Born Again

Tag: energia

Amore

by Duncan on feb.03, 2011, under Bellezza, Ispirazione, Simbolo

Una cara amica ha scritto questo pezzo.. voglio condividerlo anche con voi, viandanti lettori di Born Again. Ve lo riporto esattamente come lo ha scritto, senza cambiare l’ordine o la lunghezza delle righe.

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Latente in ogni essere , vigile in ogni cellula vivente, nascosto in
molecole di resa, pronto a scoppiare in un boato e a capovolgere qualunque
esistenza
Subdolo, invisibile padrone che ammanetta l’anima e il respiro
Perfido ribelle trasgressivo dolce velenoso inquietante.
Crudeltà cieca insinuata in torrenti di miele stucchevole
Schiavista bastardo e luce di resurrezione
Odiato nemico forca di vita  camicia di forza dell’anima.

Amore.
La stessa parola imbarazza
Amore.
La prima reazione è la noia
Sfruttato Ingannato ritrito
In cerca di rime scontate.
Amore che scambia le carte,Che funge da alibi,Che scompiglia i pensieri
Che vomita stelle nel buio
Amore rinascita e morte,Amore attesa,Amore pretesa e condanna
Amore che sfida e sopporta l’insopportabile nulla
Amore che lotta per nulla
Amore che mangia la testa rosicchia i pensieri come un topo di fogna
Amore che se ne frega che fugge e che torna
Che sembra regali la forza e invece  risucchia energia
Amore che strega ed annienta
Amore che porge sollievo
A un bimbo ad un cane ad un sasso piantato nel cuore
Amore che può sbriciolarti e costruire universi sublimi
Amore che può dare fuoco o ghiacciare
Amore che regge e dissolve
Che sfida frantuma ipnotizza che vola e sotterra
Amore che non ascolta nessuno e accoglie chiunque
Amore  padrone del tutto

Tu sei l’impotenza più forte
Sei tutto e sei nulla
Sei l’ombra e la luce sei vita
Sei sordo sei muto sei cieco
E guardi ed ascolti e poi urli
Amore che svuota la mente
che plasma rancori e silenzi
Amore che fluttua nel vuoto
riempiendo gli spazi del nulla
Di quell’energia che rifiuti
tenendoti con quegli artigli
Che giudichi accusi rifiuti
che sfregi che sputi aborrisci
Contrasti di vita e di morte
su quell’altalena di impulsi
E strappi i contorni terrestri
esplodi  e ti trovi già fuori
Brandelli di gente e contorni
Che guardi da fuori impaurita

Non sai che è successo..soltanto
Vorresti abbracciare l’ignoto

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TEMPO DI GUARIGIONE – la rubrica di Monica Benatti

by Duncan on nov.06, 2010, under Controinformazione

Eccoci con TEMPO DI GUARIGIONE, la rubrica di Monica Benatti…

In questo “incontro” Monica continua il discorso sulla “risonanza” condividento dei brani tratti da “Risonanza transpersonale” di Giampiero Varetti.

Monica farà un percorso di educazione-ammaestramento-ispirazione-guarigione su questo sito.. e esplorerà anche dimensioni pratiche, concrete, esperienziali.. ma per alcune “puntate” della sua rubrica vuole dare inizialmente un fondamentale retroterra teorico, che può dare delle fondamenta per la comprensione di ciò che verrà successivamente trattato.

Ecco qui ciò che ci ha scodellato la nostra Guaritrice Monica…

Buona lettura

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IL FENOMENO FISICO DELLA RISONANZA.

IL CONCETTO DI RISONANZA.

Il termine di risonanza deriva dal latino “resonantia” che significa “eco, rimbombo”. Attualmente è impiegato in diversi campi per indicare fenomeni distinti anche se simbolicamente affini. In fisica lo riscontriamo nell’ambito dei numeri complessi e del moto armonico quando si analizza il modo oscillatorio con la tecnica matematica. Ma le più semplici ed estese applicazioni tecniche di risonanza sono nell’elettricità e nella meccanica, nelle quali il fenomeno è manifestato da un sistema fisico sottoposto ad una sollecitazione esterna periodica: quando la frequenza di quest’ultima si avvicina ad una frequenza di oscillazione naturale, si manifestano oscillazioni di ampiezza sempre maggiore. Chi ama la musica prodotta con strumenti acustici sa che la pienezza e l’amplificazione del suono sono il risultato di raffinati studi finalizzati alla massima utilizzazione della cassa di risonanza dello strumento, e conosce altresì il fenomeno per cui una sorgente sonora, inizialmente in silenzio, può entrare in vibrazione se è investita da onde sonore di frequenza uguale, o quasi uguale, a quella propria. E’ il caso di un diapason fatto suonare nella prossimità di un altro diapason della stessa nota musicale in stato di quiete che incomincia a vibrare come se fosse stato anch’esso attivato meccanicamente. Il sostantivo “risonanza” è altresì utilizzato comunemente in letteratura, o nel linguaggio parlato, per indicare suoni che si diffondono riecheggiando, oppure, in senso figurato, a proposito di ricordi, pensieri o impressioni che colpiscono l’animo. In chimica esprime l’equilibrio dinamico tra diverse strutture elettroniche. In medicina, la risonanza di protoni presenti nei tessuti corporei viene adoperata per efettuare indagini diagnostiche: la risonanza magnetica nucleare è un fenomeno che si manifesta in numerosi nuclei quando vengono sottoposti ad un acmpo magnetico statico; tali nuclei assorbono facilmente una quantità di energia appartenente alla fascia delle radiofrequenze e viene impiegata per la misurazione di varie grandezze fisiche con apposite apparecchiature chiamati spettrometri NMR.

LA DANZA DELL’ENERGIA.

L’essere umano è armoniosamente inserito nell’ambiente che lo ospita come parte di esso e pertanto non è avulso dalle leggi che regolano il sistema “Universo”, bensì co-partecipa attivamnete alla vita di quest’ultimo interrogandosi da sempre sul ruolo ed il fine ultimo, in altre parole sul senso della propria esistenza. Nella disperata corsa all’evoluzione delle scienze e dlla tecnica l’attore è intento ad adoperarsi nell’analisi, nella “separazione”, nella “specializzazione” esasperata, dimenticandosi spesso, di ricollegare la parte con il tutto. In una visione ecologico-olistica tutto ciò che esiste, coesiste. E tutto ciò che coesiste, preesiste. E tutto ciò che coesiste e preesiste abita in una tela infinita di relazioni onnnicomprensive. Il tutto si trova in relazione e nulla esiste al di fuori di essa. Entro il perimetro di questa logica di interdipendenza di tutti gli esseri, l’ecologia olistica funzionalizza tutte le gerarchie e nega il “diritto” dei più forti. Ogni essere costituisce un anello dell’immensa catena cosmica relazionati tra loro nella prospettiva dell’infinitamente piccolo delle particelle elementari (quarks), dell’infinitamente grande degli spazi cosmici, dell’infinitamente complesso del sistema della vita, dell’infinitamente profondo del cuore umano e dell’infinatamente misterioso dell’oceano sconfinato dell’energia primordiale da cui tutto promana. La teoria della relatività e la teoria quantistica affermano che la materia e l’energia sono intercambiabili ed equipollenti; in pratica non riconoscono più il concetto di materia se non tendenzialmente, ovvero, esiste l’energia a più livelli di concentrazione e di stabilità: energia e materia sono due aspetti di una medesima realtà: Le cellule subatomiche si mostrano a seconda dell’osservatore come onde elettromagnetiche o come particelle facendo evolvere il principio di non contraddizione e di logica lineare, ad un principio di complementarità introdotto da Niels Bohr allineato con la millenaria cultura cinese secondo la quale la realtà è organizzata in Ying e Yang ( femminile e maschile, materia e spirito…). La nuova fisica guarda il mondo come un tutto unificato e inseparabile, complesso ed interdipendente. E la causalità non è lineare, ma A influenza B che, a sua volta, retroinfluenza A e anche C e così via. Tutto è dinamico. Tutto vibra. Tutto è in processo. Più che i danzanti esiste la danza permanente delle energie ed elementi.

L’osservazione delle funzioni e della simbologia che la Natura offre a chiunque ne voglia cogliere il senso intrinseco, può portare l’Uomo ad una migliore comprensione di sè stesso e del percorso idoneo da seguire verso un’evoluzione armonica ed integrata al mondo che lo ospita. E’ necessario, dunque, porre l’attenzione alle funzioni ed alle leggi che si esprimono, si compiono e che regolano la danza cosmica, così come caldeggiava W. Reich sostenendo che si deve indagare sulle funzioni che l’uomo ha in comune con le funzioni naturali fondamentali ipotizzando un principio funzionante comune (C.F.P.) che unisca l’essere umano alla natura. L’importanza del fenomeno di risonanza consite nel fatto che si può riscontrare in numerose circostanze, sia artificiali che naturali e, l’osservazione funzionale dello stesso, può far scaturire l’idea che pure nell’uomo come in natura sia di rilevante interesse l’approfondimento tematico in questione. Vi sono parecchie circostanze in natura nelle quali qualcosa è oscillante e nelle quali si verifica il fenomeno di risonanza, dal “macrocosomo”, come l’atmosfera dell’intera terra che viene attirata da un lato della luna o piuttosto schiacciata e allungata in una doppia marea e che agisce come un oscillatore guidato dalla luna (nel 1883 il vulcano Krakatoa esplose, metà dell’isola sparì e provocò un esplosione così potente nell’atmosfera che il periodo di oscillazione dell’atmosfera potè essere misurato; risultò di 10 ore e 30 minuti primi), al “microcosmo” come, ad esempio, i moti dei protoni e dei neutroni nel nucleo atomico siano oscillatori e presentino caratteristiche proprie della risonanza con una loro specificità: nella meccanica quantistica quello che noi pensiamo secondo il concetto classico come energia risulta essere, in realtà, legato ad una frequenza di ampezza d’onda.  ( tratto da Risonanza Transpersonale di Giampiero Varetti)

Monica Benatti

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TEMPO DI GUARIGIONE- La rubrica di Monica Benatti

by Duncan on set.24, 2010, under Controinformazione

 
Oggi io sono onorato, e l’onore sarà per tutti i lettori del Blog, per tutti gli utenti di questo spazio di libertà, dignità, resistenza umana, bellezza e crescita interiore.
Inizia un nuovo appuntameto che grosso modo corrisponderà a due “interventi” al mese (o forse anche di più.. comunque.. su quella che sarà la cadenza esatta ne parleremo in seguito..). Un appuntamento che rappresenterà una delle Colonne principali del Blog.
E davvero renderà questo spazio ancora più speciale. E’ un appuntamento con una Donna, una Donna paricolare, di quelle che si incontrano poche volte sul proprio cammino.
Monica Benatti.. terre emiliane se volete saperlo.
Monica è una persona di notevole equilibrio, energia interiore, empatia. Ha fatto un lungo percoso nelle strade della Guarigione e della Cura. Percorso che continua ancora oggi e che continuerà.
Monica come tutti coloro che hanno veramente aperto il loro cuore, ha voglia di dare, condividere, trasmettere.
E questo sarà uno spazio in cui lo farà.
Questa rubrica crescerà col tempo. Pian piano si delineeranno gli argomenti, si assesterranno le coordinate, si approfondiranno i temi. Il campo è vastissimo. E’ quello della Cura, della Guarigione, della reintegrazione energetica.
E ci saranno alcuni cavalli di battaglia, anche se poi non si porranno limiti a ciò di cui si vorrà parlare. Si potranno affrontare i Fiori di Bach o gli olligoelementi (di cui Monica è esperta e “praticante”), ma anche i massaggi (fa pure questi), la campana tibetana (idem), il simbolismo dei tarocchi.. esperienze personali e quant’altro..
E quindi c’è la Conoscenza e la Tecnica, ma ancora prima cosa che per noi qui viene prima di tutto, c’è il suo Grande Cuore. Un’anima sciamana pronta a spargere un pò di polvere di stelle. Una occasione in più per tutti voi.
Quello che leggerete oggi è il primo testo di Monica per il suo “spazio”. E’ un testo introduttivo e di ampio respiro sulla medicina vibrazionale.
Vi lascio alla lettura Compagneros…
 
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OLOGRAMMI, ENERGIA E MEDICINA VIBRAZIONALE
La pratica medica attuale è basata su un modello newtoniano della realtà che considera in mondo simile ad un intricato meccanismo. Cioè i medici concepiscono il corpo come una macchina controllata dal cervello e dal sistema nervoso periferico: una specie di computer biologico,
Ma gli uomini sono davvero macchine? O non piuttosto meccanismi biologici in dinamica relazione con una serie di interpenetranti campi energetici vitali… il cosiddetto fantasma della macchina?
Introduciamo ora un nuovo approccio terapeutico che coinvolge l’emergente visione einsteniana, definita medicina vibrazionale. Il modello einsteniano applicato alla “medicina vibrazionale” (indica energia sottile od elettromagnetica a diverse frequenze ed ampiezze) vede gli essere umani come reti di campi energetici che interfacciano con sistemi fisico-cellulari. La medicina vibrazionale usa forme specializzate di energia per influenzarei sistemi fisici sbilanciati a causa di una malattia. Ribilanciando i campi energetici che regolano la fiosiologia cellulare, i terapeuti vibrazionali operano ad un livello superiore della struttura umana. Il riconoscimento che tutta la materia è energia costituisce il fondamento per comprendere come gli esseri umani possano essere considerati sistemi energetici dinamici. Con la famosa equazione E=MC2 Albert Einstein dimostrò che energia e materia sono i due aspetti della stessa sostanza universale. Questa sostanza è un’energia primaria o vibrazione di cui noi siamo composti; per questa ragione la tecnica terapeutica che agisce a livello energetico o vibrazionale di base può essere definita medicina vibrazionale. Il punto di vista di Einstein ha lentamente trovato ascolto e accettazione nel mondo della fisica, ma la sua profonda intuizione deve ancora essere incorporata nel modo in cui i terapeuti vedono l’uomo e la malattia. L’attuale pensiero medico ritiene che il comportamento fisiologico e psicologico dell’uomo dipenda dalla struttura fisica del cervello e del corpo. Per esempio, il cuore è visto come una pompa meccanica che distribuisce ossigeno e sangue agli organi del corpo e al cervello; i medici pensano di conoscere tanto bene il cuore da avere inventato i pezzi di ricambio meccanici per sostituire funzioni dell’organo naturale ammalato. Con la stessa visione, molti medici pensano che il ruolo primario del rene sia quelo di filtraggio; così hanno meccanicamente duplicato la capacità renale di filtrare impurità e tossine con gli apparecchi di emodialisi. Sebbene i progressi delle tecnologie biomediche abbiano fornito ai medici una sempre più vasta scelta di parti di ricambio per sostituire organi malati e vasi sanguigni, manca ancora una più approfondita conoscenza di come contrastare o prevenire molte malattie.
Le analogie meccaniche sono state di grande utilità dall’epoca di Newton per spiegare il comportamento del mondo fisico. I pensatori newtoniani vedevano l’universo come un ordinato, prevedibile meccanismo divino; di conseguenza ritenevano che gli uomini come il loro Creatore, dovessero essere costruiti allo stesso modo. All’epoca, quindi era più facile pensare all’annatomia umana in termini di complesso meccanismo biologico. Questo modo di pensare era così diffuso che i pensatori del tempo consideravano l’universo come un grande orologio. Il punto di vista dei medici sul funzionamento interno dell’uomo è cambiatomolto poco con l’evoluzione del pensiero scientifico nel corso del tempo. L’approccio medico di tipo newtoniano all’inizio fu chirurgico. I primi chirurghi lavoravano sulla base della premessa che il corpo fosse un sistema idraulico complesso. Farmaci diversi vengono usati per rinforzare o distruggere cellule dal funzionamento anomalo secondo le esigenze cliniche. L’approccio farmacologico e quello chirurgico sono incompleti perchè ignorano le forze vitali che animano e danno vita al biomeccanismo dei sistemi viventi. In una macchina, il principio guida è che il funzionamento totale può essere predetto dalla somma delle sue parti; ma gli uomini, a differenza delle macchine, sono più della somma di una quantià di sostanze chimiche combinate. Tutti gli organismi dipendono da una sottile forza vitale che crea sinergie attraverso una straordinaria organizzazione strutturale di componenti molecolari. A causa di questo sinergismo l’unità vivente è molto di più della somma delle sue parti. la forza vitale crea ordine nei sistemi viventi e continuamente ricostruisce e rinnova il veicolo cellulare attraverso il quale si manifesta. Quando la forza vitale abbandona il corpo con la morte, la struttura fisica degrada lentamente in un insieme disorganizzato di elementi chimici; questa è una caratteristica peculiare che distingue i sistemi viventi dai non viventi e gli uomini dalle macchine.
La forza vitale è un’energia normalmente ignorata dai pensatori di oggi, le cui opinioni prevalgono nella ndeicina ortodossa. Queste forze sottili non sono prese in considerazione nè indagate dai medici perchè non ci sono modelli scientifici, accettabili dai più, che ne spieghino l’esistenza e la funzione. L’attuale incapacità della scienza di prendere in considerazione le forze che danno vita alla struttura umana è dovuta in parte al conflitto tra i sistemi di credenze orientali e quelli occidentali; in realtà questa differenza di visione del mondo è il sengo profondo dello scisma tra religione e scienza che ebbe luogo molti secoli fa. L’applicazione del modello newtoniano per spiegare il funzionamento del corpo umano fu conseguenza dello sforzo degli scienziati di sottrarre l’uomo al dominio del divino e portarlo nel mondo meccanicistico che essi potevano capire e manipolare. La meccanizzazione del corpo umano rappresentò un ulteriore allontanamento dalle spiegazioni religiose delle forze mistiche che guidano gli uomini attraverso la vita e, misteriosamente, anche attraverso la malattia e la morte.
Ma c’è una nuova classe di medici e terapeuti che cerca di capire il comportamento degli esseri umani dal punto di vista materia come energia. Questi scienziati spirituali guardano al corpo umano come ad un modello istruttivo dal quale possiamo cominciare a capire non solo noi stessi, ma anche i meccanismi interni della natura ed i segreti dell’universo. Accettando che l’uomo è un essere composto di energia, si possono cominciare a comprendere nuovi modi di guradare alla salute ed alla malattia; questo diverso punto di vista offirà ai futuri medici e terapeuti non solo una prospettiva eccezionale sulle cause della malattia, ma anche strmenti più efficaci per curare le persone delle loro sofferenze. La medicina vibrazionale è basata sulla comprensione che la struttura molecolare del corpo fisico è, in realtà una rete di campi energetici interconnessi; questa rete è organizzata ed alimentata da strutture di energia sottile che collegano la forza vitale con il corpo. Vi è una struttura gerarchica di energie sottili che coordinano la funzione elettrofisiologica, quella ormonale e la struttura cellulare all’interno del corpo fisico: è da questi livelli sottili che fondamentalmente
originano salute e malattia. Questi rimarchevoli sistemi energetici sono potentemente influenzati dalle nostre emozioni e dal livello di equilibrio spirituale, così come da fattori  nutrizionali ed ambientali. Queste energie sottili influenzano i processi cellulari di crescita sia in senso positivo che negativo. Invece, la conoscenza medica convenzionale è fuorvita dal convincimento che si possa curare ogni patologia riparando materialmente o eliminando le strutture cellulari anomale. La chiave per il trattamento dele malattie non può consistere in interventi fisici di rapida riparazione, ma deve essere cercata nella riprogrammazione dei campi energetici che governano la manifestazione della disfunzione a livello cellulare.
C’è un aspetto della fisiologia umana che non si è ancora compreso o che si accetta con riluttanza: il campo dello spirito ed il suo collegamento con il corpo fisico. La dimensione spirituale è la base energetica di tutta la vita poichè è l’energia dello spirito che anima la struttura fisica. La connessione invisibile tra corpo fisico e le energie spirituali contiene la chiave per comprendere l’intimo rapporto tra materia ed energia; quando gli scienziati arriveranno a comprendere questo legame saranno più vicini a capire il legame tra l’Uomo e Dio.
La medicina vibrazionale, come scienza del futuro, può aiutare i medici a risolvere il mistero del perchè alcune persone si mantengano sane, mentre altre sono continuamente in stato di malessere.
Quando i medici arriveranno a comprenderemeglio la profonda interrelazione tra corpo, mente e spirito e le leggi naturali che guidano la loro manifestazione sul nostro pianeta, allora ci sarà una vera medicina olistica. Noi siamo davvero un microcosmo nel macrocosmo, come i filosofi orientali hanno da tempo compreso. I principi individuati dentro il microcosmo spesso riflettono principi più grandi che governano il comportamento del macrocosmo; schemi di leggi interne alla natura si ripetono su molti livelli gerarchici: se si possono comprendere le leggi universali, così come si manifestano nella materia a livello micro, allora diventa più facie comprendere l’intero cosmo. Quando gli uomini conosceranno veramente le strutture energetiche del loro corpo e della loro mente, saranno molto più vicini alla comprensione dell’universo e dele forze della creazione che  li collegano a Dio.   ( da Medicina Vibrazionale R. Gerber)
Monica Benatti
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Il J’ACCUSE di Carmelo Musumeci

by Duncan on giu.03, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana

Alcuni momenti rispondono non solo, ma ad un archetipo eterno che in essi riecheggia, e in essi si invera. Alcuni di essi saranno noti a milioni, coinvolgeranno intere istituzioni, ed entreranno nei libri di scuola. Altri si svolgeranno in piccoli mondi, e saranno noti a pochi, e, talvolta, dimenticati. Ma sono legati dalla stessa sostanza simbolica. Della stessa nobiltà.

Un uomo si alza e denuncia, quando è difficile farlo, quando ci sono solo grane nel farlo, quando già sei sfiancato e messo ai margini, quando pagherai a caro prezzo ciò che vuoi fare. Ma lo farai lo stesso, perchè sei un Uomo. Per la Giustizia per la Dignità. Perchè almeno qualcuno deve provare talvolta ad alzarsi e a fermare l’onda della Demenza.. anche se fosse del tutto inutile. Il solo tentativo ha un senso. Lascerà tracce di riscatto e di umanità, radici a cui richiamarsi in momenti di liberazione. Qualcuno si ribella e salva una stagione, o anche solo un luogo, o anche solo una storia.. perché restituisce a quella storia un momento nobile, evitando che sia completamente tana e trippa di carnefici e opportunisti, di lupi e di arresi.

J’ACCUSE… (Io accuso.. in francese) è una espressione consegnata alla leggenda per via del famoso J’ACCUSE di Emile Zola. Nel 1894, Alfred Dreyfus, un capitano dell’Esercito di origine ebraica in servizio presso il ministero della guerra francese, fu accusato di aver rivelato informazioni segrete alla Germania, nazione in quel momento fortemente contrapposta alla Francia. Dopo un giudizio sommario, Dreyfus fu accusato e condannato alla deportazione a vita sull’isola di Caienna. Dopo una forte ondata di antisemitismo che attraversò la Francia, Émile Zola si schierò a favore dell’ufficiale tramite un articolo in cui accusava i veri colpevoli di questo avvenimento e di questo processo falso. Un processo farsa dove Dreyfus fu condannato come capro espiatorio per via delle sue origini ebraiche. Zola fu l’unico ad avere il coraggio di denunciare pubblicamente questa vergogna, con una editoriale memorabile uscito sul giornale socialista L’AURORA, e di cui ho riportato l’immagine in questo post. Il suo editoriale ebbe un’eco pazzesca per tutta la Francia. Non gli fu perdonato. Subì processo e condanna. Ma il 12 luglio 1906, quando Émile Zola era già morto da quasi quattro anni, la corte di cassazione revocò la sentenza con cui Dreyfus era stato accusato di tradimento, riconoscendo nei fatti che Zola aveva avuto, contro tutti, ragione.

Ora mi direte.. Alfredo sei totalmente ammattito. Prima parli di una vicenda che ormai è presente in ogni libro di storia, e poi.. come capirete tra poco.. parli di una lettera spedita a un giornale locale da un certo Carmelo Musumeci, quando era detenuto a Nuoro, contro il suo direttore. Un evento che ha avuto una minima risonanza locale, e avrà colpito giusto qualche lettore del nuoarese. E che adesso, c’è proprio da crederlo, è stato praticamente dimenticato da tutti o quasi.

Certo, magari è così. EPPURE NON IMPORTA. NON IMPORTA. C’è la stessa nobiltà, c’è lo stesso spirito, c’è la stessa energia. E forse ce ne anche di più, perché Zola almeno era libero e aveva mezzi. Carmelo ha scritto il suo attacco trovandosi già detenuto, e potenziale oggetto di infinite rappresaglie, punizioni, e atti ostili. E comunque conta l’energia, il messaggio che un evento contiene in sè, il suo fuoco. Il s uccesso o il numero dei seduti in platea non sono la cosa che è più importante. Se persino i poeti muti assassinati, con le loro poesie bruciate nei sotterranei dei gulag, nei giorni tetri dello stalinismo, fanno risuonare le loro poesie che vibrano negli atomi stessi della coscienza del mondo, chi ha parlato a voce alta, a sguardo alto, a mente alta..a schiena dritta.. ha comunque lasciato un segno, anche se nessuno lo ha mai visto. Ha comunque inciso sulla quercia della vita, e reso questo mondo più degno..

Perchè potrai essere il ragazzo cinese che si oppone al carroarmato, o il ragazzo che denuncia le raccomandazioni a un esame universitario, Martin Luter King che cammina davanti ai cani rabbiosi della famigerata polizia di Birminghan, o il timido condomino che per una volta trova la voce e la rabbia, e si scaglia contro gli intrallazzi tra ll’amministratore del condominio e una azienda di riparazione caldaie. Puoi anche essere solo il ragazzino che, unico in tutta la classe, si alza in piedi e difende il compagno umiliato dalla professoressa. Qualunque sia la situazione la pasta resta la stessa. Come la stessa è la pasta di cui sono fatti i sogni. La fame e la rabbia. E anche l’Amore.

Questa lettera è colma di un alto valore civile. Non usa alcun trucco, o furbizia. Combatte col solo diritto che dà la verità e la giustizia. Le parole non sono coperte da sotterfugi e allusioni. Ma sono lanciate a viso duro, senza nascondimenti, tentennmente, precauzioni.

Vi lascio a questo J’ACCUSE del 2005.. sepolto ormai in un giornale dell’entroterra sardo..

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Il “mio” direttore, già una volta, a causa di un calendario satirico su Berlusconi mi aveva ristretto l’orario della sala computer e ritirato la stampante e lo scanner. Poi il “mio” direttore, per fortuna andò via e con il nuovo direttore tutto tornò come prima. Ora il “mio” direttore è ritornato nel luogo del delitto e, alla prima occasione, per avere criticato le strutture penitenirie, per tentare di migliorarne la qualità, mi aveva trattenuto due lettere (il magistrato di sorveglianza ne ha ordinato subito l’inoltro), mi ha di nuovo ridotto l’orario della sala computer/lettra, con il ritiro della stampante e dello scanner. Come se questo non bastasse, mi ha spostato l’orario della sala computer con quello del passeggio, ed in questa maniera sono ricattto fra studiare ed andare all’aria. Ovviamente sto scegliendo di studiare, ed è circa un mese e mezzo che non vado al passeggio. Nonostante che il precedente direttore mi avesse autorizzato, tramite l’art. 51 del regolamento di esecuzione, a poter svolgere con il mio computer attività intellettuali, artigianali ed artistiche, il mio diettore mi sta proibendo di stampare poesie, un bigliettino di auguri per il compleanno di mia figlia, un disegno per San Valentino per la mia compagna, immagini creative, cee Come se non bastasse, mi ha negato persino di stampare una istanza al Magistrato di Sorveglianza, probabilmente per motivi di sicurezza… ma che pericolo c’è in un disegno o in una poesia? Posso solo utilizzare stampante e scanner, su richiest tramite censura preventiva, controllato dall’agente a vista, solo ed esclusivamente per appunti di studio ogni 15 giorni. Quindi, se devo stampare una piccola modifica, anche una semplice virgola, alla tesi che sto elaborndo, devo fare la domanda, aspettare che sia approvat e aspettare ancora che l’agente sia libero, ecc. Infatti, dal 22 gennaio, quindi da circa un mese e mezzo, ho potuto stampare solo tre volte. Ho fatto pr essente al “mio” direttore che negli altri istituti (persino qui nel carcere di Nuoro, con altri direttori) queste restrizioni sulla stampante e sullo scanner non ci sono. Lui mi ha risposto “gli altri direttori sbagliano”. Io ovviamente ho risposto che stava offendendo la maggioranza dei suoi colleghi.

Chi sono?: Sono Carmelo Musumeci, da molti anni in carcere. Per dare un senso alla mia vita e alla mia pena ho iniziato a studiare da autodidatta, e così per me studiare ha rappresentato un soffio di vita e di speranza. L’istruzione serve anche per dare gli strumenti per ragionare, per sapere rispondere a delle domnde, ed anche per imparre a porre domande. Dalla quinta elementare i partenza sono riuscito a diplomarmi, e quest’anno mi laureo in Scienze giuridiche. Partecipo con pssione assiduità a varie attività per curare i miei interessi umani e sociali. Investo il mio tempo, unica cosa che mi è rimasta, ed energie.. per migliorare la qualità della mia esistenza.

La mia esperienza in questo istituto è l’impotenza. Qui nessuno ha voglia di ascoltarti, a parte alcune persone dell’area educativa. La legge, il buon senso, la buona amministrazione è come se fossero aria fritta. Con tutta la buona volontà, anche inventandosi un trattamento personalizzato, non è possibile cogliere le opportunità che il carcere dovrebbe offrire. Spesso il colpevole silenzio e l’ostilità della Direzionea richieste legittime ci mortific e ci umilia. In questo istituto non si sonta la sola privazione della libertà, già di per sè terribilmente brutta, ma si sconta la reclusione in un ambiente difficile e ostile, angusto e malsano, dove le condizioni igieniche sono terribili (se si pensa solo che bisogna andare in bagno davanti ai propri compagni), dove mancano educatori, insegnanti, assistenti sociali in numero sufficiente. Dove le strutture sono fatiscenti, la promiscuità è l regola, i rapporti con l’amministrazione difficoltosi e discrezionali, le opportunità di lavoro scarse, per non dire nulle. Un ambiente dove non esiste alcun presidio di tutela dei diritti. In questi tre anni ll’istituto di Nuoro ho sempre reclamato, lottato, spesso da solo, ma anche in compagnia, senza mai poter superare l’indifferenza e l’illegalità di questo carcere. Ho lottato per avee la possibilità, per me e per i miei compagni, di vivere realmente in modo civile e dignitoso; per consentirci di mantenere la nostra individualità di esseri coscienti e responsabili.

Alle ingiustizie bisogna ribellarsi soprattutto qundo esse vengono inflitte in nome della giustizia, perché ild etenuto che non si ribella è peggio del suo aguzzino. A lungo andare questo comportamento mi ha creato antipatie, ma non importa. Preferisco essere considerato “cattivo” piuttosto che pusillanime, servitore e leccapiedi. Il cittadino prigioniero è impotente di fronte ad un direttore che ha sempre ragione, se non usa la stessa legge per tentare di correggere le ingiustizie di costui. In carcere si possono tollerare tante cose, ma non la cattiveria gratuita, come quella di proibire di stampare un fiore, una poesia alla propria figlia, o alla propria compagna che si ama, con il proprio computer e stampante… E’ umiliante per il “mio” direttore non trovare riscontri positivi a richieste così semplici. Inoltre, signor direttore, le sue nuove restrizioni mi rendono più difficile il mio diritto allo studio. Le sue restrizioni sono cattive, repressive, capziose e, per ultimo, capricciose. Signor direttore, mi permetta, lei sa solo comandare, vietare; ma non sa ubbidire alle leggi, ai regolamenti e soprattutto al buon senso. Proibire di stampare un fiore è vilare le regole della logica, che costituisce un limite giuridico all’esercizio di ogni attività discrezionale.. qualcosa che è priva di ogni carattere di ragionevolezza. La nostra vita è fatta anche di cose “inutili”; senza le quali però la stessa esistenza non avrebbe senso.

Signor direttore spesso coloro che sono in posizione di autorità non si curano affatto del bene o del male; di ciò che è giusto o di ciò che non lo è. La loro unica preoccupazione è di tiranneggiare i sottoposti. Spesso in carcere ci si trova dinanzi a un potere smisurato e cattivo, dove non si può faare nulla per cambiare il corso delle cose, e chi non accetta le regole del potere non può fare altro che soffrire. Ma è pur sempre meglio che non fare nulla… Spesso accade anche che il detenuto ha ragione, ma ha torto in quanto detenuto. Ed il custode ha torto, ma ha ragione in quanto aguzzino. Spesso si vuole che il detenuto, in quanto prigioniero, debba accettare di essere punito ingiustamente. Si vule che il detenuto sia sempre e soltanto ciò che il carcere lo farà essere. Spesso al detenuto convinene non avere mai un pensiero autonomo. Non conviene.. deve essere sempre d’accordo con il suo carnefice. Invece, spesso, il detenuto ha tanto da trasmettere e comunicare. Si può ed è possibile regire all’emarginazione del carcere. In carcere convivono dolore, prostrazione, fede, abbandono, ozio, pentimento, talvolta brutalità.. ma c’è anche un senso infinito di umanità, e là una vita può anche rinascere… In carcere non bisogna adattarsi né rassegnarsi, perché sono convinto che più ti adatti alla realtà della detenzione, alle sue leggi negative, maggiore difficoltà troverai all’esterno.

Lei, Direttore, non capisce, ma, sarebbe meglio dire, fa finta di non capire che protestare pacificamente e lottare per i propri diritti riconosciuti con il metodo della non violenza è profondamente giusto e serve, tra l’altro, a scontare la propria pena migliorando interiormente. Quando si reclama, ciò può sembrare terribilmente inutile, ma è terribilmente importante che uno lo faccia. Infatti, una cosa che distingue i detenuti gli uni dagli altri è la forza di protestare. Il detenuto che non reclama perde la sua libertà proprio nel momento in cui spera di ottenerla non reclamando.

Ricordo al mio diretore che il carcere non dovrebbe essere solo un luogo di punizione , ma dovrebbe anche essere una occasione di recupero. Dovrebbe rieducare e aiutare chi ha sbagliato a reinserirsi nella società. Invece, il carcere è il luogo dove, più di qualsiasi altro posto, non rispettano la legge. Ricordo che quando il detenuto si vede esposto a sofferenze che la legge non ha ordinato e neppure previsto, entra in uno stato di collera abituale; e non crede più di essere stato colpevole, ma accusa la giustizia stessa. Ricordo che rinunciare al diritto e obbligo a reclamare significa rinunciare alla propria qualità di uomo, ai propri doveri. E non c’è nessun compenso possibile per chi rinuncia a questo. Se si protesta ad alta voce, anche in modo pacifico, la spiegazione che si dà solitamente è che il detenuto è un ribelle, quando va bene.. ed irrecuperabile, quando va male. Non si va a cercare la causa del perché uno protesta, m si condanna la sola protesta.

Le ricordo che il rispetto della dignità dei detenuti non è la debolezza, ma la forza di una istituzione e, tra l’altro, un dovere preciso di un direttore. Le ricordo che è terribilmente sbagliato sprecare il carcere solo per espiare la pena. Coniugare controlli, sicurezza, trattamento ed inserimento non è difficile. Invece lei preferisce vigilare, reprimere. Così è molto più facile piuttosto che lavorare per fare crescere una coscienza critica e responsabile nel prigioniero. Signor direttore mi permetta di ricordarle che, spesso, nel negare i diritti ai detenuti si viola sia la logica che il diritto; e viene fatto di pensare che spesso più che di rapporti di giustizia, si tratta di rapporti di forza. E questo assicura il dominio, non la giustizia. Con lei i diritti dei detenuti sono eventuali ed inesigibili, mentre i doveri e le sanzioni sono certi ed inevitabili. Lei mi proibisce di fatto di valorizzare le mie energie, la poca intelligenza che ho, le capacità e la disponibilità.

Le ricordo che la differenza tra noi e “le persone per bene” sta più n ciò che facciamo, che in ciò che siamo. Ma come posso migliorare e fare qualcosa se lei mi tiene chiuso in cella 21 ore senza fare nulla, e 3 ore all’aria che sembra una voliera? Le ricordo che, nella maggiorana dei casi, il detenuto è ciò che apprende dai suoi eventuali educatori. Le ricordo che spesso i detenuti sono migliori (non è il caso mio) di chi li governa. Le ingiustizie consumate all’insaputa di tutti sono più dolorose. Bisogna trasmettere quello che accade in carcere, perché la gente si accorga delle ingiustizie e possa riconoscere i torti, e sviluppare un sentimento di comune offesa alla dignità umana. Chissà per quali insondabili e burocratiche cattiveri lei mi sta facendo questo. Ma tutte le cose insensate in carcere hanno invee una logica perversa e stringente. A volte punitiva, altre volte semplicemente di assurda burocrazia, cioè vessazione,, cattiveria allo stato puro; insomma, sadica burocrazia carceraria. Viviamo in condizioni illegali di sovraffollamento, ozio forzato, mancanza di igiene e cure, spazi disponibili; e lei mi proibisce di stampare una poesia, un cuoricino… Di queste restrizioni non si capisce il senso, visto che non sono motivabili con ragioni di sicurezza, se non spiegabili in una logica punitiva fine a se stessa.

Dottore, lei mi pare più prigioniero di me, perché è prigioniero della sua infelicità, tristezza e cattiveria, e mi fa molta pena. Per educazione la saluto e non scrivo il suo nome per non rischiare di essere denunciato.

 

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