Born Again

Simbolo

Cosa porterai con te?

by Duncan on feb.27, 2010, under Poesia, Simbolo

PORTARE
 
Scende dagli scranni come neve,
mentre il tuo fiato si rompe,
si accellerà il ginocchio sul muschio,
l’aria vibrata dai tagli sul collo,
Cosa porterai con te quando dovrai scegliere?
Le biblioteche bruceranno, i muri demoliti mattone su mattone,
cosa porterai con te?
quando avrai solo un’ ora per correre, e le rotaie avvampano..
Cosa porterai con te quando i rosari verrano maledetti,
e dita puntate raglieranno pietra e carbone,
e non avrai tempo di riempire valigie,
Solo rintocchi a manciata prima che l’Equinozio compi il suo circolo,
appena un’ora per batterlli suo tempo…
Tutte le tue cattedrali resteranno come simulacri e mausolei,
Cosa porterai con te?
Lungo sarà il tragitto, compagna dei lupi, nelle cavene giacigli arruffati,
correre a far mangiare la polvere,
cappuccio abbassato fino alle Mura dell’Ovest..
I Segugi vorranno averti,
perché pori in te la Speranza,
perché il Talismano vive in te.
ti braccheranno e inganno e oscurità ti attenderanno
fino alle Mura dell’Ovest…
sai, nessuno sceglie il tempo e il luogo,
avrei voluto per te giacigli di piuma e lunghe passeggiate sotto il Sole Rosso di M armidon,
a cogliere ancora tutti i frutti dell’amore..
Sai, avrei voluto che le grandi querce ti cantassero ancora il loro miele..
Non sceglliamo il momento, ma scegliamo il coraggio…
scegliamo di darci,
per tutte le terre libere,
perché il lungo aborto non dilaghi, sterilità e pestilenza,
C’era un tempo un Sogno,
c’è ancora un luogo..
è rimasto solo uno,
Eri la prediletta del Vecchio Arius prima che lo sventrassero al Padiglione…
Cosa porterai con Te ora che la notte si avvicina…?
Cosa ti accompagnerà nei lunghi giorni del Pilastro?
Cosa stringerai raggomitolata nel cuore delle foreste  nane?
Cosa salverai mentre tutto crolla?
Quanto sarà grande la forza del tuo Amore?
Affrettati.. un’ora passa in fretta..
lunga sarà la strada…
ma c’era un Sogno,
per tutti coloro che hanno amato,
perchè non ci sano collari e deformi abomini a segnare il futuro…
Avrei voluto fosse stato un altro tempo..
avrei voluto fosse stato un altro il prescelto….
cosa porterai con te?

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Qualcuno verrà…

by Duncan on gen.28, 2010, under Ispirazione, Simbolo

mano tesa
 
Qualcuno viene a raccoglierti quando sei perso e la tua anima è
seppellita dentro dentro, in cunicoli oscuri e densi..
Qualcuno viene a tirarti fuori. Orfeo non è mai morto….
Qualcuno ha teso la mano, sciamana in incognito, muovi le mani e le
braccia, e pronunci le parole… hai teso la mano e un bambino si è
salvato da una lenta discesa in un autismo assordante, da un calvario
infinito di psichatri, parcelle, istituti, e pillole.
Hai dato il tuo tempo, la pazienza che non molla,.. chi è quel
bambino?.. pronuncia il suo nome?…
Qualcuno viene a salvarti dal buio.. l’amore ti cinge…
mostrami la Strada, liberami dal male.. la tua musica scacci le
ombre…
allontana i demoni…
Un bambino è vivo in questo grande e strano mondo..
Qualcuno viene e l’amore ti cinge…

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LA STORIA DI ROBERT

Gloria Steinem

Verso la fine degli anni Sessanta mi occupavo di un bambinetto che veniva ogni giorno alla scuola materna di un popolare quartiere del West Side di New York, che a quel tempo stava mutando rapidamente la propria fisionomia. Era un bambino serio, con due grandi occhi neri molto espressivi, che non prendeva mai parte ai giochi dei compagni.
Il più delle volte si limitava a osservarli a distanza, da un angolino. Quando aveva in mano dei giocattoli, li maneggiava con una
sorta di timoroso  rispetto, quasi ci fosse più vita in quelli che in lui. A quanto se ne sapeva quel bambino di quattro anni non aveva mai detto una parola.

Ogni mattino Dorothy Pitman Hughes, la donna del quartiere che aveva messo in piedi quell’avanzatissima scuola materna, rubava qualche minuto agli impegni della sua giornata e lo conduceva per mano in un angolo della stanza, davanti a uno specchio che occupava tutta la parete. Inginocchiandosi accanto a lui in modo che i suoi occhi fossero alla stessa altezza di quelli della piccola immagine riflessa nello specchio, intonava ogni volta una dolce litania, <<Guarda che bel faccino. Non è bellissimo? Lo sai che non c’è un’altra faccia uguale, in tutto il mondo?… E adesso alza la mano, e guarda che meraviglia è. Quelle dita possono allacciare le scarpe, possono disegnare, possono fare cose che nessun altro al mondo sarebbe capace di fare… E lo vedi come sono forti, queste gambe? Sanno correre, ballare e saltare per questo piccolo bambino… I suoi genitori gli vogliono tanto bene, io gli voglio tanto bene, e i bambini qui sono tutti felici di giocare con lui…  poi guarda quegli occhi. C’è una persona molto speciale che guarda da dentro quegli occhi, una persona che sa cose che nessun altro può sapere…>>

In un primo momento parve che quel rituale, pazientemente ripetuto ogni mattina, non avesse nessun effetto. Docile e obbediente come suo solito, a ogni richiesta il bambino alzava ora la mano, ora la gamba, ma i suoi occhi non perdevano lo sguardo vago e distante di sempre. Passavano le settimane, e non si manifestava il minimo accenno di cambiamento.

Poi, un pomeriggio che Dorothy era stata così presa dal lavoro nella scuola che il momento del rituale sembrava non giungere mai, il bambino le tirò un lembo della gonna e la condusse davanti allo specchio. Era la prima volta che Robert esprimeva un’esigenza diversa da quella d’ avere del cibo o di soddisfare i bisogni più elementari. Nei giorni successivi il bambino incominciò a prendere l’iniziativa del rituale, alzando la mano, poi il piede e infine il ginocchio, quasi volesse accertarsi che tutte le parti del suo corpo erano ancora lì, in perfetto stato. Quando ne ebbe conferma per l’ennesima votla, sorrise senza che gli venisse chiesto di farlo.

Poi una mattina, nel bel mezzo della litania di Dorothy, puntò il dito sul petto, vicino al cuore, e disse: <<Io?>>.

<<Io>> confermò Dorothy. Poi gli chiese di dire il suo nome.

<<Io… Robert>> rispose lui. Le prime parole che gli avessero mai sentito pronunciare.

Ai compagni, uno per uno, ripetè il suo nome, come per accertarsi di esistere anche ai loro occhi. Via via che gli altri bambini gli
rispondevano dicendo il proprio nome, oppure chiedendogli di giocare, o magari dicendo anche un semplice ciao, Robert si rincuorava sempre più. Come un tempo dalla quieta osservazione degli altri bambini era giunto a convincersi della propria inesistenza, così ora compiva a ritroso lo stesso percorso, partendo dal proprio nome per arrivare ad aprirsi sempre più, tanto con i compagni di scuola quanto con gli adulti, fino a raggiungere un livello effettivo di comunicazione. A ogni conquista di un pezzetto di realtà il suo viso si illuminava di gioia.

A poco a poco Robert divenne attivo e vivace come tutti gli altri bambini della scuola materna e forse anche di più, visto che aveva molti arretrati da recuperare.

Ora che questo bambino ha più di vent’anni, mi dicono che dopo essersi sposato è andato ad abitare in un posto lontano da New York e ha una figlia e un figlio. Grazie a Dorothy, che aveva compreso tutta la ricchezza delle emozioni e dei pensieri di un bambino di quattro anni, altri due  bambini potranno essere coscienti dell’unicità irripetibile e preziosa del loro essere.

(…)

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Itaca, Amore Mio

by Duncan on gen.14, 2010, under Bellezza, Resistenza umana, Simbolo

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Pierdonato Zito ci ha fatto un dono immenso. Sono di quei momenti in cui mi sento onorato per poter imbattermi in persone come queste. Mi sento onorato di far parte della razza umana.

Il testo che leggere non è suo. Ma della moglie. E la moglie è anch’essa reclusa. Provate a pensarci. Pierdonato è recluso da 15 anni, ergastolano, ex 41bis. Maria Buonpastore è reclusa da 11 nni, di cui 6 anni e 5 mesi in 41bis (credevo che quasi nessuna donna fosse stata sottoposta al famigerato sistema del 41bis). Hanno tre figli, Marianna, Nunzio e Francesco; che da più di dieci anni crescono senza il padre e la madre. Entrambi in carcere. Se ci pensata c’è dentro un dramma e un dolore che a stento può essere realizzato. C’è la storia di mille abbracci spezzati, di incontri sognati, e a volte rubati, nello spazio angusto e controllato di un colloquio; che diventa comunque un Paradiso, tanto prezioso è quel bacio, quella carezza e quell’abbraccio dopo tanta astinenza. Riporto alcune parole con cui Pierdonato mi ha fatto giungere questo testo:

“Allego un tema scritto da mia moglie, attuallmente ristretta presso la casa circondariale di Rebibbia, Roma, da 11 anni, un periodo durissimo, tra cui 6 anni e 5 mesi di regime 41bis.. Questo tema ha lo scopo di evidenziare i sentimenti che coinvolgono due esseri umani prigionieri, quindi privati di tutto. Un parallelismo con l’Odissea narrata da Omero. E’ un tema che è piaciuto molto, tanto da essere stato menzionato nella sezione prosa del Premio Nazionale “Emanuele Casalini” e pubblicato nel volume relativo, giunto all’ottava edizione” .

E’ un’opera splenda. Dove la propria storia personale si riflette nell’eterna narrazione dell’Odissea, nel Mito di Itaca, di Ulisse e del Ritorno. Archetipi universali vivono in queste pagine, che bruscamente implodono in un amore personale e ardente, tanto più quanto ostacolato, tormentato, crocifisso in ogni modo. E forse è proprio vero che l’Amore è la forza primigenia che aiuta a resistere; e come queste persone possano “sentirsi” così profondamente dopo che i loro contatti sono divenuti quasi impossibili, essendo entrambi reclusi, e in regimi duri e prolungati, è uno dei Misteri più alti della condizione umana.

Nel testo il momento più coinvolgente è quando Maria Bonpastore racconta dell’incontro con Pierdonato, incontro fisico, viso nel viso, senza vetro divisorio, con baci e carezze. Un abbraccio atteso per nove lunghissimi anni e alla fine ottenuto nel 19/07/2007.

Itaca eterno sogno degli esuli, dei fuggitivi, degli sbandati, dei profughi, dei disperati, dei prigionieri. Esuli con un Sogno nel Cuore. Itaca Sogno che rubi la mente. Luogo delle Origini. Madre di tutte le braccia spezzata.

Perchè forse è vero che l’Orizzonte di ogni Partenza è il Ritorno..
E che “Di ogni mio Viaggio lontano da Te, Tu sei la Meta
”.

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IL VIAGGIO DI ULISSE NON E’ SOLTANTO FINALIZZATO AL RITORNO AD ITACA MA E’ ANCHE UNA META ESISTENZIALE

“Se quello che i mortali desiderano potesse avverarsi, per prima cosa vorrei il ritorno del padre”. E’ Telemaco, il figlio di Ulisse, a parlare così nell’Odissea. Egli è una delle prima figure che nelle grandi narrazioni dell’umanità testimonia l’angoscia del figlio senza il padre. Dopo di lui ne vennero molti altri. E oggi sono in tantissimi…

Il mio viaggio esistenziale, quello dell’uomo che amo e quello dei nostri figli, è per certi versi molto simile al viaggio narrato da Omero nell’Odissea. Il nostro è un viaggio che non ha vele, certo, non ha bussola, ma tuttavia è un viaggio molto simile. Siamo su una zattera in balia della tempesta che noi, con le nostre sole forze e la nostra fatica, stiamo cercando di condurre in un porto sicuro. Il mare è la vita, le onde, la tempesta, invece, sono le nostre tribolazioni.

Il mio Ulisse si chiama Pierdonato, in carcere da 14 anni (che però se vengono sommati ad altri 6, già vissuti in questi luoghi, sono 20 anni!). Io sono sua moglie, Penelope, che lo aspetta tessendo la sua interminabile tela. “Telemaco” sono invece Mariana, Nunzio e Francesco che aspettano il ritorno del padre… e della madre. Se Ulisse, nella sua Odissea, dovette affrontare Ciclopi, sirene, maghe, avversità degli dei, ecc., però alla fine, dopo 20 anni, riuscì a tornare alla sua Itaca; la nostra Odissea non sembra ancora avere fine…

Ogni essere umano ha una sua Itaca nel cuore. Poco importa se sia quello scoglio pietroso nel mare Egeo; la nostra Itaca, che poi in realtà è l’Itaca di tutti, non è una questione di carta geografica. E’ invece un luogo dell’anima, della mente, la meta che abbiamo nel cuore e alla quale, prima o poi vogliamo giungere.
Itaca è una grande metafora, che può trovare radici dappertutto, può trovare scogli in qualsiasi parte del mondo, il mare (nella mente) e i sentimenti (in ogni anima). Itaca è l’isola per eccellenza, l’approdo desiderato dagli esseri umani che tendono ad essa anche inconsapevolmente.

E’, come ha detto qualcuno, il porto dei dotti e degli ignoranti; è la poesia di tutti. Ulisse è l’eroe assoluto che non ha mai smesso di interessarci.

Ulisse è un modello, è fratello, è simbolo, riemerge sempre nei nostri comportamenti, protagonista della storia. Itaca dunque è luogo dell’anima, rifugio della fantasia.

Nel nostro caso, ha una lettura ambivalente; da un lato si potrebbe pensare che Montescaglioso, quel paesino sulle colline nella provincia di Matera (il nostro luogo natio) potrebbe essere la nostra Itaca, certo anche questo è un aspetto da tenere presente, ma l’Itaca di ci parlavo precedentemente è qualcosa che l’uomo si porta dentro di se da millenni. E perciò noi siamo anni che navighiamo in questi mari. La meta è il luogo verso cui siamo diretti, il nostro punto di arrivo, ed esistenziale, perché riguarda l’esistenza e la vita, che coinvolge l’individuo a un livello di vissuto personale. L’uomo che non si pone uno scopo nella sua esistenza è come una nave priva di timone, che probabilmente non riuscirà mai a raggiungere la sua destinazione.

Sfidando i secoli e i millenni Ulisse (Odisseo per i greci) è in un certo senso ancora tra noi. E’ un personaggio senza tempo.

L’uomo è un mistero ; se passerà la vita a risolvere questo… mistero, non avrà vissuto invano la sua vita!

E’ nell’Odissea che nasce questa venerazione per a casa che ha dominato più di 25 secoli l’Occidente. Viviamo ancora negli ultimi riflessi della casa di Ulisse, dove ogni cosa, i muri, le stanze, il letto, la dispensa, il focolare, le greggi, i beni, possiedono lo stesso valore di una persona o di un sentimento: era custodito, conservato, protetto e difeso come sacro. Nient’altro va difeso con questa forza, nemmeno la vita, perciò Ulisse è spietato con i Proci che hanno violato quello che i greci chiamano l’oikos, l’amore per la casa e la patria verso la quale Ulisse prova una tenerezza e una nostalgia immensa. In quel luogo è raccolto il passato, il presente e il futuro. Il mio Pierdonato come Ulisse non dimentica mai. Non cede a nessuna lusinga, vince una dopo l’altra le forze; Circe e Calipso che spingerebbero a dimenticare: difende la sua memoria dagli incantesimi della magia. Accumula memorie; scrive, il mio Pierdonato. Penelope piange per lui, lo teme morto. Il suo animo è pieno di una sola persona: Ulisse, il marito, il complice, e non spazio per nessuna altra figura. Ulisse fa lo stesso. Non vuole dimenticare:

Seduto s la riva, sogna Itaca- la moglie che rappresenta la casa, e amerebbe vedere almeno un filo di fumo levarsi dalla sua terra. Poiché non può vedere quel fumo… vorrebbe morire, dice Atena. Quella forza di nostalgia sia in lui.. riempie il suo cuore.

Penelope difende disperatamente con tutte le sue astuzie, gli inganni e i rinvii, la fedeltà al marito alla cui mente e al cui cuore nessuna figura femminile tranne Penelope giunge così vicino. Penelope desidera ardentemente il marito, con tutta la forza dello spirito e dell’eros. Ulisse le manca. Lei lo ricorda di continuo, senza di lui si sente monca, soffre per lui e piange per lui fino a quando Atena le versa sulle palpebre il sonno.

Per lei non c’è accettazione né rassegnazione, davanti all’assenza incolmabile. Come Penelope anche Ulisse ha un rapporto con il tempo della sofferenza.

Entrambi, Ulisse e Penelope, imparano a conoscersi attraverso la sofferenza: gli strati accumulati del dolore producono la sua arte suprema: la pazienza ostinata, la coraggiosa sopportazione: Ulisse è un eroe pieno di umanità. Dopo nove lunghissimi e interminabili anni, il 19/12/2007 siamo riusciti ad abbracciarci io e il mio Ulisse nella sala del colloquio del carcere femminile di Rebibbia, effettuando il primo incontro senza vetro divisorio. I suoi baci, le sue carezze hanno guarito gli squarci lasciati non solo sulla mia pelle dagli artigli feroci della sfortuna, ma anche nel mio cuore.

Quanto più lunga è l’attesa, tanto più dolce è l’incontro, e questo viaggio che sa di leggenda, di navigatori e di mari, tra miraggi e oscuri pericoli, ci fa desiderare di navigare in un mare di serenità e, con la volontà di Dio, di tornare finalmente a casa, come Ulisse, perché sono certa che Ulisse è veramente esistito…

L’argomento è inesauribile se non decido di troncarlo. Si fa fatica a dire qualcosa di un sentimento umano così sconvolgente e così “inattuale” come questo della lontananza fisica forzata, che si muove sull’orlo di un abisso senza fondo e un dolore incomunicabile Io ho timore di spezzare, con queste parole incantate, non adeguate, l’incanto stregato di questo nostro sentire sulla nostra pelle. Queste parole andrebbero ascoltate in silenzio e nell’interiorità segreta del cuore e non portate alla ribalta dalla esteriorità e dall’evidenza, perché in queste parole è inciso il sigillo di una storia d’amore, una storia umana che si ripete in infinite altre storie.

Rebibbia 2009 Maria Buonpastore

 

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il Principio Speranza

by Duncan on gen.12, 2010, under Musica, Resistenza umana, Simbolo, video

speranza

Nei fumi tossici del novecento più plumbeo Bloch elaborò il “principio speranza”…

E non importano le singole argomentazioni e riferimenti, di un pensatore tra l’altro, non sempre facile e articolato. Ma il richiamo alla speranza, come forma di resistenza alle cicliche ondate del pensiero nichilista o dell’amor fati inteso come accettazione dell’inevitabilità dello stato di cose presenti e della inarrestabilità del Fiume della Prepotenza. Speranza ancora più che immagine carica di vita del futuro (cosa che comunque è), è inveramento del presente La Speranza potrà vivere, liberando anche il futuro, se ADESSO accendo la luminescenza in ogni anfratto e jota del mio tempo di oggi, del MOMENTUM. L’eternità avrà una chance se combatto per rendere eterna l’ora presente irragiandola di bellezza, sradicandola dalle atonie dissonanti e sterili, immergendomi in essa con tutta l’intensità possibile. La Speranza si dissemina dovunque l’arte porta alla trascendenza, nei grandi sogni che anche se furono tradito lasciarono un segno nella carne e nel sangue degli uomini. Nei sogni di riscatto popolari, nella musica che ci innalza a vibrazioni superiori, nei primi vagiti di ciò che deve essere. E non è solo previsione o aspettativa.

E’ scelta… VIVERE COME SE.. CI FOSSE DATA LA SPERANZA.. Trovarla soprattutto nel buio, scorgere il sole nelle tenebre…

Battiato in Prospettiva Newskji.. “E il mio Maestro mi insegnò come è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire….”

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Remo Bodei

Il principio speranza di Ernst Bloch Documenti correlati

1 Il punto di partenza di Bloch è che tutti abitiamo questo continente della speranza, che è assai affollato, però è così inesplorato, dice lui, come l’Antartide, per questo “Il principio speranza” di Bloch è una grande mappa di tutti i territori della speranza; e la speranza Bloch la concepisce contro Heidegger, contro il principio della angoscia, se vogliamo chiamarlo così, in quanto, secondo Bloch, non bisogna prendere il mondo così com’è; la speranza ci mostra il mondo in movimento, in evoluzione. Quindi l’idea di Bloch è che la speranza non è semplicemente un premio di consolazione per le disgrazie necessarie della vita degli individui e della storia; la speranza è piuttosto uno sforzo per vedere come le cose stanno in movimento, come si evolvono, quindi la nostra mente non è simile a uno specchio che riflette una realtà ferma, la nostra mente è piuttosto qualche cosa che si inserisce nel mondo della speranza. Se vogliamo usare un’immagine classica della storia della filosofia, quella di Kant, Kant parlava della candida colomba della ragione che pensa che l’aria, che invece sostiene il suo volo, gli possa essere di ostacolo, si potrebbe dire con questa immagine che la speranza è in Bloch l’aria che sostiene la ragione, senza la speranza la ragione non potrebbe volare e senza la ragione però la speranza sarebbe cieca.

2 Nel 1933, poco prima dell’avvento del national-socialismo, ci fu una discussione nel palazzetto dello sport a Berlino tra un rappresentante del partito comunista tedesco e un rappresentante nazista, il comunista entra e comincia a spiegare la caduta tendenziale del saggio di profitto secondo Marx, la gente non capisce niente, magari, aggiunge Bloch, ha detto delle cose vere, soltanto che queste verità non fanno presa, arriva invece il nazista che comincia a parlare in termini mitici della pugnalata alle spalle che gli ebrei e i demoplutocrati hanno dato al popolo tedesco, fa dei discorsi che hanno una grande presa emotiva, usa quei termini come patria, casa, quelle forme cioè di richiamo all’identità delle persone ed esce tra le ovazioni di tutti. Ora, per Bloch il punto, e forse anche per noi, è quello di capire che non si può staccare la razionalità dagli affetti, ma che non si può avere una pura razionalità, un socratismo, per cui basti enunciare il vero perché il vero si raggiunga, né si può avere, come nel caso del national-socialismo, una pura mobilitazione basata su problematiche irrazionali. Quindi il tentativo di Bloch rispetto alla storia del marxismo va controcorrente. Diventando scientifico e cioè per lui dogmatico, si è creduto che il marxismo avesse più successo, ma in questo modo ha dimenticato e lasciato per così dire in mezzo ai rovi, quelle che sono le tendenze degli uomini verso una vita migliore, quello che Marx stesso chiamava il sogno di una cosa. Per questo la rivendicazione della speranza in Bloch non è la rivendicazione di una mobilitazione cieca degli uomini verso una vita migliore che non sanno dove stia, ma è il tentativo di innervare un progetto che ha una base razionale, analitica, di innervare il progetto di queste energie umane che altrimenti si disperdono e si dissipano.

3 Paradossalmente l’utopia di Bloch, o la speranza di Bloch, non riguarda tanto il futuro quanto il presente, nel senso che per Bloch ogni istante può diventare significativo, noi dobbiamo imparare a vivere ogni momento come se fosse eterno: “Cogli l’eternità nell’istante” è un principio fondamentale di Bloch. Naturalmente per eternità non si intende un tempo lungo, gonfiato oltre ogni dimensione finita, per eternità si intende la pienezza dell’esistere, l’eternità riguarda quei momenti d’essere in cui a me sembra di scoprire il senso delle cose, e questo senso delle cose io lo scopro andando al di là dell’oscurità dell’attimo vissuto. Il principio che Bloch ritiene più originale di tutta la sua filosofia è quello di aver scoperto che la nostra coscienza del presente, che a noi sembra così cristallina, così trasparente, è in realtà opaca, e che quindi il presente in effetti è oscuro, o, usando un proverbio cinese che usava Bloch, “alla base del faro non c’è luce”; questo significa allora che noi dobbiamo non proiettarci nel futuro in quanto tale, ma illuminare, attraverso la conoscenza e attraverso la conoscenza della speranza, quello che è il centro del nostro essere, cioè dobbiamo buttare luce, dare senso a ogni momento della nostra esistenza. Questo accade ad esempio attraverso l’arte, attraverso la musica in particolare, dove si ha il massimo di esattezza matematica e il massimo di pathos: questa è una bella illustrazione del principio speranza, la speranza non è soltanto pathos ma è anche misura e quindi la speranza è una forma che mobilita gli animi, come la musica ci può dare questo senso di esaltazione, di tristezza, ma nello stesso tempo questo senso di esaltazione o di tristezza è retto da una struttura matematica rigorosa.

4 In Bloch non c’è il gusto, per così dire, illuministico di rendere tutto chiaro e trasparente. Bloch sa appunto che il nucleo di oscurità che è interno a noi stessi non si potrà mai dissipare; nello stesso tempo però Bloch non cade nel ricatto dell’oscuro, dell’enigma per l’enigma. In Bloch c’è il tentativo di sviluppare, per dirla con Montale “cercano la chiarità le cose oscure”, cioè Bloch cerca di passare dall’oscuro al chiaro senza cancellare gli elementi di oscurità. Se volessimo usare una formula, si potrebbe dire che Bloch col suo insegnamento vuole ridurre queste intermittenze dell’intelletto e del cuore, questa opacità a noi stessi, e moltiplicare questi attimi in cui invece noi incontriamo noi stessi. Infatti il principio speranza ruota attorno a quello che Bloch chiama “incontro con noi stessi”, “Selbstbegegnung”, perché la cosa più strana è che noi siamo in compagnia di noi stessi, ma in realtà è come se non ci incontrassimo mai, siamo sottoposti a tutti questi messaggi, che vengono dall’inconscio ad esempio, del mondo dei sogni e dei desideri, ma questi messaggi non sono chiari nella nostra coscienza. Scopo del principio speranza è quello di cercare di dare un senso a questo nostro vivere a distanza da noi stessi, quindi l’ideale utopico per eccellenza è di ritrovare noi stessi, di ritrovare il senso di noi stessi in una collettività, non un senso solitario. Noi viviamo assieme agli altri e quindi è anche attraverso gli altri che conosciamo parte di noi stessi, il noi diciamo è più ospitale dell’io, l’io però è più proprio a noi stessi, quindi quando noi incontriamo l’io incontriamo anche il noi, e quando incontriamo il noi incontriamo l’io, cioè è soltanto vivendo in questa comunità di tutti gli uomini che l’opera d’arte ad esempio ci mette in contatto con ciò che è più proprio: se io sento una musica di Mozart o di Bach, se guardo un quadro di Raffaello o di Michelangelo, se vedo l’architettura del Partenone, ecco in questo momento ciò che è diventato proprietà comune del noi, del genere umano, mi parla e mi fa incontrare me stesso. (….)

Tratto dall’intervista: “Bloch e il principio speranza” – Napoli, Vivarium, 30 giugno 1994

 

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Sorelle Foglie

by Riyueren on gen.10, 2010, under Bellezza, Simbolo

Insegnano a Danzare il vento, a colorare i nostri Sogni…ad accettare le stagioni: l’eternità nel Mutamento.

 Foglie d'autunno

Arabesque

Colori dell'autunno

Alone in Winter

Last Leaves 2

My Leaf (pencil)

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Paolo Scarfone.. artista dei senza voce…

by Duncan on gen.03, 2010, under Bellezza, Resistenza umana, Simbolo

Un ragazzo giovanissimo, e già artista. Artista da sempre. Per un altro spazio gestito da me insieme ad altre due meravigliose persone, un blog dedicato ai carcerati ,http://urladalsilenzio.wordpress.com/, ha scelto di creare opere che trasmettino il senso di quella umanità che tende se stessa attraverso le sbarre. Opere ispirate allo spirito del blog, alle vite e alle “urla” di cui esso è testimone e di cui esso è al Servizio. Il MESSAGGIO diventa più potente, venendo implementato e potenziato con un linguaggio che solamente l’arte può dare. E anche grazie all’arte, all’arte vera, all’arte che pensa in grande.. anche grazie ad essa che battaglie, dolori, speranze, pianti, utopie, memorie, idee e valori.. nuovi modi di comprendere e agire.. anche grazie ad essa tutte queste cose possono essere trasmesse ed avere una chance. C’è un genere di “bellezza” tutto particolare. Una bellezza che parla all’anima e sconquassa la mente, come solo l’Arte sa fare.  E l’Arte diventa anche un modo per dare valore a tutto ciò che viene dall’Ombra, da Oltre le Mura.. da “l’aldià” come lo chiama Paolo. Un altro modo perché le Urla di tutti coloro che sono esclusi e dimenticati, e quindi anche degli ergastolani,… perché tutte queste Urla siano ancora più forti e potenti. L’artista è un uomo giovanissimo, ma il talento e il Sacro Fuoco li riconosci subito.. e non hai bisogno di segnare gli anni col pallottoliere per dare valore e apprezzare. E’ soprattutto un ragazzo di una sensibilità e profondità emotiva eccezionali.

Il suo nome è Paolo Scarfone. Rigetta una visione minimalista dell’Arte come puro sfogo narcisista di uomini impotenti e autompiaciuti. Non gli appartiene il pensiero debole di chi nelle proprie masturbazioni mentali bofonchia di postmoderno e iperrelativismo e di arte “come processo di mercato”. E’ una persona giovane e innovativa nei mezzi, nelle idee e negli strumenti. Ma con un cuore antico impregnato di valori senza tempo. L’opera lui la vive come parte di sé. Deve credere in essa e in qualche modo partorirla. Ci mette il suo intero corpo, plasmando gesso, muovendo tessuti, mettendoci il fiato. Paolo Scarfone nel tempo farà parlare di sé. Ma al di là dei riconoscimenti che potrà avere è già artista, perché ha l’Arte in sé.. come una febbre nelle mani, come una dimensione del Cuore. L’opera che vedrete, fotografata da tre diverse angolazioni, è la prima di una lunga serie che Paolo creerà per il blog.

Adesso lascio la parola allo stesso Paolo Scarfone. Nel primo pezzo farà un ritratto generale dello spirito delle opere che sta creando e che creerà per il blog. Nel secondo pezzo parlerà della prima opera che oggi vedrete nelle foto… ART 27?.. con il punto interrogativo decisamente voluto. Dopo i suoi testi, ci saranno le foto dell’opera presa da tre angolazioni. Buona visione.. e ancora un grazie a Paolo..

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Buio, luce. Buono, cattivo. Bianco, nero. .. sì, no.. Opposti che nella contemporaneità si abbracciano confondendosi… Le mie opere sono questo: estremi opposti, che si abbracciano fondendosi per un prezioso fine: far “esistere” gli esseri che, da dietro la superficie, implorano attenzione e vita. Gli opposti è facile definirli. Ruota tutto intorno a un punto neutro: la superficie, il piano. Questo devastato da fattori insiti nella magia che crea l’opera. Gli opposti appunto: da un lato la nostra vita di indifferenza, di superiorità, di scettri e corone date in mano al qualunquismo e all’anaffettismo. Noi, artefci dei peggiori misfatti e al contempo severissimi giudici. Noi, lussuriosi spaventati dall’eccesso di sesso. Noi, cuori ciechi di fronte a ginocchia che in terra implorano pietà. Da un lato… dunque… ni guardiani di un varco che teniamo a non aprire, perché al di qua siamo rappresentanti di una elité, perché l’aldilà ci impaurisce, dunque.. non esiste. Dall’altro lato, aldilà del muro deve è appesa l’opera.. una parte del mondo.. di mondi nascosti.. di mondi che fa comodo ignorare per vivere meglio. Mondi non creati da immagini.. ma dalla tridimensionalità dei singoli suoi cittadini. Ognuno li chimi come vuole: anime in pena, dolori, ricordi, ergastolani, barboni, esiliati, esclusi, stranieri. Io con le mie opere apro quel varco, per quanto posso. Ed è lì che ”l’estraneo”, pur non avendo un nome, lineamenti definiti, una vita nota a noi presuntuosi; pur non avendo un carattere individuale.. ESISTE! Egli si distrugge per farlo. Soffoca dall’interno conto la tela, spingendosi il più possibile verso la realtà che non lo riconosce. E più lui si spinge e guadagna centimetri nel nostro spazio, meno i suoi lineamenti sono definibili.. per la migliore tensione della tela.. per la nostra fremente paura che ci impedisce di squarciare la tela e far entrare l’estraneo… Duro riassumere il tutto con parole. A maggior ragione perché siamo fatti di gesti, spesso inconsci. E allora.. per lasciavi trasmettere qualcosa da questi pezzi… immaginate quale deve essere lo stato d’animo che porta i personaggi del mondo delle mie sculture a fare qauei gesti, a contrarsi fino al punto di essere disposti a morire per occupare quei due centimetri in più nello spazio. Due centimetri a cui noi non facciamo nemmeno caso, dal momento che ne abbiamo troppi… Per tentare di capire i miei pezzi, chiedetevi cosa avete davanti, non vedendoli come opere, ma come dossier, come megafoni di uomini che realmente esistono e che senza tele come queste.. voi vi rifiutate di riconoscere.

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ART 27?

Beh, in questo pezzo gli opposti sono palesi. Si presenta un pannello diviso tra il bianco e il nero, banalmente concepibile come il bene e il male, metaforicamente buio e luce.. La parte bianca, la vita, è molto più in fermento, ha una superficie tridimensionale, straziata da giochi sottili di luci e ombre… Ma siamo sicuri che sia una vita felice? Da questa parte bianca, specchio di vita, esce un mana, estemamente e, direi, istericamente, tesa. Una mano testimone di cose orribili. Una mano che cerca una delle nostre per uscire dall’aldilà, luogo di sofferenza e terrore… Piccolo particolare: La mano è in ferro filato… è sensa consistenza, se non per un riconduzione logica della struttura in ferro. Diremmo che è un ammasso di ferro. E’ la mano di qualcuno che ci rifiutiamo di concepire come umano. E’ la mano di uno che non esiste.. perché.. se esistesse.. quanti punti fermi dovremmo scombussolare e rivalutare? Quanto ci renderebbe instabili e doloranti crescere a tal punto da vedere la mano in carne e ossa, e magari tendergli la nostra in segno di vicinanza? “TROPPO” è la risposta… Il nero è il buio, è il silenzio, è la legge, è la voce rassicuratrice che ci dice che non c’è null di cui preoccuparci.. che nulla di regolare accade. Il colore della scritta non è certo riconducibile alle fragole. E il testo.. beh.. penso che tutti conoscano l’art. 27; e che altrettanti conoscano il significato sarcastico di un punto interrogativo.. Il tutto è un’opera di musica lirica di un carcerato che tende la mano verso il sole attraverso le sbarre di una finestre. Mano che nessuno vede.. denuncia è dir poco…

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Proteggere e Servire

by Duncan on dic.14, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

servire
 
Comitati di medici che imponevano operazioni e protersi (in Puglia,
ma non solo) per guadagnare sulle percentuali di vendita.
Proteggere e servire.
Rifiuti tossici sin dalle fondamenta. Trecentocinquantamila
tonnellate di orrore a Crotone. Scuole, ospedali e uffici costruito
con materiale contaminante.
Merda radiottiva nel Tirreno. Casi leucemia e
tumori a palla tra i bambini calaresi e i non bambini.
Producono degenerazione biologia e ammorbano le falde acquifere,
pervertendo il ciclo vitale. Basi militare che scaricano uranio
impoverito nella atmosfera circostante. Business di rifiuti, tra
narcotraffico, contrabbando e mafie.
PROTEGGERE E SERVIRE.
Psicofarmaci a pisciare e psicologi castrati, bambini sballottati da
uno studio all’altro. Genitori indebitati per le parcelle. Baracconi
di raccolte fondi e mafia medica. Piantine e arance da strozzarti.
PROTEGGERE E SERVIRE.
Comitati di affari, circoli elitari, pappa e ciccia, mangia e fotti, incula e arraffa,
scambia e vendi. Prostitute di lusso, appalti pilotati, domande e
gambizzate. Teste nel cemento.
PROTEGGERE E SERVIRE.
Ghetti per soli ricchi, feste di invertiti parassiti in Sardegna,
madri che ficcano le figlie sotto le gambe, sorridi e fatti a
pecorina, tanto chi si non si fa fottere qui è fottuo.
PROTEGGERE E SERVIRE-
Chirurghi plastci, seni rifatti, labbra pneumatiche, fascismo del
corpo. Bambole di gomma, nasi liofilizzati, occhi bovini.
Barconi respinti, donne comprate e vendute, night club e cocaina.
PROTEGGERE E SERVIRE
E’ così dolce il soffio del vento, che scorre anche quando il buio
attraversa le colline.
Più tutto sembra inutile, più senti che sia vero.
Nell’imbrunire il mio maestro mi insegnò a trovare il Sole, a
guardare, il Sole, a scovare il Sole.
Merda radioattiva attende nei fondli calabresi…
Poteri oscuri manipolano, pervertono e prostituiscono.
Tenaglie alla mente e calce a seppellire il cuore.
ma ancora più forte questo antico codice ci percuote la mente, e fa
vibrare la nostra anima.
Perché “è per i senza speranza che ci è data la speranza.”
Perché “se non speri l’insperabile non lo troverai”.
Perché “qualcuno dovrà pure alzarsi e fermare il muro della demenza”.
Perché “saprai sorridere anche quando dentro stai morendo?”.
Perché “è meglio la solitudine che amori mediocri”?…
ma… “Se è il Grande Amore allora parti e buttati”?
Che tra la paura e l’Amore c’è, c’è sempre una scelta?
Che i migliori sorrisi nacquero al buio, e non furono visti?
Che “non ci sono giorni liberi per noi, non più..”?
Che una volta Uomini camminvano per la Terra,
e nella Spirale del Tempo tramandarono la loro follia e i loro sogni.
Virus inventati, baraccone, mignottone e bancarotte, mutazioni cellulari e materiale degenerativo, fondali al plutonio.
Bambini devastati da leucemia e forme tumorai.
Un bastone risuona lanciato contro l’albero..
come un antico codice.. ci spinge ad alzarci.. ancora.. e ancora.. e ancora..
PROTEGGERE E SERVIRE.
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Wim Wenders.. Angeli e Calabria..

by Duncan on nov.28, 2009, under Cinema, Resistenza umana, Simbolo, video

Plakat_1himmel

Wim Wenders è uno dei più grandi registi viventi. Uno dei più grandi registi di tutti i tempi. I suo capolavori supremi non saranno mai dimenticati. “Alice nella città”, “Falso movimento”, “Paris Texas”…e  tanti altri.
Ma soprattutto i due film vertice, -per il loro simbolismo, la profondità e l magia- della sua filmografia..
“Il cielo sopra Berlino” e “Così lontano così vicino”. Mai film furono fatti così belli sugli angeli. E mai ne verranno fatti. Angeli così non si vedettero mai al cinema. E non si vedranno mai più.
Quei due film furono così ambiziosamente sublimi, da essere a volte sovraccarichi e “pesanti”. Ogni scena scolpita come se dovesse fare la storia del cinema. In realtà un film non può cambiare il mondo (ma poi ne siete così sicuri?)…ma solo chi riesce a fare un film “come se potesse cambiare il mondo” può toccare il Sublime.. solo chi crede nell’Impossibile e come il Fitzkarraldo di Herzog vuole portare un teatro nella foresta amazzonica, magari fallirà ma potrà creare la Musica.
Quegli angeli nel mondo immersi con un grigio atemporale e magnetico quando erano i loro occhi a guardare. Il colore sullo schermo quando erano gli uomini. Accanto ai pensieri, ai dolori, alle frustrazioni.. alle sfide.. non li potevi vedere.. non li puoi vedere.. ma venivano e toccavano, e consolavano e accendevano qualcosa.
Eterni testimoni e accompagnatori ma allo stesso tempo sottilmente innamorati della vta. Il loro grigio cosmico magnetico, la perfezione delle ere che si succedono al monto, l’eterno movimento nella sua perfezione.. li faceva all’improvviso desiderare l’imperfezione,
l’assurdo, la passione, la mela mangiata, il pazzo pazzo amore dell’esistenza umana.
QUEGLI ANGELI POTEVANO AMARE.
ERA LORO CONCESSO.
MA PER FARLO DOVEVANO PERDERE LA GRAZIA TRASCENDENTE E CESSARE DI
ESSERE ANGELI,
DIVENTARE MORTALI, COME OGNI ALTRO UOMO.
E ALLORA.. in questi film.. ALCUNI ANGELI SCEGLIEVANO DI PERDERE LA LORO PERFETTA ETERNITA’
PER AMORE..
SOLO PER AMORE…
Strazianti e mistici, quei film si incastonarono nella leggenda… in una scena l’angelo vede un giornale nell’acqua di un ruscello con la
morte di Willy Brandt, ed esclama “Salutamos Compagneros”.. ed è più che Willy Brandt, è il senso di linee che si sfiorano col mondo, di vicinanza ai sogni, spesso abortiti, di una nuova stagione.
E poi… perdersi nei loro sogni.. vorticando sul centro del mondo..
Berlino stupenda in questi due film.. Berlino magia che si allarga in cerchi su cerchi.. e un angelo d’oro al suo vertice… Alexander Platz.
Potevano volare quegli angeli, conoscere ogni pensiero degll umani. E tutta la storia accompagnarono fin dal principio. Dal primo uomo. Dai secoli dei secoli.
Eterni testimoni del Mistero del Mondo… perfetti nel loro mondo di cristallo impermanente, indissolubile per tutte le ere a venire.
Godimenti e trascendenze ignote agli uomini essi possono solcare.
Eppure per amore.. materia, fragilità, crisi, caduta, lotta per
l’esistenza, rischio, pericolo, morte..
Per amore alcuni di essi rinunciarono a tutto..
Per amore.. solo per amore…
Posso rinuciare ad essere tra i prediletti di Dio, tra le essenze supreme della creazione? Sembravano chiedersi..
Solo per amare, di amore totale, carnale e sentimentale.. un altro essere umano?
Alcuni sceglievano di farlo.. e queste “cadute” per amore.. con l’angelo che “precipitava” nel mondo.. sono alcuni dei momenti più alti.. e inarrivabili dei film…
Ma non è di questo che volevo parlarvi all’inizio. Sto tradendo il senso del titolo, portandovi in un viaggio per il quale  non avete pagato il biglietto. Avete pagato per un post corrispondente a un altro titolo. E adesso comincio a sentire borbotti e reclami, “ma che è sta roba?.. tutte ste minchiate e fregnacce sugli angeli?.. E che fracco ce ne fotte di questi registi pazzoidi per cinemaniaci bruciati?.. mi hai fatto perdere dieci minuti con ste boiate!.. voglio i soldi indietro.. anche i danni morali,, c’era Martufello in televisione e me lo sono perso per le tue stamberie…”
Va beh continuo.. per quei disperati due  o tre.. che ancora stanno continuando a leggere.. anche perché sono rinchiusi in casa, fuori
piove, la televisione e la radio sono rotte, il telefono pure, il cane ha la febbre, e il frigorifero è vuoto..
Wim Wenders questa estate è venuto in Calabria per girare un film..
“Il Volo”…
I film di Wenders non sono mai puramente realistici o documentaristici. Ma l’ispiraziione è lo spirito dell’accoglienza che vive in Calabria e alcune esperienze gioiello come Riace e Badolato.
Vedete non c’è quasi niente da salvare in Calabria. Ve lo assicuro. Lo sfascio politico, economico, ambientale, criminale, sociale è colossale. Quasi niente da salvare. E se una persona è onesta dovrà ammetterlo.
Una delle poche cose che rendono questo territori degno è l’Accoglienza.
Ho visto persone farsi in quattro sulle coste degli sbarchi per aiutare i clandestini ad approdare. E dare loro coperte, acqua e latte caldo, sistemazione. Gente comune anche… donne, ragazzi, uomini, vecchi.
E poi ci sono esperienze innovative, esperienze gioiello appunto. Come quelle di Riace e di Badolato.
Dove due esigenze e due spinte si uniscono per un bene comune, per un nutrimento reciproco, per una crescita che si potenzia.. perché Io cresco se faccio crescere Te.
In sostanza, detta con radicale sintesi… questi paesi erano semiabbandonati, avendoli buona parte degli abitanti lasciatili nel corso dei decenni per via dell’emigrazione esterna o anche interna
allo stesso territorio nazionale e calabro. Gli amministratori vedevano nel tempo arrivare molti disperati sulle coste calabresi.
E nacque l’intuizione. Dare alcune di quelle case a loro. Case vuote di paesi che stavano diventando fantasmi.
E così da una parte molti uomini e donne avrebbero avuto casa e accoglienza.. e dall’altra quei paesi avrebbero continuato a vivere.
Ed è di questo, di queste piccolo “utopie” periferice ai margini dell’Impero, di cui parla il film di Wenders.. oltre che della rappresentazione vivida dei momenti più drammatici ed emotivamente coinvolgenti degli sbarchi e dell’accoglienza.
Nel frattempo.. in un momento in cui ci sono paesi leghisti che inaugurano l’operazione “Bianco natale” per sbattere fuori gli immigrati clandestini dalle loro case in occasione delle festività natalizie, e in cui il comune di Milano dà l’ambrogino d’oro ai poliziotti delle retate vigliacche sugli autobus nella caccia all’immigrato; in cui si favoreggiano obblighi di denuncia per chi scova un clandestino, se ne rende ostico l’accesso alle cure e all’istruzione; si crea intorno ad esso un clima da terra bruciata.
Nel momento in cui navi militari italiane respingono barconi di immigrati in mare, senza controllo dei requisiti per lo status di rifugiati politici, con la Costituzione e la Convenzione di Ginevra messe nel cesso, trascinando l’Italia in uno dei punti più bassi della
sua storia….. In questo momento la Calabria inaugura una legge sull’accoglienza che è un’avanguardia.
Va anche aggiunto che forse è l’unico provvedimento degno di un governo regionale da dimenticare, ricco di traffici e lotte di potere, come tutti i governi regionali calabresi di ogni tempo.
Eppure gli angeli non sono.. non sono solo a Berlino…

Salutamos Compagneros

(Ho inserito dei video. Avvertenza iniziale.. prima di attivarli premete pause sul piccolo quadratino della colonna sonora del sito alla destra in alto dello schermo, per sospendere la colonna sonora del sito e poter vedere e sentire i video senza “interferenze”. I primi due video sono tratti dal “Cielo sopra Berlino. Il terzo è tratto da “Così lontano così vicino”.. e guardatelo bene, soprattutto all’inizio c’è una potenza visionaria, evocativa, mistica.. impressionante. Il quarto è una versione del video degli U2, “Stay”; canzone composta come parte della colonna sonora di “Così lontano così vicino”. Il quindo raccoglie immagini di clandestini, barconi e sbarchi. Qualcuno dirà che ho frantumato, con quest’ultimo video, l’atmosfera rarefatta e mistica dei video precedenti. Che ho rotto “l’armonia del contesto”. Ma questo post parla sì di Wim Wenders e degli angeli.. ma con una dedica speciale a chi sputa sangue, sudore e vita su questi barconi, con dietro storie e fughe, fame e speranza.. in fin dei conti ci sono Angeli anche per loro.. se questo è “rompere l’armonia”… mi si impali vossia…)

 

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MIRACOLI

by Duncan on nov.18, 2009, under Ispirazione, Simbolo

cascate 
 
Gettati a terra conoscono la vita.
Con mani e piedi in catene scoprono la verità.
Perdendo tutto arrivano dove pochi osano e possono arrivare.
Vi invio la storia di una “guarigione”. Da intendersi come un rivolgimento esistenziale.
E’ l’estratto di un libro. Lo troverete più giù. Vi toccherà dentro.
E’ il buio dell’anima, la lunga notte azzoppato e impotente, dove ti si stringe il collo e ti prendi a frustate “handicappato”, ti dici “striscerai accompagnato e compatito per il resto dei tuoi giorni”.
Sono i pugni sul muro unici tuoi compagni di notti spietate. Il Guerriero che sognavi di essere un handicappato.. sì, ti flagelli con le parole, qualcuno da andare a trovare a turno, come opera buona,
…come diceva De André in “Amico Fragile…<<Avresti un’ora al mese per me?>>.
Ma qual’è il Segno che rende pazzi e disperati o liberi e vittoriosi?
Puoi passare una intera vita con mani e piedi libere. Scivolando come un placido fiumiciattolo di montagna Collezionando esperienze.
Riempendo gli scaffali. Uno dopo l’altro scandire gli anni. E nonostante ciò non vivere mai. Restare sempre in un quotidiano io che arranca e consuma. Non aver mai pianto ululando alla luna, non essere mai morto in un orgasmo accecante, mai passato intere notti in piedi a seguire un Sogno. Mai amato così tanto da avere corone di spine o da fare pazzie che mozzano la lingua e il respiro.
Cosa porti dentro? C’è qualcosa di più dietro a quegli occhi? Hai qualcosa di solamente tuo? Sei disposto a morire per qualcosa?
Puoi restare sempre nella superficie o tornare alla radice. Diventare radicale. Essere scaraventato nelle profondità abissali. Ci sono livelli dell’Essere che la maggior parte delle persone neanche sfiora. Ci sono Luoghi che molti non vedranno mai. E’ forse questa la Maestà del Miracolo. La trasfigurazione, l’annichilimento che procede la rigenerazione. Il cane impaurito che diventa un leone.
E puoi non avere gambe e piedi ma imparare a Vivere, copulare con la vita fino a strapparle ogni gemito di piacere. Puoi essere rotolato su fili spinati, eppure essere sveglio e svegliare.
Avere uno scopo. Avere un senso. Mai più giorni sperperati a dare fiato ai denti. Mai più giorni sperperati in chiacchere da bar. Mai più giorni sperperati a sentirsi impotenti. Mai più giorni sperperati con gli occhi spenti sul muro biano. Mai più giorni sperperati nei quotidiani-divani-inferni davanti ai quotidiani-televisori-inferni.
Mai più notti sperperate in locali per rincoglioniti, avvinazzati e oziosi cercatori di esperienze.
Ora hai uno scopo. Ora hai un senso. Ora credi in qualcosa. Ora hai passione. Ora conosci qualcosa di molto più grande del Potere e della Gloria…
Ora hai delle radici. Sei tornato alle radici. Come il legno grezzo…..
Vivere spendendo tutto, con una generosità che ti fa danzare anche se non hai gambe.
Morire scalando la Grande Montagna…
Sapere che tu sei qui per qualcosa. E non avere il tempo di scagliare le pietre..
perchè la Vita ti attende..
Non è questo un Miracolo?

P.S.: questo post nasce anche come omaggio a “Cronaca di una Guarigione Impossibile” di Alessio Tavecchio. O meglio, è ancora prima un omaggio a lui e al coraggio, alla forza, alla sete e al valore con il quale ha affrontato le dure sfide che la vita gli ha messo dinanzi, e che ha narrato nel suo libro, “Cronaca di una Guarigione Impossibile”, appunto, scritto per le  - Edizioni Mediterranee (Roma). Libro che vi invito a leggere. Presumo di non fare cosa gradita nei confronti di Alessio Tavecchio nel consigliare il suo testo e nel riportare estratti, comuque già presenti su internet. Estratti che non pubblico con caratteri “giustificati”, preferendo lasciarli nella veste grafica in cui li ho trovati. Mi dichiaro comunque a disposizione dell’autore, qualora non condivida questa valutazione e preferisca che il suo estratto venga tolto dal sito.

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Il libro che ho scritto e’ una storia vera, e’ un grido nel buio verso
la Luce, una testimonianza che il mondo deve conoscere per tentare di
dare una valutazione diversa alla parola sofferenza, per capire che
non è mai il momento di arrendersi: NON ORA.

“Cronaca di una Guarigione Impossibile” -
Edizioni Mediterranee Roma (06-32.35.194)

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Poesie di Alessio
La storia infinita

Il sette dicembre dell’anno settanta
un piccolo fanciullo voglia ne aveva tanta,
di cominciare una bella esperienza
dopo otto mesi di lunga pazienza.
Tanto tempo è stato coccolato
da mamma e papa’ come un RE beato
e quando comincio’ tutto solo ad annoiarsi
i genitori sembravan rinnamorarsi
portando alla luce due bei fratellini
uno via l’altro proprio tanto piccolini.
Le prove per lui cominciarono presto
e una brutta malattia va curata senza pretesto
nel corso di lunghissimi anni con cure dolorose,
lui e i suoi fratelli passaron esperienze davvero penose.

Alle porte dell’adolescenza guarirono finalmente
anche se in modo del tutto sorprendente
perche’ davvero grave era la malattia
e il futuro sembrava dovesse portarli via.
Veloce il fanciullo cresceva
e mai potra’ dimenticare come cavolo faceva
a resistere al dolore delle tante punture
che i dottori normalmente chiamavano cure.
Le tappe della vita Alessio affrontava
e il tempo a scuola normale passava
fino a che arrivo’ il gran momento
di far la scelta sul proprio compimento.
Le idee chiare non tanto lui aveva,
ma fin dall’infanzia sempre forte ripeteva
che qualcosa di grande e importante doveva fare
anche se al momento non sapeva dove andare.
Dove camminare in giro, le idee aveva chiare
perché da buon Sagittario gli piaceva viaggiare
così visitò la Francia, l’Austria, l’Olanda,
l’Egitto, l’America e anche l’Irlanda.

Pero’ in Italia era bello tornare
soprattutto per come si poteva mangiare
e per ritrovare i suoi tanti amici
facendo con loro esperienze felici.
Un poco insicuro estroso e confuso
fece la scelta di studiare all’universita’
per vedere se riusciva a fare buon uso
delle proprie sue doti in quella facolta’.
Le cose non bene sembravano andare
e poi tanta voglia non aveva di studiare
pensando di piu’ al puro divertimento
che lo faceva sentire fasullamente contento.
Rendersi conto delle sue tendenze sapeva,
ma nel fare il netto cambiamento si perdeva
nei meandri di tanti schemi e voglie senza fine
che lo portavan di sicuro ad esser sul confine.
Tanto e poi tanto lui si e’ impegnato,
ma i risultati ottenuti l’han proprio smontato,
cosi’ i lunghi studi cominciarono a vacillare
e nuove strade all’orizzonte si venivan a profilare.
Nel giro di alcuni mesi
la vita per lui cominciava a cambiare
perche’ la liberazione dei grossi pesi
in un futuro migliore lo facevan sperare.

Lavorava si allenava
e certi interessi maturava,
anche se la grave cosa mancante
era la presenza di una bellissima amante.
Amante nel senso di una ragazza da amare,
sentimento che mai aveva saputo provare,
pero’ aspettava fiducioso e attentamente
il nascere della sua storia ancora latente.
Il compimento di 23 anni si avvicinava
e quel giorno intensamente proprio aspettava
perché sentiva ormai imminente
una svolta positiva assai sorprendente
che magari si rivelasse pure divertente.
Dove mi trovo? Che cosa è accaduto?
Sono confuso, forse son caduto!
Ma certo, l’ambiente mi sembra un ospedale,
allora davvero mi son fatto male.
Ho tanta paura e non sento piu’ niente,
ma forse e’ solo una questione di mente.
Di mente un corno, la cosa e’ reale
le gambe non sento, cos’e’ questo male?
La schiena si e’ rotta, il midollo e’ andato,
hai la faccia distrutta e in coma sei stato.

Midollo andato? Che cosa vuol dire?
Io voglio ripigliarmi e presto guarire!
Sei vivo per miracolo e ti devi scordare
che cosa vuol dire alzarsi e camminare.
AIUTO mio Dio, che cosa mi e’ successo?
Ti prego, camminare fa che mi sia ancora concesso!
Che forte dolore che provo nel cuore!
In queste condizioni mi sa che si muore,
perche’ nella mente continuo a pensare
che qualcosa di grande avevo da fare,
ma una cosa del genere proprio non mi pare.
I tanti miei progetti che forte ho immaginato
son già tutti svaniti in un attimo passato.
Per una stupida moto che tanto gli piaceva
Alessio disperato a lungo ormai piangeva
e pensava alla sua vita prossima a finire,
perché ormai il desiderio era solo di morire.
Ma no, cosa dico. Qualcosa io ricordo!
Mi sembra che da qualche parte abbia
preso un accordo.Ma certo! Ora chiaro nella mente so dove son stato e
una ragazza di nome Mara indietro m’ha portato,
anche se a far questo nessuno m’ha obbligato
e solo per mia scelta alla fine son tornato.
Ormai son sicuro di quello che ho vissuto:
l’altra dimensione davvero ho veduto…
e se proprio ho scelto sicuro di tornare
vuol dire che qualcosa c’e’ ancora d’affrontare.
Alla fine del viaggio, abbondante mi avvolgeva
una Luce stupenda che tanto mi piaceva
e in questa Luce di Vita, ovunque raggiante
il mio corpo lo vedevo in forma smagliante.
Felice mi muovevo e tranquillo ho camminato
verso un grande muro nel quale sono entrato.
E’ l’ultimo ricordo di quello che ho vissuto
e malgrado l’accaduto, immensamente mi è piaciuto.
La visione del Mondo meraviglioso
mi ha fatto diventare assai fiducioso
sulle grandi possibilita’ e audaci capacita’
che l’essere umano ha di sua proprieta’
di poter realizzare anche cose impensabili
come quella di guarire da mali incurabili.

Ma certo, la cosa si puo’ fare
e fiducioso nel futuro bisogna guardare.
Il tempo trascorre e un anno è gia’ passato,
ma Alessio continua e non si e’ rassegnato.
Lavora per lo scopo assai duramente
sia nel corpo, ma soprattutto nella mente
per cercare in ogni modo di realizzare
il suo duplice sogno di poter camminare
e abbracciare fortemente una donna d’amare.
Dei giorni poteva riposare
mentre altri doveva lottare,
certe giornate invece eran belle,
ma sempre trascorse in sedia a rotelle.
Basta! Sono stanco, voglio camminare!
Quanto cavolo di tempo, devo ancora aspettare?
Caro Alessio, felice e beato,
non vedi da quanta gente sei circondato?
Noi siamo di qua e voi tutti siete di la’,
ma questa cosa, nessuna differenza fa.
L’amore che ti giunge, a te vicino, a te lontano
immenso aiuto ti da’, altro che una mano.

Se sempre fiducioso aspetterai,
arriverà un giorno in cui vedrai,
che tutti i lavori e le energie impegnate
nel tuo corpo finalmente saranno calate.
Quel momento, sarà un grande inizio,
quello che tu chiami il giorno del giudizio,
in cui cominciare assiduamente a lavorare
con quelle persone che sono d’aiutare.
Quando bisogno avrai, a te sempre volerò
perche’ io sono Mara e mai ti lascero’.
Sono un ragazzo davvero fortunato!
Indietro sulla Terra un angelo m’ha portato,
perché una missione devo ancora affrontare
prima che questo posto io possa lasciare.
Quando davvero riuscirò a guarire
questa strada a tutti farò seguire:
Le tre P di Preghiera, Pazienza e Perseveranza
SEMPRE col Miracolo saran premiate in una danza,
che armoniosamente compirete con tanto brio
perché scoprirete di far parte del regno di Dio.

“Cronaca di una Guarigione Impossibile” -
Edizioni Mediterranee Roma

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Note e pensieri tratti dal libro
Mi sono sempre chiesto se la vita fosse gestita e basata sul puro
caso, oppure se dietro ogni cosa ed avvenimento ci fosse una legge ben
precisa, un’esigenza profonda o una causa misteriosa.
Ho sempre sentito di dover fare qualcosa di importante in questa vita
e mi chiedevo spesso che cosa.
Che cosa devo fare? Cosa voglio fare? Dove voglio andare? Come
funziona?
Le mie domande hanno finalmente trovato un filo conduttore ben
preciso, indicante che tutte le risposte stanno dentro di me, proprio
li’, ad aspettare di essere scoperte.
Le conoscenze che ho acquisito grazie al corso Metodo Silva, alle
frequenti e spesso accese conversazioni e discussioni con i miei
genitori e perche’ no, grazie alla mia grande curiosita’, inquietudine
interiore e ricettivita’, ho potuto giungere “pronto” all’appuntamento
piu’ importante della mia vita: l’incidente.
Questa esperienza, drammatica dal punto di vista umano, mi ha rivelato
il mistero della vita spingendomi mio malgrado a varcare quella soglia
che chiamiamo morte e che invece mi si e’ rivelata come un passaggio
della coscienza ad un livello diverso da quello conosciuto nella
dimensione fisica.
Mentre il mio corpo giaceva in stato di coma la mia coscienza ha
effettuato un “viaggio” in compagnia di una ragazza di nome Mara, che
mi ha guidato oltre i confini del razionale e in luoghi di altri
tempi. Prima di riprendere possesso del mio corpo fisico, ho visto e
mi sono “immerso” in una Luce così intensa, radiosa e splendente che
compenetrava il mio Essere e nutriva ogni cellula del “corpo”. Era una
Luce palpabile, così vera e soprattutto VIVA. Viva di un qualcosa che
mi ha permesso di gridare: DIO c’e’. Grazie!
E’ cio’ che ho sperimentato oltre quella soglia che mi ha conferito
una grande fiducia in me stesso, la consapevolezza di cio’ che in
realta’ sono e di conseguenza la convinzione e la forza per cercare di
realizzare l’obiettivo apparentemente impossibile della guarigione
fisica.
Ma cosa ho sperimentato oltre quella soglia di cosi’ bello?
E’ stato l’incontro profondo con me stesso, l’avere scoperto la mia
vera Essenza, cio’ che in realta’ sono. Il ricordo di quello che ho
vissuto in quella “dimensione” mi ha permesso di capire che SONO
un’Anima al comando di un corpo fisico e non di possedere anche una
parte Spirituale. E’questo radicale cambiamento di identificazione che
ha prodotto una nuova visione di vita piu’ reale, che mi ha spinto a
reagire positivamente di fronte ad un evento considerato drammatico.
Cio’ mi ha permesso di maturare, di lasciar affiorare la parte
migliore di Alessio e conoscere la forza che non avevo mai pensato di
possedere.
Questo non vuol dire che non dovro’ faticare. So che questa scelta e’
un cammino lungo e difficile in compagnia della sofferenza mia e di
coloro che incontro e incontrero’.
Prima dell’incidente, come tanta altra gente, non conoscevo il mondo
del dolore e della sofferenza. Eppure esisteva! Forse lo sfuggivo per
paura, per ignoranza, per vigliaccheria, per comodita’. La gente che
soffre aumenta sempre piu’ e se si cerca di conoscere il dolore e
guardarlo in faccia e’ il dolore stesso che ci suggerisce come lenirlo
e superarlo.
Il mondo visto da una sedia a rotelle e’ diverso da quello che siamo
soliti vedere. Le emozioni che si provano, i ragionamenti che si fanno
e il rapporto che si ha con la vita diventano piu’ profondi, piu’
essenziali, piu’ autentici.
Non si tratta di una malattia o di qualcosa di degenerativo che porta
alla morte, ma si tratta solamente di vivere l’intera vita da seduto.
E’ inimmaginabile per un giovane di 23 anni in piene forze e desideri,
dover cominciare, da un momento all’altro, a “subire” anziché
“conquistare”.
Ho scritto questa mia storia vissuta e sofferta, non ancora conclusa,
con l’intento di stimolare, far conoscere, risvegliare, allargare gli
orizzonti e tentare di far capire che ogni cosa è collegata, ogni
avvenimento e’ un segnale e, che la sofferenza e le disgrazie possono
essere un prezioso strumento di crescita ed evoluzione se capite ed
interpretate. Ho cercato di spiegare come un grande dolore o
un’apparente ingiustizia possa essere considerata positiva ai fini di
capire il “perche’ ” e impostare un lavoro concreto di riparazione
dell’errore che ha generato la disgrazia, vivendola in modo creativo e
cercando anche di inventarsi qualcosa di originale, piuttosto che
lasciarsi andare subendo come ineluttabile cio’ che ci succede.
Desidero caldamente che questa cronistoria possa essere d’aiuto per
chiunque voglia tentare di risolvere i propri problemi e per stimolare
coloro che desiderano cambiare, crescere, sviluppare la fede, pregare,
credere, capire, risvegliare la loro creativita’ e i potenziali sopiti
dentro il cuore.
La guarigione impossibile va ricercata con fiducia e perseveranza
dentro di noi, perché in noi risiedono i veri poteri di autoguarigione
e solo noi stessi possiamo innescarli e coltivarli fino al germoglio
del miracolo, avvalendoci anche dell’aiuto di chi ci ama, della
scienza, ecc. Con amore verso noi stessi, bisogna assumersi la
responsabilità completa del nostro essere e del nostro agire,
sviluppare la Forza e una Fede incrollabile, spalancando le porte del
cuore alla Forza Divina del Cristo senza opporre barriere razionali,
schemi scontati e sentenze limitanti.
Bisogna aver FEDE fino in fondo!

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I Segni dell’Autunno: Scorpione

by Alpha Scorpii on nov.16, 2009, under Misticismo, Simbolo

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E’ il mio Segno, sono nato il 29 Ottobre, ed è uno di quei Segni di cui tutti sembrano sapere tutto e subito: se dici “Io sono Scorpione”- scatta subito la diagnosi: “Ah, allora sei vendicativo”, “Ah, te lo raccomando lo Scorpione!”, “Ah, gli Scorpioni sono di cuore… sembrano tremendi ma poi so’ pezzi de pane”, e così via. Oppure, semplicemente l’espressione allarmata: “Iiiiiiih!”. Bene. Perché tutto questo? Innanzi tutto, basti pensare a che regione del Corpo lo Scorpione governa: plesso sacrale, genitali, basso intestino, coccige. Si chiama osso sacro, perché si crede che da lì parta la Resurrezione del Corpo. Ma il culo è il massimo del profano, nel linguaggio corrente, però è anche la Fortuna! Nasciamo tutti dalla vagina, com’è noto: lì dove avviene il Piacere, e così vicino anche agli escrementi, si viene al Mondo. Lì c’è il Piacere, ma anche la Dissolutezza. E se pensiamo a quante cose si dicono dei genitali, capiamo molto dello Scorpione: i genitali sono quasi sempre nascosti, ma se ne parla tantissimo: come i boss praticamente! Un tipo cazzuto è uno in gamba, ma un testa di cazzo è tutt’altro. Una figata è una cosa eccitante, ma un fregnone è uno scemo. Una cosa pallosa è noia, ma avere le palle è bello, è forte. Soprattutto, un coglione paradossalmente non è uno che “ha i coglioni”, ma il contrario! Ma allora, se si dice tutto e il contrario, com’è sto Scorpione? Beh, innanzi tutto bisogna guardare la sua posizione sulla Ruota: VIII Segno, subito dopo la Bilancia e prima del Sagittario. Da Ariete a Vergine l’Anima va verso il Mondo, la Bilancia media e stabilizza la Pace, il Mezzo. Lo Scorpione rinnova lo slancio cosmico rimettendo in moto l’Energia: negando la Pace Bilancina, mettendo in discussione il Giardino Tranquillo dell’opposto Toro (i Segni di Marte smuovono quelli di Venere: Ariete-Bilancia, Scorpione-Toro), lo Scorpione è quella freccia che dalla M di Materia si erige contro l’Entropìa, andando verso le altezze, le stesse a cui mirerà poi la freccia del Sagittario subito dopo. Ma mentre il Sagittario è tutt’uno busto umano e corpo equino, nello Scorpione c’è ancora un elemento di contrasto, di sfida, di gradiente interiore. Dai Gemelli allo Scorpione, c’è il Dramma Umano. Lo Scorpione vive di conflitto, e prende forma lì. E’ l’Eroe che esiste solo nella Sfida, perché non ambisce alla Pace anche se lotta col Male. In effetti, generalmente gli Scorpioni sono sempre in moto: basti guardare gli attori del Segno: da Alain Delon a Charles Bronson, a Di Caprio, a Scamarcio, tutti eroi maledetti. E grandi teatranti e mattatori: Gigi Proietti, Bud Spencer, Benigni, Verdone, Anna Marchesini, la Littizzetto- spesso anche decisamente sbilanciati sull’argomento Sesso: la Marchesini col personaggio della sessuologa, la Littizzetto e Benigni notoriamente sboccati e irriverenti. Spesso, lo Scorpione ha un carisma innato e non riconducibile a un preciso tratto: Gigi Proietti è simpatico a prescindere da cosa effettivamente si mette a fare. Infatti, salvo Ascendenti bellocci (Bilancia, Toro, Leone e affini), o Veneri bellone, gli Scorpioni hanno una bellezza atipica, o addirittura una splendida bruttezza. Ulteriore similitudine coi genitali: i genitali tecnicamente, gusti a parte, non sono una parte del corpo rinomata per la bellezza, ma per l’eccitazione che danno. E i personaggi storici? A bizzeffe: Vlad Dracula, tanto per cominciare, ma anche Bela Lugosi che interpretò Dracula e si convinse di essere lui; ma anche Paganini, Benvenuto Cellini, Picasso. Sempre violenti, gli artisti Scorpione. Questa ‘violenza’ è l’opposto del Toro: il Toro è Capitale, Denaro solido, Recinto, Giardino, Sicurezza, Pascolo; lo Scorpione è il Guerriero Errante, il Nomade del Deserto (i popoli Arabi sono collegati allo Scorpione, tant’è che hanno molto Petrolio: una fonte di Energia originata dalla putrefazione fossile di antichi microrganismi sotterranei, e che genera Luce e oggetti, ma anche veleni e scorie). E se di Luce parliamo, ricordiamo anche tutti i personaggi carismatici in Bene: svariati santi, ad esempio, fra cui Sant’Agostino. Il saggio Erasmo da Rotterdam, anche. Medici pionieri, come Christian Barnard, l’inventore moderno del trapianto di cuore. Questo Movimento continuo è frutto dell’alchimia che si crea fra i Pianeti governatori del Segno: Marte e Plutone come per l’Ariete, ma mentre l’Ariete ha anche un’esaltazione del Sole, lo Scorpione questa solarità la ha solo, diciamo, in trasparenza: è il Sole lavico di Plutone, l’Energia nucleare interna. Nello Scorpione è esaltato Mercurio, lo stesso pianeta che nei Gemelli aveva creato la Dialettica. Quindi Energia, Mascolinità (Marte e Plutone sono proprio, alla lettera, Fallo e Testicoli), e Movimento continuo. Plutone è ovviamente Signore della Morte, il che genera tutte le leggende “nere” su noi Scorpioni: in fondo sotto questo Segno ci sono le festività macabre, e la Natura “muore” simbolicamente, e avviene la Semina: la Morte apparente è una gigantesca Fecondazione.

Fra l’altro, le doti rigenerative dello Scorpione sono famose: si pensi a Maradona, che passa dal successo al coma all’obesità a un ritorno in forma implausibile, e di nuovo successo: la fibra Scorpione è fenomenale, ed è il classico soggetto che ha la panza finché eccede e magna e beve e sprezza il salutismo, ma appena si dà una regolata (in genere vedendosela brutta) perde 10 kg ed eccelle in qualche sport nel giro di due mesi. Sono risorse profonde, di rigenerazione da Wolverine.

Tutti gli Scorpioni hanno a che fare col Drago, con i tesori custoditi dal Drago.

Negli uomini, è più facile: essendo uno dei 4 Segni ipervirili (Ariete, Leone, Scorpione e Capricorno, lo Scorpione è il solo Segno d’Acqua a non essere governato da pianeti femminili: è Acqua nel senso di Emotività, ma governato da pianeti di Fuoco), tutto sommato un uomo Scorpione se la vive bene, sfumando a seconda del gusto e delle inclinazioni dal tipo Scorpione-guerriero o Scorpione-maledetto, o Scorpione-potere, o Scorpione-provocatore: avremo quindi lo Scorpione marziale (Dracula), il Dylan Dog-Di Caprio (versione meno marziale e più oscura), il Boss (Totò Riina, ma anche Bill Gates) o il Benigni. A proposito di boss, la cosa tipica del mafioso è che ha moventi strani: in effetti, spesso lo Scorpione attribuisce un senso speciale alle cose: magari non ti uccide perché gli hai fregato la moglie, ma perché gliel’hai fregata “in un modo che non sta bene”. I moventi dello Scorpione sono sempre interessanti e strani. Anche Charles Manson è uno Scorpione, la parte peggiore del Segno. Nelle donne invece, le cose si fanno più complicate: personalmente, non sono mai riuscito ad avere un rapporto armonioso con le donne Scorpione, al limite come amiche sì, ma come amanti o fidanzate, di rado. La donna-Scorpione ha una mente complessa, vive tutto il conflitto basilare del Segno, che è quello fra Intelletto e Istinto, e anche fra Male e Bene. Ecco, qui apro parentesi: alcuni Segni sono decisamente passionali ma poco intellettuali (Ariete, Leone, Sagittario, Cancro…), altri molto mentali e poco sentimentali (Gemelli, Aquario, Vergine…): lo Scorpione è tutte e due le cose, non è ne’ soltanto spontaneo ne’ soltanto intelligente. E se in un uomo questo può tornare affascinante, creando il “macho intelligente” o il “tenebroso astuto”, nella donna dà luogo ad una strana miscela di sensualità, puritanesimo imprevedibile, cinismo, passione ed aggressività. Qui si nota che la donna Scorpione è l’alter ego della Vergine: proprio come avviene nei Paesi Arabi, c’è un conflitto intimo fra Nascondimento, pudore, Ombra, e Sensualità. E se, di nuovo, in un uomo può inclinare, toh, per gli occhiali da sole perenni e gli amori segreti, in una donna può manifestarsi come una sensualità tormentosa e sempre oscillante fra passioni smodate, colpe strane, periodi di astinenza e periodi di erotismo sfrenato. E’ nota anche la tendenza psicosomatica del Segno ai sintomi sessuali o basso ventrali: in effetti, lo Scorpione ha come cartina di tornasole quasi sempre le funzioni sessuali o la digestione, o la gola per opposizione al Toro; a volte, i sintomi cardiaci per noncuranza verso la Salute e eccessi vari. Nelle donne, spesso si hanno mestruazioni irregolari e fastidi al colon; negli uomini, il centro gravitazionale sul Sesso può andare da fastidi e sintomi venerei, a perplessità sessuali varie, fino ad una enorme ma sano interesse per il Sesso. Meglio se uno Scorpione accetta di essere incentrato sulle energie sessuali, facendosene uno stile e una ragione, magari proprio come quegli attori che dicevamo prima, che sul Sesso costruiscono il personaggio- oltre a Benigni e i comici maliziosi nostrani, anche Larry Flynt, Helmut Newton e Robert Mapplethorpe, tre pornografi, sono Scorpioni. Una donna Scorpione non potete scandalizzarla, non potete stupirla se non in un modo: volerle bene. Gli Scorpioni, uomini o donne che siano, hanno un unico punto debole: una tenerezza infantile, combattuta sempre fra il bisogno di Passione di cuore e la consapevolezza del Lato Oscuro delle cose, che impedisce di essere pienamente ingenui. Allora quando allo Scorpione gli si vuol bene con candore, inizialmente lo si trova spiazzato, e può diventare anche aggressivo (del tipo “Oh, che cerchi di fare? Guarda che sono tremendo io!”); poi, questo può lasciare il posto alla sorpresa di avere un’oasi di affetto benigno e pulito in una vita quasi sempre movimentata, aggressiva, bisognosa di avversari e di situazioni anomale- bisognosa, spesso, di mostrare sempre se stesso nella versione più ostica possibile. Una volta un maestro spirituale mi prendeva in giro:

diceva che sono uno che se fosse vegetariano, ci terrebbe a far sapere che è perché odia le piante, non perché gli fa brutto mangiare un animale (non sia mai, per uno Scorpione par meglio passare da feroce che da bonaccione). Citando Sartre: “Perché cerchi sempre di strappare ciò che ti sarebbe dato volentieri?”- “Per essere sicuro che mi sia dato con sgarbo!”. Davanti ad un macho dark-Scorpione, o davanti ad una vampira fatale-Scorpione (uomo o donna che sia, quindi), la cosa migliore è spiazzare tutto questo teatro drammatico con un affetto sincero e semplice. Ha effetti portentosi. A tal riguardo, i Segni che meglio aggirano tale facciata Scorpionica sono i Gemelli (che sfottono l’aura terribile dello Scorpione), il Leone (che è così puro, nella sua egopatia, che difficilmente gli si può voler male, e dissolve molte ombre dello Scorpione) il Sagittario (che è diretto e dinamico e su tante tortuosità proprio sorvola) e i Pesci (che sono così masochisti e fluidi da essere inattaccabili dall’aculeo dell’aracnide). Il miglior Scorpione è quello “solare”, che è cosciente dell’Oscurità ma non la asseconda in modo nichilista, anzi: è un Guerriero della Luce che conosce bene le Tenebre. Non a caso le fasi dello Scorpione sono riassunte in tre simboli: lo scorpione, il serpente e l’aquila. Cioè, lo Scorpione autodistruttivo, lo Scorpione conoscitivo e lo Scorpione guerriero elevato. Allora somiglia ad una versione più tenebrosa del Leone: ha l’eredità dell’Ombra ma è solare.

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Resistere all’Oblio

by Duncan on nov.08, 2009, under Resistenza umana, Simbolo

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Le parole che troverete in fondo sono scritte da un ex detenuto.  E nelle sua parole il buio spezza le ginocchia. Questo inferno, le carceri lager così simili a un mattatoio, alcuni detenuti lo hanno subito per decenni. Ci sono degli istituti ormai famigerati nell’ambiente carcerario. E non parlo solo delle nostre Guantanamo, come sono state l’Asinara e Pianosa. Parlo  anche di carceri non superspeciali (e superdiscrezionali nel gestire a “briglia sciolta”  il “trattamento” di detenuti) ma anche di carceri del “circuito ordinario” come Poggioreale.
Possiamo accettare che un essere umano (per giunta qualcuno proveniente dalla microcriminalità) possa subire quanto ha subito questa persona? Possiamo accettare gli abusi psicologici, le torture fisiche, le umiliazioni e le angherie incessanti? Possiamo accettare le file interminabili fuori dei parenti all’alba, per accaparrarsi uno striminzito colloquio? File come bovini al macello. Possiamo accettare che  Gaetano Di Vaio non sia solo Gaetano Di Vaio ( e basterebbe già questo, perché la violenza inflitta a un singolo essere umano ci interpella e ci perseguita, ci prende e ci accende ad essere diversi dal sonno inesorabile nel quale ci abbandoniamo rattrappiti nel lento scorrere del tempo.. per agire, accenderci, dare..).. ma dietro lui ci siano mille storie… altri piedi e mani con un palo ficcato ben forte? Mani e piedi che sanguinano. Possiamo accettare che queste cose siano condannate in un limbo?
Un autore sudamericano nei tempi in cui il nuovo timido, insicuro e opportunista potere democratico cercava di lasciarsi alle spalle ciò che era accaduto, gli orrori della dittatura; di gettare una cappa di oblio sul passato, e dimenticare come vernice bianca su un muro.. scriveva che la letteratura è la resistenza all’oblio, alla dimenticanza. E scriveva anche per dare, lui stesso, voce ai senza nome e ai senza volto.. desaparecidos, carne viva precipitata nelle botole dei tanti Garage Olimpo.. anime segnate e tagliate col gesso su lavagne di scuole capestro. La letteratura riprendeva i fantasmi smarriti nella nebbia e dava loro di nuovo vita. E nella dissipazione dell’oblio, nella Resistentia, purificazione e speranza. Perché ci sono sonni che nascono dal fuoco che ti libera e sonni senza sogni.
Ma non è solo la grande letteratura, e le grani pagine cariche di grandi eventi, storie e anime che si innalza dinanzi all’oblio per fronteggiarlo.. ma anche tutte le nostre semplici parole, o scritte gettate su pezzi di carta o muri, nei passa parola, o tra siti improbabili. Ogni cosa che io, noi.. tu viandante solitario del Web che ora leggi.. ogni cosa che tutti noi facciamo per ricordare il dolore, le lacrime, l’ingiustizia, la sete e la speranza è una forma di Resistenza all’Oblio, di antidoto alla Dimenticanza.

Tuttavia a un livello più profondo, fossi tu rinchiuso in un lager cinese, ignoto a tutti, se anche nessuno potesse parlare di te.. perché ufficialmente “non esisti”.. neanche in quel caso saresti morto del tutto. Ci sono Stanze dove i Poeti Muti Morti Assassinati parlano ancora.. nonostante tutti i loro fogli siano stati bruciati.
Ci sono Canzoni che vivono in luoghi profondi. Ma questa è un’altra storia

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Ex Detenuto scrive

I media, negli ultimi mesi, ci hanno raccontato, quasi come se fosse una cantilena sentita e risentita , delle visite di alcuni politici fatte a Ferragosto in carcere. Visite che, a mio avviso, non portano da nessuna parte. Anche perché, coloro che le fanno, spesso, confondono il comodo ufficio del
direttore, climatizzato, con tanto di poltrone in pelle, con le anguste celle dove, se ti va bene, trovi stipate più di 20 persone.
Io che ho vissuto sulla mia pelle il carcere, di fronte a tanta ipocrisia, incompetenza, cattiveria, non posso non incazzarmi. Il carcere è un luogo terribile. Un luogo dove la dignità dell’individuo è sistematicamente violata. Un luogo dove non vengono rispettati i diritti più elementari.
Il detenuto è come un animale in gabbia. Solo che in più egli pensa, ragiona, immagina. E tutto questo si trasforma in una condanna ancora più terribile. Puoi pensare, vedere,analizzare, desiderare (giustizia), ma non puoi parlare, perché, se parli, se denunci che ad esempio nel vitto ci trovi spesso i vermi, che l’infermeria è praticamente inesistente, che ti è negato persino un rotolo di carta igienica, allora la tua galera sarà sempre più insopportabile. E se poi sogni di denunciare violenze e soprusi da parte della Polizia Penitenziaria sui detenuti comuni, allora i rischi, per te che sei chiuso la dentro, dove nessuno viene realmente e sinceramente ad ascoltarti, sono ancora più alti.
Se qualche televisione o qualche giornale si preoccupasse di farsi un giro la mattina, non dico all’interno di Poggioreale dove è impossibile entrare con le telecamere, ma all’esterno dello stesso carcere, potrebbe scoprire tante cose difficili da raccontare in una sola lettera. I bambini, sotto a quel carcere sono violentati ogni giorno. Centinaia di familiari, per lo più donne, anziani e bambini, si mettono dalle tre di notte fuori al carcere per prendere i primi numeri per accedere al pass per i colloqui. Quando alle otto del mattino si apre quel portone, si scatena l’inferno. Perché se non fai in tempo, se non calpesti, strattoni qualche anziana donna, rischi di non prendere il numero e quindi di non fare il colloquio con chi ti aspetta la dentro da una settimana.

Quando io ero a Poggioreale, e mia madre, anziana, veniva ai colloqui, mi implorava di non fare più le cose brutte che avevo fatto. Mi chiedeva quasi di avere un po’ di pietà anche io di lei, costretta ad affrontare il “calvario colloquio” per ben sei volte al mese.
Di questa gente qua, di questa umanità quà, dei loro problemi, dei loro dolori, dei loro diritti, nessuno se ne occupa. Ed è per questo che scrivo la presente. La speranza è di trovare spazio, ascolto, confronto con chi vuole veramente provare a restituire diritti e dignità a chi non c’è l’ha più. In carcere ci ho passato molti anni della mia vita e ne sono uscito distrutto sul piano psicologico.
Io ero il classico microcriminale napoletano tossicodipendente che a a furia di entrare ed uscire dal carcere aveva accumulato anni e anni di privazione della propria libertà. Oggi sono finalmente fuori dal crimine e dalla droga. Ma desidero che si sappia che a me il carcere nè mi ha salvato né mi ha rieducato come tanto piace dire a certi difensori del nostro sistema carcerario.
In realtà, la prigione mi ha letteralmente spezzato le costole. La dentro (Poggioreale e Secondigliano) ho subito violenze fisiche e psicologiche. Ho subito mortificazioni di ogni genere. Ho visto qualcosa di molto simile all’inferno. E tutto questo per anni e anni.
Sono uscito con una rabbia che spaventava anche me stesso. Non amavo niente e nessuno. Odio e rancore erano i sentimenti che covavo dentro.

Poi, per fortuna, sul mio percorso, ho incontrato qualcuno che mi ha aiutato a riflettere. Qualcuno che mi ha aiutato a rielaborare rabbia e dolore, facendo si che tutto ciò si trasformava in qualcosa di positivo, qualcosa di critico ma costruttivo. Perché la rabbia fine a se stessa uccideva e logorava solo me stesso.

Nel settembre scorso sono stato alla 66^ Mostra di Arte cinematografica di Venezia (selezione ufficiale fuori concorso) con una docufiction da me ideata scritta e prodotta per la regia di Abel Ferrara.“Napoli Napoli Napoli” è il suo titolo e si affronta proprio la tematica carcere, oltre che la città stessa. Una volta tanto a parlare non sono sempre e solo i soliti. Ma chi, certi problemi, li conosce
veramente e soprattutto ha sviluppato una capacità critica tale da poter anche offrire un contributo per cercare di migliorare le cose.

Io sono nato e cresciuto a Scampia. Figlio di famiglia povera e numerosa. Non ho studiato. Ho conosciuto sin dall’infanzia il dolore.
Mio padre, per questioni di povertà mi rinchiuse assieme ad altri miei fratelli in collegio. Avevo sette anni. Il primo carcere era un collegio. Botte, maltrattamenti, oppressione ho sopportato tutto questo in silenzio dall’età di sette anni ai 14 anni. Poi la ribellione, l’esplosione. Quindi le carceri minorili, la droga, le comunità per minori a rischio e per tossicodipendenti. Poi le carceri per adulti. Insomma, un’intera esistenza in coercizione.
Adesso però sono libero. Il dolore ovviamente è sempre con me. Ma lotto con tutte le forze. Lavoro adesso con l’arte. Ho fatto l’attore in teatro e al cinema. Ho fondato prima un’associazione culturale denominandola “Figli del Bronx” e poi, grazie ad un progetto che mi è stato approvato da sviluppo italia, una piccola casa di produzione cinematografia che porta lo stesso nome. Scrivo storie per il cinema e mi occupo di tematiche sociali. Per quattro anni ho portato il cineforum nel carcere minorile di nisida a napoli dove io stesso sono stato recluso da minore. Ai cineforum sono intervenutoi ospiti come Mario Martone, Francesco Rosi, Luigi Lo Cascio, Toni Servillo e Paolo Sorrentino e tanti tanti altri per cercare di stimolare i ragazzi reclusi a discutere dei problemi legati alla devianza e a tutto ciò che determina la loro/nostra

Concludo per dire che questo mio sfogo, questa mia testimonianza, la dedico alla memoria di Stefano Cucchi, il ragazzo ucciso dalla legge per pochi grammi do majurana.

(Gaetano Di Vaio)

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il Coniglio e il cerchio della paura (totem animali- by Kerridwen)

by Duncan on ott.31, 2009, under Ispirazione, Simbolo

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Certe persone, amici e compagni, sconosciuti viandanti del Web, che incrociate questo pezzo di terra nel mare delle inarrestabili vibrazioni elettriche.. certe persone, miei sconosciuti compagni di viaggio, sono nate per guarire, per curare, per trasmettere energia benefica. Come Kerridwen, un pò strega,  un po’ sciamana, un po’ sacerdotessa, un po’ tante altre cose..:-).. che collabora col nostro sito e ha iniziato un percorso di condivisione della conoscenza con noi, e con tutti voi, che  si inoltra nel territorio dei Totem animali (potranno seguirne altri una volta concluso questo).  

Quello di oggi è il terzo post che lei ha scritto. Il primo era un inquadramento in generale dei totem animali. Il secondo trattava del potentissimo simbolo-messaggio dell’Aquila. Il terzo, quello di oggi, parla del   Coniglio.  La conoscenza di Kerridwen non è erudizione, non nasce da tomi polverosi, o da lezioni imparate a memoria. Ma è fresca, viva come sorgente e ruscello di montagna. E’ conoscenza non teorica, ma “esperienziale”. E ogni volta che parla ha mille aneddoti, che ti fanno entrare realmente in quello che dice. Anche questa volta. Osservate come inizia subito parlando del suo concreto incontro con un coniglio, e che cosa esso le  ha trasmesso.

Spezza il cerchio intorno alla gola, questo sembra dirci per riflesso il totem del Coniglio. Esso incarna e rivela le paure. E ci lancia una messaggio, da cogliere e da vivere.  Non cedere alla paura, non scappare sempre inseguito da mille furie e demoni. Non rendere la tua mente un infinito campo da caccia per ossessioni, scrupoli, angosce, timori irrazionali e serpeggianti. Rivela la tua paura. Ce lo dice anche Kerridwen. Scrivene, parlane. Dalle un nome e un cognome. Esorcizzala. Ricorda che è normale avere vissuto nella paura. Che tutti ci siamo imbattuti in anni, in stagioni, di paura. Che gli eroi erano prima conigli bagnati.  La differenza è che non si sono accontentati, non sono voluti morire come conigli bagnati. E’ un cambiamento che inizia da dentro. Ho visto passeri con ali ferite improvvisarsi aquile, e volando vicino al sole.. non bruciarsi e non precipitare. Ho visto anche aquile perdere il volo e inabissarsi nel mare.  Se hai paura è venuto il tempo di affrontarla. Questo insegna il totem del Coniglio. Il resto, le concrete scelte, le concrete strada.. tutto il resto , dipende da te. I totem sono segni che illuminano il cielo, archetipi simbolici dell’inconscio collettivo, fari in notti di mareggiate e vento salino, semi che solo tu puoi coltivare per alberi che solo tu puoi vedere. Parabola significat.. dovunque i sensi ti troveranno, se ti lascerai trovare.

Ringrazio ancora Kerridwen per questi preziosi doni che ci fa (ricordo che li sta scrivendo apposta per noi di Born Again). Di seguito il suo testo.

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Il giorno dopo il primo post sui totem animali, la simbologia del loro mondo, si è manifestata nuovamente nella mia vita. Una persona a me molto cara mi chiama piangendo, chiedendomi se potevo raggiungerla perché il suo coniglietto nano era morto e non aveva il coraggio di prenderlo in mano per esserne certa. L’ho raggiunta quanto prima e, prendendolo in mano, era ancora tiepido, con i suoi occhietti aperti come se mi fissassero.

Gli ho fatto reiki; ma ormai era troppo tardi. Nella mia vita ho assistito a vari funerali di persone care, e nel mondo animale ho seppellito criceti,  pesciolini… ma un coniglietto è stata la prima volta in vita mia. L’ho battezzato perché non aveva ancora un nome (è sempre una creatura del Cielo benedetta come ogni essere sulla terra), l’ho benedetto con acqua santa gli ho messo dei fiori, erbe per adagiarlo, e l’ho ricoperto pregando per la sua anima.

Poi mi sono presa cura della persona che l’aveva amato, raccontandole la storia del totem del coniglio così come si narra in un libro meraviglioso che mi guida e sostiene da molti anni (LE CARTE MEDICINA di Jamie Sams ed. Amrita ).

Tanto tempo fa, nessuno sa realmente quando, il Coniglio era un guerriero coraggioso  senza paura, amico della Strega Occhio  che Cammina. I due trascorrevano molto tempo insieme, erano uniti e inseparabili. Condividevano molte cose delle loro vite. Un giorno Occhio che Cammina e il Coniglio si sedettero  lungo un sentiero per riposare, ed egli disse: “ho sete”.

La strega prese una foglia ci soffiò sopra e comparve una zucca piena d’acqua per dissetare il suo amico, che bevve l’acqua ma non disse nulla, poi aggiunse: “ho fame”.

La strega prese una pietra, la trasformò in una rapa, e la porse al Coniglio, che la assaggiò e poi la mangiò con gusto,ma non disse nulla. I due ripresero la passeggiata lungo il sentiero di montagna. A un certo punto il Coniglio (**Samuela meglio dire così che ‘dove esso’)  inciampò e rotolò giù. Quando la strega lo raggiunse era ridotto male. Lei lo curò con l’unguento magico per lenire il dolore e risanare le ossa rotte. Ma il Coniglio non le disse nulla. Diversi giorni dopo la strega andò a cercare il suo amico, ma non lo trovò da nessuna parte; e alla fine si arrese. Lo incontrò un giorno per caso, e gli disse: “Coniglio,perchè ti nascondi e mi eviti?”

L’animaletto rispose: “ho paura di te.. ho paura della magi”, le rispose ranicchiandosi, “lasciami solo!”

“Ecco”, rispose la strega, “ho usato i miei poteri magici per curarti a fin di bene,e tu ora ti ribelli e rifiuti la mia amicizia?”

Il Coniglio rispose: “ non voglio avere più niente a che fare con i tuoi poteri”, e non vide neppure le lacrime della sua amica….

Occhio che Cammina gli disse: “è nei miei poteri distruggerti, ma in nome dell’amicizia che ci univa un tempo non lo farò. Ma da oggi in poi getterò una maledizione su di te e su tutta la tua tribù. Da oggi in poi tu chiamerai le tue paure ed esse verranno a te. Vai, ma ricorda che le medicine che ci legavano come amici ormai sono spezzate. Adesso il Coniglio è colui che chiama la paura, egli esce fuori e grida: “Aquila ho paura di te”.

Se il rapace non sente egli urla più forte :”Aquila stammi lontano!” Il rapace che ora l’ha sentito arriva e se lo mangia. Questo narra la leggenda.

Il totem del Coniglio è quello delle paure che si trasformano in realtà. Secondo la legge della proiezione, unita  all’intento che si mette nel formulare un pensiero, attirerai a  te ciò che temi di più. Questa è la legge. Un modo per affrontarle è scrivere cosa ci turba, cosa ci crea disagio o ansia su un foglio, e poi bruciarlo esorcizzandola; visualizzando che scivolino via, e che Madre Terra le accolga trasmutandole in luce da ridonare sotto forma di coraggio.

Ogni carta degli animali totem può essere pescata capovolta, e ovviamente ha sempre il sigificato opposto. In questo caso il simbolo suggerisce di mettersi in ascolto prima di affrontare le proprie paure, perché è opportuno individuarle riconoscerle e  smascherarle. Se si vuole paragonare questo totem a un segno zodiacale,il suo modo di essere è molto simile al segno del cancro….

http://books.google.it/books?id=KZ3jF0xGM9cC&pg=PA96&lpg=PA96&dq=leggende+native+sul+coniglio&source=bl&ots=iTkSPZOlRE&sig=CuAdM6UxwpapRW4yKRWlU70FYb4&hl=it&ei=haXESqHTAYKB4Qb

 Kerridwen

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Angelo D’Arrigo, Eagle Man

by Duncan on ott.17, 2009, under Ispirazione, Simbolo, video

Alcuni uomini sono l’essenza stessa della libertà..
e possono volare, e insegnano a volare..
guardate come insegna a quell’aquila, come vola con lei…
Guerrieri della Luce, alcuni uomini vengono.. a ricordarci chi siamo….
(ringrazio Kerridwen che loha conosciuto quando ancora era su questa terra, e mi ha donato queso video)

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La sfida dell’Aquila (totem animali- by Kerridwen)

by Duncan on ott.10, 2009, under Ispirazione, Simbolo, video

golden-eagle

Ecco un altro post scritto per noi da Kerridwen. Questa donna che ha esplorato intellettualmente, e concretamente, molti livelli di frontiera, ha deciso di condividere con noi di Born Again un pò della sua conoscenza. Questo testo si inserisce nel filone dei Totem animali, iniziato appunto col precedente (risalente a qualche giorno fa) post “Totem animali” e continuerà, prima di passare a un altro filone. L’animale totem considerato questa volta è l’aquila. Che io considero uno dei più simbolici ed ispiratori.
Buona lettura…

PS: ho accompagnato il testo di Kerridwen con un video (che troverete a fondo post) che considero uno dei più belli in assoluto dedicati all’aquila. Uno dei più belli mai fatti.

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La grande aquila bianca vive più a lungo di qualsiasi altro uccello, anche fino a settant’anni. Ma per raggiungere quella veneranda età  deve prendere la decisione più difficile di tutta la sua vita. La  leggenda racconta che a quarant’anni i sui artigli si fanno duri e più che  mai affilati, le sue ali si accorciano e diventano molto pesanti e le  sue piume s’assottigliano. Volare diventa un’impresa difficile. A quel  punto l’aquila bianca ha due sole strade: o morire o confrontarsi con  un doloroso rinnovamento che dura almeno sessanta giorni. Il processo  di trasformazione consiste nel volare fino alle creste più alte della  montagna e starsene lassù, in un nido, da dove per un po’ non deve  uscire. A questo punto l’aquila deve iniziare a sbattere il becco  contro la nuda roccia, finché riesce a strapparselo. Dopo dovrà  aspettare un po’ fino a che le spunterà un rostro nuovo e lo userà per  strapparsi le piume cresciute intorno agli artigli. Con gli artigli  nuovi di zecca, si libererà di tutto il suo piumaggio vecchio e dopo  qualche settimana di dolore sarà di nuovo in grado di affrontare un  volo di rinascita, con ritrovata energia per almeno altri trent’anni.

La medicina dell’Aquila è il potere con il Grande Spirito, la  connessione con il Divino. Lei vola fra le alte vette, ove scruta ogni  dettaglio ogni particolare senza che nulla sfugga all’acutezza del suo  sguardo, e riesce allo stesso tempo a restare unita a Madre  Terra,raggiungendo così l’equilibrio fra i due Regni. Le sue piume sono  usate dagli Sciamani di varie culture per purificare le aure degli  uomini, intonando canti di guarigione,suonando tamburi bruciando erbe  sacre.. soffiando sui frammenti d’anima da  recuperare, o su blocchi  sciolti in punti differenti del corpo. Entrare in quilibrio con questo  Sacro Totem significa aver portato avanti un lavoro costante che  durerà tutta la vita. Il premio in palio sarà poter vedere ogni cosa  a 360 gradi, con acutezza precisione velocità, come se si diventasse  tutt’uno con lei. Un pò come accade a Eragon che vede con gli occhi di  Safira il suo Drago. Questo è il suo significato personale come simbolo  se è tra i 9 del vostro totem di nascita. Se invece avete un quesito  momentaneo, o volete sapere che energia è bene sostenere in quel  momento, basta essere chiari nella domanda e si potrà avere la carta  del mese del giorno, o della settimana, restando liberi di sentire il  loro potere e farvi guidare nelle soluzion pìù consone alla vostra  persona,ciò vale per tutti i totem. Se fra le vostre carte uscirà  l’aquila, il messaggio che trasmette è, che se vuoi volare  alto e vedere da una prospettiva elevata distaccata, questa possibilità ti viene data, ma devi  avere coraggio e tenacia. Devi imparare a osservare te stesso, sia interiormente, sia nel modo incui ti poni con gli altri; e avere lo sguardo lucido sui lati di te stesso che hanno bisogno di essere revisionati e migliorati.
L’aquila è legata all’elemento aria. Questo è una spinta ad  uscire all’aria aperta,  collegandosi con questo  elemento. La lezione più importante di questo totem è ricordarci che il Grande Spirito dà a tutti il dono della libertà fin dalla nascita.Stà  solo  a noi decidere di non farci ingabbiare da regole, da schemi di  paura. Regole, schemi e paure che spesso,  chi non ha il coraggio di volare nè di osar andare oltre,  cerca di buttarci addosso.Vorrei dedicare questo post alla memoria di Angelo D’arrigo l’uomo che volava con le aquile….
www.angelodarrigo.com/profilo_it.php
http://www.angelodarrigo.com/biografia_it.php
http://www.angelodarrigo.com/leparole_it.php

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Totem Animali

by Duncan on set.27, 2009, under Ispirazione, Simbolo, video

totem

Con questo post non presento un mio testo, nè qualcosa presa nei meandri del Web.
E’ un testo scritto apposta per noi.
Cioè si tratta di una persona.. KERRIDWEN.. che ha sperimento e imparato varie cose. Una persona che ha sulla pelle e sulle spalle una conoscenza “viva” e ho le chiesto di condividerne qualche frammento con noi. Chi mi conosce sa che ho sempre creduto nello spirito della Condivisione, in quei mille fiumi che uniti diventano una corrente impetuosa. In quel dare reciproco che ci rende tutti più saggi, più veri, più forti.. migliori.

Kerridwen ha esplorato aree insolite dell’esistenza, conoscenze di frontiera, culture simboliche, magiche, mitologiche. E dietro molto di ciò che dice c’è spesso anche tracciati di un’esperienza personale.
argomenti interessanti, spesso concernenti aree e mondi conosciuti e
Se volete, è una sorta di “collaboratrice esterna”. Non sarà iscritta al sito ma ci invierà, fin quando vorrà, del materiale interessante.

Ricordo sempre, nello spirito della Nuova Repubblica, che inviare un testo non vuol dire consigliarne la recezione supina o chiederne l’adesione fideizzante e l’accettazione acritica. Questo è un posto di anime forti e libere per anime forti e libere. Ogni lettore è anzi stimolato ad assumere un rapporto creativo con tutto ciò che legge. A cogliere ciò che vuole cogliere, o a non condividere ciò che non condivide. A recepire in toto o a porre rilievi critici. Ogni testo non chiude un discorso. Lo apre. In innumerevoli. e sempre avvolgenti, ellissi,

Con questo post inizia una serie di interventi che hanno come epicentro i Totem Animali.
E’ una sorta di introduzione generale. Seguiranno post che andranno più nello specifico.

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Una sera, un vecchio indiano Cherokee parlò a suo nipote
e gli raccontò delle battaglie interiori.
“Figlio mio”, gli disse, “la vera grande battaglia è quella che
avviene tra i due lupi che vivono dentro di noi.
Uno è il Male. E arrabbiato, geloso, invidioso, vendicativo,
sordido, arrogante, autodistruttivo, colpevole d’ogni bassezza, forte
con i deboli e debole con i forti, bugiardo, orgoglioso, egoista.
L’altro è il bene. E gioia, pace, speranza, serenità, umiltà,
gentilezza, benevolenza, empatia, generosità,
dice il vero senza ferire, conosce ed esercita la compassione e dà
fiducia”.
Il bambino penso alle parole del nonno.”Qual’è il lupo chevince?”chiese poi.
Il vecchio Cherokee sorrise: “Quello che scegli di nutrire…”

Con questa riflessione dei nativi americani,cultura che amo profondamente fin da bambina, inizio col parlare degli animali totem secondo una piccola parte della  loro immensa cultura, tenendo a precisare che lo stesso animale avrà un ulteriore significato per ogni tribù confinante che va ad arricchire l’essenza, o il dono, o il suddetto significato che esso vuole trasmetterci aldilà di un sempilce pensiero, ma arrivando all’essenza del suo potere antico.Citando poi un loro detto:”è attraverso la natura che giungono gli insegnamenti,ed è alla natura che tutti ritorneremo”.

Nel preciso istante in cui un’individuo viene al mondo porta con se il suo bagaglio genetico (DNA,  ceppo famigliare), ma anche quello della sua anima a livello karmico; che va inteso negli schemi da spezzare che si ripetono più volte nella stessa vita; sciogiondolo pian piano che ci si migliora,  arrivando infine a realizzare il compito per cui si è scesi nella materia,  il proprio dharma ossia, la chiamata  dell’anima. Tornando a noi, al momento della nascita abbiamo 9 animali totem che rispecchiano i nostri talenti, i nostri punti di forza, e i punti su cui lavorare per migliorarsi o rafforzarsi. Se siamo pronti ad accoglierli, andando al di là delle apparenze, noteremo che essi sono per noi modelli di comportamento che hanno il solo fine di trasmetterci messaggi per guarire e migliorarci. Ciò avviene solo se si resta in ascolto. Ogni animale ha un compito specifico, ha il suo totem principale da diffondere; ricordando  soprattutto che  ogni tribù aggiunge sempre qualcosa di nuovo nel suo significato.
Il silenzio della mente calma è la sacra fertilità dello spirito capace di ricevere, e di imparare ad evocare il totem di un particolare
animale quando se ne impara a conoscere il significato. Non bisogna mai dimenticare di restare aperti con umiltà, gratitudine rispetto, amore; e accetare il tipo di aiuto che esso ci rivelerà più adatto alle nostre esigenze del momento,lasciando al di fuori ogni tipo di aspettativa….attuando solo un atteggiamneto di accoglienza totale…. per il messaggio che ci verrà recapitato, la modalità nel quale esso avverrà. Voglio sottolineare che ciò è differente per ognuno di noi. Bisogna trovare il proprio personale codice di interpretazione semplicemente osservando cio che accade, in sogno, o con un volantino trovato per terra, o se  una pagina su internet si apre da sola su un particolare animale e via discorrendo.
La leggenda narra che in tempi antichi quando un iniziato, un ricercatore o un guerriero avesse avuto bisogno di una guida per comprendere meglio quella precisa fase del suo percorso, egli si sarebbe recato dal consiglio degli anziani,composto da 6 menbri seduti a Nord,(simbolo della saggezza,dei venti dell’aria). Qui (immaginando che sia tu quell’uomo in cerca, anche perché, in un ceerto senso, sei o sarai tu) ti metti al centro e poni il tuo quesito. Poi ti viene porta la borsa di medicina, con dentro vari simboli di animali di potere,e in base a ciò che pescherai ti verrà dato il responso. Quando esci di là, ti sentirai carico di energia e più determinato a proseguire nel Sentiero.
Gli animali totem con cui si nasce sono 7 legati alle 7 direzioni che circondano il corpo fisico (Est, Sud, Ovest Nord, Sopra, Sotto, dentro..). Ognuno di essi ha una specifica lezione da insegnarti nel corso del tempo… e tu in qualità di ricercatore devi porti con silenzio e umiltà verso ognuno di loro. Poi c’è l’animale legato al lato destro, ossia una sorta di Padre protettore interiore, che ti dona coraggio e spirito guerriero. A seguire c’è il totem sinistro, legato alla Madre interiore, colei pronta ad accogliere e a ricevere, donando a te stesso e a gli altri ciò che hai in tess. Essa è anche il totem custode delle relazioni. Entrambi, rispetto a gli altri sette, ti guideranno per tuta la vita. Mentre gli altri cambieranno in base a ciò che nutrirai nel cammino personale.

Se volete trovare i vostri animali totem, potete disegnarvi le carte da soli,o selezionare le immagini da internet e ritagliarle. E’ una scelta personale. Oppure ci sono vari tipi di carte che si possono acquistare. Quando le  avrete per le mani, dovrete consacrarle alle 7 direzioni, purificando la stanza, accendendo una candela, mettendo della musica rilassante; o, per chi può, andare in un boschetto o in un prato. Lasciatevi guidare dall’istinto personale, pronti a ricevere il vostro dono. Fate silenzio. Trovate una posizione comoda, chiudete gli occhi, respirate e lasciatevi trasportare. Quando sarete pronti scegliete le carte di nascita, partendo dall’Est, appuntandole col rispettivo animale su un quaderno. E così via, fino alle ultime 2.
Per chi non sente di farlo con le carte, ma è più portato per la meditazione e la visualizzazione, procedete chiedendo con amore ai vostri animali totem di rivelarsi a voi per relazionarvi e lavorare in simbiosi. Sia da svegli, sia, per chi ha più confidenza con i sogni e il mondo onirico, nei sogni appunto. Scegliete il metodo che più sia semplice e armonico per voi.

Dopo che li avrete scritti inizieranno pian piano a subentrare ricordi, anche di quando eravate bambini; favole che vi venivano lette, sogni ad occhi aperti. Tutta una sorta di simbologia personale insomma,  con il solo scopo di farvi notare che loro sono sempre stati accanto a voi.

Tornando a le 7 direzioni  e il loro significato:
L’ Est ci conduce verso le sfide spirituali che conducono all’Illuminazione.
Sud è il totem del bambino interiore, del lato innocente e puro di noi stessi; ti insegna a distinguere quando aver fiducia e quando essere umile, cercando di equilibrare il tutto senza perdere l’innocenza.
Ovest è la sede degli antenati; ti indica anche la via per realizzare la metà stabilita, attraverso la verità.
Il Nord rappresenta la saggezza e il distinguere quando parlare e quando tacere, ricordandoti di essere grato per entrambi questi aspetti.
L”animale di Sopra, è il guardiano per il Tempo del sogno, fà da ponte per altre dimensioni, e ti ricorda che vieni dalle stelle e ad esse tornerai.
L”animale del Sotto ti trasmette la stabilità che viene da dentro te stesso.
L’animale di Dentro t’insegna a difendere il tuo spazio sacro, la tua aura, dove nessuno può entrare senza il tuo permesso; e ti portan gioia e verità.

Dopo  aver scelto i 7 animali, vanno estratti gli ultimi due,  quelli di base, che resteranno sempre con voi durante la vita. Detto ciò, poi ognuno inizierà  a rivelarsi a voi in maniera differente (piume, spot in tv, sogni etc.). Solitamente vengono usati 44 animali totem, ma ogni tradizione è diversa anche fra i Nativi Americani; figuriamoci poi nel culto celtico dove alcuni animali non compaiono. Scegliete con il vostro intuito quanti animali mettere nelle vostre carte. Poi, ogni qualvolta avrete un dubbio, una scelta da fare,  un chiarimento da ricevere; prendete il mazzo e chiedete consiglio. Stessa cosa per meditazione; o per i sogni prima di coricarvi. Alla base c’è l’intento e la chiarezza della domanda.

In seguito vi parlerò dei singoli animali totem e dei loro significati  secondo la cultura Nativa, ma sempre da poter arricchire con le conoscenze e il retaggio  di altri popoli. Chi vuole tra i lettori potrà dire la sua, anche in base all’esperienza personale. Il dialogo è sempre una occasione creativa.

KERRIDWEN

 

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