Born Again

Tag: coraggio

Non siamo cani da corsa

by Duncan on mag.22, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Alcuni gesti restano come staffilate nella carne, come dita spezzate, e occhi cielo azzuri limpidi dritti di speranza, dove i battiti del cuore pulsano forte nell’eccitazione adrenalinica di chi fa la cosa giusta perché prende il “sentiero sbagliato”.

E scuote di dosso la polvere, con gesto insieme di sfida infantile e di rivoltoso dovere, con tremiti di paura, che tendono le corde dell’addome, ma anche eccitano.

Come si è sempre un pò eccitati e impauriti al tempo stesso, quando ci si alza dal coro e si rovina la festa a tema, e gli sguardi sbuffanti e irritati di prime donne e comparse posso solo stare a guardare, per farla pagare poi. Ma ormai il colpo è fatto, lo spettacolo è rovinato e il gesto resta nella terra dove abitano gli
Uomini.

1968, Olimiadi Messicane. I due velocisti neri americani Smith e Carlos arrivarono rispettivamente primo e terzo nei duecento metri. E al momento della vittoria urlarono “non siamo cani da corsa” e alzarono il pugno in alto; pugni guantati di nero. Un gesto dirompente che squarciò le pagine. Una colpo geniale, che fece più rumore di mille convegni, dibattitii e proteste formali e che toccava il ventre caldo di un’America malata di rancore e razzismo, dove ancora fumava il cadavere di Martin Luther King, ucciso proprio pochi mesi prima.
Omicidio seguito a ruota da quello di Bobby Kennedy.

Quei pugni chiusi guantati di nero alzati a sfidare il cielo divennero leggenda, ma loro pagarono prezzi altissimi. La loro vita ne fu devastata. L’America non li perdonò mai.

Storie di Coraggio. Storie di Dignità. Storie di Uomini.

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APAPAIA

by Duncan on dic.30, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana, video

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Irlanda… belfast… cattolici e protestanti, odio avviluppato in rancori incatramati a strati. E odio alimenta odio, come spirali soffocanti. Nel tuo sangue mi ciberò. Diio bastardo dei Moloch di sangue, Il Levitico canta la tua infamia. Dio degli eserciti e delle pile di fuoco. Mentre le sacre mura corrono, sangue su sangue, l’orgoglio dei cimiteri.

Belfast, quartieri protestanti, quartieri cattolici. Di padre in figlio, di figlio in padre; l’odio nelle cellule, mutazione biologica, volti in cagnesco. Quartieri e filo spinato. E’ lunga la lista dei tuoi torti. Conosco a memoria le tue infamie. Fin da bambino ho imparato a sognarti ferito, a godere della tua dissoluizione.
Belfast, fermo immagine, anni fa.. il seme dell’odio.

Ricordo quella scena. La vidi in televisione. C’era una scuola cattolica, nel pieno di un quartiere protestante. Erano i primi giorni di apertura, l’anno scolastico incipiente. Un imbocco portava alla scuola, seguendo un viale lungo poco più di un chilometro, in mezzo alla città. Viale aperto, dove ai due lati la gente poteva accalcarsi. All’inizio dell’imbocco una madre con due figlie piccole non riesce a muoversi.
Centinaia e centinaia.. centinaia, forse migliaia.. di protestanti lungo il viale guardano all’imbocco schiumando rabbia alle due bambine. Statene nelle vostre fogne, urlavano. Sporchi papisti. Questa è la nostra terra. Il volto contraffatto, parodia dell’umano, scimmie belanti.. Tanto l’odio da non vedere che due bambine sono solo due bambine. Non sono una idea, una religione, una etnia.
Le ragazzie traumatizzate erano pallide un cencio e piangevano. Un bambino non può concepire tanto odio.. non può neanche immaginare la Grassa Puttana che si ciba di vita umana…piange per un grilo azzoppato e lo spaventa un gemito nella notte.. e crede che i mostri esistano solo nelle favole. Ma vede pazzi, urlanti, deformati, gracchianti. Odio.. sente l’odio.
A volte le scene restano bloccate. Capita quasi sempre. Sarebbe rimasta bloccata anche quella. Nelle geremiadi degli impalati si celebrano le assurde epiche dei bastardi.. muri su muri mondi autistici nutrono il lungo viale delle solitudini e della prevaricazione. Recinti e fili spinati. Mille anni fa, e ancora adesso.
A volte accade qualcosa. Qualcuno si alza e sfida il muro della demenza..
Che dici.. è anche questo Amore?
Un uomo, chi era?.. parente, amico delle bambine? della madre? della loro famiglia?…Non lo sapremo mai.. Un uomo si muove e arriva all’imbocco, e prende le due bambine con le mani, una a destra e una a sinistra. Prende delicatamente le loro mani e inizia a percorrere il viale. E lo percorre piano piano, senza girarsi a destra, senza girarsi a sinistra. Senza ridere né piangere. Senza guardare la folla. Senza rispondere alle provocazioni, ma senza neanche irriderle. Semplicemente cammina con le due bambine ai lati. E insulti piovono come sassaiole, lapidazioni. Urla da stadio intossicato. E’ quasi una beffa, una sfida. Quello cammina e i ragli di impotente bastardaggine implodono. Non so quanto ti costava non voltarti a destra e a sinistra. Non so se le tue gambe tremavano, anche se non lo davi a intendere.
Non so se la paura ti prendeva al basso ventre, mentre i tuoi passi avanzavano.
Ma so che facevi quello che dovevi fare. Che non riuscivi a fare diversamente.
Che prendesti per mano quelle bambine ed entrasti nella Bocca del Drago, semplicemente perché..
non avevi scelta… perché a volte puoi solo andare..
Datemi le vostre mani…
E camminavi e le urla crescevano. Chissà cosa ti dicevi. Avanti, avanti, già cinquecento metri li hai fatti.
Avanti, non aver paura. Le vedi le urla che crescono. Ma ormai non manca tanto. Continua. Ti assediano cani di Basaan. Ma questa è molto più di una normale giornata di scuola. Non è solo una normale giornata di scuola. E’ molto di più. Queste bambine devono entrare. O almeno, finche puoi portale avanti.
Cosa è quello strano impeto che ci porta ad agire? Quella via di mezzo tra eroismo e follia.. o solo il non riuscire a ingoiare quando giorno dopo giorno, vita dopo vita i sogni si spezzano e talloni di ferro lasciano le lacrime e le ferite insegnano pietre aspre per la vita.
Camminavi, quando da sinistrà arrivò una pietra. Bersaglio mancato. Per poco. Orecchio sinistro colpito di striscio, cade sangue. E lì la paura cresce, come onde concentriche si estende e ti mozza la gola. Sono pronti ad ucciderti. La prossima volta potrebbe essere quella buona. Se non la testa un occhio.. o i denti.. o la spina dorsale, paralitico a vita.
Per la prima volta ti fermi. Quanto erano pesanti le tue gambe allora? Per la prima volta l’ansia ti soffoca. Vorresti accasciarti o correre indietro. Il volto è livido, bianco.. respiri a fatica. Passano minuti.
I ragli calano, la folla ti fissa. Passano i minuti. Interminabili.
E continui. Guardando avanti. Mano destra una bambina. Mano sinistra un’altra.
Altri quattrocento metri da fare.
Ma nessuno urla più. Le urla sono poche, ma quasi forzate, senza impeto, meno convinte.
Finche tacciano. E resti solo tu e il silenzio, e gli sguardi conglati come nel cinema muto.
E tu continui ad avanzare, un pò incespicando, brividi per il corpo. Ma vai.
E qualcosa si rompe. Un granello di senape nell’ingranaggio assetato di sangue.
E un applauso parte. Che assurdità. Chi è il pazzo che ha potuto fare una cosa del genere?
Un cattolico pasdaran di Belfast che applaude? Ma santo dio qui sono tutti folli.
Un cattolico che applaude un protestante.
Ma quando mai si era vista una cosa del genere.
Tu, folle su due gambe, ma cosa ti spinge a camminare, è come una fede? Daniele, Daniele nella fossa dei leoni. E i leoni perdono il tempo e il gioco perde le regole, gli sparititi saltano.
Un applauso. Poi sono due, tre, quattro, dieci, venti.
E ognuno che applaude lo fa quasi a scatti, vergognoso quasi, senza guardare gli altri, incredulo. Ma non riesce a non farlo. Un corpo a corpo. Con l’imbarazzo, con l’odio inoculato nel dna. Da bambino hai appreso il gusto dei roghi. Da bambino hai conosciuto il volto del tuo nemico. Con l’imbarazzo lottano.. ma poi gli applausi aumentano.
E il contagio questa volta non è del male. Gli applausi dilagano. Sono centinaia. Migliaia.
L’uomo con le due bambine per le mani non riesce a controllarsi e le lacrime scendono, mentre ormai mancano poco più di cento metri..
Primo giorno di scuola. Belfast. Molti anni fa.
Vorrei spezzare un ramo con te.
Potrei portare dentro tutto quello che mi è stato strappato.
Ricordo una canzone dei Lifiba,,, LITFIBA,,, degli estratti…

” Si può vincere una guerra in due
E forse anche da solo
E si può estrarre il cuore anche al più nero assassino
Ma è più difficile cambiare un’idea ..

Il mio sogno è un mare acido
E dimmi se non è reale
Il giorno traveste di luce ogni cosa vivente,
Ma non toglie la paura dei fantasmi!

Voglio idee per sopravvivere
E mille, mille, mille non bastano!
E quel sogno, sai,
Continua a chiamarmi nella profondità del mare


Una caduta dentro i vortici d’acqua
Le mie mani, che non si fermano più.. “

 

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DOGNITA’

by Duncan on mag.12, 2009, under Resistenza umana

integrita

Leggendo un libro di Leonardo Sciascia, non un romanzo, ma  più un saggio, anzi una raccolta di saggi, un saggio di saggi.. mi colpì una piccola nota, breve ad essere esposta ma lapidaria come un macigno, emblematica e carica di senso.
Quando il fascismo si affermò pretese (anche) dai professori universitari che presassero giuramento di obbedienza. In realtà il regime fascista non aveva maglie ipertotalitarie, come quello staliniano ad esempio.. e in un paese storicamente inefficiente e anarchico come l’Italia, nei fatti i professori universitari non
avrebbero perso molto a livello concreto. Specie coloro che insegnavano materie non “sensibili” e che potessero entrare in collisione con le “dottrine” ufficiali, e quindi coloro che insegnavano materie matematiche, tecniche e altro.. avrebbero visto non molto mutare della loro vita quotidiana e delle loro modalità di
impostare l’insegnamento. Chi insegnava materie umanistiche, filosofia, diritto, storia, avrebbe avuto delle grane in più.. il regime aveva i suoi dogmi da far affermare nelle università. Ma, anche qua, nell’inefficienza di un controllo capillare in stile gestapo, specie nelle periferie i professori universitari avrebbero comunque mantenuto nei fatti una certa libertà di manovra.. e, se molto furbi e abili, tentare, durante le loro lezioni, di fare uscire, anche
qualcosa di non propriamente ortodosso. In sostanza il regime sembrava, almeno per certi settori della società, particolarmente di elité, come i professori universitari, volere soprattutto una formale e inequivocabile dichiarazione di sottomissione e di ubbidienza..come dire.. un completo atto di vassallaggio e di “venerazione” del nuovo potere.. più che andare a sindacare poi effettivamente tutti i concreti atti che questi avrebbero posto in essere.
In sostanza la quasi totalità dei professori universitari non stette poi lì a pensarci più di tanto. Sì, ci furono alcuni che finsero una certa aria vagamente (molto vagamente..) indignata, un tono un pò “forzato”, un pò come a voler preservare una sorta di “dignitas”, di chi fa le cose per forza maggiore, ma in realtà non è convinto. Ma al di là di queste “teatralità” non fu quai mai davvero posta in considerazione la possibilità di una scelta. Era folle solo pensare che ci fosse qualcosa da scegliere. Per quasi tutti l’adesione, l’inginocchiamento e la sottomissione furono immediati e
totali. Non ci fu bisogno di particolari opere di convincimento né di far “tintinnare” minacce e sanzioni. Come un sol uomo, come una sola onda, la dichiarazione venne effettuata. Raramemte si vide nella storia italiana un tale (quasi) perfetto unanimismo.
E del resto.. c’era anche da starci a pensare? In un paese in cui bastava poco per essere messo ai margini loro avevano una posizione di avanguardia e di altissimo prestigio (nell’Italia ottocentesca prima e nell’Italia fascista gentiliana poi il professore universitario aveva una auctoritas e uno status di gran lunga superiori a quelli che può avere attualmente.. era considerato una punta di diamante del pensiero, l’equivalente scientifico e culturare della aristocrazia di sangue). Erano rispettati, ben pagati, considerati dal regime e titolari di molti privilegi. Inoltre, e ciò non guasta, si trattava di un lavoro puramente intellettuale, che non richiedeva manovalanza fisica, ubbidienza a feroci capisquadra, rigide imposizioni di orario.
E ci si poteva immergere nelle passioni  metafisiche e intellettuali di una vita, dedicandosi allo studio e alla pura ricerca. Inoltre tutto il parentado ne aveva un riverbero su un piano di prestigio sociale.
E si sarebbe dovuto rinunciare a tutto, perdere la cattedra, essere annotati nella lista dei “nemici” e dei “sospetti” del regime.. perdere favori, appoggi, riconoscimento.. ricominciare da zero.. solo per non voler fare un “semplice” atto di inchino? Solo per non fare un “semplice” atto di sottomissione? Solo per non prestare un giuramento di obbedienza?
Ma quando mai… tanto i regimi passano, il vento muta, facciamo buon viso a cattivo gioco, e passata la murriana.. noi saremo qui.
E in effetti l’alternativa non fu considerata neanche proponibile. E infatti a non prestare giuramento di obbedienza furono solo in….DODICI!
Proprio così. Su migliaia e migliaia di professori universitari.. solo DODICI non prestarono ubbidienza!
Credo che nella storia non si sia  mai visto un caso di “obiezione di coscienza” di percentuali così infime, sottostanti lo 0,000…ecc.
Quei dodici non giurarono, portando in essi il peso e l’onore della dignità. Facendo qualcosa di molto più grande che salvare la loro singola coscienza. Furono come quelle fiammelle che permettono ad altri di vedere che c’è qualcuno che non si sottomette. Furono come quelle fiammelle a cui alla fine di un Impero si può ri-guardare come
a coloro che furono tra i pochi per cui un popolo non è totalmente sprofondato nella sottomissione e nel conformismo.
Alla caduta del fascismo, furono naturalmente reintegrati. E i loro colleghi ne ebbero malcelato fastidio. Sentivano freddezza e irritazione verso di loro. La loro stessa vista li infastidiva, li amareggiava quasi.

Perché quei dodici smentivano la legge della inevitabilità della corrente, che è il culto di tutte le pecore.
Perché quei dodici, per quanto fossero appena un pugno di uomini, smentivano che non ci fosse alternativa all’obbedienza e che tutti.. tutti avevano dovuto ubbidire.

Perché quei dodici erano l’immagine vivente di ciò che loro non erano stati.

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IL CORAGGIO

by Duncan on apr.16, 2009, under Musica, Resistenza umana

Questo video è magnifico, e lo dedico a voi che mi onorate con la vostra amicizia.. che siete un patrimonio.. un patrimonio per chi vi conosce e per chi vi conoscerà..
Coraggio. Per chi mette la mano sul fuoco..
Mettere tutto in gioco.Soldi, popolarità, reputazione. E dovere masticare sabbia, rabbia e dolore.Ostacoli e ostacoli ovunque.
Si verrà lasciati soli, si perderanno gli amici.
Per seguire quella Voce che ti incita, fino alla fine, fino alla fine.
Per quello in cui credi.
Quando la strada sara dura, quando tutto sarà scomodo, quando le cose saranno difficili.. quando non conviene.. tu ci sarai?
Questo è.. Coraggio..

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IL CANTO DI CHUD

by Duncan on apr.08, 2009, under Musica, Poesia, Resistenza umana

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La molle e viscida creatura Nihil, avvolgeva nei suoi tentacoli e con membra come viscide ventose Chud, Chud, la speranza dell’Ovest.. il bambino era stato mandato.. perchè le lunghe Ombre non cancellassero ogni Bellezza dalle Terra Emerse ricacciandole nelle Fauci di Magog.. Chud ormai era perduto.. la Bestia non lo colpiva solo nel fisico, ma depredava la sua anima ammorbandolo con la tristezza per la morte di sua madre.. ma, quando ormai le forze vitali venivano assorbite da Nihil, uando ormai era solo cibo, cibo per quell’Abominio.. toccò l’emblema che aveva intonro al collo e venne alle sue orecchie un canto.. il Canto di Chud..

Credi Chud,
credi in ciò che hai sempre creduto,
credi piccolo mio,
credi in tutto quello che credevi.
Credi in quelle sere di natale quando tua madre ti preparava la torta
di mele, ti accarezzava i capelli e ti parlava dell Montagne di
Gebsam, dove volano le Aquile,
e rideva, rideva, rideva.. ed il suo riso ti riempiva il cuore.
Credi che tua madre non ti ha abbandonato,
non sentire la voce dell’abominio, tutto è terra e carne putrida,
tutto è nulla, Nihil,
non sentire il veleno incestuoso che ti immette nel cuore, per
uccidere la speranza e gettarti nella desolazione.
Credi che tua madre non ti ha abbandonato,
Credi che tua madre è ancora viva,
che è qui, con te.
Credi che c’è un poliziotto che ti riporterrà a casa se gli dici che
ti sei perduto.
Credo che Gandalf e Capitan Knight e i Paladini esistono, anche se la
maestra ti ha detto che sono tutte bubbole.
Credi che non ci saranno più bambini picchiati a scuola, a correre
come lepri al suono della campanella per non farsi raggiungere.
Credi che non ci saranno più bambini rinchiusi in cunicoli di cemento,
carne per riti infami, organi da smerciare.
Credi che nessun bambino dovrà saltare su una sola gambe per le mine.
Credi che nessun bambino verrà picchiato dal padre,
Credi che nessun bambino sarà lasciato solo, in una città straniera,
come un pacco postale,
Credi che nessun bamino dovrà morire dentro ingerendo dolci pasticche.
Non arrenderti Chud.
Credi in ciò che hai sempre creduto.
Credi nello spirito di tua Madre.
Sii valoroso.
Ricorda le antiche parole.
“Tu porti in te il Sole”.
Credi Chud,
e il Mondo avrà ancora una possibilità.

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