Scienza
Tra scientismo e libertà.. un saggio di Michael Cricton
by Duncan on lug.06, 2010, under Ispirazione, Medicina, Misticismo, Scienza, Simbolo

Appena dici una parola di questo genere, vedi i cecchini pronti a spararti, i cani e la baionette, la folla inferocita con le pietre o il consessi dei sapienti che anatemizzano e ostracizzano. E immagini schiere di ciarlatani e polveri strani, fattucchiere e bufalate. In realtà questo è quello che ci ès tato fatto credere. Si colpiscono giustamente i pagliacci e i ciarlati, e su questo tanto di cappello, ma si veicola il messaggio per il quale tutto ciò che parla ed esprime “altre visioni della realtà” è fantascienza o inganno, al massimo favolette per bambini beoti.
E allora non si viene a sapere come da decenni queste cose vengono studiate e applicate.. spesso in modo occulto.. tipo agenzie di servizi segreti che si servono dei “poteri” di qualche soggetto particolare. Non si parla di tante vicende difficilmente spiegabili se guardi il mondo con i paraocchi.
Soprattutto è bene intendersi. Non è tanto l’ossessione per il “fenomeno” che secondo me è importante. Ma la libertà mentale di dare chance anche ad altre strade. Per tantissimo tempo, ad esempio, la meditazione è stata vista solo come una moda orientale (cosa che per alcuni in effetti è), eppure si è sempre più consapevoli che stati profondi di meditazioni producono effetti potenti sul corpo e sulla mente, addirittura contribuiscono a remissioni di malattie. Però detto fino a qualhce anno fa ti valeva, nel migliore dei casi, l’appellativo di idiota o di disinformatore.
Così come le guarigioni c.d. “impossibili”. Ogni anno guariscono migliaia di persone definite “inguaribili”, persone che i medici danno per specciate, persone su cui neanche un drogato del gioco scommetterebbe un centesimo trapanato. Eppure guariscono. Alcuni di questi in maniera totlamente inaspettata, anche per loro stessi. Altri invece hanno intrapreso dei percorsi, che siano di meditazione, preghiera, p ratiche taoiste. Qualunque essi siano, alcuni, tramite o anche tramite questi percorsi sembrano essere arrivati addirittura alla guarigione.
E potremmo davvero andare avanti per molto..
Cosa è normale? Cosa è paranormale? Cosa è strambo e illusorio? Cosa è folle? Quali sono i limiti del possibile? Uno sciamano che guarisce (ci sono casi conclamati) uno schizofrenico che sarebbe stato condannato ad anni di psicofarmaci e di ricoveri, attraverso un viaggio sciamanico.. cosa è? Un buffone, un manipolatore.. un novello stregone da mettere al rogo? CIò che fa è normale, è follia, è una truffa? Ma poi.. non dovrebbe contare cosa è accaduto? Magari non per tutto potremmo trovare delle spiegazioni.. eppure alcune cose funzionano..
Se la nostra mente è troppo rigida noi le escluderemo a priori, non ci porremmo neanche il dubbio. Non credermmo ad esempio che forse potremmo guarire, nonostante per tutti siamo spacciati.
Ci sono persone che pure sotto le bombe, o lontani migllia e miglia.. assicurano di avere sentito e visto la persona amata… e lei conferma.. concordando, anche lei, sul momento dell’incontro. Entrambi sono vittime di allucinazioni psicosensoriali, guarda tu.. anche in contemporanea?
E se anche fosse una singoalre e straordinaria coincidenza.. ha davvero molto senso accanirsi per cercare di distruggere una “realtà” che a loro ha regalato momenti preziosi.. e di “curarli” magari con qualche psicofarmaco che li trasformi in passivi masticatori di cruda realtà?
E le esperienze di premorte? Ormai la letteratura sul tem è infinita.. a cominciare dal precursore.. Richard Moody…
Vogliamo credere che esista solo il recinto solido e tangibile della fisica newtoniana e di un mo ndo con poche regolette inesorabili? O diamo la chance a che possa esistere anche altro?
Il testo di Cricton che leggerete è davvero insolito… Infatti non è il classico testo che ci aspetterebbe. Non è pieno di petizioni di principio e di richiami all’istinto, alle emozioni.. o colmo di retorica. Lui affronta sistematicamente il problema, affrontando gli “scientisti” nel loro stesso campo di gioco..e in un certo senso, destabilizzandoli.
E’ davvero un caso che alla fine, come vedrete leggendo tutto il testo, non sia più stato chiamato a leggere questo intervento?
Buona lettura…
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Nella primavera del 1987 conobbi Paul MacCready, qull’ingegnere aeronautico simpatico e divertente che nel 1977 ha costruito il <<Gossamer Condor>>, realizzando così uno dei più antichi sogni dell’uomo: il volo muscolare umano. MacCready ha progettato anche il <<Gossamer Albatross>>, il primo aereo azionato dall’uomo che ha attraversato la Manica, e anche un aereo a energia solare.
Nel corso della nostra conversazione Paul parlò con disprezzo dei sensitivi, persone che sostenevano di vedere le aure. L’opinione di MacCready era che questa gente nel migliore dei casi era ingenua e nel peggiore imbrogliava.
Io non ero d’accordo: nella discussione che seguì Paul mi disse di essere membro della sezione di Pasadena del csicop. Il Comitto per l’Indagine Scientifica delle Rivendicazioni dei Fenomeni Paranormali era stato fondato nel 1976 da un gruppo di eminenti filosofi, psicologi, scienziati e maghi. Nella loro rivista trimestrale, <<The Skeptical Inquirer>>, i membri del csicop avevano screditato le rivendicazioni dei fenomeni <<paranormali>>. C’erano sezioni del csicop in tuttoi l paese e quella di Pasadena, di cui facevano parte molti membri del Cal Tech, era particolarmente attiva. MacCready mi propose di fare un discorso a questo gruppo.
Accettai immediatamente pensando che sarebbe stata una esperienza interessante sia per me che per il gruppo. Paul disse che avrebbe fatto in modo di farmi invitare. Iniziai a preparare il mio discorso..
Dato che non sapevo molto sul lavoro del csicop, cominciai col leggere una scelta di articoli tratti da <<The Skeptial Inquirer>> e pubblicati nel volume Scence Confront the Paranormal. La maggior parte degli articoli non mi interessava affatto, in essi si screditavano i bioritmi, la chiromanzia, l’astrologia, gli UFO e il Triangolo delle Bermude, fenomeni in cui comunque non credevo. Altri articoli, quali un esame critico delle ricerche del mostro di Lochness mi sembrarono di scarso interesse poiché erano privi di implicazioni filosofiche o intellettuali.
In alcuni articoli mi disturbava il tono violento di molti autori che stimavo, la tendenza ad attribuire agli avversari le motivazioni più base. In realtà sembrava ci fosse molta animosità personale e insulti da entrambe le parti. Per esempio, a proposito analogie tra la chiaroveggenza e il misticismo orientale, rilevate da scrittori quali Fritjoff Capra, Isaac osservava:
… Se nel mondo intuizione e ragione hanno la stessa importanza e se i saggi orientali conoscoo l’Universo quanto lo conoscono i fisici, perché non considerare le cose al contrario? Perché non adoperare la saggezza dell’Oriente come una chiave alle domande senza risposta della fisica? Per esempio: qual è la componente fondamentale costituente le particelle subatomiche che i fisici chiamano quark?…
Asimov concludeva:
Questa presunta verità dell’intuizione è una vera e propria sciocchezza ed è ridicolo vedere delle menti razionali che si sono perse d’animo inginocchiarsi davanti ad essa. No, non è esatto definirlo ridicolo: è tragico. C’è stata almeno un’altra occasione simile nel corso della storia, quando il pensiero greco laico e razionale si inchinò davanti agli aspetti mistici del Cristianesimo: quelli che seguirono furono i Secoli Bui. Non ce ne possiamo permettere altri.
Queste erano parole appassionate e nel leggerle cominciai ad avvertire che c’era da parte di csicop qualcosa che andava al di là di un giudizio spassionato su dati discutibili. Lo stesso Asimov aveva implicitamente tracciato il paragone tra scienza e religione come modi divergenti di considerare il mondo. Ciò ovviamente lasciava aperta la possibilità che la scienza fosse una religione, e questa era una posizione eretica che pochi scienziati avrebbero accettato. Ma nel rileggere gli articoli del csicop cominciai a capire che la scienza era in lotta per la supremazia contro contro altri modi di percepire vissuti come minacciosi.
Se volevo essere efficace nella mia conferenza alla sezione di Pasadena del Csicop dovevo impegnarmi a fondo.
Iniziai col dire che non mi aspettavo di modificare le opinioni di nessuno. Non volevo convincere nessuno di niente. Ritenevo che alcuni fenomeni paranormali avessero fondatezza e sapevo che quasi tutto il pubblico era di diverso parere. Anziché discutere dettagliatamente questo punto, suggerii che saremmo stati tutti d’accordo nel sostenere che la storia, alla fine avrebbe dimostrato chi aveva ragione o torno. No restava che aspettare.
Per il momento, volevo presentare al pubblico alcune delle esperienze che mi avevano portato a modificare le mie opinioni e cercare di spiegare il mio punto di vista attuale. Perché – dissi – secondo me il problema andava molto al di là dei fenomeni <<paranormali>>, investendo direttamente la posizione intellettuale che è alla base della scienza dalla seconda metà del ventesmo secolo.
Dissi: C’è qualcuno in questa stanza cui sono state tolte le tonsille e le adenoidi? C’è qualcuno che ha subito una mastectomia totale per un cancro al seno? C’è qualcuno che è stato ricoverato in un’unità di rianimazione? C’è qualcuno che ha dovuto mettere un bypass auto-coronarico? Ovviamente erano in molti. Continuai: Quindi voi tutti avete a che fare con la superstizione, visto che queste operazioni sono tutti esempi di comportamento superstizioso. Esse vengono eseguite senza che vi sia la dimostrazione scientifica dei loro benefici. La nostra società spende miliardi di dollari ogni anno per una medicina della superstizione, e questo è un problema e ha un costo molto più considerevole delle rubriche di astrologia sui quotidiani tanto attaccati dall’intelligenza di csicop.
E aggiunsi: Non dobbiamo essere troppo pronti a negare il potere della superstizione nella nostra vita. Chi di noi, colpito da un attacco di cuore, rifiuterebbe di essere curato in un’unità di rianimazione, solo perché non ha prove dell’efficacia di tali unità? Tutti ricorreremmo all’unità di rianimazione. Proprio tutti.
Proseguii accennando ai vari casi di frode nella ricerca scientifica. Isaac Newton potrebbe avere falsato i suoi dati: sicuramente lo ha fatto Gregor Mendel, il padre della teoria dell’ereditarietà. Il matematico italiano Lazzerini falsificò un esperimento per determinare il valore del pi greco e i suoi risultati non furono messi in discussione per più di mezzo secolo. Lo psicologo inglese Cyrill Burt non si limitò ad inventare i propri dati, inventò anche i nomi dei ricercatori che avrebbero dovuto raccoglierli. In anni più recenti ci sono stati casi di frode che hanno coinvolto William T. Summerlin della Fondazione Sloan-Kettering e i dottori John Longo e John Darsee della Harvad Medical School, il dottor Jeffrey Borer della Cornell University e Stephen Breuning dell’Università di Pittsburh. Anche se la maggioranza dei casi riguarda la medicina e la biologia, ce ne sono anche in altri campi. Recentemente sono stati ritirati tre articoli comparsi nel <<Journal of the American Chemical Society>> e uno dei tre casi è tuttora irrisolto. L’entità delle frodi era sconosciuta, ma ricordai che è innegabile che nella scienza esistano frodi. Quindi il fatto che vi siano dei professionisti fraudolenti in un campo non è motivo sufficiente per sostenere che quell’intero campo d’indagini deve venire eliminato.
Poi ricordai che la scienza nel suo complesso non si evolve secondo un piano esclusivamente razionale, come gli affari e il commercio. Max Planck, premio Nobel per la fisica, h a detto: <<Una nuova verità scientifica non si afferma convincendo i suoi avversari e illuminandoli, ma piuttosto perché dopo molti anni i suoi avversari muoiono e le nuove generazioni crescono abituate ad essa>>.
Ricordai che in ogni epoca gli scienziati hanno sempre avuto la tendenza a credere d’aver scoperto tutto quanto vi era da scoprire; ad esempio, l’anatomista francese barone Georges Cuvier, uno degli scienziati più brillanti e famosi del suo tempo, annunciò nel 1812 che <<vi erano pochissime speranze di scoprire nuove specie di grandi quadrupedi>>. Purtroppo per Cuvier questa affermazione era antecedente alla scoperta dell’orso Kodiak, del gorilla di montagna, dell’okapi, del tapiro dal dorso bianco, del verano di Komodo, della gazzella di Grant, della zebra di Grevy, dell’ippopotamo pigmeo e del panda gigante, per citare solo alcuni esempi di grandi quadrupedi. Affermazioni analoghe sono state avanzate da ogni generazione di fisici e si sono sempre dimostrate sbagliate.
Ricordai tutte le volte in cui la scienza non aveva accettato scoperte legittime nel momento in cui erano state fatte. Quando nel 1889 J.J, Thompson misurò la massa e la carica dell’elettrone, molti suoi colleghi lo sospettarono di frode o di incapacità, vista che era nota la sua goffagine come sperimentatore. E ancora, che era nota la sua goffaggine come sperimentatore. E ancora, quando nel 1932 Carl Anderson del Cal Tech scoprì il positrone. Sia Bohr sia Rutherford rifiutarono la scoperta perché <<era impossibile controllarla>>. La teoria della deriva deriva dei continenti, proposta da Alfred Wegener nel 1922, dovrebbe sembrare ovvia a chiunque guardi una cara del mondo e noti come i condimenti combacino, eppure ai geologi sono occorsi quarant’anni per vincere l’opposizione di uomini illustri, quali Harold Jeffrey e Mauice Ewing.
Ricordai l velocità con cui la scienza progredisce è molto variabile. La teoria della gravitazione di Newton non è stata messa in dubbio per più di duecento anni e solo la scoperta della precessione del pianeta Mercurio l’ha invalidata. Al contrario, l’ipnotismo era una pratica screditata da più di duecento anni, cioè dal giorno in cui a Parigi un gruppo di scienziati famosi, tra cui Benjamin Franklin e Lavosier, aveva dichiarato che l’ipnosi non aveva valore; eppure oggi l’ipnosi è indiscutibilmente riconosciuta e ampiamente diffusa. Quindi la velocità con cui una disciplina si sviluppa non implica affatto la sua validità.
Poi rivelai gli orientamenti e le manie della scienza che influenzavano gli scienziati a tutti i livelli. Decine di scienziati famosi non hanno avuto problemi nel proporre alla nostra società di impegnarsi in una costosa ricerca della vita extraterrestre, benché lo studio della vita extraterrestre sia, per citare il paleontologo George Gaylord Simson, <<uno studio senza soggetto>>. Credere nell’esistenza della vita extraterrestre è una congettura non dissimile da un puro atto di fede. Pochi, se non addirittura nessuno di quei grandi scienziati, sottoscriverebbero una qualsiasi proposta di studio dei fenomeni paranormali, perché il paranormale non è altrettanto di moda degli extraterrestri. Eppure ci sono più prove dell’esistenza dei fenomeni paranormali che non di quella degli extraterrestri.
Dissi quindi che dal mio punto di vista il progetto della scienza non mi sembrava tanto diverso da altre imprese umane. C’era superstizione istituzionalizzata, c’era frode, c’erano passi falsi ed errori, c’era conservatorismo e testardaggine evidente, e c’erano mode. Marcello Truzzi, già redattore della rivista del csicop, osservava: <<Gli scienziati non sono quegli esempi di razionalità, obbiettività, apertura mentale e umiltà che vogliono far credere di essere>>.
Ricordavo queste cose al pubblico non tanto per screditare la scienza, quanto per collocare l’operato della scienza in una prospettiva più realistica rispetto a quei fenomeni che non venivano accettati.
Poi dissi che volevo parlare di uno degli ostacoli più ardui nell’approccio scientifico ai fenomeni in discussione. In molti casi, quali le cosiddette attività paranormali, i ricercatori urtavano contro la tesi dei cosiddetti cultori secondo cui essi non potevano produrre risultati su richiesta; non potevano lavorare in laboratorio, per lo scetticismo da cui erano circondati che inibiva il loro operato e così via. Era come se questi cultori parlassero di fenomeni che dipendevano dal loro stato d’animo. Essi dovevano essere <<dell’umore giusto>>, una condizione difficile da mantenere. Tradizionalmente gli scienziati trovano difficile da accettare questa posizione. Gli stati mistici, gli stati di meditazione, gli stati di trance erano tutti difficili da accettare.
Eppure tutti noi abbiamo esperienza diretta di attività per le quali occorre essere dell’umore giusto: per esempio il rapporto sessuale, che richiede la lubrificazione nella donna e l’erezione nell’uomo. Il lavoro creativo è un’altra di quelle attività che dipendono dallo stato d’animo e che quindi non possono essere realizzate su richiesta, come testimonia la vasta letteratura dedicata al <<chiedere ispirazione alla musa>>. Sappiamo da resoconti soggettivi e dalla nostra esperienza che tutti questi fenomeni dipendenti dallo stato d’animo sono accompagnati da cambiamenti di consapevolezza. Può trattarsi di un cambiamento di energia e di concentrazione reale o percepito, di una diversa percezione del tempo, e così via. Tali cambiamenti variano da giorno a giorno, da persona a persona e, per una stessa persona, da esperienza a esperienza. La natura altamente variabile delle esperienze e la loro soggettività rendono difficili da studiare i fenomeni dipendenti dallo stato d’animo, una vera e propria sfida per l’indagine scientifica. Direi che nel secolo scorso lo studio scientifico della creatività non ha avuto un successo maggiore dello studio scientifico dell’attività paranormale, e per le stesse ragioni. Eppure chi negherebbe che la creatività esiste? Essa è semplicemente molto difficile da analizzare.
Gli scienziati scettici spesso fanno notare, come ha fatto Carl Sogan, che i miracoli della scienza ortodossa superano di molto i miracoli della scienza eterodossa. Penso che sia possibile capovolgere questa idea e affermare che i miracoli della consapevolezza del reale superano di molto ciò che la scienza convenzionale ammetta possa esistere. Per esempio, supponiamo che mentre una squadra di uomini enormi vi rincorre con l’intenzione di fermarvi, vi sia ordinato di lanciare una palla a settanta metri di distanza, cercando di colpire un bersaglio della grandezza di un metro che non riuscite a vedere, subito prima di essere gettati a terra e fatti a pezzetti. Dubito che uno solo dei presenti riuscirebbe a fare una cosa del genere e neppure ci proverebbe. Eppure questo evento improbabile lo possiamo osservare tutte le domeniche pomeriggio alla televisione, nella stagione del football.
Il cambiamento di consapevolezza è necessario all’esecuzione di un passaggio in una partita di football professionale è una cosa normale per noi e quindi non ci facciamo caso, ma può almeno suggerirci che altri mutamenti indotti nella consapevolezza, nell’ambito di culture e tradizioni diverse, potrebbero produrre risultati sorprendenti.
Prima ho cercato di considerare in modo informale alcune delle obiezioni scientifiche ai cosiddetti fenomeni paranormali. E’ vero che molte di queste credenze sono superstizioni, m ce ne sono molte anche nel mondo “scientifico”, ad esempio in quello della medicina ad alta tecnologia. E’v ero che molti praticanti sono fraudolenti, ma lo sono anche moli scienziati attivi.
E’ vero che il progresso nell’indagine del paranormale è lento, ma tale è anche il progresso in molti campi scientifici, in particolare quando i finanziamenti sono incerti.
E’ vero che alcuni fenomeni paranormali sembrano dipendere dallo stato d’animo ed essere connessi con la coscienza, ma ciò vale anche per molti altri fenomeni della vita: pensiamo ad esempio alla meraviglia di un nuovo quadro o di un goal domenicale, a cui non facciamo più caso.
Quindi, a mio parere, nessuna di queste obiezioni sollevate dalla scienza tradizionale contro il paranormale sembra sufficiente a impedirne uno studio legittimo. Guardando la questione più da vicino trovo tre motivi diversi e più validi su cui basare questo rifiuto.
Il primo è il senso di disagio semireligioso che questi fenomeni suscitano in uno scienziato dalla mentalità troppo rigida. Nei primi anni del secolo l’amicizia di Freud e Jung finì proprio per il problema dei fenomeni occulti. Jung era apertamente interessato al paranormale. Freud no. Prima della rottura Freud scrisse a Jung: <<Mio caro figliolo, mantieni la calma, perché talvolta è meglio non capire qualcosa che fare grandi sacrifici per capirla>>. L’interesse entusiasta di Jung per l’astrologia, che egli studiò come un sistema di proiezione psicologica e non come una realtà fisica, suscitò questa risposta di Freud: <<Prometto di credere a qualsiasi cosa possa sembrare ragionevole. Non lo farò con piacere…>>.
Mi chiedo: perché non credere? Perché Freud era riluttante? Freud stesso studiava senza esitazione la mitologia e l’arte. Ma l’occulto lo faceva sentire a disagio in un modo che è riconoscibile benché si difficile da individuare con precisione. Si può affermare che questo disagio fondamentalmente ha origini religiose, origini così profonde che risalirvi ci porterebbe troppo lontano.
Inoltre i fenomeni paranormali suscitano un disagio simile che deriva dai fenomeni intellettuali. Presumo che quasi tutti i presenti abbiano un livello di istruzione superiore.. Siamo riusciti a sopravvivere ad anni di studi e siamo tutti abituati a pensare in modo razionale e lineare. Siamo stati abituati a dare valore a questo modo di pensare e ai suoi prodotti. Quindi in libreria ci troviamo in imbarazzo davanti alla sezione dedicata all’occulto, in cui sono ospitati scritti di persone incolte e illetterate. Questa gente non condivide il nostro sistema di pensiero o la nostra sintassi ed è probabile che ci sembri di svilirci quando vediamo il loro lavoro. Che lo vogliamo ammettere o no, chiunque abbia un’istruzione universitaria possiede determinati criteri con cui sceglie le fonti da citare nei suoi scritti e in primo luogo il genere di argomenti che tratterà. Secondo me questi criteri costituiscono un forte pregiudizio che ha influenzato ogni valutazione accademica del paranormale, così come la cattiva reputazione di Mesmer ha influenzato la valutazione delle sue affermazioni sull’ipnosi.
Una terza ragione per cui gli scienziati sono riluttanti a studiare i fenomeni paranormali è che questi sembrano contraddire leggi fisiche conosciute. Che senso ha studiare l’impossibile? Solo uno sciocco sprecherebbe il suo tempo. Non si può stimare abbastanza il problema dei dati in conflitto con le teorie esistenti. Arthur Eddington ha detto una volta che non devi credere a nessun esperimento, finché non viene confermato dalla teoria: questa affermazione, benché sia una battuta, contiene una realtà di cui non si può non tenere conto.
Certamente il primato della teoria è suggerito dalla storia della scienza. Bronowski osserva: <<Charles Darwin non ha inventato la teoria dell’evoluzione, essa era già conosciuta da suo nonno. Specificatamente sua è la concezione di una macchina dell’evoluzione: il meccanismo della selezione naturale… Una volta che Darwin ebbe proposto questo “meccanismo”, la teoria dell’evoluzione fu accettata da tutti e così sembrò la cosa più naturale del mondo chiamarla “la teoria di Darwin”>>.
In altre parole, i dati a sostegno della teoria dell’evoluzione – come le testimonianze fossili – erano conosciuti da tempo: ciò che mancava era una teoria convincente che spiegasse i dati. Una volta che questa fu fornita da Darwin i dati furono accettati. Ora, considerate i fenomeni cosiddetti paranormali, come la chiaroveggenza, la visione a distanza e la psicocinesi. A prima vista tutti questi fenomeni sembrano contraddetti dalle teorie della fisica. O, almeno , non c’è una teoria immediatamente disponibile che ne renda conto. E questo è a mio parere uno dei motivi più importanti su cui si basa la negazione dei dati a sostegno di questi fenomeni.
Quali dati?,potreste chiedere. Molti scienziati negano che vi siano addirittura dei dati – affermano, cioè, che non vi sono incidenti o eventi documentati, ben controllati e quindi non soggetti a frode.
Eppure ci sono, in realtà, fatti ben studiati che sembrano sfidare la spiegazione scientifica, ricordiamo in particolare il caso di una famosa medium del secolo scorso, la signora Piper che fu difesa da Willliam Jame, professore di psicologia ad Harward. La signora Piper fu sottoposta a intensi esami per quasi un quarto di secolo, ma nessuno scettico fu in grado di dimostrare frode o inganno.
Eppure le accuse di frode persistevano. James scrisse seccato: <<Lo “scienziato” che in questo caso è certo si tratti di “frode” deve ricordarsi che nella scienza così come nella vita comune una ipotesi deve contenere qualcosa di specifico e positivo prima di essere discussa in modo proficuo e una frode che non sia di un qualche tipo ma sia semplicemente frode in generale, frode “in abstracto” è difficile posa essere considerata come una spiegazione davvero scientifica di specifici fatti concreti>>.
Riguardo ad altri scienziati che continuavano a sostenere l’ipotesi della frode ancora non smascherata, James ribadì: <<Credo che non ci sia alcuna fonte di errore nell’indagine della natura che si possa paragonare a una rigida credenza che certi tipi di fenomeni sono impossibili>>.
Al di là del problema più limitato di sapere se un fenomeno isolato, quale la chiaroveggenza o la telepatia o vedere le aure, avvenga effettivamente, c’è una questione più ampia che riguarda la scienza, al presente. Mi riferisco a una certa fissità di punti di vista degli scienziati, una certa tendenza a confondere le teorie scientifiche contemporanee con la realtà da cui hanno origine.
Jacob Bronowski, uno degli studiosi più attenti al rapporto della scienza con le altre attività umane, ci ricorda sempre che le teorie scientifiche sono artificiali: <<La scienza, così come l’arte, non è una copia della natura, ma una sua ri-creazione>>. La scienza offre un quadro del mondo, ma il quadro non va confuso con la realtà da cui proviene. Eppure tutti noi tendiamo a confondere le visioni della nostra immaginazione con la realtà. Penso che quasi tutti abbiamo guardato fuori del finestrino i un aereo in volo sugli Stati Uniti e ci siamo stupiti di non vedere le linee che separano gli stati, come compaiono sulle carte. Ricordo il mio stupore la prima volta che vidi del tessuto umano vivente al microscopio e lo trovai incolore. Mi aspettavo di vedere delle cellule rosa con il nucleo viola. Ma quei colori sono artificiali, aggiunti durante la preparazione del vetrino. In realtà le cellule non hanno colore. Certamente sapevo che era così, proprio come tutti sappiamo che non ci sono linee sul terreno che separano gli stati. Ma ce ne dimentichiamo facilmente.
Sono cresciuto nel ventesimo secolo, in una tradizione occidentale, scientifico-razionale. Sono stato educato a pensare che la visione scientifica del mondo sia quella corretta e che qualsiasi altra visione sia pura superstizione. Mi trovavo d’accordo con Bertrand Russell quando affermava: <<Ciò che la scienza non ci può dire, l’umanità non lo può sapere>>.
Avevo avuto solo qualche esperienza incidentale che contraddiceva questo punto di vista; ma le mie esperienze successive erano andate oltre quel punto di vista scientifico-razionale. Trovo ancora utile la visione scientifica, ci ho vissuto insieme felicemente la maggior parte del tempo. Ma ora ritengo che la scienza offra un modello di realtà arbitrario e limitato. Perché la realtà è sempre più vasta – molto più vasta – di ciò che sappiamo, di ciò che possiamo dire. Vediamo perché, con un semplice esperimento mentale.
Pensate a una persona che conoscete bene. Ora fate delle affermazioni corrette che descrivano quella persona.
George è un uomo di umore costante.
Ora riflettete su questa affermazione. E’ davvero corretta? E’ probabile che più ci pensiate più vi verranno in mente le occasioni in cui George ha perso la calma, o era turbato o di cattivo umore per qualche ragione. Penserete alle eccezioni. Quindi dovrete ammettere che l’affermazione non è precisa.
Potreste modificarla dicendo:
George è spesso un uomo di umore costante.
Ma così sareste soltanto evasivi. La parola <<spesso>> ci dice semplicemente che l’affermazione a volte è corretta e a volte no. Dato che non dice quando l’affermazione non è corretta, non ci serve molto. Dovreste allora essere più espliciti, fare un’affermazione più stringente:
George di solito è un uomo di umore costante, tranne il lunedì se la sua squadra ha perso il giorno prima, o quando ha litigato con la moglie, o quando è stanco e suscettibile – in genere verso la fine della settimana -, ma non sempre – oppure quando il suo capo gli rende la vita difficile, o quando deve riscrivere una relazione, o quando deve partire… o quando… o quando…
Presto vi accorgerete che la vostra affermazione descrittiva si sta trasformando in un saggio. E ancora non avrete detto tutte le cose che sapete. Ancora non è completa. Potreste riempire pagine e pagine e non avreste ancora finito. In realtà è un’impresa disperata quella di cercare di fare una affermazione esaustiva sull’umore mutevole di George. L’argomento è troppo complicato. Era destinato al fallimento fin dall’inizio.
Per cui ricominciamo da capo. Facciamo una affermazione diversa.
George è preciso e ordinato.
Questo è indiscutibilmente vero, penserete. George si veste sempre con cura e la sua scrivania è sempre in ordine. Ma avete visto il suo tavolo da lavoro in garage? Che caos! Arnesi sparsi dappertutto. Sua moglie non fa che ripetergli di mettere a posto. E il bagagliaio della sua auto? C’è di tutto lì dentro e non si prende la briga di ripulirlo.
George è di solito preciso e ordinato.
A questo punto già saprete dove vi porterà questa modifica: a un altro saggio.
Facciamo quindi un’altra affermazione, che sia concisa e completa.
George hai capelli grigi.
Ecco fatto, penserete. Ha i capelli grigi e non c’è niente da discutere. Naturalmente, però , non tutti i suoi capelli sono grigi. La maggior parte lo sono, soprattutto sulle tempie e sulla nuca. Per cui abbiamo semplificato, in modo tuttavia accettabile.
Però, se George ora ha i capelli grigi, on li aveva grigi qualche anno fa. E in futuro non saranno più grigi, saranno bianchi. Quindi questa è una descrizione precisa dei capelli di George adesso, in questo momento. Non è una descrizione universale, invariabile.
Riproviamo.
George è un uomo.
Beh, sì. Ma <<uomo>> è poco specifico; è un termine determinato culturalmente. Alla nascita non veniva considerato un uomo. Occorre raggiungere una certa età e una certa posizione nella società per essere considerato un uomo.
George è un maschio.
Questo è indiscutibile. George è, ed è sempre stato, un maschio. Non c’è modo di contestarlo. E’ un’affermazione vera sia ora sia nel passato. E’ una verità eterna. E’ una descrizione precisa della realtà di George. Certo, per <<maschio >> intendiamo che ha un cromosoma X e un cromosoma Y. Ma non lo sappiamo con certezza, vero? George potrebbe avere un cromosoma in più. Potrebbe essere solo apparentemente maschio…
E così via.
Emergono due punti dall’esercizio precedente. Il primo è che ogni affermazione che facciamo su George può essere contraddetta. Perché? Perché le nostre affermazioni su George sono solo approssimazioni, semplificazioni. La persona reale che chiamiamo George è sempre più complessa di qualsiasi affermazione che abbiamo fatto su di lui. Per cui possiamo sempre fare riferimento alla persona reale e trovarvi una contraddizione a ciò che abbiamo detto.
Il secondo punto è che le affermazioni di George più sicuramente accettate sono anche quelle meno interessanti. Non possiamo dire niente di globale sul suo umore o il suo essere ordinato o sul suo comportamento complessivo. Ci troviamo in terreno molto più sicuro descrivendo le caratteristiche più semplici del suo aspetto fisico: il colore dei capelli, la statura, il sesso, e così via. In questo modo, con qualche precisazione sugli errori di misurazione e sui cambiamenti nel corso del tempo, possiamo esprimerci con sicurezza.
Ma soltanto un sarto di sentirebbe orgoglioso di questo. E ne avrebbe ben ragione. Dopo aver fatto molte prove e dopo avere sistemato i modelli durante ogni prova, il sarto sarebbe in grado di tagliare un vestito per George in sua assenza: George lo proverebbe e gli starebbe perfettamente!
Questo è un trionfo dell’arte della misurazione, ma gli abiti sono indossati da una persona che il sarto non può conoscere affatto. Né gli interessa. Non gli importa niente di altri aspetti di George. Non è il suo lavoro.
D’altra parte, ciò che interessa a noi di George non sono le sue misure. Ci interessano precisamente quegli altri aspetti al sarto, per definizione, non importano. Per noi è molto più difficile definire quegli altri aspetti di George di quando non sia difficile per il sarto definire le misure di George. Il sarto può fare il suo lavoro di descrizione perfettamente. Noi, dal canto nostro, non riusciamo affatto a descrivere George. Ora, dato che il sarto è così bravo potremmo avere la tentazione di chiedergli: <<Chi è George?>.
Il sarto risponderà: <<George è una quarantaquattro lunga>>.
E se protestassimo dicendo che la sua risposta non è soddisfacente, il sarto risponderebbe di avere indubbiamente ragione lui perché potrebbe tagliare tutto un vestito che gli starebbe a pennello.
Questo in sostanza è il problema della visione scientifica della realtà. La scienza è una sorta di illustre grande sartoria, un metodo per prendere misure che descrivano qualcosa – la realtà – che potrebbe non essere capito affatto. La scienza ci aiuta ma fino a un certo punto. Certamente ha prodotto enormi benefici. Sarebbe folle abbandonare la scienza o negarne la validità. Ma sarebbe ugualmente folle pensare che la realtà è una quarantaquattro lunga. Eppure sembra che la società occidentale abbia fatto questo. Per centinaia di anni la scienza ha avuto tanto successo che il sarto ha preso il controllo della nostra società. La sua conoscenza sembra quindi più precisa e potente della conoscenza offerta da altre discipline, quali la storia, la psicologia o l’arte. Ma alla fine restiamo con un fastidioso senso di vuoto riguardo alle creazioni della scienza. Possiamo arrivare a sospettare che la realtà nasconda più cose di quanto le misurazioni potranno mai rivelare.
Torniamo al problema precedente: descrivere una persona chiamata George. Quando abbiamo considerato qualcosa d’altro dalle sue misure, abbiamo trovato molto difficile fare qualsiasi affermazione su George che non potesse essere immediatamente contraddetta da altre affermazioni, ugualmente vere.
Ora, potremmo insistere con questo problema ancora un po’ e continuare a cercare affermazioni incontrovertibili su George. Ma alla fine, dopo ripetuti fallimenti, arriveremmo a sospettare che non c’è modo di riuscire in questa impresa. La realtà di George continua a sfuggirci. Qualsiasi cosa noi diciamo è sbagliata.
A quel punto se qualcuno dirà: <<E’ al di là della possibilità delle parole definire l’esistenza>; non suonerà tanto esoterico. Sembra essere esattamente ciò che abbiamo scoperto da soli. Tuttavia questa affermazione è stata fatta da Lao-Tse, un mistico cinese, duemilacinquecento anni fa. Lao-Tse insistette su questo punto, lo ripeteva sempre: <<L’esistenza è infinita, non va definita>>:
Ma se è così, se la realtà eluderà sempre le nostre definizioni, proprio come George, che possiamo fare?
—
Non c’è alcun bisogno di correre fuori
Per vedere meglio,
né di scrutare fuori della finestra. Piuttosto resta
al centro del tuo essere;
perché più te ne allontani, meno apprendi.
Lao-Tse sostiene che è necessario rivolgersi all’interno, verso un senso interiore di realtà, anziché all’esterno. Questa sembrerebbe una critica delle imprese accademiche e infatti altre volte è esplicito:
Abbandonate l’apprendimento raffinato. Ponete fine al fastidio
Di dire sì a questo e forse a quello,
distinzioni di così scarso significato!
Categorico questo, categorico quello,
che scarsa utilità hanno!
Lao Tse fa molte affermazioni simili che sembrano in opposizione con l’insegnamento erudito, persino con il sapere. Perché pensa così?
Quando la gente trova qualcosa di bello
Pensa a qualcosa d’altro di non bello,
quando trova un uomo giusto,
ne giudica un altro non giusto.
La vita e la morte, benché nascano una dall’altra,
sembrano in conflitto come stadi di mutamento
difficile e facile come fasi di riuscita
lung e breve come misure di contrasto,
alto e basso come gradi di relazione;
ma poiché il variare dei toni dà musica a una voce
e ciò che è è l’era di quel che sarà
l’uomo saggio
non compie nessun atto
non pone nessuna legge
prende tutto quel che accade come viene…
In realtà sta dicendo: Non fate distinzioni, perché ogni distinzione simultaneamente definisce il suo contrario, e in molti casi l’azione reciproca dei contrari è indivisibile, così come il variare dei toni crea la musica. Egli afferma che ci se ci si accosta al mondo attraverso le distinzioni, non si riuscirà mi a districare le proprie percezioni.
Il modo più sicuro per accertare se un uomo è saggio
È se accetta la vita intera, così come’è,
senza aver bisogno con le misure o il toccare di capire
l’origine incommensurabile e intoccabile
delle sue immagini…
L’atteggiamento di Lao-Tse rappresenta un modo di affrontare il fatto che qualsiasi cosa diciamo sulla realtà è inevitabilmente sbagliata o incompleta. Lao-Tse afferma che si deve <<accettare la vita intera, così com’è, senza avere bisogno.. di capire>>.
Questo in un certo senso è un atteggiamento antirazionale e certamente antintellettuale. Tuttavia è un altro punto di vista, chiaro e coerente. Potrebbe non soddisfare tutti i gusti, però siamo costretti a riconoscere che è una soluzione vera di un problema vero.
Ai suoi tempi Jacob Bronowski si impegnò notevolmente quando dovette rivolgersi a un pubblico prevalente umanistico per persuaderlo a fare attenzione alla scienza individuando collegamenti tra studi umanistici e scientifici. Trent’anni dopo l’ago della bilancia si è spostato dall’altra parte. A me pare che ora occorre ricordare agli scienziati le somiglianze tra le loro attività e quelle di altri uomini, e che soprattutto occorra ricordare loro che il metodo razionale, scientifico, riduttivo, non è la sola strada alla verità che ci serve.
Trovo che questo sia il pregiudizio più sorprendente tra gli scienziati che conosco. Il mio amico Marvin Minsky, in un libro recente, parla in modo critico degli stati mistici. Trova questi stati <<sinistri>> e parla di <<vittime di questi incidenti>>. Esprime così le sue opinioni: <<Si può acquisire la certezza solo con l’amputazione dell’indagine… Offrire ospitalità al paradosso è come sporgersi verso un precipizio. Puoi scoprire com’è cadendoci dentro, ma potresti non riuscire a caderne fuori. Una volta che la contraddizione si installa, poche menti riescono a respingere la forza – distruttrice dell’intelligenza – degli slogan quali “tutto è uno”>>.
Ancora più apertamente Stephen Hawkin sostiene che il misticismo <<è un ripiego. Se trovi troppo difficili la fisica teorica e la matematica, ti rivolgi al misticismo>>.
Tali affermazioni, in linea generale, concordano con il commento di Asimov per il quale l’intuizione è per coloro che <<si sono persi d’animo>>. Hawking si spinge più lontano, implicando che il misticismo è un procedimento per coloro che non sono abbastanza svegli per fare fisica.
Io non sono d’accordo con questo atteggiamento. Forse il modo più semplice per affermare la mia obiezione è questo: non trovo il contenuto della fisica sufficiente a spiegare il comportamento degli stessi fisici.
Da dove nasce la credenza dei fisici nella coerenza, nell’unificazione? Questa credenza è così forte che uomini e donne dedicano la loro vita a provare la sua esistenza. Eppure non è visibile al mondo. Davanti a noi vediamo un mondo di oggetti ed eventi apparentemente disuniti. L’unità sottostante è qualcosa che cerchiamo e troviamo. Dando per scontato che la percezione scientifica dell’unità non è la stessa della percezione mistica dell’universo, resta comunque una domanda: che cosa spinge uno scienziato a cercare l’unità? E’ forse solo una questione di riordino della matematica? Gli scienziati credono davvero che gli interessi puramente formali sono sufficienti a farli lavorare instancabilmente, anno dopo anno? La scienza è un sistema completamente auto referente per cui creare connessioni interne tra teorie è l’unica forza motivante?
Credo di no. Immagino che gli scienziati siano spinti dall’idea che il mondo là fuori – la realtà – contenga un ordine nascosto, e lo scienziato cerchi di spiegare l’ordine nascosto nella realtà. E quell’impulso è ciò che lo scienziato ha in comune con il mistico. L’impulso di arrivare al fondo delle cose. Di sapere come il mondo funziona veramente. Di conoscere la natura della realtà. N premi nobel per la fisica scrisse:
Desideravo ardentemente imparare per un motivo che non confidavo a nessuno: volevo esprimere l’emozione che provo davanti alla bellezza del mondo. E’ difficile metterla in parole, proprio perché è un’emozione. E’ simile al sentimento religioso di chi crede in un dio che controlli ogni cosa nell’universo. E’ un senso di globalità al pensiero che fenomeni e comportamenti apparentemente così diversi siano tutti mossi, dietro le quinte, da una stessa organizzazione, da stesse leggi fisiche. E’ tener conto della bellezza matematica della natura, di come operi all’interno. E’ capire che percepiamo fenomeni originati dalla complessità dell’interazione degli atomi. Uno spettacolo inebriante! Suscita un timore – una reverenza scientifica – che secondo me si può comunicare, ad altri che l’abbiano sperimentato, attraverso un quadro, un dipinto che evochi la stessa emozione, ricordi per un attimo la magnificenza dell’universo.
Alcuni di voi avranno riconosciuto l’autore: Richard Feynman, un membro eminente del Cal Tech. Cito il brano perché mi pare che a grandi linee esprima esattamente il tipo di visione unificata che altri scienziati denigrano. E anche perché, provenendo da un autore tra i più autorevoli e i meno pedanti, l’affermazione è decisamente credibile: Feynman afferma che la sua emozione è <<simile al sentimento religioso>>. E’ un apprezzamento solo della bellezza matematica della natura. E il timore è espressamente una reverenza scientifica, come se la reverenza scientifica fosse in qualche modo diversa dalla reverenza normale.
Questa mi colpisce come una espressione stranamente cauta di ciò che è secondo me un’emozione umana pressoché universale.
Parlando della carriera artistica di Feynman, vale la pena di menzionare una delle scoperte che fece in seguito. Poco tempo dopo aver cominciato a disegnare egli visitò la Cappella Sistina. Non aveva portato con sé la guida, quindi si limitò ad osservare i dipinti. Alcuni gli parvero bellissimi e altri veramente brutti. Tornato in albergo scoprì che il suo giudizio dei dipinti collimava con quello della guida.
Ero al settimo cielo: senza poter esprimere perché, ero capace di distinguere tra un capolavoro e un ritratto qualunque! Come scienziato, uno pensa sempre di sapere razionalmente quello che fa, e tende a non avere fiducia nell’artista che dice <<magnifico>> o <<non vale niente>>, senza dare spiegazioni convincenti… Ora però ero distrutto, era capitato anche a me.
Perché afferma di essere distrutto? Che cosa significa essere distrutto?
Nel corso del libro Feynman scarta tranquillamente molti campi di attività che non siano la fisica. E’ un uomo dal rigore matematico, quindi trova di scarso interesse la filosofia o l’arte o la psicologia. Questi campi non hanno senso per lui; gli addetti <<non sanno di cosa stanno parlando>>. Eppure nella Cappella Sistina ha provato qualcosa che distrugge la sua concezione degli altri campi. Egli a acquistato, semplicemente facendo arte egli stesso, l’abilità di avere delle percezioni sull’arte che concordano con le percezioni formali e codificate della storia dell’arte.
Feynman non analizza ulteriormente questo notevole episodio, benché vi sia chiaramente altro da dire. Da un lato la sua esperienza sembra implicare che, benché egli non cerchi di portare i suoi criteri critici alla coscienza, ciononostante i criteri esistono.. Devo esistere, altrimenti non potrebbe mai essere d’accordo con quanto dice la guida. Dall’altro, i criteri non sono arbitrari o accademici, dato che Feyman è in grado di formulare qui criteri semplicemente attraverso l’esperienza di dipingere. I criteri della storia dell’arte devono certamente avere qualcosa a che fare con l’attività del fare arte. C’è un rigore alla base della storia dell’arte che Feynman ha dimostrato riproducendone le conclusioni.
Mi dilungo su questo perché mi sembra un esempio di una situazione in cui uno scienziato particolarmente brillante, a confronto dei dati, ammettendo i dati, tuttavia non li porta alle ovvie conclusioni: c’è altrettanto rigore nell’arte di quanto ce n’è nella scienza. Potrà essere un tipo di rigore diverso, ma è comunque rigore.
Quando un artista come Jasper Johns afferma: << Sto solo cercando di trovare un modo di fare quadri>>, lo intende esattamente allo stesso modo in cui lo intende il fisico quando afferma, <<sto sol cercando di trovare un modo di fare fisica>>. Come lo scienziato, l’artista deve costruire sull’opera dei predecessori. Un artista può sentirsi intimidito dall’opera dei suoi predecessori, proprio come uno scienziato.
Quindi se uno scienziato scarta l’arte come tipo di attività senza forma in cui <<va bene tutto>>, significa soltanto che lo scienziato non capisce l’attività del fare arte. Non capisce ciò che scarta. Lo scienziato possiede solo il suo modello di che cosa è l’attività dell’arte, e il suo modello è sbagliato: non è informato e non collima con i dati.
La disinformazione degli scienziati riguardo al lavoro reale dei non scienziati mi sembra raggiunga il massimo quanto gli scienziati prendono in considerazione gli stati di meditazione, le alterazioni della coscienza e i discussi fenomeni paranormali. Se non hai mai sperimentato queste cose personalmente, troverai ovviamente le descrizioni assurde. Perché queste esperienze sono diverse dalle esperienze della coscienza normale. Non c’è nessun mistero qui, e sicuramente non c’è niente di sinistro. E’ solo diverso. E’ un altro tipo di coscienza.
Ho conosciuto un prodigio del calcolo e nell’osservarlo non riuscivo a capire come facesse; fui semplicemente costretto, dopo aver controllato un po’ di volte, ad accettare che potesse farlo. Conosco un regista che ha una memoria fotografica, ma è una persona piuttosto noiosa, pronta a tenere lezioni improvvisate e dettagliate su ogni genere di argomento. Tutto quel che ho imparato è di non discutere mai con lui di qualche fatto oscuro perché ha immancabilmente ragione. Ma non riuscivo a capire come facesse, anche lui.
Lo stesso mi succede con persone con delle capacità paranormali. Esse sono capaci di fare delle cose che io non so fare. Per loro questa capacità è normale e sul piatto della bilancia ha i suoi pro e contro. Gli scettici dicono spesso che se il comportamento paranormale fosse reale, allora i veggenti giocherebbero in borsa o alle corse dei cavalli. Per la mia esperienza molti lo fanno. Esiste, in realtà, una sorta di livello di attività segreto in cui i veggenti sono consultati dalle multinazionali. La gente si imbarazza ad ammettere l’esistenza di questa attività, tuttavia avviene, proprio come ci si aspetterebbe.
E vorrei ricordavi che non c’è ragione perché il comportamento paranormale non debba esistere. Di nuovo, il grande buon senso del dott. Bronowki:
Nella scienza… il processo della previsione è conscio e razionale. Persino negli esser umani questo non è il solo tipo di previsione. Gli uomini hanno solide intuizioni che certamente non sono state analizzate e suddivise in passaggi razionali, e alcune di esse non lo saranno mai. Può essere, ad esempio, come spesso si sostiene, che la maggior parte delle persone siano un po’ più brave a indovinare una carta e altre persone siano molto più brave di quanto non sarebbe una macchina che si limitasse a scegliere le sue risposte a caso. Ciò non sarebbe sorprendente… Sicuramente l’evoluzione ci ha selezionati rapidamente perché possediamo il dono della previsione più degli altri animali… L’intelligenza razionale è uno di questi doni ed è, in fondo, altrettanto notevole e altrettanto inspiegata. E quando l’intelligenza razionale si rivolge al futuro, e fa deduzioni da esperienze passate a un domani sconosciuto, il suo processo è… un gran mistero…
Per tornare al nostro punto originario, l’esperienza di queste altre forme di coscienza a me sembra normale, quasi banale. Queste forme diverse di coscienza – siano esse doti innate o procedimenti appresi con l’addestramento – ci portano ad altre forme di sapere, e ad altre percezioni dell’ordine sottostante nel mondo intorno a noi. Non sono percezioni matematiche, ma sono comunque percezioni. Prima i scartarle subito come frodi o fantasie, mi sembra utile averne esperienza di prima mano. Se non siete disposti ad averne esperienza di prima mano, vi esponete alla critica di scartare ciò che non capite. E ridurreste la vostra esperienza della realtà.
Perché, come ho detto, la percezione scientifica della realtà non è la realtà stessa. Anche la legge scientifica più potente non è una descrizione completa della realtà. C’è sempre qualcosa ancora d sapere. Ritengo sia importante essere molto chiari su questo. Feynman, che stimo molto, riguardo alle persone non scientifiche, afferma. <<essi non comprendono il mondo in cui vivono>>. Sembra che si una delle sue espressioni preferite; la ripeté spesso nel corso dell’inchiesta sul disastro dello shuttle.
Ma siamo chiari: nessuno capisce il mondo in cui vive. Né io, né te, né Richard Feynman. Potremmo capirne una parte, una aspetto del tutto, ma la realtà in senso completo e onnicomprensivo sfugge alle nostre descrizioni. Se altri modi di conoscere sono interiori, soggettivi e intrinsecamente non verificabili, ciò non li rende necessariamente meno interessanti e meno utili.
Le persone che trovano che i numeri siano estranei alla loro natura non sono emarginate; diseredati, ignoranti, disprezzati che non sanno come risolvere equazioni differenziali e quindi viene loro negato l’accesso alla verità matematica rivelata.
Perché la sola scienza non è sufficiente.
Lo scienziato ortodosso si sente spesso a disagio di fronte a un pubblico che crede nel creazionismo e nei fenomeni paranormali. Lo scienziato vede un mondo bello e complesso, una sfida del tutto soddisfacente al suo approccio razionale. Perché, egli si chiede, c’è chi non è soddisfatto di questa visione del mondo? Perché la scienza non è sufficiente?
La risposta più semplice è che, benché la scienza sia un processo di indagine estremamente potente, essa non ci dice quello che veramente vogliamo sapere. Max Plank disse: <<Da dove vengo e dove sto andando? Questa è la grande domanda senza risposta, la stessa per ognuno di noi. La scienza non ha una risposta>>.
Una delle ragioni di ciò è che la scienza non ci può dire perché le cose accadono. Feynman, in una lezione divulgativa sull’elettrodinamica quantistica, afferma: <<Mentre vi descrivo come funziona la Natura, voi non capite perché la Natura funziona così. Ma nessuno lo capisce. Io non so spiegare perché la Natura si comporta in questo modo specifico>>.
Questo è vero, ma trascura il fatto che, sebbene la conoscenza di come funzionino le cose sia sufficiente a consentire il nostro intervento sulla natura, ciò che gli esseri umani desiderano realmente sapere è perché le cose funzionino. I bambini non chiedono come faccia il cielo a essere blu: chiedono perché è blu.
Probabilmente Feynman avrebbe detto che questa domanda non ha significato. E infatti per il pensiero scientifico moderno non ne ha. Ma non è ovvio che questo stato di cose continui indefinitamente. Il fisico John Bell osservò:
I padri fondatori della fisica quantistica erano piuttosto orgogliosi di aver rinunciato all’idea di spiegazione. Erano molto fieri di occuparsi soltanto di fenomeni: rifiutavano di guardare al di là dei fenomeni, considerando questo il prezzo che si doveva pagare per venire a patti con la natura. E’ un fatto storico che chi assunse questo atteggiamento agnostico verso il mondo reale a livello di microfisica ebbe molti successi. Allora sembrava una buona cosa da fare, ma non credo che lo sia indefinitamente.
Intanto, però, un matematico nota che <<il problema del perché è quasi ignorato dai fisici che enfatizzano soprattutto il come… La metafisica del cosmo è data in termini di matematica pura. Si afferma che essa sia assolutamente priva di obiettivi o scopi: la realtà della cosmologia contemporanea è una realtà matematica>>.
Ma questa realtà matematica è sostanzialmente arbitraria, e questa percezione di un universo privo di scopi ha dei costi precisi. La scienza moderna presenta i suoi modelli matematici come un trionfo della ragione, ma come osserva Hanna Arendt: <<I tempi moderni, dominati dalla tecnologia, sono caratterizzati precisamente dal fatto che la ragione, nel senso di una comprensione contemplativa e autorivelantisi, è perduta, ed è sostituita da una distaccata (tecnologia), impegnata attivamente nella teoria della matematica pura e applicazioni alla fisica>>.
Per me non c’è niente di sbagliato in una percezione matematica della realtà, sempre che non si consenta a quella percezione di prevalere. Perché, come esseri umani, che viviamo la nostra vita, che prendiamo decisioni riguardo a noi stessi e alla società, dobbiamo trovare un significato. E quel significato deve essere ampiamente fondato.
Un matematico afferma:
Sono consapevole degli ingredienti con i quali si crea il significato… l’amore e il linguaggio, il mito, il pensiero razionale e l’impulso irrazionale, le intuizioni umane, la legge, la storia, il dovere, il rito, la fede religiosa, il senso mistico, trascendentale, allegorico ed estetico, il gioco, il mondo come un rompicapo, il mondo come un palcoscenico, la contemplazione della vita e della morte, le necessità imposte dalla fisica e dalla biologia, tutti questi e centinaia di altri ancora sono sentieri che portano al significato.
Forse è per questo che Einstein una volt disse: <<L’umanità ha tutte le ragioni di collocare i sostenitori di alti valori e standard morali al di sopra degli scopritori di verità obbiettive. Ciò che l’umanità dee a personalità come Budda, Mosé e Gesù, secondo me è molto di più che tutti i risultati della mente che indaga e costruisce>>.
Il fatto è che abbiamo bisogno delle intuizioni del mistico come delle intuizioni dello scienziato. L’umanità è sfavorita quando manca una delle due. Carl Jung disse:
La natura della psiche penetra in luoghi oscuri ben al di là della nostra comprensione. Contiene altrettanti enigmi di quanti ne contiene l’universo con i suoi sistemi galattici, davanti alle cui configurazioni grandiose solo una mente priva di fantasia non ammetterà la propria insufficienza… Se quindi per le esigenze del su o cuore, o in accordo con l’antico insegnamento della saggezza umana, o per rispetto del fatto psicologico che le percezioni <<telepatiche>> avvengono, chiunque dovesse giungere alla conclusione che la psiche, nei suoi domini più profondi, partecipa di un tipo di esistenza al di là del tempo e dello spazio… allora la ragione critica non potrebbe controbattere con l’argomento del <<non liquet>> della scienza. Inoltre, avrebbe il vantaggio inestimabile di conformarsi ad una tendenza della psiche umana che è esistita da tempo immemorabile ed universale. Chiunque non tragga questa conclusione, per scetticismo, mancanza di coraggio, esperienza psicologica inappropriata, o ignoranza avventata… ha invece la certezza indubitabile di entrare in conflitto con la verità del suo sangue… L’allontanarsi dalle verità del sangue genera inquietudine nevrotica… L’inquietudine genera l’insensatezza e la mancanza di significato nella vita è una malattia dell’anima, la cui piena estensione e piena portata la nostra era non ha ancora cominciato a comprendere.
Molte grazie.
Bene, questo era il mio discorso per gli scettici di Pasadena.
Siccome non sono mai stato invitato, non l’ho mai pronunciato.
Michael Cricton
LA MENTE E’ PIU’ FORTE DEI GENI
by Duncan on mag.12, 2010, under Ispirazione, Medicina, Scienza, Simbolo, video

“Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia.”
Vi riporto una intervista a Lipton più sotto e anche un suo seminario integrale ripartito in 16 video. Ma già tra noi possiamo sbucciarci qualche pensiero.
Ci hanno venduto.. dice Lipton.
Amici, cosa è che non “ci hanno venduto”? Quand’è che non ci hanno tentato di ingannare? Su cosa non ci sono state manipolazioni.. o almento.. tentativi di manipolazioni?
Pensate solo alla famigerata influenza suina che doveva abbattersi sul mondo come un flagello biblico, e causare milioni di morti.. cataste di morti per le strade.
Per mesi “ci hanno venduto” un panico folle, per mesi “ci hanno venduto” l’ossessione. Per mesi “ci hanno venduto” la paura. Per mesi appelli disperati,testimonial, depliant, esperti. Già c’era chi prefigurava scenari apocalittici da Day After. Ora tutti dimenticano. Ma questa influenza fu annunciata come un nuovo flagello.
I paesi spesero miliardi in scorte di vaccini. Risultato?
E’ stata una influenza ancora più blanda delle precedenti.. e..
milioni di dosi di vaccino non sono state utilizzate e hanno solo fatto aumentare il deficit degli stati e ingrassate le tasche sporche di sangue e letame dei maiali di Bigpharma e dei loro sodali prezzolato.
E adesso con questa crisi greca cosa “ci vogliono vendere”?
E’ tutto illusione? E’ tutto manipolazione?
No. E questo è il problema. Perché se fosse così facile vivremmo semplicemente in un mondo clone di Matrix e avremmo risposte facili e lapidarie su tutto. E invece il mondo è un rebus, un ginepraio di verità e menzogne, di soffocamenti e liberazioni, di sistemi e falle dei sistemi.
Per reagire alle manipolazioni sorge spesso il loro specchio riflesso e opposto.. il complottismo più oscuro e paranoide che vede in tutto, praticamente in tutto sudole e sottili forme di controllo e manipolazione e già immagina i carri bestiame che porteranno al macello o a rinnovati gulag le vittime prossime venture del Nuovo Ordine Mondiale. Il complottismo assoluto è un’altra forma di delirio che depreda la vita di gioia e speranza. Il complottismo assoluto è un altro cantico di impotenza. Insieme al conformismo e ai complotti e manipolazioni reali, e a quella suprema forma di obbedienza che è l’acquiscienza e la sterilità emotiva.
E quindi dobbiamo dire “ci hanno venduto” senza poi saltare sul carro del Quattro Cavalieri dell’Apocalisse. Senza pensare che siamo solo burattini e automi di un mondo Matrix fotocopia.
Senza perdere il senso dell’equilibrio, della lotta, e della speranza.
E torniamo a Lipton. Il tema è semplicemente immenso. E potrei stare da mo a un altro mese a scrivere ininterrottamente di seguito arrivando appena a scalfirlo. E quindi adesso non potrò mai essere veramente convincente, mai essere veramente esaustivo. Queste sono solo tracce Gringos, solo tracce, cartelli stradali.. chi poi ha una scintilla a continuare, continui a leggere e a studiare e si faccia una sua idea.
Io posso solo dirvi, che a livello di istinto di base, ho sempre creduto alla sostanza di ciò che dice Lipton.
In sostanza ci hanno venduto un mito.. dal nome.. REDUZIONISMO GENETICO…
Noi saremmo guidati ed eterodiretti fin dal concepimento dai geni che abbiamo avuto la ventura di avere. E non c’è scampo. Inevitabili predisposizioni a certe malattie. Inevitabili problemi, ostacoli e limiti. O anche opportunità. Ma tutto inevitabile, o altamente probabile.
Il reduzionismo genetico fu un paradigma sposato da subito da tutte le scuole di medicina, le elité intellettuali, gli organi scientifici, gli apparati di informazione. Se ci pensate.. costantemente escono notizie che danno manforte a questo paradigma.. scoperte sul “gene della gelosia”.. “gene dellla rabbia”.. “gene della gentilezza”.. e su infinite spiegazioni riduttive e semplicistiche all’osso sull’origine di ogni nostro problema e condizione.
Tutto questo crea un clima di arrendevolezza alle condizioni date e di accettazione delle soluzioni proposte. Un soggetto che è completamente imbevuto di atmosfera reduzionista starà al posto in cui gli verrà detto di stare, opterà per le scelte che gli verranno dette sono alla sua portata, seguirà i percorsi che gli verranno somministrati come inevitabili. Cercherà già cure per malattie che “quasi certamente” avrà. E sarà spinto ad aderire a screening genetici di massa, alla raccolta di informazioni cellulari s ulla popolazione, alla schedatura delle mappe genetihe… a un senso costante di controllo e limitazione. E a prendere i farmaci che varranno prodotti ad hok “sul tuo fenotipo genetico”.
E poi.. sarà facile fare il salto.. Si dirà, molti già lo dicono.. che i bambini con deficit di attenzione hanno un problema “genetico”, che si può tentare di neutralizzare, almeno in parte, con psicofarmaci devastanti come il Ritalin. Sì.. è molto più facile dire questo.. altrimenti bisognerebbe andare alla radice delle cose, al modo in cui molte famiglie reprimono le spinte dei bambini, a strutture scolastiche castranti e alienanti, a meccanismi economici generatori di tensioni, a quartieri dormitorio che spengono la vitalità..
Noi, diamo solo la colpa al bambino e ai suoi geni. Più comodo no?
A prescindere… cambia il modo in cui affronti la vita…
La persona addestrata da anni di riduzionismo genetico.. è sottilmente percorsa da un ansia costante e da una cappa dii fatalismo che è quasi un distintivo. Ti farà una lista di cosa si aspetta.. calvizie, diabete, alzhaimer.. perché magari padre, nonna, prozio.. hanno avuto queste problematiche. Ti dirà che certe cose non potrà mai farle o sarannno chimere, perché è geneticamente predisposto.
Ancora di più si berra la bubbola dei reduzionisti estremisti per la quale anche sentimenti ed emozioni non sono altro che processi biochimici e organici.
E noi ci perdiamo le ali, le mettiamo in fiamme..
Tutto il nostro dibattito è inquinato dal fanatismo e dal cinismo.
Pensate la controversia Darwin. Da una parte la Chiesa, o almeno settori di essa, e il Creazionismo intransigente.. dall’altra il pensiero orgogliosamente laicista alla Micromega che ha trasformato Darwin in un totem. Non c’è spazio per altro nel dibattito di massa. Come al solito. Come sempre. Il campo è sempre di due clan estremi e dogmatici. Sempre e solo Guelfi e Ghibellini.
Con Lipton voliamo alto anche sul piano della teoria dell’evoluzione..
E certamente può sbagliare anche lui. Ma non si dica che è un folle isolato. Sono tanti gli studiosi di avanguardia, specie nel campo della biologia e della fisica quantiistica che da anni sostengono queste cose.
Ma tutto ciò non arriva alla Periferia dell’Impero.
Alla fine dei giochi, al momento attuale, queste due tesi si contengono il campo.
E’ anche una questione di scelta.
Cosa sceglieremo?
Che siamo bambocci del destino, automi genetici, sinapsi interconnesse e processi biochimici predeterminati dalla culla alla tomba? Attenderemo le malattie e il fato che ci sono stati destinati?
O crederremo.. che la nostra mente è più forte?.. che non siamo solo automi ma anche attori e creatori?.. che potremo dire anche la nostra.. e incidere sui giorni che verranno?
Io scelgo la seconda, a costo di sbagliarmi..
Ricordo che Sant’Agostino (o fu un altro.. illuminatemi voi:-) un giorno disse:
“Se tutto ciò che esiste fosse contro l’amore.. se l’amore stesso fosse solo una follia.. sceglierei comunque di amare…”
PRIMA DI VEDERE I VIDEO: Il mio post ha come punto di riferimento la contestazione del modello incentrato sul paradigma del riduzionismo genetico e della fatalità biologica vista come destino o predisposizione difficilmente scansabile. E, dall’altro lato, c’è la volontà di far emergere un senso più alto delle potenzialità umane, che non siano sottoposte alla tenaglia di una condanna genetica, di un determinismo ritornato sotto mentite spoglie. Questo discorso si innesta in quadri amplissimi, relativi ai piani dell’esistenza e della comprensione umana. Nessuno può dire di sapere veramente tutto. Tantomeno io. Riportare adesso il seminario integrale di Bruce Lipton, ripartito in sedici video, non vuol dire adesso diventare “discepoli” di Lipton. O fare propria integralmente tutta la serie di riferimenti, co ncetti e parole che coloro che sono interessati a libri, conferenze o argomenti di questo genere solitamente fanno propri. La nostra libertà è nel non sposare totalmente e apriori neanche il pensiero alternativo più autorevole… a prescindere. Che intendo? Che qui non vi si dice. Ecco Bruce Lipton.. sentite tutto il suo seminario e la vostra vita cambierà o avrete in mano i segreti dell’universo. Qui vi si dice.. cose così sicuramente difficilmente hanno cittadinanza tra i media ufficiali e nelle istituzioni canoniche che si occupano della diffusione della conoscenza e dell’amministrazione dell’istruzione.. soprattutto da noi.. alla periferia dell’impero. Viviamo completamente succubi di determinate impostazioni e visioni, che diventano dogmi. Ad esempio, miglia di persone, milioni nel mondo, ogni anno, sono portate come pecore al macello, a sottoporsi al “bombardamento militare” della chemioterapia per quanto riguarda il trattamento di forme tumorali e patologie degenerative. Milioni di persone che verrano (quasi sempre) condannate ad anni di atroce sofferenza. Quando ci sono sempre state, e ci sono.. altre strade, alcune con tante frecce nel loro arco. E io ho visto sia la sofferenza indicibile dei trattamenti ufficiali. Sia le prospettive di liberazione di alcuni percorsi alternativi. Ma di tutte queste cose intere legioni di persone non verranno mai a conoscenza. E quando talora fanno capolino nei circuiti della comunicazione uffiiciale, esperti, baroni e inquisitori scagliano i loro anatemi o tentano, a volte è più efficace, la strategia del disprezzo e della ridicollizzazione.
Alla base poi di altri Sentieri ci sono altre visioni del mondo e dell’uomo. E questo è il senso di un percorso e di una argomentazione come quella di Bruce Lipton. Nella quale ci sono certamente cose che condivido. E altre che non mi convincono del tutto, o, meglio detto, sulle quali il mio percorso interiore non è arrivato ancora al punto di potersi pronunciare con una certa sicurezza. Ci sono persone, che indipendentemente se lui dica effettivamente ciò, che dalla base delle sue teorie e di quelle di altri scienziati di avanguardia e dei mistici di ogni, sostengono che tutta la realtà è esclusivamente una creazione della mente. Bene, io sono certo che la mente gioca un ruolo essenziale. Non sono certo però che sia l’unica forza motrice in campo. Almeno, non mi sento di poterlo dire con certezza inesorabile. Così come più che il sostenere o meno certe cose, è il riverbero operativo ed esperienziale che poi ne consegue che è importante. Ci sono persone che dall’approccio a certe conoscenze alternative, nobili e luminose tra l’altro, giungono forse a un equivoco, ossia al pensare che basta connettersi su diversi livelli di frequenza indipendentemente da uno sforzo e da un impegno totale su tutti i piani del proprio essere, corporale compreso. Anche qua, il ruolo della “frequenza” è un ruolo Principe. Forse è anche un ruolo Sovrano. Ma tendo ancora a credere che se pensiamo a creare qualcosa di potente o di fare trasformazioni reali senza un impegno radicale su ogni livello, e senza mettere in gioco concretamente il corpo potremmo non riuscire pienamente nello scopo a cui vogliamo consacrarci. Detta in soldoni, è talmente importante questa esistenza e ciò che in essa noi ci sentiamo chiamati a fare, che, pur in teorie che in buona parte condivido, non vorrei che si finisse per adagiarsi in una tendenza “comoda”.. quella propria di alcuni scrittori new age di successo (che tra l’altro dicono cose pure molto apprezzabili) .. quella che magari ti dice “alza le tue frequenze, cambia livelli di pensiero, ama te stesso e il mondo e tutto cambierà…” Sono cose fondamentali queste, ma credo, potrei sbagliarmi naturalmente.. credo che non bastino. Che bisogna anche dire.. “sforzati, impegnati, dacci l’anima.. suda, vai oltre, metti in gioco tutto te stesso..”
E trovo anche “facile” pensare che raggiunta la giusta frequenza tutta la vita per noi funzionerà come un orologio svizzero, o, meglio detto, che non incontreremo sofferenze, nemici, ostacoli, momenti di caduta. Vedere la realtà come una serie di vibrazioni, corrispondenze e frequenze non può diventare, secondo me, un altro assolutismo nel quale tutto ciò che io sono è esclusivo specchio di ciò che mi accade. E se per esempio incontro anche persone he mi danno del filo da torcere o sfide dolorose da affrontare, vuol dire ad esempio che io non sono abbastanza “positivo” e che non ho ancora capito bene le regole del gioco. Alcune delle persone migliori su questo pianeta hanno dovuto affrontare anche la negatività, il dolore, gli ostacoli e le cadute. E non credo si possa dire che ciò era esclusivo portato di una loro ombrosità interiore che si proiettava nel mondo esterno. Anzi spesso invece quelle cose avevano un senso profondo per loro e per gli altri. A me, in sostanza, non convincerebbe una visione della teoria delle vibrazioni se fosse declinata su un piano di esistenza intesa come puro benessere perfettamente programmato dalla nostra coscienza e impermeabile ad altro. Che poi penso che tutto abbia un senso. Quindi anche il dolore, gli ostacoli, le cadute, le battaglie. Che anche affrontare in certi momenti l’Ombra e la sofferenza abbia un senso. E che non siano sempre e comunque parti di una individualità che non ha ancora correttamente imparato a vivere e a pensare. E riconfermo. Io credo che le vibrazioni siano essenziali. Ci sono luoghi in cui c’è stato tanto amore e te ne accorgi subito. Persone piene di odio e se ti guardano ti senti quasi accoltellato. O tu stesso che a volte sei così pieno di energia che in quei momenti è come uno stato di grazia, e ti pare che tutto il mondo ti sorrida e con chiunque parli sembra possa esserci amore e comprensione. Così come elevate vibrazioni ti danno effettivamente più forza e potere per trasformare te stesso e cambiare il mondo. Il succo è che non per questo stesso la tua vita diventa un semplice sogno mentale, ogni problema viene completamente evitato alla radice, e non incontrerai ostacoli e sfide dure, anche se le tue vibrazioni fossero sempre elevate.. come del resto è accaduto anche a grandi benefattori e santi nel corso della storia. O forse a un livello immenso basterebbero solo le vibrazioni? Tipo un livello da grande anima o Illuminato supremo? Forse sì. Ma è un livello che non riguarda gran parte delle esistenze. Io credo che per noi, anche per i migliori, ci siano momenti imprevedibili,s ituazioni destabilizzanti, sudore, passione, intensità da dare.. sempre. Non sono affatto certo che potremo evitare ogni trappola e ostacolo. Ma credo che, anche con le visioni che Liptone molti altri ci delineano, così come con molte altre conoscenze e strumenti, venute pure da contesti non poco diversi… noi possiamo affrontare e superare tutto. E da tutto trarre qualcosa. Questo mi sento di crederlo. Anche se non sono un Mahatma che può parlare p er scienza infusa…:-)… ma questo mi sento di crederlo. Comunque ho appena sfiorato questo genere di questioni. Ciò che mi premeva veramente dire è che, anche quando sottoponiamo un documento così prezioso, stimolante, utile e benefico come il seminario di Bruce Lipton, non lo facciamo come discepoli acritici e adoranti, ma come persone che vogliono dare un’arma in più per crescere e interrogarsi, altro cibo sul tavolo… nessuna Tavola della Legge, ma strumenti da implementae e di cui nutrirsi se, come e quando si vuole nell’ottica di un proprio personale percorso, che deve essere sempre radicalmente libero. Noi non vi diciamo “pensate questo!”.. ma… “questo può esservi utile.. insieme ad altro che prenderete da altre fonti.. e scambiandoci poi i nostri futuri pezzi di strada capiremo qualcosa di più dell’uno e dell’altro.. e di questo pazzo.. pazzo mondo..”
Relativamente poi alle questioni specificatamente genetiche, c’è chi arriva a dire che proprio i geni non contano assolutamente nulla e tutto sorge per forme di creazione mentale. La mia idea è un pò più sottile. Io penso che forse i geni, come la famiglia e gli ambienti determinano delle tendenze che si muovono in certe direzioni. Ma esse non sono irribaltibili. Così come quindi si può guarire da malattie cosiddette “incurabili”.. NOI POSSIAMO EFFETTIVAMENTE MODIFICARE IL DNA. Quindi magari il DNA opererebbe, almento per certi aspetti, anche se io fossi isolato dal mondo in una foresta amazzonica.. quindi ciò che mi accade non sarebbe totalmente creazione del pensiero o dell’ambiente. MA… ANCHE SE IL DNA MI SPINGESSE VERSO CERTE DIREZIONI.. IO POSSO CAMBIARLO. In questo senso accolgo la visione di Lipton. E il mio cuore la senta vera, come ho scritto in precedenza. Ma naturalmente non sono nessuna mente galattica o esperto cosmico di tutte le strutture della materia, né delle “sacre armonie della musica celeste” o dei vortici inesorabili delle “ottave”..
… sono solo un Uomo tra gli Uomini, come voi.. e tutti insieme siamo qui per qualcosa, che alcuni chiamano Disegno, e che ci fa fremere, gioire e lottare ogni giorno. E gli specchi riflettono il nostro tempo e le nostre Canzoni.
Chiunque voi siate e dovunque voi siate… il pane spezzato alla fine è la sola cosa che rimane..
HASTA SIEMPRE ESPERANZA
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CONVERSAZIONE INTERVISTA CON BRUCE LIPTON
Durante il periodo in cui Bruce Lipton lavorava come ricercatore e professore alla scuola di medicina, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi biologici attraverso i quali le cellule ricevono ed elaborano le informazioni: infatti, piuttosto che controllarci, i nostri geni sono controllati, sono sotto il controllo di influenze ambientali al di fuori delle cellule, inclusi i pensieri e le nostre credenze. Questo prova che non siamo degli “automi genetici” vittimizzati dalle eredità biologiche dei nostri antenati.
Siamo, invece, i co-creatori della nostra vita e della nostra biologia.
Lipton descrive questa nuova scienza, chiamata epigenetica, nel suo libro “The Biology of Belief: Unleashing the Power of Consciousness, Matter and Miracles” (N.d.T.: Biologia delle Credenze: Liberare il Potere della Consapevolezza, della Materia e dei Miracoli) (2005: Mountain of Love/Elite Books). Pieno di citazioni e riferimenti di altri scienziati che conducono, in tale campo, ricerche all’avanguardia, questo libro potrebbe, letteralmente, cambiare la vostra vita al suo livello più fondamentale.
Fino alla scoperta dell’epigenetica, si credeva che il nucleo di una cellula, contenente il DNA, fosse il “cervello” della cellula stessa, del tutto necessario per il suo funzionamento. Di fatto, come hanno scoperto Lipton ed altri, le cellule possono vivere e funzionare molto bene anche dopo che i loro nuclei siano stati asportati. Il vero “cervello” della cellula è la sua membrana, che reagisce e risponde alle influenze esterne, adattandosi dinamicamente ad un ambiente in perpetuo cambiamento. Che cosa significa questo per noi, quali collezioni di cellule chiamati esseri umani? Man mano che incrociamo le diverse influenze ambientali, siamo noi a suggerire ai nostri geni cosa fare, di solito inconsciamente.
Lipton ci mostra anche come Darwin avesse torto. La competizione non è la base dell’evoluzione; non è la sopravvivenza del più forte che ci permette di sopravvivere e prosperare. Al contrario, dice, dovremmo leggere l’opera di Jean-Baptiste de Lamarck, che venne prima di Darwin e dimostrò che la cooperazione e la comunità sono la base della sopravvivenza. Immaginate se ciascuna dei vostri trilioni di cellule decidesse di farcela da sé, di combattere per essere la regina della collina piuttosto che cooperare con le cellule compagne. Per quanto sopravvivereste ?
L’INTERVISTA
Barbara Stahura: La premessa di base della tua ricerca e del tuo libro, The Biology of Belief, è che il DNA non controlla la nostra biologia.
Bruce Lipton: Sì. Ho cominciato a studiare questo verso la fine degli anni ’60. Da allora la scienza di frontiera ha iniziato a rivelare tutte le cose che avevo osservato. I biologi che fanno ricerca d’avanguardia sono a conoscenza di ciò che dico nel libro. Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia. Tutto il mio sforzo si è concentrato nel far giungere al mondo l’informazione d’avanguardia. L’orientamento mentale del pubblico è stato programmato secondo la credenza che siamo degli automi genetici, che i geni controllano la nostra vita, che ne siamo vittime, e via di seguito. Il punto, però, è che la scienza di frontiera – quella di cui parlo – si è stabilizzata da almeno 15 anni. È ora che sia portata nel mondo perché è lì che viene usata.
BS: Questa scienza relativamente nuova sulla quale tu scrivi viene chiamata epigenetica.
Ci spiegheresti di che cosa si tratta?
BL: L’epigenetica è quella scienza che mostra che i geni non si auto-controllano, ma sono controllati dall’ambiente. Si sa da circa 15 anni, e ora fa finalmente fa capolino da dietro l’angolo. Ti faccio un esempio. La Società Americana per il Cancro ha recentemente pubblicato una statistica che afferma che il 60 per cento dei tumori sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro. E ora se ne viene fuori dicendo: è lo stile di vita, non sono i geni. Ci siamo focalizzati sul cancro come se fosse una questione genetica, ma solo il cinque per cento dei cancri ha una connessione genetica. Il novantacinque per cento dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. La ragione (che ci fa dire che c’è una connessione genetica) è che tale spiegazione è fisica, tangibile, perciò preferiamo lavorare su di essa. E il 95 per cento che ha un cancro e non c’è una connessione genetica? Non è facile fare esperimenti su qualcosa sulla quale non puoi focalizzarti fisicamente.
BS: Così il determinismo genetico – l’idea che siamo controllati dai nostri geni – è inevitabilmente incrinata, come dici nel libro.
BL: Sì.
BS: Hai scritto anche di Jean-Baptiste de Lamarck e della sua teoria dell’evoluzione – che sopravviviamo attraverso la cooperazione, piuttosto che la più recente idea darwiniana di competizione e sopravvivenza dei più forti. Che tutti i nostri trilioni di cellule devono cooperare per mantenere il nostro corpo in perfetto funzionamento, in quanto noi esseri umani non possiamo sopravvivere senza grandissime quantità di cooperazione gli uni con gli altri e con il nostro ambiente.
BL: Immediatamente, appena hai detto cooperazione, stavi violando la teoria darwiniana, che è competizione e lotta. Di fatto, si tratta di un’interpretazione erronea. La nuova scienza ci dice che quella credenza è sbagliata. La credenza di cui hai appena parlato, invece – la natura della cooperazione e della comunità – è in effetti il principio basilare dell’evoluzione.
Nel 1809 Lamarck ha scritto che i problemi che tormenteranno l’umanità verranno dal suo separarsi dalla natura, e ciò condurrà alla distruzione della società. Aveva ragione, perché la sua enfasi sull’evoluzione era che un organismo e l’ambiente creano un’interazione cooperante. Se volete capire il destino di un organismo, dovete capire la sua relazione con il suo ambiente. Poi ha affermato che separarci dal nostro ambiente significa assumere la nostra biologia e tagliarci fuori dalla nostra sorgente. Aveva ragione. E quando arrivi a capire la natura dell’epigenetica, la sua teoria ora ha trovato sostanza. Senza alcun meccanismo che, all’inizio, le desse un senso – e specialmente da quando abbiamo comprato il concetto dei biologi neo-darwiniani che affermano che tutto è controllato geneticamente – Lamarck sembrava stupido. Ma sai cosa? Aveva proprio ragione.
BS: La tua dimostrazione che il “cervello” della cellula non è il DNA ma, bensì, la sua membrana è affascinante. Che significato ha questa scoperta riguardo a ciò che pensiamo di noi stessi e della nostra vita, dal momento che siamo proprio una comunità di cellule?
BL: Se due cellule si uniscono e stanno comunicando, useranno i loro “cervelli” per farlo, giusto? E se dieci cellule si uniscono, useranno i loro cervelli affinché la loro comunicazione reciproca abbia un senso. Quando prendi un insieme di un trilione di cellule, come in un cervello umano, queste opereranno ancora secondo il principio del cervello cellulare. Beh, quando abbiamo comprato l’idea che i geni ed il nucleo formano il cervello della cellula – che ci porta fuoristrada – e la applichi come fosse un principio di neurologia o di neuro-scienza, ti sei già incamminato nella direzione sbagliata. Non puoi arrivare da nessuna parte perché quello non è il cervello della cellula. I nostri principi su come funziona l’intelligenza sono stati totalmente sviati. Ecco perché, dopo tanta neuro-scienza, se chiedi a qualcuno: “come funziona, veramente, il cervello?” La risposta sarà: “veramente, non lo sappiamo”.
Il Progetto Genoma Umano dice che quel modello è sbagliato. Pensavamo che ci volessero più di 100.000 geni per far funzionare un essere umano. Il fatto che ce ne siano meno di 25.000 ha messo un bastone tra le ruote dell’intero processo. Come può esserci un tale esiguo numero di geni a formare una cosa così complessa come un essere umano? La risposta è che ci vuole molto di più dei soli geni a farlo funzionare – che è l’apporto dall’ambiente che può alterare la lettura dei geni.
Ci sono 140.000 proteine in un corpo umano, e si credeva che ciascuna richiedesse un gene separato per prodursi. Di colpo, trovi che ci sono 25.000 geni e 140.000 proteine, e non ci siamo con i numeri. L’epigenetica rivela qualcosa di così sorprendente che la scienza stessa ha dei problemi a comprendere la forza di questo nuovo significato, e suona così: con il controllo epigenetico, che significa il controllo mediato dall’ambiente, un singolo gene può essere usato per creare 2000 o più proteine diverse dalla stessa matrice. Il controllo epigenetico è come un lettore che può leggere l’impronta originaria e ristrutturarla per produrne qualcosa di diverso. Ed ecco come un singolo gene può essere usato per creare molti prodotti proteici differenti. Non è stato il gene che ha prodotto ciascuna proteina, è stato il controllo epigenetico che l’ha fatto, e questo è il feedback diretto dall’ambiente. Ci allontana da quel meccanismo che dice che siamo solo macchine.
BS: E ci dice invece che non siamo vittime. Siamo co-creatori.
BL: Assolutamente.
BS: Per tanti l’idea che siano i nostri pensieri a creare la realtà, che è quello su cui si basa la Scienza Religiosa e altre tradizioni metafisiche e spirituali, è un’idea puramente spirituale. Ma la fisica quantistica ha aggiunto all’idea, il fatto scientifico. E ora, il tuo lavoro e quello di altri porta quel concetto a livello delle cellule. Che lo rende in qualche modo più reale, più tangibile.
BL: Se si definisce lo spirito più o meno su questi parametri si potrebbe ottenere una definizione del tipo “una forza motrice invisibile.” Se definisco la natura della meccanica quantistica, è una forza motrice invisibile. Di fatto afferma: “Sì, ci sono forze invisibili che modellano la nostra esistenza”. Poiché la nostra biologia è tradizionalmente basata su un concetto newtoniano e materialistico, la natura di quel sistema è di considerare le forze invisibili come non rilevanti. Però, quello che la meccanica quantistica ha stabilito è che le forze motrici invisibili sono tutto. Perciò, se la nostra scienza non si adatta alla nuova fisica, sta di fatto ostacolando il progresso in evoluzione. Quando si introducono nuove forze, si deve dar loro nuovo credito, e quando lo si fa, i ricercatori spirituali saltano su e dicono: lo sapevo! E i fisici quantistici saltano su e dicono, lo sapevo! Stiamo sempre parlando della stessa cosa. Se lo ammettessimo, l’opportunità di unione diventa così tangibile che è quasi fisica. Sì, possiamo sentirla! Ora possiamo essere tutti d’accordo. Tu la chiami come vuoi, io la chiamo come voglio. Ma siamo tutti governati da queste forze invisibili.
BS: Ho letto una tua intervista nella quale hai affermato, “piuttosto che esser vittime dei nostri geni, lo siamo stati delle nostre percezioni.” Puoi aggiungere qualcosa su ciò che significa essere una vittima delle nostre percezioni?
BL: In un certo senso, sappiamo attraverso lo studio della membrana cellulare, attraverso lo studio dell’epigenetica, che questo è fondamentale. L’epigenetica dice che i segnali ambientali influenzano l’espressione genetica, e questi segnali ambientali talvolta sono diretti, e tal’altra sono interpretazioni, quando per es.le percezioni diventano credenze. Così, ho una credenza su qualcosa, che è una percezione, e aggiusto la mio biologia a quella particolare credenza. Come col cancro terminale, se credo a quello che i medici mi dicono, lo loro diventa una vera e propria predizione. Se dicono che ho il cancro terminale e sono d’accordo, allora essenzialmente morirò quando, a detta loro, accadrà. Quali sono le persone che non lo fanno? I casi di “remissione spontanea.” Almeno una persona, scommetto, non ha “comprato” quella diagnosi. E la sola ragione per la quale ne sono usciti è che avevano un altro sistema di credenze completamente diverso, e quindi sono stati capaci di cambiarlo.
Struttura dell’universo
by OrfeoMartinek on apr.04, 2009, under Scienza
Sulla terra abbiamo così tanti problemi e anche nella vita di tutti i giorni che ormai non si ha più tempo di fermarsi a pensare, non si ha più tempo di fissare il cielo e stupirsi di tutto quello che sta sopra di noi. Volevo appuntare qui qualche piccola riflessione. Mi è capitato di pensare alla nostra situazione di esseri così piccoli rispetto all’immensità dell’universo. Per essere più chiaro noi siamo nella stessa situazione di pesci in un acquario. Il nostro acquario è la terra
Un pesce non può sapere cosa c’è li fuori e vive facendo sempre facendo le stesse cose e non curandosi di ciò. Ma per fortuna noi abbiamo un cervello che ci ha portato a renderci conto di tutto ciò mentre questo non succederà mai ai pesci. Continuando il paragone, al di fuori del nostro acquario abbiamo un altro contenitore che è il nostro sistema solare, a sua volta il sistema solare sta contenuto in un braccio della via lattea. La Via Lattea è la galassia alla quale appartiene il sistema solare. Per avere maggiori informazioni su dove ci troviamo precisamente dentro la galassia guardate wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Via_Lattea La via lattea insieme ad altre galassie forma una struttura denominata Gruppo Locale il gruppo locale a sua volta appartiene al Superammasso dell Vergine.http://it.wikipedia.org/wiki/Superammasso_della_Vergine Guardando l’universo quindi sembrerebbe l’insieme di questi contenitori noti come super ammassi separati da spazi apparentemente poco popolati da stelle o galassie. E’ quindi come se tutto facesse parte di una grande struttura a scala, a scatole cinesi una contiene l’altra e così via. Almeno questo è quello che appare a noi e questo se ne deduce dalle prove che abbiamo raccolto fino ad ora.
Per chi volesse approfondire.
http://www.mystars.it/CorpiCelestiInsiemiGalassie.aspx
Missione Keplero, lancio avvenuto con succeso
by OrfeoMartinek on mar.07, 2009, under Scienza
Nei prossimi mesi ne vedremo delle belle. Di cosa sto parlando? Keplero è il nome di un telescopio spaziale che ha come obiettivo principale quello della ricerca di pianeti rocciosi simili al nostro pianeta Terra. La partenza è avvenuta dal sito Launch Complex 17-B della Cape Canaveral Air Force Station a bordo di un lanciatore Delta II della ULA (United Launch Alliance). Il suo occhio sarà puntato sulle nelle costellazioni del Cigno e della Lira, esaminerà 100 mila stelle simili al Sole. Sono anni (dal 1995) che è ormai partita la ricerca di pianeti al di fuori del nostro sistema solare (pianeti extrasolari anche detti esopianeti)
http://media4.obspm.fr/pianeti-extrasolari/
Finora sono stati individuati quasi 350 pianeti extrasolari. La maggior parte sono stati scoperti tramite metodi di osservazione indiretta piuttosto che attraverso le osservazioni ottiche al telescopio.
http://it.wikipedia.org/wiki/Metodi_di_individuazione_di_pianeti_extrasolari
A causa dei limiti delle tecniche di osservazione attuali, la maggior parte dei pianeti individuati sono giganti gassosi come Giove e solo in misura minore pianeti rocciosi. Grazie a Keplero sarà possibile individuare quei pianeti più simili alla terra, una altro piccolo passo per sentirci meno soli nell’universo.
Un pò di numeri :
la missione Keplero ha avuto un costo di 600 milioni di dollari
Il telescopio ha uno specchio di 1,4 metri di diametro
una camera fotografica di 95 milioni di pixel.
La durata della missione è prevista in 3 anni e mezzo.
Link, fotogalleria di pianeti del sistema solare
Cancellare i ricordi
by Duncan on feb.19, 2009, under Medicina, Resistenza umana, Scienza
Ricercatori olandesi avrebbero sviluppato un farmaco capace di cancellare i ricordi dolorosi. Essi sostengono di aver cancellato i brutti ricordi utilizzando dei farmaci ‘beta-bloccanti’, che vengono solitamente prescritti ai pazienti cardiopatici. Gli esperimenti sugli animali, affermano, avrebbero già evidenziato che i farmaci –bloccanti del recettore beta adrenergico – possono interferire su come il cervello elabora e rielabora i ricordi degli eventi spaventosi.
Vado anche al di là della tendenza mediatica a vendere il vitello grasso e a spararla al massimo volume con quel genere di notizie che sovente si rivelano (almeno in buona parte) bufale (scoperto il genere della gelosia, ecco il farmaco per diventare simpatici,ecc.).
Vado al di là per vedere qualcosa di più profondo.
Cosa esprime ciò che leggiamo, sentiamo, viviamo? Quale è il valore sottostante, la matrice delle cose, la trame e l’ordito, la formula del pensiero?
E ancora oltre, il paradigma che emerge..
Perché di paradigma si tratta. E lo sforzo di una coscienza in atto, di qualcosa che sia degno di un essere senziente è non fermarsi al sapere, ma cercare di “capire”.
Tutto rivela un messaggio, conscia o inconscia che sia la sua natura ora non è ciò che in discussione.
Ma il messaggio c’è. La neutralità con la quale vengono colorate tutto ciò che fa parte dell’attuale immaginario tecnico scientifico è falsa.
E in questa falsità io non esprimo, ora, un disvalore negativo. Contesto la facile copertura della neutralità. Ogni sentiero in cui la strada si determina è frutto di altri sentieri, di scelte passate, di opzioni presenti, di gerarchie di valori, consapevoli o inconsapevoli.
Noi vediamo l’ineluttabilità del “fatto”; l’invenzione, la scoperta, la nuova pratica. E dal fatto ne traiamo il suo “non poter essere altrimenti”. L’errore, archetipale, che genera confusione mentale e, in ultima analisi, non-pensiero sta qua.
Vogliamo andare più terra terra…
Se cominciasse (parlo per ipotesi) una agricoltura prevalentemente basata sugli OGM, non è l’affermarsi “neutro” di una tecnologia “inevitabile”, che si sarebbe manifestata prima o poi nella storia. Ma è un complesso circuito che ingloba in sé vicende storiche, prassi economiche, visioni ideoloche e tanto altro. Tutto questo insieme si concretizza in una “direzione”. Diventa cioè, nel suo senso più globale e differenziato, SCELTA.
Io qui, sono un piano precedente anche alla contestazione di ciò a cui porta la scelta, ma mi incentro sulla decisività di de-mistificare l’inevitabiltà di ciò che è presente solo per il fatto di essere presente. Di spogliare, insomma, il fatto della sua neutralità. Non è qualcosa di neutrale che esiste il Grande Fratello, se mi perdonate questo esempio ebete, ma dietro, ci sono tutta una serie di azioni e contrazioni che hanno portato a quel risultato (la presenza di questo programma per rincoglioniti) , dinamiche che per comodità riassettiamo nel termine SCELTA.
Ma vedrò di dare un taglio drastico prima che incominciate a chiamare la neuro per venire a prelevarmi..
Eccoci all’articolo di oggi…
Esprime, la creazione scientifica di cui esso parla, non solamente una creazione “neutra”..
Ma una “direzione”, una visione della vita, una SCELTA..
Come potremmo riempire di contenuto questa scelta, come potremmo rappresentarcela?
Come una visione fortemente riduzionistica, chimico organica dell’essere umano. Fascio di reazioni e riflessi che possono essere ri-armonizzati e “corretti” con sostanze che creino altre contro-spinte. Approccio farmacologico, quindi, ai problemi della psiche, dell’identità, della coscienza, del dolore e del desiderio.
Questa direzione riduzionista e rozzamente materialista va vista per quello che essa è prima di ogni ulteriore passo in avanti. UNA SCELTA APPUNTO.
La prima difesa della nostra integrità mentale si trova nella “resistenza” a ciò che è venduto come inevitabile, come l’unico progresso possibile, l’unica “immaginazione”, l’unica “visione” per il nostro futuro. E’ l’ideologia del “no there is alternative” che porta molti a credere che, nel caso in concreto, solo un approccio farmacologico e “manipolatorio-manomissore” può essere una risposta potente ed efficace ai traumi e alle ferite del passato.
Non fatevi distogliere da quel velo. Al succo del succo, l’approccio è lo stesso del Ritalin come soluzione offerta per i bimbi “iperattivi”.
Lo stesso che ti promette di “manometterti” dall’esterno senza capire mai il quadro più ampio che una cosa rivela, e anche le interconnessioni. Perché ogni entità sistemica, e l’uomo sovranamente, non è una accozzaglia di elementi:piedi+torace+testa….emozioni…positive+istintoaggressivo+traumi…ecc..
Per cui incidi su un elemento e il resto resta intatto. Ogni parte influenza costantemente l’altra e ne è influenzata.
E poi, scartassimo anche questo, “cancellare” qualcosa senza sforzo è
sempre la strada più facile, e questo sedurrà molti.
Ma ha senso davvero cancellare qualcosa a colpi di click? Un pò come quando vogliamo sparazzarci di un file, lo raggiungiamo con la freccetta, premiamo col pulsante destro alle opzioni e poi clicchiamo su “elimina”.
Io sono sempre stato dell’opinione (sulla base di svariate argomentazioni) che tutto può essere superato. Nessun trauma e ferita è invincibile. Ma, il percorso devi farlo tu. E’ un tuo viaggio interiore, un confronto anche arduo, un processo di purificazione, di liberazione, di reintegrazione. E allora quel dolore, quella ferita, quel trauma può anche insegnarti qualcosa. Non diventa più un buco nero, ma la spinta propulsore per una trasformazione, un “salto quantico”.
Le migliori persone che ci siano mai state sono il frutto di questa battaglia, sono state forgiate dal dolore e dalla sofferenza, hanno fatto viaggi anni luce dentro di se.. si sono confrontati con la propria Ombra come direbbe il nostro caro Alpha.
E io sono fra coloro che ritengono che solo un percorso personale di tal genere può aprirti alla più ampia espansione e ricchezza emozionale.
NOTATE BENE..
Il trauma non è semplicemente “cancellato”, in realtà è TRASFIGURATO…
Non è come se non ci fosse mai stato, ma si è operata la TRASFORMAZIONE ALCHEMICA…
Tu sei di più, diventi molto di più dell’essere che eri pre-trauma, una volta che il piombo è diventato oro.. l’acqua è diventata vino..il vino è diventato sangue..
Se allora immaginiamo l’alternativa riduzionista-farmacologica potremmo anche provare, tanto per fare un giochino, che siano davanti a noi due esseri, entambi de-trumizzati.. il primo con un lavoro interiore.. il secondo con il farmaco.
Apparentemente sembrebbe essersi raggiunta la stessa meta..Ma è cosi?… Non credo..
Basta pensare a due parole la cui “differenza” dice tutto: INTEGRO e INTEGRATO…
Che differenza c’è tra una persona che ritorna e/ diventa INTEGRA e una che viene INTEGRATA? Se volete la differenza è enorme nascosta in due semplici lettere aggiuntive finali.. ![]()
So molte delle obiezioni che possono farmi. Alcune delle quali, del resto, particolarmente efficaci.
“Immagina una donna che ha subito tremendi abusi sessuali, financo gli abominevoli abusi rituali e può spazzare via tutto con un click… che gli dici a lei eh?.. facile parlare davanti a un modem seduto sulla tua bella sediolina.. che rispondi ora eh?”
E’ dura.. chi potrebbe condannarla?.. con tutta quella morte e quell’inferno che porta addosso…
Ma quando noi parliamo di quello in cui crediamo, delle nostre credenze e valori.. della nostra Visione. proviamo a tentare un approccio di senso generale a ciò che la vita ci offre.
Nessuno approccio è perfetto, nessuno non si espone a lancinanti contraddizzioni.. nessuno ha sempre tutte le risposte.. nessuno darà mai solo soluzioni facili.
Io non so rispondere davvero a quella domanda….
Temi così complessi non si risolvono nel giro di un post. Ci possono essere confronti, anche durissimi, che durano decenni. Un post, ma neanche un libro, ma neanche un milione di volumi possono dare tutte le risposte.
Ammetto comunque la forza spiazzante di quella domanda..
Però ritengo, arrivati alle battute finali, che abbiamo anche un’altra SCELTA..
Che vede nell’uomo un essere di incalcolabile ricchezza. Un essere che agisce su una pluralità di livelli e vibrazioni. Un essere che non è un semplice ammasso di tendini, tessuti, neuroni..
Ma è anche mente-al-di-là-del cervello, emozioni, cuore, spirito..
Quale di queste due strade renderà la nostra vita appassionanta, unica, libera, eroica?
Quale di esse contiene in se il retaggio più prodondo di tutto ciò che è l’onore e la bellezza di un essere umano?




