Tag: fiori
Dipinti dal carcere
by Duncan on giu.03, 2011, under Bellezza, Ispirazione
Questi dipinti sono stati pubblicati anche nel nostro Blog dedicato agli ergastolani (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/05/25/opere-floreali-di-giuseppe-reitano/). Giuseppe Reitano è un ergastolano, detenuto nel carcere di Spoleto. E’ un’anima piena di luce interiore, e con un grandissimo talento artistico. Ho visto decine di suoi quadri, e la sua potenza espressiva è fuori discussione. I quadri che oggi pubblico anche su Born Again sono un un pò diversi dalle rappresentazioni contenute in tanti altri che ho visto. Sono cinque opere a carattere floreale.
Sud, Camus, Onore e Fedeltà
by Duncan on feb.11, 2011, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo
SUD, CAMUS, ONORE, FEDELTÀ
“Se un ragazzo ha conosciuto una ricchezza per godere della quale non era necessario avere del denaro, se la bellezza lo ha aspettato ad ogni angolo di ogni strada senza chiedere mercede, allora egli è libero per sempre dall’universo claustrofobico dell’accumulazione delle ricchezze private”
(Franco Cassano Il pensiero meridiano)
Se sei stato nutrito da vera Ricchezza, puoi essere immunizzato dal potere delle cose, dal mercato delle vacche. C’è una ricchezza profonda prima che può esserti insegnata e che ti aiuterà a non essere il cane imbastardito e con le orecchie mozze gettato a lanciarsi per mordere e uccidere a sangue nelle lotte clandestine tra cani. Se hai potuto godere di ricchezza, bellezza e amore senza dover sborsare denaro, vendere o farti vendere, tradire o prostituirti… se sei stato colmato dalla ricchezza di terra e mare, abbracci e calore, sviluppi una generosità che contraddice gli ingranaggi dello spirito del tempo. Non sei un piccolo io claustrofobico, un ego rancoroso pieno di pretese e rabbia. Sei libero dall’invidia e dal rancore. Questo passaggio possiamo estenderlo oltre l’essere stato educato, finanche all’essere stato “diseducato”, fino alla possibilità di un percorso per apprendere a ritornare umani. E allora, anche se si è stati intossicati dalla opacità delle cose e dal loro Dominium, anche se ogni rapporto è stato sotto il battito incestuoso della reificazione, anche allora puoi riappropriarti di una Ricchezza antica e profonda che nessuno può sottrarti. Una Ricchezza che ti libera dall’ansia e dalla bramosia di servilismo. Sì, c’è una colossale CUPIDIGIA DI SERVILISMO. Fanno nascere l’istinto famelico verso ogni forma di compromesso e sottomissione, ricordando che anche essere “cani di lusso” è una forma di sottomissione. Puoi riappropriarti di una Ricchezza che ti libera dall’odio verso tutto ciò che è altro-da-te e, in quanto tale, degno di odio e di disprezzo perché potenziale concorrente nella spartizione della torta. Una ricchezza che si nutre di apprezzamento, rispetto, generosità, coraggio.
Nel testo da cui è tratta la citazione iniziale, “Il pensiero meridiano”, Franco Cassano, riprendendo Camus, traccia una capitale distinzione tra Rivolta e Rivoluzione. Rivolta in questo senso umanistico non è semplice opposizione. Non è pura distruzione dell’ordine presente. Non è solo furore distruttivo. La rivolta che storicamente è insorgenza contro l’ordine attuale delle cose, tante, troppe volte si è mutata in opposizione spietata, disperata; in nichilismo distruttivo. Combattendo cioè il Senso attuale del Dominio si è rifugiata nel Non-Senso. E spesso ha lasciato reduci, desolati, frustrati e arrabbiati a sopravviverle. Qui la Rivolta non mira solo a una libertà dal potere presente, a uno spezzare i vincoli, a un sovvertimento dello stato di cose. Ma oltre, dietro e in fondo a questo, c’è un Giardino che cresce nel Deserto. La Rivolta è anche aspirazione a una Fedeltà più alta. Il male è combattuto avendo nel cuore una più sublime visione dell’Essere e della Creazione, dell’Uomo e del legame-tra-gli-uomini. Questa più alta fedeltà ti salva dal Nichilismo. Con questa più alta aspirazione la Rivolta può essere salvata dal cinismo e dalla delusione. Perché il Potere è combattuto amando il Mondo, e consacrandosi alla sua Bellezza. Combatti l’Ordine del Dominio perché hai un altro Ordine nel Cuore, e non un caos distruttivo, reattivo e impotente. La differenza, se volete, è tutta qua. Molti hanno sempre combattuto avendo un nemico da abbattere, ma niente de edificare. Senza un altro Ordine per cui spendersi, qualcosa in cui credere.
Lo scopo di questi movimenti concentrici e centripeti, di questo passaparola di verità o di menzogne
dal sapore leggero come mandorle tostate. Di tutti noi che crediamo nella ribellione dello spirito… Lo scopo che ci accende il cuore e ci libera la mente. Lo scopo che ci fa sorvolare i burroni, fino a scricchiolare sullo rocce. E ci spinge verso cantonate. Lo scopo di voi, pianisti sull’oceano, poeti muti che urlate, e che ancora non riconoscete la vostra voce e ancora bussate alla porta di casa vostra, e portate la musica sul petto, come le sette stelle dell’Orsa Maggiore. La Scuola di Hokuto, le sette stelle dell’Orsa, l’airone di Nanto. Lo scopo di tutti quelli che riempiono pagine e pagine, o recitano al freddo in teatri di periferia, o accendono segnali di fumo che qualcuno leggerà. Lo scopo di tutti noi, piccolo popolo disperso, razza nomade, padri di diecimila figli, e lattanti di prosperosi seni. Lo scopo di tutte queste canaglie dal volto umano, romanzi viventi, seduttori della notte, monaci rinnegati, camminatori scalzi, visi pallidi e lingue rosse… Lo scopo di ogni ricerca, delle più violente invettive, della indignazione carnale o dei sogni sulle vette, non è mai il nichilismo, la desolazione… ma una fedeltà più alta.
Nell’oscurità la Rivolta autentica porta i fiori, “vede” i fiori. In ciò che è oggetto di disprezzo e irrisione da parte dei profeti del già vissuto e delle grasse battone del pasto-caldo-predigerito-e-premasticato, essa vede invece i bagliori clandestini scampati alla notte, le voci degli eroi del tempo antico trasformatesi in farfalle per sopravvivere clandestine al tempo. Essa in quei “fiori” vede i rifugi di montagna, le botole sotto casa che portano a Zion, i libri sfuggiti ai roghi del Grande Inquisitore. In quei “fiori” essa vede la carne di chi ha dimenticato di imparare a dimenticare, l’incanto che ancora resiste nel mondo, avvinghiato insaziabile alle querce come amante in calore, respirato in ogni alba nelle anime di “coloro che credono”. E ancora, e ancora… in questi “fiori” essa vede brevi squarci, immagini, promesse di ciò che il mondo potrebbe essere. Certe frasi sono scritte in stato di grazia, e illuminano interi sistemi solari.
Ed è bello come Camus, e Cassano con lui, rivalutano antiche parole, strappandole ai recinti e restituendocele rinnovate. E allora per una volta possiamo permetterci di parlare di Onore, un altro onore. Onore di essere Uomini e di comportarsi da Uomini. Onore come spinta a guardare in su e a chiedere a se stessi di dare il meglio di sé. Onore in tal senso è di chi fa propria l’antica massima… “Esigi da te stesso molto più di quanto chiunque altro possa mai aspettarsi da te.” E allora Riscoperta, Rivolta, Fedeltà, Onore si intrecciano in chi sprofonda nella palude… Nella capacità di essere “radicali”, di sentire il senso della chiamata verso l’impossibile che ti incendia il Cuore… E che dice:
Difendi l’indifendibile.
Parla quando tutti taceranno.
Stai in piedi quando tutti si accomoderanno.
Anche se non conviene, anche se c’è tutto da perdere, anche se la tempesta è prossima all’orizzonte.
Anche se verrai deriso, se sarai lasciato solo, se subirai la gogna…
Non retrocedere.
Questo è il più alto onore.
Questa è la fedeltà non verso assurde dottrine o potenze esterne.
Ma fedeltà alla tua radice che ti lega a tutte le radici.
La fedeltà al tuo essere con gli altri.
Essendo fedele agli esseri umani, salvi te stesso
Questo è il Servizio…
E solo se sei in grado di Servire puoi Guidare gli altri.
E, sempre dal libro di Cassano:
“Ciò che fa da contrappeso all’assurdo è la comunità degli uomini in lotta contro di esso. E se scegliamo di servire questa comunità, scegliamo di servire il dialogo fino all’assurdo, contro ogni politica della menzogna e del silenzio. È così che si è liberi insieme agli altri”.
Come fiori rossi sull’asfalto di Tienanmen
by Duncan on ott.16, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana

Ma Jian è il genere di scrittore che per la Cina non dovrebbe esistere. Che nella nuova Grandeur revanchista è come polvere negli occhi. Un pò come quei piccoli insetti che mandano in paranoia un elefante.
Ha una caratterisca non troppo apprezzata dall’apparato che da sempre è come una cappa di piombo calata senza feritoie e senza bombole d’ossigeno sulla Cina. E’ interiormente libero. E scrive la sua libertà.
Nato nel 1953 ha svolto ogni sorta di mestieri, da riparatore di orologi e pittore di poster. Ma nel 1983 abbandona il lavoro e viaggia per tre anni attraverso la Cina. Una esperienza che lo portò a scrivere il libro “Polvere Rossa” e nel 1987 darà vita alla raccolta di racconti sul Tibet “Tira fuori la lingua”. Libro che comporterà la condanna pubblica de governo cinese, la messa al bando delle sue opere, e la necessità di espatriare.
Lui c’era a Tienman in quel momento in cui per la prima volta dei cinesi alzarono la testa contro il potere.
Erano pochi, ma coi loro gesti riscattarono la vigliaccheria e la paura di molti, tempi immemorabili di schiene piegate e di vite ranicchiate. Finirono nel sangue, ma diventarono mito. Un mito sempre temuto. E quindi cancellato, annichillito, consegnato al vuoto ancestrale dell’oblio.
“Dimentica” dice sempre il Potere.. “perché nella dimenticanza io prospero”.
Istantanee.
La nostra vita sono istantanee scolpite a tinte forti nel tempo, quadri e foto appesi sul muro.
Lo siamo stati anche noi. E poi siamo stati altro. E altro saremo.
Completamente perduti o ritrovati. C’è un filo, c’è un filo che lega i nostri infiniti presenti Mia Signora?
Istantanee.
I volti di quello che siamo ci condannano all’Onore. Ad essere fedeli o a tradire.
La scritta sul muro, il pugno alzato, la voce che attraversa il deserto.
Alcuni dimenticano. Altri continuano.
I nostri occhi e il nostro tempo, i volti nelle foto staranno lì a incendiarsi e a farci l’unica domanda che, in fin dei conti, veramente conta. più che una domanda.. una richiesta imperiosa..
DIMMI CHI SEI!
C’è stato anche lui a Tienanmen,, Ma Jian. La differenza… la differenza è che lui c’è ancora.
E che gli altri.. quasi tutti gli altri hanno tradito. Le ali hanno un modo tutto loro di piegarsi, pezzo a pezzo, accumulando la polvere, consumando divani, conti in banca ed appoggi. C’è una nicchia per tutti nel paese di Mangiafuoco.
Ma Jian scattò delle foto (e alte se le procurò). Le troverete su internet se volete.
Istantanee. In una di queste ci sono tutti i maggiori scrittori cinesi giovani (giovani in quell’epoca).
Adesso esistono ancora, come corpo, carne, vene, cartilagine e strutture neuronali.
Il loro complessivo sistema organico biopsicofisico esiste ancora. Ma, in un certo senso, sono morti.
Quest’anno alla fiera del libro a Francoforte l’ospite d’onore è la Cina. Ed arriva sovraccarica di quella pseudo prosopopea “imperiale” con la quale ama piazzarsi all’esterno, come il nuovo astro emergente del tempo che verrà. Con quell’autoincensarti che è tipico dei periodi letargici e bovini della storia. E slogan come “tra tradizione e modernità” che cercano di intruppare tutto nel comune servizio al Grande Sogno Cinese. Ci sarà una delegazione in pompa magna con oltre duecento persone tra scrittori e studiosi dell’Accademia delle Scienze sociali. Tutti con la loro bella tessera del Partito Comunista Moloch.
Tutti revisionati, ripuliti, approvati e corretti.
Molti che sudano 107 camice da anni per cancellare il loro passato, così ingombrante. E ne hanno consumato di gomme a fura di stricare sui fogli di carta e non lasciare neanche, dell’inchiostro, l’ombra.
Ma troveranno qualcuno che volentieri eviterebbero. Qualcuno che era con loro. Qualcuno che non ha dimenticato.
Qualcuno che non si è venduto. Qualcuno che non ha tradito.
<<In quei giorni molti di loro sfilavano insieme a noi studenti. Nelle
foto si vedono i loro volti, e quando sarò a Francoforte per la Fiera
del libro li chiamerò per nome e domanderò dove sono finiti i loro
slogan per la libertà.>>
Qualcuno c’è sempre a rompere i quadri troppo perfetti, a steccare nel coro. A ricordarci che la maturità non è solo un cimitero dei sogni. Che possiamo non tradire il meglio di quello che siamo e il meglio di quello che siamo stati. Che crescere non è inevitabilmente un declino.
Che a volte i sogni non muoiono.. come i fiori rossi sull’asfalto di Tienanmen.





