Born Again

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La falsa pace

by Duncan on ago.08, 2009, under Resistenza umana, politica

C’è una pace che riconcilia e apre una nuova stagione.
E’ una pace che è palude, acqua rancida e stagnante.
Non basta blaterare parole di pace, concordia, dialogo.
Specie a livello politico. Ma per me il livello politico è l’occasione di un profilo più ampio del discorso. Non lo citerei solo per esso stesso, tale è la miseria del “livello” in cui esso opera.
Invece è emblematico di un travisamento, spesso “consapevole”.
E poi, è anche il punto da cui parti che incide. Un conto è parlare di pace e dialogo durante una guerra civile. Altro è spolverare questo armantario sul piano politico sociale. Differente è poi il piano individuale.
La pura e semplice concordia in sé e per sè non è necessariamente un valore. Ma può essere anche una tomba di tensioni necessarie.
Non v’è pace senza giustizia. Non c’è dialogo senza integrità.
Spegnere le fiamme può salvare la città dall’incendio. Ma spegnere le fiamme può essere la grande marmellata che attutisce ogni spinta in un indistinto e dolciastro connubbio.
Ecco perché il “volemose bene” non è operare il Bene. Il volemose bene, il buonismo untuoso e incestuoso, può essere contestato da due lati. Importa il lato, il lato dice tutto. Uno è quello cinico, nietschiano, nichilista di chi nega in radice la possibilità del bene e di un agire umano che non sia manipolatorio (e automanipolatorio) e interessato, derubricando ogni spinta idealistica a falsa coscienza, illusione. L’altro lato non tollera il volemose bene, prorpio perché ha come bussola il Bene, di cui considera (il volemose bene) una contraffazione. E il Bene a volte non è una colazione a tarallucci e vino, non è un “opportuno” calare i toni. Non è il compromesso a tutti i costi. A volte è duro, a volte esigente, a volte non fugge il conflitto. Sa accogliere, ma sa anche non cedere. Sa confrontarsi, ma
non fino a spegnere l’anima.
Ed è già nei rapporti che vedete la falsa pace e la vera pace. Due persone stanno insieme, una ha cose importanti da dire, cose profonde, cose che darebbero luce a molte ombre, che potrebbero permettere di uscire da asfissianti rituali comportamentali, ma anche cose che potrebbero risultare destabilizzanti per quella persona e per quel rapporto. Il falso bene cercherà “aprioristicamente” una concordia a tutti i costi, anche se di facciata, anche a costo di morire dentro ogni giorno di più. E’ un bene ostaggio della paura e del compromesso, della stanchezza e della convenienza.
Arriva infatti il momento in cui proprio se vuoi bene, se ami.. devi parlare chiaro e agire chiaro. E ciò che farai potrà anche non essere capito e fare male. O far crollare il castello. O crearti grane, renderti la vita un vero casino e casotto. Ma il Bene, l’Amore, l’Empatia, il Rispetto di sé e degli altri non chiede prima “mi conviene?”. Non è questa la sua domanda.
Ci sono momenti di conciliazione assoluta, e di totale venirsi incontro. Altri in cui non ci possono essere candele dietro cui nascondersi, infingimenti, furbizie, tirate a campare. Momenti in cui per qualcosa di importante si deve parlare anche chiaro.
O pensate anche  a chi prende posizione o fa parte di un gruppo e di un progetto. Dinanzi all’intollerabile non ci si può sempre alambiccarsi in diplomazie, giocare di retroguardia, sminuire, edulcorare, svirilire. C’è un dovere della verità che a volte sorge.
Un dovere di radicalità, quando qualcosa di sacro è in gioco. Ci sono persone che credono noi, ci sono parole dette dinanzi al fuoco, ci sono giuramenti presi sull’altare del nostro cuore.
Queste cose vanno difese a costo di portare la Spada e il Fuoco nel mondo.
Una vera pace non spegne le tensioni di indignazione  di liberazione.
Una vera pace è un più alto equilibrio. Ristabilità la giustizia, è possibile la riconciliazione.
Bianchi e neri possono intraprendere una nuova strada, ad esempio, ma dopo che non si sia fatta alcuna concessione all’Apartheid. Una pace che offre stabilità e tranquillità lasciando operare l’Apartheid è bere la cicuta, con i bordi però passati con lo zuccherò.
E sebbene la Pace sia un obiettivo supremo, è sempre meglio il Buon Combattimento che una pace da cimiteri.
Queste riflessioni ri-nascono dall’ascolto, in questi giorni, dell’eterno ritorno in politica. La strategia della minestra riscaldata la chiamerei. Parabola del “rimosso”, che, come tutto ciò che è rimosso, si ripresenta, pur sotto mutate vesti.
Nel nostro miasma politico confondono l’apparenza con la realtà. E vogliono confonderla. Danno un ruolo soverchiante al contegno. Vedono come l’orticaria negli occhi lo scontro duro e netto.
E una tentazione che definirei “diabolica”, tanto si è perseverata in essa nel corso del tempo, fin dalle stagioni consociative e poi, in seguito, ai deliri (e deliqui) bicamerali et successive paraculate.
L’ammordirsi dei confini, fino alle frequentazioni personali e alle cene-ruffiane. Il cutlo dello “scambio” come parodia del dialogo. Il silenziatore su battaglie di civiltà e di dignità perché fastidiose e disturbanti per i “manovratori” e i loro sogni (incubi per gli altri) di “grandi accordi”.
Dinanzi al degrado, dinanzi alla catastrofe morale, all’asservimento di milioni di persone, non vai a fare il “compagnuccio della merendella”; non hai la priorità di sfoderare sorrisi, simposi, braccetti e cene di gala. Non cerchi strategie al ribasso per depotenziare cerchi concentrici polemici. Non ti adegui alle stesse frequentazioni, non biascichi un linguaggio che non ti appartiene, non concordi pratiche spartitorie. Non metti negli armadi le questioni bollenti perché “scomode”. Non abdichi alla responsabilità della scelta forte e chiara.
Tutto il codazzo di Zie Chiocce e di pompieri di ritorno, con le loro premure per “abbassare i toni” e spegnere ogni focherello.. amano una pace che sconfina con il ristagno e la palude.
Ma la gente non ha bisogno di “toni abbassati”. Di marmellate ne ha già fatte saturazione, e ora ha il diabete mentale, l’ottundimento passionale. Non ha bisogno di rituali soporiferi e di clisteri alla camomilla.
Non siamo a Buckingam Palace.
C’è bisogno di rivitalizzare le energie. Di accendere, svegliare, scuotere…


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