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DOGNITA’
by Duncan on mag.12, 2009, under Resistenza umana

Leggendo un libro di Leonardo Sciascia, non un romanzo, ma più un saggio, anzi una raccolta di saggi, un saggio di saggi.. mi colpì una piccola nota, breve ad essere esposta ma lapidaria come un macigno, emblematica e carica di senso.
Quando il fascismo si affermò pretese (anche) dai professori universitari che presassero giuramento di obbedienza. In realtà il regime fascista non aveva maglie ipertotalitarie, come quello staliniano ad esempio.. e in un paese storicamente inefficiente e anarchico come l’Italia, nei fatti i professori universitari non
avrebbero perso molto a livello concreto. Specie coloro che insegnavano materie non “sensibili” e che potessero entrare in collisione con le “dottrine” ufficiali, e quindi coloro che insegnavano materie matematiche, tecniche e altro.. avrebbero visto non molto mutare della loro vita quotidiana e delle loro modalità di
impostare l’insegnamento. Chi insegnava materie umanistiche, filosofia, diritto, storia, avrebbe avuto delle grane in più.. il regime aveva i suoi dogmi da far affermare nelle università. Ma, anche qua, nell’inefficienza di un controllo capillare in stile gestapo, specie nelle periferie i professori universitari avrebbero comunque mantenuto nei fatti una certa libertà di manovra.. e, se molto furbi e abili, tentare, durante le loro lezioni, di fare uscire, anche
qualcosa di non propriamente ortodosso. In sostanza il regime sembrava, almeno per certi settori della società, particolarmente di elité, come i professori universitari, volere soprattutto una formale e inequivocabile dichiarazione di sottomissione e di ubbidienza..come dire.. un completo atto di vassallaggio e di “venerazione” del nuovo potere.. più che andare a sindacare poi effettivamente tutti i concreti atti che questi avrebbero posto in essere.
In sostanza la quasi totalità dei professori universitari non stette poi lì a pensarci più di tanto. Sì, ci furono alcuni che finsero una certa aria vagamente (molto vagamente..) indignata, un tono un pò “forzato”, un pò come a voler preservare una sorta di “dignitas”, di chi fa le cose per forza maggiore, ma in realtà non è convinto. Ma al di là di queste “teatralità” non fu quai mai davvero posta in considerazione la possibilità di una scelta. Era folle solo pensare che ci fosse qualcosa da scegliere. Per quasi tutti l’adesione, l’inginocchiamento e la sottomissione furono immediati e
totali. Non ci fu bisogno di particolari opere di convincimento né di far “tintinnare” minacce e sanzioni. Come un sol uomo, come una sola onda, la dichiarazione venne effettuata. Raramemte si vide nella storia italiana un tale (quasi) perfetto unanimismo.
E del resto.. c’era anche da starci a pensare? In un paese in cui bastava poco per essere messo ai margini loro avevano una posizione di avanguardia e di altissimo prestigio (nell’Italia ottocentesca prima e nell’Italia fascista gentiliana poi il professore universitario aveva una auctoritas e uno status di gran lunga superiori a quelli che può avere attualmente.. era considerato una punta di diamante del pensiero, l’equivalente scientifico e culturare della aristocrazia di sangue). Erano rispettati, ben pagati, considerati dal regime e titolari di molti privilegi. Inoltre, e ciò non guasta, si trattava di un lavoro puramente intellettuale, che non richiedeva manovalanza fisica, ubbidienza a feroci capisquadra, rigide imposizioni di orario.
E ci si poteva immergere nelle passioni metafisiche e intellettuali di una vita, dedicandosi allo studio e alla pura ricerca. Inoltre tutto il parentado ne aveva un riverbero su un piano di prestigio sociale.
E si sarebbe dovuto rinunciare a tutto, perdere la cattedra, essere annotati nella lista dei “nemici” e dei “sospetti” del regime.. perdere favori, appoggi, riconoscimento.. ricominciare da zero.. solo per non voler fare un “semplice” atto di inchino? Solo per non fare un “semplice” atto di sottomissione? Solo per non prestare un giuramento di obbedienza?
Ma quando mai… tanto i regimi passano, il vento muta, facciamo buon viso a cattivo gioco, e passata la murriana.. noi saremo qui.
E in effetti l’alternativa non fu considerata neanche proponibile. E infatti a non prestare giuramento di obbedienza furono solo in….DODICI!
Proprio così. Su migliaia e migliaia di professori universitari.. solo DODICI non prestarono ubbidienza!
Credo che nella storia non si sia mai visto un caso di “obiezione di coscienza” di percentuali così infime, sottostanti lo 0,000…ecc.
Quei dodici non giurarono, portando in essi il peso e l’onore della dignità. Facendo qualcosa di molto più grande che salvare la loro singola coscienza. Furono come quelle fiammelle che permettono ad altri di vedere che c’è qualcuno che non si sottomette. Furono come quelle fiammelle a cui alla fine di un Impero si può ri-guardare come
a coloro che furono tra i pochi per cui un popolo non è totalmente sprofondato nella sottomissione e nel conformismo.
Alla caduta del fascismo, furono naturalmente reintegrati. E i loro colleghi ne ebbero malcelato fastidio. Sentivano freddezza e irritazione verso di loro. La loro stessa vista li infastidiva, li amareggiava quasi.
Perché quei dodici smentivano la legge della inevitabilità della corrente, che è il culto di tutte le pecore.
Perché quei dodici, per quanto fossero appena un pugno di uomini, smentivano che non ci fosse alternativa all’obbedienza e che tutti.. tutti avevano dovuto ubbidire.
Perché quei dodici erano l’immagine vivente di ciò che loro non erano stati.