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Amore tra le sbarre
by Duncan on apr.22, 2011, under Ispirazione, Resistenza umana
Questo brano che leggerete oggi -in realtà la fusione di due brani- mostra il carcere, e fa sentire sempre lo smarrimento, il dolore, il soffocamento esistenziale. Eppure c’è qualcosa che nobilita.. non il carcere, ma l’essenza umana che, come pianta rampicante, si incunea ribelle, vogliosa di succhiare ancora scampoli di amore, e nel succhiarli diventare.. amore.
E in questi uomini e in queste donne che strappano ogni oncia di occasione per un saluto da “innamorati” e una lettera scritta sui tavolacci, ci sono i passi -a impronta forte nella neve- dell’amore.
Leggendo mi è tornato alla mente un pezzo sublime dell’immortale Arcipelago Gulag di Alexander Solzenycin. In quel passaggio Solzenicynparlavo dell’amore nel Gulag. Ora, lo so bene che tra il carcere e i Gulag la distanza è siderale. Eppure qualche vaga affinità permette di fare rivivere alla mia anima ora il brano stupendo di Solzencyn, con queste donne (le donne nel Gulag) che si costruivano il loro “romanzo” d’amore.. rischiando letteralmente la vita… con gli incontri fugaci e quasi impossibili… e i bigliettini lanciati tra le sezioni maschili e femminili.
Voglio citare un frammento del testo bellissimo che leggerete tra poco..
“A volte gridando per farsi sentire dal padiglione maschile a quello femminile. Più spesso, sia per non essere rimproverati, sia per una forma di privacy, parlandosi facendo grandi gesti con le mani e le braccia, ad imitazione delle lettere dell’alfabeto. Una sorta di alfabeto muto per conoscersi, per farsi compagnia, per innamorarsi. A volte si parlavano fino a notte fonda. Una volta ho riso di tenerezza perché al giro di terapia del mattino un detenuto della A.S. non si presentava in infermeria. Era un lavorante. Strano, di solito era uno dei primi ad arrivare. Lui no, non per chiedere terapia, ma per portarci il caffè (naturalmente secondo la ricetta di Cicciriniella).
Quella mattina però era in ritardo. L’agente arriva e lo giustifica. “Eh, che ci vuoi fare… stanotte alla finestra, “ha fatto l’amore” fino alle tre con la sua bella”… “
Naturalmente queste immagini romantiche, i segnali in codice, le lettere, i saluti a gesti presuppongono che le sezioni maschili e le sezioni femminili di un carcere siano dirimpetto. Se fossero a molta distanza tra loro, o a una distanza sufficiente a non permettere alcun contatto, parte di questo “romanzo” non esisterebbe. E state pur certi che potendo si cercherà sempre di stroncarle questi fili taglienti e sospesi su macerie e cuore. Perchè ogni contatto è visto con terrore, ogni comunicazione come ambigua e a doppio gioco.. e il detenuto a sua volta è visto come oggetto di pura afflittività. E c’è chi sogna un carcere di celle compatte che non si aprono mai. 24 ore al giorno chiusi in cella. Questo sognano i paranoici tra i giustizialisti. La pura segregazione, l’atomizzazione assoluta, la vita divenuta nuda, le mura dirimpetto agli occhi, all’anima e alla mente. La castrazione anche della possibilità di una poesia. Un 41 bis all’ennessima potenza, esteso però a tutti i detenuti. Questo è il loro sogno malato.
Ma nonostante tutto le piante rampicanti si arrampicano ancora..
impertinenti e ribelle al sole e alla pietra.. e si trova ancora dell’amore in carcere.. ancora poesie su qualche muro.. fogli scritti correndo alla rinfusa per la propria bella.. e urla, gesti, saluti e abbracci tra maschi e femmine, tra le sezioni maschili e le sezioni femminili..
Succede ancora qualcosa del genere in qualche carcere d’Italia..
Ringraziamo la nostra amica per averci regalato questi momenti..
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Chissà perché , però, a volte i nomi si perdono nella nebbia… Forse è la prova che il tarlo dell’indifferenza si stava annidando anche dentro di me? Sarebbe inaccettabile questo pensiero, ma forse davvero la galera cambia e cesella a sua immagine e somiglianza chi varca quei cancelli unti e cigolosi, rendendo allo stesso modo unte, cigolose e chiuse le sensibilià di chi lì dentro, per un motivo o per l’altro, si venga a trovare. Un modo per difendersi, per non cedere a emozioni che sarebbero troppo forti. Un modo per accettare… (no, sopportare,
ingoiare) quel mondo al contrario, un mondo a testa in giù, dove ogni ordine è sovvertito, ogni valore capovolte. Dove i detenuti trovano l’amore più grande del mondo parlando alla finestra con le ragazze delle sezioni femminili.
A volte gridando per farsi sentire dal padiglione maschile a quello femminile. Più spesso, sia per non essere rimproverati, sia per una forma di privacy, parlandosi facendo grandi gesti con le mani e le braccia, ad imitazione delle lettere dell’alfabeto. Una sorta di alfabeto muto per conoscersi, per farsi compagnia, per innamorarsi. A volte si parlavano fino a notte fonda. Una volta ho riso di tenerezza perché al giro di terapia del mattino un detenuto della A.S. non si presentava in infermeria. Era un lavorante. Strano, di solito era uno dei primi ad arrivare. Lui no, non per chiedere terapia, ma per portarci il caffè (naturalmente secondo la ricetta di Cicciriniella).
Quella mattina però era in ritardo. L’agente arriva e lo giustifica. “Eh, che ci vuoi fare… stanotte alla finestra, “ha fatto l’amore” fino alle tre con la sua bella”…
E, poichè era inverno, per stare in “dolce” compagnia si era preso pure una bella bronchite! Che tenerezza, davvero. Come cambiano le prospettive. Da qui sembra così strano, forse ridicolo. Persone che non si sono mai nemmeno sfiorate o guardate negli occhi che si aggrappano l’una all’altra con una forza disarmante e inattesa,
inconcepibile per noi. Se ci ripenso sì… ancora ricordo e ancora sorrido… Forse queste storie hanno salvato loro. E, poichè questi ricordi ancora mi emozionano, forse hanno salvato un po’ anche me.
Alla sera passavamo con il carrello della terapia per la somministrazione delle… droghe serali. Insieme a noi c’erano gli agenti che su di noi vigliavano e di solito ne approfittavano per raccogliere la posta. Niente mi avrebbe fatto pensare che un giorno su quelle lettere in attesa appoggiate sui cancelli ci sarebbe stato il mio nome. Il carrello doveva stare al centro del corridoio, al sicuro da mani che avrebbero potuto protrarsi per fregare qualcosa. Qualsiasi cosa. Sia per uso personale o sia da utilizzare come mercei scambio.
A qualcuno andava bene tutto. Anche una bustina di antinfiammatorio poteva valere una sigaretta. Ovvio che un tavor valeva di più. Vera e proprio moneta sonante. Entrare in certe sezioni era una passeggiata, in altre un incubo. Era più o meno ora di cena e molti detenuti stavano mangiando o cucinando. Gli odori si mescolavano. Odori di paesi lontani e di spezie stantie, di umidità e di rabbia. Ma non solo. A volte profumi di manicaretti deliziosi, ottenuti come un miracolo culinario dai pochi ingredienti a disposizione. Forse fa strano pensare che a volte c’era pure nell’aria una specie di allegria. Beh, in fondo non ci voleva tanto. Una battuta, intonare la strofa di una canzone, qualsiasi cosa che non fosse propria della galera, poteva per un attimo ricordare che quelli dietro alle sbarre non erano soltanto detenuti, ma …persone. E forse non mi sbagliavo quando avevo l’impressione che fossero proprio loro ad avere più bisogno di ricordarselo! A volte invece avevano già finito di mangiare
e qualcuno se ne stava impalato, in piedi, davanti alla tv. Ho poi avuto modo di sapere che stavano guardano programmi musicali in cui passavano le dediche scritte per loro da mamme, fidanzate, figli, che gli davano la buona notte, dicevano loro il loro affetto, facevano sentire la loro vicinanza.
Altri invece se ne stavano seduti al tavolo con il pacchetto di tabacco e le cartine tutte in fila, preparandosi da fumare per il giorno successivo. Molti, moltissimi scrivevano. Fogli densi e fitti di parole. Mi domandavo cosa avessero tanto da scrivere, nel susseguirsi di quei giorni tutti uguali. Chissà… Molte lettere erano di posta interna, per coltivare le amicizie e gli amori e le dipendenze emotive dei rapporti nati alla finestra di cui ti raccontavo nella nota precedente. Queste lettere erano per loro davvero un grande aiuto, perché erano quotidiane, quindi i discorsi avevano un filo logico che si susseguiva nel giro di poco tempo, senza aspettare le lungaggini delle Poste Italiane ( a questo proposito, non ho mai capito come mai dovessero mettere il francobollo, quando le
lettere non uscivano neanche dall’Istituto…. Mah !).
Talvolta invece la tensione rendeva l’aria irrespirabile. Tensioni accumulate in giorni, mesi, anni di vite travagliate, sgangherate, degradate, fuori e dentro il carcere. Giorni, mesi, anni di condizioni disumane, fuori e dentro il carcere. Rabbia, disperazione, frustrazione, tutto cotto al punto giusto, pronto ad esplodere come una pentola a pressione al minimo, insensato pretesto…
Eros e Insegnamento
by Duncan on apr.02, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana

è molto bella e profonda. Leggetela.
E nel leggerla andate al di là di una idea settoriale e angusta di educazione. Andate anche al di là della stessa cononica visione dell’insegnamento. Per cercare nel Cuore la fiamma che tiene vivi.
In principio è il legame. La corda che connette corpi e anime per un percorso che è un antidodo al tradimento.
Tradimento di speranze, passioni, anche illusioni che è costantemente in opera in una società orfana del pensiero, del pensiero coniugato all’anima, dell’anime che si fa penetrare accogliendo il frutto spermatico dell’eiaculazione, e nel godimento generare. Ogni generazione è un atto di amore.
O meglio.. ogni generazione che merita di restare, oltre le spirali del tempo.
Da me a te, la trasmissione continua. Tradimento è l’arroganza stitica dei taccagni che tengono tutto in saccoccia, per non condividere, e tenendo muiono. Tradimento è non avere fame e non avere sete. E’ farsi trascinare da una corrente limacciosa che ti fa sentire sazio, senza neanche aver sentito i petardi ai testicoli, e le erbe bruciate sul culo. E’ lo stravaccarsi al fato di un quotidiano già scritto, dove al sudore si alterna il sonno e il divano, la noia e il gioco a tressette. Tradimento è non cercare, non appassionarsi. Non alzarsi ogni giorno illuminati dalla Maestà del mondo.
Tradimento è l’abdicazione. TRADIMENTO E’ ABDICAZIONE. E’ la scelta facile che non porta rischi, è il compiacere peloso che non è mai dare, ma scarabocchio della deriva. E’ una mondo orfano di Maestri. Un mondo orfano di persone che hanno il coraggio di accendere la Fiaccola e di guidare. E anche dell’umiltà di farsi accendere.
Nessuna fase lapidaria è mai del tutto realte. Già mentre dico orfano.. so che non è veramente così. Ma so che la forza di una espressione sta nell’urlo e nel fuoco, nell’immagine vividamente dipinta che spinge all’interrogamento, che sprona all’azione. Il breve shock della dissonanza porta a rammentare ciò che si puà essere.
Non sempre è importante dire tutta la verità. Ma sempre è importante resistere al Tradimento.
Di insegnamento parla il testo che leggerete. Ma in una modalità insolita e fuori moda.
Come estrinsecazione dell’Eros. Atto di manifestazione dell’amore, dove due esistenze si imbattono sulla medesima strada. E allora nasce la visione di un sogno comune. Due corpi costruiscono un dipinto. Due anime scelgono di sceglieri. Vedrò nei tuoi occhi quanto di più alto un essere umano può diventare e darò tutto quello che posso dare. O,dall’altro lato, riconoscerò in te colui che come pietra focaia accende il carbone che è già in me.
E tutto l’apparato di norme, regole, programmi, istituzioni, regolamenti ossessivi, eruditi nozionismi, pagelle, professori annoiati, studenti passivi e distratti.. tutto il Circo Barnum dell’educazione somministrata burocraticamente.. per un attimo sarà dimenticato davanti al Nutrimento che da te viene a me, e da me viene a me.. davanti al vino versato e al pane spezzato.
Non siamo abituati a risollevarci dalla mediocrità imperante, da quella suprema forma di sottomissione che è il conformismo. Nei giorni che si avventano uno sull’altro difendiamo fortini ridotti all’essenziale di una sopravvivenza pericolante. Nel lottare siamo tristi, perché non conosciamo il sapore di CREDERE.
Ogni battaglia sembra ridotta al piccolo cabotaggio. Alla divisione di risorse mai sufficienti, sempre più insufficienti.
E quindi non siamo abituati a intendere l’insegnamento come atto d’amore. Non siamo abituati alla follia che libera. Alla luce che acceca. Al Retaggio che di mano in mano continua a scuoterti da ogni rassegnazione. Perché la Musica continua anche nelle epoche più buie.
Banchi devono essere rovesciati e parole d’ordine abolite mentre di nuovo la Passione entra nel sangue, nelle viscere, nelle vene. Poter vedere in te un’opera d’arte e sentirmi chiamato a dare tutto quello che posso dare, per lasciare una traccia di Sogno e Splendore in una vita che è sempre troppo bella per rendere sazi..
segnare il punto oltre gli stitici appelli alla noia..
regalare un Sogno,
donare se stessi,
Eros anche nel muovere le mani mentre ti insegno a far volare un’aquilone,
mentre mi insegni a trovare la candela accesa nell’ombra..
Forse è anche questa l’essenza dell’insegnamento.
Vi lascio al brano…
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DA IL CODICE DELL’ANIMA
di James Hillmann
Possiamo osservare il cuore dell’insegnare in azione in tre esempi tratti dalle biografie di scrittori distinti. James Baldwin il romanziere e saggista americano, ricorda: ” un edificio scolastico… terribile, antico; scuro, cupo e a volte pauroso. In una classe di cinquanta bambini, per lo più neri, un’insegnante Orilla Miller – una giovane insegnante di scuola bianca, una donna bellissima… che amavo… in modo assoluto, dell’amore di un bambino”, riconobbe una qualità in questo bambino nero di dieci anni. “La giovane donna del Midwest era sorpresa dalla vivezza d’ingegno di questo bambino dei bassifondi”. Scoprirono un interesse comune in Dickens; lo leggevano entrambi ed erano ansiosi di scambiare opinioni. Anni più tardi, dopo essere diventato famoso, Baldwin scrisse alla sua vecchia insegnante, chiedendo una fotografia. “Ho tenuto il tuo volto nella mia mente per molti anni”.
Un altro resoconto; questo di Elias Kazan, lo straordinario regista cinematografico: “Quando avevo dodici anni ebbi un colpo di fortuna, l’incontro con la mia insegnante dell’ottavo grado, Miss Shank influenzò il corso della mia vita… Mi prese in simpatia… fu lei a dirmi che avevo dei begli occhi marroni. Venticinque anni più tardi, mi scrisse una lettera. ‘Quando avevi solo dodici anni’ scrisse ‘la luce cadeva dalla finestra attraverso la tua testa e la tua fisionomia e illuminava l’espressione del tuo volto. Pensai alle grandi possibilità che erano nel tuo sviluppo e …’. Miss Shank si avviò sollecitamente a sottrarmi alla tradizione della nostra gente riguardo al figlio maggiore e a indirizzarmi verso… le discipline classiche”.
Un terzo esmpio è quello di Truman Capote, un tipico “bambino difficile”, che faceva tutto quello che poteva per disturbare la classe e provocare i suoi insegnanti. Ma incontrò la simpatia della sua insegnante di scuola media, Miss Wood. Condividevano un interesse per Ibsen. Miss Wood invitò spesso il giovane Capote a cena, lo favoriva in classe e incoraggiava i suoi colleghi a fare altrettanto.
“Mi prese in simpatia” ha detto Kazan; ” Ho tenuto il tuo volto nella mia mente per molti anni”, ha detto Baldwin; Miss Wood invitava Capote a casa per mangiare insieme e gli forniva ciò che desiderava in classe. Miss Shank “mi disse che avevo dei begli occhi marroni”, ha detto Kazan. Queste schizzi ci dicono che c’è un modo di valutare indipendente dagli esami. L’insegnare vede con l’occhio del cuore. Noi non crediamo più in questa specie di visione: “…la luce cadeva dalla finestra attraverso la tua fisionomia e illuminava l’espressione del tuo volto”. Ma al giorno d’oggi, forse specialmente negli Stati Uniti, vediamo solo con l’occhio dei genitali. L’attrazione che ha appassionato questi allievi e questi maestri oggi sarebbe seduzione, manipolazione, persino abuso. Agli insegnanti è consentito di essere chiamati dalla bellezza; l’educazione permette che l’eros si risvegli?
Ma se dovesse risvegliarsi, allora l’eros non corromperebbe l’obiettività e l’eguaglianza?
Può darsi che proprio qui risieda la ragione più profonda dei computers all’interno dell’aula: essi sono completamente imparziali. Non c’è eros nel programma.
Niente eros neppure nell’accademia – una mancanza comune in istituzioni di istruzione superiore. I professori non ascoltano le lezioni degli altri, leggono i saggi degli altri. Borsisti e ricercatori non amano l’amministrazione; gli amministratori non amano i professori. Il personale è “di una classe più bassa”, persino al di sotto degli studenti. Gli studenti mettono in contatto i loro cuori affamati con la loro sete di conoscenza che sarà mandata via dalle vane preoccupazioni della facoltà, loro stesse in cerca di amore. La trappola sessuale diviene l’unico accesso all’eros nell’università.
Gli esempi di Baldwin, Capote e Kazan rivelano qualcosa di particolare riguardo all’eros dell’insegnare. Ciò che fece riunire le coppie, la reciproca attrazione, fu una visione comune. L’amore fiorì perché condividevano una fantasia. Per Baldwin e Miss Miller, Dickens; per Capote e Miss Wood, Ibsen e Undset; per Kazan, la visione di un futuro umanista. Essi percepirono la bellezza l’uno nell’altra e permisero la vicinanza. (Capote veniva a casa per cena; Miss Shank studiava il volto e gli occhi di Kazan; Miss Miller dava a Baldwin il suo tempo privato). Quando l’eros è represso cade in un’intimità clandestina. Pure impariamo attraverso la vicinanza – osservando le mani del maestro al lavoro, ascoltando le inflessioni vocali, contagiati dalla gioia del compito. Uno degli studenti di Socrate dice (Teagete 127 Bff): ” Ho fatto progressi ogni volta che ero insieme a te… e sono progredito più rapidamente e profondamente quando mi sono seduto vicino, accanto a te e ti ho toccato”. Mentre per l’educazione nello stesso passaggio (128B) Socrate dice: ” Non so niente di questo raffinato sapere dei Sofisti; io ho soltanto un piccolo corpo di sapere: la natura dell’amore (tà erotika)”.
E’ importante mantenere distinte nella mente le molte specie di eros. I filosofi della Chiesa potrebbero elencare una quarantina di specie di relazioni amorose, come i soldati in armi, i compagni in un viaggio, le suore in un ordine, il servo e il padrone, fratelli e sorelle, e naturalmente madri e figli, mariti e mogli. Ciò che in particolare il mentore divide con il suo o la sua protetta è un amore nato da una fantasia comune. La loro dedizione non è tanto per ciascuno come amanti quanto – in questi casi di scrittori – per la lingua inglese. I loro demoni sono in armonia, ciascuno aiuta l’altro a soddisfarsi. Insegnare e imparare sono necessari l’uno all’altro e, come Hansel e Gretel si salvano l’uno con l’altro. Così l’insegnante non è un genitore sostitutivo che procura allo studente i soldi per il pranzo e scarpe nuove. Miss Miller e Miss Wood e Miss Shank nutrivano le anime degli studenti e mettevano il fuoco nei loro spiriti.
MIRACOLI
by Duncan on nov.18, 2009, under Ispirazione, Simbolo
Con mani e piedi in catene scoprono la verità.
Perdendo tutto arrivano dove pochi osano e possono arrivare.
Vi invio la storia di una “guarigione”. Da intendersi come un rivolgimento esistenziale.
E’ l’estratto di un libro. Lo troverete più giù. Vi toccherà dentro.
E’ il buio dell’anima, la lunga notte azzoppato e impotente, dove ti si stringe il collo e ti prendi a frustate “handicappato”, ti dici “striscerai accompagnato e compatito per il resto dei tuoi giorni”.
Sono i pugni sul muro unici tuoi compagni di notti spietate. Il Guerriero che sognavi di essere un handicappato.. sì, ti flagelli con le parole, qualcuno da andare a trovare a turno, come opera buona,
…come diceva De André in “Amico Fragile…<<Avresti un’ora al mese per me?>>.
Ma qual’è il Segno che rende pazzi e disperati o liberi e vittoriosi?
Puoi passare una intera vita con mani e piedi libere. Scivolando come un placido fiumiciattolo di montagna Collezionando esperienze.
Riempendo gli scaffali. Uno dopo l’altro scandire gli anni. E nonostante ciò non vivere mai. Restare sempre in un quotidiano io che arranca e consuma. Non aver mai pianto ululando alla luna, non essere mai morto in un orgasmo accecante, mai passato intere notti in piedi a seguire un Sogno. Mai amato così tanto da avere corone di spine o da fare pazzie che mozzano la lingua e il respiro.
Cosa porti dentro? C’è qualcosa di più dietro a quegli occhi? Hai qualcosa di solamente tuo? Sei disposto a morire per qualcosa?
Puoi restare sempre nella superficie o tornare alla radice. Diventare radicale. Essere scaraventato nelle profondità abissali. Ci sono livelli dell’Essere che la maggior parte delle persone neanche sfiora. Ci sono Luoghi che molti non vedranno mai. E’ forse questa la Maestà del Miracolo. La trasfigurazione, l’annichilimento che procede la rigenerazione. Il cane impaurito che diventa un leone.
E puoi non avere gambe e piedi ma imparare a Vivere, copulare con la vita fino a strapparle ogni gemito di piacere. Puoi essere rotolato su fili spinati, eppure essere sveglio e svegliare.
Avere uno scopo. Avere un senso. Mai più giorni sperperati a dare fiato ai denti. Mai più giorni sperperati in chiacchere da bar. Mai più giorni sperperati a sentirsi impotenti. Mai più giorni sperperati con gli occhi spenti sul muro biano. Mai più giorni sperperati nei quotidiani-divani-inferni davanti ai quotidiani-televisori-inferni.
Mai più notti sperperate in locali per rincoglioniti, avvinazzati e oziosi cercatori di esperienze.
Ora hai uno scopo. Ora hai un senso. Ora credi in qualcosa. Ora hai passione. Ora conosci qualcosa di molto più grande del Potere e della Gloria…
Ora hai delle radici. Sei tornato alle radici. Come il legno grezzo…..
Vivere spendendo tutto, con una generosità che ti fa danzare anche se non hai gambe.
Morire scalando la Grande Montagna…
Sapere che tu sei qui per qualcosa. E non avere il tempo di scagliare le pietre..
perchè la Vita ti attende..
Non è questo un Miracolo?
P.S.: questo post nasce anche come omaggio a “Cronaca di una Guarigione Impossibile” di Alessio Tavecchio. O meglio, è ancora prima un omaggio a lui e al coraggio, alla forza, alla sete e al valore con il quale ha affrontato le dure sfide che la vita gli ha messo dinanzi, e che ha narrato nel suo libro, “Cronaca di una Guarigione Impossibile”, appunto, scritto per le - Edizioni Mediterranee (Roma). Libro che vi invito a leggere. Presumo di non fare cosa gradita nei confronti di Alessio Tavecchio nel consigliare il suo testo e nel riportare estratti, comuque già presenti su internet. Estratti che non pubblico con caratteri “giustificati”, preferendo lasciarli nella veste grafica in cui li ho trovati. Mi dichiaro comunque a disposizione dell’autore, qualora non condivida questa valutazione e preferisca che il suo estratto venga tolto dal sito.
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Il libro che ho scritto e’ una storia vera, e’ un grido nel buio verso
la Luce, una testimonianza che il mondo deve conoscere per tentare di
dare una valutazione diversa alla parola sofferenza, per capire che
non è mai il momento di arrendersi: NON ORA.
“Cronaca di una Guarigione Impossibile” -
Edizioni Mediterranee Roma (06-32.35.194)
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Poesie di Alessio
La storia infinita
Il sette dicembre dell’anno settanta
un piccolo fanciullo voglia ne aveva tanta,
di cominciare una bella esperienza
dopo otto mesi di lunga pazienza.
Tanto tempo è stato coccolato
da mamma e papa’ come un RE beato
e quando comincio’ tutto solo ad annoiarsi
i genitori sembravan rinnamorarsi
portando alla luce due bei fratellini
uno via l’altro proprio tanto piccolini.
Le prove per lui cominciarono presto
e una brutta malattia va curata senza pretesto
nel corso di lunghissimi anni con cure dolorose,
lui e i suoi fratelli passaron esperienze davvero penose.
Alle porte dell’adolescenza guarirono finalmente
anche se in modo del tutto sorprendente
perche’ davvero grave era la malattia
e il futuro sembrava dovesse portarli via.
Veloce il fanciullo cresceva
e mai potra’ dimenticare come cavolo faceva
a resistere al dolore delle tante punture
che i dottori normalmente chiamavano cure.
Le tappe della vita Alessio affrontava
e il tempo a scuola normale passava
fino a che arrivo’ il gran momento
di far la scelta sul proprio compimento.
Le idee chiare non tanto lui aveva,
ma fin dall’infanzia sempre forte ripeteva
che qualcosa di grande e importante doveva fare
anche se al momento non sapeva dove andare.
Dove camminare in giro, le idee aveva chiare
perché da buon Sagittario gli piaceva viaggiare
così visitò la Francia, l’Austria, l’Olanda,
l’Egitto, l’America e anche l’Irlanda.
Pero’ in Italia era bello tornare
soprattutto per come si poteva mangiare
e per ritrovare i suoi tanti amici
facendo con loro esperienze felici.
Un poco insicuro estroso e confuso
fece la scelta di studiare all’universita’
per vedere se riusciva a fare buon uso
delle proprie sue doti in quella facolta’.
Le cose non bene sembravano andare
e poi tanta voglia non aveva di studiare
pensando di piu’ al puro divertimento
che lo faceva sentire fasullamente contento.
Rendersi conto delle sue tendenze sapeva,
ma nel fare il netto cambiamento si perdeva
nei meandri di tanti schemi e voglie senza fine
che lo portavan di sicuro ad esser sul confine.
Tanto e poi tanto lui si e’ impegnato,
ma i risultati ottenuti l’han proprio smontato,
cosi’ i lunghi studi cominciarono a vacillare
e nuove strade all’orizzonte si venivan a profilare.
Nel giro di alcuni mesi
la vita per lui cominciava a cambiare
perche’ la liberazione dei grossi pesi
in un futuro migliore lo facevan sperare.
Lavorava si allenava
e certi interessi maturava,
anche se la grave cosa mancante
era la presenza di una bellissima amante.
Amante nel senso di una ragazza da amare,
sentimento che mai aveva saputo provare,
pero’ aspettava fiducioso e attentamente
il nascere della sua storia ancora latente.
Il compimento di 23 anni si avvicinava
e quel giorno intensamente proprio aspettava
perché sentiva ormai imminente
una svolta positiva assai sorprendente
che magari si rivelasse pure divertente.
Dove mi trovo? Che cosa è accaduto?
Sono confuso, forse son caduto!
Ma certo, l’ambiente mi sembra un ospedale,
allora davvero mi son fatto male.
Ho tanta paura e non sento piu’ niente,
ma forse e’ solo una questione di mente.
Di mente un corno, la cosa e’ reale
le gambe non sento, cos’e’ questo male?
La schiena si e’ rotta, il midollo e’ andato,
hai la faccia distrutta e in coma sei stato.
Midollo andato? Che cosa vuol dire?
Io voglio ripigliarmi e presto guarire!
Sei vivo per miracolo e ti devi scordare
che cosa vuol dire alzarsi e camminare.
AIUTO mio Dio, che cosa mi e’ successo?
Ti prego, camminare fa che mi sia ancora concesso!
Che forte dolore che provo nel cuore!
In queste condizioni mi sa che si muore,
perche’ nella mente continuo a pensare
che qualcosa di grande avevo da fare,
ma una cosa del genere proprio non mi pare.
I tanti miei progetti che forte ho immaginato
son già tutti svaniti in un attimo passato.
Per una stupida moto che tanto gli piaceva
Alessio disperato a lungo ormai piangeva
e pensava alla sua vita prossima a finire,
perché ormai il desiderio era solo di morire.
Ma no, cosa dico. Qualcosa io ricordo!
Mi sembra che da qualche parte abbia
preso un accordo.Ma certo! Ora chiaro nella mente so dove son stato e
una ragazza di nome Mara indietro m’ha portato,
anche se a far questo nessuno m’ha obbligato
e solo per mia scelta alla fine son tornato.
Ormai son sicuro di quello che ho vissuto:
l’altra dimensione davvero ho veduto…
e se proprio ho scelto sicuro di tornare
vuol dire che qualcosa c’e’ ancora d’affrontare.
Alla fine del viaggio, abbondante mi avvolgeva
una Luce stupenda che tanto mi piaceva
e in questa Luce di Vita, ovunque raggiante
il mio corpo lo vedevo in forma smagliante.
Felice mi muovevo e tranquillo ho camminato
verso un grande muro nel quale sono entrato.
E’ l’ultimo ricordo di quello che ho vissuto
e malgrado l’accaduto, immensamente mi è piaciuto.
La visione del Mondo meraviglioso
mi ha fatto diventare assai fiducioso
sulle grandi possibilita’ e audaci capacita’
che l’essere umano ha di sua proprieta’
di poter realizzare anche cose impensabili
come quella di guarire da mali incurabili.
Ma certo, la cosa si puo’ fare
e fiducioso nel futuro bisogna guardare.
Il tempo trascorre e un anno è gia’ passato,
ma Alessio continua e non si e’ rassegnato.
Lavora per lo scopo assai duramente
sia nel corpo, ma soprattutto nella mente
per cercare in ogni modo di realizzare
il suo duplice sogno di poter camminare
e abbracciare fortemente una donna d’amare.
Dei giorni poteva riposare
mentre altri doveva lottare,
certe giornate invece eran belle,
ma sempre trascorse in sedia a rotelle.
Basta! Sono stanco, voglio camminare!
Quanto cavolo di tempo, devo ancora aspettare?
Caro Alessio, felice e beato,
non vedi da quanta gente sei circondato?
Noi siamo di qua e voi tutti siete di la’,
ma questa cosa, nessuna differenza fa.
L’amore che ti giunge, a te vicino, a te lontano
immenso aiuto ti da’, altro che una mano.
Se sempre fiducioso aspetterai,
arriverà un giorno in cui vedrai,
che tutti i lavori e le energie impegnate
nel tuo corpo finalmente saranno calate.
Quel momento, sarà un grande inizio,
quello che tu chiami il giorno del giudizio,
in cui cominciare assiduamente a lavorare
con quelle persone che sono d’aiutare.
Quando bisogno avrai, a te sempre volerò
perche’ io sono Mara e mai ti lascero’.
Sono un ragazzo davvero fortunato!
Indietro sulla Terra un angelo m’ha portato,
perché una missione devo ancora affrontare
prima che questo posto io possa lasciare.
Quando davvero riuscirò a guarire
questa strada a tutti farò seguire:
Le tre P di Preghiera, Pazienza e Perseveranza
SEMPRE col Miracolo saran premiate in una danza,
che armoniosamente compirete con tanto brio
perché scoprirete di far parte del regno di Dio.
“Cronaca di una Guarigione Impossibile” -
Edizioni Mediterranee Roma
Note e pensieri tratti dal libro
Mi sono sempre chiesto se la vita fosse gestita e basata sul puro
caso, oppure se dietro ogni cosa ed avvenimento ci fosse una legge ben
precisa, un’esigenza profonda o una causa misteriosa.
Ho sempre sentito di dover fare qualcosa di importante in questa vita
e mi chiedevo spesso che cosa.
Che cosa devo fare? Cosa voglio fare? Dove voglio andare? Come
funziona?
Le mie domande hanno finalmente trovato un filo conduttore ben
preciso, indicante che tutte le risposte stanno dentro di me, proprio
li’, ad aspettare di essere scoperte.
Le conoscenze che ho acquisito grazie al corso Metodo Silva, alle
frequenti e spesso accese conversazioni e discussioni con i miei
genitori e perche’ no, grazie alla mia grande curiosita’, inquietudine
interiore e ricettivita’, ho potuto giungere “pronto” all’appuntamento
piu’ importante della mia vita: l’incidente.
Questa esperienza, drammatica dal punto di vista umano, mi ha rivelato
il mistero della vita spingendomi mio malgrado a varcare quella soglia
che chiamiamo morte e che invece mi si e’ rivelata come un passaggio
della coscienza ad un livello diverso da quello conosciuto nella
dimensione fisica.
Mentre il mio corpo giaceva in stato di coma la mia coscienza ha
effettuato un “viaggio” in compagnia di una ragazza di nome Mara, che
mi ha guidato oltre i confini del razionale e in luoghi di altri
tempi. Prima di riprendere possesso del mio corpo fisico, ho visto e
mi sono “immerso” in una Luce così intensa, radiosa e splendente che
compenetrava il mio Essere e nutriva ogni cellula del “corpo”. Era una
Luce palpabile, così vera e soprattutto VIVA. Viva di un qualcosa che
mi ha permesso di gridare: DIO c’e’. Grazie!
E’ cio’ che ho sperimentato oltre quella soglia che mi ha conferito
una grande fiducia in me stesso, la consapevolezza di cio’ che in
realta’ sono e di conseguenza la convinzione e la forza per cercare di
realizzare l’obiettivo apparentemente impossibile della guarigione
fisica.
Ma cosa ho sperimentato oltre quella soglia di cosi’ bello?
E’ stato l’incontro profondo con me stesso, l’avere scoperto la mia
vera Essenza, cio’ che in realta’ sono. Il ricordo di quello che ho
vissuto in quella “dimensione” mi ha permesso di capire che SONO
un’Anima al comando di un corpo fisico e non di possedere anche una
parte Spirituale. E’questo radicale cambiamento di identificazione che
ha prodotto una nuova visione di vita piu’ reale, che mi ha spinto a
reagire positivamente di fronte ad un evento considerato drammatico.
Cio’ mi ha permesso di maturare, di lasciar affiorare la parte
migliore di Alessio e conoscere la forza che non avevo mai pensato di
possedere.
Questo non vuol dire che non dovro’ faticare. So che questa scelta e’
un cammino lungo e difficile in compagnia della sofferenza mia e di
coloro che incontro e incontrero’.
Prima dell’incidente, come tanta altra gente, non conoscevo il mondo
del dolore e della sofferenza. Eppure esisteva! Forse lo sfuggivo per
paura, per ignoranza, per vigliaccheria, per comodita’. La gente che
soffre aumenta sempre piu’ e se si cerca di conoscere il dolore e
guardarlo in faccia e’ il dolore stesso che ci suggerisce come lenirlo
e superarlo.
Il mondo visto da una sedia a rotelle e’ diverso da quello che siamo
soliti vedere. Le emozioni che si provano, i ragionamenti che si fanno
e il rapporto che si ha con la vita diventano piu’ profondi, piu’
essenziali, piu’ autentici.
Non si tratta di una malattia o di qualcosa di degenerativo che porta
alla morte, ma si tratta solamente di vivere l’intera vita da seduto.
E’ inimmaginabile per un giovane di 23 anni in piene forze e desideri,
dover cominciare, da un momento all’altro, a “subire” anziché
“conquistare”.
Ho scritto questa mia storia vissuta e sofferta, non ancora conclusa,
con l’intento di stimolare, far conoscere, risvegliare, allargare gli
orizzonti e tentare di far capire che ogni cosa è collegata, ogni
avvenimento e’ un segnale e, che la sofferenza e le disgrazie possono
essere un prezioso strumento di crescita ed evoluzione se capite ed
interpretate. Ho cercato di spiegare come un grande dolore o
un’apparente ingiustizia possa essere considerata positiva ai fini di
capire il “perche’ ” e impostare un lavoro concreto di riparazione
dell’errore che ha generato la disgrazia, vivendola in modo creativo e
cercando anche di inventarsi qualcosa di originale, piuttosto che
lasciarsi andare subendo come ineluttabile cio’ che ci succede.
Desidero caldamente che questa cronistoria possa essere d’aiuto per
chiunque voglia tentare di risolvere i propri problemi e per stimolare
coloro che desiderano cambiare, crescere, sviluppare la fede, pregare,
credere, capire, risvegliare la loro creativita’ e i potenziali sopiti
dentro il cuore.
La guarigione impossibile va ricercata con fiducia e perseveranza
dentro di noi, perché in noi risiedono i veri poteri di autoguarigione
e solo noi stessi possiamo innescarli e coltivarli fino al germoglio
del miracolo, avvalendoci anche dell’aiuto di chi ci ama, della
scienza, ecc. Con amore verso noi stessi, bisogna assumersi la
responsabilità completa del nostro essere e del nostro agire,
sviluppare la Forza e una Fede incrollabile, spalancando le porte del
cuore alla Forza Divina del Cristo senza opporre barriere razionali,
schemi scontati e sentenze limitanti.
Bisogna aver FEDE fino in fondo!
