua libertà, il demone scende nuovamente in guerra.
E’ un vero e proprio scontro tra titani quello che sottende tutto il poema e che si rivela solo all’analisi meno superficiale. All’amatissima Tamara lui parla in sogno, assorto e disperato, secondo i tipici toni romantici:
Io son colui che tu nella silente
notte hai sentito accanto a te presente,
il cui pensiero al cuor t’ha bisbigliato,
la cui tristezza tu confusamente hai inteso,
la cui immagine hai sognato;
colui che ogni speranza che riviva
fa cenere, colui che ognuno schiva
ed a cui impreca ogni essere vivente.
Per me lo spazio e il tempo sono niente:
sono il flagel d’ogni mio schiavo umano,
di conoscenza e libertà sovrano,
colui che il male impone alla natura,
il nemico del cielo, eppur se vuoi,
il mio poter depongo ai piedi tuoi.
A te ho portato in umiltà
la pura preghiera dell’amore, a te il tormento
ch’io provo in terra, per la prima volta
e le mie prime lacrime terrene…
Lui le appare bellissimo nella sua dolente fierezza, Tamara lo bacia, poi, pentitasi d’aver provato qualcosa per un essere tanto esecrabile, si ritira in un convento dove muore.
Le illusioni scemano, il demone torna a sentire il dolore della sua potenza, la sua protesta è disperata, non può, per legge, disertare la sua condizione, è prigioniero della propria infinita natura di ribelle: “e spesso, molto spesso gli uomini invidiava. Essi hanno la speranza di riscattarsi, ed anche la speranza del mortal sonno. Meglio sopportare tutti i loro tormenti che una goccia dei tormenti infernali” .
La sua sconfitta altro non è che il simbolo della rassegnazione al male. Proprio lui che paradossalmente avrebbe dovuto incarnarlo quel male, per volontà del “bene”, è stato dal bene perpetuamente esiliato. Tenuto lontano dalla possibilità d’amare è obbligato a odiare.
per sé solo vivere, e nella noia,
e in questa lotta senza mai vittoria,
In questa lotta senza mai la pace!
Il lungo monologo in cui l’autore romantico fa sussurrare al demone l’amore che non riesce a non provare è biografico, Lermontov amò disperatamente Varvara Bachmeteva, ed ebbe come il grande Puskin una breve e sfortunata esistenza, infatti, proprio come Puskin, morì in duello per amore quando non aveva ancora compiuto 27 anni.
La cornice naturale e selvaggia è anch’essa demoniaca, ma profondamente amata, lui, l’autore, ne è intriso, è il suo faticoso, ostile, feroce Caucaso, che fa da sfondo a tutte quante le opere del poeta, A te Caucaso, cupo signore della terra, consacro il trascurato verso…ovunque t’amo.”
Intervista a Tullio Simoncini
by Duncan on set.13, 2011, under Controinformazione, Guarigione, Medicina, Scienza

Il dottor Tullio Simoncini e la sua molto discussa terapia contro il cancro sono conosciuti da anni, per lo meno nel mondo di internet, e certamente tra coloro che hanno interesse e attenzione per le terapie alternative. Io personalmente non so se la terapia di Simoncini è efficace in qualche modo, anche solo parzialmente. Ma credo che vada conosciuta. Pubblico questa intervista anche per un altro motivo. La fece mio padre, molti anni fa. E quindi ha anche un valore personale per me.
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Intervista al dottor Tullio Simoncini
Raccolta da Giuseppe Cosco
Il problema del cancro, ancor oggi, è e rimane complesso. Diversi ricercatori, non allineati alle spiegazioni e relative terapie della medicina ufficiale, da anni studiano il problema.
In Italia, tra gli altri, un medico romano, il dottor Tullio Simoncini, laureato in medicina e chirurgia, specializzato in diabetelogia e malattie del ricambio e con una laurea anche in filosofia, ha elaborato una sua teoria sul “male del secolo”. Il dottore che ha partecipato a diverse conferenze e dibattiti è stato, tra l’altro, relatore al convegno “Firenze-Medicina 2000″ (18-19 settembre 1999) e al “Congresso Internazionale di Oncologia” di Treviso (15-16-17 ottobre 1999). Invitato a varie trasmissioni televisive di tv private, ha dibattuto le problematiche della medicina ufficiale e di quella alternativa e ha esposto le sue teorie sul cancro. Ha partecipato a importanti conferenze e in quella del 4 marzo 2000 svoltasi a Perugia, era presente come relatore anche il Prof. Luigi Di Bella. Simoncini è presidente di un comitato composto da 30 medici che attua e ricerca su tutto il territorio terapie alternative.
Il medico, dedicatosi da tempo alla studio e cura dei tumori, presenta una teoria molto interessante sull’eziopatogenesi della malattia cancerosa. Egli sostiene che il cancro non dipende, come afferma la medicina ufficiale, da cause genetiche, ecc., ma è il risultato di un’affezione fungina <<non visualizzata né studiata nella sua dimensione intima connettivale>>. Secondo la teoria di Tullio Simoncini, responsabile del cancro è appunto la Candida.
L’INTERVISTA
COSCO: Dottor Simoncini oggigiorno l’oncologia ha fatto molti progressi, le statististiche…
SIMONCINI: Altro che statistiche che parlano di ridotta mortalità, di adeguati programmi di prevenzione e di accuratezza diagnostica! Quando una persona si ammala di un tumore vero, e non di qualsiasi neoformazione innocua che può solo corrompere i dati epidemiologici, la medicina ufficiale è tuttora drammaticamente impotente. Difatti, l’indice di mortalità di tutte le neoplasie più serie, di quelle neoplasie cioè la cui evoluzione non è alterabile da errori di interpretazione, da mistificazioni o dal concorso di variabili non considerate (vale a dire quando si tratta di tumori del polmone, cervello, stomaco, pancreas, esofago ecc.), è rimasto più o meno lo stesso da 50 anni a questa parte. E’ bene sottolineare poi, che la questione non riguarda solo il campo dei tumori ma tutte le malattie, che vengono oggi trattate in maniera indegna e superficiale, lasciando nella sofferenza per lustri e lustri milioni di persone. Pensiamo ad esempio al popolo dei cardiopatici, dei diabetici, degli stitici, dei depressi, degli insonni, degli epilettici, dei neurosclerotici ecc.: sono il segno del fallimento! Tutta la società viene risucchiata in una spirale di paura e di morte di dimensioni planetarie, malgrado si investano fiumi di denaro. Questo perché le idee motrici della ricerca sono sbagliate alla radice, dove la forzatura della visione meccanicistica dell’uomo può ormai portare benefici solo in settori specifici collaterali e solo in via occasionale, malgrado la gran mole di studi, di studiosi e di denaro che entrano ogni giorno in campo in tutto il mondo. Il metodo sperimentale però parla chiaro: la sperimentazione e i dati della sperimentazione, dipendono dall’ipotesi di fondo; se essa è sbagliata, tutto è sbagliato e improduttivo.
COSCO: Allora secondo Lei dov’è l’errore della medicina ufficiale?
SIMONCINI: Nell’idea di fondo, in quell’ipotesi da cui dipende tutta la ricerca, cioè che il cancro sia dovuto ad una causa genetica. Essa è falsa, primo perché in cinquant’anni ha prodotto solo danni e illusioni, secondo perché sotto il profilo logico è ridicola, perché assolutamente opinabile, quindi inaccettabile. A titolo informativo è utile svelare allora, una volta per tutte, il quadro delle presunte influenze genetiche nello sviluppo dei processi tumorali, così come sono descritte dai biologi molecolari (di quegli studiosi cioè ai quali compete la ricerca degli infinitesimi meccanismi cellulari vitali, ma che in realtà non hanno mai visto un paziente), e sul quale si basano tutti i sistemi medici attuali, e quindi ahimè tutte le terapie attuali. L’ipotesi portante di una causalità genetica in senso neoplastico si riduce essenzialmente al fatto che le strutture e i meccanismi preposti alla normale attività riproduttiva cellulare, per intendersi quella di tutti i giorni, per cause imprecisate assumono in un determinato momento un atteggiamento autonomo e svincolato rispetto alla globale economia tissutale. I geni allora che normalmente svolgono un ruolo positivo nella riproduzione cellulare, vengono chiamati proto-oncogeni in un ottica deviata; quelli che la inibiscono, sono chiamati geni soppressori o oncogeni recessivi. Ad esempio il gene da cui dipende normalmente l’ormone tiroideo, secreto tutti i giorni, ad un certo momento non si sa perché (cioè è qui che sta il mistero che regge tutta la ricerca) diventa anomalo, con ripercussione sui cicli di crescita cellulari. Fattori cellulari sia endogeni (in realtà mai dimostrati), sia esogeni, cioè tutti quegli elementi cancerogeni usualmente invocati, vengono ritenuti responsabili della degenerazione neoplastica dei tessuti.
COSCO: Secondo quanto afferma vale a dire che…
SIMONCINI: Vale a dire che quello che non si sa, si ipotizza possa dipendere da elementi ritenuti cancerogeni, cioè che determinino un’alterazione genetica. Secondo le dottrine ufficiali insomma, si ipotizza che le deviazioni siano dovute all’azione di sostanze tossiche (10.000 e più), a fattori neuro-psico-endocrini, immunologici oppure ad atavici processi embrionali che risveglierebbero l’antagonismo cellulare. Praticamente a tutto. Nello J. H. Stein (Milano 1995) come in qualsiasi altro testo, viene riportato quanto segue. I segnali mitogenici, dal microambiente o da aree di influenza più distanti, vengono comunicati alle cellule attraverso numerose strutture recettoriali associate alla membrana plasmatica. Tra queste strutture, le più esaurientemente studiate sono i recettori con un dominio esterno per il legante, un dominio transmembrana e un dominio citoplasmatico avente attività tirosinchinasi. Oltre a questi si pensa che almeno sette distinte classi di molecole partecipino alla trasmissione del segnale mutageno: Recettori accoppiati a proteine G. Canali ionici. Recettori con attività intrinseca guanilato ciclasi. Recettori per molte linfochine, citochine e fattori di crescita (interleuchina, eritropoietina, ecc.). Recettori per l’attività fosfotirosina fosforilasi. Recettori nucleari appartenenti alla famiglia supergenica del recettore per gli ormoni steroidei, estrogeni, tiroidei. Infine prove sempre più numerose suggeriscono che le molecole di adesione espresse sulle superfici delle cellule comunicano con il microambiente in modi che producono conseguenze molto importanti sulla crescita e sulla differenziazione cellulare.
COSCO: Ad un’analisi appena superficiale di questo presunto quadro oncogeno da lei esposto, si evince che tutta questa irrefrenabile iperattività genetica sia partorita da elementi che stanno al confine tra l’oscuro, il mostruoso e l’incerto?
SIMONCINI: Certo. Il tutto fa presagire chissà quali meccanismi abissali decifrabili con meccanismi concettuali altrettanto abissali. Tutto ciò non può far altro che svelare l’estrema idiozia che sta alla base di un simile modo di impostare le cose. Il fatto ancor più grave poi, è che nessuno nel panorama sanitario attuale mette in dubbio siffatte imbecillità, ma tutti gli addetti ai lavori non fanno altro che ripetere la stantia litania dell’anomalia riproduttiva cellulare su base genetica. Ma è possibile accettare che degli uomini, dei ricercatori su cui si fondano le speranze di milioni di persone, basino il proprio operare su imprecisati fattori causali? Questo è il punto: in pratica e al di là di eufemismi fallimentari, i geni devierebbero non si sa perché. Tutti poi dovrebbero accettare direttive e protocolli fondati sul nulla. Qui siamo alla degenerazione mentale. In questo stato di cose allora, esibendo la teoretica medica attuale una pochezza e una superficialità queste si abissali, conviene rifiutare in blocco tutte le autorevoli stupidaggini e cercare nuovi orizzonti e nuovi strumenti concettuali, in grado di far emergere la reale ed unica eziologia neoplastica. Dopo tanti anni di fallimenti e di sofferenze, è ora di svecchiare menti e mentecatti (in senso etimologico), con linfa nuova e produttiva: i misteriosi e complicati fattori genetici, la mostruosa capacità riproduttiva di un’entità patologica capace di scompaginare qualsiasi tessuto, l’implicita ancestrale tendenza dell’organismo umano a deviare in senso autodistruttivo, o altre simili argomentazioni, condite peraltro con una quantità di “se” e di “forse” di valore esponenziale, hanno più il sapore della farneticazione piuttosto che del sano discorso scientifico. Accantonata completamente perciò la cornice concettuale dell’odierna oncologia, con tutte le varianti interpretative d’ordine genetico, immunologico o tossicologico, rimane come unica via logicamente esperibile, quella delle malattie infettive, da guardare eventualmente, e da riconsiderare, con occhi diversi da come è stata considerata fino ad oggi. Confortano peraltro una simile conclusione due considerazioni, una di ordine storico e una di ordine epidemiologico: la prima risulta dal fatto che nell’approccio terapeutico al malato il salto di qualità, la possibilità cioè di curarlo concretamente, è stato determinato quasi esclusivamente dallo sviluppo della microbiologia; la seconda discende dall’analisi del prolungamento della vita media verificatosi negli ultimi decenni il quale, essendo associato a un inevitabile cambiamento nella stenicità e reattività degli individui, si può ipotizzare come un fattore determinante nello sviluppo di patologie infettive atipiche.
COSCO: Come è approdato alla Candida quale fattore cusale del Cancro?
SIMONCINI: Sono molti anni che, in seguito a studi, esperienze e risultati terapeutici altamente positivi, io ho sviluppato una teoria eziologica infettiva nel cancro, la cui unica causa a mio avviso è un fungo, la Candida attualmente troppo sottovalutata nelle sue potenzialità patogene. E in effetti, riflettendo un momento sulle sue caratteristiche clinico-semeiologiche, non poche analogie emergono con la malattia neoplastica.
COSCO: Quali tra le più evidenti?
SIMONCINI: Attecchimento ubiquitario, cioè non viene risparmiato praticamente nessun organo o tessuto. Costante assenza di iperpiressia. Sporadico e indiretto coinvolgimento dei tessuti differenziati. Invasività di tipo quasi esclusivamente focale. Debilitazione progressiva. Refrattarietà di fronte a qualsiasi trattamento. Proliferazione favorita da una molteplicità di concause indifferenti. Configurazione sintomatologica di base con struttura tendente alla cronicizzazione. E ancora: la velocità di crescita delle masse tumorali è uguale a quella fungina. Il metabolismo delle cellule fungine (glicolisi anaerobia) è uguale a quelle tumorali.
COSCO: Esiste documentazione scientifica che provi il nesso tra la Candida e il cancro?
SIMONCINI: Si. Il nesso inscindibile tra Candida e cancro peraltro, cioè l’identità delle due entità morbose, a ben guardare esiste ed è ben documentato in molti studi in tutto il mondo, solo che non viene correttamente compreso perché vige la distorsione dell’interpretazione genetica, che alla fine risulta a mio avviso, il più grosso ostacolo alla scoperta del cancro. Entrando più dettagliatamente nel merito di un’interpretazione comparativa più approfondita, esaminiamo i punti comuni, ma controversi , nelle due matrici oncologiche, quella genetica e quella infettiva, che dimostrano come in realtà la candida è il cancro. Definizione di Candida: “E’ un fungo saprofita occasionale, opportunista”. Questa etichetta ufficiale, dalla forma accattivante e tranquillizzante, in realtà non dice e non spiega niente, anzi nasconde subdolamente la propria pericolosità. Gli aggettivi occasionale e opportunista invero, in pratica sviano la vigilanza della coscienza scientifica di un individuo, ingannato dal tono soporifero della frase e da una connaturata tendenza ad accettare quello che tutti dicono e condividono da sempre. Questo è l’errore, primo perché è stato abbondantemente dimostrato che non è detto che le idee più vecchie e maggiormente condivise siano le migliori, altrimenti non ci sarebbe mai stato progresso scientifico; secondo, perché il termine opportunista non è affatto un termine innocuo, anzi possiede una notevole carica di pericolosità, in quanto evidenzia un’adattabilità ed un polimorfismo di grado elevato, come viene spesso riportato, ad esempio da Wickes B.L. (Curr Top Med Mycol 1996 Dec;7(1):71-86), Suzuki T. (J Gen Microbiol 1989 Feb;135 ( Pt 2):425-34), Lott T.J. (Curr Genet 1993 May-Jun;23(5-6):463-7). Da uno studio di Odds F.C. peraltro si evidenzia come da ceppi simili o identici si possano formare infinite varianti della Candida anche in funzione di aree geografiche diverse, a testimonianza di come possano adattarsi ad ogni tipo di variabile non solo biologica. Basti pensare che il cosiddetto opportunismo della Candida in realtà nasconde una tale aggressività, da renderla capace di attaccare e colonizzare perfino i materiali sintetici utilizzati nelle protesi sostitutive di organi interni, come viene riferito da Ell S.R. (J Laryngol Otol 1996 Mar;110(3):240-2).
COSCO: Se ho ben capito lei dice: “La candida è opportunista”; allora, se vuol significare che è capace di passare, metabolicamente e strutturalmente, da uno stato innocuo ad uno patogeno, chi potrebbe confutare un ulteriore passaggio, sotto determinate condizioni concausali, da uno stato patogeno ad uno invasivo, cioè tumorale, mediante stati successivi di opportunismo differenziato?
SIMONCINI: E’ esattamente quello che io sostengo nella mia teoria. La candida è sempre presente nel cancro. Esiste un’infinità di lavori che attesta la costante presenza del micete nei tessuti dei malati di cancro, specialmente quelli terminali. Dati riguardanti la coesistenza della candida e del cancro, riscontrati da alcuni autori: Hopfer R.L. (J Clin Microbiol 1980 Sep;12(3):329-31): 79%. Kaben U. (Z Gesamte Inn Med 1977 Nov 15;32(22):618-22): 80% Hughes W.T. (Pediatr Infect Dis 1982 Jan-Feb;1(1):11-8): 91%. Kiehn T.E. (Am J Clin Pathol 1980 Apr,73(4):518-21): 97,1% . Tutto questo poi considerando la difficoltà di visualizzare le candide nei materiali organici da esaminare, come riporta anche Escuro R.S (Am J Med 1989 Dec;87(6):621-7), Karaev Z.O (Zh Mikrobiol Epidemiol Immunobiol 1992;(5-6):41-3) e Walsh T.J. (N Engl J Med 1991 Apr 11;324(15):1026-31).
COSCO: Praticamente si può tranquillamente affermare che essa è sempre presente nei tessuti dei malati di cancro?
SIMONCINI: Certo. Il fenomeno viene usualmente interpretato come una conseguenza dell’indebolimento e del defedamento dell’organismo dovuto alle lesioni neoplastiche. Io ritengo al contrario che l’aggressione della candida in senso cancerogenetico avviene, dopo le fasi patogene superficiali, cioè le candidosi epiteliali classiche, in diversi stadi: Radicamento nel tessuto connettivale profondo (nei diversi organi). Espansione con evocazione di una reazione organica che tenta l’incistamento delle colonie fungine, il cui esito è la formazione delle neoplasie. Accrescimento sia nel tessuto limitrofo che a distanza (metastasi). Progressivo defedamento dell’organismo con conseguente invasione organismica globale (E’ lo stadio che viene più comunemente visualizzato e che viene considerato “opportunistico”). Exitus.
COSCO: In sintesi come definirebbe la Candida?
SIMONCINI:: In sintesi la candida non è un post hoc ma un ante hoc. Vari lavori confortano peraltro quanto affermato, quali: Pedersen A. (Tandlaegebladet 1989 Sep;93(13):509-13), Krogh P.(Carcinogenesis 1987 Oct;8(10):1543-8), Trotoux J. (Ann Otolaryngol Chir Cervicofac 1982;99(12):553-6) attestano il nesso causale tra la candida e la formazione del carcinoma epidermoidale della lingua. Zhang K.V (Chung Hua Kou Chiang Hsueh Tsa Chih 1994 Nov;29(6):339-41, 384) O’Grady J.F. (Carcinogenesis 1992 May;13(5):783-6) per neoplasie del cavo orale. Hicks J.N (Laryngoscope 1982 Jun;92(6 Pt 1):644-7) per la neoplasia della laringe. Field E.A. (J Med Vet Mycol 1989;27(5):277-94), Wang F.R. (Chung-hua Ping Li Hsueh Tsa Chih 1988Sep;17(3):170-2) e (Chung Hua Chung Liu Tsa Chih 1981 May;3(2):91-3) per il cancro del polmone. Joseph P. (Chest 1980 Aug;78(2):340-3) per il mixoma atriale. Rumi A. (Chir Ital 1986 Jun;38(3):299-304), Fobbe F. (ROFO Fortschr Geb Rontgenstr Nuklearmed 1986 Jan;144(1):106-7) Bathia V. (Indian J Gastroenterol 1989 Jul;8(3):171-2) marnejon T. (Am J Gastroenterol 1997 Feb;92(2):354-6) per il cancro dell’esofago. Taguchi T. (J Pediatr Gastroenterol Nutr 1991 Apr;12(3):394-9) per il carcinoma dell’intestino. Raina V. (Postgrad Med J 1989 Feb;65(760):83-5) per il morbo di Hodgkin. Piazzi M. (Minerva Stomatol 1991 Oct;40(10):675-9) per il M. di Kaposi. Mannell A. (S Afr J Surg 1990 Mar;28(1):26-7) per il tumore del pancreas.
COSCO: Tutti questi lavori cosa attesterebbero?
SIMONCINI: Attestano che la candida possiede una grande capacità carcinogenetica e come oggi non sia più proponibile un suo ruolo patogeno semplicemente consequenziale ad uno stato di defedamento post tumorale. Molti autori tra quelli descritti e anche altri come ad esempio Yemma J.J (Cytobios 1994;77(310):147-58), ammettono oggi quindi un ruolo eziologico diretto del micete nella genesi del cancro; l’errore che viene fatto però è quello di ritenerlo responsabile della produzione di sostanze che alterano la funzionalità nucleare, di inquadrarlo cioè in un ulteriore passo di degenerazione genica, la qual cosa alla fine impedisce di attribuire loro la matrice infettiva tout court, che aprirebbe finalmente la via alla definitiva scoperta del cancro.
COSCO: E del processo infettivo…
SIMONCINI: A dire il vero poi, non è che non sia stato mai ipotizzato un processo infettivo alla base delle lesioni neoplastiche; già nel 1911 Rous P. aveva ottenuto lo sviluppo di tumori maligni mediante trasmissione con filtrati cellulari delle masse neoplastiche (JAMA 1983 Sep 16;250(11):1445-9). Nel 1939 poi Reich W. aveva dimostrato che il cancro è trasmissibile e quindi d’origine infettiva (“La biopatia del cancro” Varese 1994). Ginsburg I. (Science 1987 Dec 11;238(4833):1573-5) dimostra come cellule tumorali di topo infettate da candida albicans e iniettate in ceppi singenici, esibiscano un’aggressività e una capacità di crescita notevolmente aumentate rispetto a cellule tumorali non infettate. Perri G.C (Toxicol Eur Res 1981 Nov; 3(6):305-10) riporta l’alta incidenza di neoplasie in topi alimentati con quote aggiuntive di proteine ricavate dalla candida. Non è affatto logico dunque, in base alle risultanze oggi esistenti, continuare a voler vedere la candida come un microrganismo ai limiti tra la patogenicità e l’innocuità, ma come l’unico, terribile generatore causale delle neoplasie.
COSCO: Com’è corretto dire: il tumore o i tumori?
SIMONCINI: Il tumore è concettualmente uno. Ne esistono però tanti tipi, vuole sapere il perché? Secondo le posizioni ufficiali, essendo l’alterazione genetica alla base dello sviluppo neoplastico, è possibile che esso possa manifestarsi in qualsiasi territorio, con tutte le differenziazioni tipologiche possibili. Secondo il mio punto di vista invece, è sempre la candida ad invadere i vari comparti anatomici, evocando reazioni differenti in funzione degli organi parassitati, che dipendono dalla quantità e qualità dei tessuti interessati. Un organo così, il cui connettivo profondo sia stato invaso, si difende tramite iperproduzioni cellulari che tentano di incistare le colonie fungine tendenti alla completa colonizzazione dell’organismo. Il rapporto esistente in un organo tra tessuti differenziati e il connettivo determina la capacità di reazione, e quindi il grado di malignità di una neoplasia. Meno cellule nobili ci sono, più maligno e invasivo è il tumore. Ad un estremo così ci sono i tessuti nobili inattaccabili, all’altro il semplice connettivo; il tessuto ghiandolare, che rappresenta la media via tra questi due elementi proprio perché dotato di strutturazione complessa, possedendo una certa capacità di incistamento nei confronti dei funghi, può opporsi alla loro invasione producendo il fenomeno del tumore benigno. In pratica, dunque, è sempre la stessa candida che attacca i diversi tessuti adattandosi di volta in volta al tipo di ambiente che trova.
COSCO: Si parla di diverse specie di candida…
SIMONCINI: Le specificazioni allora che vengono usualmente date riguardo alle varie candide (candida albicans, krusei, glabrata, tropicalis ecc.), sottovalutano il fatto che derivano tutte da un unico capostipite il quale, quando muta geneticamente per attaccare l’ospite, diventa ora questo ora quel ceppo. Hopfer R.L. ad esempio ha trovato in colture post-mortem di un malato leucemico, ben 4 specie diverse di candida. Aksoycan N. inoltre (Mikrobiyol Bul 1976 Oct;10(4):519-21) ha dimostrato che 7 diversi ceppi di candida in realtà hanno la stessa struttura antigenica. Odds F.C. (Zentralbl Bakteriol Mikrobiol Hyg [A] 1984 Jul;257(2):207-12) riferisce come lo stesso ceppo di Candida può colonizzare differenti comparti anatomici in tempi diversi. Hellstein J. (J Clin Microbiol 1993 Dec;31(12):3190-9) individua la comune origine clonale sia dei ceppi commensali che di quelli patogeni della candida albicans. La Candida presenta la stessa struttura genetica del cancro. Paradossalmente questo fatto così importante, che dimostra che la candida è il cancro, non viene nemmeno preso in considerazione dalla medicina ufficiale. Vari autori difatti, pur attestandone l’identità genetica, rimangono tuttavia solo su un piano sterilmente descrittivo. Vediamo alcuni di questi lavori: Werner G.A. (Eur Arch Otorhinolaryngol 1995;252(7):417-21) riferisce di aver trovato le stesse sequenze omologhe in campioni di DNA estratti dalla Candida glabrata, dalla Candida parapsilopsis e da cellule provenienti da materiale bioptico prelevato dal carcinoma squamo-cellulare delle vie aeree superiori. Yasumoto K. (Hum Antibodies Hybridomas 1993 Oct;4(4):186-9) e –Kawamoto S. (In Vitro Cell Dev Biol Anim 1995 Oct;31(9):724-9) dimostrano come lo specifico anticorpo monoclonale diretto verso il citocromo C della candida krusei reagisce anche nei confronti di una frazione citoplasmatica di cellule del tumore del polmone. Hashizume S. (Hum Antibodies Hybridomas 1991 Jul;2(3):142-7) e Hirose H. (Hum Antibodies Hybridomas 1991 Oct;2(4):200-6) utilizzano il citocromo C di varie candide per la diagnosi di cancro del polmone. Schwartze G. (Arch Geschwulstforsch 1980;50(5):463-7) suggerisce di utilizzare anticorpi specifici contro la candida nella diagnosi di melanoma maligno. Vecchiarelli D. (Am Rev Respir Dis 1993 Feb;147(2):414-9) evidenzia come colture supernatanti di macrofagi alveolari provenienti da pazienti con tumore del polmone, siano in grado di inibire l’attività fungicida delle cellule polimorfonucleate. Zanetta J.P. (Glycobiology 1998 Mar;8(3):221-5) individua lo stesso comportamento, cioè una accentuata capacità di legame nei confronti dell’IL-2, sia nella candida albicans che nei tumori. Ausiello C. (Ann Ist Super Sanita 1987;23(4):835-40), Giovannetti A. (Acta Haematol 1997;98(2):65-71) e Marconi P. (Int J Cancer 1982 Apr 15;29(4):483-8) riportano come un antigene (un mannoside) proveniente dalla parete della candida albicans, induca una citotossicità antitumorale nei linfociti del sangue periferico. Robinette E.H. Jr. (J Natl Cancer Inst 1975 Sep;55(3):731-3) descrive una notevole resistenza all’inoculazione di dosi letali di candida, in topi a cui sia stato preliminarmente impiantato un carcinoma polmonare di Lewis o di altri comparti anatomici. Cassone A. (Microbiologica 1983 Jul;6(3):207-20) e Weinberg J.B. (J Natl Cancer Inst 1979 Nov;63(5):1273-8) evidenziano una risposta antitumorale significativa in topi cui fosse stato inoculato materiale della parete cellulare di candida albicans. Favalli C. (Boll Soc Ital Biol Sper 1981 Sep 30;57(18):1911-5), Kumano N. (Tohoku J Exp Med 1981 Aug;134(4):401-9) e Cassone A. (Sabouraudia 1982 Jun;20(2):115-25) segnalano il potere immunoadiuvante antitumorale della parete cellulare della candida albicans. Ubukata T. (Yakugaku Zasshi 1998 Dec;118(12):616-20) riporta l’alto potere inibitorio sulla crescita della candida, da parte del siero e del liquido ascitico di un topo portatore di neoplasia. Esiste dunque, al di là di interpretazioni più o meno riduttive, un alto grado di parentela tra la candida e i tessuti tumorali. Considerando poi la infinita variabilità fenotipica del micete, unitamente alla estrema difficoltà di rinvenimento e di tipizzazione dei vari ceppi esistenti, appare legittimo inferire l’identità genetica tra cancro e candida nelle sue varie differenziazioni.
COSCO: In quest’ottica come spiega le metastasi?
SIMONCINI: Il fenomeno delle metastasi. Secondo le posizioni ufficiali, la metastasi rappresenta lo sviluppo di qualche cellula maligna che è sfuggita dalla sede primaria del cancro e che è migrata in un altro comparto anatomico. Secondo il mio punto di vista essa si sviluppa è vero, da cellule sfuggite dal cancro primitivo; solamente che l’unità di base non è una cellula impazzita, ma una cellula fungina che è riuscita a colonizzare un altro organo. L’eventualità e la sede delle metastasi poi, sono in funzione dello stato più o meno eutrofico degli organi e dei tessuti, che possono opporre così una resistenza più o meno efficace a contrastare il radicamento di nuove colonie. Esistono così varie possibilità di diffusione da un tumore primario, a parte quella locale: Assenza di metastasi, se gli altri organi, essendo sani, sono dotati di assoluta capacità reattiva. Formazione di una metastasi, laddove un organo presenti strutture cellulari o tessutali indebolite. Formazione di metastasi multiple in più sedi, quando ormai tutto l’organismo si sta spegnendo per cui tutti gli organi diventano aggredibili. La possibilità di metastatizzazione poi, dipende è vero dallo stato eutrofico dei vari tessuti ed organi, ma anche dalla capacità della candida di adattarsi metabolicamente a situazioni microambientali diverse, la qual cosa alla fine, favorendo la diffusione del micete, accentua l’indebolimento dei tessuti dove si è radicato di nuovo, in un processo di continua e costante demolizione delle capacità reattive dell’ospite fino alla resa. E’ chiaro allora in quest’ottica, come tutte le operazioni e i trattamenti che possiedano un certo grado di lesività nei confronti dei tessuti, possano risultare estremamente pericolosi, perché proprio in questo modo viene favorita la diffusione delle metastasi. Chirurgia, chemioterapia e radioterapia sono pertanto le prime cause di metastatizzazione, in quanto determinano sempre quelle condizioni di sofferenza tissutale tali, da predisporre i vari organi all’invasione tumorale.
COSCO: Quindi lei è sicuro che la Candida è il cancro?
SIMONCINI: In base alle argomentazione svolte, è legittimo affermare che la candida è la causa eziologica del cancro. Risulta difatti che essa: E’ sempre presente nei malati neoplastici. Può produrre metastasi. Ha un patrimonio genetico sovrapponibile a quello dei tumori. Può essere utilizzata per svelare precocemente il cancro. Può invadere ogni tipo di tessuto o organo. Possiede un’aggressività e una adattabilità illimitate e.. è stata dimostrata la sua capacità a promuovere la degenerazione neoplastica. Che cosa si vuole di più? Al di la delle elucubrazioni e distorsioni mentali, essa è realmente il cancro e va combattuta in quest’ottica in tutte le sue varianti patogenetiche. Così solo il cancro verrà sconfitto per sempre.
Giuseppe Cosco
Le bugie della scienza medica
by Duncan on mag.24, 2011, under Controinformazione, Medicina, Scienza
Testi come questo non sono oro colato.
Non vanno presi come assoluta verità su ogni punto.
Ma sono importanti per sentire altre voci oltre a quelle che ci vengono inflitte dalla mafia biance e
dall’establishment medico.
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(Testo preso dal sito.. http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Medicina-e-salute/BUGIE-E-SCIENZA-MEDICA/)
Gran parte delle conclusioni alle quali arrivano i ricercatori nei loro studi sono spesso esagerate, fuorvianti, o addirittura completamente false. Perchè allora i dottori, in buona parte, determinano le loro pratiche terapeutiche da questa disinformazione? Il dr. John Ioannidis si è impegnato nel dimostrare i ragionamenti errati o non scientifici di molti dei suoi colleghi.
Lies, Damned Lies, and Medical Science”
di David H. Freedman
Nel 2001 in Grecia si sparsero voci secondo le quali venivano diagnosticate finte appendiciti ai poveri immigrati albanesi per poter aumentare il numero di interventi effettuati negli ospedali. Una neolaureata, Athina Tatsioni, stava discutendo di queste voci con dei dei colleghi nel policlinico dell’università di Ioannina, ed un professore, sentendo la conversazione, le chiese se fosse disposta a provare la loro veridicità, e la sfidò nell’impresa. Lei accettò la sfida e, con l’aiuto del professore ed altri colleghi colleghi, realizzò uno studio formale che dimostrò che, per qualche motivo, il numero di pazienti con nomi albanesi operati di appendicite in sei ospedali grechi era più di tre volte maggiore rispetto ai pazienti con nomi greci. “Fu difficile trovare una rivista disposta a pubblicare l’articolo, ma ci riuscimmo”, ricorda Tatsioni. “Ho anche scoperto di avere una passione per la ricerca”. La cosa fu per lei doppiamente importante perchè si scoprì che il professore che l’aveva ingaggiata stava cercando di mettere insieme una squadra di giovani medici e ricercatori per un compito piuttosto insolito, e lei aveva passato con successo la prova d’ammissione.
La scorsa primavera partecipai ad uno dei meeting settimanali del gruppo nel campus dell’università, tenuto lungo una strana serie di ripide colline. L’edificio in cui ci incontrammo, così come gli altri della scuola, assomiglia ad una caserma ed i suoi muri sono cosparsi di scritte a sfondo politico. Ma la stanza dell’incontro era una sala conferenze così spaziosa che sarebbe stata degna di una startup della Silicon Valley. Tatsioni ed altri otto giovani ricercatori siedevano attorno ad un grande tavolo ed a differenza di molti loro colleghi statunitensi, somigliavano al cast di una serie medica televisiva. Il professore, una persona elegante e dalla voce cordiale, presiedeva la seduta senza troppe formalità.
Una delle ricercatrici, una biostatistica di nome Georgia Salanti, accese un laptop ed un proiettore…
per illustrare uno studio che stava facendo con alcuni colleghi che si poneva la seguente domanda: “le case farmaceutiche manipolano le ricerche per far sembrare migliori i loro farmaci? Salanti cominciò ad enunciare una serie di dati che sosteneva questa ipotesi ma fu rapidamente interrotta dai suoi colleghi. Uno fece notare che il suo studio non prendeva in considerazione il fatto che le aziende farmaceutiche non danno la giusta importanza ai risultati “importanti” per i pazienti come la sopravvivenza rispetto ai decessi, mentre tendono a riportare risultati più soggettivi come lo stato di benessere auto-diagnosticato (ad esempio “oggi il petto non mi fa male quanto ieri”). Un altro collega rimarcò il fatto che lo studio di Salanti si dimenticava del fatto che quando le aziende farmaceutiche sembravano mostrare una miglioria della salute dei pazienti, non veniva contemporaneamente mostrata la prova che la medicina in causa era la sola artefice di questa miglioria, oppure che la miglioria era trascurabile.
Salanti rimase impassibile, come se essere criticata duramente facesse parse del corso, e non esitò ad ammettere che tutte le obiezioni fossero valide; replicò che una unica ricerca non può dimostrare tutto. Cominciai a capire quanto potessero essere flessibili gli studi effettuati dalle case farmaceutiche. Fu allora che il prof. Ioannidis, che fino a quel momento era stato in silenzio, assestò il colpo di grazia: non sarà, chiese, che le aziende farmaceutiche scelgono con cura gli argomenti dei loro studi, ad esempio confrontando i nuovi farmaci con prodotti già notoriamente poco efficaci, in modo da essere avvantaggiati ancora prima che cominci il balletto dei numeri e delle statistiche? “Forse a volte sono le domande ad essere manipolate, non le risposte”, disse con un sorriso amichevole. Tutti annuirono. Anche se i risultati di alcune ricerche arrivano sulle prime pagine dei giornali dovremmo sempre chiederci se dimostrano veramente qualcosa. Esisterà una ricerca medica di cui possiamo veramente fidarci?
Questa è stata una delle domande principali per Ioannidis, che ha avuto una carriera da metaricercatore, ed è diventato uno dei principali esperti sulla credibilità della ricerca medica. Lui con il suo team ha dimostrato, più volte, ed anche in diversi modi che gran parte delle conclusioni negli studi in ricerca biomedica pubblicati – conclusioni che vengono prese in considerazione dai dottori quando prescrivono antibiotici o medicinali per la presione, o quando ci consigliano di mangiare più fibre o meno carne, o quando consigliano un intervento al cuore o per il mal di schiena – sono fuorvianti, esagerate, e spesso semplicemente errate. Ioannidis sostiene che il 90% delle informazioni mediche pubblicate, sulle quali fanno poi affidamento i medici, hanno dei problemi di fondo. Il suo lavoro è stato ampiamente accettato dalla comunità medica e viene spesso citato nelle più prestigiose riviste del settore, ed alle conferenze le sue presenze sono una grande attrazione. Considerando la sua notorietà ed il fatto che prende di mira il lavoro degli altri colleghi, così come il comportamento dei medici nei nostri confronti ed i consigli che ci danno, Ioannidis potrebbe essere uno degli scienziati attualmente più influenti. Ma nonostante la sua influenza ritiene che la ricerca medica è così fallata e segnata da conflitti d’interesse che sia impossibile correggere questa situazione, o anche semplicemente ammettere l’esistenza di questo enorme problema.
La cittadina universitaria di Ioannina è situata vicino alle rovine di un anfiteatro di 20.000 posti costruito in onore di Zeus sul sito dell’antico oracolo di Dodona. Si diceva che un tempo l’oracolo rispondesse alle domande dei sacerdoti agitando le fronde di una antica quercia sacra. Al giorno d’oggi una nuova quercia invita i visitatori a ripetere il rito. “Porto qui tutti i ricercatori che vengono a trovarmi e quasi tutti rivolgono alla quercia la stessa domanda”, mi racconta Iannidis, contemplando l’albero il giorno seguente il meeting. “Otterrò il finanziamento per la mia ricerca?”. Ridacchia, ma Ioannidis tende a ridere non tanto per allegria quanto per ammorbidire la durezza dei suoi attacchi. Ed osserva che l’ossessione dei finanziamenti ha contribuito molto ad indebolire la credibilità della ricerca medica.
Ioannidis si è imbattuto in questo tipo di problematica la prima volta all’inizio degli anni ’90, da giovane ricercatore ad Harvard. All’epoca era interessato nel diagnosticare alcune malattie rare per le quali scarseggiavano i dati al punto che i dottori dovevano affidarsi all’intuito ed all’esperienza. Ma ben presto si accorse che i medici tendevano a procedere nella stessa maniera anche quando si trattava di tumori, cardiopatie ed altre patologie comuni. Dov’erano i dati che sostenevano le loro scelte terapeutiche? C’erano molte ricerche pubblicate ma in molti casi erano ben poco scientifiche e basate principalmente sull’osservazione di un numero ridotto di casi. Proprio in quel periodo stava nascendo un nuovo movimento a favore di una “medicina fondata sulle prove” in cui Iaonnidis si lanciò a capofitto, lavorando con autorevoli ricercatori della Tufts University e poi assumento incarichi alla John Hopkins University ed all’istituto nazionale della salute. Era molto preparato per questo tipo di lavoro: durante il liceo veniva considerato un prodigio in matematica ed aveva poi deciso di seguire i passi dei suoi genitori, entrambi ricercatori. Ora aveva la possibilità di conciliare matematica e medicina applicando una rigorosa analisi statistica ad un settore altrimenti ben poco rigoroso in tal senso.
“Davo per scontato che tutto ciò che facevamo noi medici fosse sostanzialmente giusto, ma volevo verificarlo”, dice. “Tutto quello che dobbiamo fare è rivedere in maniera sistematica tutte le prove per poterci fare affidamento e poi tutto sarebbe stato perfetto”.
Ma non andò così. Lavorando sulle pubblicazioni mediche, Ioannidis fù colpito da quante scoperte di ogni tipo venissero poi contraddette da scoperte successive. Ovviamente le smentite in ambito medico non sono certo un segreto. E qualche volta arrivano anche sui giornali, come recentemente riguardo diversi studi, che trovano un ampio consenso tra i ricercatori, che concludono che mammografie, colonscopie e test del PSA sono molto meno utili di quanto si pensasse per individuare i tumori. Oppure di quanto farmaci come il Prozac, il Zoloft o il Paxil in molti casi di depressioni non siano più efficaci di un placebo. O che evitare completamente il sole può far aumentare il rischio di cancro, o che bere molta acqua durante una attività fisica intensa può essere potenzialmente fatale. O ancora quando, ad Aprile, siamo stati informati sul fatto che assumere olio di pesce, fare attività fisica e giochi enigmistici non aiuta a prevenire l’Alzheimer come fino a prima sostenuto. Studi sottosposti a revisione tra pari sono arrivati a conclusioni opposte nel valutare se l’uso del cellulare provochi tumori al cervello, se dormire più di 8 ore a notte sia salutare o pericoloso, se assumere aspirina ogni giorno possa allungare o accorciare la vita media, se l’angioplastica sia meglio o peggio dei farmaci per liberare le coronarie.
Ma Ioannidis fu soprattutto sbalordito dai continui capovolgimenti che vedeva nella ricerca medica. I “controlli randomizzati” (randomized controlled trials) che mettono a confronto un gruppo sottoposto ad un determinato trattamento ed un altro gruppo a cui la terapia non viene somministrata erano considerati da sempre una evidenza incontrovertibile, eppure a volte si dimostravano sbagliati. “Mi resi conto che anche le nostre ricerche di tipo ‘gold standard‘ avevano un sacco di problemi”, racconta. Perplesso, cercò di cominciare a capire cosa c’era di sbagliato. E capì ben presto che la gamma di errori commessi era sbalorditiva: a partire da quali domande ponevano i ricercatori, a come impostavano gli studi, quali pazienti reclutavano, quali misurazioni effettuavano, come analizzavano i dati, fino a come venivano presentati i dati e come determinati studi arrivavano ad essere pubblicati nelle riviste mediche.
Questo ampio assortimento faceva pensare ad una disfunzionalità di base più grave e Ioannidis pensava di sapere quale fosse. “Gli studi erano viziati da un errore sistematico”, spiega. “A volte erano apertamente viziati. A volte la manipolazione era difficile da individuare, ma c’era”. I ricercatori cominciavano i loro studi cercando certi risultati, e guarda caso li trovavano. Pensiamo che il processo scientifico sia obiettivo, rigoroso e spietato nel separare ciò che è vero da ciò che vorremmo fosse vero, ma in realtà è facile manipolare i risultati, perfino senza volerlo o senza esserne consapevoli. “In ogni passaggio c’è uno spazio di manovra per distorcere i dati, per rafforzare la propria tesi o per selezionare le conclusioni alle quali si vuole arrivare”, continua Ioannidis. “C’è una sorta di conflitto di interessi intellettuale che spinge i ricercatori a trovare il risultato che ha la maggior probabilità di ottenere un finanziamento”.
Forse solo una minoranza dei ricercatori si comporta in questo modo, ma i loro risultati distorti hanno un enorme impatto sulle ricerche pubblicate. Per ottenere cattedre o finanziamenti, o spesso semplicemente per restare a galla, i ricercatori devono far pubblicare i loro studi in riviste prestigiose, dove il tasso di rifiuto può essere superiore al 90%. Chiaramente gli studi che tendono a superare la soglia sono quelli con risultati clamorosi. Ma se presentare teorie molto attrattive può essere relativamente semplice, trovare conferme nella realtà è tutta un’altra storia. Sottoporre ad un’analisi rigorosa la maggior parte delle ricerche le farebbe crollare sotto il peso di dati contradditori.
Ora immaginiamo che 5 team di ricercatori vogliano testare un’interessante teoria di cui si sta parlando molto e che quattro di loro dimostrino correttamente che la teoria è sbagliata, mentre il gruppo meno preciso, grazie ad errori, colpi di fortuna e/o un’abile selezione dei dati, riesca a “dimostrare” che è giusta. Indovinate quale degli studi finirà sotto gli occhi del medico in una rivista specializzata e finirà al telegiornale in prima serata? A volte i ricercatori fanno notizia confutando un’importante scoperta, cosa che può contribuire quanto meno a sollevare dubbi sui risultati, ma in generale è molto più gratificante aggiungere una nuova intuizione o una caratteristica interessante ad una ricerca già nota piuttosto che sottoporre ad una nuova verifica le sue premesse fondamentali. Del resto semplicemente riverificare i risultati di qualcun altro difficilmente si tramuterà in una pubblicazione, e smentire il lavoro di stimati colleghi può avere sgradevoli ripercussioni professionali.
Alla fine degli anni ’90 Iannidis si installò all’università di Ioannina. Mise insieme la sua squadra, che è fondamentalmente la stessa di oggi, e cominciò ad affrontare il problema in una serie di articoli che spiegavano in che modo alcuni studi davano risultati fuorvianti. Anche altri metaricercatori cominciavano ad identificare l’elevato tasso di errori della letteratura medica. Ma Ioannidis voleva creare un quadro generale basandosi su dati solidi, un ragionamento chiaro ed una buona analisi statistica. Il progetto andò avanti finchè Ioannidis si ritirò infine nella piccolissima isola di Sikinos, nel mar Egeo, ispirato dall’ambiente relativamente primitivo e dalle tradizioni intellettuali evocate da quei luoghi. “Un tema ricorrente della letteratura della Grecia antica è che sia necessario ricercare la verità, qualunque essa sia”, dice. Nel 2005 rilasciò due studi che sfidavano le fondamenta della ricerca medica.
Scelse di pubblicare il primo articolo appositamente sulla rivista online PLoS Medicine, la cui finalità è impegnarsi a diffondere qualunque articolo metodologicamente corretto a prescindere da quanto siano “interessanti” i risultati. Nello studio, Ioannidis ha esposto una precisa dimostrazione matematica di come, ipotizzando un modesto livello di manipolazione da parte del ricercatore, un margine di imperfezione attribuibile alle metodologie di ricerca e la tendenza a concentrarsi sulle teorie più eccitanti invece che quelle più scontate, i ricercatori arriveranno quasi sempre a risultati sbagliati.
Più semplicemente, se si è attirati da un’idea che ha buone probabilità di essere sbagliata, ma si è motivati a dimostrare che è giusta e se c’è un certo spazio di manovra per produrre le prove, quasi sempre si riuscirà a dimostrare che una teoria sbagliata è giusta. Il modello prevedeva, nei vari settori della ricerca medica, tassi di errore più o meno corrispondenti alle percentuali storiche di studi che nel tempo sono stati poi smentiti: si rivela infatti errato l’80% degli studi non randomizzati (che sono anche i più diffusi), il 25% dei controlli randomizzati supposti gold standard, e fino al 10% dei grandi studi randomizzati di qualità platinum standard. Nell’articolo Ioannidis ha espresso la sua convinzione che i ricercatori spesso manipolano l’analisi dei dati, privilegiando i risultati che possono favorire la carriera piuttosto che la buona scienza, ed arrivando ad usare perfino il processo di revisione tra pari (il famoso peer review) – in cui le riviste chiedono ai ricercatori di decidere quali studi pubblicare – per eliminare le opinioni contrastanti. “Puoi mettere in dubbio alcuni dettagli dei calcoli di John, ma è difficile sostenere che l’essenza delle idee non sia fondamentalmente corretta”, dice Dong Altman, un ricercatore dell’università di Oxford che dirige il centro per la statistica in medicina.
Eppure Ioannidis temeva che la comunità medica potesse trascurare i suoi risultati: sicuramente moolte ricerche discutibili arrivano alla pubblicazione, ma noi medici e ricercatori sappiamo ignorarle e concentrarci sulle cose migliori, quindi qual’è il problema? Il suo secondo articolo si occupava proprio di questa obiezione. Ioannidis aveva preso di mira 49 dei tra le ricerche giudicate più importanti degli ultimi 13 anni in base ai due criteri stardard di misura: gli studi erano apparsi nelle riviste più citate negli articoli di ricerca e i 49 studi erano i più citati di queste riviste. Erano gli articoli avevano contribuito alla popolarità come la terapia ormonale sostitutiva per le donne in menopausa, la vitamina E per ridurre il rischio di cardiopatie, gli stent coronarici per scongiurare gli attacchi cardiaci ed una bassa somministrazione giornaliera di aspirina per controllare la pressione e prevenire infarti ed ictus. Ioannidis stava mettendo alla prova le sue tesi non su ricerche di basso livello o quelle semplicemente più accettate, ma sul vertice assoluto della piramide della ricerca. Dei 49 articoli 45 affermavano di aver scoperto interventi efficaci. 34 di queste affermazioni erano state riverificate e 14, cioè il 41%, si erano dimostrate sbagliate o di gran lunga esagerate. Se tra un terzo e metà delle più acclamate ricerche mediche si rivelava inafficabile la portata del problema era innegabile. Questo articolo fu pubblicato nel Journal of American Medical Association.
Dopo aver insistito per farmi vedere i sei monasteri su di un’isola nel centro di un vicino lago, come sembra faccia con tutti i suoi ospiti, si scusò profusamente per l’uso di una luce gialla, spiegando ridendo che non si fidava della capacità di fermarsi in tempo del camion dietro di lui. Considerando la sua volontà, ed anche la brama, di prendere a schiaffi la comunità medica, appare premuroso, allegro e molto cortese. E’ un ascoltatore attento che con i suoi ampi sorrisi e risatine che sembrano di scusa fa sembrare quasi benevoli i duri affondi delle sue argomentazioni. Ed è sempre pronto, anzi prontissimo, a mettere in dubbio la sua competenza e le sue motivazioni come quelle di chiunque altro. Sottile ed elegante, con baffi ben curati, è un quarantacinquenne dai tratti di un nerd brioso – un misto tra Giancarlo Giannini ed un po’ di Mister Bean.
Con l’umiltà e la cortesia che lo contraddistinguono, Ioannidis riesce a far arrivare un messaggio che non è facile da digerire, e tutto sommato nemmeno da credere, e cioè che perfino i più stimati ricercatori di sitituzioni prestigiose a volte sfornano risultati di grido invece di semplici scoperte che però hanno più probabilità di essere giuste. E Ioannidis precisa che le pagine delle più illustri riviste mediche, per non parlare dei quotidiani, sono piene di dati discutibili. Basti pensare a tutti i risultati sulla nutrizione in cui i ricercatori seguono migliaia di persone per un certo numero di anni registrando tutto quello che mangiano, quali integratori assumono, e come cambia la loro salute nel corso dello studio. Poi si chiedono “Cosa ha fatto la vitamina E? Cosa hanno fatto la vitamina C, D o A? Cosa è cambiato con la diversa assunzione di calorie, proteine o grassi? Cosa è successo si livelli di colesterolo? Chi ha avuto un tumore, e di che tipo?”. Passano tutto al setaccio, cominciano a trovare delle associazioni e finalmente concludono che la vitamina X riduce il rischio di tumore Y, oppure che tale prodotto alimentare diminuisce il rischio di una certa malattia”. Nella stessa settimana, quest’autunno, la pagina di Google News mostrava queste notizie: “Maggiori dosi di Omega-3 non aiutano i malati di cuori”, “Frutta e verdura diminuiscono il rischio di tumori per i fumatori”, “La soia potrebbe aiutare le donne anziane con problemi di insonnia” e decine di altri articoli simili.
Quando uno studio condotto per cinque anni su 10.000 persone rivela che chi assume più vitamina X ha meno probabilità di sviluppare il tumore Y è e facile credere che ci siano buone ragioni per prendere più vitamina X, ed automaticamente i medici passano questa raccomandazione ai pazienti. Ma spesso questi studi si contraddicono pesantemente lun l’altro. E così troviamo una moltitudine di annunci e smentite sulle qualità antitumorali delle vitamine A, D ed E, sui benefici di una dieta ricca di grassi e carboidrati per la salute del cuore e perfino sulla possibilità che essere in sovrappeso accorci o allunghi la vita. Come dovremmo orientarci tra questi studi di alto livello sull’alimentazione, ma contradditori? Ioannidis suggerisce un approccio semplice: ignorarli tutti.
Tanto per cominciare, spiega, in una grande raccolta di dati è facile che si sviluppino legami apparenti tra fattori legati alla nutrizione ed alla salute ma che in realtà possono essere solo casuali, un po’ come combinare a caso lettere e poi sostenere che c’è un messaggio importante per ogni parola che si forma. Ma anche se uno studio riuscisse a stabilire un reale rapporto tra un qualche ingrediente e la salute difficilmente potremmo avere dei benefici mangiandone di più perchè tutti noi consumiamo migliaia di elementi nutritivi che interagiscono tra loro in una sorta di rete. E cambiare le dosi di un solo nutriente provocherebbe ripercussioni troppo complesse da capire sull’intera rete con la possibilità che siano tanto benefiche quanto malefiche per la salute. E per di più se anche agendo su quell’unico fattore si portasse un reale miglioramento rimarrebbe aperta la possibilità che sul lungo periodo si manifestino effetti negativi perchè questi studi non seguono quasi mai il decorso di una malattia per interi decenni o fino alla morte. Si accontentano di controllare degli “indicatori” della salute facilmente misurabili come i livelli di colesterolo, pressione sanguigna e glicemia ed i metaesperti hanno dimostrato che cambiamenti in questi indicatori spesso non si correlano bene con la salute a lungo termine.
Nei casi relativamente rari in cui uno studio dura sufficientemente a lungo da tracciare la mortalità, i risultati spesso contraddicono quelli delle ricerche più brevi. (Per esempio, sebbene la grande maggioranza degli studi su persone sovrappeso correla il peso eccessivo con problemi di salute, gli studi più lunghi non hanno mostrato in modo convincente che che le persone sovrappeso muoiano prima, ed addirittura alcuni di essi hanno mostrato che persone lievemente sovrappeso possono vivere mediamente di più). E questi risultati non dipendono dai normali errori di rilevazione (ad esempio normalmente le persone riportano in maniera errata le proprie abitudini alimentari), da analisi sbagliate (i ricercatori si affidano a software complessi che possono manipolare i risultati senza che loro ne siano consapevoli) e da problemi meno comuni ma molto importanti quali le vere e proprie frodi (un problema che, in sondaggi confidenziali si è rivelato molto più diffuso di quanto gli scienziati vogliano ammettere).
Infine, se uno studio riesce a superare tutti questi problemi ed a stabilire una vera correlazione per la salute a lungo termine, non c’è nessuna garanzia di poterne trovare giovamento perchè gli studi riportano risultati medi che rappresentano una vasta gamma di esiti individuali. Se poi doveste rientrare nella minoranza che può effettivamente beneficiarne non c’è da aspettarsi un miglioramento evidente perchè gli studi normalmente colgono solo effetti modesti che tendono a ridurre le già basse probabilità di essere colpiti da una certa malattia. “Le possibilità che da questi studi esca fuori qualcosa di utile è molto bassa”, dice Ioannidis – liquidando così in un attimo gran parte dei 100 miliardi di dollari di ricerche mediche solo negli Stati Uniti.
Una cosa analoga avviene per tutti gli studi medici, dice Ioannidis. E sicuramente quelli sulla nutrizione non sono i peggiori: gli studi sui farmaci hanno l’aggravante del conflitto di interesse economico. Ioannidis aggiunge che i collegamenti genetici con le malattie o altri annunci che vengono costantemente sbandierati dalla stampa perchè sembrano promettere terapie miracolose in passato si sono mostrati così vulnerabili ad errori e distorsioni che tanto valeva giocare a freccette prendendo di mira una mappa del genoma. Vioxx, Zelnorm e Baycol sono tre esempi di farmaci di largo consumo che in ampi controlli randomizzati erano risultati sicuri ed efficaci e poi sono stati ritirati dal mercato per non avere una o l’altra qualità, o entrambe.
“A volte le tesi presentate nelle ricerche sono così stravaganti che possono essere liquidate senza neppure bisogno di approfondire i problemi specifici di quegli studi”, dice Ioannidis. Ma naturalmente è proprio l’originalità delle tesi (una importante ricerca randomizzata ha mostrato che la preghiera di persone sconosciute può aiutare a salvare la vita di pazienti sottoposti ad interventi al cuore, mentre altri hanno dimostrato che li può danneggiare) che contribuisce a far pubblicare i risultati nelle riviste e poi a farli entrare nelle terapie e nel nostro stile di vita, soprattutto se queste idee si basano su evidenze che sembrano straordinarie. “Anche quando l’evidenza mostra che l’idea in una certa ricerca è sbagliata, se hai migliaia di scienziati che hanno investito su di essa la loro carriera, continueranno a pubblicare articoli su di essa”, dice. “E’ come un epidemia, nel senso che se uno è infetto da un’idea sbagliata poi la contagia ad altri ricercatori attraverso le riviste”.
Sebbene gli scienziati ed i giornalisti scientifici continuino a ribadire l’importanza del processo di revisione tra pari, i ricercatori ammettono che gli studi viziati da errori di prospettiva, sbagliati, o persino fraudolenti riescono a venire pubblicati nelle riviste con estrema facilità. Nature, la grande signora delle riviste scientifiche, in un editoriale del 2006 ha scritto: “Gli scienziati sanno che di per sé la revisione tra pari fornisce solo una minima garanzia di qualità ma la percezione che arriva al pubblico è ben distante dalla realtà”. Inoltre il processo di revisione tra pari spesso scoraggia gli studiosi ad avventurarsi su strade nuove e li spinge a lavorare sui risultati dei colleghi (che sono i loro potenziali revisori) in modi che solo sembrino importanti passi avanti. Ad esempio per mirabolanti associazioni genetiche (identificato il gene dell’autismo!) e scoperte nutrizionali (l’olio di oliva abbassa la pressione sanguigna!) che in realtà sono varianti ipotetiche e contradditorie dello stesso tema.
La maggior parte dei redattori delle riviste non cerca nemmeno di difendersi dai problemi che affliggono questi studi. Le università ed i centri di ricerca governativi che supervisionano la ricerca raramente impongono standard di qualità più elevati, e quando lo fanno, la comunità scientifica s’infuria e respinge le interferenze esterne. La protezione migliore nei confronti di errori sulle ricerche e preconcetti dovrebbe avvenire da parte degli studiosi che sottopongono a nuove verifiche le proprie ed altrui conclusioni, ma non lo fanno. Soltanto i risultati di maggiore rilievo vengono messi alla prova, perchè confermarli o smentirli può aiutare a raggiungere la pubblicabilità.
Ma anche negli studi più influenti a volte le evidenze sono veramente limitate. Dei 45 studi supercitati presi in considerazione da Ioannidis ben 11 non sono mai stati verificati una seconda volta. Ma c’è di peggio: Ioannidis ha verificato che un errore di metodo rimane per anni o addirittura decenni, anche quando viene identificato. Esaminando tre degli studi principali degli anni ’80 e ’90 ognuno dei quali successivamente smentito, ha scoperto che i ricercatori continuavano a citare lo studio originale il più delle volte ancora come corretto, in un caso addirittura per 12 anni.
I medici dovrebbero accorgersi che i pazienti non reagiscono alle terapie che la letteratura li aveva indotti a pensare, ma il settore è appositamente condizionato a vedere i propri risultati come aneddotici rispetto a quelli degli studi. Eppure la maggior parte di quello che fanno i medici non è mai stata verificata con studi credibili dato che questa necessità è cominciata a sentirsi solo negli anni ’90. Ora il settore deve recuperare più di un secolo di medicina non basata su prove, dando ancora più importanza alle asserzioni di Ioannidis secondo le quali le conoscenze mediche sono fondamentalmente errate. Il fatto che questa mancanza non porti a gravi conseguenze per la salute è dato principalmente dal fatto che la maggior parte dei consigli ed interventi medici non riguardano condizioni di vita o di morte ma ci portano a lievi migliorie o peggioramenti che non modificano in maniera sostanziale i nostri rischi per la salute.
La ricerca medica non è certo l’unica ad essere afflitta da errori sistematici. Altri esperti metaricercatori hanno confermato che problematiche simili distorcono la ricerca in tutti i settori della scienza, dalla fisica all’economia (dove gli autorevoli economisti J. Bradford DeLong e Kevin Lang una volta mostrarono come una completa insufficienza di prove su studi economici pubblicati porterebbe a pensare che nessuno di loro sia corretto). Ed è superfluo aggiungere che la situazione peggiora ancora con la miriade di saggi popolari che ci vengono propinati da guru e presunti esperti di diete, rapporti umani, investimenti e relazioni familiari. Ma ci aspettiamo di più dagli scienziati, ed in particolare dalla scienza medica, perchè siamo convinti che la nostra vita dipenda dalle loro scoperte. L’opione pubblica difficilmente si rende conto di quanto sia azzardata quesa scommessa. La stessa comunità medica avrebbe continuato a sottovalutare la gravità del problema se Ioannidis non l’avesse costretta ad affrontarlo con gli studi che ha pubblicato nel 2005.
Inizialmente Ioannidis pensò che la comunità avrebbe reagito ai suoi studi contestandoli. Invece sembra sollevato dal fatto che sembri che il settore sia riuscito a dare corpo a questi sospetti, aspettando che qualcuno avesse il coraggio di parlarne, ed anzi ansioso di saperne di più. David Gorski, un chirurgo e ricercatore del Detroit’s Barbara Ann Karmanos Cancer Institute, ha fatto notare, attraverso il suo blog che è molto conosciuto, che quando ha presentato le ricerche di Ioannidis sui lavori più citati ad un meeting professionale “non uno solo dei miei colleghi aveva il minimo cenno di sorpresa o era disturbato dai suoi risultati”. Ioannidis propone una teoria per una tale tranquilla accettazione dei suoi studi. “Non penso che le persone hanno pensato che stessi solo cercando di provocarli perchè ho mostrato che era proprio un problema della comunità invece di additare singoli esempi di cattiva ricerca”, dice. In un certo modo è come se avesse fornito la possibilità per tutti di ammettere le problematiche che li affliggono senza la necessità di mostrarsi colpevoli, in quanto è come se tutti si comportassero nello stesso modo.
Dire che il lavoro di Ioannidis è stato accolto pienamente non gli renderebbe giustizia. Il suo studio pubblicato su PLoS Medicine è il più scaricato nella storia della rivista e non è nemmeno il lavoro più citato di Ioannidis, che è invece quello pubblicato in Nature Genetics sulla problematica dei legami genetici. Molti ricercatori vogliono lavorare con lui : ha pubblicato studi con 1328 diversi coautori di 538 istituzioni in 43 diversi paesi, dice. Stima di aver ricevuto l’anno scorso 1000 inviti a parlare ad altrettante conferenze ed istituzioni sparse per il mondo e accettava una media di 5 inviti al mese fino a che un problema di vertigini dovuto all’eccessivo viaggiare non l’ha fermato. Ciononostante, nelle settimane prima della mia visita aveva già partecipato ad una conferenza sull’AIDS a San Francisco, all’European Society for Clinical Investigation, all’Harvard’s School of Public Health, alla scuola di medicina di Stanford and Tufts.
A Ioannidis non sfugge l’ironia di aver avuto tutto questo successo accusando la comunità della ricerca medica di cercare solo il successo e nota che bisognerebbe sollevare il problema se lui stesso non stia gonfiando i suoi risultati. “Se conducessi uno studio e le conclusioni dimostrassero che nel campo della ricerca non ci fossero pregiudizi, lo pubblicherei?”, si chiede. “Mi creerebbe un vero conflitto psicologico”. Ma il suo cruccio più grande, dice, è quello che benchè i suoi colleghi ricercatori sembrano aver recepito il suo messaggio, nessuno in realtà si preoccupi di migliorare la qualità del proprio lavoro. “Forse non incontro grosse resistenze in quello che dico”, spiega. “Ma è difficile cambiare il comportamento abituale ed il modo di pensare di medici, pazienti e persone sane”.
Nonostante l’aspetto del campus della scuola di medicina dell’università di Ioannina sia decisamente caotico, l’ospedale ha un aspetto solido e rassicurante. Athina Tatsioni si offre di farmi visitare la struttura ma riusciamo a malapena a raggiungere l’entrata che una donna anziana dall’aria preoccupata la ferma. Tatsioni, normalmente piuttosto riservata, è molto calorosa con la signora e dopo una breve ma intensa conversazione la abbraccia e la saluta. Tatsioni mi spiega che quella donna e suo marito furono pazienti anni orsono, ed al momento il marito era ricoverato con dolori addominali. Tatsioni le aveva promesso di passare nella sua stanza per salutarlo. Ricordando la storia dell’appendicite la punzecchio in proposito e mi confessa di volerlo controllare personalmente. Deve però comportarsi in modo circospetto per non dare l’idea di voler controllare l’operato degli altri medici.
La sua preoccupazione non è tanto che gli asportino inutilmente l’appendice quanto la preoccupazione che, come accade a molti pazienti, gli vengano somministrati una serie di farmaci che possano essergli poco utili ed invece causargli problemi. Normalmente vengono richiesti una serie di esami biochimici come grasso epatico, funzionalità pancreatica e così via”, mi dice. “I test potrebbero rivelare qualche problema, ma sono probabilmente irrilevanti. Una semplice chiacchierata con il paziente ed una anamnesi accurata potrebbe dare risultati migliori”.
Ovviamente a tutti i medici è stato insegnato di far fare quegli esami, fa notare, e seguire quella pratica fa risparmiare tempo rispetto ad una lunga chiacchierata con il paziente. I medici vengono anche istruiti a somministrare al paziente ogni farmaco che che possa contribuire a sistemare i valori sballati. Ma quello che nessuno gli ha insegnato a fare è esaminare gli studi che supportano l’uso di questi farmaci come terapia standard. “Quando leggi gli articoli scopri spesso che i farmaci non funzionano meglio di un placebo. E nessuno ha studiato come interagiscono con altri farmaci. A volte basta togliere ad un paziente tutte le medicine per farlo stare subito meglio”, dice Tatsioni. Non soltanto controllare le ricerchè è una attività che richiede tempo, ma spesso sono gli stessi pazienti che non vogliono rinunciare ai loro farmaci perchè li trovano rassicuranti.
Più tardi Ioannidis mi dice che ha scelto di avere diversi clinici nel suo team. “I ricercatori ed i medici spesso non si capiscono perchè parlano una lingua diversa”, dice. Visto che alcuni dei suoi ricercatori passano più della metà del tempo a visitare i pazienti, spera che la sua squadra sarà in grado di colmare questo vuoto. La loro esperienza di prima mano viene comunicata ai team di ricerca e questo li aiuta a scrivere le ricerche con un linguaggio più convincente per i medici. Secondo lui non è necessario che i medici prendano le loro decisioni basandosi esclusicamente su prove certe perchè il trattamento dei pazienti è troppo complesso perchè sia possibile definire ogni singolo caso con uno studio dettagliato. “I medici devono sapersi affidare al loro istinto nel fare le proprie scelte. Ma queste scelte devono essere il più possibile supportate dalle prove. E se le prove non sono attendibili, i medici dovrebbero saperlo. E così i pazienti”.
In effetti, la possibilità di divulgare i dati sulle ricerche mediche è una questione spinosa per la comunità dei metaricercatori. I medici hanno già l’impressione di dover faticare parecchio per impedire ai pazienti di rivolgersi a terapie alternative come l’omeopatia o di autodiagnosticarsi in modo errato via Internet, o più semplicemente di trascurare i trattamenti necessari, quindi non hanno nessuna voglia di fornire altre ragioni per evitare di fidarsi del loro operato. Tutto questo senza considerare che la disillusione del pubblico potrebbe ripecuotersi negativamente sui finanziamenti alla ricerca. A Ioannidis non interessano queste preoccupazioni. “Se non parliamo al pubblico di questi problemi allora non siamo migliori dei falsi scienziati che sostengono di poter guarire le persone”, dice. “Se i farmaci non funzionano e non siamo sicuri di come curare una malattia, perchè dovremmo sostenere il contrario? Ma se effettivamente non siamo in grado di fare miracoli, per quanto tempo riusciremo ad ingannare l’opinione pubblica? La ricerca scientifica è probabilmente la più grande conquista nella storia dell’umanità, ma questo non implica di avere il diritto di ingigantire i nostri risultati”.
Potremmo risolvere la grande degli errori, dice Ioannidis, semplicemente se smettessimo di aspettarci che gli scienziati abbiano sempre ragione. Questo perchè nella scienza va bene avere torto, ed è anche necessario – purchè si ammetta apertamente il proprio errore invece di nasconderlo, e si passi a qualcosa di nuovo finchè non si riesca ad arrivare a qualcosa di genuinamente rivoluzionario. Ma finchè le carriere rimarranno legate alla produzione di un fiume di ricerche abbellite per sembrare più corrette di quello che sono, gli scienziati produrranno esattamente quello.
“La scienza è una materia occupazione nobile, ma a basso rendimento”, dice Iannodis. “Credo che solo una piccolissima percentuale della ricerca medica potrà portare miglioramenti notevoli negli esiti clinici e nella qualità della vita. Dobbiamo accettare serenamente questo fatto”.
Gustavo Rol
by Duncan on mag.23, 2011, under Ispirazione, Scienza
Nel testo che leggerete più sotto ho fuso tre brani su Gustavo Rol, tratti da questo sito: http://www.gustavorol.org/home.html
Ma chi era Gustavo Rol?
Non mi dilungo, perchè la nota è già corposa di suo, perchè io vi infligga anche troppi dei miei pensieri.
E’ stato definito il ”il più grande sensitivo del XX secolo”.
Il che già lo renderebbe sospetto.. e farebbe sentire la puzza di ciarlataneria e di superstizione per gonzi.. che siamo stati da tempo addestrati a sentire ogni volta si sente di qualcosa o di qualcuno che va oltre “la normale codificazione della realtà”; oltre ciò che per noi è il paradigma del reale.
La Scacchiera insomma. Nella Scacchiera ci sono i bianchi, i neri, le regole consentite. Il resto non appartiene al Gioco degli Scacchi. Ma non per questo non è necessariamente irreale o privo di una sua forma di esistenza.
Il termine sensitivo comunque era restrittivo per una personalità come Gustavo Rol.. che non era alla ricerca dell’effetto o dell’applauso, che non si baloccava in travestimenti da occultista, che non si autorappresentava come maestro elitario di chissà quale verità insondabile e misterica, che non predicava con arrroganza e saccenza.
Era fondamentalmente un Ricercatore, a raggio ampissimo. Lui chiamava quello che faceva Scienza. Anche se era una “Scienza” che integrava pienamente in sè quello che viene solitamente definito come “paranormale”.
Che non fosse un personaggio da operetta, facilmente collocabile in qualche calderone saturo di stereotipi.. lo dimostra la considerazione che di lui hanno avuto persone che nessuno definirrebbe sciocce e ottuse, e che spesso sono state acute e spregiudicate.. oltre che molto diverse tra di loro.. persone come Federico Fellini, Dino Buzzati, il generale De Gaulle.
Sebbene nei testi che leggerete si parla anche di “poteri” e di “fenomeni”, non è tanto su quelli che inviterei a soffermarsi. Nè so dirvi fino a che punto i poteri che gli vengono attribuiti fossero reali.
Non è tanto per quelli che ho dedicato una nota a questo personaggio.
Ma per la grande forza spirituale che molti riscontrarono in lui. Per quella sorta di benevolenza che sembrava irradiare. Per l’interesse appassionato per la conoscenza, anche in territori considerati per i più offlimits, e per la fortissima credenza nelle illimitate possibilità dell’essere umano.
Vi lascio alla lettura di questo testo..
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(testi tratti da.. http://www.gustavorol.org/home.html)
«Vive a Torino il dott. Gustavo Adolfo Rol, un sensitivo capace di imprese che non hanno nulla di normale e che è impossibile interpretare. È in grado perfino di fare viaggi nel tempo, di conversare con entità che hanno raggiunto l’oltretomba da secoli o di far piombare in un salotto col belato della capra anche il suo campanaccio. Un busto di marmo pesantissimo, senza che nessuno si muovesse, passò da un caminetto al centro di un desco». Così il giornalista e scrittore Enzo Biagi nel suo libro E tu lo sai? (Rizzoli, 1978) descrive la straordinaria figura di Gustavo Rol.
Chi era veramente? Lo hanno definito sensitivo, medium, mago, indovino e molto altro ancora. Egli però rifiutava di essere incluso in una qualsiasi di queste categorie. Così rispondeva al giornalista Renzo Allegri, autore della prima monografia su di lui, all’epoca di un inchiesta sul paranormale (1977) svolta per il settimanale Gente:
«Ma è sicuro che io sia importante per la sua inchiesta? Io sono una persona qualsiasi. Non ho niente a che vedere con i medium, i guaritori, gli spiritisti che lei intervista. Quello è un mondo lontano dalla mia mentalità. I miei modesti esperimenti fanno parte della scienza. Sono cose che in un futuro tutti gli uomini potranno realizzare».
In una lettera inviata al quotidiano La Stampa di Torino e pubblicata il 3 settembre 1978, Rol scrive:
«Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo anche se vi ho incontrato persone veramente degne ed animate da intenzioni nobilissime. Troppo si scrive su di me e molti che l’hanno fatto possono dire che mi sono lamentato che si pubblichi una vasta gamma di fenomeni e mai ciò che esprimo nel tentativo di dare una spiegazione a queste cose indagando su come e perché si producono certi meravigliosi eventi».
Così risponde Rol al giornalista Remo Lugli:
«Non credo di essere un medium nel senso letterale della parola e neppure un sensitivo. Forse posseggo doti di una intuizione profonda ed istintiva, e di questo mi sono accorto fin da quando ero ragazzo».
Dino Buzzati, noto giornalista e scrittore italiano del ’900, ha conosciuto bene Rol, e nel suo libro I misteri d’Italia (1978) racconta diversi episodi e aneddoti. Dice Rol:
«Non sono un mago. Non credo nella magia… Tutto quello che io sono e faccio viene di là [e indicava il cielo], noi tutti siamo una parte di Dio… E a chi mi domanda perché faccio certi esperimenti, rispondo: li faccio proprio a confermare la presenza di Dio… ».
Così Buzzati descrive Rol:
«Colpisce in Rol, che a sessantadue anni ne dimostra almeno dieci di meno, una vitalità straordinaria, e gioiosa. Insisto sulla serenità e l’allegrezza che ne emanano. Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile, almeno secondo la mia esperienza dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all’autentica bontà. In quanto alla faccia, descriverla è difficile. Qualcuno l’ha definita da ‘bon vivant’. Non è vero. Potrebbe essere quella di un guru indiano. Ma potrebbe anche appartenere a un chirurgo, a un vescovo, a un tenero bambino. Ci si aspetta una maschera impressionante e magnetica. Niente di questo. Ciò che sta dietro a quella fronte, almeno a prima vista, non traspare».
Anche il dott. Massimo Inardi, studioso di parapsicologia, sul quotidiano di Bologna Il Resto del Carlino del 10 giugno 1975, dà una interessante descrizione:
«Stando vicino a Rol… si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un essere che di umano ha solo l’aspetto fisico e il comportamento, nonché il cuore: tutto il resto pare andare al di là di ogni concezione terrena delle possibilità umane».
Federico Fellini, noto regista italiano vincitore di cinque premi oscar (autore de La Dolce Vita) è stato un grande amico di Rol. Nel suo libro Fare un film, (1983), ne dà questo ritratto:
«Ciò che fa Rol è talmente meraviglioso che diventa normale; insomma, c’è un limite allo stupore. Infatti le cose che fa, lui le chiama ‘giochi’, nel momento in cui le vedi per tua fortuna non ti stupiscono, nel ricordo assumono una dimensione sconvolgente. Com’è Rol? A chi assomiglia? Che aspetto ha? È un po’ arduo descriverlo. Ho visto un signore dai modi cortesi, l’eleganza sobria, potrebbe essere un preside di ginnasio di provincia, di quelli che qualche volta sanno anche scherzare con gli allievi e fingono piacevolmente ad interessarsi ad argomenti quasi frivoli. Ha un comportamento garbato, impostato a una civile contenutezza contraddetta talvolta da allegrezze più abbandonate, e allora parla con una forte venatura dialettale che esagera volutamente, come Macario, e racconta volentieri barzellette. Credo che la ragione di questo comportamento (…) sia nella sua costante e previdente preoccupazione di sdrammatizzare le attese, i timori, lo sgomento che si può provare davanti ai suoi traumatizzanti prodigi di mago. Ma, nonostante tutta questa atmosfera di familiarità, di scherzo tra amici, nonostante questo suo sminuire, ignorare, buttarla in ridere per far dimenticare e dimenticare lui per primo tutto ciò che sta accadendo, i suoi occhi, gli occhi di Rol non si possono guardare a lungo. Son occhi fermi e luminosi, gli occhi di una creatura che viene da un altro pianeta, gli occhi di un personaggio di un bel film di fantascienza. Quando si fanno ‘giochi’ come i suoi, la tentazione dell’orgoglio, di una certa misteriosa onnipotenza, deve essere fortissima. Eppure Rol sa respingerla, si ridimensiona quotidianamente in una misura umana accettabile. Forse perché ha fede e crede in Dio. I suoi tentativi spesso disperati di stabilire un rapporto individuale con le forze terribili che lo abitano, di cercare di definire una qualche costruzione concettuale, ideologica, religiosa, che gli consenta di addomesticare in un parziale, tollerabile armistizio la tempestosa notte magnetica che lo invade scontornando e cancellando le delimitazioni della sua personalità, hanno qualcosa di patetico ed eroico».
Gustavo Adolfo Rol è considerato il più grande “sensitivo” del XX secolo. Il termine però, come abbiamo visto, non è sufficiente a darne una definizione. E questo perchè nell’epoca attuale, perlomeno in occidente, manca completamente la figura del Maestro Spirituale, così come non è dato trovare, anche laddove Maestri Spirituali ve ne siano, qualcuno che tra essi abbia conseguito lo stato di Illuminazione o Risveglio. Gustavo Rol faceva parte di questa categoria di Uomini, estremamente rara a trovarsi in tutte le epoche e oggi probabilmente estinta. Forse Rol è stato uno degli ultimi “esemplari” che abbia messo piede sul pianeta terra…
Nel corso della sua lunga vita, durata 91 anni (1903-1994), è venuto in contatto con grandi personaggi della storia del Novecento: Einstein, Fermi, Fellini, De Gaulle, D’Annunzio, Mussolini, Reagan, Pio XII, Cocteau, Dalì, Agnelli, Einaudi, Kennedy e tanti altri. Il suo ruolo è stato quello di mostrare l’esistenza di “possibilità” (come lui chiamava questi “poteri” – che di fatto corrispondono alle siddhi della Tradizione indù- ) che possono essere conseguite da ogni essere umano e di confermare la presenza di Dio fuori e dentro l’uomo. Oltre ad una vasta antologia di prodigi spontanei, ha codificato una originale serie di esperimenti che si situano nel confine metafisico dove convergono scienza e religione. Ha fatto spesso uso di carte da gioco, il che ha fatto insinuare ad alcuni che facesse della prestidigitazione. Tuttavia queste carte, che nella maggior parte dei casi non erano da lui nemmeno toccate, costituivano solo il primo e più semplice gradino cui accedevano i neofiti durante le “serate” di esperimenti, oppure erano un mezzo divertente e dinamico per scaldare l’ambiente. Ciò non significa che ciascuno dei “semplici” esperimenti non fosse di per sè sconvolgente.
In generale, le possibilità di Rol spaziavano dalla visione a distanza (lettura di libri chiusi, visione di cose che si trovano in un altro luogo o di ciò che accade in un altro luogo) ai viaggi nel tempo (con escursioni nel passato e nel futuro) sperimentati da parte dei presenti all’esperimento, dalla veggenza selettiva (osservazione dell’aura energetica che circonda il corpo umano, utile all’identificazione di malattie) all’endoscopia (la visione dell’interno del corpo umano). Era in grado di agire dinamicamente sulla materia, cioé poteva spostare a distanza oggetti di qualsiasi genere ( telecinesi ), o materializzarli e smaterializzarli ( apporti / asporti ), sapeva prevedere gli eventi futuri ( precognizione) e conoscere il passato di una persona ( chiaroveggenza ), leggeva nel pensiero (telepatia), era in grado di guarire persone ammalate anche molto distanti (tra i sistemi usati anche quello della pranoterapia) o trovarsi in due luoghi differenti nello stesso momento ( bilocazione ), poteva attraversare superfici solide (ad es. pareti) o far attraversare superfici solide a qualsiasi oggetto, così come poteva estendere o ridurre il corpo fisico a piacimento. Durante i suoi esperimenti potevano verificarsi epifanie di spiriti, che contribuivano alla dinamica degli esperimenti. Questi spiriti non erano però quelli dei defunti, anzi Rol sosteneva fermamente che i defunti non fossero tra noi. Ciò che gli uomini chiamano spiriti, non sono altro che i residui psichici lasciati dai defunti al momento della morte. Infatti, così come viene lasciato un residuo organico alla morte del corpo, viene anche lasciato un residuo psichico. Questo residuo è stato chiamato da Rol “spirito intelligente”, ed ogni Tradizione Metafisica sa di cosa si tratta. Per Rol ogni cosa ha uno spirito, però quello dell’uomo è uno spirito intelligente, per le superiori possibilità che la sua natura gli ha conferito. Il rapporto tra Rol e gli spiriti non aveva nulla a che vedere con questioni medianiche, si trattava invece di qualcosa non molto diverso da alcune pratiche egizie e sumero-babilonesi.
Infine, Rol produceva altri due tipi di fenomeni particolari, e cioé la proiezione a distanza di figure o scritte (soprattutto a grafite) su ogni genere di superfice e la pittura a distanza (che potremmo chiamare telepittura) – dove pennelli e spatole si libravano per aria da soli e dipingevano in pochi minuti quadri di pregevole fattura con l’aiuto dello “spirito intelligente” di un pittore scomparso (Ravier, Picasso, Goya, etc.).
Questi non sono che i fenomeni principali, essendovene molti altri (ne abbiamo classificati 49), tra cui possiamo ancora citare la levitazione, l’agilità, la traslazione, la glossolalia e l’azione post-mortem.
Dunque, chi era Rol? Era un Maestro Spirituale il cui risveglio della Luce interiore gli ha permesso di espandere le normali possibilità umane. Che ruolo ha avuto? Quello di confermare la presenza di Dio in un’epoca di grande materialismo e quello di incoraggiare ogni uomo ad intraprendere il suo stesso cammino al fine di dimostrare che il divino non è irraggiungibile e non è lontano dall’uomo, ma è alla sua portata quando egli desideri cercarlo. Ha inoltre indicato nella Scienza (la Scienza Sacra, quella dell’Armonia, sintesi di tutte le scienze) la Via da seguire:
«È così che ho sperato che fosse proprio la Scienza ad aiutarmi a riconoscere e codificare queste mie sensazioni che sono certo ogni uomo possiede, e sarà la Scienza stessa a rivelare queste facoltà e promuoverle in tutti gli uomini…».
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«Gustavo Rol è un uomo che Dio ha mandato fra di noi per renderci migliori»Franco Zeffirelli
«Rol sfugge alla nostra possibilità di comprensione. È un mistero»
Cesare Romiti
«…un individuo dotato di poteri incredibili»
Guido Ceronetti
«… una personalità fra le più sorprendenti del secolo» Alberto Bevilacqua
«… è il più indecifrabile e fascinoso enigma in cui mai mi sia imbattuto» Roberto Gervaso
«Tra le persone a cui rivolgo una preghiera quando sono in difficoltà c’è anche lui…» Vittorio Messori
«All’incredibile Rol, che sarà credibile solamente dopodomani» Jean Cocteau (dedica)
«Sono rimasto sbalordito, ma niente affatto sgomento: anzi, consolato ed arricchito» Valentino Bompiani
«A Gustavo Adolfo Rol che cammina come un illuminato sulla geografia dell’inconoscibile e della relatività» Pitigrilli (dedica)
«Quell’uomo legge nel pensiero e non possiamo rischiare che i segreti dello Stato francese vengano a conoscenza di estranei» Charles De Gaulle
«Al dottor Rol, con ammirazione per il suo lavoro ultra-umanitario» Vittorio Valletta (dedica)
«Gustavo era un essere meraviglioso che manca a tutti noi e che ci ha lasciato esperienze incredibili, emozioni uniche e straordinarie…» Valentina Cortese
«…è l’uomo più sconcertante che io abbia conosciuto. Sono talmente enormi le sue possibilità, da superare anche l’altrui facoltà di stupirsene» Federico Fellini
«Un personaggio… dietro al quale si nascondeva un’entità inafferrabile» Tullio Kezich
«Religiosissimo, credo che appartenga al filone dei “santi laici” piemontesi, come Frassati e Savio…» Nico Orengo
«Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile… dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all’autentica bontà» Dino Buzzati
I bambini di Fukushima
by Duncan on mag.10, 2011, under Controinformazione, Resistenza umana, Scienza
Si riesce ad aggiungere poco davanti a queste parole.
Si riesce a dire poco, rispetto al prezzo che altri dovranno pagare.
Le troie grasse di letame hanno edificato le loro piramidi di orrore sul prezzo della carne umana, della vita umana.
Ma non sarebbe nulla il potere delle elité e dei centri di interesse senza una sterminata collettività grigia e acquiesciente.
Fukushima è un simbolo…
vengono pagati prezzi enormi perchè gli occhi comincino piano piano a risvegliarsi.
Una medaglia è il prezzo gigantesco che molti dovranno pagare..
l’altra è lo scuotimento che sveglia dal sonno e fa iniziare il cambiamento.
Sono come quelle crepe, che all’inizio non vedi , ma che piano a piano farnno crollare un muro.
Ma intanto.. intanto tantissimi bambini pagheranno un prezzo inaccettabile..
mai più esistenze rapinate e saccheggiate da interessi bestiali,
mai più altri bambini sacrificati.
L’articolo che leggerete è tratto dall’ottimo sito Come Don Chisciotte (http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php)
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GLI ORGONITI — intervista a Francesca D’Amico
by Duncan on mag.04, 2011, under Controinformazione, Scienza
Orgoniti… che nome strano no? Sembra di entrare in un film di fantascienza. Strane parole, strane energie, teorie balzane.
E quando si comincia a capire di che si tratta, molti si daranno a gambe levate. Semplicemente perchè troppo “razionali” e “ragionevoli” per credere a queste stramberie, no? Del resto avrebbero considerato stramberia anche l’idea che potesse esistere qualcosa come la luce elettrica, se qualcuno ne avesse parlato qualche secolo fa. Come qualcuno considerò stramberie quelle di Leonardo. E anche il rapporto mente-corpo, ormai dato per assodato anche dai medici più ferocemente istituzionali… qualche decennio fa sembrava a molti una sorta di mito per gonzi e tipi misticheggianti.
E allora… non è importante credere o non credere all’efficacia di qualcosa come.. gli orgoniti. E questo non è un post invita a una credenza fideistica in qualcosa. L’importante è… darsi la possibilità di immaginare… di immaginare che una cosa sia possibile. E poi dopo, magari, darle fuoco. Ma prima, almeno, darle, anche solo per un attimo una chance. Per un attimo credere che qualcosa, anche la più incredibile, sia possibile. E’ questo uno dei caposaldi della libertà mentale.
Io fino a qualche mese fa non sapevo niente degli orgoniti. Anche se sapevo qualcosa di Wilhelm Reich e dei suoi studi. La prima volta che mi imbattei concretamente negli orgoniti fu quando conobbi, via internet, Francesca D’Amico.. la stessa persona a cui oggi faccio questa intervista.
Lei me ne parlò. Mi incuriosì. E anche io ho creato il mio bell’orgonite. Ce l’ho ancora da poco. Non posso dare prove eclatanti sulla sua efficacia. Se facessero un qualche testo le mie “sensazioni”, potrei dirvi che sento di avvertire il suo operare. Ma non è questo il punto. Magari sono tutte cazzate. Ma c’è dentro una riflessione, una consapevolezza originale, studi particolari, tanti esperimenti. E se funziona davvero, le ricadute sarebbero potenti.
Volevo parlare delle orgoniti su Born Again. Ma non volevo farlo andando a pescare qualche esperto o iperfissato sul tema. Ma proprio intervistando una persona “concreta”.. una persona che non era già addentro a questi mondi, né era una esperta di particolari tematiche. Una persona che non fosse una scienziata alternativa, o una studiosa di Wilhelm Reich o una ricercatrice nei settori della controinformazione. Ma che fosse una persona come quelle che puoi incontrare al bar o al cinema. Non una appartenente a qualche gruppo di studiosi “eletti”. Una persona che non ci sparerà un gergo complicato, e non farà analisi lunghissime e dettagliate. Una persona che, tutti coloro che avrebbero letto, avrebbero potuto comprendere.
Quindi ho intervistato proprio la stessa Francesca D’Amico che mi ha introdotto nel mondo degli orgoniti.
Questa intervista vuole essere un ponte. Per chi non sa nulla di orgoniti, dà qualche spiegazione e indicazione, in un linguaggio comprensibile e chiaro. Lasciando poi al lettore la scelta. Per chi volesse saperne di più, il materiale presente su internet è ingente. Per chi non gliene potesse importar di meno.. beh.. grazie di averci tenuto compagnia.
Vi lascia all’intervista sugli orgoniti a Francesca D’Amico.
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1) Francesca se ti chiedessero a bruciapelo “Cosa è un’orgonite?”, che cosa risponderesti?
Per caso ,nell’estate del 2010,risposi alla richiesta di amicizia di uno sconosciuto su Facebook. Il nuovo amico mi parlò subito della sua passione: le orgoniti. Il nome orgone era stato coniato dallo psichiatra Wilhelm Reich.Lui scoprì che esisteva un’energia(che credeva blu) emanata dai cristalli. Energia universale e benefica,detta Prana, Chi, Ki. Lo scopo di Reich era di curare i blocchi energetici. Ma ogni pietra o cristallo ha la sua proprietà,e quindi ciascuno può respirare il tipo di energia che preferisce,a seconda di cosa sceglie per la sua orgonite.
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2) Alla base del funzionamento dell’Orgonite sembra esserci quindi la concezione dell’esistenza di una “energia orgonica”. Per sommi capi, senza fare un discorso per esperti, ma il più semplificato possibile.. come può essere intesa questa energia orgonica?
Si definisce orgonica, l’energia vitale e formativa che pervade ogni manifestazione naturale, che organizza e permea ogni organismo vivente, non è calore, elettricità, magnetismo ne energia chimica e non e neppure il sunto di tutte queste forze, è l’energia specifica di dei cicli naturali che noi chiamiamo “VITA”: La scienza ha dimostrato che la materia è semplicemente la condensazione di un substrato di sottile energia vibratoria, una condizione virtuale nota come “energia di punto zero”. L’energia orgonica si differenzia da tutte le altre energie conosciute, che derivano dalla materia e che sono pertanto definite “energie secondarie”(elettrica,magnetica,nucleare ecc..).
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3) Gli orgoniti che effetti potrebbero avere sul contesto elettromagnetico nel quale siamo costantemente immersi?
Gli elementi presenti nell’Orgonite sono perfettamente idonei a proteggerci e a migliorare il nostro ambiente, poiché non hanno bisogno di alcuna fonte d’energia per funzionare, e, funzionano indefinitamente 24 ore su 24. Più specificatamente permette di tramutare le energia negative (e nocive) risultanti dalle emissioni elettromagnetiche di apparecchiature elettriche quali antenne di ripetitori radio e telefonici, televisori, elettrodomestici, cellulari, cavi dell’alta tensione, luci al neon etc , in energia orgonica positiva, rigenerando e bilanciando il campo energetico. L’Orgonite è quindi un generatore di energia positiva. Tenendola in casa, vicino al computer, portandola con sé, ci protegge dalle radiazioni elettromagnetiche e a radiofrequenza.
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4) C’è un esperimento che ognuno potrebbe fare per vedere con i propri occhi qualcuno degli effetti dell’orgonite?
Ti racconto una cosa che ho fatto, e che hanno fatto molti altri….si tiene l’orgonite davanti,una luce bassa e soffusa di lato,e si comincia respirare lentamente ,guardando davanti a sè. Io dopo un cinque minuti vedo gli stipiti della porta,che sono scuri,vibrare. In realtà non vibrano,ma ci passa davanti l’energia orgonica. C’è una specie di fumo bianco leggerissimo che va a ondate verso la porta. Questo “fumo”,che qualcuno vede in altri colori,non va verso il basso,ma verso l’alto. Al momento non ci si può credere! Sembra impossibile,assistere a un fenomeno tanto strano! Ci si sente molto in pace,sereni,e la respirazione resta tranquilla ,anzi ,si andrebbe avanti per un bel pezzo a respirare così,senza pensare a niente..
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5) Che effetti concreti ha, in senso ampio, l’orgonite sulla salute umana?
Ci sono molte teorie in proposito. Sembra vi siano effetti benefici consistenti, ma io non sono ancora in grado, in base alla mia esperienza, di descriverli in maniera effettiva e completa. Io personalmente ne ho tratto benefici. E anche le persone a ne ho donato uno. Ad esempio, in una famiglia a cui ne ho regalato una orgonite, l’influenza quest’inverno non è arrivata (ed è il primo inverno che succede).Io voglio esagerare,e ascoltando l’amico e maestro, lascio un’orgonite sotto al letto,dando per scontato che l’energia salirà tutta la notte.
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6) Ma come si crea concretamente un’orgonite?
Crearla è abbastanza facile.
* Si compra un mezzo kg di cera d’api da un apicultore.
* La si fa fondere in un pentolino.
* In un contenitore oleato si comincia a versare un po’ di cera.
* Si aggiunge rame ,ottone,alluminio.
* Poi il cristallo,e altra cera.
* Si finisce con i metalli.
* Si copre tutto con la cera.
Se ci sono piccole pietre nere,vanno bene tutto intorno a quella grande. Si può variare a seconda di quello che piace. Io ho distrutto un porta foto d’argento e l’ho fatto a pezzettini. Il rame dei fili elettrici,le pagliette d’ottone,sono facili da tagliuzzare. Ho messo un sacco di monete di rame da un centesimo. La carta stagnola rappresenta l’alluminio. Qualcuno usa l’oro colloidale o la foglia d’oro.
E’ meglio aspettare un giorno prima di far uscire dal contenitore la piccola orgonite.
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7) Una volta che l’orgonite è stata creata va… “ripulita”, diciamo.. di tanto in tanto?
Le orgoniti ogni tanto vanno rigenerate facendole stare sotto l’acqua corrente,e volendo si possono mettere in un piatto con un po’ d’acqua.Come se fossero dei fiori,di giorno stanno benissimo sui balconi…
Grazie Francesca
INTERVISTA A MONICA BENATTI- Prima Parte
by Duncan on dic.09, 2010, under Guarigione, Ispirazione, Scienza, Simbolo
Con questo appuntamento con la rubrica di Monica Benatti inizieremo una lunga intervista, che pubblicheremo “a puntate”, in modo che, visto la profondità e la ricchezza degli argomenti, essa non provochi una OVERDOSE COGNITIVA..:-) se fosse letta tutta di colpo.. Invece, distinta in parti, c’è la possibilità per il lettore di approfondirla e assimilarla meglio.
Oggi pubblico le prime 17 domande che ho fatto a Monica.
Monica Benatti è per tutti noi una occasione. Lo è per tutti voi Viandanti del WEB. Questa intervista è simbolica, e carica di significato. E’ espressione di un progetto di dare anche a persone “profane” o poco addentro ai campi dell’ “alternativo” una serie di mappe e di cartine stradali. Ci sono temi di cui si parla spesso, ma solitamente avvolti in una sorta di cappa, o vagamente compresi, ma senza mai troppa chiarezza, senza mai particolari distinzioni. Monica inizierà “anche” un percorso di “insegnamento”, tramite questo sito.. dando a tanti di voi alcuni strumenti fondamentali per iniziare a muoversi in questo “mondo”; o, almeno, per comprenderlo meglio.
Vedete, si possono incontrare saggi e Guaritori, anche molto bravi.. ma spesso distanti, quasi ermetici, a volte addirittura su piestistallo, poco disposti a donare parte del loro tempo per far comprende
re gli altri, per instradarli piano a piano. Esiste una Saggezza umile, che nasce dal cuore contadino di questo nostro strano paese.. quella Saggezza umile di chi conosce il valore del Servizio, e non si ammanta di spocchia e superbia, ma ama dare come certe grandi querce che sembrano provare quasi piacere a che i loro rami possano raggiungere più persone possibili. Ho sempre visto in quella Umiltà capace della rara virtù della Pazienza, della Semplicità di accostarsi a tutti.. in quella Umiltà che non cerca l’applauso, e non si ammanta di esoterismo misterico per iniziati, ma vuole che tutti possano ricevere.. bene ho sempre visto in questa Saggia Umiltà Contadina uno dei volti migliori della Grandezza. E Monica Benatti è proprio così.
Vi lascio alla prima parte della intervista che le ho fatto.
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1 Cosa è per te la guarigione?E’ il riequilibrio della persona nel suo intero, sia fisico che emozionale e psicologico, è lo stare bene con se stessi, è l’essere sulla propria strada di vita, è la gioia, è la serenità.–2 Quando hai sentito per la prima volta, nella tua vita, la spinta verso questo genere di tematiche, e verso la possibilità di potere curare fare stare bene gli altri?Mi sono avvicinata alle medicine naturali da adolescente, iniziai a curarmi con le piante, a 16 anni quando ero incinta di mio figlio, pensavo che se questo meraviglioso essere di luce era nella mia pancia, io non potevo iniziare ad intossicarlo con rimedi chimici, prima ancora che nascesse.—-3 C’è stato un momento in particolare, un momento di svolta che ti ha portato su tale percorso? Vuoi parlarne?Per tanti anni ho avuto un lavoro d’ufficio, ma continuamente leggevo e studiavo di medicine naturali, di cromoterapia, di omeopatia, e ricordo che pensavo tra me e me, perché non faccio un corso di marketing, o qualcosa che potesse farmi crescere nel lavoro che svolgevo, ma l’interesse per le medicine alternativa era più forte di me. Una volta una persona mi chiese ” da quanto tempo sei naturopata?” , io pensai un attimo prima di rispondere, e nel frattempo una cara amica che era presente rispose “lei è nata naturopata”, non lo è diventata…—4 Come ti sei mossa concretamente negli anni per percorrere la via del curare?Ho studiato tantissimo, ed ho frequentato varie scuole e corsi, e prima di tutto sperimentato ogni rimedio o terapia su di me, prima che sulle altre persone.—5 Hai incontrato ostacoli sul tuo cammino? Quali sono stati i peggiori?L’ostacolo più grande che abbiamo in Italia, è che purtroppo ancora non c’è una legge che regoli le terapie alternative, e che riconosca come figure professionali, i naturopati e varie altre figure del settore. A differenza di tante altre nazioni vicine a noi, dove è presente una legislazione che regoli lo svolgere di queste professioni.—6 In genere si ritiene che ogni percorso del genere, comunque ogni percorso che porti a un profondo guardarsi dentro, sia anche destabilizzante. Come è stato il confronto con te stessa? Quali sono state le “ombre” interiori con cui tu ti sei dovuta confrontare?Questa domanda mi fa sorridere.. La vita ogni giorno ci da l’occasione per guardarci dentro, e ogni giorno possiamo vedere o percepire qualcosa di noi che ci destabilizza, ma col tempo si impara ad essere più comprensivi anche con noi stessi, non solo con gli altri. Sono stata sempre molto esigente con me stessa, ma ora ho imparato anche ad essere più morbida e mi concedo il tempo di cui ho bisogno per maturare i cambiamenti.—7 Hai conosciuto persone che potresti davvero definire Maestri? Cosa li rendeva tali.. cosa per te è un Maestro?- Vuoi parlare di qualcuno di essi in particolare?Ho conosciuto insegnanti molto validi, ma io non riesco a dare a nessuno il titolo di Maestro. Spesso se si da questo ruolo ad un altro, ci si pone nella posizione del discepolo, non sono mai riuscita ad entrare nel ruolo della discepola, la mia forte indipendenza interiore non mi ha permesso questo ruolo. Questo non significa che io non sia grata ai vari insegnanti che in tanti anni ho incontrato, e soprattutto ad alcuni di loro che hanno saputo risvegliare in me un forte interesse per determinati argomenti. Alla tua domanda cosa è per me un maestro? Posso dirti che spesso i miei maestri sono state le persone che io seguivo coi massaggi o con la naturopatia, anche una signora di 80 anni è stata la mia maestra, l’ho ammirata tantissimo per il grande amore che ha ancora per la vita….8 Tu applichi anche una tecnica molto insolita.. e che mi ha affascinato da subito, appena ne ho sentito parlare.. le campane tibetane.. Bene.. immagina di descriverle a persone che non hanno nessuna idea di cosa esse siano.. e quindi dici la loro storia, i principi che ne stanno alla base, e il modo in cui esse agiscono sull’essere umano.Le campane tibetane provengono dal Tibet, sono sempre state usate nei monasteri come richiamo ai momenti di preghiera e meditazione, sono fatte di sette metalli, che corrispondono ai sette pianeti. Il suono delle campane tibetane, ha la capacità di portare in pochi minuti ad profondo rilassamento, come quello che può accadere durante la meditazione, e già in questo stato di rilassamento i tessuti si rigenerano, c’è un forte recupero fisico emotivo, abbiamo già parlato nei precedenti articoli della risonanza, fenomeno che si presenta anche in questo caso, le vibrazioni ed i suoni delle campane entrano in risonanza coi chakra e con vari punti del corpo, stimolando il riequilibrio psico-fisico. Conosciamo già gli effetti della musicoterapia, effetti benefici dei suoni, pensa che tempo fa ho letto che in un ospedale a Forlì, fecero una sperimentazione coi suoni dell’Arpa su malati terminali, e questo li aiutava a percepire meno il dolore e ad affrontare il momento con maggiore serenità.—9 Come sei finita ad interessarti delle campane tibetane?Con le campane tibetane è stato un colpo di fulmine, anni fa ad una fiera del naturale ho conosciuto per caso, una persona che suonava le campane, appena ho sentito il suono, ne sono rimasta così incantata così profondamente coinvolta, che gli ho chiesto subito di insegnarmi a suonarle. |
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10 Cosa è la Medicina alternativa secondo te? E soprattutto.. tu che parole preferisci usare.. medicina alternativa..altra medicina… medicina integrata.. o parole di tuo conio o di volta in volta non hai un linguaggio di riferimento?
Col termine Medicina Alternativa vengono indicate tutte le terapie naturali, dalla fitoterapia, all’omeopatia alla spagiria e tutte le altre che sono fatte con piante, fiori o minerali… io la chiamerei Medicina Prima, perché se pensiamo che le piante ci hanno curato da sempre, nei secoli scorsi, e l’umanità è sopravvissuta senza rimedi chimici, pensa che miracolo…. ringraziamo le nuove scoperte della medicina chimica, e la cosa che si spera di più è di una sinergia tra medicine naturali e chimiche, questo si che sarebbe un grande passo nell’evoluzione, perché ora c’è una netta separazione, soprattutto nella formazione, o si formano medici tradizionali, o si formano medici omeopati e naturopati, manca l’unione tra le due parti, credo che questa unione darebbe una profondo svolta al modo di curare gli esseri umani.
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11 Tu padroneggi diverse conoscenze, tecniche e pratiche… elencale tutte?
Massaggio Ayurvedico, Reiki, massaggio con oli essenziali, Linfodrenaggio, Massaggio con Campane Tibetane, Chelazione (Metodo di B. Ann Brennan), terapia con i fiori di Bach, gli oligoelementi, la spagiria, gli elisir di cristalli…..
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12 Cosa sono gli oligoelementi?.. descrivili in modo che anche i profani possano capire…
Il nostro corpo come la terra, è composto anche da minerali, se si mantiene un equilibrio dei minerali nel nostro corpo, il terreno rimane sano, è una grande prevenzione ad ogni tipo di malattia, l’organismo appare come una sorta di oligarchia nella quale masse enormi di elementi passivi sono dominati da un piccolo numero di elementi catalitici. gli oligoelementi funzionano come catalizzatori, cioè basta la loro presenza a far lavorare e funzionare i sistemi enzimatici, quando ho studiato questa parte, mi sono visualizzata un immagine, ve la descrivo perché è preziosa per capire il funzionamento degli oligoelementi, ho immaginato una nastro dove scorrono oggetti e tanti operai che ci lavorano sopra, ma c’è la presenza di un capogruppo (caporeparto), e basta la presenza di questo capogruppo a far lavorare gli altri, l’oligoelemento ha questo preciso ruolo. E sottolineo di nuovo l’importanza dell’equilibrio di questi minerali nel nostro corpo, perchè nessuna malattia può attecchire in un terreno forte e sano.
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13 Quali sono le situazioni in cui essi sono maggiormente indicati o particolarmente efficaci?
Si usano sia per problemi emotivo-psicologico, ansia, depressione, insonnia, sbalzi d’umore, sia per problemi fisici, da un semplice raffreddore, a problemi d’allergie, ai disagi della menopausa, problemi di circolazione sanguigna, ed ogni altra situazione di squilibrio.
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14 Descrivi i fiori di Bach a chi è digiuno o ha solo una vaga conoscenza approssimativa dell’argomento….come sono nati.. quale logica li ispira…quali principi stanno a fondamento di essi.
Il Dott. Edward Bach, nei primi anni del 1900 ha scoperto l’effetto dei fiori per dominare vari stati d’animo negativi. Lo scopo che si vuole ottenere è la purificazione spirituale, la conoscenza di sé, lo sviluppo armonico della personalità, cos’ da raggiungere il massimo equilibrio. Ne consegue una maggiore resistenza ai disturbi psichici e talora anche a quelli psicosomatici.
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15 In quali situazioni i fiori di Bach sono particolarmente consigliabili?
Possono sostenerci in ogni cambiamento o difficoltà, da un cambio di lavoro, all’insonnia, alla timidezza, alla balbuzia, al pessimismo, per ogni genere di paura e di trauma.
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16 Riguardo a realtà come i fiori i Bach.. c’è una fascia di persone che pur non arrivando al disprezzo e all’irrisione.. e riconoscendo ad essi una pur minima efficacia.. la liquidano esclusivamente come “effetto placebo”..ergo anche un pò di acqua di rubinetto avrebbe lo stesso effetto se io ci credessi… Tu cosa risponderesti a queste persone?
Sai ci sono persone con una sensibilità più affinata, che possono percepire immediatamente l’effetto dei fiori di Bach, o di altri rimedi naturali, io sono molto dispiaciuta per chi invece non ha la sensibilità per percepire in modo amplificato gli effetti, ma comunque se assumessero dei fiori di Bach, anche loro ne avrebbero grande giovamento, il fiore agisce sul nostro campo energetico, sia che lo percepiamo, sia che non lo percepiamo, quindi il cambiamento accade.
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17 Che ne pensi della meditazione. La pratichi?
La meditazione, altro argomento infinito, si l’ho praticata per tantissimi anni. La meditazione è un nutrimento per il sistema nervoso, è dimostrato da studi scientifici che già dopo pochi minuti di meditazione si raggiunge un profondo stato di rilassamento, ed in questo stato sia fisico che mentale, ci si rigenera, anche la mente si quieta, e si hanno ottime intuizioni, si esce dal caos dei pensieri, e si trovano soluzioni migliori ai nostri problemi, si raggiunge la nostra fonte interiore, e da lì attingiamo il meglio di noi.
Terapie alternative nella cura dei tumori
by Duncan on nov.17, 2010, under Controinformazione, Medicina, Scienza
La via che conduce alla LIBERTA’ ha tante strade, viottoli e sentieri.
A volte sono camminate impervie, dove lupi feroci e trappole sono ovunque. Ma la loro esistenza ha un senso, perché implementa il tuo stesso campo di azione, e esalta le Potenzialità che porti con te.
Il tema della GUARIGIONE è centrale in BORN AGAIN, e infatti abbiamo una vera esperta, grande Donna e Sciamana nell’anima che è Monica Benatti con la su rubrica, che sarà sempre di più un pilastro per questo sito.
La via della Guarigione è una delle manifestazioni della Libertà. La conquista ossia di un orizzonte di vita, che ti sembrava negato. La Libertà può operare ovunque. Quando parliamo di Gulag ad esempio, come in alcuni dei nostri ultimi post, parliamo anche di Libertà… anzi la Libertà è centrale. Riuscire a salvarguardare la propria dignità fondamentalle anche in contesti abominevoli, come Lager e Gulag. O, come insegnava Viktor Frannkl, che anche in grazie alla sua esperienza nei campi di concentramento ideò la logoterapia… abbiamo sempre la possibilità di potere scegliere come vivere qualunque evento, anche il più estremo e di potere da esso creare valore.
ECCO BORN AGAIN, QUESTO SPAZIO ANCORA GIOVANE E INCOMPLETO.. E’ INNAMORATO DI QUESTE PAROLE.. CREARE VALORE…. LA NOSTRA REALTA’ OPERA COSTANTEMENTE VERSO LO SPEGNIMENTO, L’ANNICHILIMENTO, LA MISTIFICAZIONE, E IL DEPAUPERAMENTO VITALE. DIFENTA DECISIVO DARE NUTRIMENTO A TUTTO CIO’ CHE PERMETTE AL VALORE DI ESSERE E ESPANDERSI.
La Libertà è anche CONOSCENZA. In 1984 di George Orwell, Winston Smith a un certo punto scrive “Al passato o al futuro, al tempo in cui il pensiero sarà libero”. Diffondere la conoscenza, perché la conoscenza sia al servizio dell’Uomo, e non di elité, oligarchie, interessi, pensieri consolidati.
Sapendo che questo comporta sempre un rischio. Il rischio che si possano diffondere anche corbellerie, atrocità, o mistificazioni. La libertà della Conoscenza, porta sempre con sé il rischio dell’eterogenesi dei fini.. o delle “intrusioni” di finte illuminazioni e liberazioni che in realtà risultino alla fine mascherata e fandonia. Ma è un rischio che va colto.. Ti si deve chiedere certo la maggiore etica e controllo possibile delle fonti, il volere davvero avere sguardo pieno e largo.. ma il rischio non lo elimini mai.. non potrai mai sapere tutto. Non potresti sapere tutto neanche se vivessi mille anni e avessi ogni giorno di cento ore. Nonostante questi rischi la Conoscenza va diffusa.
E veniamo alla Guarigione. Qui ti scontrerai con mille ostacoli. Perché è tutto dannatamente complicato. Nonostante negli ultimi tempi, per certi aspetti si sono allargate le maglie del pensiero ortodosso, gran parte della terapia medica risponde ancora a logica convenzionali e consolildate e fa muro, fa quadrato verso tutto l’irrompere di Altro. A complicare il piano sta poi, l’inevitabile consapevolezza che non tutto l’Altro ha il medesimo valore.. e che, soprattutto, non lo ha verso tutti. Vi sono ad esempio terapie alternative che magari su alcune persone hanno un effetto straordinario, risolvono il problema alla radice, lo spazzano completamente via. Ma quelle stesse terapie magari su altri inciderebbero poco. Su alcuni poi potrebbero essere addirittura dannose.
E poi c’è terapia e terapia. Alcune comunque sia godono di una maggiore autorevolezza e stima (parlo al di fuori del campo medico ufficiale), o comunque hanno dalla loro tante voci, diffuse in mezzo mondo di persone che ci sono passate e le hanno apprezzate. Alcune terapie poi sono considerate fondamentalmente “positive”, ovvero alcuni guariranno.. altri magari miglioreranno blandamente… m praticamente nessuno ne sentirà particolari danni.. quindi sarebbero terapie fondamentalmente “senza rischio”.. come sembra sia quella con l’Aloe vera (ma non posso affermare questo con sicurezza totale naturalmente).
La realtà comunque è che c’è ancora uno scetticismo enorme nelle strutture mediche stanard e nel pensiero medico ufficiale. Scetticismo che trova ampio ascolto nei media, e sostegni politici. E’ vero anche che ci sono diversi ospedali d’avanguardia, nei quali si dà un certo spazio anche a ciò che proviene da mondi “alternativi”. Ma questi ospedali non devono portare a facili estensioni. La realtà di gran parte delle strutture mediche disseminate nel territorio.. diciamo.. dei “luoghi di cura di periferia”.. sono contesti quasi completamente spenti, ciechi e sordi a ogni novità e cambiamento. I malati malcapitati non sanno nulla.. nessuno quasi mai dirà loro che esistono anche altre strade.
In questi luoghi vedrete file di malati tristi e depressi, accompagnati da parenti e familiari pieni d’ansia.. ad aspettare il loro turno in palazzi grigi e carichi di dolore.. con medici a volte scorbutici e approssimativi, a volte più cortesi e disponibili, ma stanchi anche essi, ingrigiti dalla routine, fatalisti e pienamente ortodossi. La realtà medica diffusa “di periferia” spesso è questa. Tanti malati ricevono una bella inizione di malessere e debilitazione solo già ad entrare in questi contesti e circuiti, solo già a fare file di ore, ritirare accertamenti, venire per mesi e mesi a fare una infinità di controlli, esami, controesami.. sentirsi scaricare addosso parole incomprensibili, diagnosi tremende, che annichiliscono solo con la pesantezza emotiva delle parole.. I malati si sentono come burro, plastilina friabile.. impotenti, soli, depressi, completamente allo sbaraglio.. rimbalzati come palline.. fragilissimi.. imploranti dinanzi a chiunque possa dargli una speranza, e disposti a seguire ciecamente ogni sussurro del medico.
PIENI DI PAURA, ANGOSCIA, SMARRIMENTO ABDICANO GIA’, SENZA SAPERLO, E SENZA AVERNE NEANCHE PARTICOLARE COLPA, A TUTTA UNA CAPACITA’ GUARITRICE CHE IN ESSI SI POTREBBE RISVEGLIARE E METTERE IN AZIONE.
A ciò si aggiunge il fatto che gran parte della Conoscenza non viene loro data. Molte volte i medici proprio non ce l’hanno.. o se ce l’hanno, se sanno che esistonoa ltre strade.. non danno ad esse alcuna fiducia. E quando anche ce l’hanno, e hanno anche un minimo di apertura verso la possibilità benefica di alcuni approcci alternativi.. bene a volte sorgono questioni di carriera, di non “rovinarsi la piazza”, di non perdere clienti, di non attirarsi critiche, di non mettere a repentaglio vantaggi economici.
Naturalmente le eccezioni a questo sinistro quadro sono tante, tantissime.. ma onestà mi fa dire, che specie chi è costretto ad andare nei tanti ospedali “standard” diffusi per il territorio.. è questo contesto quello che rischia di incontrare.
OSSIA TROPPE VOLTE IL “MONDO” – MODO-DI-CURA-UFFICIALE (INTESO COME INSIEME DI STRUTTURE, OPERATORI, PENSIERI VEICOLATI) DIVENTA PIU’ CHE UN FATTORE DI GUARIGIONE.. UN ULTERIORE FATTORE DI MALATTIA.
Ora veniamo al testo che vi presento. Ci sarebbe da fare adesso un lunghissimo discorso sui tumori. Che al momento vi risparmio.. anche perché potrà farvelo Monica.. o comunque si potrà fare in altri momenti, perché già il post ha toccato temi non facili e vi aspetta la lettura del testo che segue, il quale, sebbene interessantissimo, è però di spessore, e quindi implica una certa attenzione.
Dico solo che sui tumori ci sono responsabilità diffuse e gravissime. Probabilmente, è opinione di tante persone e studiosi indipendenti.. e anche la mia.. ma è una opinione.. non il Vangelo.. abbiate sempre le vostre di opinioni. Informatevi, liberamente, e poi seguite sempre la vostra Voce Interiore. Probabilmente dicevo.. la terapia ufficiale più diffusa contro i tumori.. LA CHEMIOTERAPIA.. è la terapia peggiore in assoluto che potrebbe essere attuata. Un indiscriminato (anche se da un pò di tempo esistono anche delle terapie di supporto e coadiuventi che mirano, almeno un pò, a limitare i danni) bombardamento cellulare al fine di estirpare le cellule tumorali. Come se per colpire una cellula terrorista annidata in un edificio della città, la bombardiamo selvaggemente riducendola come Dresda dopo i bombardamenti a tappeto degli Alleati durante la Seconda Guerra mondiale.. ossia un cumulo di macerie. Anche se poi il tumore lo spazzi via (cosa che non sempre, del resto, avviene) hai portato un tale stato di debilitamento, a un tale livello di sfinimento del sistema immunitario.. che rendi l’organismo di quella persona “permeabilissimo” a sviluppare tutta una serie di altre patologie.
Sui tumori invece molte terapie “non ufficiali” hanno dato risultati sorprendenti, impressionanti. Magari non con tutte le persone.. e là sorge il problema individuare QUALE terapia (o QUALI) per QUALE persona. Ma sono migliaia e miglia gli individui che ogni anno guariscono da malattie tremende, anche da quella malattie per le quali la medicina ufficiale spesso ti risponde di non avere strade o opzioni da offriti.
Ma su queste cose c’è ancora un muro di gomma difficilissimo da oltrepassare. Sono in gioco interessi enormi.
La via della Libertà è permettere che le persone possano SAPERE.. conoscere che esistono altre cure, altre terapie… altri Mondi oltre a quello che sembra essere l’unico Mondo consentito. La via della Libertà è mettere a disposizione informazioni e conoscenze, dare fonti e materiale, permettersi di fare una propria ricerca, valutazione e opinione.. e poi SCEGLIERE…
Da sempre Inquisitori, Elité, Mandarini e Farisei di ogni rispa vedono come il fumo negli occhi tutto ciò.. perché il loro scopo è sempre il controllo della Conoscenza, e attraverso il Controllo.. il massimo potere possibile sugli esseri umani.
Andiamo alle terapie contro i tumori presenti in quella interessantissima pagina sul WEB (che richiamo ancora una volta…http://www.curealternativetumori.it/). Premetto che c’era una prima parte, di carattere più generale e contestualizzante. Probabilmente la riprodurrò più in là in un altro post, perché ci sarebbero state altre riflessioni da fare, e poi questo post sarebbe diventato elefantiaco. Comunque, per chi vuole già leggerla, basta che va al link che ho indicato precedentemente.
Alcune premesse vanno fatte.
L’autore ha SELEZIONATO alcune terapie, in base a un processo di valutazione e apprezzamento. Ma naturalmente non sono TUTTE le terapie. Ce ne sono tante altre, come la terapia con l’Aloe vera.. o l’appicazione dell’urinoterapia.. terapie di carattere “vibrazionale”, ecc. Sebbene l’introduzione in questa lista, che l’autore ha preparato, è comunque indice di una certa affidabilità delle terapie indicate, questo non comporta necessariamente che tutte le terapie non indicate (e sono tante) siano di per ciò stesso non “affidabili”.
Altra considerazione… le terapie presentate non sono sempre terapie RADICALMENTE ALTERNATIVE rispetto alla visione ufficiale.. in alcuni casi, come le primissime, possono essere e talvolta sono “complementari” alle cure ufficiali o, come nel caso della “terapia Di Bella”, pur essendo ostracizzata dall’establishment ufficiale, essa comunque ha principi e metodi di azione che non rappresentano un radicale ribaltamento dei fondamenti ortodossi della medicina, rispetto ad altre terapie che sono.. potremmo dire.. più.. “rivoluzionarie”.
Uno dei grandi meriti di questo testo che state per leggere, è che accanto ad ogni terapia vi sono degli indirizzi e dei numeri di telefono, per contattare i dottori che le praticano. Questo è davvero interessante e prezioso.
Viandanti che leggete queste pagine, ricordate sempre che ogni inquisitore ama i libri bruciati… e che ogni eretico ama la libertà.
Vi lascio a questo interessante testo.
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Le Terapie Complementari e Alternative:
Ora verranno presentate una serie di terapie non ufficiali. Come è stato già detto in precedenza, verranno forniti gli indirizzi e i numeri di telefono più utili oltre alle indicazioni di base per ogni trattamento, mentre l’approfondimento di ognuno di questi verrà lasciato al paziente che quindi potrà decidere autonomamente quale percorso terapeutico intraprendere. Vorrei sottolineare ancora una volta che tale resoconto non può essere ritenuto completo ed esaustivo di tutte le possibilità terapeutiche di tipo complementare/alternativo esistenti. Ne sono state scelte una decina con criteri assolutamente personali con la comune caratteristica di possedere ragionevoli presupposti di validità e assenza di tossicità. La sincera speranza che la loro conoscenza possa rivelarsi utile almeno per qualcuno rappresenta il solo ed unico scopo di questa raccolta.
1. I trattamenti complementari di tipo ablativo.
Le metodiche ablative (così come l’ipertermia) dal momento che vengono praticate anche in strutture pubbliche, avrebbero dovuto essere menzionate all’interno dei trattamenti ufficiali. Tuttavia in questo resoconto sono state inserite tra le cure complementari in quanto ancora poco conosciute, poco valorizzate e poco utilizzate nella maggior parte degli ospedali italiani.
Le diverse tecniche ablative consentono di asportare il tumore provocando, attraverso il calore, una necrosi delle cellule maligne. Al contrario delle terapie sistemiche, che agiscono su tutto il corpo contemporaneamente, come ad esempio la chemioterapia, le metodiche ablative possono essere considerati trattamenti localizzati e specifici. Di conseguenza sono maggiormente indicate a scopo curativo per alcuni tumori non ancora avanzati e diffusi, soprattutto quando la chirurgia non può essere attuata. Per le neoplasie avanzate invece possono essere utilizzate, ma a scopo palliativo.
I tessuti tumorali più facilmente aggredibili dalle tecniche ablative sono quelli del polmone (tumori primari o secondari, cioè metastasi polmonari provenienti da altri tipi di tumore) e del fegato (tumori primari o secondari), ma le nuove sperimentazioni lasciano sperare anche in un futuro utilizzo per i tumori del rene, della prostata e per lenire il dolore nei casi di metastasi ossee.
a) L’ablazione a radiofrequenza (o radioablazione).
È una tecnica nella quale attraverso la cute si inserisce una sonda, dalla quale vengono fatti fuoriuscire degli elettrodi che emettono onde elettromagnetiche ad alta frequenza. Queste onde provocano un riscaldamento della parte irradiata, cosicché il tessuto tumorale viene necrotizzato per coagulazione, lasciando intatto il tessuto sano circostante. Il posizionamento degli elettrodi sul bersaglio viene controllato radiologicamente (ad esempio con la TAC). La tecnica consente di agire anche su metastasi plurime, benché di dimensioni non superiori a 3-4 cm di diametro l´una.
Rispetto ad un normale intervento chirurgico, l´eliminazione del tumore tramite ablazione è una pratica molto meno invasiva, richiede una breve convalescenza e può essere eseguita in anestesia locale. Inoltre può essere ripetuta più volte ed associata a chemioterapia. Una ricerca condotta all´università di Pisa e guidata dal Dr Riccardo Lencioni, su un centinaio di soggetti inoperabili chirurgicamente, ha dato risultati incoraggianti.
Oltre all´università di Pisa, l´ablazione a microonde viene praticata con successo in tanti altri ospedali italiani.
Ad esempio nei dintorni di Roma è possibile contattare:
* il Dr Bizzarri, presso l´ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale al numero 06/93298118
* il centralino, o direttamente il reparto di oncologia dell´ospedale Madre Giuseppina Vannini,
al numero 06/242911.
b) L´abalzione a microonde.
Rispetto alla classica ablazione a radiofrequenza è senz´altro più innovativa. Consente l´asportazione di grandi aree di tessuti molli (fegato e polmoni), fino a circa 8 cm in un´unica seduta. È indicata in tutti quei casi in cui non risulta possibile l´intervento chirurgico, è minimamente invasiva e dura circa 10 minuti. L´energia a microonde produce calore, generato attraverso la vibrazione delle molecole d´acqua, causando così la coagulazione dei tessuti tumorali e lasciando intatti i tessuti sani.
Un nuovo strumento ideato a questo scopo ha ricevuto da poco tempo la certificazione CE e soddisfa la Direttiva dell´Unione Europea per gli strumenti in campo clinico, ed è ora ritenuto il primo sistema di ablazione a microonde disponibile a livello mondiale. Il suo nome è Evident microwave ablation system.
In Italia, per ora sono pochi i centri ospedalieri che lo utilizzano:
1. Dr Gianpaolo Carrafiello, Dottore in Medicina e Professore Associato di Radiologia all´Università dell´Insubria a Varese. Per contattarlo è possibile telefonare alla stessa università di Varese.
Tel. 0332/278763
Tel. 0332/393470
fax 0332/263104
e-mail: Gianpaolo.carrafiello@uninsubria.it
Prof. Salvatore D’Angelo
Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, Unità Fegato
Tel. 0825/203252
Tel. 0825/203268
Tel. 0825/203237
2. L’ipertermia.
Recentemente l’ipertermia è entrata nel Prontuario Terapeutico Nazionale, codificata al numero 9985.2, quindi è una terapia riconosciuta dal sistema sanitario italiano. Tuttavia nell’ambito di questo resoconto è stata inserita, al pari delle tecniche ablative, tra le terapie non ufficiali, in quanto anche questa ancora poco conosciuta, poco valorizzata e poco utilizzata. Non sono molti, infatti, gli ospedali italiani che ne fanno uso e, nella maggior parte dei casi, senza nutrire troppe aspettative. Al contrario in Germania e Olanda esistono dei centri dove viene praticata con successo da tanti anni, spesso in associazione con le terapie convenzionali.
Per ipertermia si intende il riscaldamento controllato (per circa 1 ora) dei tessuti fino a 42-43° C, temperature in cui le cellule tumorali vanno incontro a morte. Per ottenere questo risultato esistono diverse tecniche, ma non tutte funzionano allo stesso modo, non tutte si dimostrano ugualmente efficaci. È necessario selezionare la tecnica più idonea a seconda del tipo di tumore, senza mai prescindere dalle condizioni generali del malato. Gli effetti collaterali sono minimi ed è ripetibile nel tempo. È generalmente indicata per tutti i tipi di tumori solidi (quindi non per i tumori del sangue).
Per ottenere l’innalzamento della temperatura vengono utilizzati campi elettromagnetici a radiofrequenza, focalizzati da apposite antenne, dette applicatori. La frequenza più utilizzata è di 13,56 MHz.
Oltre l’azione antitumorale diretta, l’ipertermia ha anche un’importante azione coadiuvante con le terapie convenzionali. Più precisamente la radioterapia in associazione con l’ipertermia induce un effetto radiosensibilizzante, con un incremento di efficacia di una volta e mezzo fino a tre volte rispetto alle sole radiazioni ionizzanti. L’interazione invece con la chemioterapia permette una maggiore penetrazione dei farmaci citotossici all’interno delle cellule grazie ad un aumento della permeabilità cellulare conseguente all’innalzamento della temperatura. In sostanza, potenziando gli effetti delle terapie convenzionali è possibile diminuire il dosaggio dei chemioterapici e delle radiazioni ionizzanti, diminuendo così i pesanti effetti collaterali. Inoltre l’innalzamento della temperatura corporea stimola anche il sistema immunitario attraverso la liberazione di sostanze immunoregolatrici, le citochine, che hanno un effetto protettivo per l’organismo. Uno dei massimi esperti mondiali di ipertermia, il Professor Paolo Pontiggia ematologo e oncologo all’Università di Pavia riferisce che il calore produce la rottura del Dna delle cellule tumorali. Più precisamente i vasi tumorali, privi dell’impalcatura muscolare, non consentono per mancanza di elasticità, quella vasodilatazione fisiologica che permette un’adeguata dissipazione del calore introdotto. In tal modo il calore rimarrebbe intrappolato nelle lesioni tumorali, provocandone la morte. Lo stesso professore sostiene che nel 30% dei casi il tumore regredisce, in un altro 30% si arresta temporaneamente, e in un 5% si guarisce.
Non è indicato ricorrere all’ipertermia solo nei casi in cui è presente un forte versamento pleurico, ascite e nei casi in cui l’organismo del malato è talmente debilitato da non consentire una normale risposta immunitaria.
Presso l’Istituto di Medicina Biologica (IMBIO di Milano tel. 02/58300445 – fax 02/58300670)
il reparto di oncologia, guidato dal Dr Mancuso cura regolarmente i malati di tumore con l’ausilio di ipertermia e immunoterapia biologica in associazione alle terapie convenzionali.
Per avere maggiori informazioni sugli ospedali italiani o sui centri privati dove viene praticata con maggiore regolarità e professionalità, ci si può rivolgere all’Associazione Europea di Ipertermia (ASSIE).
Tel. 0381/329752
Fax 0381/32975
3. Immunoterapia Biologica.
L’immunoterapia è una terapia riconosciuta e applicata in senso complementare alle terapie convenzionali, ma occupa un ruolo marginale nell’ambito delle terapie antitumorali ufficiali. Di conseguenza il suo reale utilizzo nella maggior parte delle strutture pubbliche italiane rimane molto limitato. Le modalità attraverso cui si può riuscire ad ottenere una attivazione immunitaria possono essere diverse, ma in tutti i casi, il principio che ne è alla base, cioè il potenziare le difese naturali dell’organismo, può rivelarsi di fondamentale importanza per i malati di tumore. L’attivazione di una risposta immunitaria, oltre ad agire in modo diretto verso la malattia, può servire da supporto per l’organismo debilitato e immunosoppresso sia dall’evoluzione del tumore che dagli effetti collaterali delle terapie convenzionali. Pertanto l’immunoterapia trova una sua collocazione logica sia come terapia anticancro che come terapia coadiuvante le terapie ufficiali. L’efficacia della risposta immunologica sarà proporzionale alle risorse che l’organismo ha ancora a disposizione per combattere. Ciò significa che quando la malattia è molto avanzata e l’organismo è troppo immunosoppresso da tanti cicli di chemioterapia, radioterapia o in seguito ad importanti interventi chirurgici, è molto difficile sperare in una attivazione immunitaria. Pertanto viene consigliato di intraprendere tali terapie immunologiche in concomitanza o addirittura in anticipo a quelle ufficiali. In alcuni tipi di tumori particolarmente aggressivi o in stadi avanzati, laddove la guarigione non può essere un obiettivo raggiungibile, le terapie immunologiche affiancate a quelle tradizionali, possono contribuire ad allungare la sopravvivenza e a migliorare la qualità di vita del paziente. In questo resoconto verranno mensionate 4 diverse fonti (tra pubbliche e private) che si occupano di Immunoterapia Oncologica.
1) Già nel 2004, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, è sorta una nuova “divisione di immunoterapia Oncologica”. Il programma di attività dell’Unità, nell’ambito della gestione complessiva del paziente oncologico, sia per quanto riguarda l’inquadramento diagnostico che la terapia, in aggiunta ai trattamenti chemioterapici convenzionali attualmente disponibili e di provata efficacia, prevede un forte impegno nella ricerca clinica. Il programma di attività è quindi finalizzato a rendere disponibile ai vari pazienti che afferiscono all’unità le più recenti terapie farmacologiche e immunologiche. A tale scopo sono già attivi diversi protocolli di terapia medica in collaborazione con le maggiori istituzioni oncologiche nazionali ed estere. Le nuove modalità di terapia biologica ed immunologica basate sulla caratterizzazione biomolecolare delle neoplasie di ciascun singolo paziente sono svolte al fine di personalizzare il più possibile l’intervento terapeutico. Per maggiori informazioni è possibile contattare l’Università Senese presso i seguenti numeri:
tel. 0577/586336
fax 0577/586303
responsabile: Dr Michele Maio (0577-586335)
e-mail: istitutotoscanotumori@regione.toscana.it
e-mail: m.maio@ao-siena.toscana.it
2) Un medico oncologo di nome Giuseppe Zora, già nel 1975, controcorrente ed ostacolato da tutti, iniziò una serie di esperimenti in vitro ed in vivo sulle linee sperimentali immunologiche. Nel 1982 cominciò a distribuire il suo prodotto, un ibrido biologico innocuo, non tossico che permetteva un ampio spettro di modulazione immunologica. Da quella data, per circa dieci anni, il dr Zora è stato perseguitato a livello giudiziario. Poi dal 1992, il suo incubo è terminato, avendo registrato il suo prodotto (Adjuvant Plus) in Svizzera come specialità medicinale.
Decine di migliaia di pazienti in Italia e in tutta Europa lo utilizzano con ottimi risultati. Per maggiori informazioni è possibile contattare la Fondazione Raphael in Svizzera e parlare direttamente con il Dr Zora. L’azione del farmaco immunologico di tipo omeopatico – biologico “Adjuvant Plus” del Dr Zora svolge una duplice funzione: una azione antitumorale che si esplica attraverso l’attivazione del sistema immunitario del paziente ed un’azione di supporto mirata a limitare i danni immunosoppressivi dei farmaci chemioterapici. Quindi è particolarmente indicata come terapia adiuvante la chemioterapia. La terapia può essere anche associata alla multiterapia Di Bella.Tale sinergia di trattamento può essere valutata parlandone con il Dr Zora. La terapia consiste in fiale intramuscolo, il cui dosaggio e somministrazione va personalizzata in base alle caratteristiche di ogni paziente. Contattando il Dr Zora e inviando una relazione clinica sul paziente, sarà lui stesso a prescrivere la terapia più adeguata. La preparazione e la spedizione del farmaco avviene in tempi rapidissimi da una farmacia specializzata nella Repubblica di San Marino dietro prescrizione del Dr Zora (S.M.A. s.a. tel.0549-909532).
Il costo della terapia è abbastanza accessibile a tutti.
tel. 0041/793370630
tel. 0041/916306245
tel. 0041/793370630
fax 0041/916306247
e-mail: zora.giuseppe@ticino.com
3) La “Sinterapia” è un’attivazione immunologica personalizzata tramite il vaccino BCG. Questa terapia consiste in iniezioni intraepiteliali eseguite in tempi e diluzioni personalizzate in base alla reattività immunologica del paziente e monitorata con esami ematochimici e con visite cliniche. il vaccino BCG è il vaccino usato comunemente per prevenire la tubercolosi (bacillo di Calmette e Guerin) ed utilizzato insieme all’indoxen (indometacina, un antinfiammatorio) riesce a potenziare le difese naturali dell’organismo. Il paziente deve essere sottoposto a tali iniezioni prima e dopo ciascun ciclo di chemioterapia, radioterapia, ormonoterapia o intervento chirurgico. Attraverso un esame delle sottopopolazioni linfocitarie, che si può eseguire gratuitamente solo in alcuni centri specializzati (vicino Roma c’è quello di Palidoro), dietro prescrizione del medico curante, è possibile capire in anticipo se nell’organismo debilitato del paziente (dalla malattia e dalle terapie citotossiche) c’è ancora la possibilità di poter attivare una risposta immunitaria sufficiente per combattere il tumore. Il medico che prescrive la terapia personalizzata e ne segue l’andamento è il Professor Saverio Imperato di Monza. Contattando il Professor Imperato si riceveranno tutte le indicazioni necessarie per iniziare il trattamento. Il professore ha tre libere docenze: immunologia, patologia generale e microbiologia e cura da circa trent’anni con successo i malati di tumore. Il costo della terapia è accessibile a tutti.
Per informazioni contattare i seguenti numeri:
lo studio del Professore è in via Biancamano 1, 20052 Monza
tel.039/740587
cell. 349/6650859 (Sig.ra Daniela Rigolio) dalle 14,30 alle 17,30
e-mail: sinterapia@gmail.com
4) Già nel 1921, Rudolf Steiner, filosofo e medico tedesco, individuò nel vischio un valido rimedio anticancro. Alla clinica Lukas Klinik in Svizzera, a partire dagli anni 80 i preparati a base di vischio sono stati sottoposti ad indagine scientifica classica. Il meccanismo d’azione è il seguente: il vischio contiene le lectine, sostanze che hanno la capacità di legarsi alle cellule tumorali e stimolare le cellule del sistema immunitario a distruggerle. In un articolo apparso sulla rivista “Oncology” del 1986 viene spiegato che già a ventiquattr’ore dalla somministrazione di vischio si evidenzia un aumento del numero e dell’attività dei linfociti natural killer, aumentano i livelli di fattori di necrosi tumorale, le interluchine e l’attività dei macrofagi. Per eventuali approfondimenti si suggerisce di contattare:
* Associazione antroposofica Rudolf Steiner, con sede a Milano Tel. 02/6595558
* Lukas Klinik con sede in Svizzera Tel. 0041/61723333
* AMOS (Articoli Medicinali Omeopatici Svizzeri) con sede a milano Tel. 02/40090132
* Dr Rosiello Massimo con sede a Roma Tel. 06/3053269
4. SSM Vaccino di Maruyama.
Il vaccino S.S.M. di Maruyama (Specific Substance Maruyama) è un vaccino biologico (un estratto dai germi umani di tubercolosi), sotto forma di fiale, la cui azione si esplica inducendo una sorta di atrofizzazione o incapsulamento delle lesioni tumorali, attraverso una profonda produzione di fibre di collageno. In tal modo svolge un’azione di inibizione dello sviluppo e di proliferazione metastatica della malattia. La terapia ha origini giapponesi e viene utilizzata come terapia alternativa in giappone da più di trenta anni. Esiste un sito non ufficiale dalla traduzione non troppo chiara che spiega più dettagliatamente come funziona.
Le maggiori garanzie di efficacia da parte di questo vaccino provengono dalle testimonianze dirette dei pazienti. In particolare ho avuto modo di parlare personalmente al telefono con una donna italiana di 49 anni alla quale all’età di 20 anni avevano diagnosticato un osteosarcoma avanzato con metastasi polmonari con una prognosi di pochi mesi di vita. La donna non intraprese alcun trattamento convenzionale, bensì solo il vaccino di Maruyama. La donna, dopo 30 anni è ancora in ottima salute. Ha ancora le metastasi polmonari, ma risultano atrofizzate, non attive. I medici dell’ospedale italiano dove era stata seguita dissero che probabilmente avevano sbagliato diagnosi o che si era trattato di una guarigione miracolosa, ma in nessun modo ammisero la possibilità che il vaccino giapponese potesse aver funzionato.
Per entrare in contatto con la struttura in Giappone dove viene preparato il vaccino basta telefonare ed inviare dei dati, ma è necessario conoscere bene l’inglese e saper tradurre il referto clinico dell’ospedale con la diagnosi. Qui di seguito vengono riportate le cose da fare per contattare la struttura:
il sito non ufficiale è:
www.tim.hi-ho.ne.jp/keisaku/index1.html
il primo fax da inviare allo 0081 338 24 64 00 dovrà contenere la diagnosi tradotta in inglese, con più dati possibili sul paziente, e la “doctor’s letter of consent”, come viene descritto sul sito citato. Il medico di riferimento è il Dr Iida Kazumi della Nippon Medical School di Tokio.
Il Dr parla bene l’inglese ma nel chiamare è doveroso tenere conto del fuso orario (8 ore avanti rispetto al nostro) e del fatto che chi risponde al telefono potrebbe non parlare affatto la lingua inglese. Pertanto si raccomanda di avvalersi di un interprete in grado di parlare bene il giapponese.
Il numero di telefono è 0081 338 22 21 31.
Nel fax è bene indicare quanto segue:
To the attention af Dr Iida Nippon Medical School Object: payment for S.S.M. By:
(nome, dati, telefono, indirizzo del paziente)
La traduzione in inglese della diagnosi e le condizioni generali del paziente.
La firma del proprio medico curante che intende richiedere la terapia nel caso sussistano le condizioni per iniziarla (è bene quindi attendere una risposta in merito dal Dr Iida).
Sul fax si deve allegare la documentazione del pagamento: 30.000 yen per le prime 4 scatole di fiale
(compreso il trasporto).
Ovviamente prima di pagare è bene assicurarsi che il Dr Iida abbia dato il consenso all’inizio della cura.
I dati per effettuare il pagamento sono:
beneficiario – Nippon Medical School
banca beneficiaria – bank of Tokio
filiale – Hongo Branch codice banca/swift – BOTKJPJT c/c – 3696841
motivo del pagamento – payment for SSM (più nome e dati del paziente)
In genere non spediscono le fiale finchè non è arrivato il pagamento, quindi è bene inviare un fax di conferma del pagamento avvenuto e telefonare per accertarsi che inviino le fiale. Per la spedizione ogni volta occorrono almeno tre settimane, quindi è bene organizzarsi in anticipo senza aspettare di aver terminato le fiale per ordinare quelle nuove. Nei fax successivi occorrerà inviare, oltre alla solita conferma del pagamento, anche il modulo compilato presente all’interno di ogni confezione, riguardante gli esami clinici richiesti. Il modulo dovrà essere timbrato e firmato dal medico che segue la cura e che ha richiesto il trattamento.
5. La Terapia Di Bella.
La Multiterapia Di Bella (MDB) è probabilmente la cura alternativa ai tumori più conosciuta. Si prefigge di ridurre le dimensioni della neoplasia o di arrestarne o rallentarne la crescita e comunque in tutti i casi di migliorare la qualità di vita del paziente. Tutto questo senza ricorrere a trattamenti particolarmente aggressivi, tanto da essere ben tollerata nella maggior parte dei casi anche per lunghi periodi di tempo. L’efficacia della terapia può dipendere da numerosi fattori. Oltre alle variabili individuali di ogni malato, e il tipo di neoplasia, è importante che venga iniziata il più precocemente possibile e preferibilmente in assenza di altri trattamenti immunosoppressori (come la chemioterapia).
La terapia consiste di almeno quattro farmaci che devono essere assunti agli orari prescritti dal medico. In associazione a questi farmaci ne vengono talora aggiunti altri sulla base dell’origine della malattia e dell’eventuale presenza di metastasi o di altre complicanze. I quattro farmaci principali sono: uno sciroppo galenico a base di vitamina E e di vitamina A, la bromocriptina o altro farmaco analogo, la melatonina che deve essere rigorosamente coniugata con adenosina in percentuali ben precise e la somatostatina che può essere in alcuni casi sostituita da un suo analogo di sintesi. Lo scopo principale della terapia è quello di modificare l’ambiente intorno al cancro rendendoglielo ostile in maniera che esso non riesca a svilupparsi e arresti la propria crescita o addirittura muoia. Inoltre le cellule sane, stimolate da alcuni principi attivi della terapia, vanno invece incontro ad un potenziamento delle loro funzioni e diventano più forti ed in alcuni casi più aggressive nei confronti della malattia.
Nel 1998 è iniziata una sperimentazione ufficiale sulla terapia Di Bella voluta, a seguito delle manifestazioni popolari a favore di questo trattamento, dal Ministero della Sanità italiano. Dopo alcuni mesi tale sperimentazione è stata considerata fallita nel senso che gli organi competenti della medicina ufficiale, ai quali era stato delegato il compito di valutarne l’efficacia e l’attività, hanno affermato che la terapia Di Bella non è dotata di sufficiente attività antitumorale da giustificare un proseguimento della sperimentazione su altri pazienti. Cosa si intende per sufficiente attività antitumorale ? Se infatti si intende l’ottenimento di una risposta parziale, vale a dire una riduzione del 50% del tumore, è chiaro come essendo stati arruolati pazienti con patologia molto avanzata, fosse un obiettivo troppo difficile da raggiungere. Il fatto che taluni di questi pazienti abbiano comunque ottenuto una risposta minima non è stato tenuto per nulla in considerazione. Così come non è stato considerato che con molta probabilità quegli stessi pazienti avrebbero ottenuto risposte minime anche con le terapie convenzionali. In ogni caso non avendo ricevuto un risultato convincente e definitivo, la sperimentazione è stata sospesa e con questo evento è stato definitivamente messa la parola fine alla possibilità che la MDB potesse divenire ufficialmente una cura per il trattamento dei tumori al pari delle altre.
Giudicare l’efficacia della MDB rispetto a quella delle terapie ufficiali è impossibile. Forse è addirittura sbagliato porsi un quesito del genere, nel senso che per un certo tipo di tumore potrebbe risultare più efficace l’una dell’altra, ma per un altro tipo potrebbe accadere l’opposto.
Al di là dell’efficacia terapeutica una cosa è certa: la MDB ha rappresentato un approccio terapeutico alla cura dei tumori totalmente diverso dai precedenti, avendo il pregio di considerare la cura non più solo come un modo per sopravvivere più a lungo possibile, quanto nel modo migliore possibile. Una terapia non più impostata sul farmaco dall’azione devastante, in grado di distruggere tutto, quanto su un insieme di farmaci e vitamine ben calibrati che agiscono in sinergia e nel rispetto dell’organismo malato. La MDB infatti può essere eseguita a casa del paziente stesso grazie alla semplice collaborazione dei familiari e, per i soggetti autosufficienti, anche in perfetta autonomia, senza ricorrere all’aiuto di alcuno. È inoltre compatibile con una qualità di vita perfettamente normale tanto che sono molti i pazienti in età lavorativa che la praticano senza avere alcun disagio nello svolgimento della loro professione. In poche parole, con la terapia Di Bella, si realizza una “convivenza migliore con la malattia” dando la possibilità al paziente di combattere la sua battaglia in modo più dignitoso, senza essere gravato da pesanti effetti collaterali.
Le difficoltà di curarsi con la terapia Di Bella sono principalmente legate al fatto di non potersi curare all’interno di una struttura pubblica. Di conseguenza l’approvvigionamento di alcuni farmaci e i costi più o meno alti non ne consentono un ampio utilizzo.
Per chi volesse approfondire la conoscenza della terapia Di Bella e valutare la possibilità di curarsi essendo certo di non cadere nelle mani sbagliate (i medici che si spacciano come “dibelliani” senza averne il titolo sono tanti) può rivolgersi ai seguenti numeri:
tel. 338/4683410 (Ivana Maccione)
tel. 335/5311146 (Patrizia Mizzon)
6. Il metodo Pantellini.
L’ascorbato di potassio. Il metodo del Dott. Gianfranco Valsé Pantellini nacque da un caso fortuito, o per meglio dire, da un errore. Nel 1947, il Dott. Pantellini consigliò ad un malato di cancro inoperabile allo stomaco, con prognosi di pochi mesi di vita, di bere limonate con bicarbonato di sodio al fine di calmare i forti dolori. Dopo un anno, lo rivide perfettamente ristabilito (il paziente morì infatti d’infarto vent’anni più tardi). Al momento di esaminare le radiografie, pensò che si trattasse di quelle di un altro. Cos’era successo? Il paziente, per errore, non aveva usato il bicarbonato di sodio, ma quello di potassio. “Ebbi come una botta in testa”, raccontò un giorno Pantellini. “Feci delle separazioni di limone ed esperidati dei vari acidi presenti e mi accordai con dei colleghi medici, per sperimentarli su alcuni malati di cancro, ormai in fase terminale, che volontariamente si offrirono di assumere, per via orale, citrato di potassio, tartrato di potassio ed esperidato di potassio: non ottenni purtroppo alcun effetto. Quando poi somministrai ai malati l’ascorbato (vitamina C) di potassio, conseguii i primi riscontri positivi”. Proseguendo nella terapia, i malati di cancro presentavano apprezzabili miglioramenti, già nell’arco di 10-15 giorni. Il dolore scompariva, o quantomeno si attenuava, ed il paziente era in grado di riprendere la propria attività lavorativa. In alcuni soggetti, ancora oggi, a distanza di 40 anni, non risulta alcuna presenza del tumore. Pantellini proseguì le sue ricerche per quarant’anni, scoprendo che l’ascorbato di potassio trovava applicazione anche in alcune malattie degenerative ed autoimmuni. Continuò a tenere conferenze, partecipò a vari congressi di oncologia, pubblicò le sue scoperte su riviste mediche, curò con successo migliaia di persone. Risultato? Alcune denunce da parte dell’Ordine dei Medici (assolto), problemi a non finire, diffamazioni; ma l’aspetto più grave è che in tutti questi anni, Pantellini non è mai stato preso in considerazione dalla classe medica. Non viene confutato, semplicemente viene totalmente ignorato. Chi volete che abbia interesse a prescrivere l’ascorbato di potassio, un prodotto che costa poche decine di euro per un mese di terapia e che, oltre a tutto, non è brevettabile ? Di seguito viene riportato un discorso del Dr Pantellini fatto a 82 anni poco prima di morire:
“Nelle nostre cellule vi sono ogni attimo migliaia di reazioni chimiche
simultanee, compresa la lotta tra gli enzimi chiamati
superossidodismutasi ed i famosi radicali liberi detti i distruttori.
Nel caso in cui i radicali dovessero aumentare od il gene che costruisce
le SOD non funzionasse bene, entro 24 ore la cellula diventa
cancerogena. Da una quarantina d’anni ho scoperto l’efficacia di una
terapia antiossidante, che va in aiuto delle SOD, ed è l’Ascorbato di
Potassio. Questo, attraverso la ristrutturazione della pompa
sodio-potassio sulla membrana cellulare, penetra nella cellula non solo
riportandovi il potassio che viene espulso dalla degenerazione, ma
ricomponendo le catene dei messaggi genetici. La cellula, rimessa in
ordine, non viene più attaccata dal cancro. Questo prodotto è come un
integratore alimentare senza alcuna tossicità. I risultati clinici,
attestabili, dimostrano che in 17 pazienti su 20, la riduzione della
sintomatologia varia tra la completa guarigione e la regressione
variabile. Nel caso dell’angioma, l’ascorbato blocca l’azione
dell’ossigeno nelle cellule e ferma il processo. Anche il prof. Folkman
negli USA ha messo a punto un sistema per combattere questa
proliferazione di capillari, strangolandoli chimicamente con
angiostatina ed endostatina. È una via parallela, ma la mia agisce
dall’interno delle cellule come preventivo.
Il rimedio c’è, il problema è che non costa nulla!
In conclusione i risultati positivi, dove non ci sono tornaconti
economici, stranamente non vengono considerati, mentre la chemioterapia
distrugge l’organismo spesso prima del tumore.
La prevenzione dei tumori potrebbe essere per qualcuno, in termini
economici, un danno incalcolabile. Sempre più studiosi sono daccordo col
ginecologo tedesco Muller, secondo il quale il 70% dei nati morti, o
focomelici, è dovuto ai farmaci”
Alcuni ricercatori del NIDDK (National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases) in alcuni esperimenti sui topi hanno scoperto che alte concentrazioni di ascorbato di potassio erano associate ad effetti antitumorali nel 75% delle linee cellulari tumorali. Più precisamente è stata osservata una riduzione della crescita tumorale e del peso dei tumori del 41-53%. Tuttavia, tra il 1979 ed il 1985, studi clinici sull´uomo in cui veniva somministrata vitamina C, controllati con placebo ed in doppio cieco, non confermarono effetti benefici.
Ancora una volta ci si trova dinanzi alla situazione dove una qual certa sostanza che sembra possedere un forte effetto antitumorale non viene riconosciuta dalla medicina ufficiale.Una sperimentazione seria sull´ascorbato di potassio non è stata mai condotta e probabilmente non lo sarà mai. Senz´altro le sostanze utilizzate da questa terapia sono totalmente atossiche. Per di più la vitamina C anche se assunta in alte dosi non può causare effetti indesiderati in quanto la parte in eccesso, che non può essere assorbita, viene naturalmente eliminata dall´organismo. Tuttavia l´ascorbato di potassio, andando ad agire sulla pompa sodio/potassio, è bene che venga assunto con il controllo costante di un medico.
Per chi volesse approfondire questa terapia, è possibile contattare la:
Fondazione Internazionale Pantellini Via Mattioli, 55 Firenze Tel. 055 491835 Fax 055 499634
e-mail: fondazione@pantellini.org
La terapia con ascorbato di potassio prevede di assumere giornalmente 0,15 gr di acido ascorbico (vitamina C) in cristalli puri, conservati in bustine di alluminio, 0,30 gr di bicarbonato di potassio in cristalli puri. Il tutto va mescolato in ½ bicchiere d’acqua minerale con un cucchiaino di plastica per ben 3 volte al giorno, 1 ora prima dei pasti principali. La preparazione e la spedizione delle sostanze in cristalli puri viene realizzata dalla Farmacia:
New Mercuri in via Celso 13/R a Firenze Tel. 055 482558 – 499504
7. C.R.A.P. (Complementare Riducente Antidegenerativa Puccio).
Nel maggio del 1999, dopo 12 anni di studi, un ricercatore siciliano, Giovanni Puccio, con l’aiuto di alcuni medici, mise a punto una cura anticancro di tipo naturale, basata sul ripristino dell’equilibrio cellulare a livello acido/basico tramite delle sostanze ossido/riducenti.
Più precisamente la terapia antiossidante di Puccio si propone di riequilibrare il rapporto redox-omeostatico cellulare con l’intento di bloccare la formazione degli dei radicali liberi che sono all’origine del processo degenerativo del tumore.
Le ricerche di Puccio hanno portato a concludere che il cancro sia una conseguenza di un processo patologico che inizia molti anni prima all’interno dell’organismo e che si manifesta con un forte squilibrio elettrochimico, blocco delle pompe sodio/potassio e calcio/magnesio, abbassamento del potenziale di membrana, abbattimento del sistema immunitario e acidosi metabolica.
La terapia è in realtà una multiterapia, basata sull’attenta somministrazione di diverse sostanze. L’elemento principale è il GSH ovvero il “Glutatione ridotto” che esplica alcune funzioni fondamentali a livello cellulare.
Oltre al GSH la terapia prevede l’assunzione di acido ascorbico (vitamina C), bicarbonato di potassio (vedi Metodo Pantellini), selenio, coenzima Q10, vitamina E, licopene, betacarotene, aminoacidi essenziali (fosforo, magnesio, calcio, potassio, etc.) oligoelementi ed enzimi regolatrici e acetilcisteina, oltre ad una particolare alimentazione energetica.
Al termine del riequilibrio del rapporto redox-omeostatico che si raggiunge entro tre mesi circa, si attiverebbero naturalmente i linfociti NK natural Killer in un tempo stimato dai 4 ai 6 mesi. La riuscita del trattamento sembrerebbe legata allo status del substrato biologico del paziente, che spesso viene fortemente compromesso in seguito alle terapie citotossiche (chemioterapia). Al termine della remissione della patologia è prevista una terapia di mantenimento.
La complessità della terapia complementare riducente antidegenerativa di Puccio comporta che venga eseguita sotto osservazione medica, in quanto prevede un attento e continuo monitoraggio di diversi parametri, come il sottoporsi ad esami ematochimici ogni 10/15 giorni ed un esame dello stress ossidativo completo (che viene eseguito esclusivamente presso l’ IDI di Roma).
Recentemente, ad un convegno tenutosi a Palermo presso l’Hotel President in data 08/05/2006, un giudice di pace ha parlato in modo favorevole circa l’efficacia della terapia, ed è stato riportato un caso di guarigione sconcertante su un cancro al fegato del padre della Top Model Eva Riccobono.
La terapia, chiamata anche vaccino terapeutico E.M.M.A.NU.ELE., è stata anche sperimentata ufficialmente negli anni successivi in 5 paesi stranieri. Purtroppo non siamo venuti a conoscenza dei risultati di questa sperimentazione, ma per saperne di più è possibile contattare:
Associazione per la Ricerca Scientifica Via A. Cisalpino, 2 90128 Palermo
per contatti diretti:
cell. 338/7773738 (Giovanni Puccio)
cell. 328//6369415 (Rossella Puccio)
e-mail: giovannipuccio@hotmail.com
e-mail: rossellapuccio@hotmail.com
Il comitato scientifico dell’associazione è rappresentato dal Dott. Santi Scola, Specialista in Ematologia Generale Clinica e di Laboratorio, Igiene e Medicina Preventiva, Orientamento Laboratorio e Patologia Clinica.
Da alcuni dati rilasciati dal Ministero della Salute e pubblicati sul Giornale di Sicilia del 03/06/2008 a pag. 7, si è potuto constatare che la Sicilia registra il 15% di decessi in meno per tumore rispetto alla media nazionale nonostante il consumo dei farmaci antitumorali sia il 6% in meno. Questi dati potrebbero far pensare ad una reale efficacia della terapia che essendo abbastanza conosciuta in Sicilia, viene utilizzata quasi esclusivamente in questa regione.
8. La graviola (annona muricata).
L’annona Muricata, comunemente chiamata “Graviola”, è una pianta della foresta amazzonica che sembrerebbe possedere delle importanti proprietà antitumorali. L’uso del condizionale è d’obbligo, in quanto, malgrado diversi studi di laboratorio abbiano evidenziato tali proprietà, non è mai stato condotto uno studio sugli esseri umani che ne comprovasse l’efficacia.
Di seguito viene riportato uno dei tanti testi che si trovano su internet sull’argomento: “Da oggi il futuro del trattamento del cancro e le possibilità di sopravvivenza sembrano molto più promettenti che mai. Il merito va ad una pianta che cresce in Amazzonia, nelle foreste pluviali del sud America: la GRAVIOLA (annona muricata). Molto probabilmente fra non molto tempo potremo cambiare opinione sulle possibilità di sconfiggere il cancro. Dagli estratti di questa potente pianta potrà essere possibile:
* Sconfiggere il cancro in tutta sicurezza con una terapia completamente
..naturale che non provoca nausea, perdita di peso e di capelli.
* Proteggere il sistema immunitario ed evitare infezioni fatali.
* Sentirsi più forti e sani durante tutto il corso del trattamento.
* Aumentare la propria energia e migliorare l’aspettativa di vita.
Una grande e conosciuta industria farmaceutica statunitense per più di sette anni ha studiato e testato in laboratorio le proprietà della graviola. Non essendo riuscita a isolare e duplicare in una formula chimica brevettabile i due più potenti componenti della pianta e quindi non potendo trarre grandi profitti dalla vendita di un farmaco, l’azienda ha abbandonato il progetto evitando di rendere pubblico il risultato della ricerca. Siccome per legge non si possono brevettare le sostanze naturali (giustamente, la natura appartiene a tutti, non se ne possono brevettare le meraviglie), uno studio clinico che comporta investimenti per centinaia di migliaia o addirittura milioni di dollari deve avere poi un suo ritorno economico dalla vendita dei prodotti; nessuna casa farmaceutica condurrà mai degli studi su sostanze che poi chiunque potrebbe coltivare o raccogliere per preparare il proprio rimedio personale. Fortunatamente uno dei ricercatori di quella compagnia, pur condividendone gli obiettivi di profitto, non poteva accettare la decisione di nascondere al mondo questo unico killer del cancro.
Fu così che ascoltando la sua coscienza e rischiando la carriera decise di contattare e informare la Raintree Nutrition, una compagnia statunitense che si dedica alla ricerca, al raccolto e alla riforestazione di piante ed erbe nell’Amazzonia. La sua presidente è riuscita a guarire da una rara forma di leucemia proprio grazie alle piante della foresta pluviale.
Durante le sue ricerche la Raintree Nutrution ha scoperto che anche il NATIONAL CANCER INSTITUTE (NCI) nel 1976 aveva già verificato che gli estratti di questa pianta erano in grado di attaccare e distruggere le cellule maligne del cancro. Questo studio era però stato archiviato come un rapporto interno e mai reso pubblico.
Nonostante queste proprietà siano state scoperte già nel 1976, non è mai stato condotto uno studio su esseri umani, quindi nessuna sperimentazione a doppio cieco e altri test per verificare il valore del trattamento tale da essere pubblicato sulle riviste mediche e quindi universalmente accettato come terapia. In ogni caso, la graviola ha dimostrato di poter distruggere le cellule del cancro in altri 20 studi di laboratorio. Il più recente, condotto dalla Catholic University of South Corea agli inizi del 2001, ha rivelato che due composti estratti dai semi della graviola hanno mostrato una “citotossicità selettiva comparabile all’Adramycin” (un farmaco comunemente usato nella chemioterapia) per le cellule del cancro al colon e al seno, lasciando contemporaneamente intatte le cellule sane, al contrario di quello che si verifica con la chemioterapia.
In un altro studio, pubblicato sul Journal of Natural Products, ha dimostrato che la graviola non è solo confrontabile con l’Adriamicina, ma la supera clamorosamente negli studi di laboratorio. Un composto della pianta ha distrutto selettivamente le cellule cancerose del colon con una potenza 10.000 (diecimila!) volte superiore a quella dell’Adriamicina.
Anche i ricercatori della Purdue University hanno riscontrato che gli estratti delle foglie di graviola hanno eliminato le cellule del cancro in almeno sei tipi di tumore e sono state particolarmente efficaci contro le cellule del cancro alla prostata e del pancreas (!). Secondo un altro studio, sempre della Purdue University, estratti di questa pianta hanno isolato e distrutto le cellule del cancro al polmone.
Quindi, le domande più ovvie saranno: perché sono stati condotti solo studi di laboratorio e non sono state diffuse notizie così incoraggianti? Per il motivo già accennato all’inizio: non essendoci la possibilità di profitti derivanti dalla vendita di un brevetto di un medicinale chimico, nessuna compagnia farmaceutica investirà enormi risorse finanziarie per uno studio appropriato. Purtroppo questa è una realtà comune a gran parte delle terapie naturali. Incoraggiata da questi test di laboratorio, la Rain Tree Nutrition ha condotto ulteriori ricerche, anche con l’aiuto delle tribù dell’Amazzonia, per raccogliere e far riprodurre questa pianta. Oltre ad aver reso disponibile un preparato contenente la sola graviola, questa azienda ha sviluppato un prodotto chiamato N-TENSE che contiene il 50% di graviola ed il restante 50% una miscela di sei erbe con riconosciute proprietà anticancro: Bitter melon (Mormodica charantia), Esphinheira Santa (Maytenus illicifolia), Mullaca (Physalis angulata), Vassourinha (Scoparia dulcis), Mutamba (Guazuma ulmifolia), Cat’s Claw – Unghia di gatto (Uncaria tomentosa).
Purtroppo finora sono stati pochi i medici e pazienti negli USA (pochissimi in Europa) che hanno usato la graviola o il composto messo a punto dalla Rain Tree Nutrition per combattere il cancro. In ogni caso, secondo le testimonianze pervenute alla Rain Tree Nutrition e al distributore italiano, i primi risultati sembrano particolarmente incoraggianti.
Mentre la gran parte delle ricerche sulla graviola sono focalizate sulle sue capacità anticancro, la pianta è usata da secoli dalla medicina popolare del Sud America per trattare un sorprendente numero di disturbi fra i quali: ansia, ipertensione, influenza, tigna, scorbuto, malaria, eruzioni cutanee, nevralgia, dissenteria, artriti e reumatismi, palpitazioni, nervosismo, insonnia, diarrea, febbre, nausea, foruncoli, dispepsia, spasmi muscolari, ulcera.
Non ci sono dubbi che un ammalato di cancro dovrebbe poter conoscere tutte le opzioni di trattamento disponibili. La graviola potrebbe fornire l’aiuto necessario e forse determinante per sconfiggere la malattia, oltretutto, essendone stata riscontrata l’assoluta assenza di tossicità, senza sopportare i pesanti effetti collaterali provocati dai vari trattamenti farmacologici.”
Leggendo questi testi si rimane senza parole. Ma è davvero possibile che una sostanza che potrebbe possedere delle proprietà antitumorali così forti non venga adeguatamente testata in una sperimentazione clinica per mancanza di interessi economici ? A pensarci bene è comprensibile che non ci sia una casa farmaceutica disposta a investire tanti soldi su un prodotto non brevettabile, in quanto per un’azienda privata ogni investimento economico importante deve comportare un relativo ritorno economico. Tuttavia la salute non dovrebbe essere considerato un bene privato. È possibile che la “salute pubblica” resti indifferente di fronte ad una possibilità di questo tipo ? Ovviamente qualsiasi malato oncologico troverebbe enorme difficoltà ad accettare l’idea di assumere una sostanza non adeguatamente testata, in quanto non sufficientemente rassicurato sull’efficacia né sugli eventuali effetti collaterali.
Questa è l’unica terapia citata in questa raccolta non testata sull’uomo, per la quale non è possibile garantire l’assenza di tossicità. Pertanto per chi volesse maggiori informazioni, o per richieste di spedizioni, può rivolgersi all’esclusivista per l’Italia:
“Naturvitae”
e-mail: info@naturvitae.com
via Pacinotti 18 – Monfalcone
tel. 0481/414013
fax 0481/794350
9. ESSIAC. La formula di Renè Caisse.
L’essiac è una miscela di erbe con la quale l’infermiera Renè Caisse cominciò a curare i malati di tumore, intorno agli anni 30 in Canada. La ricetta originale apparteneva ad un medico indiano, ma la Caisse ne venne a conoscenza da una signora guarita da un cancro al seno dallo stesso medico indiano. Dopo averla provata su sua zia, malata terminale di cancro allo stomaco, la quale incredibilmente guarì, la Caisse cominciò a curare con successo moltissimi malati con la collaborazione dei migliori medici di Toronto. Tuttavia la medicina ufficiale non fece altro che ostacolare puntualmente ogni tentativo della Caisse di “legalizzare” la sua cura, pretendendo che svelasse la formula della tisana. Per paura di speculazioni, la Caisse si rifiutò sempre (rifiutando anche un compenso di 1 milione di dollari da una casa farmaceutica) e continuò in semi-clandestinità a curare i malati senza alcuna retribuzione. Queste le testimonianze di alcuni illustri medici sull’efficacia della tisana:
“ho potuto constatare che nella maggior parte dei casi le deformazioni scomparivano, i pazienti denunciavano una forte diminuzione dei dolori. In casi serissimi di cancro ho visto interrompersi le emorragie più gravi. Ulcere aperte alle labbra ed al seno rispondevano alle cure. Ho visto scomparire cancri alla vescica, al retto, al collo dell’utero e allo stomaco. Posso testimoniare che la bevanda riporta la salute nel malato, distruggendo il tumore restituendo la voglia di vivere e le funzioni normali degli organi” – Dottor Benjamin Lesile Guyatt, responsabile del dipartimento di anatomia dell’università di Toronto.
E ancora…”ero venuta abbastanza scettica, ed ero risoluta a rimanere solo 24 ore. Sono rimasta 24 giorni ed ho potuto assistere a miglioramenti incredibili su malati terminali senza più speranza e malati diagnosticati terminali, guarire. Ho esaminato i risultati ottenuti su 400 pazienti” – la Dott..ssa Emma Carlson arrivata dalla California.
Durante il processo in cui la si accusava di curare senza legittimità tramite una cura non testata, ben 387 ex pazienti accettarono di testimoniare in suo favore, oltre a numerosi medici. Tutte queste persone si dichiararono convinte di essere state guarite dall’infermiera dopo essere stati definiti “senza speranza” dai medici dell’ospedale di Bracebrigde di Toronto. Il risultato del processo, fu che la tisana non era una cura per il cancro e che se non avesse svelato la formula avrebbero impedito alla Caisse di continuare le sue cure e avrebbero chiuso la sua clinica. In realtà durante il processo fu permesso di testimoniare solo ad una piccola parte di ex pazienti e una parte di medici che avevano promesso di sostenerla, ritrattarono, riconoscendo la possibilità di essere caduti in errore. Nonostante tutto la Caisse continuò a curare i suoi malati fino a all’età di 89 anni, tra mille disavventure. Un anno dopo , morì. Al funerale dell’infermiera parteciparono diverse centinaia di persone. In altri esperimenti mal condotti e non seguiti dalla Caisse la sua tisana fu giudicata atossica ma inefficace. Fino a quando nel 1984 una giornalista radiofonica fece un’intervista al Dr Brush, un rispettato medico che aveva collaborato con la Caisse negli ultimi anni prima della sua morte. Dall’intervista, seguita da un numero incredibile di persone, emerse che la tisana poteva essere ritenuta una cura per il cancro. Più precisamente il Dr Brush disse: “ho potuto constatare che la bevanda può far regredire il cancro ad un punto tale che nessuna conoscenza medica attuale è in grado di raggiungere”. In altri programmi radiofonici altri medici confermarono quanto sostenuto dal Dr Brush ed ormai l’opinione pubblica si era completamente spostata a favore della Caisse. Nonostante tutto la strada legale si dimostrava ancora tortuosa, pertanto alla giornalista venne in mente di smetterla di tentare di combattere contro le istituzioni per far riconoscere la tisana come una cura per il cancro. Si sarebbe venduta come una tisana innocua ed atossica. In questo modo chiunque avrebbe potuto continuare a curarsi senza alcuna difficoltà, trovando la tisana anche nelle erboristerie. Grazie a questa intuizione oggi la tisana “Essiac” viene regolarmente venduta in tutto il mondo come fosse un thè.
Oggi conosciamo l’esatta formulazione della tisana che comprende ben 4 erbe miscelate nella giusta proporzione: Rumex Acetosella, Arctium Lappa, Ulmus Rubra, Rheum Palmatum. La Rumex Acetosella ha ottime proprietà depurative per le cellule, contiene tutte le vitamine e sali minerali e sostanze immunomodulatrici. L’Arctium Lappa è la radice di bardana. È ricca di vitamine, sali minerali, favorisce il metabolismo degli zuccheri ed è immunomodulante. Inoltre è depurativa per fegato, polmoni e reni. Il Rheum Palmatum è la radice di rabarbaro. Ha la proprietà di rimuovere la sostanza viscosa che circonda le cellule tumorali, permettendo in tal modo il passaggio dei principi attivi delle erbe. L’Ulmus Rubra deriva dalla corteccia dell’olmo. Ha proprietà protettive per i tessuti degli organi ed un ottimo antinfiammatorio. Già prima della morte della Caisse, la tisana fu completata da altre tre erbe aventi un’azione inibente sul cancro: foglie di Plantago Mayor, fiori di Trifolium pratensis e bacche di Xanthollium Fraxiensu.
Nelle erboristerie o farmacie specializzate in preparazioni galeniche è possibile acquistare la tisana completa con tutte le erbe.
Per chi si trova a Roma possiamo suggerire di visitare, presso il quartiere San Paolo, l’ ”Abbazia San Paolo fuori le Mura” . Fin dal VIII secolo è il luogo dove vivono i monaci benedettini che propongono particolari rimedi (tisane, decotti, unguenti, erbe dalle spiccate proprietà terapeutiche tipo Aloe, composti fitoterapici, etc..) erboristici naturali, selezionando accuratamente le materie prime e controllando scrupolosamente i processi di lavorazione.
L’indirizzo è il seguente: via Ostiense, 186 00120 Città del Vaticano (metro B San Paolo)
tel. 06/45435574
e-mail: salute@abbaziasanpaolo.net
10. La cartilagine di squalo.
La cartilagine di squalo è una sostanza naturale, atossica nota più per le sue proprietà antinfiammatorie e come rimedio contro l’artrite, la psoriasi e la degenerazione maculare che per le sue qualità come anticancro.
A tal fine il miglior effetto che sembra possedere la cartilagine di squalo è legato alle sue proprietà antiangiogeniche. Più precisamente nella cartilagine dello squalo sarebbero presenti ben tre proteine capaci di inibire l’angiogenesi, cioè la vascolarizzazione. Inibendo la crescita di nuovi vasi sanguigni il tumore non può più svilupparsi e la diffusione metastatica può essere rallentata o addirittura interrotta, e il tumore può andare incontro a necrosi.
Nel libro di William Lane e Linda Comac “Gli squali non si ammalano di cancro”, gli autori descrivono le ricerche condotte per più di vent’anni sulla cartilagine di squalo e riportano alcuni casi clinici trattati con successo in Messico. Per la verità i dati riportati su questi casi clinici appaiono abbastanza frammentari e incompleti e condotti su un campione molto esiguo (solo 8 soggetti); tuttavia dalla lettura di questo libro si rimane sufficientemente colpiti e propensi a ipotizzare una qual certa efficacia di questa sostanza. Più dettagliatamente da tali studi risulta che in 7 pazienti su 8, considerati in stadio terminale, la sola assunzione di cartilagine di squalo abbia dato origine a regressioni delle masse tumorali comprese fra il 30 e il 100%. Dalle esperienze avute da Lane, sembra che la cartilagine, per non rischiare di perdere le sue preziose proprietà, deve essere la più pura possibile. Innanzitutto per non perdere la sua efficacia deve essere polverizzata molto finemente. In questo modo può venir assorbita rapidamente dall’organismo, prima che la proteina venga digerita dagli enzimi proteolitici, il che vanificherebbe la sua potenzialità antiangiogenica. Anche le procedure di essiccazione e di sterilizzazione sono importanti. Infatti l’eccessivo calore, i solventi o talune sostanze chimiche possono denaturare le proteine della cartilagine, rendendola inefficace. L’autore del libro suggerisce pertanto di acquistare solo cartilagine di altissima qualità. A Roma c’è un medico dentista, che si occupa di vendere questo tipo di cartilagine senza fini di lucro. Il numero di telefono dello studio viene riportato anche sul libro sopra citato ed è il seguente: 06/39741248. Le modalità di somministrazione e i dosaggi sono altrettanto importanti ai fini dell’efficacia. Secondo Lane la somministrazione può essere fatta sotto forma di enteroclisma o anche per via orale, miscelando la polvere di cartilagine ad un succo di frutta. L’odore della cartilagine è infatti molto forte ed è indispensabile mescolarla a qualcos’altro tenendo conto che il dosaggio deve essere altissimo. Per i tumori al III e IV stadio infatti si deve assumere 1 gr di cartilagine per ogni kg di peso al giorno, il che vuol dire dover assumere circa 60 gr di polvere di cartilagine (l’equivalente di quasi 90 capsule al giorno). Dato l’elevatissimo dosaggio anche il costo cresce vertiginosamente, superando i 1.000 euro al mese. L’unico vantaggio di questa terapia è che la sua efficacia può essere valutata già dopo circa due o tre mesi. Pertanto una TAC di controllo a 70/90 giorni dall’inizio dell’assunzione può far capire se si è sulla strada giusta oppure no. La scarsezza numerica dei dati clinici riportati sul libro e la non completezza dei risultati non consente di poter garantire l’esito del trattamento, senza contare che l’unica sperimentazione ufficiale fatta (fra l’altro su appena 30 soggetti) ha dato dei risultati poco chiari: nel 30% dei soggetti la malattia si è stabilizzata per circa tre mesi. Alcune case farmaceutiche viste le proprietà della cartilagine riscontrate in vitro e sugli animali, hanno tentato di sintetizzarne un derivato, chiamato Neovastat AE – 941 ma i risultati non hanno soddisfatto le aspettative. Le ragioni date da alcuni studiosi è che taluni processi chimici indispensabili per ottenere il derivato, andrebbero a denaturare le proteine della cartilagine, rendendola totalmente inefficace.
In conclusione, alla luce delle ricerche fatte e dei risultati ottenuti è possibile affermare che la cartilagine di squalo è certamente una sostanza atossica (anche se assunta in dosi elevate) dotata di importanti proprietà antinfiammatorie e antiangiogeniche riscontrate in vitro e su animali per la cura dei tumori e utile nella cura di altre malattie come l’artrite e la psoriasi. Tuttavia si avverte la necessità di studi più approfonditi e sperimentazioni serie condotte da importanti case farmaceutiche che dimostrino inequivocabilmente l’efficacia della cartilagine di squalo nel trattamento delle neoplasie maligne.
Nell’ampio panorama delle terapie anticancro anche la fitoterapia e l’omeopatia possono essere considerate due discipline importanti che si pongono l’obiettivo di aumentare e migliorare la qualità della vita del paziente attraverso una diminuzione dei dolori e una migliore gestione degli effetti collaterali delle terapie convenzionali. In questa prospettiva tali discipline predispongono al meglio l’organismo, inteso nella sua totalità, tramite una modalità lenta e “dolce”, verso la guarigione.
Tuttavia la difficoltà di identificare delle terapie specifiche all’interno del complesso e variegato mondo della fitoterapia e della omeopatia, non ci consente di fornire particolari indicazioni e si rimandano gli interessati ad approfondimenti personali .
Tra i vari centri di omeopatia biologica per la cura del cancro ce ne è stato segnalato uno in particolare a Colonia, dove hanno così tante richieste che spesso l’attesa per la prima visita può durare anche 3/4 mesi. Telefonando ed inviando la relazione clinica la dottoressa Hamhim Richs vi saprà dire se ritiene di poter prendere in cura il paziente. Il costo della terapia è di circa 220 euro e comprende la visita, l’esame delle urine, alcune analisi del sangue e l’impostazione della terapia.
Per avere maggiori informazioni è possibile telefonare ai seguenti numeri:
tel. 0049/64836091 (Dott.ssa Hamhim Richs)
tel. 0049/4953922567 (Dott.ssa Brigitte Gabriel)
Conclusioni.
Si è cercato di scrivere questo resoconto con il sincero desiderio di poter offrire uno spunto di riflessione sulle varie possibilità terapeutiche esistenti per la cura del cancro.
Più precisamente si è cercato di analizzare i traguardi raggiunti e al tempo stesso i limiti delle terapie convenzionali e di ipotizzare la possibilità (e/o la necessità) di intraprendere anche percorsi “diversi” .
Optare verso una scelta “diversa” è sempre una scelta coraggiosa, mai facile, ma in certi casi assolutamente necessaria al fine di non lasciare nulla d’intentato, soprattutto per i casi con prognosi peggiore.
Nella maggior parte dei casi l’abbandonare le terapie ufficiali può essere sconsigliabile, ma affiancare ad esse delle cure coadiuvanti di supporto, mirate a potenziare le difese naturali dell’organismo e a sopportare meglio gli effetti collaterali dei trattamenti convenzionali, può rivelarsi una strategia terapeutica possibile e valida.
In questa prospettiva, più che di terapie alternative, è più corretto parlare di terapie complementari, intese come completamento delle cure ufficiali, con le quali ci si prefigge di prolungare l’aspettativa di vita migliorandone la qualità.
Con umiltà e profondo rispetto per le terapie convenzionali, ma allo stesso tempo con determinazione, si è parlato anche della possibilità di intraprendere terapie di tipo alternativo, in sostituzione a quelle ufficiali, consapevoli che la “verità assoluta” sulla cura dei tumori purtroppo ancora non la possiede nessuno.
Nel mondo esistono centinaia di migliaia di persone che hanno tratto giovamento dalle terapie convenzionali e forse solo qualche migliaio o decina di migliaia che ha tratto giovamento dalle terapie complementari e alternative. La discrepanza è ovviamente dovuta all’enorme differenza numerica di pazienti trattati convenzionalmente rispetto agli altri. Forse un giorno potremmo affermare con maggiore certezza se e quando ricorrere a terapie diverse.
Per ora ci limitiamo a “sospettare” che anche poche decine di migliaia di persone sia un numero sufficiente per credere che non esiste una sola strada per combattere il cancro. Il numero di pazienti che ricorre a terapie complementari o alternative cresce di anno in anno e la nostra speranza è che nel prossimo futuro la medicina ufficiale possa finalmente dimostrarsi più aperta verso di esse.
Cominciare ad abbandonare lo scetticismo e a considerare la possibile efficacia di nuove metodiche significherebbe ampliare le possibilità di cura e combattere il cancro avendo più armi a disposizione.
Purtroppo ora la realtà è ben altra. I pazienti più sfortunati, colpiti da una malattia avanzata che non lascia speranze non possono far altro che rassegnarsi al loro destino oppure trovare il coraggio dentro di se per scegliere altre possibilità.
Non c’è mai a priori una scelta giusta o sbagliata, l’importante è che sia la più libera possibile dal pregiudizio, frutto di un percorso conoscitivo personale e di una riflessione coraggiosa sulla propria malattia. In questo senso, qualunque sia la scelta sarà sempre la scelta più giusta.
N.B: Tutte le terapie di tipo complementare e alternativo di cui si è parlato possono essere approfondite visitando i vari siti specifici in rete o prendendo direttamente contatti tramite gli indirizzi e numeri di telefono riportati.
Resta evidente che gli autori di questa raccolta non intendono in nessun modo sostituirsi ai medici specialisti in oncologia e che pertanto le indicazioni riportate non hanno finalità o valore di prescrizione medica, ma vanno intese come un contributo a carattere informativo.
(tratto da http://www.curealternativetumori.it/)
TEMPO DI GUARIGIONE- la rubrica di Monica Benatti
by Duncan on ott.25, 2010, under Ispirazione, Scienza, Simbolo
Eccoci al terzo appuntamento con TEMPO DI GUARIGIONE, la rubrica di Monica Benatti Rubrica che al momento ha cadenza quindicinale, ma che stiamo pensando eventualmente di fare uscire ogni dieci giorni.Monica, di cui ho già detto qualcosa nelle presentazioni precedenti dei suoi testi, è una autentica Guaritrice. La ritengo tale, non solo per le conoscenze che ha (e che coivolgono ampiamente soprattutto il campo degli approcci “dolci”.. omeopatia, fiori di Bach, oligoelementi, massaggi, campane tibetane e altro..) ma per la stessa energia che emana, e che è, a pensarci bene iinseparabile dalle concrete pratiche di guarigione che pone in essere.
E’ una energia di comprensione, accoglienza, rispetto, guarigione, capacità empatica di cogliere l’essenza dell’altro, avvertire il linguaggio del suo corspo e della sua anima, al di là delle parole che effettivamente dice.. e poter così quindi avere uno sguardo globale e integrato e offrire una possibilità di guarigione calibrata e personalizzata. Ma la Guarigione comincia ancora prima dell’inizio vero e proprio delle cure, già dall’incontro tra lei e la persona che a lei si rivolge.
Vi lascio al suo testo di oggi.. che parla di RISONANZA.. e coinvolge questioni come le vibrazioni, i Chakra, il potere dei suoni e della musica e altro ancora.
Buona lettura…
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RISONANZA
La parola “risonanza” viene dall’acustica: se una corda, o qualunque altra sorgente sonora caratterizzata da una certa frequenza, è investita da un’onda di frequenza nettamente diversa, si comporta come un sistema rigido, oquasi; ma se le due frequenze, quella propria e quella esterna, differiscono poco l’una dall’altra, la sorgenteentra in oscillazione raggiungendo in breve tempo notevole ampiezza, e rinforzando quindi il suono.
Si dice allora che essa entra in “risonanza”.Lo stesso termine si usa per la circostanza analoga che si verifica negli altri casi di oscillazioni meccaniche, e si estende poi a quella di molti altri fenomeni periodici. Nelle sue caratteristiche essenziali, infatti, la risonanza è un fatto estremamente generale che si manifesta in diverse forme ogni volta che un sistema fisico, di qualunque natura sia, è caratterizzato da una grandezza capace di oscillare liberamente con una frequenza propria e viene sottoposto dall’esterno a una causa che tende
a far variare quella grandezza con la stessa frequenza. Possiamo avere una risonanza meccanica, elettrica,ottica, magnetica, nucleare, delle varie particelle, etc.
Indagando mediante il fenomeno della risonanza, gli esseri viventi, entriamo nel campo della “biorisonanza”. Si sa che nell’atomo gli elettroni occupano nicchie energetiche o zone dello spazio chiamate orbite. Ogni orbita possiede certe frequenze e caratteristiche energetiche dipendenti dal tipo e dal peso molecolare dell’atomo. Per eccitare e spostare un elettrone
nell’orbita superiore è necessario dargli energia di una specifica frequenza; solo un quantum dell’esatto bisogno energetico farà saltare l’elettrone sull’orbita superiore. Questo è conosciuto anche come il principio di risonanza, secondo il quale gli oscillatori accettano soltanto energia di una certa banda di frequenza.
Attraverso il processo di risonanza, l’energia della giusta frequenza ecciterà l’elettrone a spostarsi ad un livello o stato energetico superiore nella sua orbita intorno al nucleo.
L’essere umano può essere paragonato agli elettroni, poiché le sue energie si collocano su diversi livelli energetici che possiamo chiamare orbite di salute ed orbite di malattia. Per l’individuo i cui sistemi energetici sono su un’orbita di malattia, per ritornare ad un’orbita di salute saranno utili solo energie sottili della frequenza adatta.
E analogamente a quanto avviene col pianoforte; quando si percuote un tasto, la corda metallica vibra con una particolare frequenza (su una singola ottava di note). Nello
stesso momento in cui la corda vibra, l’energia sonora fa sì che si attivino le vibrazioni corrispondenti della stessa nota, ma su un’altra ottava. In altre parole, percuotendo la nota Do bassa su un piano ne seguirà una vibrazione di risonanza anche delle note Do più alte.
La risonanza biologica è un fenomeno che avviene ovunque in natura: a livello atomico sappiamo che gli elettroni girano intorno al nucleo su orbite energeticamente definite; perché un elettrone passi da un’orbita inferiore ad una superiore deve ricevere un energia con caratteristiche frequenziali molto precise. Passando da una superiore ad una inferiore emetterà energia di quella stessa frequenza: tale frequenza è la “frequenza di risonanza”. Per esempio il cantante che è in grado di frantumare un bicchiere emettendo una sola nota molto alta, lo fa cantando alla esatta frequenza di risonanza del vetro. Un’ altra definizione di risonanza ha a che fare con il fenomeno della comunicazione energetica tra oscillatori accordati: prendiamo come esempio due violini perfettamente accordati messi agli angoli opposti di una piccola stanza; se pizzichiamo la corda Mi di un violino l’osservatore attento noterà che anche la corda Mi dell’altro comincerà a vibrare in armonia. La ragione di questo comportamento risiede nel fatto che le corde dei violini sono accuratamente accordate e sono quindi sensibili ad una frequenza particolare; le corde Mi possono accettare energie e frequenze Mi poiché questa è la loro frequenza di risonanza; sono come elettroni dell’atomo: possono vibrare ad un nuovo livello di energia solo se esposti ad energie della loro frequenza di risonanza.
Sebbene il livello energetico dell’uomo vari da momento a momento e da un giorno all’altro, il corpo tende a vibrare sempre ad una particolare frequenza. Anzi per essere più precisi, su particolari determinate e specifiche frequenze. Lo stato di malattia sarebbe uno squilibrio energetico con presenza di frequenze anomale da rapportare alle influenze delle note e fattori vari che hanno determinato la rottura dell’equilibrio armonico frequenziale dello stato di salute.
I centri vitali ed energetici dell’organismo, che vengono chiamati chakra, entrano in risonanza con le vibrazioni energetiche che ci circondano, con i colori e i suoni. Basata su sette tonalità differenti e su un timbro sonoro specifico questa musica entra in risonanza con ognuno dei sette chakra, stimolandone le energie e armonizzandoli tutti tra loro. Il nostro corpo, che nel suo complesso è fatto di acqua al 75 % è composto da campi di energia elettromagnetica. Questi campi, strettamente connessi con le emozioni ed i pensieri
costituiscono ciò che si chiama corpo sottile o corpo eterico. I chakra sarebbero essenzialmente delle aree dovequesti campi si concentrano per svolgere determinate funzioni in zone particolari del corpo. Anatomicamente corrispondono ai plessi nervosi. A questi plessi gli orientali associano, oltre alle funzioni fisiologiche, anche le funzioni psichiche, emotive, sonore, ed inoltre chiaroveggenza, telepatia ecc.
Poichè i chakra sono aree di concentrazione di frequenza elettromagnetica è ovvio che noi possiamo interferire su queste zone con frequenze di suoni. Il suono è di fatto una oscillazione dalle caratteristiche simili ai campi elettromagnetici e già dall’antichità, per via chiaramente empirica si sono sempre usati suoni particolari per guarire o stimolare certe emozioni nell’uomo. Tutti noi sappiamo che un oggetto in moto nello spazio produce
un suono che avrà una determinata frequenza a seconda della sua velocità di rotazione, del suo peso, della sua grandezza.
I pianeti, quindi producono una loro specifica “frequenza sonora” che è stata calcolata
matematicamente dallo svizzero Hans Cousto. Conoscendo quindi le frequenze calcolate in hertz di ogni singolo pianeta è possibile riprodurle mediante l’utilizzo delle campane tibetane. Vengono utilizzate le campane tibetane perché hanno la caratteristica di produrre overtoni da un tono di base. Un tono, cioè una nota musicale, è composta di fatto da più suoni e non è mai puro: anche se al nostro orecchio arriva come un suono solo.
La musica occidentale è fatta solo di singoli toni, mentre in oriente, soprattutto in Tibet, si usano strumenti, talvolta anche la voce, in modo che da un suono si possano sentire i diversi sottosuoni. Si giunge cosi alla riproduzione dei suoni specifici dei pianeti che stimolano i vari chakra.
Durante il corso degli anni abbiamo potuto verificare effetti benefici soprattutto per il sistema nervoso centrale.
Poiché questi suoni portano il cervello a funzionare prima su onde alfa e poi su onde theta si sono riscontrati svariati tipi di benefici.
Tra scientismo e libertà.. un saggio di Michael Cricton
by Duncan on lug.06, 2010, under Ispirazione, Medicina, Misticismo, Scienza, Simbolo

Appena dici una parola di questo genere, vedi i cecchini pronti a spararti, i cani e la baionette, la folla inferocita con le pietre o il consessi dei sapienti che anatemizzano e ostracizzano. E immagini schiere di ciarlatani e polveri strani, fattucchiere e bufalate. In realtà questo è quello che ci ès tato fatto credere. Si colpiscono giustamente i pagliacci e i ciarlati, e su questo tanto di cappello, ma si veicola il messaggio per il quale tutto ciò che parla ed esprime “altre visioni della realtà” è fantascienza o inganno, al massimo favolette per bambini beoti.
E allora non si viene a sapere come da decenni queste cose vengono studiate e applicate.. spesso in modo occulto.. tipo agenzie di servizi segreti che si servono dei “poteri” di qualche soggetto particolare. Non si parla di tante vicende difficilmente spiegabili se guardi il mondo con i paraocchi.
Soprattutto è bene intendersi. Non è tanto l’ossessione per il “fenomeno” che secondo me è importante. Ma la libertà mentale di dare chance anche ad altre strade. Per tantissimo tempo, ad esempio, la meditazione è stata vista solo come una moda orientale (cosa che per alcuni in effetti è), eppure si è sempre più consapevoli che stati profondi di meditazioni producono effetti potenti sul corpo e sulla mente, addirittura contribuiscono a remissioni di malattie. Però detto fino a qualhce anno fa ti valeva, nel migliore dei casi, l’appellativo di idiota o di disinformatore.
Così come le guarigioni c.d. “impossibili”. Ogni anno guariscono migliaia di persone definite “inguaribili”, persone che i medici danno per specciate, persone su cui neanche un drogato del gioco scommetterebbe un centesimo trapanato. Eppure guariscono. Alcuni di questi in maniera totlamente inaspettata, anche per loro stessi. Altri invece hanno intrapreso dei percorsi, che siano di meditazione, preghiera, p ratiche taoiste. Qualunque essi siano, alcuni, tramite o anche tramite questi percorsi sembrano essere arrivati addirittura alla guarigione.
E potremmo davvero andare avanti per molto..
Cosa è normale? Cosa è paranormale? Cosa è strambo e illusorio? Cosa è folle? Quali sono i limiti del possibile? Uno sciamano che guarisce (ci sono casi conclamati) uno schizofrenico che sarebbe stato condannato ad anni di psicofarmaci e di ricoveri, attraverso un viaggio sciamanico.. cosa è? Un buffone, un manipolatore.. un novello stregone da mettere al rogo? CIò che fa è normale, è follia, è una truffa? Ma poi.. non dovrebbe contare cosa è accaduto? Magari non per tutto potremmo trovare delle spiegazioni.. eppure alcune cose funzionano..
Se la nostra mente è troppo rigida noi le escluderemo a priori, non ci porremmo neanche il dubbio. Non credermmo ad esempio che forse potremmo guarire, nonostante per tutti siamo spacciati.
Ci sono persone che pure sotto le bombe, o lontani migllia e miglia.. assicurano di avere sentito e visto la persona amata… e lei conferma.. concordando, anche lei, sul momento dell’incontro. Entrambi sono vittime di allucinazioni psicosensoriali, guarda tu.. anche in contemporanea?
E se anche fosse una singoalre e straordinaria coincidenza.. ha davvero molto senso accanirsi per cercare di distruggere una “realtà” che a loro ha regalato momenti preziosi.. e di “curarli” magari con qualche psicofarmaco che li trasformi in passivi masticatori di cruda realtà?
E le esperienze di premorte? Ormai la letteratura sul tem è infinita.. a cominciare dal precursore.. Richard Moody…
Vogliamo credere che esista solo il recinto solido e tangibile della fisica newtoniana e di un mo ndo con poche regolette inesorabili? O diamo la chance a che possa esistere anche altro?
Il testo di Cricton che leggerete è davvero insolito… Infatti non è il classico testo che ci aspetterebbe. Non è pieno di petizioni di principio e di richiami all’istinto, alle emozioni.. o colmo di retorica. Lui affronta sistematicamente il problema, affrontando gli “scientisti” nel loro stesso campo di gioco..e in un certo senso, destabilizzandoli.
E’ davvero un caso che alla fine, come vedrete leggendo tutto il testo, non sia più stato chiamato a leggere questo intervento?
Buona lettura…
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Nella primavera del 1987 conobbi Paul MacCready, qull’ingegnere aeronautico simpatico e divertente che nel 1977 ha costruito il <<Gossamer Condor>>, realizzando così uno dei più antichi sogni dell’uomo: il volo muscolare umano. MacCready ha progettato anche il <<Gossamer Albatross>>, il primo aereo azionato dall’uomo che ha attraversato la Manica, e anche un aereo a energia solare.
Nel corso della nostra conversazione Paul parlò con disprezzo dei sensitivi, persone che sostenevano di vedere le aure. L’opinione di MacCready era che questa gente nel migliore dei casi era ingenua e nel peggiore imbrogliava.
Io non ero d’accordo: nella discussione che seguì Paul mi disse di essere membro della sezione di Pasadena del csicop. Il Comitto per l’Indagine Scientifica delle Rivendicazioni dei Fenomeni Paranormali era stato fondato nel 1976 da un gruppo di eminenti filosofi, psicologi, scienziati e maghi. Nella loro rivista trimestrale, <<The Skeptical Inquirer>>, i membri del csicop avevano screditato le rivendicazioni dei fenomeni <<paranormali>>. C’erano sezioni del csicop in tuttoi l paese e quella di Pasadena, di cui facevano parte molti membri del Cal Tech, era particolarmente attiva. MacCready mi propose di fare un discorso a questo gruppo.
Accettai immediatamente pensando che sarebbe stata una esperienza interessante sia per me che per il gruppo. Paul disse che avrebbe fatto in modo di farmi invitare. Iniziai a preparare il mio discorso..
Dato che non sapevo molto sul lavoro del csicop, cominciai col leggere una scelta di articoli tratti da <<The Skeptial Inquirer>> e pubblicati nel volume Scence Confront the Paranormal. La maggior parte degli articoli non mi interessava affatto, in essi si screditavano i bioritmi, la chiromanzia, l’astrologia, gli UFO e il Triangolo delle Bermude, fenomeni in cui comunque non credevo. Altri articoli, quali un esame critico delle ricerche del mostro di Lochness mi sembrarono di scarso interesse poiché erano privi di implicazioni filosofiche o intellettuali.
In alcuni articoli mi disturbava il tono violento di molti autori che stimavo, la tendenza ad attribuire agli avversari le motivazioni più base. In realtà sembrava ci fosse molta animosità personale e insulti da entrambe le parti. Per esempio, a proposito analogie tra la chiaroveggenza e il misticismo orientale, rilevate da scrittori quali Fritjoff Capra, Isaac osservava:
… Se nel mondo intuizione e ragione hanno la stessa importanza e se i saggi orientali conoscoo l’Universo quanto lo conoscono i fisici, perché non considerare le cose al contrario? Perché non adoperare la saggezza dell’Oriente come una chiave alle domande senza risposta della fisica? Per esempio: qual è la componente fondamentale costituente le particelle subatomiche che i fisici chiamano quark?…
Asimov concludeva:
Questa presunta verità dell’intuizione è una vera e propria sciocchezza ed è ridicolo vedere delle menti razionali che si sono perse d’animo inginocchiarsi davanti ad essa. No, non è esatto definirlo ridicolo: è tragico. C’è stata almeno un’altra occasione simile nel corso della storia, quando il pensiero greco laico e razionale si inchinò davanti agli aspetti mistici del Cristianesimo: quelli che seguirono furono i Secoli Bui. Non ce ne possiamo permettere altri.
Queste erano parole appassionate e nel leggerle cominciai ad avvertire che c’era da parte di csicop qualcosa che andava al di là di un giudizio spassionato su dati discutibili. Lo stesso Asimov aveva implicitamente tracciato il paragone tra scienza e religione come modi divergenti di considerare il mondo. Ciò ovviamente lasciava aperta la possibilità che la scienza fosse una religione, e questa era una posizione eretica che pochi scienziati avrebbero accettato. Ma nel rileggere gli articoli del csicop cominciai a capire che la scienza era in lotta per la supremazia contro contro altri modi di percepire vissuti come minacciosi.
Se volevo essere efficace nella mia conferenza alla sezione di Pasadena del Csicop dovevo impegnarmi a fondo.
Iniziai col dire che non mi aspettavo di modificare le opinioni di nessuno. Non volevo convincere nessuno di niente. Ritenevo che alcuni fenomeni paranormali avessero fondatezza e sapevo che quasi tutto il pubblico era di diverso parere. Anziché discutere dettagliatamente questo punto, suggerii che saremmo stati tutti d’accordo nel sostenere che la storia, alla fine avrebbe dimostrato chi aveva ragione o torno. No restava che aspettare.
Per il momento, volevo presentare al pubblico alcune delle esperienze che mi avevano portato a modificare le mie opinioni e cercare di spiegare il mio punto di vista attuale. Perché – dissi – secondo me il problema andava molto al di là dei fenomeni <<paranormali>>, investendo direttamente la posizione intellettuale che è alla base della scienza dalla seconda metà del ventesmo secolo.
Dissi: C’è qualcuno in questa stanza cui sono state tolte le tonsille e le adenoidi? C’è qualcuno che ha subito una mastectomia totale per un cancro al seno? C’è qualcuno che è stato ricoverato in un’unità di rianimazione? C’è qualcuno che ha dovuto mettere un bypass auto-coronarico? Ovviamente erano in molti. Continuai: Quindi voi tutti avete a che fare con la superstizione, visto che queste operazioni sono tutti esempi di comportamento superstizioso. Esse vengono eseguite senza che vi sia la dimostrazione scientifica dei loro benefici. La nostra società spende miliardi di dollari ogni anno per una medicina della superstizione, e questo è un problema e ha un costo molto più considerevole delle rubriche di astrologia sui quotidiani tanto attaccati dall’intelligenza di csicop.
E aggiunsi: Non dobbiamo essere troppo pronti a negare il potere della superstizione nella nostra vita. Chi di noi, colpito da un attacco di cuore, rifiuterebbe di essere curato in un’unità di rianimazione, solo perché non ha prove dell’efficacia di tali unità? Tutti ricorreremmo all’unità di rianimazione. Proprio tutti.
Proseguii accennando ai vari casi di frode nella ricerca scientifica. Isaac Newton potrebbe avere falsato i suoi dati: sicuramente lo ha fatto Gregor Mendel, il padre della teoria dell’ereditarietà. Il matematico italiano Lazzerini falsificò un esperimento per determinare il valore del pi greco e i suoi risultati non furono messi in discussione per più di mezzo secolo. Lo psicologo inglese Cyrill Burt non si limitò ad inventare i propri dati, inventò anche i nomi dei ricercatori che avrebbero dovuto raccoglierli. In anni più recenti ci sono stati casi di frode che hanno coinvolto William T. Summerlin della Fondazione Sloan-Kettering e i dottori John Longo e John Darsee della Harvad Medical School, il dottor Jeffrey Borer della Cornell University e Stephen Breuning dell’Università di Pittsburh. Anche se la maggioranza dei casi riguarda la medicina e la biologia, ce ne sono anche in altri campi. Recentemente sono stati ritirati tre articoli comparsi nel <<Journal of the American Chemical Society>> e uno dei tre casi è tuttora irrisolto. L’entità delle frodi era sconosciuta, ma ricordai che è innegabile che nella scienza esistano frodi. Quindi il fatto che vi siano dei professionisti fraudolenti in un campo non è motivo sufficiente per sostenere che quell’intero campo d’indagini deve venire eliminato.
Poi ricordai che la scienza nel suo complesso non si evolve secondo un piano esclusivamente razionale, come gli affari e il commercio. Max Planck, premio Nobel per la fisica, h a detto: <<Una nuova verità scientifica non si afferma convincendo i suoi avversari e illuminandoli, ma piuttosto perché dopo molti anni i suoi avversari muoiono e le nuove generazioni crescono abituate ad essa>>.
Ricordai che in ogni epoca gli scienziati hanno sempre avuto la tendenza a credere d’aver scoperto tutto quanto vi era da scoprire; ad esempio, l’anatomista francese barone Georges Cuvier, uno degli scienziati più brillanti e famosi del suo tempo, annunciò nel 1812 che <<vi erano pochissime speranze di scoprire nuove specie di grandi quadrupedi>>. Purtroppo per Cuvier questa affermazione era antecedente alla scoperta dell’orso Kodiak, del gorilla di montagna, dell’okapi, del tapiro dal dorso bianco, del verano di Komodo, della gazzella di Grant, della zebra di Grevy, dell’ippopotamo pigmeo e del panda gigante, per citare solo alcuni esempi di grandi quadrupedi. Affermazioni analoghe sono state avanzate da ogni generazione di fisici e si sono sempre dimostrate sbagliate.
Ricordai tutte le volte in cui la scienza non aveva accettato scoperte legittime nel momento in cui erano state fatte. Quando nel 1889 J.J, Thompson misurò la massa e la carica dell’elettrone, molti suoi colleghi lo sospettarono di frode o di incapacità, vista che era nota la sua goffagine come sperimentatore. E ancora, che era nota la sua goffaggine come sperimentatore. E ancora, quando nel 1932 Carl Anderson del Cal Tech scoprì il positrone. Sia Bohr sia Rutherford rifiutarono la scoperta perché <<era impossibile controllarla>>. La teoria della deriva deriva dei continenti, proposta da Alfred Wegener nel 1922, dovrebbe sembrare ovvia a chiunque guardi una cara del mondo e noti come i condimenti combacino, eppure ai geologi sono occorsi quarant’anni per vincere l’opposizione di uomini illustri, quali Harold Jeffrey e Mauice Ewing.
Ricordai l velocità con cui la scienza progredisce è molto variabile. La teoria della gravitazione di Newton non è stata messa in dubbio per più di duecento anni e solo la scoperta della precessione del pianeta Mercurio l’ha invalidata. Al contrario, l’ipnotismo era una pratica screditata da più di duecento anni, cioè dal giorno in cui a Parigi un gruppo di scienziati famosi, tra cui Benjamin Franklin e Lavosier, aveva dichiarato che l’ipnosi non aveva valore; eppure oggi l’ipnosi è indiscutibilmente riconosciuta e ampiamente diffusa. Quindi la velocità con cui una disciplina si sviluppa non implica affatto la sua validità.
Poi rivelai gli orientamenti e le manie della scienza che influenzavano gli scienziati a tutti i livelli. Decine di scienziati famosi non hanno avuto problemi nel proporre alla nostra società di impegnarsi in una costosa ricerca della vita extraterrestre, benché lo studio della vita extraterrestre sia, per citare il paleontologo George Gaylord Simson, <<uno studio senza soggetto>>. Credere nell’esistenza della vita extraterrestre è una congettura non dissimile da un puro atto di fede. Pochi, se non addirittura nessuno di quei grandi scienziati, sottoscriverebbero una qualsiasi proposta di studio dei fenomeni paranormali, perché il paranormale non è altrettanto di moda degli extraterrestri. Eppure ci sono più prove dell’esistenza dei fenomeni paranormali che non di quella degli extraterrestri.
Dissi quindi che dal mio punto di vista il progetto della scienza non mi sembrava tanto diverso da altre imprese umane. C’era superstizione istituzionalizzata, c’era frode, c’erano passi falsi ed errori, c’era conservatorismo e testardaggine evidente, e c’erano mode. Marcello Truzzi, già redattore della rivista del csicop, osservava: <<Gli scienziati non sono quegli esempi di razionalità, obbiettività, apertura mentale e umiltà che vogliono far credere di essere>>.
Ricordavo queste cose al pubblico non tanto per screditare la scienza, quanto per collocare l’operato della scienza in una prospettiva più realistica rispetto a quei fenomeni che non venivano accettati.
Poi dissi che volevo parlare di uno degli ostacoli più ardui nell’approccio scientifico ai fenomeni in discussione. In molti casi, quali le cosiddette attività paranormali, i ricercatori urtavano contro la tesi dei cosiddetti cultori secondo cui essi non potevano produrre risultati su richiesta; non potevano lavorare in laboratorio, per lo scetticismo da cui erano circondati che inibiva il loro operato e così via. Era come se questi cultori parlassero di fenomeni che dipendevano dal loro stato d’animo. Essi dovevano essere <<dell’umore giusto>>, una condizione difficile da mantenere. Tradizionalmente gli scienziati trovano difficile da accettare questa posizione. Gli stati mistici, gli stati di meditazione, gli stati di trance erano tutti difficili da accettare.
Eppure tutti noi abbiamo esperienza diretta di attività per le quali occorre essere dell’umore giusto: per esempio il rapporto sessuale, che richiede la lubrificazione nella donna e l’erezione nell’uomo. Il lavoro creativo è un’altra di quelle attività che dipendono dallo stato d’animo e che quindi non possono essere realizzate su richiesta, come testimonia la vasta letteratura dedicata al <<chiedere ispirazione alla musa>>. Sappiamo da resoconti soggettivi e dalla nostra esperienza che tutti questi fenomeni dipendenti dallo stato d’animo sono accompagnati da cambiamenti di consapevolezza. Può trattarsi di un cambiamento di energia e di concentrazione reale o percepito, di una diversa percezione del tempo, e così via. Tali cambiamenti variano da giorno a giorno, da persona a persona e, per una stessa persona, da esperienza a esperienza. La natura altamente variabile delle esperienze e la loro soggettività rendono difficili da studiare i fenomeni dipendenti dallo stato d’animo, una vera e propria sfida per l’indagine scientifica. Direi che nel secolo scorso lo studio scientifico della creatività non ha avuto un successo maggiore dello studio scientifico dell’attività paranormale, e per le stesse ragioni. Eppure chi negherebbe che la creatività esiste? Essa è semplicemente molto difficile da analizzare.
Gli scienziati scettici spesso fanno notare, come ha fatto Carl Sogan, che i miracoli della scienza ortodossa superano di molto i miracoli della scienza eterodossa. Penso che sia possibile capovolgere questa idea e affermare che i miracoli della consapevolezza del reale superano di molto ciò che la scienza convenzionale ammetta possa esistere. Per esempio, supponiamo che mentre una squadra di uomini enormi vi rincorre con l’intenzione di fermarvi, vi sia ordinato di lanciare una palla a settanta metri di distanza, cercando di colpire un bersaglio della grandezza di un metro che non riuscite a vedere, subito prima di essere gettati a terra e fatti a pezzetti. Dubito che uno solo dei presenti riuscirebbe a fare una cosa del genere e neppure ci proverebbe. Eppure questo evento improbabile lo possiamo osservare tutte le domeniche pomeriggio alla televisione, nella stagione del football.
Il cambiamento di consapevolezza è necessario all’esecuzione di un passaggio in una partita di football professionale è una cosa normale per noi e quindi non ci facciamo caso, ma può almeno suggerirci che altri mutamenti indotti nella consapevolezza, nell’ambito di culture e tradizioni diverse, potrebbero produrre risultati sorprendenti.
Prima ho cercato di considerare in modo informale alcune delle obiezioni scientifiche ai cosiddetti fenomeni paranormali. E’ vero che molte di queste credenze sono superstizioni, m ce ne sono molte anche nel mondo “scientifico”, ad esempio in quello della medicina ad alta tecnologia. E’v ero che molti praticanti sono fraudolenti, ma lo sono anche moli scienziati attivi.
E’ vero che il progresso nell’indagine del paranormale è lento, ma tale è anche il progresso in molti campi scientifici, in particolare quando i finanziamenti sono incerti.
E’ vero che alcuni fenomeni paranormali sembrano dipendere dallo stato d’animo ed essere connessi con la coscienza, ma ciò vale anche per molti altri fenomeni della vita: pensiamo ad esempio alla meraviglia di un nuovo quadro o di un goal domenicale, a cui non facciamo più caso.
Quindi, a mio parere, nessuna di queste obiezioni sollevate dalla scienza tradizionale contro il paranormale sembra sufficiente a impedirne uno studio legittimo. Guardando la questione più da vicino trovo tre motivi diversi e più validi su cui basare questo rifiuto.
Il primo è il senso di disagio semireligioso che questi fenomeni suscitano in uno scienziato dalla mentalità troppo rigida. Nei primi anni del secolo l’amicizia di Freud e Jung finì proprio per il problema dei fenomeni occulti. Jung era apertamente interessato al paranormale. Freud no. Prima della rottura Freud scrisse a Jung: <<Mio caro figliolo, mantieni la calma, perché talvolta è meglio non capire qualcosa che fare grandi sacrifici per capirla>>. L’interesse entusiasta di Jung per l’astrologia, che egli studiò come un sistema di proiezione psicologica e non come una realtà fisica, suscitò questa risposta di Freud: <<Prometto di credere a qualsiasi cosa possa sembrare ragionevole. Non lo farò con piacere…>>.
Mi chiedo: perché non credere? Perché Freud era riluttante? Freud stesso studiava senza esitazione la mitologia e l’arte. Ma l’occulto lo faceva sentire a disagio in un modo che è riconoscibile benché si difficile da individuare con precisione. Si può affermare che questo disagio fondamentalmente ha origini religiose, origini così profonde che risalirvi ci porterebbe troppo lontano.
Inoltre i fenomeni paranormali suscitano un disagio simile che deriva dai fenomeni intellettuali. Presumo che quasi tutti i presenti abbiano un livello di istruzione superiore.. Siamo riusciti a sopravvivere ad anni di studi e siamo tutti abituati a pensare in modo razionale e lineare. Siamo stati abituati a dare valore a questo modo di pensare e ai suoi prodotti. Quindi in libreria ci troviamo in imbarazzo davanti alla sezione dedicata all’occulto, in cui sono ospitati scritti di persone incolte e illetterate. Questa gente non condivide il nostro sistema di pensiero o la nostra sintassi ed è probabile che ci sembri di svilirci quando vediamo il loro lavoro. Che lo vogliamo ammettere o no, chiunque abbia un’istruzione universitaria possiede determinati criteri con cui sceglie le fonti da citare nei suoi scritti e in primo luogo il genere di argomenti che tratterà. Secondo me questi criteri costituiscono un forte pregiudizio che ha influenzato ogni valutazione accademica del paranormale, così come la cattiva reputazione di Mesmer ha influenzato la valutazione delle sue affermazioni sull’ipnosi.
Una terza ragione per cui gli scienziati sono riluttanti a studiare i fenomeni paranormali è che questi sembrano contraddire leggi fisiche conosciute. Che senso ha studiare l’impossibile? Solo uno sciocco sprecherebbe il suo tempo. Non si può stimare abbastanza il problema dei dati in conflitto con le teorie esistenti. Arthur Eddington ha detto una volta che non devi credere a nessun esperimento, finché non viene confermato dalla teoria: questa affermazione, benché sia una battuta, contiene una realtà di cui non si può non tenere conto.
Certamente il primato della teoria è suggerito dalla storia della scienza. Bronowski osserva: <<Charles Darwin non ha inventato la teoria dell’evoluzione, essa era già conosciuta da suo nonno. Specificatamente sua è la concezione di una macchina dell’evoluzione: il meccanismo della selezione naturale… Una volta che Darwin ebbe proposto questo “meccanismo”, la teoria dell’evoluzione fu accettata da tutti e così sembrò la cosa più naturale del mondo chiamarla “la teoria di Darwin”>>.
In altre parole, i dati a sostegno della teoria dell’evoluzione – come le testimonianze fossili – erano conosciuti da tempo: ciò che mancava era una teoria convincente che spiegasse i dati. Una volta che questa fu fornita da Darwin i dati furono accettati. Ora, considerate i fenomeni cosiddetti paranormali, come la chiaroveggenza, la visione a distanza e la psicocinesi. A prima vista tutti questi fenomeni sembrano contraddetti dalle teorie della fisica. O, almeno , non c’è una teoria immediatamente disponibile che ne renda conto. E questo è a mio parere uno dei motivi più importanti su cui si basa la negazione dei dati a sostegno di questi fenomeni.
Quali dati?,potreste chiedere. Molti scienziati negano che vi siano addirittura dei dati – affermano, cioè, che non vi sono incidenti o eventi documentati, ben controllati e quindi non soggetti a frode.
Eppure ci sono, in realtà, fatti ben studiati che sembrano sfidare la spiegazione scientifica, ricordiamo in particolare il caso di una famosa medium del secolo scorso, la signora Piper che fu difesa da Willliam Jame, professore di psicologia ad Harward. La signora Piper fu sottoposta a intensi esami per quasi un quarto di secolo, ma nessuno scettico fu in grado di dimostrare frode o inganno.
Eppure le accuse di frode persistevano. James scrisse seccato: <<Lo “scienziato” che in questo caso è certo si tratti di “frode” deve ricordarsi che nella scienza così come nella vita comune una ipotesi deve contenere qualcosa di specifico e positivo prima di essere discussa in modo proficuo e una frode che non sia di un qualche tipo ma sia semplicemente frode in generale, frode “in abstracto” è difficile posa essere considerata come una spiegazione davvero scientifica di specifici fatti concreti>>.
Riguardo ad altri scienziati che continuavano a sostenere l’ipotesi della frode ancora non smascherata, James ribadì: <<Credo che non ci sia alcuna fonte di errore nell’indagine della natura che si possa paragonare a una rigida credenza che certi tipi di fenomeni sono impossibili>>.
Al di là del problema più limitato di sapere se un fenomeno isolato, quale la chiaroveggenza o la telepatia o vedere le aure, avvenga effettivamente, c’è una questione più ampia che riguarda la scienza, al presente. Mi riferisco a una certa fissità di punti di vista degli scienziati, una certa tendenza a confondere le teorie scientifiche contemporanee con la realtà da cui hanno origine.
Jacob Bronowski, uno degli studiosi più attenti al rapporto della scienza con le altre attività umane, ci ricorda sempre che le teorie scientifiche sono artificiali: <<La scienza, così come l’arte, non è una copia della natura, ma una sua ri-creazione>>. La scienza offre un quadro del mondo, ma il quadro non va confuso con la realtà da cui proviene. Eppure tutti noi tendiamo a confondere le visioni della nostra immaginazione con la realtà. Penso che quasi tutti abbiamo guardato fuori del finestrino i un aereo in volo sugli Stati Uniti e ci siamo stupiti di non vedere le linee che separano gli stati, come compaiono sulle carte. Ricordo il mio stupore la prima volta che vidi del tessuto umano vivente al microscopio e lo trovai incolore. Mi aspettavo di vedere delle cellule rosa con il nucleo viola. Ma quei colori sono artificiali, aggiunti durante la preparazione del vetrino. In realtà le cellule non hanno colore. Certamente sapevo che era così, proprio come tutti sappiamo che non ci sono linee sul terreno che separano gli stati. Ma ce ne dimentichiamo facilmente.
Sono cresciuto nel ventesimo secolo, in una tradizione occidentale, scientifico-razionale. Sono stato educato a pensare che la visione scientifica del mondo sia quella corretta e che qualsiasi altra visione sia pura superstizione. Mi trovavo d’accordo con Bertrand Russell quando affermava: <<Ciò che la scienza non ci può dire, l’umanità non lo può sapere>>.
Avevo avuto solo qualche esperienza incidentale che contraddiceva questo punto di vista; ma le mie esperienze successive erano andate oltre quel punto di vista scientifico-razionale. Trovo ancora utile la visione scientifica, ci ho vissuto insieme felicemente la maggior parte del tempo. Ma ora ritengo che la scienza offra un modello di realtà arbitrario e limitato. Perché la realtà è sempre più vasta – molto più vasta – di ciò che sappiamo, di ciò che possiamo dire. Vediamo perché, con un semplice esperimento mentale.
Pensate a una persona che conoscete bene. Ora fate delle affermazioni corrette che descrivano quella persona.
George è un uomo di umore costante.
Ora riflettete su questa affermazione. E’ davvero corretta? E’ probabile che più ci pensiate più vi verranno in mente le occasioni in cui George ha perso la calma, o era turbato o di cattivo umore per qualche ragione. Penserete alle eccezioni. Quindi dovrete ammettere che l’affermazione non è precisa.
Potreste modificarla dicendo:
George è spesso un uomo di umore costante.
Ma così sareste soltanto evasivi. La parola <<spesso>> ci dice semplicemente che l’affermazione a volte è corretta e a volte no. Dato che non dice quando l’affermazione non è corretta, non ci serve molto. Dovreste allora essere più espliciti, fare un’affermazione più stringente:
George di solito è un uomo di umore costante, tranne il lunedì se la sua squadra ha perso il giorno prima, o quando ha litigato con la moglie, o quando è stanco e suscettibile – in genere verso la fine della settimana -, ma non sempre – oppure quando il suo capo gli rende la vita difficile, o quando deve riscrivere una relazione, o quando deve partire… o quando… o quando…
Presto vi accorgerete che la vostra affermazione descrittiva si sta trasformando in un saggio. E ancora non avrete detto tutte le cose che sapete. Ancora non è completa. Potreste riempire pagine e pagine e non avreste ancora finito. In realtà è un’impresa disperata quella di cercare di fare una affermazione esaustiva sull’umore mutevole di George. L’argomento è troppo complicato. Era destinato al fallimento fin dall’inizio.
Per cui ricominciamo da capo. Facciamo una affermazione diversa.
George è preciso e ordinato.
Questo è indiscutibilmente vero, penserete. George si veste sempre con cura e la sua scrivania è sempre in ordine. Ma avete visto il suo tavolo da lavoro in garage? Che caos! Arnesi sparsi dappertutto. Sua moglie non fa che ripetergli di mettere a posto. E il bagagliaio della sua auto? C’è di tutto lì dentro e non si prende la briga di ripulirlo.
George è di solito preciso e ordinato.
A questo punto già saprete dove vi porterà questa modifica: a un altro saggio.
Facciamo quindi un’altra affermazione, che sia concisa e completa.
George hai capelli grigi.
Ecco fatto, penserete. Ha i capelli grigi e non c’è niente da discutere. Naturalmente, però , non tutti i suoi capelli sono grigi. La maggior parte lo sono, soprattutto sulle tempie e sulla nuca. Per cui abbiamo semplificato, in modo tuttavia accettabile.
Però, se George ora ha i capelli grigi, on li aveva grigi qualche anno fa. E in futuro non saranno più grigi, saranno bianchi. Quindi questa è una descrizione precisa dei capelli di George adesso, in questo momento. Non è una descrizione universale, invariabile.
Riproviamo.
George è un uomo.
Beh, sì. Ma <<uomo>> è poco specifico; è un termine determinato culturalmente. Alla nascita non veniva considerato un uomo. Occorre raggiungere una certa età e una certa posizione nella società per essere considerato un uomo.
George è un maschio.
Questo è indiscutibile. George è, ed è sempre stato, un maschio. Non c’è modo di contestarlo. E’ un’affermazione vera sia ora sia nel passato. E’ una verità eterna. E’ una descrizione precisa della realtà di George. Certo, per <<maschio >> intendiamo che ha un cromosoma X e un cromosoma Y. Ma non lo sappiamo con certezza, vero? George potrebbe avere un cromosoma in più. Potrebbe essere solo apparentemente maschio…
E così via.
Emergono due punti dall’esercizio precedente. Il primo è che ogni affermazione che facciamo su George può essere contraddetta. Perché? Perché le nostre affermazioni su George sono solo approssimazioni, semplificazioni. La persona reale che chiamiamo George è sempre più complessa di qualsiasi affermazione che abbiamo fatto su di lui. Per cui possiamo sempre fare riferimento alla persona reale e trovarvi una contraddizione a ciò che abbiamo detto.
Il secondo punto è che le affermazioni di George più sicuramente accettate sono anche quelle meno interessanti. Non possiamo dire niente di globale sul suo umore o il suo essere ordinato o sul suo comportamento complessivo. Ci troviamo in terreno molto più sicuro descrivendo le caratteristiche più semplici del suo aspetto fisico: il colore dei capelli, la statura, il sesso, e così via. In questo modo, con qualche precisazione sugli errori di misurazione e sui cambiamenti nel corso del tempo, possiamo esprimerci con sicurezza.
Ma soltanto un sarto di sentirebbe orgoglioso di questo. E ne avrebbe ben ragione. Dopo aver fatto molte prove e dopo avere sistemato i modelli durante ogni prova, il sarto sarebbe in grado di tagliare un vestito per George in sua assenza: George lo proverebbe e gli starebbe perfettamente!
Questo è un trionfo dell’arte della misurazione, ma gli abiti sono indossati da una persona che il sarto non può conoscere affatto. Né gli interessa. Non gli importa niente di altri aspetti di George. Non è il suo lavoro.
D’altra parte, ciò che interessa a noi di George non sono le sue misure. Ci interessano precisamente quegli altri aspetti al sarto, per definizione, non importano. Per noi è molto più difficile definire quegli altri aspetti di George di quando non sia difficile per il sarto definire le misure di George. Il sarto può fare il suo lavoro di descrizione perfettamente. Noi, dal canto nostro, non riusciamo affatto a descrivere George. Ora, dato che il sarto è così bravo potremmo avere la tentazione di chiedergli: <<Chi è George?>.
Il sarto risponderà: <<George è una quarantaquattro lunga>>.
E se protestassimo dicendo che la sua risposta non è soddisfacente, il sarto risponderebbe di avere indubbiamente ragione lui perché potrebbe tagliare tutto un vestito che gli starebbe a pennello.
Questo in sostanza è il problema della visione scientifica della realtà. La scienza è una sorta di illustre grande sartoria, un metodo per prendere misure che descrivano qualcosa – la realtà – che potrebbe non essere capito affatto. La scienza ci aiuta ma fino a un certo punto. Certamente ha prodotto enormi benefici. Sarebbe folle abbandonare la scienza o negarne la validità. Ma sarebbe ugualmente folle pensare che la realtà è una quarantaquattro lunga. Eppure sembra che la società occidentale abbia fatto questo. Per centinaia di anni la scienza ha avuto tanto successo che il sarto ha preso il controllo della nostra società. La sua conoscenza sembra quindi più precisa e potente della conoscenza offerta da altre discipline, quali la storia, la psicologia o l’arte. Ma alla fine restiamo con un fastidioso senso di vuoto riguardo alle creazioni della scienza. Possiamo arrivare a sospettare che la realtà nasconda più cose di quanto le misurazioni potranno mai rivelare.
Torniamo al problema precedente: descrivere una persona chiamata George. Quando abbiamo considerato qualcosa d’altro dalle sue misure, abbiamo trovato molto difficile fare qualsiasi affermazione su George che non potesse essere immediatamente contraddetta da altre affermazioni, ugualmente vere.
Ora, potremmo insistere con questo problema ancora un po’ e continuare a cercare affermazioni incontrovertibili su George. Ma alla fine, dopo ripetuti fallimenti, arriveremmo a sospettare che non c’è modo di riuscire in questa impresa. La realtà di George continua a sfuggirci. Qualsiasi cosa noi diciamo è sbagliata.
A quel punto se qualcuno dirà: <<E’ al di là della possibilità delle parole definire l’esistenza>; non suonerà tanto esoterico. Sembra essere esattamente ciò che abbiamo scoperto da soli. Tuttavia questa affermazione è stata fatta da Lao-Tse, un mistico cinese, duemilacinquecento anni fa. Lao-Tse insistette su questo punto, lo ripeteva sempre: <<L’esistenza è infinita, non va definita>>:
Ma se è così, se la realtà eluderà sempre le nostre definizioni, proprio come George, che possiamo fare?
—
Non c’è alcun bisogno di correre fuori
Per vedere meglio,
né di scrutare fuori della finestra. Piuttosto resta
al centro del tuo essere;
perché più te ne allontani, meno apprendi.
Lao-Tse sostiene che è necessario rivolgersi all’interno, verso un senso interiore di realtà, anziché all’esterno. Questa sembrerebbe una critica delle imprese accademiche e infatti altre volte è esplicito:
Abbandonate l’apprendimento raffinato. Ponete fine al fastidio
Di dire sì a questo e forse a quello,
distinzioni di così scarso significato!
Categorico questo, categorico quello,
che scarsa utilità hanno!
Lao Tse fa molte affermazioni simili che sembrano in opposizione con l’insegnamento erudito, persino con il sapere. Perché pensa così?
Quando la gente trova qualcosa di bello
Pensa a qualcosa d’altro di non bello,
quando trova un uomo giusto,
ne giudica un altro non giusto.
La vita e la morte, benché nascano una dall’altra,
sembrano in conflitto come stadi di mutamento
difficile e facile come fasi di riuscita
lung e breve come misure di contrasto,
alto e basso come gradi di relazione;
ma poiché il variare dei toni dà musica a una voce
e ciò che è è l’era di quel che sarà
l’uomo saggio
non compie nessun atto
non pone nessuna legge
prende tutto quel che accade come viene…
In realtà sta dicendo: Non fate distinzioni, perché ogni distinzione simultaneamente definisce il suo contrario, e in molti casi l’azione reciproca dei contrari è indivisibile, così come il variare dei toni crea la musica. Egli afferma che ci se ci si accosta al mondo attraverso le distinzioni, non si riuscirà mi a districare le proprie percezioni.
Il modo più sicuro per accertare se un uomo è saggio
È se accetta la vita intera, così come’è,
senza aver bisogno con le misure o il toccare di capire
l’origine incommensurabile e intoccabile
delle sue immagini…
L’atteggiamento di Lao-Tse rappresenta un modo di affrontare il fatto che qualsiasi cosa diciamo sulla realtà è inevitabilmente sbagliata o incompleta. Lao-Tse afferma che si deve <<accettare la vita intera, così com’è, senza avere bisogno.. di capire>>.
Questo in un certo senso è un atteggiamento antirazionale e certamente antintellettuale. Tuttavia è un altro punto di vista, chiaro e coerente. Potrebbe non soddisfare tutti i gusti, però siamo costretti a riconoscere che è una soluzione vera di un problema vero.
Ai suoi tempi Jacob Bronowski si impegnò notevolmente quando dovette rivolgersi a un pubblico prevalente umanistico per persuaderlo a fare attenzione alla scienza individuando collegamenti tra studi umanistici e scientifici. Trent’anni dopo l’ago della bilancia si è spostato dall’altra parte. A me pare che ora occorre ricordare agli scienziati le somiglianze tra le loro attività e quelle di altri uomini, e che soprattutto occorra ricordare loro che il metodo razionale, scientifico, riduttivo, non è la sola strada alla verità che ci serve.
Trovo che questo sia il pregiudizio più sorprendente tra gli scienziati che conosco. Il mio amico Marvin Minsky, in un libro recente, parla in modo critico degli stati mistici. Trova questi stati <<sinistri>> e parla di <<vittime di questi incidenti>>. Esprime così le sue opinioni: <<Si può acquisire la certezza solo con l’amputazione dell’indagine… Offrire ospitalità al paradosso è come sporgersi verso un precipizio. Puoi scoprire com’è cadendoci dentro, ma potresti non riuscire a caderne fuori. Una volta che la contraddizione si installa, poche menti riescono a respingere la forza – distruttrice dell’intelligenza – degli slogan quali “tutto è uno”>>.
Ancora più apertamente Stephen Hawkin sostiene che il misticismo <<è un ripiego. Se trovi troppo difficili la fisica teorica e la matematica, ti rivolgi al misticismo>>.
Tali affermazioni, in linea generale, concordano con il commento di Asimov per il quale l’intuizione è per coloro che <<si sono persi d’animo>>. Hawking si spinge più lontano, implicando che il misticismo è un procedimento per coloro che non sono abbastanza svegli per fare fisica.
Io non sono d’accordo con questo atteggiamento. Forse il modo più semplice per affermare la mia obiezione è questo: non trovo il contenuto della fisica sufficiente a spiegare il comportamento degli stessi fisici.
Da dove nasce la credenza dei fisici nella coerenza, nell’unificazione? Questa credenza è così forte che uomini e donne dedicano la loro vita a provare la sua esistenza. Eppure non è visibile al mondo. Davanti a noi vediamo un mondo di oggetti ed eventi apparentemente disuniti. L’unità sottostante è qualcosa che cerchiamo e troviamo. Dando per scontato che la percezione scientifica dell’unità non è la stessa della percezione mistica dell’universo, resta comunque una domanda: che cosa spinge uno scienziato a cercare l’unità? E’ forse solo una questione di riordino della matematica? Gli scienziati credono davvero che gli interessi puramente formali sono sufficienti a farli lavorare instancabilmente, anno dopo anno? La scienza è un sistema completamente auto referente per cui creare connessioni interne tra teorie è l’unica forza motivante?
Credo di no. Immagino che gli scienziati siano spinti dall’idea che il mondo là fuori – la realtà – contenga un ordine nascosto, e lo scienziato cerchi di spiegare l’ordine nascosto nella realtà. E quell’impulso è ciò che lo scienziato ha in comune con il mistico. L’impulso di arrivare al fondo delle cose. Di sapere come il mondo funziona veramente. Di conoscere la natura della realtà. N premi nobel per la fisica scrisse:
Desideravo ardentemente imparare per un motivo che non confidavo a nessuno: volevo esprimere l’emozione che provo davanti alla bellezza del mondo. E’ difficile metterla in parole, proprio perché è un’emozione. E’ simile al sentimento religioso di chi crede in un dio che controlli ogni cosa nell’universo. E’ un senso di globalità al pensiero che fenomeni e comportamenti apparentemente così diversi siano tutti mossi, dietro le quinte, da una stessa organizzazione, da stesse leggi fisiche. E’ tener conto della bellezza matematica della natura, di come operi all’interno. E’ capire che percepiamo fenomeni originati dalla complessità dell’interazione degli atomi. Uno spettacolo inebriante! Suscita un timore – una reverenza scientifica – che secondo me si può comunicare, ad altri che l’abbiano sperimentato, attraverso un quadro, un dipinto che evochi la stessa emozione, ricordi per un attimo la magnificenza dell’universo.
Alcuni di voi avranno riconosciuto l’autore: Richard Feynman, un membro eminente del Cal Tech. Cito il brano perché mi pare che a grandi linee esprima esattamente il tipo di visione unificata che altri scienziati denigrano. E anche perché, provenendo da un autore tra i più autorevoli e i meno pedanti, l’affermazione è decisamente credibile: Feynman afferma che la sua emozione è <<simile al sentimento religioso>>. E’ un apprezzamento solo della bellezza matematica della natura. E il timore è espressamente una reverenza scientifica, come se la reverenza scientifica fosse in qualche modo diversa dalla reverenza normale.
Questa mi colpisce come una espressione stranamente cauta di ciò che è secondo me un’emozione umana pressoché universale.
Parlando della carriera artistica di Feynman, vale la pena di menzionare una delle scoperte che fece in seguito. Poco tempo dopo aver cominciato a disegnare egli visitò la Cappella Sistina. Non aveva portato con sé la guida, quindi si limitò ad osservare i dipinti. Alcuni gli parvero bellissimi e altri veramente brutti. Tornato in albergo scoprì che il suo giudizio dei dipinti collimava con quello della guida.
Ero al settimo cielo: senza poter esprimere perché, ero capace di distinguere tra un capolavoro e un ritratto qualunque! Come scienziato, uno pensa sempre di sapere razionalmente quello che fa, e tende a non avere fiducia nell’artista che dice <<magnifico>> o <<non vale niente>>, senza dare spiegazioni convincenti… Ora però ero distrutto, era capitato anche a me.
Perché afferma di essere distrutto? Che cosa significa essere distrutto?
Nel corso del libro Feynman scarta tranquillamente molti campi di attività che non siano la fisica. E’ un uomo dal rigore matematico, quindi trova di scarso interesse la filosofia o l’arte o la psicologia. Questi campi non hanno senso per lui; gli addetti <<non sanno di cosa stanno parlando>>. Eppure nella Cappella Sistina ha provato qualcosa che distrugge la sua concezione degli altri campi. Egli a acquistato, semplicemente facendo arte egli stesso, l’abilità di avere delle percezioni sull’arte che concordano con le percezioni formali e codificate della storia dell’arte.
Feynman non analizza ulteriormente questo notevole episodio, benché vi sia chiaramente altro da dire. Da un lato la sua esperienza sembra implicare che, benché egli non cerchi di portare i suoi criteri critici alla coscienza, ciononostante i criteri esistono.. Devo esistere, altrimenti non potrebbe mai essere d’accordo con quanto dice la guida. Dall’altro, i criteri non sono arbitrari o accademici, dato che Feyman è in grado di formulare qui criteri semplicemente attraverso l’esperienza di dipingere. I criteri della storia dell’arte devono certamente avere qualcosa a che fare con l’attività del fare arte. C’è un rigore alla base della storia dell’arte che Feynman ha dimostrato riproducendone le conclusioni.
Mi dilungo su questo perché mi sembra un esempio di una situazione in cui uno scienziato particolarmente brillante, a confronto dei dati, ammettendo i dati, tuttavia non li porta alle ovvie conclusioni: c’è altrettanto rigore nell’arte di quanto ce n’è nella scienza. Potrà essere un tipo di rigore diverso, ma è comunque rigore.
Quando un artista come Jasper Johns afferma: << Sto solo cercando di trovare un modo di fare quadri>>, lo intende esattamente allo stesso modo in cui lo intende il fisico quando afferma, <<sto sol cercando di trovare un modo di fare fisica>>. Come lo scienziato, l’artista deve costruire sull’opera dei predecessori. Un artista può sentirsi intimidito dall’opera dei suoi predecessori, proprio come uno scienziato.
Quindi se uno scienziato scarta l’arte come tipo di attività senza forma in cui <<va bene tutto>>, significa soltanto che lo scienziato non capisce l’attività del fare arte. Non capisce ciò che scarta. Lo scienziato possiede solo il suo modello di che cosa è l’attività dell’arte, e il suo modello è sbagliato: non è informato e non collima con i dati.
La disinformazione degli scienziati riguardo al lavoro reale dei non scienziati mi sembra raggiunga il massimo quanto gli scienziati prendono in considerazione gli stati di meditazione, le alterazioni della coscienza e i discussi fenomeni paranormali. Se non hai mai sperimentato queste cose personalmente, troverai ovviamente le descrizioni assurde. Perché queste esperienze sono diverse dalle esperienze della coscienza normale. Non c’è nessun mistero qui, e sicuramente non c’è niente di sinistro. E’ solo diverso. E’ un altro tipo di coscienza.
Ho conosciuto un prodigio del calcolo e nell’osservarlo non riuscivo a capire come facesse; fui semplicemente costretto, dopo aver controllato un po’ di volte, ad accettare che potesse farlo. Conosco un regista che ha una memoria fotografica, ma è una persona piuttosto noiosa, pronta a tenere lezioni improvvisate e dettagliate su ogni genere di argomento. Tutto quel che ho imparato è di non discutere mai con lui di qualche fatto oscuro perché ha immancabilmente ragione. Ma non riuscivo a capire come facesse, anche lui.
Lo stesso mi succede con persone con delle capacità paranormali. Esse sono capaci di fare delle cose che io non so fare. Per loro questa capacità è normale e sul piatto della bilancia ha i suoi pro e contro. Gli scettici dicono spesso che se il comportamento paranormale fosse reale, allora i veggenti giocherebbero in borsa o alle corse dei cavalli. Per la mia esperienza molti lo fanno. Esiste, in realtà, una sorta di livello di attività segreto in cui i veggenti sono consultati dalle multinazionali. La gente si imbarazza ad ammettere l’esistenza di questa attività, tuttavia avviene, proprio come ci si aspetterebbe.
E vorrei ricordavi che non c’è ragione perché il comportamento paranormale non debba esistere. Di nuovo, il grande buon senso del dott. Bronowki:
Nella scienza… il processo della previsione è conscio e razionale. Persino negli esser umani questo non è il solo tipo di previsione. Gli uomini hanno solide intuizioni che certamente non sono state analizzate e suddivise in passaggi razionali, e alcune di esse non lo saranno mai. Può essere, ad esempio, come spesso si sostiene, che la maggior parte delle persone siano un po’ più brave a indovinare una carta e altre persone siano molto più brave di quanto non sarebbe una macchina che si limitasse a scegliere le sue risposte a caso. Ciò non sarebbe sorprendente… Sicuramente l’evoluzione ci ha selezionati rapidamente perché possediamo il dono della previsione più degli altri animali… L’intelligenza razionale è uno di questi doni ed è, in fondo, altrettanto notevole e altrettanto inspiegata. E quando l’intelligenza razionale si rivolge al futuro, e fa deduzioni da esperienze passate a un domani sconosciuto, il suo processo è… un gran mistero…
Per tornare al nostro punto originario, l’esperienza di queste altre forme di coscienza a me sembra normale, quasi banale. Queste forme diverse di coscienza – siano esse doti innate o procedimenti appresi con l’addestramento – ci portano ad altre forme di sapere, e ad altre percezioni dell’ordine sottostante nel mondo intorno a noi. Non sono percezioni matematiche, ma sono comunque percezioni. Prima i scartarle subito come frodi o fantasie, mi sembra utile averne esperienza di prima mano. Se non siete disposti ad averne esperienza di prima mano, vi esponete alla critica di scartare ciò che non capite. E ridurreste la vostra esperienza della realtà.
Perché, come ho detto, la percezione scientifica della realtà non è la realtà stessa. Anche la legge scientifica più potente non è una descrizione completa della realtà. C’è sempre qualcosa ancora d sapere. Ritengo sia importante essere molto chiari su questo. Feynman, che stimo molto, riguardo alle persone non scientifiche, afferma. <<essi non comprendono il mondo in cui vivono>>. Sembra che si una delle sue espressioni preferite; la ripeté spesso nel corso dell’inchiesta sul disastro dello shuttle.
Ma siamo chiari: nessuno capisce il mondo in cui vive. Né io, né te, né Richard Feynman. Potremmo capirne una parte, una aspetto del tutto, ma la realtà in senso completo e onnicomprensivo sfugge alle nostre descrizioni. Se altri modi di conoscere sono interiori, soggettivi e intrinsecamente non verificabili, ciò non li rende necessariamente meno interessanti e meno utili.
Le persone che trovano che i numeri siano estranei alla loro natura non sono emarginate; diseredati, ignoranti, disprezzati che non sanno come risolvere equazioni differenziali e quindi viene loro negato l’accesso alla verità matematica rivelata.
Perché la sola scienza non è sufficiente.
Lo scienziato ortodosso si sente spesso a disagio di fronte a un pubblico che crede nel creazionismo e nei fenomeni paranormali. Lo scienziato vede un mondo bello e complesso, una sfida del tutto soddisfacente al suo approccio razionale. Perché, egli si chiede, c’è chi non è soddisfatto di questa visione del mondo? Perché la scienza non è sufficiente?
La risposta più semplice è che, benché la scienza sia un processo di indagine estremamente potente, essa non ci dice quello che veramente vogliamo sapere. Max Plank disse: <<Da dove vengo e dove sto andando? Questa è la grande domanda senza risposta, la stessa per ognuno di noi. La scienza non ha una risposta>>.
Una delle ragioni di ciò è che la scienza non ci può dire perché le cose accadono. Feynman, in una lezione divulgativa sull’elettrodinamica quantistica, afferma: <<Mentre vi descrivo come funziona la Natura, voi non capite perché la Natura funziona così. Ma nessuno lo capisce. Io non so spiegare perché la Natura si comporta in questo modo specifico>>.
Questo è vero, ma trascura il fatto che, sebbene la conoscenza di come funzionino le cose sia sufficiente a consentire il nostro intervento sulla natura, ciò che gli esseri umani desiderano realmente sapere è perché le cose funzionino. I bambini non chiedono come faccia il cielo a essere blu: chiedono perché è blu.
Probabilmente Feynman avrebbe detto che questa domanda non ha significato. E infatti per il pensiero scientifico moderno non ne ha. Ma non è ovvio che questo stato di cose continui indefinitamente. Il fisico John Bell osservò:
I padri fondatori della fisica quantistica erano piuttosto orgogliosi di aver rinunciato all’idea di spiegazione. Erano molto fieri di occuparsi soltanto di fenomeni: rifiutavano di guardare al di là dei fenomeni, considerando questo il prezzo che si doveva pagare per venire a patti con la natura. E’ un fatto storico che chi assunse questo atteggiamento agnostico verso il mondo reale a livello di microfisica ebbe molti successi. Allora sembrava una buona cosa da fare, ma non credo che lo sia indefinitamente.
Intanto, però, un matematico nota che <<il problema del perché è quasi ignorato dai fisici che enfatizzano soprattutto il come… La metafisica del cosmo è data in termini di matematica pura. Si afferma che essa sia assolutamente priva di obiettivi o scopi: la realtà della cosmologia contemporanea è una realtà matematica>>.
Ma questa realtà matematica è sostanzialmente arbitraria, e questa percezione di un universo privo di scopi ha dei costi precisi. La scienza moderna presenta i suoi modelli matematici come un trionfo della ragione, ma come osserva Hanna Arendt: <<I tempi moderni, dominati dalla tecnologia, sono caratterizzati precisamente dal fatto che la ragione, nel senso di una comprensione contemplativa e autorivelantisi, è perduta, ed è sostituita da una distaccata (tecnologia), impegnata attivamente nella teoria della matematica pura e applicazioni alla fisica>>.
Per me non c’è niente di sbagliato in una percezione matematica della realtà, sempre che non si consenta a quella percezione di prevalere. Perché, come esseri umani, che viviamo la nostra vita, che prendiamo decisioni riguardo a noi stessi e alla società, dobbiamo trovare un significato. E quel significato deve essere ampiamente fondato.
Un matematico afferma:
Sono consapevole degli ingredienti con i quali si crea il significato… l’amore e il linguaggio, il mito, il pensiero razionale e l’impulso irrazionale, le intuizioni umane, la legge, la storia, il dovere, il rito, la fede religiosa, il senso mistico, trascendentale, allegorico ed estetico, il gioco, il mondo come un rompicapo, il mondo come un palcoscenico, la contemplazione della vita e della morte, le necessità imposte dalla fisica e dalla biologia, tutti questi e centinaia di altri ancora sono sentieri che portano al significato.
Forse è per questo che Einstein una volt disse: <<L’umanità ha tutte le ragioni di collocare i sostenitori di alti valori e standard morali al di sopra degli scopritori di verità obbiettive. Ciò che l’umanità dee a personalità come Budda, Mosé e Gesù, secondo me è molto di più che tutti i risultati della mente che indaga e costruisce>>.
Il fatto è che abbiamo bisogno delle intuizioni del mistico come delle intuizioni dello scienziato. L’umanità è sfavorita quando manca una delle due. Carl Jung disse:
La natura della psiche penetra in luoghi oscuri ben al di là della nostra comprensione. Contiene altrettanti enigmi di quanti ne contiene l’universo con i suoi sistemi galattici, davanti alle cui configurazioni grandiose solo una mente priva di fantasia non ammetterà la propria insufficienza… Se quindi per le esigenze del su o cuore, o in accordo con l’antico insegnamento della saggezza umana, o per rispetto del fatto psicologico che le percezioni <<telepatiche>> avvengono, chiunque dovesse giungere alla conclusione che la psiche, nei suoi domini più profondi, partecipa di un tipo di esistenza al di là del tempo e dello spazio… allora la ragione critica non potrebbe controbattere con l’argomento del <<non liquet>> della scienza. Inoltre, avrebbe il vantaggio inestimabile di conformarsi ad una tendenza della psiche umana che è esistita da tempo immemorabile ed universale. Chiunque non tragga questa conclusione, per scetticismo, mancanza di coraggio, esperienza psicologica inappropriata, o ignoranza avventata… ha invece la certezza indubitabile di entrare in conflitto con la verità del suo sangue… L’allontanarsi dalle verità del sangue genera inquietudine nevrotica… L’inquietudine genera l’insensatezza e la mancanza di significato nella vita è una malattia dell’anima, la cui piena estensione e piena portata la nostra era non ha ancora cominciato a comprendere.
Molte grazie.
Bene, questo era il mio discorso per gli scettici di Pasadena.
Siccome non sono mai stato invitato, non l’ho mai pronunciato.
Michael Cricton
LA MENTE E’ PIU’ FORTE DEI GENI
by Duncan on mag.12, 2010, under Ispirazione, Medicina, Scienza, Simbolo, video

“Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia.”
Vi riporto una intervista a Lipton più sotto e anche un suo seminario integrale ripartito in 16 video. Ma già tra noi possiamo sbucciarci qualche pensiero.
Ci hanno venduto.. dice Lipton.
Amici, cosa è che non “ci hanno venduto”? Quand’è che non ci hanno tentato di ingannare? Su cosa non ci sono state manipolazioni.. o almento.. tentativi di manipolazioni?
Pensate solo alla famigerata influenza suina che doveva abbattersi sul mondo come un flagello biblico, e causare milioni di morti.. cataste di morti per le strade.
Per mesi “ci hanno venduto” un panico folle, per mesi “ci hanno venduto” l’ossessione. Per mesi “ci hanno venduto” la paura. Per mesi appelli disperati,testimonial, depliant, esperti. Già c’era chi prefigurava scenari apocalittici da Day After. Ora tutti dimenticano. Ma questa influenza fu annunciata come un nuovo flagello.
I paesi spesero miliardi in scorte di vaccini. Risultato?
E’ stata una influenza ancora più blanda delle precedenti.. e..
milioni di dosi di vaccino non sono state utilizzate e hanno solo fatto aumentare il deficit degli stati e ingrassate le tasche sporche di sangue e letame dei maiali di Bigpharma e dei loro sodali prezzolato.
E adesso con questa crisi greca cosa “ci vogliono vendere”?
E’ tutto illusione? E’ tutto manipolazione?
No. E questo è il problema. Perché se fosse così facile vivremmo semplicemente in un mondo clone di Matrix e avremmo risposte facili e lapidarie su tutto. E invece il mondo è un rebus, un ginepraio di verità e menzogne, di soffocamenti e liberazioni, di sistemi e falle dei sistemi.
Per reagire alle manipolazioni sorge spesso il loro specchio riflesso e opposto.. il complottismo più oscuro e paranoide che vede in tutto, praticamente in tutto sudole e sottili forme di controllo e manipolazione e già immagina i carri bestiame che porteranno al macello o a rinnovati gulag le vittime prossime venture del Nuovo Ordine Mondiale. Il complottismo assoluto è un’altra forma di delirio che depreda la vita di gioia e speranza. Il complottismo assoluto è un altro cantico di impotenza. Insieme al conformismo e ai complotti e manipolazioni reali, e a quella suprema forma di obbedienza che è l’acquiscienza e la sterilità emotiva.
E quindi dobbiamo dire “ci hanno venduto” senza poi saltare sul carro del Quattro Cavalieri dell’Apocalisse. Senza pensare che siamo solo burattini e automi di un mondo Matrix fotocopia.
Senza perdere il senso dell’equilibrio, della lotta, e della speranza.
E torniamo a Lipton. Il tema è semplicemente immenso. E potrei stare da mo a un altro mese a scrivere ininterrottamente di seguito arrivando appena a scalfirlo. E quindi adesso non potrò mai essere veramente convincente, mai essere veramente esaustivo. Queste sono solo tracce Gringos, solo tracce, cartelli stradali.. chi poi ha una scintilla a continuare, continui a leggere e a studiare e si faccia una sua idea.
Io posso solo dirvi, che a livello di istinto di base, ho sempre creduto alla sostanza di ciò che dice Lipton.
In sostanza ci hanno venduto un mito.. dal nome.. REDUZIONISMO GENETICO…
Noi saremmo guidati ed eterodiretti fin dal concepimento dai geni che abbiamo avuto la ventura di avere. E non c’è scampo. Inevitabili predisposizioni a certe malattie. Inevitabili problemi, ostacoli e limiti. O anche opportunità. Ma tutto inevitabile, o altamente probabile.
Il reduzionismo genetico fu un paradigma sposato da subito da tutte le scuole di medicina, le elité intellettuali, gli organi scientifici, gli apparati di informazione. Se ci pensate.. costantemente escono notizie che danno manforte a questo paradigma.. scoperte sul “gene della gelosia”.. “gene dellla rabbia”.. “gene della gentilezza”.. e su infinite spiegazioni riduttive e semplicistiche all’osso sull’origine di ogni nostro problema e condizione.
Tutto questo crea un clima di arrendevolezza alle condizioni date e di accettazione delle soluzioni proposte. Un soggetto che è completamente imbevuto di atmosfera reduzionista starà al posto in cui gli verrà detto di stare, opterà per le scelte che gli verranno dette sono alla sua portata, seguirà i percorsi che gli verranno somministrati come inevitabili. Cercherà già cure per malattie che “quasi certamente” avrà. E sarà spinto ad aderire a screening genetici di massa, alla raccolta di informazioni cellulari s ulla popolazione, alla schedatura delle mappe genetihe… a un senso costante di controllo e limitazione. E a prendere i farmaci che varranno prodotti ad hok “sul tuo fenotipo genetico”.
E poi.. sarà facile fare il salto.. Si dirà, molti già lo dicono.. che i bambini con deficit di attenzione hanno un problema “genetico”, che si può tentare di neutralizzare, almeno in parte, con psicofarmaci devastanti come il Ritalin. Sì.. è molto più facile dire questo.. altrimenti bisognerebbe andare alla radice delle cose, al modo in cui molte famiglie reprimono le spinte dei bambini, a strutture scolastiche castranti e alienanti, a meccanismi economici generatori di tensioni, a quartieri dormitorio che spengono la vitalità..
Noi, diamo solo la colpa al bambino e ai suoi geni. Più comodo no?
A prescindere… cambia il modo in cui affronti la vita…
La persona addestrata da anni di riduzionismo genetico.. è sottilmente percorsa da un ansia costante e da una cappa dii fatalismo che è quasi un distintivo. Ti farà una lista di cosa si aspetta.. calvizie, diabete, alzhaimer.. perché magari padre, nonna, prozio.. hanno avuto queste problematiche. Ti dirà che certe cose non potrà mai farle o sarannno chimere, perché è geneticamente predisposto.
Ancora di più si berra la bubbola dei reduzionisti estremisti per la quale anche sentimenti ed emozioni non sono altro che processi biochimici e organici.
E noi ci perdiamo le ali, le mettiamo in fiamme..
Tutto il nostro dibattito è inquinato dal fanatismo e dal cinismo.
Pensate la controversia Darwin. Da una parte la Chiesa, o almeno settori di essa, e il Creazionismo intransigente.. dall’altra il pensiero orgogliosamente laicista alla Micromega che ha trasformato Darwin in un totem. Non c’è spazio per altro nel dibattito di massa. Come al solito. Come sempre. Il campo è sempre di due clan estremi e dogmatici. Sempre e solo Guelfi e Ghibellini.
Con Lipton voliamo alto anche sul piano della teoria dell’evoluzione..
E certamente può sbagliare anche lui. Ma non si dica che è un folle isolato. Sono tanti gli studiosi di avanguardia, specie nel campo della biologia e della fisica quantiistica che da anni sostengono queste cose.
Ma tutto ciò non arriva alla Periferia dell’Impero.
Alla fine dei giochi, al momento attuale, queste due tesi si contengono il campo.
E’ anche una questione di scelta.
Cosa sceglieremo?
Che siamo bambocci del destino, automi genetici, sinapsi interconnesse e processi biochimici predeterminati dalla culla alla tomba? Attenderemo le malattie e il fato che ci sono stati destinati?
O crederremo.. che la nostra mente è più forte?.. che non siamo solo automi ma anche attori e creatori?.. che potremo dire anche la nostra.. e incidere sui giorni che verranno?
Io scelgo la seconda, a costo di sbagliarmi..
Ricordo che Sant’Agostino (o fu un altro.. illuminatemi voi:-) un giorno disse:
“Se tutto ciò che esiste fosse contro l’amore.. se l’amore stesso fosse solo una follia.. sceglierei comunque di amare…”
PRIMA DI VEDERE I VIDEO: Il mio post ha come punto di riferimento la contestazione del modello incentrato sul paradigma del riduzionismo genetico e della fatalità biologica vista come destino o predisposizione difficilmente scansabile. E, dall’altro lato, c’è la volontà di far emergere un senso più alto delle potenzialità umane, che non siano sottoposte alla tenaglia di una condanna genetica, di un determinismo ritornato sotto mentite spoglie. Questo discorso si innesta in quadri amplissimi, relativi ai piani dell’esistenza e della comprensione umana. Nessuno può dire di sapere veramente tutto. Tantomeno io. Riportare adesso il seminario integrale di Bruce Lipton, ripartito in sedici video, non vuol dire adesso diventare “discepoli” di Lipton. O fare propria integralmente tutta la serie di riferimenti, co ncetti e parole che coloro che sono interessati a libri, conferenze o argomenti di questo genere solitamente fanno propri. La nostra libertà è nel non sposare totalmente e apriori neanche il pensiero alternativo più autorevole… a prescindere. Che intendo? Che qui non vi si dice. Ecco Bruce Lipton.. sentite tutto il suo seminario e la vostra vita cambierà o avrete in mano i segreti dell’universo. Qui vi si dice.. cose così sicuramente difficilmente hanno cittadinanza tra i media ufficiali e nelle istituzioni canoniche che si occupano della diffusione della conoscenza e dell’amministrazione dell’istruzione.. soprattutto da noi.. alla periferia dell’impero. Viviamo completamente succubi di determinate impostazioni e visioni, che diventano dogmi. Ad esempio, miglia di persone, milioni nel mondo, ogni anno, sono portate come pecore al macello, a sottoporsi al “bombardamento militare” della chemioterapia per quanto riguarda il trattamento di forme tumorali e patologie degenerative. Milioni di persone che verrano (quasi sempre) condannate ad anni di atroce sofferenza. Quando ci sono sempre state, e ci sono.. altre strade, alcune con tante frecce nel loro arco. E io ho visto sia la sofferenza indicibile dei trattamenti ufficiali. Sia le prospettive di liberazione di alcuni percorsi alternativi. Ma di tutte queste cose intere legioni di persone non verranno mai a conoscenza. E quando talora fanno capolino nei circuiti della comunicazione uffiiciale, esperti, baroni e inquisitori scagliano i loro anatemi o tentano, a volte è più efficace, la strategia del disprezzo e della ridicollizzazione.
Alla base poi di altri Sentieri ci sono altre visioni del mondo e dell’uomo. E questo è il senso di un percorso e di una argomentazione come quella di Bruce Lipton. Nella quale ci sono certamente cose che condivido. E altre che non mi convincono del tutto, o, meglio detto, sulle quali il mio percorso interiore non è arrivato ancora al punto di potersi pronunciare con una certa sicurezza. Ci sono persone, che indipendentemente se lui dica effettivamente ciò, che dalla base delle sue teorie e di quelle di altri scienziati di avanguardia e dei mistici di ogni, sostengono che tutta la realtà è esclusivamente una creazione della mente. Bene, io sono certo che la mente gioca un ruolo essenziale. Non sono certo però che sia l’unica forza motrice in campo. Almeno, non mi sento di poterlo dire con certezza inesorabile. Così come più che il sostenere o meno certe cose, è il riverbero operativo ed esperienziale che poi ne consegue che è importante. Ci sono persone che dall’approccio a certe conoscenze alternative, nobili e luminose tra l’altro, giungono forse a un equivoco, ossia al pensare che basta connettersi su diversi livelli di frequenza indipendentemente da uno sforzo e da un impegno totale su tutti i piani del proprio essere, corporale compreso. Anche qua, il ruolo della “frequenza” è un ruolo Principe. Forse è anche un ruolo Sovrano. Ma tendo ancora a credere che se pensiamo a creare qualcosa di potente o di fare trasformazioni reali senza un impegno radicale su ogni livello, e senza mettere in gioco concretamente il corpo potremmo non riuscire pienamente nello scopo a cui vogliamo consacrarci. Detta in soldoni, è talmente importante questa esistenza e ciò che in essa noi ci sentiamo chiamati a fare, che, pur in teorie che in buona parte condivido, non vorrei che si finisse per adagiarsi in una tendenza “comoda”.. quella propria di alcuni scrittori new age di successo (che tra l’altro dicono cose pure molto apprezzabili) .. quella che magari ti dice “alza le tue frequenze, cambia livelli di pensiero, ama te stesso e il mondo e tutto cambierà…” Sono cose fondamentali queste, ma credo, potrei sbagliarmi naturalmente.. credo che non bastino. Che bisogna anche dire.. “sforzati, impegnati, dacci l’anima.. suda, vai oltre, metti in gioco tutto te stesso..”
E trovo anche “facile” pensare che raggiunta la giusta frequenza tutta la vita per noi funzionerà come un orologio svizzero, o, meglio detto, che non incontreremo sofferenze, nemici, ostacoli, momenti di caduta. Vedere la realtà come una serie di vibrazioni, corrispondenze e frequenze non può diventare, secondo me, un altro assolutismo nel quale tutto ciò che io sono è esclusivo specchio di ciò che mi accade. E se per esempio incontro anche persone he mi danno del filo da torcere o sfide dolorose da affrontare, vuol dire ad esempio che io non sono abbastanza “positivo” e che non ho ancora capito bene le regole del gioco. Alcune delle persone migliori su questo pianeta hanno dovuto affrontare anche la negatività, il dolore, gli ostacoli e le cadute. E non credo si possa dire che ciò era esclusivo portato di una loro ombrosità interiore che si proiettava nel mondo esterno. Anzi spesso invece quelle cose avevano un senso profondo per loro e per gli altri. A me, in sostanza, non convincerebbe una visione della teoria delle vibrazioni se fosse declinata su un piano di esistenza intesa come puro benessere perfettamente programmato dalla nostra coscienza e impermeabile ad altro. Che poi penso che tutto abbia un senso. Quindi anche il dolore, gli ostacoli, le cadute, le battaglie. Che anche affrontare in certi momenti l’Ombra e la sofferenza abbia un senso. E che non siano sempre e comunque parti di una individualità che non ha ancora correttamente imparato a vivere e a pensare. E riconfermo. Io credo che le vibrazioni siano essenziali. Ci sono luoghi in cui c’è stato tanto amore e te ne accorgi subito. Persone piene di odio e se ti guardano ti senti quasi accoltellato. O tu stesso che a volte sei così pieno di energia che in quei momenti è come uno stato di grazia, e ti pare che tutto il mondo ti sorrida e con chiunque parli sembra possa esserci amore e comprensione. Così come elevate vibrazioni ti danno effettivamente più forza e potere per trasformare te stesso e cambiare il mondo. Il succo è che non per questo stesso la tua vita diventa un semplice sogno mentale, ogni problema viene completamente evitato alla radice, e non incontrerai ostacoli e sfide dure, anche se le tue vibrazioni fossero sempre elevate.. come del resto è accaduto anche a grandi benefattori e santi nel corso della storia. O forse a un livello immenso basterebbero solo le vibrazioni? Tipo un livello da grande anima o Illuminato supremo? Forse sì. Ma è un livello che non riguarda gran parte delle esistenze. Io credo che per noi, anche per i migliori, ci siano momenti imprevedibili,s ituazioni destabilizzanti, sudore, passione, intensità da dare.. sempre. Non sono affatto certo che potremo evitare ogni trappola e ostacolo. Ma credo che, anche con le visioni che Liptone molti altri ci delineano, così come con molte altre conoscenze e strumenti, venute pure da contesti non poco diversi… noi possiamo affrontare e superare tutto. E da tutto trarre qualcosa. Questo mi sento di crederlo. Anche se non sono un Mahatma che può parlare p er scienza infusa…:-)… ma questo mi sento di crederlo. Comunque ho appena sfiorato questo genere di questioni. Ciò che mi premeva veramente dire è che, anche quando sottoponiamo un documento così prezioso, stimolante, utile e benefico come il seminario di Bruce Lipton, non lo facciamo come discepoli acritici e adoranti, ma come persone che vogliono dare un’arma in più per crescere e interrogarsi, altro cibo sul tavolo… nessuna Tavola della Legge, ma strumenti da implementae e di cui nutrirsi se, come e quando si vuole nell’ottica di un proprio personale percorso, che deve essere sempre radicalmente libero. Noi non vi diciamo “pensate questo!”.. ma… “questo può esservi utile.. insieme ad altro che prenderete da altre fonti.. e scambiandoci poi i nostri futuri pezzi di strada capiremo qualcosa di più dell’uno e dell’altro.. e di questo pazzo.. pazzo mondo..”
Relativamente poi alle questioni specificatamente genetiche, c’è chi arriva a dire che proprio i geni non contano assolutamente nulla e tutto sorge per forme di creazione mentale. La mia idea è un pò più sottile. Io penso che forse i geni, come la famiglia e gli ambienti determinano delle tendenze che si muovono in certe direzioni. Ma esse non sono irribaltibili. Così come quindi si può guarire da malattie cosiddette “incurabili”.. NOI POSSIAMO EFFETTIVAMENTE MODIFICARE IL DNA. Quindi magari il DNA opererebbe, almento per certi aspetti, anche se io fossi isolato dal mondo in una foresta amazzonica.. quindi ciò che mi accade non sarebbe totalmente creazione del pensiero o dell’ambiente. MA… ANCHE SE IL DNA MI SPINGESSE VERSO CERTE DIREZIONI.. IO POSSO CAMBIARLO. In questo senso accolgo la visione di Lipton. E il mio cuore la senta vera, come ho scritto in precedenza. Ma naturalmente non sono nessuna mente galattica o esperto cosmico di tutte le strutture della materia, né delle “sacre armonie della musica celeste” o dei vortici inesorabili delle “ottave”..
… sono solo un Uomo tra gli Uomini, come voi.. e tutti insieme siamo qui per qualcosa, che alcuni chiamano Disegno, e che ci fa fremere, gioire e lottare ogni giorno. E gli specchi riflettono il nostro tempo e le nostre Canzoni.
Chiunque voi siate e dovunque voi siate… il pane spezzato alla fine è la sola cosa che rimane..
HASTA SIEMPRE ESPERANZA
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CONVERSAZIONE INTERVISTA CON BRUCE LIPTON
Durante il periodo in cui Bruce Lipton lavorava come ricercatore e professore alla scuola di medicina, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi biologici attraverso i quali le cellule ricevono ed elaborano le informazioni: infatti, piuttosto che controllarci, i nostri geni sono controllati, sono sotto il controllo di influenze ambientali al di fuori delle cellule, inclusi i pensieri e le nostre credenze. Questo prova che non siamo degli “automi genetici” vittimizzati dalle eredità biologiche dei nostri antenati.
Siamo, invece, i co-creatori della nostra vita e della nostra biologia.
Lipton descrive questa nuova scienza, chiamata epigenetica, nel suo libro “The Biology of Belief: Unleashing the Power of Consciousness, Matter and Miracles” (N.d.T.: Biologia delle Credenze: Liberare il Potere della Consapevolezza, della Materia e dei Miracoli) (2005: Mountain of Love/Elite Books). Pieno di citazioni e riferimenti di altri scienziati che conducono, in tale campo, ricerche all’avanguardia, questo libro potrebbe, letteralmente, cambiare la vostra vita al suo livello più fondamentale.
Fino alla scoperta dell’epigenetica, si credeva che il nucleo di una cellula, contenente il DNA, fosse il “cervello” della cellula stessa, del tutto necessario per il suo funzionamento. Di fatto, come hanno scoperto Lipton ed altri, le cellule possono vivere e funzionare molto bene anche dopo che i loro nuclei siano stati asportati. Il vero “cervello” della cellula è la sua membrana, che reagisce e risponde alle influenze esterne, adattandosi dinamicamente ad un ambiente in perpetuo cambiamento. Che cosa significa questo per noi, quali collezioni di cellule chiamati esseri umani? Man mano che incrociamo le diverse influenze ambientali, siamo noi a suggerire ai nostri geni cosa fare, di solito inconsciamente.
Lipton ci mostra anche come Darwin avesse torto. La competizione non è la base dell’evoluzione; non è la sopravvivenza del più forte che ci permette di sopravvivere e prosperare. Al contrario, dice, dovremmo leggere l’opera di Jean-Baptiste de Lamarck, che venne prima di Darwin e dimostrò che la cooperazione e la comunità sono la base della sopravvivenza. Immaginate se ciascuna dei vostri trilioni di cellule decidesse di farcela da sé, di combattere per essere la regina della collina piuttosto che cooperare con le cellule compagne. Per quanto sopravvivereste ?
L’INTERVISTA
Barbara Stahura: La premessa di base della tua ricerca e del tuo libro, The Biology of Belief, è che il DNA non controlla la nostra biologia.
Bruce Lipton: Sì. Ho cominciato a studiare questo verso la fine degli anni ’60. Da allora la scienza di frontiera ha iniziato a rivelare tutte le cose che avevo osservato. I biologi che fanno ricerca d’avanguardia sono a conoscenza di ciò che dico nel libro. Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia. Tutto il mio sforzo si è concentrato nel far giungere al mondo l’informazione d’avanguardia. L’orientamento mentale del pubblico è stato programmato secondo la credenza che siamo degli automi genetici, che i geni controllano la nostra vita, che ne siamo vittime, e via di seguito. Il punto, però, è che la scienza di frontiera – quella di cui parlo – si è stabilizzata da almeno 15 anni. È ora che sia portata nel mondo perché è lì che viene usata.
BS: Questa scienza relativamente nuova sulla quale tu scrivi viene chiamata epigenetica.
Ci spiegheresti di che cosa si tratta?
BL: L’epigenetica è quella scienza che mostra che i geni non si auto-controllano, ma sono controllati dall’ambiente. Si sa da circa 15 anni, e ora fa finalmente fa capolino da dietro l’angolo. Ti faccio un esempio. La Società Americana per il Cancro ha recentemente pubblicato una statistica che afferma che il 60 per cento dei tumori sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro. E ora se ne viene fuori dicendo: è lo stile di vita, non sono i geni. Ci siamo focalizzati sul cancro come se fosse una questione genetica, ma solo il cinque per cento dei cancri ha una connessione genetica. Il novantacinque per cento dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. La ragione (che ci fa dire che c’è una connessione genetica) è che tale spiegazione è fisica, tangibile, perciò preferiamo lavorare su di essa. E il 95 per cento che ha un cancro e non c’è una connessione genetica? Non è facile fare esperimenti su qualcosa sulla quale non puoi focalizzarti fisicamente.
BS: Così il determinismo genetico – l’idea che siamo controllati dai nostri geni – è inevitabilmente incrinata, come dici nel libro.
BL: Sì.
BS: Hai scritto anche di Jean-Baptiste de Lamarck e della sua teoria dell’evoluzione – che sopravviviamo attraverso la cooperazione, piuttosto che la più recente idea darwiniana di competizione e sopravvivenza dei più forti. Che tutti i nostri trilioni di cellule devono cooperare per mantenere il nostro corpo in perfetto funzionamento, in quanto noi esseri umani non possiamo sopravvivere senza grandissime quantità di cooperazione gli uni con gli altri e con il nostro ambiente.
BL: Immediatamente, appena hai detto cooperazione, stavi violando la teoria darwiniana, che è competizione e lotta. Di fatto, si tratta di un’interpretazione erronea. La nuova scienza ci dice che quella credenza è sbagliata. La credenza di cui hai appena parlato, invece – la natura della cooperazione e della comunità – è in effetti il principio basilare dell’evoluzione.
Nel 1809 Lamarck ha scritto che i problemi che tormenteranno l’umanità verranno dal suo separarsi dalla natura, e ciò condurrà alla distruzione della società. Aveva ragione, perché la sua enfasi sull’evoluzione era che un organismo e l’ambiente creano un’interazione cooperante. Se volete capire il destino di un organismo, dovete capire la sua relazione con il suo ambiente. Poi ha affermato che separarci dal nostro ambiente significa assumere la nostra biologia e tagliarci fuori dalla nostra sorgente. Aveva ragione. E quando arrivi a capire la natura dell’epigenetica, la sua teoria ora ha trovato sostanza. Senza alcun meccanismo che, all’inizio, le desse un senso – e specialmente da quando abbiamo comprato il concetto dei biologi neo-darwiniani che affermano che tutto è controllato geneticamente – Lamarck sembrava stupido. Ma sai cosa? Aveva proprio ragione.
BS: La tua dimostrazione che il “cervello” della cellula non è il DNA ma, bensì, la sua membrana è affascinante. Che significato ha questa scoperta riguardo a ciò che pensiamo di noi stessi e della nostra vita, dal momento che siamo proprio una comunità di cellule?
BL: Se due cellule si uniscono e stanno comunicando, useranno i loro “cervelli” per farlo, giusto? E se dieci cellule si uniscono, useranno i loro cervelli affinché la loro comunicazione reciproca abbia un senso. Quando prendi un insieme di un trilione di cellule, come in un cervello umano, queste opereranno ancora secondo il principio del cervello cellulare. Beh, quando abbiamo comprato l’idea che i geni ed il nucleo formano il cervello della cellula – che ci porta fuoristrada – e la applichi come fosse un principio di neurologia o di neuro-scienza, ti sei già incamminato nella direzione sbagliata. Non puoi arrivare da nessuna parte perché quello non è il cervello della cellula. I nostri principi su come funziona l’intelligenza sono stati totalmente sviati. Ecco perché, dopo tanta neuro-scienza, se chiedi a qualcuno: “come funziona, veramente, il cervello?” La risposta sarà: “veramente, non lo sappiamo”.
Il Progetto Genoma Umano dice che quel modello è sbagliato. Pensavamo che ci volessero più di 100.000 geni per far funzionare un essere umano. Il fatto che ce ne siano meno di 25.000 ha messo un bastone tra le ruote dell’intero processo. Come può esserci un tale esiguo numero di geni a formare una cosa così complessa come un essere umano? La risposta è che ci vuole molto di più dei soli geni a farlo funzionare – che è l’apporto dall’ambiente che può alterare la lettura dei geni.
Ci sono 140.000 proteine in un corpo umano, e si credeva che ciascuna richiedesse un gene separato per prodursi. Di colpo, trovi che ci sono 25.000 geni e 140.000 proteine, e non ci siamo con i numeri. L’epigenetica rivela qualcosa di così sorprendente che la scienza stessa ha dei problemi a comprendere la forza di questo nuovo significato, e suona così: con il controllo epigenetico, che significa il controllo mediato dall’ambiente, un singolo gene può essere usato per creare 2000 o più proteine diverse dalla stessa matrice. Il controllo epigenetico è come un lettore che può leggere l’impronta originaria e ristrutturarla per produrne qualcosa di diverso. Ed ecco come un singolo gene può essere usato per creare molti prodotti proteici differenti. Non è stato il gene che ha prodotto ciascuna proteina, è stato il controllo epigenetico che l’ha fatto, e questo è il feedback diretto dall’ambiente. Ci allontana da quel meccanismo che dice che siamo solo macchine.
BS: E ci dice invece che non siamo vittime. Siamo co-creatori.
BL: Assolutamente.
BS: Per tanti l’idea che siano i nostri pensieri a creare la realtà, che è quello su cui si basa la Scienza Religiosa e altre tradizioni metafisiche e spirituali, è un’idea puramente spirituale. Ma la fisica quantistica ha aggiunto all’idea, il fatto scientifico. E ora, il tuo lavoro e quello di altri porta quel concetto a livello delle cellule. Che lo rende in qualche modo più reale, più tangibile.
BL: Se si definisce lo spirito più o meno su questi parametri si potrebbe ottenere una definizione del tipo “una forza motrice invisibile.” Se definisco la natura della meccanica quantistica, è una forza motrice invisibile. Di fatto afferma: “Sì, ci sono forze invisibili che modellano la nostra esistenza”. Poiché la nostra biologia è tradizionalmente basata su un concetto newtoniano e materialistico, la natura di quel sistema è di considerare le forze invisibili come non rilevanti. Però, quello che la meccanica quantistica ha stabilito è che le forze motrici invisibili sono tutto. Perciò, se la nostra scienza non si adatta alla nuova fisica, sta di fatto ostacolando il progresso in evoluzione. Quando si introducono nuove forze, si deve dar loro nuovo credito, e quando lo si fa, i ricercatori spirituali saltano su e dicono: lo sapevo! E i fisici quantistici saltano su e dicono, lo sapevo! Stiamo sempre parlando della stessa cosa. Se lo ammettessimo, l’opportunità di unione diventa così tangibile che è quasi fisica. Sì, possiamo sentirla! Ora possiamo essere tutti d’accordo. Tu la chiami come vuoi, io la chiamo come voglio. Ma siamo tutti governati da queste forze invisibili.
BS: Ho letto una tua intervista nella quale hai affermato, “piuttosto che esser vittime dei nostri geni, lo siamo stati delle nostre percezioni.” Puoi aggiungere qualcosa su ciò che significa essere una vittima delle nostre percezioni?
BL: In un certo senso, sappiamo attraverso lo studio della membrana cellulare, attraverso lo studio dell’epigenetica, che questo è fondamentale. L’epigenetica dice che i segnali ambientali influenzano l’espressione genetica, e questi segnali ambientali talvolta sono diretti, e tal’altra sono interpretazioni, quando per es.le percezioni diventano credenze. Così, ho una credenza su qualcosa, che è una percezione, e aggiusto la mio biologia a quella particolare credenza. Come col cancro terminale, se credo a quello che i medici mi dicono, lo loro diventa una vera e propria predizione. Se dicono che ho il cancro terminale e sono d’accordo, allora essenzialmente morirò quando, a detta loro, accadrà. Quali sono le persone che non lo fanno? I casi di “remissione spontanea.” Almeno una persona, scommetto, non ha “comprato” quella diagnosi. E la sola ragione per la quale ne sono usciti è che avevano un altro sistema di credenze completamente diverso, e quindi sono stati capaci di cambiarlo.
Struttura dell’universo
by OrfeoMartinek on apr.04, 2009, under Scienza
Sulla terra abbiamo così tanti problemi e anche nella vita di tutti i giorni che ormai non si ha più tempo di fermarsi a pensare, non si ha più tempo di fissare il cielo e stupirsi di tutto quello che sta sopra di noi. Volevo appuntare qui qualche piccola riflessione. Mi è capitato di pensare alla nostra situazione di esseri così piccoli rispetto all’immensità dell’universo. Per essere più chiaro noi siamo nella stessa situazione di pesci in un acquario. Il nostro acquario è la terra
Un pesce non può sapere cosa c’è li fuori e vive facendo sempre facendo le stesse cose e non curandosi di ciò. Ma per fortuna noi abbiamo un cervello che ci ha portato a renderci conto di tutto ciò mentre questo non succederà mai ai pesci. Continuando il paragone, al di fuori del nostro acquario abbiamo un altro contenitore che è il nostro sistema solare, a sua volta il sistema solare sta contenuto in un braccio della via lattea. La Via Lattea è la galassia alla quale appartiene il sistema solare. Per avere maggiori informazioni su dove ci troviamo precisamente dentro la galassia guardate wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Via_Lattea La via lattea insieme ad altre galassie forma una struttura denominata Gruppo Locale il gruppo locale a sua volta appartiene al Superammasso dell Vergine.http://it.wikipedia.org/wiki/Superammasso_della_Vergine Guardando l’universo quindi sembrerebbe l’insieme di questi contenitori noti come super ammassi separati da spazi apparentemente poco popolati da stelle o galassie. E’ quindi come se tutto facesse parte di una grande struttura a scala, a scatole cinesi una contiene l’altra e così via. Almeno questo è quello che appare a noi e questo se ne deduce dalle prove che abbiamo raccolto fino ad ora.
Per chi volesse approfondire.
http://www.mystars.it/CorpiCelestiInsiemiGalassie.aspx
Missione Keplero, lancio avvenuto con succeso
by OrfeoMartinek on mar.07, 2009, under Scienza
Nei prossimi mesi ne vedremo delle belle. Di cosa sto parlando? Keplero è il nome di un telescopio spaziale che ha come obiettivo principale quello della ricerca di pianeti rocciosi simili al nostro pianeta Terra. La partenza è avvenuta dal sito Launch Complex 17-B della Cape Canaveral Air Force Station a bordo di un lanciatore Delta II della ULA (United Launch Alliance). Il suo occhio sarà puntato sulle nelle costellazioni del Cigno e della Lira, esaminerà 100 mila stelle simili al Sole. Sono anni (dal 1995) che è ormai partita la ricerca di pianeti al di fuori del nostro sistema solare (pianeti extrasolari anche detti esopianeti)
http://media4.obspm.fr/pianeti-extrasolari/
Finora sono stati individuati quasi 350 pianeti extrasolari. La maggior parte sono stati scoperti tramite metodi di osservazione indiretta piuttosto che attraverso le osservazioni ottiche al telescopio.
http://it.wikipedia.org/wiki/Metodi_di_individuazione_di_pianeti_extrasolari
A causa dei limiti delle tecniche di osservazione attuali, la maggior parte dei pianeti individuati sono giganti gassosi come Giove e solo in misura minore pianeti rocciosi. Grazie a Keplero sarà possibile individuare quei pianeti più simili alla terra, una altro piccolo passo per sentirci meno soli nell’universo.
Un pò di numeri :
la missione Keplero ha avuto un costo di 600 milioni di dollari
Il telescopio ha uno specchio di 1,4 metri di diametro
una camera fotografica di 95 milioni di pixel.
La durata della missione è prevista in 3 anni e mezzo.
Link, fotogalleria di pianeti del sistema solare
Cancellare i ricordi
by Duncan on feb.19, 2009, under Medicina, Resistenza umana, Scienza
Ricercatori olandesi avrebbero sviluppato un farmaco capace di cancellare i ricordi dolorosi. Essi sostengono di aver cancellato i brutti ricordi utilizzando dei farmaci ‘beta-bloccanti’, che vengono solitamente prescritti ai pazienti cardiopatici. Gli esperimenti sugli animali, affermano, avrebbero già evidenziato che i farmaci –bloccanti del recettore beta adrenergico – possono interferire su come il cervello elabora e rielabora i ricordi degli eventi spaventosi.
Vado anche al di là della tendenza mediatica a vendere il vitello grasso e a spararla al massimo volume con quel genere di notizie che sovente si rivelano (almeno in buona parte) bufale (scoperto il genere della gelosia, ecco il farmaco per diventare simpatici,ecc.).
Vado al di là per vedere qualcosa di più profondo.
Cosa esprime ciò che leggiamo, sentiamo, viviamo? Quale è il valore sottostante, la matrice delle cose, la trame e l’ordito, la formula del pensiero?
E ancora oltre, il paradigma che emerge..
Perché di paradigma si tratta. E lo sforzo di una coscienza in atto, di qualcosa che sia degno di un essere senziente è non fermarsi al sapere, ma cercare di “capire”.
Tutto rivela un messaggio, conscia o inconscia che sia la sua natura ora non è ciò che in discussione.
Ma il messaggio c’è. La neutralità con la quale vengono colorate tutto ciò che fa parte dell’attuale immaginario tecnico scientifico è falsa.
E in questa falsità io non esprimo, ora, un disvalore negativo. Contesto la facile copertura della neutralità. Ogni sentiero in cui la strada si determina è frutto di altri sentieri, di scelte passate, di opzioni presenti, di gerarchie di valori, consapevoli o inconsapevoli.
Noi vediamo l’ineluttabilità del “fatto”; l’invenzione, la scoperta, la nuova pratica. E dal fatto ne traiamo il suo “non poter essere altrimenti”. L’errore, archetipale, che genera confusione mentale e, in ultima analisi, non-pensiero sta qua.
Vogliamo andare più terra terra…
Se cominciasse (parlo per ipotesi) una agricoltura prevalentemente basata sugli OGM, non è l’affermarsi “neutro” di una tecnologia “inevitabile”, che si sarebbe manifestata prima o poi nella storia. Ma è un complesso circuito che ingloba in sé vicende storiche, prassi economiche, visioni ideoloche e tanto altro. Tutto questo insieme si concretizza in una “direzione”. Diventa cioè, nel suo senso più globale e differenziato, SCELTA.
Io qui, sono un piano precedente anche alla contestazione di ciò a cui porta la scelta, ma mi incentro sulla decisività di de-mistificare l’inevitabiltà di ciò che è presente solo per il fatto di essere presente. Di spogliare, insomma, il fatto della sua neutralità. Non è qualcosa di neutrale che esiste il Grande Fratello, se mi perdonate questo esempio ebete, ma dietro, ci sono tutta una serie di azioni e contrazioni che hanno portato a quel risultato (la presenza di questo programma per rincoglioniti) , dinamiche che per comodità riassettiamo nel termine SCELTA.
Ma vedrò di dare un taglio drastico prima che incominciate a chiamare la neuro per venire a prelevarmi..
Eccoci all’articolo di oggi…
Esprime, la creazione scientifica di cui esso parla, non solamente una creazione “neutra”..
Ma una “direzione”, una visione della vita, una SCELTA..
Come potremmo riempire di contenuto questa scelta, come potremmo rappresentarcela?
Come una visione fortemente riduzionistica, chimico organica dell’essere umano. Fascio di reazioni e riflessi che possono essere ri-armonizzati e “corretti” con sostanze che creino altre contro-spinte. Approccio farmacologico, quindi, ai problemi della psiche, dell’identità, della coscienza, del dolore e del desiderio.
Questa direzione riduzionista e rozzamente materialista va vista per quello che essa è prima di ogni ulteriore passo in avanti. UNA SCELTA APPUNTO.
La prima difesa della nostra integrità mentale si trova nella “resistenza” a ciò che è venduto come inevitabile, come l’unico progresso possibile, l’unica “immaginazione”, l’unica “visione” per il nostro futuro. E’ l’ideologia del “no there is alternative” che porta molti a credere che, nel caso in concreto, solo un approccio farmacologico e “manipolatorio-manomissore” può essere una risposta potente ed efficace ai traumi e alle ferite del passato.
Non fatevi distogliere da quel velo. Al succo del succo, l’approccio è lo stesso del Ritalin come soluzione offerta per i bimbi “iperattivi”.
Lo stesso che ti promette di “manometterti” dall’esterno senza capire mai il quadro più ampio che una cosa rivela, e anche le interconnessioni. Perché ogni entità sistemica, e l’uomo sovranamente, non è una accozzaglia di elementi:piedi+torace+testa….emozioni…positive+istintoaggressivo+traumi…ecc..
Per cui incidi su un elemento e il resto resta intatto. Ogni parte influenza costantemente l’altra e ne è influenzata.
E poi, scartassimo anche questo, “cancellare” qualcosa senza sforzo è
sempre la strada più facile, e questo sedurrà molti.
Ma ha senso davvero cancellare qualcosa a colpi di click? Un pò come quando vogliamo sparazzarci di un file, lo raggiungiamo con la freccetta, premiamo col pulsante destro alle opzioni e poi clicchiamo su “elimina”.
Io sono sempre stato dell’opinione (sulla base di svariate argomentazioni) che tutto può essere superato. Nessun trauma e ferita è invincibile. Ma, il percorso devi farlo tu. E’ un tuo viaggio interiore, un confronto anche arduo, un processo di purificazione, di liberazione, di reintegrazione. E allora quel dolore, quella ferita, quel trauma può anche insegnarti qualcosa. Non diventa più un buco nero, ma la spinta propulsore per una trasformazione, un “salto quantico”.
Le migliori persone che ci siano mai state sono il frutto di questa battaglia, sono state forgiate dal dolore e dalla sofferenza, hanno fatto viaggi anni luce dentro di se.. si sono confrontati con la propria Ombra come direbbe il nostro caro Alpha.
E io sono fra coloro che ritengono che solo un percorso personale di tal genere può aprirti alla più ampia espansione e ricchezza emozionale.
NOTATE BENE..
Il trauma non è semplicemente “cancellato”, in realtà è TRASFIGURATO…
Non è come se non ci fosse mai stato, ma si è operata la TRASFORMAZIONE ALCHEMICA…
Tu sei di più, diventi molto di più dell’essere che eri pre-trauma, una volta che il piombo è diventato oro.. l’acqua è diventata vino..il vino è diventato sangue..
Se allora immaginiamo l’alternativa riduzionista-farmacologica potremmo anche provare, tanto per fare un giochino, che siano davanti a noi due esseri, entambi de-trumizzati.. il primo con un lavoro interiore.. il secondo con il farmaco.
Apparentemente sembrebbe essersi raggiunta la stessa meta..Ma è cosi?… Non credo..
Basta pensare a due parole la cui “differenza” dice tutto: INTEGRO e INTEGRATO…
Che differenza c’è tra una persona che ritorna e/ diventa INTEGRA e una che viene INTEGRATA? Se volete la differenza è enorme nascosta in due semplici lettere aggiuntive finali.. ![]()
So molte delle obiezioni che possono farmi. Alcune delle quali, del resto, particolarmente efficaci.
“Immagina una donna che ha subito tremendi abusi sessuali, financo gli abominevoli abusi rituali e può spazzare via tutto con un click… che gli dici a lei eh?.. facile parlare davanti a un modem seduto sulla tua bella sediolina.. che rispondi ora eh?”
E’ dura.. chi potrebbe condannarla?.. con tutta quella morte e quell’inferno che porta addosso…
Ma quando noi parliamo di quello in cui crediamo, delle nostre credenze e valori.. della nostra Visione. proviamo a tentare un approccio di senso generale a ciò che la vita ci offre.
Nessuno approccio è perfetto, nessuno non si espone a lancinanti contraddizzioni.. nessuno ha sempre tutte le risposte.. nessuno darà mai solo soluzioni facili.
Io non so rispondere davvero a quella domanda….
Temi così complessi non si risolvono nel giro di un post. Ci possono essere confronti, anche durissimi, che durano decenni. Un post, ma neanche un libro, ma neanche un milione di volumi possono dare tutte le risposte.
Ammetto comunque la forza spiazzante di quella domanda..
Però ritengo, arrivati alle battute finali, che abbiamo anche un’altra SCELTA..
Che vede nell’uomo un essere di incalcolabile ricchezza. Un essere che agisce su una pluralità di livelli e vibrazioni. Un essere che non è un semplice ammasso di tendini, tessuti, neuroni..
Ma è anche mente-al-di-là-del cervello, emozioni, cuore, spirito..
Quale di queste due strade renderà la nostra vita appassionanta, unica, libera, eroica?
Quale di esse contiene in se il retaggio più prodondo di tutto ciò che è l’onore e la bellezza di un essere umano?






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