Born Again

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C’E’ UN GRANDE GRANDE SOLE DURO

by Duncan on nov.19, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Musica, Simbolo, video

Sentii per la prima volta questa canzone, la canzone che adesso sentirete anche voi, solo qualche anno fa, nel meraviglioso film di Sean Penn, IN TO THE WILD, basato sul romanzo di John Krakauer, Nelle terre Estreme, in cui viene raccontata la vera storia di Christopher McCandless, un giovane che subito dopo la laurea abbandona la famiglia e intraprende un lungo viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere le terre sconfinate dell’Alaska, dove troverà la morte.

Mentre guardavo questo film, in una fredda notte romana, in un semivuoto cinema romano, sentii la mia anima allargarsi, e fare capolino quella matta sete di libertà, quello spirito eroico che in quei giorni era molto bastonato da un periodo grigio catrame. E fa ancora più male in tempi di meriggio come quelli, il doloroso ritorno allo stadio “ordinario”, così lonano dal brivido sulla pelle, dal sogno e dalla gloria. Da quella gloria che è ribellione al mondo, e semplicemente piedi nudi sul cornicione.

La rammento adesso quella canzone.. che dopo sangue e sudore non è più solo chimera stratosferica, perché adesso i giorni non sono più di meriggio, il Grande Sole ancora deve sorgere, ma i piedi camminano verso la Libertà. Ora ci credo.. posso crederci..

E riprendo questa canzone, nella sua versione originaria di Indio (Gordon Peterson), mentre quella presente nel film era di Edd Veder.

Prima del video, inserisco la traduzione di questa canzone. C’è una tale immensità in queste parole, nell’amore trascendente e carnale e di nuovo trascendente di nuovo carnale e poi trascendente che esse manifestano.

Lo senti il sapore della Gloria?

Arriverà un momento in cui dovrai cimentarti. Un momento in cui i tuoi vestiti prenderanno fuoco, e almeno una volta oserai.  Un momento in cui sfiderai te stesso e il mondo, e da questa sfida capirai cosa è l’amore più alto, e sfuggirai dagli inferni ad aria condizionata, e da una vita inchiodata al binario.

E dopo aver camminato scalzo, tanto da avere sangue ai piedi..

vedrai al zarsi un Grande Grande Sole Duro..

e saprai cosa sono le Terre Selvagge.

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Quando cammino accanto a lei
Sono l’uomo migliore
Quando cerco di lasciarla
Torno sempre indietro vacillando
Una volta ho costruito una torre d’avorio
Per poterla adorare dall’alto
E quando sono sceso per essere lasciato libero
Mi ha preso dentro di nuovo

C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e durod

Quando viene a salutarmi
Lei è la grazia ai miei piedi
Quando vedo il suo fascino amaro
Lei me lo getta indietro di nuovo
Una volta ho scavato una tomba in anticipo
Per trovare una terra migliore
Lei mi ha sorriso e ha riso di me
E ha ripreso di nuovo il suo blues

C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e duro

C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e duro

Quando vado ad attraversare quel fiume
Lei è il conforto al mio fianco
Quando cerco di comprendere
Lei apre le sue mani

C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e duro

Una volta stavo per perderla
Quando ho visto cosa avevo fatto
Ero sceso e avevo fatto volare via le ore
Del suo giardino e del suo sole
Così ho provato ad avvertirla
Mi sono voltato per vederla piangere
40 giorni e 40 notti
E ancora il pensiero mi tormenta

C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e duro

 

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E ti perdi ancora Spirito mio

by Duncan on ago.02, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana

prigione

Vi lascio a queste parole. E poco amo soverchiare di altri pensieri e visioni, quello che già vive da sè,  in pienezza e grazia. Rinchiusi a doppia mannaia, dalle profondità di  una prigione, con le catene sul collo e sugli anni.. grida la voce dell’amore. Si alzano le tue mani da dentro le sbarre e il tuo cuore ti porta lontano, oltre le catacombe.
Leggevo questa lettera. Raramente ho incontrato una tale “spinta” tra tante persone a piede libero.Ogni passaggio è da gustare e godere fin nelle ultime fibre, con quella carezza di anima che si mischia al dolore, vincendolo, almeno una volta, perché vi sia forza quando non c’è più niente. Perché proprio quando sei caduto, a volte provi quello che non hai mai provato prima.
Perchè..”Io non amo chi non è mai caduto”.
E c’è una frase, una frase di questa lettera che viene dal carcere che voglio citare. Una frase che è molto, molto di più di quello che può sembrare. Che risuona tra le pieghe delle mia storia, tra i cunicoli di volti che bruciano nella memoria, tra le dite spezzate nella neve, e i sogni incommensurabili della Speranza.

“l’uomo non si misura dalla posizione che assume nei momenti di convenienza ma da quella che assume nel cimento”.

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Di: Ridha Chtorou [carcere di Sollicciano]

Il mio vero sogno è che l’essenza del vero amore potrà germogliare anche dietro questi muri, non lo dico per dire ma perché lo spero e l’imploro. Non so come fate ad ignorare che non c’è profeta nella lunga storia della terra che non ha reso giustizia all’amore in qualunque forma che possiamo immaginare.
Sappiate che l’amore è tormento e gioia, è lacrime e riso, è gioco di arcobaleno, è dubbio e certezza, che l’amore è più della poesia, più di ogni cosa.
Che possiamo amarci senza mai dire una parola, senza evitarci i sarcasmi della vita e ricordatevi che l’amore era ed è più antico dell’uomo e che già vibrava di mistero.
Sogno di questo amore in questo posto infame, in questo posto dove non c’è più un sentimento vivo, dove scopri che si sono portati via il mondo.
E ti chiedi che differenza c’è fra ciò che è stato e ciò che non sarà più, che cosa resta quando non c’è più un dopo perché il dopo è già qui.
In cella chiuso dietro quattro muri viene abolito questo sentimento, colpa della fusione di tante situazioni che determinano la perdita dell’amore e non cerchi di ricostruirlo per non risentire il dolore della perdita. Capita che uno cerca di mettere a fuoco i sogni di essa, ma non ci riesci e ne conserva solo le sensazioni.
Forse è solo un avvertimento d’autodifesa che non si può riaccendere nel cuore che ormai è solo cenere ed è inutile rimpiangere il suo rifugio tanto una parte di te continua e desiderare la fine. È vero che rimane un’unica forma di amore con il mondo esterno, un amore platonico che non ha nulla a vedere con l’opera passata, seppellito sotto un ammasso di ricordi lontani, ed è anche vero che noi espiamo con vergogna il privilegio della vita ma anche d’amore.
In ultimo voglio insistere su un fatto, anzi una verità, che l’uomo non si misura dalla posizione che assume nei momenti di convenienza ma da quella che assume nel cimento, nella grande crisi e credo che noi siamo i più indicati a dare prova e credito a quello che ho già citato.
Perché quando hai amato hai riconosciuto il senso e valore.
L’amore non è una cosa su cui ci si limita a posare le mani o che si porta indosso, ma è una cosa che si porta dentro e su cui si muore, perciò raccogliete il vostro amore e portatelo lo stesso, avvenga quel che può, ormai non ha più importanza e fidatevi, non sarete mai soli perché il vostro credo in questo dono di dio sarà con voi fino alla consumazione del tempo. Sentirete il rombo del tuono, le onde del supplizio invadervi, cercare di sopraffare la vostra anima, ma nell’oblio dell’oscurità che ha invaso questo posto sarete sollevati al cospetto di dio e udirete una voce che vi dirà che l’amore è bello ed è bello farne parte.

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