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Cosa porterai con te?
by Duncan on feb.27, 2010, under Poesia, Simbolo

Itaca, Amore Mio
by Duncan on gen.14, 2010, under Bellezza, Resistenza umana, Simbolo

Il testo che leggere non è suo. Ma della moglie. E la moglie è anch’essa reclusa. Provate a pensarci. Pierdonato è recluso da 15 anni, ergastolano, ex 41bis. Maria Buonpastore è reclusa da 11 nni, di cui 6 anni e 5 mesi in 41bis (credevo che quasi nessuna donna fosse stata sottoposta al famigerato sistema del 41bis). Hanno tre figli, Marianna, Nunzio e Francesco; che da più di dieci anni crescono senza il padre e la madre. Entrambi in carcere. Se ci pensata c’è dentro un dramma e un dolore che a stento può essere realizzato. C’è la storia di mille abbracci spezzati, di incontri sognati, e a volte rubati, nello spazio angusto e controllato di un colloquio; che diventa comunque un Paradiso, tanto prezioso è quel bacio, quella carezza e quell’abbraccio dopo tanta astinenza. Riporto alcune parole con cui Pierdonato mi ha fatto giungere questo testo:
“Allego un tema scritto da mia moglie, attuallmente ristretta presso la casa circondariale di Rebibbia, Roma, da 11 anni, un periodo durissimo, tra cui 6 anni e 5 mesi di regime 41bis.. Questo tema ha lo scopo di evidenziare i sentimenti che coinvolgono due esseri umani prigionieri, quindi privati di tutto. Un parallelismo con l’Odissea narrata da Omero. E’ un tema che è piaciuto molto, tanto da essere stato menzionato nella sezione prosa del Premio Nazionale “Emanuele Casalini” e pubblicato nel volume relativo, giunto all’ottava edizione” .
E’ un’opera splenda. Dove la propria storia personale si riflette nell’eterna narrazione dell’Odissea, nel Mito di Itaca, di Ulisse e del Ritorno. Archetipi universali vivono in queste pagine, che bruscamente implodono in un amore personale e ardente, tanto più quanto ostacolato, tormentato, crocifisso in ogni modo. E forse è proprio vero che l’Amore è la forza primigenia che aiuta a resistere; e come queste persone possano “sentirsi” così profondamente dopo che i loro contatti sono divenuti quasi impossibili, essendo entrambi reclusi, e in regimi duri e prolungati, è uno dei Misteri più alti della condizione umana.
Nel testo il momento più coinvolgente è quando Maria Bonpastore racconta dell’incontro con Pierdonato, incontro fisico, viso nel viso, senza vetro divisorio, con baci e carezze. Un abbraccio atteso per nove lunghissimi anni e alla fine ottenuto nel 19/07/2007.
Itaca eterno sogno degli esuli, dei fuggitivi, degli sbandati, dei profughi, dei disperati, dei prigionieri. Esuli con un Sogno nel Cuore. Itaca Sogno che rubi la mente. Luogo delle Origini. Madre di tutte le braccia spezzata.
Perchè forse è vero che l’Orizzonte di ogni Partenza è il Ritorno..
E che “Di ogni mio Viaggio lontano da Te, Tu sei la Meta”.
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“Se quello che i mortali desiderano potesse avverarsi, per prima cosa vorrei il ritorno del padre”. E’ Telemaco, il figlio di Ulisse, a parlare così nell’Odissea. Egli è una delle prima figure che nelle grandi narrazioni dell’umanità testimonia l’angoscia del figlio senza il padre. Dopo di lui ne vennero molti altri. E oggi sono in tantissimi…
Il mio viaggio esistenziale, quello dell’uomo che amo e quello dei nostri figli, è per certi versi molto simile al viaggio narrato da Omero nell’Odissea. Il nostro è un viaggio che non ha vele, certo, non ha bussola, ma tuttavia è un viaggio molto simile. Siamo su una zattera in balia della tempesta che noi, con le nostre sole forze e la nostra fatica, stiamo cercando di condurre in un porto sicuro. Il mare è la vita, le onde, la tempesta, invece, sono le nostre tribolazioni.
Il mio Ulisse si chiama Pierdonato, in carcere da 14 anni (che però se vengono sommati ad altri 6, già vissuti in questi luoghi, sono 20 anni!). Io sono sua moglie, Penelope, che lo aspetta tessendo la sua interminabile tela. “Telemaco” sono invece Mariana, Nunzio e Francesco che aspettano il ritorno del padre… e della madre. Se Ulisse, nella sua Odissea, dovette affrontare Ciclopi, sirene, maghe, avversità degli dei, ecc., però alla fine, dopo 20 anni, riuscì a tornare alla sua Itaca; la nostra Odissea non sembra ancora avere fine…
Ogni essere umano ha una sua Itaca nel cuore. Poco importa se sia quello scoglio pietroso nel mare Egeo; la nostra Itaca, che poi in realtà è l’Itaca di tutti, non è una questione di carta geografica. E’ invece un luogo dell’anima, della mente, la meta che abbiamo nel cuore e alla quale, prima o poi vogliamo giungere.
Itaca è una grande metafora, che può trovare radici dappertutto, può trovare scogli in qualsiasi parte del mondo, il mare (nella mente) e i sentimenti (in ogni anima). Itaca è l’isola per eccellenza, l’approdo desiderato dagli esseri umani che tendono ad essa anche inconsapevolmente.
E’, come ha detto qualcuno, il porto dei dotti e degli ignoranti; è la poesia di tutti. Ulisse è l’eroe assoluto che non ha mai smesso di interessarci.
Ulisse è un modello, è fratello, è simbolo, riemerge sempre nei nostri comportamenti, protagonista della storia. Itaca dunque è luogo dell’anima, rifugio della fantasia.
Nel nostro caso, ha una lettura ambivalente; da un lato si potrebbe pensare che Montescaglioso, quel paesino sulle colline nella provincia di Matera (il nostro luogo natio) potrebbe essere la nostra Itaca, certo anche questo è un aspetto da tenere presente, ma l’Itaca di ci parlavo precedentemente è qualcosa che l’uomo si porta dentro di se da millenni. E perciò noi siamo anni che navighiamo in questi mari. La meta è il luogo verso cui siamo diretti, il nostro punto di arrivo, ed esistenziale, perché riguarda l’esistenza e la vita, che coinvolge l’individuo a un livello di vissuto personale. L’uomo che non si pone uno scopo nella sua esistenza è come una nave priva di timone, che probabilmente non riuscirà mai a raggiungere la sua destinazione.
Sfidando i secoli e i millenni Ulisse (Odisseo per i greci) è in un certo senso ancora tra noi. E’ un personaggio senza tempo.
L’uomo è un mistero ; se passerà la vita a risolvere questo… mistero, non avrà vissuto invano la sua vita!
E’ nell’Odissea che nasce questa venerazione per a casa che ha dominato più di 25 secoli l’Occidente. Viviamo ancora negli ultimi riflessi della casa di Ulisse, dove ogni cosa, i muri, le stanze, il letto, la dispensa, il focolare, le greggi, i beni, possiedono lo stesso valore di una persona o di un sentimento: era custodito, conservato, protetto e difeso come sacro. Nient’altro va difeso con questa forza, nemmeno la vita, perciò Ulisse è spietato con i Proci che hanno violato quello che i greci chiamano l’oikos, l’amore per la casa e la patria verso la quale Ulisse prova una tenerezza e una nostalgia immensa. In quel luogo è raccolto il passato, il presente e il futuro. Il mio Pierdonato come Ulisse non dimentica mai. Non cede a nessuna lusinga, vince una dopo l’altra le forze; Circe e Calipso che spingerebbero a dimenticare: difende la sua memoria dagli incantesimi della magia. Accumula memorie; scrive, il mio Pierdonato. Penelope piange per lui, lo teme morto. Il suo animo è pieno di una sola persona: Ulisse, il marito, il complice, e non spazio per nessuna altra figura. Ulisse fa lo stesso. Non vuole dimenticare:
Seduto s la riva, sogna Itaca- la moglie che rappresenta la casa, e amerebbe vedere almeno un filo di fumo levarsi dalla sua terra. Poiché non può vedere quel fumo… vorrebbe morire, dice Atena. Quella forza di nostalgia sia in lui.. riempie il suo cuore.
Penelope difende disperatamente con tutte le sue astuzie, gli inganni e i rinvii, la fedeltà al marito alla cui mente e al cui cuore nessuna figura femminile tranne Penelope giunge così vicino. Penelope desidera ardentemente il marito, con tutta la forza dello spirito e dell’eros. Ulisse le manca. Lei lo ricorda di continuo, senza di lui si sente monca, soffre per lui e piange per lui fino a quando Atena le versa sulle palpebre il sonno.
Per lei non c’è accettazione né rassegnazione, davanti all’assenza incolmabile. Come Penelope anche Ulisse ha un rapporto con il tempo della sofferenza.
Entrambi, Ulisse e Penelope, imparano a conoscersi attraverso la sofferenza: gli strati accumulati del dolore producono la sua arte suprema: la pazienza ostinata, la coraggiosa sopportazione: Ulisse è un eroe pieno di umanità. Dopo nove lunghissimi e interminabili anni, il 19/12/2007 siamo riusciti ad abbracciarci io e il mio Ulisse nella sala del colloquio del carcere femminile di Rebibbia, effettuando il primo incontro senza vetro divisorio. I suoi baci, le sue carezze hanno guarito gli squarci lasciati non solo sulla mia pelle dagli artigli feroci della sfortuna, ma anche nel mio cuore.
Quanto più lunga è l’attesa, tanto più dolce è l’incontro, e questo viaggio che sa di leggenda, di navigatori e di mari, tra miraggi e oscuri pericoli, ci fa desiderare di navigare in un mare di serenità e, con la volontà di Dio, di tornare finalmente a casa, come Ulisse, perché sono certa che Ulisse è veramente esistito…
L’argomento è inesauribile se non decido di troncarlo. Si fa fatica a dire qualcosa di un sentimento umano così sconvolgente e così “inattuale” come questo della lontananza fisica forzata, che si muove sull’orlo di un abisso senza fondo e un dolore incomunicabile Io ho timore di spezzare, con queste parole incantate, non adeguate, l’incanto stregato di questo nostro sentire sulla nostra pelle. Queste parole andrebbero ascoltate in silenzio e nell’interiorità segreta del cuore e non portate alla ribalta dalla esteriorità e dall’evidenza, perché in queste parole è inciso il sigillo di una storia d’amore, una storia umana che si ripete in infinite altre storie.
Rebibbia 2009 Maria Buonpastore
SEGUI LA LUCE (Born Again)
by Duncan on set.23, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana

Questo epilogo di cui non conosco l’autore, quello a fine post, si spira all’epilogo di una storia che è nelle nostre stesse radici. Ma è troppo tardi stanotte per parlarne diffusamente. Ci sarà un post per essa. Fu un’epopea a fumetti. Una epopea degna della letteratura più alta. Degna della Vita.
Matt Murdoch, il giustiziere Devil, uno dei più tragici e epici, dei più umani e vivi tra gli eroi dei fumetti fu venduto dal suo vecchio amore. Karen ridotta a fare la prostituta per pagarsi l’eroina e ormai ameba, larva pronta a vendere se e tutti. Il maestro del crimine, il capo dei capi, l’anima nera arrivò a Matt Murdoch. Seppe che lui era Devil, l’anima inquieta e inafferabile di Hells Kitchen.
Matt avvocato cieco, cieco fin da bambino venne distrutto e ridotto a macerie. Col suo potee immenso Kingpin, il signore della città oscura, l’imperatore del crimine, con un libro paga lungo quanto una montagna, con giudici, poliziotti, giornalisti prezzolati.. fece si che venisse radiato come legale, che fossero trovate prove false di delitti da poliziotti corrotti, che perdesse denaro, casa, reputazione, tutto.
Tutto.. ridotto a merda, spazzatura, stracci.. salvatosi a stento, ma animale notturno, barbone che dorme sotto i ponti e si nasconde nelle scatole di cartone.
BORN AGAIN. La più grande saga della storia lunga decenni di Devil.
Una delle più grandi epopee a fumetti di tutti i tempi. Di Frank Miller, maestro del fumetto elevato ad arte.
Spezzato, venduto, abbandonato, ferito e fuggito a stanto, clandestino in scatoli di cartone, mangiando rifiuti sotto i ponti.. è proprio allora che inizierà la Rinascita. Born Again.. letteralmente, “nascere di nuovo”. Ri-nascere. Rinascita. Resurrezione.
Matt Murdoch verrà accolto ormai arrivato a fin di vita in un ostello per diseredati e rifiutati gestito da una suora, che è la sua vecchia madre, ritrovata. Verra accudito a lungo prima di cominciare a riprendere lucidità.
Sfiorerà il coma. E ritornerà alla vita. Solo un corpo nei bassifondi più infami, ritroverà piano a piano le forze.
Tra gli ultimi e il dolore, senza reputazione e vecchi ruoli da difendere scoprirà un Potere che in lui dormiva ormai da tempo immemorabile.
Devil, il Diavolo rosso, non sarà più la stessa persona di prima. Era sempre un eroe. Ma la vita lo aveva appensantito, passo a passo.
Qualcosa si era offuscato. Anche il suo amore per Karen che fu quella che lo mandò al macello, era coperto di polvere, in uno scatolone del passato.
Matt viveva, ma dentro aveva un tarlo che non riconosceva. Lottava, ma aveva perso la Grazia.
Kingpin voleva distruggerlo. Fu colpito con ogni mezzo. Fu privato di tutto. Torturato, umiliato, tradito.. braccato come una lepre. Povero da sentire la fame che ti stritola le viscere e il freddo la notte, e gli sputi.
Fino a sfiorare la morte, fino a sfiorare la pazzia.
Kingpin fece il peggiore affare della sua vita. Perché Devil, Angelo della Cucina del Diavolo, tornò potente come non lo era mai stato. Era Rinato. Colmo di un Potere che dilagava nelle sue vene.
Tornò colmo di Grazia. Libero dalla polvere l’antico Amore per Karen, che adesso poteva vedere, che adesso poteva raggiungere, per cui adesso poteva anche rischiare la morte. Ormai era risorto. Ormai era l’Uomo Senza Paura. La riafferrò dalle tenebre, andò fino nell’Ade di droga e trafficanti per riprenderla.
Perché quando scopri l’Amore puoi fare tutto. Quando scopri l’Amore non ti fa paura la morte.
Nessun tipo di morte. Soddisfato Mr Kingpin?
Volevi ucciderlo e lo hai reso più forte. Colmo di Potere, di Grazia, di Amore.
C’era una volta Matt, bambino cieco, avvocato, Devil. C’era una volta Matt. Arrancava tra mille impegni e ricordi vaghi di emozioni e una lotta senza quartiere, ma quasi per dovere ormai, vene di disillusione.
Il Grande Porco Kingpin spazzò via il suo mondo, spezzò le sue gambe, godeva a saperlo venduto dall’antico amore ridotta a troia pronta a leccare merda per un’altra dose.
C’era una volta Matt e c’è ancora.
Il bastone tirato sull’albero non ha ancora smesso di vibrare.
Devil è tornato.. l’Uomo Senza Paura.
La notte una presenza abita la città..
afferra la mia mano mentre stai per cadere, sembra dire..
Questo epiologo è stato scritto da un tale ispirandosi a una delle scene finali della storia.
Hasta Siempe Esperanza
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Epilogo parte due
Segui la luce
È un fresco mattino di estate, le strade sono vuote e bagnate, deve
aver piovuto molto stanotte.
Sembra che tutti si siano attardati a letto stamattina come per una
cospirazione di massa.
Poi mi ricordo che è Domenica.
Karen è al mio fianco, attaccata a me si stringe intorno alla mia vita
come a volersi riparare.
Karen… La bella Karen.
Mi guarda con i suoi occhioni marroni, le pupille che cominciano ad
ingrossarsi
” Ti amo Frank… ti ho sempre amato.”

E ti perdi ancora Spirito mio
by Duncan on ago.02, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana

Vi lascio a queste parole. E poco amo soverchiare di altri pensieri e visioni, quello che già vive da sè, in pienezza e grazia. Rinchiusi a doppia mannaia, dalle profondità di una prigione, con le catene sul collo e sugli anni.. grida la voce dell’amore. Si alzano le tue mani da dentro le sbarre e il tuo cuore ti porta lontano, oltre le catacombe.
Leggevo questa lettera. Raramente ho incontrato una tale “spinta” tra tante persone a piede libero.Ogni passaggio è da gustare e godere fin nelle ultime fibre, con quella carezza di anima che si mischia al dolore, vincendolo, almeno una volta, perché vi sia forza quando non c’è più niente. Perché proprio quando sei caduto, a volte provi quello che non hai mai provato prima.
Perchè..”Io non amo chi non è mai caduto”.
E c’è una frase, una frase di questa lettera che viene dal carcere che voglio citare. Una frase che è molto, molto di più di quello che può sembrare. Che risuona tra le pieghe delle mia storia, tra i cunicoli di volti che bruciano nella memoria, tra le dite spezzate nella neve, e i sogni incommensurabili della Speranza.
“l’uomo non si misura dalla posizione che assume nei momenti di convenienza ma da quella che assume nel cimento”.
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Di: Ridha Chtorou [carcere di Sollicciano]
Il mio vero sogno è che l’essenza del vero amore potrà germogliare anche dietro questi muri, non lo dico per dire ma perché lo spero e l’imploro. Non so come fate ad ignorare che non c’è profeta nella lunga storia della terra che non ha reso giustizia all’amore in qualunque forma che possiamo immaginare.
Sappiate che l’amore è tormento e gioia, è lacrime e riso, è gioco di arcobaleno, è dubbio e certezza, che l’amore è più della poesia, più di ogni cosa.
Che possiamo amarci senza mai dire una parola, senza evitarci i sarcasmi della vita e ricordatevi che l’amore era ed è più antico dell’uomo e che già vibrava di mistero.
Sogno di questo amore in questo posto infame, in questo posto dove non c’è più un sentimento vivo, dove scopri che si sono portati via il mondo.
E ti chiedi che differenza c’è fra ciò che è stato e ciò che non sarà più, che cosa resta quando non c’è più un dopo perché il dopo è già qui.
In cella chiuso dietro quattro muri viene abolito questo sentimento, colpa della fusione di tante situazioni che determinano la perdita dell’amore e non cerchi di ricostruirlo per non risentire il dolore della perdita. Capita che uno cerca di mettere a fuoco i sogni di essa, ma non ci riesci e ne conserva solo le sensazioni.
Forse è solo un avvertimento d’autodifesa che non si può riaccendere nel cuore che ormai è solo cenere ed è inutile rimpiangere il suo rifugio tanto una parte di te continua e desiderare la fine. È vero che rimane un’unica forma di amore con il mondo esterno, un amore platonico che non ha nulla a vedere con l’opera passata, seppellito sotto un ammasso di ricordi lontani, ed è anche vero che noi espiamo con vergogna il privilegio della vita ma anche d’amore.
In ultimo voglio insistere su un fatto, anzi una verità, che l’uomo non si misura dalla posizione che assume nei momenti di convenienza ma da quella che assume nel cimento, nella grande crisi e credo che noi siamo i più indicati a dare prova e credito a quello che ho già citato.
Perché quando hai amato hai riconosciuto il senso e valore.
L’amore non è una cosa su cui ci si limita a posare le mani o che si porta indosso, ma è una cosa che si porta dentro e su cui si muore, perciò raccogliete il vostro amore e portatelo lo stesso, avvenga quel che può, ormai non ha più importanza e fidatevi, non sarete mai soli perché il vostro credo in questo dono di dio sarà con voi fino alla consumazione del tempo. Sentirete il rombo del tuono, le onde del supplizio invadervi, cercare di sopraffare la vostra anima, ma nell’oblio dell’oscurità che ha invaso questo posto sarete sollevati al cospetto di dio e udirete una voce che vi dirà che l’amore è bello ed è bello farne parte.
I giorni della nostra vita
by Duncan on lug.11, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Musica, video

Sicuramente conoscete questa canzone.
Meravigliosa essa è. Ehi, sto parlando come il Maestro Yoda di Guerre Stellari.
“Paura forte è, ma non temere non dovrai. Usa la Forza e smarrito non sarai”..:-)
Una stagione finiva e un’altra cominciava. Questo video portava con se un Uomo.
E dove lo portava, amici miei? Oltre le stelle forse, oltre gli anelli di Saturno, nei guanciali immoti e ignoti dei buchi neri? In quale casa aperteaper sempre dietro le Bianche Colline..?..
Questo video è un atto di amore, traboccante di struggimento e malinconia. Come quando la morte bussa, e stava bussando, e tu scavato e sfibrato, ancora lanci i tuoi ultimi fiore, il fiore baciato sulla bocca del vento.. prima di aprire la porta.
Freddy Mercury qui è irriconoscibile. Il trucco rende l’effetto un pò meno straziante, ma può coprire poco. La malattia gli aveva consumato il corpo e le ossa, ma non l’anima. L’anima era pronta ancora per un volo.
Quando vidi questo video trattenni a stenno le lacrime.
Quanta è bella questa vita, proprio quando ci sfugge tra le dita. Ehi Freddy, nei Giardini del Signore ci sono davvero tutti i profumi di ogni tempo? Lattedi miele, sogni costruiti nel granito, i desideri di chi ha avuto le gambe spezzate, le piccole dita degli smarriti puoi toccarle?
Il ritmo dolcemente avvolgente, e così, bussando appena, una delle più memorabili canzone dei Queen usciva fuori. L’ultima canzone dei veri Queen. Non quelle forme senzienti patetiche che cercano di sopravvivere facendosi camaleonti e lucrando sul proprio passato, come cadaveri con gli anabolizzanti. I veri Queen finivano allora.
I veri Queen finivano con Freddy Mercury. Finivano con la sua vita. Finivano con questo immenso atto di amore.
These are the days of our lives.. questi sono i giorni della nostra vita…
Sì sono questi, che ci svegliano la mattina.. “Ehi ci sei?”, e ci inseguono sulla sabbia, ci mordono col pane, e ridono mentre i nostri occhi si velano in un dolcissimo sorriso.
Sono questi che rubiamo palmo a palmo la notte, con questa sete, queste sete che ci portiamo dietro come marchio sulla pelle, questa sete di cui non ci liberermo mai.
Sono questi con tutti i libri che non entreranno mai nello zaino. Con tutti i libri che ci regalavano la mamma e il papà, e i nonni, e i fumetti. Mentre correvi per la spiaggia, e arrivavi sempre troppo tardi per cena. E certe notte ti alzavi e in punta di piedi andavi al frigorifero, con quel misto di paura e eccitazione, ed eri così felice, come se tutto il mondo ti sollevasse..
Con tutti i poster alle pareti, e ballavano nei film, e tu volevi dire alla Principessa:.
“Quanto vorrei morire nei tuoi occhi.. posso baciarle la mano.. posso baciarla fino ad impazzire..”
O avere il giubbotto di pelle e una di quelle moto quasi troppo belle per essere vere e poi: “Salta su, fino alla Fine del Mondo”.
Sono questi, inseguito dai compagni di scuola. E poi, allenarsi di notte, per imparare a difendersi. E il primo pugno andato a segno finalmente. E file di fumetti. Non rubatemi la fantasia. E lunghi ghirigori al finestrino. Cosa mi hai insegnato? A catturare la luce nel buio.
Cosa potevi insegnarmi di più?
Sono questri i giorni della nostra vita.. con questo folletto che ci tiene svegli?
E tu conosci questo folletto? Dagli un nome.. dagli un nome.. se gli dai un nome ti farà un dono. Lo sapevi? Lo sapevi questo?
Sono questi con il pugno sbattuto sul tavolo, e la porta in frantumi.
Non ci venderemo mai,
sulle costole le tacche degli alberi. Tutte le volte che il coraggio ti ha sorretto.
E qualcuno per strada ti vedeva sorridere e nel treno ti sei sorpreso a dire “perché no?”.
E Freddy moriva, e mentre stava morendo raccoglieva tutte le radici in mano per un ultimo colpo nella notte.
Li ho visti camminare nella notte. E tu pulivi la maschera d’argento.
E io ti annodavo i fazzoletti alla caviglia.
Sono questi, con tutti i voli pindarici, con le ali bruciate e bruciate di nuovo per farsi ferire dal sole.
Con la polvere sul mantello.
E le tue labbra a sugellarmi il silenzio.
Mentre baciavo la mano…
e l’amore mi divorava…
Siete ancora là con la faccia imbambolata. Chissà come mai nove persone su dieci che leggono assumono a un certo punto una faccia imbambolata, con le labbra leggermente aperte come merluzzi..;-)..
portatevi uno specchio la prossima volta..:-)
C’è ancora tempo per la merdaglia alla televisione, per il litigio e il vicino, per la resa.. c’è ancora tempo? C’è ancora tempo per lasciare morire i sogni nel cassetto? C’è ancora tempo per la noia?
Sono questi i giorni della nostra vita. Siate insaziabili, siate folli, siate affamati..
E la fine della canzone è stupenda…
Le ultime parole.. Freddy in primo piano.. le luci stanno per calare..
la vita sta per finire..
Le ultime parole.. l’ultima carezza..
I STILL LOVE YOU
GERUSALEMME
by Duncan on giu.19, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Poesia, video
Nei tuo rovi l’Anima del Mondo,
Potrei sognare anche per Te?
Fango sul viso, segni di sangue,
Mia terra, ferri ai polsi,
Che assurda dedizione ti prese,
Che assurdi nomi lasciasti per terra,
Nei tuoi occhi tutta l’Anima del Mondo,
Nessuna speranza è stata tradita,
Calci sul ventre, sputi incappucciati,
Resistenza dei sorrisi inviolati,
Vorrei riuscire ad amarti, come tu hai amato noi,
Inchinarmi alla tua Mano,
Nel tuo ventre tutta l’Anima del Mondo,
NEL NOME DELL’AMORE
by Duncan on giu.13, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana, video

Trovare il cuore di fuoco nella maschera di ghiaccio.. non scappare dinanzi al silenzio, all’indifferenza, alle difese, alle resistenze..
Ci sono tante forme di amore, quello totalizzante ed esclusivo, quelloavventuroso e “clandestino”, quello che dura una vita, quello che vivein un unico e singolo momento perso nella memoria. C’è l’amore chemette famiglia e l’amore impossibile o quasi di una comunanza di animee sensazioni. Quali sono i confini dell’amore? Noi crediamo in un solo amore, e magari uno sarà l’amore che ci segna la vita, ma perchéperdere le altre stelle? Perché la paura di toccare, sfiorare,parlare, baciare, ridere, anche solo guardare qualche altra volta nel giro vorticoso di giostra? Paura di compromettersi, di perdersi, di errarre, paura di concedersi troppo. Paure che alle volte ci stanno tutte, niente da dire. Non siamo mica a Disneyland. Ma il post è per chi vede lontano e sente che c’è vita oltre il silenzio.. il silenzio più piegare chiunque ma non un guerriero della luce..per quella speranza che abbiamo sempre che le stelle non si disperdano nel grigiore quotidiano, che oltre ai grandi alberi, sboccino mille tulipani. A te bell sconosciuta che un giorno su un autubus metropolitano mi regali uno sgiardo e un sorriso, e per quel secondo non hai paura, ma ti concedi allo spirito del mondo. Anche questo amore. A te che parli senza correre come un matto con quella ragazza della libreria, e forse per un minuto, due o dieci scappa qualcoa. A te che hai rubato un bacio o un abbraccio alla notte. Anche se quel bacio resterà da solo, anche se fosse solo un seme che non germinerà, anche quello è amore. C’è l’amore della vita o una comunanza di anime, lo scambio carnale che ti porta a vertigini indescrivibili o un the tibetano preso vicino a una stazione.. l’amore che ti sconvolge e l’incontro come stella nell’universo, come unicum. C’è chi si ama ognigiorno senza dirselo mai.
A tutti i guerrieri della luce che come dice Coelho continuano ad amare nonostante il muro di cemento, il silenzio, le mille difese paure, chiusure a quattro mandate che la vita insegna. A tutti quelli che hanno una buona vista. Perché la vista deve essere buona per trovare un cuore di fuoco anche nel silenzio.
Il Guerriero della luce va nelle Terre Selvagge senza pretendere, ma senza paura. Sa che queste sono le manifestazioni del tempo. Il tempo corre con i suoi rintocchi.
Sa che è meglio sembrare buffo, estremo, folle, visionario ma non tenere mai dentro quella sconfinata tenerezza, quelle pulsioni istintive, quella tensione del cuore, quel gusto del cuore e della stella cometa.
Sa che ogni volta che parlerà commetterà errori. Ogni volta che agirà commetterà errori. Perchè se mai agisci e mai parli sei sempre un genio. E l’ipercritico non ha mai alzato il culo dalla sedia. Ogni Guerriero del cuore sa che verrà sempre travisato. Che verrà equivocato.. che rischierà di più, che godrà di più, ma amche pagherà di più. Vivrà momenti splendidi ma anche accuse sul capo.
Il Guerriero non è dipendente dall’amore, non cerca di colmare un vuoto, ma vuole diffondersi, come una palpitante onda orgasmica, come un cerchio concentrico, vuole traboccare e nel dare perdersi.
Non ama e chiude il recinto, perché l’Amore cinge il mondo in un abbraccio e lui non rinuncerà mai, e non si fermerà mai.
Non ha paura di chiamare le cose con il loro nome. Non pensa “se dicoquesto.. allora.. si penserà che.. sembrerò che.. ” Fa finta che i mille drammi e paure non lo costringano a stare sempre lì compito e docile. Se riconosce la Bellezza lo dice senza temere di essere importuno o eccessivo. Non è uno sparviero, ma vola con ali coltivate lentamente, vola in un cielo che a volte è rosso come il sangue, duro come il diamante, pieno di venti antichi, ma sempre bellissimo.
A te che ti alzi la mattina e culli la tua bambina o il tuo bambino. A te che mi hai regalato anni della tua compagnia o mi hai regalato un solo un bacio occulto e subito cancellato dalla memoria. A te che mi hai accompagnato con un sorriso mentre da piccolo andavo a quella scuola piccolo e timoroso di fronte ai bulli. Entravi in quella scuola infame calbrese, sapevo che le avrei prese, mi aspettavano, saprei che sarebbe stata una lotta persa. E mi sentivo un bambino di quelli in balia del vento, ma quando ero in cammino sulla strada, tu molto più grande di me, mi salutavi ogni mattina dalla finestra. Non potevi volere nulla da me, molto più grande. Eri davanti a me, davanti agli occhi del bambino. Quegli occhi non te li danno indietro mai. Ma mi salutavi sempre forse per quella strana simpatia che a volta si sviluppa per qualcuno così senza un motivo. E io non pensavo a paroloni, né avevo alcuna esperienza, ma sentivo battere forte il cuore, e mi davo un tono, camminavo più dritto, forzavo la malinconia in una specie di sorriso timido e ogni mattina non c’era solo la rabbia ma anche questo pregustare quei due, quattro minuti. Anche questo è amore.
Ma ancora.. a te che mi hai insegnato i rudimenti del corpo e della notte.. a te che mi hai tremendamente eccitato oppure solo commosso..e a te, donna tenera e selvaggia, di una terra aspra e piena di mare,
Quante sono le forme dell’amore?
Quali sono i confini dell’amore?
Chi può dire di avere amato abbastanza?
Sant’Agostino in un attimo di lucidità prima ancora di “precipitare” nella assoluta santità ebbe a dire <<ANCORA.. NON ANCORA… NON ANCORA..>>
Non ancora morte.. non ancora purezza. . non ancora stanchezza.. non ancora incontaminata perfezione..
Non ancora..no, non sono ancora sazio. E prima che il cameriere ti porti il conto o ti sbatta in cucina a lavare i piatti, tu alzati e corri via.. non è ancora il tampo di pagare.. non è ancora il tempo di essere sazi..
Non ancora.. Ecco la giacca buona di chi ti vende e ti compre, ecco il profumo stantio di chi recita una parte, ecco la morte per stanchezza.
Ecco i camminatori scalzi, banditi di strada, visi ballidi e cangaceiro che non si arrendono.
Non ancora James, non è ancora tempo di morire.. e se dio vuole non lo sarà mai.. ma certo, non ora, non ancora.. ecco le pistole e ilvecchio cappello del Buscadero..
Il Capitano Ultimo disse al ragazzo peruviano NON CI PRENDERANNO MAI.
Le avventure iniziano e finiscono. Un bambino è abbracciato e altri sono venduti sul mercato degli organi. Sul tavolo da poker c’è chi bleffa, e c’è chi non ha barato mai. Alcuni andranno alla ricerca del senso della vita, si perderanno a dare spiegazioni, ma altri semplicemente vivranno questa divina follia.
Piedi scalzi sul pianeta terra. Senza bisacce e senza sandali. Finché la linea dell’orizzonte si perde nel mare. Cemento caldo e pane caldo.
La vita è come la marea. Finché c’è vino nel bicchiere va bevuto.
Il Guerriero della Luce sta là dinanzi alla moglie in coma, investita dal pirata notturno, i medici sono rassegnati, la famiglia pure. Si parla di staccare la spina. E lui è l’ultimo illuso che non vuole vedere la realtà. Ma ancora tiene quella spina attaccata, quel filo elettrico alla parete, ancora tenta di ritornare nell’Ade a richiamare in vita Euridice. Per alcuni è un illuso. Magari sarà tutto inutile.
Ma anche questo è amore. Io lo conosco e gli dico, se senti che c’è ancora una fiamma lontana nel deserto, se senti una pulsazione di vita che le macchine non vedono, se la senti, continua.. anche se i medici ti guarderanno come se fossi un cretino. Sanno giustamente che la matematica e le cartelle la condannano. Ma sarebbe il primo di caso di miracolo? E anche questo è amore.
Prima dell’Ultima Battaglia dammi un ultimo abbraccio.. tre anelli per i re degli elfi sotto il cielo che risplende..
Nani, ballerine, elfi, cavalieri, suonatori di armonica e arcieri.
Ci sono gli spacciati e gli spacciatori, le facce da culo, gli illusi e i migliori.. i furbi di sempre, qualcuno che ci crederà. C’è musica vecchia che non ci ha stancato..
Morte al Grande Inquisitore!
Morte alla Stanchezza!
E alla malora gli stanchi e i morti di sonno!
In realtà il post vero è quello che segue qui sotto, il “versetto” tratto dal Guerriro della Luce di Paolo Coelho. Volevo semplicemente introdurlo ed è partito lo sproloquio. Ma in reltà era una semplice “glossa” o “nota” di commento” a ciò che segue.. quel non fermarsi anche dinanzi alsilenzio.
“Per il guerriero della luce non esiste amore impossibile.
egli non si lascia intimidire dal silenzio,
dall’indifferenza, o dal rifiuto. Sa che, dietro
la maschera di ghiaccio che usano gli uomini,
c’è un cuore di fuoco.
Senza amore, egli non è nulla.”
(Paolo Coelho)
Fate che sia amore
by Duncan on feb.12, 2009, under Poesia
Agli amici della Repubblica: non volevo scrivere nulla stanotte, poi mi è venuta alla memoria una delle poesie, tra quelle che ho scritto, per la nostra comunità, a cui sono più legato… E ho avuto una improvvisa voglia di riscoprirla e condividerla pure per coloro che visualizzeranno questo sito.. Una poesia che è forse il migliore augurio proprio ora che iniziamo questo passo.. ora che il nostro sito, tanto Atteso finalmente viene alla luce.. Fate che sia Amore… non importa il prezzo da pagare, e non importa se vi insulteranno e se vi rideranno dietro.. anche se vi ricoprissero la facci di sputi..
Vi risparmio allora predicozzi, auspici e solenni discorsi che stanotte.. io non dormo mai ricordate
.. tutto il resto datelo come detto, e perdonatemi se vi eravate aspettati il Duncan “esplosivo” proprio nel momento dell’ “inaugurazione” del Blog.. E invece voglio dirvi l’unica cosa che conta a tutti voi la cui vita ha incrociato la mia, dandomi il privilegio di conoscere Amici, Compagni, Donne, Uomini.. come si soleva dire un tempo “l’onore è tutto mio”.. E allora vi lascio con le uniche parole che davvero contano..Fate che sia Amore..———————————————————————————————-
FATE CHE SIA AMORE
Cosa faremo della nostra vita, di questo treno che scorre veloce, di
questa eterna promessa?
Amici miei che cosa sarà delle nostre mani e dei nostri passi, degli
anelli tra le dite, dei coltelli fra i denti, dei quadri e dei
desideri cullati..?
Cosa sarà di quella fame e di quelle strane promesse, di tutte le
musiche del mondo..?
Io non lo so, non lo sanno i grandi dei grandi, figurarsi io..
Ma una cosa, sì una cosa mi va di dirla..
Non fate che sia polvere,
non fate che sia traffico,
non fate che sia tristezza,
non fate che sia stanchezza,
non fate che sia resa…
Le finestre hanno una strana nebbia di mare stasera,
anche gli angeli mangiano, mangiano e fanno pipì..
una dolce malinconia mi accarezza il cuore,
e nelle mani ricordi di promesse e di fuoco,
i falò bruciano ancora..
Io in verità non so niente,
so solo bugie e i trucchi del Coyote,
so solo riflessi di polvere di stelle,
Ma solo una cosa posso dire, sì,, una voglio dirla,
così retorica che si prenderà i fischi dal loggione
e i pomodori della folla..
ma è troppo questa dolcezza stasera per tenerla solo per me..
Solo questo posso dire..
Fate che sia amore
.. se insegnerete, farete mattoni o scriverete..
fate che sia per amore..
Padroni d’azienda.. attori.. o cantanti di strada…
fate che sia per amore..
Se sarete i divi della folla o se sarete nomadi e derisi..
fate che sia amore..
Qualunque sia il nome che vi daranno,
ciò che fate, fate che sia per amore,
fate che sia amore..
Se brucerete i libri sacri e piscerete sulle chiese,
o se andrete a tutte le processioni,
se mediterete o pregherete nel buio
fate che sia per amore
fate che sia amore..
Ogni giorno milioni sono perduti, ogni giorno milioni sono
spezzati,ogni giorno il numero dei cadaveri ambulanti aumenta,
ma cosa resta di una vita senza sogni e senza amore?
Ma voi no!
Fate che sia per amore
Fare che sia amore.
Qualunque sia il prezzo da pagare.
Anche se dovrete prenere la strada stretta,
anche se molti vi tradiranno.
anche se dovrete faticare dieci volte tanto,
fate che sia amore..
Se avrete mille amici o due,
fate che sia per amore,
fate che sia amore,
Non ci sono libri paga stasera, né viscidi amebe che ti strisciano
addosso per convenienza, né utili idioti da sfruttare..
Né branchi, consorterie, clienti e compagni di merende..
Servi che si inculano a vicenda..
Fate che sia amore..
Se andrete solo al quartiere vicino o girerete il mondo,
fate che sia per amore..
C’è così tanto da vedere,
così tanto che si sta male solo a pensarlo,
così tanti volti che vi sorrideranno dal finestrino,
ciotole di riso se sarete affamati,
e trecce di rame con olio di sandalo,
ma fate che sia per amore,
fate che sia amore
Se predicherete su una cassetta della frutta ad Hide Park
o sarete gli oratori del momento,
fate che sia per amore,
fate che sia amore..
Ogni parola,
che sia per amore
Se curerete ferite o darete pugni sul naso,
se darete una mano o romperete i coglioni,
fate che sia per amore,
fate che sia amore.
Batte ogni sera la Campana della Piazza, e ti mostra chi sei..
Ogni tre rintocchi un gabbiano esce dalla Chiesa..
E tu chi sei? Quanti volti hai? Quanti nomi?
Le strade sono vuote stasera, il mare calmo..
e se hai qualcosa da dire, dilla adesso!
non aspettare un momento più conveniente per parlare,
non esistono momenti più convenienti..
Se leccherete il viso, bacerete le labbra, e le morderete fino a fare
male.. se naufragherete nei seni, se riderete, farete promesse o le
infrangerete, se vi scambierete la pelle e le ossa, e fornicherete
come vitelli.. se farete zero o trenta figli..
Fate che sia per amore
Fate che sia amore
Se qualcuno vi accompagnerà nel Viaggio,
in questo Viaggio in cui non si ripassa mai dal Via,
Fate che sia per amore,
solo per amore,
fate che sia amore..
Tutti i rumori e le luci alle vetrine, i distintivi e la musica
dell’attico, i biglietti alla prima e i ragli e i ruggiti..
tutti i giocattoli del mondo..
alla fine sono solo polvere..
Il treno corre ogni notte,
e chi sta dormendo neanche lo sente..
Se canterete per la strade, o parlerete di amore alla sconosciuta,
se sarete cosi pazzi da affrontare il Drago a mani nude..
Fate che sia per amore,
fate che sia amore




