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E ti perdi ancora Spirito mio
by Duncan on ago.02, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana

Vi lascio a queste parole. E poco amo soverchiare di altri pensieri e visioni, quello che già vive da sè, in pienezza e grazia. Rinchiusi a doppia mannaia, dalle profondità di una prigione, con le catene sul collo e sugli anni.. grida la voce dell’amore. Si alzano le tue mani da dentro le sbarre e il tuo cuore ti porta lontano, oltre le catacombe.
Leggevo questa lettera. Raramente ho incontrato una tale “spinta” tra tante persone a piede libero.Ogni passaggio è da gustare e godere fin nelle ultime fibre, con quella carezza di anima che si mischia al dolore, vincendolo, almeno una volta, perché vi sia forza quando non c’è più niente. Perché proprio quando sei caduto, a volte provi quello che non hai mai provato prima.
Perchè..”Io non amo chi non è mai caduto”.
E c’è una frase, una frase di questa lettera che viene dal carcere che voglio citare. Una frase che è molto, molto di più di quello che può sembrare. Che risuona tra le pieghe delle mia storia, tra i cunicoli di volti che bruciano nella memoria, tra le dite spezzate nella neve, e i sogni incommensurabili della Speranza.
“l’uomo non si misura dalla posizione che assume nei momenti di convenienza ma da quella che assume nel cimento”.
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Di: Ridha Chtorou [carcere di Sollicciano]
Il mio vero sogno è che l’essenza del vero amore potrà germogliare anche dietro questi muri, non lo dico per dire ma perché lo spero e l’imploro. Non so come fate ad ignorare che non c’è profeta nella lunga storia della terra che non ha reso giustizia all’amore in qualunque forma che possiamo immaginare.
Sappiate che l’amore è tormento e gioia, è lacrime e riso, è gioco di arcobaleno, è dubbio e certezza, che l’amore è più della poesia, più di ogni cosa.
Che possiamo amarci senza mai dire una parola, senza evitarci i sarcasmi della vita e ricordatevi che l’amore era ed è più antico dell’uomo e che già vibrava di mistero.
Sogno di questo amore in questo posto infame, in questo posto dove non c’è più un sentimento vivo, dove scopri che si sono portati via il mondo.
E ti chiedi che differenza c’è fra ciò che è stato e ciò che non sarà più, che cosa resta quando non c’è più un dopo perché il dopo è già qui.
In cella chiuso dietro quattro muri viene abolito questo sentimento, colpa della fusione di tante situazioni che determinano la perdita dell’amore e non cerchi di ricostruirlo per non risentire il dolore della perdita. Capita che uno cerca di mettere a fuoco i sogni di essa, ma non ci riesci e ne conserva solo le sensazioni.
Forse è solo un avvertimento d’autodifesa che non si può riaccendere nel cuore che ormai è solo cenere ed è inutile rimpiangere il suo rifugio tanto una parte di te continua e desiderare la fine. È vero che rimane un’unica forma di amore con il mondo esterno, un amore platonico che non ha nulla a vedere con l’opera passata, seppellito sotto un ammasso di ricordi lontani, ed è anche vero che noi espiamo con vergogna il privilegio della vita ma anche d’amore.
In ultimo voglio insistere su un fatto, anzi una verità, che l’uomo non si misura dalla posizione che assume nei momenti di convenienza ma da quella che assume nel cimento, nella grande crisi e credo che noi siamo i più indicati a dare prova e credito a quello che ho già citato.
Perché quando hai amato hai riconosciuto il senso e valore.
L’amore non è una cosa su cui ci si limita a posare le mani o che si porta indosso, ma è una cosa che si porta dentro e su cui si muore, perciò raccogliete il vostro amore e portatelo lo stesso, avvenga quel che può, ormai non ha più importanza e fidatevi, non sarete mai soli perché il vostro credo in questo dono di dio sarà con voi fino alla consumazione del tempo. Sentirete il rombo del tuono, le onde del supplizio invadervi, cercare di sopraffare la vostra anima, ma nell’oblio dell’oscurità che ha invaso questo posto sarete sollevati al cospetto di dio e udirete una voce che vi dirà che l’amore è bello ed è bello farne parte.