Born Again

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Oltre la Tavola dei Clientes

by Duncan on dic.12, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Cambiare seguendo il Cuore è come il seme che diventa quercia, la crescita che in te costringe a diventare te stessa o te stesso. Cambiare perché si crede fortemente a qualcosa, o perché non si può fare a meno di vivere in un certo modo.. è non smettere mai di dare altri frutti, non diventare mai un tronco sterile, ma carico, carico.. di una vita che si rinnova.

Cambiare invece solo per denaro, potere, convenienza… è tradimento…

Svendee se stessi, i propri sogni.. e anche chi si ha più caro per potere ottenere vantaggi,  nicchie e cunicoli di lusso presso le tane dei potenti…è prostituzione.

C’è una Grande Tavola…

In questa Tavola al vertice c’è il Principe.. vicini a lui.. i feudatari.. più lontano i CLIENTES…

Appena fuori dalla Tavola.. per terra i Servi.. sui Servi cadono le briciole.. Di tanto in tanto il Principe fa fuori qualcuno dei Clientes e “promuove” qualcuno dei Servi tra i Clientes… quei Servi aspiravano ardentemente ad essere cooptati.. e alla fine qualcuno di loro fa il Salto..

e riceve coccarda e bavaglino.. promosso a Cane di Lusso…

Ma nessuno lì è libero…

Hai privilegi.. ma non diritti.. sei un cliente.. un mantenuto.. un parassita..

non un Uomo….

Nessuno è libero.. anche i feudatari.. persino il Principe è schiavo del suo Gioco e del suo Ruolo.

E poi c’è un’altra Tavola.. che ci portiamo dentro nell”’anima da Generazioni.. che alcuni hanno sempre portato con sé..

La Tavola di chi non è Clientes.. e non gliene importa una cippa di diventarlo.. di chi non sta a fare anticamera per anni come galoppino, claque o leccasedere per finalelmente essere elevato a cane di lusso.. e poi magari.. un girono feudatario e mercante dis chiavi..

C’è un’altra Tavola.. che non si vede spesso.. che è un pò clandestina.. ma esiste… esistono coloro che la portano dentro.. che non la tradiscono..

La Tavola di chi non vuole un ruolo o un posticino alla Tavola del  Principe.. ma lo manda semplicemente a farsi f… non implora.. non vuole gioghi e frustini.. ha altri modi per eccitarsi che la sadomaso sottomissione…

La Tavola di chi non vuole campare come un parassita… di chi se ne sbatte di una vita di privilegi.. ma vuole una vita di Valore..

Di chi non è mantenuto….

ma è libero..

La Tavola degli Uomini Liberi..

Dove chi ha un Potere lo ha solo per Servire…

E io li vedo.. “vi” vedo.. scintille perse nella nebbie..

anime belle col sorriso infinito..

occhi grandi come il mare….

mi piace pensare di riconoscevi quando vi incontro..

che in qualche modo possiamo capirci, anche in tutte le nostre diversità..

che potremmo spartirci vini e pomodori.. per il solo piacere di farlo..

per il solo piacere di condividere..

E che potreste mostrami la faccia bella della Luna…

come si mostra un mistero appena sfocato, prima ancora che il giorno si ingravidi e poi esca, esca ancora..

Mi piace sapere che c’è sempre un falò dove puoi fermarti a raccontare storie bere una birra, e incontrare..

Mi piace sentire che c’è altro, c’è maledettamente altro…

Come quei banchi di scuola con su scritto.. Torneremo..

ma dove?.. ma quando?…

La Tavola degli Uomini liberi… le storie non dimenticate.. l’amore che cresce sugli alberi..

Seppure in incognito, il sangue non mente..

la storia neppure.. i lividi mai..

Ti vedo già a preparare tagliare il pane… altri portano la pasta.. qualcuno versa il vino..

Il resto è illusione…

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A Francesca Diana.. di Ciro Campajola

by Duncan on ott.25, 2010, under Bellezza, Poesia, Resistenza umana

Ciro Campajola.. già altre volte la sua presenza ha aleggiato in questo Ciro campajola, già altre volte la sua presenza ha aleggiato in questo  Territorio chiamato Born Again… altre sue poesie sono state pubblicate…

Ciro dalla vita estrema e tormentata, ma eternamente ribelle, indomabile, con versi che sputano sangue, ma masticano anche vita, fino all’ultimo. Con piedi che a volte sembrano squartati dal cemento, ma l’anima buona di chi rialza sempre la testa col sorriso bambino di chi porta una fedeltà nell’anima, e vuole dare a chi incontra bicchieri di un vino che è bello rosso forte, ma scalda il cuore, e se ti tiene sveglio.. direbbe Ciro.. “bevilo che è per il tuo bene, e togliti il frack”..:-)

Ciro sa rinnovarsi costantemente. Potrebbe adesso godere gli allori del suo libro pubblicato da poco. E invece è ancora qua, in pista, nella polvere, sulla strada, a tirare fuori chilometriche stanze del deserto, storie che si contano sulle dita, rabbie ancora accese, e fame che non si sazia, e il desiderio di un Luogo.. di un Luogo.. dove gli occhi che si incrociano segnanno tracce di benvenuto nel cielo e mani strette tengono lontani i lupi..

Esiste un Luogo del genere?.. Esisterà? a voi la risposta…

 

Vi lascio alla poesia “A Francesca Diana” di Ciro Campajola

 

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Prigioniero della mia libertà

 

Vado lamentando parole in giro

quelle strette necessarie a tenermi in vita

parole silenziose

come quando la coscienza del dolore

ti mostra l’impotenza del volere

parole trattenute

come quando

perfino un tuo respiro suona assordante

parole come quando è troppo

 

Poi  inevitabilmente

mi devo un’ubriacante disintossicata

 

Ognuno di noi ha delle particolari facoltà

che nemmeno sa di avere

lo scopre solo in determinati momenti

quelli estremi

è soltanto lì che vengono fuori

anche se accumulate in ogni passo fatto

restano sconosciute fino al passo precedente

 

La mia facoltà è il distacco

la “disintossicata”

è una dimensione segreta

un confine nascosto tra le pieghe del mio cervello

dove l’ esterno non può seguirmi

sono i miei bar

è così che li chiamo

i bar della mia mente

costruiti su quelli delle mie strade

e sul mio stesso fegato

 

Sono bar come rifugi

dove il dialogo non è richiesto

e la clientela non è scelta

lo è stata

i pochi avventori non vanno per avventure

ne vengono

sono bar dove chi serve

serve solo a capire se hai soldi per un altro giro

altra tregua da mandar giù

sono bar immaginari

che non esistono

e non insistono per esistere

o sono bar reali

che esistono

e allora bevono per darsi coraggio

e lo fanno fin quando è possibile

fino all’ implacabile serranda che si abbassa

 

Lamento parole nude

povere di vesti

inequivocabili

evidenti

virgolettate schedate e tutto il resto

chiaramente prive di ogni altro significato che non sia il loro

parole che chiedono subito e soltanto il dunque

logorate dal ripeterne il come e il perché

parole stanche

come quando

cominci a risparmiare sui discorsi

parole svogliate

come quando

ti arrendi a un’evidenza e te ne fai ulcera e ragione

un buco nello stomaco e un altro nel cervello

 

Lamento silenzi per starmene in pace

lontano sia da riverite osservanze

che dalle perdute speranze

mastico rabbia muta nei binari morti dell’esistenza

“ai margini”

come dicono gli stessi stronzi che li tracciano

palesemente fuori dal gioco del rumore

eppure ancora ne alimento la sorda rabbia

come se il rumore avesse bisogno anche di me

a tutti i costi….

che poi puntualmente mi vengono attribuiti

 

Eppure non sogno più di pace

mi basta “starci”

non sogno più di libertà

non la urlo più ad alta voce

pago la mia quando riesco a viverla

non sogno più di giorni come orgasmi

o di amplessi finali

non sogno più sogni

cerco solo di custodire quello possibile

quello rinchiuso nel mio pensare

non più dentro il mio dire

eppure

il mio parlare silenzioso

setacciato

dosato

scelto

reso elementare

per non restare imbrigliato in parole dotte e /o duttili

il mio parlare diretto

chiaramente evidente nella sua tregua

viene ugualmente esposto al plotone

come quando urlava la “sua” libertà

il plotone vede comunque rosso quando il dire è trasparente

anche i miei silenzi fanno rumore

 

Sono prigioniero della mia libertà interiore

fuori l’unico suono consentito è il consenso

dov’è il senso?

 

L’uomo di pezza ha cambiati i suoni

ogni parola è interscambiabile

non decide più il senso

ma il prezzo

l’uomo di pezza è pazzo

 

L’uomo di pezzo ha cambiato orchestra

maestri strumenti e compagnia cantante

i maestri hanno cambiato strumenti

gli strumenti cambiano suono a comando

il suono si adegua di rimando

e la compagnia canta solo in contanti

 

L’uomo di pezza è dichiaratamente pazzo

s’innalza sovrano calpestando il popolo

e firma dall’alto la sua dichiarazione

il popolo sottostante

e non più sovrano

gli vende la ragione

e gli affida la Nazione

 

La canzone è sempre quella

tu la scegli

lui la arrangia

mentre la musica è in rianimazione

e in rianimazione mancano anime

 

L’uomo di pezza è un solo lungo zerbino

buoni cattivi e preti

demoni e santi

eroi e briganti

storia e invenzione

scienza e fantascienza

virtù e schiavitù

finzione e religione

regola ed eccezione

tutto è intrecciato nella stessa stoffa

un’unica trama tramata senza una trama pensata

o comunque sensata

intrecciata senza un filo conduttore

cucita a doppio filo a un filo di lama

una trama senza via d’uscita

se non la stessa lama che ne tagli netto il filo

il bandolo della matassa è lontano nel tempo

è andato perso

qualcuno dice occultato

qualcuno dice sia il punto inamovibile del nodo

quello che tiene insieme l’uomo di pezza

 

L’uomo di pezza è legato alla sua pazzia

e come un putrido virus

avanza nel suo contagio

si moltiplica a dismisura

e si riproduce a sua misura

l’uomo di pezza è un esercito rumoroso

bombarda ogni evidente ragione

per coprire il suo confuso silenzio

l’uomo di pezza tappa tutti i buchi

intrecciando ogni spazio con parole cucite a caso

l’uomo di pezza spreca la vita a rammendarsela addosso

come un disperato gesto di porre limiti alla luce

alla trasparenza che ne svelerebbe l’evidenza:

la malattia

 

L’uomo di pezza è solo un pupazzo infetto

non ha l’avventura del brigante

e non ne ha lo stile

attorno al suo nome non girano storie affascinati

il suo nome è sconosciuto alle leggende

e lontano dalle leggi

lui non ha mai niente da raccontare

niente mai da dichiarare

lui ha già dichiarato

firmando la sua dichiarazione

lui parla senza dire

e per non dire niente

parla troppo

lui ha stracci nel cervello

e panni sporchi da lavare

ma si guarda bene dal farlo

potrebbe scoprire che l’uomo di pezza è lui stesso

o peggio

è anche lui

ma con stracci in bocca

sugli occhi e sulle orecchie

e i panni diventano altri stracci

 

L’uomo di pezza è un unico zerbino

tutti dentro

buoni cattivi e preti

annodati  tra di loro

da uno scheletro di stracci

la coda somiglia al capo

teme anch’essa la parola chiara

illuminerebbe altri scheletri nascosti

 

La libertà è una chimera

e lo è sempre stata

ma non è una qualunque fantasia

io la considero un’utile utopia

senza di essa

non avremmo la possibilità

di allevare l’unica libertà possibile

quella dentro di noi

quella che non si guarda allo specchio

ma ci guarda nella coscienza

quel lumicino che ti fa vedere meno il buio

quella fiammella che per alcuni è tutto il calore possibile

come lo è per me

malgrado la mia vita “politicamente scorretta”

malgrado la trama del mio film

zeppa di contraddizioni e sbagli

di abbagli e delusioni

di tentativi ed errori

malgrado il mio  film bocciato

da un pubblico distratto e mai invitato

io la tengo ancora accesa quella fiammella

a dispetto di tutto e di tutti

alimento questa piccola luce di libertà

che non è quella del sogno

la chimera

è quella possibile

e non servono soldi o rivoluzioni per ottenerla

basta una bilancia

e dare il proprio nome ad ogni cosa

che sia un bene o che sia un male

e dopo pesare il tutto

per disfarti del peso e tenerti leggero

 

La libertà possibile

è’una libertà tenuta in piedi

dal peso della leggerezza

il peso più pesante

una libertà sviluppata allenando i propri giorni

con tenacia e sudore

non adottata a distanza di sicurezza

una libertà che non si nasconde

mai

negli applausi come nei fischi

una libertà che ti permette di riconoscere la puzza

e di starne alla larga

 

Continuo a coltivarla questa possibile libertà

come una pianta miracolosa

che non vuole altro che acqua e luce

cose trasparenti a pensarci

ecco forse perché i miei silenzi fanno rumore

per l’uomo di pezza il vero rumore è il mio vivere

è stupefacente per lui

è pericoloso per una realtà drogata

illegale per la legge di un pazzo in una trama pazza

 

L’uomo di pezza divide la libertà

e dice di moltiplicarla

ma ne parla comunque al plurale

mentre la mia libertà al plurale

non significa più un cazzo di niente

la storia mi dice che la libertà è unica e sola

prendersi delle libertà è tutt’altra storia

e conosco anche quella di storia

 

L’uomo di pezza è un pazzo puzzle

fatto di pezzi e di pizzi

scrive i prezzi sui pizzi

e poi li infilza in un altro pezzo

che ritorna il prezzo al pizzo

l’uomo di pezza è spudoratamente pazzo

 

L’uomo di pezza è un solo zerbino

ma è appartenente

a tutti

al capo come alla coda

alla cupola come alla coppola

poi il capo sogghigna

e la coda si indigna

poi si agita un po’

e poi….

e poi non ricorda più

 

L’uomo di pezza dimentica

non ricorda di essere un unico zerbino

frizzi lazzi prezzi e pizzi

vizi e sfizi

vezzi e olezzi

sono punti della stessa stoffa

pizzi dello stesso prezzo

pezzi dello stesso pazzo

pazzi dello stesso pizzo

 

E’pazzo il capo

è pazza la coda

il capo schiaccia la coda

e la coda si agita ma non troppo

quel tanto per mantenere intatta la vetrina

perché è la vetrina la nuova politica dell’uomo

e mandarla in mille pezzi è da pazzi

dicono i pazzi

perché la nuova politica è corretta

perché nuova la politica è corrotta

perché la correttezza serve alla corruzione

e tiene a bada l’insurrezione

perché all’educazione hanno cambiato declinazione

il buono si coniuga col buonista

e il sopruso ringrazia il silenzio con assegni a vista

 

L’uomo di pezza mi ha rotto il cazzo

 

Onde concentriche si dipanano regolari nel cielo buio

partendo da un unico dolore

fisso

costante

devastante

il dolore di una vita in agonia

attraversando a intervalli stabiliti i miei pensieri

infilandosi maligne negli sprazzi di pace

per sconvolgere con composta lucidità

il delicato equilibrio che governa la mia esistenza

 

E sento la mia sudata libertà in pericolo

e non so da chi difenderla

l’uomo di pezza è un unico zerbino

la coda è come il capo

e come tutto il resto

l’uomo di pezza è pazzo

 

E pazzo sei tu che perdi tempo a leggermi

mentre tutt’intorno il mondo cade a pezzi

e pazzo sono io che scrivo solo per te col fegato a pezzi

mentre tutt’intorno il mondo cade a pezzi

sono io che scrivo solo per te

e solo perché tu perdi tempo con me

dal momento che sia tu che io

se siamo pazzi o meno

conta zero

 

Fino a quando

a stabilirlo

sarà un pazzo

pupazzo

di pezza

 

c.campajola

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L’angolo di Alice

by Duncan on set.10, 2010, under Disciplina

Ritorna la rubrica di Alice…

Alice, come sapete, è persona che da sempre ha avuto un rapporto peculiare, istintivo ed empatico con gli animali.

Questa sua percezione e predisposizione si implemente da alcuni mesi a questa parte con studi all’avanguardia che sta seguendo, specialmente quelli con professore Marchesini.

L’approccio con gli animali (a partire dai cani) che ne risulta è assolutamente all’avanguardia e fuori da vecchi schemi. Si esce dal modello classico di “addestramento” per seguire percorsi di valorizzazione e guida dell’animale che integrano il rispetto e la comprensione di esso, e realizzano allo stesso tempo la crescita e la maturazione dell’essere umano che svolge questo compito.

Vi lascio all’ultimo pezzo che ha scritto per questa sua rubrica… dedicato alla “centripetazione” e “attivazione referenziale”..

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LA CENTRIPETAZIONE E L’ATTIVAZIONE REFERENZIALE
Il compito principale e basilare di un educatore cinofilo consiste non tanto nell’educare il cane, ma nel rendere la relazione cane / pet- owner completa e per entrambi appagante.
Inutile educare (sarebbe meglio dire addestrare in questo caso) un cucciolo, se poi manca, di base, lo stretto legame che deve unirlo al proprietario.
La visione addestrativa è bandita, non si cerca un cane che dia delle performance standard, che esegua dei comandi in modo meccanicistico. Si vuole sviluppare invece la sua alterità e le sue capacità SOGGETTIVE ed in questo processo, lo ripeto, è fondamentale la RELAZIONE.
La centripetazione è il reciproco orientamento di cane e persona. Ovvero, in qualsiasi situazione ci si trovi, i due poli si rivolgono attenzione reciproca.
E’ necessario che il proprietario in primis dia valore al compagno a quattro zampe, bisogna che ci sia la valorizzazione del cane, lo si deve vedere come centro di interesse, ci si deve impegnare a far crescere il rapporto attraverso uno scambio, conoscendo i canali comunicativi attraverso i quali operare.
Bisogna pensarsi in coppia .. Un po’ come nelle relazioni d’amore o di amicizia. Si è in due. Non si ragiona da soli o come se lo fossimo.
Da parte umana quindi, sono questi i termini attraverso i quali ragionare e SENTIRE il nostro fidato amico. Su questo un buon educatore cinofilo non può transigere e tollerare negligenze.
La centripetazione richiede impegno e costanza, non soltanto amore verso il cane, naturalmente, da questo ne consegue che anche per il cane l’amico umano sia centro di attenzione e di fiducia.
La centripetazione del cane nel pet-owner si realizza in tre momenti :
1- MEDIAZIONE bisogna diventare degli intermediari attraverso i quali il cane realizza i suoi scopi ed ottiene ciò che desidera.
2- FOCALIZZAZIONE ovvero bisogna diventare interessanti per il cane . Questo lo si fa in vari modi, per esempio mettendosi in movimento (i cani essendo dei cacciatori sono attratti dal movimento), ma non solo , perché la focalizzazione riguarda anche la fiducia che il cane ripone in noi, l’accreditamento (mi affido a te), la gratificazione (vicino a te mi accadono cose belle).
3- RIPOSIZIONAMENTO nel momento in cui il cane è focalizzato in noi, anche quando esso è centrifugato (ovvero, interessato e distratto da eventi esterni) dovrebbe, una volta richiamato, ritornare con l’attenzione a noi e lasciare perdere altri stimoli. Questo è assai importante, soprattutto se distratto da eventi pericolosi (per esempio mangiare qualcosa trovato per strada o rincorrere le auto o i camion).
Altro punto fondamentale per promuovere la relazione è L’ATTIVAZIONE REFERENZIALE.
Il pet-owner deve essere un punto di riferimento per il cane, come la rete sulla quale poggia la vite per crescere. Un appoggio pratico ed emotivo, sempre e comunque.
Compito dell’educatore cinofilo è guidare il proprietario e la famiglia attraverso vie semplici e precise che consentano la costruzione di tale rapporto. Il proprietario è un mediatore evolutivo e con lui la sua famiglia.
Sarà necessario capirne quindi gli stili di vita, le abitudini di tutti i componenti e poi lavorare sul campo emotivo del cane. Promuovendo nuovi stili ed abitudini della pet – ownership, modificandone così il campo espressivo ed ampliare lo stesso .
E’ da evidenziare che il campo espressivo è costituito dalle emozioni che più spesso vengono sollecitate. Se positive o negative, dal livello di eccitazione o apatia del cane stesso , dalle sue personali motivazioni (dove riceve più gratificazione, facendo cosa).
Esprimere significa esercitare, in neurobiologia significa rafforzare, ragione per cui,un set si rafforza tanto più lo si esercita, così come un muscolo. Per un cucciolo esprimere significa evolvere. E’ importante capire quanto il proprietario contribuisca a far si che ciò avvenga nel migliore e più completo dei modi e come il proprietario solleciti certe attività ed inclinazioni piuttosto che altre.
Il ruolo del gioco, in tutti i mammiferi, compreso noi umani è educativo.
I bambini imparano giocando, divertendosi. Anche a scuola i giovani sono più attivi nell’apprendimento se fatto diventare una sorta di interessante gioco, quasi divertente. Naturalmente il proprietario deve saper giocare , a seconda del cane che gli sta accanto.
Bisogna disciplinare le tendenze e sviluppare ciò che è sottotono.
Fare giochi predatori (per esempio tirare uno straccio noi da una parte ed il cane dall’altra) non è un gioco adatto ad un cane già con forti tendenze al morso e predatorie.
Allo stesso modo sarebbe inutile tentare di far diventare un labrador un tipo di cane atto alla difesa o, appunto, cacciatore.
Conoscere che tipo di cane abbiamo con noi, partendo dalla razza cui appartiene, per arrivare naturalmente alla sua soggettività è compito primario del proprietario, al quale non si può sottrarre mai.
Secondo l’approccio zoo antropologico infatti l’ente relazionale (il proprietario) NON è una controparte, ma è parte integrante della relazione e mediatore tra il cane ed il mondo.
La mediazione tiene conto di variabili che possono essere diverse tra una coppia ed un’altra come per esempio il tempo trascorso insieme, che attività si fanno insieme, la qualità della relazione e in che termini essa si sviluppa.
Compito di un bravo educatore è tenere conto di tutte queste infinite variabili e sviluppare un percorso cane / padrone sempre differente, perché deve tenere conto di moltissime componenti e differenze.
E’ questo l’aspetto incantevole dell’educazione : è sempre diversa, pur poggiando su delle basi universali, perché non ha una visione statica, passiva, di impartizione di ordini e pretesa di performance . Perché considera l’alterità del singolo cane come un bene prezioso da conoscere, studiare ed aiutare in una crescita corretta. Perché non estromette da tutto questo percorso il pet – owner, ma anzi lo sollecita a partecipare e a cambiare cattive abitudini.
L’addestramento è ormai sepolto e, laddove ancora ci fosse, meglio starne lontani.

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