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I malvagi sono solo un milione
by Duncan on ott.16, 2011, under Ispirazione, Resistenza umana

La letteratura sa essere meravigliosa nel rendere come in quadro, in immagini vivide e potenti, sensi molto profondi. Il testo che leggerete naturalmente non va preso alla lettera, e pur tuttavia, non è totalmente privo di fondamento. Il senso di base secondo me è reale..
Riporto da subito la frase finale, prima di lasciarvi al testo.
“Ecco tutto”, concluse. “Il mondo è governato da un milione di malvagi, dieci milioni di stupidi e cento milioni di vigliacchi. Gli altri - sei miliardi di persone, inclusi i due qui presenti – fanno più o meno ciò che viene detto loro“, concluse,
Lapidaria come un mattone in testa..
Ringrazio Grazia Paletta, che mi ha fatto conoscere il libro meraviglioso, da cui è tratto questo brano. Un libro che non ho ancora finito, ma che già so essere uno dei libri più belli che io abbia mai letto.
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Tratto da
Shantaram
di Gregory David Robert
“Il mondo è governato da un milione di malvagi, dieci milioni di stupidi e cento milioni di vigliacchi!”, disse Abdul Ghani con il suo più forbito accento oxfordiano, leccando il dolce al miele che stringeva fra le dita grassocce.
“Il vero potere è dei malvagi -ricchi, politicanti, fanatici religiosi- e le loro decisioni determinano il destino del mondo, che è segnato da avidità e distruzione”.
Si fermò per guardare la fontana che mormorava nel giardino battuto dalla pioggia, come se fosse la pietra umida e scintillante a dargli l’ispirazione. Allungò una mano, prese un altro dolce al miele e se lo ficcò in bocca tutto intero. Mi rivolse un sorrisetto di scusa come per dire: “So che non dovrei, ma è più forte di me”.
“I veri malvagi non sono più di un milione in tutto il mondo. Quelli veramente ricchi e potenti, quelli che prendono le decisioni che contano… un milione al massimo. I dieci milioni di stupidi sono i soldati e i poliziotti che fanno rispettare le decisioni dei malvagi. Eserciti e polizia di una dozzina di nazioni importanti, più quelli di una ventina di altri paesi: in totale dieci milioni di uomini in grado di esercitare un potere effettivo. Spesso sono coraggiosi, non lo nego, ma anche stupidi, perchè sacrificano la vita per governi che li considerano soltanto pedine su una scacchiera. Prima o poi vengono traditi o abbandonati. Le nazioni dimenticano in fretta i loro eroi di guerra”.
(..)
“Poi ci sono i cento milioni di vigliacchi”, proseguì Abdul Ghani stringendo il manico della tazza di tè fra le dita grassocce, “vale a dire i burocrati, pennaioli e imbrattacarte che fanno finta di niente e permettono ai malvagi di governare. Il capo del dipartimento, il segretario del comitato, il presidente dell’associazione. Dirigenti, funzionari, sindaci, magistrati. Quella gente si difende sempre dicendo che si limita ad eseguire gli ordini: “Faccio solo il mio mestiere, niente di personale, se non lo facessi io di sicuro toccherebbe ad un altro”.. Cento milioni di vigliacchi che sanno la verità ma tengono la bocca chiusa , mentre firmano documenti che portano un uomo davanti al plotone d’esecuzione, o condannato un milione di persone a una lenta morte per fame”
(..)
“Ecco tutto”, concluse. “Il mondo è governato da un milione di malvagi, dieci milioni di stupidi e cento milioni di vigliacchi. Gli altri - sei miliardi di persone, inclusi i due qui presenti – fanno più o meno ciò che viene detto loro”
(…)
Ciro Campajola.. il libro..
by Duncan on ago.03, 2011, under Bellezza, Poesia, Resistenza umana
Le poesie sono pensieri sbloccati
Firmati da realtà opprimenti
Tu non fai altro che scriverle
Io non so cosa è esattamente ciò che scrive Ciro Campajola. So che spacca le dighe, spacca i muri, spacca gli spartiti, così come spacca i coglioni… specie di chi è sazio nella propria mediocrità e complicità, e spacca la vita e la morte.
Le chiamiamo poesie, ma di poesie del genere io non ne ho lette mai. Chilometriche, inarrestabili, fluviali.
Urlano fino a trapanarti la mente, ma ridono anche, tra il malinconico e la speranza affamata dietro un bicchiere di vino e un bicchiere di blues e un bicchiere di anima.
Ferite e grotte di solitudini, abbandoni e volti cancellati dalla lavagna, i gironi infernali dei senza nome, e dei nomi di coloro a cui hanno rubato il nome. E di loro che canta Ciro. Delle principesse bambine vestite da prostitute e dagli occhi grandi come il mare. Delle periferie capovolte dei tossici, e dei marchiati a fuoco, i puntini neri per le freccette facili, i collaudati oggetti del disprezzo, le mani fragili che chiedono vita e carezze, e prendono pugni e morte.
Ma Ciro non è un delicato poeta da confortevole nicchia malinconica. In lui suona a stordire le orecchie, la forza iconoclasta dell’eterna invettiva contro l’abiezione, la sacra indignazione che è l’onore di tutto la grande poesia satirica dell’antichità, e di tutto il grande teatro ironico, appassionato e civile dei nostri giorni.
Sì… la ribellione delle parole. La ribellione nelle parole. Non cercate conferenze per acculturati e teste d’uovo. Ciro è nato nelle periferie, vive nelle ciminiere, sale su quegli strani sentieri che si affacciano sul volto bello della vita che regge il pugno, e mostra il dito alle cornacchie gracchianti della dissoluzione.
Lui mostra il riso delle scimmie. Ma a quel riso non si arrende come gli eterni sconfitti. E a quel riso non si accompagna, come gli eterni complici vigliacchi.
Perché è tutta una scansione di tempi.. tutta una scansione di ritmi.
E lui ti mostra il male, ti mostra la scimmia deforme, il concerto malato dei vampiri. E a volte è acciottolato in mezzo al grembo che piange.
Ma non vedrete mai solo il buio..
Alla fine c’è sempre un canto del cuore,
siamo sempre qua – sembra dire Ciro – a dare sperma e polmoni alla vita..
e poi tu*
tu sempre con quelli che non ci stanno
che preferiscono pagare e fanculo il conto
tu confuso
tra quelli che sanno tutto e quelli che non sanno niente
tu
che non ne vuoi più sapere e fanculo pure le chiacchiere
tu
tra la legge uguale per tutti o meno
tu
che per quel che ne sai
fanculo comunque sia la legge
con te è sempre stata uguale
mai giusta
tu
che batti sudato e testardo il tuo sentiero
che per gli altri sia legale o no
lo è per te
E’ la tua strada ragazzo, la strada stretta è sbagliata.
La strada di chi lo batte il suo tempo, anche quando le ore pesano fino spezzarti le dita. Ma tu non la molli. “Sono quello che sono”.. dillo, dillo forte e fai il tuo passo, cammina sul tuo Sentiero.. prendi ciò che ti appartiene e vai, costi quel che costi, quanto sangue può costare, è onorare ogni attimo. Questo ti fa scalpitare Ciro dentro. Questo ti scaraventa addosso.. con buona pace di tutti i cantori della stanchezza, che dilagano nel nostro tempo.
E’ intollerante nel suo scrivere? Può essere. Non è un santo. Non vuole essere un santo. La sua poesia è bambina e negra allo stesso tempo. Crudele e sensibile allo spasimo. Conosce la lotta di strada questa poesia, a mali estremi sa tirare le unghie… Nasce dalla musica, la musica la partorisce, musica genererà.
Non è per i levigati, le personcine inamidate, i professionisti del volontariato, per tutti coloro che si rifanno una verginità con le “pecorelle smarrite”. Se siete tra costoro.. non è il libro per voi. C’è tanto altro in libreria, cercate altro.
Le vite scartate gli stanno appese al collo, e lui si fa male a portarle, ma DEVE portarle. E sono tutti qua a prendersi la sua mano. E c’è ancora lui, nelle notti a dare lucido alle trombe.
La sua poesia trasuda Onestà. L’eccesso si accoppia al rigore morale. Solo uno dei tanti apparenti paradossi che vivono in lui e in ciò che scrive.
E alla fine c’è la notte più notte, notte al quadrato.
Alla fine c’è l’alba afferrata “appena in tempo”.. “in fondo alla notte”..
Alla fine c’è musica che passa nelle vene.
Alla fine c’è un anello..
ti accorgerai*
che comunque
nei giorni chiari e in quelli bui
hai sempre trovato un anello
in ogni tempo
con ogni tempo
e sia nel sole che nella pioggia
tu lo hai sempre portato al dito
come una fede nuziale
come un matrimonio benedetto di suo.
Non vi dico di leggere il suo libro..
Non si dice mai a qualcuno di leggere un libro,
a un certo punto un libro, un disco, un volto ti chiamano..
chiamano e basta.
Vi dico invece di dare lucido alle trombe.
Alfredo Cosco
*Brani di poesie di Ciro Campajola non presenti nel libro.
Per l’acquisto contattare Ciro attraverso posta Facebook.
L’angolo di Alice… i segnali di calma
by Duncan on lug.01, 2010, under Ispirazione

Ritorna Alice con la sua splendida rubrica dedicata al mondo degli animali..
Alice è una opportunità preziosa per chiunque vorrà leggere i suoi articoli.
Non si tratta delle solite riflessioni sugli animali (con tutto il rispetto per esse) ma di esperienze, conocenze, studi, imput di particolare valore e qualità, e di cui spesso i più sono totalmente ignari.
La ringrazio ancora per la sua volontà di condividere con altri. Born Again ama le persone che sanno condividere…
Vi lascio alla lettura del suo pezzo..
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I SEGNALI DI CALMA
Un libro assolutamente da leggere e rileggere per capirli perfettamente è stato scritto da una grandissima comportamentalista, Turid Rugaas, che ha scoperto 27 segnali calmanti o CALMING SIGNALS, come lei li definisce.
E’ necessario premettere, contrariamente a ciò che molti pensano, che i cani, come i lupi , non sono animali alla ricerca della prevaricazione e dello scontro, anzi, sono tendenzialmente pacifici.
Essi lottano se davvero è necessario farlo, ma altrimenti, anche la figura del capobranco è una figura equilibrata, che è valevole non tanto degli scontri, ma nel gestire determinate situazioni , all’interno del branco.
Togliamo il luogo comune di pensarli bellicosi, feroci e intenti a lottare per predominare. I cani , come i lupi, hanno una visione collaborativa all’interno del gruppo, di cooperazione.
Per evitare scontri, spesse volte evitabilissimi, i cani utilizzano quelli che la studiosa sopracitata chiama SEGNALI CALMANTI.
Veri e propri segni in codice che fanno comprendere all’altro interlocutore, non solo specie specifico ma anche umano, che sono in pace, che non vogliono lo scontro.
I cani inviano continui segnali di calma o pacificazione. Peccato che i loro amici bipedi non li sappiano minimamente leggere o, meglio ancora, non sappiano neppure che esistono.. ed è questo il motivo per il quale spesso i cani tra loro si scontrano o i cani attaccano o mordono le persone.
Dobbiamo saperci porci con i cani e saperli condurre anche, quando sono con noi a guinzaglio, verso gli altri simili. (il guinzaglio non è certo il mezzo attraverso il quale un cane tenderebbe a socializzare, quindi tendenzialmente è più aggressivo…o potrebbe esserlo).
I segnali di calma servono per indicare le tendenze pacifiche o anche per indicare uno stato di ansia e stress.
Vanno quindi conosciuti, contestualizzati e non letti in chiave umana. Ciò significa che, un cane che sbadiglia non necessariamente lo fa perché, come noi ha sonno. Spesse volte lo sbadiglio nel cane indica uno stato di stress, disagio o vuole indicare un segnale di pacificazione.
Ci sono ben 27 segnali di calma, è molto affascinante conoscerli, è incredibile vedere quanto spesso vengono usati ed è fondamentale per noi capirli, affinchè la nostra relazione uomo – cane abbia una comunicazione comprensibile per entrambi.
Un altro segnale di calma dei cani e che anche noi dobbiamo utilizzare quando ci avviciniamo ad un cane che non conosciamo (onde evitare spiacevoli sorprese, come essere morsi) è avvicinarsi di lato, non frontalmente, in modo diretto, ma compiendo una semicurva, rompendo la linea retta dritta di fronte al cane.
Osservate come si approcciano , se in pace, due cani che si vedono da lontano e si vogliono avvicinare, naturalmente non conoscendosi… Essi compiono specularmente, mentre si avvicinano , due semicerchi, che vanno sempre più restringendosi fino ad avvicinarsi ed annusarsi. Questo modo di presentarsi è alla base dell’educazione per i cani. E’ un approccio non bellicoso e corretto. Allo stesso modo, conoscendolo ed avendolo compreso è buona norma per noi , effettuare lo stesso tipo di movimento, accompagnato anche con il voltare la testa e solo di tanto in tanto guardare il cane, se vogliamo farci conoscere ed essere ben accettati.
Il nostro modo di andare dritto verso il cane sconosciuto, magari anche vocalizzando (con i cani meno si vocalizza meglio è ) e guardando dritto negli occhi è equivalente ad una forma di maleducazione, come se a noi un estraneo si avvicinasse e ci toccasse o abbracciasse. Creerebbe anche in noi un certo fastidio o imbarazzo.. Insomma : “ma chi ti conosce?” …
Attenzione anche se abbiamo il nostro cane a guinzaglio. E’ necessario assecondarlo nella traettoria circolare per avvicinarsi ad un altro amico, magari scorto in lontananza.
Il mondo dei segnali di calma è affascinantissimo davvero , consiglio vivamente il libro che ho citato all’inizio del mio scritto.
Anche distogliere lo sguardo e girare la testa altrove e’ un segnale di calma , ma anche indica paura… Se, pur non volendolo, osserviamo e guardiamo dritto troppo un cane e magari questo è un soggetto pauroso o poco fiducioso, si potrà osservare come girerà la testa e lo sguardo altrove.. Proprio perché lo stiamo intimorendo.
Tra cani invece lo stesso atteggiamento indica pace. L’esatto opposto di dominanza.
L’inchino per gioco è un altro classico segnale di calma e pace che indica che tutto quello che si sta facendo è per gioco. Lo avrete di certo osservato tra due cani che giocano: posteriore e coda alti e inchino con le zampe anteriori.
Leccarsi le labbra ed il naso sono segnali di calma anche essi. Anche perché bisogna distinguere un SEGNO DA UN SINTOMO.
Il cane che si lecca il naso può anche avere il tartufo secco (sintomo), ma potrebbe anche con molta probabilità stare inviando un segnale per comunicare all’uomo o all’altro cane pace e calma , anche un po’ di paura verso l’altro.
Immobilizzarsi (freezing) o sedersi e sdraiarsi solo altri segnali di calma che il cane ci manda sia nel gioco che nella vita normale , di tutti i giorni.
Anche l’impercettibile battere delle palpebre è un segnale di calma . E’ difficile da notare, ma noi, sapendo il valore che ha per esso, potremmo riproporlo quando approcceremo ad un cane.
Questi sono solo alcuni esempi di questo magnifico mondo di comunicazione corporea dei nostri cari amici a quattro zampe e che spesso non conosciamo o osserviamo.
Il cane ci pone il dorso, magari sedendosi sotto i nostri piedi. E’ un altro modo di pacificare. Il cane nel primo approccio offre il dorso, difficilmente ama la conoscenza frontale, che reputa invasiva .
Ora invito chi mi legge e magari ha un cane, ma anche chi passeggiando ne incontra per la sua via a provare ad osservare alcuni dei segnali che ho indicato. Sorprenderà vedere quanti ne inviano in continuazione e quanto è pieno di sfaccettature il mondo canino . Anche se non parlano, si fanno capire eccome.
Cerchiamo quindi di volerli capire, utilizzando la loro lingue e non la nostra.
MIRACOLI
by Duncan on nov.18, 2009, under Ispirazione, Simbolo
Con mani e piedi in catene scoprono la verità.
Perdendo tutto arrivano dove pochi osano e possono arrivare.
Vi invio la storia di una “guarigione”. Da intendersi come un rivolgimento esistenziale.
E’ l’estratto di un libro. Lo troverete più giù. Vi toccherà dentro.
E’ il buio dell’anima, la lunga notte azzoppato e impotente, dove ti si stringe il collo e ti prendi a frustate “handicappato”, ti dici “striscerai accompagnato e compatito per il resto dei tuoi giorni”.
Sono i pugni sul muro unici tuoi compagni di notti spietate. Il Guerriero che sognavi di essere un handicappato.. sì, ti flagelli con le parole, qualcuno da andare a trovare a turno, come opera buona,
…come diceva De André in “Amico Fragile…<<Avresti un’ora al mese per me?>>.
Ma qual’è il Segno che rende pazzi e disperati o liberi e vittoriosi?
Puoi passare una intera vita con mani e piedi libere. Scivolando come un placido fiumiciattolo di montagna Collezionando esperienze.
Riempendo gli scaffali. Uno dopo l’altro scandire gli anni. E nonostante ciò non vivere mai. Restare sempre in un quotidiano io che arranca e consuma. Non aver mai pianto ululando alla luna, non essere mai morto in un orgasmo accecante, mai passato intere notti in piedi a seguire un Sogno. Mai amato così tanto da avere corone di spine o da fare pazzie che mozzano la lingua e il respiro.
Cosa porti dentro? C’è qualcosa di più dietro a quegli occhi? Hai qualcosa di solamente tuo? Sei disposto a morire per qualcosa?
Puoi restare sempre nella superficie o tornare alla radice. Diventare radicale. Essere scaraventato nelle profondità abissali. Ci sono livelli dell’Essere che la maggior parte delle persone neanche sfiora. Ci sono Luoghi che molti non vedranno mai. E’ forse questa la Maestà del Miracolo. La trasfigurazione, l’annichilimento che procede la rigenerazione. Il cane impaurito che diventa un leone.
E puoi non avere gambe e piedi ma imparare a Vivere, copulare con la vita fino a strapparle ogni gemito di piacere. Puoi essere rotolato su fili spinati, eppure essere sveglio e svegliare.
Avere uno scopo. Avere un senso. Mai più giorni sperperati a dare fiato ai denti. Mai più giorni sperperati in chiacchere da bar. Mai più giorni sperperati a sentirsi impotenti. Mai più giorni sperperati con gli occhi spenti sul muro biano. Mai più giorni sperperati nei quotidiani-divani-inferni davanti ai quotidiani-televisori-inferni.
Mai più notti sperperate in locali per rincoglioniti, avvinazzati e oziosi cercatori di esperienze.
Ora hai uno scopo. Ora hai un senso. Ora credi in qualcosa. Ora hai passione. Ora conosci qualcosa di molto più grande del Potere e della Gloria…
Ora hai delle radici. Sei tornato alle radici. Come il legno grezzo…..
Vivere spendendo tutto, con una generosità che ti fa danzare anche se non hai gambe.
Morire scalando la Grande Montagna…
Sapere che tu sei qui per qualcosa. E non avere il tempo di scagliare le pietre..
perchè la Vita ti attende..
Non è questo un Miracolo?
P.S.: questo post nasce anche come omaggio a “Cronaca di una Guarigione Impossibile” di Alessio Tavecchio. O meglio, è ancora prima un omaggio a lui e al coraggio, alla forza, alla sete e al valore con il quale ha affrontato le dure sfide che la vita gli ha messo dinanzi, e che ha narrato nel suo libro, “Cronaca di una Guarigione Impossibile”, appunto, scritto per le - Edizioni Mediterranee (Roma). Libro che vi invito a leggere. Presumo di non fare cosa gradita nei confronti di Alessio Tavecchio nel consigliare il suo testo e nel riportare estratti, comuque già presenti su internet. Estratti che non pubblico con caratteri “giustificati”, preferendo lasciarli nella veste grafica in cui li ho trovati. Mi dichiaro comunque a disposizione dell’autore, qualora non condivida questa valutazione e preferisca che il suo estratto venga tolto dal sito.
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Il libro che ho scritto e’ una storia vera, e’ un grido nel buio verso
la Luce, una testimonianza che il mondo deve conoscere per tentare di
dare una valutazione diversa alla parola sofferenza, per capire che
non è mai il momento di arrendersi: NON ORA.
“Cronaca di una Guarigione Impossibile” -
Edizioni Mediterranee Roma (06-32.35.194)
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Poesie di Alessio
La storia infinita
Il sette dicembre dell’anno settanta
un piccolo fanciullo voglia ne aveva tanta,
di cominciare una bella esperienza
dopo otto mesi di lunga pazienza.
Tanto tempo è stato coccolato
da mamma e papa’ come un RE beato
e quando comincio’ tutto solo ad annoiarsi
i genitori sembravan rinnamorarsi
portando alla luce due bei fratellini
uno via l’altro proprio tanto piccolini.
Le prove per lui cominciarono presto
e una brutta malattia va curata senza pretesto
nel corso di lunghissimi anni con cure dolorose,
lui e i suoi fratelli passaron esperienze davvero penose.
Alle porte dell’adolescenza guarirono finalmente
anche se in modo del tutto sorprendente
perche’ davvero grave era la malattia
e il futuro sembrava dovesse portarli via.
Veloce il fanciullo cresceva
e mai potra’ dimenticare come cavolo faceva
a resistere al dolore delle tante punture
che i dottori normalmente chiamavano cure.
Le tappe della vita Alessio affrontava
e il tempo a scuola normale passava
fino a che arrivo’ il gran momento
di far la scelta sul proprio compimento.
Le idee chiare non tanto lui aveva,
ma fin dall’infanzia sempre forte ripeteva
che qualcosa di grande e importante doveva fare
anche se al momento non sapeva dove andare.
Dove camminare in giro, le idee aveva chiare
perché da buon Sagittario gli piaceva viaggiare
così visitò la Francia, l’Austria, l’Olanda,
l’Egitto, l’America e anche l’Irlanda.
Pero’ in Italia era bello tornare
soprattutto per come si poteva mangiare
e per ritrovare i suoi tanti amici
facendo con loro esperienze felici.
Un poco insicuro estroso e confuso
fece la scelta di studiare all’universita’
per vedere se riusciva a fare buon uso
delle proprie sue doti in quella facolta’.
Le cose non bene sembravano andare
e poi tanta voglia non aveva di studiare
pensando di piu’ al puro divertimento
che lo faceva sentire fasullamente contento.
Rendersi conto delle sue tendenze sapeva,
ma nel fare il netto cambiamento si perdeva
nei meandri di tanti schemi e voglie senza fine
che lo portavan di sicuro ad esser sul confine.
Tanto e poi tanto lui si e’ impegnato,
ma i risultati ottenuti l’han proprio smontato,
cosi’ i lunghi studi cominciarono a vacillare
e nuove strade all’orizzonte si venivan a profilare.
Nel giro di alcuni mesi
la vita per lui cominciava a cambiare
perche’ la liberazione dei grossi pesi
in un futuro migliore lo facevan sperare.
Lavorava si allenava
e certi interessi maturava,
anche se la grave cosa mancante
era la presenza di una bellissima amante.
Amante nel senso di una ragazza da amare,
sentimento che mai aveva saputo provare,
pero’ aspettava fiducioso e attentamente
il nascere della sua storia ancora latente.
Il compimento di 23 anni si avvicinava
e quel giorno intensamente proprio aspettava
perché sentiva ormai imminente
una svolta positiva assai sorprendente
che magari si rivelasse pure divertente.
Dove mi trovo? Che cosa è accaduto?
Sono confuso, forse son caduto!
Ma certo, l’ambiente mi sembra un ospedale,
allora davvero mi son fatto male.
Ho tanta paura e non sento piu’ niente,
ma forse e’ solo una questione di mente.
Di mente un corno, la cosa e’ reale
le gambe non sento, cos’e’ questo male?
La schiena si e’ rotta, il midollo e’ andato,
hai la faccia distrutta e in coma sei stato.
Midollo andato? Che cosa vuol dire?
Io voglio ripigliarmi e presto guarire!
Sei vivo per miracolo e ti devi scordare
che cosa vuol dire alzarsi e camminare.
AIUTO mio Dio, che cosa mi e’ successo?
Ti prego, camminare fa che mi sia ancora concesso!
Che forte dolore che provo nel cuore!
In queste condizioni mi sa che si muore,
perche’ nella mente continuo a pensare
che qualcosa di grande avevo da fare,
ma una cosa del genere proprio non mi pare.
I tanti miei progetti che forte ho immaginato
son già tutti svaniti in un attimo passato.
Per una stupida moto che tanto gli piaceva
Alessio disperato a lungo ormai piangeva
e pensava alla sua vita prossima a finire,
perché ormai il desiderio era solo di morire.
Ma no, cosa dico. Qualcosa io ricordo!
Mi sembra che da qualche parte abbia
preso un accordo.Ma certo! Ora chiaro nella mente so dove son stato e
una ragazza di nome Mara indietro m’ha portato,
anche se a far questo nessuno m’ha obbligato
e solo per mia scelta alla fine son tornato.
Ormai son sicuro di quello che ho vissuto:
l’altra dimensione davvero ho veduto…
e se proprio ho scelto sicuro di tornare
vuol dire che qualcosa c’e’ ancora d’affrontare.
Alla fine del viaggio, abbondante mi avvolgeva
una Luce stupenda che tanto mi piaceva
e in questa Luce di Vita, ovunque raggiante
il mio corpo lo vedevo in forma smagliante.
Felice mi muovevo e tranquillo ho camminato
verso un grande muro nel quale sono entrato.
E’ l’ultimo ricordo di quello che ho vissuto
e malgrado l’accaduto, immensamente mi è piaciuto.
La visione del Mondo meraviglioso
mi ha fatto diventare assai fiducioso
sulle grandi possibilita’ e audaci capacita’
che l’essere umano ha di sua proprieta’
di poter realizzare anche cose impensabili
come quella di guarire da mali incurabili.
Ma certo, la cosa si puo’ fare
e fiducioso nel futuro bisogna guardare.
Il tempo trascorre e un anno è gia’ passato,
ma Alessio continua e non si e’ rassegnato.
Lavora per lo scopo assai duramente
sia nel corpo, ma soprattutto nella mente
per cercare in ogni modo di realizzare
il suo duplice sogno di poter camminare
e abbracciare fortemente una donna d’amare.
Dei giorni poteva riposare
mentre altri doveva lottare,
certe giornate invece eran belle,
ma sempre trascorse in sedia a rotelle.
Basta! Sono stanco, voglio camminare!
Quanto cavolo di tempo, devo ancora aspettare?
Caro Alessio, felice e beato,
non vedi da quanta gente sei circondato?
Noi siamo di qua e voi tutti siete di la’,
ma questa cosa, nessuna differenza fa.
L’amore che ti giunge, a te vicino, a te lontano
immenso aiuto ti da’, altro che una mano.
Se sempre fiducioso aspetterai,
arriverà un giorno in cui vedrai,
che tutti i lavori e le energie impegnate
nel tuo corpo finalmente saranno calate.
Quel momento, sarà un grande inizio,
quello che tu chiami il giorno del giudizio,
in cui cominciare assiduamente a lavorare
con quelle persone che sono d’aiutare.
Quando bisogno avrai, a te sempre volerò
perche’ io sono Mara e mai ti lascero’.
Sono un ragazzo davvero fortunato!
Indietro sulla Terra un angelo m’ha portato,
perché una missione devo ancora affrontare
prima che questo posto io possa lasciare.
Quando davvero riuscirò a guarire
questa strada a tutti farò seguire:
Le tre P di Preghiera, Pazienza e Perseveranza
SEMPRE col Miracolo saran premiate in una danza,
che armoniosamente compirete con tanto brio
perché scoprirete di far parte del regno di Dio.
“Cronaca di una Guarigione Impossibile” -
Edizioni Mediterranee Roma
Note e pensieri tratti dal libro
Mi sono sempre chiesto se la vita fosse gestita e basata sul puro
caso, oppure se dietro ogni cosa ed avvenimento ci fosse una legge ben
precisa, un’esigenza profonda o una causa misteriosa.
Ho sempre sentito di dover fare qualcosa di importante in questa vita
e mi chiedevo spesso che cosa.
Che cosa devo fare? Cosa voglio fare? Dove voglio andare? Come
funziona?
Le mie domande hanno finalmente trovato un filo conduttore ben
preciso, indicante che tutte le risposte stanno dentro di me, proprio
li’, ad aspettare di essere scoperte.
Le conoscenze che ho acquisito grazie al corso Metodo Silva, alle
frequenti e spesso accese conversazioni e discussioni con i miei
genitori e perche’ no, grazie alla mia grande curiosita’, inquietudine
interiore e ricettivita’, ho potuto giungere “pronto” all’appuntamento
piu’ importante della mia vita: l’incidente.
Questa esperienza, drammatica dal punto di vista umano, mi ha rivelato
il mistero della vita spingendomi mio malgrado a varcare quella soglia
che chiamiamo morte e che invece mi si e’ rivelata come un passaggio
della coscienza ad un livello diverso da quello conosciuto nella
dimensione fisica.
Mentre il mio corpo giaceva in stato di coma la mia coscienza ha
effettuato un “viaggio” in compagnia di una ragazza di nome Mara, che
mi ha guidato oltre i confini del razionale e in luoghi di altri
tempi. Prima di riprendere possesso del mio corpo fisico, ho visto e
mi sono “immerso” in una Luce così intensa, radiosa e splendente che
compenetrava il mio Essere e nutriva ogni cellula del “corpo”. Era una
Luce palpabile, così vera e soprattutto VIVA. Viva di un qualcosa che
mi ha permesso di gridare: DIO c’e’. Grazie!
E’ cio’ che ho sperimentato oltre quella soglia che mi ha conferito
una grande fiducia in me stesso, la consapevolezza di cio’ che in
realta’ sono e di conseguenza la convinzione e la forza per cercare di
realizzare l’obiettivo apparentemente impossibile della guarigione
fisica.
Ma cosa ho sperimentato oltre quella soglia di cosi’ bello?
E’ stato l’incontro profondo con me stesso, l’avere scoperto la mia
vera Essenza, cio’ che in realta’ sono. Il ricordo di quello che ho
vissuto in quella “dimensione” mi ha permesso di capire che SONO
un’Anima al comando di un corpo fisico e non di possedere anche una
parte Spirituale. E’questo radicale cambiamento di identificazione che
ha prodotto una nuova visione di vita piu’ reale, che mi ha spinto a
reagire positivamente di fronte ad un evento considerato drammatico.
Cio’ mi ha permesso di maturare, di lasciar affiorare la parte
migliore di Alessio e conoscere la forza che non avevo mai pensato di
possedere.
Questo non vuol dire che non dovro’ faticare. So che questa scelta e’
un cammino lungo e difficile in compagnia della sofferenza mia e di
coloro che incontro e incontrero’.
Prima dell’incidente, come tanta altra gente, non conoscevo il mondo
del dolore e della sofferenza. Eppure esisteva! Forse lo sfuggivo per
paura, per ignoranza, per vigliaccheria, per comodita’. La gente che
soffre aumenta sempre piu’ e se si cerca di conoscere il dolore e
guardarlo in faccia e’ il dolore stesso che ci suggerisce come lenirlo
e superarlo.
Il mondo visto da una sedia a rotelle e’ diverso da quello che siamo
soliti vedere. Le emozioni che si provano, i ragionamenti che si fanno
e il rapporto che si ha con la vita diventano piu’ profondi, piu’
essenziali, piu’ autentici.
Non si tratta di una malattia o di qualcosa di degenerativo che porta
alla morte, ma si tratta solamente di vivere l’intera vita da seduto.
E’ inimmaginabile per un giovane di 23 anni in piene forze e desideri,
dover cominciare, da un momento all’altro, a “subire” anziché
“conquistare”.
Ho scritto questa mia storia vissuta e sofferta, non ancora conclusa,
con l’intento di stimolare, far conoscere, risvegliare, allargare gli
orizzonti e tentare di far capire che ogni cosa è collegata, ogni
avvenimento e’ un segnale e, che la sofferenza e le disgrazie possono
essere un prezioso strumento di crescita ed evoluzione se capite ed
interpretate. Ho cercato di spiegare come un grande dolore o
un’apparente ingiustizia possa essere considerata positiva ai fini di
capire il “perche’ ” e impostare un lavoro concreto di riparazione
dell’errore che ha generato la disgrazia, vivendola in modo creativo e
cercando anche di inventarsi qualcosa di originale, piuttosto che
lasciarsi andare subendo come ineluttabile cio’ che ci succede.
Desidero caldamente che questa cronistoria possa essere d’aiuto per
chiunque voglia tentare di risolvere i propri problemi e per stimolare
coloro che desiderano cambiare, crescere, sviluppare la fede, pregare,
credere, capire, risvegliare la loro creativita’ e i potenziali sopiti
dentro il cuore.
La guarigione impossibile va ricercata con fiducia e perseveranza
dentro di noi, perché in noi risiedono i veri poteri di autoguarigione
e solo noi stessi possiamo innescarli e coltivarli fino al germoglio
del miracolo, avvalendoci anche dell’aiuto di chi ci ama, della
scienza, ecc. Con amore verso noi stessi, bisogna assumersi la
responsabilità completa del nostro essere e del nostro agire,
sviluppare la Forza e una Fede incrollabile, spalancando le porte del
cuore alla Forza Divina del Cristo senza opporre barriere razionali,
schemi scontati e sentenze limitanti.
Bisogna aver FEDE fino in fondo!
