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	<title>Born Again &#187; donne</title>
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		<title>UNA DONNA STRAORDINARIA</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 10:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fu in una sera come tante che mi imbattei in questa storia. E non l’ho più dimenticata. La raccontai, a suo tempo. E continuai a raccontarla nel tempo. Certe storie non muoiono mai, né ristagnano come crisalidi cristallizzate o polverosi classici sterilizzati. Noi diamo incarnazione alle Storie. Le Storie ci abitano. E ci scelgono allo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone" title="DONO" src="http://digilander.libero.it/faiweb/images/atollo%202.jpg" alt="" width="806" height="605" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fu in una sera come tante che mi imbattei in questa storia. E non l’ho più dimenticata. La raccontai, a suo tempo. E continuai a raccontarla nel tempo. Certe storie non muoiono mai, né ristagnano come crisalidi cristallizzate o polverosi classici sterilizzati. Noi diamo incarnazione alle Storie. Le Storie ci abitano. E ci scelgono allo stesso modo in cui noi scegliamo loro. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alcune storie non ci lasciano sonnecchiare, ma continuano a chiamarci nella Spirale del Tempo. E questa storia vuole ancora vivere. E vuole essere risuscitata. Anche qui. Anche adesso.<br />
Ci sono uomini e donne venuti sulla terra ad insegnarci il coraggio.<br />
Rammentano in noi l&#8217;antica credenza, che mai è morta e mai morirà.<br />
Credenza che è balsamo e bestemmia. Messaggio del tempo, tramandato tra aquiloni e cellule e scritto a lettere di fuoco e sangue sulle rocce, che dice&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nessuno ostacolo potrà fermare lo spirito umano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E noi stiamo là sulla soglia a toccare con gli occhi queste comete che riempirono il cielo di speranza. Potrai perdere braccia e gambe, ma se il tuo cuore è grande, un giorno ti vedremo volare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>No, nessuno ostacolo potrà fermare lo spirito umano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È la storia di una donna straordinaria, la storia in cui mi imbattei.<br />
Una donna giapponese. Due suoi versi:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Volere è potere: ho impresso queste parole in mente e vissuto fin qui la mia vita, all&#8217;insegna di esse.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Gli uccelli sono i miei veri maestri: mi hanno insegnato a scrivere usando la bocca.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tsumakichi, era il suo nome. Una geisha che si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato. Che poi era proprio il posto in cui doveva essere per fiorire come essa è fiorita. C’era anche lei nellacasa per Geishe, Sankairo, nel quartiere a luci rosse Horie di Osaka, nel 1905, quando il proprietario della casa, in una esplosione di follia furente, dopo aver saputo del tradimento della moglie, affettò con la spada sei geishe, uccidendone cinque&#8230; </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sesta era Tsumakichi. Rimase viva, ma perse entrambe le mani. Da quel momento non poté più danzare, e comincio a peregrinare come attrice di strada in una compagnia teatrale ambulante. Dopo una tournee, nella città di Sendai, dove la compagnia era arrivata, nel locale in cui andarono ad alloggiare, Tsumakichi vide una coppia di canarini. Nonostante fossero imprigionati in un gabbia piccola e stratta, i canarini “vivevano”, cantavano con allegria e cibavano col becco i loro figli. E Tsumachiki fu come folgorata. E pensò che come loro avevano una bocca, una bocca aveva lei. Come loro facevano tutto con la bocca, non ci sarebbe stato nulla che lei non avrebbe potuto realizzare con la sua bocca! </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E rammentò allora le parole del patrono di Horie: “Qualunque cosa possano fare gli altri, sono sicuro che anche noi possiamo. Dipende tutto dalla sola forza di volontà.” Questa donna indomita, che non aveva mai letto e scritto in vita sua, seguì il richiamo della sua folgorazione. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E comincio con sforzo incrollabile a studiare con la penna in bocca. In seguito divenne monaca e assunse il nome di Oishi Junkyo. Le sue opere di calligrafia e i suoi dipinti divennero celebri. Come chiunque si è spinto oltre ciò che sembrava fato implacabile e condanna, Tsumakichi si spendeva anche per destare negli altri la stessa fame, la stessa disperata e folgorante fede. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E quando parlava con gli handicappati era solita dire: “Se il problema è un corpo storpio, non c&#8217;è nulla da fare, ma cercate di non rendere storpio il vostro cuore”, soleva dire per incoraggiare gli handicappati. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Yanagi Muneyoshi, nel suo libro Shinge scrive:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“DONA TUTTO TE STESSO! ALLORA NON AVRAI MAI RIMPIANTI.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
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		<title>L&#8217;amore ai tempi del Gulag</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Oct 2010 01:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#60;&#60;Quando io uso una parola&#8221; disse Humpty Dumpty con un certo sdegno, &#8220;quella significa ciò che io voglio che significhi &#8211; né più né meno.&#8221;"La questione è&#8221; disse Alice, &#8220;se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse.&#8221;"La questione è&#8221; replicò Humpty Dumpty, &#8220;chi è che comanda &#8211; ecco tutto.&#62;&#62;                                                                                                                                                                                 LEWIS [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/10/Lager1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-830" title="Lager1" src="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/10/Lager1-1024x644.jpg" alt="" width="1024" height="644" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Quando io uso una parola&#8221; disse Humpty Dumpty con un certo sdegno, &#8220;quella significa ciò che io voglio che significhi &#8211; né più né meno.&#8221;"La questione è&#8221; disse Alice, &#8220;se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse.&#8221;"La questione è&#8221; replicò Humpty Dumpty, &#8220;chi è che comanda &#8211; ecco tutto.&gt;&gt;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>                                                                                                                                                                                LEWIS CARROLL</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Se Solzenicyn crea imbarazzo, se indigna, è perché colpisce gli intellettuali d’Occidente nel punto più sensibile, quello della menzogna: se accettate i Gulag più grandi – li interpella – perché una sì virtuosa indignazione alla vista dei piccoli? I campi restano campi, siano essi bruni o rossi. Da più di cinquant’anni gli intellettuali occidentali si rifiutano di ascoltare questa domanda. Una volta per tutte, hanno stabilito che esistevano i campi ‘buoni’ e quelli cattivi, i campi trasfigurati dalla santità della causa e gli altri che sono quel che sono. [...] Ma non conosco nessun francese che non sia stato soverchiato dalla grandezza di Solzenicyn”.&gt;&gt;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>                                                                                                                         Raymond Aron &#8211; 18 aprile 1975, su “Le Figaro”</strong></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E neanche italiani&#8230;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando Alexander Isaevic Solženicyn, scrittore immenso (vincitore del primo nobel nel 1970), internato per più di dieci anni nei GULAG&#8230; quando fece uscire allo scopero la sua monumentale opera &#8220;Arcipelago Gulag&#8221;, la storia dei regimi comunisti cambiò per sempre. Un colossale apparato di menzogna e falsificazione diffuso ovunque, subì un colpo non più rimarginabile.. iniziò una via senza ritorno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come sapeva Orwell il controllo della realtà si attua tramite il controllo del pensiero e la ri-creazione di storie, segni, eventi; manipolando i simboli e facendoli penetrare nell&#8217;immaginario collettivo e nell&#8217;inconscio individuale. Non importa più poi ciò che sia davvero accaduto.. importa la realtà che è stata ricostruti, le emozioni che sono state drogate, i simboli che sono stati conficcati nel corpo e nell&#8217;anima. E gli intellettuali, i &#8220;chierici&#8221;, insieme ai mezzi di comunicazione, svolgono a loro volta il loro compito di cosciente o incosciente prostituzione e tradimento della verità, veicolando alla collettività la &#8220;verità&#8221; consentita e idelogicamente corretta. In un certo senso è sempre accaduto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;opera si Solzenicyn rupper il giocattolo nel suo stesso cuore di tenebra. Per questo non lo amarono in tanti. Per qeusto non lo amarono in Francia, ma neanche in Italia.. dove l&#8217;intelligenzia di sinistra lo trovava scomodo, temendo di irritare tutto un mondo che ancora sentiva un certo legame con Mosca e con l&#8217;Est, e non volendo neanche fare i conti fino in fondo con i lati oscuri della propria storia.. quella di destra lo usò solo come randello politico.. gli altri opportunisticamente lo ignorarono. E molti fecero le pinze al suo modo di scrivere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma invece l&#8217;Arcipelago è un&#8217;opera geniale e memorabile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Si tratta di un’opera unica per diversi motivi.Il primo è che Aleksandr Solženicyn pratica una scrittura devastante per i paradigmi e le sinapsi del pensiero unico dominante. E’ un esercizio di bio-grafia, nel senso etimologico del termine: scrittura della vita.L’inchiostro è rosso-sangue.Il secondo è la sua capacità di mischiare i generi: il reportage di guerra, il dramma, la tragedia, la poesia, il flusso di coscienza.Nell’ordine i riferimenti potrebbero essere Hemingway e la Fallaci (sì, proprio lei, quella migliore di Niente e Così Sia e di Inshallah), Shakespeare (Amleto) e Sartre, (La Nausea e Le Mosche) Eschilo (l’Orestea), William Burroghs, James Joyce, Virginia Woolf.&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma ciò che davvero conta è il Regno delle Mosche che Arcipelago Gulag rivela in tutto il suo miserabile orrore&#8230; il GULAG appunto. Comunemente noti come &#8220;i campi di concentramento russi&#8221;. C&#8217;è una lunghissima polemica di chi da sempre si è fatto l&#8217;anima in quattro per sostenere che i regimi sovietici (e voglio aggiungere anche quello cinese) non devono essere paragonati al regime nazista. Come se dire che il sistema del Comunismo Concentrazionario sia stato  meno peggio, possa salvare qualcosa. E poi.. è davvero difficile fare una graduatoria. Non era poi così menno peggio il Comunismo Concentrazionario&#8230; mancò l&#8217;abominio di un popolo premeditatamente eliminato, come nella SHOAH, certo&#8230;.. ma si rifecero, in un certo senso, sulla quantità, i morti furono decine  e decine di milioni. E nessuno fu risparmiato. Il regime sovietico e comunista in generale, fu il primo che organizzò il terrore sistematico verso il prorpio stesso popolo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In una civiltà di castrazione, grigiore e cemento.. i GULAG funorno l&#8217;ultimo girone delle tenebre. E spesso erano i migliori ad andarci. Tutti coloro che si distaccavano, anche minimamente da una vita di piatto conformismo e annichilimento mentale, tutti coloro che provavano a non fari trasformare in bestie schiavizzate, sorridenti e ubbidienti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Persone del calibro di  Solzenicyn. Membro valoroso dell&#8217;esercito russo, finì per un accusa assurda (come gran parte delle accuse del tempo, se è per questo) in un GULAG. Là venne sconvolto dalle fondamenta dal mondo che incontrò. Dopo entrò in contatto con molti di coloro che ancora erano sopravvissuti e che ancora potevano e volevano ricordare.  E comincio a progettare la sua monumentale opera. Un&#8217;opera che dovette nascere e svilupparsi in clandestinità. Concepito già nel 1958, Solženicyn dovette far trafugare il testo in Occidente poiché il KGB era riuscito ad entrare in possesso di una copia e a sequestrarla. L&#8217;autore riuscì a microfilmare il testo e a consegnarlo ad alcuni amici francesi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo esplose lo scandalo Arcipelago Gulag.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo Primo Levi, un secondo mondo di Sommersi prende la parola&#8230;e pestano forte il piede laddove c&#8217;era stata solo durezza d&#8217;udito. E furono mal di stomaci, irritazione, sgomento e fastidio dove per anni e anni si era pontificato sulle grandi qualità del &#8220;modello sovietico&#8221; e &#8220;cinese&#8221; (ci furono anni addirittura in cui molti si dichiararono orgosgliosi sostenitori di quei modelli&#8230; addirittura ci furono persino stalinisti..), ammettendo al massimo che sì qualche errore c&#8217;era stato, ma fondamentalmente le radici erano sane, e il copro aveva i suoi anticorpi. Con Solzenicyn e con tanti altri.. emergerà la devastante verità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NON C&#8217;ERA E NON C&#8217;E&#8217; MAI STATO NULLA CHE POTESSE ESSERE SALVATO NELLA STORIA DEI REGIMI COMUNISTI. TUTTO ERA STATO SBAGLIATO, DALL&#8217;INIZIO ALLA FINE.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sicuramente è anche un&#8217;opera per non dimenticare, un&#8217;opera su una storia che molti quasi edulcorano&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma è di più. Va al di là della stessa parabola sovietica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; il lcuore delle parole. Come diceva il ragazzo nella favola &lt;&lt;Signore, quale è il cuore delle parole?&gt;&gt;&#8230; è il movimento che si impadronisce dell&#8217;anima che è in gioco.. il pervertimento del senso.. la Musica Sinistra degli eterni corifei del Potere, che sotto mentite spoglie tende ciclicamente a ritornare preceduto e somministrato, propagato, venduto e addolcito dai suoi corifei, i chierici, i sofisti del letamaio, i Maestri della parola.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ll&#8217;opera di Solzenicyn è un paradigma di una Onestà che non può piegarsi, della Parola restituita a se stessa.. disvelatrice dei simulacri, rogo dei sepolcri imbiancati, codice di carne e sangue che lega gli uomini come parte di un CERCHio, eterni fratelli, oltre il cuolto di ogni menzogna, dietro il crepuscolo di tutti i tiranni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Arcipelago Gulag è un’opera monumentale.. più di tre colossali volumi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le sue sfaccettature sono innumerevoli. Oggi volglio presentare solo una sua nota, tra migliaia di altre…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parla delle donne e dell’amore al tempo dei Gulag… ho riportato solo alcuni passaggi..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Merita di essere letto…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(&#8230;)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Ricordo che camminavo sotto una bufera di neve e mi afferrò uno stato di esaltazione. Camminavo agitando le braccia, lottando con la bufera, cantavo <em>&#8230;.Canzone allegra, gioia nel cuore</em>, vedevo fiammeggiare i colori dell&#8217;aurora boreale, mi buttavo sulla neve e guardavo in alto. Avrei voluto che tutta Noril&#8217;sk mi sentisse cantare; non erano stati quei cinque anni a sconfiggere me, ma io a sconfiggerli, erno finiti i fili spinati, i pancacci, le scorte armate. Volevo amare! Volevo fare qualcosa per gli uomini, perché il male sparisse dalla terra&gt;&gt;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sì, lo volevano in molti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Sackova non riuscì a liberarci dal male: i lager ci sono ancora. Ma a lei andò bene: bastano infatti non cinque anni ma cinque settimane per distruggere una donna e un essere umano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho solo pochi casi come questi da opporre a migliaia di casi tristi e vergognosi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma dove, se non nel lager, puoi vivere il primo amore se sei stata arrestata (in base a un articolo politico!) a quindici anni, allieva dell&#8217;ottava classe, come Nina Peregud? Come non innamorarsi del bel jazzista Vasilij Koz&#8217;min, ammirato fino a poco prima dall&#8217;intera città e che pareva inaccessibile nell&#8217;aureola della gloria? Nina scrive una poesia<em>, Un ramo di lillà bianco </em>, lui la mette in musica e gliela canta dall&#8217;altra parte della zona (sono già stati separati, lui è di nuovo inaccessibile).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche le ragazze della baracca di Krivoscekovo portavano fiorellini infilati nei capelli &#8211; seno di matrimonio al campo e forse, chissà, di amore&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(&#8230;)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le disposizioni del GULAG condannavano anche gli eccessi amorosi come diversione diretta contro il piano di produzione. Infatti, disseminate nei cantieri, dimenticando i propri doveri nei confronti dello stato e dell&#8217;Arcipelago, quelle spudorate erano pronte a sdraiarsi sulla schiena dove capitava: sulla nuda terra, sulle frasche, sulla ghiaia, sulle scorie, sui trucioli di ferro, e il piano andava a monte! e il piano quinquennale segnava il passo! e i capi del GULAG perdevano i premi! Inoltre certe detenute covavano l&#8217;ignobile proposito di rrimanere incinte e, in virtù del loro stato, approfittare delle nostre leggi &#8220;umanitarie&#8221; per riuscire a non lavorare per alcuni mesi, mesi sottratti al periodo che dovevano scontare..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le disposizioni del GULAG esigevano quindi  di separare immediatamente coloro che erano stati sorpresi in fragrante concubinaggio, e di trasferire il meno valido dei due.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutto quell&#8217;amoreggiare fra i giacconi da lavoro esasperava anche i sorveglianti. Di notte, quando il cittadino sorvegliante avrebbe potuto schiacciare un sonnellino nel suo casotto, era costretto a girare con la lanterna e acchiappare quelle svergognate con le gambe nude sui pancacci della baracca degli uomini, e gli uomini in quelle delle donne. Per non parlare delle brame che potevano svegliarsi in lui (nemmeno il cittadino sorvegliante è di pietra!), era costretto  a portare la colpevole nella cella di rigore o a passare l&#8217;intera notte cercando  di farle capire quanto cattiva fosse la sua condotta, e stendere quindi il rapporto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Depredate di tutto ciò che riempie la vita di una donna e in generale degli esseri umani, della famiglia, della maternità, della cerchia degli  amici, del lavoro abituale e magari interessante, magari anche nel campo dell&#8217;arte, dei libri, oppresse dalla paura, dalla fame, dall&#8217;abbandono e dalla bestialità, a che altro potevano abbandonarsi le detenute se non all&#8217;amore? Per grazia divina nasceva un amore che non era quasi carnale, perché nei cespugli si prova vergogna, nella baracca e alla presenza di tutti è impossibile, e l&#8217;uomo non è sempre in forma, e poi le guardie perlustrano tutti gli angoli appartati e schiaffano in cella di rigore. Ma priva di carnalità, ricordano oggi le donne, la spiritualità dell&#8217;amore nel lager diventava ancora più profonda. Proprio a causa della mancanza di carnalità quell&#8217;amore diventava più intenso di quelli provati fuori! Donne già in avanti negli anni erano capaci di non dormire notti e notti per un sorriso casuale, una attenzione fugace. La luce dell&#8217;amore contrastava così violentemente con la sporca e tetra esistenza del lager!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>N. Stoljarova vide la &lt;&lt;congiura della felicità&gt;&gt; sul viso dell&#8217;amica, un&#8217;attrice moscovita, e del suo analfabeta compagno di laoro addetto al trasporto del fieno, Osman. L&#8217;attrice le confidò che nessuno l&#8217;aveva mai amata così, né il marito regista cinematografico né tutti gli ammiratori di un tempo. Ed era solo per questo che non lasciava il trasporto del fieno, i lavori comuni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C&#8217;era poi il rischio, praticamente mortale, come se si fosse in tempo di guerra, di pagare con il posto conquistato, ossia con la vita, un&#8217;unico convegno, se veniva scoperto. L&#8217;amore sul filo di lana, che rende i caratteri più profondi e li sconvolge, che fa pagare ogni conquista con i sacrifici, è un amore eroico! (Anja Lechtonen a Ortau si disamorò del suo innamorato nei venti minuti durante i quali un fuciliere li portò alle celle di rigore, mentre l&#8217;uomo supplicava umilmente la guardia di lasciarli andare). Qualche donna diventava la mantenuta dei balordi senza amore pur di salvarsi; ma ce n&#8217;erano altre che per amore andavano ai lavori comuni  e ci morivano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche donne non più giovani si trovavano in situazioni simili, facendo perdere la tramondata ai sorveglianti: nessuno avrebbe guardato una donna simile, da libero! Quelle donne non cercavano più la passione, cercavano di saziare il proprio bisogno di curare qualcuno, di scaldarlo, di privarsi di un boccono per darlo a lui; di lavare per lui e rattoppargli i buchi. La scodella dalla quale mangiavano insieme era il loro sacro anello nuziale. &lt;&lt;Non ho bisogno di andare a leto con lui, ma nella nostra vita da bestie, noi che nella baracca bestemmiamo tutto il giorno per una razione di pane o un cencio, penso tra me e me: oggi gli rammenderò la camicia, ci faremo le patate&gt;&gt; spiegava una donna al dottor Zubov. Ma a volte l&#8217;uomo vuole anche qualcosa di più, bisogna cedere, ed è allora che il sorvegliante li sorprende&#8230; Così nell&#8217;Unzlag zia Polija, la lavandaia dell&#8217;infermerie, rimasta presto vedova e visssuta poi sola tutta la vita facendo l&#8217;inserviente in chiesa, venne trovata una notte con un uomo, quando aveva ormai quasi finito di scontare la sua condanna. &lt;&lt;Come mai, zia Polja?&gt;&gt; si stupivano i medici. &lt;&lt;E noi che avevamo tanta fiducia in te! Adesso ti manderanno ai lavori comuni&gt;&gt; . &lt;&lt;Sì, sono colpevole&gt;&gt; annuiva la vecchietta, addolorata. &lt;&lt;Sono quella che nel Vangelo si chiama una peccatrice, e nel lager una&#8230;.&gt;&gt;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(&#8230;)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parrebbe che, sempre perseguitate, colte in flagrante e separate, le coppie indigene non potessere essere stabili. Sono invece noti casi in cui, anche se divise, le coppie continuavano a scriversi e dopo la liberazione si riunivano. Conosciamo questa storia: B.Ja.S., medico, docente di medicina in una università di provincia, aveva perso il conto delle sue relazioni nel lager: non si era lasciata sfuggire una sola infermiera e aveva avuto anche altre donne. Ma ecco che nella sfilza capitò Z. e la sfilza s&#8217;arrestò. Z. non volle interrompere la gravidanza, ebbe il bambino. B.S. venne liberato poco dopo e, non essendogli stati imposti limiti, avrebbe potuto tornare nella propria città. Ma rimase come libero salariato presso il GULAG per stare vicino a Z. e al bambino. Sua moglie perse la pazienza e andò lì a cercarlo. Lui si nascose all&#8217;interno della zone (dove la moglie non poteva entrare) a viveve con Z., e fece dire alla moglie che aveva divorziato da lei, perché se ne andasse.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(&#8230;)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto ho detto finora si riferisce ai lager misti, cioè ai lager dai primi anni della rivoluzione fino alla fine della seconda guerra mondiale..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma felicemente riemerso da sotto le macerie della guerra che per poco non ci aveva fatto perdere, il Maestro e il Fondatore (Stalin) cominciò a pensare al bene dei suoi sudditi. Aveva ormai la mente sgombra, poteva mettere ordine nella loro vita, e inventò allora molte cose utili, molte cose morali, e fra queste la separazione dei sessi, prima nelle scuole  nei lager (poi magari l&#8217;avrebbe estesa anche a tutto il mondo libero).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E nel 1946 nell&#8217;Arcipelago ebbe inizio, per terminare nel 1948, la grande e completa separazione delle donnedagli uomini. Vennero spediti su isole diverse, e sulla stessa isola tra la zona maschile e quella femminile tesero l&#8217;amico fedele, il buon filo spinato(..)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con la separazione delle donne peggiorò nettamente la loro condizione generale nella produzione (..) Le donne vennero mandate ai lavori comuni, in brigate interamente femminili, dove ebbero vita particolarmente dura. Sfuggire ai lavori comuni, almeno per un periodo breve, divenne la salvezza. E le donne cominciarono a cercare la gravidanza, in un convegno fugace, in un contatto qualsiasi. La gravidanza non minacciava più la separazione dal coniuge (..)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Che nome darai alla bambina?&gt;&gt; &lt;&lt;Olimpiade. Sono rimasta incinta durante l&#8217;olimpiade dei dilettanti.&gt;&gt;. Per inerzia, erano rimaste queste forme di lavoro culturale: le olimpiadi, con l&#8217;arrvo nel distaccaemento femminile di una brigata culturale maschile, e i raduni misti dei lavoratori d&#8217;urto. Erano rimasti anche gli ospedali comuni, diventati adesso case di appuntamenti. Raccontano che nel lager di Solikamsk, nel 1946, il filo spinato che separavaa la zona maschile da quella femminile era fissato a una sola fila di pali, e c&#8217;era molto spazio tra i fili (e naturalmente non c&#8217;era la guardia armata). Gli insaziabili indigeni facevano dunque ressa da ambo le parti, lungo quel filo spinato, le donne si mettevano nella posizione di chi lava i pavimenti e gli uomini le possedevano senza oltrepassare la linea vietata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conta pure qualcosa l&#8217;immortale Eros! Non si trattava del solo ragionevole intento di liberarsi dai lavori comuni. I detenuti sentivano che la linea di separazione era stata tracciata per durare a lungo, e che si sarebbe pietrificata, come ogni cosa nel GULAG.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(..)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche le autorità, beninteso, non dormivano e correggevano via via le proprie previsioni scientifiche. Dall&#8217;una e dall&#8217;altra parte del filo spinato crearono una antizona. Poi, riconosciute insufficienti quelle barriere, le sostituirono con palizzate alte due metri, anch&#8217;esse separate da antizone.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A Kengir neppure questo muro si rivelò efficace: gli spasimanti lo saltavano. Allora furono organizzate, la domenica (..) giornate di lavoro da ambo i lati del muro, che venne innalzato fino a quattro metri di altezza. Ironia; quelle domeniche di lavoro venivano accolte con gioia! Almeno, prima della separazione, si poteva conoscere qualcuno dall&#8217;altra parte del muro, parlare, mettersi d&#8217;accordo per scriversi!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Più tardi a Kengir portarono il muro di separazione a cinque metri di altezza e vi tesero sopra il filo spinato. Poi, vi aggiunsero un filo ad alta tensione (quanto è tenace il maledetto Amore!). Infine vi furono poste anche torrette di vigilanza ai due estremi dei campi (..)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le mura crescevano ed Eros si dibatteva. Non trovando altre sfere, si rifugiava o troppo in alto, nella platonica corrispondenza, o troppo in basso, nell&#8217;omosessualità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I biglietti venivano buttati da un capo all&#8217;altro della zona, lasciati in fabbrica in punti convenuti. Sulle buste si scrivevano anche indirizzi cifrati, perché trovandoli i sorveglianti non potessero capire chi scriveva e a chi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Galja Venediktova ricorda che talvolta si corrispondeva senza essersi mai visti, e senza essersi mai visti ci si lasciava. (Chi ha tenuto una tale corrispondenza ne conosce l&#8217;esasperata dolcezza, la cecità, la disperazione). Sempre a Kengir, donne lituane sposavano, di là dal muro, conterranei mai conosciuti prima: un sacerdote cattolico (un detenuto, naturalmente, con lo stesso giaccone da lavoro) certificava per iscritto che il tale  e la tal altra  erano uniti in eterno al cospetto dei cieli. In quelle unione con un prigioniero sconosciuto che stava dall&#8217;altra parte del muro -  e per le cattoliche quell&#8217;nione era indissolubile e sacra &#8211; sento risuonare il coro degli angei. E&#8217; come una disinteressata degli astri celesti. E&#8217; qualcosa di troppo sublime per il secolo del calcolo interessato e del jazz saltellante.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(&#8230;)</strong></p>
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		<title>Gli auguri che non vi faccio</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Resistenza umana]]></category>
		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="aligncenter size-large wp-image-714" title="donna-in-liberta1" src="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/donna-in-liberta1-1024x768.jpg" alt="donna-in-liberta1" width="1024" height="768" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nessun augurio alle donne per l&#8217;otto marzo&#8230; Una donna mi piace festeggiarla o onorarla singolarmente, di volta in volta.. e non tutte ammassate in questi indigesti calderoni di retorica e aria fritta. O meglio.. chi vuole partecipare allo show faccia pure. Ma l&#8217;aria fritta non è mai stato il mio forte. Come i vestiti e le auto prese a nolo, o le battaglie a orologeria e i programmi &#8220;per l&#8217;occasione&#8221;, la retorica di ogni risma, il rifugiarsi nei ruoli. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il ruolo è un caldo utero&#8230; </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;vedete, da donna&#8230;&#8221; </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;in quanto uomo&#8230;&#8221; </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma parla direttamente in quanto TU&#8230; senza altre premesse. Nessuno mi ha mai capito di meno di chi ha provato a mettermi in qualche calderone &#8220;voi-uomini&#8221; o applicare su di me qualche libro letto alla rnfusa sul &#8220;cervello maschile&#8221;. Lo stesso per chi blatera di &#8220;cervello femminile&#8221;. Non vi darò nessuno augurio oggi. Tanto di mimose ce ne saranno già abbastanza. Non sentirete la mancanza di un ramoscello in più.. anzi forse contribuirò a risparmarvi l&#8217;overdose. Non metterò la giacca buona di chi ha il timbro &#8220;politicamente corretto&#8221; sulle chiappe. Al massimo posso auguarvi di non partecipare a quelle triste e patetiche feste per sole donne l&#8217;otto marzo sera&#8230; un burqa al contrario.. ma ancora.. un burqa&#8230; con quella smania urlata di ritrovarsi e di convicere di divertirsi (autoconvincersi) che hanno i gatti chiusi in gabbia, quei pochi giorni che li lasciano uscire. Vi auguro semmai (e in realtà non posso che augurarlo anche agli uomini, tutti ne hanno bisogno..) di essere libere, libere come molte donne ho visto essere, senza vuote rivincite di plastica, finte libertà ragliate da esibire, orge parolaie.. semplicemente libere, libere anche dal dovere &#8220;recitare il ruolo da donna&#8221;&#8230;libere dai tavolini prenotati alcuni giorni all&#8217;anno&#8230; libere dai giorni.. &#8220;per sole donne&#8221;.. dai locali &#8220;per sole donne&#8221;.. dalle riviste &#8220;per sole donne&#8221;&#8230;. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Basta cose&#8230; &#8220;per soli uomini&#8221;.. &#8220;per soli gay&#8221;.. &#8220;per soli adolescenti&#8221;&#8230; &#8220;per soli settentrionali&#8221;.. soli.. soli.. soli.. vi vogliono sole.. vi vogliono soli&#8230; Scuole solo per ebrei&#8230; cattolici&#8230; mussulmani&#8230; Solo ghetti. E il ghetto molte di voi lo portano dentro, nell&#8217;anima&#8230; gruppi con gruppi, specchi riflessi.. tra simili ci si rispecchia e ci si lava a vicenda&#8230;. proprio perché siete sempre state vittime (spesso almeno, quasi sempre), la sindrome da vittima è un&#8217;atra trappola della vostra mente, della nostra mente, della tua&#8230; della mia.. Vi auguro di non vedervi come cagne in calore davanti a qualche spogliarello maschile, facendo finta di godervelo, spacciandolo a voi stesse come emancipazione.. quando in realtà è diventare così simili agli uomini.. copiarne i vezzi e le mode.. come diceva Vecchioni.. si diventa &#8220;sole come un uomo&#8230; stronze come un uomo..&#8221; </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Autenticità. Qualcuno autentico please. Se c&#8217;è entri e se no vada a vendere aria fritta e a dare fiato ai denti altrove. Che questo mondo soffoca di parole e proclami, di rivendicazioni e analisi&#8230; ma siamo tutti chiusi in un bozzolo, viviamo con la mente, amiamo gli steccati, e la pigrizia mentale. Se pensi di aver capito tutto di me perché sono della categoria &#8220;uomini&#8221;, vuol dire che non hai ancora capito niente.. e per favore butta nel cesso i test di Novella 2000, gli psicologi della minchia, i programmacci pomeridani che campano di retorica uomo-donna.. butta la pipì sul cesso, il calzino per terra, la birra ghiacciata, i rutti, le partite&#8230; e tutte le altre immagini che appiccicchi a ogni uomo che incontri.. girando sempre lo stesso film nella tua mente&#8230; Ogni donna sa che vuol dire essere messa in un callderone.. puttana&#8230; incapace&#8230; infantile.. ecc&#8230; L&#8217;arte di una donna è guardare quegli occhi senza altra immagine o zavorra mentale&#8230; </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sì un augurio ve lo faccio&#8230; di non andare fuori a gruppi di esaltate baccanti per poi tornare domani nella tana e nel canile&#8230; si può essere baccanti.. ma che lo si sia sempre&#8230; non a corrente alternata&#8230; Vi auguro di sfuggire a un mondo di ghetti.. o al pensiero facile che solo una donna vi capisca&#8230; a non giudiare nessuno prima di averlo conosciuto.. Del resto la comprensione, l&#8217;empatia e l&#8217;acutezza sono spesso state talenti femminili.. Sembra il messaggio di un bastardo, ma in realtà è pieno dell&#8217;apprezzamento di chi ha incontrato Vere Donne nella sua vita&#8230; così diverse dalla loro parodia&#8230; </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E con Vecchioni.. vi auguro.. di non diventare.. &#8220;sole come un uomo&#8221; &#8220;stronze come un uomo&#8221;&#8230; Detto ciò.. un brindisi lo alzo anch&#8217;io.. ma per ognuna singolarmente che leggerà.. singolarmente.. e non perché è l&#8217;otto marzo.. non me ne frega niente della data.. non me ne frega niente dei vestiti presi a nolo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>salutamos</strong></p>
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