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Gustavo Rol
by Duncan on mag.23, 2011, under Ispirazione, Scienza
Nel testo che leggerete più sotto ho fuso tre brani su Gustavo Rol, tratti da questo sito: http://www.gustavorol.org/home.html
Ma chi era Gustavo Rol?
Non mi dilungo, perchè la nota è già corposa di suo, perchè io vi infligga anche troppi dei miei pensieri.
E’ stato definito il ”il più grande sensitivo del XX secolo”.
Il che già lo renderebbe sospetto.. e farebbe sentire la puzza di ciarlataneria e di superstizione per gonzi.. che siamo stati da tempo addestrati a sentire ogni volta si sente di qualcosa o di qualcuno che va oltre “la normale codificazione della realtà”; oltre ciò che per noi è il paradigma del reale.
La Scacchiera insomma. Nella Scacchiera ci sono i bianchi, i neri, le regole consentite. Il resto non appartiene al Gioco degli Scacchi. Ma non per questo non è necessariamente irreale o privo di una sua forma di esistenza.
Il termine sensitivo comunque era restrittivo per una personalità come Gustavo Rol.. che non era alla ricerca dell’effetto o dell’applauso, che non si baloccava in travestimenti da occultista, che non si autorappresentava come maestro elitario di chissà quale verità insondabile e misterica, che non predicava con arrroganza e saccenza.
Era fondamentalmente un Ricercatore, a raggio ampissimo. Lui chiamava quello che faceva Scienza. Anche se era una “Scienza” che integrava pienamente in sè quello che viene solitamente definito come “paranormale”.
Che non fosse un personaggio da operetta, facilmente collocabile in qualche calderone saturo di stereotipi.. lo dimostra la considerazione che di lui hanno avuto persone che nessuno definirrebbe sciocce e ottuse, e che spesso sono state acute e spregiudicate.. oltre che molto diverse tra di loro.. persone come Federico Fellini, Dino Buzzati, il generale De Gaulle.
Sebbene nei testi che leggerete si parla anche di “poteri” e di “fenomeni”, non è tanto su quelli che inviterei a soffermarsi. Nè so dirvi fino a che punto i poteri che gli vengono attribuiti fossero reali.
Non è tanto per quelli che ho dedicato una nota a questo personaggio.
Ma per la grande forza spirituale che molti riscontrarono in lui. Per quella sorta di benevolenza che sembrava irradiare. Per l’interesse appassionato per la conoscenza, anche in territori considerati per i più offlimits, e per la fortissima credenza nelle illimitate possibilità dell’essere umano.
Vi lascio alla lettura di questo testo..
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(testi tratti da.. http://www.gustavorol.org/home.html)
«Vive a Torino il dott. Gustavo Adolfo Rol, un sensitivo capace di imprese che non hanno nulla di normale e che è impossibile interpretare. È in grado perfino di fare viaggi nel tempo, di conversare con entità che hanno raggiunto l’oltretomba da secoli o di far piombare in un salotto col belato della capra anche il suo campanaccio. Un busto di marmo pesantissimo, senza che nessuno si muovesse, passò da un caminetto al centro di un desco». Così il giornalista e scrittore Enzo Biagi nel suo libro E tu lo sai? (Rizzoli, 1978) descrive la straordinaria figura di Gustavo Rol.
Chi era veramente? Lo hanno definito sensitivo, medium, mago, indovino e molto altro ancora. Egli però rifiutava di essere incluso in una qualsiasi di queste categorie. Così rispondeva al giornalista Renzo Allegri, autore della prima monografia su di lui, all’epoca di un inchiesta sul paranormale (1977) svolta per il settimanale Gente:
«Ma è sicuro che io sia importante per la sua inchiesta? Io sono una persona qualsiasi. Non ho niente a che vedere con i medium, i guaritori, gli spiritisti che lei intervista. Quello è un mondo lontano dalla mia mentalità. I miei modesti esperimenti fanno parte della scienza. Sono cose che in un futuro tutti gli uomini potranno realizzare».
In una lettera inviata al quotidiano La Stampa di Torino e pubblicata il 3 settembre 1978, Rol scrive:
«Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo anche se vi ho incontrato persone veramente degne ed animate da intenzioni nobilissime. Troppo si scrive su di me e molti che l’hanno fatto possono dire che mi sono lamentato che si pubblichi una vasta gamma di fenomeni e mai ciò che esprimo nel tentativo di dare una spiegazione a queste cose indagando su come e perché si producono certi meravigliosi eventi».
Così risponde Rol al giornalista Remo Lugli:
«Non credo di essere un medium nel senso letterale della parola e neppure un sensitivo. Forse posseggo doti di una intuizione profonda ed istintiva, e di questo mi sono accorto fin da quando ero ragazzo».
Dino Buzzati, noto giornalista e scrittore italiano del ’900, ha conosciuto bene Rol, e nel suo libro I misteri d’Italia (1978) racconta diversi episodi e aneddoti. Dice Rol:
«Non sono un mago. Non credo nella magia… Tutto quello che io sono e faccio viene di là [e indicava il cielo], noi tutti siamo una parte di Dio… E a chi mi domanda perché faccio certi esperimenti, rispondo: li faccio proprio a confermare la presenza di Dio… ».
Così Buzzati descrive Rol:
«Colpisce in Rol, che a sessantadue anni ne dimostra almeno dieci di meno, una vitalità straordinaria, e gioiosa. Insisto sulla serenità e l’allegrezza che ne emanano. Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile, almeno secondo la mia esperienza dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all’autentica bontà. In quanto alla faccia, descriverla è difficile. Qualcuno l’ha definita da ‘bon vivant’. Non è vero. Potrebbe essere quella di un guru indiano. Ma potrebbe anche appartenere a un chirurgo, a un vescovo, a un tenero bambino. Ci si aspetta una maschera impressionante e magnetica. Niente di questo. Ciò che sta dietro a quella fronte, almeno a prima vista, non traspare».
Anche il dott. Massimo Inardi, studioso di parapsicologia, sul quotidiano di Bologna Il Resto del Carlino del 10 giugno 1975, dà una interessante descrizione:
«Stando vicino a Rol… si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un essere che di umano ha solo l’aspetto fisico e il comportamento, nonché il cuore: tutto il resto pare andare al di là di ogni concezione terrena delle possibilità umane».
Federico Fellini, noto regista italiano vincitore di cinque premi oscar (autore de La Dolce Vita) è stato un grande amico di Rol. Nel suo libro Fare un film, (1983), ne dà questo ritratto:
«Ciò che fa Rol è talmente meraviglioso che diventa normale; insomma, c’è un limite allo stupore. Infatti le cose che fa, lui le chiama ‘giochi’, nel momento in cui le vedi per tua fortuna non ti stupiscono, nel ricordo assumono una dimensione sconvolgente. Com’è Rol? A chi assomiglia? Che aspetto ha? È un po’ arduo descriverlo. Ho visto un signore dai modi cortesi, l’eleganza sobria, potrebbe essere un preside di ginnasio di provincia, di quelli che qualche volta sanno anche scherzare con gli allievi e fingono piacevolmente ad interessarsi ad argomenti quasi frivoli. Ha un comportamento garbato, impostato a una civile contenutezza contraddetta talvolta da allegrezze più abbandonate, e allora parla con una forte venatura dialettale che esagera volutamente, come Macario, e racconta volentieri barzellette. Credo che la ragione di questo comportamento (…) sia nella sua costante e previdente preoccupazione di sdrammatizzare le attese, i timori, lo sgomento che si può provare davanti ai suoi traumatizzanti prodigi di mago. Ma, nonostante tutta questa atmosfera di familiarità, di scherzo tra amici, nonostante questo suo sminuire, ignorare, buttarla in ridere per far dimenticare e dimenticare lui per primo tutto ciò che sta accadendo, i suoi occhi, gli occhi di Rol non si possono guardare a lungo. Son occhi fermi e luminosi, gli occhi di una creatura che viene da un altro pianeta, gli occhi di un personaggio di un bel film di fantascienza. Quando si fanno ‘giochi’ come i suoi, la tentazione dell’orgoglio, di una certa misteriosa onnipotenza, deve essere fortissima. Eppure Rol sa respingerla, si ridimensiona quotidianamente in una misura umana accettabile. Forse perché ha fede e crede in Dio. I suoi tentativi spesso disperati di stabilire un rapporto individuale con le forze terribili che lo abitano, di cercare di definire una qualche costruzione concettuale, ideologica, religiosa, che gli consenta di addomesticare in un parziale, tollerabile armistizio la tempestosa notte magnetica che lo invade scontornando e cancellando le delimitazioni della sua personalità, hanno qualcosa di patetico ed eroico».
Gustavo Adolfo Rol è considerato il più grande “sensitivo” del XX secolo. Il termine però, come abbiamo visto, non è sufficiente a darne una definizione. E questo perchè nell’epoca attuale, perlomeno in occidente, manca completamente la figura del Maestro Spirituale, così come non è dato trovare, anche laddove Maestri Spirituali ve ne siano, qualcuno che tra essi abbia conseguito lo stato di Illuminazione o Risveglio. Gustavo Rol faceva parte di questa categoria di Uomini, estremamente rara a trovarsi in tutte le epoche e oggi probabilmente estinta. Forse Rol è stato uno degli ultimi “esemplari” che abbia messo piede sul pianeta terra…
Nel corso della sua lunga vita, durata 91 anni (1903-1994), è venuto in contatto con grandi personaggi della storia del Novecento: Einstein, Fermi, Fellini, De Gaulle, D’Annunzio, Mussolini, Reagan, Pio XII, Cocteau, Dalì, Agnelli, Einaudi, Kennedy e tanti altri. Il suo ruolo è stato quello di mostrare l’esistenza di “possibilità” (come lui chiamava questi “poteri” – che di fatto corrispondono alle siddhi della Tradizione indù- ) che possono essere conseguite da ogni essere umano e di confermare la presenza di Dio fuori e dentro l’uomo. Oltre ad una vasta antologia di prodigi spontanei, ha codificato una originale serie di esperimenti che si situano nel confine metafisico dove convergono scienza e religione. Ha fatto spesso uso di carte da gioco, il che ha fatto insinuare ad alcuni che facesse della prestidigitazione. Tuttavia queste carte, che nella maggior parte dei casi non erano da lui nemmeno toccate, costituivano solo il primo e più semplice gradino cui accedevano i neofiti durante le “serate” di esperimenti, oppure erano un mezzo divertente e dinamico per scaldare l’ambiente. Ciò non significa che ciascuno dei “semplici” esperimenti non fosse di per sè sconvolgente.
In generale, le possibilità di Rol spaziavano dalla visione a distanza (lettura di libri chiusi, visione di cose che si trovano in un altro luogo o di ciò che accade in un altro luogo) ai viaggi nel tempo (con escursioni nel passato e nel futuro) sperimentati da parte dei presenti all’esperimento, dalla veggenza selettiva (osservazione dell’aura energetica che circonda il corpo umano, utile all’identificazione di malattie) all’endoscopia (la visione dell’interno del corpo umano). Era in grado di agire dinamicamente sulla materia, cioé poteva spostare a distanza oggetti di qualsiasi genere ( telecinesi ), o materializzarli e smaterializzarli ( apporti / asporti ), sapeva prevedere gli eventi futuri ( precognizione) e conoscere il passato di una persona ( chiaroveggenza ), leggeva nel pensiero (telepatia), era in grado di guarire persone ammalate anche molto distanti (tra i sistemi usati anche quello della pranoterapia) o trovarsi in due luoghi differenti nello stesso momento ( bilocazione ), poteva attraversare superfici solide (ad es. pareti) o far attraversare superfici solide a qualsiasi oggetto, così come poteva estendere o ridurre il corpo fisico a piacimento. Durante i suoi esperimenti potevano verificarsi epifanie di spiriti, che contribuivano alla dinamica degli esperimenti. Questi spiriti non erano però quelli dei defunti, anzi Rol sosteneva fermamente che i defunti non fossero tra noi. Ciò che gli uomini chiamano spiriti, non sono altro che i residui psichici lasciati dai defunti al momento della morte. Infatti, così come viene lasciato un residuo organico alla morte del corpo, viene anche lasciato un residuo psichico. Questo residuo è stato chiamato da Rol “spirito intelligente”, ed ogni Tradizione Metafisica sa di cosa si tratta. Per Rol ogni cosa ha uno spirito, però quello dell’uomo è uno spirito intelligente, per le superiori possibilità che la sua natura gli ha conferito. Il rapporto tra Rol e gli spiriti non aveva nulla a che vedere con questioni medianiche, si trattava invece di qualcosa non molto diverso da alcune pratiche egizie e sumero-babilonesi.
Infine, Rol produceva altri due tipi di fenomeni particolari, e cioé la proiezione a distanza di figure o scritte (soprattutto a grafite) su ogni genere di superfice e la pittura a distanza (che potremmo chiamare telepittura) – dove pennelli e spatole si libravano per aria da soli e dipingevano in pochi minuti quadri di pregevole fattura con l’aiuto dello “spirito intelligente” di un pittore scomparso (Ravier, Picasso, Goya, etc.).
Questi non sono che i fenomeni principali, essendovene molti altri (ne abbiamo classificati 49), tra cui possiamo ancora citare la levitazione, l’agilità, la traslazione, la glossolalia e l’azione post-mortem.
Dunque, chi era Rol? Era un Maestro Spirituale il cui risveglio della Luce interiore gli ha permesso di espandere le normali possibilità umane. Che ruolo ha avuto? Quello di confermare la presenza di Dio in un’epoca di grande materialismo e quello di incoraggiare ogni uomo ad intraprendere il suo stesso cammino al fine di dimostrare che il divino non è irraggiungibile e non è lontano dall’uomo, ma è alla sua portata quando egli desideri cercarlo. Ha inoltre indicato nella Scienza (la Scienza Sacra, quella dell’Armonia, sintesi di tutte le scienze) la Via da seguire:
«È così che ho sperato che fosse proprio la Scienza ad aiutarmi a riconoscere e codificare queste mie sensazioni che sono certo ogni uomo possiede, e sarà la Scienza stessa a rivelare queste facoltà e promuoverle in tutti gli uomini…».
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«Gustavo Rol è un uomo che Dio ha mandato fra di noi per renderci migliori»Franco Zeffirelli
«Rol sfugge alla nostra possibilità di comprensione. È un mistero»
Cesare Romiti
«…un individuo dotato di poteri incredibili»
Guido Ceronetti
«… una personalità fra le più sorprendenti del secolo» Alberto Bevilacqua
«… è il più indecifrabile e fascinoso enigma in cui mai mi sia imbattuto» Roberto Gervaso
«Tra le persone a cui rivolgo una preghiera quando sono in difficoltà c’è anche lui…» Vittorio Messori
«All’incredibile Rol, che sarà credibile solamente dopodomani» Jean Cocteau (dedica)
«Sono rimasto sbalordito, ma niente affatto sgomento: anzi, consolato ed arricchito» Valentino Bompiani
«A Gustavo Adolfo Rol che cammina come un illuminato sulla geografia dell’inconoscibile e della relatività» Pitigrilli (dedica)
«Quell’uomo legge nel pensiero e non possiamo rischiare che i segreti dello Stato francese vengano a conoscenza di estranei» Charles De Gaulle
«Al dottor Rol, con ammirazione per il suo lavoro ultra-umanitario» Vittorio Valletta (dedica)
«Gustavo era un essere meraviglioso che manca a tutti noi e che ci ha lasciato esperienze incredibili, emozioni uniche e straordinarie…» Valentina Cortese
«…è l’uomo più sconcertante che io abbia conosciuto. Sono talmente enormi le sue possibilità, da superare anche l’altrui facoltà di stupirsene» Federico Fellini
«Un personaggio… dietro al quale si nascondeva un’entità inafferrabile» Tullio Kezich
«Religiosissimo, credo che appartenga al filone dei “santi laici” piemontesi, come Frassati e Savio…» Nico Orengo
«Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile… dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all’autentica bontà» Dino Buzzati
I Mondi di Barbara (Vladimir Vysotsky)
by Duncan on apr.15, 2011, under Ispirazione, Poesia, Resistenza umana
I Mondi di Barbara è la nuova rubrica di Born Again.
Essa nasce dall’imbattermi in Barbara Lazzarini… non semplicemente una docente, cosa che pure è, ma una persona Capace di Insegnare, nel senso più alto del termine, al di là di ogni status giurico e categoria formale. Capace di creare quel circolo di riappropriazione di sè attraverso la cultura, la scoperta, la letteratura. Capace di trasmettere Bellezza. Vive il lei una conoscenza non erudita, ma viva, incarnata nell’esempio, capace di dare frutto.
Barbara condividerà i suoi Mondi anche qui su Born Again, in un appuntamento periodico.. tendenzialmente un testo ogni dieci giorni.
Il primo pezzo di Barbara Lazzarini, con cui si apre questa rubrica è dedicato a Vladimir Vysotsky , grande, e poco conosciuto in Italia, poeta “libero” sovietico, fuori dai Circhi di Regime, cantore di libertà.
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LA FUCILAZIONE DELL’ECO
Nel silenzio del valico, dove le rocce non sbarrano il cammino ai vènti,
In questi anfratti dove nessuno è mai riuscito a penetrare
Viveva un’allegra eco dei monti,
Rispondeva alle grida, alle grida degli uomini.
Quando la solitudine salirà alla gola come un nodo
E un gemito soffocato, quasi senza rumore, scivolerà nell’abisso,
Agile, l’eco afferrerà il grido d’aiuto,
Lo rafforzerà e lo porterà via con cura nelle sue mani.
Non dovevano essere uomini, gonfi di veleni e di oppio,
Quelli che giunsero per uccidere e ammutolire la gola viva,
Se nessuno ne sentì i passi e i grugniti.
Legarono l’eco e nella sua bocca misero un bavaglio.
Per tutta la notte continuò la farsa sanguinosa e crudele,
L’eco venne calpestata, ma nessuno sentì nulla.
All’alba l’eco dei monti, ammutolita, venne fucilata
E pietre sprizzarono, come lacrime, dalle rocce ferite.
VLADIMIR VYSOTSKY (1938-1980)
Vladimir Vysotsky (Vysockij) era nato il 25 gennaio 1938 nel centro di Mosca, figlio di un sottotenente di carriera dell’armata rossa e di una interprete di tedesco. E’ un periodo terribile nella storia Sovietica, il momento delle grandi “purghe” staliniane. Nel 1946 i genitori divorziano, e l’anno seguente il padre viene trasferito in Germania Est, dove conduce il piccolo Vladimir insieme alla sua nuova compagna, una donna armena. Nel 1949 tornano a Mosca dove frequenta un gruppo di teatranti. Dopo le superiori vorrebbe seguire una formazione artistica ma su richiesta dei genitori si iscrive ad ingegneria, corsi che abbandona quasi subito in seguito ai propri insuccessi. Entra in un istituto di teatro dove segue corsi di canto.
Straordinario poeta, ma i cui versi non vengono stampati perché censurati dalle autorità sovietiche. E quindi Vysotsky viene obbligato a imbracciare la chitarra e cantare, cantare, cantare per far passare le sue parole di orecchio in orecchio per tutta l’URSS. Grazie a cassette registrate fortunosamente, la voce profonda, infiammata e dolente di “Volodja” Vysotsky diventa la voce di tutti coloro che si oppongono e dissentono dal conformismo di regime. Come De Andrè, cantò i perdenti che non si arrendono, gli sconfitti indomiti, gli idealisti disillusi. Come un bluesman la sua vita è fatta di dissipazione e disperazione: pur ignorato e boicottato diventa il poeta più popolare del suo paese, senza che di lui venga mai stampato un singolo verso. La notizia della sua scomparsa viene taciuta dalla stampa ufficiale, ma il grido “Volodja è morto!” rimbalza nelle metropolitane e nelle strade di Mosca. Quasi un milione di persone seguono il suo funerale, e ancora oggi sulla sua tomba vengono portati fiori e pensieri.
Il Premio Tenco ha pubblicato su disco una raccolta di canzoni in omaggio a Vladimir Vysockij, ad opera di numerosi cantautori italiani. Nel disco compare anche la canzone Ochota na volkov “La caccia ai lupi”, cantata da Vysockij.
Vladimir Vysotsky (1938 – 1980)
La caccia ai lupi
Sono stremato, ho i tendini a pezzi,
Ma oggi, ancora come ieri,
Sono braccato. Braccato!
I tiratori, allegri, corrono ad appostarsi!
Dietro gli alberi un tramestio di fucili a canne doppie,
I cacciatori sono acquattati nell’ombra,
I lupi si rotolano sulla neve
Trasformandosi in bersagli viventi.
I cacciatori non giocano alla pari
Con i lupi, e le loro mani non tremano!
Hanno accerchiato la nostra libertà con le bandierine,
Ci colpiscono con certezza, sicuri di centrare il bersaglio.
Il lupo non può rompere le tradizioni.
Noi lupacchiotti, da piccoli, cuccioli ciechi,
Abbiamo succhiato la lupa,
E con il suo latte, il divieto di oltrepassare le bandierine!
Le nostre zampe e le nostre mascelle sono veloci.
E rispondi, tu che sei il capo branco,
Perché ci avventiamo, braccati, contro i loro fucili
E non cerchiamo di trasgredire il divieto?
Il lupo non può, non deve agire diversamente.
Ecco, è arrivata la mia ora.
Colui al quale sono destinato
Sorride e solleva il fucile.
Ho rifiutato di ubbidire,
Ho oltrepassato le bandierine – la sete di vita è più forte!
Ho solo sentito dietro di me, con gioia,
Le grida di stupore degli uomini.
Sono stremato, ho i tendini a pezzi,
Ma oggi, non sono come ieri!
Sono braccato. Braccato!
E i cacciatori sono rimasti a mani vuote!
La caccia ai lupi. La caccia!
Ai predoni grigi, vecchi e ai cuccioli.
I bracconieri urlano e i cani latrano fino alla nausea.
Sangue sulla neve e macchie rosse delle bandierine.
La caccia ai lupi. La caccia!
Ai predoni grigi, vecchi e ai cuccioli.
I bracconieri urlano e i cani latrano fino alla nausea.
Sangue sulla neve e macchie rosse delle bandierine.
La caccia ai lupi. La caccia!
Ai predoni grigi, vecchi e ai cuccioli.
I bracconieri urlano e i cani latrano fino alla nausea.
Sangue sulla neve e macchie rosse delle bandierine.
La caccia ai lupi. La caccia!
Ai predoni grigi, vecchi e ai cuccioli.
I bracconieri urlano e i cani latrano fino alla nausea.
Sangue sulla neve e macchie rosse delle bandierine.
(1968)
L’album dal vivo “Live in Volvo” di Vinicio Capossela, pubblicato nel 1998, contiene una traccia intitolata “Il pugile sentimentale”, brano in cui il cantautore italiano riprende e adatta alla lingua italiana l’omonima canzone incisa da Vysockij nel 1966
Il simbolo dell’Albero
by Duncan on feb.03, 2011, under Ispirazione, Misticismo, Simbolo
L’albero rappresenta non solo una forma di concreta esistenza vegetale.. ma è allo stesso tempo uno dei simboli più antichi e ricorrenti nella storia della Conoscenza umana. Condivido con voi questo testo.
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(tratto da.. http://www.guruji.it/alberovita.htm)
“Oh, come desidero ardentemente crescere
Guardo fuori
E l’albero dentro di me cresce”
(Rainer Maria Rilke)
Albero della Vita, Albero della Conoscenza, Albero del Bene e del Male, Male, Albero della Cabala … Albero che con la sua verticalità unisce il cielo alla terra, il sacro al profano, il visibile all’invisibile… Albero che è espressione stessa della vita che si rigenera incessantemente. Albero che come l’uomo ha il destino di dover realizzare pienamente la sua forma, di diventare un’entità perfetta e compiuta.
Mistici e sciamani, saggi, filosofi, artisti e alchimisti hanno da sempre legato alla simbologia dell’albero le eterne e inquietanti domande dell’uomo: il Bene e il Male, la Vita e la Morte, la Conoscenza, la Trasmutazione, I’Umano e il Divino. Oggi, a fronte di un equilibrio ecologico quasi distrutto, l’uomo rinnova il suo interesse per l’albero per ragioni puramente utilitaristiche di sopravvivenza, ma nel profondo del suo essere è incisa una simbologia millenaria che tornerà a vibrare e a guardare gli alberi e la natura con amore.
Albero Cosmico
“Si sviluppa in maniera rotonda, dando pian piano al proprio essere, la forma che elimina la volubilità del vento” Rainer Maria Rilke
Mircea Eliade, storico delle religioni, ha evidenziato come tutti gli aspetti del comportamento umano legati al mito, riflettono il desiderio di cogliere la realtà essenziale del mondo e le origini delle cose, il “centro”, il punto di inizio assoluto quando furono creati gli uomini e il mondo. Nel linguaggio simbolico, questo punto è l’ombelico del mondo, l’uovo divino ecc. ma viene spesso immaginato come un asse verticale o asse cosmico che, situato al centro dell’universo, attraversa il cielo, la terra e il mondo sotterraneo. L’immagine di un asse cosmico è antichissima – pare che risalga al IV o III millennio avanti Cristo – e diffusa in tutto il mondo sotto forma di pilastro, o palo, di albero e di montagna.
L’albero cosmico – simbolo del mondo – mediatore tra le profondità della terra e le altezze dei cieli, non appartiene solo alla nostra cultura Giudaico-ellenica: nell’India antica, l’universo è rigorosamente ordinato attraverso gli alberi. Per la tradizione indiana infatti l’universo si divide in 7 continenti concentrici, ognuno è circondato da un oceano e ognuno porta il nome dell’albero da cui gli abitanti traggono benefici.
C’è però un altro rapporto tra il mondo e l’albero: il legno. Legno per fare il fuoco, per riscaldare e quindi associato al fumo che sale verso il cielo, ma anche legno come materia prima per l’artigiano, legato alla conoscenza teorica e pratica e quindi alla Saggezza.
Esiste infatti una omonimia completa tra il sostantivo “scienza” e il sostantivo “legno” in tutte le lingue celtiche, mentre nella tradizione ebraica si trova un rapporto tra l’albero e la parola. Si legge nello Zohar o “Libro dello splendore: “Nell’epoca messianica, la Colonna centrale assicurerà il nutrimento per ciascuno… L’albero della vita sarà allora piantato nel centro del giardino e si realizzerà La Parola; egli prenderà anche dell’albero della Vita, ne mangerà e vivrà in eterno.”
E’ attraverso l’albero quindi che si deve realizzare il mondo che verrà; e nutrirsi dell’albero significa assorbire la sostanza del mondo e la conoscenza assoluta.
La totalità della simbologia cristiana ruota attorno a quel simbolo fondamentale che è la croce; il palo esprime la verticalità, l’albero che si innalza dalla terra verso il cielo (e in certe rappresentazioni della crocifissione Cristo non è inchiodato su una croce, ma su un albero). C’è però da notare che sia l’albero cosmico che la croce sono simboli universali: nelle leggende orientali infatti, la croce è la scala sulla quale le anime degli uomini salgono verso Dio. Ci sono rappresentazioni in cui il legno della croce ha 7 gradini, così come gli alberi cosmici rappresentano 7 cieli. Questo stesso senso cosmico della croce è presente nell’arte africana e nei suoi motivi cruciformi. Prima di tutto comunque, la croce ha un senso cosmico totale; perché indica i 4 punti cardinali.
Gli storici moderni ritengono che Cristo sia stato crocefisso su un palo, trasformato in croce più per effetto del mito che della storia: Cristo sacrificato, al centro del mondo, sull’albero cosmico che congiunge il cielo alla terra e situato all’incrocio orizzontale dei raggi delle 4 direzioni, omologo all’Albero della Vita che si erge al centro del giardino dell’Eden all’inizio dei tempi. Lo stesso Stupa Buddista è l’immagine del cosmo attraversato dall’axis mundi. Nelle più antiche rappresentazioni delle tentazioni di Buddha, Buddha stesso non appare: essendosi unito al sacro che irradia in tutto il cosmo, egli è meglio raffigurato dall’albero cosmico.
Cristo, Buddha e Maometto compirono la loro ascesa partendo dal centro e salendo lungo l’axis mundi.
L’energia vitale dell’albero è associata anche ai poteri femminili della creazione, nella maggior parte delle tradizioni; per estesione, è associato alla terra (principio femminile) e al cosmo, poiché, come l’albero, il cosmo si rigenera incessantemente ed è sorgente inesauribile di vita, che include tutte le cose in una dinamica creatrice.
Nelle civiltà pre-indiane, l’albero cosmico è rappresentato dal Ficus Religiosa, nei cui pressi stanno delle dee nude… motivo questo che si ritrova nelle leggende cristiane dove l’albero, simbolo femminile ha origine dalla terra madre. In numerosi miti infatti, l’uomo nasce dall’albero e, alla sua morte, viene sepolto in un albero cavo, restituito quindi alla dea – madre – albero che lo partorì.
Nelle religioni arcaiche, l’albero è l’universo; nella tradizione indiana è la manifestazione del Brahma nel cosmo; secondo le Upanishad, i suoi rami “sono l’etere, l’aria, il fuoco, l’acqua, la terra.”
Albero di illuminazione e luce
Gaston Bachelard: “L’immaginazione è un albero. Ha le virtù integratrici di un albero. E’ radici e rami. Vive tra terra e cielo. Vive nella terra e nel vento”. L’albero immaginato diviene impercettibilmente cosmologico, epitome e creatore di un universo. Spesso l’albero del Mondo – o Albero Cosmico – è descritto come “colonna di fuoco”, simbolo dell’illuminazione intellettuale e spirituale e Platone stesso, lo descrive come “Asse luminoso di diamante”.
Nelle varie tradizioni gli alberi appaiono come “pegno” di resurrezione e di immortalità: il “ramo d’oro” dei Misteri antichi, l’acacia delle iniziazioni massoniche, le palme della tradizione cristiana e più in generale tutti gli alberi sempreverdi e quelli che producono gomme o resine.
In tempi più arcaici, i luoghi sacri rappresentavano il cosmo in miniatura; erano fatti di alberi, pietre e acqua, oppure di un recinto sacro che conteneva un altare, una pietra e un albero, come se ne trovano ancor oggi in India. Fu su un simile altare, ai piedi di un albero sacro che Buddha sedette quando, sacrificando il proprio sé individuale, ottenne l’illuminazione. Tale albero divenne un albero sacro, albero Bodhi, o albero dell’illuminazione, la cui talea è stata trapiantata e cresce tuttora.
L’albero dell’Illuminazione di Buddha è l’immagine dell’infinita rigenerazione del cosmo da un’unica fonte trascendente, mentre l’albero cosmico cinese è rappresentato curvo su se stesso come per raccogliere le forze e la concentrazione per l’ascesa.
Intorno a un albero, o a un grande palo, gli Indiani Nordamericani compivano molti riti con cui rafforzavano il loro legame con il mondo sacro, il più famoso è forse la “Danza del Sole”.
Gioachino da Fiore era un mistico e un contemplativo, il cui pensiero fu plasmato da una serie di illuminazioni; tra queste la più importante fu quella che egli ebbe mentre stava studiando il libro dell’Apocalisse, in cui Giovanni descrive la sua visione dell’Albero della Vita. L’albero che gli apparve divenne l’immagine generatrice della sua concezione dinamica della storia, e cioè di un processo di sviluppo ascendente in tre stadi, ciascuno associato a una persona della Trinità e ognuno dei quali si sviluppava sul completamento dello stadio precedente. I seguaci di Gioachino fissarono al 1260 l’inizio dell’ultima era – quella dello Spirito Santo… ed è un fatto curioso che alcuni storici ravvisino oggi, in quegli stessi anni, l’inizio dell’ “Era Moderna”.
Il grande pioniere della pittura moderna, Vassily Kandinsky, si serve dell’albero trinitario di Gioachino da Fiore per illustrare la propria visione sull’evoluzione spirituale dell’arte. L’arte non consiste di nuove scoperte che cancellano le precedenti, ma di uno sviluppo organico fondato su una precedente saggezza… cosi come il tronco dell’albero non diventa superfluo per lo spuntare di un nuovo ramo. In occasione di un’esposizione, il grande amico di Kandinsky, Paul Klee, si serve della parabola dell’albero per esprimere il concetto del processo che opera nell’artista: “l’artista si limita, al suo posto nel tronco dell’albero, a raccogliere ciò che emerge dal profondo e a trasmetterlo oltre”; in altre parole, Klee vide nella creatività umana, semplicemente la prosecuzione del processo cosmico. E Carl Gustav Carus nel 1800 descrisse la vita mentale di un essere umano come una pianta che, radicata al suolo dell’inconscio, cresce verso l’alto, protendendosi verso la luce divina di una maggiore coscienza.” Lo stesso Mondrian produsse numerosi disegni e dipinti nei quali emerge l’aspetto cosmico dell’albero.
Gli alberi e i cespugli in fiamme sono ben noti nella storia delle religioni, poiché il sacro si manifesta spesso sotto forma di fuoco e di luce; Mosé, su istruzione diretta di Dio, foggiò il candelabro a 7 braccia, chiamato menorah, che -come l’albero cabalistico delle Sephiroth – simboleggia la luce divina. La menorah proviene, come altre forme dell’albero cosmico, dalla Mesopotamia; i 7 bracci sono legati al significato astrologico del numero 7 e cioè del numero dei corpi celesti conosciuti nell’antichità; secondo Filone di Alessandria, i rami curvi esterni del candelabro rappresentano le orbite dei pianeti, mentre l’asse centrale è il sole, la luce di Dio, da cui gli altri 6 traggono luce e gloria; le 7 luci del menhorah sono anche i 7 occhi del Signore, contemplati da Zaccaria nella sua visione del candelabro d’oro, ritto tra due alberi d’ulivo che fornivano l’olio per far ardere le lampade. Questa associazione con l’albero di ulivo si trova anche nel Corano dove sta scritto che “un ulivo non appartiene né all’Oriente, né all’Occidente (si trova cioè nel centro del mondo) e può bruciare anche se nessun fuoco lo tocca.”
“Ti prego, contempla con gli occhi dello spirito la piccola pianta contenuta nel chicco di grano e osservane tutte le circostanze, onde tu possa far crescere l’albero dei filosofi”. Così scriveva un alchimista del XVII secolo.
L’albero delle Sephiroth
L’Albero delle Sephiroth è un ideogramma che collega tra loro 10 essenze di grande importanza metafisica, cui fanno ripetutamente riferimento sia la Bibbia, che il Nuovo Testamento, facendo supporre che, essendo il cuore stesso della conoscenza, siamo per questo incisi nella coscienza universale. L’albero delle Sephirot è formato da 3 triangoli sovrapposti – i nove angoli rappresentano 9 Sephirot – sormontate da un punto isolato, occupato dalla decima Sephirot. Queste rappresentano, dall’alto verso il basso, il Mondo di Emanazione, di Creazione e di Formazione. La disposizione verticale simboleggia ancora una volta la totalità dell’albero e del corpo umano: la testa (Emanazione), il tronco (la Creazione) il ventre (la Formazione), le gambe e i piedi (il Regno). Ma l’albero delle Sephirot rappresenta contemporaneamente anche il cosmo: il tronco, il ventre e la testa nella persona; l’atmosfera, la terra e i cieli, nel mondo; il tronco è del soffio, la terra è dell’acqua, i cieli del fuoco. Si completa così il simbolismo dell’albero nella persona e dell’albero nel mondo.
Si ritrova infatti, pressoché ovunque nel mondo, la tradizione dell’albero rovesciato come simbolo del cosmo: il più antico testo cabalistico conosciuto, il ‘Livre de Bahir’, scritto intorno al 1180, afferma: “Tutte le potenze divine formano, come l’albero, una successione di anelli concentrici” …e lo Zohar, scritto nel XIII secolo, dice: “L’albero della vita si estende dall’alto in basso e il sole lo illumina pienamente”; secondo Platone, l’uomo è una pianta rovesciata, le cui radici si estendono verso il cielo e i rami verso la terra; le radici dell’albero nella tradizione islamica affondano nell’ultimo cielo e i suoi rami si estendono al disotto della terra; i Lapponi nel corso di una cerimonia dedicata ai dio della vegetazione pongono presso l’altare un albero con le radici verso il cielo e le fronde a terra; in certe tribù australiane, gli stregoni piantavano un albero rovesciato; nelle Upanishad, l’universo è un albero rovesciato e il Rig-Veda precisa:
“Verso il basso si dirigono i rami, in alto si trova la radice; che i suoi raggi scendano su di noi!”
Dell’albero rovesciato parla persino Dante Alighieri nel “Purgatorio”, descrivendo due alberi rovesciati, vicino al vertice della “montagna”, immediatamente sotto il piano dove è situato il Paradiso terrestre… qui giunti, però, gli alberi appaiono raddrizzati, nella loro posizione normale. Quindi, questi alberi sono in realtà soltanto aspetti diversi dell’Albero Unico e appaiono rovesciati unicamente al disotto del punto in cui ha luogo la rettificazione e la rigenerazione dell’uomo.
In altre parole, ciò che “è in alto” (sfera principale o sopra – cosmica) si riflette in senso inverso in “ciò che è in basso”, come sulla superficie dell’acqua. Questo è confermato dal fatto che in certi testi tradizionali indù si parla di due alberi, uno cosmico e uno sopra – cosmico: uno considerato il riflesso dell’altro; e nello stesso “Zohar” si parla di un albero superiore e di uno inferiore.
L’albero rovesciato non è quindi solo un simbolo “macrocosmico”, ma anche un simbolo microcosmico… ecco perché Platone dice che l’uomo è una “pianta celeste”. Questo Albero Mistico, che racchiude nelle sue 10 Sephirot anche il simbolismo sessuale maschile e femminile, congiunge quindi i tre mondi di Dio, dell’uomo e dell’Universo: l’uomo e l’universo si riflettono a vicenda e entrambi si riflettono nell’Infinito. Secondo René Guenon, infine, le due disposizioni dell’albero “devono mettersi in rapporto a due punti di vista complementari e diversi a seconda che lo si guardi dal basso in alto, o dall’alto in basso; in altre parole, a seconda che si collochi dal punto di vista della manifestazione, o da quello del principio. Così, l’albero in posizione normale rappresenterebbe l’ascensione della materia nello spirito, l’albero rovesciato al contrario la discesa dello spirito nella materia: la sua incarnazione.
Roger Cook sintetizza molto bene la simbologia di questo concetto: “I cabalistici vedevano nella creazione la manifestazione esteriore del mondo divino interiore e l’albero rovesciato serviva loro a illustrare questa idea. Proprio come il seme contiene l’albero e l’albero il seme, il mondo divino contiene tutta la creazione e la creazione a sua volta il mondo nascosto di Dio.”
In molte tradizioni, l’immagine del sole è collegata a quella dell’albero: il sole lascia l’albero all’inizio di un ciclo, e viene a posarvisi alla fine: l’albero è quindi la “stazione del sole”, il “Roveto ardente” di Mosé, luogo di manifestazione della divinità; nello Zohar, l’albero è rappresentato come “Albero di Luce”, e persino nella tradizione islamica nella Suraten Nur si parla di un albero “carico di influenze spirituali”, che non è né orientale, né occidentale. Questo albero è un ulivo, il cui olio alimenta la luce di una lampada che simboleggia Allah “Luce dei cieli e della terra”… nel testo coranico è Allah sotto forma di luce ad illuminare i mondi, “Luce su luce”, si legge nel testo.
Una luce sovrapposta, quindi, che evoca la sovrapposizione dei due alberi, il manifestato e il non manifestato, la luce nascosta nella natura dell’albero e la luce visibile della fiamma e della lampada: la prima “supporto essenziale della seconda”.
Si comprende quindi nello studio simbolico del mondo antico, come sia oggi assurdo discutere di “vie” o religioni o filosofie più o meno giuste, illuminate o sante. L’uomo, nella sua lunga e faticosa strada, ai quattro lati del mondo – e forse dell’universo – ha trovato modo di rappresentare l’essenza profonda del rapporto con Dio e con la trascendenza con questo simbolo universale, semplice e complesso, ma sempre lineare. E in questa simbologia profonda sta forse il segreto di tutte le cose.
Terapie alternative nella cura dei tumori
by Duncan on nov.17, 2010, under Controinformazione, Medicina, Scienza
La via che conduce alla LIBERTA’ ha tante strade, viottoli e sentieri.
A volte sono camminate impervie, dove lupi feroci e trappole sono ovunque. Ma la loro esistenza ha un senso, perché implementa il tuo stesso campo di azione, e esalta le Potenzialità che porti con te.
Il tema della GUARIGIONE è centrale in BORN AGAIN, e infatti abbiamo una vera esperta, grande Donna e Sciamana nell’anima che è Monica Benatti con la su rubrica, che sarà sempre di più un pilastro per questo sito.
La via della Guarigione è una delle manifestazioni della Libertà. La conquista ossia di un orizzonte di vita, che ti sembrava negato. La Libertà può operare ovunque. Quando parliamo di Gulag ad esempio, come in alcuni dei nostri ultimi post, parliamo anche di Libertà… anzi la Libertà è centrale. Riuscire a salvarguardare la propria dignità fondamentalle anche in contesti abominevoli, come Lager e Gulag. O, come insegnava Viktor Frannkl, che anche in grazie alla sua esperienza nei campi di concentramento ideò la logoterapia… abbiamo sempre la possibilità di potere scegliere come vivere qualunque evento, anche il più estremo e di potere da esso creare valore.
ECCO BORN AGAIN, QUESTO SPAZIO ANCORA GIOVANE E INCOMPLETO.. E’ INNAMORATO DI QUESTE PAROLE.. CREARE VALORE…. LA NOSTRA REALTA’ OPERA COSTANTEMENTE VERSO LO SPEGNIMENTO, L’ANNICHILIMENTO, LA MISTIFICAZIONE, E IL DEPAUPERAMENTO VITALE. DIFENTA DECISIVO DARE NUTRIMENTO A TUTTO CIO’ CHE PERMETTE AL VALORE DI ESSERE E ESPANDERSI.
La Libertà è anche CONOSCENZA. In 1984 di George Orwell, Winston Smith a un certo punto scrive “Al passato o al futuro, al tempo in cui il pensiero sarà libero”. Diffondere la conoscenza, perché la conoscenza sia al servizio dell’Uomo, e non di elité, oligarchie, interessi, pensieri consolidati.
Sapendo che questo comporta sempre un rischio. Il rischio che si possano diffondere anche corbellerie, atrocità, o mistificazioni. La libertà della Conoscenza, porta sempre con sé il rischio dell’eterogenesi dei fini.. o delle “intrusioni” di finte illuminazioni e liberazioni che in realtà risultino alla fine mascherata e fandonia. Ma è un rischio che va colto.. Ti si deve chiedere certo la maggiore etica e controllo possibile delle fonti, il volere davvero avere sguardo pieno e largo.. ma il rischio non lo elimini mai.. non potrai mai sapere tutto. Non potresti sapere tutto neanche se vivessi mille anni e avessi ogni giorno di cento ore. Nonostante questi rischi la Conoscenza va diffusa.
E veniamo alla Guarigione. Qui ti scontrerai con mille ostacoli. Perché è tutto dannatamente complicato. Nonostante negli ultimi tempi, per certi aspetti si sono allargate le maglie del pensiero ortodosso, gran parte della terapia medica risponde ancora a logica convenzionali e consolildate e fa muro, fa quadrato verso tutto l’irrompere di Altro. A complicare il piano sta poi, l’inevitabile consapevolezza che non tutto l’Altro ha il medesimo valore.. e che, soprattutto, non lo ha verso tutti. Vi sono ad esempio terapie alternative che magari su alcune persone hanno un effetto straordinario, risolvono il problema alla radice, lo spazzano completamente via. Ma quelle stesse terapie magari su altri inciderebbero poco. Su alcuni poi potrebbero essere addirittura dannose.
E poi c’è terapia e terapia. Alcune comunque sia godono di una maggiore autorevolezza e stima (parlo al di fuori del campo medico ufficiale), o comunque hanno dalla loro tante voci, diffuse in mezzo mondo di persone che ci sono passate e le hanno apprezzate. Alcune terapie poi sono considerate fondamentalmente “positive”, ovvero alcuni guariranno.. altri magari miglioreranno blandamente… m praticamente nessuno ne sentirà particolari danni.. quindi sarebbero terapie fondamentalmente “senza rischio”.. come sembra sia quella con l’Aloe vera (ma non posso affermare questo con sicurezza totale naturalmente).
La realtà comunque è che c’è ancora uno scetticismo enorme nelle strutture mediche stanard e nel pensiero medico ufficiale. Scetticismo che trova ampio ascolto nei media, e sostegni politici. E’ vero anche che ci sono diversi ospedali d’avanguardia, nei quali si dà un certo spazio anche a ciò che proviene da mondi “alternativi”. Ma questi ospedali non devono portare a facili estensioni. La realtà di gran parte delle strutture mediche disseminate nel territorio.. diciamo.. dei “luoghi di cura di periferia”.. sono contesti quasi completamente spenti, ciechi e sordi a ogni novità e cambiamento. I malati malcapitati non sanno nulla.. nessuno quasi mai dirà loro che esistono anche altre strade.
In questi luoghi vedrete file di malati tristi e depressi, accompagnati da parenti e familiari pieni d’ansia.. ad aspettare il loro turno in palazzi grigi e carichi di dolore.. con medici a volte scorbutici e approssimativi, a volte più cortesi e disponibili, ma stanchi anche essi, ingrigiti dalla routine, fatalisti e pienamente ortodossi. La realtà medica diffusa “di periferia” spesso è questa. Tanti malati ricevono una bella inizione di malessere e debilitazione solo già ad entrare in questi contesti e circuiti, solo già a fare file di ore, ritirare accertamenti, venire per mesi e mesi a fare una infinità di controlli, esami, controesami.. sentirsi scaricare addosso parole incomprensibili, diagnosi tremende, che annichiliscono solo con la pesantezza emotiva delle parole.. I malati si sentono come burro, plastilina friabile.. impotenti, soli, depressi, completamente allo sbaraglio.. rimbalzati come palline.. fragilissimi.. imploranti dinanzi a chiunque possa dargli una speranza, e disposti a seguire ciecamente ogni sussurro del medico.
PIENI DI PAURA, ANGOSCIA, SMARRIMENTO ABDICANO GIA’, SENZA SAPERLO, E SENZA AVERNE NEANCHE PARTICOLARE COLPA, A TUTTA UNA CAPACITA’ GUARITRICE CHE IN ESSI SI POTREBBE RISVEGLIARE E METTERE IN AZIONE.
A ciò si aggiunge il fatto che gran parte della Conoscenza non viene loro data. Molte volte i medici proprio non ce l’hanno.. o se ce l’hanno, se sanno che esistonoa ltre strade.. non danno ad esse alcuna fiducia. E quando anche ce l’hanno, e hanno anche un minimo di apertura verso la possibilità benefica di alcuni approcci alternativi.. bene a volte sorgono questioni di carriera, di non “rovinarsi la piazza”, di non perdere clienti, di non attirarsi critiche, di non mettere a repentaglio vantaggi economici.
Naturalmente le eccezioni a questo sinistro quadro sono tante, tantissime.. ma onestà mi fa dire, che specie chi è costretto ad andare nei tanti ospedali “standard” diffusi per il territorio.. è questo contesto quello che rischia di incontrare.
OSSIA TROPPE VOLTE IL “MONDO” – MODO-DI-CURA-UFFICIALE (INTESO COME INSIEME DI STRUTTURE, OPERATORI, PENSIERI VEICOLATI) DIVENTA PIU’ CHE UN FATTORE DI GUARIGIONE.. UN ULTERIORE FATTORE DI MALATTIA.
Ora veniamo al testo che vi presento. Ci sarebbe da fare adesso un lunghissimo discorso sui tumori. Che al momento vi risparmio.. anche perché potrà farvelo Monica.. o comunque si potrà fare in altri momenti, perché già il post ha toccato temi non facili e vi aspetta la lettura del testo che segue, il quale, sebbene interessantissimo, è però di spessore, e quindi implica una certa attenzione.
Dico solo che sui tumori ci sono responsabilità diffuse e gravissime. Probabilmente, è opinione di tante persone e studiosi indipendenti.. e anche la mia.. ma è una opinione.. non il Vangelo.. abbiate sempre le vostre di opinioni. Informatevi, liberamente, e poi seguite sempre la vostra Voce Interiore. Probabilmente dicevo.. la terapia ufficiale più diffusa contro i tumori.. LA CHEMIOTERAPIA.. è la terapia peggiore in assoluto che potrebbe essere attuata. Un indiscriminato (anche se da un pò di tempo esistono anche delle terapie di supporto e coadiuventi che mirano, almeno un pò, a limitare i danni) bombardamento cellulare al fine di estirpare le cellule tumorali. Come se per colpire una cellula terrorista annidata in un edificio della città, la bombardiamo selvaggemente riducendola come Dresda dopo i bombardamenti a tappeto degli Alleati durante la Seconda Guerra mondiale.. ossia un cumulo di macerie. Anche se poi il tumore lo spazzi via (cosa che non sempre, del resto, avviene) hai portato un tale stato di debilitamento, a un tale livello di sfinimento del sistema immunitario.. che rendi l’organismo di quella persona “permeabilissimo” a sviluppare tutta una serie di altre patologie.
Sui tumori invece molte terapie “non ufficiali” hanno dato risultati sorprendenti, impressionanti. Magari non con tutte le persone.. e là sorge il problema individuare QUALE terapia (o QUALI) per QUALE persona. Ma sono migliaia e miglia gli individui che ogni anno guariscono da malattie tremende, anche da quella malattie per le quali la medicina ufficiale spesso ti risponde di non avere strade o opzioni da offriti.
Ma su queste cose c’è ancora un muro di gomma difficilissimo da oltrepassare. Sono in gioco interessi enormi.
La via della Libertà è permettere che le persone possano SAPERE.. conoscere che esistono altre cure, altre terapie… altri Mondi oltre a quello che sembra essere l’unico Mondo consentito. La via della Libertà è mettere a disposizione informazioni e conoscenze, dare fonti e materiale, permettersi di fare una propria ricerca, valutazione e opinione.. e poi SCEGLIERE…
Da sempre Inquisitori, Elité, Mandarini e Farisei di ogni rispa vedono come il fumo negli occhi tutto ciò.. perché il loro scopo è sempre il controllo della Conoscenza, e attraverso il Controllo.. il massimo potere possibile sugli esseri umani.
Andiamo alle terapie contro i tumori presenti in quella interessantissima pagina sul WEB (che richiamo ancora una volta…http://www.curealternativetumori.it/). Premetto che c’era una prima parte, di carattere più generale e contestualizzante. Probabilmente la riprodurrò più in là in un altro post, perché ci sarebbero state altre riflessioni da fare, e poi questo post sarebbe diventato elefantiaco. Comunque, per chi vuole già leggerla, basta che va al link che ho indicato precedentemente.
Alcune premesse vanno fatte.
L’autore ha SELEZIONATO alcune terapie, in base a un processo di valutazione e apprezzamento. Ma naturalmente non sono TUTTE le terapie. Ce ne sono tante altre, come la terapia con l’Aloe vera.. o l’appicazione dell’urinoterapia.. terapie di carattere “vibrazionale”, ecc. Sebbene l’introduzione in questa lista, che l’autore ha preparato, è comunque indice di una certa affidabilità delle terapie indicate, questo non comporta necessariamente che tutte le terapie non indicate (e sono tante) siano di per ciò stesso non “affidabili”.
Altra considerazione… le terapie presentate non sono sempre terapie RADICALMENTE ALTERNATIVE rispetto alla visione ufficiale.. in alcuni casi, come le primissime, possono essere e talvolta sono “complementari” alle cure ufficiali o, come nel caso della “terapia Di Bella”, pur essendo ostracizzata dall’establishment ufficiale, essa comunque ha principi e metodi di azione che non rappresentano un radicale ribaltamento dei fondamenti ortodossi della medicina, rispetto ad altre terapie che sono.. potremmo dire.. più.. “rivoluzionarie”.
Uno dei grandi meriti di questo testo che state per leggere, è che accanto ad ogni terapia vi sono degli indirizzi e dei numeri di telefono, per contattare i dottori che le praticano. Questo è davvero interessante e prezioso.
Viandanti che leggete queste pagine, ricordate sempre che ogni inquisitore ama i libri bruciati… e che ogni eretico ama la libertà.
Vi lascio a questo interessante testo.
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Le Terapie Complementari e Alternative:
Ora verranno presentate una serie di terapie non ufficiali. Come è stato già detto in precedenza, verranno forniti gli indirizzi e i numeri di telefono più utili oltre alle indicazioni di base per ogni trattamento, mentre l’approfondimento di ognuno di questi verrà lasciato al paziente che quindi potrà decidere autonomamente quale percorso terapeutico intraprendere. Vorrei sottolineare ancora una volta che tale resoconto non può essere ritenuto completo ed esaustivo di tutte le possibilità terapeutiche di tipo complementare/alternativo esistenti. Ne sono state scelte una decina con criteri assolutamente personali con la comune caratteristica di possedere ragionevoli presupposti di validità e assenza di tossicità. La sincera speranza che la loro conoscenza possa rivelarsi utile almeno per qualcuno rappresenta il solo ed unico scopo di questa raccolta.
1. I trattamenti complementari di tipo ablativo.
Le metodiche ablative (così come l’ipertermia) dal momento che vengono praticate anche in strutture pubbliche, avrebbero dovuto essere menzionate all’interno dei trattamenti ufficiali. Tuttavia in questo resoconto sono state inserite tra le cure complementari in quanto ancora poco conosciute, poco valorizzate e poco utilizzate nella maggior parte degli ospedali italiani.
Le diverse tecniche ablative consentono di asportare il tumore provocando, attraverso il calore, una necrosi delle cellule maligne. Al contrario delle terapie sistemiche, che agiscono su tutto il corpo contemporaneamente, come ad esempio la chemioterapia, le metodiche ablative possono essere considerati trattamenti localizzati e specifici. Di conseguenza sono maggiormente indicate a scopo curativo per alcuni tumori non ancora avanzati e diffusi, soprattutto quando la chirurgia non può essere attuata. Per le neoplasie avanzate invece possono essere utilizzate, ma a scopo palliativo.
I tessuti tumorali più facilmente aggredibili dalle tecniche ablative sono quelli del polmone (tumori primari o secondari, cioè metastasi polmonari provenienti da altri tipi di tumore) e del fegato (tumori primari o secondari), ma le nuove sperimentazioni lasciano sperare anche in un futuro utilizzo per i tumori del rene, della prostata e per lenire il dolore nei casi di metastasi ossee.
a) L’ablazione a radiofrequenza (o radioablazione).
È una tecnica nella quale attraverso la cute si inserisce una sonda, dalla quale vengono fatti fuoriuscire degli elettrodi che emettono onde elettromagnetiche ad alta frequenza. Queste onde provocano un riscaldamento della parte irradiata, cosicché il tessuto tumorale viene necrotizzato per coagulazione, lasciando intatto il tessuto sano circostante. Il posizionamento degli elettrodi sul bersaglio viene controllato radiologicamente (ad esempio con la TAC). La tecnica consente di agire anche su metastasi plurime, benché di dimensioni non superiori a 3-4 cm di diametro l´una.
Rispetto ad un normale intervento chirurgico, l´eliminazione del tumore tramite ablazione è una pratica molto meno invasiva, richiede una breve convalescenza e può essere eseguita in anestesia locale. Inoltre può essere ripetuta più volte ed associata a chemioterapia. Una ricerca condotta all´università di Pisa e guidata dal Dr Riccardo Lencioni, su un centinaio di soggetti inoperabili chirurgicamente, ha dato risultati incoraggianti.
Oltre all´università di Pisa, l´ablazione a microonde viene praticata con successo in tanti altri ospedali italiani.
Ad esempio nei dintorni di Roma è possibile contattare:
* il Dr Bizzarri, presso l´ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale al numero 06/93298118
* il centralino, o direttamente il reparto di oncologia dell´ospedale Madre Giuseppina Vannini,
al numero 06/242911.
b) L´abalzione a microonde.
Rispetto alla classica ablazione a radiofrequenza è senz´altro più innovativa. Consente l´asportazione di grandi aree di tessuti molli (fegato e polmoni), fino a circa 8 cm in un´unica seduta. È indicata in tutti quei casi in cui non risulta possibile l´intervento chirurgico, è minimamente invasiva e dura circa 10 minuti. L´energia a microonde produce calore, generato attraverso la vibrazione delle molecole d´acqua, causando così la coagulazione dei tessuti tumorali e lasciando intatti i tessuti sani.
Un nuovo strumento ideato a questo scopo ha ricevuto da poco tempo la certificazione CE e soddisfa la Direttiva dell´Unione Europea per gli strumenti in campo clinico, ed è ora ritenuto il primo sistema di ablazione a microonde disponibile a livello mondiale. Il suo nome è Evident microwave ablation system.
In Italia, per ora sono pochi i centri ospedalieri che lo utilizzano:
1. Dr Gianpaolo Carrafiello, Dottore in Medicina e Professore Associato di Radiologia all´Università dell´Insubria a Varese. Per contattarlo è possibile telefonare alla stessa università di Varese.
Tel. 0332/278763
Tel. 0332/393470
fax 0332/263104
e-mail: Gianpaolo.carrafiello@uninsubria.it
Prof. Salvatore D’Angelo
Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, Unità Fegato
Tel. 0825/203252
Tel. 0825/203268
Tel. 0825/203237
2. L’ipertermia.
Recentemente l’ipertermia è entrata nel Prontuario Terapeutico Nazionale, codificata al numero 9985.2, quindi è una terapia riconosciuta dal sistema sanitario italiano. Tuttavia nell’ambito di questo resoconto è stata inserita, al pari delle tecniche ablative, tra le terapie non ufficiali, in quanto anche questa ancora poco conosciuta, poco valorizzata e poco utilizzata. Non sono molti, infatti, gli ospedali italiani che ne fanno uso e, nella maggior parte dei casi, senza nutrire troppe aspettative. Al contrario in Germania e Olanda esistono dei centri dove viene praticata con successo da tanti anni, spesso in associazione con le terapie convenzionali.
Per ipertermia si intende il riscaldamento controllato (per circa 1 ora) dei tessuti fino a 42-43° C, temperature in cui le cellule tumorali vanno incontro a morte. Per ottenere questo risultato esistono diverse tecniche, ma non tutte funzionano allo stesso modo, non tutte si dimostrano ugualmente efficaci. È necessario selezionare la tecnica più idonea a seconda del tipo di tumore, senza mai prescindere dalle condizioni generali del malato. Gli effetti collaterali sono minimi ed è ripetibile nel tempo. È generalmente indicata per tutti i tipi di tumori solidi (quindi non per i tumori del sangue).
Per ottenere l’innalzamento della temperatura vengono utilizzati campi elettromagnetici a radiofrequenza, focalizzati da apposite antenne, dette applicatori. La frequenza più utilizzata è di 13,56 MHz.
Oltre l’azione antitumorale diretta, l’ipertermia ha anche un’importante azione coadiuvante con le terapie convenzionali. Più precisamente la radioterapia in associazione con l’ipertermia induce un effetto radiosensibilizzante, con un incremento di efficacia di una volta e mezzo fino a tre volte rispetto alle sole radiazioni ionizzanti. L’interazione invece con la chemioterapia permette una maggiore penetrazione dei farmaci citotossici all’interno delle cellule grazie ad un aumento della permeabilità cellulare conseguente all’innalzamento della temperatura. In sostanza, potenziando gli effetti delle terapie convenzionali è possibile diminuire il dosaggio dei chemioterapici e delle radiazioni ionizzanti, diminuendo così i pesanti effetti collaterali. Inoltre l’innalzamento della temperatura corporea stimola anche il sistema immunitario attraverso la liberazione di sostanze immunoregolatrici, le citochine, che hanno un effetto protettivo per l’organismo. Uno dei massimi esperti mondiali di ipertermia, il Professor Paolo Pontiggia ematologo e oncologo all’Università di Pavia riferisce che il calore produce la rottura del Dna delle cellule tumorali. Più precisamente i vasi tumorali, privi dell’impalcatura muscolare, non consentono per mancanza di elasticità, quella vasodilatazione fisiologica che permette un’adeguata dissipazione del calore introdotto. In tal modo il calore rimarrebbe intrappolato nelle lesioni tumorali, provocandone la morte. Lo stesso professore sostiene che nel 30% dei casi il tumore regredisce, in un altro 30% si arresta temporaneamente, e in un 5% si guarisce.
Non è indicato ricorrere all’ipertermia solo nei casi in cui è presente un forte versamento pleurico, ascite e nei casi in cui l’organismo del malato è talmente debilitato da non consentire una normale risposta immunitaria.
Presso l’Istituto di Medicina Biologica (IMBIO di Milano tel. 02/58300445 – fax 02/58300670)
il reparto di oncologia, guidato dal Dr Mancuso cura regolarmente i malati di tumore con l’ausilio di ipertermia e immunoterapia biologica in associazione alle terapie convenzionali.
Per avere maggiori informazioni sugli ospedali italiani o sui centri privati dove viene praticata con maggiore regolarità e professionalità, ci si può rivolgere all’Associazione Europea di Ipertermia (ASSIE).
Tel. 0381/329752
Fax 0381/32975
3. Immunoterapia Biologica.
L’immunoterapia è una terapia riconosciuta e applicata in senso complementare alle terapie convenzionali, ma occupa un ruolo marginale nell’ambito delle terapie antitumorali ufficiali. Di conseguenza il suo reale utilizzo nella maggior parte delle strutture pubbliche italiane rimane molto limitato. Le modalità attraverso cui si può riuscire ad ottenere una attivazione immunitaria possono essere diverse, ma in tutti i casi, il principio che ne è alla base, cioè il potenziare le difese naturali dell’organismo, può rivelarsi di fondamentale importanza per i malati di tumore. L’attivazione di una risposta immunitaria, oltre ad agire in modo diretto verso la malattia, può servire da supporto per l’organismo debilitato e immunosoppresso sia dall’evoluzione del tumore che dagli effetti collaterali delle terapie convenzionali. Pertanto l’immunoterapia trova una sua collocazione logica sia come terapia anticancro che come terapia coadiuvante le terapie ufficiali. L’efficacia della risposta immunologica sarà proporzionale alle risorse che l’organismo ha ancora a disposizione per combattere. Ciò significa che quando la malattia è molto avanzata e l’organismo è troppo immunosoppresso da tanti cicli di chemioterapia, radioterapia o in seguito ad importanti interventi chirurgici, è molto difficile sperare in una attivazione immunitaria. Pertanto viene consigliato di intraprendere tali terapie immunologiche in concomitanza o addirittura in anticipo a quelle ufficiali. In alcuni tipi di tumori particolarmente aggressivi o in stadi avanzati, laddove la guarigione non può essere un obiettivo raggiungibile, le terapie immunologiche affiancate a quelle tradizionali, possono contribuire ad allungare la sopravvivenza e a migliorare la qualità di vita del paziente. In questo resoconto verranno mensionate 4 diverse fonti (tra pubbliche e private) che si occupano di Immunoterapia Oncologica.
1) Già nel 2004, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, è sorta una nuova “divisione di immunoterapia Oncologica”. Il programma di attività dell’Unità, nell’ambito della gestione complessiva del paziente oncologico, sia per quanto riguarda l’inquadramento diagnostico che la terapia, in aggiunta ai trattamenti chemioterapici convenzionali attualmente disponibili e di provata efficacia, prevede un forte impegno nella ricerca clinica. Il programma di attività è quindi finalizzato a rendere disponibile ai vari pazienti che afferiscono all’unità le più recenti terapie farmacologiche e immunologiche. A tale scopo sono già attivi diversi protocolli di terapia medica in collaborazione con le maggiori istituzioni oncologiche nazionali ed estere. Le nuove modalità di terapia biologica ed immunologica basate sulla caratterizzazione biomolecolare delle neoplasie di ciascun singolo paziente sono svolte al fine di personalizzare il più possibile l’intervento terapeutico. Per maggiori informazioni è possibile contattare l’Università Senese presso i seguenti numeri:
tel. 0577/586336
fax 0577/586303
responsabile: Dr Michele Maio (0577-586335)
e-mail: istitutotoscanotumori@regione.toscana.it
e-mail: m.maio@ao-siena.toscana.it
2) Un medico oncologo di nome Giuseppe Zora, già nel 1975, controcorrente ed ostacolato da tutti, iniziò una serie di esperimenti in vitro ed in vivo sulle linee sperimentali immunologiche. Nel 1982 cominciò a distribuire il suo prodotto, un ibrido biologico innocuo, non tossico che permetteva un ampio spettro di modulazione immunologica. Da quella data, per circa dieci anni, il dr Zora è stato perseguitato a livello giudiziario. Poi dal 1992, il suo incubo è terminato, avendo registrato il suo prodotto (Adjuvant Plus) in Svizzera come specialità medicinale.
Decine di migliaia di pazienti in Italia e in tutta Europa lo utilizzano con ottimi risultati. Per maggiori informazioni è possibile contattare la Fondazione Raphael in Svizzera e parlare direttamente con il Dr Zora. L’azione del farmaco immunologico di tipo omeopatico – biologico “Adjuvant Plus” del Dr Zora svolge una duplice funzione: una azione antitumorale che si esplica attraverso l’attivazione del sistema immunitario del paziente ed un’azione di supporto mirata a limitare i danni immunosoppressivi dei farmaci chemioterapici. Quindi è particolarmente indicata come terapia adiuvante la chemioterapia. La terapia può essere anche associata alla multiterapia Di Bella.Tale sinergia di trattamento può essere valutata parlandone con il Dr Zora. La terapia consiste in fiale intramuscolo, il cui dosaggio e somministrazione va personalizzata in base alle caratteristiche di ogni paziente. Contattando il Dr Zora e inviando una relazione clinica sul paziente, sarà lui stesso a prescrivere la terapia più adeguata. La preparazione e la spedizione del farmaco avviene in tempi rapidissimi da una farmacia specializzata nella Repubblica di San Marino dietro prescrizione del Dr Zora (S.M.A. s.a. tel.0549-909532).
Il costo della terapia è abbastanza accessibile a tutti.
tel. 0041/793370630
tel. 0041/916306245
tel. 0041/793370630
fax 0041/916306247
e-mail: zora.giuseppe@ticino.com
3) La “Sinterapia” è un’attivazione immunologica personalizzata tramite il vaccino BCG. Questa terapia consiste in iniezioni intraepiteliali eseguite in tempi e diluzioni personalizzate in base alla reattività immunologica del paziente e monitorata con esami ematochimici e con visite cliniche. il vaccino BCG è il vaccino usato comunemente per prevenire la tubercolosi (bacillo di Calmette e Guerin) ed utilizzato insieme all’indoxen (indometacina, un antinfiammatorio) riesce a potenziare le difese naturali dell’organismo. Il paziente deve essere sottoposto a tali iniezioni prima e dopo ciascun ciclo di chemioterapia, radioterapia, ormonoterapia o intervento chirurgico. Attraverso un esame delle sottopopolazioni linfocitarie, che si può eseguire gratuitamente solo in alcuni centri specializzati (vicino Roma c’è quello di Palidoro), dietro prescrizione del medico curante, è possibile capire in anticipo se nell’organismo debilitato del paziente (dalla malattia e dalle terapie citotossiche) c’è ancora la possibilità di poter attivare una risposta immunitaria sufficiente per combattere il tumore. Il medico che prescrive la terapia personalizzata e ne segue l’andamento è il Professor Saverio Imperato di Monza. Contattando il Professor Imperato si riceveranno tutte le indicazioni necessarie per iniziare il trattamento. Il professore ha tre libere docenze: immunologia, patologia generale e microbiologia e cura da circa trent’anni con successo i malati di tumore. Il costo della terapia è accessibile a tutti.
Per informazioni contattare i seguenti numeri:
lo studio del Professore è in via Biancamano 1, 20052 Monza
tel.039/740587
cell. 349/6650859 (Sig.ra Daniela Rigolio) dalle 14,30 alle 17,30
e-mail: sinterapia@gmail.com
4) Già nel 1921, Rudolf Steiner, filosofo e medico tedesco, individuò nel vischio un valido rimedio anticancro. Alla clinica Lukas Klinik in Svizzera, a partire dagli anni 80 i preparati a base di vischio sono stati sottoposti ad indagine scientifica classica. Il meccanismo d’azione è il seguente: il vischio contiene le lectine, sostanze che hanno la capacità di legarsi alle cellule tumorali e stimolare le cellule del sistema immunitario a distruggerle. In un articolo apparso sulla rivista “Oncology” del 1986 viene spiegato che già a ventiquattr’ore dalla somministrazione di vischio si evidenzia un aumento del numero e dell’attività dei linfociti natural killer, aumentano i livelli di fattori di necrosi tumorale, le interluchine e l’attività dei macrofagi. Per eventuali approfondimenti si suggerisce di contattare:
* Associazione antroposofica Rudolf Steiner, con sede a Milano Tel. 02/6595558
* Lukas Klinik con sede in Svizzera Tel. 0041/61723333
* AMOS (Articoli Medicinali Omeopatici Svizzeri) con sede a milano Tel. 02/40090132
* Dr Rosiello Massimo con sede a Roma Tel. 06/3053269
4. SSM Vaccino di Maruyama.
Il vaccino S.S.M. di Maruyama (Specific Substance Maruyama) è un vaccino biologico (un estratto dai germi umani di tubercolosi), sotto forma di fiale, la cui azione si esplica inducendo una sorta di atrofizzazione o incapsulamento delle lesioni tumorali, attraverso una profonda produzione di fibre di collageno. In tal modo svolge un’azione di inibizione dello sviluppo e di proliferazione metastatica della malattia. La terapia ha origini giapponesi e viene utilizzata come terapia alternativa in giappone da più di trenta anni. Esiste un sito non ufficiale dalla traduzione non troppo chiara che spiega più dettagliatamente come funziona.
Le maggiori garanzie di efficacia da parte di questo vaccino provengono dalle testimonianze dirette dei pazienti. In particolare ho avuto modo di parlare personalmente al telefono con una donna italiana di 49 anni alla quale all’età di 20 anni avevano diagnosticato un osteosarcoma avanzato con metastasi polmonari con una prognosi di pochi mesi di vita. La donna non intraprese alcun trattamento convenzionale, bensì solo il vaccino di Maruyama. La donna, dopo 30 anni è ancora in ottima salute. Ha ancora le metastasi polmonari, ma risultano atrofizzate, non attive. I medici dell’ospedale italiano dove era stata seguita dissero che probabilmente avevano sbagliato diagnosi o che si era trattato di una guarigione miracolosa, ma in nessun modo ammisero la possibilità che il vaccino giapponese potesse aver funzionato.
Per entrare in contatto con la struttura in Giappone dove viene preparato il vaccino basta telefonare ed inviare dei dati, ma è necessario conoscere bene l’inglese e saper tradurre il referto clinico dell’ospedale con la diagnosi. Qui di seguito vengono riportate le cose da fare per contattare la struttura:
il sito non ufficiale è:
www.tim.hi-ho.ne.jp/keisaku/index1.html
il primo fax da inviare allo 0081 338 24 64 00 dovrà contenere la diagnosi tradotta in inglese, con più dati possibili sul paziente, e la “doctor’s letter of consent”, come viene descritto sul sito citato. Il medico di riferimento è il Dr Iida Kazumi della Nippon Medical School di Tokio.
Il Dr parla bene l’inglese ma nel chiamare è doveroso tenere conto del fuso orario (8 ore avanti rispetto al nostro) e del fatto che chi risponde al telefono potrebbe non parlare affatto la lingua inglese. Pertanto si raccomanda di avvalersi di un interprete in grado di parlare bene il giapponese.
Il numero di telefono è 0081 338 22 21 31.
Nel fax è bene indicare quanto segue:
To the attention af Dr Iida Nippon Medical School Object: payment for S.S.M. By:
(nome, dati, telefono, indirizzo del paziente)
La traduzione in inglese della diagnosi e le condizioni generali del paziente.
La firma del proprio medico curante che intende richiedere la terapia nel caso sussistano le condizioni per iniziarla (è bene quindi attendere una risposta in merito dal Dr Iida).
Sul fax si deve allegare la documentazione del pagamento: 30.000 yen per le prime 4 scatole di fiale
(compreso il trasporto).
Ovviamente prima di pagare è bene assicurarsi che il Dr Iida abbia dato il consenso all’inizio della cura.
I dati per effettuare il pagamento sono:
beneficiario – Nippon Medical School
banca beneficiaria – bank of Tokio
filiale – Hongo Branch codice banca/swift – BOTKJPJT c/c – 3696841
motivo del pagamento – payment for SSM (più nome e dati del paziente)
In genere non spediscono le fiale finchè non è arrivato il pagamento, quindi è bene inviare un fax di conferma del pagamento avvenuto e telefonare per accertarsi che inviino le fiale. Per la spedizione ogni volta occorrono almeno tre settimane, quindi è bene organizzarsi in anticipo senza aspettare di aver terminato le fiale per ordinare quelle nuove. Nei fax successivi occorrerà inviare, oltre alla solita conferma del pagamento, anche il modulo compilato presente all’interno di ogni confezione, riguardante gli esami clinici richiesti. Il modulo dovrà essere timbrato e firmato dal medico che segue la cura e che ha richiesto il trattamento.
5. La Terapia Di Bella.
La Multiterapia Di Bella (MDB) è probabilmente la cura alternativa ai tumori più conosciuta. Si prefigge di ridurre le dimensioni della neoplasia o di arrestarne o rallentarne la crescita e comunque in tutti i casi di migliorare la qualità di vita del paziente. Tutto questo senza ricorrere a trattamenti particolarmente aggressivi, tanto da essere ben tollerata nella maggior parte dei casi anche per lunghi periodi di tempo. L’efficacia della terapia può dipendere da numerosi fattori. Oltre alle variabili individuali di ogni malato, e il tipo di neoplasia, è importante che venga iniziata il più precocemente possibile e preferibilmente in assenza di altri trattamenti immunosoppressori (come la chemioterapia).
La terapia consiste di almeno quattro farmaci che devono essere assunti agli orari prescritti dal medico. In associazione a questi farmaci ne vengono talora aggiunti altri sulla base dell’origine della malattia e dell’eventuale presenza di metastasi o di altre complicanze. I quattro farmaci principali sono: uno sciroppo galenico a base di vitamina E e di vitamina A, la bromocriptina o altro farmaco analogo, la melatonina che deve essere rigorosamente coniugata con adenosina in percentuali ben precise e la somatostatina che può essere in alcuni casi sostituita da un suo analogo di sintesi. Lo scopo principale della terapia è quello di modificare l’ambiente intorno al cancro rendendoglielo ostile in maniera che esso non riesca a svilupparsi e arresti la propria crescita o addirittura muoia. Inoltre le cellule sane, stimolate da alcuni principi attivi della terapia, vanno invece incontro ad un potenziamento delle loro funzioni e diventano più forti ed in alcuni casi più aggressive nei confronti della malattia.
Nel 1998 è iniziata una sperimentazione ufficiale sulla terapia Di Bella voluta, a seguito delle manifestazioni popolari a favore di questo trattamento, dal Ministero della Sanità italiano. Dopo alcuni mesi tale sperimentazione è stata considerata fallita nel senso che gli organi competenti della medicina ufficiale, ai quali era stato delegato il compito di valutarne l’efficacia e l’attività, hanno affermato che la terapia Di Bella non è dotata di sufficiente attività antitumorale da giustificare un proseguimento della sperimentazione su altri pazienti. Cosa si intende per sufficiente attività antitumorale ? Se infatti si intende l’ottenimento di una risposta parziale, vale a dire una riduzione del 50% del tumore, è chiaro come essendo stati arruolati pazienti con patologia molto avanzata, fosse un obiettivo troppo difficile da raggiungere. Il fatto che taluni di questi pazienti abbiano comunque ottenuto una risposta minima non è stato tenuto per nulla in considerazione. Così come non è stato considerato che con molta probabilità quegli stessi pazienti avrebbero ottenuto risposte minime anche con le terapie convenzionali. In ogni caso non avendo ricevuto un risultato convincente e definitivo, la sperimentazione è stata sospesa e con questo evento è stato definitivamente messa la parola fine alla possibilità che la MDB potesse divenire ufficialmente una cura per il trattamento dei tumori al pari delle altre.
Giudicare l’efficacia della MDB rispetto a quella delle terapie ufficiali è impossibile. Forse è addirittura sbagliato porsi un quesito del genere, nel senso che per un certo tipo di tumore potrebbe risultare più efficace l’una dell’altra, ma per un altro tipo potrebbe accadere l’opposto.
Al di là dell’efficacia terapeutica una cosa è certa: la MDB ha rappresentato un approccio terapeutico alla cura dei tumori totalmente diverso dai precedenti, avendo il pregio di considerare la cura non più solo come un modo per sopravvivere più a lungo possibile, quanto nel modo migliore possibile. Una terapia non più impostata sul farmaco dall’azione devastante, in grado di distruggere tutto, quanto su un insieme di farmaci e vitamine ben calibrati che agiscono in sinergia e nel rispetto dell’organismo malato. La MDB infatti può essere eseguita a casa del paziente stesso grazie alla semplice collaborazione dei familiari e, per i soggetti autosufficienti, anche in perfetta autonomia, senza ricorrere all’aiuto di alcuno. È inoltre compatibile con una qualità di vita perfettamente normale tanto che sono molti i pazienti in età lavorativa che la praticano senza avere alcun disagio nello svolgimento della loro professione. In poche parole, con la terapia Di Bella, si realizza una “convivenza migliore con la malattia” dando la possibilità al paziente di combattere la sua battaglia in modo più dignitoso, senza essere gravato da pesanti effetti collaterali.
Le difficoltà di curarsi con la terapia Di Bella sono principalmente legate al fatto di non potersi curare all’interno di una struttura pubblica. Di conseguenza l’approvvigionamento di alcuni farmaci e i costi più o meno alti non ne consentono un ampio utilizzo.
Per chi volesse approfondire la conoscenza della terapia Di Bella e valutare la possibilità di curarsi essendo certo di non cadere nelle mani sbagliate (i medici che si spacciano come “dibelliani” senza averne il titolo sono tanti) può rivolgersi ai seguenti numeri:
tel. 338/4683410 (Ivana Maccione)
tel. 335/5311146 (Patrizia Mizzon)
6. Il metodo Pantellini.
L’ascorbato di potassio. Il metodo del Dott. Gianfranco Valsé Pantellini nacque da un caso fortuito, o per meglio dire, da un errore. Nel 1947, il Dott. Pantellini consigliò ad un malato di cancro inoperabile allo stomaco, con prognosi di pochi mesi di vita, di bere limonate con bicarbonato di sodio al fine di calmare i forti dolori. Dopo un anno, lo rivide perfettamente ristabilito (il paziente morì infatti d’infarto vent’anni più tardi). Al momento di esaminare le radiografie, pensò che si trattasse di quelle di un altro. Cos’era successo? Il paziente, per errore, non aveva usato il bicarbonato di sodio, ma quello di potassio. “Ebbi come una botta in testa”, raccontò un giorno Pantellini. “Feci delle separazioni di limone ed esperidati dei vari acidi presenti e mi accordai con dei colleghi medici, per sperimentarli su alcuni malati di cancro, ormai in fase terminale, che volontariamente si offrirono di assumere, per via orale, citrato di potassio, tartrato di potassio ed esperidato di potassio: non ottenni purtroppo alcun effetto. Quando poi somministrai ai malati l’ascorbato (vitamina C) di potassio, conseguii i primi riscontri positivi”. Proseguendo nella terapia, i malati di cancro presentavano apprezzabili miglioramenti, già nell’arco di 10-15 giorni. Il dolore scompariva, o quantomeno si attenuava, ed il paziente era in grado di riprendere la propria attività lavorativa. In alcuni soggetti, ancora oggi, a distanza di 40 anni, non risulta alcuna presenza del tumore. Pantellini proseguì le sue ricerche per quarant’anni, scoprendo che l’ascorbato di potassio trovava applicazione anche in alcune malattie degenerative ed autoimmuni. Continuò a tenere conferenze, partecipò a vari congressi di oncologia, pubblicò le sue scoperte su riviste mediche, curò con successo migliaia di persone. Risultato? Alcune denunce da parte dell’Ordine dei Medici (assolto), problemi a non finire, diffamazioni; ma l’aspetto più grave è che in tutti questi anni, Pantellini non è mai stato preso in considerazione dalla classe medica. Non viene confutato, semplicemente viene totalmente ignorato. Chi volete che abbia interesse a prescrivere l’ascorbato di potassio, un prodotto che costa poche decine di euro per un mese di terapia e che, oltre a tutto, non è brevettabile ? Di seguito viene riportato un discorso del Dr Pantellini fatto a 82 anni poco prima di morire:
“Nelle nostre cellule vi sono ogni attimo migliaia di reazioni chimiche
simultanee, compresa la lotta tra gli enzimi chiamati
superossidodismutasi ed i famosi radicali liberi detti i distruttori.
Nel caso in cui i radicali dovessero aumentare od il gene che costruisce
le SOD non funzionasse bene, entro 24 ore la cellula diventa
cancerogena. Da una quarantina d’anni ho scoperto l’efficacia di una
terapia antiossidante, che va in aiuto delle SOD, ed è l’Ascorbato di
Potassio. Questo, attraverso la ristrutturazione della pompa
sodio-potassio sulla membrana cellulare, penetra nella cellula non solo
riportandovi il potassio che viene espulso dalla degenerazione, ma
ricomponendo le catene dei messaggi genetici. La cellula, rimessa in
ordine, non viene più attaccata dal cancro. Questo prodotto è come un
integratore alimentare senza alcuna tossicità. I risultati clinici,
attestabili, dimostrano che in 17 pazienti su 20, la riduzione della
sintomatologia varia tra la completa guarigione e la regressione
variabile. Nel caso dell’angioma, l’ascorbato blocca l’azione
dell’ossigeno nelle cellule e ferma il processo. Anche il prof. Folkman
negli USA ha messo a punto un sistema per combattere questa
proliferazione di capillari, strangolandoli chimicamente con
angiostatina ed endostatina. È una via parallela, ma la mia agisce
dall’interno delle cellule come preventivo.
Il rimedio c’è, il problema è che non costa nulla!
In conclusione i risultati positivi, dove non ci sono tornaconti
economici, stranamente non vengono considerati, mentre la chemioterapia
distrugge l’organismo spesso prima del tumore.
La prevenzione dei tumori potrebbe essere per qualcuno, in termini
economici, un danno incalcolabile. Sempre più studiosi sono daccordo col
ginecologo tedesco Muller, secondo il quale il 70% dei nati morti, o
focomelici, è dovuto ai farmaci”
Alcuni ricercatori del NIDDK (National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases) in alcuni esperimenti sui topi hanno scoperto che alte concentrazioni di ascorbato di potassio erano associate ad effetti antitumorali nel 75% delle linee cellulari tumorali. Più precisamente è stata osservata una riduzione della crescita tumorale e del peso dei tumori del 41-53%. Tuttavia, tra il 1979 ed il 1985, studi clinici sull´uomo in cui veniva somministrata vitamina C, controllati con placebo ed in doppio cieco, non confermarono effetti benefici.
Ancora una volta ci si trova dinanzi alla situazione dove una qual certa sostanza che sembra possedere un forte effetto antitumorale non viene riconosciuta dalla medicina ufficiale.Una sperimentazione seria sull´ascorbato di potassio non è stata mai condotta e probabilmente non lo sarà mai. Senz´altro le sostanze utilizzate da questa terapia sono totalmente atossiche. Per di più la vitamina C anche se assunta in alte dosi non può causare effetti indesiderati in quanto la parte in eccesso, che non può essere assorbita, viene naturalmente eliminata dall´organismo. Tuttavia l´ascorbato di potassio, andando ad agire sulla pompa sodio/potassio, è bene che venga assunto con il controllo costante di un medico.
Per chi volesse approfondire questa terapia, è possibile contattare la:
Fondazione Internazionale Pantellini Via Mattioli, 55 Firenze Tel. 055 491835 Fax 055 499634
e-mail: fondazione@pantellini.org
La terapia con ascorbato di potassio prevede di assumere giornalmente 0,15 gr di acido ascorbico (vitamina C) in cristalli puri, conservati in bustine di alluminio, 0,30 gr di bicarbonato di potassio in cristalli puri. Il tutto va mescolato in ½ bicchiere d’acqua minerale con un cucchiaino di plastica per ben 3 volte al giorno, 1 ora prima dei pasti principali. La preparazione e la spedizione delle sostanze in cristalli puri viene realizzata dalla Farmacia:
New Mercuri in via Celso 13/R a Firenze Tel. 055 482558 – 499504
7. C.R.A.P. (Complementare Riducente Antidegenerativa Puccio).
Nel maggio del 1999, dopo 12 anni di studi, un ricercatore siciliano, Giovanni Puccio, con l’aiuto di alcuni medici, mise a punto una cura anticancro di tipo naturale, basata sul ripristino dell’equilibrio cellulare a livello acido/basico tramite delle sostanze ossido/riducenti.
Più precisamente la terapia antiossidante di Puccio si propone di riequilibrare il rapporto redox-omeostatico cellulare con l’intento di bloccare la formazione degli dei radicali liberi che sono all’origine del processo degenerativo del tumore.
Le ricerche di Puccio hanno portato a concludere che il cancro sia una conseguenza di un processo patologico che inizia molti anni prima all’interno dell’organismo e che si manifesta con un forte squilibrio elettrochimico, blocco delle pompe sodio/potassio e calcio/magnesio, abbassamento del potenziale di membrana, abbattimento del sistema immunitario e acidosi metabolica.
La terapia è in realtà una multiterapia, basata sull’attenta somministrazione di diverse sostanze. L’elemento principale è il GSH ovvero il “Glutatione ridotto” che esplica alcune funzioni fondamentali a livello cellulare.
Oltre al GSH la terapia prevede l’assunzione di acido ascorbico (vitamina C), bicarbonato di potassio (vedi Metodo Pantellini), selenio, coenzima Q10, vitamina E, licopene, betacarotene, aminoacidi essenziali (fosforo, magnesio, calcio, potassio, etc.) oligoelementi ed enzimi regolatrici e acetilcisteina, oltre ad una particolare alimentazione energetica.
Al termine del riequilibrio del rapporto redox-omeostatico che si raggiunge entro tre mesi circa, si attiverebbero naturalmente i linfociti NK natural Killer in un tempo stimato dai 4 ai 6 mesi. La riuscita del trattamento sembrerebbe legata allo status del substrato biologico del paziente, che spesso viene fortemente compromesso in seguito alle terapie citotossiche (chemioterapia). Al termine della remissione della patologia è prevista una terapia di mantenimento.
La complessità della terapia complementare riducente antidegenerativa di Puccio comporta che venga eseguita sotto osservazione medica, in quanto prevede un attento e continuo monitoraggio di diversi parametri, come il sottoporsi ad esami ematochimici ogni 10/15 giorni ed un esame dello stress ossidativo completo (che viene eseguito esclusivamente presso l’ IDI di Roma).
Recentemente, ad un convegno tenutosi a Palermo presso l’Hotel President in data 08/05/2006, un giudice di pace ha parlato in modo favorevole circa l’efficacia della terapia, ed è stato riportato un caso di guarigione sconcertante su un cancro al fegato del padre della Top Model Eva Riccobono.
La terapia, chiamata anche vaccino terapeutico E.M.M.A.NU.ELE., è stata anche sperimentata ufficialmente negli anni successivi in 5 paesi stranieri. Purtroppo non siamo venuti a conoscenza dei risultati di questa sperimentazione, ma per saperne di più è possibile contattare:
Associazione per la Ricerca Scientifica Via A. Cisalpino, 2 90128 Palermo
per contatti diretti:
cell. 338/7773738 (Giovanni Puccio)
cell. 328//6369415 (Rossella Puccio)
e-mail: giovannipuccio@hotmail.com
e-mail: rossellapuccio@hotmail.com
Il comitato scientifico dell’associazione è rappresentato dal Dott. Santi Scola, Specialista in Ematologia Generale Clinica e di Laboratorio, Igiene e Medicina Preventiva, Orientamento Laboratorio e Patologia Clinica.
Da alcuni dati rilasciati dal Ministero della Salute e pubblicati sul Giornale di Sicilia del 03/06/2008 a pag. 7, si è potuto constatare che la Sicilia registra il 15% di decessi in meno per tumore rispetto alla media nazionale nonostante il consumo dei farmaci antitumorali sia il 6% in meno. Questi dati potrebbero far pensare ad una reale efficacia della terapia che essendo abbastanza conosciuta in Sicilia, viene utilizzata quasi esclusivamente in questa regione.
8. La graviola (annona muricata).
L’annona Muricata, comunemente chiamata “Graviola”, è una pianta della foresta amazzonica che sembrerebbe possedere delle importanti proprietà antitumorali. L’uso del condizionale è d’obbligo, in quanto, malgrado diversi studi di laboratorio abbiano evidenziato tali proprietà, non è mai stato condotto uno studio sugli esseri umani che ne comprovasse l’efficacia.
Di seguito viene riportato uno dei tanti testi che si trovano su internet sull’argomento: “Da oggi il futuro del trattamento del cancro e le possibilità di sopravvivenza sembrano molto più promettenti che mai. Il merito va ad una pianta che cresce in Amazzonia, nelle foreste pluviali del sud America: la GRAVIOLA (annona muricata). Molto probabilmente fra non molto tempo potremo cambiare opinione sulle possibilità di sconfiggere il cancro. Dagli estratti di questa potente pianta potrà essere possibile:
* Sconfiggere il cancro in tutta sicurezza con una terapia completamente
..naturale che non provoca nausea, perdita di peso e di capelli.
* Proteggere il sistema immunitario ed evitare infezioni fatali.
* Sentirsi più forti e sani durante tutto il corso del trattamento.
* Aumentare la propria energia e migliorare l’aspettativa di vita.
Una grande e conosciuta industria farmaceutica statunitense per più di sette anni ha studiato e testato in laboratorio le proprietà della graviola. Non essendo riuscita a isolare e duplicare in una formula chimica brevettabile i due più potenti componenti della pianta e quindi non potendo trarre grandi profitti dalla vendita di un farmaco, l’azienda ha abbandonato il progetto evitando di rendere pubblico il risultato della ricerca. Siccome per legge non si possono brevettare le sostanze naturali (giustamente, la natura appartiene a tutti, non se ne possono brevettare le meraviglie), uno studio clinico che comporta investimenti per centinaia di migliaia o addirittura milioni di dollari deve avere poi un suo ritorno economico dalla vendita dei prodotti; nessuna casa farmaceutica condurrà mai degli studi su sostanze che poi chiunque potrebbe coltivare o raccogliere per preparare il proprio rimedio personale. Fortunatamente uno dei ricercatori di quella compagnia, pur condividendone gli obiettivi di profitto, non poteva accettare la decisione di nascondere al mondo questo unico killer del cancro.
Fu così che ascoltando la sua coscienza e rischiando la carriera decise di contattare e informare la Raintree Nutrition, una compagnia statunitense che si dedica alla ricerca, al raccolto e alla riforestazione di piante ed erbe nell’Amazzonia. La sua presidente è riuscita a guarire da una rara forma di leucemia proprio grazie alle piante della foresta pluviale.
Durante le sue ricerche la Raintree Nutrution ha scoperto che anche il NATIONAL CANCER INSTITUTE (NCI) nel 1976 aveva già verificato che gli estratti di questa pianta erano in grado di attaccare e distruggere le cellule maligne del cancro. Questo studio era però stato archiviato come un rapporto interno e mai reso pubblico.
Nonostante queste proprietà siano state scoperte già nel 1976, non è mai stato condotto uno studio su esseri umani, quindi nessuna sperimentazione a doppio cieco e altri test per verificare il valore del trattamento tale da essere pubblicato sulle riviste mediche e quindi universalmente accettato come terapia. In ogni caso, la graviola ha dimostrato di poter distruggere le cellule del cancro in altri 20 studi di laboratorio. Il più recente, condotto dalla Catholic University of South Corea agli inizi del 2001, ha rivelato che due composti estratti dai semi della graviola hanno mostrato una “citotossicità selettiva comparabile all’Adramycin” (un farmaco comunemente usato nella chemioterapia) per le cellule del cancro al colon e al seno, lasciando contemporaneamente intatte le cellule sane, al contrario di quello che si verifica con la chemioterapia.
In un altro studio, pubblicato sul Journal of Natural Products, ha dimostrato che la graviola non è solo confrontabile con l’Adriamicina, ma la supera clamorosamente negli studi di laboratorio. Un composto della pianta ha distrutto selettivamente le cellule cancerose del colon con una potenza 10.000 (diecimila!) volte superiore a quella dell’Adriamicina.
Anche i ricercatori della Purdue University hanno riscontrato che gli estratti delle foglie di graviola hanno eliminato le cellule del cancro in almeno sei tipi di tumore e sono state particolarmente efficaci contro le cellule del cancro alla prostata e del pancreas (!). Secondo un altro studio, sempre della Purdue University, estratti di questa pianta hanno isolato e distrutto le cellule del cancro al polmone.
Quindi, le domande più ovvie saranno: perché sono stati condotti solo studi di laboratorio e non sono state diffuse notizie così incoraggianti? Per il motivo già accennato all’inizio: non essendoci la possibilità di profitti derivanti dalla vendita di un brevetto di un medicinale chimico, nessuna compagnia farmaceutica investirà enormi risorse finanziarie per uno studio appropriato. Purtroppo questa è una realtà comune a gran parte delle terapie naturali. Incoraggiata da questi test di laboratorio, la Rain Tree Nutrition ha condotto ulteriori ricerche, anche con l’aiuto delle tribù dell’Amazzonia, per raccogliere e far riprodurre questa pianta. Oltre ad aver reso disponibile un preparato contenente la sola graviola, questa azienda ha sviluppato un prodotto chiamato N-TENSE che contiene il 50% di graviola ed il restante 50% una miscela di sei erbe con riconosciute proprietà anticancro: Bitter melon (Mormodica charantia), Esphinheira Santa (Maytenus illicifolia), Mullaca (Physalis angulata), Vassourinha (Scoparia dulcis), Mutamba (Guazuma ulmifolia), Cat’s Claw – Unghia di gatto (Uncaria tomentosa).
Purtroppo finora sono stati pochi i medici e pazienti negli USA (pochissimi in Europa) che hanno usato la graviola o il composto messo a punto dalla Rain Tree Nutrition per combattere il cancro. In ogni caso, secondo le testimonianze pervenute alla Rain Tree Nutrition e al distributore italiano, i primi risultati sembrano particolarmente incoraggianti.
Mentre la gran parte delle ricerche sulla graviola sono focalizate sulle sue capacità anticancro, la pianta è usata da secoli dalla medicina popolare del Sud America per trattare un sorprendente numero di disturbi fra i quali: ansia, ipertensione, influenza, tigna, scorbuto, malaria, eruzioni cutanee, nevralgia, dissenteria, artriti e reumatismi, palpitazioni, nervosismo, insonnia, diarrea, febbre, nausea, foruncoli, dispepsia, spasmi muscolari, ulcera.
Non ci sono dubbi che un ammalato di cancro dovrebbe poter conoscere tutte le opzioni di trattamento disponibili. La graviola potrebbe fornire l’aiuto necessario e forse determinante per sconfiggere la malattia, oltretutto, essendone stata riscontrata l’assoluta assenza di tossicità, senza sopportare i pesanti effetti collaterali provocati dai vari trattamenti farmacologici.”
Leggendo questi testi si rimane senza parole. Ma è davvero possibile che una sostanza che potrebbe possedere delle proprietà antitumorali così forti non venga adeguatamente testata in una sperimentazione clinica per mancanza di interessi economici ? A pensarci bene è comprensibile che non ci sia una casa farmaceutica disposta a investire tanti soldi su un prodotto non brevettabile, in quanto per un’azienda privata ogni investimento economico importante deve comportare un relativo ritorno economico. Tuttavia la salute non dovrebbe essere considerato un bene privato. È possibile che la “salute pubblica” resti indifferente di fronte ad una possibilità di questo tipo ? Ovviamente qualsiasi malato oncologico troverebbe enorme difficoltà ad accettare l’idea di assumere una sostanza non adeguatamente testata, in quanto non sufficientemente rassicurato sull’efficacia né sugli eventuali effetti collaterali.
Questa è l’unica terapia citata in questa raccolta non testata sull’uomo, per la quale non è possibile garantire l’assenza di tossicità. Pertanto per chi volesse maggiori informazioni, o per richieste di spedizioni, può rivolgersi all’esclusivista per l’Italia:
“Naturvitae”
e-mail: info@naturvitae.com
via Pacinotti 18 – Monfalcone
tel. 0481/414013
fax 0481/794350
9. ESSIAC. La formula di Renè Caisse.
L’essiac è una miscela di erbe con la quale l’infermiera Renè Caisse cominciò a curare i malati di tumore, intorno agli anni 30 in Canada. La ricetta originale apparteneva ad un medico indiano, ma la Caisse ne venne a conoscenza da una signora guarita da un cancro al seno dallo stesso medico indiano. Dopo averla provata su sua zia, malata terminale di cancro allo stomaco, la quale incredibilmente guarì, la Caisse cominciò a curare con successo moltissimi malati con la collaborazione dei migliori medici di Toronto. Tuttavia la medicina ufficiale non fece altro che ostacolare puntualmente ogni tentativo della Caisse di “legalizzare” la sua cura, pretendendo che svelasse la formula della tisana. Per paura di speculazioni, la Caisse si rifiutò sempre (rifiutando anche un compenso di 1 milione di dollari da una casa farmaceutica) e continuò in semi-clandestinità a curare i malati senza alcuna retribuzione. Queste le testimonianze di alcuni illustri medici sull’efficacia della tisana:
“ho potuto constatare che nella maggior parte dei casi le deformazioni scomparivano, i pazienti denunciavano una forte diminuzione dei dolori. In casi serissimi di cancro ho visto interrompersi le emorragie più gravi. Ulcere aperte alle labbra ed al seno rispondevano alle cure. Ho visto scomparire cancri alla vescica, al retto, al collo dell’utero e allo stomaco. Posso testimoniare che la bevanda riporta la salute nel malato, distruggendo il tumore restituendo la voglia di vivere e le funzioni normali degli organi” – Dottor Benjamin Lesile Guyatt, responsabile del dipartimento di anatomia dell’università di Toronto.
E ancora…”ero venuta abbastanza scettica, ed ero risoluta a rimanere solo 24 ore. Sono rimasta 24 giorni ed ho potuto assistere a miglioramenti incredibili su malati terminali senza più speranza e malati diagnosticati terminali, guarire. Ho esaminato i risultati ottenuti su 400 pazienti” – la Dott..ssa Emma Carlson arrivata dalla California.
Durante il processo in cui la si accusava di curare senza legittimità tramite una cura non testata, ben 387 ex pazienti accettarono di testimoniare in suo favore, oltre a numerosi medici. Tutte queste persone si dichiararono convinte di essere state guarite dall’infermiera dopo essere stati definiti “senza speranza” dai medici dell’ospedale di Bracebrigde di Toronto. Il risultato del processo, fu che la tisana non era una cura per il cancro e che se non avesse svelato la formula avrebbero impedito alla Caisse di continuare le sue cure e avrebbero chiuso la sua clinica. In realtà durante il processo fu permesso di testimoniare solo ad una piccola parte di ex pazienti e una parte di medici che avevano promesso di sostenerla, ritrattarono, riconoscendo la possibilità di essere caduti in errore. Nonostante tutto la Caisse continuò a curare i suoi malati fino a all’età di 89 anni, tra mille disavventure. Un anno dopo , morì. Al funerale dell’infermiera parteciparono diverse centinaia di persone. In altri esperimenti mal condotti e non seguiti dalla Caisse la sua tisana fu giudicata atossica ma inefficace. Fino a quando nel 1984 una giornalista radiofonica fece un’intervista al Dr Brush, un rispettato medico che aveva collaborato con la Caisse negli ultimi anni prima della sua morte. Dall’intervista, seguita da un numero incredibile di persone, emerse che la tisana poteva essere ritenuta una cura per il cancro. Più precisamente il Dr Brush disse: “ho potuto constatare che la bevanda può far regredire il cancro ad un punto tale che nessuna conoscenza medica attuale è in grado di raggiungere”. In altri programmi radiofonici altri medici confermarono quanto sostenuto dal Dr Brush ed ormai l’opinione pubblica si era completamente spostata a favore della Caisse. Nonostante tutto la strada legale si dimostrava ancora tortuosa, pertanto alla giornalista venne in mente di smetterla di tentare di combattere contro le istituzioni per far riconoscere la tisana come una cura per il cancro. Si sarebbe venduta come una tisana innocua ed atossica. In questo modo chiunque avrebbe potuto continuare a curarsi senza alcuna difficoltà, trovando la tisana anche nelle erboristerie. Grazie a questa intuizione oggi la tisana “Essiac” viene regolarmente venduta in tutto il mondo come fosse un thè.
Oggi conosciamo l’esatta formulazione della tisana che comprende ben 4 erbe miscelate nella giusta proporzione: Rumex Acetosella, Arctium Lappa, Ulmus Rubra, Rheum Palmatum. La Rumex Acetosella ha ottime proprietà depurative per le cellule, contiene tutte le vitamine e sali minerali e sostanze immunomodulatrici. L’Arctium Lappa è la radice di bardana. È ricca di vitamine, sali minerali, favorisce il metabolismo degli zuccheri ed è immunomodulante. Inoltre è depurativa per fegato, polmoni e reni. Il Rheum Palmatum è la radice di rabarbaro. Ha la proprietà di rimuovere la sostanza viscosa che circonda le cellule tumorali, permettendo in tal modo il passaggio dei principi attivi delle erbe. L’Ulmus Rubra deriva dalla corteccia dell’olmo. Ha proprietà protettive per i tessuti degli organi ed un ottimo antinfiammatorio. Già prima della morte della Caisse, la tisana fu completata da altre tre erbe aventi un’azione inibente sul cancro: foglie di Plantago Mayor, fiori di Trifolium pratensis e bacche di Xanthollium Fraxiensu.
Nelle erboristerie o farmacie specializzate in preparazioni galeniche è possibile acquistare la tisana completa con tutte le erbe.
Per chi si trova a Roma possiamo suggerire di visitare, presso il quartiere San Paolo, l’ ”Abbazia San Paolo fuori le Mura” . Fin dal VIII secolo è il luogo dove vivono i monaci benedettini che propongono particolari rimedi (tisane, decotti, unguenti, erbe dalle spiccate proprietà terapeutiche tipo Aloe, composti fitoterapici, etc..) erboristici naturali, selezionando accuratamente le materie prime e controllando scrupolosamente i processi di lavorazione.
L’indirizzo è il seguente: via Ostiense, 186 00120 Città del Vaticano (metro B San Paolo)
tel. 06/45435574
e-mail: salute@abbaziasanpaolo.net
10. La cartilagine di squalo.
La cartilagine di squalo è una sostanza naturale, atossica nota più per le sue proprietà antinfiammatorie e come rimedio contro l’artrite, la psoriasi e la degenerazione maculare che per le sue qualità come anticancro.
A tal fine il miglior effetto che sembra possedere la cartilagine di squalo è legato alle sue proprietà antiangiogeniche. Più precisamente nella cartilagine dello squalo sarebbero presenti ben tre proteine capaci di inibire l’angiogenesi, cioè la vascolarizzazione. Inibendo la crescita di nuovi vasi sanguigni il tumore non può più svilupparsi e la diffusione metastatica può essere rallentata o addirittura interrotta, e il tumore può andare incontro a necrosi.
Nel libro di William Lane e Linda Comac “Gli squali non si ammalano di cancro”, gli autori descrivono le ricerche condotte per più di vent’anni sulla cartilagine di squalo e riportano alcuni casi clinici trattati con successo in Messico. Per la verità i dati riportati su questi casi clinici appaiono abbastanza frammentari e incompleti e condotti su un campione molto esiguo (solo 8 soggetti); tuttavia dalla lettura di questo libro si rimane sufficientemente colpiti e propensi a ipotizzare una qual certa efficacia di questa sostanza. Più dettagliatamente da tali studi risulta che in 7 pazienti su 8, considerati in stadio terminale, la sola assunzione di cartilagine di squalo abbia dato origine a regressioni delle masse tumorali comprese fra il 30 e il 100%. Dalle esperienze avute da Lane, sembra che la cartilagine, per non rischiare di perdere le sue preziose proprietà, deve essere la più pura possibile. Innanzitutto per non perdere la sua efficacia deve essere polverizzata molto finemente. In questo modo può venir assorbita rapidamente dall’organismo, prima che la proteina venga digerita dagli enzimi proteolitici, il che vanificherebbe la sua potenzialità antiangiogenica. Anche le procedure di essiccazione e di sterilizzazione sono importanti. Infatti l’eccessivo calore, i solventi o talune sostanze chimiche possono denaturare le proteine della cartilagine, rendendola inefficace. L’autore del libro suggerisce pertanto di acquistare solo cartilagine di altissima qualità. A Roma c’è un medico dentista, che si occupa di vendere questo tipo di cartilagine senza fini di lucro. Il numero di telefono dello studio viene riportato anche sul libro sopra citato ed è il seguente: 06/39741248. Le modalità di somministrazione e i dosaggi sono altrettanto importanti ai fini dell’efficacia. Secondo Lane la somministrazione può essere fatta sotto forma di enteroclisma o anche per via orale, miscelando la polvere di cartilagine ad un succo di frutta. L’odore della cartilagine è infatti molto forte ed è indispensabile mescolarla a qualcos’altro tenendo conto che il dosaggio deve essere altissimo. Per i tumori al III e IV stadio infatti si deve assumere 1 gr di cartilagine per ogni kg di peso al giorno, il che vuol dire dover assumere circa 60 gr di polvere di cartilagine (l’equivalente di quasi 90 capsule al giorno). Dato l’elevatissimo dosaggio anche il costo cresce vertiginosamente, superando i 1.000 euro al mese. L’unico vantaggio di questa terapia è che la sua efficacia può essere valutata già dopo circa due o tre mesi. Pertanto una TAC di controllo a 70/90 giorni dall’inizio dell’assunzione può far capire se si è sulla strada giusta oppure no. La scarsezza numerica dei dati clinici riportati sul libro e la non completezza dei risultati non consente di poter garantire l’esito del trattamento, senza contare che l’unica sperimentazione ufficiale fatta (fra l’altro su appena 30 soggetti) ha dato dei risultati poco chiari: nel 30% dei soggetti la malattia si è stabilizzata per circa tre mesi. Alcune case farmaceutiche viste le proprietà della cartilagine riscontrate in vitro e sugli animali, hanno tentato di sintetizzarne un derivato, chiamato Neovastat AE – 941 ma i risultati non hanno soddisfatto le aspettative. Le ragioni date da alcuni studiosi è che taluni processi chimici indispensabili per ottenere il derivato, andrebbero a denaturare le proteine della cartilagine, rendendola totalmente inefficace.
In conclusione, alla luce delle ricerche fatte e dei risultati ottenuti è possibile affermare che la cartilagine di squalo è certamente una sostanza atossica (anche se assunta in dosi elevate) dotata di importanti proprietà antinfiammatorie e antiangiogeniche riscontrate in vitro e su animali per la cura dei tumori e utile nella cura di altre malattie come l’artrite e la psoriasi. Tuttavia si avverte la necessità di studi più approfonditi e sperimentazioni serie condotte da importanti case farmaceutiche che dimostrino inequivocabilmente l’efficacia della cartilagine di squalo nel trattamento delle neoplasie maligne.
Nell’ampio panorama delle terapie anticancro anche la fitoterapia e l’omeopatia possono essere considerate due discipline importanti che si pongono l’obiettivo di aumentare e migliorare la qualità della vita del paziente attraverso una diminuzione dei dolori e una migliore gestione degli effetti collaterali delle terapie convenzionali. In questa prospettiva tali discipline predispongono al meglio l’organismo, inteso nella sua totalità, tramite una modalità lenta e “dolce”, verso la guarigione.
Tuttavia la difficoltà di identificare delle terapie specifiche all’interno del complesso e variegato mondo della fitoterapia e della omeopatia, non ci consente di fornire particolari indicazioni e si rimandano gli interessati ad approfondimenti personali .
Tra i vari centri di omeopatia biologica per la cura del cancro ce ne è stato segnalato uno in particolare a Colonia, dove hanno così tante richieste che spesso l’attesa per la prima visita può durare anche 3/4 mesi. Telefonando ed inviando la relazione clinica la dottoressa Hamhim Richs vi saprà dire se ritiene di poter prendere in cura il paziente. Il costo della terapia è di circa 220 euro e comprende la visita, l’esame delle urine, alcune analisi del sangue e l’impostazione della terapia.
Per avere maggiori informazioni è possibile telefonare ai seguenti numeri:
tel. 0049/64836091 (Dott.ssa Hamhim Richs)
tel. 0049/4953922567 (Dott.ssa Brigitte Gabriel)
Conclusioni.
Si è cercato di scrivere questo resoconto con il sincero desiderio di poter offrire uno spunto di riflessione sulle varie possibilità terapeutiche esistenti per la cura del cancro.
Più precisamente si è cercato di analizzare i traguardi raggiunti e al tempo stesso i limiti delle terapie convenzionali e di ipotizzare la possibilità (e/o la necessità) di intraprendere anche percorsi “diversi” .
Optare verso una scelta “diversa” è sempre una scelta coraggiosa, mai facile, ma in certi casi assolutamente necessaria al fine di non lasciare nulla d’intentato, soprattutto per i casi con prognosi peggiore.
Nella maggior parte dei casi l’abbandonare le terapie ufficiali può essere sconsigliabile, ma affiancare ad esse delle cure coadiuvanti di supporto, mirate a potenziare le difese naturali dell’organismo e a sopportare meglio gli effetti collaterali dei trattamenti convenzionali, può rivelarsi una strategia terapeutica possibile e valida.
In questa prospettiva, più che di terapie alternative, è più corretto parlare di terapie complementari, intese come completamento delle cure ufficiali, con le quali ci si prefigge di prolungare l’aspettativa di vita migliorandone la qualità.
Con umiltà e profondo rispetto per le terapie convenzionali, ma allo stesso tempo con determinazione, si è parlato anche della possibilità di intraprendere terapie di tipo alternativo, in sostituzione a quelle ufficiali, consapevoli che la “verità assoluta” sulla cura dei tumori purtroppo ancora non la possiede nessuno.
Nel mondo esistono centinaia di migliaia di persone che hanno tratto giovamento dalle terapie convenzionali e forse solo qualche migliaio o decina di migliaia che ha tratto giovamento dalle terapie complementari e alternative. La discrepanza è ovviamente dovuta all’enorme differenza numerica di pazienti trattati convenzionalmente rispetto agli altri. Forse un giorno potremmo affermare con maggiore certezza se e quando ricorrere a terapie diverse.
Per ora ci limitiamo a “sospettare” che anche poche decine di migliaia di persone sia un numero sufficiente per credere che non esiste una sola strada per combattere il cancro. Il numero di pazienti che ricorre a terapie complementari o alternative cresce di anno in anno e la nostra speranza è che nel prossimo futuro la medicina ufficiale possa finalmente dimostrarsi più aperta verso di esse.
Cominciare ad abbandonare lo scetticismo e a considerare la possibile efficacia di nuove metodiche significherebbe ampliare le possibilità di cura e combattere il cancro avendo più armi a disposizione.
Purtroppo ora la realtà è ben altra. I pazienti più sfortunati, colpiti da una malattia avanzata che non lascia speranze non possono far altro che rassegnarsi al loro destino oppure trovare il coraggio dentro di se per scegliere altre possibilità.
Non c’è mai a priori una scelta giusta o sbagliata, l’importante è che sia la più libera possibile dal pregiudizio, frutto di un percorso conoscitivo personale e di una riflessione coraggiosa sulla propria malattia. In questo senso, qualunque sia la scelta sarà sempre la scelta più giusta.
N.B: Tutte le terapie di tipo complementare e alternativo di cui si è parlato possono essere approfondite visitando i vari siti specifici in rete o prendendo direttamente contatti tramite gli indirizzi e numeri di telefono riportati.
Resta evidente che gli autori di questa raccolta non intendono in nessun modo sostituirsi ai medici specialisti in oncologia e che pertanto le indicazioni riportate non hanno finalità o valore di prescrizione medica, ma vanno intese come un contributo a carattere informativo.
(tratto da http://www.curealternativetumori.it/)
TEMPO DI GUARIGIONE- La rubrica di Monica Benatti
by Duncan on set.24, 2010, under Controinformazione
L’angolo di Alice
by Duncan on giu.18, 2010, under Ispirazione

Eccoci alla seconda uscita della rubrica di Alice, la nostra preziosa collaboratrice…
Devo dirvi la verità. Questo testo mi ha particolarmente conquistato. Tanto è pieno di amore, cura, delicatezza verso gli animali. Alice irradia questo amore. Le sue stesse parole ne sono pregne. E la sua stessa vita, che costantemente la fa imbattere in animali bisognosi o in storie dove un animale c’entra quasi sempre.. la sua stessa vita è emblematica. La sua, lo avete capito, è una vera passione.
Grazie anche ai suoi studi, poi, oltre che alla sua esperienza, comunica conoscenze importanti e utili per chiunque ha a che fare con gli animali, o comunque semplicemente prova interesse e simpatia per questo mondo. E queste cose le comunica con estrema chiarezza. A essere incomprensibili sono tutti bravi. Farsi capire è molto più difficile.
Da molti messaggi privati so che la rubrica di Alice è apprezzata e attesa..
Vi lascio al suo testo..
alla prossima occasione Alice………….
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Con gli animali ho sempre avuto un rapporto speciale, come se una forza invisibile mi facesse sentire la loro presenza e mi portasse ad aiutarli, a scovarli.
Inutile spiegare quanti animali ho raccolto per strada, abbandonati… e non solo cani e gatti, ma persino un rapace stupendo, che avevo chiamato Orlando, un asino che mi si era parato in mezzo alla strada, facendomi quasi finire giù da un fosso…. Ecco, questa forza misteriosa che me li fa trovare e, di conseguenza, aiutare, cammina sempre al mio fianco. Credo sia perché le cose le vedi, se fai le giuste domande al mondo, o meglio..se ami gli animali, li vedrai ovunque , sentirai la loro presenza anche se gettati in un cassonetto o nascosti tra l’erba alta.. E’ una questione di report.. Di dotazioni….Che è un po’ quello che si deve fare nell’educazione cinofila (una delle tante cose) cioè dare al cane dotazioni affinchè possa fare le domande pertinenti al mondo e possa vedere sempre più situazioni e ricevere le adeguate risposte. Affinchè allarghi il suo bagaglio esperienziale.
Un po’ come se ami le piante e sei appassionato, con molta probabilità , uscendo di casa farai molta attenzione a quelle che vedi, ai tipi in particolare , di certo più di qualcuno che delle piante non sa nulla.
Essere amanti degli animali , significa inevitabilmente, essere anche contattato da amici o conoscenti, nel caso in cui ne trovassero qualcuno in difficoltà. Ed è quello che venerdì sera mi è accaduto, ricevendo la telefonata di un amico che aveva trovato tre cagnolini.
Mi correggo..due cagnolini, perché il terzo è morto immediatamente, dopo essere stato gettato , con i fratellini giù da un ponte, appena nati, con ancora il cordone ombelicale attaccato.
Immediatamente abbiamo comprato il latte di capra, che è quello più idoneo per svezzarli, se non c’è quello della loro mamma. Poi latte in polvere , da dare ogni due ore con una siringa. C’è da alzarsi ogni due ore , anche la notte e c’è da tenerli al caldo, dentro uno scatolone , coperti con maglie di lana. Soffrono molto il freddo e sono debilitati. I giorni sono passati , pare stiano bene, anche se la loro vita è appesa ad un filo. Ci vuole una madre adottiva, la stiamo cercando. Spesso le cagnoline si prendono cura anche dei cuccioli non propri. Spesse volte anche le mamme gatte allattano i cani. E mentre noi uomini i nostri figli li gettiamo nel cassonetto , ne abusiamo, li abbandoniamo, ecco che dal mondo animale, così poco preso in considerazione, ci arrivano esempi di civiltà e di compassione ammirevoli.
Cerchiamo una madre anche perché per i cani i primi due mesi di vita sono importantissimi. Si potrebbero paragonare alla crescita di una vite, che si deve appoggiare ad una rete per crescere, altrimenti crescerà storta e male.
La madre è la rete. E’ la base sicura. E’ colei che sola e soltanto insegna ai figli che sono cani. Nessun educatore cinofilo, neppure il più bravo al mondo può sopperire alla mancanza della madre . Di conseguenza, i cuccioli cresciuti senza questa figura essenziale, chi in un modo, chi nell’altro, cresceranno deficitari. Carenti di qualcosa.
La madre traccia una rete tra ciò che il cucciolo è e ciò che deve diventare. La madre ha bene in mente il concetto di cane ed insegna al cucciolo a diventarlo. Questo si definisce Zona Prossimale di crescita.
La mamma insegna la rassegnazione (cioè saper gestire la frustrazione) , insegna la conazione (fare cose che non vuoi fare – da conato di vomito), insegna l’eumetria (la giusta misura nelle cose, per esempio mordere per gioco senza fare male) , insegna la ritualizzazione (prima di interagire comunica attraverso la ritualizzazione. Es. prima di attaccare un altro cane, lo minaccia attraverso comportamenti specifici.), insegna le regole sociali (attendere il proprio turno, rispettare la gerarchia ecc..) .
Il cane troppo presto tolto alla madre è DISMETRICO non sa fermarsi. Anche quando gioca fa male. Non controlla il comportamento, è insomma un cagnolino problematico. Il che non toglie che potrebbe essere bravo, obbediente, amorevole (anche la mia dolce cagnolina la trovai abbandonata e non so quanto sia stata con la sua mamma e qualche deficit lo ha) , ma è necessario capire quanto è crudele non solo abbandonare gli animali, ma anche staccarli dalla loro base sicura prima del tempo (barbara pratica utilizzata anche per la vendita ed il commercio di cani).
Sarebbe utile e giusto che tutte le persone tenessero bene a mente, anzi, meglio ancora, si stampassero un bel foglio e lo attaccassero in cucina , ben in vista da leggere ogni giorno , ciò che scrisse e decise nel 1965 Brambell , definendo i 5 punti del benessere animale :
libertà dalla fame e dalla sete
libertà da fastidi e dolori
libertà da traumi e malattie
libertà da paura e stress
libertà di esprimere i propri modelli comportamentali
Questi 5 punti si potrebbero facilmente utilizzare anche per la specie uomo, considerando la violenza ed i soprusi che ci sono nel mondo. Peccato che, quando vedo quei due poveri cagnolini e me li immagino dentro un sacchetto di plastica, gettati giù da un ponte, perdo la speranza e sono sempre più convinta che per una persona che li aiuta, ce ne sono almeno 4 che li abbandonerebbero.
A riguardo, invito a segnare questo numero nel cellulare, nel caso in cui si fosse testimoni di violenze sugli animali e di denunciarle via sms, anche anonimamente:
L’SMS dovrà essere inviato al n. 348 7611439 (in servizio 24 ore su 24), e dovrà contenere dati inerenti al tipo di animale maltrattato, al tipo di maltrattamento e l’indirizzo esatto in cui avviene il maltrattamento.
AIDAA informerà immediatamente le forze dell’ordine della segnalazione ricevuta, e nei casi più urgenti ricontatterà il mittente del messaggio per avere ulteriori informazioni per poter affrontare il caso nel più breve tempo possibile.
Il servizio è attivo dalle h. 8.00 di sabato 5 Giugno 2010.
Alice



