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	<title>Born Again &#187; conformismo</title>
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		<title>La falsa pace</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 17:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è una pace che riconcilia e apre una nuova stagione. E&#8217; una pace che è palude, acqua rancida e stagnante. Non basta blaterare parole di pace, concordia, dialogo. Specie a livello politico. Ma per me il livello politico è l&#8217;occasione di un profilo più ampio del discorso. Non lo citerei solo per esso stesso, tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="body" class="mb cb fontsize2 ">
<div id="inbdy" style="text-align: justify;"><a name="msg_0f85fc6687c295d7"></a>C&#8217;è una pace che riconcilia e apre una nuova stagione.<br />
E&#8217; una pace che è palude, acqua rancida e stagnante.<br />
Non basta blaterare parole di pace, concordia, dialogo.<br />
Specie a livello politico. Ma per me il livello politico è l&#8217;occasione di un profilo più ampio del discorso. Non lo citerei solo per esso stesso, tale è la miseria del &#8220;livello&#8221; in cui esso opera.<br />
Invece è emblematico di un travisamento, spesso &#8220;consapevole&#8221;.<br />
E poi, è anche il punto da cui parti che incide. Un conto è parlare di pace e dialogo durante una guerra civile. Altro è spolverare questo armantario sul piano politico sociale. Differente è poi il piano individuale.<br />
La pura e semplice concordia in sé e per sè non è necessariamente un valore. Ma può essere anche una tomba di tensioni necessarie.<br />
Non v&#8217;è pace senza giustizia. Non c&#8217;è dialogo senza integrità.<br />
Spegnere le fiamme può salvare la città dall&#8217;incendio. Ma spegnere le fiamme può essere la grande marmellata che attutisce ogni spinta in un indistinto e dolciastro connubbio.<br />
Ecco perché il &#8220;volemose bene&#8221; non è operare il Bene. Il volemose bene, il buonismo untuoso e incestuoso, può essere contestato da due lati. Importa il lato, il lato dice tutto. Uno è quello cinico, nietschiano, nichilista di chi nega in radice la possibilità del bene e di un agire umano che non sia manipolatorio (e automanipolatorio) e interessato, derubricando ogni spinta idealistica a falsa coscienza, illusione. L&#8217;altro lato non tollera il volemose bene, prorpio perché ha come bussola il Bene, di cui considera (il volemose bene) una contraffazione. E il Bene a volte non è una colazione a tarallucci e vino, non è un &#8220;opportuno&#8221; calare i toni. Non è il compromesso a tutti i costi. A volte è duro, a volte esigente, a volte non fugge il conflitto. Sa accogliere, ma sa anche non cedere. Sa confrontarsi, ma<br />
non fino a spegnere l&#8217;anima.<br />
Ed è già nei rapporti che vedete la falsa pace e la vera pace. Due persone stanno insieme, una ha cose importanti da dire, cose profonde, cose che darebbero luce a molte ombre, che potrebbero permettere di uscire da asfissianti rituali comportamentali, ma anche cose che potrebbero risultare destabilizzanti per quella persona e per quel rapporto. Il falso bene cercherà &#8220;aprioristicamente&#8221; una concordia a tutti i costi, anche se di facciata, anche a costo di morire dentro ogni giorno di più. E&#8217; un bene ostaggio della paura e del compromesso, della stanchezza e della convenienza.<br />
Arriva infatti il momento in cui proprio se vuoi bene, se ami.. devi parlare chiaro e agire chiaro. E ciò che farai potrà anche non essere capito e fare male. O far crollare il castello. O crearti grane, renderti la vita un vero casino e casotto. Ma il Bene, l&#8217;Amore, l&#8217;Empatia, il Rispetto di sé e degli altri non chiede prima &#8220;mi conviene?&#8221;. Non è questa la sua domanda.<br />
Ci sono momenti di conciliazione assoluta, e di totale venirsi incontro. Altri in cui non ci possono essere candele dietro cui nascondersi, infingimenti, furbizie, tirate a campare. Momenti in cui per qualcosa di importante si deve parlare anche chiaro.<br />
O pensate anche  a chi prende posizione o fa parte di un gruppo e di un progetto. Dinanzi all&#8217;intollerabile non ci si può sempre alambiccarsi in diplomazie, giocare di retroguardia, sminuire, edulcorare, svirilire. C&#8217;è un dovere della verità che a volte sorge.<br />
Un dovere di radicalità, quando qualcosa di sacro è in gioco. Ci sono persone che credono noi, ci sono parole dette dinanzi al fuoco, ci sono giuramenti presi sull&#8217;altare del nostro cuore.<br />
Queste cose vanno difese a costo di portare la Spada e il Fuoco nel mondo.<br />
Una vera pace non spegne le tensioni di indignazione  di liberazione.<br />
Una vera pace è un più alto equilibrio. Ristabilità la giustizia, è possibile la riconciliazione.<br />
Bianchi e neri possono intraprendere una nuova strada, ad esempio, ma dopo che non si sia fatta alcuna concessione all&#8217;Apartheid. Una pace che offre stabilità e tranquillità lasciando operare l&#8217;Apartheid è bere la cicuta, con i bordi però passati con lo zuccherò.<br />
E sebbene la Pace sia un obiettivo supremo, è sempre meglio il Buon Combattimento che una pace da cimiteri.<br />
Queste riflessioni ri-nascono dall&#8217;ascolto, in questi giorni, dell&#8217;eterno ritorno in politica. La strategia della minestra riscaldata la chiamerei. Parabola del &#8220;rimosso&#8221;, che, come tutto ciò che è rimosso, si ripresenta, pur sotto mutate vesti.<br />
Nel nostro miasma politico confondono l&#8217;apparenza con la realtà. E vogliono confonderla. Danno un ruolo soverchiante al contegno. Vedono come l&#8217;orticaria negli occhi lo scontro duro e netto.<br />
E una tentazione che definirei &#8220;diabolica&#8221;, tanto si è perseverata in essa nel corso del tempo, fin dalle stagioni consociative e poi, in seguito, ai deliri (e deliqui) bicamerali et successive paraculate.<br />
L&#8217;ammordirsi dei confini, fino alle frequentazioni personali e alle cene-ruffiane. Il cutlo dello &#8220;scambio&#8221; come parodia del dialogo. Il silenziatore su battaglie di civiltà e di dignità perché fastidiose e disturbanti per i &#8220;manovratori&#8221; e i loro sogni (incubi per gli altri) di &#8220;grandi accordi&#8221;.<br />
Dinanzi al degrado, dinanzi alla catastrofe morale, all&#8217;asservimento di milioni di persone, non vai a fare il &#8220;compagnuccio della merendella&#8221;; non hai la priorità di sfoderare sorrisi, simposi, braccetti e cene di gala. Non cerchi strategie al ribasso per depotenziare cerchi concentrici polemici. Non ti adegui alle stesse frequentazioni, non biascichi un linguaggio che non ti appartiene, non concordi pratiche spartitorie. Non metti negli armadi le questioni bollenti perché &#8220;scomode&#8221;. Non abdichi alla responsabilità della scelta forte e chiara.<br />
Tutto il codazzo di Zie Chiocce e di pompieri di ritorno, con le loro premure per &#8220;abbassare i toni&#8221; e spegnere ogni focherello.. amano una pace che sconfina con il ristagno e la palude.<br />
Ma la gente non ha bisogno di &#8220;toni abbassati&#8221;. Di marmellate ne ha già fatte saturazione, e ora ha il diabete mentale, l&#8217;ottundimento passionale. Non ha bisogno di rituali soporiferi e di clisteri alla camomilla.<br />
Non siamo a Buckingam Palace.<br />
C&#8217;è bisogno di rivitalizzare le energie. Di accendere, svegliare, scuotere&#8230;</div>
<p><br style="font-size: 8px;" /></div>
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		<title>DOGNITA&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 17:50:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Resistenza umana]]></category>
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		<description><![CDATA[Leggendo un libro di Leonardo Sciascia, non un romanzo, ma  più un saggio, anzi una raccolta di saggi, un saggio di saggi.. mi colpì una piccola nota, breve ad essere esposta ma lapidaria come un macigno, emblematica e carica di senso. Quando il fascismo si affermò pretese (anche) dai professori universitari che presassero giuramento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-323" title="integrita" src="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2009/05/integrita.jpg" alt="integrita" width="514" height="328" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong> Leggendo un libro di Leonardo Sciascia, non un romanzo, ma  più un saggio, anzi una raccolta di saggi, un saggio di saggi.. mi colpì una piccola nota, breve ad essere esposta ma lapidaria come un macigno, emblematica e carica di senso.<br />
Quando il fascismo si affermò pretese (anche) dai professori universitari che presassero giuramento di obbedienza. In realtà il regime fascista non aveva maglie ipertotalitarie, come quello staliniano ad esempio.. e in un paese storicamente inefficiente e anarchico come l&#8217;Italia, nei fatti i professori universitari non<br />
avrebbero perso molto a livello concreto. Specie coloro che insegnavano materie non &#8220;sensibili&#8221; e che potessero entrare in collisione con le &#8220;dottrine&#8221; ufficiali, e quindi coloro che insegnavano materie matematiche, tecniche e altro.. avrebbero visto non molto mutare della loro vita quotidiana e delle loro modalità di<br />
impostare l&#8217;insegnamento. Chi insegnava materie umanistiche, filosofia, diritto, storia, avrebbe avuto delle grane in più.. il regime aveva i suoi dogmi da far affermare nelle università. Ma, anche qua, nell&#8217;inefficienza di un controllo capillare in stile gestapo, specie nelle periferie i professori universitari avrebbero comunque mantenuto nei fatti una certa libertà di manovra.. e, se molto furbi e abili, tentare, durante le loro lezioni, di fare uscire, anche<br />
qualcosa di non propriamente ortodosso. In sostanza il regime sembrava, almeno per certi settori della società, particolarmente di elité, come i professori universitari, volere soprattutto una formale e inequivocabile dichiarazione di sottomissione e di ubbidienza..come dire.. un completo atto di vassallaggio e di &#8220;venerazione&#8221; del nuovo potere.. più che andare a sindacare poi effettivamente tutti i concreti atti che questi avrebbero posto in essere.<br />
In sostanza la quasi totalità dei professori universitari non stette poi lì a pensarci più di tanto. Sì, ci furono alcuni che finsero una certa aria vagamente (molto vagamente..) indignata, un tono un pò &#8220;forzato&#8221;, un pò come a voler preservare una sorta di &#8220;dignitas&#8221;, di chi fa le cose per forza maggiore, ma in realtà non è convinto. Ma al di là di queste &#8220;teatralità&#8221; non fu quai mai davvero posta in considerazione la possibilità di una scelta. Era folle solo pensare che ci fosse qualcosa da scegliere. Per quasi tutti l&#8217;adesione, l&#8217;inginocchiamento e la sottomissione furono immediati e<br />
totali. Non ci fu bisogno di particolari opere di convincimento né di far &#8220;tintinnare&#8221; minacce e sanzioni. Come un sol uomo, come una sola onda, la dichiarazione venne effettuata. Raramemte si vide nella storia italiana un tale (quasi) perfetto unanimismo.<br />
E del resto.. c&#8217;era anche da starci a pensare? In un paese in cui bastava poco per essere messo ai margini loro avevano una posizione di avanguardia e di altissimo prestigio (nell&#8217;Italia ottocentesca prima e nell&#8217;Italia fascista gentiliana poi il professore universitario aveva una auctoritas e uno status di gran lunga superiori a quelli che può avere attualmente.. era considerato una punta di diamante del pensiero, l&#8217;equivalente scientifico e culturare della aristocrazia di sangue). Erano rispettati, ben pagati, considerati dal regime e titolari di molti privilegi. Inoltre, e ciò non guasta, si trattava di un lavoro puramente intellettuale, che non richiedeva manovalanza fisica, ubbidienza a feroci capisquadra, rigide imposizioni di orario.<br />
E ci si poteva immergere nelle passioni  metafisiche e intellettuali di una vita, dedicandosi allo studio e alla pura ricerca. Inoltre tutto il parentado ne aveva un riverbero su un piano di prestigio sociale.<br />
E si sarebbe dovuto rinunciare a tutto, perdere la cattedra, essere annotati nella lista dei &#8220;nemici&#8221; e dei &#8220;sospetti&#8221; del regime.. perdere favori, appoggi, riconoscimento.. ricominciare da zero.. solo per non voler fare un &#8220;semplice&#8221; atto di inchino? Solo per non fare un &#8220;semplice&#8221; atto di sottomissione? Solo per non prestare un giuramento di obbedienza?<br />
Ma quando mai&#8230; tanto i regimi passano, il vento muta, facciamo buon viso a cattivo gioco, e passata la murriana.. noi saremo qui.<br />
E in effetti l&#8217;alternativa non fu considerata neanche proponibile. E infatti a non prestare giuramento di obbedienza furono solo in&#8230;.DODICI!<br />
Proprio così. Su migliaia e migliaia di professori universitari.. solo DODICI non prestarono ubbidienza!<br />
Credo che nella storia non si sia  mai visto un caso di &#8220;obiezione di coscienza&#8221; di percentuali così infime, sottostanti lo 0,000&#8230;ecc.<br />
Quei dodici non giurarono, portando in essi il peso e l&#8217;onore della dignità. Facendo qualcosa di molto più grande che salvare la loro singola coscienza. Furono come quelle fiammelle che permettono ad altri di vedere che c&#8217;è qualcuno che non si sottomette. Furono come quelle fiammelle a cui alla fine di un Impero si può ri-guardare come<br />
a coloro che furono tra i pochi per cui un popolo non è totalmente sprofondato nella sottomissione e nel conformismo.<br />
Alla caduta del fascismo, furono naturalmente reintegrati. E i loro colleghi ne ebbero malcelato fastidio. Sentivano freddezza e irritazione verso di loro. La loro stessa vista li infastidiva, li amareggiava quasi.</strong><br />
<strong>Perché quei dodici smentivano la legge della inevitabilità della corrente, che è il culto di tutte le pecore.<br />
Perché quei dodici, per quanto fossero appena un pugno di uomini, smentivano che non ci fosse alternativa all&#8217;obbedienza e che tutti.. tutti avevano dovuto ubbidire.</strong><br />
<strong>Perché quei dodici erano l&#8217;immagine vivente di ciò che loro non erano stati.</strong></p>
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