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La nascita delle banche

by on ott.07, 2012, under Controinformazione, Resistenza umana

All’inizio le monete erano coniate utilizzando metallo prezioso, soprattutto oro.

Ci sarebbe tutta una storia da fare dei passaggi che dal baratto hanno portato fino alla moneta in metallo prezioso, e in altra sede li ho descritti.

Ma qui voglio concentrarmi sulla nascita delle banche.

La ricerca storica sembra dare proprio all’Italia  questo poco esaltante primato di essere la “madre” di quelli che saranno i soggetti da cui deriveranno le vere e proprie banche.  Sarebbero state le repubbliche marinare, Genova e Venezia in particolare (qualcuno dà a Genova il ruolo di apripista), i luoghi dove nacque una geniale intuizione.

Il sistema di pagamento, giunti al Medioevo,  ormai era universalmente riconosciuto nella forma della moneta composta di materiale prezioso. Per semplificare, immaginiamo che si tratti solo di monete d’oro (e non anche di altri materiali preziosi, come l’argento).

Prendiamo le mosse da queste monete d’oro.

Il mercante, che partiva dai porti di queste città marinare verso altri territori (città, nazioni, Repubbliche), aveva spesso bisogno di portare con sé ingenti quantità di monete d’oro, per potere effettuare i suoi acquisti. Così come, una volta che in un determinato territorio avesse venduto le proprie merci, avrebbe dovuto riportare indietro, la quantità di monete d’oro corrispondenti al valore delle merci vendute. Quindi, in un modo o nell’altro, c’era la necessità di trasportare le monete d’oro nel corso di questi viaggi commerciali.

Questo comportava enormi rischi. I viaggi  presentavano sempre non pochi pericoli, come quello di potere essere derubati del proprio oro. La geniale pensata fu che non fosse più “materialmente” il tuo oro a viaggiare, ma qualcosa che lo “rappresentasse”.

Ciò che si immaginò è che le monete d’oro invece di essere trasportate per mare (e poi per terra), per lunghe distanze, costantemente in pericolo di essere sottratte o perse in altro modo, venissero “depositate”  presso qualcuno che desse in cambio di quelle monete un “titolo”, un documento, un pezzo di carta riconosciuto… che “rappresentasse” il valore di quelle monete  e permettesse, una volta arrivati a destinazione, di ottenere l’ “equivalente” delle proprie monete d’oro precedentemente depositate.

Questo meccanismo fu la miccia che avrebbe innescato nel tempo il configurarsi del sistema bancario. E chi furono, all’inizio, i soggetti presso cui vennero fatti i primi “depositi”. Sembra che si sia trattato di orefici. Gli orefici davano un grande senso di affidabilità. Avevano forzieri abbastanza sicuri e spesso c’erano guardie a vigilare su di essi. E comunque erano abbastanza ricchi da fare sentire il depositante tutelato dal depositare il proprio oro presso di essi.

Nacque così la prima funzione tra quelle che saranno caratteristiche delle banche moderne. Il servizio di deposito. L’orefice, una volta ricevuto il malloppone di monete d’oro, rilasciava una ricevuta. Questa ricevuta avrebbe permesso al mercante di recarsi presso un altro orefice -che svolgeva una simile “funzione” nel luogo in cui doveva andare- e, dando a quest’altro orefice quella ricevuta, si sarebbe ricevuto in cambio una quantità di monete d’oro equivalenti a quelle originariamente depositate. Questa ricevuta si chiamava “nota di banco”, da cui il termine.. tuttora in uso di.. “banconota”.

Sì, il denaro che ora avete in mano, il denaro “cartaceo”, quei pezzi rettangolari con cui fate tutte le spese di ammontare superiore a quello consentito dalle monete metalliche, sono tutti “discendenti” dalle originarie “note di banco” che gli orefici all’ inizio (e poi altri soggetti) davano ai mercanti, a titolo di ricevuta,  in cambio dell’oro che veniva depositato presso di essi.

Il nostro discorso ci ha fatto comprendere subito una cosa. Che il sistema doveva basarsi su una serie di “distaccamenti” di soggetti svolgenti una analoga funzione. Perché la ricevuta, la “nota di banco” data dall’orefice, avesse valore in un altro territorio e fosse così utilizzabile, doveva esserci in quel territorio un altro orefice o figura analoga che “riconoscesse” quella “nota di banco” e desse in cambio la quantità d’oro corrispondente.

Pensateci. Indubbiamente si trattò di un colpo da maestro. Il pericolo presente in ogni viaggio, connesso alla problematicità di dovere trasportare quantità, spesso ingenti, di monete d’oro, era superato alla radice. Non c’era più bisogno di trasportare monete d’oro, bastava trasportare “note di banco”.

Ogni volta che il mercante andava presso questo orefice “straniero” , presentava il suo titolo, l’orefice lo distruggeva, dopo averlo “cambiato” con l’ammontare d’oro corrispondente.

Va detto che anche se la maggior parte degli autori parlano soprattutto degli orefici come coloro che hanno dato di fatto vita  a questo fenomeno, qualcuno aggiunge altri elementi, come chi sostiene che la repubblica marinara di Genova, avrebbe creato la prima moneta cartacea, numerato, protocollato, certificato. Quindi gli iniziatori di questo sistema non sarebbero stati solo gli orefici.

Ma a noi non interessa adesso comprendere tutti i dettagli e le sfaccettature, ma comprendere il senso fondamentale di ciò che avvenne. E visto che questi orefici, e i soggetti in genere presso cui potevano essere depositate le monete d’oro (anche se non fossero stati solo orefici), si avviavano a diventare, nel corso del tempo, la prima forma di banchieri, per semplificare la comprensione, da questo momento in poi chiamerò questi soggetti “banchieri”, anche se va inteso non esattamente nel di “banchieri medioevali”

Abbiamo finora compreso che il mercante depositava le sue monete d’oro presso questi soggetti divenuti banchieri. I banchieri davano una ricevuta o “nota di banco” in cambio delle monete d’oro depositate. Il mercante, dopo il suo viaggio, andava presso analoghe figure, consegnava il suo titolo di credito e riceveva l’oro corrispondente a quello originariamente depositato. Con quell’oro avrebbe poi effettuato i suoi acquisti. Allo stesso modo, una volta che avesse venduto le sue merci, avrebbe depositato le monete d’oro ricavate presso i banchieri e sarebbe ritornato a casa non con l’oro guadagnato, ma con la “nota di banco”, che, una volta ritornato, avrebbe cambiato in monete d’oro.  Quindi in questa prima fase il pagamento era comunque  fatto in monete d’oro. Il titolo di credito, la nota di banco, la banconota, serviva solo durante il viaggio, ma dopo, al venditore di una merce si sarebbe dato un pagamento in moneta, dopo avere, naturalmente, precedentemente fatto il cambio della “nota di banco” con l’oro.

In una fase successiva, però, il sistema di compravendita si semplifico ulteriormente, e le vendite e gli acquisti cominciarono a non essere più fatti dando materialmente le monete d’oro. Attenzione a questo passaggio. Come dicevo prima, il mercante inizialmente arrivato in un nuovo territorio, andava presso i banchieri e convertiva il suo titolo di credito, la sua ricevuta nel corrispondente quantitativo d’oro; e poi andava a comprare le merci che pagava in monete d’oro. Successivamente però, divenne molto più rapido  comodo per i mercanti, PAGARE DIRETTAMENTE CON LE  NOTE DI BANCO.  Avvenne, in pratica, che  il venditore di merci, arrivò a fidarsi così pienamente di quei titoli cartacei, da non pretendere necessariamente l’oro in cambio, ma da accettare con fiducia quei titoli. Questo poté avvenire perché il titolo si autonomizzò dall’originario proprietario. Mentre, c’è da credere, all’inizio quel titolo poteva essere utilizzato solo dall’originario proprietario, solo lui poteva convertirlo nella corrispondente quantità di oro. Successivamente, invece, quel titolo era convertibile da chiunque lo portasse presso i banchieri. Il mercante, quindi,  che vendeva una merce e che avrebbe ricevuto quel titolo, poi avrebbe potuto andare presso i banchieri del luogo e cambiare le note di banco ricevute con l’oro corrispondente.

A questo punti i titoli di credito, le note di  banco… quei pezzi di carta dati in rappresentanza dell’oro depositato, non era più solo un titolo di credito, ma divenne UN VERO E PROPRIO MEZZO DI PAGAMENTO. E come un vero e proprio mezzo di pagamento poteva essere utilizzato DIRETTAMENTE. Le note di banco quindi cominciarono a diventare “denaro”, ovvero un mezzo di pagamento generalmente riconosciuto (come lo era la moneta). Le note di banco divennero allora qualcosa di analogo alle  odierne banconote. Anche se non dobbiamo dimenticare che quelle note di banco non davano la stessa identica “percezione” che a noi danno oggi le banconote. Noi le banconote (ad esempio un pezzo da 50 euro) le percepiamo come direttamente valore, non come valore “in rappresentanza” di altro. Le note di banco, invece, nonostante arrivarono ad essere riconosciute come  forma di pagamento, erano fondamentalmente viste come “rappresentanza”. Il vero valore era sempre visto nell’oro che esse rappresentavano e che il soggetto che le riceveva poteva chiedere in cambio del valore da esse  rappresentato.

Detto ciò, questo salto fu di enorme in portanza. Le note di banco erano diventate a tutti gli effetti mezzi di pagamento, essendo accettate direttamente. Questo comportava una riduzione, rispetto all’inizio, delle concrete situazioni di cambio. Potendo essere direttamente utilizzate la note di banco come forma di pagamento, si riducevano le volte in cui il soggetto doveva andare presso i banchieri per convertire quelle note di banco in oro. Questo originario sistema costituito da depositi, note di banco e loro utilizzo come sistema di pagamento era talmente oliato ed efficiente che si diffuse a macchia d’olio, arrivando ad essere utilizzato ufficialmente in tutto il Mediterraneo.

Questo portò ad un’ulteriore riduzione delle concrete azioni di cambio. Ormai le note di banco circolavano in maniera sempre più  stabile e riconosciuta. Erano comode e poco ingombranti. Sempre di più, allora, i portatori di questi titoli, evitavano di scomodarsi per andare a convertirli in monete d’oro. Così divennero pochi quelli che andavano a cambiare la nota di banco in oro, e moltissimi, invece, semplicemente facevano le loro transazioni di compravendita scambiandosi questi titoli.

Si era manifestata quindi quella un’altra delle caratteristiche che saranno proprie del sistema bancario nel corso dei secoli. Ovvero la percentuale molto bassa di coloro che, di volta in volta, richiedevano, in cambio delle banconote, il valore in oro corrispondente.  Storicamente le banche –nei periodi che non fossero di crisi o di radicale scombussolamento sociale- avranno i forzieri pieni di oro, appunto perché pochi sarebbero stati coloro che di volta in volta avrebbero cambiato i propri titoli in oro. E l’azione di questi pochi non sarebbe stata cumulativa, nel senso che, a furia di cambiare poco a poco, l’oro sarebbe finito. Perché per pochi che di volta in volta cambiano i propri titoli in oro, altri avrebbero depositato. E quindi –tranne le epoche di crisi o le situazioni di bancarotta- difficilmente le banche si sarebbero trovate sfornite di oro.

Fermiamoci un attimo.

Abbiamo visto come le note di banco da “semplici” titoli di credito rappresentativi sono diventati anche mezzi di pagamento.

E abbiamo visto come sono sorte alcune delle funzioni che saranno proprie del sistema bancario:

I-L’attività di deposito in cambio di un titolo corrispondente.

II- La presenza di un forte quantitativo di valore (oro) costantemente presente nei forzieri della banca.. non considerando ora periodi di crisi e situazioni particolari.

Da questa seconda funzione, la costante presenza di uno stabile e notevole quantitativo d’oro presso le banche sarebbe sorta una terza funzione, che avrebbe portato alle banche come sono le abbiamo storicamente conosciute, ovvero..

III- La capacità delle banche di “creare” denaro, traendo profitto dall’oro depositato presso di esse.

Ritorniamo al secondo punto. Abbiamo detto che i forzieri delle banche (tranne che in presenza di situazioni di crisi) erano spesso pieni di oro, perché pochi nei fatti lo ritiravano, in quanto pochi, di volta in volta, convertivano le note di banco nell’oro corrispondente. I banchieri cominciarono a porsi ossessivamente una domanda. Quante persone andavano a ritirare contemporaneamente l’oro scambiandolo con i loro titolo? La percentuale come si è visto era molto bassa, e tendeva ad aggirarsi intorno al 5%. Restava quindi tutto un ben di Dio, un ammontare di circa il 95% (naturalmente sono percentuali orientative e generiche, il succo del discorso non cambierebbe se la percentuale d’oro ritirata fosse un po’ più elevata) d’oro che giaceva inutilizzato.

A questi banchieri quell’oro tutto quell’oro che giaceva placidamente inutilizzato sembrava quasi uno spreco.  E si scervellavano, si scervellavano, si scervellavano per capire come potere fare per non restare con le mani in mano davanti a tanto oro. Finché scatto l’ ”illuminazione”. Venne compreso il modo di trarre profitto da quell’oro inutilizzato, e venne, contemporaneamente, ideata una delle più grandi inculate della storia.

In pratica, visto che era quasi impossibile che tutti i possessori di note di banco venissero contemporaneamente a riscuotere il proprio oro, in cambio dei propri titoli, si cominciarono ad emettere ALTRE NOTE DI BANCO, oltre quelle originariamente date ai possessori dell’oro. E in cambio di queste “nuove” note di banco date in prestito, venivano chiesti interessi.

Un esempio per semplificare la comprensione.

Immaginiamo un banchiere presso il quale dieci clienti abbiano depositato dieci monete d’oro (sto volutamente ragionando in piccolo). Il banchiere –come abbiamo capito dal discorso fatto finora- darà a quelle persone, in rappresentanza dell’oro, dieci  banconote. Fino a qui, tutto chiaro.

Adesso immaginiamo che presso quel banchiere giungano altre dieci persone. Queste persone non depositano nulla. Ma vorrebbero dell’oro in prestito.  Il banchiere a rigor di logica non potrebbe prestare assolutamente nulla. L’oro depositato, infatti, non è suo.  E ha già rilasciato i titoli di credito, le banconote, corrispondenti all’oro depositato. Quindi dovrebbe semplicemente dire a questi soggetti che vogliono un prestito “mi spiace, ma è impossibile”. Ma non fu questa la risposta che i banchieri a un certo punto cominciarono a dare. La loro “illuminazione”, infatti, aveva fatto loro comprendere, come proprio utilizzando l’oro inutilizzando, proprio facendo, in base ad esso, dei prestiti ad interesse, avrebbero potuto ottenere immensi profitti. Non presteranno direttamente l’oro, ma le banconote, tanto per il soggetto richiedente poco cambiava, dato che le banconote a un certo punto erano tranquillamente accettate come mezzo di pagamento.

Ritorniamo al nostro esempio. Vengono questi dieci soggetti, che non depositano nulla. Ma hanno bisogno di “liquidità” e chiedono un prestito. I banchieri, sapendo di potere contare su una riserva d’oro costantemente notevole, emettono altri titoli di credito, altre banconote che “prestano” a questi nuovi soggetti,.

A quel punto il  banchiere nel suo forziere ha dieci monete d’oro. Ma i titoli di credito che ha emesso, le banconote, non saranno più dieci, come era originariamente, ma venti, dato che si aggiungono le ulteriori dieci che ha emesso e dato in prestito.

Dove sta il profitto? Sta nel fatto che ognuno dei soggetti che riceveranno in prestito queste banconote,  dovranno non solo ritornare il valore prestato, ma anche versare, in aggiunta, un interesse.

Naturalmente, è evidente a tutti, che il banchiere è come se avesse operato un gioco di prestigio, prestando qualcosa che non poteva prestare. Infatti, se tutti i titolari di banconote andassero adesso a chiedere la conversione in oro, il banchiere non potrebbe materialmente onorare il suo impegno e la sua attività subirebbe un tracollo. Ma, come abbiamo visto, si tratta di una eventualità estremamente improbabile. E si scelse di correre questo impercettibile rischio in cambio dell’enorme profitto che avrebbe generato il prestito ad interesse.

Era comunque prevista una sorta di “soglia di garanzia”. Ovvero un certo ammontare di oro in relazione al totale delle banconote emesse (del denaro prestato). Questo ammontare arrivò a corrispondere grossomodo al 20% del totale delle banconote emesse.  In pratica, il totale di denaro emesso doveva essere, almeno per il 20% circa, essere coperto dall’oro. E’ evidente che il rischio teorico restava,  perché se nello stesso tempo veniva chiesta la conversione del 40% delle banconote emesse il banchiere si sarebbe trovato con il culo per terra. Ma, e a ragione, i banchieri capirono che era rarissima una ipotesi di richiesta di conversione che superasse il 20%. Questa riserva di valore, di oro, che doveva essere presente, viene definita “riserva frazionaria”, nel senso che, nei fatti, nei forzieri è presente solo una riserva di quello che realmente si presta. Per correttezza  dico ai lettori che mente il meccanismo di base mi è chiaro, ovvero il fatto che a un certo punto i banchieri cominciarono ad emettere banconote a titolo di prestito, ho ancora dei dubbi su come operava concretamente la riserva frazionaria. Quindi mi riservo, eventualmente, di emendare parte di questo ultimo passaggio in cui parlo di essa.

Riepiloghiamo.

I banchieri vedevano tutto questo oro depositato presso di loro che restava inutilizzato, e gli sembrava un grande spreco. Si scervellarono per capire come trarne profitto. Finché ebbero l’illuminazione. Prestare titoli di credito/banconote ad altre persone, in cambio di un interesse. Misero in piedi  una pratica illegale, non essendo loro quel denaro. E anche una pratica che aveva un rischio teorico, ma estremamente improbabile. Il tempo però gli diede ragione, consentendo loro, con il sistema del prestito ad interesse, di accumulare, nei secoli, profitti colossali.

A questo punto siamo davvero giunti alle  proto-banche. In quanto gli istituti gestiti dai banchieri medioevali non erano più solo istituti di deposito, ma anche istituti che concedevano credito, istituti di deposito e credito quindi, come le banche moderne.

E’ da notare come i clienti all’inizio fossero all’oscuro di tutto questo meccanismo. Quello che facevano i banchieri era illegale, era una usurpazione, perché quel denaro non era  il loro, loro dovevano esserne solo i depositari. I clienti si sarebbero rivoltati se avessero capito che i banchieri traevano profitto dal loro denaro, agendo in pratica come usurai. I banchieri allora, da una parte, specialmente nei primi tempi, evitavano di fare comprendere chiaramente ai clienti quello che facevano, e ne nacquero quindi clausole nascoste, contratti poco trasparenti e accordi falsati che le banche facevano firmare ai risparmiatori.

E poi, soprattutto, idearono IL TASSO DI INTERESSE SUI SOLDI DEPOSITATI. In questo modo anche il cliente che depositava il suo oro, riceveva il suo guadagno. Il sistema era naturalmente congegnato in modo tale che gli interessi che giungevano a coloro che depositavano il denaro rappresentassero una uscita decisamente inferiore agli interessi che i banchieri ricevevano da coloro a cui a loro volta prestavano banconote. Ma comunque per i depositanti era una forma di guadagno. A quel punto si diventava molto più “tolleranti” e molto meno “sospettosi”. Una volta che il depositario riceveva denaro in più oltre a quello depositato, e vedeva che quindi ,“dal nulla”, otteneva un guadagno, non era poi così smanioso di cercare di capirci di più e smascherare una eventuale truffa. Insomma, mi arrivano soldi in più, senza che faccio una mazza, perché andare a complicarmi la vita, col rischio di scoprire che questo sistema danneggia altri.

Il tasso di interesse a favore dei depositari fu un’altra geniale trovata che, nei fatti, garantì la loro cooperazione a questo sistema, anche quando, a un certo punto, si cominciò a comprendere che ciò che avveniva  non era poi un gioco tanto pulito.

(CONTINUA)

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GLI ORGONITI — intervista a Francesca D’Amico

by on mag.04, 2011, under Controinformazione, Scienza

Orgoniti… che nome strano no? Sembra di entrare in un film di fantascienza. Strane parole, strane energie, teorie balzane.

E quando si comincia a capire di che si tratta, molti si daranno a gambe levate. Semplicemente perchè troppo “razionali” e “ragionevoli” per credere a queste stramberie, no? Del resto avrebbero considerato stramberia anche l’idea che potesse esistere qualcosa come la luce elettrica, se qualcuno ne avesse parlato qualche secolo fa. Come qualcuno considerò stramberie quelle di Leonardo. E anche il rapporto mente-corpo, ormai dato per assodato anche dai medici più ferocemente istituzionali… qualche decennio fa sembrava a molti una sorta di mito per gonzi e tipi misticheggianti.

E allora… non è importante credere o non credere all’efficacia di qualcosa come.. gli orgoniti. E questo non è un post invita a una credenza fideistica in qualcosa. L’importante è… darsi la possibilità di immaginare… di immaginare che una cosa sia possibile. E poi dopo, magari, darle fuoco. Ma prima, almeno, darle, anche solo per un attimo una chance. Per un attimo credere che qualcosa, anche la più incredibile, sia possibile. E’ questo uno dei caposaldi della libertà mentale.

Io fino a qualche mese fa non sapevo niente degli orgoniti. Anche se sapevo qualcosa di Wilhelm Reich e dei suoi studi. La prima volta che mi imbattei concretamente negli orgoniti fu quando conobbi, via internet, Francesca D’Amico.. la stessa persona a cui oggi faccio questa intervista.

Lei me ne parlò. Mi incuriosì. E anche io ho creato il mio bell’orgonite. Ce l’ho ancora da poco. Non posso dare prove eclatanti sulla sua efficacia. Se facessero un qualche testo le mie “sensazioni”, potrei dirvi che sento di avvertire il suo operare. Ma non è questo il punto. Magari sono tutte cazzate. Ma c’è dentro una riflessione, una consapevolezza originale, studi particolari, tanti esperimenti. E se funziona davvero, le ricadute sarebbero potenti.

Volevo parlare delle orgoniti su Born Again. Ma non volevo farlo andando a pescare qualche esperto o iperfissato sul tema. Ma proprio intervistando una persona “concreta”.. una persona che non era già addentro a questi mondi, né era una esperta di particolari tematiche. Una persona che non fosse una scienziata alternativa, o una studiosa di Wilhelm Reich o una ricercatrice nei settori della controinformazione. Ma che fosse una persona come quelle che puoi incontrare al bar o al cinema. Non una appartenente a qualche gruppo di studiosi “eletti”. Una persona che non ci sparerà un gergo complicato, e non farà analisi lunghissime e dettagliate. Una persona che, tutti coloro che avrebbero letto, avrebbero potuto comprendere.

Quindi ho intervistato proprio la stessa Francesca D’Amico che mi ha introdotto nel mondo degli orgoniti.

Questa intervista vuole essere un ponte. Per chi non sa nulla di orgoniti, dà qualche spiegazione e indicazione, in un linguaggio comprensibile e chiaro. Lasciando poi al lettore la scelta. Per chi volesse saperne di più, il materiale presente su internet è ingente. Per chi non gliene potesse importar di meno.. beh.. grazie di averci tenuto compagnia.

Vi lascia all’intervista sugli orgoniti a Francesca D’Amico.

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1) Francesca se ti chiedessero a bruciapelo “Cosa è un’orgonite?”, che cosa risponderesti?

Per caso ,nell’estate del 2010,risposi alla richiesta di amicizia di uno sconosciuto su Facebook. Il nuovo amico mi parlò subito della sua passione: le orgoniti. Il nome orgone era stato coniato dallo psichiatra Wilhelm Reich.Lui scoprì che esisteva un’energia(che credeva blu) emanata dai cristalli. Energia universale e benefica,detta Prana, Chi, Ki. Lo scopo di Reich era di curare i blocchi energetici. Ma ogni pietra o cristallo ha la sua proprietà,e quindi ciascuno può respirare il tipo di energia che preferisce,a seconda di cosa sceglie per la sua orgonite.

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2) Alla base del funzionamento dell’Orgonite sembra esserci quindi la concezione dell’esistenza di una “energia orgonica”. Per sommi capi, senza fare un discorso per esperti, ma il più semplificato possibile.. come può essere intesa questa energia orgonica?

Si definisce orgonica, l’energia vitale e formativa che pervade ogni manifestazione naturale, che organizza e permea ogni organismo vivente, non è calore, elettricità, magnetismo ne energia chimica e non e neppure il sunto di tutte queste forze, è l’energia specifica di dei cicli naturali che noi chiamiamo “VITA”: La scienza ha dimostrato che la materia è semplicemente la condensazione di un substrato di sottile energia vibratoria, una condizione virtuale nota come “energia di punto zero”. L’energia orgonica si differenzia da tutte le altre energie conosciute, che derivano dalla materia e che sono pertanto definite “energie secondarie”(elettrica,magnetica,nucleare ecc..).

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3) Gli orgoniti che effetti potrebbero avere sul contesto elettromagnetico nel quale siamo costantemente immersi?

Gli elementi presenti nell’Orgonite sono perfettamente idonei a proteggerci e a migliorare il nostro ambiente, poiché non hanno bisogno di alcuna fonte d’energia per funzionare, e, funzionano indefinitamente 24 ore su 24. Più specificatamente permette di tramutare le energia negative (e nocive) risultanti dalle emissioni elettromagnetiche di apparecchiature elettriche quali antenne di ripetitori radio e telefonici, televisori, elettrodomestici, cellulari, cavi dell’alta tensione, luci al neon etc , in energia orgonica positiva, rigenerando e bilanciando il campo energetico. L’Orgonite è quindi un generatore di energia positiva. Tenendola in casa, vicino al computer, portandola con sé, ci protegge dalle radiazioni elettromagnetiche e a radiofrequenza.

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4) C’è un esperimento che ognuno potrebbe fare per vedere con i propri occhi qualcuno degli effetti dell’orgonite?

Ti racconto una cosa che ho fatto, e che hanno fatto molti altri….si tiene l’orgonite davanti,una luce bassa e soffusa di lato,e si comincia respirare lentamente ,guardando davanti a sè. Io dopo un cinque minuti vedo gli stipiti della porta,che sono scuri,vibrare. In realtà non vibrano,ma ci passa davanti l’energia orgonica. C’è una specie di fumo bianco leggerissimo che va a ondate verso la porta. Questo “fumo”,che qualcuno vede in altri colori,non va verso il basso,ma verso l’alto. Al momento non ci si può credere! Sembra impossibile,assistere a un fenomeno tanto strano! Ci si sente molto in pace,sereni,e la respirazione resta tranquilla ,anzi ,si andrebbe avanti per un bel pezzo a respirare così,senza pensare a niente..

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5) Che effetti concreti ha, in senso ampio, l’orgonite sulla salute umana?

Ci sono molte teorie in proposito. Sembra vi siano effetti benefici consistenti, ma io non sono ancora in grado, in base alla mia esperienza, di descriverli in maniera effettiva e completa. Io personalmente ne ho tratto benefici. E anche le persone a ne ho donato uno. Ad esempio, in una famiglia a cui ne ho regalato una orgonite, l’influenza quest’inverno non è arrivata (ed è il primo inverno che succede).Io voglio esagerare,e ascoltando l’amico e maestro, lascio un’orgonite sotto al letto,dando per scontato che l’energia salirà tutta la notte.

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6) Ma come si crea concretamente un’orgonite?

Crearla è abbastanza facile.
* Si compra un mezzo kg di cera d’api da un apicultore.
* La si fa fondere in un pentolino.
* In un contenitore oleato si comincia a versare un po’ di cera.
* Si aggiunge rame ,ottone,alluminio.
* Poi il cristallo,e altra cera.
* Si finisce con i metalli.
* Si copre tutto con la cera.
Se ci sono piccole pietre nere,vanno bene tutto intorno a quella grande. Si può variare a seconda di quello che piace. Io ho distrutto un porta foto d’argento e l’ho fatto a pezzettini. Il rame dei fili elettrici,le pagliette d’ottone,sono facili da tagliuzzare. Ho messo un sacco di monete di rame da un centesimo. La carta stagnola rappresenta l’alluminio. Qualcuno usa l’oro colloidale o la foglia d’oro.
E’ meglio aspettare un giorno prima di far uscire dal contenitore la piccola orgonite.

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7) Una volta che l’orgonite è stata creata va… “ripulita”, diciamo.. di tanto in tanto?

Le orgoniti ogni tanto vanno rigenerate facendole stare sotto l’acqua corrente,e volendo si possono mettere in un piatto con un po’ d’acqua.Come se fossero dei fiori,di giorno stanno benissimo sui balconi…

Grazie Francesca

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