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Amore
by Duncan on feb.03, 2011, under Bellezza, Ispirazione, Simbolo
Una cara amica ha scritto questo pezzo.. voglio condividerlo anche con voi, viandanti lettori di Born Again. Ve lo riporto esattamente come lo ha scritto, senza cambiare l’ordine o la lunghezza delle righe.
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Latente in ogni essere , vigile in ogni cellula vivente, nascosto in
molecole di resa, pronto a scoppiare in un boato e a capovolgere qualunque
esistenza
Subdolo, invisibile padrone che ammanetta l’anima e il respiro
Perfido ribelle trasgressivo dolce velenoso inquietante.
Crudeltà cieca insinuata in torrenti di miele stucchevole
Schiavista bastardo e luce di resurrezione
Odiato nemico forca di vita camicia di forza dell’anima.
Amore.
La stessa parola imbarazza
Amore.
La prima reazione è la noia
Sfruttato Ingannato ritrito
In cerca di rime scontate.
Amore che scambia le carte,Che funge da alibi,Che scompiglia i pensieri
Che vomita stelle nel buio
Amore rinascita e morte,Amore attesa,Amore pretesa e condanna
Amore che sfida e sopporta l’insopportabile nulla
Amore che lotta per nulla
Amore che mangia la testa rosicchia i pensieri come un topo di fogna
Amore che se ne frega che fugge e che torna
Che sembra regali la forza e invece risucchia energia
Amore che strega ed annienta
Amore che porge sollievo
A un bimbo ad un cane ad un sasso piantato nel cuore
Amore che può sbriciolarti e costruire universi sublimi
Amore che può dare fuoco o ghiacciare
Amore che regge e dissolve
Che sfida frantuma ipnotizza che vola e sotterra
Amore che non ascolta nessuno e accoglie chiunque
Amore padrone del tutto
Tu sei l’impotenza più forte
Sei tutto e sei nulla
Sei l’ombra e la luce sei vita
Sei sordo sei muto sei cieco
E guardi ed ascolti e poi urli
Amore che svuota la mente
che plasma rancori e silenzi
Amore che fluttua nel vuoto
riempiendo gli spazi del nulla
Di quell’energia che rifiuti
tenendoti con quegli artigli
Che giudichi accusi rifiuti
che sfregi che sputi aborrisci
Contrasti di vita e di morte
su quell’altalena di impulsi
E strappi i contorni terrestri
esplodi e ti trovi già fuori
Brandelli di gente e contorni
Che guardi da fuori impaurita
Non sai che è successo..soltanto
Vorresti abbracciare l’ignoto
TEMPO DI GUARIGIONE – la rubrica di Monica Benatti
by Duncan on nov.19, 2010, under Guarigione, Misticismo
In questo nuovo appuntamento con la sua rubrica Monica Benatti ci regala un frammento carico di ispirazione vibrazionale tratto da “Le 100 Preghiere più potenti” di Aur Kavalah
Dopo questi prime puntate di “riscaldamento dei motori”, la prossima volta Monica entrerà direttamente in campo, con parole, conoscenze ed esperienze direttamente sue.
Buona lettura Viandanti del Blog
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LUCE, PAROLA, MUSICA
L’origine del suono è luce. Tu sei luce, quella luce che rimane in ombra, ma che quando si rivela alla coscienza e al cuore, diventa totalizzante, piena, completa, appagante. Luce e parola camminano a braccetto l’una con l’altra. Luce e parola vanno insieme, hanno la stessa essenza. La prima luce che esplode nell’universo per farlo nascere contiene e richiama la luce che risplende come lampo abbagliante nella mente che raggiunge l’illuminazione o un barlume di conoscenza. Essa è come un indescrivibile vibrazione, un suono magico in grado di dare forma al caotico, a ciò che non è ancora formato. Questa luce/parola che in-forma (dà significato, forma ed essenza alla realtà), essendo vibrazione, è anche suono e colore. In questo senso, è in grado di colorare il mondo col suo arcobaleno e farlo vivere. Allo stesso modo, poichè la preghiera stessa è formata dalle parole e dai suoni delle parole, può essere considerata musica e canto. In quanto tale, oltre ad essere ringraziamento diventa potenzailmente creatrice essa stessa, poichè tende a ripercorrere i livelli vibrazionali dell’essere. E’ questo il caso, per esempio, dei mantram, come l’om, che contribuisce a scuotere e liberare l’essere, a farlo vibrare in un rinnovato stato di salute.
IN CIELO, IN TERRA IN OGNI LUOGO
Fermati e ascolta. Osserva. Ogni cosa vive. Ogni cosa pulsa. Ogni cosa è animata, ha un cuore. Questa vita di ogni aspetto del creato esiste in una frequenza che è immanete alla natura , eppure invisibile, apparentemente separata. Ascolta il ritmo, i ritmi, della natura. Scorgi l’anima delle cose e degli esseri. Ci sono vite e pulsazioni lunghissime, diresti quasi eterne. Come la pietra, il sasso che calpesti. Lo pensi forse morto? Ritieni davvero che solo perchè tutta la tua esistenza si svolge forse solo nel tempo della sua lentissima espirazione o inspirazione, ritieni dunque che esso non viva pari di te? Non senti il suo lungo respiro?E non avverti il tuo respiro dentro al suo? Ma soprattutto, non senti la memoria millenaria che lo pervade? E se ti dico che quella memoria ti appartiene? Se ti dico che anche tu, forse sei già sasso? Che le pietre sono anche dentro di te? Che il cielo ti appartiene e la terra e gli elementi tutti?
Senti il potere purificante e dissetante dell’acqua. Scopri il tuo fuoco, comincia a percepire la sostanza degli elementi che vivono in te e intorno a te, in ogni direzione, sacralizzando così il tuo stesso corpo, delimitandolo e cerchiandolo come luogo sacro e altare. Fermati e ascolta. Osserva con gli occhi della tua anima. Ascolta il battito e il respiro del tuo petto. Lì sta avvenendo qualcosa. C’è un evidente corrispondenza fra ciò che vive al di fuori dell’uomo e ciò che si verifica interiormente a lui. Non solo gli elementi della natura sono gli stessi che compogono l’uomo nella sua dimensione terrena, ma essi concorrono a disegnare all’esterno di lui un grande corpo da vivere come percorsi dell’anima, disegni imperscrutabili dello spirito e della volontà divina. In questo modo, non solo tutto diviene sacro poichè intriso della presenza divina, ma anche familiare, amico, in quanto specchio e riflesso dell’uomo e viceversa.
Quando gli indios cantano” noi siamo le stelle” non solo fanno nascere le stele riportandole alla coscienza, ma congiungono magicamente il loro splendore alla luce di cui anche l’uomo è intriso. Diventare stelle è un azione di elevazione dell’essere, significa ricondurlo all’interno di quel tutto che contiene la fusione armonica delle molteplici manifestazioni, ognuna con una funzione ed un compito specifico da assolvere. Lo stesso vale per l’acqua attinta direttamente dalla fonte viva del Signore o quella che ricrea l’anima e la ristora dolcemente come il miele, della preghiera dei primi cristiani. E lo stesso di nuovo vale per l’acqua solcata dalla zampa palmata del cigno della tradizione celtica o per quella immortale del Bhagavad-Gita, o per sorella acqua francescana, o ancora, per l’acqua benedetta insieme a tutto il creato della tradizione biblica, o anche per quella del Vangelo Esseno. Definire gli elementi e gli esseri del creato è sostanzialmente definire gli spazi sacri della vita, i luoghi in cui tutto avviene e tutto può succedere. Sentirsi partecipi di questo luogo sacro, che si trovi in terra o in cielo significa non rimanere esclusi, non sperimentare la separazione e la disgregazione, non vivere l’alienazione e, per esteso, neppure la malattia da esse derivata. Significa perciò tornare o divenire partecipi del tutto e mettere in moto tutti gli elementi funzionali della vita stessa, in una celebrazione sacra delle forze umane, universali e divine.
(da Le 100 Preghiere più potenti di Aur Kavalah)
Monica Benatti
Tempo incandescente
by Duncan on nov.05, 2010, under Disciplina, Ispirazione, Poesia, Simbolo
Le lunghe notti levigano il caos
Cavallo del fuoco dove giocava il legno
Muscoli allenati nel mare
La tua spada è forgiata nel fuoco
Incandescente il tuo tempo.
MAGNIFICENZA
by Duncan on ago.30, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Musica, Poesia, video
E venne la Gloria del Bambino,
e venne il tempo delle pale al vento,
e le nostre mani sconfissero il cielo e la morte.
Portavamo in noi tutto il sangue e i sogni,
ci alzammo per una stagione,
oltre i muri, stavamo sospesi, e colorammo il mondo.
E dio quanto scavai nell’anima mia allora.
C’è un legno spezzato nell’ultima spiaggia,
nell’ultima sera con disegni al finestrino,
nell’ultima pagina di un quaderno con le orecchiette.
E venne il tempo di incrociare le falangi,
percorrendo il tuo estuario fui assalito dalla Gloria,
E Venne il tempo dei serpente e dell’allodola,
saprò mille volte adesso quali sono i nomi delle cose,
e se hanno un nome,
se non lo hanno, glielo darò,
anche i porti prendono fuoco,
la Gloria dilaga..
(questa poesia che scrissi tempo fa non è la traduzione della canzone degli U2 di cui ora metto il link, anche se la scrissi mentre la stavo ascoltando)
SALUTO AL SOLE
by Duncan on apr.23, 2009, under Poesia, Simbolo
Le onde concentriche espandono inarrestabili essenze,
ed ecco il mare e cerchi di fuoco,
in maestose ottave… innalzi preghiere…




