Born Again

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GERUSALEMME

by Duncan on giu.19, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Poesia, video

Nei tuo rovi l’Anima del Mondo,

Potrei sognare anche per Te?

Fango sul viso, segni di sangue,

Mia terra, ferri ai polsi,

Che assurda dedizione ti prese,

Che assurdi nomi lasciasti per terra,

Nei tuoi occhi tutta l’Anima del Mondo,

Nessuna speranza è stata tradita,

Calci sul ventre, sputi incappucciati,

Resistenza dei sorrisi inviolati,

Vorrei riuscire ad amarti, come tu hai amato noi,

Inchinarmi alla tua Mano,

Nel tuo ventre tutta l’Anima del Mondo,


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NEL NOME DELL’AMORE

by Duncan on giu.13, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana, video

amortre
Trovare il cuore di fuoco nella maschera di ghiaccio.. non scappare dinanzi al silenzio, all’indifferenza, alle difese, alle resistenze..
Ci sono tante forme di amore, quello totalizzante ed esclusivo, quelloavventuroso e “clandestino”, quello che dura una vita, quello che vivein un unico e singolo momento perso nella memoria. C’è l’amore chemette famiglia e l’amore impossibile o quasi di una comunanza di animee sensazioni. Quali sono i confini dell’amore? Noi crediamo in un solo amore, e magari uno sarà l’amore che ci segna la vita, ma perchéperdere le altre stelle? Perché la paura di toccare, sfiorare,parlare, baciare, ridere, anche solo guardare qualche altra volta nel giro vorticoso di giostra? Paura di compromettersi, di perdersi, di errarre, paura di concedersi troppo. Paure che alle volte ci stanno tutte, niente da dire. Non siamo mica a Disneyland. Ma il post è per chi vede lontano e sente che c’è vita oltre il silenzio.. il silenzio più piegare chiunque ma non un guerriero della luce..per quella speranza che abbiamo sempre che le stelle non si disperdano nel grigiore quotidiano, che oltre ai grandi alberi, sboccino mille tulipani. A te bell sconosciuta che un giorno su un autubus metropolitano mi regali uno sgiardo e un sorriso, e per quel secondo non hai paura, ma ti concedi allo spirito del mondo. Anche questo amore. A te che parli senza correre come un matto con quella ragazza della libreria, e forse per un minuto, due o dieci scappa qualcoa. A te che hai rubato un bacio o un abbraccio alla notte. Anche se quel bacio resterà da solo, anche se fosse solo un seme che non germinerà, anche quello è amore. C’è l’amore della vita o una comunanza di anime, lo scambio carnale che ti porta a vertigini indescrivibili o un the tibetano preso vicino a una stazione.. l’amore che ti sconvolge e l’incontro come stella nell’universo, come unicum. C’è chi si ama ognigiorno senza dirselo mai.
A tutti i guerrieri della luce che come dice Coelho continuano ad amare nonostante il muro di cemento, il silenzio, le mille difese paure, chiusure a quattro mandate che la vita insegna. A tutti quelli che hanno una buona vista. Perché la vista deve essere buona per trovare un cuore di fuoco anche nel silenzio.
Il Guerriero della luce va nelle Terre Selvagge senza pretendere, ma senza paura. Sa che queste sono le manifestazioni del tempo. Il tempo corre con i suoi rintocchi.
Sa che è meglio sembrare buffo, estremo, folle, visionario ma non tenere mai dentro quella sconfinata tenerezza, quelle pulsioni istintive, quella tensione del cuore, quel gusto del cuore e della stella cometa.
Sa che ogni volta che parlerà commetterà errori. Ogni volta che agirà commetterà errori. Perchè se mai agisci e mai parli sei sempre un genio. E l’ipercritico non ha mai alzato il culo dalla sedia. Ogni Guerriero del cuore sa che verrà sempre travisato. Che verrà equivocato.. che rischierà di più, che godrà di più, ma amche pagherà di più. Vivrà momenti splendidi ma anche accuse sul capo.
Il Guerriero non è dipendente dall’amore, non cerca di colmare un vuoto, ma vuole diffondersi, come una palpitante onda orgasmica, come un cerchio concentrico, vuole traboccare e nel dare perdersi.
Non ama e chiude il recinto, perché l’Amore cinge il mondo in un abbraccio e lui non rinuncerà mai, e non si fermerà mai.
Non ha paura di chiamare le cose con il loro nome. Non pensa “se dicoquesto.. allora.. si penserà che.. sembrerò che.. ” Fa finta che i mille drammi e paure non lo costringano a stare sempre lì compito e docile. Se riconosce la Bellezza lo dice senza temere di essere importuno o eccessivo. Non è uno sparviero, ma vola con ali coltivate lentamente, vola in un cielo che a volte è rosso come il sangue, duro come il diamante, pieno di venti antichi, ma sempre bellissimo.
A te che ti alzi la mattina e culli la tua bambina o il tuo bambino. A te che mi hai regalato anni della tua compagnia o mi hai regalato un solo un bacio occulto e subito cancellato dalla memoria. A te che mi hai accompagnato con un sorriso mentre da piccolo andavo a quella scuola piccolo e timoroso di fronte ai bulli. Entravi in quella scuola infame calbrese, sapevo che le avrei prese, mi aspettavano, saprei che sarebbe stata una lotta persa. E mi sentivo un bambino di quelli in balia del vento, ma quando ero in cammino sulla strada, tu molto più grande di me, mi salutavi ogni mattina dalla finestra. Non potevi volere nulla da me, molto più grande. Eri davanti a me, davanti agli occhi del bambino. Quegli occhi non te li danno indietro mai. Ma mi salutavi sempre forse per quella strana simpatia che a volta si sviluppa per qualcuno così senza un motivo. E io non pensavo a paroloni, né avevo alcuna esperienza, ma sentivo battere forte il cuore, e mi davo un tono, camminavo più dritto, forzavo la malinconia in una specie di sorriso timido e ogni mattina non c’era solo la rabbia ma anche questo pregustare quei due, quattro minuti. Anche questo è amore.
Ma ancora.. a te che mi hai insegnato i rudimenti del corpo e della notte.. a te che mi hai tremendamente eccitato oppure solo commosso..e a te, donna tenera e selvaggia, di una terra aspra e piena di mare,
Quante sono le forme dell’amore?
Quali sono i confini dell’amore?
Chi può dire di avere amato abbastanza?
Sant’Agostino in un attimo di lucidità prima ancora di “precipitare” nella assoluta santità ebbe a dire <<ANCORA.. NON ANCORA… NON ANCORA..>>
Non ancora morte.. non ancora purezza. . non ancora stanchezza.. non ancora incontaminata perfezione..
Non ancora..no, non sono ancora sazio. E prima che il cameriere ti porti il conto o ti sbatta in cucina a lavare i piatti, tu alzati e corri via.. non è ancora il tampo di pagare.. non è ancora il tempo di essere sazi..
Non ancora.. Ecco la giacca buona di chi ti vende e ti compre, ecco il profumo stantio di chi recita una parte, ecco la morte per stanchezza.
Ecco i camminatori scalzi, banditi di strada, visi ballidi e cangaceiro che non si arrendono.
Non ancora James, non è ancora tempo di morire.. e se dio vuole non lo sarà mai.. ma certo, non ora, non ancora.. ecco le pistole e ilvecchio cappello del Buscadero..
Il Capitano Ultimo disse al ragazzo peruviano NON CI PRENDERANNO MAI.
Le avventure iniziano e finiscono. Un bambino è abbracciato e altri sono venduti sul mercato degli organi. Sul tavolo da poker c’è chi bleffa, e c’è chi non ha barato mai. Alcuni andranno alla ricerca del senso della vita, si perderanno a dare spiegazioni, ma altri semplicemente vivranno questa divina follia.
Piedi scalzi sul pianeta terra. Senza bisacce e senza sandali. Finché la linea dell’orizzonte si perde nel mare. Cemento caldo e pane caldo.
La vita è come la marea. Finché c’è vino nel bicchiere va bevuto.
Il Guerriero della Luce sta là dinanzi alla moglie in coma, investita dal pirata notturno, i medici sono rassegnati, la famiglia pure. Si parla di staccare la spina. E lui è l’ultimo illuso che non vuole vedere la realtà. Ma ancora tiene quella spina attaccata, quel filo elettrico alla parete, ancora tenta di ritornare nell’Ade a richiamare in vita Euridice. Per alcuni è un illuso. Magari sarà tutto inutile.
Ma anche questo è amore. Io lo conosco e gli dico, se senti che c’è ancora una fiamma lontana nel deserto, se senti una pulsazione di vita che le macchine non vedono, se la senti, continua.. anche se i medici ti guarderanno come se fossi un cretino. Sanno giustamente che la matematica e le cartelle la condannano. Ma sarebbe il primo di caso di miracolo? E anche questo è amore.
Prima dell’Ultima Battaglia dammi un ultimo abbraccio.. tre anelli per i re degli elfi sotto il cielo che risplende..
Nani, ballerine, elfi, cavalieri, suonatori di armonica e arcieri.
Ci sono gli spacciati e gli spacciatori, le facce da culo, gli illusi e i migliori.. i furbi di sempre, qualcuno che ci crederà. C’è musica vecchia che non ci ha stancato..
Morte al Grande Inquisitore!
Morte alla Stanchezza!
E alla malora gli stanchi e i morti di sonno!

In realtà il post vero è quello che segue qui sotto, il “versetto” tratto dal Guerriro della Luce di Paolo Coelho. Volevo semplicemente introdurlo ed è partito lo sproloquio. Ma in reltà era una semplice “glossa” o “nota” di commento” a ciò che segue.. quel non fermarsi anche dinanzi alsilenzio.

“Per il guerriero della luce non esiste amore impossibile.
egli non si lascia intimidire dal silenzio,
dall’indifferenza, o dal rifiuto. Sa che, dietro
la maschera di ghiaccio che usano gli uomini,
c’è un cuore di fuoco.
Senza amore, egli non è nulla.”

(Paolo Coelho)

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SATORI

by Duncan on mag.23, 2009, under Disciplina, Misticismo, Poesia, video

satori-due

“Lui è inafferrabile come il pesce della fonte
che spicca un salto. Lui non dipende da niente.
Lui è libero. Lui vive come un pesce nell’acqua
che non si può afferrare con le mani, tanto più
lo si insegue, tanto più fugge via. Non cercatelo.
Lui è accanto ai vostri occhi. Abbiate fiducia in voi
stessi. No lasciatevi distogliere da nessuno dalla
via. Se incontrate un Buddha uccidetelo. Se
incontrate i Patriarchi uccideteli. Questo è il mezzo
con il quale vi renderete liberi e vi riscatterete dalla
servitù dlele cose. Rendetevi indipendenti dalle cose.
E’ dieci anni che sono qui e non ho ancora visto
un vero Uomo. Sembrate una banda di incatenati.
Sorgete, perché questo è il tempo.”
LIN-CHI

Il Satori è l’esperienza definitiva. Il Satori è l’esperienza scardinante. Il Satori apre le porte. Il Satori è l’attimo della Rivoluzione.

Il Satori è l’esperienza suprema dello Zen. L’Alpha e l’Omega. L’alba del Cominciamento.
Potrete trovare migliaia di conoscitori dello Zen che non parlano in questo modo di ciò che io intendo come Satori.
Anche nello stesso ricettacolo Zen molti ormai non credono che qualcosa come il Satori sia possibile. Ma, noi non stiamo parlando semplicemente di Zen qui. Non è il mio scopo. Satori allora non comeesperienza unica e esclusiva di un determinato mondo. Ma come immaginee visione di un Evento che, sotto svariati nomi, e sotto radici econtesti diversi, è sempre esistito e sempre esisterà. Noi usiamo ilsuo nome, appoggiandoci a una tradizione che conosciamo. Ma il lettoreattento andrà al di là del nome che diamo alle cose, per cogliere ilcuore e riconoscere lo spettro che vive ovunque. Perché, alla fine deigiochi, qui non si parla veramente di Zen, ma di uomo, vita,rinascita. Oppura, meglio mettersi un blocco di cemento in bocca.

Innanzitutto Satori è la credenza nella possibilità di un atto di fuoco che scardini le montagne. Dell’illuminazione istantanea. La gran parte delle scuole meditative orientali crede nell’illuminazionegraduale. Un lento, cioè, progredire nella purificazione mentale, che,nei decenni, o ancor di più, nelle vite, porterà, scalino dopo scalino, alla illuminazione. Le scuole radicali dello Zen, ma è una concezione presente anche in tutt’altri orizzonti, credono nella illuminazione istantanea. In una esplosione atomica, cioè, che in un istante frantumi lo speccio e porti al Born Again, la Rinascita, la re-conquista della tua “natura originaria”, del “volto che si ha findall’inizio dei tempi”.

L’esperienza del satori ha analogie con esperienze che nel corso della storia si sono epresse in altri cammini spirituali. Satori è un temine cinese. Ma la parola giapponese Kensho ha lo stesso significato. La storia delle religioni comunque riferisce di una moltitudine di forme di esperienza mistica.

Alcuni parlano del folgorare di una verità nuova e inaspettata, altri di acquisizione di un nuovo sguardo. In quanto incommensurabile non si può trovare una definizione del Satori di cui essere soddisfatti. E’ una esperienza che porte a tutto un altro livello di esistenza, che non lascia quasi niente intatto della vecchia personalità. Niente sarà più lo stesso di prima. Si parla della fine di un lungo esilio, di un tenace oblio della nostra autentica essenza. iL Satori è la riappropriazione del proprio retaggio originario. Frequente è la
sensazione di coloro che si sono appena risvegliati, di comicità o sbigottimento, quasi di incredulità per non aver capito prima, <<era così facile, bastava solo allungare la mano>>. Già, ma ciò chesembra così facile al Risvegliato, sembra lontano anni luce dallaconsapevolezza dell’uomo ordinario soffocata in ogni suamanifestazione vitale.

Lo sguardo nella propria natura originaria non è possibile senza l’oltrepassamento del muro concettuale della consapevolezza ordinaria:

“Wumen ci dice quanto è meravioglioso l’oltrepassamento della muraglia e vivere la via del Satori. Se la porta è superate la pace definitiva è raggiunta. Tu puoi toccare come essenza vivente il vecchio maestro Chau-chou. Tu vivi in comunione con tutti i maestri Zen. Che meraviglia! Che magnificenza”

Alcuni testi clasici distinguono tre punti centrali nell’esperienza mistica:

1- IL GRANDE DUBBIO (daigi)): l’elevata tensione, colleegata con un’estrema e incessante concentrazione.
2- LA GRANDE MORTE (daishi): un’improvvisa espansione dellaconsapevolezza che racchiude l’intero universo nell’esperienza diabbandono di corpo e spirito”.
3- LA GRANDE GIOIA (daikangi): il ritorno nel mondo con una fondamentale comprensione dell’unità di tutte le cose, accompagnata da sensazioni di gioia e amore.
Un esempio concreto di questi momenti lo torviamo nella descrizione che Hakuin fa del raggiungimento del suo primo Satori:

“Improvvisamente emerse in me il GRANDE DUBBIO. Mi sembrò di gelare in un campo di ghiacio estendentesi per miglia e miglia, mentre dentro di me vi era un senso di estrema traspearenza. Nessuna possibilità di andare avanti o indietreggiare; rimasi com eun idiota, come un imbecille. Talvolta avevo la sensazione di volare nello spazio. Per diversi giorni restai in quello stato. Una sera, udii il suono di una campana del convento, e questò bastò a produrre in me uno sconvolgimento. Fu come s se si fracassasse un bacino di ghiaccio o e crollasse una casa fatta di giada. utti i dubbi e le incertezze di
prima si disciolsero come nubi al sole. Gridai: <<meraviglia! Non esisste una nascita o una morte da cui si debba scampare, non esiste un sapere supremo che ci si debba sforzare diconseguire. Tutte le complicazioni, presenti e passate, tutti imillessettecento Koan, sono tali, che non vale nemmeno la penaesporli>>.”

Attraverso il Satori anche il carattere è ribaltato. Non è un semplice fuoco che si accende e poi si spegne. Ma è la Grande Vertigine. Il definitivo rivolgimento della personalità.
Come ho detto all’inizio, ciò che mi propongo è di far emergere la potenzialità trasformatrice di questo genere di esperienze a prescindere dal rispetto di condizioni e presupposti specifici. A me più del nome interessa “il rivolgimeno in quanto tale”, “l’apertura degli occhi in quanto tale”; anche andando al di là di questioni terminologihe o di rigidi criteri di appartenenza. Non è importante il nome Satori, ma che sia preso seriamente in considerazione un altro livello esperienziale, che gira su coordinate e movimenti che sono anni-luce rispetto al normale tono vitale.

Esistono “porte”, oltrepassate le quali viviamo in un altro livello di consapevolezza? Esiste un altro mondo oltre a quello che noi viviamo(crediamo di vivere) ogni giorno? E se esiste siamo sicuri che questo
mondo è meno reale di quello “ordinario”? Lo Zen ci dice che questo mondo c’è. ma non è collocato in un’altra dimensione dello spazio e del tempo. E’ sempre il mondo in cui viviamo, se veramente lo viviamo.
La vita, come realmente viene vissuta, non sarebbe vivere il mondo così com’è, la realtà com’è. Ma sarebbe una forma di “tradimento” dell’essenza delle cose, dell’essenza della vita. Viene a proposito la lapidaria affermazione che spesso i saggi e i mistici delle tribù pellerosse rivolgono a quelli che inquadrano le loro esperienze di allucinazione e di estasi come stati allucinatori. Loro sostengono che in realtà il loro è un procedimento, un rito di de-allucinazione.
Paradosso delle cose è il loro essere il contrario di come appaiono. La realtà autentica, l’unica realtà sarebbe quella vissuta armonicamente con tutte le forme della creazione, nella massima maturazione delle nostre facoltà ed emozione; come avviene nel Satori.

Per ultimo voglio sottolineare una assonanza ricca di potenti sviluppi. le antiche esperienze della mistica trovano concordanza con le ricerche più recenti della psicologia transpersonale di Maslow e Assagioli. L’assunto Zen trova sempre più una maffiore conferma: OGNI PERSONA POSSIEDE LA NATURA DEL BUDDHA; e quindi può fare le esperienze di risveglio. Esperienza sulle quali hanno detto parole importanti, tra gli altri, Ouspensky e William James. Per questi autori la nostra normale coscienza di veglia, quella che noi chiamiamo razionale, non è che un tipo di coscienza; tutto intorno alla quale giacciono forme potenziali diverse, separate dalla coscienza normale da una pellicola sottilissima. Possiamo attraversare l’intera vita senza sospettarne l’esistenza. Se però si esercita lo stimolo appropriato, si entra in contatto con tali forme nella loro completezza. Le esperienze che noi chiamiamo Satori sono analoghe a quelle che nella psicologia trasnpersonale sono definite: “Peak experiences”, “esperienze di
vertice”.

Il lettore attento avrà campito che siamo lontani da una visione ascetica ed antivitale del Risveglio, come poteva essere il Nirvana per il Buddismo originario. Il Satori diventa un momento di culmine, una Epifania. Che porta a una celebrazione della vita, oltre ogni limite, nella massima intensità concepibile. E’ la catarsi, la potenza esplosia che reintegra lo Spirito nel Mondo e fa si che l’uomo viva al massimo ed esprima totalmente le sue facoltà, qualità, sensi

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Pensavo, credendo di essere vivo
vedevo l’Essere, il Signore del mondo;
non era realtà, solo apparenza credendo
in ciò che non è.
Solo cullato dall’illusione,
scambiando l’oscurità per la luce,
l’apparenza per realtà.
Seguivo la via, la strada era falsità;
avevo percorso molto cammino;
pur andando avanti la mia rincorsa era a ritroso.
Guardavo le persone, ascoltavo me stesso.
Avvicinandomi alla meta mi allontanavo da essa:
progredendo nella conoscenza
accrescevo la mia ignoranza.
Non persi la speranza e perseverai
fidandomi di colui che mai abbandona l’allievo.
Salivo cadendo in basso.
Non capivo e la mia sapienza si accresceva.
Soffrivo e la mia sapienza s accresceva.
Soffrivo e il mio animo si rallegrava.
Fui abbandonato, non ero compreso, ma non
ero più solo.
La mia caduta fu completa.Ero moribondo.
Ma sttavo vivendo per la prima volta.
Ero rinato. La mia notte divenne in giorno.
La mia mente iniziava a vedere con l’anima.
La mia mente sentiva col cuore.
Caddero le ombre dagli occhi, e allora capii
che tutte le promesse non sono mai state tradite.
(Anonimo)

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OSARE

by Duncan on mag.02, 2009, under Resistenza umana, video

Né caldi, né freddi.. tiepidi..
essere adulti qualunque non è realismo, è morte, è noia…
Osare.. e fare quello che nessuno fa mai..
C’è un Mistero nella vita che si chiama MIRACOLO..
Osare è Ribaltare la realtà per come la conosciamo,essere pronti per l’irruzione dello Straordinario nella vita..
Essere Arditi.. come dice Jack in questo video meraviglioso..
rifare per l’undicesima volta la stessa cosa che non ci è riuscita mai, anche se vi siete scornati dieci volte, cento volte. La differenza sta lì. Troppi mollano.  Troppi cambiano traiettoria. Troppi tornano indietro con la coda tra le gambe.
Sbattete contro il muro cento volte, mille volte? Ritornerete a scornarvi la centounaesima volta, la milleunaesima volta.
Noi siamo il nostro stesso cane lupo. La gabbia piace, rassicura, distrugge.
Meglio Osare e fare figuracce di cacca, mille volte meglio osare e perdere tutto che bere la cicuta goccia a goccia, dilazionando la morte in interminabili rate.
Non me ne importa nulla delle scornate. E’ terribile, terribile, una vita in cui non si sia mai osato.
E non accontentevi. Non accontentiamoci. Anche di una donna, di un uomo.. tanto per avere una donna o un uomo. Qualunque essi siano. Una donna o un uomo “qualunque”, come dice Jack.
Pretendete un essere speciale per la vostra vita. Pretendete di stare con qualcuno che non “si accontenta” di voi, qualcuno che vi renda il  sangue bollente, e l’anima leggera.
Osare è come una bestemmia, una santa bestemmia.
C’è qualcosa di eroico che mormora nel Cuore..
“In realtà sono tre le espressioni che amo. Un verbo, un’agettivo e una parola. Osare, audace e speranza. Che è una parola di guerra e non di pace, una parola di fuoco. Speranza è una parola da combattimento”.

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CRUDELTA’ SUI CANI – VIDEO SHOCK

by Duncan on apr.19, 2009, under Controinformazione, Resistenza umana, video

Molti di voli questo video non dovrebbero proprio vederlo. E’ davvero devastante. Ma ci sarà sempre qualcuno che vorrà e che potrà vederlo.
Qualcuno per cui avrà senso vederlo e farlo circolare.
Nel training a cui alcune truppe dell’esercito boliviano erano sottoposte sembra ci fossero le sevizie e l’uccisione di cani. Intendiamoci. Sicuramente c’è nel caso che il video mostra. Ma, è lecito credere che non si trattasse di una pratica isolata.
Difficilmente si tratta di pensate di pochi caporioni pazzi quando avvengono queste cose. Non sono atti impulsivi di malati di mente. E’ qualcosa che si può cominciare ad afferrare se si entra in quel sottobosco di manuali sulla tortura stilati decenni fa (e poi sempre rinnovati), studi sulla psicologia della guerra; senza dimenticare gli esperimenti condotti in lager e luoghi di restrizione per prigioniri di guerra. Con una nota particolare per le tecniche adoperate in Corea e in Giappone.
Parlare di scalmanati sarebbe proprio il modo migliore per rendere queste cose marginali. Non sono pecore nere, al di là della specificità dell’utilizzo di cani vivi, che, effettivamente, è qualcosa di inusuale.
Si tratta di una voluta e studiata strategia di desinsibilizzazione psichica, di shock-a-catena indotti per rendere plasmabili i circuiti neuronali alla somministrazione della crudeltà.
Lo scopo resta sempre lo stesso. Trasformare esseri umani in “lobotomizzati” da poter impiegare in “operazioni sporche” che quasi ogni governo, struttura terroristica, o apparato militare e paramilitare, ha di volta in volta “opportunità” di porre in essere.
Dico questo, perché non si tratta solo di carni torturati e uccisi in pratiche infami. E’ già questo sarebbe indegno, vergognoso e intollerabile. Ma, è quello che adesso sto tentando di dire, la violenza è fatta anche su quegli essere (che è difficile definire “umani”) che torturano e squartano i cani. Queste pratiche devasteranno la loro coscienza e la loro vita.
In Bolivia poi è scoppiato lo scandalo. Pare sia stata approvata una legge che vieta queste pratiche. Meglio così.
Ma come avete capito, da quanto sopra detto, il problema non è “solamente” la Bolivia, e non è “solamente” questo “concreto” training messo in atto dall’esercito boliviano.
Esso è simbolo e manifestazione.. di qualcosa.. che è molto più profondo e diffuso.Ripeto. Il video è shockante. Pensateci bene prima di vederlo.

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