Born Again

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La storia di Silvia e Nico – un percorso tra malattia, cura e amore

by on dic.28, 2015, under Guarigione, Ispirazione, Medicina

Silvia3

Conobbi Silvia Deiana poco più di tre anni fa, e rappresentò, per me, l’inizio di un percorso. Dato che l’intervista che le feci fu la prima di una lunga serie di interviste che avrei fatto nel corso del tempo nell’ambito del mondo delle cure alternative. Interviste fatte soprattutto a persone che avevano affrontato o stavano affrontando una patologia di un certo livello (spesso oncologica); e in merito alla quale erano approdate, ad un certo punto, in un percorso di cura “alternativo”. O interviste fatte a persone che avevano un famigliare caro che si era trovato in una situazione del genere. O interviste fatte a medici o ricercatori “di frontiera”.

Di Silvia all’epoca sapevo solo che il marito affetto da un grave tumore, aveva avuto grandissimi benefici con la terapia Di Bella. E visto che avevo e ho un interesse particolare (anche se non esclusivo) per la Terapia Di Bella, la contattai per chiederle se voleva che le facessi una intervista.
Il metodo Di Bella non fu l’unico percorso “non convenzionale” seguito da Nico, il marito di Silvia. Altre “conoscenze” erano già state messe in gioco quando io conobbi Silvia, e si aggiunsero, in modo sempre più incisivo nei tre anni precedenti.
Nico due anni fa ha lasciato questo mondo. Nonostante il dolore immenso che una persona, così infinitamente amata dai suoi cari, come era Nico, lascia quando viene meno il suo tempo su questa terra, il suo è stato anche un tempo di vita conquistata. Anni di vita da poter regalare a se stesso e ai suoi figli; anni di vita che la grave patologia di cui era affetto sembrava gli avrebbe negato. Per certi aspetti Nico è stato un miracolato. E se sicuramente ci ha messo la sua forza di volontà, il merito, e non ho problemi a usare questa espressione così forte, è quasi totalmente della moglie, che spinta dall’amore, da uno di quegli amori possenti da romanzo, si buttò a capofitto nello studio, su internet e sui libri, pur di trovare una via che desse a Nico una speranza. Silvia passò infinite nottate a studiare, studiare, studiare; a confrontarsi, confrontarsi, confrontarsi. Sia su internet. Sia (in modo più classico) su testi cartacei. Sia parlando con tante persone dal vivo.
Si può dire che lei adesso è una persona molto diversa da quello che era più di 3 anni fa, quando cominciò il calvario del marito. Ha una conoscenza impressionante del mondo dell’”altra medicina”. E non si è mai fossilizzata su uno aspetto di quel mondo. Col passare del tempo, anzi, i suoi orizzonti si sono sempre di più allargati. Senza negare nulla del buono di ciò che aveva conosciuto in precedenza (micoterapia, Metodo Di Bella, dieta curativa, ecc.) è arrivata, specie negli ultimissimi tempi, a dare una importanza sempre più centrale alle profonde cause energetiche e spirituali della malattia e, in connessione, alle trasformazioni che su quei piani devono operare per potere giungere ad una profonda guarigione. Sono riflessioni importanti perché toccano quei livelli che spesso devono essere messi in gioco per provare a capire fino in fondo perché un determinato problema è insorto nella nostra esistenza e per venirne definitivamente a capo. Lo scopo è quello di una Guarigione Autentica che è qualcosa che pur comprendendo la guarigione fisica non si conclude in essa. Dato che una persona può anche fisicamente guarire, ma restare ancora portatore di una “ferita” che potrà trovare, in un momento successivo, un’altra manifestazione somatica.
Nico nonostante il “miracolo” di anni di vita conquistati a dispetto di ogni previsione, dopo tre anni ha lasciato questa vita. Le cure ufficiali, che inizialmente, e per un certo periodo, intraprese, furono assolutamente inappropriate e devastanti. C’è davvero da credere che se non le avesse intraprese adesso, con molta probabilità, sarebbe ancora vivo.
Ma questa storia non è la storia di amarezza e dolore. Non solo almeno. Ma di uno sconfinato amore che, pur nella prova estrema, ha continuato nella sua fioritura e che è diventato “atto di dono al mondo”.
Perché è questo che la vita di Silvia è diventata. Atto di dono al mondo. Dinanzi a una prova così radicale e a tanti anni di battaglia totale, ci si può chiudere completamente o sciogliersi in un amore che abbraccia il mondo. Ed è questo che, come vedrete, Silvia ha fatto.
Di seguito, la testimonianza che ha scritto, e che mi ha inviato, in cui racconta tutto questo percorso.
Leggetela con attenzione. Lo merita veramente.
Ed è un dono che lei vi fa e che voi (leggendo) fate a voi stessi.
Grazie a tutti voi e grazie a te Silvia.
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L’INIZIO DELLA MALATTIA

Sono trascorsi degli anni da quando questo pc era fondamentale per noi…direi vitale. E oggi finalmente riesco ad aprirlo cercando di scrivere qualcosa sulla mia esperienza, qualcosa che possa essere d’aiuto agli altri. Purtroppo ho maturato una certa esperienza nel settore, grazie a tantissime notti insonni, letture su letture, ricerche e contatti. Sono per natura una ragazza curiosa, devo sempre andare infondo alle cose, non mi accontento e sono anche un tantino diffidente. La vita mi ha insegnato che nessuno ti regala nulla e che dobbiamo costruirci noi la strada. Ero una ragazza come tante, 31 anni appena compiuti, una bimba di 4 anni e il maschietto appena nato, solo 3 mesi. Sposata con il mio fidanzato storico, 33 anni, poliziotto, bellissimo e grintoso…quel tipo di ragazzo con cui ti senti sempre al sicuro e sai che con lui accanto non ti accadra’ mai nulla. Avevamo una vita normale e ordinaria, casa, lavoro e figli. Mio marito pero’ soffriva da tempo di forti dolori alla schiena, sapeva di avere una piccola ernia del disco, dovuta probabilmente al suo lavoro in volante, quindi non diede troppa importanza alla cosa. Ma il dolore continuava, cosi’ decidemmo di fare una risonanza che ci porto’ a comprendere che piu nulla sarebbe stato come prima.

L’ESITO DELLA BIOPSIA

Era una mattina di marzo, cucinavo per lui delle patatine fritte…a lui piacevano tagliate fresche con l’uovo sbattuto sopra, cosi’ come le cucinava la sua amata nonna. Entro’ a casa con uno sguardo preoccupato, poggio’ il cappello nel tavolo del soggiorno e arrivo’ da me con il referto della risonanza. Parlava di linfoadenopatie sospette. Inutile dire che all’epoca non sapevamo neanche cosa fossero, cosi’ lo convinsi a chiamare la sua dottoressa, che gentilissima gli spiego’ che i suoi linfonodi addominali erano cresciuti troppo e che doveva fare una consulenza oncologica. Ricordo ancora che al telefono gli disse di non fasciarsi la testa prima di rompersela, ma funziono’ poco. La sola parola “oncologico” ci chiuse lo stomaco e le patatine con l’uovo sbattuto rimasero nel tegame in cucina. Era il marzo del 2010, da li seguirono ecografie, tac, esami ematici e ogni genere di test. Si pensava, dato la giovane eta’ e la problematica estesa ai soli linfonodi, che fosse un possibile linfoma. Gli fecero una biopsia a un linfonodo nel collo e portarono i tasselli ad analizzare. Ci volle 1 mese e mezzo per avere la diagnosi. Ricordo bene quel giorno, era maggio ma c’era molto vento. Andammo in ospedale per apprendere direttamente dai medici la diagnosi e avere al contempo una spiegazione. Il professore ci fece accomodare in una stanzetta fredda, alle sue spalle aveva 4 o 5 tirocinanti che ascoltavano in silenzio. Esordi’ dicendo “mi dispiace, avrei voluto darle una notizia migliore ma non e’ cosi’. La strada per lei e’ molto in salita. Ha un carcinoma a piccole cellule, un tumore che colpisce le cellule epiteliali, nel suo caso sicuramente i polmoni”. Rimasi di sasso, i conti non mi tornavano, ma in quel momento pensai solo a mio marito. Era sconvolto. Quando andammo via dalla stanza asettica di quel reparto triste, entrammo in ascensore. Vidi mio marito tremare come una foglia. Era la prima volta che lo vedevo in preda al panico. Un ragazzo alto quasi 1.90 cm, muscoloso e forte era in balia della tempesta. Lo abbracciai e gli dissi che nessuno poteva fare prognostici sulla vita delle persone. Gli dissi che solo noi facciamo le casistiche, con la nostra forza, coraggio e determinazione. In quel momento qualcosa nel nostro rapporto cambio’. I ruoli si invertirono e fui io a prendermi la responsabilita’ di tutto, decisi io di prendermi cura di lui e di ogni cosa. Avrei fatto di tutto per salvarlo.

L’INIZIO DELLA LOTTA

Decisi di telefonare subito a un bravo dottore che nel frattempo tramite amicizie avevamo conosciuto, gentilissimo e disponibile. Ci accolse in una stanzetta di un altro ospedale, fece un gran bel sorriso e lo tranquillizzo’. Ricordo ancora che mio marito gli chiese se c’erano speranze per lui, se poteva ancora lottare….e lui lo guardo’ dritto negli occhi e gli disse “certo che hai speranza, ma come ti e’ venuto in mente?! Ora dobbiamo solo capire bene la sede primitiva del tumore, dopo di che inizierai la tua terapia!!! ho visto casi impossibili portati a guarigione completa. Oggi inizia la tua lotta!!” . In quel momento vidi il viso di mio marito cambiare…aveva capito che almeno c’era una speranza, una possibilita’…e lui l’avrebbe colta. Avrebbe fatto di tutto per poter guarire. Questo medico infatti e’ un bravo pneumologo e sapeva bene che quel referto non poteva essere esatto. Decise quindi di far ripetere l’esame istologico in un’ altra struttura. Abbiamo atteso un altro mese e mezzo.

LA POCA CHIAREZZA DELLA DIAGNOSI

Arrivo’ il secondo esame istologico: carcinoma indifferenziato a piccole cellule. Stessa cosa, non era possibile…..i suoi polmoni erano puliti, non poteva essere una neoplasia polmonare, fin qui ci arrivavo bene anche io. Ma in ospedale pressarono molto per iniziare la chemioterapia, dicendo che il tempo era poco e che gli istologici parlavano chiaro. Erano chiari per loro ma non per me. Piu’ volte intavolai discussioni con il primario e i vari oncologi, volevo un nuovo istologico, questa volta fatto in un’altra regione. Piu’ volte mi dissero che dovevo fidarmi di loro e smettere di studiare e leggere nel web. Peccato che di loro io non mi sono fidata neanche un minuto. Infatti avevo ragione.

INIZIA LA MIA RICERCA SULLE CURE NATURALI

Iniziai a leggere tanto sulla chemioterapia cosi come sulle cure naturali. La chemio non aveva senso per me. E’ un discorso puramente logico. Il tumore arriva in una situazione di indebolimento del sistema immunitario. Se si ha la fortuna di avere una neoplasia circoscritta, la chemio distrugge il tumore e in qualche modo forse ti salvi. Se, come nel caso di mio marito, i tumore ormai e’ diffuso, la chemio non e’ in grado di distruggere tutto ma devastando il sistema immunitario non da modo al corpo di difendersi. Il tumore stesso diventa chemioresistente e muta, diventando ancora piu’ aggressivo. A quel punto viene sempre offerta al paziente una nuova batteria di chemioterapici ancora piu’ forti, fino a quando il malato muore e non certo a causa del tumore. Cominciai a informarmi sui vari tipi di cure naturali mirate per i tumori e per aiutare il sistema immunitario a rinforzarsi. Studiai un vero e proprio protocollo fatto di sciroppo di aloe arborescens che preparavamo a casa, graviola, vitamina B17, ascorbato di potassio, caisse formula, micoterapia, beta carotene e una dieta alcalina, fatta di alimenti naturali e vegetali biologici.

L’ INIZIO DELLA CHEMIOTERAPIA

Purtroppo a causa del pressante terrorismo psicologico dell’ospedale, mio marito nel luglio del 2010 comincio’ la chemioterapia con protocollo PEB (platino, etoposide, bleomicina), un mix di farmaci vecchi e pericolosi. Capii che dovevo rispettare la sua scelta, anche se non fu facile per me. Mi giuro’ che avrebbe fatto con molta cura e attenzione il mio protocollo naturale e cosi’ fu. Gia dal primo giorno di chemio notai una vera e propria metamorfosi negativa in lui, aveva la pelle grigia, i capelli stopposi, era molto screpolato in viso….sembrava davvero un veleno nelle sue vene e oggi so che lo era davvero. Ancora mi pare assurdo che i malati scelgano di sottoporsi a una tale follia, ma rispetto la loro scelta e ancora oggi li aiuto a trovare un giusto protocollo naturale che possa sostenerli. Perche’ esiste!!! e trovo assurdo che in ospedale non venga dato un aiuto immunitario attraverso cure naturali mirate. E badate bene che io di medici, primari e professori ne ho conosciuto tanti in giro per l’italia…e quasi tutti sono al corrente che l’aloe ad esempio aiuta tantissimo il corpo, anche durante la chemio. Ma in pochi lo dicono, per paura di esporsi ad un sistema che in caso contrario li farebbe fuori in un istante. Ormai e’ difficile trovare un medico che va contro gli interessi economici e tutela solo la salute del suo paziente. Difficile ma non impossibile…io ne ho trovati.

COME LE CURE NATURALI INTERAGISCONO POSITIVAMENTE ALLA CHEMIO

Le chemio si susseguirono settimana dopo settimana, cosi’ come le cure naturali, prese quotidianamente. Persino i freddi dottori dell’ospedale notarono con interesse e stupore la risposta positiva di mio marito a quel terribile veleno. Con quella chemio non e’ difficile trovare pazienti che perdono unghie e denti oltre ai capelli, che hanno gravissime neutropenie e piastrinopenie, lui invece stava bene. Non era per niente debole, andava al mare, faceva calcetto e anche body building. Insomma davvero sorprendente!! mi capito’ in quel periodo di andare anche in un grande e noto ospedale oncologico milanese, dove un medico mi disse che non era per niente colpito dalla reazione positiva di mio marito alla chemio in presenza dell aloe, dato che lui stesso la stava studiando in laboratorio con grandi risultati. Peccato pero’ che non poteva divulgarlo poiche’ senza un brevetto era impossibile integrarla alle cure dei suoi malati. Siamo sempre li. Business, business e business.

LA CHEMIO AVEVA FALLITO

La chemio termino’ nell ottobre del 2010, la tac pero’ non fu proprio un grande successo. Era migliorato ma di poco, circa un 30% a fronte di una tossicita’ elevatissima. Lo misero in pausa e io insistetti ancora per avere un nuovo istologico. Durante quei mesi continuo’ le cure naturali e sembrava una roccia. Era forte e pieno di energia. Chi aveva modo di vederlo, Medici compresi, stentava a credere che fosse cosi’ gravemente malato. Passarono alcuni mesi e la sua oncologa insistette per cominciare nuova batteria di chemioterapici, ma io con molta fermezza le dissi che prima di un nuovo istologico non si sarebbe iniziato nulla, dato che ancora ero convinta che il tumore di mio marito non fosse quello. Sapevo bene di non avere le sue simpatie, per lei ero solo una gran rottura. Non ero la tipica mogliettina spaventata che sventolava il marito durante le sedute di chemio. Ero una noiosa e petulante ragazza che leggeva, studiava e si informava ….e soprattutto faceva domande, troppe.

NUOVA CHEMIO FALSE SPERANZE

Arrivo’ dopo altri 2 mesi dal Belgio, il nuovo esame istologico. Indovinate un po??? sarcoma. Tutti nel panico, dottori, infermieri, professori….una bolgia. Ne avevano sparate di grosse in quei mesi, carcinoma qui, carcinoma li, linfoma, persino carcinoide….ma sarcoma proprio no. Con un sarcoma dei tessuti molli doveva essere morto da tempo, invece era li, vivo e vegeto e pure in forma.
Nessuno aveva una spiegazione. La sua oncologa ebbe una geniale idea…facciamo un trapianto di midollo autoctono, e poi radiamo al suolo con la chemio. Si, le dissi io, radiamo al suolo chi? Il tumore o mio marito?…ricordo ancora la sua faccia, mi odiava proprio. E pensare che lui era quasi convinto di farlo!!!! dovetti impormi per fargli vedere le alternative. Decisi di consultare fuori regione uno dei massimi esponenti che si occupano di sarcomi. Prendemmo l’aereo e andammo in un altro grande ospedale nazionale, volevo sentire da questo grande esperto una possibile soluzione. Ci accolse in una stanza fredda e piccola in un ospedale che dire triste e’ dire poco. All ‘ingresso vidi mio marito assorto fissare i malati che entravano e uscivano come zombie, senza capelli e grigi di carnagione. Mi disse “ sono tutti morti, ma ancora non lo sanno”. Il dottore lo visito’ accuratamente, era incredulo. Mentre mio marito si rivestiva, mi disse “io non so come sia potuto durare cosi’ tanto…e poi con questa forma fisica!!! non ho parole”. Gli dissi del protocollo naturale che avevo fatto per lui e mi consiglio’ di continuarlo. Era passato un anno dalla scoperta del tumore. Secondo i loro calcoli doveva essere gia’ morto. Gli propose una nuova chemio, questa volta mirata per i sarcomi e ci confermo’ che era un miracolo quel 30% ottenuto con il PEB dato che quel tipo di chemio non scalfiva minimamente i sarcomi dei tessuti molli. Aveva fatto 6 cicli di chemio inutile.
Volle fare un nuovo istologico, era il 4°, questa volta da un suo amico nel nord italia, per capire che tipo di sarcoma fosse. Il risultato no si fece attendere: sarcoma desmoplastico a piccole cellule rotonde, con interessamento linfonodale. Una condanna a morte certa, oppure un miracolo vivente, dato che non ci sono sopravvissuti a questa neoplasia in fase avanzata.

SARCOMA DESMOPLASTICO E METODO DI BELLA

Questo tipo di sarcoma e’ stato scoperto nel 1989 e fino ad oggi a livello mondiale ci sono stati forse 300 casi in tutto il mondo. La forma ai linfonodi e’ la rarita’ nella rarita’, in italia e’ il primo caso in assoluto.
Tornammo a casa e si comincio’ questa nuova chemioterapia (Epirubicina e ifosfamide/ mesna). Fece 3 cicli che lo portarono ancora una volta a perdere i capelli, questa volta anche ciglia e sopraciglia. Quando si guardava allo specchio stentava a riconoscersi, ma credeva nella sua guarigione e si impegnava al massimo continuando il solito protocollo naturale. Era agosto quando arrivo’ l’esito della tac. La chemio fu inutile. Nessun risultato e tanta tossicita’ accumulata. Gli prenotarono la quarta seduta per settembre, proprio nel giorno del suo compleanno. Fu allora che decisi di impormi. Nei mesi precedenti avevo studiato il metodo di bella ideato da Prof.Luigi Di Bella ad oggi continuato da suo figlio Dott.Giuseppe e dai suoi allievi sparsi in tutta Italia. Questa cura aveva un senso per me. Dott. Di Bella scopri’ che i tumori, tutti, sono nutriti dall’ormone della crescita. Quindi la sua cura mira ad inibire questo ormone attraverso dei farmaci, mentre l’altra parte della cura e’ rappresentata da diversi elementi naturali, studiati e collaudati dal professore, che spingono il sistema immunitario e lo rinforzano. Tutto aveva un senso, finalmente. Feci vedere a mio marito i video di Dott. Giuseppe dove spiega in cosa consiste la cura e lui che era un ragazzo estremamente colto ed intelligente capi’ subito che non poteva non tentare questa strada. Partimmo per Bologna a fine settembre per conoscere Dott. Giuseppe Di Bella e iniziare la terapia. I costi erano elevatissimi, fuori dal nostro budget, cosi’ mio marito, persona sempre propositiva e forte, decise di costruire una piccola ditta edile che potesse permettergli di usare il ricavato interamente per le sue cure mediche.

GLI EFFETTI STRAORDINARI DEL METODO DI BELLA

Gli effetti della cura Di Bella furono evidenti da subito. Il suo colorito da grigio divenne roseo, i capelli da stopposi divennero ricci e pieni di volume. Dopo soli 3 mesi era pieno di forza. Mi disse “io non so cosa abbia questa cura, ma sento che potrei scalare una montagna. Non mi sentivo cosi’ in forma neanche quando ero ragazzino”. Era cosi’….in piena forma fisica, di conseguenza il morale era alle stelle. Continuo’ la cura di Bella per 1 anno e alla tac notammo che il tumore era stazionario, un risultato enorme. Decidemmo di intentare causa in tribunale per avere la cura direttamente mutuabile, ma nonostante le prove fornite, il CTU, grande oppositore della terapia di bella, riusci’ a farci bocciare la richiesta. Non ci scoraggiammo, si ando’ avanti con sacrificio e forza.

SARCOMA DESMOPLASTICO E IPERTERMIA

Continuai i miei studi sui sarcomi, tra inibitori della pompa protonica, antiacidi, e ipertermia. Trovai in rete degli studi su ipertermia nella cura contro i sarcomi dei tessuti molli. Il calore sprigionato da queste piastre era in grado di uccidere le cellule tumorali, che in realta’ sono molto deboli. Decisi di contattare Dott. Lucio Rocca che a Monza ha uno studio medico che si occupa di cura biologica dei tumori, attraverso ipertermia e metodo di bella. Dott. Rocca fu infatti uno dei primissimi allievi di Prof. Luigi Di Bella, quindi conosce perfettamente la cura e i suoi studi. Partimmo da lui nell ottobre del 2012. ci colpi’ tanto questo Dottore, in realta’ Professore di ipertermia a Tor Vergata, esperto di micoterapia e cure naturali, ha studiato persino medicina ayurveda in america. Finalmente trovammo un ambiente ospitale, uno studio medico accogliente, con tanti Dottori che seguono i pazienti in tutto il percorso dalla riabilitazione alla nutrizione. Ci accolse nel suo studio e gli disse subito una frase che mi colpi’ molto e che di li a poco mi apri’ la mia vera strada: “guarisci la tua anima, solo allora guarira’ il tuo corpo”. Quanto aveva ragione!!!!!

DA SOLA HO TROVATO L’UNICA CURA CHE FUNZIONA!! SI AGGIUNGE LA STEREOTASSICA

nel mese di novembre del 2012 mio marito, seguito da Prof. Rocca, comincio’ la cura biologica, ovvero metodo di bella e ipertermia, con aggiunta della Stereotassica, una sorta di radioterapia molto avanzata e precisa, che si ando’ a fare allo IEO di Milano. Dopo solo 1 mese di trattamento fece una TAC di controllo e il risultato ci lascio’ senza parole…..riduzione del 50% di un pacchetto linfonodale dell’addome, che si decise di trattare perche’ piu’ grande rispetto a gli altri e per verificare l’effetto della terapia in atto. AVEVAMO TROVATO LA STRADA GIUSTA!
Nel buio di una malattia rara e impossibile, sconosciuta ai tanti oncologi, io che non sono nessuno, grazie ai miei studi e alla mia voglia di trovare una strada, ero riuscita ad avere un risultato che neanche i medici avrebbero sperato. Avevo ideato un protocollo naturale e una serie di cure che agivano in sinergia, rinforzando il sistema immunitario e colpendo in maniera mirata il tumore.
Ricevetti mail e telefonate, soprattutto da un ospedale della capitale, dove un oncologo che tra i tanti aveva visitato mio marito, mi chiese dove avevo trovato quel protocollo, dato che per la prima volta in quel momento, in Germania, lo stavano sperimentando. Parlo di ipertermia con l’aggiunta di alcuni elementi fortemente antitumorali della di bella. Io ovviamente non ne sapevo nulla. Ci arrivai per caso, per logica e per intuito.

PSICOBIOGENEALOGIA PER COMPRENDERE L’ORIGINE E IL CONFLITTO DI OGNI MALATTIA

Le famose parole di Dott. Rocca, come ho spiegato precedentemente, non mi lasciarono indifferente. “guarisci la tua anima, solo allora guarira’ il tuo corpo”….dentro di me sapevo da sempre che era cosi’, che aveva ragione. Sentivo di dover approfondire, l’argomento mi interessava molto, cosi’ grazie alla mia cara amica Ines, cominciai a leggere e piano piano studiare la psicobiogenealogia, partendo dai libri di Gerard Athias, Brebion, Anne Schutzenberger e frequentando alcuni seminari sull’argomento. Compresi che la malattia e’ uno dei tanti aspetti della nostra anima, un sintomo di malessere, una richiesta di aiuto che spesso viene dal passato, nostro o ereditato dai nostri familiari, un risentito che va compreso e superato. Studiai il genoma di mio marito e compresi molto chiaramente che la sua malattia aveva origini familiari passate, ma anche personali. Lui era un ragazzo molto pragmatico, razionale. All’inizio non voleva vedere, sminui’ la cosa, faceva finta di nulla mentre io divoravo un libro a notte. Poi con il tempo si rese conto che la sua malattia non era un caso, aveva radici lontane e sofferenza che si portava dietro da quando era piccolo. Piano piano comincio’ a parlare e a piangere. La grande armatura che con gli anni si era costruito per illudersi di non soffrire, piano piano stava cadendo.

IL PRIMO INTERVENTO CHIRURGICO

Era l’inverno del 2013 una mattina ci rendiamo conto che i suoi occhi erano gialli, cosi’ dopo qualche giorno notando il peggioramento decise di andare all’ospedale e dopo alcune analisi fu ricoverato e operato perche’ un linfonodo premeva sulla colecisti causando un occlusione, quindi fu necessario il posizionamento di uno stent biliare in titanio, un intervento di routine che pero’ per lui ebbe esiti catastrofici. La bilirubina infatti calo’ di poco, cosi’ nelle settimane successive ebbe febbri altissime che solo dopo scoprimmo fossero causate da setticemia. Fu rioperato nella primavera del 2013 per inserire nuovo stant, perche’ quello precedente si ostrui’ dopo pochi giorni. Un effetto rarissimo ci dissero, poiche’ lo stent era in titanio doveva essere sicuro.

IL SUO TESTAMENTO SPIRITUALE

Un malato di cancro ha un equilibrio precario. Il sistema immunitario minato dalla malattia e rovinato dalle chemioterapie e’ labile. Basta pochissimo per rovinare il lavoro di anni e cosi’ fu.
Mio marito si consumo’ piano piano. La setticemia fu un colpo troppo grande per lui. Non si e’ mai arreso, ha lottato ogni giorno della sua vita per poter vedere crescere i suoi figli. Un giorno mi disse queste parole e io le conservo gelosamente nel mio cuore…”non sono uno stupido, so bene che la mia malattia e’ impossibile. E’ come se avessi una bomba ad orologeria in pancia. Ma sono ancora vivo, nonostante il poco tempo che mi hanno dato i medici. Sono passati 3 anni e sono qui. Ho potuto passare del tempo con te e i bambini e questo e’ solo merito tuo. Fosse stato per me avrei seguito i loro consigli e ora sarei morto. Sono vivo solo grazie a te. Non mi arrendero’ mai. La vita per me e’ come una corsa ad ostacoli….c’e’ l’ostacolo li di fronte a te, non puoi rimanere a guardarlo. Lo salti e vai avanti. Magari lo butti giu, ma non fa nulla. L’importante e’ non stare fermi, tentare! Anzi mi piace descrivertela cosi’…io adoro giocare a calcio, lo sai, la vita e’ proprio come una partita di calcetto. Quando entro in campo so che trovero’ avversari anche piu forti di me, ma che faccio, me ne vado? No, io quella partita me la gioco tutta, se vinco bene, se perdo pazienza, ma dal campo vado via sempre a testa alta”.

IL VOLO

Mio marito e’ morto in una mattina d’estate del 2013, tra le mie braccia a casa sua cosi’ come voleva lui. E’ stato al mio fianco per 20 anni e da lui ho imparato molto. Credo che un dolore cosi’ grande ci metta di fronte a due scelte: o ti indurisci o impari a dire grazie. Mio marito e la sua malattia mi hanno donato occhi nuovi per vedere il mondo. E’ come se guardassi le cose da un’altra prospettiva, da un altro punto di vista. Ogni giorno sono grata di cio’ che ho e sono felice, nonostante tutto, felice doppiamente anche per lui. La vita e’ un dono meraviglioso e bisogna gioire ed essere grati ogni giorno. Dopo la sua morte continuo ad aiutare i malati nel suo nome, porto avanti i gruppi web che ho fondato sul diritto alla liberta’ di scelta terapeutica e cure naturali (Diritti dei malati-liberi di scegliere e Micoterapia e cure naturali) organizzo con i nostri amici ogni anno un bellissimo memorial di calcetto dove tutto il ricavato viene dato alla fondazione di bella per la cura dei tumori, porto avanti iniziative in aiuto ai malati oncologici. Attraverso questi atti concreti riesco a dare un senso a tutto cio che ci e’ capitato. E’ come se il dolore fosse filtrato attraverso un meccanismo di bene. E’ il mio modo di onorare il suo cammino terreno, attraverso atti concreti di solidarieta’. Lui avrebbe voluto questo e io cosi’ onoro la sua memoria.

CONCLUSIONI

Vorrei concludere ringraziando il mio amico Alfredo Cosco che mi ha gentilmente offerto la possibilita’ di far conoscere la mia storia, per lasciare a tutti voi un messaggio importante. Dopo questi anni di studi e ricerche, e dopo la mia esperienza di moglie di un malato di cancro vorrei dirvi solo questo: ricordatevi che la malattia non e’ una maledizione. Ognuno di noi ha un compito in questo viaggio terreno. Non siamo qui per fare una passeggiata ma per imparare e lasciare un insegnamento al prossimo, possibilmente d’amore e solidarieta’. La malattia e’ un disagio dell’animo, cosi’ mentre vi prendete cura, giustamente, del vostro corpo, ricordatevi di non trascurare la psiche ovvero il vostro animo. Una strada non esclude l’altra. Va benissimo la dieta, gli integratori naturali, la cura che avete scelto, ma non trascurate voi stessi. Per ogni malattia c’e’ un risentito, una ferita che riemerge dal passato. Non voltatevi dall’altra parte, ascoltatevi.

Finisco queste ultime righe scrivendo cio’ che ho letto in chiesa il giorno del funerale di mio marito. che siano per tutti voi fonte di riflessione. Buona vita, Silvia.

16 luglio 2013

“Ci siamo incontrati in un giorno d’estate di 20 anni fa, eravamo cosi’ piccoli ma sentivamo che il nostro amore era grande e speciale. Ci siamo giurati di non lasciarci mai e cosi’ abbiamo fatto, mano nella mano affrontando le avversita’ della vita…e noi quella vita l’abbiamo avuta piena e insieme abbiamo costruito tantissimo. La malattia e’ stata l’ennesima prova da affrontare, ma noi non l’abbiamo vissuta come una punizione ma come una grande opportunita’ di crescita. vedendoti subire una preoccupazione cosi’ grande ho diviso il fardello con te, cercando una strada da seguire nel buio di una malattia rara e impossibile. Nonostante tutto ti sei fidato ciecamente dei miei studi, delle ricerche e dei consigli che ti davo, perche’ il tuo unico obiettivo era quello di guarire, per vedere crescere i tuoi bambini e per poter in futuro essere d’aiuto agli altri. In tutto questo lungo viaggio il Signore ci ha illuminato la strada, mostrandoci tanti segnali e facendoci incontrare tante persone speciali che ci hanno sostenuto e aiutato tanto. Oggi tu sei volato in cielo ma la tua battaglia L’HAI VINTA…perche’ hai saputo costruire un castello nel deserto delle difficolta’, perche’ avevi sempre una parola di conforto per tutti anche quando sentivi la paura, perche’ le avversita’ non ti hanno mai abbattuto ma spronato ad andare avanti e a non arrenderti. Un giorno mi hai detto “se dovessi morire scrivi nella mia tomba..qui giace Nico, il mago!!quello che riesce sempre a tirar fuori qualcosa dal cilindro..”. Eccomi qui oggi, accanto alla nostra amica Ines a esortarvi a fare delle sue parole la vostra forza. Amate la vita, non date mai nulla per scontato, siete fortunati ad avere accanto a voi le persone che amate e non dimenticate mai di mostrare i vostri sentimenti, di essere grati a Dio ogni istante della vostra esistenza. Non lamentatevi per le cose futili della vita, ma cercate di lasciare in questa terra qualcosa di buono, cosi’ come ha fatto lui. Quando vi sembra che tutto vi stia crollando addosso, pensate a Nico, a quanto ha sofferto e sperato, combattuto e amato, con dignita’ e forza, fino all’ultimo respiro. Ricordatelo e portatelo nel vostro cuore, lui sara’ li a consigliarvi come ha sempre fatto. Io invece guardero’ il carattere forte e rivoluzionario di Beatrice e lo sguardo profondo e intenso di Massimiliano e cosi’ rivedro’ te, dolce amore mio. Infondo penso che siamo stati fortunati ad incontrarci, sceglierci ed amarci cosi’ profondamente. La tua presenza e’ stata un dono stupendo per me.
Ti Amo, con tutto il mio cuore, tua Silvia.”

RINGRAZIAMENTI

Dedico questa intervista alle persone speciali che la vita mi ha donato, alcune incontrate lungo il cammino della malattia di mio marito e che non ci hanno mai lasciati. I miei figli grazie ai quali ho trovato la forza, l’amore e gli stimoli per risollevarmi, La mia Famiglia, Nicola, Barbara, Ines, Daniele e Silvia, Giorgia C., Giorgia D. e tutti gli amici del Metodo Di Bella.
Alle mie amiche Eliana e Lia che hanno perso la loro battaglia contro la malattia ma hanno vinto la prova piu’ grande. Il loro amore e la loro forza saranno sempre parte di me.

Con affetto, Silvia Deiana

Silvia2

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La storia di Enza Papaleo

by on giu.10, 2012, under Guarigione, Ispirazione, Medicina, Resistenza umana

Questa storia me l’ha segnalata la preziosa Sissy.

Parlerò poco, così vi lascio direttamente alla storia.

Dico solo che storie di questo genere mi colpiscono sempre. Perchè ci rammentano sempre che i giochi non sono del tutto fatti, anche quando sembra che le non ci sia spazio per le scommesse, ma solo accettazione di un destino inesorabile o di un dolore senza fine.

Sono storie sulla possibilità di seguire altre strade.

E dico a te, a tu, bacchettone, sempre pronto ad alzare il dito. Nessuno ti sta dicendo che devi fare la cura che ha fatto Enza. E nessuno sta dicendo che è la cura migliore che esista. E nessuno ancora ti sta dicendo che devi credere all’esperienza di pre-morte, anche se la letteratura sugli stati di premorte è enorme, come sulle percezioni (il tunnel, la luce, ecc.) che si hanno in quei contesti.

Quello che vedi è una donna che racconta la sua storia, e che ti invia una freccetta sulla capoccia, una freccetta con dentro arrotolato un messaggio, se lo srotoli troverai scritto.. “non accontentarti”.

Perchè negarsi di conoscere altre strade, altre cure, altre esperienze? Conoscile prima di giudicare. E poi decidi. Ma prima, conoscile.

Ma la storia di Enza è emblematica per tanti aspetti.

Quel sentirsi topo da esperimento, numero per faldoni burocratici, carne parcheggiata, di volta in volta ispezionata da medici frettolosi, in una catena di montaggio burocratica. Non tutti i medici sono così, non tutti gli ospedali. Ma non si contano le persone che deperiscono come piante avvizzite per mancanza di “sguardo”, di contatto, di intensità. Vedono riflessi negli occhi del medico il volto della loro stessa sconfitta. E credono alle sue parole stanche. Nessuno soffia dietro le loro ali, anzi, i pesi diventano più pesanti. C’è solo una strada ti dicono, c’è sempre stata solo una strada.

La storia di Enza parla del pedaggio usuraio della chemioterapia, che ti prende quarti di vita, promettendoti che un giorno.. un giorno ne uscirai..

E racconta della volontà che mette il turbo a un certo punto, ma prima saltella, come un motore a scoppio, finché parte e tu segui la tua strada.

E racconta di una battaglia che è anche interiore, che è in primo luogo interiore. La malattia a vole è preparata da anni di traumi, paura, ansia, rancore. Per guarire devi fare anche questo. Ritornare nella città del veleno e dissolverlo, sputare via tutta la morte che si è stati costretti a ingoiare per anni.

Vi lascio alla storia di Enza,

e ringrazio ancora una volta Sissy per averla segnalata.

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Cari amici, più volte sollecitata dalla nostra amica Sissy e da Giovanna ho deciso di farvi partecipi della mia storia. L’inizio della mia malattia risale alla fine del 2005.

Stavo male ma non mi rendevo conto neanche io fino al momento in cui priva di forza mi son dovuta mettere a letto. Avevo vertigini, pressione alta, voltastomaco, e grande debolezza fisica. Non ero più in grado di uscire con la mia macchina…Costretta a ricoverarmi…mi fanno la diagnosi di insufficienza renale con cisti ai reni. Mi danno da fare la dieta e torno a casa. Più il tempo passava e più stavo male, una notte ebbi una colica renale da impazzire. Un fuoco nella vescica, la mattina ero quasi morta. E decisi cosi di ricoverarmi di nuovo. Arrivai in ospedale e quando i medici e gli infermieri mi videro su quella sedia a rotelle, piegata in due come un cadavere, rimasero sbalorditi. Subito esami ematici..creatinina a 3,5 emoglobina bassissima.

Premetto che nei giorni prima di ricoverarmi mi accadevano delle cose strane. Non dormivo da mesi, mi sembrava di sognare o di avere delle visioni, una sensazione strana che non riesco a descrivere. Vedevo la mia bara in casa, vedevo il mio funerale, vedevo la gente che arrivava, vedevo i miei figli piangere e anche il mio gatto era strano. Si metteva immobile di fronte a me e mi guardava, come se accanto a me ci fosse qualcuno o qualcosa. Queste visioni continuarono anche nei giorni successivi in ospedale. Vedevo le stesse scene, vedevo i medici che cercavano di rianimarmi col defibrillatore, vedevo questo tunnel scuro che mi risucchiava verso l’alto. E lì capii che stavo tentando di uscire dal corpo. L’idea di non avere più sofferenza fisica che mi martoriava era dolcissima, quasi stavo per cedere, anche solo un respiro sarebbe bastato per salire, facevo una fatica enorme per ridiscendere. Ma il volto dei miei figli mi fermò. No, non potevo lasciarli, loro avevano ancore bisogno di me, mio marito avrebbe potuto trovare un’altra compagna, ma i miei figli un’altra mamma non l’avrebbero più trovata.

Allora capii che non c’era più tempo, dovevo decidere in fretta, se andare o se rimanere e decisi che sarei rimasta. Chiesi aiuto a DIO e dissi: “dio mio, dammi tu la forza di rimanere…”. E da quel momento sparirono le immagini di morte. Dio mi aveva lasciato la libertà di scegliere, e la possibilità di vedere tutto ciò che sarebbe potuto accadere. Quando ero a casa sognavo sempre di stare nelle acque torbide e scure, per me era segno di grande pericolo. In un dormiveglia mi vidi con mio padre e i miei nonni che mi riaccompagnavano a casa e capii che non era ancora tempo di andare con loro.

Il pomeriggio dell’8 marzo mi fecero la trasfusione, di fretta. Il medico mi disse: signora non c’è più tempo per decidere la dobbiamo fare subito, non vedevo quasi più, le immagini scorrevano come quando sul treno guardiamo fuori dal finestrino. La pressione alle stelle, creatinina a 14, mi sentivo in una palla di fuoco. Amici miei a parole non è facile rendere l’idea di quello che ho vissuto. Con la trasfusione stetti un pochino meglio, ma arrivò il blocco renale totale, senza urinare neanche un goccio. Ero aumentata di 12 chili, tutti i liquidi, le flebo con i farmaci tutti nel corpo, mi sentivo l’acqua anche nel cervello. Il lunedi mi praticarono la nefrostomia renale, un rene era andato, ma l’altro mi salvò la vita. Iniziai a perdere tutti quei liquidi e iniziai a stare leggermente meglio.

Nel frattempo il primario decise di farmi una TAC, e videro che c’era una massa che schiacciava gli ureteri e si era infiltrata nella vagina. Per mia grande fortuna non mi operarono e mi consigliarono di andare un grande centro. Andai a Verona in un noto policlinico, dove incontrai un prof. che mi fece subito una diagnosi di morte, perchè avevo la nefrostomia, perchè nella maggior parte dei casi chi ha avuto il blocco renale con massa pelvica non si salva. Non volli credere nelle sue parole, memore dei messaggi mi dissi, “gli uomini sbagliano.. Dio, non sbaglia mai”. Il prof. mi disse che potevo fare un pp’ di chemio e radio, ma giusto per sopravvivere un po’.

Il giorno dopo esame istologico in narcosi totale, dopo un mese la diagnosi: Linfoma non Hodgkin e carcinoma al collo dell’utero. Premetto che il giorno di Pasqua andai insieme a mio marito nella piccola cappella ad ascoltare la messa, una anziana signora si avvicinò e mi chiese se volevo fare la prima lettura, io le risposi di si. Andai sull’altare iniziai a leggere e quando arrivai ai Salmi, il primo versetto diceva: “non morirò, ma vivrò per annunciare le meraviglie del signore”, e un brivido mi attraversò tutto il corpo. Capii che il Signore in quel giorno Santo mi diceva di avere fiducia nonostante tutto, che ce l’avrei fatta.

Dopo la diagnosi, andai a parlare con l’ematologo. Premetto che dai medici entravo sempre da sola, non volevo che i miei venissero spaventati. Il prof. quando mi visitò mi chiese perchè non era entrato mio marito con me, e io gli risposi che mio marito non era in grado si sopportare certe notizie. Insomma per farla breve dopo la diagnosi mi fecero iniziare in tutta fretta la chemio, non mi diedero nemmeno il tempo di decidere. Subito l’appuntamento per l’infusione e iniziai li la mia prima dose di VELENO. Allora non avevo esperienza col cancro, con tutte queste cose e poi ero debolissima non avevo neanche la forza per decidere.

Tornata a casa dopo qualche giorno iniziarono a cadere i capelli e ad intorpidirsi mani e piedi, non reggevo in mano neanche un bicchiere d’acqua. Passai un’estate che non posso descrivervi, infezioni varie, nefrostomie e stent che mi tormentavano e il morale a pezzi. Quando andavo in oncologia per il solito ciclo, la dott. nemmeno mi guardava, scriveva e basta, non mi aveva mai chiesto come stavo o come mi sentissi, neanche durante le infusioni, non veniva mai un cane di medico a vedere come stavamo. In bella vista in oncologia c’era un grande cartello con i 10 diritti del malato. io non ne ho avuto MAI NEANCHE 1. Non ho mai avuto assistenza psicologica da NESSUNO, l’assistenza me la sono dovuta fare da me. Devo dire grazie alla mia famiglia a ai miei amici più cari che mi hanno sostenuto in quel periodo.

Per la medicina ufficiale la gente non ha un’anima, non ha sensibilità, non ha un cuore, non ha personalità. Non tiene conto che la persona è un insieme di mente-corpo-spirito. La medicina separa. Nono si devono curare le malattie ma le persone malate. In quel reparto mi ero sentita un numero, mi ero sentita carne da macello, privata di ogni mia sensibilità e dignità. Dopo 8 cicli di chemio la situazione non era cambiata, allora sia l’oncologo di turno che l’ematologo di Verona dissero che avrei dovuto iniziare con la radio, che io stupidamente feci. Neanche qui risultati, nel frattempo un carissimo amico Marco, un naturopata dove andavo a fare dei trattamenti con la piramide, mi parlò di un medico che curava il cancro col bicarbonato, il dott. Simoncini. Mi diede il suo libro, velocemente lo lessi e decisi di andare subito da lui. Quando arrivai mi disse: “signora….ma lei è arrivata troppo tardi..comunque ci proveremo”. Mi fece mettere il port nella zona pelvica e iniziai a fare le infusioni.

Devo dire che quella cura per me non fu una passeggiata, nel senso che era dolorosa e si protrasse per un paio di mesi. Certo non era invasiva come la chemio e la radio che avevo fatto, ma fu abbastanza impegnativa. Comunque nel frattempo stavo scoprendo la Graviola e tante altre cose, cosi con l’aiuto di alcuni amici tra cui Marco , la mia amica Silvana omeopata di Napoli (che mi hanno dato un grande sostegno durante la mia malattia) mi feci un protocollo a base di Graviola, Ascorbato di potassio, sciroppo di Aloe che una amica mi aveva insegnato a preparare, un rimedio omeopatico, zinco-rame, selenio,tea tree capsule in vagina. Insomma la metà di giugno faccio gli esami ematici e i valori erano quelli di una persona sana. Faccio la SM fine autunno, nessun segno di malattia iniziale.

Premetto che nel frattempo era già iniziato il lavoro su me stessa, si perchè avevo capito che non possiamo delegare la nostra guarigione agli altri, ma la guarigione compete noi. Ho lavorato sulla PAURA, sulla RABBIA, sul PERDONO, sull’ACCETTAZIONE, sui CONFLITTI. Avevo capito che la mia guarigione dipendeva da me, io avevo avuto la capacità di ammalarmi e io ce l’avrei avuta per guarire. La guarigione avviene prima nella nostra anima, nel nostro cuore e poi si manifesta nel corpo.

La mia è stata un’esperienza drammatica sotto l’aspetto umano, piena di sofferenza, di paura, anche di solitudine in alcuni momenti, poichè gli altri non possono comprendere quello che veramente tu stai sentendo e pensando. Dio è stato la mia grande forza. Sentivo che era sempre con me, non mi sono mai sentita abbandonata neanche per un attimo…neanche nella sofferenza più profonda.

La mia è stata un’esperienza straordinaria sotto l’aspetto spirituale, ho avuto delle grandi possibilità, che dovevo cogliere e comprendere che erano tali, il mio karma, l’evoluzione della mia anima attraverso la malattia, ho trasformato la mia paura in CORAGGIO, la mia rabbia in PERDONO, il mio rifiuto in ACCETTAZIONE. Ho trasformato tutto in GRATITUDINE verso DIO e verso la VITA, grata di aver compreso tante cose in questa vita. Grata per essere riuscita a superare una malattia che dicono terribile, ma può essere TERRIBILE nella misura in cui ci crediamo. La malattia è la malattia qualunque sia il suo nome. Le sentenze sparate dai medici sulle persone possono avere conseguenze nefaste secondo me. Bisogna credere solo in se stessi, in quel DIO che è dentro ognuno di noi, basta ascoltarsi. E se io sono riuscita a guarire non è perchè sia stata più brava o migliore degli altri…tutti abbiamo queste possibilità e potenzialità basta ascoltarsi…e sentire DIO dentro di noi. Un grande abbraccio di LUCE e di AMORE a tutti voi che leggerete la mia storia.

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