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	<title>Born Again</title>
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		<title>Benefici del cloruro di  magnesio</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 04:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[benefici]]></category>
		<category><![CDATA[Coruro di magnesio]]></category>
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		<category><![CDATA[giovamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Assumere cloruro di magnesio sembra avere effetti estremamente benefici sull&#8217;organismo. Personalmente sono anni che ne sento parlare, e ho conosciuto persone che, sperimentandolo ne hanno tratto giovamento. Inserisco un testo abbastanza corposo e interessante, al riguardo, tratto dal sito Mednat (http://www.mednat.org/). &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212; (Fonte articolo: http://www.mednat.org/cure_natur/cloruro_magnesio.htm) CLORURO di MAGNESIO Esso si trova combinato con il magnesio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><img class="alignnone" title="Cloruro di Magnesio" src="http://2.bp.blogspot.com/-Gj-xCt8EOgM/TpF5iPCYUuI/AAAAAAAAAeE/-Bo7SIJlGzE/s1600/cloruro+di+magnesio.jpg" alt="" width="600" height="600" /></h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;">Assumere cloruro di magnesio sembra avere effetti estremamente benefici sull&#8217;organismo. Personalmente sono anni che ne sento parlare, e ho conosciuto persone che, sperimentandolo ne hanno tratto giovamento. Inserisco un testo abbastanza corposo e interessante, al riguardo, tratto dal sito Mednat (<strong><a href="http://www.mednat.org/">http://www.mednat.org/</a>).</strong></h3>
<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</strong></p>
<p><strong>(Fonte articolo: </strong><strong><a href="http://www.mednat.org/cure_natur/cloruro_magnesio.htm">http://www.mednat.org/cure_natur/cloruro_magnesio.htm</a>)</strong></p>
<p><a style="text-align: justify;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloruro_di_magnesio" target="_blank"><strong>CLORURO di MAGNESIO</strong></a></p>
<h3 style="text-align: justify;">Esso si trova combinato con il magnesio disciolto ed gran quantità nell’acqua di   mare, per esempio il Mediterraneo ne contiene 7,5 gr. per litro.<br />
Il magnesio è un elemento essenziale presente in tutti gli organismi in   quanto è un cofattore indispensabile allo svolgimento di numerose reazioni   enzimatiche.<br />
Il sale marino integrale non lavato ne contiene grandi quantità ed in forma   colloidale, ecco perché se ne consiglia l’uso. Anche nei cereali integrali   coltivati biologicamente (di tipo <a href="http://www.mednat.org/agri/biodinamica.htm">biodinamico</a>),   è presente in forma utilizzabile dai nostri metabolismi e sopra tutto nel   pane integrale fatto con farina di grano macinata a pietra e cotto nel forno   a legna.<br />
Bisogna riformare Agricoltura e panificazione che dovranno tenere conto di   questo importante elemento (Mg) che dovrà essere contenuto nel grano in   ragione di 2 gr. x Kg.<br />
L’unico Cloruro di Magnesio reperibile in Italia è il tipo Cristallizzato che   deve essere conservato lontano dall’aria perché né assorbe l’umidità. Deve   essere usato in ragione al massimo del 2,5 % in 1 lt. di acqua (gr. 25 per 1 lt. di acqua); bere tutti   i giorni ed a qualsiasi età.<br />
E’ un ottimo rinforzante del sistema immunitario, tonico nervoso e muscolare;   molto adatto in TUTTE le malattie chiamate infettive anche e sopra tutto per   le malattie derivanti anche dai:  <a href="http://www.mednat.org/vaccini/vaccini_base.htm" target="_blank">Danni dei Vaccini !</a><br />
In caso di Polio o di Difterite o di altre malattie infantili è assolutamente   indispensabile ma si deve somministrarlo immediatamente e fare una intensa   cura di tale minerale disciolto in acqua, 125 cm3 di soluzione ogni 6 ore, in   seguito ogni mattina e sera; le quantità devono variare a seconda dei casi e   della reazione individuale.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">
<p>In <a href="http://www.mednat.org/bioelettr/acidi_basi_vecchiaia.htm">vecchiaia</a> è molto utile per prevenire   stati di degenerazione e dolori dovuti ad <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/infiammazione.htm">infiammazioni</a> particolari.<br />
E&#8217; utile per OGNI malattia !</p>
<p>Va fatto notare che l’effetto   benefico del <a href="http://www.mednat.org/prodotti/magnesio1.htm" target="_blank">Cloruro di Magnesio</a> sui disturbi dura soltanto finché se ne fa uso,   cessando il beneficio al cessare del consumo; esso deve essere considerato   come un alimento e non come una medicina.<br />
Modalità d’uso a scopo preventivo: messo od un cucchiaino da tè raso, in 1   bicchiere di acqua al mattino a digiuno.<br />
La soluzione di Cloruro di Magnesio accresce in maniera enorme la potenza   fagocitaria dei globuli bianchi; esso infatti agisce esaltando le difese   naturali dell’organismo.</p>
<p>Ecco alcune della malattie già trattate con successo con il Cloruro di   Magnesio: epilessie, distrofie, sclerosi, poliomielite, tumori, asma,   bronchite cronica, broncopolmonite, enfisema polmonare, influenza, pertosse,   raucedine, affezioni dell’apparato gastro intestinale, malattie cervicali, tensioni   neuro muscolari, artriti, sciatiche, dolori ai muscoli, calcificazioni,   osteoporosi, depressioni, ansie, paure, mali di testa, febbri, fuoco di   sant’Antonio, orticarie, tetano (anche quando il paziente è già rigido),   morsi di vipera (lavare anche la ferita), rabbia, parotite, scarlattina,   rosolia, morbillo, le altre malattie dell’infanzia, non esiste malattia che   non possa essere trattata dal Cloruro di Magnesio in quanto esso, agendo   sull’intestino e quindi sulla parete della mucosa intestinale disinfiammandola   ed aiutando il ripristino del <a href="http://www.mednat.org/bioelettr/acidi_basi.htm">pH</a> intestinale verso l’alcalino, DIMOSTRA COME TUTTE   LE MALATTIE PROVENGANO dall’apparato <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/intestino_motore_corpo.htm">GASTRO INTESTINALE</a> !!!<br />
Ricordarsi che le alterazioni degli <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/enzimi.htm">enzimi</a>,   della <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/fermenti_nemici.htm">flora</a><span style="text-decoration: underline;">,</span> del <a href="http://www.mednat.org/bioelettr/acidi_basi.htm">pH</a> digestivo e e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non   soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte   dell&#8217;organismo.</p>
<p>La stimolazione del sistema immunitario sta alla base di meccanismi   fisiologici naturali, di difesa dalle malattie.<br />
Lo scopo principale è quello di ottenere un generalizzato aumento del tono   immunitario, in modo da realizzare una difesa generale. L&#8217;importanza del   Magnesio è stata, per lungo tempo, sottovalutata.<br />
Il Magnesio risulta infatti essenziale per il funzionamento di oltre trecento   sistemi enzimatici, ed è implicato nella biochimica della maggior parte degli   apparati: nervoso, cardiovascolare, osseo, digestivo, muscolare, ecc.</p>
<p>Il Cloruro di Magnesio è   dunque sicuramente utile per:<br />
- aumentare il tono dell&#8217;umore (blando antidepressivo)<br />
- diminuire la tensione premestruale (profilassi dei disturbi mestruali)<br />
- trattamento della ipomagnesiemia di qualsiasi origine ed infine ha una attività   antiinfiammatoria topica (locale).<br />
- per riordinare lo <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/stress_ossidativo.htm">stress ossidativo</a><br />
Si è dimostrato con l&#8217;uso del Magnesio anche un aumento della conta dei   globuli bianchi. L&#8217;effetto sui globuli bianchi del sangue (citofilassi) è   stato ufficialmente fino ad ora trascurato.<br />
Invece è proprio la citofilassi che venne invocata, fin dal 1915 dal prof.   Pierre Delbet dell&#8217;accademia di Medicina di Parigi per giustificare i vari   effetti osservati e riconducibili ad un generale aumento del tono   immunitario.</p>
<p>Cloruro di Magnesio:<br />
In generale, la dose giornaliera raccomandata dalla maggior parte di coloro   che lo hanno consigliato, in accordo la regolamentazione sugli integratori   alimentari (RDA), è quella di 0.360 grammi (di ione magnesio) al giorno per   un soggetto di 60 chili, ma in particolari situazioni  bisogna ripeterla   più volte al giorno.</p>
<p>Posologia per il trattamento delle   malattie acute:<br />
La soluzione da utilizzare di Cloruro di Magnesio cristallizzato è questa:<br />
Su di 1 litro di acqua 25 gr. di Cloruro di Magnesio; di questa soluzione   utilizzare per adulti e bambini sopra i 6 anni 125 cm3 (un ottavo di litro)   ogni 6 ore.<br />
Nei casi acuti particolarmente gravi 2 dosi iniziali di 125 cm3 a 2 ore di   intervallo, poi 125 cm3 ogni 6 ore.<br />
Al di sotto dei 6 anni: 4 anni, 100 cm3 ogni 6 ore; 3 anni, 80 cm3 ogni 6   ore; 2 anni, 60 cm3 ogni 6 ore; 1 anno 60 cm3 ogni 6 ore.<br />
Al di sotto di 1 anno, 2 cucchiai da minestra (30 cm3) ogni 3 ore; meno di 6   mesi (15 cm3) un cucchiaio da minestra ogni 3 ore.<br />
Nei casi gravi, anche nei bambini somministrare le due prime dosi a distanza   ravvicinata.<br />
Dopo la guarigione è preferibile continuare il trattamento ogni 12 ore per   2-3 giorni, poi una volta al giorno per altri 2-3 giorni.<br />
Per i casi cronici: 125 cm3 mattina e sera per tempi lunghi (almeno 40 o 60   gg). Iniziare con una volta al giorno per i primi 7-10 giorni poi passare a   due volte al giorno.<br />
Per mascherare un po&#8217; il gusto amaro si può additivare con limone e zucchero,   oppure sciogliere direttamente in succo di arancio o meglio ancora di   pompelmo. Quest&#8217;ultimo ne maschera molto bene il sapore, specie se succo è un   po&#8217; freddo.<br />
Dott. <a href="http://www.mednat.org/curriculum_vergini.htm">Raul Vergini</a></p>
<p>Un lettore ci chiede questo: vedo scritto in, Posologia per il trattamento   delle malattie acute:<br />
La soluzione da utilizzare di Cloruro di Magnesio essiccato è questa:<br />
Su di 1 litro di acqua 25 gr. (nei casi gravi di malattie croniche e   degenerative, max 33 gr.) di Cloruro di Magnesio; di questa soluzione   utilizzare per adulti e bambini sopra i 6 anni 125 cm3 ogni 6 ore.<br />
Domanda: &#8230;a quanto corrispondono 25 g e 33 g in cucchiai o cucchiaini ?<br />
Risposta: Dipende dalla grandezza del cucchiaio, la prima volta si può far   fare una pesata dal farmacista almeno per rendersi conto.<br />
In generale cucchiaino da caffè colmo sono circa 3 grammi, che è la quantità   per una dose, che va sciolta in 125cc d&#8217;acqua. Infatti 3gx8dosi=24g e siamo   circa ai 25 grammi/litro previsti.<br />
Consiglio: non userei la soluzione a 33 grammi, ma solo quella a 25.<br />
Nei casi gravi 2 dosi iniziali di 125 cm3 a 2 ore di intervallo, poi 125 cm3   ogni 6 ore.<br />
Domanda:…ma cosa sono125 cm3 ? e a cosa corrispondono ?<br />
Risposta: ..a 125 millilitri (ml) o centimetri cubi (cc) sono un ottavo di   litro, infatti 1000ml:8 = 125.<br />
Cioè da ogni litro di soluzione, contenente 25 grammi di magnesio cloruro si   fanno 8 dosi, 8 bicchieri da 125cc l&#8217;uno.<br />
Per i casi cronici: 125 cm3 mattina e sera per tempi lunghi (almeno 40 o 60   gg).<br />
Domanda: …..Io sono sia grave che cronica , quale &#8216; e&#8217; lo schema più adatto ?<br />
Risposta: ..Stessa cosa, 2 volte al giorno per tempi lunghi. Per grave   intendevo casi acuti particolarmente gravi, non parlavo di casi cronici.</p>
<p>In certi casi è consigliato l’uso   per via endovena od intramuscolare a seconda della gravità. In questi casi la   soluzione deve essere quella del 20% in acqua distillata od in Plasma di   Quinton con iniezioni da 1 a 3 volte al dì da cm3 10 a 20 iniettata con aghi   molto fini in 8 &#8211; 10 minuti per i 10 cm3 ed in 15 &#8211; 20 minuti per quella da   20 cm3; ovviamente la soluzione deve essere sterilizzata.</p>
<p>Ovviamente il nostro corpo abbisogna anche di altri <a href="http://www.mednat.org/alimentazione/minerali.htm">minerali </a>per cui si raccomanda di fare   preventivamente dei test Bio elettronici od un mineralogramma, oppure l’esame   delle urine chiamato Tumtu, in modo da conoscere bene quali sono le carenze o   le eccedenze dei minerali nel proprio corpo.</p>
<p>NON utilizzare il Cloruro di Magnesio contemporaneamente a terapie,   omeopatiche e/o fitoterapici. Contemporaneamente significa, che NON si devono   assumere nel medesimo istante; il Cloruro di Magnesio si assimila facilmente   (entro 10 minuti) dopo di che e&#8217; possibile assumere anche gli altri  prodotti,   meglio attendere un&#8217;ora dopo.</p>
<p>Per il <a href="http://www.mednat.org/vaccini/tetano_vacc.htm">Tetano</a>: è sempre la via endovenosa quella   da utilizzare: 2 iniezioni al dì, mattina e sera, ognuna di 20 cm³ della   soluzione al 25%, per alcuni  giorni.<br />
Questa terapia è assolutamente atossica, è più sicura del siero antitetanico.<br />
Sono stati riportati casi di tetano molto gravi, di 2 o 3 giorni, in cui il   malato era già completamente rigido.<br />
Le iniezioni di cloruro di magnesio hanno provocato una decontrattura   immediata, e, dopo 3 o 4 giorni di terapia, il paziente ha potuto lasciare   l&#8217;ospedale completamente guarito.&#8221;</p>
<p>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</p>
<p>Articolo   di Padre Bano J. Schorr, del Collegio Catarinense, San Paulo (Brazil)   -  Prof. di   Fisica, Chimica e  Biologia   (30/09/1985)<br />
I disperati sofferenti del “becco di pappagallo” (nervo sciatico) della   colonna vertebrale e calcificazione hanno, ora, una cura perfetta, indolore,   facile economica ed incredibile, che cura tutte le malattie causate dalla   carenza di magnesio, perfino le artriti e le artrosi.<br />
SOLUZIONE: 100 grammi di Cloruro di Magnesio in 3 litri d&#8217;acqua pura. La   soluzione va conservata in una bottiglia di vetro (non di plastica). La dose   da prendere è di una tazzina di caffé (od un mezzo bicchiere) la mattina   appena alzati e una la sera prima di coricarsi, a digiuno.<br />
Il magnesio raccoglie il calcio dai posti dove non deve stare e lo fissa alle   ossa dove è il suo posto.<br />
Dei 18 minerali occorrenti al corpo umano il <a href="http://www.mednat.org/alimentazione/magnesio.htm">Magnesio</a> è il più importante.<br />
Esso produce l&#8217;equilibrio minerale vivificando gli organi nelle loro funzioni   catalizzatrici, come i reni per eliminare l&#8217;acido urico; nelle artrosi toglie   perfino il calcio dalle fini membrane delle articolazioni e alle sclerosi   calcificate, così evita gli infarti purificando il sangue; vitalizza il   cervello conservandolo giovane fino ad età avanzata.<br />
Il magnesio è il minerale più indispensabile e la sua funzione è come quella   del professore che entra in un&#8217;aula piena di confusione, mette ogni cosa al   suo posto ed espelle gli intrusi.<br />
Dopo i 40 anni l&#8217;organismo assorbe meno magnesio producendo malattie e   vecchiaia, perciò dev’essere preso in rapporto all&#8217;età secondo il proprio   fabbisogno.<br />
Il magnesio non è una medicina, ma un alimento senza controindicazioni.<br />
Formazioni organiche: Nervo sciatico, colonna, calcificazioni, sordità per   calcificazione, artrosi, artrite, osteoporosi, osteoartrite, ecc. Prostata:   tre dosi di magnesio al dì.<br />
Anziani: rigidità muscolare, crampi, tremuli, arterie dure, scarsa attività   cerebrale, ecc.</p>
<p><a href="http://www.mednat.org/cancro/cancro_base2.htm" target="_blank">Cancro</a>: molti   lo hanno in maniera più o meno moderata; esso consiste in cellule malnutrite   per deficienza di qualche sostanza o presenza di particelle tossiche; queste   cellule non comunicano bene con quelle sane anche perche&#8217; sono incluse in   tesstui in <a href="http://www.mednat.org/cancro/acidosi_cancro.htm">acidosi</a>.<br />
Tutto il processo canceroso non provoca nessun dolore finché non appare il   tumore che secerne tossici, per cui occorre, per individuare anzitempo il <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/matrice.htm">terreno</a>/luogo   che lo produrrà, saper leggere tutti i segnali che esso promuove   nell’organismo e che sono evidenti, fin dal suo concepimento.<br />
Il magnesio ha un&#8217;ottima azione preventiva contro il tumore. vedi <a href="http://www.mednat.org/cancro/tesina2net.htm" target="_blank">Cancro e Medicina Naturale</a></p>
<p>Come per tutte le altre tecniche terapeutiche, anche   per questo prodotto naturale, deve essere utilizzato contemporaneamente alla   tecniche delle Medicine Naturali descritte nel  <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/protocollo2.htm" target="_self"><br />
Protocollo della Salute</a></p>
<p>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</p>
<p>Cloruro di Magnesio fatto   in casa:<br />
Inumidire 2 kg si sale con acqua fredda; mettere questo sale in un sacchetto   di tela ed appendere in ambiente scuro, sopra un recipiente che raccolga cio&#8217;   che esce dal fondo del sacchetto.<br />
Il liquido che gocciola e&#8217; il Nigari = Cloruro di Magnesio</p>
<p>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</p>
<p>Il   CLORURO di MAGNESIO<br />
Ricetta ricevuta dalla Antica Farmacia del Cervo d&#8217;oro &#8211; Rua S. Bento, 220 &#8211;   Centro San Paulo (Brazil) &#8211; Padre Beno J. Schorr del Collegio di Santa   Caterina Prof. di fisica, chimica e biologia (10.09.1985)</p>
<p>IMPORTANZA del  CLORURO DI   MAGNESIO<br />
Il cloruro produce l&#8217;equilibrio minerale che anima gli organi   nell&#8217;espletamento delle loro funzioni.</p>
<p>Il CLORURO DI MAGNESIO elimina l&#8217;acido urico dalle reni. Il cloruro   decalcifica fino alle più sottili membrane nelle articolazioni e nelle   sclerosi calcificate. Evita infarti, purificando  il sangue, ringiovanisce il cervello,   restituisce o mantiene la gioventù    fino alla vecchiaia.<br />
Di tutti gli elementi il magnesio è il meno somministrato. Dopo i 40 anni   l&#8217;organismo assorbe sempre meno magnesio, producendo vecchiaia e dolori   perciò, deve essere preso secondo l&#8217;età<br />
Dai 40 ai 55 anni: mezza dose.<br />
Dai 55 anni ai 70: una dose al mattino.<br />
Dai 70 ai 100 anni: una dose al mattino ed una alla sera.</p>
<p>PREPARAZIONE<br />
Sciogliere in una brocca 100 grammi di CLORURO DI MAGNESIO in tre litri   d&#8217;acqua (33 grammi per litro).<br />
Dopo aver ben mescolato, conservare in recipienti di vetro, non in   contenitori di plastica.<br />
Una dose equivale ad una tazzina di caffè.<br />
Le persone ormai senza speranza di guarire dal cosiddetto male &#8220;becco di   pappagallo&#8221;, dal male al nervo sciatico, mali alla colonna vertebrale e   calcificazioni, hanno ora una cura efficace, indolore, semplice e non cara.   ùNel contempo la cura è valida anche per tutti i dolori causati dalla carenza   di magnesio, trascurati fino all&#8217;artrosi.</p>
<p>La MIA CURA:<br />
all&#8217;età di 61 anni, vale a dire, dieci anni prima di iniziare la cura, sentii   delle fitte acute alla regione lombare. Si trattò di un &#8220;becco di   pappagallo&#8221;, incurabile secondo il medico.<br />
A quel dolore reumatico rimediai, curandomi con Ketacil. Dopo cinque anni,   nonostante le cure, la gamba destra mi fece sempre più male. Ricordai infine   l&#8217;origine del dolore: alzandomi dal letto, sentii un formicolio scendere   lungo la gamba fino al piede. Se mi sedevo il formicolio cessava, se mi   alzavo riprendeva. Poteva trattarsi solo del cosiddetto &#8220;becco di   pappagallo&#8221; che affliggeva il nervo sciatico alla terza vertebra. Ad   eccezione della Messa, per anni svolsi le mie attività rimanendo seduto il   più possibile. Fu un vero tormento. Dopo molti rinvii, mi decisi di   intraprendere il viaggio per l&#8217;isola di Harajo per completare una rete di   radio-telefonia. Sull&#8217;isola dall&#8217;eterna primavera, sperai in un   miglioramento, ma non fu così, peggiorai ancora. Senza indugio ritornai a   Florianopolis da uno specialista. Frattanto i &#8220;becchi di pappagallo   &#8220;progredirono dolorosamente.<br />
Le applicazioni di micro onde e la tensione alla colonna vertebrale non   arrestarono il dolore.<br />
Non riuscii a dormire nemmeno disteso. Stetti seduto fin quasi a cadere dalla   sedia per il sonno. I<br />
n seguito scoprii che potevo dormire rannicchiato nel letto come un gatto. Il   dolore aumentò al punto da non poter dormire né seduto né rannicchiato,   chiesi aiuto al buon Dio; solo Lui mi poteva raddrizzare. Più tardi mi recai a   Porto Alegre per recarmi ad un convegno di scienziati gesuiti. Padre Suarez   mi disse che la cura con il Cloruro di Magnesio era semplice e mi mostrò il   libretto scoperto da Padre Puig, un gesuita spagnolo. Mi raccontò che sua   madre era calcificata come me.<br />
Con l&#8217;applicazione di questo sale diventò agile come una ragazza. Rientrato a   Florianopolis, presi una dose tutte le mattine. Tre giorno più tardi, presi   una dose al mattino ed una alla sera.<br />
Al ventesimo giorno mi svegliai non più rannicchiato, ma disteso nel letto e   senza dolori.<br />
Se camminavo, il dolore era ancora presente.<br />
Al trentesimo giorno mi alzai sbalordito: non mi faceva male più niente. Al   quarantesimo giorno camminai per tutta la giornata sentendo appena un leggero   peso alla gamba. Sono ormai trascorsi dieci mesi, mi sento agile e mi piego   quasi come un serpente. Il magnesio porta via il calcio dai punti indebiti e   lo fisso  solidamente alle ossa. Le mie   pulsazioni, che prima furono inferiori ai 40 battiti, sono ritornate normali.   Il mio sistema nervoso è ristabilito e molto più lucido.<br />
Il sangue, decalcificato, è fluido.  Le frequenti acute fitte al fegato   sono scomparse.<br />
Molti chiedono cosa mi stia succedendo poiché, a giudicare dall&#8217;aspetto,   sembro ringiovanito. Infatti, ho riacquistato la gioia di vivere.<br />
Centinaia di persone, dopo anni di sofferenze per dolori vertebrali, artrosi,   acidi urici, ecc&#8230;, sono guarite al Collegio di Santa Caterina.</p>
<p>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</p>
<p>Il   CLORURO di MAGNESIO AIUTA nella CURA di MOLTE AFFEZIONI<br />
Sia nel mondo vegetale  che in quel1o   animale il magnesio e un elemento necessario per lo svolgimento delle   funzioni vitali. Può capitare che l&#8217; organismo, per malattie o carenze di   diversa natura necessiti di questo minerale.<br />
In questi casi il magnesio può essere assunto, oltre che con determinati   alimenti, anche diluito in acqua sotto forma di Cloruro di Magnesio.<br />
Il magnesio e un elemento naturale importantissimo, sia per gli organismi   animali che per quelli vegetali.<br />
Nel mondo vegetale il magnesio e il nucleo attorno al quale e costruita la   clorofilla, il pigmento verde indispensabile per la vita della stragrande   maggioranza delle piante. Grazie alla clorofilla (e quindi al magnesio)   possono avvenire quelle trasformazioni che permettono alla pianta di vivere e   di svilupparsi.<br />
Si consideri poi che la clorofilla è anche dotata di una buona azione   deodorante e di varie proprietà farmacologiche: cicatrizzante,   batteriostatica (blocca le infezioni da batteri) tonica generale.</p>
<p>Per il   NOSTRO ORGANISMO E&#8217; INDISPENSABILE<br />
Anche per   l&#8217;organismo animale il magnesio e indispensabile. Esso è infatti essenziale   per l&#8217;attivazione di centinaia di reazioni chimiche.<br />
Il nostro corpo contiene circa 25 grammi di magnesio per la maggior parte   localizzato nelle ossa nei muscoli, nel cervello e in altri organi come il   fegato, i reni e i testicoli.<br />
La sua carenza si manifesta con una serie di sintomi molto variabili: si va   dall&#8217;ansia all&#8217;ipereccitabilità muscolare (con tetania e riflessi   neuromuscolari patologicamente rapidi), dalla cefalea alle vertigini,   dall&#8217;insonnia all&#8217;asma, dalle alterazioni del ritmo cardiaco alla stanchezza   eccessiva fino ai disturbi del ciclo mestruale.</p>
<p>A più riprese, nell&#8217;ultimo secolo, la ricerca medica si e interessata   agli  impieghi terapeutici del magnesio   e, a questo proposito, sono state condotte interessanti esperienze.<br />
Si è recentemente accertato, ad esempio, che l&#8217; assunzione di magnesio nelle   prime due settimane dopo un infarto cardiaco può ridurre del 55% la   mortalità.<br />
Donne sofferenti di osteoporosi hanno visto arrestarsi la perdita della massa   ossea nell&#8217;87% dei casi dopo due anni di somministrazione di magnesio.</p>
<p>Le   CARENZE di MAGNESIO SONO FREQUENTI<br />
Oggi   purtroppo non è affatto raro che l&#8217;organismo sia carente di questo prezioso   nutriente.<br />
Alcune condizioni (come le coliti, le <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/diarrea.htm">diarree</a>,   i <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/malassorbimento.htm">malassorbimenti</a>, le diete dimagranti   condotte in modo eccessivamente drastico, gli sforzi muscolari prolungati,   l&#8217;assunzione di alcol e di <a href="http://www.mednat.org/pericolo_farmaci.htm">farmaci</a>,   <a href="http://www.mednat.org/vaccini/dannivacc.htm">vaccini</a>,   la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gravidanza" target="_blank">gravidanza</a>, la <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/menopausa.htm">menopausa</a>, lo <a href="http://www.mednat.org/spirito/stress.htm">stress</a>)   determinano una perdita di magnesio oppure un aumento dei fabbisogni   organici.<br />
D&#8217;altra parte gli alimenti oggi disponibili, ottenuti spesso con un impiego   eccessivo di concimazioni minerali (che non sono in grado di restituire al   terreno tutte le sostanze assorbite dalle piante) e successivamente   trasformati e raffinati (cioè impoveriti) contengono decisamente poco   magnesio.<br />
La stessa cottura dei vegetali in piena acqua determina una perdita di   magnesio che può arrivare fino al 70 per cento.<br />
L&#8217;organismo umano contiene intorno ai 25 grammi di magnesio localizzati per   lo più nelle ossa, nei muscoli, nel cervello e in altri organi come il   fegato, i reni e i testicoli. Il fabbisogno giornaliero di magnesio per un   adulto di circa 70 kg si aggira attorno ai 420 milligrammi (cioè meno di mezzo   grammo)</p>
<p>Il   magnesio è un metallo<br />
Il magnesio (simbolo chimico Mg) è un elemento chimico appartenente al gruppo   dei metalli.<br />
Tra i più abbondanti in natura, costituisce all&#8217;incirca il 2,3% della crosta   terrestre.<br />
Nell&#8217;ambiente il magnesio non si trova mai allo stato puro, ma sempre in   composti con altri elementi chimici come il carbonio, l&#8217;ossigeno, lo zolfo,   il silicio, il cloro. I composti più interessanti e noti sono diversi.   L&#8217;ossido di magnesio è usato come antiacido nei bruciori di stomaco. L&#8217;idrossido   di magnesio è un lassativo.<br />
Il Cloruro di Magnesio, presente in abbondanza nell&#8217;acqua di mare alla quale   dà il caratteristico sapore amaro, ha le speciali proprietà esaminate nell&#8217;   articolo. Il solfato di magnesio, conosciuto anche come &#8220;sale inglese&#8221;   è noto a tutti come efficace lassativo;<br />
Tra i più importanti minerali che contengono significative quantità di   magnesio occorre ricordare la dolomite (carbonato doppio di calcio e   magnesio) che costituisce interi massicci montuosi.</p>
<p>I   FABBISOGNI<br />
La scienza medica ritiene oggi che il fabbisogno di magnesio Si aggiri, per   un adulto di 70 kg. intorno ai 420 mg al giorno (cioè meno di mezzo grammo).<br />
A questo proposito non si può non riandare ai risultati di una indagine   condotta tra i contadini egiziani nel 1932 dal ricercatore Schrunipf-Pierron.   Fu accertato in quella occasione che la dieta usuale delle popolazioni rurali   dell&#8217;Egitto forniva ben 1.500-1.800 mg al giorno di magnesio, cioè quasi due   grammi. Tra i contadini egiziani l&#8217;incidenza del cancro era 10 volte   inferiore a quella delle popolazioni europee e  statunitensi è quella del cancro allo   stomaco ben 50 volte minore.<br />
Inoltre, secondo le osservazioni del ricercatore, quei contadini non   soffrivano di raffreddori, influenze, polmoniti e pleuriti, le loro donne   partorivano con estrema facilità e allattavano i bambini per oltre due anni e   gli anziani conservavano una andatura elegante e armoniosa anche in età molto   avanzata.</p>
<p>Il   MAGNESIO si TROVA in MOLTI ALIMENTI<br />
Il magnesio è contenuto soprattutto nei seguenti alimenti: i cereali   integrali, la soia, i fagioli, i vegetali in genere se coltivati con metodo   biologico, i frutti di mare e, per la gioia dei golosi, il cacao e la   cioccolata. Anche il sale marino integrale    (reperibile presso tutti i negozi di alimenti integrali e biologici) è   molto ricco di magnesio.<br />
Il Cloruro di Magnesio può essere utilizzato non solo come integrazione   alimentare, ma anche come importante strumento terapeutico nei confronti   soprattutto delle malattie infettive.<br />
Nel 1915, il prof. Pierre Delbet (medico chirurgo socio dell&#8217; Accademia di   medicina di Parigi) comunicava ai colleghi l&#8217;esito dei suoi esperimenti tesi   a trovare una sostanza che aumentasse la protezione dell&#8217;organismo nei   confronti delle aggressioni batteriche e virali e che contemporaneamente   rafforzasse il sistema immunitario.<br />
Questa sostanza era appunto il Cloruro di Magnesio, preparato da Delbet in   una soluzione di 20 grammi per litro di acqua. Delbet e i suoi allievi   curarono con il Cloruro di Magnesio infiammazioni della gola, asma e malattie   allergiche, broncopolmoniti, influenze, intossicazioni alimentari,   gastroenteriti, ascessi e foruncoli, febbri puerperali, parotiti.<br />
Delbet si dedicò anche allo studio dei rapporti fra magnesio e cancro e, dopo   molte esperienze cliniche e di laboratorio, concluse che il magnesio   esercitava anche un&#8217; azione preventiva nei confronti dei tumori.<br />
Tra l&#8217;altro, queste asserzioni vennero successivamente confermate anche da   studi geologici che stabilirono l&#8217;esistenza di una relazione tra la scarsa   quantità di magnesio presente nel terreno (e quindi negli alimenti) e il   numero dei casi di cancro individuati in quella stessa zona.</p>
<p>Potete   usare il Cloruro di Magnesio in caso di malattie acute<br />
La soluzione di Cloruro di Magnesio da utilizzare per gli utilizzi elencati   successivamente è quella ottenuta sciogliendone 20 (25) grammi in un litro di   acqua.<br />
Per il trattamento delle malattie acute (influenza, raffreddore, bronchite,   raucedine, mal di gola, rosolia, morbillo) è opportuno che le dosi di seguito   indicate vengano inizialmente somministrate ogni 6 ore. In reazione a   miglioramento ottenuto si potrà poi somministrare la dose sogni 8-12 ore.<br />
La somministrazione deve, continuare per 5-6 giorni anche dopo scomparsa dei   sintomi più fastidiosi (febbre, arrossamento, dolore alla gola, secrezioni   nasali, ecc.)<br />
Per i bambini fino ai 2 anni: 60 ml (circa 3 cucchiai da minestra)<br />
Per i bambini di 3 anni: 80 ml (circa 4 cucchiai da minestra)<br />
Per i bambini di 4 anni: 100 ml.<br />
Per gli adulti e i bambini sopra i 5 anni: 125 ml (circa due tazzine di   caffé)<br />
È possibile che la somministrazione frequente (come quella necessaria nelle   fasi più acute della malattia) determini un leggero effetto lassativo. A   parte il fatto che la pulizia dell&#8217;intestino, nella maggior parte dei casi,   influisce favorevolmente sull&#8217;evoluzione della malattia, il fenomeno è   comunque transitorio. Potrà in ogni caso essere utile ridurre la quantità di   ogni singola dose, mantenendo invece invariata la frequenza.</p>
<p>Un altro problema, specialmente se   il Cloruro di Magnesio è destinato ai bambini, è costituito dal sapore molto   amaro della soluzione. Si potrà tentare di rammentare loro che la Fata   Turchina, nel somministrare a Pinocchio un farmaco, diceva espressamente che &#8220;la   medicina più è amara e più fa bene&#8221;.<br />
Ma probabilmente un intervento più efficace per rendere meno sgradevole la   pozione consisterà nella sua diluizione con acqua addizionata con succo di   limone, zuccherata a piacere.<br />
La dose di Cloruro di Magnesio si può anche assumere bevendone piccoli sorsi   ogni 15/20 minuti.<br />
Esistono in commercio anche le compresse, più facilmente ingeribili da  parte di bambini ed anziani, dato il sapore   del Cloruro di Magnesio. In  genere le   compresse di 1 grammo cad.</p>
<p>Ricordiamo che alle volte al posto del Cloruro di Magnesio, in certi casi e&#8217; possibile utilizzare il <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/bicarbonato_magnesio.htm">Bicarbonato di Magnesio</a><br />
Importante: Controllare comunque le   proprie reazioni individuali a questa sostanza (Bicarbonato &#8211;   Carbonato di Magnesio) &#8211; Il <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/cloruro_magnesio.htm">Cloruro di Magnesio</a> al contrario e&#8217; normalmente adatto a TUTTI.<br />
Con tutti questi sali occorre assumere CONTEMPORANEAMENTE dei <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/batteri_autoctoni.htm">fermenti</a> e degli <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/enzimi.htm">enzimi</a>,   in quanto le alterazioni degli <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/enzimi.htm">enzimi</a>,   della <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/fermenti_nemici.htm">flora</a><span style="text-decoration: underline;">,</span> del <a href="http://www.mednat.org/bioelettr/acidi_basi.htm">pH</a> digestivo e e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non   soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte   dell&#8217;organismo.</p>
<p>IMPORTANTE:<br />
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto <a href="http://www.mednat.org/cancro/ricercatori_osteggiati.htm">contrasti con le autorita&#8217; mediche</a>, e per essere precisi,  affermiamo che NON   condividiamo in toto le loro terapie, in quanto per noi seguaci della <a href="http://www.mednat.org/fondamenti_mednat.htm">Medicina   Naturale</a> la <a href="http://www.mednat.org/malattia_definizione.htm">malattia</a> (cancro compreso) e&#8217; MULTIFATTORIALE, quindi NESSUN prodotto   puo&#8217;, da solo, guarire dalla malattia della quale si e&#8217; malati !</p>
<table border="1" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>INTERVISTA al dott. <a href="http://www.mednat.org/curriculum_vergini.htm">VERGINI</a> (medico) &#8211; Magnesio e Cloruro di magnesio per la   salute</p>
<p>La carenza di magnesio, così come per altri preziosi   minerali, è sempre più evidente in una società indirizzata verso un sempre   più diffuso costume di seguire una   dieta povera di nutrienti. Questo diffuso ‘malcostume’ è supportato   dalla pubblicità che invita a consumare piatti già pronti, sempre più industrializzati e raffinati. Ci   ritroviamo così sulla tavola alimenti sempre più colorati, saporiti, veloci e facili da consumare ma, per   contro, sempre più poveri dal lato   nutrizionale.</p>
<p>Abbiamo cercato di capire il motivo di tutto ciò e come un rimedio naturale,   il cloruro di magnesio, possa essere utile nella cura di diversi disturbi. A   queste domande ci risponde il dottor Raoul Vergini, medico ed esperto in   nutrizione.<br />
Dottore, pare che le popolazioni più   civilizzate soffrano di una rilevante carenza di magnesio. Quale può esserne   il motivo ?<br />
“Nel 99% dei casi il motivo è un’insufficiente introduzione attraverso   l’alimentazione. Questa è data dal fatto che si tendono a mangiare meno cibi   ricchi in magnesio (ad esempio noci, mandorle, fagioli, cereali integrali),   dal fatto che le farine e il sale vengono raffinati riducendo quindi quelle   che in passato erano due fondamentali fonti di magnesio, il pane e il sale   appunto.<br />
Ed infine le colture intensive, e l’uso dei fertilizzanti chimici hanno   ridotto il quantitativo di magnesio nel terreno e, di conseguenza, nei   prodotti che vi vengono coltivati; per cui la verdura e la frutta di oggi   sono solo nell’aspetto le stesse di 50 o 80 anni fa”.</p>
<p>Il professor Delbet è stato il padre   della terapia con il cloruro di magnesio. Ci sono delle differenze tra quello   che adoperava lui e quello che si trova oggi nelle farmacie ?<br />
“Delbet e Neveu utilizzavano cloruro di magnesio a 3 e a 4,5 molecole   d’acqua (cosiddetto “essiccato”), mentre quello che si trova oggi nelle   nostre farmacie è a 6 molecole d’acqua (cosiddetto “cristallizzato”). Questa   è una differenza chimica ma all’atto pratico è una differenza molto   marginale. Una volta adattate le dosi al tipo di magnesio che noi abbiamo a   disposizione, abbiamo sostanzialmente lo stesso prodotto con la stessa   efficacia. Ad esempio, la soluzione che Neveu utilizzava contro polio,   difterite e altre malattie acute era al 2%, noi oggi utilizziamo una   soluzione al 2,5% (25 grammi in 1 litro d’acqua) proprio per compensare la   differenza di forma del cloruro di magnesio utilizzato”.</p>
<p>Il cloruro di magnesio è molto   efficace anche se utilizzato per via esterna, per esempio nella disinfezione   di piaghe e ferite. Che differenza c’è tra l’uso di un disinfettante normale   e il cloruro di magnesio ?<br />
“Quella per uso esterno fu la prima utilizzazione che Delbet fece del cloruro   di magnesio, all’inizio del ‘900. Egli propose una soluzione all’1,2% per   lavare e medicare le ferite. Col magnesio cristallizzato di oggi la soluzione   diventa 1,65% (circa 16 grammi per litro di acqua bollita). Questa soluzione   non mortifica i tessuti come fanno certe soluzioni antisettiche, mentre   aumenta l’attività dei globuli bianchi. Non è quindi un disinfettante, perché   non uccide eventuali batteri presenti, ma semplicemente stimola le nostre   difese nella zona traumatizzata e ne facilita la cicatrizzazione”.</p>
<p>Può raccontare, in due parole, la   sconvolgente esperienza del dott. Delbet nell’utilizzo del cloruro di   magnesio nella cura di malattie importanti come la Difterite ? E, soprattutto,   l’incredibile risposta dal Consiglio dell’Accademia di Medicina quando il   professor Delbet propose la terapia magnesiaca per la cura di questa malattia   ?<br />
“Il dott. Neveu, nel 1932, utilizzò in un caso di difterite una soluzione di   cloruro di magnesio nel tentativo di ridurre il rischio di reazione allergica   al siero antidifterico che avrebbe poi somministrato, poiché Delbet aveva   dimostrato che la soluzione poteva ridurre la risposta allergica. Quando il   giorno dopo arrivarono dal laboratorio le risposte delle analisi che   confermavano la difterite, e quindi prima di aver somministrato il siero,   Neveu si accorse con grande stupore che la bimba era già perfettamente   guarita. Dopo questo caso ne trattò altri 5 nei mesi successivi, e tutti   guarirono perfettamente.<br />
Negli anni seguenti tratta oltre 60 casi, tutti guariti senza dover mai   utilizzare il siero antidifterico. Allora pubblica su una rivista medica un   paio di articoli sul trattamento della difterite ed alcuni colleghi lo   provano e ne confermano gli ottimi risultati.<br />
Nel 1943 Neveu si accorge che oltre alla difterite il cloruro di magnesio era   in grado di guarire anche l’altro grande flagello di quegli anni, la   poliomielite. Allora cerca di ottenere una ufficializzazione del metodo,   presentandolo all’Accademia di Medicina e si rivolge a Delbet che ne era   membro.<br />
Ma l’Accademia rifiuta a Delbet il permesso di effettuare la comunicazione a   nome di Neveu in quanto questi non è membro dell’Accademia (cosa che in altre   occasioni era stata fatta senza problemi).<br />
Allora Delbet decide di presentarla a suo nome ma anche qui con mille scuse   gli viene negato il permesso di parlare.<br />
Dopo lunghe e accese discussioni gli viene concessa la parola ma la sua   relazione non verrà mai pubblicata sul bollettino dell’Accademia. Alle   proteste di Delbet viene risposto ufficialmente che ‘Facendo conoscere un   nuovo trattamento contro la difterite verrebbero impedite le vaccinazioni,   mentre l’interesse comune è di generalizzare le vaccinazioni stesse’”.</p>
<p>Il cloruro di Magnesio sembra essere   efficace contro moltissime malattie. Come mai molti medici ancora non ne   conoscono l’utilizzo ?<br />
“Perché la terapia col cloruro di magnesio non viene certo insegnata   all’università o illustrata nei testi di terapia medica. Con l’avvento degli   antibiotici e delle vaccinazioni questa terapia, che come appena visto   incontrava già notevoli ostacoli a suo tempo, è praticamente scomparsa (o,   sarebbe meglio dire, fu definitivamente soppressa). Si pensava, un po’   ingenuamente, che gli antibiotici e le vaccinazioni fossero tutto ciò che   serviva per debellare le malattie infettive (solo dopo diversi decenni ci   saremmo resi conto che le cose non sono così semplici). E poi il cloruro di   magnesio è una sostanza naturale e quindi non brevettabile, per cui nessuna   industria farmaceutica penserebbe mai di investire milioni di euro in ricerca   su un prodotto da cui poi non potrebbe otterrebbe alcun vantaggio economico.<br />
E’ un po’ il triste destino delle vitamine, alcune delle quali hanno grandi   potenzialità preventive e terapeutiche che non vengono studiate, sperimentate   o propagandate più di tanto per lo stesso motivo. Solo lo Stato, non agendo   per fini di lucro, potrebbe sobbarcarsi l’onere di effettuare ricerche su   queste sostanze molto importanti ma troppo spesso trascurate, e questo   sarebbe di gran beneficio per tutti, ma purtroppo dubito che succederà”.</p>
<p>Nel suo libro “Curarsi con il   magnesio”, dice che per quanto è importante e valida la terapia magnesiaca,   la cosa migliore sarebbe intervenire sul nostro stile di vita, in particolare   sulle abitudini alimentari. Ci conferma questo suo pensiero ?<br />
“La terapia magnesiaca è molto importante per le malattie acute e per molte   patologie croniche. Se però noi fossimo in grado di aumentare naturalmente il   nostro tenore di magnesio tramite un’alimentazione più ricca, una   coltivazione più rispettosa delle qualità del terreno, una minore   raffinazione delle farine e del sale, non ci troveremmo in questo stato di   cronica carenza di magnesio, tipica di tutti i popoli civilizzati di oggi, e   saremmo sicuramente più resistenti alle patologie acute e croniche che ci   affliggono in misura sempre maggiore, come lo erano le popolazioni meno   civilizzate 80 o 100 anni fa”.<br />
By Luigi Mondo e Stefania Del Principe &#8211; Tratto da: lastampa.it &#8211; 02/03/2009</p>
<p style="text-align: justify;">&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;<br />
CLORURO di MAGNESIO e:<br />
1. APPARATO RESPIRATORIO<br />
- Angina<br />
E’ l’infiammazione dell’istmo delle fauci e della laringe.<br />
Comprende diverse varietà a seconda della sede e della natura dell’infezione   (a. tonsillare, a. faringea, a. difterica ecc.). L’angina banale, faringea e   tonsillare, cede rapidamente al trattamento magnesico; Neveu dice di non   conoscere “una terapia migliore, più rapida e più comoda”.<br />
- Asma<br />
Malattia caratteristica da crisi di dispnea (difficoltà di respirazione)   soprattutto espiatoria, dapprima notturna, dovute allo spasmo, alla   congestione e alla ipersecrezione bronchiale.<br />
Fra le varie crisi l’apparato respiratorio è praticamente normale.<br />
Alla sua base c’è quasi sempre uno stato allergico.<br />
Questa affezione è stata spesso trattata con successo mediante   l’assorbimento, la mattina e la sera, di 125 cm³ della soluzione di cloruro   di magnesio per 20 giorni.<br />
Questo trattamento va rinnovato ogni volta che lo stato del malato lo rende necessario.<br />
- Bronchite Cronica<br />
Infiammazione cronica della mucosa bronchiale.<br />
E’ caratterizzata dalla presenza di tosse e di espettorazione che durano   parecchi mesi, ed evolve in più anni.<br />
La riduzione di calibro (infiammatoria o fibrosa) delle ramificazioni   bronchiali, provoca una notevole riduzione della ventilazione polmonare e può   evolvere verso l’enfisema polmonare e verso l’insufficienza respiratoria.<br />
Anche qui sono stati ottenuti risultati brillanti con la stessa posologia   dell’asma (125 cm³, 2 volte al giorno per 20 giorni, da ripetere al bisogno).<br />
- Broncopolmonite<br />
Malattia caratterizzata dalla infiammazione del tessuto polmonare e dei   bronchi.<br />
Si manifesta con tosse, febbre, a volte difficoltà respiratoria e cianosi, ed   ha un decorso variabile da pochi giorni a diverse settimane.<br />
In genere è secondaria ad una affezione delle vie respiratorie (influenza) o   ad una malattia generale.<br />
E’ caratteristica dei bambini e degli anziani.<br />
Il dottor Neveu racconta di molti anziani, in un ricovero, ristabilitisi in   pochi giorni con il cloruro di magnesio, senza una sola perdita, mentre gli   anni precedenti, un buon 25% di essi non superava la malattia.<br />
- Corizza (raffreddore comune)<br />
Se la terapia è iniziata tempestivamente, scompare pressoche&#8217; immediatamente   con l’assorbimento di una dose di 125 cm³, ripetuta qualche volta.<br />
- Enfisema Polmonare<br />
Stato patologico del polmone, caratterizzato dalla diminuzione o dalla   scomparsa delle fibre elastiche, dalla dilatazione esagerata e permanente   degli alveoli polmonari, che possono andare incontro a rottura e portare alla   diminuzione del letto vascolare polmonare.<br />
Tende verso l’insufficienza respiratoria ostruttiva.<br />
Anche qui, come per l’asma e la bronchite cronica, si sono ottenuti buoni   risultati con trattamenti di 20 giorni (2 dosi al dì), ripetibili al bisogno.<br />
- Influenza<br />
Anche nell’influenza i risultati sono spettacolari; noi stessi abbiamo   seguito numerosi casi perfettamente guariti in 12, 24 o 48 ore, senza   utilizzare nessun’altra terapia.<br />
Inoltre, grazie anche all’effetto tonico del magnesio stesso, non abbiamo mai   riscontrato la spiacevole astenia post-influenzale, purtroppo così frequente   nei casi trattati in maniera allopatica.<br />
- Pertosse<br />
Nella pertosse, l’inizio tempestivo del trattamento è determinante.<br />
Se presa ai primissimi sintomi, la soluzione magnesiaca può arrestare   definitivamente la malattia; se presa in ritardo non la arresta più, ma   attenua comunque notevolmente gli attacchi, ed aiuta a giungere ad una   guarigione piuttosto rapida e senza complicanze.<br />
- Raucedine<br />
La raucedine banale cede rapidamente a poche dosi della soluzione di cloruro   di magnesio, somministrate ogni sei ore.</p>
<p>2. APPARATO DIGERENTE<br />
Oltre al già citato effetto regolarizzatore sulle funzioni intestinali, ai   benefici in caso di colecistiti, angiocoliti, epatopatie, spasmi digestivi,   abbiamo due indicazioni fondamentali:<br />
- Intossicazioni alimentari e professionali<br />
Anche in gravi casi (diarrea, vomito, sincope), numerose osservazioni del   Dott. Neveu ed altri confermano l’effetto del cloruro di magnesio.<br />
Neveu cita il caso di un coltivatore che, intossicatosi con un prodotto a   base di arsenico utilizzato contro la dorifora, si ristabilì rapidamente   grazie all’uso del cloruro di magnesio per via orale, e del tiosolfato di   magnesio per via endovenosa.<br />
- Gastroenterite neurotossica dei lattanti<br />
Questa malattia molto grave è caratterizzata da una sindrome infettiva   (vomito, diarrea, febbre o ipotermia da collasso) e da una disidratazione   notevolissima.<br />
Per questa affezione il Dott. Neveu, dopo 10 anni di osservazioni cliniche,   raccomandò il trattamento seguente:<br />
a) DIETA<br />
1° Durante le prime 24 ore: dieta idrica, cioè somministrare al bambino alle   ore 6, 9, 12, 15, 18 e 21, un biberon di 140-150 cm³ di acqua non zuccherata,   leggermente tiepida.<br />
2° Dall’indomani: togliere dal primo biberon un cucchiaio da caffè d’acqua e   sostituirlo con uno di latte.<br />
Poi, nei biberon seguenti, aumentare progressivamente il latte fino a che   l’acqua sia interamente sostituita da questo.<br />
b) TERAPIA<br />
Dosi per un lattante di sei mesi: somministrare al bambino, ogni tre ore,   giorno e note, rispettando tuttavia il sonno della notte, un cucchiaio da   minestra debordante (20 cm³) della soluzione di cloruro di magnesio.<br />
Può essere utilizzato un contagocce per facilitare la somministrazione.<br />
Al di sopra dei sei mesi è di due cucchiai da minestra non colmi (30 cm³).<br />
Al di sotto dei sei mesi ogni dose è di un cucchiaio da minestra non colmo   (15 cm³).<br />
In tutti i casi, cominciare con 24 ore di dieta idrica, poi tornare   progressivamente all’alimentazione normale, secondo l’età del bambino.</p>
<p>3. MALATTIE DIVERSE<br />
- Febbre puerperale</p>
<p>Stato febbrile che si accompagna a sintomi generali   più o meno gravi; si presenta nella donna che ha partorito, ed è dovuto ad   un’infezione a punto di partenza generalmente uterino, provocata da piogeni o   da associazioni batteriche.<br />
Può assumere una forma gravissima setticemica o setticopiemica.<br />
Secondo Neveu lo streptococco emolitico non sarebbe che un volgare saprofita   inoffensivo se si facesse seguire alla partoriente, a scopo preventivo, un   trattamento a base di cloruro di magnesio prima o immediatamente dopo il   parto.<br />
Se invece l’infezione si è già instaurata, la terapia magnesiaca arresta il   suo sviluppo.<br />
- Parotite-scarlattina-rosolia-morbillo<br />
Anche in queste malattie, tipiche dell’età infantile, il trattamento   magnesiaco è la terapia di scelta.<br />
Essendo una terapeutica aspecifica, che esalta le difese dell’organismo,   consente di debellare allo stesso modo malattie batteriche e malattie virali   (mentre queste ultime possono essere trattate solo sintomaticamente dalla   Medicina Ufficiale, che non possiede farmaci antivirali efficaci).<br />
- Ostiomielite<br />
E’ una malattia che colpisce soprattutto l’infanzia e l’adolescenza.<br />
Consiste in una infiammazione degli elementi cellulari dell’osso, del   periostio e della cavità midollare, dovuta allo sviluppo dello stafilococcco   piogeno, e terminante con la suppurazione e con la formazione di un sequestro   osseo.<br />
Provoca gravi sintomi generali (febbre) e locali (dolore pulsante, continuo,   soprattutto notturno).<br />
Generalmente viene trattata chirurgicamente.<br />
Neveu ci dice invece che nessuno dei pazienti da lui trattati per   ostiomielite ha dovuto ricorrere all’intervento chirurgico; tutto è rientrato   nell’ordine col solo cloruro di magnesio.</p>
<p>Posologia per il trattamento delle malattie acute   col cloruro di magnesio<br />
Eccetto i casi cronici (asma, enfisema, ecc.) per i quali è stata indicata   una posologia diversa nelle pagine precedenti, è la seguente posologia alla   quale ci si dovrà sempre attenere.<br />
La soluzione da utilizzare è quella al 2% di magnesio “essiccato”, la cui   composizione è la seguente:<br />
* cloruro di magnesio essiccato gr 20 (gr 25 se si usa cloruro di magnesio   cristallizzato)<br />
* acqua comune litri 1.<br />
Adulti e bambini sopra i cinque anni: 125 cm³ ogni sei ore.<br />
Casi molto gravi: due dosi iniziali di 125 cm³ a due dosi di intervallo, poi   125 cm³ ogni sei ore.<br />
Al di sotto dei cinque anni:<br />
4 anni 100 cm³ ogni 6 ore<br />
3 anni 80 cm³ ogni 6 ore<br />
2 anni 60 cm³ ogni 6 ore<br />
1 anno 60 cm³ ogni 6 ore</p>
<p>Al di sotto di un anno<br />
Più di sei mesi: due cucchiai da minestra non colmi (30 cm³) ogni tre ore.<br />
Meno di sei mesi: un cucchiaio da minestra non colmo (15 cm³) ogni tre ore.<br />
Nei casi molto gravi, anche nei bambini, somministrare le prime due dosi a   distanza ravvicinata, poi le altre come di norma.<br />
I tempi di somministrazione qui citati si riferiscono alla fase acuta della   malattia.<br />
Le dosi verranno poi progressivamente spaziate, prima ogni 8 ore, poi ogni 12   ore, man mano che i segni clinici migliorano.</p>
<p>Dopo la guarigione apparente è necessario continuare   il trattamento, ogni 12 ore, per qualche giorno, affinche&#8217; il malato non sia   esposto a ricadute.<br />
Se la soluzione dovesse provocare disordine intestinale (ma un lieve effetto   purgante iniziale è frequente e non deve preoccupare), sarà utile diminuire   un po’ la quantità di soluzione, mantenendo però sempre i tempi di   somministrazione sopra citati.</p>
<p>La soluzione ha un sapore molto amaro, ed alle prime   somministrazioni può risultare piuttosto sgradevole.<br />
Ben presto, comunque, ci si abitua ad assorbirla facilmente.<br />
E soprattutto, ricordiamoci che mai come in questo caso è valido il vecchio   detto “amaro in bocca, dolce al cuore”.<br />
Per i bambini, che prenderanno difficilmente la soluzione a causa della sua   amarezza, questa può essere addizionata di un po’ d’acqua, zuccherata a   volontà e aromatizzata con succo di limone.</p>
<p>Terapia magnesiaca parenterale<br />
Conclusione<br />
Nelle pagine precedenti abbiamo ripercorso il cammino della citofilassi; nata   come semplice metodo di medicazione delle ferite, rivelatasi poi utile in   molti disturbi cronici, fino a diventare una terapia delle malattie infettive   e, addirittura, una prevenzione contro il cancro.<br />
Abbiamo anche seguito gli sforzi dei pochi paladini della citofilassi:   Delbet, Neveu, ed altri medici mano noti; abbiamo notato, invece, l’imponente   esercito dei nemici: Professori, Accademie, Istituti celebri, Riviste   Mediche, Associazioni.<br />
La lotta era impari, e l’esito scontato.<br />
Oggi, a 70 anni dalla nascita della citofilassi, ed oltre 40 dalla   presentazione dei primi risultati nelle malattie infettive, il metodo   mediante cloruro di magnesio è completamente ignorato dai pazienti e deriso   dai medici.</p>
<p>A proposito della scarsa considerazione in cui era   tenuto il metodo, Delbet aveva scritto: “Convincere che un elemento chimico   banale giochi un ruolo importante, è un’impresa difficile.<br />
Se si trattasse di un composto multimolecolare, il cui nome copre diverse   righe, sarebbe stato più semplice… Una vitamina avrebbe avuto più successo.<br />
Il pubblico attribuisce volentieri alla loro carenza i disturbi di cui   soffre.<br />
Poiche&#8217; ci si immagina che un grande effetto non possa essere prodotto che da   mezzi complicati, i sali di magnesio sembrano essere troppo semplici.”</p>
<p>Il fatto che lo scopritore della citofilassi fosse   un medico noto, addirittura membro dell’accademia di Medicina, non ha giovato   ugualmente alla popolarità del metodo.<br />
La vedova Neveu scrisse, qualche tempo fa, parole di grande saggezza e   semplicità:</p>
<p>“… io mi chiedo per quale ragione questo metodo   mediante cloruro di magnesio, che rende così grandi servigi ai malati, non   sia riconosciuto ufficialmente, tanto più che, all’inizio, fu la scoperta di   un membro dell’Accademia di Medicina, uno dei più grandi Maestri di questo   secolo.<br />
Bisogna dunque ammettere che i metodi che guariscono troppo in fretta i   malati sono condannati a priori, e perche&#8217;? Evidentemente non siamo più ai   tempi di Ippocrate, dove l’arte di esercitare la medicina era un sacerdozio.<br />
Oggi noi adoriamo il vitello d’oro.<br />
Oggi tutti iricercatori, che volessero rendere un servizio ai loro simili,   conoscerebbero la stessa sorte per i loro metodi, quantunque fossero tra i   più efficaci.<br />
Sarebbe lo stesso se qualcuno scoprisse come guarire il cancro.<br />
Non cerchiamo di capire.<br />
Purtroppo sono sempre i poveri malati che ne pagano le conseguenze.”(*)</p>
<p>La signora Neveu per anni aveva seguito il marito   nelle sue ricerche, nelle sue battaglie, vittoriose, contro le malattie   infettive, e in quelle, meno fortunate, contro il pregiudizio.<br />
Ed è il pregiudizio che ha avuto la meglio.<br />
Intanto si continua ad insegnare agli studenti di medicina che “una terapia   eziologica della poliomielite non esiste, e noi dobbiamo limitarci a cercare   di ottenere una funzione vicaria da parte delle fibre muscolari superstiti”;   che la terapia della difterite “trova il suo cardine nell’uso del siero   antitossico”; per parlare soltanto delle due malattie più celebri trattate   dal Dott. Neveu col metodo citofilattico.<br />
Abbagliati dai falsi miti del “pasteurismo”, ci troveremo ben presto in una   situazione di impotenza nei confronti delle malattie infettive.<br />
Prima che sia troppo tardi, i “ricercatori” farebbero bene a rileggere   Delbet, Neveu, Tissot, Bechamp i quali, non convinti dalle idee di Pasteur,   diedero nuove e migliori risposte al problema delle malattie infettive.<br />
La frase di Claude Bernard:- Il microbo non è nulla, è il terreno che è tutto   – tornerebbe allora a riacquistare tutto il suo significato.<br />
Dal 1947, anno della presentazione dei primi risultati della terapia citofilattica   nella difterite e nella poliomielite, quante persone sono morte o sono   rimaste inferme a causa di queste due malattie? Soltanto in Italia il conto   ammonta a diverse decine di migliaia.<br />
E lo stesso discorso vale per altre malattie infettive.<br />
Eppure la maggior parte di questi malati, per lo più bambini, si sarebbero   potuti salvare se tempestivamente trattati con cloruro di magnesio; se la   ragione ed il buon senso avessero prevalso sul pregiudizio e sull’egoismo   camuffati da scienza.</p>
<p>Chi li ha sulla coscienza ?<br />
Considerata la non sempre facile reperibilità del cloruro di magnesio, coloro   che sono interessati ad applicare la terapia qui rappresentata, sono pregati   di mettersi in contatto con l’Autore, che potrà fornire tutte le informazioni   ed indicazioni necessarie al riguardo.<br />
By dott. <a href="http://www.mednat.org/curriculum_vergini.htm">Raul Vergini</a><br />
(*) Pensiamo alle vicende relative all’<a href="http://www.mednat.org/cure_natur/ascorb_potassio.htm">ascorbato di potassio</a>, all’IMB, a&#8230; ?! (n.d.e.)</h3>
<table border="0" cellpadding="0" width="95%">
<tbody>
<tr>
<td width="100%"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloruro_di_magnesio" target="_blank">CLORURO di MAGNESIO</a><br />
Esso si trova combinato con il magnesio disciolto ed gran quantità nell’acqua di   mare, per esempio il Mediterraneo ne contiene 7,5 gr. per litro.<br />
Il magnesio è un elemento essenziale presente in tutti gli organismi in   quanto è un cofattore indispensabile allo svolgimento di numerose reazioni   enzimatiche.<br />
Il sale marino integrale non lavato ne contiene grandi quantità ed in forma   colloidale, ecco perché se ne consiglia l’uso. Anche nei cereali integrali   coltivati biologicamente (di tipo <a href="http://www.mednat.org/agri/biodinamica.htm">biodinamico</a>),   è presente in forma utilizzabile dai nostri metabolismi e sopra tutto nel   pane integrale fatto con farina di grano macinata a pietra e cotto nel forno   a legna.<br />
Bisogna riformare Agricoltura e panificazione che dovranno tenere conto di   questo importante elemento (Mg) che dovrà essere contenuto nel grano in   ragione di 2 gr. x Kg.<br />
L’unico Cloruro di Magnesio reperibile in Italia è il tipo Cristallizzato che   deve essere conservato lontano dall’aria perché né assorbe l’umidità. Deve   essere usato in ragione al massimo del 2,5 % in 1 lt. di acqua (gr. 25 per 1 lt. di acqua); bere tutti   i giorni ed a qualsiasi età.<br />
E’ un ottimo rinforzante del sistema immunitario, tonico nervoso e muscolare;   molto adatto in TUTTE le malattie chiamate infettive anche e sopra tutto per   le malattie derivanti anche dai:  <a href="http://www.mednat.org/vaccini/vaccini_base.htm" target="_blank">Danni dei Vaccini !</a><br />
In caso di Polio o di Difterite o di altre malattie infantili è assolutamente   indispensabile ma si deve somministrarlo immediatamente e fare una intensa   cura di tale minerale disciolto in acqua, 125 cm3 di soluzione ogni 6 ore, in   seguito ogni mattina e sera; le quantità devono variare a seconda dei casi e   della reazione individuale.</strong><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>In <a href="http://www.mednat.org/bioelettr/acidi_basi_vecchiaia.htm">vecchiaia</a> è molto utile per prevenire   stati di degenerazione e dolori dovuti ad <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/infiammazione.htm">infiammazioni</a> particolari.<br />
E&#8217; utile per OGNI malattia !</strong></p>
<p><strong>Va fatto notare che l’effetto   benefico del <a href="http://www.mednat.org/prodotti/magnesio1.htm" target="_blank">Cloruro di Magnesio</a> sui disturbi dura soltanto finché se ne fa uso,   cessando il beneficio al cessare del consumo; esso deve essere considerato   come un alimento e non come una medicina.<br />
Modalità d’uso a scopo preventivo: messo od un cucchiaino da tè raso, in 1   bicchiere di acqua al mattino a digiuno.<br />
La soluzione di Cloruro di Magnesio accresce in maniera enorme la potenza   fagocitaria dei globuli bianchi; esso infatti agisce esaltando le difese   naturali dell’organismo.</strong></p>
<p><strong>Ecco alcune della malattie già trattate con successo con il Cloruro di   Magnesio: epilessie, distrofie, sclerosi, poliomielite, tumori, asma,   bronchite cronica, broncopolmonite, enfisema polmonare, influenza, pertosse,   raucedine, affezioni dell’apparato gastro intestinale, malattie cervicali, tensioni   neuro muscolari, artriti, sciatiche, dolori ai muscoli, calcificazioni,   osteoporosi, depressioni, ansie, paure, mali di testa, febbri, fuoco di   sant’Antonio, orticarie, tetano (anche quando il paziente è già rigido),   morsi di vipera (lavare anche la ferita), rabbia, parotite, scarlattina,   rosolia, morbillo, le altre malattie dell’infanzia, non esiste malattia che   non possa essere trattata dal Cloruro di Magnesio in quanto esso, agendo   sull’intestino e quindi sulla parete della mucosa intestinale disinfiammandola   ed aiutando il ripristino del <a href="http://www.mednat.org/bioelettr/acidi_basi.htm">pH</a> intestinale verso l’alcalino, DIMOSTRA COME TUTTE   LE MALATTIE PROVENGANO dall’apparato <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/intestino_motore_corpo.htm">GASTRO INTESTINALE</a> !!!<br />
Ricordarsi che le alterazioni degli <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/enzimi.htm">enzimi</a>,   della <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/fermenti_nemici.htm">flora</a><span style="text-decoration: underline;">,</span> del <a href="http://www.mednat.org/bioelettr/acidi_basi.htm">pH</a> digestivo e e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non   soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte   dell&#8217;organismo.</strong></p>
<p><strong>La stimolazione del sistema immunitario sta alla base di meccanismi   fisiologici naturali, di difesa dalle malattie.<br />
Lo scopo principale è quello di ottenere un generalizzato aumento del tono   immunitario, in modo da realizzare una difesa generale. L&#8217;importanza del   Magnesio è stata, per lungo tempo, sottovalutata.<br />
Il Magnesio risulta infatti essenziale per il funzionamento di oltre trecento   sistemi enzimatici, ed è implicato nella biochimica della maggior parte degli   apparati: nervoso, cardiovascolare, osseo, digestivo, muscolare, ecc.</strong></p>
<p><strong>Il Cloruro di Magnesio è   dunque sicuramente utile per:<br />
- aumentare il tono dell&#8217;umore (blando antidepressivo)<br />
- diminuire la tensione premestruale (profilassi dei disturbi mestruali)<br />
- trattamento della ipomagnesiemia di qualsiasi origine ed infine ha una attività   antiinfiammatoria topica (locale).<br />
- per riordinare lo <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/stress_ossidativo.htm">stress ossidativo</a><br />
Si è dimostrato con l&#8217;uso del Magnesio anche un aumento della conta dei   globuli bianchi. L&#8217;effetto sui globuli bianchi del sangue (citofilassi) è   stato ufficialmente fino ad ora trascurato.<br />
Invece è proprio la citofilassi che venne invocata, fin dal 1915 dal prof.   Pierre Delbet dell&#8217;accademia di Medicina di Parigi per giustificare i vari   effetti osservati e riconducibili ad un generale aumento del tono   immunitario.</strong></p>
<p><strong>Cloruro di Magnesio:<br />
In generale, la dose giornaliera raccomandata dalla maggior parte di coloro   che lo hanno consigliato, in accordo la regolamentazione sugli integratori   alimentari (RDA), è quella di 0.360 grammi (di ione magnesio) al giorno per   un soggetto di 60 chili, ma in particolari situazioni  bisogna ripeterla   più volte al giorno.</strong></p>
<p><strong>Posologia per il trattamento delle   malattie acute:<br />
La soluzione da utilizzare di Cloruro di Magnesio cristallizzato è questa:<br />
Su di 1 litro di acqua 25 gr. di Cloruro di Magnesio; di questa soluzione   utilizzare per adulti e bambini sopra i 6 anni 125 cm3 (un ottavo di litro)   ogni 6 ore.<br />
Nei casi acuti particolarmente gravi 2 dosi iniziali di 125 cm3 a 2 ore di   intervallo, poi 125 cm3 ogni 6 ore.<br />
Al di sotto dei 6 anni: 4 anni, 100 cm3 ogni 6 ore; 3 anni, 80 cm3 ogni 6   ore; 2 anni, 60 cm3 ogni 6 ore; 1 anno 60 cm3 ogni 6 ore.<br />
Al di sotto di 1 anno, 2 cucchiai da minestra (30 cm3) ogni 3 ore; meno di 6   mesi (15 cm3) un cucchiaio da minestra ogni 3 ore.<br />
Nei casi gravi, anche nei bambini somministrare le due prime dosi a distanza   ravvicinata.<br />
Dopo la guarigione è preferibile continuare il trattamento ogni 12 ore per   2-3 giorni, poi una volta al giorno per altri 2-3 giorni.<br />
Per i casi cronici: 125 cm3 mattina e sera per tempi lunghi (almeno 40 o 60   gg). Iniziare con una volta al giorno per i primi 7-10 giorni poi passare a   due volte al giorno.<br />
Per mascherare un po&#8217; il gusto amaro si può additivare con limone e zucchero,   oppure sciogliere direttamente in succo di arancio o meglio ancora di   pompelmo. Quest&#8217;ultimo ne maschera molto bene il sapore, specie se succo è un   po&#8217; freddo.<br />
Dott. <a href="http://www.mednat.org/curriculum_vergini.htm">Raul Vergini</a></strong></p>
<p><strong>Un lettore ci chiede questo: vedo scritto in, Posologia per il trattamento   delle malattie acute:<br />
La soluzione da utilizzare di Cloruro di Magnesio essiccato è questa:<br />
Su di 1 litro di acqua 25 gr. (nei casi gravi di malattie croniche e   degenerative, max 33 gr.) di Cloruro di Magnesio; di questa soluzione   utilizzare per adulti e bambini sopra i 6 anni 125 cm3 ogni 6 ore.<br />
Domanda: &#8230;a quanto corrispondono 25 g e 33 g in cucchiai o cucchiaini ?<br />
Risposta: Dipende dalla grandezza del cucchiaio, la prima volta si può far   fare una pesata dal farmacista almeno per rendersi conto.<br />
In generale cucchiaino da caffè colmo sono circa 3 grammi, che è la quantità   per una dose, che va sciolta in 125cc d&#8217;acqua. Infatti 3gx8dosi=24g e siamo   circa ai 25 grammi/litro previsti.<br />
Consiglio: non userei la soluzione a 33 grammi, ma solo quella a 25.<br />
Nei casi gravi 2 dosi iniziali di 125 cm3 a 2 ore di intervallo, poi 125 cm3   ogni 6 ore.<br />
Domanda:…ma cosa sono125 cm3 ? e a cosa corrispondono ?<br />
Risposta: ..a 125 millilitri (ml) o centimetri cubi (cc) sono un ottavo di   litro, infatti 1000ml:8 = 125.<br />
Cioè da ogni litro di soluzione, contenente 25 grammi di magnesio cloruro si   fanno 8 dosi, 8 bicchieri da 125cc l&#8217;uno.<br />
Per i casi cronici: 125 cm3 mattina e sera per tempi lunghi (almeno 40 o 60   gg).<br />
Domanda: …..Io sono sia grave che cronica , quale &#8216; e&#8217; lo schema più adatto ?<br />
Risposta: ..Stessa cosa, 2 volte al giorno per tempi lunghi. Per grave   intendevo casi acuti particolarmente gravi, non parlavo di casi cronici.</strong></p>
<p><strong>In certi casi è consigliato l’uso   per via endovena od intramuscolare a seconda della gravità. In questi casi la   soluzione deve essere quella del 20% in acqua distillata od in Plasma di   Quinton con iniezioni da 1 a 3 volte al dì da cm3 10 a 20 iniettata con aghi   molto fini in 8 &#8211; 10 minuti per i 10 cm3 ed in 15 &#8211; 20 minuti per quella da   20 cm3; ovviamente la soluzione deve essere sterilizzata.</strong></p>
<p><strong>Ovviamente il nostro corpo abbisogna anche di altri <a href="http://www.mednat.org/alimentazione/minerali.htm">minerali </a>per cui si raccomanda di fare   preventivamente dei test Bio elettronici od un mineralogramma, oppure l’esame   delle urine chiamato Tumtu, in modo da conoscere bene quali sono le carenze o   le eccedenze dei minerali nel proprio corpo.</strong></p>
<p><strong>NON utilizzare il Cloruro di Magnesio contemporaneamente a terapie,   omeopatiche e/o fitoterapici. Contemporaneamente significa, che NON si devono   assumere nel medesimo istante; il Cloruro di Magnesio si assimila facilmente   (entro 10 minuti) dopo di che e&#8217; possibile assumere anche gli altri  prodotti,   meglio attendere un&#8217;ora dopo.</strong></p>
<p><strong>Per il <a href="http://www.mednat.org/vaccini/tetano_vacc.htm">Tetano</a>: è sempre la via endovenosa quella   da utilizzare: 2 iniezioni al dì, mattina e sera, ognuna di 20 cm³ della   soluzione al 25%, per alcuni  giorni.<br />
Questa terapia è assolutamente atossica, è più sicura del siero antitetanico.<br />
Sono stati riportati casi di tetano molto gravi, di 2 o 3 giorni, in cui il   malato era già completamente rigido.<br />
Le iniezioni di cloruro di magnesio hanno provocato una decontrattura   immediata, e, dopo 3 o 4 giorni di terapia, il paziente ha potuto lasciare   l&#8217;ospedale completamente guarito.&#8221;</strong></p>
<p><strong>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</strong></p>
<p><strong>Articolo   di Padre Bano J. Schorr, del Collegio Catarinense, San Paulo (Brazil)   -  Prof. di   Fisica, Chimica e  Biologia   (30/09/1985)<br />
I disperati sofferenti del “becco di pappagallo” (nervo sciatico) della   colonna vertebrale e calcificazione hanno, ora, una cura perfetta, indolore,   facile economica ed incredibile, che cura tutte le malattie causate dalla   carenza di magnesio, perfino le artriti e le artrosi.<br />
SOLUZIONE: 100 grammi di Cloruro di Magnesio in 3 litri d&#8217;acqua pura. La   soluzione va conservata in una bottiglia di vetro (non di plastica). La dose   da prendere è di una tazzina di caffé (od un mezzo bicchiere) la mattina   appena alzati e una la sera prima di coricarsi, a digiuno.<br />
Il magnesio raccoglie il calcio dai posti dove non deve stare e lo fissa alle   ossa dove è il suo posto.<br />
Dei 18 minerali occorrenti al corpo umano il <a href="http://www.mednat.org/alimentazione/magnesio.htm">Magnesio</a> è il più importante.<br />
Esso produce l&#8217;equilibrio minerale vivificando gli organi nelle loro funzioni   catalizzatrici, come i reni per eliminare l&#8217;acido urico; nelle artrosi toglie   perfino il calcio dalle fini membrane delle articolazioni e alle sclerosi   calcificate, così evita gli infarti purificando il sangue; vitalizza il   cervello conservandolo giovane fino ad età avanzata.<br />
Il magnesio è il minerale più indispensabile e la sua funzione è come quella   del professore che entra in un&#8217;aula piena di confusione, mette ogni cosa al   suo posto ed espelle gli intrusi.<br />
Dopo i 40 anni l&#8217;organismo assorbe meno magnesio producendo malattie e   vecchiaia, perciò dev’essere preso in rapporto all&#8217;età secondo il proprio   fabbisogno.<br />
Il magnesio non è una medicina, ma un alimento senza controindicazioni.<br />
Formazioni organiche: Nervo sciatico, colonna, calcificazioni, sordità per   calcificazione, artrosi, artrite, osteoporosi, osteoartrite, ecc. Prostata:   tre dosi di magnesio al dì.<br />
Anziani: rigidità muscolare, crampi, tremuli, arterie dure, scarsa attività   cerebrale, ecc.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.mednat.org/cancro/cancro_base2.htm" target="_blank">Cancro</a>: molti   lo hanno in maniera più o meno moderata; esso consiste in cellule malnutrite   per deficienza di qualche sostanza o presenza di particelle tossiche; queste   cellule non comunicano bene con quelle sane anche perche&#8217; sono incluse in   tesstui in <a href="http://www.mednat.org/cancro/acidosi_cancro.htm">acidosi</a>.<br />
Tutto il processo canceroso non provoca nessun dolore finché non appare il   tumore che secerne tossici, per cui occorre, per individuare anzitempo il <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/matrice.htm">terreno</a>/luogo   che lo produrrà, saper leggere tutti i segnali che esso promuove   nell’organismo e che sono evidenti, fin dal suo concepimento.<br />
Il magnesio ha un&#8217;ottima azione preventiva contro il tumore. vedi <a href="http://www.mednat.org/cancro/tesina2net.htm" target="_blank">Cancro e Medicina Naturale</a></strong></p>
<p><strong>Come per tutte le altre tecniche terapeutiche, anche   per questo prodotto naturale, deve essere utilizzato contemporaneamente alla   tecniche delle Medicine Naturali descritte nel  <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/protocollo2.htm" target="_self"><br />
Protocollo della Salute</a></strong></p>
<p><strong>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</strong></p>
<p><strong>Cloruro di Magnesio fatto   in casa:<br />
Inumidire 2 kg si sale con acqua fredda; mettere questo sale in un sacchetto   di tela ed appendere in ambiente scuro, sopra un recipiente che raccolga cio&#8217;   che esce dal fondo del sacchetto.<br />
Il liquido che gocciola e&#8217; il Nigari = Cloruro di Magnesio</strong></p>
<p><strong>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</strong></p>
<p><strong>Il   CLORURO di MAGNESIO<br />
Ricetta ricevuta dalla Antica Farmacia del Cervo d&#8217;oro &#8211; Rua S. Bento, 220 &#8211;   Centro San Paulo (Brazil) &#8211; Padre Beno J. Schorr del Collegio di Santa   Caterina Prof. di fisica, chimica e biologia (10.09.1985)</strong></p>
<p><strong>IMPORTANZA del  CLORURO DI   MAGNESIO<br />
Il cloruro produce l&#8217;equilibrio minerale che anima gli organi   nell&#8217;espletamento delle loro funzioni.</strong></p>
<p><strong>Il CLORURO DI MAGNESIO elimina l&#8217;acido urico dalle reni. Il cloruro   decalcifica fino alle più sottili membrane nelle articolazioni e nelle   sclerosi calcificate. Evita infarti, purificando  il sangue, ringiovanisce il cervello,   restituisce o mantiene la gioventù    fino alla vecchiaia.<br />
Di tutti gli elementi il magnesio è il meno somministrato. Dopo i 40 anni   l&#8217;organismo assorbe sempre meno magnesio, producendo vecchiaia e dolori   perciò, deve essere preso secondo l&#8217;età<br />
Dai 40 ai 55 anni: mezza dose.<br />
Dai 55 anni ai 70: una dose al mattino.<br />
Dai 70 ai 100 anni: una dose al mattino ed una alla sera.</strong></p>
<p><strong>PREPARAZIONE<br />
Sciogliere in una brocca 100 grammi di CLORURO DI MAGNESIO in tre litri   d&#8217;acqua (33 grammi per litro).<br />
Dopo aver ben mescolato, conservare in recipienti di vetro, non in   contenitori di plastica.<br />
Una dose equivale ad una tazzina di caffè.<br />
Le persone ormai senza speranza di guarire dal cosiddetto male &#8220;becco di   pappagallo&#8221;, dal male al nervo sciatico, mali alla colonna vertebrale e   calcificazioni, hanno ora una cura efficace, indolore, semplice e non cara.   ùNel contempo la cura è valida anche per tutti i dolori causati dalla carenza   di magnesio, trascurati fino all&#8217;artrosi.</strong></p>
<p><strong>La MIA CURA:<br />
all&#8217;età di 61 anni, vale a dire, dieci anni prima di iniziare la cura, sentii   delle fitte acute alla regione lombare. Si trattò di un &#8220;becco di   pappagallo&#8221;, incurabile secondo il medico.<br />
A quel dolore reumatico rimediai, curandomi con Ketacil. Dopo cinque anni,   nonostante le cure, la gamba destra mi fece sempre più male. Ricordai infine   l&#8217;origine del dolore: alzandomi dal letto, sentii un formicolio scendere   lungo la gamba fino al piede. Se mi sedevo il formicolio cessava, se mi   alzavo riprendeva. Poteva trattarsi solo del cosiddetto &#8220;becco di   pappagallo&#8221; che affliggeva il nervo sciatico alla terza vertebra. Ad   eccezione della Messa, per anni svolsi le mie attività rimanendo seduto il   più possibile. Fu un vero tormento. Dopo molti rinvii, mi decisi di   intraprendere il viaggio per l&#8217;isola di Harajo per completare una rete di   radio-telefonia. Sull&#8217;isola dall&#8217;eterna primavera, sperai in un   miglioramento, ma non fu così, peggiorai ancora. Senza indugio ritornai a   Florianopolis da uno specialista. Frattanto i &#8220;becchi di pappagallo   &#8220;progredirono dolorosamente.<br />
Le applicazioni di micro onde e la tensione alla colonna vertebrale non   arrestarono il dolore.<br />
Non riuscii a dormire nemmeno disteso. Stetti seduto fin quasi a cadere dalla   sedia per il sonno. I<br />
n seguito scoprii che potevo dormire rannicchiato nel letto come un gatto. Il   dolore aumentò al punto da non poter dormire né seduto né rannicchiato,   chiesi aiuto al buon Dio; solo Lui mi poteva raddrizzare. Più tardi mi recai a   Porto Alegre per recarmi ad un convegno di scienziati gesuiti. Padre Suarez   mi disse che la cura con il Cloruro di Magnesio era semplice e mi mostrò il   libretto scoperto da Padre Puig, un gesuita spagnolo. Mi raccontò che sua   madre era calcificata come me.<br />
Con l&#8217;applicazione di questo sale diventò agile come una ragazza. Rientrato a   Florianopolis, presi una dose tutte le mattine. Tre giorno più tardi, presi   una dose al mattino ed una alla sera.<br />
Al ventesimo giorno mi svegliai non più rannicchiato, ma disteso nel letto e   senza dolori.<br />
Se camminavo, il dolore era ancora presente.<br />
Al trentesimo giorno mi alzai sbalordito: non mi faceva male più niente. Al   quarantesimo giorno camminai per tutta la giornata sentendo appena un leggero   peso alla gamba. Sono ormai trascorsi dieci mesi, mi sento agile e mi piego   quasi come un serpente. Il magnesio porta via il calcio dai punti indebiti e   lo fisso  solidamente alle ossa. Le mie   pulsazioni, che prima furono inferiori ai 40 battiti, sono ritornate normali.   Il mio sistema nervoso è ristabilito e molto più lucido.<br />
Il sangue, decalcificato, è fluido.  Le frequenti acute fitte al fegato   sono scomparse.<br />
Molti chiedono cosa mi stia succedendo poiché, a giudicare dall&#8217;aspetto,   sembro ringiovanito. Infatti, ho riacquistato la gioia di vivere.<br />
Centinaia di persone, dopo anni di sofferenze per dolori vertebrali, artrosi,   acidi urici, ecc&#8230;, sono guarite al Collegio di Santa Caterina.</strong></p>
<p><strong>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</strong></p>
<p><strong>Il   CLORURO di MAGNESIO AIUTA nella CURA di MOLTE AFFEZIONI<br />
Sia nel mondo vegetale  che in quel1o   animale il magnesio e un elemento necessario per lo svolgimento delle   funzioni vitali. Può capitare che l&#8217; organismo, per malattie o carenze di   diversa natura necessiti di questo minerale.<br />
In questi casi il magnesio può essere assunto, oltre che con determinati   alimenti, anche diluito in acqua sotto forma di Cloruro di Magnesio.<br />
Il magnesio e un elemento naturale importantissimo, sia per gli organismi   animali che per quelli vegetali.<br />
Nel mondo vegetale il magnesio e il nucleo attorno al quale e costruita la   clorofilla, il pigmento verde indispensabile per la vita della stragrande   maggioranza delle piante. Grazie alla clorofilla (e quindi al magnesio)   possono avvenire quelle trasformazioni che permettono alla pianta di vivere e   di svilupparsi.<br />
Si consideri poi che la clorofilla è anche dotata di una buona azione   deodorante e di varie proprietà farmacologiche: cicatrizzante,   batteriostatica (blocca le infezioni da batteri) tonica generale.</strong></p>
<p><strong>Per il   NOSTRO ORGANISMO E&#8217; INDISPENSABILE<br />
Anche per   l&#8217;organismo animale il magnesio e indispensabile. Esso è infatti essenziale   per l&#8217;attivazione di centinaia di reazioni chimiche.<br />
Il nostro corpo contiene circa 25 grammi di magnesio per la maggior parte   localizzato nelle ossa nei muscoli, nel cervello e in altri organi come il   fegato, i reni e i testicoli.<br />
La sua carenza si manifesta con una serie di sintomi molto variabili: si va   dall&#8217;ansia all&#8217;ipereccitabilità muscolare (con tetania e riflessi   neuromuscolari patologicamente rapidi), dalla cefalea alle vertigini,   dall&#8217;insonnia all&#8217;asma, dalle alterazioni del ritmo cardiaco alla stanchezza   eccessiva fino ai disturbi del ciclo mestruale.</strong></p>
<p><strong>A più riprese, nell&#8217;ultimo secolo, la ricerca medica si e interessata   agli  impieghi terapeutici del magnesio   e, a questo proposito, sono state condotte interessanti esperienze.<br />
Si è recentemente accertato, ad esempio, che l&#8217; assunzione di magnesio nelle   prime due settimane dopo un infarto cardiaco può ridurre del 55% la   mortalità.<br />
Donne sofferenti di osteoporosi hanno visto arrestarsi la perdita della massa   ossea nell&#8217;87% dei casi dopo due anni di somministrazione di magnesio.</strong></p>
<p><strong>Le   CARENZE di MAGNESIO SONO FREQUENTI<br />
Oggi   purtroppo non è affatto raro che l&#8217;organismo sia carente di questo prezioso   nutriente.<br />
Alcune condizioni (come le coliti, le <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/diarrea.htm">diarree</a>,   i <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/malassorbimento.htm">malassorbimenti</a>, le diete dimagranti   condotte in modo eccessivamente drastico, gli sforzi muscolari prolungati,   l&#8217;assunzione di alcol e di <a href="http://www.mednat.org/pericolo_farmaci.htm">farmaci</a>,   <a href="http://www.mednat.org/vaccini/dannivacc.htm">vaccini</a>,   la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gravidanza" target="_blank">gravidanza</a>, la <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/menopausa.htm">menopausa</a>, lo <a href="http://www.mednat.org/spirito/stress.htm">stress</a>)   determinano una perdita di magnesio oppure un aumento dei fabbisogni   organici.<br />
D&#8217;altra parte gli alimenti oggi disponibili, ottenuti spesso con un impiego   eccessivo di concimazioni minerali (che non sono in grado di restituire al   terreno tutte le sostanze assorbite dalle piante) e successivamente   trasformati e raffinati (cioè impoveriti) contengono decisamente poco   magnesio.<br />
La stessa cottura dei vegetali in piena acqua determina una perdita di   magnesio che può arrivare fino al 70 per cento.<br />
L&#8217;organismo umano contiene intorno ai 25 grammi di magnesio localizzati per   lo più nelle ossa, nei muscoli, nel cervello e in altri organi come il   fegato, i reni e i testicoli. Il fabbisogno giornaliero di magnesio per un   adulto di circa 70 kg si aggira attorno ai 420 milligrammi (cioè meno di mezzo   grammo)</strong></p>
<p><strong>Il   magnesio è un metallo<br />
Il magnesio (simbolo chimico Mg) è un elemento chimico appartenente al gruppo   dei metalli.<br />
Tra i più abbondanti in natura, costituisce all&#8217;incirca il 2,3% della crosta   terrestre.<br />
Nell&#8217;ambiente il magnesio non si trova mai allo stato puro, ma sempre in   composti con altri elementi chimici come il carbonio, l&#8217;ossigeno, lo zolfo,   il silicio, il cloro. I composti più interessanti e noti sono diversi.   L&#8217;ossido di magnesio è usato come antiacido nei bruciori di stomaco. L&#8217;idrossido   di magnesio è un lassativo.<br />
Il Cloruro di Magnesio, presente in abbondanza nell&#8217;acqua di mare alla quale   dà il caratteristico sapore amaro, ha le speciali proprietà esaminate nell&#8217;   articolo. Il solfato di magnesio, conosciuto anche come &#8220;sale inglese&#8221;   è noto a tutti come efficace lassativo;<br />
Tra i più importanti minerali che contengono significative quantità di   magnesio occorre ricordare la dolomite (carbonato doppio di calcio e   magnesio) che costituisce interi massicci montuosi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I   FABBISOGNI<br />
La scienza medica ritiene oggi che il fabbisogno di magnesio Si aggiri, per   un adulto di 70 kg. intorno ai 420 mg al giorno (cioè meno di mezzo grammo).<br />
A questo proposito non si può non riandare ai risultati di una indagine   condotta tra i contadini egiziani nel 1932 dal ricercatore Schrunipf-Pierron.   Fu accertato in quella occasione che la dieta usuale delle popolazioni rurali   dell&#8217;Egitto forniva ben 1.500-1.800 mg al giorno di magnesio, cioè quasi due   grammi. Tra i contadini egiziani l&#8217;incidenza del cancro era 10 volte   inferiore a quella delle popolazioni europee e  statunitensi è quella del cancro allo   stomaco ben 50 volte minore.<br />
Inoltre, secondo le osservazioni del ricercatore, quei contadini non   soffrivano di raffreddori, influenze, polmoniti e pleuriti, le loro donne   partorivano con estrema facilità e allattavano i bambini per oltre due anni e   gli anziani conservavano una andatura elegante e armoniosa anche in età molto   avanzata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il   MAGNESIO si TROVA in MOLTI ALIMENTI<br />
Il magnesio è contenuto soprattutto nei seguenti alimenti: i cereali   integrali, la soia, i fagioli, i vegetali in genere se coltivati con metodo   biologico, i frutti di mare e, per la gioia dei golosi, il cacao e la   cioccolata. Anche il sale marino integrale    (reperibile presso tutti i negozi di alimenti integrali e biologici) è   molto ricco di magnesio.<br />
Il Cloruro di Magnesio può essere utilizzato non solo come integrazione   alimentare, ma anche come importante strumento terapeutico nei confronti   soprattutto delle malattie infettive.<br />
Nel 1915, il prof. Pierre Delbet (medico chirurgo socio dell&#8217; Accademia di   medicina di Parigi) comunicava ai colleghi l&#8217;esito dei suoi esperimenti tesi   a trovare una sostanza che aumentasse la protezione dell&#8217;organismo nei   confronti delle aggressioni batteriche e virali e che contemporaneamente   rafforzasse il sistema immunitario.<br />
Questa sostanza era appunto il Cloruro di Magnesio, preparato da Delbet in   una soluzione di 20 grammi per litro di acqua. Delbet e i suoi allievi   curarono con il Cloruro di Magnesio infiammazioni della gola, asma e malattie   allergiche, broncopolmoniti, influenze, intossicazioni alimentari,   gastroenteriti, ascessi e foruncoli, febbri puerperali, parotiti.<br />
Delbet si dedicò anche allo studio dei rapporti fra magnesio e cancro e, dopo   molte esperienze cliniche e di laboratorio, concluse che il magnesio   esercitava anche un&#8217; azione preventiva nei confronti dei tumori.<br />
Tra l&#8217;altro, queste asserzioni vennero successivamente confermate anche da   studi geologici che stabilirono l&#8217;esistenza di una relazione tra la scarsa   quantità di magnesio presente nel terreno (e quindi negli alimenti) e il   numero dei casi di cancro individuati in quella stessa zona.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Potete   usare il Cloruro di Magnesio in caso di malattie acute<br />
La soluzione di Cloruro di Magnesio da utilizzare per gli utilizzi elencati   successivamente è quella ottenuta sciogliendone 20 (25) grammi in un litro di   acqua.<br />
Per il trattamento delle malattie acute (influenza, raffreddore, bronchite,   raucedine, mal di gola, rosolia, morbillo) è opportuno che le dosi di seguito   indicate vengano inizialmente somministrate ogni 6 ore. In reazione a   miglioramento ottenuto si potrà poi somministrare la dose sogni 8-12 ore.<br />
La somministrazione deve, continuare per 5-6 giorni anche dopo scomparsa dei   sintomi più fastidiosi (febbre, arrossamento, dolore alla gola, secrezioni   nasali, ecc.)<br />
Per i bambini fino ai 2 anni: 60 ml (circa 3 cucchiai da minestra)<br />
Per i bambini di 3 anni: 80 ml (circa 4 cucchiai da minestra)<br />
Per i bambini di 4 anni: 100 ml.<br />
Per gli adulti e i bambini sopra i 5 anni: 125 ml (circa due tazzine di   caffé)<br />
È possibile che la somministrazione frequente (come quella necessaria nelle   fasi più acute della malattia) determini un leggero effetto lassativo. A   parte il fatto che la pulizia dell&#8217;intestino, nella maggior parte dei casi,   influisce favorevolmente sull&#8217;evoluzione della malattia, il fenomeno è   comunque transitorio. Potrà in ogni caso essere utile ridurre la quantità di   ogni singola dose, mantenendo invece invariata la frequenza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un altro problema, specialmente se   il Cloruro di Magnesio è destinato ai bambini, è costituito dal sapore molto   amaro della soluzione. Si potrà tentare di rammentare loro che la Fata   Turchina, nel somministrare a Pinocchio un farmaco, diceva espressamente che &#8220;la   medicina più è amara e più fa bene&#8221;.<br />
Ma probabilmente un intervento più efficace per rendere meno sgradevole la   pozione consisterà nella sua diluizione con acqua addizionata con succo di   limone, zuccherata a piacere.<br />
La dose di Cloruro di Magnesio si può anche assumere bevendone piccoli sorsi   ogni 15/20 minuti.<br />
Esistono in commercio anche le compresse, più facilmente ingeribili da  parte di bambini ed anziani, dato il sapore   del Cloruro di Magnesio. In  genere le   compresse di 1 grammo cad.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ricordiamo che alle volte al posto del Cloruro di Magnesio, in certi casi e&#8217; possibile utilizzare il <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/bicarbonato_magnesio.htm">Bicarbonato di Magnesio</a><br />
Importante: Controllare comunque le   proprie reazioni individuali a questa sostanza (Bicarbonato &#8211;   Carbonato di Magnesio) &#8211; Il <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/cloruro_magnesio.htm">Cloruro di Magnesio</a> al contrario e&#8217; normalmente adatto a TUTTI.<br />
Con tutti questi sali occorre assumere CONTEMPORANEAMENTE dei <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/batteri_autoctoni.htm">fermenti</a> e degli <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/enzimi.htm">enzimi</a>,   in quanto le alterazioni degli <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/enzimi.htm">enzimi</a>,   della <a href="http://www.mednat.org/cure_natur/fermenti_nemici.htm">flora</a><span style="text-decoration: underline;">,</span> del <a href="http://www.mednat.org/bioelettr/acidi_basi.htm">pH</a> digestivo e e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non   soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte   dell&#8217;organismo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IMPORTANTE:<br />
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto <a href="http://www.mednat.org/cancro/ricercatori_osteggiati.htm">contrasti con le autorita&#8217; mediche</a>, e per essere precisi,  affermiamo che NON   condividiamo in toto le loro terapie, in quanto per noi seguaci della <a href="http://www.mednat.org/fondamenti_mednat.htm">Medicina   Naturale</a> la <a href="http://www.mednat.org/malattia_definizione.htm">malattia</a> (cancro compreso) e&#8217; MULTIFATTORIALE, quindi NESSUN prodotto   puo&#8217;, da solo, guarire dalla malattia della quale si e&#8217; malati !</strong></p>
<table border="0" cellpadding="0" width="95%">
<tbody>
<tr></tr>
</tbody>
</table>
<table style="text-align: justify;" border="1" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td><strong> </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>INTERVISTA al dott. <a href="http://www.mednat.org/curriculum_vergini.htm">VERGINI</a> (medico) &#8211; Magnesio e Cloruro di magnesio per la   salute</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La carenza di magnesio, così come per altri preziosi   minerali, è sempre più evidente in una società indirizzata verso un sempre   più diffuso costume di seguire una   dieta povera di nutrienti. Questo diffuso ‘malcostume’ è supportato   dalla pubblicità che invita a consumare piatti già pronti, sempre più industrializzati e raffinati. Ci   ritroviamo così sulla tavola alimenti sempre più colorati, saporiti, veloci e facili da consumare ma, per   contro, sempre più poveri dal lato   nutrizionale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbiamo cercato di capire il motivo di tutto ciò e come un rimedio naturale,   il cloruro di magnesio, possa essere utile nella cura di diversi disturbi. A   queste domande ci risponde il dottor Raoul Vergini, medico ed esperto in   nutrizione.<br />
Dottore, pare che le popolazioni più   civilizzate soffrano di una rilevante carenza di magnesio. Quale può esserne   il motivo ?<br />
“Nel 99% dei casi il motivo è un’insufficiente introduzione attraverso   l’alimentazione. Questa è data dal fatto che si tendono a mangiare meno cibi   ricchi in magnesio (ad esempio noci, mandorle, fagioli, cereali integrali),   dal fatto che le farine e il sale vengono raffinati riducendo quindi quelle   che in passato erano due fondamentali fonti di magnesio, il pane e il sale   appunto.<br />
Ed infine le colture intensive, e l’uso dei fertilizzanti chimici hanno   ridotto il quantitativo di magnesio nel terreno e, di conseguenza, nei   prodotti che vi vengono coltivati; per cui la verdura e la frutta di oggi   sono solo nell’aspetto le stesse di 50 o 80 anni fa”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il professor Delbet è stato il padre   della terapia con il cloruro di magnesio. Ci sono delle differenze tra quello   che adoperava lui e quello che si trova oggi nelle farmacie ?<br />
“Delbet e Neveu utilizzavano cloruro di magnesio a 3 e a 4,5 molecole   d’acqua (cosiddetto “essiccato”), mentre quello che si trova oggi nelle   nostre farmacie è a 6 molecole d’acqua (cosiddetto “cristallizzato”). Questa   è una differenza chimica ma all’atto pratico è una differenza molto   marginale. Una volta adattate le dosi al tipo di magnesio che noi abbiamo a   disposizione, abbiamo sostanzialmente lo stesso prodotto con la stessa   efficacia. Ad esempio, la soluzione che Neveu utilizzava contro polio,   difterite e altre malattie acute era al 2%, noi oggi utilizziamo una   soluzione al 2,5% (25 grammi in 1 litro d’acqua) proprio per compensare la   differenza di forma del cloruro di magnesio utilizzato”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cloruro di magnesio è molto   efficace anche se utilizzato per via esterna, per esempio nella disinfezione   di piaghe e ferite. Che differenza c’è tra l’uso di un disinfettante normale   e il cloruro di magnesio ?<br />
“Quella per uso esterno fu la prima utilizzazione che Delbet fece del cloruro   di magnesio, all’inizio del ‘900. Egli propose una soluzione all’1,2% per   lavare e medicare le ferite. Col magnesio cristallizzato di oggi la soluzione   diventa 1,65% (circa 16 grammi per litro di acqua bollita). Questa soluzione   non mortifica i tessuti come fanno certe soluzioni antisettiche, mentre   aumenta l’attività dei globuli bianchi. Non è quindi un disinfettante, perché   non uccide eventuali batteri presenti, ma semplicemente stimola le nostre   difese nella zona traumatizzata e ne facilita la cicatrizzazione”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Può raccontare, in due parole, la   sconvolgente esperienza del dott. Delbet nell’utilizzo del cloruro di   magnesio nella cura di malattie importanti come la Difterite ? E, soprattutto,   l’incredibile risposta dal Consiglio dell’Accademia di Medicina quando il   professor Delbet propose la terapia magnesiaca per la cura di questa malattia   ?<br />
“Il dott. Neveu, nel 1932, utilizzò in un caso di difterite una soluzione di   cloruro di magnesio nel tentativo di ridurre il rischio di reazione allergica   al siero antidifterico che avrebbe poi somministrato, poiché Delbet aveva   dimostrato che la soluzione poteva ridurre la risposta allergica. Quando il   giorno dopo arrivarono dal laboratorio le risposte delle analisi che   confermavano la difterite, e quindi prima di aver somministrato il siero,   Neveu si accorse con grande stupore che la bimba era già perfettamente   guarita. Dopo questo caso ne trattò altri 5 nei mesi successivi, e tutti   guarirono perfettamente.<br />
Negli anni seguenti tratta oltre 60 casi, tutti guariti senza dover mai   utilizzare il siero antidifterico. Allora pubblica su una rivista medica un   paio di articoli sul trattamento della difterite ed alcuni colleghi lo   provano e ne confermano gli ottimi risultati.<br />
Nel 1943 Neveu si accorge che oltre alla difterite il cloruro di magnesio era   in grado di guarire anche l’altro grande flagello di quegli anni, la   poliomielite. Allora cerca di ottenere una ufficializzazione del metodo,   presentandolo all’Accademia di Medicina e si rivolge a Delbet che ne era   membro.<br />
Ma l’Accademia rifiuta a Delbet il permesso di effettuare la comunicazione a   nome di Neveu in quanto questi non è membro dell’Accademia (cosa che in altre   occasioni era stata fatta senza problemi).<br />
Allora Delbet decide di presentarla a suo nome ma anche qui con mille scuse   gli viene negato il permesso di parlare.<br />
Dopo lunghe e accese discussioni gli viene concessa la parola ma la sua   relazione non verrà mai pubblicata sul bollettino dell’Accademia. Alle   proteste di Delbet viene risposto ufficialmente che ‘Facendo conoscere un   nuovo trattamento contro la difterite verrebbero impedite le vaccinazioni,   mentre l’interesse comune è di generalizzare le vaccinazioni stesse’”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cloruro di Magnesio sembra essere   efficace contro moltissime malattie. Come mai molti medici ancora non ne   conoscono l’utilizzo ?<br />
“Perché la terapia col cloruro di magnesio non viene certo insegnata   all’università o illustrata nei testi di terapia medica. Con l’avvento degli   antibiotici e delle vaccinazioni questa terapia, che come appena visto   incontrava già notevoli ostacoli a suo tempo, è praticamente scomparsa (o,   sarebbe meglio dire, fu definitivamente soppressa). Si pensava, un po’   ingenuamente, che gli antibiotici e le vaccinazioni fossero tutto ciò che   serviva per debellare le malattie infettive (solo dopo diversi decenni ci   saremmo resi conto che le cose non sono così semplici). E poi il cloruro di   magnesio è una sostanza naturale e quindi non brevettabile, per cui nessuna   industria farmaceutica penserebbe mai di investire milioni di euro in ricerca   su un prodotto da cui poi non potrebbe otterrebbe alcun vantaggio economico.<br />
E’ un po’ il triste destino delle vitamine, alcune delle quali hanno grandi   potenzialità preventive e terapeutiche che non vengono studiate, sperimentate   o propagandate più di tanto per lo stesso motivo. Solo lo Stato, non agendo   per fini di lucro, potrebbe sobbarcarsi l’onere di effettuare ricerche su   queste sostanze molto importanti ma troppo spesso trascurate, e questo   sarebbe di gran beneficio per tutti, ma purtroppo dubito che succederà”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel suo libro “Curarsi con il   magnesio”, dice che per quanto è importante e valida la terapia magnesiaca,   la cosa migliore sarebbe intervenire sul nostro stile di vita, in particolare   sulle abitudini alimentari. Ci conferma questo suo pensiero ?<br />
“La terapia magnesiaca è molto importante per le malattie acute e per molte   patologie croniche. Se però noi fossimo in grado di aumentare naturalmente il   nostro tenore di magnesio tramite un’alimentazione più ricca, una   coltivazione più rispettosa delle qualità del terreno, una minore   raffinazione delle farine e del sale, non ci troveremmo in questo stato di   cronica carenza di magnesio, tipica di tutti i popoli civilizzati di oggi, e   saremmo sicuramente più resistenti alle patologie acute e croniche che ci   affliggono in misura sempre maggiore, come lo erano le popolazioni meno   civilizzate 80 o 100 anni fa”.<br />
By Luigi Mondo e Stefania Del Principe &#8211; Tratto da: lastampa.it &#8211; 02/03/2009</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;<br />
CLORURO di MAGNESIO e:<br />
1. APPARATO RESPIRATORIO<br />
- Angina<br />
E’ l’infiammazione dell’istmo delle fauci e della laringe.<br />
Comprende diverse varietà a seconda della sede e della natura dell’infezione   (a. tonsillare, a. faringea, a. difterica ecc.). L’angina banale, faringea e   tonsillare, cede rapidamente al trattamento magnesico; Neveu dice di non   conoscere “una terapia migliore, più rapida e più comoda”.<br />
- Asma<br />
Malattia caratteristica da crisi di dispnea (difficoltà di respirazione)   soprattutto espiatoria, dapprima notturna, dovute allo spasmo, alla   congestione e alla ipersecrezione bronchiale.<br />
Fra le varie crisi l’apparato respiratorio è praticamente normale.<br />
Alla sua base c’è quasi sempre uno stato allergico.<br />
Questa affezione è stata spesso trattata con successo mediante   l’assorbimento, la mattina e la sera, di 125 cm³ della soluzione di cloruro   di magnesio per 20 giorni.<br />
Questo trattamento va rinnovato ogni volta che lo stato del malato lo rende necessario.<br />
- Bronchite Cronica<br />
Infiammazione cronica della mucosa bronchiale.<br />
E’ caratterizzata dalla presenza di tosse e di espettorazione che durano   parecchi mesi, ed evolve in più anni.<br />
La riduzione di calibro (infiammatoria o fibrosa) delle ramificazioni   bronchiali, provoca una notevole riduzione della ventilazione polmonare e può   evolvere verso l’enfisema polmonare e verso l’insufficienza respiratoria.<br />
Anche qui sono stati ottenuti risultati brillanti con la stessa posologia   dell’asma (125 cm³, 2 volte al giorno per 20 giorni, da ripetere al bisogno).<br />
- Broncopolmonite<br />
Malattia caratterizzata dalla infiammazione del tessuto polmonare e dei   bronchi.<br />
Si manifesta con tosse, febbre, a volte difficoltà respiratoria e cianosi, ed   ha un decorso variabile da pochi giorni a diverse settimane.<br />
In genere è secondaria ad una affezione delle vie respiratorie (influenza) o   ad una malattia generale.<br />
E’ caratteristica dei bambini e degli anziani.<br />
Il dottor Neveu racconta di molti anziani, in un ricovero, ristabilitisi in   pochi giorni con il cloruro di magnesio, senza una sola perdita, mentre gli   anni precedenti, un buon 25% di essi non superava la malattia.<br />
- Corizza (raffreddore comune)<br />
Se la terapia è iniziata tempestivamente, scompare pressoche&#8217; immediatamente   con l’assorbimento di una dose di 125 cm³, ripetuta qualche volta.<br />
- Enfisema Polmonare<br />
Stato patologico del polmone, caratterizzato dalla diminuzione o dalla   scomparsa delle fibre elastiche, dalla dilatazione esagerata e permanente   degli alveoli polmonari, che possono andare incontro a rottura e portare alla   diminuzione del letto vascolare polmonare.<br />
Tende verso l’insufficienza respiratoria ostruttiva.<br />
Anche qui, come per l’asma e la bronchite cronica, si sono ottenuti buoni   risultati con trattamenti di 20 giorni (2 dosi al dì), ripetibili al bisogno.<br />
- Influenza<br />
Anche nell’influenza i risultati sono spettacolari; noi stessi abbiamo   seguito numerosi casi perfettamente guariti in 12, 24 o 48 ore, senza   utilizzare nessun’altra terapia.<br />
Inoltre, grazie anche all’effetto tonico del magnesio stesso, non abbiamo mai   riscontrato la spiacevole astenia post-influenzale, purtroppo così frequente   nei casi trattati in maniera allopatica.<br />
- Pertosse<br />
Nella pertosse, l’inizio tempestivo del trattamento è determinante.<br />
Se presa ai primissimi sintomi, la soluzione magnesiaca può arrestare   definitivamente la malattia; se presa in ritardo non la arresta più, ma   attenua comunque notevolmente gli attacchi, ed aiuta a giungere ad una   guarigione piuttosto rapida e senza complicanze.<br />
- Raucedine<br />
La raucedine banale cede rapidamente a poche dosi della soluzione di cloruro   di magnesio, somministrate ogni sei ore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. APPARATO DIGERENTE<br />
Oltre al già citato effetto regolarizzatore sulle funzioni intestinali, ai   benefici in caso di colecistiti, angiocoliti, epatopatie, spasmi digestivi,   abbiamo due indicazioni fondamentali:<br />
- Intossicazioni alimentari e professionali<br />
Anche in gravi casi (diarrea, vomito, sincope), numerose osservazioni del   Dott. Neveu ed altri confermano l’effetto del cloruro di magnesio.<br />
Neveu cita il caso di un coltivatore che, intossicatosi con un prodotto a   base di arsenico utilizzato contro la dorifora, si ristabilì rapidamente   grazie all’uso del cloruro di magnesio per via orale, e del tiosolfato di   magnesio per via endovenosa.<br />
- Gastroenterite neurotossica dei lattanti<br />
Questa malattia molto grave è caratterizzata da una sindrome infettiva   (vomito, diarrea, febbre o ipotermia da collasso) e da una disidratazione   notevolissima.<br />
Per questa affezione il Dott. Neveu, dopo 10 anni di osservazioni cliniche,   raccomandò il trattamento seguente:<br />
a) DIETA<br />
1° Durante le prime 24 ore: dieta idrica, cioè somministrare al bambino alle   ore 6, 9, 12, 15, 18 e 21, un biberon di 140-150 cm³ di acqua non zuccherata,   leggermente tiepida.<br />
2° Dall’indomani: togliere dal primo biberon un cucchiaio da caffè d’acqua e   sostituirlo con uno di latte.<br />
Poi, nei biberon seguenti, aumentare progressivamente il latte fino a che   l’acqua sia interamente sostituita da questo.<br />
b) TERAPIA<br />
Dosi per un lattante di sei mesi: somministrare al bambino, ogni tre ore,   giorno e note, rispettando tuttavia il sonno della notte, un cucchiaio da   minestra debordante (20 cm³) della soluzione di cloruro di magnesio.<br />
Può essere utilizzato un contagocce per facilitare la somministrazione.<br />
Al di sopra dei sei mesi è di due cucchiai da minestra non colmi (30 cm³).<br />
Al di sotto dei sei mesi ogni dose è di un cucchiaio da minestra non colmo   (15 cm³).<br />
In tutti i casi, cominciare con 24 ore di dieta idrica, poi tornare   progressivamente all’alimentazione normale, secondo l’età del bambino.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. MALATTIE DIVERSE<br />
- Febbre puerperale</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Stato febbrile che si accompagna a sintomi generali   più o meno gravi; si presenta nella donna che ha partorito, ed è dovuto ad   un’infezione a punto di partenza generalmente uterino, provocata da piogeni o   da associazioni batteriche.<br />
Può assumere una forma gravissima setticemica o setticopiemica.<br />
Secondo Neveu lo streptococco emolitico non sarebbe che un volgare saprofita   inoffensivo se si facesse seguire alla partoriente, a scopo preventivo, un   trattamento a base di cloruro di magnesio prima o immediatamente dopo il   parto.<br />
Se invece l’infezione si è già instaurata, la terapia magnesiaca arresta il   suo sviluppo.<br />
- Parotite-scarlattina-rosolia-morbillo<br />
Anche in queste malattie, tipiche dell’età infantile, il trattamento   magnesiaco è la terapia di scelta.<br />
Essendo una terapeutica aspecifica, che esalta le difese dell’organismo,   consente di debellare allo stesso modo malattie batteriche e malattie virali   (mentre queste ultime possono essere trattate solo sintomaticamente dalla   Medicina Ufficiale, che non possiede farmaci antivirali efficaci).<br />
- Ostiomielite<br />
E’ una malattia che colpisce soprattutto l’infanzia e l’adolescenza.<br />
Consiste in una infiammazione degli elementi cellulari dell’osso, del   periostio e della cavità midollare, dovuta allo sviluppo dello stafilococcco   piogeno, e terminante con la suppurazione e con la formazione di un sequestro   osseo.<br />
Provoca gravi sintomi generali (febbre) e locali (dolore pulsante, continuo,   soprattutto notturno).<br />
Generalmente viene trattata chirurgicamente.<br />
Neveu ci dice invece che nessuno dei pazienti da lui trattati per   ostiomielite ha dovuto ricorrere all’intervento chirurgico; tutto è rientrato   nell’ordine col solo cloruro di magnesio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Posologia per il trattamento delle malattie acute   col cloruro di magnesio<br />
Eccetto i casi cronici (asma, enfisema, ecc.) per i quali è stata indicata   una posologia diversa nelle pagine precedenti, è la seguente posologia alla   quale ci si dovrà sempre attenere.<br />
La soluzione da utilizzare è quella al 2% di magnesio “essiccato”, la cui   composizione è la seguente:<br />
* cloruro di magnesio essiccato gr 20 (gr 25 se si usa cloruro di magnesio   cristallizzato)<br />
* acqua comune litri 1.<br />
Adulti e bambini sopra i cinque anni: 125 cm³ ogni sei ore.<br />
Casi molto gravi: due dosi iniziali di 125 cm³ a due dosi di intervallo, poi   125 cm³ ogni sei ore.<br />
Al di sotto dei cinque anni:<br />
4 anni 100 cm³ ogni 6 ore<br />
3 anni 80 cm³ ogni 6 ore<br />
2 anni 60 cm³ ogni 6 ore<br />
1 anno 60 cm³ ogni 6 ore</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al di sotto di un anno<br />
Più di sei mesi: due cucchiai da minestra non colmi (30 cm³) ogni tre ore.<br />
Meno di sei mesi: un cucchiaio da minestra non colmo (15 cm³) ogni tre ore.<br />
Nei casi molto gravi, anche nei bambini, somministrare le prime due dosi a   distanza ravvicinata, poi le altre come di norma.<br />
I tempi di somministrazione qui citati si riferiscono alla fase acuta della   malattia.<br />
Le dosi verranno poi progressivamente spaziate, prima ogni 8 ore, poi ogni 12   ore, man mano che i segni clinici migliorano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo la guarigione apparente è necessario continuare   il trattamento, ogni 12 ore, per qualche giorno, affinche&#8217; il malato non sia   esposto a ricadute.<br />
Se la soluzione dovesse provocare disordine intestinale (ma un lieve effetto   purgante iniziale è frequente e non deve preoccupare), sarà utile diminuire   un po’ la quantità di soluzione, mantenendo però sempre i tempi di   somministrazione sopra citati.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La soluzione ha un sapore molto amaro, ed alle prime   somministrazioni può risultare piuttosto sgradevole.<br />
Ben presto, comunque, ci si abitua ad assorbirla facilmente.<br />
E soprattutto, ricordiamoci che mai come in questo caso è valido il vecchio   detto “amaro in bocca, dolce al cuore”.<br />
Per i bambini, che prenderanno difficilmente la soluzione a causa della sua   amarezza, questa può essere addizionata di un po’ d’acqua, zuccherata a   volontà e aromatizzata con succo di limone.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Terapia magnesiaca parenterale<br />
Conclusione<br />
Nelle pagine precedenti abbiamo ripercorso il cammino della citofilassi; nata   come semplice metodo di medicazione delle ferite, rivelatasi poi utile in   molti disturbi cronici, fino a diventare una terapia delle malattie infettive   e, addirittura, una prevenzione contro il cancro.<br />
Abbiamo anche seguito gli sforzi dei pochi paladini della citofilassi:   Delbet, Neveu, ed altri medici mano noti; abbiamo notato, invece, l’imponente   esercito dei nemici: Professori, Accademie, Istituti celebri, Riviste   Mediche, Associazioni.<br />
La lotta era impari, e l’esito scontato.<br />
Oggi, a 70 anni dalla nascita della citofilassi, ed oltre 40 dalla   presentazione dei primi risultati nelle malattie infettive, il metodo   mediante cloruro di magnesio è completamente ignorato dai pazienti e deriso   dai medici.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A proposito della scarsa considerazione in cui era   tenuto il metodo, Delbet aveva scritto: “Convincere che un elemento chimico   banale giochi un ruolo importante, è un’impresa difficile.<br />
</strong><strong> Se si trattasse di un composto multimolecolare, il cui nome copre diverse   righe, sarebbe stato più semplice… Una vitamina avrebbe avuto più successo.<br />
</strong><strong> Il pubblico attribuisce volentieri alla loro carenza i disturbi di cui   soffre.<br />
</strong><strong> Poiche&#8217; ci si immagina che un grande effetto non possa essere prodotto che da   mezzi complicati, i sali di magnesio sembrano essere troppo semplici.”</strong><br />
<strong> La vedova Neveu scrisse, qualche tempo fa, parole di grande saggezza e   semplicità:</strong><br />
<strong> Bisogna dunque ammettere che i metodi che guariscono troppo in fretta i   malati sono condannati a priori, e perche&#8217;? Evidentemente non siamo più ai   tempi di Ippocrate, dove l’arte di esercitare la medicina era un sacerdozio.</strong><br />
<strong> Oggi noi adoriamo il vitello d’oro.</strong><br />
<strong> Oggi tutti iricercatori, che volessero rendere un servizio ai loro simili,   conoscerebbero la stessa sorte per i loro metodi, quantunque fossero tra i   più efficaci.</strong><br />
<strong> Sarebbe lo stesso se qualcuno scoprisse come guarire il cancro.</strong><br />
<strong> Non cerchiamo di capire.</strong><br />
<strong> Purtroppo sono sempre i poveri malati che ne pagano le conseguenze.”(*)</strong><br />
<strong> Ed è il pregiudizio che ha avuto la meglio.</strong><br />
<strong> Intanto si continua ad insegnare agli studenti di medicina che “una terapia   eziologica della poliomielite non esiste, e noi dobbiamo limitarci a cercare   di ottenere una funzione vicaria da parte delle fibre muscolari superstiti”;   che la terapia della difterite “trova il suo cardine nell’uso del siero   antitossico”; per parlare soltanto delle due malattie più celebri trattate   dal Dott. Neveu col metodo citofilattico.</strong><br />
<strong> Abbagliati dai falsi miti del “pasteurismo”, ci troveremo ben presto in una   situazione di impotenza nei confronti delle malattie infettive.</strong><br />
<strong> Prima che sia troppo tardi, i “ricercatori” farebbero bene a rileggere   Delbet, Neveu, Tissot, Bechamp i quali, non convinti dalle idee di Pasteur,   diedero nuove e migliori risposte al problema delle malattie infettive.</strong><br />
<strong> La frase di Claude Bernard:- Il microbo non è nulla, è il terreno che è tutto   – tornerebbe allora a riacquistare tutto il suo significato.</strong><br />
<strong> Dal 1947, anno della presentazione dei primi risultati della terapia citofilattica   nella difterite e nella poliomielite, quante persone sono morte o sono   rimaste inferme a causa di queste due malattie? Soltanto in Italia il conto   ammonta a diverse decine di migliaia.</strong><br />
<strong> E lo stesso discorso vale per altre malattie infettive.</strong><br />
<strong> Eppure la maggior parte di questi malati, per lo più bambini, si sarebbero   potuti salvare se tempestivamente trattati con cloruro di magnesio; se la   ragione ed il buon senso avessero prevalso sul pregiudizio e sull’egoismo   camuffati da scienza.</strong><br />
<strong> Considerata la non sempre facile reperibilità del cloruro di magnesio, coloro   che sono interessati ad applicare la terapia qui rappresentata, sono pregati   di mettersi in contatto con l’Autore, che potrà fornire tutte le informazioni   ed indicazioni necessarie al riguardo.</strong><br />
<strong> By dott. <a href="http://www.mednat.org/curriculum_vergini.htm">Raul Vergini</a></strong><br />
(*) Pensiamo alle vicende relative all’<a href="http://www.mednat.org/cure_natur/ascorb_potassio.htm">ascorbato di potassio</a>, all’IMB, a&#8230; ?! (n.d.e.)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il fatto che lo scopritore della citofilassi fosse   un medico noto, addirittura membro dell’accademia di Medicina, non ha giovato   ugualmente alla popolarità del metodo.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“… io mi chiedo per quale ragione questo metodo   mediante cloruro di magnesio, che rende così grandi servigi ai malati, non   sia riconosciuto ufficialmente, tanto più che, all’inizio, fu la scoperta di   un membro dell’Accademia di Medicina, uno dei più grandi Maestri di questo   secolo.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La signora Neveu per anni aveva seguito il marito   nelle sue ricerche, nelle sue battaglie, vittoriose, contro le malattie   infettive, e in quelle, meno fortunate, contro il pregiudizio.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi li ha sulla coscienza ?<br />
</strong></p>
</h3>
]]></content:encoded>
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		<title>Non lasciate morire Gerri Giuffrida</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 03:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Resistenza umana]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il testo che leggerete è stato pubblicato sul nostro Blog dedicato alle tematiche del carcere, Le Urla dal Silenzio (http://urladalsilenzio.wordpress.com/). Nel pubblicarlo su Born Again ho tolto alcune frasi dalla premessa. Comunque chi tra i lettori di Born Again volesse scrivere a Gerri Giuffrida, può farlo a questo indirizzo.. Gerri Giuffrida Via Camporgnago n. 40 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="inbdy" style="text-align: justify;"><img class="alignnone" title="gerri" src="http://zedla.files.wordpress.com/2007/05/mano-di-sangue.jpg" alt="" width="794" height="1148" /></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Il testo che leggerete è stato pubblicato sul nostro Blog dedicato alle tematiche del carcere, <em>Le Urla dal Silenzio </em>(<a href="http://urladalsilenzio.wordpress.com/">http://urladalsilenzio.wordpress.com/</a>). Nel pubblicarlo su Born Again ho tolto alcune frasi dalla premessa. Comunque chi tra i lettori di Born Again volesse scrivere a Gerri Giuffrida, può farlo a questo indirizzo..</strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Gerri Giuffrida</strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Via Camporgnago n. 40</strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>20090 Opera (Milano)</strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Alcune settimane fa una persona  che stimo molto, Ebe Quaranta, mi parlò della situazione drammatica di un  ragazzo, che da più di quattro mesi stava in isolamento nel carcere di  Opera. E le cui condizioni fisiche, e soprattutto mentali, erano arrivate al  limite. Fui naturalmente d’accordo con lei che bisognava saperne di più e parlarne. E lei mi mise in contatto con la madre, Angela Fuma. </strong></div>
<div id="inbdy" style="text-align: justify;">
<p><strong>Il ragazzo si chiama Gennaro Giuffrida, detto “Gerri”. Ha 32 anni ed è nativo di Brindisi. Di lui la madre dice “Gerry,  un ragazzo come<br />
tanti,  sognatore, appassionato di moto da strada,determinato ,socievole ,con un  forte temperamento, facilmente influenzabile ,come tutti ha anche degli  aspetti meno piacevoli ,come l’ essere superbo ,prepotente nei confronti  della vita , ma anche insicuro su quello che riguardava l’ aspetto della sua  famiglia, solo dopo aver subito il fatto e con grande rammarico (compiango i famigliari della vittima), ha capito il vero valore affettivo della vita  dato che di figli ne ha due e una compagna che gli è accanto”.</strong></p>
<p><strong>Lo stesso Gerri nella lettera che ha inviato al Presidente della Repubblica scrive “Sono sempre stato un tipo debole, incapace di dire no  alla gente che mi chiedeva piccoli favori, ma questa mia bontà mi ha portato  ad una vera e propria tragedia. Da quando avevo 17 anni ho iniziato a  prendere psicofarmaci per ansia e attacchi di panico, ma la cosa che mi  faceva stare ancora meglio era l’amore della mia famiglia. Nel tempo, però,  gli psicofarmaci che prendevo aumentavano. Purtroppo il troppo amore della  mia famiglia ha peggiorato la mia situazione, perché anche se facevo dei  piccoli sbagli, loro  mi proteggevano fino alla morte”. </strong></p>
<p><strong>Il riferimento  all’ansia, agli attacchi di panico  e agli psicofarmaci, aiuta a comprendere  la particolare fragilità di questo ragazzo, e la situazione delicatissima  che già viveva, che poi il carcere, e il modo in cui è stato fatto valere  nei suoi confronti, ha enormemente esasperato. In carcere infatti, così  denunciano Gerri e la madre, sono avvenuti episodi brutali e intollerabili  che sono andati a colpire una psiche già fragile ed insicura.</strong></p>
<p><strong>Inizierò citando alcuni stralci finali della lettera di Gerri, per poi pubblicare in buona parte la lettera che la madre Angela Fuma, mi ha inviato. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciò che veramente conta, ai nostri fini, è l’ingiustizia che Gerri subisce, a prescindere. La subirebbe anche se non fosse  innocente. </strong></p>
<p><strong>Ma quello su cui non facciamo sconti e su cui chiediamo chiarezza e giustizia totale.. E’ IL RISPETTO DELLA DIGNITA’ UMANA DI GERRI GIUFFRIDA. Il dovere morale che si faccia chiarezza sulla sua vicenda  processuale, che si sappia  se abbia subito brutalità intollerabili, e che, soprattutto si intervenga ORA, perché ora si comprenda la situazione che sta vivendo Gerri, e si faccia in modo che questa non porti a un punto di non ritorno.</strong></p>
<p><strong>Gerri è in isolamento da mesi. Le sue sensazioni di panico ed ansia, e di  debilitamento fisico, frutto di un percorso carcerario che è stato un  calvario, rischiano di esplodere nella soffocante situazione dell’ isolamento che gli impostogli nel carcere di Opera. Le sue lettere ormai  rivelano disperazione e pensieri suicidi.</strong></p>
<p><strong>——————————————————————————————————————————————</strong></p>
<p><strong>–Uno dei frammenti finali della lettera di Gerri Giuffrida al<br />
Presidente  della Repubblica..</strong></p>
<p><strong>“Cinque mesi fa la Cassazione mi confermò la pena, e riuscirono ad<br />
ammazzarmi per la terza volta. Aspettavo solo i carabinieri che<br />
venissero a prendermi, e addirittura li chiamai io perché tardavano, e<br />
quella attesa, nel vedere la mia compagna e mio figlio forse per<br />
l’ultima volta, era tormentosa. Decisi che in carcere l’avrei fatta<br />
finita.</strong></p>
<p><strong>L’8 giugno mi portarono nel carcere di Villa Fastiggi, dove, come in<br />
ogni  altro carcere, trovi appuntati che ti trattano come ad un<br />
animale. E a me  non andava giù, perché ritenendomi ancora innocente,<br />
non potevo accettare le  cose che loro mi chiedevano di fare, e quindi<br />
venivo punito.</strong></p>
<p><strong>Dopo una decina di giorni mi trasferirono al carcere di Fermo. Carcere<br />
infernale dove non c’è neanche lo spazio per fare due passi all’aria.<br />
I  dottori mi visitarono. In dieci giorni avevo perso circa 8 kg, avevo<br />
attacchi di ansia e panico, e chiamavo sempre gli appuntati perché<br />
chiamassero il dottore, che si trovava solo dalle 11 del mattino alle<br />
19  della sera. Poi se chiami una guardia e dici che stai male, c’è<br />
qualcuno che  addirittura ti risponde, che quando muori poi ci si<br />
pensa.</strong></p>
<p><strong>Ora sono arrivato a perdere 25 kg in 4 mesi e 15 giorni, e il mio<br />
avvocato ha chiesto un periodo, che va dai sei mesi ai tre anni, agli<br />
arresti domiciliari, in modo da potere essere curato, dato che sono<br />
adesso 14 anni che, oltre all’aiuto della terapia, ho bisogno della<br />
gente a me vicina. Sto malissimo e piango e basta. Non ho più voglia<br />
di  vivere. Non riesco nemmeno a vedere la televisione perché ci sono<br />
solo  cattiverie.</strong></p>
<p><strong>E’ venuto un mio medico di parte, che mi ha visitato e ha descritto le<br />
mie precarie condizioni fisiche. Il magistrato ha chiesto il parere al<br />
dirigente sanitario del carcere che non mi ha mai visitato.”</strong></p>
<p><strong>—————————————————————————————-</strong></p>
<p><strong>–Lettera della madre di Gerri Giuffrida</strong></p>
<p><strong>(…..) Dopo la condanna definitiva della Cassazione è stato portato al<br />
carcere di Pesaro provvisoriamente, perché lì non tengono detenuti con<br />
condanne definitive superiori  ai dieci anni. La stessa settimana è<br />
stato trasferito al carcere di Fermo. Lì fu un periodo infernale,<br />
cominciò a dimagrire vertiginosamente. Mandai subito la psichiatra<br />
accompagnata da una psicologa. Lo trovarono gravissimo, sia<br />
fisicamente  che psicologicamente. Non aveva più muscolatura e non<br />
reagiva più agli  stimoli (un marocchino nella cella si prese cura di<br />
lui, cercava di farlo  mangiare cucinandogli un po’ di riso e lo<br />
copriva perché lui si stava  lasciando morire).</strong></p>
<p><strong>Quindi accertarono  che avrebbe potuto fare un gesto inconsulto.<br />
Subito  dopo, il nostro perito ha fatto una relazione che certificava<br />
le condizioni  di mio figlio. L’avvocato ha mandato l’istanza con<br />
questa relazione al  Tribunale di sorveglianza, chiedendo per un breve<br />
periodo i domiciliari, per  dargli le giuste cure, ma l’istanza è stata<br />
rigettata per ben due volte.  Alla terza volta lo hanno trasferito a<br />
Roma, in un carcere dove c’è un  reparto in cui curano i detenuti<br />
ammalati. Il trasferimento avvenne a sua  insaputa. Lo svegliarono di<br />
notte, dicendogli di vestirsi che doveva essere  trasferito. Mio figlio<br />
fu preso dal panico, cominciò a piangere e a  supplicare le guardie di<br />
lasciarlo lì perché stava vicino alla compagna e a  suo figlio, e aveva<br />
paura di restare solo. Ma per tutta risposta lo  picchiarono senza<br />
pietà, a calci e pugni in testa, e a calci nello stomaco e  nei<br />
fianchi. E senza soccorrerlo lo portarono in quello stadio pietoso a<br />
Regina Coeli. Era messo così male che, quando arrivò, gli fecero<br />
firmare  che si trovava già in quello stato e che loro non c’entravano<br />
niente. Poi lo  chiusero per due giorni nudo per terra, in un buco al<br />
buio. Lì dentro non si  respirava, mancava l’aria. Ci ha raccontato che<br />
cercava di respirare da una  fessura. E a me che sono la madre, ogni<br />
volta che lo ricordo mi sanguina il  cuore. Quando siamo stati avvisati<br />
per vie traverse del suo trasferimento,  siamo partiti subito io e una<br />
mia amica per andarlo a trovare. Ci avevano  preavvisato che non<br />
l’avemmo trovato in buone condizioni e che le guardie  c’erano andate<br />
giù pesanti. Arrivammo a Roma col cuore in gola, disperate.  Ma io non<br />
entrai, perché avevamo anche il bambino che aveva solo tre anni.  Non<br />
potevamo fargli vedere il padre in quelle condizioni, perché mia nuora<br />
aveva capito la situazione critica. Puoi immaginare con che angoscia<br />
rimasi fuori. Infatti, quando mia nuora entrò vide che era pieno di<br />
ematomi giganti in tutte le parti del  corpo. La testa non si<br />
riconosceva, la faccia rovinata, sanguinava ancora dalla bocca, e<br />
tremava e piangeva. Non poteva muoversi né mangiare.</strong></p>
<p><strong>Avevamo deciso di denunciare tutto, ma siccome hanno minacciato mio<br />
figlio che avrebbe passato, in quel caso, guai ancora maggiori, visto<br />
che sarebbe dovuto tornare al carcere di Fermo, timorosi decidemmo di<br />
non denunciare più. Un mese dopo l’hanno riportato a Fermo. Quel mese<br />
non è stato neanche un istante bene, non facevano altro che fargli<br />
raggi  dalla testa ai piedi, e imbottirlo di medicinali, anche per la<br />
bronchite,  che gli avevano fatto venire tenendolo in quello stato.<br />
Quel mese si è  cibato solo di medicinali. Potete immaginare le<br />
conseguenze. Una volta  arrivato al carcere di Fermo, le condizioni non<br />
miglioravano. Ormai era  arrivato a pensare 49 kg tutto vestito,<br />
perdendo 25 kg del suo peso  iniziale. Per cui decisero di trasferirlo<br />
ad Ascoli Piceno (sbattuto da un  carcere all’altro come fosse un sacco<br />
di patate), dove sarebbe dovuto essere  curato dato che lì c’erano i<br />
medici tutto il giorno (medici mai visti o  quasi). Qui le condizioni<br />
peggiorarono ulteriormente, cominciarono ad  aumentare le fobie, gli<br />
attacchi di panico, ed il bisogno d’aria, perché si  sentiva soffocare.<br />
Per la disperazione ha scavato nel muro, ma subito dopo  si è reso<br />
conto di quello che aveva fatto, ed i suoi compagni di cella hanno<br />
tentato di coprire il danno con una tenda, ma durante la perquisizione<br />
quel buco è stato scoperto e lui  è stato accusato di evasione. Lui<br />
non  voleva scappare dal carcere, anche perché sapeva che era<br />
impossibile. E  soprattutto c’era la speranza, se tutto andava bene,<br />
che da lì a poco lo  avrebbero preso al carcere di Gorgona, dove<br />
avevano capito i suoi problemi  ed erano disponibili ad aiutarlo.</strong></p>
<p><strong>Quindi, non considerando i problemi di mio figlio, lo sbattono ad<br />
Ancona,  nel carcere di Montacuto. Ogni spostamento per lui era un<br />
trauma. Questo  carcere era invivibile, si stava in condizioni pietose<br />
e lui chiedeva  continuamente di essere spostato, altrimenti l’avrebbe<br />
fatta finita. Grazie  ai nostri frequenti colloqui e alle lettere,<br />
siamo riusciti  a togliergli  parzialmente questa idea dalla testa,<br />
anche se nella sua mente il pensiero  ricorre continuamente. Il suo<br />
sfogo è stato quello di danneggiare la cella,  forse sperando di farsi<br />
spostare da quel carcere infernale. Viene nuovamente  accusato di<br />
danneggiamento di beni impropri, e spedito al carcere di  Opera-Milano.<br />
Qui viene messo in punizione, con sei mesi di isolamento con  il 14<br />
bis. E la sua condizione ora è davvero drammatica. Nelle lettere<br />
continua scrivere che sta malissimo, e alla sua compagna continua a<br />
dire  che si vuole ammazzare, che non ha senso vivere così. Noi siamo<br />
angosciati e  viviamo con il terrore che da un momento all’altro<br />
possiamo ricevere una  brutta notizia.</strong></p>
<p><strong>Voglio salvare mio figlio. Vorrei poterlo tenere a casa, per dargli<br />
le  cure di cui ha bisogno, perché con il nostro amore potrà venire<br />
fuori da  questa depressione, pur scontando la sua pena. Se non è<br />
possibile tenerlo ai  domiciliari, aiutatemi per una comunità<br />
riabilitativa idonea.</strong></p>
<p><strong>Non si può lasciare morire così un ragazzo tanto fragile, e per giunta<br />
innocente. Cosa possiamo fare di più di tutto quello che abbiamo<br />
fatto?  Perché nessuno ci capisce?</strong></p>
<p><strong>Vi supplico. E’ il cuore di una mamma che vi scrive. Mio figlio se<br />
continua a stare in carcere muore. Aiutatemi a salvarlo.</strong></p>
<p><strong>Angela Fuma</strong></p>
</div>
<p style="text-align: justify;">
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		<item>
		<title>Pummarò</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 03:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuori categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Bussa alla porta&#8230; E&#8217; sempre il gatto.. &#8220;Stanno arrivando&#8221;, dice. &#8220;Cristo, adesso me lo dici?&#8230;&#8221; &#8220;Non riesco a ragionare mentre vado di corpo&#8230;&#8221;. &#8220;La cacca è un momento sublime, comprendo.. ma qui è in gioco la mia stessa sopravvivenza&#8230;maledetto&#8221;. &#8220;Ti conviene darti una mossa, sono già sulle scale&#8221;. Tiro una bottiglia d&#8217;acqua addosso al gatto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="inbdy"><img class="alignnone" title="u" src="http://1.bp.blogspot.com/-6UzRJ-WPkDk/Tbk6EC9NtRI/AAAAAAAAACo/gqucyGNZOXo/s1600/016.jpg" alt="" width="750" height="464" /></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Bussa alla porta&#8230;<br />
E&#8217; sempre  il gatto..<br />
&#8220;Stanno arrivando&#8221;, dice.<br />
&#8220;Cristo, adesso me lo dici?&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Non riesco a ragionare mentre vado di corpo&#8230;&#8221;.<br />
&#8220;La cacca è un momento  sublime, comprendo.. ma qui è in gioco la mia<br />
stessa  sopravvivenza&#8230;maledetto&#8221;.<br />
&#8220;Ti conviene darti una mossa, sono già sulle  scale&#8221;.<br />
Tiro una bottiglia d&#8217;acqua addosso al gatto, in un momento di furia,  e<br />
poi mi alzo per avvicinarmi all&#8217;armadio. Dentro l&#8217;armadio, la base in<br />
realtà apre un sotto piano, della misura di un cadavaere, steso in<br />
orizzontale. Con delle apertura che consentono la respirazione. e di<br />
guardare, dal basso in giù, ciò che avviene nella stanza.<br />
Faccio appena  in temo, perchè dopo sono frammenti di porta per i calci<br />
presi e due persone  che entrano nella casa.<br />
Uno grasso come una palla di merda entra nella  stanza, guarda in<br />
cagnesco e poi stringe gli occhi come fessurine, come se  facendo così<br />
sembrasse più cattivo, ricalcando le immagine viste e riviste  di<br />
qualche vecchio triller.<br />
E poi raglia, in una strana voce gutturale.  &#8220;il bafometto libico non è<br />
qui, cerca bene in tutte le stanze.. se ha  pensato di prenderci per<br />
pagliacci lo voglio scorticare prima di portarlo  dal Faraone..&#8221;<br />
&#8220;Il bafometto libico&#8221;, penso, &#8220;ecco come mi chiamano&#8230; &#8220;. Un  nome che<br />
non mi dice nulla, e anche &#8220;il Faraone&#8221;, non so se è il loro capo.<br />
Intanto il gatto prende il volo cadendo in malo modo contro il muro.<br />
Preso a pedate, nella corsa frenetica dei due. Più o meno come un<br />
pallone supersantos. Troppo inutile per fracassargli il ventre. Penso.<br />
Il grosso continua a dire.. &#8220;La Grande Puttana vuole organizzare la<br />
festa per il terzo sabato&#8230; non ci devono essere più cazzoni in<br />
giro&#8230;&#8221;.<br />
Sapevo, naturalmente che mi cercavano.<br />
Spaccano e  sfasciano tutto. Con la pipì disegnano ghirigori sul muro.<br />
E stacano la  testa dalla statua di paperino per metterla dentro il<br />
computer che hanno  sfondato, in segno di sfregio supremo.<br />
E poi scivono con una sostanza strana  che credo sia sperma di cavallo<br />
stagionato..<br />
&#8220;Smincinien.. ti  maciulleremo fino a delirare&#8230; a presto&#8230;&#8221;<br />
Sminchien, l&#8217;insulto gravissimo  che si usa nel Barrio, il vecchio<br />
quartiere spagnolo per descrivere l&#8217;ultima  ruota tra gli esseri più<br />
spregevoli. Sminchien , sei peggio di una &#8220;carcassa  che cammina pronta<br />
ad essere polverizzata da una scarica scorreggiata di  polvere<br />
cianotica di cianuro compresso. Quindi.. forse la situazione era<br />
ancora peggio del  previsto.<br />
Non erano solo gli yakuza del Faraone, ma  l&#8217;intero Barrio che voleva<br />
il suo scalpo.<br />
Una volta sicuro che i due se  ne furono andati, usciiì fuori, tutto<br />
indolenzito. Anche il gatto era un pò  logoro, anche se immaginavo<br />
conciato peggio dopo la volata.<br />
Per un pò ci  fissammo, come due compagni di osteria, e poi il gatto<br />
disse..<br />
&#8220;Dovresti  andartene un bel pò lontano amico mio&#8230; ma molto lontano..<br />
quei tipi non  sembrano esattamente mandati dalla parrocchia&#8221;.<br />
&#8220;E invece sì&#8221;, dico io,  vorrebbe essere un tono adirato, ma la voce è<br />
incrinata dalla tensione &#8220;la  parrocchia c&#8217;entra&#8230; Ora capisco perchè<br />
Don Scorregnolo mi guardava  sardonico due sere fare e al mio saluto mi<br />
rispose.. &#8216;ricordati che se viene  e se vacia.. soprattutto se<br />
vacia&#8230;&#8217; Io lo interpretai come un sobrio e  aulico richiamo alla<br />
nostra contingenza temporale, alla nostra finitudine.  Invece, il<br />
simoniaco alludeva al mio andare via da questo mondo. Ricordi?..  il<br />
complotto dei sacrestani?&#8221;<br />
&#8220;E come no&#8221;, rispose il gatto mentre  spilucchiava una lisca di pesce<br />
che aveva nascosto in una mia calza, &#8220;tu  insieme agli Amici della<br />
Castagnola scopriste il complotto con cui i  sacrestani volevano<br />
castrare Don Zebedeo, per poi accusarlo falsamente di  pratiche<br />
sodomitiche estreme e far emergere allo scranno vescovile il loro<br />
protetto Don Zecca, scaldato nel caldo utero delle Gelsomine<br />
Iracondiane  e poi allevato allegramente dai Frati Stalagmiti e<br />
infrescano e infrastato  nella cementificazione selvaggia dell&#8217;isola di<br />
Tiberio, ai confini della  città. I sacrestani strinsero un patto di<br />
sangue e sputo con don Zecca,  collegandosi anche alla famigerata mafia<br />
congolese, e al lato plumbeo del  Rotary&#8230; Il nuovo vescovo, avrebbe<br />
ristabiito il culto San Sacripante  Scoronato Desantificato, da sempre<br />
gradito ai bassifondi, e avrebbe esteso  l&#8217;autonomia dei sacrestani<br />
trasformandoli in una vera corporazione, la mafia  congolese avrebbe<br />
avuto tramite i corrieri libri accesso privilegiato al  commercio di<br />
patate e tramite l&#8217;infoiamento col lato plumbeo del Rotary..  una<br />
fornitura massiccio della potente droga degli aghi di pino&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Mi  piace la tua capacità analitica e descrittiva&#8230; non ricordo mai<br />
come l&#8217;hai  ottenuta?..&#8221;<br />
&#8220;Metto la testa in frigo un&#8217;ora a notte.. e la mattina mi  sveglio con<br />
Brahms.. e poi al laghetto mi rotolo nel fango fino ad arivare  al<br />
Tobia, l&#8217;ex insegante che declama l&#8217;Orlando Incazzato.. unisci a ciò<br />
che non vedo mai Maria De Filippi e mangio croccantini al fosforo.. e<br />
arriverai tu stesso alla conclusione&#8230;&#8221;.<br />
&#8220;E&#8217; bello sapere che c&#8217;è  ancora qualcuno capace di ragionare&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Non dirlo a me.. non dirlo a me&#8230;&#8221;<br />
Fummo improvvisamente atterriti da un altro rumore.<br />
Cristo Santo,  pensai. E&#8217; troppo tardi per nascondermi ora. E&#8217; la<br />
fine&#8230;<br />
&#8220;Gatto&#8230; ti  affido le mie ultime parole&#8230;.&#8221;<br />
Ma fu Charlie a comparire nella stanza,  nessun membro di pericolose e<br />
omicide consorterie.<br />
Charie. Il vecchio  ragazzo, con la facca ovale e i denti giganteschi,<br />
lunghi il dopo del  Fenandel di Don Camillo. Charlie, un passato<br />
glorioso, l&#8217;unico a vincere il  Mondiale di Dama a Seul.. nella tana<br />
dei Padroni. Charlie, l&#8217;unico capace di  mangiare 200 cipolle di<br />
seguito e poi baciare una capra. Charilie.. laureato  in Storia del<br />
Pugilato a Buenos Aires, per il gusto insopprimible di scovare  la<br />
laurea più inutile del globo. Charlie, esperto di cinema polacco<br />
dadaista con sottotitoli in cirenaio. Charlie il poeta folle dei<br />
ditirambi erotico sapienziali. Charilie. con le sue assurde diete&#8230;<br />
tipo cavolo marcio pe run mese. Charlie dai denti tutti neri&#8230; e<br />
dallo  sguardo gigantesco.. con occhi allucinati. Charlie che puzzava<br />
di fogne di  Calcutta. Charlie&#8230; membro eletto di quell&#8217;assurdo Ordine<br />
segreto  cavalleresco detto.. &#8220;I Caballeri di Sesta Marrona&#8221; che si<br />
proponeva la  restaurazione del Sacro Romano Impero.. il cui trono era<br />
considerato vacante  dalla dipartita di Federico Secondo.<br />
Charlie.. che era rimasto l&#8217;unica  persona di cui poteva fidarsi in<br />
quella grassa, grossa, busona, magnaccia,  putrida, gravida,<br />
succulente, sorniona, miserabile, trionfante,  ipocondriaca,<br />
ribollente, maciullante, ridente, infinocchiata, crapulante,<br />
terrificante.. città.<br />
&#8220;Anson&#8230;&#8221; gridò in falsetto Charlie con la sua  avvitolata voce<br />
eiaculante..<br />
&#8220;Anson&#8230;. tutti ti vogliono morto..  un&#8217;altra ora e non potrai più<br />
salvarti&#8230; il mio Ordine è l&#8217;unico di cui  puoi fidarti.. ti abbiamo<br />
organizzato un corridoio segreto.. Partirai subito  &#8230;ti faremo<br />
viaggiare con due dei nostri  nei corridosi delle antiche fogne<br />
sotterranee &#8230; uscirai al confine e là due Giamboni ti porteranno ,<br />
con  un motocarro, in Siberia dove ti rifaranno i connotati&#8230;i tipi in<br />
motocarro  sanno che sei un  ebreo ultraortodosso minacciato di morte<br />
dalla Falange  Islamica&#8230; durante il passaggio nelle fogne i membri<br />
del nostro Ordine ti  conceranno come unn Ultraortodsso&#8230;.in Siberia<br />
ci metteremo in contatto con  te&#8230;&#8221;<br />
Santo Cristo pensai&#8230; e ora che faccio.. scappo via con questi<br />
psicopatici o mi faccio massacrare allegramente dagli scagnozzi di<br />
questo Complotto?<br />
E fisso il gatto come a ricordare l&#8217;origine misterica  del nobile<br />
animale, su, penso, su, nell&#8217;antico Egitto eravate animali sacri,<br />
dimmi una frase, sii mio oracolo, illuminami..<br />
Il gatto mi fissa per cin  que minuti&#8230; come a volersi compenetrare<br />
con me.. e poi dice..<br />
&#8220;Senti..  prima di andartene&#8230; dove hai messo le scorte di tonno<br />
afghano?&#8221;</div>
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		<item>
		<title>Il Potere è della gente</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 02:47:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[potere gente]]></category>

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		<description><![CDATA[Fa tardi stasera, arriva col tram, mentre un pacco di latte aspetta sul camion, e cercherà di leggere almeno mezzora, prima di sfangarsi il c ulo un altro giorno, la classe ha 30 studenti, quanti ne avrà idomani, 40, tagliano insegnanti come tagliano nastri, mentre spalano merda i camerieri della stazione, in televisione dicono che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="poteres" src="http://www.annapaghera.it/ita/fotogallery/paesaggi-urbani/murales-urbani.jpg" alt="" width="1600" height="1063" /></p>
<p><strong>F</strong><strong>a tardi stasera,</strong></p>
<p><strong>arriva col tram,</strong></p>
<p><strong>mentre un pacco di latte aspetta sul camion,</strong></p>
<p><strong>e cercherà di leggere almeno mezzora,</strong></p>
<p><strong>prima di sfangarsi il c ulo un altro giorno,</strong></p>
<p><strong>la classe ha 30 studenti,</strong></p>
<p><strong>quanti ne avrà idomani, 40,</strong></p>
<p><strong>tagliano insegnanti come tagliano nastri,</strong></p>
<p><strong>mentre spalano merda i camerieri della stazione,</strong></p>
<p><strong>in televisione dicono che la borsa scende</strong></p>
<p><strong>ma che domani il tempo è nuvolo,</strong></p>
<p><strong>-</strong></p>
<p><strong>Arriverà il momento di alzarsi,</strong></p>
<p><strong>i piccoli e gli umili spezzerano le colonne</strong></p>
<p><strong> e le piramidi crolleranno,</strong></p>
<p><strong>-</strong></p>
<p><strong>Prendono a avangate la terra,</strong></p>
<p><strong>ex di turno, fuoriquota, fuorifase, fuoriclasse,</strong></p>
<p><strong>costa due cazzi questa terra,</strong></p>
<p><strong>ma è una scommessa,</strong></p>
<p><strong>una sporca scommessa,</strong></p>
<p><strong>ci saranno pomodori, ortaggi, olive,</strong></p>
<p><strong>-</strong></p>
<p><strong>La palestra apre solo di sera,</strong></p>
<p><strong>paga la parrocchia metà,</strong></p>
<p><strong>l&#8217;altra metà la paga qualche vecchio avvocato</strong></p>
<p><strong>o giocatore d&#8217;azzardo,</strong></p>
<p><strong>ma resta aperta,</strong></p>
<p><strong>ragazzi colpiscono il punchball,</strong></p>
<p><strong>capelli argento gli mostra i colpi,</strong></p>
<p><strong>alla fine un bicchiere,</strong></p>
<p><strong>la strada poi farà il resto,</strong></p>
<p><strong>si canticchia un pò</strong></p>
<p><strong>prima di arrivare al fiume</strong></p>
<p><strong>-</strong></p>
<p><strong>E scriveva scriveva,</strong></p>
<p><strong>quaderni al soffitto,</strong></p>
<p><strong>le storie non lo lasciavno mai..</strong></p>
<p><strong>la mattina al bar</strong></p>
<p><strong>per comrparsi un&#8217;ora buona,</strong></p>
<p><strong>un libro buono,</strong></p>
<p><strong>un quaderno</strong></p>
<p><strong>zeppole e pane,</strong></p>
<p><strong>e poi scrivere..</strong></p>
<p><strong>La gente sputerà la rabbia,</strong></p>
<p><strong>come un incendio,</strong></p>
<p><strong>non ci saranno più cani randagi al buio,</strong></p>
<p><strong>nè donne col collare,</strong></p>
<p><strong>nesssun collare, mai più..</strong></p>
<p><strong>-</strong></p>
<p><strong>Ferro battuto,</strong></p>
<p><strong>ferro lamiera,</strong></p>
<p><strong>leggono in tram,</strong></p>
<p><strong>ferro battuto,</strong></p>
<p><strong>aria sul ventre,</strong></p>
<p><strong>calce viva,</strong></p>
<p><strong>per 30 euro al giorno,</strong></p>
<p><strong>ci mettono la faccia,</strong></p>
<p><strong>il culo,</strong></p>
<p><strong>una famiglia da far mangiare</strong></p>
<p><strong>c&#8217;è da scaricare a porto</strong></p>
<p><strong>e lo faranno,</strong></p>
<p><strong>perché</strong></p>
<p><strong>qualcuno li aspetta</strong></p>
<p><strong>-</strong></p>
<p><strong>Alla mensa dei poveri,</strong></p>
<p><strong>consegnano il loro natale,</strong></p>
<p><strong>per portare minestre e coperte,</strong></p>
<p><strong>e stringere un sorriso,</strong></p>
<p><strong>prima che chiuda baracca.</strong></p>
<p><strong>Esmeralda prova i suo passi,</strong></p>
<p><strong>la danza  è roba per ricchi,</strong></p>
<p><strong>si nasche col marchio, dice lo zio,</strong></p>
<p><strong>ma lei si alza e prova,</strong></p>
<p><strong>nel vecchio giardino,</strong></p>
<p><strong>la vecchia strada romana,</strong></p>
<p><strong>ora pattumiera e scugnizzi,</strong></p>
<p><strong>balla come il suo Cielo Zingaro,</strong></p>
<p><strong>Biiclette corrono,</strong></p>
<p><strong>la posta non arriverà mai</strong></p>
<p><strong>puntuale,</strong></p>
<p><strong>uova imbacuccate,</strong></p>
<p><strong>regali di frontiera,</strong></p>
<p><strong>il circo dei nani arriva domani.</strong></p>
<p><strong>-</strong></p>
<p><strong>Prove di Nuovo ordine mondiale,</strong></p>
<p><strong>mentre la scimmia del Quarto Reich balla la Polca,</strong></p>
<p><strong>e il Faraone sogna cieli di Lager</strong></p>
<p><strong>ma c&#8217;è un sogno blasfemo ancora scritto sui muri,</strong></p>
<p><strong>sussurrato da sempre,</strong></p>
<p><strong>clandestino da sempre..</strong></p>
<p><strong>i piccoli solleveranno la testa,</strong></p>
<p><strong>i piccoli sollveranno la testa.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un gatto, Kafka e Murakami</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 02:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Simbolo]]></category>
		<category><![CDATA[gatto]]></category>
		<category><![CDATA[Haruki Murakami]]></category>
		<category><![CDATA[Kafka sulla spiaggia]]></category>
		<category><![CDATA[parlare]]></category>

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		<description><![CDATA[Si avvicina cercando di non fare cadere i libri sulla scrivania, non manca di leccarsi i baffi, e poi il suo piccolo rituale, strusciarsi le zampine anteriori l&#8217;una con l&#8217;altra. &#8220;Non l&#8217;hanno ancora scoperto Alfredo?&#8221;, chiede il mio gatto Ciccia. &#8220;Ancora no.. sono riuscito a non dare nell&#8217;occhio&#8230;&#8221;. &#8220;Ma un giorno scopriranno che parli coi gatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" title="gatto" src="http://www.petpassion.tv/blog/wp-content/uploads/2010/06/gatto-libri.jpg" alt="" width="1024" height="768" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si avvicina cercando di non fare cadere i libri sulla scrivania, non manca di leccarsi i baffi, e poi il suo piccolo rituale, strusciarsi le zampine anteriori l&#8217;una con l&#8217;altra.<br />
&#8220;Non l&#8217;hanno ancora scoperto Alfredo?&#8221;, chiede il mio gatto Ciccia.<br />
&#8220;Ancora no.. sono riuscito a non dare nell&#8217;occhio&#8230;&#8221;.<br />
&#8220;Ma un giorno scopriranno che parli coi gatti Alfredo, e allora per te si apriranno tempi molto foschi. Magari ti usceranno come cavia da laboratorio. E prima di allora tutti gli altri ti eviteranno come unasorta di animale da bestiario&#8221;.<br />
&#8220;Parli bene per essere un gatto Ciccia&#8230; non ho mai capito perchè&#8230;&#8221;.<br />
&#8220;Non so, non ho mai fatto una seria riflessione su di me. Anche se il mio psichiatra dice che manco dei fondamentali..&#8221;<br />
&#8220;Cosa sono questi fondamentali?&#8221;<br />
&#8220;Non l&#8217;ho capito, sembra che siano una cosa che si aggiunge al cretino per farlo intelligente&#8221;.<br />
&#8220;Sì..sarà qualcosa del genere.. Non dire al tuo psichiatra che parlo coi gatti, però. Quelli hanno intrallazzi ovunque&#8221;.<br />
&#8220;Hai la mia parola Alfredo.. in nomine croccantinus io manterrò il silenzio&#8221;.<br />
&#8220;Sai, credo ci siano altri che parlino coi gatti. Stavo leggendo un brano tratto da un libro di Murakami, conosci?&#8221;<br />
&#8220;No, non sono ancora arrivato al Novecento&#8230;&#8221;<br />
&#8220;E&#8217; forte come tipo.. ma&#8230; beh.. mi sono permesso di trascriverti il brano.. così lo leggi con comodo&#8230;  tieni è in questo foglio&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Grazie Alfredo, ah al posto tuo io elimineri quel papillon rosso quando sei a casa.. sa troppo cicisbeo&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Credo tu abbia ragione.. ma qualcuno mi ha rubato la cravattina marrone pannocchia..&#8221;<br />
&#8220;Non guardare me.. non guardare me&#8230;.&#8221;<br />
&#8220;Va bene non ti guardo.. ma.. aspetta.. prendi il foglio con il brano di Murakami&#8230;.&#8221;<br />
&#8220;Thank&#8217;s Sir&#8230;&#8221; </strong></p>
<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;­&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
Tratto da Kafka sulla spiaggia<br />
di Murakami Haruki </strong></p>
<p><strong>- Buongiorno, &#8211; disse il vecchio.<br />
Il gatto sollevò appena la testa, e a voce bassa, di malavoglia<br />
ricambiò il saluto. Era un grosso gatto maschio nero, anziano.<br />
- E&#8217; una bella giornata, non è vero?<br />
- Hmm, &#8211; fece il gatto.<br />
- Non si vede nemmeno una nuvola.<br />
- Per ora.<br />
- Pensa che questo tempo non durerà?<br />
- Verso sera si dovrebbe guastare. Si sente nell&#8217;aria, &#8211; disse il<br />
gatto nero, allungando lentamente una zampa. Poi socchiuse gli occhi e<br />
osservò di nuovo l&#8217;uomo in viso.<br />
L&#8217;uomo guardava il gatto sorridendo amabile.<br />
Il gatto esitò qualche istante, indeciso su come comportarsi. Poi,<br />
rassegnato disse:<br />
- Hmm&#8230; si direbbe che sai parlare.<br />
- Sì, &#8211; rispose il vecchio timidamente, e in segno di rispetto si<br />
tolse il suo logoro berretto di cotone di montagna. &#8211; Non è che possa<br />
parlare sempre e con tutti i gatti, ma quando le cose vanno bene ci<br />
riesco, come adesso.<br />
- Hmm, &#8211; commentò laconico il gatto.<br />
- Mi potrei sedere un pò li sopra, se non sono di disturbo? Nakata ha<br />
camminato molto e adesso è stanco.<br />
Il gatto nero si sollevò pigramente, fece vibrare alcune volte i<br />
lunghi baffi, e si produsse in uno sbadiglio così grande da slogarsi<br />
quasi la mascella. &#8211; Nessun disturbo. O meglio, se mi disturbi o no,<br />
poco importa. Siediti pure dove ti pare, nessuno te lo può impedire.<br />
- Grazie, grazie, &#8211; disse l&#8217;uomo, e si sedette accanto  al gatto.  -<br />
Sa, è dalle sei di stamattina che cammino.<br />
- Dì un pò&#8230; hai detto che ti chiami Nakata?<br />
- Sissignore. Mi chiamo Nakata. E lei?<br />
- Non mi ricordo, &#8211; rispose il gatto. &#8211; Avevo un nome, una volta, ma a<br />
un certo punto non mi è servito più, e così alla fine l&#8217;ho<br />
dimenticato.<br />
- Sì. Le cose che non servono si dimenticano. Anche per Nakata è così,<br />
- disse l&#8217;uomo, grattandosi la testa. &#8211; Quindi lei on vive con qualche<br />
famiglia.<br />
- Sono stato allevato in una famiglia, ma si tratta di molto tempo fa.<br />
Adesso non più. Ci sono diverse famiglie che ogni tanto mi danno da<br />
mangiare&#8230; ma non vivo con nessuno.<br />
Nakata annuì, restò per un pò in silenzio, quindi riprese:<br />
- Senta, le dispiacerebbe se la chiamassi signor Otsuka?<br />
- Otsuka? &#8211; disse il gatto un pò stupito, guardando il faccia il suo<br />
interlocutore. &#8211; Eh, come sarebbe? Perchè dovrei farmi chiamare<br />
Otsuka?<br />
- No, per nessuna ragione in particolare. A Nakata è venuto in mente<br />
così, all&#8217;improvviso. Poichè senza un nome ho difficoltà a ricordare,<br />
ho provato a dargliene uno a caso. Può essere di grande aiuto. Sapendo<br />
il nome, anche uno stupido come Nakata può riordinare meglio le idee.<br />
Ad esempio posso dire: il pomeriggio del tale giorno, in un terreno<br />
incolto del quartiere di ***, secondo cho, ho incontrato il gatto nero<br />
signor Otsuka. E&#8217; molto più facile da ricordare.<br />
- Hmm, &#8211; fece il gatt. &#8211; Non capisco bene. A noi gatti tutto questo<br />
non serve. Ci bastano alcuni elementi come l&#8217;odore, la forma, e ce la<br />
caviamo benissimo.<br />
- Sì, anche Nakata lo capisce. Ma vede, signor Otsuka, gli esseri<br />
umani sono fatti diversamente. Per ricordae le cose, abbiamo<br />
assolutamente bisogno di dare, nomi e cose del genere.<br />
Il gatto soffiò col naso.<br />
- Mi sembra molto scomodo.<br />
- Ha ragione. Il fatto di dovere ricordare tante cose è terribilmente<br />
scomodo. Ad esempio dobbimo imparare il nome del governatore, i numeri<br />
degli autobus. Ma a parte questo, non le dispiace se la chiamo Otsuka?<br />
Non vorrei che le desse fastidio.<br />
- Darmi fastidio&#8230; non è che faccio i salti di gioia, ma non direi<br />
che mi dia particolarmente fastidio. Perciò, se ci tieni, pui anche<br />
chiamarmi Ostuka. E&#8217; solo che non mi sembra il mio nome.<br />
- Non sa quando mi rendono felice queste sue parole. La ringrazio<br />
infinitamente, signor Otsuka.<br />
- Certo che tu, anche considerando ceh fai parte degli uomini, hai un<br />
modo di parlare ben strano, &#8211; disse Otsuka.<br />
- Sì, me lo dicono tutti. Ma Nakata sa parlare solo così. E&#8217; il suo<br />
modo di parlare normale. E&#8217; perchè non sono intelligente. Non sono<br />
stato sempre così, è che da bambino ho avuto un incidente, e da allora<br />
sono diventato stupido. Non so nemmeno scrivere, e non so leggere i<br />
libri e i giornali.<br />
- Se è per questo anch&#8217;io, non è che me ne faccio un vanto, ma non so<br />
scrivere &#8211; disse il gatto, e si leccò il cuscinetto sotto la zampa<br />
destra. &#8211; Eppure ho un&#8217;intelligenza normale, e non ho mai avuto<br />
problemi per questo.<br />
- Certo, nel mondo dei gatti è senz&#8217;altro così, &#8211; disse Nakata. &#8211; Ma<br />
nel mondo degli uomini on sapere scrivere, o non saper leggere i libri<br />
e i giornali, equivale a essere stupidi. E&#8217; così e basta. Il padre di<br />
Nakata, che è morto tanto tempo fa, era un importante professore<br />
universitario, specializzato in una cosa che si chiama &#8220;Teoria della<br />
finanza&#8221;. Poi Nakata ha due fratelli più piccoli che sono tutti e due<br />
molto intelligenti. Uno è capufficcio in una grande società. L&#8217;altro<br />
lavora in un posto che si chiama &#8220;Ministero&#8221;. Vivono in case molto<br />
grandi dove si mangia spesso l&#8217;anguilla. Nakata è l&#8217;unico stupido<br />
della famiglia.<br />
- Però sai parlare con i gatti.<br />
- Sissignore, &#8211; disse Nakata.<br />
- Ma nessuno sa parlare con i gatti, no?<br />
- Nossignore.<br />
- Quindi non si può dire che sei stupido.<br />
- Sì, no, cioè, su questo punto Nakata non sa che dire. Però Nakata<br />
sin da quando era bambino si è sempre sentito ripetere che era<br />
stupido, quindi ha pensato che doveva davvero essere stupido. Non<br />
riesco nemmeno a leggere i nomi delle stazioni, quindi non posso<br />
comprare i biglietti e prendere la metropolitana. Però sugli autobus<br />
municipali, se faccio vedere la mia tessera di invalido posso salire.<br />
- Hmm, &#8211; fece Otsuka, senza troppo calore.<br />
- Per chi non sa né leggere né scrivere, trovare lavoro è impossibile.<br />
- E allora come fai per vivere?<br />
- Ho il sussidio.<br />
- Sussidio?<br />
- E&#8217; il governatore che mi dà i soldi. Io abito in un piccolo<br />
appartamento a Nogata. E mangio tre volte al giorno.<br />
- E&#8217; una vita niente male&#8230; o almeno, così mi sembra.<br />
- Sì, come lei dice, non è niente male, &#8211; disse Nakata. &#8211; Ho un riparo<br />
dalla pioggia, e posso vivere comodamente. Poi a volte, come adesso,<br />
qualcuno mi chiede di cercare dei gatti. Allora ricevo un piccolo<br />
compenso. Ma questo lo tengo nascosto al governatore. Quindi per<br />
favore non lo dica a nessuo. Se lui sapesse che ricevo del denaro in<br />
più, forse mi toglierebbe il sussidio. Come ho già detto, è solo un<br />
piccolo compenso, non è molto, ma mi permette di mangiare qualche<br />
volta l&#8217;anguilla. A Nakata l&#8217;anguilla piace tanto.<br />
- Anche a me piace parecchio. Ma l&#8217;ho mangiata solo una volta, molti<br />
anni fa, e non ricordo più che sapore aveva.<br />
- Ah, l&#8217;anguilla è veramente un cibo buonissimo, unico. Non assomiglia<br />
a nient&#8217;altro. Nel mondo ci sono tante cose da mangiare, e in genee al<br />
posto di una se ne può prendere una simile, ma l&#8217;anguilla, almeno per<br />
quanto ne sa Nakata, non può essere sostituita con niente.<br />
- Hai detto che cerchi i gatti? &#8211; chiese Otsuka.<br />
- Sì. Cerco i gatti scomparsi. Visto che posso parlare un pò la vostra<br />
lingua, andando in giro e raccogliendo informazioni, di solito riesco<br />
a scoprire dove sono andati a finire. E siccome si è sparsa la voce<br />
che sono bravo, mi viene chiesto spesso di trovare i gatti smarriti.<br />
Tanto che ormai quasi ogni giorno sono occupato a cercarne qualcuno.<br />
Però, poiché non mi piace allontanarmi troppo, ho deciso di cercare<br />
gatti solo nel quartiere di Nakano. Altrimenti va a finire che mi<br />
perdo io.<br />
- Anche adesso stai cercando un gatto scomparso?- Sissignore, sto<br />
cercando un gatto color tartaruga di un anno che si chiama Goma. Ecco<br />
la foto-. Nakata tirò fuori dalla borsa di tela che portava a tracolla<br />
una fotocopia a colori e la mostrò a Otsuka.<br />
- E&#8217; lui. Porta un collarino antipulci marrone.<br />
Otsuka allungò il collo e guardò la foto. Quindi scosse la testa.<br />
- No, questo tizio non l&#8217;ho mai visto. I gatti che bazzicano da queste<br />
parti li conosco più o meno tutti, ma questo no. NOn l&#8217;ho mai visto nè<br />
sentito.<br />
- Ho capito.<br />
- Ma è molto tempo che lo cerchi?<br />
- Allora, vediamo.. uno, due&#8230; con oggi fanno tre giorni.<br />
Otsuka restò per qualche istante a riflettere intensamente. Poi disse:<br />
- Penso che lo saprai anche tu, ma i gatti sono animalli abitudinari.<br />
Di solito hanno vite piuttosto regolari, e ameno che non si trovino in<br />
particolari circostanze, non amano i grossi cambiamenti. Per<br />
particolari circostanze intendo il sesso o gli incidenti.<br />
- Sì, anche Nakata pensa che sia così.<br />
- Se si tratta del sesso, dopo un pò si calmano e tornano a casa. Tu<br />
sai che significa desiderio sessuale?<br />
- Sì. Non ne ho un&#8217;esperienza personale, ma più o meno so a che cosa<br />
si riferisce. Si tratta del pisellino, vero?<br />
- Esatto, si tratta del pisellino, &#8211; rispose calmo Otsuka. &#8211; Ma se<br />
capita un incidente, è difficile che tornino a casa.<br />
- Sì, è proprio vero.<br />
- E può anche succedere  che spinti dal desiderio si ritrovino a<br />
vagare in qualche posto lontano, e a un certo punto smarriscano la<br />
strada.<br />
- Sicuramente, se uscissi da Nakano avrei difficoltà a ritrovare la<br />
casa.<br />
- Anche a me è successo diverse volte. Naturalmente parlo di quando<br />
ero molto più giovane, &#8211; disse Otsuka, socchiudendo gli occhi come se<br />
ricordasse qualcosa. &#8211; Quando ci si accorge di avere perso la strada<br />
di casa, si entra nel panico. Il desiderio sessuale è un bel guaio. Ma<br />
in quel momento non si riesce proprio a pensare a nient&#8217;altro. Non ci<br />
si preoccupa del dopo. Il desiderio sessuale è questo. Perciò,<br />
tornando a quel gatto&#8230; come hai detto che si chiama?<br />
- Parla di Goma?<br />
- Sì. Anche io vorrei fare quello che posso per aiutarti a ritrovarlo.<br />
Un gatto tartaruga di un anno, cresciuto in una casa tra mille<br />
attenzioni, non sa niente del mondo. E&#8217; incapace di sostenere un<br />
litigio, e non sa procurarsi il cibo da solo. Mi fa pena. Ma purtroppo<br />
questo gatto non l&#8217;ho mai visto. Penso che farai meglio a cercare da<br />
qualche altra parte.<br />
- Ho capito. Allora farò come lei mi suggerisce, e proverò a cercare<br />
in un altro posto. Sono veramente spiacente di averla disturbata<br />
durante il suo riposino. Comunque, siccome penso che ripasserò di qui,<br />
se nel frattempo le capitasse di vederlo, la prego d dirlo a Nakata.<br />
Spero di non essere inopportuno, ma mi permetta di offrirle un piccolo<br />
pensiero in segno di gratitudine.<br />
- No, lascia stare. Mi ha fatto piacere parlare con te. Quando<br />
ripassi, fatti vedere. Se il tempo è buono, a quest&#8217;ora in genere sono<br />
qui in questo spiazzo. Quando piove, mi trovi in quel santuario alla<br />
fine della scalinata.<br />
- Ho capito. Allora la ringrazio molto. Il piacere è stato mio, signor<br />
Otsuka. Anche se Nakata sa parlare con i gatti, non succede mica con<br />
tutti di poter chiacchierare così piacevolmente. Quando io attacco<br />
discorso, a volte mi guardano con un&#8217;aria terribilmente sospettosa,<br />
poi senza dire niente prendono e se ne vanno da un&#8217;altra parte. Eppure<br />
io sono andato lì solo per salutarli.<br />
- Sì, posso immaginarlo. Tra i gatti è come con gli esseri umani, se<br />
ne trovano di tutti i tipi.<br />
- Ha ragione. Anche Nakata la pensa così. Nel mondo ci sono tanti tipi<br />
di persone, e tanti tipi di gatti.<br />
- Otsuka stirò la schiena e alzò lo sguado verso il cielo. Il sole<br />
diffondeva su quel terreno incolto la luce dorata del pomeriggio. Ma<br />
nell&#8217;aria c&#8217;era un vago presagio di pioggia. Otsuka lo percepiva con<br />
chiarezza.<br />
- Quindi tu hai avuto questo incidente da bambino, e da allora sei<br />
diventato un pò tonto. E&#8217; così che hai detto, no?- Sissignore,<br />
esattamente. E&#8217; poprio quello che ho  detto. Nakata ha avuto un<br />
incidente quando aveva nove anni.<br />
- Ma che razza di incidente hai avuto?<br />
- E&#8217; na cosa che non riesco in nessun modo a ricordare. A quanto mi<br />
hanno detto, Nakata è stato colpito da una febbre di origine<br />
sconosciuta e per tre settimane è rimasto senza conoscenza. Per quel<br />
periodo sono stato in un letto d&#8217;ospedale,, con un ago attaccato al<br />
braccio. Poi quando finalmente mi sono svegliato, avevo dimenticato<br />
tutto quanto era successo fino ad allora. La faccia di mio padre, la<br />
faccia di mia madre, come si scrive, come si fanno i calcoli, la casa<br />
dove abitavamo, persino il mio nome: tutto dimenticato. La mia testa<br />
si era completamente svuotata, come quando si toglie il tappo dalla<br />
vasca da bagno. Mi hanno detto che prima dell&#8217;incidente Nakata era un<br />
ragazzo intelligente, con ottimi voti a scuola. Ma un giorno è caduto<br />
di colpo svenuto e quando si è svegliato era diventato stupido. Mia<br />
madre ormai è morta da tanto tempo, ma per questa ragione ha pianto<br />
molto. Non si rassegnava che fossi diventato stupido. Mio padre non<br />
piangeva, era sempre arrabbiato.<br />
- Però in compenso sei diventato capace di parlare coi gatti.<br />
- Sissignore.<br />
- Hmm.<br />
- E un&#8217;altra cosa è che sono sempre stato sano, non mi sono mai<br />
ammalato, nemmeno una volta. Non ho carie, e on ho bisogno di<br />
occhiali.<br />
- Per quanto posso giudicare io, a me non sembri mica stupido.<br />
- Davvero? &#8211; Nakata inclinò un pò la testa perplesso. &#8211; Però vede,<br />
signor Otsuka, Nakata ha già superato i sessant&#8217;anni. E quando uno ha<br />
più di sessant&#8217;anni, ormai si è abituato al fatto di essere stupido, e<br />
di essere evitato dagli altri. Si può vivere anche senza prendere il<br />
treno. Da quando mio padre non c&#8217;è più, nessuno più mi picchia. E da<br />
quando se n&#8217;è andata anchee mi amadre, nessuno piange. Perciò se a<br />
questo punto tutt&#8217;a un tratto mi sento dire che non sono stupido,<br />
provo un pò di imbarazzo. Se si scopre che non sono più stupido, il<br />
governatore mi potrebbe togliere il sussidio, e forse non potrei più<br />
salire sugli autobus col mio permesso speciale. Se il governatore mi<br />
rimproverasse dicendo: Ehi, ma tu non sei mica stupido!, Nakata non<br />
saprebbe cosa rispondere. Perciò  a Nakata sembra che sarebbe meglio<br />
rimanere stupido come è sempre stato.<br />
- Quello che vogliio dire è che il tuo problema, secondo me, non sta<br />
nel fatto che sei stupido, disse Otsuka, con un&#8217;espressione seria.<br />
- Ah no?<br />
- Il tuo problema, almeno secondo me, è che tu&#8230; sei un pò delicato.<br />
Appena ti ho visto ho notato che la tua ombra sul terreno è densa<br />
circa la metà delle persone normali.<br />
- Sì.<br />
- Io ho già visto una persona così una volta.<br />
Nakata guardò Otsuka con la bocca leggermente aperta.<br />
- Ha già visto un&#8217;altra persona così una volta, vuol dire un altro<br />
essere umano come Nakata?<br />
- Sì. Perciò quando hai cominciato a parlare non mi sono stupito più<br />
di tanto.<br />
- E quando è successo?<br />
- Molto tempo fa, quando ero giovane. Ma non mi ricordo niente: né la<br />
faccia, né il nome, né il posto, né l&#8217;ora. Come ho già detto, noi<br />
gatti non abbiamo questo tipo di memoria.<br />
- Sì.<br />
- E anche nel caso di quell&#8217;uomo, sembrava che metà della sua ombra si<br />
fosse persa da qualche aprte. Era chiara proprio come la tua.<br />
- Sì.<br />
- Perciò mi chiedo se tu, invece di andare in giro a ritrovare i gatti<br />
smarriti, non faresti meglio a cercare seriamente l&#8217;altrà metà della<br />
tua ombra.<br />
Nakata tirò alcune volte la visiera del berretto che tenva in mano.<br />
- A dire il vero anche Nakata l&#8217;aveva un pò sospettato. Che forse la<br />
sua ombra era piuttosto debole. Gli altri non se ne accorgono,  ma io<br />
avevo questa impressione.<br />
- Ah, se è così tanto meglio, &#8211; disse il gatto.<br />
- Però, come ho già detto, Nakata ormai ha una certa età, e tra non<br />
molto dovrà morire. Mia madre è morta, e mio padre anche. Che uno sia<br />
stupido o intelligente, che sappia scrivere o meno, che abbia un&#8217;ombra<br />
intera oppure no, tutti, quando arriva il momento, dobbiamo morire.<br />
Morire ed essere cremati. E quando si diventa cenere, si va nella<br />
tomba di Karasuyama. Karasuyama si trova nel quartiere di Setagaya.<br />
Però forse quando sarò nella tomba di Karasuyama non penserò più a<br />
niente. E se non penserò, non mi preoccuperò più. Perciò Nakata può<br />
accontentarsi di restare così com&#8217;è, no? E poi, se gli è possibile,<br />
Nakata finchè sarà in vita non vorrebbe uscire dal quartiere di<br />
Nakano. Dopo morto, lo so, mi toccherà andare a Karasuyama, ma per<br />
quello non posso farci nulla.<br />
- Naturalmente, sei libero di pensarla come credi, &#8211; disse Otsuka. Poi<br />
di nuovo si leccò svelto il cuscinetto su una zampa. &#8211; Ma forse al<br />
fatto dell&#8217;ombra faresti meglio a rifletterci su. Anche l&#8217;ombra, può<br />
darsi che si vergogni un pò. Se io fossi un&#8217;ombra, non mi piacerebbe<br />
restare a metà.<br />
- Sì, &#8211; disse Nakata. &#8211; è vero. Forse ha ragione. A questo non avevo<br />
mai pensato. Tornato a casa, ci rifletterò sopra.<br />
- Sì, vale la pena pensarci.<br />
I due restarono per un pò in silenzio. Poi Nakata si alzò dolcemente e<br />
si spazzò con cura dai pantaloni ii fili d&#8217;erba che vi erano rimasti<br />
attaccati. Si rimise il berretto sgualcit. Lo aggiustò fino a che non<br />
ebbe trovato la giusta angolazione per la visiera. Rimise a tracolla<br />
la sua borsa di tela.<br />
- La ringrazio moltissimo. La sua opinione è stata per me veramente<br />
preziosa. Stia bene: le auguro tutto il meglio.<br />
- Anche a te, amico.<br />
Dopo un pò che Nakata andò via, Otsuka tornò a stendersi sull&#8217;erba e<br />
chiuse gli occhi. Ci voleva ancora un pò di tempo prima che il cielo<br />
si oscurasse e cominciasse a piovere. Senza pensare a nulla, scivolò<br />
in un breve sonno. </strong></p>
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		<title>Di poche parole?&#8230; di Ciro Campajola</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 18:37:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Questa non è una poesia.. è un inno&#8230; un Manifesto. Se in tutta la sua vita, Ciro Campajola avesse scritto solo questa &#8220;cosa&#8221; e non avesse fatto nient&#8217;altro.. non dico scrivere.. proprio NIENTE altro&#8230; e avesse passato tuti i suoi giorni in una stanza di plastica.. basterebbe questa &#8220;cosa&#8221;.. per garantirti migliaia di anni nell&#8217;Utero della Gloria&#8230; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><img class="alignnone" title="Dignity" src="http://3.bp.blogspot.com/-JS_XsjRaKdk/TwQlIq9L7mI/AAAAAAAABJE/70docaK9enA/s1600/Coppia+8+INDIA-10720.jpg" alt="" width="1500" height="996" /></em></strong><strong>  Questa non è una poesia.. è un inno&#8230; un Manifesto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se in tutta la sua vita, Ciro Campajola avesse scritto solo questa &#8220;cosa&#8221; e non avesse fatto nient&#8217;altro.. non dico scrivere.. proprio NIENTE altro&#8230; e avesse passato tuti i suoi giorni in una stanza di plastica.. basterebbe questa &#8220;cosa&#8221;.. per garantirti migliaia di anni nell&#8217;Utero della Gloria&#8230; semplicemente Grandiosa&#8230;</strong></p>
<p><strong><em>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</em></strong></p>
<p><strong><em>Non è tanto quando tocca a te</em></strong></p>
<p><strong><em>allora</em></strong></p>
<p><strong><em>specie se la partita non ti interessa</em></strong></p>
<p><strong><em>ti giochi solo la carta necessaria a sfangarla</em></strong></p>
<p><strong><em>è quando “sta a te”</em></strong></p>
<p><strong><em>è quello il momento in cui ti metti in gioco </em></strong></p>
<p><strong><em>che scopri la tua carta</em></strong></p>
<p><strong><em>quella per te vincente</em></strong></p>
<p><strong><em>e che lo sia oppure no</em></strong></p>
<p><strong><em>non è importante</em></strong></p>
<p><strong><em>importa a te</em></strong></p>
<p><strong><em>è solo allora che saprai chi sei</em></strong></p>
<p><strong><em>quando quella carta segnerà le tue prossime partite</em></strong></p>
<p><strong><em>eliminandone qualcuna</em></strong></p>
<p><strong><em>aggiungendone qualcun’altra</em></strong></p>
<p><strong><em>quando quel che sarà</em></strong></p>
<p><strong><em>ti sarà stato dato  </em></strong></p>
<p><strong><em>non solo dalle regole di un assurdo gioco</em></strong></p>
<p><strong><em>ma</em></strong></p>
<p><strong><em>per quel che hai potuto</em></strong></p>
<p><strong><em>anche da te stesso</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Non è senno di poi</em></strong></p>
<p><strong><em>non bisogna aspettare per scoprirlo</em></strong></p>
<p><strong><em>lo senti da subito</em></strong></p>
<p><strong><em>è un istinto naturale come fosse un peccato originario</em></strong></p>
<p><strong><em>è qualcosa che hai dentro</em></strong></p>
<p><strong><em>è la tua natura a suggerirti le carte di volta in volta</em></strong></p>
<p><strong><em>non la tua ragione</em></strong></p>
<p><strong><em>è lei che ti porta sin dalla prima partita</em></strong></p>
<p><strong><em>a ripetere tante volte la giocata che sai non vincerà</em></strong></p>
<p><strong><em>una puntata incoscientemente cosciente di perdere</em></strong></p>
<p><strong><em>liberamente perdente</em></strong></p>
<p><strong><em>una giocata fatta pur di sedere ad altri tavoli</em></strong></p>
<p><strong><em>dove di vincere non te ne frega un cazzo</em></strong></p>
<p><strong><em>tavoli dove ti basta starci</em></strong></p>
<p><strong><em>esiliato tra gli esiliati da ogni ingranaggio</em></strong></p>
<p><strong><em>e con un buon bicchiere tra le mani</em></strong></p>
<p><strong><em>ascoltare rapito storie di chi ci sta seduto</em></strong></p>
<p><strong><em>facendone sbornia e tesoro insieme</em></strong></p>
<p><strong><em>sentirti ricco ed ebbro</em></strong></p>
<p><strong><em>e poi andare avanti così tutta la notte</em></strong></p>
<p><strong><em>a perdifiato</em></strong></p>
<p><strong><em>col cuore in gola</em></strong></p>
<p><strong><em>sudando</em></strong></p>
<p><strong><em>sentendoti </em></strong></p>
<p><strong><em>giocando</em></strong></p>
<p><strong><em>magari perfino a carte</em></strong></p>
<p><strong><em>ma giocando</em></strong></p>
<p><strong><em>non gareggiando</em></strong></p>
<p><strong><em>di gareggiare non te ne frega un cazzo</em></strong></p>
<p><strong><em>e poi magari accorgerti</em></strong></p>
<p><strong><em>che l’ultimo avventore rimasto in sala</em></strong></p>
<p><strong><em>è un’avventrice</em></strong></p>
<p><strong><em>avvicinarti istintivo al suo tavolo</em></strong></p>
<p><strong><em>mentre lo straccio già lucida il pavimento</em></strong></p>
<p><strong><em>stanco e frettoloso di riposo</em></strong></p>
<p><strong><em>e con calma</em></strong></p>
<p><strong><em>sederti e non chiederle niente</em></strong></p>
<p><strong><em>in attesa forse di qualcosa</em></strong></p>
<p><strong><em>e se qualcosa sarà</em></strong></p>
<p><strong><em>non dovrai aspettare molto per saperlo</em></strong></p>
<p><strong><em>ve lo ricorderà lo straccio ormai ridotto uno straccio</em></strong></p>
<p><strong><em>supplicante di una tregua nella quotidiana fatica del vivere</em></strong></p>
<p><strong><em>poi nel momento stesso in cui la notte diventa alba</em></strong></p>
<p><strong><em>e la serranda si abbassa sull’attimo precedente</em></strong></p>
<p><strong><em>da sapere non ci sarà più niente</em></strong></p>
<p><strong><em>è solo il momento successivo di mille momenti prima</em></strong></p>
<p><strong><em>e voi non siete lì per caso</em></strong></p>
<p><strong><em>non è orario né luogo per incontri casuali</em></strong></p>
<p><strong><em>se siete lì</em></strong></p>
<p><strong><em>è perché ci siete arrivati con le vostre occasioni</em></strong></p>
<p><strong><em>per come le avete guidate</em></strong></p>
<p><strong><em>sapete già tutto senza sapere niente</em></strong></p>
<p><strong><em>non c’è bisogno di presentazioni</em></strong></p>
<p><strong><em>dovete solo scoprire se diventerete voi stessi</em></strong></p>
<p><strong><em>un’occasione tra le vostre occasioni</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Tutto sta</em></strong></p>
<p><strong><em>al valore che dai tu a quella carta</em></strong></p>
<p><strong><em>e a quanto ne dai alla posta in palio</em></strong></p>
<p><strong><em>se ne dai più a quella partita</em></strong></p>
<p><strong><em>o alla tua partita</em></strong></p>
<p><strong><em>se preferisci alzarti alla pari da quel tavolo</em></strong></p>
<p><strong><em>non affannarti troppo</em></strong></p>
<p><strong><em>non sudare</em></strong></p>
<p><strong><em>rinunciare al piatto che avresti voluto</em></strong></p>
<p><strong><em>alla “tua”vittoria</em></strong></p>
<p><strong><em>e assicurarti il meglio possibile</em></strong></p>
<p><strong><em>e i capelli bianchi</em></strong></p>
<p><strong><em>oppure andare avanti</em></strong></p>
<p><strong><em>sempre e comunque</em></strong></p>
<p><strong><em>e sempre e comunque fino al cuore di ogni cosa</em></strong></p>
<p><strong><em>non fare delle mezze misure una tua misura</em></strong></p>
<p><strong><em>mai</em></strong></p>
<p><strong><em>e fin tanto che sei vivo</em></strong></p>
<p><strong><em>di qualsiasi colore avrai i capelli</em></strong></p>
<p><strong><em>non lasciarci mai il tuo sangue a quel cazzo di tavolo</em></strong></p>
<p><strong><em>giocartelo prima nel caso</em></strong></p>
<p><strong><em>e fino all’ultima goccia</em></strong></p>
<p><strong><em>perderlo ma non disperderlo</em></strong></p>
<p><strong><em>non a quel tavolo</em></strong></p>
<p><strong><em>non è il quello tuo tavolo</em></strong></p>
<p><strong><em>e quello è tuo il sangue</em></strong></p>
<p><strong><em>se vuoi avvelenarlo sai benissimo come fare</em></strong></p>
<p><strong><em>basta rivolgerti ad altri giocatori della stessa partita</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>E’ così che ti conosci</em></strong></p>
<p><strong><em>non necessariamente conoscendo</em></strong></p>
<p><strong><em>la conoscenza è relativa se tu non ci “Credi”</em></strong></p>
<p><strong><em>è andando avanti a tentoni e tentativi</em></strong></p>
<p><strong><em>assaggiandoti</em></strong></p>
<p><strong><em>prendendoti anche a morsi se è necessario</em></strong></p>
<p><strong><em>non lasciandoti mai in pace</em></strong></p>
<p><strong><em>semmai intralceranno il tuo vivere</em></strong></p>
<p><strong><em>non lasciandoti mai in pace</em></strong></p>
<p><strong><em>se mai ti lasceranno in pace</em></strong></p>
<p><strong><em>è così che ti fai largo in questa vita</em></strong></p>
<p><strong><em>“quando sta a te”</em></strong></p>
<p><strong><em>facendo di volta in volta</em></strong></p>
<p><strong><em>quanto più vuoto è possibile intorno al tuo vivere</em></strong></p>
<p><strong><em>eliminando tutto quel casino</em></strong></p>
<p><strong><em>che di vuoto ne è già troppo pieno</em></strong></p>
<p><strong><em>e serve solo a incasinarti ancora di più</em></strong></p>
<p><strong><em>fino a ridurti a un ibrido addomesticato</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Cazzo quando veniamo al mondo</em></strong></p>
<p><strong><em>è la prima cosa che dovrebbero insegnarci</em></strong></p>
<p><strong><em>e invece anche questo scoprirai</em></strong></p>
<p><strong><em>solo quando starà a te incassarlo</em></strong></p>
<p><strong><em>e molto dipenderà dal come saprai incassarlo</em></strong></p>
<p><strong><em>ma in seguito</em></strong></p>
<p><strong><em>comunque lo avrai fatto</em></strong></p>
<p><strong><em>ti tornerà utile</em></strong></p>
<p><strong><em>sarà un vantaggio nel setacciarti il vivere</em></strong></p>
<p><strong><em>e nel modo di incassare per vivertelo</em></strong></p>
<p><strong><em>sarai come un pazzo cercatore d’oro anche in piena merda</em></strong></p>
<p><strong><em>in pieno fango</em></strong></p>
<p><strong><em>nel pieno di qualunque altra cosa</em></strong></p>
<p><strong><em>ma sempre in pieno</em></strong></p>
<p><strong><em>non sei da mezze misure</em></strong></p>
<p><strong><em>o magari nel pieno di una pozza di sangue avvelenato di tuo</em></strong></p>
<p><strong><em>nuotando contro corrente e contro probabilità</em></strong></p>
<p><strong><em>e aggiungendo a quella fottuta pozza</em></strong></p>
<p><strong><em>anche il sale delle tue lacrime e del tuo sudore</em></strong></p>
<p><strong><em>ma senza mai smettere di cercare il tuo oro</em></strong></p>
<p><strong><em>senza mai smettere di crederci</em></strong></p>
<p><strong><em>sempre più convinto e cosciente del tuo cammino</em></strong></p>
<p><strong><em>a dispetto di quel che il tuo cammino può “sembrare”</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Sembrare e vivere sono due cose diverse</em></strong></p>
<p><strong><em>ma sembra che a ricordarlo siano in pochi</em></strong></p>
<p><strong><em>e intendo</em></strong></p>
<p><strong><em>in pochi tra i pochi</em></strong></p>
<p><strong><em>quindi sta a te</em></strong></p>
<p><strong><em>consentirti o no</em></strong></p>
<p><strong><em>di vivere quel che ti fa sentire vivo</em></strong></p>
<p><strong><em>fregandotene se al mondo non piace</em></strong></p>
<p><strong><em>perché nel frattempo avrai scoperto</em></strong></p>
<p><strong><em>che il mondo</em></strong></p>
<p><strong><em>civilmente</em></strong></p>
<p><strong><em>se ne frega di quel che ti piace</em></strong></p>
<p><strong><em>che il mondo</em></strong></p>
<p><strong><em>civilmente</em></strong></p>
<p><strong><em>se ne frega del piacere in genere</em></strong></p>
<p><strong><em>preferisce ottenere piuttosto che godere</em></strong></p>
<p><strong><em>e perché anche tu</em></strong></p>
<p><strong><em>in fondo te ne freghi di trovarlo quell’oro</em></strong></p>
<p><strong><em>a te basta Crederci</em></strong></p>
<p><strong><em>è questa la differenza tra te e quelli civili</em></strong></p>
<p><strong><em>tu vuoi solo cercarlo quell’oro</em></strong></p>
<p><strong><em>battere i tuoi sentieri</em></strong></p>
<p><strong><em>evitando intralci</em></strong></p>
<p><strong><em>burocrazie</em></strong></p>
<p><strong><em>ipocrisie</em></strong></p>
<p><strong><em>posti di blocco</em></strong></p>
<p><strong><em>multe da pagare</em></strong></p>
<p><strong><em>e altre rotture di cazzo</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Come vivere tra Sodoma e Gomorra</em></strong></p>
<p><strong><em>la repubblica di Salò</em></strong></p>
<p><strong><em>e quella schifosamente attuale</em></strong></p>
<p><strong><em>ed essere sempre stato multato</em></strong></p>
<p><strong><em>perché beccato a scopare dietro un’ aiuola</em></strong></p>
<p><strong><em>colpevole di calpestare i giardinetti  e disturbare i vicini</em></strong></p>
<p><strong><em>urlando amore a squarciagola</em></strong></p>
<p><strong><em>eccola la civiltà:</em></strong></p>
<p><strong><em>bandire ogni naturale forma di umanità</em></strong></p>
<p><strong><em>in nome di qualunque immoralità</em></strong></p>
<p><strong><em>purché serva</em></strong></p>
<p><strong><em>ed è questa forse la carta che io</em></strong></p>
<p><strong><em>in questa civiltà</em></strong></p>
<p><strong><em>mi son sempre giocato</em></strong></p>
<p><strong><em>gridare disturbando i vicini</em></strong></p>
<p><strong><em>pagare multe pur di urlare i miei orgasmi</em></strong></p>
<p><strong><em>il mio amore</em></strong></p>
<p><strong><em>puro o profano che sia stato</em></strong></p>
<p><strong><em>ed è</em></strong></p>
<p><strong><em>convinto più che mai</em></strong></p>
<p><strong><em>che l’amore profano</em></strong></p>
<p><strong><em>è soltanto un vecchio scherzo da preti</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Il “quando sta a te”</em></strong></p>
<p><strong><em>viene fuori in momenti estremi</em></strong></p>
<p><strong><em>dove anche tutto l’oro del mondo</em></strong></p>
<p><strong><em>non serve più</em></strong></p>
<p><strong><em>perché di più non c’è niente più</em></strong></p>
<p><strong><em>ma non è così</em></strong></p>
<p><strong><em>lo sembra</em></strong></p>
<p><strong><em>lo sembra perché sentiamo troppo</em></strong></p>
<p><strong><em>ma ascoltiamo poco</em></strong></p>
<p><strong><em>vediamo troppo</em></strong></p>
<p><strong><em>ma osserviamo poco</em></strong></p>
<p><strong><em>ci piace distrarci</em></strong></p>
<p><strong><em>a volte ci conviene</em></strong></p>
<p><strong><em>altre siamo incapaci</em></strong></p>
<p><strong><em>ma al momento estremo</em></strong></p>
<p><strong><em>spesso</em></strong></p>
<p><strong><em>ci accompagniamo noi stessi</em></strong></p>
<p><strong><em>e questo non ci piace ricordarlo</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Il quando sta a te</em></strong></p>
<p><strong><em>te lo giochi ogni volta che ti schieri</em></strong></p>
<p><strong><em>o dalla parte del naturale</em></strong></p>
<p><strong><em>della grazia</em></strong></p>
<p><strong><em>del semplice</em></strong></p>
<p><strong><em>del rispetto a dispetto del sopruso</em></strong></p>
<p><strong><em>del sorriso a cospetto del ghigno</em></strong></p>
<p><strong><em>dell’umiltà in faccia all’arroganza</em></strong></p>
<p><strong><em>del significato sincero del “buongiorno”</em></strong></p>
<p><strong><em>del grazie se hai avuto cortesia</em></strong></p>
<p><strong><em>e del prego se ne hai data</em></strong></p>
<p><strong><em>insomma</em></strong></p>
<p><strong><em>del “niente di chissà che”</em></strong></p>
<p><strong><em>semplicemente del normale</em></strong></p>
<p><strong><em>del notare il bisogno in occhi troppo dignitosi per chiedere</em></strong></p>
<p><strong><em>e farne istintivo un tuo dovere ascoltare</em></strong></p>
<p><strong><em>nient’altro servirebbe alle civiltà di turno</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Oppure adeguarti all’inciviltà</em></strong></p>
<p><strong><em>solo perché ti dicono che è la “civiltà”</em></strong></p>
<p><strong><em>calpestando in nome di questa l’umanità</em></strong></p>
<p><strong><em>la dignità invece che i giardinetti</em></strong></p>
<p><strong><em>l’andare naturale delle cose</em></strong></p>
<p><strong><em>la gentilezza</em></strong></p>
<p><strong><em>l’armonia</em></strong></p>
<p><strong><em>calpestando il sorriso e il pianto</em></strong></p>
<p><strong><em>senza una spalla disponibile</em></strong></p>
<p><strong><em>sempre da solo</em></strong></p>
<p><strong><em>non un orecchio che ascolti</em></strong></p>
<p><strong><em>non senza delegare altre orecchie</em></strong></p>
<p><strong><em>che poi a loro volta delegano</em></strong></p>
<p><strong><em>e l’amico ti manda da chi di dovere</em></strong></p>
<p><strong><em>e chi di dovere ti da l’indirizzo esatto</em></strong></p>
<p><strong><em>da chi di dovere andare</em></strong></p>
<p><strong><em>e tutti saranno giudici</em></strong></p>
<p><strong><em>e se avranno camici bianchi</em></strong></p>
<p><strong><em>ti delegheranno in camere con pareti e letti bianchi</em></strong></p>
<p><strong><em>e se avranno camici neri</em></strong></p>
<p><strong><em>ti delegheranno in camere con sbarre e camicie grigie</em></strong></p>
<p><strong><em>e in quelle stanze tu vorresti solo delegarti a Dio</em></strong></p>
<p><strong><em>ma non puoi</em></strong></p>
<p><strong><em>sei già all’inferno</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Eccola la civiltà</em></strong></p>
<p><strong><em>vietare il sesso sotto le stelle</em></strong></p>
<p><strong><em>ma permettere quello malato e nascosto</em></strong></p>
<p><strong><em>sporcare l’amore</em></strong></p>
<p><strong><em>impedire i giorni a modo tuo</em></strong></p>
<p><strong><em>se non entri nei suoi</em></strong></p>
<p><strong><em>giorni affidati soltanto alla tua buona stella</em></strong></p>
<p><strong><em>e alla tua costanza nel coltivarli ogni mattino</em></strong></p>
<p><strong><em>senza bisogno d’altro</em></strong></p>
<p><strong><em>senza bisogno della civiltà</em></strong></p>
<p><strong><em>quei giorni che alla somma totale</em></strong></p>
<p><strong><em>basterebbero a avanzerebbero</em></strong></p>
<p><strong><em>per sentirti in pari almeno quella volta</em></strong></p>
<p><strong><em>perché è solo quella la volta</em></strong></p>
<p><strong><em>che vuoi sentirti in pari</em></strong></p>
<p><strong><em>non un minuto prima</em></strong></p>
<p><strong><em>un minuto prima vuoi ancora giocare</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Ma la somma dei tuoi giorni</em></strong></p>
<p><strong><em>non dà il giusto peso ai giorni</em></strong></p>
<p><strong><em>bara</em></strong></p>
<p><strong><em>in questa civiltà di giusto</em></strong></p>
<p><strong><em>non c’è rimasto un cazzo di niente</em></strong></p>
<p><strong><em>tanto meno il peso</em></strong></p>
<p><strong><em>la bilancia è tarata</em></strong></p>
<p><strong><em>certi pesi non hanno peso nel vuoto</em></strong></p>
<p><strong><em>tutto è a vantaggio dell’inciviltà</em></strong></p>
<p><strong><em>neanche i “tecnici” sanno farli questi conti</em></strong></p>
<p><strong><em>pare che ciò che sia umanamente possibile fare</em></strong></p>
<p><strong><em>sia diventata la cosa più difficile da fare</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>E allora sta ancora a te</em></strong></p>
<p><strong><em>o arrivi a morire per vivere</em></strong></p>
<p><strong><em>o tanto vale morire</em></strong></p>
<p><strong><em>e chiederai con vergogna a Signora Vita</em></strong></p>
<p><strong><em>di spalancarti le cosce per far scempio della sua natura</em></strong></p>
<p><strong><em>di amarla così</em></strong></p>
<p><strong><em>contro natura</em></strong></p>
<p><strong><em>non è così che avresti voluto</em></strong></p>
<p><strong><em>ma è l’unico modo che hai trovato per entrare in lei</em></strong></p>
<p><strong><em>per vivere vivendola</em></strong></p>
<p><strong><em>l’unico modo in cui riesci a vivere</em></strong></p>
<p><strong><em>orgasmo comunque e vaffanculo</em></strong></p>
<p><strong><em>e allora punti il peggio a quel fottuto tavolo</em></strong></p>
<p><strong><em>perché se il piatto non offre nulla</em></strong></p>
<p><strong><em>tu preferisci il peggio al nulla</em></strong></p>
<p><strong><em>non puoi farci un cazzo</em></strong></p>
<p><strong><em>è un dato di fatto</em></strong></p>
<p><strong><em>nel mio caso un dato di fatto</em></strong></p>
<p><strong><em>in uno che si è fatto e ha già dato</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Come Roberto</em></strong></p>
<p><strong><em>anche lui si era fatto e aveva già dato</em></strong></p>
<p><strong><em>o almeno così credeva</em></strong></p>
<p><strong><em>e noi più di lui</em></strong></p>
<p><strong><em>lo incontrai in quelle strade nuove</em></strong></p>
<p><strong><em>che ci portarono sulla strada di Kerouac</em></strong></p>
<p><strong><em>e di mille altre nuove letture</em></strong></p>
<p><strong><em>di musica nuova</em></strong></p>
<p><strong><em>di volti nuovi e diversi da tutti gli altri</em></strong></p>
<p><strong><em>di voci nuove</em></strong></p>
<p><strong><em>discorsi nuovi</em></strong></p>
<p><strong><em>lo incontrai quando ancora ci facevamo di tutto</em></strong></p>
<p><strong><em>tranne che di droga</em></strong></p>
<p><strong><em>a lui piaceva Hemingway</em></strong></p>
<p><strong><em>amava la sfida nei suoi versi</em></strong></p>
<p><strong><em>e gli piacevano il rock</em></strong></p>
<p><strong><em>soprattutto quello duro</em></strong></p>
<p><strong><em>e le donne</em></strong></p>
<p><strong><em>soprattutto quasi tutte</em></strong></p>
<p><strong><em>e poi dopo un po’ gli piacquero anche le droghe</em></strong></p>
<p><strong><em>soprattutto l’eroina</em></strong></p>
<p><strong><em>ma proprio a lei un giorno disse basta</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Tra di noi fu il primo a farlo</em></strong></p>
<p><strong><em>noi non capimmo</em></strong></p>
<p><strong><em>dell’eroina conoscevamo solo il lato migliore</em></strong></p>
<p><strong><em>e pensavamo ancora che ne valesse il prezzo</em></strong></p>
<p><strong><em>non potevamo immaginare il conto finale</em></strong></p>
<p><strong><em>andammo avanti a farci</em></strong></p>
<p><strong><em>lui andò per la sua strada</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Quindici anni dopo quel giorno</em></strong></p>
<p><strong><em>lui aveva un lavoro una donna e dei figli</em></strong></p>
<p><strong><em>aveva una nuova vita</em></strong></p>
<p><strong><em>ma sempre quel dannato pezzo mancante del mosaico</em></strong></p>
<p><strong><em>quel vuoto che non a caso cerchi di riempire in tutti i modi</em></strong></p>
<p><strong><em>un vuoto pesante come una spada di Damocle</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Erano passati quindici anni</em></strong></p>
<p><strong><em>quindici anni sono un vita in certi casi</em></strong></p>
<p><strong><em>non nel suo</em></strong></p>
<p><strong><em>quel mattino l’eroina era arrapata</em></strong></p>
<p><strong><em>sedurre lui</em></strong></p>
<p><strong><em>suo vecchio amante</em></strong></p>
<p><strong><em>fu un gioco da ragazzi per lei</em></strong></p>
<p><strong><em>vecchia troia</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Si infilò nelle vesti di un amico vicino di casa</em></strong></p>
<p><strong><em>tossico e disperato come lo era stato Roberto</em></strong></p>
<p><strong><em>e gli chiese aiuto per bucarsi</em></strong></p>
<p><strong><em>non riusciva a trovare una vena</em></strong></p>
<p><strong><em>erano quasi tutte bruciate</em></strong></p>
<p><strong><em>fu così che lo sedusse</em></strong></p>
<p><strong><em>le bastò mostrarsi</em></strong></p>
<p><strong><em>farsi annusare</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Un unico amplesso</em></strong></p>
<p><strong><em>come ai vecchi tempi</em></strong></p>
<p><strong><em>morì con la siringa ancora nel braccio</em></strong></p>
<p><strong><em>nel cesso del suo posto di lavoro</em></strong></p>
<p><strong><em>erano passati quindici anni</em></strong></p>
<p><strong><em>quindici</em></strong></p>
<p><strong><em>stramaledetti anni</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>E allora conoscerai anche il prezzo dell’amore contro natura</em></strong></p>
<p><strong><em>e a sostenerti avrai soltanto le tue letture</em></strong></p>
<p><strong><em>la tua musica</em></strong></p>
<p><strong><em>l’umanità avrà altro da fare</em></strong></p>
<p><strong><em>e la civiltà sarà schierata con il prezzo </em></strong></p>
<p><strong><em>così Bukowski ti dirà che i belli non ce la fanno</em></strong></p>
<p><strong><em>ma che non invecchieranno mai giocando a dama nel parco</em></strong></p>
<p><strong><em>resteranno belli lasciando i brutti alla loro brutta vita</em></strong></p>
<p><strong><em>ed Hemingway ti ricorderà</em></strong></p>
<p><strong><em>che se hai paura della morte non potrai mai vivere</em></strong></p>
<p><strong><em>perché nei momenti di vera passione</em></strong></p>
<p><strong><em>la dimentichi la paura</em></strong></p>
<p><strong><em>come quando fai l’amore con una vera meraviglia di donna</em></strong></p>
<p><strong><em>e non c’è spazio per nient’altro in quel momento</em></strong></p>
<p><strong><em>perché l’amore totale crea una tregua con la paura</em></strong></p>
<p><strong><em>perché la paura deriva dal non amare</em></strong></p>
<p><strong><em>perché è la paura di amare che rende vigliacchi</em></strong></p>
<p><strong><em>e un uomo vero e coraggioso</em></strong></p>
<p><strong><em>è capace di guardare diritto negli occhi la morte</em></strong></p>
<p><strong><em>perché ama con sufficiente passione</em></strong></p>
<p><strong><em>da spazzare via anche la paura della morte</em></strong></p>
<p><strong><em>che poi ritornerà</em></strong></p>
<p><strong><em>e tu dovrai rifare l’amore</em></strong></p>
<p><strong><em>e dovrai rifarlo bene</em></strong></p>
<p><strong><em>con la stessa passione di sempre</em></strong></p>
<p><strong><em>e ti sembrerà assurdo che tra miliardi di persone</em></strong></p>
<p><strong><em>le uniche che ti parlano e che ti ascoltano </em></strong></p>
<p><strong><em>sono persone morte da un pezzo</em></strong></p>
<p><strong><em>morte di troppa vita</em></strong></p>
<p><strong><em>o per troppa vita</em></strong></p>
<p><strong><em>disposte a morire in qualunque momento</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Allora il tuo rock incendiario</em></strong></p>
<p><strong><em>comincerà a sfumare in note blu</em></strong></p>
<p><strong><em>e il blues diventerà tua musica e vita</em></strong></p>
<p><strong><em>tua personale colonna sonora</em></strong></p>
<p><strong><em>e a ogni dolore seguirà un risveglio in te</em></strong></p>
<p><strong><em>e a ogni risveglio</em></strong></p>
<p><strong><em>avrai una cicatrice in più</em></strong></p>
<p><strong><em>ma sarai un po’ più vivo</em></strong></p>
<p><strong><em>meno accomodante</em></strong></p>
<p><strong><em>più combattivo</em></strong></p>
<p><strong><em>e continuerai per i tuo sentieri senza battere ciglio</em></strong></p>
<p><strong><em>ti fidi sempre più dei Grandi e meno dei civili</em></strong></p>
<p><strong><em>ti senti solo tra questi civili</em></strong></p>
<p><strong><em>e da solo è difficile trovarti</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Scoprirai che i Grandi non sempre nascono Grandi</em></strong></p>
<p><strong><em>e non sempre arrivano a diventarlo</em></strong></p>
<p><strong><em>ma non per questo saranno meno Grandi</em></strong></p>
<p><strong><em>e scoprirai che a volte diventarlo</em></strong></p>
<p><strong><em>può toglierti la grandezza</em></strong></p>
<p><strong><em>scoprirai che non c’è poi molta differenza</em></strong></p>
<p><strong><em>tra l’Hemingway che hai letto</em></strong></p>
<p><strong><em>e certe persone che hai incontrato</em></strong></p>
<p><strong><em>troverai i Grandi nei posti più assurdi</em></strong></p>
<p><strong><em>nella puttana che ti raccatta per strada e ti rimbocca le coperte</em></strong></p>
<p><strong><em>col suo volto sfacciato e provocante</em></strong></p>
<p><strong><em>dove tu vedrai riflesso il volto immacolato di tua madre</em></strong></p>
<p><strong><em>o nel barbone nel tuo stesso posto</em></strong></p>
<p><strong><em>nella tua stessa notte</em></strong></p>
<p><strong><em>mentre tu aspetti infreddolito la tua dose</em></strong></p>
<p><strong><em>e lui ti invita a riscaldarti al suo fuoco e al suo vino</em></strong></p>
<p><strong><em>senza chiederti niente</em></strong></p>
<p><strong><em>e senza dirti niente</em></strong></p>
<p><strong><em>e a te sembrerà di ascoltare lo stesso coraggio</em></strong></p>
<p><strong><em>muto e forte</em></strong></p>
<p><strong><em>che tante volte hai ascoltato nei tuoi vecchi libri</em></strong></p>
<p><strong><em>e allora quell’uomo</em></strong></p>
<p><strong><em>lo metterai accanto a Hemingway sullo scaffale della tua memoria</em></strong></p>
<p><strong><em>e imparerai a vivere due vite in una sola</em></strong></p>
<p><strong><em>come un equilibrista su due fili</em></strong></p>
<p><strong><em>uno sotto e l’altro sopra di te</em></strong></p>
<p><strong><em>quello dove ti tocca vivere</em></strong></p>
<p><strong><em>una lama sotto i piedi</em></strong></p>
<p><strong><em>che ti permette il passo nel ghiaccio</em></strong></p>
<p><strong><em>ma ti squarcia ogni passo</em></strong></p>
<p><strong><em>e quello che ti fa vivere</em></strong></p>
<p><strong><em>il mondo che popola la tua mente</em></strong></p>
<p><strong><em>il tuo pensare</em></strong></p>
<p><strong><em>il tuo vivere</em></strong></p>
<p><strong><em>la tua pelle dalla quale non puoi fuggire</em></strong></p>
<p><strong><em>e così anche tu ti servirai del “sembrare”</em></strong></p>
<p><strong><em>ma lo userai per essere</em></strong></p>
<p><strong><em>una buona sfangata</em></strong></p>
<p><strong><em>imparerai a sembrare di esserci quando non ci sei</em></strong></p>
<p><strong><em>e ad esserci quando non sembra</em></strong></p>
<p><strong><em>da una parte avrai la civiltà da evadere</em></strong></p>
<p><strong><em>e da un’altra il tuo mondo per poterlo fare</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>E dovranno passare ancora miliardi di aghi nella tua carne</em></strong></p>
<p><strong><em>e miliardi di prezzi dovranno bruciare</em></strong></p>
<p><strong><em>e poi andare in cenere</em></strong></p>
<p><strong><em>prima di gettare quella siringa</em></strong></p>
<p><strong><em>dovrai arrivare come sempre al cuore</em></strong></p>
<p><strong><em>anche della morte</em></strong></p>
<p><strong><em>all’ultima goccia di sangue</em></strong></p>
<p><strong><em>e starà di nuovo sempre e solo a te</em></strong></p>
<p><strong><em>riacciuffare la vita con quell’ultima goccia rimasta</em></strong></p>
<p><strong><em>dovrai morire per tornare a vivere</em></strong></p>
<p><strong><em>le mezze misure non sono la tua misura</em></strong></p>
<p><strong><em>ma se vincerai quella partita</em></strong></p>
<p><strong><em>dopo conoscerai una strada in più per cercare il tuo oro</em></strong></p>
<p><strong><em>saprai che non è quella percorsa fino ad allora</em></strong></p>
<p><strong><em>però anche quella ti servirà nella tua strada</em></strong></p>
<p><strong><em>e sarai ancora lì</em></strong></p>
<p><strong><em>in piedi</em></strong></p>
<p><strong><em>stanco e confuso più che mai</em></strong></p>
<p><strong><em>ma ancora in cerca del prossimo rigo</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>E armato d’alcol e sigarette</em></strong></p>
<p><strong><em>fronteggerai l’ ennesima notte</em></strong></p>
<p><strong><em>con spalle appesantite guardate a vista</em></strong></p>
<p><strong><em>da musica stanca di ripetersi per niente</em></strong></p>
<p><strong><em>ed è allora che nel tuo blues</em></strong></p>
<p><strong><em>entrerà discreta la tromba di Chet Baker</em></strong></p>
<p><strong><em>e ti alleggerirà da tanto peso</em></strong></p>
<p><strong><em>e nel tuo sangue</em></strong></p>
<p><strong><em>arriverà calda la voce di Billie Holiday</em></strong></p>
<p><strong><em>e ti scalderà da tanto freddo</em></strong></p>
<p><strong><em>ed è proprio quello che ci voleva</em></strong></p>
<p><strong><em>e la musica lo sapeva</em></strong></p>
<p><strong><em>perché come tutto il resto</em></strong></p>
<p><strong><em>anche la musica che scorre nel tuo sangue</em></strong></p>
<p><strong><em>l’hai setacciata tu</em></strong></p>
<p><strong><em>l’hai coltivata tu</em></strong></p>
<p><strong><em>e la musica arriva sempre al momento giusto</em></strong></p>
<p><strong><em>nel posto giusto</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>E come un gatto domestico</em></strong></p>
<p><strong><em>in cerca di rischi per le tue abitudini</em></strong></p>
<p><strong><em>ti sentirai niente</em></strong></p>
<p><strong><em>ma non ti sembrerà attorno ci sia di più</em></strong></p>
<p><strong><em>un ampio zero con tanti posti a sedere</em></strong></p>
<p><strong><em>e con tanti altri già occupati</em></strong></p>
<p><strong><em>e cercando il prossimo rigo</em></strong></p>
<p><strong><em>abbasserai gli occhi e alzerai il bicchiere</em></strong></p>
<p><strong><em>una disperata ricerca di un qualsiasi ancora</em></strong></p>
<p><strong><em>e il prossimo rigo è già scritto</em></strong></p>
<p><strong><em>ma è il più difficile da scrivere</em></strong></p>
<p><strong><em>e tu sei ancora lì</em></strong></p>
<p><strong><em>ancora in piedi</em></strong></p>
<p><strong><em>e sei quello che sei</em></strong></p>
<p><strong><em>e potresti essere il risultato di ieri</em></strong></p>
<p><strong><em>se solo</em></strong></p>
<p><strong><em>non lo fossi stato già l’altro ieri</em></strong></p>
<p><strong><em>se non lo fossi sempre stato</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Allora cambi arredamento</em></strong></p>
<p><strong><em>tieni l’essenziale</em></strong></p>
<p><strong><em>riempi il bicchiere</em></strong></p>
<p><strong><em>accendi una sigaretta</em></strong></p>
<p><strong><em>e chiedi alla musica un ulteriore sforzo</em></strong></p>
<p><strong><em>e lei per te lo farà</em></strong></p>
<p><strong><em>ti darà altro carburante  </em></strong></p>
<p><strong><em>e tu ripartirai</em></strong></p>
<p><strong><em>senza nemmeno più sapere se quello che cerchi è oro</em></strong></p>
<p><strong><em>ripartirai in cerca di un segreto</em></strong></p>
<p><strong><em>e incontrerai altri Grandi</em></strong></p>
<p><strong><em>e spierai i loro segreti</em></strong></p>
<p><strong><em>e conoscerai un bambino coi capelli bianchi</em></strong></p>
<p><strong><em>e tante storie alle spalle</em></strong></p>
<p><strong><em>un bambino entrato in carcere con i capelli ancora neri</em></strong></p>
<p><strong><em>e tante storie ad aspettarlo</em></strong></p>
<p><strong><em>un bambino con tanta fame e nessuna scelta</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Un bambino diventato uomo in quell&#8217;assurdo posto</em></strong></p>
<p><strong><em>e sfidando anche l’assurdo</em></strong></p>
<p><strong><em>trovando anche una coscienza nell’assurdo</em></strong></p>
<p><strong><em>una coscienza che non sapeva di avere</em></strong></p>
<p><strong><em>che ha scoperto nelle tue stesse letture</em></strong></p>
<p><strong><em>anche lui</em></strong></p>
<p><strong><em>come te</em></strong></p>
<p><strong><em>si è aggrappato a quei libri per evadere</em></strong></p>
<p><strong><em>una coscienza che cambierà la sua vita da detenuto</em></strong></p>
<p><strong><em>che non lo farà più sottostare a nessun sopruso</em></strong></p>
<p><strong><em>e che per questo</em></strong></p>
<p><strong><em>lo porterà dal carcere a un letto di contenzione</em></strong></p>
<p><strong><em>ma lo aiuterà a sopportare anche quel letto</em></strong></p>
<p><strong><em>quella coscienza</em></strong></p>
<p><strong><em>che quando poi tornerà in libertà</em></strong></p>
<p><strong><em>lo farà restare bambino</em></strong></p>
<p><strong><em>lo renderà un uomo libero</em></strong></p>
<p><strong><em>per sempre</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>E tu lo incontrerai in una notte assurda</em></strong></p>
<p><strong><em>dentro un bar di un paese assurdo</em></strong></p>
<p><strong><em>mentre scrive i suoi pensieri su un foglio di carta</em></strong></p>
<p><strong><em>e a te sembreranno immortali</em></strong></p>
<p><strong><em>e ancora più vivi</em></strong></p>
<p><strong><em>perché impreziositi da decine di errori grammaticali</em></strong></p>
<p><strong><em>e allora scoprirai un altro segreto</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>E scoprirai che il segreto dei grandi</em></strong></p>
<p><strong><em>è non sapere di esserlo</em></strong></p>
<p><strong><em>è fare i conti con le proprie insicurezze</em></strong></p>
<p><strong><em>le proprie sconfitte</em></strong></p>
<p><strong><em>insoddisfazioni</em></strong></p>
<p><strong><em>con un quotidiano da sempre ostile</em></strong></p>
<p><strong><em>cercando ancora di capire</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Il segreto dei grandi è specchiarsi al mattino</em></strong></p>
<p><strong><em>e trovarsi un segno in più sul viso</em></strong></p>
<p><strong><em>la stanchezza di una ruga</em></strong></p>
<p><strong><em>e poterla attribuire alla fierezza dello sguardo</em></strong></p>
<p><strong><em>giovane</em></strong></p>
<p><strong><em>indomito</em></strong></p>
<p><strong><em>proteso oltre le ferite</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Il segreto dei grandi è nel dare senza accorgersene</em></strong></p>
<p><strong><em>è sostituire con una poesia una vecchia bandiera</em></strong></p>
<p><strong><em>bisognosi comunque di un’arma</em></strong></p>
<p><strong><em>perché quella bandiera non diventi bianca</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Il segreto dei grandi è nascosto nella semplicità</em></strong></p>
<p><strong><em>tenuta in vita da un’innata ingenuità</em></strong></p>
<p><strong><em>i grandi non sono mai furbi</em></strong></p>
<p><strong><em>e difficilmente vincono </em></strong></p>
<p><strong><em>e di vincere non gliene frega un cazzo</em></strong></p>
<p><strong><em>i grandi provano</em></strong></p>
<p><strong><em>credono</em></strong></p>
<p><strong><em>osano</em></strong></p>
<p><strong><em>dal primo all’ultimo giorno</em></strong></p>
<p><strong><em>e l’ultimo giorno saranno impegnati </em></strong></p>
<p><strong><em>e il giorno dopo sicuramente ricordati</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Il segreto dei grandi</em></strong></p>
<p><strong><em>è di non conoscere paroloni</em></strong></p>
<p><strong><em>quelli rompono solo i coglioni</em></strong></p>
<p><strong><em>i grandi siedono al tavolo con te</em></strong></p>
<p><strong><em>e magari ascoltano</em></strong></p>
<p><strong><em>ancora ascoltano</em></strong></p>
<p><strong><em>e dopo a fine serata </em></strong></p>
<p><strong><em>quando ti alzi e paghi le tue birre</em></strong></p>
<p><strong><em>ti rendi conto che per quello che hai preso</em></strong></p>
<p><strong><em>non hai pagato un cazzo</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>E finalmente capirai</em></strong></p>
<p><strong><em>che per quanto a volte il posto più comodo</em></strong></p>
<p><strong><em>può sembrarti un cappio da cui penzolare</em></strong></p>
<p><strong><em>e il bandolo della matassa è sempre più lontano</em></strong></p>
<p><strong><em>tu</em></strong></p>
<p><strong><em>se vuoi</em></strong></p>
<p><strong><em>puoi ritrovarti sempre</em></strong></p>
<p><strong><em>sta a te</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Ora sai che certe facce</em></strong></p>
<p><strong><em>possono ucciderti solo guardandoti in faccia</em></strong></p>
<p><strong><em>e che puoi trovarle dietro una scrivania</em></strong></p>
<p><strong><em>dietro una famiglia</em></strong></p>
<p><strong><em>o magari dietro una pistola</em></strong></p>
<p><strong><em>che gli basta un ruolo per sentirsi uomini</em></strong></p>
<p><strong><em>ma sai anche che sono maschere</em></strong></p>
<p><strong><em>maschere addomesticate da secoli mandati giù a memoria</em></strong></p>
<p><strong><em>sai che per quanto possano scopare</em></strong></p>
<p><strong><em>mangiare e guardare il mare</em></strong></p>
<p><strong><em>saranno sempre frigidi nell’amare</em></strong></p>
<p><strong><em>il loro amare è compreso nella parte</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Sai che è difficile accettarlo</em></strong></p>
<p><strong><em>ma sai anche che è proprio allora</em></strong></p>
<p><strong><em>quando ti guarderanno troppo da vicino</em></strong></p>
<p><strong><em>e ti daranno la nausea</em></strong></p>
<p><strong><em>che il tuo desiderio di vita</em></strong></p>
<p><strong><em>diventa più forte di tutti loro messi insieme</em></strong></p>
<p><strong><em>ed quello è il tuo momento</em></strong></p>
<p><strong><em>la tua vita</em></strong></p>
<p><strong><em>quella che loro non potranno mai capire</em></strong></p>
<p><strong><em>né sapranno mai vivere</em></strong></p>
<p><strong><em>la vita che tu non vorresti mai perdere</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>E’ il momento che non potranno mai toglierti</em></strong></p>
<p><strong><em>è la tua vittoria</em></strong></p>
<p><strong><em>sai che per quanto tutto possa sembrarti senza senso</em></strong></p>
<p><strong><em>non rinunceresti mai a passare le mani sul viso di una donna</em></strong></p>
<p><strong><em>fosse anche di una sola</em></strong></p>
<p><strong><em>anche per una volta sola</em></strong></p>
<p><strong><em>a respirarle la pelle</em></strong></p>
<p><strong><em>e sentirla scivolare come verità sotto le dita</em></strong></p>
<p><strong><em>senza intoppi</em></strong></p>
<p><strong><em>e sai che ogni volta che la bacerai quel mondo resterà fuori</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Sai</em></strong></p>
<p><strong><em>anzi hai imparato</em></strong></p>
<p><strong><em>che vale sempre la pena aspettare il domani</em></strong></p>
<p><strong><em>che qualche momento incontaminato si trova sempre</em></strong></p>
<p><strong><em>basta cercarlo</em></strong></p>
<p><strong><em>sta sempre e ancora a te</em></strong></p>
<p><strong><em>ogni volta</em></strong></p>
<p><strong><em>e allora non avrai regalato i tuoi momenti</em></strong></p>
<p><strong><em>a maschere che non potranno capire</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>E magari ricorderai di essere sempre passato</em></strong></p>
<p><strong><em>per uno di poche parole</em></strong></p>
<p><strong><em>e rileggendoti ora forse capirai perché</em></strong></p>
<p><strong><em>parli poco</em></strong></p>
<p><strong><em>ma scrivi troppo cazzo</em></strong></p>
<p><strong><em>no</em></strong></p>
<p><strong><em>le mezze misure</em></strong></p>
<p><strong><em>decisamente non sono la tua misura.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>c.campajola</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>Contingenza annunciata.. di Giovanni Arcuri (carcere di Rebibbia)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 18:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovanni Arcuri è detenuto a Rebibbia da dieci anni.  Ha 54 anni,  è prossimo alla laurea, e ha scritto tre libri, di cui due pubblicati. Contingenza Annunciata è un testo bellissimo, che ripercorre il suo percorso, dalla gioventù incontenibile e ribelle, che lo porteranno ad un eccesso che pagherà a caro prezzo in dolorosi anni di carcere, dove anche scoprirà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" title="Mountain" src="http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2012/01/ssss.jpg" alt="" width="1033" height="564" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giovanni Arcuri è detenuto a Rebibbia da dieci anni.  Ha 54 anni,  è prossimo alla laurea, e ha scritto tre libri, di cui due pubblicati. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Contingenza Annunciata </em>è un testo bellissimo, che ripercorre il suo percorso, dalla gioventù incontenibile e ribelle, che lo porteranno ad un eccesso che pagherà a caro prezzo</strong><strong> in dolorosi anni di carcere, dove anche scoprirà la passione per la scrittura.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non è una biografia, non racconta passaggi dettagliati, ma esprime il senso di una insofferenza diventata brama, desiderio di oltrepassamnto, e poi vertigine, e poi cadute, e poi risalita, e volontà di riscatto. In poche pagine si imprimono pennellate essenziali. Giovanni fin da piccolo sentiva il cappio di una vita “da buon borghese” programmata in ogni dettaglio. Volle ribellarsi a quel destino, lasciandosi trasportare dalla brama di vita, viaggi, ed esperienze. Volere andare oltre un binario già tracciato è nobile, ma Giovanni incespicò nel commercio di droga, e in una vita “di successo”, ma che lo sradicava da sè. Una vita anche avventurosa, ma troppo compromessa con mondi tossici. Cadendo conobbe dure sofferenze, ma esse non sono nulla rispetto al dolore che più lo ha tormentato e lo tormenta. Quello di avere fatto soffrire le persone care.. genitori, compagna, figlia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La botta del carcere lo porterà a scavarsi dentro, a lavorare drasticamente su di sé, a studiare e scrivere per sopravvivere.. in un cammino arduo ma liberatorio di dignità e ricostruzione, sulla corda tesa di una rinnovata tensione morale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo testo  è anche un canto della scrittura, un omaggio allo scrivere, non parole retoriche, ma incarnato delle stesse spinte che animano chi scrive, Giovanni appunto. Il carcere è diventato il luogo della sua scrittura. Due libri pubblicati.. un terzo che aspetta di esserlo. La notte, quando il sipario si apre, ed entra una gloriosa, tormentata, dolce, straziata e appassionante magia. Che può conoscere solo chi, almeno una volta nella vita si è cimentato nel foglio bianco, mentre muri, freddo e rabbia lo cingevano d’assedio. E in quel foglio cercava di fare vivere la speranza e la memoria, mentre tutto intorno i passi sembrano celebrare la disperazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ed alcuni momenti vengono scolpiti.. violenti come il miglior cinema. Quando l’<em>araldo</em>, ad esempio -colui che apre la busta della lettera davanti ai detenuti- si trasforma in un demone. E sente il godimento sadico di assaporare tutto il caleidoscopio vorticoso di emozioni che percuotono Giovanni, mentre la mente si accalca coi pensieri intorno a quel pezzo di carta. Chi è che lo invia? Cosa c’è scritto? Forse potrebbe esssere..ecc… E l’<em>araldo </em>gode, dinanzi al volto posseduto dell’emozione del detenuto, di un briciolo di potere sull’anima, prima di riprendere il suo cammino.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Realtà, sogni, incubi e speranze si michiano – con un andamento soffuso e tagliente insieme- in questo grandioso pezzo, degno della migliore letteratura.</strong></p>
<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>CONTINGENZA ANNUNCIATA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rumore di chiavi, un tintinnio incessante che è la caratteristica  principale del lavoro svolto dagli agenti di custodia. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cancello che sbatte, passi che danno il segnale inconfondibile dell’arrivo dell’<em>assistente</em></strong>, <strong>anticamente chiamato secondino.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rumori che rimbombano nella mia cella satura di pensieri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tra pochi giorni si compiranno dieci anni di permanenza in questo luogo. L’11 settembre furono abbattute le torri gemelle dalla furia omicida fondamentalista e dopo nove giorni i miei sbagli risalenti ai primi anni ’90, fecero sì che la mia vita, e di conseguenza quella dei miei cari, piombasse nel baratro. Purtroppo si arriva a metabolizzare gli errori solamente dopo averci sbattuto la testa, dopo che l’inevitabile è ormai accaduto. Ho lasciato senza la mia presenza una figlia di soli sette anni e una compagna fedele e di sani principi. Senza contare il dolore dei miei anziani genitori e dei miei due fratelli completamente estranei a questo tipo di cose.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Condannato per traffico di stupefacenti, nel caso di specie cocaina, alla pena di anni venti, meno tre da scontare per l’indulto, per un totale da espiare di anni diciassette. Così enunciava la sentenza della Corte di Appello di Roma che la Cassazione confermò. Per mio padre, avvocato in pensione, e mia madre medico legale, il colpo fu durissimo. Avevano sperato una vita diversa per il loro primogenito.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fin da giovanissimo ero molto attratto dai viaggi e dal conoscere altre culture e modi di vita. Ricordo che fin da piccolo quando c’erano dei documentari riguardo paesi lontani  li preferivo ai cartoni animati. Volevo sapere cosa succedeva altrove, vedevo la televisione e guardavo le riviste di viaggi in paesi lontani ed esotici.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo interesse cominciò a modellare la mia personalità fin da giovanissimo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sentivo dentro di me che il bisogno di conoscere altre situazione ed altri paesi stava maturando sempre di più. Il mio non era un atteggiamento derivante dalla voglia di dimostrare a tutti i costi d’essere diverso dagli altri o di rigetto verso una vita normale; era la ricerca di qualcosa che non esisteva nel mondo che mi circondava.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le situazioni che interessavano i ragazzi della mia età non lo erano per me nella stessa misura. La cosiddetta <em>pappa pronta</em> che molti invidiavano, era per me sinonimo di costrizione, d’universo chiuso. Lo studio avviato da mio padre che mi aspettava dopo la laurea, le amicizie del jet set con le loro manie e le loro ipocrisie e tutto quello che faceva da contorno non facevano per me. Forse proprio da lì è cominciato il tutto, la voglia di costruire qualcosa solo ed esclusivamente per conto mio e conoscere il mondo e la vita lontano da tutto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Compresi poco a poco che avevo bisogno di altri spazi e altri modi per realizzare il mio io affamato di vita. Viaggiai molto e mi trasferii a soli ventidue anni negli Stati Uniti dove vissi per alcuni anni lavorando nel campo dei preziosi. Alla fine degli anni ottanta accolsi la proposta di un mio cliente venezuelano che mi propose di entrare in società di un casinò nell’isola di Maragarita. Mi trasferii quindi nei Caraibi, dove rimasi fino a  pochi mesi prima del mio arresto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Purtroppo quando si è in giro per il mondo ci sono situazione che si prestano a farci conoscere molte persone, più  o meno oneste.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Capita ad un certo punto che si ha necessità di sopravvivere non volendo chiedere aiuto ai propri famigliari che si è lasciati sbattendo la porta. Un po’ per orgoglio, un po’ per dimostrare di essere in condizione di sopravvivere senza aiuti, alla fine si fanno delle scelte sbagliate, si utilizzano determinate relazioni per trarne profitti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo atteggiamento “indisciplinato” -dico così perché solo ora mi rendo conto quanto i miei comportamenti fossero sciagurati- mi ha portato a commettere reati senza che mi rendessi conto inizialmente della loro esatta gravità. Vivevo in un mondo dove non esistevano valori veri ma solo il denaro e il successo. Era una vita sulla cresta dell’onda ed il mondo sottostante dei comuni mortali lo vedevano lontano anni luce dalla nostra dimensione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il dolore che provo oggi non è assolutamente di circostanza, ma è il derivato di un profondo esame di coscienza. Iniziai quasi per gioco, ma ora sto pagando a caro prezzo queste scelte sconsiderate.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il danno causato alla società per avere favorito la vendita dello stupefacente denominato cocaina è oggi per me ragione di profonda amarezza. I giovani d’oggi purtroppo non si rendono conto del male che fanno assumendo questo tipo di sostanza che distrugge i neuroni e crea drammi inimmaginabili. Quando mi dedicavo a fare da intermediario per questo genere di transazioni non me ne rendevo conto e me ne rammarico, ma orma è inutile piangere sul latte versato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se la felicità esiste è forse nel raggiungimento di un equilibrio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una volta compresi e metabolizzati gli errori commessi bisognerebbe fare tesoro di questa consapevolezza e trovare piacere dalle cose della vita, avere coraggio, anche nei momenti difficili, sapendosi adattare alle circostanze. Ricostruire la propria vita su questi presupposti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo è l’atteggiamento da tenere. Per questo oggi devo andare avanti per la mia strada facendo tesoro delle esperienze vissute, essendo sempre aperto a migliorarmi, con umiltà. Ogni sera bisognerebbe fare un esame di coscienza. Potere capire se si è fatto bene o si è fatto male. In fondo siamo i migliori giudici di noi stessi. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ questo quello che conta veramente, non il denaro che si ha o non si ha in banca.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi tutto questo mi è chiaro, ma il prezzo da pagare è stato altissimo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il tempo è un lusso, come l’amore. E’ difficile comprenderlo. Si ha sempre così meno tempo per stare con le persone che c’interessano, con le persone che amiamo. Sono dovuto scendere nell’abisso carcerario per comprendere tutto questo. Chi l’avrebbe detto? Coltivare amicizie, dedicarsi a ciò che ci piace, sentire una buona musica, un viaggio… Questi dovrebbero essere i parametri del buon vivere. Come moltissimi miei simili ero preso invece da questo stressante e snervante sistema consumistico che tende ad allontanarci gli uni dagli altri, a farci indossare maschere che non ci appartengono, polverizzando i rapporti veri nella corsa al benessere a tutti i costi. Ho incontrato persone d’ambienti tra i più disparati: tra i miliardari e gli abitanti di <em>rancho</em> o <em>favelas</em>, tra il brillante ma effimero mondo del jet set internazionale e  quello dei contrabbandieri che atterravano di nascosto nella giungla su piste occasionali. Ho camminato fianco a fianco con individui degni dei migliori romanzi di Ken Follet o di Ludlum, sopportando le loro menzogne e i loro giochi di potere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho letto negli occhi di molti bambini latino-americani e mediorientali, l’impossibilità di avere un’esistenza normale come tanti loro coetanei in altre parti del mondo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Senza futuro, fra tragedie, ignoranza, guerre e morte…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono stato coinvolto, non lo nego, da ambizioni di denaro e di potere, quando ero così giovane da non comprendere cosa realmente era giusto o cosa non lo era, abbagliato dalle luci del successo. Ho conosciuto la virtù e la depravazione, ho camminato con santi e dannati, ma o potuto analizzare l’essere umano in tutte le sue forme e nelle situazioni più incredibili. Nel cammino della ricerca ho fatto delle scelte. Un essere umano nella vita dovrebbe fare quello che più corrisponde ai suoi bisogni, al suo stare bene con se stesso; parlo di ambiente di lavoro, luogo o paese di dimora, rapporti umani, ecc. Io ho scelto un cammino sbagliato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per non accettare a capo chino situazioni di vita piatta, da giovanissimo intrapresi una strada fatta di avventura, di rischio che purtroppo ha portato, dopo molti anni, delle conseguenze gravissime. C’è il dolore causato alle persone care per questa detenzione in cui indirettamente sono state risucchiate da un meccanismo a loro estraneo e lontano anni luce dal loro modo di vivere. Le mie scelte non dovevano coinvolgere indirettamente nessun altro. Provo un dolore immenso per tutto ciò che il mio arresto ha comportato. Non se lo meritavano, e non avevano nulla a che vedere con tutto ciò. Parlo dei miei genitori, di mia figlia, della mia compagna. Provo dolore anche per le persone a cui ho fatto del male indirettamente con le mie azioni scellerate.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla fine del 2001, venendo in Italia, venni arrestato per più ordinanze di custodia cautelare, per violazione della legge sugli stupefacenti. Tutti i fatti risalivano ai primi anni ’90.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Entrai così in un mondo parallelo che solo chi lo ha vissuto può comprendere appieno. Sono passato violentemente da una dimensione di grandi spazi, di quello che è stato il mio mondo per un quarto di secolo, a quelli ridotti alla minima potenza della cella di un penitenziario.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pubblico oggi la seconda parte (per la prima vai al link.. <a href="http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/01/04/8364/">http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/01/04/8364/</a>) di questo testo assolutamente straordinario.. <em>Contingenza annunciata</em>.. scritto dall’ultimo, in ordine temporale, degli amici venuto ad aggiungersi alla squadra del Blog.. Giovanni Arcuri detenuto a Rebibbia. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giovanni ha 54 anni, è detenuto da 10 anni, è prossimo alla laurea, e ha scritto tre libri, di cui due pubblicati.  La sua vita è stata turbolenta, appassionata, spinta all’eccesso e alla caduta da un’insopprimibile esigenza interiore che lo faceva ribollire dentro, fin da giovanissimo. Il carcere poi piombò nella sua esistenza, come dimensione di sofferenza estrema, ma anche di risveglio e di ripensamento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il testo di cui oggi pubblico la seconda parte, è particolarme emblematico riguardo a tutto ciò. Ancora più della prima parte, che già era intensa e splendida. Schizza, con impressioni rapide unite a riflessioni intimissime, il succedersi di spazi di anima e di viscere, che ti entrano dentro e risuonano di tutti i sogni, i pianti, i dolori, le visioni che un uomo vive dietro le sbarre. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ed è anche un canto della scrittura, un omaggio allo scrivere, non parole retoriche, ma incaranto delle stesse spinte che animano chi scrive, Giovanni appunto. Il carcere è diventato il luogo della sua scrittura. Due libri pubblicati.. un terzo che aspetta di esserlo. La notte, quando il sipario si apre, ed entra una gloriosa, tormentata, dolce, straziata e appassionante magia. Che può conoscere solo chi, almeno una volta nella vita si è cimentato nel foglio bianco, mentre muri, freddo e rabbia lo cingevano d’assedio. E in quel foglio cercava di fare vivere la speranza e la memoria, mentre tutto intorno i passi sembrano celebrare la disperazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ed alcuni momenti vengono scolpiti.. violenti come il miglior cinema. Quando l’<em>araldo</em>, ad esempio -colui che apre la busta della lettera davanti ai detenuti- si trasforma in un demone. E sente il godimento sadico di assaporare tutto il caleidoscopio vorticoso di emozioni che percuotono Giovanni, mentre la mente si accalca coi pensieri intorno a quel pezzo di carta. Chi è che lo invia? Cosa c’è scritto? Forse potrebbe esssere..ecc… E l’<em>araldo </em>gode, dinanzi al volto posseduto dell’emozione del detenuto, di un briciolo di potere sull’anima, prima di riprendere il suo cammino.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Realtà, sogni, incubi e speranze si michiano – con un andamento soffuso e tagliente insieme- in questo grandioso pezzo, degno della migliore letteratura.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vi lascio a <em>Contingenza annunciata..</em> seconda parte.. Giovanni Arcuri.. Rebibbia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>————————————————————————————————————————-</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’esperienza della detenzione è distruttiva, a qualunque ceto sociale si appartenga. Si abbatte come un ciclone su chi vi finisce dentro e su tutti quelli che sono a lui legati affettivamente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Colpevole o innocente non ha importanza, si è tutti sottoposti agli stessi meccanismi ed alle stesse pressioni. Lo sono anche i nostri familiari, e quindi gli affetti in generale che pagano un <a id="_GPLITA_0" title="Powered by Text-Enhance" href="#">prezzo</a> molto alto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A volte, se la pena da scontare è lunga, si riesce a salvare ben poco.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il rapporto che il carcere impone con i familiari, e più in generale con i propri affetti, è difficile da descrivere. Nel senso che ci si espone emotivamente su argomenti che provocano sofferenze ed eccessivi coinvolgimenti personali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’affettività, quel bisogno irrinunciabile dell’uomo in tutte le sue espressioni, viene soppressa dal carcere con risvolti a volte drammatici.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si incrinano convincente di anni, proprio perché la totale mancanza di manifestazione affettiva scava nel profondo, pone interrogativi esistenziali, e fa emergere con violenza quel diritto di vivere e quei bisogni che il carcere inesorabilmente impedisce.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La mia vita all’interno del carcere di Rebibbia, dove sono detenuto, è passata per numerose fasi. Dopo lo shock iniziale, ho cominciato a capire che, dovendo trascorrere molti anni in queste condizioni, dovevo trovare degli interessi per non morire interiormente, e mantenere un equilibrio mentale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi sono dedicato alla scrittura fin dagli inizi della mia detenzione e sono riuscito a pubblicare due libri. L’ultimo, <em>Libero dentro</em>, è uscito pochi mesi fa. Per la mia autobiografia ho impiegato quasi tre anni ed ora è finalmente terminata. Ho deciso però di pubblicarla solamente quando  sarò un uomo libero. Scrivere è un lavoro solitario, un lavoro che richiede disciplina, immobilità (fino a provarne il dolore nei muscoli e sul collo…) e concentrazione. Tuttavia il lavoro dello scrittore comporta nello stesso tempo una maledizione e una benedizione. La prima è rappresentata dalla pagina bianca, la seconda dal fatto  che quel biancore accecante può essere riempito in qualsiasi parte del mondo. Basta un tavolo, una sedia, una presa di corrente e una connessione a internet e molta fantasia. Solo chi si trova ad affrontare la pagina bianca può capire quanto grande o quanto piccola possa essere, a seconda dei casi. Quanto pesi o quanto possa essere leggera. E c’è un momento, quando infine le parole sono fissate sulla carta, quando il foglio ha tutte le sue formichine sopra, che sollevo gli occhi e vorrei poter guardare il mare per cercare il suo riflesso.  Nell’attesa  di vederlo, mi limito a guardare fuori dalla finestra della mia cella e spesso immagino quel mare che vorrei avere come scenario del posto dove mi piacerebbe lavorare. Per uno scrittore o un musicista, sviluppare un lavoro di qualità non è sufficiente. L’importante è che la sua opera non finisca ad ammuffirsi in qualche scatolone o cassetto di qualche casa editrice. E in quel caso conta molto anche la fortuna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paradossalmente ho iniziato l’avventura di scrittore tra queste quattro mura. Non sapevo all’inizio quanto tempo mi avrebbe preso farlo, anche perché tempo a disposizione  ne avevo molto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ quasi sempre nella notte che comincio a scrivere, poco a poco i rumori vanno scemando, il gracchio dei televisori svanisce quando si passa la mezzanotte e un’atmosfera quasi magica pervade le mura della mia cella. Metto su l macchinetta del caffè e comincio a scrivere. Tutto questo riesce a darmi una sensazione inimmaginabile di libertà. E’ nella notte che si entra nella dimensione interiore dell’ispirazione, della riflessione e purtroppo anche dei rimpianti e della sofferenza. Quando scrivo però non sono più qui, vivo con i miei personaggi, le loro storie e le loro emozioni e sofferenze. Spesso i luoghi sono paesi dove sono stato e conosco quindi nei dettagli gli usi, i costumi, e l’ambiente in cui la vicenda si svolge. Probabilmente in stato di libertà, preso da così tante cose non sarei mai riuscito a scrivere due libri e un’autobiografia. Da questo punto di vista il carcere è stato per me un luogo dove riuscire a mettermi in discussione ed ottenere delle soddisfazioni personali che all’inizio del mio percorso non avrei mai immaginato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come dicevo, di solito scrivo nella notte ma oggi ho fatto un’eccezione e sto elaborando il pezzo per il Premio Goliarda Sapienza in orario pomeridiano, un orario dove comunque di solito ci si riposta.  In questo momento sono solo le quattro del pomeriggio, la conta è passata alle 15:30, e non ho sentito nessuno chiamare, ma il rumore dei passi udito precedentemente ora è sempre più forte e vicino. Dedico più attenzione a quello scalpiccio invisibile per vedere che cosa succede. Regolo il volume della radio al minimo per percepire meglio il ritmo. Ascolto, cerco di comprendere, di anticipare gli eventuali sviluppi, in modo da non trovarmi impreparato ad affrontare la contingenza annunciata da quei passi. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spesso, da fuori delle mura del mio carcere si sente il canto degli uccellini che, con le loro melodie, contribuiscono a formare l’insieme invisibile ma palpabile della vita, la vera vita che scorre lontano, ma che purtroppo non mi trascina con sé, che mi dà soltanto la gioia di affacciarmi alla finestra e guardarla scivolare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alcune mattine mi sveglio presto al canto di quei volatili, e mi immagino di trovarmi in campagna, nella grande casa dei nonni materni vicino Roma, dove trascorrevo le mie vacanze estive quando avevo otto anni. Passavo tutto il giorno in mezzo agli animali, mi arrampicavo sugli alberi e mangiavo i frutti appena maturi. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A volte rimango fino all’ora della conta in questo stato quasi ipnotico e dimentico di trovarmi dove sono. In carcere basta poco per essere felici, ci si accontenta dei sogni e si viaggia con la mente. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tra i tanti sogni c’è quello che una mattina l’agente, mentre mi apre la porta alle otto e trenta, mi dica: <em>&lt;&lt;Prepara la roba, sei liberante…&gt;&gt;. </em>Non succede mai, ed io continuo a straziarmi nell’illusione del sogno. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono avvolto dallo stesso strazio, adesso che ho abbassato la musica per sentire nel corridoio vuoto i passi interminabili.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I passi non si sono ancora fermati, dove staranno dirigendosi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forse continueranno per l’eternità come il tic tac dell’orologio. Non è l’ora della conta, rifletto guardando l’orologio, è quasi l’ora della posta, a volte l’anticipano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quei passi potrebbero essere il messaggero che porta notizie, che, belle o brutte che siano, arrivano sempre attraverso lo stesso corridoio che fende silenzioso l’umanità della gente rinchiusa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’agente si ferma davanti il mio blindato. C’è posta per me, notizie da fuori, dalla vita vera.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dovrei essere contento di essere ricordato da vivi, attraverso la lettera che l’impersonale agente si appresta ad aprire.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’<em>araldo</em> conosce bene il suo mestiere, sa leggere le facce, l’attesa, il dolore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Strappa al rallentatore l’angolo della busta, mentre io, con la mente cerco di premere il pulsante dell’accelleratore e con gli occhi sbircio il nome del mittente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi vede aggrondare la fronte dall’impazienza perché non sono riuscito ad identificarlo, e così si sente ripagato. Il disturbo della sua camminata cerca la ricompensa nella mia faccia tesa, ed ora l’ha trovata. Guardo la sua faccia e tremo: ha assunto lineamenti spaventosi, ha gli occhi rossi e le orecchie appuntite, o è solo una mia impressione dovuta al gran caldo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riconosco la calligrafia ordinata e pulita di mia sorella e leggo velocemente  la solita introduzione che, terminata, lascia spazio al resto della lettera, fatta di parole consolanti, e di suoni terribili. Leggo, ma mi sembra di udire le parole scritte, il suo singhiozzo invade la mia cella.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il mio migliore amico, leggo, è morto, e lei, che lo ha visto crescere insieme a me, piange. Mi appaiono immagini sbiadite, sequenze disconnesse, tempi e spazi alterni, di anni scivolati  in discordanti silenzi, lui, il mio migliore amico ormai morto, ed io che passo il tempo nell’attesa infinita di riprendere a vivere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chiudo gli occhi e rivedo la sua vita in pochi secondi, un’intera storia passata in rassegna con la velocità della luce. Noi alle elementari a scuola insieme, al liceo maturandi. Poi il nulla. Io lasciai l’Italia dopo il primo anno di università e vi tornai dopo molti anni, ma solamente per brevi periodi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo rivedevo ogni qual volta tornavo a Roma e parlavamo sporadicamente per telefono.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli mandavo cartoline dai luoghi più sperduti del mondo, di cui mi disse ne aveva fatto addirittura una collezione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nonostante lo abbia rivisto in alcune occasioni dopo la nostra separazione avvenuta quando avevamo entrambi poco più di venti anni, ora mi accorgo che l’ultimo ricordo che ho di lui è un viso da ragazzo dove la barba era appena spuntata senza uniformità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tanti anni sono passati da allora, siamo abituati a misurare il tempo frazionandolo in anni, mesi, giorni, ma quando si pensa ad un amico, un’amante o un parente, si misura ricordando gli avvenimenti più importanti della sua vita, a quel punto divenuti sbiaditi, oppure i lineamenti del suo viso sempre più stanco.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Penso al tempo che è scivolato furtivamente dalla mia vita, e lo spezzo in due periodi; una prima parte in cui il mio amico mi era vicino, presente e vivo; ed un’altra in cui è lontano ma ugualmente vivo, sempre fermo nei suoi vent’anni, eternamente presenti nella memoria.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo secondo periodo si compone di molte altre vicende, che hanno come scena il carcere dove sono. Non so se è stato felice o triste, se era amato, oppure odiato. Non so nemmeno come era il suo volto nel momento del decesso.  Ignoro se era magro o grasso, ricciuto o stempiato, sorridente o triste.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Noi in carcere conserviamo sempre un ricordo immutabile di chi muore o di chi è lontano. Ho trascorso questi anni di detenzione ricordando in modo anacronistico i miei amici, i miei parenti, le mie donne. Ricordandoli nella loro gioventù, ormai conservata soltanto da me, e cambierò le loro immagini nella mia mente, soltanto se un giorno potrò sostituirle con quelle reali, soltanto se potrò rivederli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel caos di occhi sinceri, bocche indulgenti e dolci, distinguo persone appartenenti al passato, che una volta riempivano il quadro della mia esistenza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutto si muove incolore, senza un ordine di spazio o di tempo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ne riconosco tanti, ma non tutti. Mi salutano, mi sorridono, mi fissano intensamente come l’ultima volta che li ho visti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quelli che non ci sono più, come il mio amico, hanno lo stesso privilegio di essere rimasti nella mia mente più giovani e più belli di quello che erano nel momento della loro morte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forse è per questo che ora mi sorridono: in fondo desideriamo sempre che gli altri ci ricordino belli e giovani, dopo la nostra scomparsa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La contingenza annunciata è avvenuta come anche quella della mia vita verso la quale, a differenza del segnale dell’<em>araldo </em>, non avevo colto gli avvertimenti che forse avrebbero impedito questo stato di cose. In ogni caso ora chiudo la lettera e finisco di scrivere per inviarvi il pezzo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><strong>Giovanni Arcuri</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roma, dicembre 2011</strong></p>
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		<title>The Last Ride</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 18:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Ispirazione]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[A dirlo prima è maledette buffo, le scale non sono mai state così lucide, i cassonetti bruciavano, ma le sale mai così lucide, a pensarci prima è così buffo, anche le scarpe sono lucide, fingi una sicurezza che non hai, non ora, ma a fingere già stai un pò meglio, non è un rumore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><img class="alignnone" title="Cavalli" src="http://croccworld.dailypatrizia.com/wp-content/blogs.dir/1/old_files/img/foto_cavalli_332.jpg" alt="" width="1024" height="768" /></em></strong></p>
<p><strong><em>A dirlo prima è maledette buffo,</em></strong></p>
<p><strong><em>le scale non sono mai state così lucide,</em></strong></p>
<p><strong><em>i cassonetti bruciavano,</em></strong></p>
<p><strong><em>ma le sale mai così lucide,</em></strong></p>
<p><strong><em>a pensarci prima è così buffo,</em></strong></p>
<p><strong><em>anche le scarpe sono lucide,</em></strong></p>
<p><strong><em>fingi una sicurezza che non hai,</em></strong></p>
<p><strong><em>non ora,</em></strong></p>
<p><strong><em>ma a fingere già stai un pò meglio,</em></strong></p>
<p><strong><em>non è un rumore di chitarre?</em></strong></p>
<p><strong><em>erano bianche le navi,</em></strong></p>
<p><strong><em>tutte le foto si persero,</em></strong></p>
<p><strong><em>a ricordarlo ora non sembra vero,</em></strong></p>
<p><strong><em>trascinasti tutta la tua polvere da sparo</em></strong></p>
<p><strong><em>mentre gli anni ti sputavano nell&#8217;occhio,</em></strong></p>
<p><strong><em>e le lettere diventavano chilometriche,</em></strong></p>
<p><strong><em>il ilo non è spezzato,</em></strong></p>
<p><strong><em>ora le scale lucide sorridono a metà,</em></strong></p>
<p><strong><em>e il rumore delle gomme arriva alle finestre,</em></strong></p>
<p><strong><em>su tre carte, due sono barate,</em></strong></p>
<p><strong><em>ma tu scommettesti sul pallino della fiera,</em></strong></p>
<p><strong><em>quello che mettono in bocca,</em></strong></p>
<p><strong><em>dietro la lingua,</em></strong></p>
<p><strong><em>mentre nascondolo il fazzoletto,</em></strong></p>
<p><strong><em>era facile dirti allora che portavi un cappello a sonagli,</em></strong></p>
<p><strong><em>e i libri erano finiti,</em></strong></p>
<p><strong><em>e un picco antro ti attendeva</em></strong></p>
<p><strong><em>tra carte e noia,</em></strong></p>
<p><strong><em>la musica Madre ti caccia il latte da piccolo,</em></strong></p>
<p><strong><em>e ti fa vederei fantastmi,</em></strong></p>
<p><strong><em>e i fantasmi, i fantasmi non ti abbandonano mai,</em></strong></p>
<p><strong><em>poi i coltellini, sfregiano gli zaini,</em></strong></p>
<p><strong><em>salsa di merende sui corridoi,</em></strong></p>
<p><strong><em>un bafometto al posto del cappio,</em></strong></p>
<p><strong><em>in sala mensa scimmie ridono,</em></strong></p>
<p><strong><em>prestami i tuoi giochi,</em></strong></p>
<p><strong><em>ci incontreremo dove inizia la quercia,</em></strong></p>
<p><strong><em>alla fine del rumore,</em></strong></p>
<p><strong><em>vanno e vengono le onde,</em></strong></p>
<p><strong><em>è buffo pensi,</em></strong></p>
<p><strong><em>mentre scali le scale lucide,</em></strong></p>
<p><strong><em>ma come sono lavate bene?</em></strong></p>
<p><strong><em>cosa usano?</em></strong></p>
<p><strong><em>sembra che ti specchiano anche l&#8217;anima</em></strong></p>
<p><strong><em>oltre al fegato,</em></strong></p>
<p><strong><em>è buffo pensare che filo è rimasto solo</em></strong></p>
<p><strong><em>a tenere in bilico il mondo,</em></strong></p>
<p><strong><em>quel fino lasciato nei nascondigli segreti,</em></strong></p>
<p><strong><em>e tutti i necrologi scritti in anticipo</em></strong></p>
<p><strong><em>adesso dove sono?</em></strong></p>
<p><strong><em>Se almeno quel cappello non mi sorridesse,</em></strong></p>
<p><strong><em>certi corridoi non li vorresti</em></strong></p>
<p><strong><em>per amici,</em></strong></p>
<p><strong><em>ma ci sono,</em></strong></p>
<p><strong><em>come tutti questi coriandoli,</em></strong></p>
<p><strong><em>è buffo che la donna delle carte</em></strong></p>
<p><strong><em>ti sputò nel piatto</em></strong></p>
<p><strong><em>e ti dichiarò spezzato,</em></strong></p>
<p><strong><em>Non era vero che le stanza</em></strong></p>
<p><strong><em>hanno il fiato corto,</em></strong></p>
<p><strong><em>come tutti i tuoi piccoli pugni,</em></strong></p>
<p><strong><em>acido muriatico nella fame,</em></strong></p>
<p><strong><em>ma la fame è ancora qui,</em></strong></p>
<p><strong><em>stele di legno,</em></strong></p>
<p><strong><em>cartelli a impulsi elettrici,</em></strong></p>
<p><strong><em>angoli di pietra,</em></strong></p>
<p><strong><em>mi portasti nel cerchio delle Streghe,</em></strong></p>
<p><strong><em>per il mercato delle vacche</em></strong></p>
<p><strong><em>avreste diviso le mie palle,</em></strong></p>
<p><strong><em>eppure, lo vedi?</em></strong></p>
<p><strong><em>stessa terra, stessi fiumi,</em></strong></p>
<p><strong><em>sapevo sempre controlalre le ore,</em></strong></p>
<p><strong><em>allungavo la lingua,</em></strong></p>
<p><strong><em>per accartocciare il tempo,</em></strong></p>
<p><strong><em>le bocce si incontrano a metà,</em></strong></p>
<p><strong><em>la mano è solo una parte,</em></strong></p>
<p><strong><em>il resto lo vedi  prima</em></strong></p>
<p><strong><em>prima di tutte le ore,</em></strong></p>
<p><strong><em>Le scale lucide,</em></strong></p>
<p><strong><em>su su, l&#8217;adrenalina sale,</em></strong></p>
<p><strong><em>ora ricordo</em></strong></p>
<p><strong><em>chi tirò i dadi dimenticò il trucco</em></strong></p>
<p><strong><em>e il tuo sorrisò dilagò tra i carnefici,</em></strong></p>
<p><strong><em>come il miele il sogno entrò in me,</em></strong></p>
<p><strong><em>e in quel delirio eoni di purezza,</em></strong></p>
<p><strong><em>c&#8217;è un sole pallido nel buco della serratura,</em></strong></p>
<p><strong><em>Un giorno fu una Quercia,</em></strong></p>
<p><strong><em>è buffo pensare cone le storie ritornano,</em></strong></p>
<p><strong><em>e le avventura non finiscono mai,</em></strong></p>
<p><strong><em>a 12 anni leggevo fino a tardi,</em></strong></p>
<p><strong><em>accendendo il lumino sotto le coperte,</em></strong></p>
<p><strong><em>Frodo arriverà al monte Fato, mi chiedevo,</em></strong></p>
<p><strong><em>o l&#8217;Ombra lo inghiottirà,</em></strong></p>
<p><strong><em>ti consegnai una pietra quando le ore erano giovani,</em></strong></p>
<p><strong><em>ci rivedremo ancora disse lo specchio,</em></strong></p>
<p><strong><em>E adesso,</em></strong></p>
<p><strong><em>giacca e pantaloni nuovi</em></strong></p>
<p><strong><em>barba e capelli fatti,</em></strong></p>
<p><strong><em>scarpe lucide,</em></strong></p>
<p><strong><em>e queste scale lucide,</em></strong></p>
<p><strong><em>e non so se questo coraggio durerà fino all&#8217;ultima scala,</em></strong></p>
<p><strong><em>chi avrà la meglio alla fine della fiera?</em></strong></p>
<p><strong><em>ti travestirai ancora?</em></strong></p>
<p><strong><em>c&#8217;è un gufo dietro ogni morte?</em></strong></p>
<p><strong><em>o il tuo sorriso devasterà il mondo?</em></strong></p>
<p><strong><em>e se la sabbia passa tra le dita..</em></strong></p>
<p><strong><em>cosa è?</em></strong></p>
<p><strong><em>i kapò sono lontani allora..</em></strong></p>
<p><strong><em>solo queste scale lucide&#8230;.</em></strong></p>
<p><strong><em>così lucide&#8230;</em></strong></p>
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		<title>I mondi di Barbara (Il demone di Michail Jur&#8217;evič Lermontov)</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 00:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ritorna Barbara Lazzarini con la sua rubrica dedicata ai suoi mondi, i suoi amori, le sue visioni.. L&#8217;appuntamento di oggi è d&#8217;eccezione, in quanto dedicato ad un momento sublime della letteratura&#8230;. Il demone di Michail J. Lermontov. Con Barbara la letteratura diventa passione dove l&#8217;educazione è anima che viaggia tra il sentimento e il rigore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" title="S" src="http://www.tanais.info/vrubel/vrubel0312.jpg" alt="" width="1800" height="1235" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ritorna Barbara Lazzarini con la sua rubrica dedicata ai suoi mondi, i suoi amori, le sue visioni..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;appuntamento di oggi è d&#8217;eccezione, in quanto dedicato ad un momento sublime della letteratura&#8230;. <em>Il demone</em> di Michail J. Lermontov.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con Barbara la letteratura diventa passione dove l&#8217;educazione è anima che viaggia tra il sentimento e il rigore, in una pulizia profonda che brucia di inconciliabili tensioni e di rinnovate rivoluzioni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il demone di Michail Jur&#8217;evič Lermontov</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho  sempre amato solo i ribelli, quegli esseri che non si piegano agli  ordini, che disubbidiscono perché non continui ad esistere il vertice da  cui debba partire l&#8217;obbligo a uniformarsi. Così quando m&#8217;imbattei in  Lermontov, uno dei massimi esponenti del Romanticismo russo, il suo  poema &#8220;IL DEMONE&#8221; fu subito, per me, il simbolo del dissenso, la forza  del vero contro quel che si proclama forzosamente giusto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se il  più alto debito letterario Lermontov lo deve a Milton e al suo &#8220;Paradiso  perduto&#8221;, tuttavia, &#8220;il demone&#8221;, resta un poema laico, filosofico,  metafora di quello a cui si rinuncia per mantenere fede a se stessi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In breve questa è la trama:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un  potente demone orgoglioso e amareggiato si aggira sulla Terra. E&#8217;  immensamente sofferente, deve scontare la sua condanna di insorto in  eterna solitudine. Nel Caucaso scorge Tamara, è una fanciulla  bellissima. Lui se ne innamora perdutamente. &#8220;Gli eroi lermontoviani si  accendono senza rimedio, e amano con un&#8217;ostinazione furente&#8230;&#8221;  (Ripellino)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel poema il comune, banale sentire è ribaltato e la  maledizione viene dal cielo: è la negazione dell&#8217;amore per chi come lui,  non ha rispettato la legge suprema:  <em>Che far senza di te di questa  vita eterna, dell&#8217;infinito estendersi del mio regno? Il mio tempio è  vuoto: manchi tu che sei il mio Dio</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando Tamara gli chiede che ne pensi di dio il demone fierissimo le risponde:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Non ci degna nemmeno d’uno sguardo.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> Il cielo gl’interessa, non la terra!</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Inesausto  nel suo ribellismo titanico, per spezzare un destino che rifiuta, per  la sua libertà, il demone scende nuovamente in guerra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; un vero e  proprio scontro tra titani quello che sottende tutto il poema e che si  rivela solo all&#8217;analisi meno superficiale. All&#8217;amatissima Tamara lui  parla in sogno, assorto e disperato, secondo i tipici toni romantici:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Io son colui che tu nella silente </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>notte hai sentito accanto a te presente, </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>il cui pensiero al cuor t&#8217;ha bisbigliato, </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>la cui tristezza tu confusamente hai inteso, </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>la cui immagine hai sognato; </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>colui che ogni speranza che riviva </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>fa cenere, colui che ognuno schiva </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>ed a cui impreca ogni essere vivente. </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Per me lo spazio e il tempo sono niente: </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>sono il flagel d&#8217;ogni mio schiavo umano, </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>di conoscenza e libertà sovrano, </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>colui che il male impone alla natura, </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>il nemico del cielo, eppur se vuoi, </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>il mio poter depongo ai piedi tuoi. </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>A te ho portato in umiltà </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>la pura preghiera dell&#8217;amore, a te il tormento </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>ch&#8217;io provo in terra, per la prima volta </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> e le mie prime lacrime terrene&#8230;</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui  le appare bellissimo nella sua dolente fierezza, Tamara lo bacia, poi,  pentitasi d&#8217;aver provato qualcosa per un essere tanto esecrabile, si  ritira in un convento dove muore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le illusioni scemano, il demone  torna a sentire il dolore della sua potenza, la sua protesta è  disperata, non può, per legge, disertare la sua condizione, è  prigioniero della propria infinita natura di ribelle: <em>&#8220;e spesso,  molto spesso gli uomini invidiava. Essi hanno la speranza di  riscattarsi, ed anche la speranza del mortal sonno. Meglio sopportare  tutti i loro tormenti che una goccia dei tormenti infernali&#8221; .</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La  sua sconfitta altro non è che il simbolo della rassegnazione al male.  Proprio lui che paradossalmente avrebbe dovuto incarnarlo quel male, per  volontà del &#8220;bene&#8221;, è stato dal bene perpetuamente esiliato. Tenuto  lontano dalla possibilità d&#8217;amare è obbligato a odiare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>per sé solo vivere, e nella noia,</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>e in questa lotta senza mai vittoria,</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In questa lotta senza mai la pace!</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il  lungo monologo in cui l&#8217;autore romantico fa sussurrare al demone  l&#8217;amore che non riesce a non provare è biografico, Lermontov amò  disperatamente Varvara Bachmeteva, ed ebbe come il grande Puskin una  breve e sfortunata esistenza, infatti, proprio come Puskin, morì in  duello per amore quando non aveva ancora compiuto 27 anni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La  cornice naturale e selvaggia è anch&#8217;essa demoniaca, ma profondamente  amata, lui, l&#8217;autore, ne è intriso, è il suo faticoso, ostile, feroce  Caucaso, che fa da sfondo a tutte quante le opere del poeta, <em>A te Caucaso, cupo signore della terra, consacro il trascurato verso&#8230;ovunque t&#8217;amo.&#8221; </em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Salutamos Socrates</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 00:11:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inserisco oggi un pezzo dedicato a Socrates pubblicato sul sito Come Don Chisciotte (http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php). Non so se Socrates fosse davvero come lo descrive l&#8217;autore di questo pezzo, se  anche se non ci fosse mai stata un&#8217;età leggendaria del calcio, come è stata descritta in tanta letteratura sudamericana&#8230; ormai quel mito è entrato nelle pieghe di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="r" src="http://www.4dfoot.com/wp-content/uploads/2011/10/52952694.jpg" alt="" width="2000" height="1322" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Inserisco oggi un pezzo dedicato a Socrates pubblicato sul sito <em>Come Don Chisciotte (</em>http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non so se Socrates fosse davvero come lo descrive l&#8217;autore di questo pezzo, se  anche se non ci fosse mai stata un&#8217;età leggendaria del calcio, come è stata descritta in tanta letteratura sudamericana&#8230; ormai quel mito è entrato nelle pieghe di quel territorio che dalla fantasia si innerva nella realtà, come certi libri che non esistettero mai, ma ora esistono, perchè la fantasia ha generato un sogno che si è radicato nel passato, come epopea di un reale creduto e visionario.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Socrates.. solo un brasiliano poteva giocare così&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>classe ed eleganza.. il lusso di rendere un rozzo banale gioco, da alcuni chiamato calcio&#8230; avventura di ragazzi mai cresciuti.. poesia&#8230;</strong></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">La morte di Socrates, a cui assisto  senza sprofondare nella tristezza, simbolizza in qualche modo la morte  del calcio. Sembra, anche, un simbolo per ritrarre questa epoca di  merda: senza sogni né esagerazioni, senza disubbidienza né disperazione,  senza sete di giustizia né di alcool. Questo sozzo mondo borghese ci ha  privato di tutto quello che c’è di uono, calcio compreso. È questo un  mondo di automi rassegnati, aggrappati alla spazzatura delle proprie  auto, ai cellulari, alle fantasie dei giochi a premi. Questa borghesia  di merda, mediocre, superba nella propria ignoranza, autistica, incapace  di amare e di odiare, di provare rabbia.</span></strong> <strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Questi umani androidi odierni, dai  sentimenti ridotti e meschini, dalle avarizie valutate dalle azioni,  portatori di culi e tette posticce, sale da pranzo dai cibi &#8220;light&#8221;,  cultori della salute fisica, piccoli girini che vanno per le strade a  senso unico…</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Sappiano, i rozzi, che vedere giocare  Socrates era come leggere, ad esempio, Italo Calvino: c&#8217;erano nel suo  gioco bellezza, tenerezza, intelligenza. Era come vedere un quadro di  Renoir, pieno di luce e di colori. Come ascoltare la musica di un  valzer.</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Non correva, non stringeva i denti, non  ci metteva le &#8220;palle&#8221;: era dalla parte dell’eleganza, della maestosità,  i suoi passaggi erano un &#8220;tocco&#8221; di distinzione. Vederlo giocare  riempiva gli occhi, e placava l&#8217;anima.</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Questo calcio spazzatura di oggi,  giocato da pupazzi che sono milionari prima ancora di essere persone, è  un insulto per il calcio giocato da Socrates.</span></strong></p>
<p><strong> <img src="http://www.comedonchisciotte.org/images/socrates1.jpg" alt="" width="280" height="180" align="left" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Non è solo il calcio ad essere in lutto, ma anche la poesia, la bellezza, la natura stessa.</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Andiamo Jobim, Vinicius, Maisa Y Chico,  Caetano ed Elis, Joao ed Elsa Soarez, María Betanhia e Milton  Nascimento e Ari Fangoso e tutte le ragazze di Ipanema e tutti i  fannulloni che suonano la musica che accompagna il corteo: è da poco  morto un altro frammento del sogno.</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><em>Postilla:</em><br />
(Frammento di un appunto di Waldemar Iglesias pubblicato sul <em>Clarín</em> di Buenos Aires).</span></strong></p>
<p><strong> <span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><em>Addio, amato dottore</em></span> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Socrates fu uno dei grandi  centrocampisti degli anni ’80. È stato un grande anche fuori dal campo,  che osò lamentarsi contro la dittatura brasiliana nei giorni più  difficili.  È morto di domenica, vinto da un rivale che lottò per sconfiggerlo senza  riuscirci: l&#8217;alcool.</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Antonio Falcao ci ha offerto l&#8217;armonia delle sue parole per raccontarcelo:</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><em>&#8220;Era l&#8217;antitesi del buon  atleta: rifiutava gli allenamenti individuali o collettivi, e anche  l&#8217;astinenza: soprattutto dal sesso, dall’alcool, dal tabacco,  dalla vita notturna e dalla chitarra (che suonava). Persino il suo nome  rifuggiva le convenzioni: Socrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de  Oliveira. Studiava medicina mentre giocava, si addentrò  nella politica e analizzò il binomio dirigente-giocatore dall&#8217;ottica  delle relazioni lavorative.</em></span></strong></p></blockquote>
<p><strong> </strong></p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><em>&#8220;Si diede alla  cittadinanza con impegno, essendo assolutamente solidale coi compagni di  lavoro. Per usare il termine tipico dell&#8217;incapace e ignorante dittatura  militare brasiliana, Socrates era un sovversivo. Anche se, dal punto di  vista strettamente democratico, un sovversivo cordiale e salutare, di  grande utilità per l’umanità tutta.&#8221;</em></span></strong></p></blockquote>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">È stato sempre orgoglioso del suo  sguardo sul mondo, dei suoi messaggi, quelli che, quando ancora era nel  calcio, osava offrire in disparte, una cosa che poi si è trasformata nel  suo marchio di fabbrica. Negli anni ’80, ad esempio, questo ammiratore  del Che Guevara fu partecipe e ideologo di un&#8217;iniziativa che meravigliò  il suo paese e l’ambito sportivo: il Movimento Democratico Corinthians  che fece sì che il club paulista si affidasse a elezioni democratiche  interne. Un simbolo inequivocabile del rifiuto della dittatura, che  cominciava a ritirarsi dopo due decenni di potere.</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Si professava di sinistra. E dalla sua  ammirazione per Fidel Castro è arrivato il nome per uno dei suoi figli. A  riguardo, Socrates raccontò una volta, in un&#8217;intervista rilasciata alla  BBC, il seguente aneddoto: &#8220;<em>Quando diedi il nome di Fidel a uno dei  miei figli, mia madre mi disse: &#8216;È un po&#8217; un nome forte per un bambino.&#8217;  Le risposi:  &#8216;Mamma, pensa a cosa hai combinato con me’.</em>”</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Si racconta che si sarebbe potuto chiamare anche John, da Lennon, un altro dei suoi personaggi più apprezzati.</span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il cavaliere errato.. di Ciro Campajola</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 22:44:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Cavaliere]]></category>
		<category><![CDATA[Ciro Campajola]]></category>
		<category><![CDATA[errator]]></category>
		<category><![CDATA[pezzi]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblico oggi questo magnifico racconto di Ciro Campajola, di cui già altri pezzi preziosi sono presenti in questo sito. Il racconto di oggi non sfigura dinanzi alla migliore letteratura. &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; Si svegliò! Una fortuna considerando i suoi trascorsi. Era la parte più difficile della giornata e diventava più difficile ogni giorno che passava. Di scatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" title="don chisciotte" src="http://elayl.files.wordpress.com/2010/05/don_quixote_2.jpg" alt="" width="1210" height="964" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pubblico oggi questo magnifico racconto di Ciro Campajola, di cui già altri pezzi preziosi sono presenti in questo sito.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il racconto di oggi non sfigura dinanzi alla migliore letteratura.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Si svegliò!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una fortuna considerando i suoi trascorsi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era la parte più difficile della giornata e diventava più difficile ogni giorno che passava.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di  scatto saltò giù dal letto convincendosi di essere un osso duro, il  tempo di una sigaretta e già non ci credeva più, “ vivere difendendosi  dalla vita non può essere la vita”, gli suggerì la stanchezza del suo  volto dallo specchio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sbirciò oltre la finestra, la vita somigliava sempre  più a un telefono cellulare: alienazione sotto forma di conquista.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era  andato a puttane tutto il senso dei grandi navigatori, oramai si  esploravano soltanto i successivi gradi della frenesia, il mondo non  faceva altro che nascondere la propria decadenza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Richiuse le  tende come un pietoso velo e mise un disco di Chet Baker, poi accese una  seconda sigaretta e chiuse gli occhi su tutti gli altri attimi  esistenti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In momenti come quelli riusciva  a trovare sempre un senso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella tromba…….. madonna quella tromba!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella  tromba non faceva solo musica, quella tromba raccontava le rughe di  tutta una vita, ogni sua gioia, ogni brivido, ogni orgasmo, ogni  lacrima, ogni dolore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Raccontava la forza dei cuori spezzati, la loro fame del dopo, la sazietà delle anime senza rimpianti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forse la vera vita era racchiusa proprio nella musica, è lì che tutte le lacrime diventavano soltanto di gioia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fece un paragone con la sua storia, un casino!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un arcobaleno di colori bollenti rovesciati sulla pelle, una tempesta di vento sopra un prato di foglie secche.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La maggior parte del tempo non aveva fatto altro che perdere tutto ciò che di volta in volta era riuscito a conquistare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La  sua smania di cercare gli aveva fatto trovare spesso e volentieri solo  tanta merda, gli aveva sempre fatto smarrire la propria strada.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era  assurdo pensare a tutte le volte che si era messo in condizioni di  dipendere dal nemico; alle galere, alle comunità per tossicomani gestite  da spacciatori di interessi, a tutte le volte che aveva dovuto  consegnare il proprio corpo ferito a un ospedale e la sua anima  agonizzante a medici che le avevano dato il colpo di grazia, a tutte le  volte che il proprio corpo ferito, la sua anima assassinata, si erano  affidati a un veleno per tirare a campare, a tutte le scopate che s’era  fatto solo in alternativa al suicidio, a tutte le volte che s’era perso   la scopata della vita.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Diverse stronzate , stessa frenesia!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aveva passato più tempo a cercare di non impazzire che a vivere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A  volte pensava che proprio questo alla fine lo aveva fatto impazzire ma  non gli dispiaceva particolarmente, ci trovava perfino dei lati  vantaggiosi, si sentiva molto più a disagio quando ancora cercava di  adattarsi ai  “normali”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si preparò un caffè.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aveva tutta la giornata libera, o meglio non aveva un cazzo da fare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da un po’ di tempo era inchiodato a un problema fisico, il suo fegato aveva detto stop.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un  conto del passato da pagare, in fondo la vita è come la legge, lenta,  pallosa, burocratica, ma non dimentica niente, tranne quello che le  conviene scordare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pensando alla legge gli venne un’idea!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe comprato una pistola e poi ucciso qualcuno a caso! No, troppo rischioso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Magari  avrebbe spedito 113 rose alla poliziotta più viziosa della P. S., per  poi telefonare al 113 e dichiararle il proprio odio ma non conosceva  poliziotte viziose.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forse era meglio collegarsi via internet con  S. Francesco per domandargli dove cazzo si procurasse le droghe, voleva  parlare anche lui con gli animali, sempre meglio delle bestie umane, ma  non aveva il suo indirizzo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A proposito! Aveva finito il fumo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Andarlo a comprare fu la sola cosa che fece.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quell’indirizzo ce l’aveva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fumò la prima canna insieme a un blues di Jimi Hendrix e un chissenefrega  gli attraversò barcollando il cervello.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Massì!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In  fondo non gli era andata proprio malaccio, bene o male a parecchi  ingranaggi era riuscito a sfuggire, s’era saputo fare un po’ di spazio  in quella posizione privilegiata di chi non ha un ruolo ben definito, lo  spazio riservato a quelli sui quali non ci si può contare, per cui dopo  un po’ vieni lasciato in pace più degli altri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bè, se il suo passato l’aveva portato fin lì, la sapeva certamente più lunga di lui.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di  un’unica cosa avrebbe avuto veramente bisogno, poggiare la guancia sul  grembo di una donna incinta e ascoltare la promessa di una vita  nascente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma non aveva né speranze né una donna incinta e poi era natale, il suo quarantunesimo natale, bisognava scrivere la letterina.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Caro  babbo natale, ho fatto il cattivo tutta la vita, per punizione, invece  del carbone, potresti mandarmi in esilio su qualche isola della  perdizione al centro del mare, prigioniero di indigene assatanate che mi  torturerebbero con ogni sorta di peccato incatenandomi a prati  d’oblio?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Girava per casa cercando di fregare se stesso, non voleva accorgersi di essere sul depresso preoccupante.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uscì!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Notò che era ancora giorno, prima non ci aveva fatto caso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bisognava aggirarlo, aspettare la notte!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Andò  al suo negozio di dischi, gli serviva un amico vero che gli facesse  compagnia fino al buio, lo trovò nell’ultimo di Tom Waits.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo che il disco iniziò e finì per sei volte vide la luna, era fatta! La notte era pronta per nasconderlo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prese  il cappello, le sigarette, un po’ di fumo, una vecchia cassetta di Lou  Reed, i documenti, le chiavi e indossò il suo vecchio e ormai logoro  cappotto grigio,voleva bene a quel cappotto, lo portava da anni,  all’inizio l’aveva riparato dal freddo di tante folli notti in allegria,  ora lo riparava dal suo personale freddo, accese una sigaretta e uscì  di nuovo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mise l’auto in moto e una cassetta nello stereo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cinque sigarette e quattro brani più tardi, cominciò a sentirsi più suo agio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lou Reed cantava “perfect day”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una stupenda donna di colore, da un marciapiede coperto di vite andate, attirò la sua attenzione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si domandò perché mai un uomo non potesse sposare ogni cosa bella che avesse la fortuna di incontrare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi si preoccupò della sua salute mentale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi fece una canna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi se la fumò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi comprò una birra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi se la bevve.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi tornò indietro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi era con la donna in macchina e un’emozione nella speranza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le adorava le puttane!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le considerava l’opposto delle troie, il sesso non c’entrava niente con loro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per  lui erano l’incarnazione del buon viso a cattivo gioco e nel cattivo  gioco sapevano riconoscere i loro stessi visi e allora diventavano  donne, donne vere, non come la maggior parte di quelle che gli uomini  scopano nel corso della loro vita.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si chiamava  Felicita, era Columbiana, aveva due occhi che arrivavano all’anima e un figlio in grembo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siccome non credeva in Dio, credette di essere Dio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per miracolo adesso aveva un grembo su cui poggiarsi .</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due banditi in cerca di una buona stella si rifugiarono in un albergo senza stelle.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella donna in quel momento di quella notte era il meglio che la vita potesse offrirgli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La baciò, poi con un dito seguì il contorno delle sue labbra e poi le scrisse una cosa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Quando la notte va in frantumi dei pezzi cadono nello stesso posto, allora s’alza una nebbia e confusa nasce un ‘intimità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ricompensa della tua non appartenenza in un momento di tua appartenenza.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo un’ora si scambiarono i numeri di telefono e la consapevolezza che mai si sarebbero chiamati.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mise in moto, guardò la notte, sapeva di menopausa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era ora di spegnersi un po’.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Trovò un bar aperto e neanche una ragione per non ubriacarsi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In momenti come quelli si sentiva sempre come il protagonista di qualche filmaccio americano da quattro soldi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scelse il tavolo meno illuminato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Trentadue denti abbaglianti lo accecarono chiedendogli l’ordinazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riconobbe la morte e le ordinò uno sconto, non ne avevano, prese una vodka.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Domandò se il locale avesse un’uscita di sicurezza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Perché?” s’informò la morte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Per sicurezza” le rispose.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei non disse niente, si girò, e a lui non rimase altro da fare che guardare un culo che si allontanava.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uno squarcio di luce attraversò il bar, era una pubblicità del buio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il teschio del tavolo accanto rimase impassibile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo tre vodka e novantasei denti illuminati ancora non trovava una risposta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla quarta e un ulteriore accecante sorriso smise di cercarla.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il conto era di quarantuno natali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non lasciò mancia, sarebbe stato troppo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spense la cicca in un cuore a forma di posacenere e aprì la porta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nebbia sull’asfalto!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non vedere la strada fu rassicurante.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si sdraiò sulle proprie orme e chiudendo gli occhi guardò il tramonto bianco del tempo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo un po’ riprese il cammino.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al centro di una piazza realizzò di essere diventato invisibile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una  giostra gli girava attorno senza accorgersi di lui, eseguiva cerchi  perfetti, solo un po’ più piccoli a ogni giro, poi giri più veloci e  cerchi più piccoli, poi ancora più veloci e sempre più piccoli, più  veloci e più piccoli, più veloci e più piccoli…………</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si risvegliò ancora sdraiato sulle proprie orme.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La nebbia s’era diradata, la strada aveva l’aria stanca e la barba incolta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avvertì il bisogno di radersi, tornò a casa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un  cane randagio si sbarbò guardandolo dritto negli occhi e nello specchio  apparve un uomo nudo,  era rasato di fresco e accendeva una sigaretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rimase un attimo a guardarlo senza trovare nulla da dirgli, poi raggiunse il letto e dormì.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si svegliò nel pomeriggio tra due lancette senza ore da contare né momenti da raccontare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era ancora natale, era ancora vivo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accese una sigaretta, poi la televisione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le prime immagini impazzirono dallo schermo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Decise d’analizzare la cosa con calma.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dunque:  dal momento che nel frattempo aveva smesso di credersi dio, e,  obbiettivamente, non riteneva di essere l’unica persona intelligente al  mondo, pensò che doveva esserci qualche tipo di logica che gli sfuggiva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se tante persone proponevano quel tipo di cose, e ancor di più le seguivano, doveva essere lui l’imbecille a non capire.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A  metà della seconda sigaretta decise che non gliene fregava niente  sapere da che parte stava la pazzia, il problema era che ci stava.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non c’era logica nelle cose e quando c’era era distorta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe voluto far l’amore fino all’ultimo orgasmo ma stappò solo una birra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Infine pensò che era giunto il momento di mettere un po’ d’ordine in casa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cominciò  col togliere tutti gli specchi dalle pareti e li sistemò nel  ripostiglio accanto alle vecchie foto, non gli andava d’incontrarsi  senza prima darsi un appuntamento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo staccò il telefono e lo poggiò sulla  televisione, e a questa tolse la spina.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I suoi familiari e gli amici erano risentiti con lui per queste sue sparizioni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui  si dispiaceva, poi ci ripensava e allora non si dispiaceva più, la  dannazione non si può spiegare, si può capire oppure no. Già la vita era  pesante, ora senza neanche più la salute per reggerla, correva il  rischio di rimanerci schiacciato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al diavolo tutti!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla sua pellaccia si era affezionato, nonostante tutto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui, una birra e il soffitto, così aspettò la notte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando  il buio gli diede l’ok, indossò il cappotto e il cappello di fronte a  uno specchio che non c’era più e uscì, dovette uscire. Stava per finire  le sigarette, sarebbe stato davvero troppo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando si rompe  qualcosa, accade all’improvviso, ci avrà messo del tempo a logorarsi, ci  saranno stati dei motivi, delle cause, ma il momento in cui si rompe è  uno, unico, solo e senza appello.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E lui non voleva arrivare a quel  momento per una sigaretta. Sapeva che anche lo stato di rifiuto in cui  s’era infilato poteva avvicinarlo al momento, ma non vedeva motivi più  convincenti nell’alternativa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uscì dalla tabaccheria ed entrò in  macchina, mise le sigarette sul cruscotto, mise una cassetta di Eric  Clapton, mise la prima e partì.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al primo blues ci fu un cambio  d’umore non male. Si riempì il calice, (una birra senza bicchiere in  macchina) e s’augurò buon natale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accese una sigaretta tra un assolo di chitarra e l’inferno e dedicò quel brindisi alla sua donna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La invidiava!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Amava  l’amore di quella donna, lei si stancava della stanchezza di lui,  rideva dell’allegria di lui, gioiva della gioia di lui, ma piangeva con  le proprie lacrime.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se esisteva l’amore lei l’aveva capito…forse, o  forse lui aveva avuto un culo esagerato, senza quella donna sarebbe  morto, l’aveva sempre pensato, ora lo sapeva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui si muoveva nel quotidiano come un incapace, lei con il peso dell’incapacità di lui.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi pensò alle altre donne che aveva avuto, vide solo la sua inquietudine.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si domandò in base a che cosa, solo alcune persone nascono maledette.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Forse siamo solo dadi su cui gli dei si divertono a scommettere”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa fu la risposta che gli venne.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’era un posto libero nel parcheggio di un bar, fermò la macchina.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il diavolo gli aprì la portiera e ancora una volta fu nel grande circo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voleva  bere e c’era solo un vero bar che conosceva, ma distava un’ora di  macchina e un’ora di macchina, quella sera, era troppo tardi. Lui voleva  bere subito.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Diede un’occhiata al locale, a occhio e croce per  ordinare una birra ci voleva un po’ di tempo, e un po’ di tempo in un  posto che non gli piaceva  per lui era troppo tempo. Domandò al  cameriere se pagando cinque volte più del prezzo avrebbe potuto avere  una birra da portare via subito.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cameriere lo mandò affanculo  con lo sguardo, lui pensò che il ragazzo non sarebbe mai diventato  padrone di un bar, e si mise la fila.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di nuovo in macchina, di nuovo nella notte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chiavi inserite, birra nella sinistra, sigaretta nella destra, ripartì.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo qualche chilometro a caso, trovò un bivio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A sinistra un punto interrogativo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A destra quello esclamativo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La freccia sinistra lampeggiò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un  po’ più avanti riconobbe un momento che conosceva da tempo, quei legami  che nel corso degli anni diventano sempre più stretti, o meglio, ti  stringono sempre di più.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un attacco di panico di quelli minacciosi!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A lampeggiare questa volta fu la freccia destra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accostò e aspettò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un  ‘aquila reale gli posò gli artigli sul cervello e si esibì in una  vorticosa danza mentre serpenti nel suo stomaco danzavano al ritmo del  rapace.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La paura spalancò le gambe fino a mostrargli l’abisso, un  esercito di siringhe, precedute da tamburi senza suono, marciava con  passo marziale nelle sue tempie arruolando volontari per l’apocalisse.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La  propria faccia non smetteva di accusarlo, la resistenza, con le pezze  al culo e una valigia di cartone, partì in cerca di un sogno meno da  incubo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I tamburi  rullarono, e da un trapezio appeso al cielo,  come un angelo dalle ali consumate, il buio cadde con l’assordante  rumore del silenzio sul suo cuore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prese un tavor con la paura di  chi scopa una donna pericolosa, con la consapevolezza di chi l’ha già  fatto e ne conosce il prezzo. In passato aveva rischiato d’ impazzire  per non prenderli più ma ora rischiava d’impazzire se non li avesse  presi, i rischi quindi erano pari.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due lacrime aprirono con discrezione,la strada a un torrente di perché prigioniero in quarantuno natali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non  aveva fazzolettini per asciugarsi gli occhi, ma non c’erano semafori  nei dintorni. Qualche volta avrebbe dovuto spiegare agli extracomunitari  che un uomo può avere bisogno di un fazzoletto anche lontano da un  semaforo, quelli sono indispensabili solo per lavare i vetri alle auto  quando scatta il rosso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma poi pensò che non era il caso di farlo, infine s’asciugò gli occhi con le mani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Entrare in un negozio era l’ultima cosa che avrebbe fatto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anzi…perché no!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La tabaccheria sapeva di routine, dietro al banco c’era una donna anziana, acida e sulla difensiva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le  chiese dei fazzoletti di carta, spiegando con tono cordiale che gli  servivano perché aveva appena avuto un attacco di panico dovuto  probabilmente a tutta una vita vissuta in equilibrio precario, a quasi  trent’anni di droghe, e, anche, in parte a una cura abbastanza seria che  mentre gli mandava il cervello in tilt, cercava di salvare quel terzo  di fegato che gli era rimasto e, al termine della quale, avrebbe avuto  trenta possibilità su cento di continuare a vivere con tutti gli  acciacchi che gli sarebbero rimasti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Ma………”cercò d’intervenire la  signora, trasformando l’astio dei suoi occhi in odio, quell’odio che ti  torna comodo quando non capisci e non t’interessa farlo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Capisco”  la interruppe, “adesso lei, essendo una persona sensibile, altruista e  disponibile come tutti, sarà certamente addolorata per me e starà  chiedendosi come darmi una mano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma, vede signora, come faccio a  spiegarle il perché di certe cose che ho fatto, quelle stesse cose che  mi hanno portato nel suo negozio a quest’ora di questa notte di questa  vita a romperle le palle?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Potrebbe capirmi se le raccontassi che  una notte, per non farmi trovare ancora vivo dalla morte, o forse per  sentirmi semplicemente vivo, ho percorso contromano, ubriaco perso,  correndo come un pazzo e a occhi chiusi , un’intera strada del centro? O  alle volte che ho dovuto pagare una puttana non per sesso ma per avere  una spalla su cui piangere? O magari a tutte le volte che ho rischiato  di perdere la donna che più di tutte ha saputo starmi vicino, cosa non  facile glielo assicuro, per scopare qualche troia di passaggio senza  divisa e perfino brutta? O a quando per provare un po’ di sollievo, mi  infilavo aghi in vene che imploravano pietà? Mi capirebbe se adesso mi  sparassi in bocca davanti a lei lasciandole pezzetti del mio cervello  sul suo bel bancone? Mi capirebbe se le piantassi un coltello in mezzo  ai suoi, tra l’altro, cadenti seni? Senz’offesa per carità!”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La vecchia cominciò a urlare come secoli di rabbia, paure e frustrazioni, impazziti all’improvviso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Visto? Disse lui, “sapevo che non avrebbe capito. Ma grazie lo stesso, quanto pago?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Due…..mila…..lire”, rispose interdetta la signora.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui tirò fuori dal portafogli sei banconote da mille lire e le poggiò con calma sul banco.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Le dispiacerebbe darmi anche un pacchetto di diana per cortesia? Rosse e dure, grazie.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le augurò la buona sera e uscì.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fuori dal negozio s’accorse d’aver dimenticato i fazzoletti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Troppo tardi!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La signora discuteva animatamente al telefono con la polizia, l’argomento della conversazione era lui.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il tavor nel frattempo aveva fatto il suo lavoro, il nulla per il momento, era stato sapientemente annullato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La  ritrovata calma lo fece decidere all’improvviso, BASTA! Non avrebbe  fatto mai più uno sconto a nessuno, da quel momento in poi sarebbe  andato dietro esclusivamente alla propria animaccia!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oddio, una  stupefacente Venere, magari nera, con un adorabile carattere e oltre  alla sua divina bellezza, anche la chiave per accedere a tutte le altre,  sarebbe potuta essere senz’altro una ragionevole eccezione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Su certe cose era abbastanza corruttibile, anzi era corruttibile senza l’abbastanza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Adesso per il momento allontaniamoci dal punto di vista di quest’ uomo e guardiamo la cosa da un’altra visuale, quella dei più.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui fare sconti agli altri???</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma se era una vita che la società gli faceva sconti!!!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Stronzate! Ataviche- tramandate- inculcate-stronzate!!!” Lui continuava a pensarla così.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Che Guevara non era la società!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eistein non era la società</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Van Gogh non era la società!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gesù Cristo non era la società!”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si sistemò l’aureola a tipo malandrino, strizzò l’occhio a Dio, e con l’aiuto del Padre ripartì.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La  birra era a metà, la velocità da crociera, il suo stato d’animo in  territorio neutro, la notte aveva un culo maledettamente intrigante.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ora di macchina che lo divideva dal suo bar, ormai non era più troppo tardi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il  proprietario di quel locale l’aveva conosciuto per caso, in una delle tante notti vagabonde.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cantava Blues come un grande, ragionava come un bambino, in mezzo c’era il suo bello.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sulla  vetrina del locale c’era un cartello immaginario “vietato l’ingresso  all’apparenza anche se accompagnata da dio” aveva sempre pensato che  quell’uomo, un po’ barman, un po’ Bluesman, un po’ bambino (di quelli  che fanno i capricci), e anche un po’ stronzo, fosse completamente  pazzo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per dirne una, se su dieci clienti, uno solo, dietro  propria insistenza, riusciva a pagare uno scontatissimo conto, il  proprietario si sentiva come un ladro professionista che ha appena  rubato quattro spiccioli alla verità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si chiamava Alfonso, ma sarebbe potuto essere una Madre Teresa di Calcutta per cavalieri “errati”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel suo bar c’era sempre una birra gratis per tutti, e a casa sua non c’era mai la linea telefonica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pagare la bolletta per lui equivaleva a negare una birra a qualche amico senza soldi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche  il proprietario del locale, da parte sua, aveva sempre pensato che quel  tipo apparso all’improvviso una notte nel suo bar, un po’ ubriacone, un  po’ pittore, un po’ puttaniere, un po’ poeta, un po’ bambino ( di  quelli che rispondono ai capricci con i capricci), e, anche lui, un po’  stronzo, fosse a sua volta completamente pazzo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’intesa venne subito di conseguenza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fermò l’auto, lesse ancora una volta l’immaginario cartello ed entrò nel bar.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel “suo” bar.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come sempre, senza che avesse ordinato niente, una birra della sua marca preferita gli fu tra le mani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come sempre dallo stereo uscivano note di Blues.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come sempre l’unica luce era data da qualche candela.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come sempre si sentì leggero.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ricordò l’interpretazione che una notte quell’uomo diede a un vecchio blues di Joe Coker.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“questo  pezzo” disse “mi fa immaginare un locale buio e fumoso, sul palco il  cantante canta a occhi chiusi, in sala non vola una mosca.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tra i clienti, una sola donna, che dopo un po’, sentendosi trascurata, comincia a spogliarsi cercando di attirare l’attenzione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nessuno ci fa caso, a eccezione di un solo uomo, il marito.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“La smetti di far casino e mi fai ascoltare sto cazzo di pezzo?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo è quello che significa rendere l’idea.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli  piaceva quel posto perché lo faceva sentire nei dintorni della pace,  arrivavi lì appendevi il tuo ruolo all’attaccapanni, e bevevi qualcosa  insieme al tuo essere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se i locali avevano un sesso, aveva sempre creduto che quello fosse maschio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Molto legno pochi fronzoli, necessario senza superfluo, rilassatezza in culo alle tendenze.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fra  il bancone e lo stereo c’era una vecchia poltrona da barbiere  raccattata chissà dove e messa lì  solo per il piacere di averla , ben  presto era diventata una sedia per smaltire sbornie, ci trovavi sempre  il primo ubriaco della serata che dormiva beato, poi , un po’ per stare  vicino al barista, un po’ vicino allo stereo, un po’ per le birre bevute  diventò il suo posto di fine serata o inizio giornata quando Alfonso  dava una sistemata al locale, poi lo svegliava con un caffè che lui  puntualmente rifiutava, si prendeva una birra per il viaggio e andava  via.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una notte, anzi un mattino, per tornare a casa aveva dovuto  guidato per tutto il tragitto con la testa fuori dal finestrino sotto  una pioggia torrenziale, sia per non addormentarsi che per non vomitare  tutto l’alcool bevuto, sarebbe stato uno spreco, magari sarebbe tornato  ad essere lucido, e rincasare a quell’ora con una moglie che ti aspetta,  è  decisamente meglio farlo da ubriachi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Arrivò a casa bagnato fradicio ma con la sbornia intatta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi approdava in quel posto, novantanove volte su cento, fuggiva da quello che tutti gli altri offrivano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’era  una donna di Belluno sulla sessantina, arrivata lì, a Sarno, come  volontaria quando ci fu la frana, e lì rimasta, sganciandosi da  famiglia, città, lavoro, giorni precedenti e tanti saluti a tutti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi  c’era Maria, una ragazza del posto cresciuta a Torino, con due  interessi nella vita davanti a tutti gli altri, il sesso molto popolato e  i canti popolari.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due doti che nel paese venivano poco apprezzate.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il  Gagà del posto era Lello, simpatia innata, nasone esagerato, capelli di  diversi colori ogni sera, e la curiosità di quelli che amano assaggiare  un po’ di tutto senza però mai restare incatenato a un gusto solo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La  prima volta che lui lo conobbe, dopo un po’ cominciò a girare fra i  tavoli per fargli propaganda elettorale, “Lello for president”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era il periodo delle presidenziali in America.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il proprietario del bar, in quell’occasione, decise che mai più gli avrebbe offerto sedici birre.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi c’era lo strano poeta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un ragazzo di un paese vicino, che in qualche posto tra alcol e cocaina aveva perduto la ragione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Arrivava lì in silenzio, e dopo cinque o sei birre, saliva sul palco e leggeva le cose che scriveva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In quei momenti, capitava spesso che il resto della sala, si vergognasse della propria “normalità”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E  infine c’era lui, il mitico Sabatino, sessantadue anni, l’ultimo  anarchico rimasto al mondo, sempre una canna in bocca, sempre qualche  protesta da organizzare, sempre una sete di giustizia per cui,  paradossalmente, sempre qualche casino con la legge, un passato di  carceri e manicomi in cui aveva pagato la propria fede, e una  stramaledetta voglia di vivere, di fregare la vita che l’aveva sempre  fregato. Ogni tanto si incatenava da solo a un albero per non essere  incatenato dalla legge ma la legge non capiva mai che era una protesta,  lo liberava dalle catene e gli metteva le manette. Il giorno dopo? Si  incatenava a un albero.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualche birra dopo conobbe Gemma.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In appartenenza tutto era contro di lei, una ragazzina, bionda e in divisa da boyscouts.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui aveva sempre ritenuto che una bionda fosse una preghiera recitata all’inferno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche lei dipingeva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Subito dal cilindro magico di quel locale, uscirono una tela e dei colori.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui e la ragazza iniziarono a dipingere, il pazzo barista blues, a cantare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fu il primo di molti altri momenti trascorsi in quel bar, che la vita non sarebbe mai riuscita a pignorare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>All’alba raccolse i residui di poesia rimasti dalla notte, e ripartì.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eccolo di nuovo alla guida della sua solitudine.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forse, rosicchiare ogni cosa fino all’osso, era la causa del suo frigo sempre vuoto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Guardò il suo destino dritto negli occhi, il destino abbassò lo sguardo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OK!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La strada era quella di tante volte, la notte buia come sempre, lui dannato da sempre.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bisognava decidere il da farsi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In certi momenti bisogna per forza fare qualche cosa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vagliò le possibilità : droghe, alcol, sesso, suicido, mare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il porto aveva un’espressione particolare quella notte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il porto aveva un’espressione particolare ogni notte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il porto aveva sempre la stessa espressione, quella dei saggi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Domandò al mare come se la passava  “di merda” gli rispose, “come al solito”, aggiunse subito dopo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“E a te come va?” Chiese a sua volta il mare, “come al solito”, rispose lui, “di merda”, aggiunse subito dopo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pensò che anche le regole contengono la propria parte di saggezza, basta abbinarle al momento che si vive.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si  sentì un filosofo disoccupato che passeggia tra le rovine di un’antica  civiltà, con un biglietto della lotteria tra le mani e un bisogno di  speranza fin dentro il buco del culo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Girò la chiave della serratura e fu di nuovo a casa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La prima mossa fu mettere un disco di Billie Holiday, della divina Billie, la seconda, indossare il pigiama.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi si lavò i denti e stappò una birra, sarebbe stato più logico invertire l’ordine delle cose, ma lui non ci pensò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo prese carta e penna e accese una sigaretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sapere  di potere telefonare ancora a qualcuno per il momento gli bastava,  quello che per il momento non gli serviva era telefonare a qualcuno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli  servivano solo una scusa per sentirsi parte dell’umanità, una penna per  vomitare e leggere ciò che avrebbe scritto per capirsi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando ci riusciva, Diana diventava la sua preda, l’Olimpo , la sua casa e uno sbattito d’ali, la sua musica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scrisse  la storia di un uomo, che danzando guancia a guancia con la solitudine,  cambiava ogni sera pista di ballo ma si esibiva ogni sera nello stesso,  identico ballo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In un’ora s’alleggerì, decollò, volò intorno al paradiso e riatterrò all’inferno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’alba lo sorprese mentre accendeva una sigaretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le diede un’occhiata e volle vederci due segni positivi: il buio era finito e c’era la possibilità che uscisse il sole.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quasi beato, in tregua con l’inferno, s’addormentò sul giorno che nasceva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Erano  stati sempre i tempi il suo problema, non riusciva, o non voleva  riuscire a vivere, facendosi dettare il tempo da un orologio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sognò di due braccia giovani e possenti, con tanta voglia nei muscoli, che frugavano con ansia in cerca di qualcosa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi rivide le stesse braccia, invecchiate, stanche e con le mani vuote.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si svegliò di soprassalto un poco dopo il tramonto senza poter più sapere se il sole fosse uscito.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il problema con i tempi andava sempre peggio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Affanculo  pure i sogni! Erano diventati solo vecchi rompicoglioni! Che andassero a  crepare in qualche casa di riposo per incubi rancorosi!”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Erano le sei di sera.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accese una sigaretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alle sei e cinque minuti bevve il primo caffè della giornata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alle sei e sei minuti fumò la seconda sigaretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe dovuto cominciare a pensarci seriamente a quel problemino con i tempi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era un giorno dispari, quello della terapia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella  dannata cura, forse, gli stava salvando il fegato, , ma, sicuramente,  sballando, completamente l’equilibrio mentale, che già di per sé non è  che desse precisamente l’idea della stabilità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma voleva portarla a  termine, non aveva mai abbandonato un film a metà, per quanto stupido  avesse potuto trovarlo, ne aveva sempre voluto conoscere il finale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi questo era il suo film cazzo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualche  chance alla morte gliel’aveva data, se non aveva saputo approfittarne,  erano cazzi suoi, lui aveva deciso di non fare più sconti a nessuno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per cui adesso era perfettamente inutile che continuasse a strusciarsi su di lui come una gatta in calore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fin quando lui avrebbe fatto parte della regia il finale non sarebbe stato anticipato!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E,  considerando, che signora morte era stato il miglior pompino mai  provato, fu maledettamente difficile arrivare a quella decisione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>O,  almeno, questo era ciò che si diceva, ma chissà se si diceva la verità,  quel film era un po’ troppo drammatico anche per i suoi gusti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si iniettò il medicinale e trascorse le successive ventiquattro ore ad osservare tutte le sfumature che il grigio può contenere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fu  come guardare un film in bianco e nero senza bianco e senza nero, senza  immagini e senza musica, non proprio del genere brillante insomma.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le  ventiquattro ore passarono e ne cominciarono altre ventiquattro, ora si  trattava di riempirle, se poi capitava di viverne qualcuna, tanto  meglio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Citofonò Annapia, come prima scena non gli parve male.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando  incontrò per la prima volta quella ragazza, non capì immediatamente se  si trattasse di una delle tante droghe del momento, quei nuovi miscugli  infernali che ti spappolano il cervello tra un penso positivo e una  serata in discoteca o di un cartone animato, capitato chissà come, in un  mondo reale, con tutti i problemi di adattamento che una situazione del  genere può portare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Col tempo la seconda ipotesi lo convinse di più.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La  vedeva come una farfalla senza un tipo di fiore preferito, lei adorava  poggiarsi su tutti, forse non sapeva ancora di che nettare nutrirsi e  forse era troppo giovane per saperlo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’unica cosa che poteva  farla rientrare in qualche categoria umana, era il colore biondo dei  suoi capelli, con tutti i problemi che anche questo tipo di situazione  può portare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Agli altri naturalmente.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per il resto era divisa in tanti fiumi che lei avrebbe voluto indirizzare nella stessa corrente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’irrazionalità  del progetto era spiegata dai suoi occhi, erano desiderosi di vita, il  che non permette di  limitare lo sguardo a qualcosa in particolare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Disturbo? E,” posso stare poco”, furono le prime due cose che disse.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Erano due cose che immancabilmente diceva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sbrigate queste due formalità, diventava decisamente naif.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un arcobaleno, con un solo piccolissimo neo, sapere di esserlo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma questo non sempre è un difetto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli aveva portato dei regali, due momenti della vita di lui, interpretati da lei.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il  primo, che rappresentava il suo presente, era una campanella, il  secondo, il suo futuro, la statuetta di un’anima del purgatorio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei sapeva il perché di quei due oggetti ma per lui la chiave di lettura, sarebbe potuta essere qualunque.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe potuto, tanto ringraziarla con un bacio, quanto fratturarle una costola.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le baciò la fronte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“ Una donna non si tocca nemmeno con un fiore”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Infatti, nel caso, meglio farlo con le mani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“ Da cosa nasce cosa….” diceva Totò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Totò!!!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il più grande dissacratore del quotidiano di tutti i tempi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un mito tra i  suoi miti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per lui, Totò, rappresentava metà della poesia italiana, l’altra metà era Federico Fellini.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due sguardi geniali sulla vita!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il primo trascinava la realtà nel sogno, il secondo il sogno nella realtà.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aveva  sempre visto, anche loro, un po’ come cartoni animati, ecco, forse,  perché gli piaceva Annapia, gli serviva un eroe positivo, nel grande  fumetto di tutti i giorni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una sera mentre interpretavano insieme   un quadro che lui aveva fatto, lei notò che sembravano due bambini che  giocavano col trenino.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In effetti aveva scattato una bella foto sul loro rapporto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per essere una bionda, non era completamente vuota, le bionde, di solito, nascondono tanti brividi e nessun orgasmo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei qualche orgasmo doveva avercelo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma  queste sono solamente riflessioni che lasciano il tempo che trovano, in  realtà voleva bene a quella ragazza, perché voleva credere che anche  lei gliene volesse, e lui dopo tanto sudiciume, aveva un disperato  bisogno di pulizia e se così non fosse stato, avrebbe deciso lui quando  accorgersene.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Inoltre si fidava ciecamente del proprio istinto, l’aveva sempre consigliato bene, le volte che non lo aveva consigliato male.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando si salutarono, si conoscevano un poco di più.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La loro era stata, sin dall’inizio, una conoscenza senza fretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le  amicizie sono come i fiori, ognuna ha bisogno del proprio tempo per  sbocciare, ci sono quelli che vogliono più acqua, quelli che crescono  meglio all’ombra, altri al sole, quelli che sbocciano solo in certi  periodi dell’anno, e altri che nascono all’improvviso, come i fiori  delle piante grasse.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dipende dalla pianta, dal posto dove nascono,  e le piante grasse crescono dovunque, non ti chiedono particolari cure,  sono piante che badano all’essenziale, si riempiono di spine per  difendersi dalle intemperie, dal sole bollente dei deserti, dal freddo  gelido delle notti, ma quando partoriscono un fiore, allora ti lasciano  senza fiato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sua piantina grassa si chiamava Valeria, un’  amicizia che era nata con naturalezza in condizioni impossibili per  qualunque tipo di nascita, in una terra dove gli agenti atmosferici  vengono lasciati fuori dai recinti, dove ogni forma di vita bisogna  inventarsela e poi tenersela stretta, aggrapparsi a lei fino a spezzarsi  le unghia, dove il sole è solo caldo rovente e la pioggia solo freddo  agghiacciante, una comunità, uno dei tanti mercati dove si specula sulle  vite dei tossicodipendenti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un posto dove gli unici fiori, se sai  vedere, li trovi negli occhi spaventati e sofferenti dei ragazzi in  astinenza, nei loro volti devastati che lottano per non morire, fiori  bellissimi che racchiudono il loro splendore nella fragilità, nella  delicatezza, nella dolcezza, nella verità del dolore, fiori indifesi  come gli sguardi dei vecchi, con i loro corpi stanchi abbandonati negli  ospedali e le loro vite chissà dove, fiori che se non cacceranno spine  moriranno, torneranno ad essere pasto per avvoltoi ma che se resistono  diventano piante grasse che non chiederanno più e che nessuno più potrà  mai cogliere per il proprio piacere senza fare i conti con le loro  spine,  fiori che non avrebbero mai più abbellito giardini altrui, che  non sarebbero mai più stati rinchiusi in vasi di sciacalli. Valeria, la  piantina che aveva trovato lui, non sarebbe mai appassita nel suo cuore ,  lo sapeva, non sapeva perché lo sapeva ma lo sapeva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In quel  periodo non si vedevano ma non cambiava molto, lui sapeva che lei c’era,  lei sapeva che lui c’era, era abbastanza e ciò che è abbastanza è più  che sufficiente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bob Marley passò dalla copertina di un disco al  suo stereo, e lui dal suo divano passò attraverso una cascata d’acqua  frizzante, guardando il sole negli occhi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si sentì maledettamente in gamba, a saper rubare quei momenti alla vita, non appena allentava la presa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma c’era una spiegazione, aveva visto tutti i films di Bogart!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbottonò  con regale calma, il suo impeccabile impermeabile bianco, indossò con  meticolosa cura il suo fedele borsalino nero, e accese la sigaretta che  gli pendeva con noncuranza nell’angolo sinistro delle labbra, con il suo  accendino di sempre, una zippo argentata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Terminò il suo whiskey liscio, si strizzò l’occhio e mise in moto una vecchia cadillac bianca.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella notte dall’asfalto assatanato, s’alzava una nebbia più misteriosa del solito.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La  macchina, con l’aspetto trasandato di chi ha visto tanti chilometri,  sfrecciò con strafottenza sotto il getto d’acqua di un idrante appena  distrutto da una banda di ragazzini inferociti come una fame famelica in  cerca di briciole.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ogni insegna di locale, luccicava come la cassaforte del vizio contenente l’utero dell’oblio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il vecchio Bogart non disdegnava qualche attimo di abbandono, senza però mai togliersi, cappello e sigaretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il che, a volte, tipo in un amplesso, qualche piccolo inconveniente lo fa nascere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma lui era pagato per quello, dietro ad ogni personaggio, c’è sempre qualcuno che lo dirige.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi lui s’era affezionato a quel ruolo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella sera le rughe agli angoli della bocca erano più pronunciate del solito.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Indice di tensione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ultimo caso che gli era stato affidato non gli suonava bene, c’era qualcosa di strano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe  dovuto scoprire dove si nascondeva il burattinaio di un tipo che  affermava con sicurezza, l’esistenza di qualcuno che gli manovrasse i  fili.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un casino! Pensò nello stesso istante in cui chiudeva l’accendino con il suo inconfondibile scatto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Meglio partire da un doppio whiskey, gli avrebbe schiarito le idee.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al  piano sedeva come sempre il vecchio Sam, e il vecchio Sam, ogni volta  che vedeva il vecchio Bogart, gli dedicava sempre un vecchio pezzo “ As  time goes by”, e il vecchio Bogart, ogni volta pensava al vecchio  aeroporto di Casablanca di un suo vecchio film, a quella maledetta scena  d’addio con la sua donna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lasciar partire Ingrid Bergman è dura da mandar giù.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A un paio di sgabelli dal suo, con i gomiti appoggiati al bancone e la faccia tra le mani, sedeva una donna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era mora, bellissima e pericolosa come una notte senza luna in cima a una montagna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I  suoi capelli erano piume di corvo, la sua pelle, sabbia vulcanica, i  suoi occhi panorami senza orizzonti, le cuciture dietro le sue calze,  due affilatissime lame.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ordinò un drink per la signora e l’avvicinò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Facciamo un gioco?” Le chiese, “se non perdo io, puoi provare a propormelo” rispose lei.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Ok”  disse Bogart, “io annuserò ogni poro della tua pelle, dopo di che , tu  potrai decidere se scoparmi fino alla perdita della ragione, o piantarmi  un tacco a spillo nel centro del cuore.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Perché no”, rispose lei, “ non ho di meglio da fare”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una volta spogliati, lui provvide precauzionalmente a nasconderle le scarpe.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A quel punto non rimase altro da fare se non l’amore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sotto  le lenzuola si respirava quel primitivo profumo di libertà che solo due  corpi avvinghiati in un amplesso, sanno sprigionare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei sapeva di buono come tutte le cose buone del mondo spalmate sopra una cosa buona.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si  dava come una pantera in lotta, i suoi baci erano vortici sull’abisso,  nel suo sguardo s’alternavano oblio e crudeltà, era una garanzia di  Paradiso vestita d’inferno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Arrivati all’Eden il miracolo terminò e  si ritrovarono abbracciati, ansimanti e sudati, sotto una manciata di  momenti oramai passati.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Paradiso è solo un attimo rubato all’inferno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giù  in strada la prima cosa che fece fu accendersi una sigaretta, la  seconda, alzarsi il bavero dell’impermeabile, la terza, telefonare al  cliente che gli aveva affidato quello strano caso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Ascolta” gli disse,” tu sai con chi stai parlando vero?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Certo Bogart!” Rispose il cliente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Perfetto, e sai che ruolo interpreto in questo film?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Sicuro, un investigatore privato, è per questo che mi sono rivolto a te”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Appunto”,  disse Bogart, “ e secondo te, se io avessi potuto scegliermi i ruoli,  credi che avrei fatto sempre lo stesso? Anche a me qualche volta avrebbe  fatto piacere interpretare un miliardario disteso con le chiappe al  sole sulla sua isola privata, circondato da meravigliose donne vestite  con parei e collane di fiori, sotto un cielo amico, una luna ammiccante e  il mare come compagno di giochi. Ma i registi dei miei films mi dicono  che non so fare altro, per cui come pretendi che, possa io, scoprire chi  è che dirige te? Probabilmente anche tu sei tagliato per un unico  ruolo, posso darti solo un consiglio, il tuo ruolo fallo sempre da  professionista mai per la paga! Non perdere mai il gusto di recitare,  quell’unico ruolo fallo sempre al meglio, io con un solo impermeabile  sono diventato Bogart, pensaci.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“ Come sempre hai ragione”, rispose l’uomo con un nodo alla gola.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Addio vecchio, caro Bogart è stato bello incontrarti”, lo salutò e riattaccò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>S’alzò  il bavero consumato del suo antico cappotto grigio, nascose il viso  sotto lo stropicciato cappello e accese una sigaretta che gli penzolava  con noncuranza dall’angolo destro delle labbra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche lui, come Bogart, aveva una zippo argentata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mise in moto la sua malandata fiat blu.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A  quell’ora Piazza Municipio era deserta, a parte qualche bar ancora  aperto e un esercito di innocenti bastardi figli di puttana, santi e  martiri, senza dio e senza una lira, che cercavano di sopravvivere,  commerciando in droghe senza pretese, avanzi di sesso invecchiato  giovane e pochi altri intrighi di seconda mano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi, poco  distante, c’era il Maschio Angioino che beveva un drink affacciato sul  porto con l’aria rilassata di chi la sa lunga.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Ehi tu, che ti fai chiamare maschio, dammi un consiglio per conquistare la mia vita!”. Urlò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Aiutati che dio t’aiuta!”, rispose il castello con voce impostata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Mi sa che non ci sono più maschi in giro”, pensò lui.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Trovò un pallone.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Contò  quarantuno palleggi, come i suoi anni, e al quarantaduesimo, con tutta  la forza che riuscì a mettere nella gamba destra, scagliò il pallone al  termine della notte e dedicò quel tiro a Celine.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In quel periodo stava leggendo “viaggio al termine della notte”, scoprendo il genio di quell’autore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Confidò come sempre un suo segreto alla luna e tornò indietro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La notte non era molto sexy quella notte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una sola tappa,”due birre da portare per favore”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mentre si spogliava accese la tv, mandavano uno spot di un telefono cellulare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In  un minuto passò cent’anni rinchiuso fra quattro pareti d’acciaio, era  senza più cervello, con due cellulari al posto delle orecchie, due  televisioni al posto degli occhi, due binari al posto delle gambe, dei  tasti al posto delle dita, un computer al posto del cervello e una sola  grossa spina nel buco del culo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Passato il minuto si riprese.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo  quattro tiri da una sigaretta e un solo cerchio di fumo riuscito, gli  venne voglia di dipingere, quel pensiero non fu che il preludio ad un  altro ancora più affascinante.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per dipingere avrebbe indossato il suo adorato camice!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’aveva comprato da poco ed era il primo che aveva da quando dipingeva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da  quel momento, la sua pittura, aveva avuto una svolta che lo intrigava  ancora di più, era come se non avesse più confini né generi, spaziava  dai colori, alle forme, alle immagini, agli odori, ai sapori, alla  musica, allo stato d’animo, che lui, ad ogni pennellata, sentiva,  vedeva, ascoltava, viveva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forse quel grembiule era ancora una  volta il suo scudo per entrare nelle cose, il sapere di non potersi  sporcare, il non fare attenzione a null’altro che alla sua mente, il  poter giocare con i colori, usarli anche con le mani, sperimentare di  volta in volta senza più trovarseli sulle mutande e sui genitali ad ogni  pisciata, l’aveva liberato completamente dal freno castrante dei  contorni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ritrasse se stesso con un paio di jeans, una canottiera  bianca, un cappello di carta mentre pitturava un grande muro, che in  realtà cancellava ad ogni pennellata, fino a far apparire la vita, nei  panni di una donna bella come il proibito dai piedi fino al cervello,  coperto da un punto interrogativo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In mano aveva tre buste, quella vincente conteneva la risposta che lui cercava da sempre senza aver mai saputo la domanda.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La donna sorrideva come un magnifico esemplare di voluttà imbalsamato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dietro le quinte la morte accettava scommesse.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui aveva una sola possibilità di scelta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Posò  un attimo i pennelli, accese una sigaretta e diede un’occhiata alla  tela, era bianca, candida, vergine e innocente, come una cosa che non  esiste.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Guardò i pennelli, erano puliti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Meglio andare a dormire”, pensò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sognò  se stesso nel letto che non riusciva a dormire mentre mille frenesie  gli correvano nelle vene senza rispettare i limiti di velocità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due ore dopo s’accorse che non stava dormendo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Meglio alzarsi” pensò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Raggiunse il telefono, a quell’ora c’era un solo amico da poter chiamare, formò il numero.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Ciao Satana, avevo pensato di fare un salto da te per bere una cosa insieme se non hai da lavorare.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Vieni pure”, rispose il diavolo, “ho appena finito il giro tra i dannati, potremo stare nella pace di Dio fino a domani”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli piaceva Satana, sembrava un buon diavolo, per giunta in gamba, aveva saputo sfruttare al meglio la sua dannazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non  è da tutti mettere su dal nulla un’azienda redditizia come la sua,  anche se lui con modestia, diceva che era stato avvantaggiato  dall’incapacità della concorrenza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A casa del diavolo c’era sempre il camino acceso, una bottiglia di quello forte e un disco di blues che suonava.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ogni  vizio, ogni perdizione, ogni brivido più proibito, ogni orgasmo era  disponibile in quell’inferno, ma quando loro due s’incontravano, era  solo per ascoltare un po’ di musica e bere un bicchiere insieme, un modo  come un altro per far sciogliere un po’ di ghiaccio dal cuore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al mattino entrambi dormivano beati come angioletti fra le fiamme dell’inferno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Furono svegliati dalle urla dei dannati in astinenza da dolore, la vita cominciava a scaldare i motori.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si  trovò scaraventato ancora una volta dalla notte al giorno, non era mai  riuscito a trovare la strada che divide il buio dalla luce.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Più passava il tempo, più si convinceva che doveva esserci qualcuno che si divertiva a giocare con le corde della propria anima.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vide la vita attraversare il mattino con un pugnale nei reggicalze e i biondi capelli raccolti sotto un velo da sposa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Troppe bionde per un uomo che impazziva per le more!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui  divideva le donne nelle due categorie di peccati, quelli veniali erano  le bionde, loro preferivano  giocare, apparire, sedurre e poi magari  tirarsi indietro, quelli mortali erano le more, loro non si tiravano  indietro, loro ti tiravano dentro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché che la donna fosse un peccato era sicuro, altrimenti non avrebbe dovuto espiare ogni rapporto avuto con loro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quelle  scure le preferiva perché gli ricordavano crateri di vulcani,  lussureggianti isole tropicali, terre del sud bruciate dal sole, gli  ricordavano il sapore del mare adagiato sulle note di un tango, gli  ricordavano il calore del fuoco pronto a incendiarti la vita o a  bruciartela definitivamente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma di qualunque colore avessero i  capelli, quelle sante e demoniache creature, erano ancora una delle  curiosità che gli davano energia, che lo spingevano ad andare avanti, ad  arrivare alla fine del viaggio, dove, magari, chissà, avrebbe trovato  qualche risposta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe volute conoscerle tutte le donne!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Più ne conosceva più non le capiva, più non le capiva più ne era attratto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Certe  volte, alla vista di una donna che lo colpiva particolarmente, quasi  s’incazzava all’idea che probabilmente non l’avrebbe mai conosciuta e si  ingelosiva per quel qualcuno che la conosceva o l’avrebbe conosciuta  più di chiunque altro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A lui, sarebbe piaciuto scoprire la marca  preferita di profumo di ognuna di loro, l’odore della pelle, quello che  portava in borsa, conoscere i suoi gusti, che libri leggeva, la musica  che ascoltava, quanto curava le unghia, avrebbe voluto conoscere le  mani, le dita, le caviglie, avrebbe voluto conoscere i suoi films  preferiti, cosa la faceva ridere e cosa piangere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe voluto  sapere se dormiva col pigiama o la camicia da notte, oppure nuda come un  alito di vento nelle torride notti d’estate, avrebbe voluto vederla al  mattino dentro un&#8217; enorme felpa e un paio di calzini, avrebbe voluto  vederla scapigliata prima di comporsi per il giorno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sapere se usava calze o collants, curiosare nei suoi cassetti e magari scoprirci un segreto da dividere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe  voluto vedere il suo viso appena sveglio e poi allo specchio mentre se  lo ispezionava prima di truccarsi, poi guardarla truccarsi per seguirne  il disegno, avrebbe voluto vederla  con i capelli spettinati sul cuscino  e poi mentre se li asciugava dopo la doccia avvolta bagnata dentro un  accappatoio, e poi guardarla pettinarsi sensuale come solo le donne  sanno fare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe voluto vedere la sua espressione al lavoro e  in vacanza, o quando era stanca , quando era allegra e poi avrebbe  voluto vederle gli occhi mentre faceva l’amore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe voluto poggiare il capo sui seni di ognuna di loro e poi succhiarli fino a tornare bambino.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe  voluto passare le proprie mani sui loro corpi e non trovarci un solo  angolo, privilegio che solo un corpo femminile possiede,  scivolare  morbidamente tra le loro curve. E’ questa la differenza tra un bel  fisico maschile e uno femminile, il primo per quanto perfetto, è  paragonabile a una bellissima macchina o qualcosa del genere, quello  della donna è un’ armonioso dipinto, un nudo di Modigliani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe  voluto scoprire se a letto si desse tutta o si risparmiasse, se era lei  a prendere l’iniziativa o se la lasciava a te, quanto per lei erano  importanti i baci in un amplesso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe voluto sapere se  preferiva la doccia o il bagno, se era innamorata del proprio corpo e  fino a che punto, conoscere la misura della sua vanità e le sue  insicurezze.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe voluto sapere se le piaceva il cioccolato e  se dopo averla mangiato si leccava le dita e si impiaccistrava le labbra  lasciandosele pulire da un bacio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe voluto assaggiare il suo drink preferito e sapere se i frutti di mare la facevano impazzire.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe voluto scoprire fino a che punto era capace di impazzire, avrebbe voluto impazzirci insieme.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe  voluto vederla al mare mentre entrava in acqua e poi con il corpo  bagnato asciugarsi al sole, vedere l’acqua salata  brillare sulla sua  pelle dorata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avrebbe voluto vederla su una terrazza con lo  sguardo perso nel tramonto e poi all’alba con gli occhi assonnati dopo  una notte di bagordi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quelle erano le volte in cui la moglie avrebbe voluto capirlo ma proprio non ci riusciva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ad un semaforo rosso cercò di ricordare se avesse qualche dovere urgente da sbrigare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pensò  che sarebbe dovuto tornare al lavoro per non essere licenziato, andare  dal dottore per sapere come se la passava il suo fegato, riparare l’auto  prima che lo lasciasse a piedi, rispondere un po’ di più al telefono,  pagare qualche bolletta e sperperare meno soldi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Niente di particolarmente importante, poteva tranquillamente ignorare il tutto con un accettabile senso di colpa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dieci giorni dopo aver preso lo stipendio, gli unici soldi che gli erano rimasti, erano centomila lire.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con  cinquanta comprò un po’ d’erba, con trentacinque l’ultimo di Ray  Charles, con dodici tre pacchetti di sigarette, con tremila lire, le  cartine e un pezzo di pane.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Erano giorni ormai, che andava avanti  tra giorno e notte trascinandosi dietro il bagaglio dei suoi pensieri,  erano anni che girovagava senza meta, fermandosi ad ogni motel, senza  mai riuscire a trovare una casa sua, era da sempre che correva dietro a  qualcosa che non sapeva cos’era ma sapeva che c’era.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>O che forse conosceva ma non trovava.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Probabilmente  tutti i baci che aveva rubato, tutti i rischi corsi per farlo, erano  nient’altro che la ricerca del bacio mai dato, del quadro mai dipinto,  della poesia mai scritta, della musica mai ascoltata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui avrebbe voluto baciare in bocca l’amore,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>accompagnare la felicità all’altare,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>far l’amore con la vita tutta la vita,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>far l’amore con ogni giorno tutti i giorni,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>avrebbe voluto…..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>era così stanco, avrebbe voluto solo un po’ di pace.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tirò fuori dal cervello un luccicante sax, ed intonò un vecchio classico Napoletano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“ Si sta vocca desider’ e vas’</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>nun’è peccato,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ma vestimmell’ e vita stù suonno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>c’a freva ce dà.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>‘e si chest’ pè te nun è bbene</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>me sai dicer’</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>‘o bene che d’è?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il suo cuore gli fece da orchestra con la discrezione del più intimo Duke Ellington.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avvertì un disperato bisogno di certezze, e fortunatamente ne aveva ancora qualcuna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Decise che nel pomeriggio sarebbe andato a trovare Claudio e Cecilia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Claudio era un suo amico da sempre, uno dei pochi porti che era riuscito a trovare nelle sue tempeste.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si conobbero non ancora ventenni, quelle prime amicizie che quasi sfociano nelle cotte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ed avere vent’anni negli anni settanta, significava avere l’energia e l’adrenalina, di un fiume che rompe gli argini.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da allora, si erano incontrati di nuovo, solo da qualche mese.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ora avevano addosso tutte le amarezze di chi ha avuto vent’anni, più di vent’anni prima.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma tra di loro non era cambiata una virgola.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il  loro rapporto era un po’ la quintessenza dell’amicizia, nessun grosso  discorso, si conoscevano talmente bene da non averne bisogno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La loro amicizia era palpabile nell’aria, nei gesti, negli sguardi, nell’intesa silenziosa e immediata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Compagni nei momenti di bisogno, compagni di sbronze, compagni per antica e perduta fede politica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sua  moglie Cecilia l’aveva conosciuta, invece, solo da poco ma tra gli  amici era quella che più di tutti aveva saputo stargli vicino nel  periodo iniziale della cura, quando lui aveva la mente dispersa in mille  frammenti di paura e gli occhi che abitavano in uno sguardo che non era  più il suo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era dolce e premurosa come una madre, ma  rompicoglioni come una bambina che si lamenta senza sapere bene cosa  vuole, attraversava anche lei un brutto periodo, ma a se stessa non  sapeva dare la forza che riusciva a dare agli altri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei s’incazzava a sentirselo dire ma le donne s’incazzano sempre quando ascoltano qualcosa che non vorrebbero sentire.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le  serate a casa loro erano come una sosta per fare il pieno, quattro  chiacchiere, qualche risata, qualche vizio un po’ più innocente, un  po’di immancabile musica, un po’ di verità, un po’ dare, un po’avere e  quella piacevole sensazione di non avere buttato un altro momento nel  cesso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A fine serata, salutando Claudio gli venne in mente Claudia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Follia pura!!!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La conosceva da qualche anno, l’avrebbe amata per il resto degli anni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei era tutto e il contrario di tutto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era un felino inferocito che difende con i denti le proprie paure.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aveva un’anima grande come la più ermetica e maledetta delle poesie, e un carattere impossibile, come la più donna fra le donne.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nei suoi occhi c’era sempre il buio più totale o la luce più luminosa, mai la mediocrità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con lei anche un semplice caffè al bar poteva trasformarsi in un’avventura verso chissà dove.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sua porta, per gli amici era sempre aperta, a qualunque ora del giorno e della notte, a dispetto di tutto e tutti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La tua te la sfondava senza bussare!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era quel che si dice un’emozione forte, era come dovrebbe essere un’amicizia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Insieme  avevano trascorso un’infinità di notti disperate, ma erano sempre  riusciti a seppellirle sotto una risata e un chissenefrega, fino a  trovare quasi sempre uno di quei momenti che si scolpiscono per sempre  sul cuore della memoria.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A casa, dopo aver acceso l’interminabile  sigaretta, ascoltò per la prima volta l’ultimo disco inciso dai Queen  prima della morte di Freddy Mercury.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dei Queen aveva sempre  apprezzato solo il canto dell’immenso Mercury ma non li aveva mai amati  particolarmente come gruppo, non li sentiva come colonna sonora del suo  carattere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma poi ascoltò quel disco, “Made in Heaven”, quella  musica era il cielo, era un uccello, era il vento, era il volo di un  aliante, era il “Beautiful day” del brano d’apertura, era il primo  gemito di un neonato, era l’ultimo lamento di una vecchio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era la vita, eppure era la morte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quel disco Freddy Mercury l’aveva pensato e scritto nel suo letto di morte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sempre  la solita, vecchia storia della morte che ti avvicina alla vita,  cominciava a rompere un po’ le palle, pareva quasi che non c’era verso  di apprezzare la vita senza avvicinarsi alla morte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siccome in  casa non aveva da bere accese un’ulteriore sigaretta e brindò con quella  a Freddy Mercury in qualunque posto stesse cantando.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nello stesso  istante, in ogni parte del mondo, tutti quelli che avevano conosciuto  la morte da vivi, accesero una sigaretta, ma nessuno di loro avrebbe mai  saputo di essere riuscito, almeno per un attimo, a sconfiggere la  solitudine.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riavutosi dall’emozione del disco pensò a quello che lui si sarebbe portato in Paradiso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non  dovette pensarci molto: sigarette , birra, qualche poesia di Bukowski,  qualche disco di blues (un pò di musica del diavolo in paradiso avrebbe  spezzato la monotonia).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chet Baker no, a lui l’avrebbe trovato  sicuramente già lì, sospeso nel cielo a soffiare pace dalla sua tromba,  facendo vergognare il resto degli Angeli e le loro trombe.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi  avrebbe bussato alle porte del paradiso, proprio come diceva Bob Dylan  in una vecchia canzone, avrebbe sistemato le proprie cose sulla prima  nuvola libera, e subito dopo si sarebbe guardato intorno in cerca di un  peccato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quel disco dei Queen glielo aveva portato Simone, un  ragazzo di soli diciassette anni con un’espressione negli occhi che lui  conosceva fin troppo bene, quell’espressione tipica di chi fatica a  stare al mondo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A volte parlando con quel ragazzo gli sembrava di parlare con se stesso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche  a lui piaceva scrivere, anche lui, probabilmente, sarebbe stato un  solitario per tutta la vita, e in fondo all’anima sarebbe stato contento  di esserlo……qualche volta….. forse……o forse no……chissà!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dipendeva dal prezzo che avrebbe dovuto pagare e di solito il mal di vivere costa caro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Comunque gli fece bene ascoltare quel disco.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tornò all’incrocio di tante volte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A sinistra il solito punto interrogativo, a destra quello esclamativo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si fermò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accese una sigaretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ascoltò lo scatto metallico dell’accendino che si chiudeva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mise una cassetta nello stereo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I Led Zeppelin attaccarono l’inconfondibile arpeggio di Starway to Heaven.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aspirò con avidità il fumo e diede un’occhiata al bagaglio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dentro c’era un passeggero nuovo, sua figlia!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aveva vent’anni, stavano appena iniziando a conoscersi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pensò con un sorriso benevolo al suo inguaribile problema con i tempi e ancora una volta a lampeggiare fu la freccia sinistra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si guardò un attimo alle spalle, si chiese perdono e inserì la prima.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se esisteva il suo burattinaio l’avrebbe trovato, se non esisteva avrebbe trovato pace………forse.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Partì!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per chi non accetta la situazione</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 21:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non hai accettato la situazione&#8221;.. dicono&#8230; Dietro questa frase c’è un mondo. Certe frasi valgono più di mille volumi. Dicono tutte. Non ha accettato la situazione. Accettare.. accettare.. accettare. Ci sono bambini dislessici che si sono laureati, nonostante tutti avessero detto che sarebbero rimasti ritardati, e che la laurea non era alla loro portata. Ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="delfini " src="http://www.claufont.net/Sfondi/animali/Acquatici/delfini05_1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Non hai accettato la situazione&#8221;.. dicono&#8230; </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dietro questa frase c’è un mondo. Certe frasi valgono più di mille volumi. Dicono tutte. Non ha accettato la situazione. Accettare.. accettare.. accettare. Ci sono bambini dislessici che si sono laureati, nonostante tutti avessero detto che sarebbero rimasti ritardati, e che la laurea non era alla loro portata. Ci sono bambini autistici, che adesso vivono alla grande, nonostante tutti dicessero che avrebbero vissuto tutta la vita semiaddormentati. Ci sono persone i cui difetti visivi non erano “recuperabili”, ma che adesso hanno buttato gli occhiali. Ci sono malati di Alzheimer che cominciano a riafferrare lembi di memoria. Ci sono persone in coma profondo, che si sono risvegliate dopo quindici anni, quando già per gli altri erano morti. Ci sono malati di tumore, di sclerosi multipla, di cancro, che sono guariti nonostante tutte le diagnosi contrarie, o nonostante avessero dato loro al massimo un flebile lumicino di speranza. Ci sono schizofrenici che non potevano guarire, ma sono guariti lo stesso, nonostante si dica che dalla schizofrenia non si può guarire. Ci sono oracoli ribaltati, profezie smentite, pronostici sovvertiti. Non accade sempre, ma può accadere. Fosse anche solo un caso su un milione, avrebbe comunque senso lottare. E poi, dov’è il confine? Alcuni sono esaltati e illusi? Ma chi può stabilire di sapere sempre dove corre la sottile linea che distingue la follia dal coraggio della speranza? Quella linea che separa le teste nella sabbia dagli occhi capaci di vedere più lontano, chi è capace di indicarne esattamente il tracciato? E quante volte gli illusi di oggi sono stata i vincitori di domani? E quante volte la speranza derisa ha cambiato tutti i binari, i treni, i vagoni. E’ chilometrica la lista di coloro che “non accettarono la situazione”. Ad alcuni di essi oggi accendiamo candele in quel territorio della mente e del cuore dove vivono le stagioni di gloria e onore, e su di loro scriviamo canzoni, e leggiamo libri. Ma un tempo furono presi a pietrate. E si racconta che Demostene era un gracile ragazzino, e la voce usciva flebile, ma divenne uno dei più grandi oratori di tutti i tempi. Forse la sua fortuna è stato non incontrare mai qualcuno che gli dicesse che doveva “accettare la situazione”. O qualcuno lo avrà trovato anche lui, ma decise lo stesso di non accettarla. “Sì, ma se poi non serve a niente? Se ci si prova e non si ottiene niente?” Ma la vittoria non è tutto, anche solo il fatto di averci provato accende qualcosa in noi. Quel bambino resterà autistico, magari, ma la madre e il padre avranno provato vertici di tenerezza, cura e dedizione, e una traccia di bene e bellezza l’avranno lasciata comunque, in loro e in lui.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Ma non è possibile!”, continuano a dire “non è possibile, sono vaneggiamenti, la situazione ha dei limiti oggettivi. Ma.. la realtà è così grande per potere dire che tutto è stabilito. Ci sono poteri che voi non conosceste. I persiani persero a Maratona, chi ci avrebbe scommesso? Ci sono forze che smuovono montagne. E se hai questa spinta fortissima nel cuore, allora tenta, provaci. Avrai in cambio solo occhi perplessi, parole di compatimento e derisione, ma tu continua. Alcuni giorni sarai solo, alcuni giorni vedrai solo nebbia, alcuni giorni avrai le ginocchia sbucciate, alcuni giorni ti sembrerà di essere davanti al muro bianco, alcuni giorni saranno violenti come una tagliola. Ma tu.. continua..</strong></p>
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		<item>
		<title>La luce più bella.. di Alina Dumitriu</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 13:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Alina Dumitriu]]></category>
		<category><![CDATA[galassia]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco un&#8217;altra poesia della nostra Alina Dumitriu. Questa poesia, per motivi che ora non dirò, ha un senso enorme per me. Questa poesia è un mondo, una galassia. &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212; Tu riuscirai  ad arrivare là dove sognavi da piccolo continuando a sperare continuando a tingerti di blu camminando a passo col pesce e a braccetto con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img class="alignnone" title="h" src="http://www.partecipiamo.it/Poesie/tatti/sei_nella_aria_nel_respiro_nel/monti_peloritani.jpg" alt="" width="800" height="558" /></strong></em></p>
<p><strong>Ecco un&#8217;altra poesia della nostra Alina Dumitriu.</strong></p>
<p><strong>Questa poesia, per motivi che ora non dirò, ha un senso enorme per me. Questa poesia è un mondo, una galassia.</strong></p>
<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</strong></p>
<p><em><strong>Tu riuscirai  ad arrivare</strong></em></p>
<p><em><strong>là dove sognavi da piccolo</strong></em></p>
<p><em><strong>continuando a sperare </strong></em></p>
<p><em><strong>continuando a tingerti di blu </strong></em></p>
<p><em><strong>camminando a passo col pesce </strong></em></p>
<p><em><strong>e a braccetto con la tua storia</strong></em></p>
<p><em><strong>E finché sarai nel utero della tua creazione </strong></em></p>
<p><em><strong>potrai anche rallentare i tuoi affanni</strong></em></p>
<p><em><strong>lasciando pulsare il tuo impavido  cuore </strong></em></p>
<p><em><strong>finché  diventerai vecchio</strong></em></p>
<p><em><strong>in un mondo di vecchi.</strong></em></p>
<p><em><strong>Ma tu continua -continua a camminare</strong></em></p>
<p><em><strong>mettici l&#8217;impronta dei tuoi piedi </strong></em></p>
<p><em><strong>in ogni stagione  calda o fredda che sià</strong></em></p>
<p><em><strong>I tuoi capelli gli vedrai sbiancare</strong></em></p>
<p><em><strong>e il tempo ti sembrerà un mare in tempesta </strong></em></p>
<p><em><strong>l&#8217;ultima materia grigia</strong></em></p>
<p><em><strong>pronta ad inghiottire </strong></em></p>
<p><em><strong>quella piccola scia di speranza</strong></em></p>
<p><em><strong>Ma non è così .. Non succederà</strong></em></p>
<p><em><strong>continuerai i tuoi affanni </strong></em></p>
<p><em><strong>tra i fanghi del tempo  </strong></em></p>
<p><em><strong>accompagnato dal ultima fantasma </strong></em></p>
<p><em><strong>incuneata nella tua mente</strong></em></p>
<p><em><strong>E sentirai  </strong></em><em><strong>come ti possono portare a gala </strong></em></p>
<p><em><strong>le bestie addomesticare &#8230;.</strong></em></p>
<p><em><strong>ed  esisterai oltre ai tuoi crampi</strong></em></p>
<p><em><strong>oltre al ventre</strong></em></p>
<p><em><strong>oltre al silenzio sbattuto in faccia dalla vita</strong></em></p>
<p><em><strong>Eccoti  una grande vita </strong></em></p>
<p><em><strong>la tua- è una grande vita</strong></em></p>
<p><em><strong>che ti fa riconoscere </strong></em></p>
<p><em><strong>le radici del divino </strong></em></p>
<p><em><strong>mentre ti siedi davanti alla pellicola </strong></em></p>
<p><em><strong>ripassandoti  lentamente </strong></em></p>
<p><em><strong>le dita tra la nebbia dei capelli</strong></em></p>
<p><em><strong>e domandandoti del perché</strong></em></p>
<p><em><strong>vecchi come te </strong></em></p>
<p><em><strong>arrivati alle porte della cenere</strong></em></p>
<p><em><strong>hanno affondato i loro piedi </strong></em></p>
<p><em><strong>inzuppandoli nel fango del tempo</strong></em></p>
<p><em><strong>macchiando di sangue </strong></em></p>
<p><em><strong>impronte di talloni bambini</strong></em></p>
<p><em><strong>E  ancora loro ti confermeranno</strong></em></p>
<p><em><strong>gli affanni stanchissimi </strong></em></p>
<p><em><strong>dei  loro compagni devoti</strong></em></p>
<p><em><strong>in nessun filo di intermittenza </strong></em></p>
<p><em><strong>che ti porga una Fine</strong></em></p>
<p><em><strong>perché  Non esiste una fine</strong></em></p>
<p><em><strong>non per te vecchio e bambino </strong></em></p>
<p><em><strong>- dipinto di blu</strong></em></p>
<p><em><strong>boreale è l&#8217;incenso della tua luce</strong></em></p>
<p><em><strong>colona sonora della forza </strong></em></p>
<p><em><strong>l&#8217;arresto  della stirpe dei sogni&#8230;</strong></em></p>
<p><em><strong>l&#8217;essenza di un sorso del cielo a bermuda</strong></em></p>
<p><em><strong>lo scettro a splendore di chi ti ha arruolato  </strong></em></p>
<p><em><strong>in questo avanzo di vita senza sosta.</strong></em></p>
<p><em><strong>Adesso è ora </strong></em></p>
<p><em><strong>adesso incoroni la tua gloria</strong></em></p>
<p><em><strong>vecchio bambino di un degno impasto</strong></em></p>
<p><em><strong>sogno prematuro </strong></em></p>
<p><em><strong>lievitato nel utero del mondo</strong></em></p>
<p><em><strong>Ecco la spada -afferra l&#8217;aggancio</strong></em></p>
<p><em><strong>la luce più bella  è tua  </strong></em></p>
<p><em><strong>Arcangelo &#8230;.</strong></em></p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<p><em><strong>A.D</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Thomas Sankara- un Uomo</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 13:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ispirazione]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza umana]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Burkina Faso]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[integrità]]></category>
		<category><![CDATA[Thomas Sankara]]></category>
		<category><![CDATA[uomo]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcuno ne ha mai sentito parlare. Come pietre sdrucciolevoli il mondo si sparpaglia in milioni di storie, incuneate appena come scheggia o frase su un muro, a volte dimenticate del tutto. Milioni di pagine non possono essere lette, e non conosceremo mai tutti i volti, tutti i volti che hanno rivolto al sole la faccia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone" title="Thomas" src="http://1.bp.blogspot.com/-OSchgTc5XU4/TkX8aEfmuAI/AAAAAAAAHuI/o1YthIwmG2U/s1600/thomas+sankara+2.jpg" alt="" width="1280" height="960" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualcuno ne ha mai sentito parlare. Come pietre sdrucciolevoli il mondo si sparpaglia in milioni di storie, incuneate appena come scheggia o frase su un muro, a volte dimenticate del tutto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Milioni di pagine non possono essere lette, e non conosceremo mai tutti i volti, tutti i volti che hanno rivolto al sole la faccia bella delle nuvole, il cuore segreto della luna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Thoma Sankara uno sperduto presidente di uno sperduto paese africano, Burkina Faso, &#8220;Paese degli uomini integri&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una noticina su qualche giornale, a suo tempo,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uno dei nomi aggrovigliati nella tormentata storia dell&#8217;Africa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualcuno che ha camminato in piedi, in un mondo dove tutti strisciano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La storia dell&#8217;Africa è stata per decenni una storia di complicità. Non solo di colonialismo rapace  e dominazione occidentale. Ma di comlplicità tra questo colonialimo/questa dominazione.. e corrotte, irresponsabili e demagogiche elité politico-militari africane che fecereo dei loro innumerevoli stati una spelonca di porci. I leader africani furono complici a pari diritto dei manovratori occidentali e delle multinazionali. Ingrassarono i loro conti in svizzera, alimentarono le loro 10000 amanti, fomentarono guerre folli e tribali, che ridussero alla disperazione intere collettività e si prostituirono ai grandi interessi occidentali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo fecero quasi tutti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Thomas Sankara fu uno dei pochi che camminò in piedi..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Integrità. Paola d&#8217;ordine, ieri, ora, e sempre.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una sua frase..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Non possiamo essere la classe dirigente ricca in un Paese povero&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parole non solo razionali, e logiche, ma DEGNE, per l&#8217;onestà che portano dentro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Visse umilmente Sankara, mentre i suoi contraltari degli altri stati africani soffocavano in un lusso osceno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi.. vedeva chiaro.. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Capiva che i modelli e le &#8220;soluzioni&#8221; raramente vengono &#8220;gratuitamente&#8221;. E se ti porgono una mano, con l&#8217;altra preparono le catene&#8230; disse..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;</strong><strong>Non c’è salvezza per il nostro popolo se non voltiamo completamente le</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>spalle a tutti i modelli che ciarlatani di tutti i tipi hanno cercato di</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>venderci per anni”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non mi sembra così inattuale una affermazione del genere no?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>E ce ne è un&#8217;altra che mi sembra ancora meno inattuale..</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>“Noi siamo estranei alla creazione di questo debito e dunque non dobbiamo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>pagarlo. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il debito nella sua forma attuale è una riconquista coloniale organizzata</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>con perizia. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se noi non paghiamo, i prestatori di capitali non moriranno, ne siamo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sicuri; se invece paghiamo, saremo noi a morire, possiamo esserne</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>altrettanto certi”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non vi fa venire in mente qualcosa? Non vi richiama qualcosa?.. parole come.. deb.. i.. to&#8230;?&#8230;:-)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vi lascio a un bellissimo testo su di lui&#8230;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salutamos</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“L’Africa agli africani!”,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>urlava a un mondo sordo *Thomas Sankara *alla metà degli anni Ottanta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La guerra fredda era agli sgoccioli, le speranze sorte dopo l’affrancamento </strong><strong>dal dominio coloniale </strong><strong>– il 1960 era stato dipinto come l’anno dell’Africa tra proclami e belle </strong><strong>parole – </strong><strong>erano state ormai strozzate da decenni di sfruttamento economico, </strong><strong>disarticolazione sociale e inerzia politica. </strong><strong>Le multinazionali invadevano le ricche terre d’Africa, mentre gli Stati del </strong><strong>Nord del mondo imponevano condizioni commerciali che impedivano lo sviluppo </strong><strong>dei Paesi africani, schiacciati tra debito estero e calamità naturali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 4 agosto 1983, in Alto Volta, iniziava l’esperienza rivoluzionaria di </strong><strong>Thomas Sankara, capitano dell’esercito voltaico giunto al potere con un </strong><strong>colpo di stato incruento e senza spargimento di sangue. </strong><strong>Il Paese, ex colonia francese, abbandonò subito il nome coloniale e </strong><strong>divenne *Burkina Faso*, che in due lingue locali, il *moré* e il *dioula*, </strong><strong>significa “*Paese degli uomini integri*”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Ed è dall’integrità morale che Sankara partì per tagliare i ponti con un </strong><strong>triste passato e con deprimente presente. </strong><strong>Pochi dati illustrano quanto grave fosse la situazione: tasso di mortalità </strong><strong>infantile del 187 per mille (ogni cinque bambini nati, uno non arrivava a </strong><strong>compiere un anno), tasso di alfabetizzazione al 2%, speranza di vita di </strong><strong>soli 44 anni, un medico ogni 50.000 abitanti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Non possiamo essere la classe dirigente ricca in un Paese povero”*, era </strong><strong>solito ripetere Sankara, che visse un’infanzia di miseria </strong><strong>(“Quante volte i miei fratelli e io abbiamo cercato qualcosa da mangiare </strong><strong>nelle pattumiere dell’Hotel Indépendance”) e povero, come gli altri </strong><strong>burkinabè, è sempre rimasto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le auto blu destinate agli alti funzionari statali, dotate di ogni * </strong><strong>comfort, vennero sostituite con utilitarie, ai lavori pubblici erano </strong><strong>tenuti a partecipare anche i ministri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sankara stesso viveva in una casa di Ouagadougou, la capitale del Paese, </strong><strong>che per nulla si differenziava dalle altre; </strong><strong>nella sua* dichiarazione dei redditi* del 1987 i beni da lui posseduti </strong><strong>risultavano essere una vecchia Renault 5, libri, una moto, quattro </strong><strong>biciclette, due chitarre, mobili e un bilocale con il mutuo ancora da </strong><strong>pagare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“È inammissibile”, sosteneva, “che ci siano uomini proprietari di quindici </strong><strong>ville, quando a cinque chilometri da Ouagadougou la gente non ha i soldi </strong><strong>nemmeno per una confezione di nivachina contro la malaria”*.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Negli stessi anni i suoi omologhi si trinceravano in lussuose ville o agli </strong><strong>ultimi piani dei migliori hotel, lontani anni luce dai bisogni quotidiani </strong><strong>della popolazione. </strong><strong>Per esempio il presidente della Costa d’Avorio, Felix HouphouëtBoigny, </strong><strong>aveva fatto costruire in pieno deserto una pista di pattinaggio su ghiaccio </strong><strong>per i propri figli. </strong><strong>Quando alcuni capi di Stato si offrirono per donare a Sankara un aereo </strong><strong>presidenziale, la risposta fu che era meglio fare arrivare in Burkina Faso </strong><strong>macchinari agricoli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E la terra burkinabè non è mai stata particolarmente fertile, inaridita </strong><strong>dall’Harmattan, il vento secco proveniente dal deserto del Sahara che </strong><strong>lambisce i confini settentrionali del Paese.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per ridare impulso all’economia si decise di contare sulle proprie forze, </strong><strong>di vivere all’africana, senza farsi abbagliare dalle imposizioni culturali </strong><strong>provenienti dall’Europa:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Non c’è salvezza per il nostro popolo se non voltiamo completamente le </strong><strong>spalle a tutti i modelli che ciarlatani di tutti i tipi hanno cercato di </strong><strong>venderci per anni”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Consumiamo burkinabè”, </strong><strong>si leggeva sui muri di Ouagadougou, mentre per favorire l’industria tessile </strong><strong>nazionale i ministri erano tenuti a vestire il *faso dan fani*, l’abito di </strong><strong>cotone tradizionale, proprio come Gandhi aveva fatto in India con il *khadi*</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le magre risorse vennero impiegate per mandare a scuola i bambini e le </strong><strong>bambine </strong><strong>– nel 1983 la frequenza scolastica era attorno al 15%</strong><strong>– e per fornire *cure mediche ai malati*, organizzando campagne di </strong><strong>alfabetizzazione </strong><strong>e di vaccinazione capillare contro le infermità più diffuse come la </strong><strong>febbre gialla, il colera e il morbillo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’obiettivo era di fornire 10 litri di acqua e due pasti al giorno a ogni </strong><strong>burkinabè, </strong><strong>impedendo che *l’acqua* finisse nelle avide mani delle multinazionali </strong><strong>francesi o statunitensi e cercando finanziamenti che fossero funzionali </strong><strong>allo sviluppo idrogeologico del Paese, non al profitto di pochi uomini </strong><strong>d’affari.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Burkina Faso divenne un esempio per le altre nazioni, governate da élite </strong><strong>corrotte e supine ai dettami provenienti dagli istituti economici </strong><strong>internazionali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se un piccolo Paese, condannato anche dalla geografia </strong><strong>(il deserto avanzava verso sud di sette chilometri all’anno mangiandosi </strong><strong>campi coltivati; esiste un solo corso fluviale e non c’è alcuno sbocco sul </strong><strong>mare) </strong><strong>riusciva a levare il proprio grido di dolore e di insofferenza e a </strong><strong>dimostrare che i problemi che affliggevano l’Africa si potevano risolvere, </strong><strong>cosa avrebbero potuto fare Paesi con immense risorse naturali?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 15 ottobre 1987 Sankara, che a dicembre avrebbe compiuto *38 anni*, </strong><strong>veniva ucciso: troppo scomodo, troppo generoso, troppo attento alle </strong><strong>esigenze della povera gente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando i giovani africani cominciarono a chiedere ai propri governanti di </strong><strong>seguire l’esempio di Sankara, il complotto prese forma e coinvolse chi, in </strong><strong>Burkina Faso, in Africa e in Europa, non poteva tollerare la sua </strong><strong>indisciplina e la sua semplicità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In quattro anni Sankara aveva invitato i Paesi africani a non pagare il </strong><strong>debito estero per concentrare gli sforzi su una politica economica che </strong><strong>colmasse il ritardo imposto da decenni di dominazione coloniale. </strong><strong>Dominazione che era anche culturale:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Per l’imperialismo”, affermava, “è più importante dominarci </strong><strong>culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più </strong><strong>flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste </strong><strong>nel decolonizzare la nostra mentalità”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ecco così spiegato l’impulso dato al *Festival Panafricaine du Cinéma de </strong><strong>Ouagadougou* (Fespaco),</strong><strong> la più importante rassegna continentale, con il fine di sviluppare la </strong><strong>cinematografia locale a scapito di quella europea, uno dei tanti strumenti </strong><strong>per legittimare la superiorità dei “bianchi” e l’inferiorità degli </strong><strong>Africani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 1986, durante i lavori della 25esima sessione dell’Organizzazione per </strong><strong>l’Unità Africana (OUA) tenutasi a Addis Abeba, Sankara espresse in modo </strong><strong>molto semplice perché il pagamento del debito doveva essere rifiutato:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Noi siamo estranei alla creazione di questo debito e dunque non dobbiamo </strong><strong>pagarlo. […] </strong><strong>Il debito nella sua forma attuale è una riconquista coloniale organizzata </strong><strong>con perizia. […]  </strong><strong>Se noi non paghiamo, i prestatori di capitali non moriranno, ne siamo </strong><strong>sicuri; se invece paghiamo, saremo noi a morire, possiamo esserne </strong><strong>altrettanto certi”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sempre a Addis Abeba, Sankara invocò il *disarmo*, proponendo ai Paesi </strong><strong>africani di smettere di acquistare armi e di dissanguarsi in dispute </strong><strong>fomentate dall’estero per protrarre l’arretratezza e la dipendenza del </strong><strong>continente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> L’invito era di adottare misure a favore dell’occupazione, della tutela </strong><strong>ambientale, della pace tra i popoli, della salute.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A New York, qualche mese prima, davanti all’Assemblea generale delle </strong><strong>Nazioni Unite, </strong><strong>Sankara aveva tuonato contro l’ipocrisia di chi fornisce aiuti ai Paesi in </strong><strong>via di sviluppo (mentre per altre vie si inviano armi) e contro l’egoismo </strong><strong>di chi, per esempio, si rifiuta di investire nella ricerca contro la malaria </strong><strong>– che in Africa provoca ogni anno milioni di morti – solo perché è una</strong><strong>malattia che non riguarda i Paesi del nord del mondo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Ci sentiamo una persona sola con il malato che ansiosamente scruta </strong><strong>l’orizzonte di una scienza monopolizzata dai mercanti di armi. […] Quanto </strong><strong>l’umanità spreca in spese per gli armamenti a scapito della pace!”. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sankara espresse la convinzione che per eliminare i lasciti coloniali fosse </strong><strong>indispensabile avviare un processo di *unione di tutti gli Stati* (dal </strong><strong>Maghreb al Capo di Buona Speranza) del continente, </strong><strong>che doveva diventare un’entità politica coesa e rispettata sul piano </strong><strong>internazionale:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Mentre moriamo di fame e nel nostro Paese ci sono migliaia di </strong><strong>disoccupati, altrove non si riescono a sfruttare le risorse della terra per</strong><strong>mancanza di manodopera.  </strong><strong>Se ci fosse maggiore cooperazione, potremmo arrivare all’autosufficienza </strong><strong>alimentare e non dovremmo più dipendere dagli aiuti internazionali”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Primo passo era la fine dell’*apartheid* in Sudafrica, dove la minoranza </strong><strong>“bianca” godeva in realtà del sostegno economico dei Paesi occidentali. </strong><strong>Sankara ebbe parole di rimprovero per tutti, a partire da François </strong><strong>Mitterrand:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Che senso ha organizzare marce contro l’apartheid, mentre si producono e </strong><strong>si vendono armi al Sudafrica?”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forse non è un caso che Sankara venne ucciso quattro giorni dopo che a </strong><strong>Ouagadougou si era tenuta una Conferenza panafricana contro l’*apartheid*.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il “Président du Faso”, come viene ancora oggi ricordato dai burkinabè, si </strong><strong>è sacrificato dimostrando che è possibile rispondere, all’africana, ai </strong><strong>problemi dell’Africa, con chiarezza e talvolta ingenuità, come quando </strong><strong>chiese che </strong><strong>“almeno l’1% delle somme colossali destinate alla ricerca spaziale sia </strong><strong>destinato a progetti per salvare la vita umana”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dinanzi alle Nazioni Unite Sankara liberò davanti al mondo intero, </strong><strong>ponderando con attenzione ogni singola parola, il grido di dolore di </strong><strong>miliardi di esseri umani che soffrono sotto un sistema crudele e ingiusto:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Parlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i </strong><strong>propri figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere dei semplici </strong><strong>mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro,  </strong><strong>preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a </strong><strong>beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato </strong><strong>dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti,  </strong><strong>così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tratto da</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Carlo Batà</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*L’ Africa di Thomas Sankara*</strong></p>
<p><img class="alignnone" title="thomas2" src="http://1.bp.blogspot.com/_e4ZlIJ-P7Sk/TFWbwP2lwTI/AAAAAAAAEWY/JT5kPjySMzU/s1600/sankara.jpg" alt="" width="1000" height="802" /></p>
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		<title>Parole sfuggite di mano.. di Ciro Campajola</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 11:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<category><![CDATA[presentazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo già pubblicato altre grandiose poesie di Ciro Campajola, oltre che parlare del suo libro (vai al link.. http://www.bornagain.it/wp/2011/08/03/ciro-campajola-il-libro/). Questa che pubblico oggi è un altro dei suoi vertici. Ne approfitto per informarvi che il 13 novembre Ciro terrà una presentazione del suo libro presso la libreria Ubik di Catanzaro Lido (per ulteriori informazioni vai al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone" title="rock" src="http://www.licklibrary.com/images/news/jimi-hendrix.jpg" alt="" width="1024" height="768" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbiamo già pubblicato altre grandiose poesie di Ciro Campajola, oltre che parlare del suo libro (vai al link.. <a href="http://www.bornagain.it/wp/2011/08/03/ciro-campajola-il-libro/">http://www.bornagain.it/wp/2011/08/03/ciro-campajola-il-libro/</a>). Questa che pubblico oggi è un altro dei suoi vertici. Ne approfitto per informarvi che il 13 novembre Ciro terrà una presentazione del suo libro presso la libreria Ubik di Catanzaro Lido (per ulteriori informazioni vai al link facebook.. <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1459098408&amp;ref=tn_tinyman#!/event.php?eid=253378158048298">http://www.facebook.com/profile.php?id=1459098408&amp;ref=tn_tinyman#!/event.php?eid=253378158048298</a>).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vi lascio a quest&#8217;altra grande creazione di Ciro Campajola.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Stai qui</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>adesso</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sul tuo divano</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>il tuo disco suona</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>la tua sigaretta è accesa</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>un bel po’ di passi sul groppone</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ed è proprio questo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>l’unico abito che ti calza a pennello</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello che ti sta intorno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello che vedi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ascolti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>fumi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>odori</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello di cui sei impregnato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello che emani</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che ti piaccia o no</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che piaccia o no</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello che sei riuscito a conservare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>è così che va</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>un bagaglio continuamente disfatto</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>milioni di indirizzi lontano da come sei nato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ognuno di noi nel momento in corso</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>con milioni di momenti alle spalle</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>milioni di bagagli</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>diversi per ognuno di noi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>con spalle diverse per ognuno di noi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>diverse le circostanze</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>i motivi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>le strade</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>gli incontri</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>le combinazioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>le scommesse</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quelle vinte</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quelle perse</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quelle tentate e poi bestemmiate</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quelle non puntate e poi rimpiante</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che di volta in volta</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ti ha portato al momento in corso</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dove a decidere per te</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sono i momenti trascorsi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>vissuti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>decisi dalla tua guida</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello che sei riuscito a conservare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quando non serve più starci a pensare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ormai sei quello che sei</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e non puoi farne a meno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>il caso non è più solo casuale</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ora dipende anche da quello che sei</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>il momento in cui</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>qualunque momento diventa il tuo momento</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>la tua seconda pelle</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e tu stesso diventi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>nel bene o nel male</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello che sei riuscito a conservare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>non tutti raggiungono questo momento</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>io ho conservato la mia musica</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e tutte le volte che ci ho fatto sesso</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>tutte le alcove</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ho conservato le mie letture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>le pagine corse a cento all’ora</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>cercate</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>divorate</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>digerite</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>setacciate come un cercatore d’oro</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>rimasticate lentamente</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>assaporate con la pelle</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>assorbite</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e poi custodite nel giro del sangue</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>per correrle ancora</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>le parole scritte a modo mio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>le tele dipinte di colori miei</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>è in questi momenti che mi sento a casa</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>su fogli imbrattati</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di sfumature o di parole</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ma con la mia grafia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>non con la loro pagella</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>è questo che sono riuscito a conservare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello che testardamente</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>furiosamente</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ho voluto</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e saputo conservare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>è qui che con la sigaretta accesa</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>causa del MIO male</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>con la MIA musica in sottofondo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che stasera ancora scrivo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>con parole sempre più MIE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>parole ben mal-educate</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>addestrate</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sdegnate</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>distaccate</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>qui</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>nel mio momento in corso</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>in mezzo alla “realtà”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>alle due realtà</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quella che sta oltre la mia finestra</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e quella che dovrebbe essere in realtà</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quella che pensavi che fosse</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>un po’ per come te la raccontano</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>una sorta di realtà “didattica”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>non reale</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e molto perché</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quando vieni al mondo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>avverti a pelle come dovrebbe essere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>avverti naturale il bisogno di giocare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di ridere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di piangere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>gridare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>amare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>fare sesso</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e poi farlo ancora</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e poi ancora</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ancora</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e gioire</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sentire piacere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sentirti piacere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>trovi naturale il bisogno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>qualunque bisogno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di ripararti dal caldo come dal freddo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di poter contare su tutti gli altri</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>non vedi un solo motivo per non farlo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>non immagini</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che per fare questo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dovrai fare i conti con il reale che la realtà ti offre</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sarà il primo paradosso che incontri</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ma non potrai riconoscerlo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>poi man mano</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>cambi sempre più indirizzi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>fai il primo bagaglio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e nel prossimo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>tu ancora non lo sai</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>qualcosa non c’entrerà</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e dovrai scartare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>pensare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>decidere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e già allora sceglierai</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello che sei riuscito a conservare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>per la prima volta vedrai in faccia quel ragazzino</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quel negretto africano</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello con il torace divorato dalla fame</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>la pancia gonfia di solo aria</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e ti chiedi perché lui sia così diverso dagli altri bambini</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>così diverso da te</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e non ti spieghi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>come cazzo faccia a tenersi quelle mosche in faccia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>non ti spieghi la sua passività</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e se chiedi in giro ti diranno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che “questa è la realtà”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e tu sei ancora piccolo per capire</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>anche tu sei un bambino</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>non vedi una folla che lo aiuti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>come in realtà dovrebbe accadere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>o credevi dovesse accadere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>vedi gente che succhia anche le ossa di quel bambino</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>nella realtà vedi chiaramente L’IRREALE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>per la prima volta vedrai un’altra realtà</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>per la prima volta diffiderai della realtà</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dovrai farlo tante altre volte</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>se vorrai salvarti il culo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>per poi arrivare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>forse</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>al tuo momento</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello che sei riuscito a conservare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>a quel bambino</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e alla tua vista</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>si aggiungerà la bimba nuda</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>terrorizzata</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>coperta con solo un cappello di paglia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che tiene stretto con la mano</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>come un disperato scudo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quella bimba vietnamita che corre sotto le bombe</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quella bimba</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che ancora oggi fugge e piange nella sua foto</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>esausta</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sotto le bombe di altre terre</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e dovrà apparirti il pinguino in tv</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e pugnalarti lo sguardo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dovrai vederlo sporco</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>soffocato di petrolio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>senza più luce nelle piume</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>opaco</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>offeso</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>indignato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>moribondo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>mentre un manichino senza espressione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dice qualcosa che nemmeno ascolta</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e non potrai cambiare canale</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>poi una notte incontrerai una ragazza</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>anche lei nuda</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e anche lei</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>lontana milioni di indirizzi da come è nata</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>la vedrai gelare al freddo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sotto una luna al neon</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>in un’indifferenza di ghiaccio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e non vedrai nessuno che la copre</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>solo vermi che le girano intorno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e una canna di pistola dietro la schiena</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e quello che vedi è REALE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ma in realtà dovrebbero aprirsi cento porte</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>cento coperte dovrebbero avvolgere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>accogliere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>riscaldare quella ragazza</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>proteggerla da quella pistola</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e non dovrebbero esserci vermi oltre la pistola</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>in realtà quella ragazza viene stuprata due volte</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>in una sola volta che si ripete ogni volta</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>l’ ho incontrata quella ragazza</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e ho incontrato le sue sorelle</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>mi hanno raccolto per strada</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e rimesso in piedi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>mentre la realtà mi passava addosso indifferente</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>loro mi hanno accolto nel loro momento</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>in quel che avevano potuto conservare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>erano tutte puttane</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e nessuna di loro aveva scelto di esserlo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e nessuna di loro era “facile”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>non c’erano donnine allegre tra le puttane</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>erano semplici donne</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ed erano tutte tristi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>splendide vergini sacrificali</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>lacrime silenziose sul volto dell’indecenza</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>pianto senza peccato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>immacolate</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e immolate</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sul rogo del peccato di qualcun altro</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e capisci sempre di più</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che la realtà devi costruirtela tu</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sceglierti i pezzi buoni</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e dovrai farti un culo così per riuscire a farlo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e non è detto che ci riuscirai</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dovrai decifrare lo sporco e il pulito</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>vestirti di entrambi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>vivere quello che sembra e quello che è</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dovrai avvicinare il tuo naso</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>rischiare la puzza</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sfidare l’infezione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ora sai che non è come te la raccontano</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>né come la pensavi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>non ti fiderai più dell’evidenza del bianco e del nero</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dovrai toccarli con mano</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dovrai attraversarli</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che sia bianco o che sia nero</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dovrai arrivare al cuore del colore</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>vivere del suo battito</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>assaggiarlo sulla punta della lingua</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sporcarti la pelle</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e dopo guardarti allo specchio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>solo così potrai vedere la verità</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>la tua verità</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>riflessa sulla tua pelle</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>lei non mente</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>mai</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dovrai saper scegliere la dose e il colore</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>il giusto bianco e quello nero</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dovrai saperli miscelare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>adeguarli al momento</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>la gradazione buona oggi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>potrebbe non coprire domani</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dovrai ribaltare il concetto di coerenza</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>coniugarlo con l’incoerenza</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>è lei il cammino</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>è lei che offre un domani</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>magari migliore</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>la coerenza è solo muschio che si forma</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>un alibi per invecchiare senza rischio di vivere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>capirai questo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e in una volta sola</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>non ascolterai più milioni di persone</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>né miliardi di parole a memoria</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e Il solito “tossico” che dorme drogato e beato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ti sembrerà meno beato e più malato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>meno tossico e più ragazzo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sarà molto meno sfacciato ai tuoi occhi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>molto più doloroso da vedere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e magari ti verrà di capire</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>prima non ci avevi mai pensato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>avevi già domande e risposte sull’argomento</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quelle che ti avevano raccontato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quelle che mai avresti pensato di farti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>o potrebbe capitare di avvicinarti troppo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di farti risucchiare dall’infezione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e allora</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>se avrai i tuoi colori</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>le tue pagine</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quelle corse e quelle scritte</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello che sei riuscito a conservare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>avrai più possibilità di venirne fuori</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>magari più forte</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>o perlomeno meno debole</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>rafforzato di fragilità</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>se di tuo non avrai conservato niente</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>se dovrai affidarti alla “realtà”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>la realtà ti seppellirà</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>senza il fondo irreale di quella realtà</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>non avresti mai visto quest’aspetto della realtà</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>la realtà cannibale</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e allora tante cose ti sfuggono di mano</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>come queste parole adesso</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che non accennano a fermarsi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che non riesco a trattenere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>come gocce diventate torrente</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>come un torrente straripato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e tante mani si allontaneranno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>senza giudizio non sapranno come tenerti a bada</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>senza motivo non potranno più etichettarti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>catalogarti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ingabbiarti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e tu hai tolto motivo al loro giudizio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e se chiederai una mano</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ti daranno leggi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>parole</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>cavilli</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>giustificazioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>alibi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>tutto tranne che una mano</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e se il giorno ti impedisce di dormire</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ti daranno sonniferi per la notte</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>per addormentarti di giorno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e se urlerai il giusto</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>cambieranno la giustizia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e dovrai rimboccarti le maniche</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>aggrapparti ad altre mani</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>al palmo nero del mendicante</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che ti raccontavano sporco</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e ti accorgerai che era solo nero di strada</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>non era sporco</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sporche sono i milioni di mani lavate</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>che sarai costretto a stringere ogni fottuto giorno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e qualche notte</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ti ritroverai a cercarlo quel barbone</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>come una boccata d’ossigeno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>come la cosa più reale che tu abbia mai visto</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>resterai a guardarlo il tempo di una birra</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e ti racconterà secoli di vita senza accorgersi di te</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e tu senza accorgertene</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ti ritroverai nei tuoi vecchi vicoli</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quasi a cercare un ritorno a casa</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e non ti farai più tante domande</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e se per mangiare dovrai rubare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>rubare non sarà da condannare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sarà il reale</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ti ricorderai che “questa è la realtà”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e allora te ne fotterai della realtà</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e se per avere una mano bianca</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dovrai tornare al mercato nero</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>lo farai</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>senza timori e senza rimorsi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>vuoi rimanere sveglio di giorno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e non ti farai fregare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>cerchi solo il giusto per te</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello che sei riuscito a conservare</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>quello che ti serve per continuare a farlo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ora sai distinguere il bianco dal nero.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciro Campajola</strong></p>
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