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L’amore ai tempi del Gulag
by Duncan on ott.16, 2010, under Resistenza umana
<<Quando io uso una parola” disse Humpty Dumpty con un certo sdegno, “quella significa ciò che io voglio che significhi – né più né meno.”"La questione è” disse Alice, “se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse.”"La questione è” replicò Humpty Dumpty, “chi è che comanda – ecco tutto.>>
LEWIS CARROLL
<<Se Solzenicyn crea imbarazzo, se indigna, è perché colpisce gli intellettuali d’Occidente nel punto più sensibile, quello della menzogna: se accettate i Gulag più grandi – li interpella – perché una sì virtuosa indignazione alla vista dei piccoli? I campi restano campi, siano essi bruni o rossi. Da più di cinquant’anni gli intellettuali occidentali si rifiutano di ascoltare questa domanda. Una volta per tutte, hanno stabilito che esistevano i campi ‘buoni’ e quelli cattivi, i campi trasfigurati dalla santità della causa e gli altri che sono quel che sono. [...] Ma non conosco nessun francese che non sia stato soverchiato dalla grandezza di Solzenicyn”.>>
Raymond Aron – 18 aprile 1975, su “Le Figaro”
E neanche italiani….
Quando Alexander Isaevic Solženicyn, scrittore immenso (vincitore del primo nobel nel 1970), internato per più di dieci anni nei GULAG… quando fece uscire allo scopero la sua monumentale opera “Arcipelago Gulag”, la storia dei regimi comunisti cambiò per sempre. Un colossale apparato di menzogna e falsificazione diffuso ovunque, subì un colpo non più rimarginabile.. iniziò una via senza ritorno.
Come sapeva Orwell il controllo della realtà si attua tramite il controllo del pensiero e la ri-creazione di storie, segni, eventi; manipolando i simboli e facendoli penetrare nell’immaginario collettivo e nell’inconscio individuale. Non importa più poi ciò che sia davvero accaduto.. importa la realtà che è stata ricostruti, le emozioni che sono state drogate, i simboli che sono stati conficcati nel corpo e nell’anima. E gli intellettuali, i “chierici”, insieme ai mezzi di comunicazione, svolgono a loro volta il loro compito di cosciente o incosciente prostituzione e tradimento della verità, veicolando alla collettività la “verità” consentita e idelogicamente corretta. In un certo senso è sempre accaduto.
L’opera si Solzenicyn rupper il giocattolo nel suo stesso cuore di tenebra. Per questo non lo amarono in tanti. Per qeusto non lo amarono in Francia, ma neanche in Italia.. dove l’intelligenzia di sinistra lo trovava scomodo, temendo di irritare tutto un mondo che ancora sentiva un certo legame con Mosca e con l’Est, e non volendo neanche fare i conti fino in fondo con i lati oscuri della propria storia.. quella di destra lo usò solo come randello politico.. gli altri opportunisticamente lo ignorarono. E molti fecero le pinze al suo modo di scrivere.
Ma invece l’Arcipelago è un’opera geniale e memorabile.
“Si tratta di un’opera unica per diversi motivi.Il primo è che Aleksandr Solženicyn pratica una scrittura devastante per i paradigmi e le sinapsi del pensiero unico dominante. E’ un esercizio di bio-grafia, nel senso etimologico del termine: scrittura della vita.L’inchiostro è rosso-sangue.Il secondo è la sua capacità di mischiare i generi: il reportage di guerra, il dramma, la tragedia, la poesia, il flusso di coscienza.Nell’ordine i riferimenti potrebbero essere Hemingway e la Fallaci (sì, proprio lei, quella migliore di Niente e Così Sia e di Inshallah), Shakespeare (Amleto) e Sartre, (La Nausea e Le Mosche) Eschilo (l’Orestea), William Burroghs, James Joyce, Virginia Woolf.”
Ma ciò che davvero conta è il Regno delle Mosche che Arcipelago Gulag rivela in tutto il suo miserabile orrore… il GULAG appunto. Comunemente noti come “i campi di concentramento russi”. C’è una lunghissima polemica di chi da sempre si è fatto l’anima in quattro per sostenere che i regimi sovietici (e voglio aggiungere anche quello cinese) non devono essere paragonati al regime nazista. Come se dire che il sistema del Comunismo Concentrazionario sia stato meno peggio, possa salvare qualcosa. E poi.. è davvero difficile fare una graduatoria. Non era poi così menno peggio il Comunismo Concentrazionario… mancò l’abominio di un popolo premeditatamente eliminato, come nella SHOAH, certo….. ma si rifecero, in un certo senso, sulla quantità, i morti furono decine e decine di milioni. E nessuno fu risparmiato. Il regime sovietico e comunista in generale, fu il primo che organizzò il terrore sistematico verso il prorpio stesso popolo.
In una civiltà di castrazione, grigiore e cemento.. i GULAG funorno l’ultimo girone delle tenebre. E spesso erano i migliori ad andarci. Tutti coloro che si distaccavano, anche minimamente da una vita di piatto conformismo e annichilimento mentale, tutti coloro che provavano a non fari trasformare in bestie schiavizzate, sorridenti e ubbidienti.
Persone del calibro di Solzenicyn. Membro valoroso dell’esercito russo, finì per un accusa assurda (come gran parte delle accuse del tempo, se è per questo) in un GULAG. Là venne sconvolto dalle fondamenta dal mondo che incontrò. Dopo entrò in contatto con molti di coloro che ancora erano sopravvissuti e che ancora potevano e volevano ricordare. E comincio a progettare la sua monumentale opera. Un’opera che dovette nascere e svilupparsi in clandestinità. Concepito già nel 1958, Solženicyn dovette far trafugare il testo in Occidente poiché il KGB era riuscito ad entrare in possesso di una copia e a sequestrarla. L’autore riuscì a microfilmare il testo e a consegnarlo ad alcuni amici francesi.
Dopo esplose lo scandalo Arcipelago Gulag.
Dopo Primo Levi, un secondo mondo di Sommersi prende la parola…e pestano forte il piede laddove c’era stata solo durezza d’udito. E furono mal di stomaci, irritazione, sgomento e fastidio dove per anni e anni si era pontificato sulle grandi qualità del “modello sovietico” e “cinese” (ci furono anni addirittura in cui molti si dichiararono orgosgliosi sostenitori di quei modelli… addirittura ci furono persino stalinisti..), ammettendo al massimo che sì qualche errore c’era stato, ma fondamentalmente le radici erano sane, e il copro aveva i suoi anticorpi. Con Solzenicyn e con tanti altri.. emergerà la devastante verità.
NON C’ERA E NON C’E’ MAI STATO NULLA CHE POTESSE ESSERE SALVATO NELLA STORIA DEI REGIMI COMUNISTI. TUTTO ERA STATO SBAGLIATO, DALL’INIZIO ALLA FINE.
Sicuramente è anche un’opera per non dimenticare, un’opera su una storia che molti quasi edulcorano…
Ma è di più. Va al di là della stessa parabola sovietica.
E’ il lcuore delle parole. Come diceva il ragazzo nella favola <<Signore, quale è il cuore delle parole?>>… è il movimento che si impadronisce dell’anima che è in gioco.. il pervertimento del senso.. la Musica Sinistra degli eterni corifei del Potere, che sotto mentite spoglie tende ciclicamente a ritornare preceduto e somministrato, propagato, venduto e addolcito dai suoi corifei, i chierici, i sofisti del letamaio, i Maestri della parola.
Ll’opera di Solzenicyn è un paradigma di una Onestà che non può piegarsi, della Parola restituita a se stessa.. disvelatrice dei simulacri, rogo dei sepolcri imbiancati, codice di carne e sangue che lega gli uomini come parte di un CERCHio, eterni fratelli, oltre il cuolto di ogni menzogna, dietro il crepuscolo di tutti i tiranni.
Arcipelago Gulag è un’opera monumentale.. più di tre colossali volumi.
Le sue sfaccettature sono innumerevoli. Oggi volglio presentare solo una sua nota, tra migliaia di altre…
Parla delle donne e dell’amore al tempo dei Gulag… ho riportato solo alcuni passaggi..
Merita di essere letto…
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(…)
<<Ricordo che camminavo sotto una bufera di neve e mi afferrò uno stato di esaltazione. Camminavo agitando le braccia, lottando con la bufera, cantavo ….Canzone allegra, gioia nel cuore, vedevo fiammeggiare i colori dell’aurora boreale, mi buttavo sulla neve e guardavo in alto. Avrei voluto che tutta Noril’sk mi sentisse cantare; non erano stati quei cinque anni a sconfiggere me, ma io a sconfiggerli, erno finiti i fili spinati, i pancacci, le scorte armate. Volevo amare! Volevo fare qualcosa per gli uomini, perché il male sparisse dalla terra>>.
Sì, lo volevano in molti.
La Sackova non riuscì a liberarci dal male: i lager ci sono ancora. Ma a lei andò bene: bastano infatti non cinque anni ma cinque settimane per distruggere una donna e un essere umano.
Ho solo pochi casi come questi da opporre a migliaia di casi tristi e vergognosi.
Ma dove, se non nel lager, puoi vivere il primo amore se sei stata arrestata (in base a un articolo politico!) a quindici anni, allieva dell’ottava classe, come Nina Peregud? Come non innamorarsi del bel jazzista Vasilij Koz’min, ammirato fino a poco prima dall’intera città e che pareva inaccessibile nell’aureola della gloria? Nina scrive una poesia, Un ramo di lillà bianco , lui la mette in musica e gliela canta dall’altra parte della zona (sono già stati separati, lui è di nuovo inaccessibile).
Anche le ragazze della baracca di Krivoscekovo portavano fiorellini infilati nei capelli – seno di matrimonio al campo e forse, chissà, di amore…
(…)
Le disposizioni del GULAG condannavano anche gli eccessi amorosi come diversione diretta contro il piano di produzione. Infatti, disseminate nei cantieri, dimenticando i propri doveri nei confronti dello stato e dell’Arcipelago, quelle spudorate erano pronte a sdraiarsi sulla schiena dove capitava: sulla nuda terra, sulle frasche, sulla ghiaia, sulle scorie, sui trucioli di ferro, e il piano andava a monte! e il piano quinquennale segnava il passo! e i capi del GULAG perdevano i premi! Inoltre certe detenute covavano l’ignobile proposito di rrimanere incinte e, in virtù del loro stato, approfittare delle nostre leggi “umanitarie” per riuscire a non lavorare per alcuni mesi, mesi sottratti al periodo che dovevano scontare..
Le disposizioni del GULAG esigevano quindi di separare immediatamente coloro che erano stati sorpresi in fragrante concubinaggio, e di trasferire il meno valido dei due.
Tutto quell’amoreggiare fra i giacconi da lavoro esasperava anche i sorveglianti. Di notte, quando il cittadino sorvegliante avrebbe potuto schiacciare un sonnellino nel suo casotto, era costretto a girare con la lanterna e acchiappare quelle svergognate con le gambe nude sui pancacci della baracca degli uomini, e gli uomini in quelle delle donne. Per non parlare delle brame che potevano svegliarsi in lui (nemmeno il cittadino sorvegliante è di pietra!), era costretto a portare la colpevole nella cella di rigore o a passare l’intera notte cercando di farle capire quanto cattiva fosse la sua condotta, e stendere quindi il rapporto.
Depredate di tutto ciò che riempie la vita di una donna e in generale degli esseri umani, della famiglia, della maternità, della cerchia degli amici, del lavoro abituale e magari interessante, magari anche nel campo dell’arte, dei libri, oppresse dalla paura, dalla fame, dall’abbandono e dalla bestialità, a che altro potevano abbandonarsi le detenute se non all’amore? Per grazia divina nasceva un amore che non era quasi carnale, perché nei cespugli si prova vergogna, nella baracca e alla presenza di tutti è impossibile, e l’uomo non è sempre in forma, e poi le guardie perlustrano tutti gli angoli appartati e schiaffano in cella di rigore. Ma priva di carnalità, ricordano oggi le donne, la spiritualità dell’amore nel lager diventava ancora più profonda. Proprio a causa della mancanza di carnalità quell’amore diventava più intenso di quelli provati fuori! Donne già in avanti negli anni erano capaci di non dormire notti e notti per un sorriso casuale, una attenzione fugace. La luce dell’amore contrastava così violentemente con la sporca e tetra esistenza del lager!
N. Stoljarova vide la <<congiura della felicità>> sul viso dell’amica, un’attrice moscovita, e del suo analfabeta compagno di laoro addetto al trasporto del fieno, Osman. L’attrice le confidò che nessuno l’aveva mai amata così, né il marito regista cinematografico né tutti gli ammiratori di un tempo. Ed era solo per questo che non lasciava il trasporto del fieno, i lavori comuni.
C’era poi il rischio, praticamente mortale, come se si fosse in tempo di guerra, di pagare con il posto conquistato, ossia con la vita, un’unico convegno, se veniva scoperto. L’amore sul filo di lana, che rende i caratteri più profondi e li sconvolge, che fa pagare ogni conquista con i sacrifici, è un amore eroico! (Anja Lechtonen a Ortau si disamorò del suo innamorato nei venti minuti durante i quali un fuciliere li portò alle celle di rigore, mentre l’uomo supplicava umilmente la guardia di lasciarli andare). Qualche donna diventava la mantenuta dei balordi senza amore pur di salvarsi; ma ce n’erano altre che per amore andavano ai lavori comuni e ci morivano.
Anche donne non più giovani si trovavano in situazioni simili, facendo perdere la tramondata ai sorveglianti: nessuno avrebbe guardato una donna simile, da libero! Quelle donne non cercavano più la passione, cercavano di saziare il proprio bisogno di curare qualcuno, di scaldarlo, di privarsi di un boccono per darlo a lui; di lavare per lui e rattoppargli i buchi. La scodella dalla quale mangiavano insieme era il loro sacro anello nuziale. <<Non ho bisogno di andare a leto con lui, ma nella nostra vita da bestie, noi che nella baracca bestemmiamo tutto il giorno per una razione di pane o un cencio, penso tra me e me: oggi gli rammenderò la camicia, ci faremo le patate>> spiegava una donna al dottor Zubov. Ma a volte l’uomo vuole anche qualcosa di più, bisogna cedere, ed è allora che il sorvegliante li sorprende… Così nell’Unzlag zia Polija, la lavandaia dell’infermerie, rimasta presto vedova e visssuta poi sola tutta la vita facendo l’inserviente in chiesa, venne trovata una notte con un uomo, quando aveva ormai quasi finito di scontare la sua condanna. <<Come mai, zia Polja?>> si stupivano i medici. <<E noi che avevamo tanta fiducia in te! Adesso ti manderanno ai lavori comuni>> . <<Sì, sono colpevole>> annuiva la vecchietta, addolorata. <<Sono quella che nel Vangelo si chiama una peccatrice, e nel lager una….>>
(…)
Parrebbe che, sempre perseguitate, colte in flagrante e separate, le coppie indigene non potessere essere stabili. Sono invece noti casi in cui, anche se divise, le coppie continuavano a scriversi e dopo la liberazione si riunivano. Conosciamo questa storia: B.Ja.S., medico, docente di medicina in una università di provincia, aveva perso il conto delle sue relazioni nel lager: non si era lasciata sfuggire una sola infermiera e aveva avuto anche altre donne. Ma ecco che nella sfilza capitò Z. e la sfilza s’arrestò. Z. non volle interrompere la gravidanza, ebbe il bambino. B.S. venne liberato poco dopo e, non essendogli stati imposti limiti, avrebbe potuto tornare nella propria città. Ma rimase come libero salariato presso il GULAG per stare vicino a Z. e al bambino. Sua moglie perse la pazienza e andò lì a cercarlo. Lui si nascose all’interno della zone (dove la moglie non poteva entrare) a viveve con Z., e fece dire alla moglie che aveva divorziato da lei, perché se ne andasse.
(…)
Quanto ho detto finora si riferisce ai lager misti, cioè ai lager dai primi anni della rivoluzione fino alla fine della seconda guerra mondiale..
Ma felicemente riemerso da sotto le macerie della guerra che per poco non ci aveva fatto perdere, il Maestro e il Fondatore (Stalin) cominciò a pensare al bene dei suoi sudditi. Aveva ormai la mente sgombra, poteva mettere ordine nella loro vita, e inventò allora molte cose utili, molte cose morali, e fra queste la separazione dei sessi, prima nelle scuole nei lager (poi magari l’avrebbe estesa anche a tutto il mondo libero).
E nel 1946 nell’Arcipelago ebbe inizio, per terminare nel 1948, la grande e completa separazione delle donnedagli uomini. Vennero spediti su isole diverse, e sulla stessa isola tra la zona maschile e quella femminile tesero l’amico fedele, il buon filo spinato(..)
Con la separazione delle donne peggiorò nettamente la loro condizione generale nella produzione (..) Le donne vennero mandate ai lavori comuni, in brigate interamente femminili, dove ebbero vita particolarmente dura. Sfuggire ai lavori comuni, almeno per un periodo breve, divenne la salvezza. E le donne cominciarono a cercare la gravidanza, in un convegno fugace, in un contatto qualsiasi. La gravidanza non minacciava più la separazione dal coniuge (..)
<<Che nome darai alla bambina?>> <<Olimpiade. Sono rimasta incinta durante l’olimpiade dei dilettanti.>>. Per inerzia, erano rimaste queste forme di lavoro culturale: le olimpiadi, con l’arrvo nel distaccaemento femminile di una brigata culturale maschile, e i raduni misti dei lavoratori d’urto. Erano rimasti anche gli ospedali comuni, diventati adesso case di appuntamenti. Raccontano che nel lager di Solikamsk, nel 1946, il filo spinato che separavaa la zona maschile da quella femminile era fissato a una sola fila di pali, e c’era molto spazio tra i fili (e naturalmente non c’era la guardia armata). Gli insaziabili indigeni facevano dunque ressa da ambo le parti, lungo quel filo spinato, le donne si mettevano nella posizione di chi lava i pavimenti e gli uomini le possedevano senza oltrepassare la linea vietata.
Conta pure qualcosa l’immortale Eros! Non si trattava del solo ragionevole intento di liberarsi dai lavori comuni. I detenuti sentivano che la linea di separazione era stata tracciata per durare a lungo, e che si sarebbe pietrificata, come ogni cosa nel GULAG.
(..)
Anche le autorità, beninteso, non dormivano e correggevano via via le proprie previsioni scientifiche. Dall’una e dall’altra parte del filo spinato crearono una antizona. Poi, riconosciute insufficienti quelle barriere, le sostituirono con palizzate alte due metri, anch’esse separate da antizone.
A Kengir neppure questo muro si rivelò efficace: gli spasimanti lo saltavano. Allora furono organizzate, la domenica (..) giornate di lavoro da ambo i lati del muro, che venne innalzato fino a quattro metri di altezza. Ironia; quelle domeniche di lavoro venivano accolte con gioia! Almeno, prima della separazione, si poteva conoscere qualcuno dall’altra parte del muro, parlare, mettersi d’accordo per scriversi!
Più tardi a Kengir portarono il muro di separazione a cinque metri di altezza e vi tesero sopra il filo spinato. Poi, vi aggiunsero un filo ad alta tensione (quanto è tenace il maledetto Amore!). Infine vi furono poste anche torrette di vigilanza ai due estremi dei campi (..)
Le mura crescevano ed Eros si dibatteva. Non trovando altre sfere, si rifugiava o troppo in alto, nella platonica corrispondenza, o troppo in basso, nell’omosessualità.
I biglietti venivano buttati da un capo all’altro della zona, lasciati in fabbrica in punti convenuti. Sulle buste si scrivevano anche indirizzi cifrati, perché trovandoli i sorveglianti non potessero capire chi scriveva e a chi.
Galja Venediktova ricorda che talvolta si corrispondeva senza essersi mai visti, e senza essersi mai visti ci si lasciava. (Chi ha tenuto una tale corrispondenza ne conosce l’esasperata dolcezza, la cecità, la disperazione). Sempre a Kengir, donne lituane sposavano, di là dal muro, conterranei mai conosciuti prima: un sacerdote cattolico (un detenuto, naturalmente, con lo stesso giaccone da lavoro) certificava per iscritto che il tale e la tal altra erano uniti in eterno al cospetto dei cieli. In quelle unione con un prigioniero sconosciuto che stava dall’altra parte del muro - e per le cattoliche quell’nione era indissolubile e sacra – sento risuonare il coro degli angei. E’ come una disinteressata degli astri celesti. E’ qualcosa di troppo sublime per il secolo del calcolo interessato e del jazz saltellante.
(…)
RIPUDIAMO IL DEBITO!
by Duncan on giu.18, 2010, under Controinformazione, Resistenza umana, politica

Ho letto questo articolo nel sito di Come Don Chisciotte (http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php/), che comunque la si pensi, si condividano o meno i singoli articoli (personalmente alcuni li condivido, altri no) resta un sito importante, specie tenendo conto della pervasiva (dis)informazione che ci circonda.
Perchè è la stessa che molte volte nel corso di questi anni si è fatta delle domande a cui non trovava risposta, e ha visto crescere le sue perplessità dinanzi a un meccanismo che nel migliore dei casi sembrava ebete, nel peggiore malefico.
Sono cose che piano a piano sorgono in noi, quasi in punta di piedi all’inizio, come di chi crede di star sfiorando con la mente chissà quale bestialità. Di chi immagina di essere pazzo per poter solo toccare tali bestemmie. Di chi si avventura, anche per pochi attimi, al di là della Scacchiera, ossia del pensiero condiviso, delle alternative sociamente accettabili, delle differenze ammesse.
Per un attimo tremi, devi tremare.. perché se alcune intuizioni fossero vere, vorrebbe dire semplicemente che sono decenni che si percorre la strada sbagliata. Che decenni di retorica, politica, discussioni, studi, proclami di espertoni.. sono stati solo una lenta corsa verso il fondo. Vorrebbe dire che tutto il dibattito classico destra sinistra sarebbe stato in buona parte un rimpallarsi a vicenda, tra entità fra le quali le differenze sono molto minori delle effettive analogie, e dove nessuno, nessuno mette in crisi o in discussione i canoni del sistema.
Per anni ci hanno raccontato le virtù del liberismo, si sono prostrati a pecorina davanti al mito della finanza, al culto delle banche private e del sistema finanziario così come lo conosciamo.
E anche chi è sempre stato su posizioni “radicali”, cosa contesta oggi dei fondamentali.
C’è qualcuno tra i tanti partiti comunisti che osa dire quello che si dice in queso articolo? Non lo troverete. Cercatelo con il lanternino, come Diogene cercava.. ma non lo troverete.
E lo stesso Beppe Grillo che viene sovente accusato di essee un fanatico anti-sistem.. troverete in lui queste battaglie? O sarebbe meglio dire.. le troverete ANCORA? Perché Beppe Grillo in anni passati fu molto più estremo, ribelle, e idealemnte sovvertitore di adesso. Ci fu un tempo, anni fa, in cui parlava anche di signoraggio e potere bancario. Piaccia o non piaccia Beppe Grillo, all’epoca era davvero portatore di concetti e visioni totalmente altre rispetto a quelle del mercato politico.
Ma poi, negli ultimi anni Beppe Grillo ha scelto di diventare “realissta” e di sostenere posizioni giuste quanto volete, ma non più IMPENSABILI. Ha scelto di diventare un concreto attore politico, e mentre ti può essere concessa qualunque opinione radicale e intransigente sulla libertà di stampa o la mafia.. se solo sussurri che vuoi nazionalizzare le banche, uscire dall’euro, ripudiare il debito diventi un tale alieno che la possibilità di diventare un movimento collettivo diffuso e accettato e aspirare ad alte posizioni, diventa, almeno per un bel periodo, una chimera. Insomma Beppe Grillo ha scelto di diventare il lato più radicale dell’”opposizione ammessa”, allontanandosi dall’ opposizione “impensabili”, dalla messa in discussione dei fondamentali economici.
E andiamo a noi. Io non sono un esperto di finanza. Come non lo saranno la maggior parte di coloro che leggeranno. Ma non vi sembra sempre più strano ed enigmatico questo sistema nel quale ci stiamo avviluppando? Non c’è qualcosa che non vi convince? Non avete il dubbio che ci sia qualcosa di sbagliato?
Che ci sia qualcosa di DANNATAMENTE sbagliato?
Gran parte dei paesi del mondo sono affannati, stremati e svuotati dalla disperata rincorsa per stare dietro a un debito che nonostante tutti i loro sforzi, aumenta sempre di più. Ormai si vive per il Debito.
Si taglia ogni sorta di finanziamento, ogni sorta di servizio sociale, ogni funzione pubblica, per il Debito. Si aumentano le tasse per il Debito. Si crea un malcontento generale per il debito. Ci se le inventa tutte, si progettano già future misure draconiane per mettere le briglia a un debito, che probabilmente continuerà a correre lo stesso.
E’ normale tutto ciò?
E’ normale che praticamente ogni paese sta collassando sotto i debiti…Gregia, Germania, Inghilterra, Giappone, Usa, Italia?
Cioè sono tutti indebitati.. tutti si stanno svenando per agguantare questa montagna di debiti che va oltre ogni margine.
Tutti sembrano destinati al collosso. E per il guadagno di chi poi?
Banche, strutture finanziarie, monopolisti e speculatori, centri occulti di potere…
Cioè si sta sacceggiando la popolazione per dare qualche antipasto momentaneo alla fame del Debito.
Con vicende surreali, come quelle che racconta questo articolo. Ad esempio la BCE, la Banca Centrale Europea… presta il denaro all’1% alle altre banche.. al 6% alla Grecia e quindi alla sua popolazione allo sbaraglio.
E se.. e se la soluzione fosse il ripensare tutto….
Rompere questo cerchio infernale e rovesciare il tavolo, mandando alla malora il Debito e tutti i suoi aspri, arcigni e solerti custodi?
In realtà il Debito è potente nella divisione delle scelte. Ma se tutti i debitori, ossia quasi tutti i paesi del mondo si rifiutassero con un atto pubblico di pagare il debito.. i creditori sarebbero col culo per terrra, i loro crediti sarebbero carta straccia e dovrebbero chinare il capo e accettare un altro sistema.
Dire queste cose è FOLLIA per il linguaggio e il pensiero politico economico ufficiale.
Ma forse dobbiamo ritornare tutti ad essere dei novellli Giordano Bruno, con una nuova smania di avere pensieri impensabili. Dobbiamo ritornare a OSARE IMMAGINARE E SOGNARE CIO’ CHE PER I POTERI DEL MONDO E’ BESTEMMIA E FOLLIA. Ma forse proprio in ciò che è stato bandito, ripudiato e ritenuto inaccettabile si nasconde la speranza di una nuova stagione.
Forse la strada è stata sempre sbagliata..
Ed è arrivato il momento di cominciare ad OSARE immaginare la via d’uscita..
Forse si innescherebbe un altra Storia, ribaltando i Toteme i Moloch che vampirizzano persone e risorse.
Se si avesse il coraggio di porre in discussione Divinità come..
I- La Banca Centrale Europea.
II- L’Euro.
III- Il monopolio del denaro da parte delle banche, banche sovranazionali inoltre.
E se si pensassero mattane “visionarie” come..
I- Uscire fuori dall’Euro.
II- Dare allo stato il monopolio della produzione del denaro,, e sottrarlo alle banche.
III- RIpudiare il debito.
Come a dire.. “Ma davvero, manica di fottutissimi testoni di legno vi pensate che dovremo fare altri 50 anni di politica lacrime e sangue per tentare di ripagare un bastardissimo Debito e magari ritrovarci comunque con un Debito fuori controllo?….
o magari gli diamo una bella pedata al tavolo del Banco, tutti insieme. Nessuno paghi più i debiti. Nessuno più sacrifichi vite umane al Moloch…?
Ora tutto ciò è impensabile e se lo dite in giro chiamano la neuro…
e non è detto però che solo perché impensabile debba essere vero..
e.. se l’impensabile di oggi fosse la Nuova Frontiera di domani?
Vi lascio all’articolo…
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RIPUDIAMO IL DEBITO
DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com
Al momento nel quale andiamo in stampa, se non già da tempo, dovrebbe essere chiaro a tutti – e certamente lo è ai lettori del Ribelle – che le misure prese – meglio, non prese – dai vari governi e soprattutto a livello europeo per tentare in qualche modo di superare lo stato di crisi nel quale abbiamo iniziato a entrare decisamente da qualche anno, non sono adatte alla situazione. Di più, sono nella migliore delle ipotesi insufficienti ma, molto più probabilmente, del tutto controproducenti.
Finanza e politica a essa collegata – e di converso tutti noi che subiamo e l’una e l’altra senza poter fare nulla – si sono buttate a capofitto nel creare l’ultima bolla possibile per cercare, per un po’ di tempo, di mantenere in piedi una impalcatura sistemica destinata matematicamente al collasso. Il che significa esattamente l’opposto di ciò che chi guida i popoli dovrebbe fare. A misure di lungo corso, sebbene drastiche, si è preferito utilizzare manovre di piccolo cabotaggio. La maggior parte di queste, peraltro, sulle spalle di tutti i cittadini.
Parliamo naturalmente della bolla del debito pubblico della quale abbiamo già accennato lo scorso mese.
Tutti i Paesi sono indebitati con Banche e altri Paesi che hanno acquistato i titoli. La ratio alla base dei titoli pubblici venduti promettendo interesse è la fede nel fatto che in un futuro non meglio precisato, vi sia così tanta crescita economica da poter non solo ripagare i debiti contratti, ma anche gli interessi.
Si dà il fatto, però, che oltre a varare politiche di portata mondiale, in pratica, su un atto di fede, la cosa non possa funzionare per due motivi, il primo logico il secondo matematico. La parte logica impone convincersi che non si può crescere all’infinito in uno spazio finito. La parte matematica che non è possibile, in una direttrice in evidente discesa, sperare in una non meglio precisata – e infatti non è precisata affatto – ripresa dell’economia al fine non solo di far cambiare direzione verso un segno positivo della crescita, ma talmente tanto da poter ripagare anche i debiti e gli interessi sui debiti.
A questo si aggiunge che, nello stesso momento in cui si parla ormai tranquillamente – ah, gli ultimi arrivati… – di crisi sistemica, ciò che si fa non è, come logica vorrebbe, il varo di norme in grado di cambiare il sistema, quanto continuare imperterriti a fare né più né meno di ciò che si è sempre fatto e che ha portato al collasso attuale.
Si sa – scrive Serge Latouche – che i drogati siano i primi sostenitori della droga. Ma il fatto è che ciò comporta conseguenze anche per chi dalla “droga” vorrebbe stare alla larga.
Naturalmente, questa l’aggravante, al sistema si sacrifica tutto. La vita e il futuro delle persone che attualmente vivono sulla faccia della terra e quelle che verranno dopo di noi. A vantaggio, naturalmente, dei soliti noti.
La stessa Bce presta alle Banche tutto il denaro di cui fanno richiesta al solo 1% di interesse, ciò non gli impedisce, però, di prestarlo alla Grecia al 6%. Come dire, naturalmente, il favore lo faccio alle Banche, alle quali presto denaro a costo irrisorio, mentre ai cittadini greci (ed europei in genere) cerco di succhiare tutto il succhiabile, per via diretta o per via indiretta.
A chiudere il cerchio, per chi fosse ancora poco convinto di quanto scritto, il fatto che sperare in una ripresa economica quando le economie private sono in profonda crisi (tagli degli stipendi, dei servizi, disoccupazione, crisi sociale) grazie a dove ci ha portato il sistema, e grazie ai tagli che “l’Europa” impone ai vari Stati per uscire dalla crisi del debito che il sistema stesso crea, è un po’ come sperare che partendo da Roma si arrivi a Milano, in automobile, quando la velocità di crociera cala, il serbatoio è agli sgoccioli, e i distributori sono chiusi oppure non ci venderanno un solo litro di benzina perché materialmente non abbiamo il denaro per acquistarlo.
Un atto di fede, appunto, più adatto a un pellegrinaggio che a una direttrice politica.
Le misure da prendere sarebbero invece molto diverse e drastiche, e imporrebbero un rovesciamento del sistema finanziario, industriale e capitalistico che dirige il mondo (di queste misure parleremo il prossimo mese). Inutile sperare, in ogni caso, che la cosa possa essere sostenuta proprio da quei dracula finanziari, industriali e capitalistici che in questo momento stanno facendo, pur in periodo di crisi, un lauto pasto banchettando sulla vita dei popoli europei.
Le scelte, per farla breve, dovrebbero insomma essere politiche. O meglio, ancora prima, metapolitiche. Ovvero decidere in che direzione sarebbe bello e giusto che andasse il mondo, e di conseguenza prendendo decisioni politiche, anche se impopolari, al fine di indirizzare il tutto in tal modo. Per esempio, una cosa su tutte, relegare l’economia al ruolo che dovrebbe avere, e certamente non quello centrale e supremo che ha ora e che ha portato allo stato attuale delle cose.
I singoli Paesi, in teoria (ci torneremo a breve) possono molto poco. Ammesso e concesso che vogliano e siano in grado di farlo. Dovrebbe pensarci l’Europa, per quanto riguarda il nostro continente. Ma l’Europa non c’è, o meglio, non c’è mai stata. Anche sostenendo (e noi, al contrario di Ciampi, Draghi, Prodi & Co., oltre che tutti gli esponenti politici attuali, non lo sosteniamo) che ci debba essere una moneta unica, il punto è che la moneta senza una politica economica e ancora di più senza una politica generale per un grande spazio come l’Europa, ovvero la condizione attuale, non c’è mai stata né, su queste basi, ci sarà, è inutile.
Il massimo che si è riusciti a fare in Europa, al momento, è stato pendere dalle labbra della Bce, che impone, oltre allo scandaloso signoraggio bancario (e dunque l’attentato alla sovranità monetaria degli stati) delle politiche economiche restrittive ai vari Stati che essa stessa (e le Banche e la finanza) ha concorso a indebitare.
Breve inciso: è ridicolo e avvilente anche solo fare qualche accenno allo stato pietoso della politica nel nostro misero paese – per farlo basta leggere, o meglio saltare a piè pari, la prima metà dei quotidiani italiani – per capire che nessuno Stato europeo, men che meno il nostro dove operano “politici” del calibro di Berlusconi, Alfano, D’Alema & Co. (che si stanno preparando per le meritate ferie d’Agosto mentre il mondo crolla) sono in grado di prendere alcun tipo di decisione che possa davvero essere definita politica.
Il punto è insomma chiaro: gli Stati – tutti – sono oberati di debiti (chi più chi meno) e le Banche sono piene di titoli che non verrano – per logica e matematica, come avevamo detto prima – onorati. Tutti sono indebitati con tutti senza nessuna speranza di poter avere indietro nulla. O quasi.
Inoltre, e questa la cosa più importante, i cittadini di tutti gli Stati (ora la Grecia, la Spagna e il Portogallo, domani l’Italia e dopodomani tutti gli altri a seguire) stanno subendo e subiranno sempre in misura maggiore il salasso economico della crisi e delle misure imposte.
Dal punto di vista economico (e sociale) insomma, ci stiamo dirigendo verso la catastrofe.
Il tutto per salvare questo sistema e per salvare l’Euro. Totem funesto che ci è stato imposto e che ci viene posto come ultimo baluardo da tenere in piedi. Non fosse che per tenerlo in piedi stiamo buttando in schiavitù le nostre vite e quella dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Una via d’uscita c’è: il ripudio del debito. L’uscita dall’Euro.
Tecnicamente molto semplice. Eticamente sacrosanto, visto quanto ci ha fatto di male sino a ora e ce ne farà. E di fatto anche auspicabile, malgrado ciò che la cosa comporta, se si raffronta l’operazione allo schianto al quale stiamo comunque andando incontro. Le bancarotte sovrane sono in ogni caso dietro l’angolo. E sono inevitabili.
Il Paese che per primo ripudierà il debito darà scacco matto ai “signori del mondo” che, di fatto, dipendono non altro che dalla buona volontà di chi ha debiti nel continuare a pagarli. Siamo noi debitori, al momento, ad avere il coltello dalla parte del manico, se solo avessimo la voglia e la capacità di utilizzarlo nei confronti di chi attenta la nostra vita da decenni.
Il trucco del debito, che di questo si tratta, sta in piedi infatti solo fino a che c’è qualcuno che comunque continua a pagare interessi (e a subire tagli alle proprie vite). Nel momento in cui si dice basta, i creditori rimangono con il cerino in mano. Tutti gli “attivi” che segnano ora sui propri libri, ovvero di crediti che devono esigere da noi, diverrebbero di colpo dei “passivi” irrecuperabili. Tratteremmo da “delinquenti” con quei “delinquenti” che fino a ora ci hanno succhiato le vite.
Certo, la cosa comporta in ogni caso momenti durissimi per i popoli. Immaginiamo una Grecia che decidesse di ripudiare il debito e di uscire dall’Euro. Farebbe fallire le Banche, nazionalizzerebbe il sistema finanziario ed economico (e la Bce lo prenderebbe in quel posto), la moneta tornerebbe di Stato, ovvero propria, e ricomincerebbe tutto da capo. La nuova Dracma sarebbe fortemente svalutata. Fatto dolorosissimo per la popolazione greca, ma solo temporaneamente. Perché quella nuova moneta – propria moneta, e non della Bce e di chi la possiede, ovvero dei privati – diverrebbe presto competitiva. Sacrifici e perdita di ricchezza monetaria imponente, sulle prime. Ma con un futuro davanti. Futuro che ora invece non c’è.
E se la cosa si estendesse? Sarebbe in pratica una guerra mondiale dei creditori contro i debitori. Ma delle due l’una, i governi dei vari Paesi dovranno scegliere presto, in ogni caso, tra ripudiare i debiti e uscire dall’Euro oppure dissanguare le proprie popolazioni per ripagare i debiti. Brutalmente: scegliere se fare gli interessi delle Banche o quelli dei popoli. Probabilmente faranno quelli delle Banche finché sarà possibile. Dopo di allora, però, sarà inevitabile il ripudio.
Vorrei ricordare, a chi storce il naso di fronte a una soluzione così drastica, che ci sono dei precedenti piuttosto autorevoli. E per inciso, provengono proprio da chi può sembrare più insospettabile. Il ripudio del debito ha una tradizione molto antica proprio negli Stati Uniti. Nel decennio del 1840, Maryland, Pennsylvania, Illinois, Indiana, Michigan, Arkansas, Louisiana e Florida ripudiarono totalmente e in modo permanente il proprio debito pubblico, dopo il panico del 1837 e 1839 creato con un boom infazionistico dalla Second Bank of United States.
Specie per quei Paesi che hanno un debito detenuto da stranieri, dunque, sarebbe un bel colpo: da un giorno all’altro, a pagare il conto sarebbe proprio chi la crisi ha creato, ovvero chi detiene quei debiti pubblici. E certamente non sarebbero i cittadini a pagare il prezzo più alto. Di fronte a uno schianto inevitabile, dunque, dopo un prosciugamento inutile delle proprie esistenze, non è forse più logico, e comunque meno utopistico, ripudiare il debito con tutto ciò che esso comporta, ma con qualche prospettiva di salvezza?
Beninteso: nessuno lo farà finché non sarà costretto. E in questo è il male. Perché prendere quella decisione lì quando si sarà con le spalle al muro e dopo aver subito anni e anni di tagli e prosciugamenti – cosa comunque inevitabile – sarà molto, ma molto peggio che farlo ora, dove qualche margine di riuscita c’è.
Però, anche facendo sacrifici (comunque destinati a una rinascita) non sarebbe male, ripudiare il tutto, e lasciare lor signori con tante cambiali con le quali potrebbero solo asciugarsi le lacrime, o no?
Valerio Lo Monaco
www.ilribelle.com
10.06.2010
Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”
