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Di poche parole?… di Ciro Campajola
by Duncan on gen.16, 2012, under Bellezza, Poesia, Resistenza umana, Simbolo
Questa non è una poesia.. è un inno… un Manifesto.
Se in tutta la sua vita, Ciro Campajola avesse scritto solo questa “cosa” e non avesse fatto nient’altro.. non dico scrivere.. proprio NIENTE altro… e avesse passato tuti i suoi giorni in una stanza di plastica.. basterebbe questa “cosa”.. per garantirti migliaia di anni nell’Utero della Gloria… semplicemente Grandiosa…
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Non è tanto quando tocca a te
allora
specie se la partita non ti interessa
ti giochi solo la carta necessaria a sfangarla
è quando “sta a te”
è quello il momento in cui ti metti in gioco
che scopri la tua carta
quella per te vincente
e che lo sia oppure no
non è importante
importa a te
è solo allora che saprai chi sei
quando quella carta segnerà le tue prossime partite
eliminandone qualcuna
aggiungendone qualcun’altra
quando quel che sarà
ti sarà stato dato
non solo dalle regole di un assurdo gioco
ma
per quel che hai potuto
anche da te stesso
Non è senno di poi
non bisogna aspettare per scoprirlo
lo senti da subito
è un istinto naturale come fosse un peccato originario
è qualcosa che hai dentro
è la tua natura a suggerirti le carte di volta in volta
non la tua ragione
è lei che ti porta sin dalla prima partita
a ripetere tante volte la giocata che sai non vincerà
una puntata incoscientemente cosciente di perdere
liberamente perdente
una giocata fatta pur di sedere ad altri tavoli
dove di vincere non te ne frega un cazzo
tavoli dove ti basta starci
esiliato tra gli esiliati da ogni ingranaggio
e con un buon bicchiere tra le mani
ascoltare rapito storie di chi ci sta seduto
facendone sbornia e tesoro insieme
sentirti ricco ed ebbro
e poi andare avanti così tutta la notte
a perdifiato
col cuore in gola
sudando
sentendoti
giocando
magari perfino a carte
ma giocando
non gareggiando
di gareggiare non te ne frega un cazzo
e poi magari accorgerti
che l’ultimo avventore rimasto in sala
è un’avventrice
avvicinarti istintivo al suo tavolo
mentre lo straccio già lucida il pavimento
stanco e frettoloso di riposo
e con calma
sederti e non chiederle niente
in attesa forse di qualcosa
e se qualcosa sarà
non dovrai aspettare molto per saperlo
ve lo ricorderà lo straccio ormai ridotto uno straccio
supplicante di una tregua nella quotidiana fatica del vivere
poi nel momento stesso in cui la notte diventa alba
e la serranda si abbassa sull’attimo precedente
da sapere non ci sarà più niente
è solo il momento successivo di mille momenti prima
e voi non siete lì per caso
non è orario né luogo per incontri casuali
se siete lì
è perché ci siete arrivati con le vostre occasioni
per come le avete guidate
sapete già tutto senza sapere niente
non c’è bisogno di presentazioni
dovete solo scoprire se diventerete voi stessi
un’occasione tra le vostre occasioni
Tutto sta
al valore che dai tu a quella carta
e a quanto ne dai alla posta in palio
se ne dai più a quella partita
o alla tua partita
se preferisci alzarti alla pari da quel tavolo
non affannarti troppo
non sudare
rinunciare al piatto che avresti voluto
alla “tua”vittoria
e assicurarti il meglio possibile
e i capelli bianchi
oppure andare avanti
sempre e comunque
e sempre e comunque fino al cuore di ogni cosa
non fare delle mezze misure una tua misura
mai
e fin tanto che sei vivo
di qualsiasi colore avrai i capelli
non lasciarci mai il tuo sangue a quel cazzo di tavolo
giocartelo prima nel caso
e fino all’ultima goccia
perderlo ma non disperderlo
non a quel tavolo
non è il quello tuo tavolo
e quello è tuo il sangue
se vuoi avvelenarlo sai benissimo come fare
basta rivolgerti ad altri giocatori della stessa partita
E’ così che ti conosci
non necessariamente conoscendo
la conoscenza è relativa se tu non ci “Credi”
è andando avanti a tentoni e tentativi
assaggiandoti
prendendoti anche a morsi se è necessario
non lasciandoti mai in pace
semmai intralceranno il tuo vivere
non lasciandoti mai in pace
se mai ti lasceranno in pace
è così che ti fai largo in questa vita
“quando sta a te”
facendo di volta in volta
quanto più vuoto è possibile intorno al tuo vivere
eliminando tutto quel casino
che di vuoto ne è già troppo pieno
e serve solo a incasinarti ancora di più
fino a ridurti a un ibrido addomesticato
Cazzo quando veniamo al mondo
è la prima cosa che dovrebbero insegnarci
e invece anche questo scoprirai
solo quando starà a te incassarlo
e molto dipenderà dal come saprai incassarlo
ma in seguito
comunque lo avrai fatto
ti tornerà utile
sarà un vantaggio nel setacciarti il vivere
e nel modo di incassare per vivertelo
sarai come un pazzo cercatore d’oro anche in piena merda
in pieno fango
nel pieno di qualunque altra cosa
ma sempre in pieno
non sei da mezze misure
o magari nel pieno di una pozza di sangue avvelenato di tuo
nuotando contro corrente e contro probabilità
e aggiungendo a quella fottuta pozza
anche il sale delle tue lacrime e del tuo sudore
ma senza mai smettere di cercare il tuo oro
senza mai smettere di crederci
sempre più convinto e cosciente del tuo cammino
a dispetto di quel che il tuo cammino può “sembrare”
Sembrare e vivere sono due cose diverse
ma sembra che a ricordarlo siano in pochi
e intendo
in pochi tra i pochi
quindi sta a te
consentirti o no
di vivere quel che ti fa sentire vivo
fregandotene se al mondo non piace
perché nel frattempo avrai scoperto
che il mondo
civilmente
se ne frega di quel che ti piace
che il mondo
civilmente
se ne frega del piacere in genere
preferisce ottenere piuttosto che godere
e perché anche tu
in fondo te ne freghi di trovarlo quell’oro
a te basta Crederci
è questa la differenza tra te e quelli civili
tu vuoi solo cercarlo quell’oro
battere i tuoi sentieri
evitando intralci
burocrazie
ipocrisie
posti di blocco
multe da pagare
e altre rotture di cazzo
Come vivere tra Sodoma e Gomorra
la repubblica di Salò
e quella schifosamente attuale
ed essere sempre stato multato
perché beccato a scopare dietro un’ aiuola
colpevole di calpestare i giardinetti e disturbare i vicini
urlando amore a squarciagola
eccola la civiltà:
bandire ogni naturale forma di umanità
in nome di qualunque immoralità
purché serva
ed è questa forse la carta che io
in questa civiltà
mi son sempre giocato
gridare disturbando i vicini
pagare multe pur di urlare i miei orgasmi
il mio amore
puro o profano che sia stato
ed è
convinto più che mai
che l’amore profano
è soltanto un vecchio scherzo da preti
Il “quando sta a te”
viene fuori in momenti estremi
dove anche tutto l’oro del mondo
non serve più
perché di più non c’è niente più
ma non è così
lo sembra
lo sembra perché sentiamo troppo
ma ascoltiamo poco
vediamo troppo
ma osserviamo poco
ci piace distrarci
a volte ci conviene
altre siamo incapaci
ma al momento estremo
spesso
ci accompagniamo noi stessi
e questo non ci piace ricordarlo
Il quando sta a te
te lo giochi ogni volta che ti schieri
o dalla parte del naturale
della grazia
del semplice
del rispetto a dispetto del sopruso
del sorriso a cospetto del ghigno
dell’umiltà in faccia all’arroganza
del significato sincero del “buongiorno”
del grazie se hai avuto cortesia
e del prego se ne hai data
insomma
del “niente di chissà che”
semplicemente del normale
del notare il bisogno in occhi troppo dignitosi per chiedere
e farne istintivo un tuo dovere ascoltare
nient’altro servirebbe alle civiltà di turno
Oppure adeguarti all’inciviltà
solo perché ti dicono che è la “civiltà”
calpestando in nome di questa l’umanità
la dignità invece che i giardinetti
l’andare naturale delle cose
la gentilezza
l’armonia
calpestando il sorriso e il pianto
senza una spalla disponibile
sempre da solo
non un orecchio che ascolti
non senza delegare altre orecchie
che poi a loro volta delegano
e l’amico ti manda da chi di dovere
e chi di dovere ti da l’indirizzo esatto
da chi di dovere andare
e tutti saranno giudici
e se avranno camici bianchi
ti delegheranno in camere con pareti e letti bianchi
e se avranno camici neri
ti delegheranno in camere con sbarre e camicie grigie
e in quelle stanze tu vorresti solo delegarti a Dio
ma non puoi
sei già all’inferno
Eccola la civiltà
vietare il sesso sotto le stelle
ma permettere quello malato e nascosto
sporcare l’amore
impedire i giorni a modo tuo
se non entri nei suoi
giorni affidati soltanto alla tua buona stella
e alla tua costanza nel coltivarli ogni mattino
senza bisogno d’altro
senza bisogno della civiltà
quei giorni che alla somma totale
basterebbero a avanzerebbero
per sentirti in pari almeno quella volta
perché è solo quella la volta
che vuoi sentirti in pari
non un minuto prima
un minuto prima vuoi ancora giocare
Ma la somma dei tuoi giorni
non dà il giusto peso ai giorni
bara
in questa civiltà di giusto
non c’è rimasto un cazzo di niente
tanto meno il peso
la bilancia è tarata
certi pesi non hanno peso nel vuoto
tutto è a vantaggio dell’inciviltà
neanche i “tecnici” sanno farli questi conti
pare che ciò che sia umanamente possibile fare
sia diventata la cosa più difficile da fare
E allora sta ancora a te
o arrivi a morire per vivere
o tanto vale morire
e chiederai con vergogna a Signora Vita
di spalancarti le cosce per far scempio della sua natura
di amarla così
contro natura
non è così che avresti voluto
ma è l’unico modo che hai trovato per entrare in lei
per vivere vivendola
l’unico modo in cui riesci a vivere
orgasmo comunque e vaffanculo
e allora punti il peggio a quel fottuto tavolo
perché se il piatto non offre nulla
tu preferisci il peggio al nulla
non puoi farci un cazzo
è un dato di fatto
nel mio caso un dato di fatto
in uno che si è fatto e ha già dato
Come Roberto
anche lui si era fatto e aveva già dato
o almeno così credeva
e noi più di lui
lo incontrai in quelle strade nuove
che ci portarono sulla strada di Kerouac
e di mille altre nuove letture
di musica nuova
di volti nuovi e diversi da tutti gli altri
di voci nuove
discorsi nuovi
lo incontrai quando ancora ci facevamo di tutto
tranne che di droga
a lui piaceva Hemingway
amava la sfida nei suoi versi
e gli piacevano il rock
soprattutto quello duro
e le donne
soprattutto quasi tutte
e poi dopo un po’ gli piacquero anche le droghe
soprattutto l’eroina
ma proprio a lei un giorno disse basta
Tra di noi fu il primo a farlo
noi non capimmo
dell’eroina conoscevamo solo il lato migliore
e pensavamo ancora che ne valesse il prezzo
non potevamo immaginare il conto finale
andammo avanti a farci
lui andò per la sua strada
Quindici anni dopo quel giorno
lui aveva un lavoro una donna e dei figli
aveva una nuova vita
ma sempre quel dannato pezzo mancante del mosaico
quel vuoto che non a caso cerchi di riempire in tutti i modi
un vuoto pesante come una spada di Damocle
Erano passati quindici anni
quindici anni sono un vita in certi casi
non nel suo
quel mattino l’eroina era arrapata
sedurre lui
suo vecchio amante
fu un gioco da ragazzi per lei
vecchia troia
Si infilò nelle vesti di un amico vicino di casa
tossico e disperato come lo era stato Roberto
e gli chiese aiuto per bucarsi
non riusciva a trovare una vena
erano quasi tutte bruciate
fu così che lo sedusse
le bastò mostrarsi
farsi annusare
Un unico amplesso
come ai vecchi tempi
morì con la siringa ancora nel braccio
nel cesso del suo posto di lavoro
erano passati quindici anni
quindici
stramaledetti anni
E allora conoscerai anche il prezzo dell’amore contro natura
e a sostenerti avrai soltanto le tue letture
la tua musica
l’umanità avrà altro da fare
e la civiltà sarà schierata con il prezzo
così Bukowski ti dirà che i belli non ce la fanno
ma che non invecchieranno mai giocando a dama nel parco
resteranno belli lasciando i brutti alla loro brutta vita
ed Hemingway ti ricorderà
che se hai paura della morte non potrai mai vivere
perché nei momenti di vera passione
la dimentichi la paura
come quando fai l’amore con una vera meraviglia di donna
e non c’è spazio per nient’altro in quel momento
perché l’amore totale crea una tregua con la paura
perché la paura deriva dal non amare
perché è la paura di amare che rende vigliacchi
e un uomo vero e coraggioso
è capace di guardare diritto negli occhi la morte
perché ama con sufficiente passione
da spazzare via anche la paura della morte
che poi ritornerà
e tu dovrai rifare l’amore
e dovrai rifarlo bene
con la stessa passione di sempre
e ti sembrerà assurdo che tra miliardi di persone
le uniche che ti parlano e che ti ascoltano
sono persone morte da un pezzo
morte di troppa vita
o per troppa vita
disposte a morire in qualunque momento
Allora il tuo rock incendiario
comincerà a sfumare in note blu
e il blues diventerà tua musica e vita
tua personale colonna sonora
e a ogni dolore seguirà un risveglio in te
e a ogni risveglio
avrai una cicatrice in più
ma sarai un po’ più vivo
meno accomodante
più combattivo
e continuerai per i tuo sentieri senza battere ciglio
ti fidi sempre più dei Grandi e meno dei civili
ti senti solo tra questi civili
e da solo è difficile trovarti
Scoprirai che i Grandi non sempre nascono Grandi
e non sempre arrivano a diventarlo
ma non per questo saranno meno Grandi
e scoprirai che a volte diventarlo
può toglierti la grandezza
scoprirai che non c’è poi molta differenza
tra l’Hemingway che hai letto
e certe persone che hai incontrato
troverai i Grandi nei posti più assurdi
nella puttana che ti raccatta per strada e ti rimbocca le coperte
col suo volto sfacciato e provocante
dove tu vedrai riflesso il volto immacolato di tua madre
o nel barbone nel tuo stesso posto
nella tua stessa notte
mentre tu aspetti infreddolito la tua dose
e lui ti invita a riscaldarti al suo fuoco e al suo vino
senza chiederti niente
e senza dirti niente
e a te sembrerà di ascoltare lo stesso coraggio
muto e forte
che tante volte hai ascoltato nei tuoi vecchi libri
e allora quell’uomo
lo metterai accanto a Hemingway sullo scaffale della tua memoria
e imparerai a vivere due vite in una sola
come un equilibrista su due fili
uno sotto e l’altro sopra di te
quello dove ti tocca vivere
una lama sotto i piedi
che ti permette il passo nel ghiaccio
ma ti squarcia ogni passo
e quello che ti fa vivere
il mondo che popola la tua mente
il tuo pensare
il tuo vivere
la tua pelle dalla quale non puoi fuggire
e così anche tu ti servirai del “sembrare”
ma lo userai per essere
una buona sfangata
imparerai a sembrare di esserci quando non ci sei
e ad esserci quando non sembra
da una parte avrai la civiltà da evadere
e da un’altra il tuo mondo per poterlo fare
E dovranno passare ancora miliardi di aghi nella tua carne
e miliardi di prezzi dovranno bruciare
e poi andare in cenere
prima di gettare quella siringa
dovrai arrivare come sempre al cuore
anche della morte
all’ultima goccia di sangue
e starà di nuovo sempre e solo a te
riacciuffare la vita con quell’ultima goccia rimasta
dovrai morire per tornare a vivere
le mezze misure non sono la tua misura
ma se vincerai quella partita
dopo conoscerai una strada in più per cercare il tuo oro
saprai che non è quella percorsa fino ad allora
però anche quella ti servirà nella tua strada
e sarai ancora lì
in piedi
stanco e confuso più che mai
ma ancora in cerca del prossimo rigo
E armato d’alcol e sigarette
fronteggerai l’ ennesima notte
con spalle appesantite guardate a vista
da musica stanca di ripetersi per niente
ed è allora che nel tuo blues
entrerà discreta la tromba di Chet Baker
e ti alleggerirà da tanto peso
e nel tuo sangue
arriverà calda la voce di Billie Holiday
e ti scalderà da tanto freddo
ed è proprio quello che ci voleva
e la musica lo sapeva
perché come tutto il resto
anche la musica che scorre nel tuo sangue
l’hai setacciata tu
l’hai coltivata tu
e la musica arriva sempre al momento giusto
nel posto giusto
E come un gatto domestico
in cerca di rischi per le tue abitudini
ti sentirai niente
ma non ti sembrerà attorno ci sia di più
un ampio zero con tanti posti a sedere
e con tanti altri già occupati
e cercando il prossimo rigo
abbasserai gli occhi e alzerai il bicchiere
una disperata ricerca di un qualsiasi ancora
e il prossimo rigo è già scritto
ma è il più difficile da scrivere
e tu sei ancora lì
ancora in piedi
e sei quello che sei
e potresti essere il risultato di ieri
se solo
non lo fossi stato già l’altro ieri
se non lo fossi sempre stato
Allora cambi arredamento
tieni l’essenziale
riempi il bicchiere
accendi una sigaretta
e chiedi alla musica un ulteriore sforzo
e lei per te lo farà
ti darà altro carburante
e tu ripartirai
senza nemmeno più sapere se quello che cerchi è oro
ripartirai in cerca di un segreto
e incontrerai altri Grandi
e spierai i loro segreti
e conoscerai un bambino coi capelli bianchi
e tante storie alle spalle
un bambino entrato in carcere con i capelli ancora neri
e tante storie ad aspettarlo
un bambino con tanta fame e nessuna scelta
Un bambino diventato uomo in quell’assurdo posto
e sfidando anche l’assurdo
trovando anche una coscienza nell’assurdo
una coscienza che non sapeva di avere
che ha scoperto nelle tue stesse letture
anche lui
come te
si è aggrappato a quei libri per evadere
una coscienza che cambierà la sua vita da detenuto
che non lo farà più sottostare a nessun sopruso
e che per questo
lo porterà dal carcere a un letto di contenzione
ma lo aiuterà a sopportare anche quel letto
quella coscienza
che quando poi tornerà in libertà
lo farà restare bambino
lo renderà un uomo libero
per sempre
E tu lo incontrerai in una notte assurda
dentro un bar di un paese assurdo
mentre scrive i suoi pensieri su un foglio di carta
e a te sembreranno immortali
e ancora più vivi
perché impreziositi da decine di errori grammaticali
e allora scoprirai un altro segreto
E scoprirai che il segreto dei grandi
è non sapere di esserlo
è fare i conti con le proprie insicurezze
le proprie sconfitte
insoddisfazioni
con un quotidiano da sempre ostile
cercando ancora di capire
Il segreto dei grandi è specchiarsi al mattino
e trovarsi un segno in più sul viso
la stanchezza di una ruga
e poterla attribuire alla fierezza dello sguardo
giovane
indomito
proteso oltre le ferite
Il segreto dei grandi è nel dare senza accorgersene
è sostituire con una poesia una vecchia bandiera
bisognosi comunque di un’arma
perché quella bandiera non diventi bianca
Il segreto dei grandi è nascosto nella semplicità
tenuta in vita da un’innata ingenuità
i grandi non sono mai furbi
e difficilmente vincono
e di vincere non gliene frega un cazzo
i grandi provano
credono
osano
dal primo all’ultimo giorno
e l’ultimo giorno saranno impegnati
e il giorno dopo sicuramente ricordati
Il segreto dei grandi
è di non conoscere paroloni
quelli rompono solo i coglioni
i grandi siedono al tavolo con te
e magari ascoltano
ancora ascoltano
e dopo a fine serata
quando ti alzi e paghi le tue birre
ti rendi conto che per quello che hai preso
non hai pagato un cazzo
E finalmente capirai
che per quanto a volte il posto più comodo
può sembrarti un cappio da cui penzolare
e il bandolo della matassa è sempre più lontano
tu
se vuoi
puoi ritrovarti sempre
sta a te
Ora sai che certe facce
possono ucciderti solo guardandoti in faccia
e che puoi trovarle dietro una scrivania
dietro una famiglia
o magari dietro una pistola
che gli basta un ruolo per sentirsi uomini
ma sai anche che sono maschere
maschere addomesticate da secoli mandati giù a memoria
sai che per quanto possano scopare
mangiare e guardare il mare
saranno sempre frigidi nell’amare
il loro amare è compreso nella parte
Sai che è difficile accettarlo
ma sai anche che è proprio allora
quando ti guarderanno troppo da vicino
e ti daranno la nausea
che il tuo desiderio di vita
diventa più forte di tutti loro messi insieme
ed quello è il tuo momento
la tua vita
quella che loro non potranno mai capire
né sapranno mai vivere
la vita che tu non vorresti mai perdere
E’ il momento che non potranno mai toglierti
è la tua vittoria
sai che per quanto tutto possa sembrarti senza senso
non rinunceresti mai a passare le mani sul viso di una donna
fosse anche di una sola
anche per una volta sola
a respirarle la pelle
e sentirla scivolare come verità sotto le dita
senza intoppi
e sai che ogni volta che la bacerai quel mondo resterà fuori
Sai
anzi hai imparato
che vale sempre la pena aspettare il domani
che qualche momento incontaminato si trova sempre
basta cercarlo
sta sempre e ancora a te
ogni volta
e allora non avrai regalato i tuoi momenti
a maschere che non potranno capire
E magari ricorderai di essere sempre passato
per uno di poche parole
e rileggendoti ora forse capirai perché
parli poco
ma scrivi troppo cazzo
no
le mezze misure
decisamente non sono la tua misura.
c.campajola
Parole sfuggite di mano.. di Ciro Campajola
by Duncan on nov.06, 2011, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana

Abbiamo già pubblicato altre grandiose poesie di Ciro Campajola, oltre che parlare del suo libro (vai al link.. http://www.bornagain.it/wp/2011/08/03/ciro-campajola-il-libro/). Questa che pubblico oggi è un altro dei suoi vertici. Ne approfitto per informarvi che il 13 novembre Ciro terrà una presentazione del suo libro presso la libreria Ubik di Catanzaro Lido (per ulteriori informazioni vai al link facebook.. http://www.facebook.com/profile.php?id=1459098408&ref=tn_tinyman#!/event.php?eid=253378158048298).
Vi lascio a quest’altra grande creazione di Ciro Campajola.
——————
Stai qui
adesso
sul tuo divano
il tuo disco suona
la tua sigaretta è accesa
un bel po’ di passi sul groppone
ed è proprio questo
l’unico abito che ti calza a pennello
quello che ti sta intorno
quello che vedi
ascolti
fumi
odori
quello di cui sei impregnato
quello che emani
che ti piaccia o no
che piaccia o no
quello che sei riuscito a conservare
è così che va
un bagaglio continuamente disfatto
milioni di indirizzi lontano da come sei nato
ognuno di noi nel momento in corso
con milioni di momenti alle spalle
milioni di bagagli
diversi per ognuno di noi
con spalle diverse per ognuno di noi
diverse le circostanze
i motivi
le strade
gli incontri
le combinazioni
le scommesse
quelle vinte
quelle perse
quelle tentate e poi bestemmiate
quelle non puntate e poi rimpiante
quello
che di volta in volta
ti ha portato al momento in corso
dove a decidere per te
sono i momenti trascorsi
vissuti
decisi dalla tua guida
quello che sei riuscito a conservare
quando non serve più starci a pensare
ormai sei quello che sei
e non puoi farne a meno
il caso non è più solo casuale
ora dipende anche da quello che sei
il momento in cui
qualunque momento diventa il tuo momento
la tua seconda pelle
e tu stesso diventi
nel bene o nel male
quello che sei riuscito a conservare
non tutti raggiungono questo momento
io ho conservato la mia musica
e tutte le volte che ci ho fatto sesso
tutte le alcove
ho conservato le mie letture
le pagine corse a cento all’ora
cercate
divorate
digerite
setacciate come un cercatore d’oro
rimasticate lentamente
assaporate con la pelle
assorbite
e poi custodite nel giro del sangue
per correrle ancora
le parole scritte a modo mio
le tele dipinte di colori miei
è in questi momenti che mi sento a casa
su fogli imbrattati
di sfumature o di parole
ma con la mia grafia
non con la loro pagella
è questo che sono riuscito a conservare
quello che testardamente
furiosamente
ho voluto
e saputo conservare
è qui che con la sigaretta accesa
causa del MIO male
con la MIA musica in sottofondo
che stasera ancora scrivo
con parole sempre più MIE
parole ben mal-educate
addestrate
sdegnate
distaccate
qui
nel mio momento in corso
in mezzo alla “realtà”
alle due realtà
quella che sta oltre la mia finestra
e quella che dovrebbe essere in realtà
quella che pensavi che fosse
un po’ per come te la raccontano
una sorta di realtà “didattica”
non reale
e molto perché
quando vieni al mondo
avverti a pelle come dovrebbe essere
avverti naturale il bisogno di giocare
di ridere
di piangere
gridare
amare
fare sesso
e poi farlo ancora
e poi ancora
ancora
e gioire
sentire piacere
e
sentirti piacere
trovi naturale il bisogno
qualunque bisogno
di ripararti dal caldo come dal freddo
di poter contare su tutti gli altri
non vedi un solo motivo per non farlo
non immagini
che per fare questo
dovrai fare i conti con il reale che la realtà ti offre
sarà il primo paradosso che incontri
ma non potrai riconoscerlo
poi man mano
cambi sempre più indirizzi
fai il primo bagaglio
e nel prossimo
tu ancora non lo sai
qualcosa non c’entrerà
e dovrai scartare
pensare
decidere
e già allora sceglierai
quello che sei riuscito a conservare
per la prima volta vedrai in faccia quel ragazzino
quel negretto africano
quello con il torace divorato dalla fame
la pancia gonfia di solo aria
e ti chiedi perché lui sia così diverso dagli altri bambini
così diverso da te
e non ti spieghi
come cazzo faccia a tenersi quelle mosche in faccia
non ti spieghi la sua passività
e se chiedi in giro ti diranno
che “questa è la realtà”
e tu sei ancora piccolo per capire
anche tu sei un bambino
non vedi una folla che lo aiuti
come in realtà dovrebbe accadere
o credevi dovesse accadere
vedi gente che succhia anche le ossa di quel bambino
nella realtà vedi chiaramente L’IRREALE
per la prima volta vedrai un’altra realtà
per la prima volta diffiderai della realtà
dovrai farlo tante altre volte
se vorrai salvarti il culo
per poi arrivare
forse
al tuo momento
quello che sei riuscito a conservare
poi
a quel bambino
e alla tua vista
si aggiungerà la bimba nuda
terrorizzata
coperta con solo un cappello di paglia
che tiene stretto con la mano
come un disperato scudo
quella bimba vietnamita che corre sotto le bombe
quella bimba
che ancora oggi fugge e piange nella sua foto
esausta
sotto le bombe di altre terre
e dovrà apparirti il pinguino in tv
e pugnalarti lo sguardo
dovrai vederlo sporco
soffocato di petrolio
senza più luce nelle piume
opaco
offeso
indignato
moribondo
mentre un manichino senza espressione
dice qualcosa che nemmeno ascolta
e non potrai cambiare canale
poi una notte incontrerai una ragazza
anche lei nuda
e anche lei
lontana milioni di indirizzi da come è nata
la vedrai gelare al freddo
sotto una luna al neon
in un’indifferenza di ghiaccio
e non vedrai nessuno che la copre
solo vermi che le girano intorno
e una canna di pistola dietro la schiena
e quello che vedi è REALE
ma in realtà dovrebbero aprirsi cento porte
cento coperte dovrebbero avvolgere
accogliere
riscaldare quella ragazza
proteggerla da quella pistola
e non dovrebbero esserci vermi oltre la pistola
in realtà quella ragazza viene stuprata due volte
in una sola volta che si ripete ogni volta
l’ ho incontrata quella ragazza
e ho incontrato le sue sorelle
mi hanno raccolto per strada
e rimesso in piedi
mentre la realtà mi passava addosso indifferente
loro mi hanno accolto nel loro momento
in quel che avevano potuto conservare
erano tutte puttane
e nessuna di loro aveva scelto di esserlo
e nessuna di loro era “facile”
non c’erano donnine allegre tra le puttane
erano semplici donne
ed erano tutte tristi
splendide vergini sacrificali
lacrime silenziose sul volto dell’indecenza
pianto senza peccato
immacolate
e immolate
sul rogo del peccato di qualcun altro
e capisci sempre di più
che la realtà devi costruirtela tu
sceglierti i pezzi buoni
e dovrai farti un culo così per riuscire a farlo
e non è detto che ci riuscirai
dovrai decifrare lo sporco e il pulito
vestirti di entrambi
vivere quello che sembra e quello che è
dovrai avvicinare il tuo naso
rischiare la puzza
sfidare l’infezione
ora sai che non è come te la raccontano
né come la pensavi
non ti fiderai più dell’evidenza del bianco e del nero
dovrai toccarli con mano
dovrai attraversarli
che sia bianco o che sia nero
dovrai arrivare al cuore del colore
vivere del suo battito
assaggiarlo sulla punta della lingua
sporcarti la pelle
e dopo guardarti allo specchio
solo così potrai vedere la verità
la tua verità
riflessa sulla tua pelle
lei non mente
mai
dovrai saper scegliere la dose e il colore
il giusto bianco e quello nero
dovrai saperli miscelare
adeguarli al momento
la gradazione buona oggi
potrebbe non coprire domani
dovrai ribaltare il concetto di coerenza
coniugarlo con l’incoerenza
è lei il cammino
è lei che offre un domani
magari migliore
la coerenza è solo muschio che si forma
un alibi per invecchiare senza rischio di vivere
capirai questo
e in una volta sola
non ascolterai più milioni di persone
né miliardi di parole a memoria
e Il solito “tossico” che dorme drogato e beato
ti sembrerà meno beato e più malato
meno tossico e più ragazzo
sarà molto meno sfacciato ai tuoi occhi
molto più doloroso da vedere
e magari ti verrà di capire
prima non ci avevi mai pensato
avevi già domande e risposte sull’argomento
quelle che ti avevano raccontato
quelle che mai avresti pensato di farti
o potrebbe capitare di avvicinarti troppo
di farti risucchiare dall’infezione
e allora
se avrai i tuoi colori
le tue pagine
quelle corse e quelle scritte
quello che sei riuscito a conservare
avrai più possibilità di venirne fuori
magari più forte
o perlomeno meno debole
rafforzato di fragilità
se di tuo non avrai conservato niente
se dovrai affidarti alla “realtà”
la realtà ti seppellirà
senza il fondo irreale di quella realtà
non avresti mai visto quest’aspetto della realtà
la realtà cannibale
e allora tante cose ti sfuggono di mano
come queste parole adesso
che non accennano a fermarsi
che non riesco a trattenere
come gocce diventate torrente
come un torrente straripato
e tante mani si allontaneranno
senza giudizio non sapranno come tenerti a bada
senza motivo non potranno più etichettarti
catalogarti
ingabbiarti
e tu hai tolto motivo al loro giudizio
e se chiederai una mano
ti daranno leggi
parole
cavilli
giustificazioni
alibi
tutto tranne che una mano
e se il giorno ti impedisce di dormire
ti daranno sonniferi per la notte
per addormentarti di giorno
e se urlerai il giusto
cambieranno la giustizia
e dovrai rimboccarti le maniche
aggrapparti ad altre mani
al palmo nero del mendicante
che ti raccontavano sporco
e ti accorgerai che era solo nero di strada
non era sporco
sporche sono i milioni di mani lavate
che sarai costretto a stringere ogni fottuto giorno
e qualche notte
ti ritroverai a cercarlo quel barbone
come una boccata d’ossigeno
come la cosa più reale che tu abbia mai visto
resterai a guardarlo il tempo di una birra
e ti racconterà secoli di vita senza accorgersi di te
e tu senza accorgertene
ti ritroverai nei tuoi vecchi vicoli
quasi a cercare un ritorno a casa
e non ti farai più tante domande
e se per mangiare dovrai rubare
rubare non sarà da condannare
sarà il reale
ti ricorderai che “questa è la realtà”
e allora te ne fotterai della realtà
e se per avere una mano bianca
dovrai tornare al mercato nero
lo farai
senza timori e senza rimorsi
vuoi rimanere sveglio di giorno
e non ti farai fregare
cerchi solo il giusto per te
quello che sei riuscito a conservare
quello che ti serve per continuare a farlo
ora sai distinguere il bianco dal nero.
Ciro Campajola