Born Again

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Lettera al figlio che verrà

by Duncan on gen.02, 2011, under Ispirazione, Poesia, Simbolo

Tu figlio di un altro tempo,
che leggerai questa in un tempo in cui io non ci sarò più,
in cui sarò una traccia lasciata nell’aria, uno spirito nel vento..
Tu figlio non ancora concepito,
che leggerai quando forse sarai padre, in tutto un altro tempo.
Chissà come sarà il mondo allora. Sì, perché ci sarà.
Ci sarà sempre il mondo. Ci saranno sempre uomini. Sono stato sempre
un ottimista.
Salutami quel sole che ancora ti accoglie e accolse me e i miei
compagni, me e tutte le stelle che incontrai nel cammino. Me, mentre
amavo, o urlavo o cantavo.
Questa lettera è stata buttata come un turacciolo in una piccola
antica nave. Una notte fonda come le altre.
Quando non ho avuto una notte fonda?
Chissà se ci sono ancora cinema aperti, se ancora i libri sono su
carta. Ma credo di sì. I Iibri sono come la ruota, non moriranno mai.
Hai bussato a lungo alla porta.Non ero propriamente ragazzo quando
nascesti. Non era propriamente ragazza neanche lei. Presa per un pelo,
dura da raggiungere.
Ma del resto cosa non è stato duro da raggiungere?
Ci saranno sempre quelli dal cappello al chiodo, finti lavori, finte
famiglie, finti sogni, finti amori. Muori semmai, ma non cercarti una
nicchia.
Meglio avere un coltello tra i denti che essere servi.
Meglio la solitudine che finti amori.
E se cercheranno di spegnere le tue passioni, beh tu suda più forte..
perché per ognuno che si illumina altri troveranno la forza,
In fin dei conti.. vedi?..Ti dico un mucchio di banalità.. cose
scontate.
Ma ci credo.
E se troverai il dolore, scendici dentro, stringi la mano sui chiodi e
oltrepassalo.
Se c’è qualche mio vecchio libro, o segno nel mondo.. a volte
rileggilo, giusto per sfiorare con le dita la carta e vedere ancora se
son rimasti trattenuti un pò dei mie sogni.
E sapere che un tempo ci siamo stati anche noi.
E ci siamo alzati ridendo sfidando i lupi e i giganti, stringendoci la
mano come cavalieri pazzi,
Che non siamo stati docili, ma le abbiamo date le nostre belle pedate.
Le abbiamo fatte le nostre belle corse.
E ti diranno di riposarti, che c’è tempo.. di rilassarti, di non darti
arie, di non prenderti sul serio, di darti una regolata, di
accontentarti. Ma invece ti dico.. dacci l’anima, morditi il labbro,
ruba a ogni notte le sue ore. Non prendertela comoda, e sei stanco
buttati acqua freddo sul viso e continua. Hai la responsabilità di un
Sogno. Un Sogno vive in te, o morirà per sempre.
E se tutti ti diranno che quella montagna non la puoi scalare..
scalane tre..
E lascia andare gli amici da saldi. Lealtà assolute.. fedeltà
assolute…
Pretendile, meritale, conquistale..
Non so se darai il mio nome a un pesciolino rosso.. a sto punto meglio
un criceto, i pesciolini rossi muiono subito..:-)
Nessuno di noi è mai stato davvero solo. E forse sentirai dire che
tutto è merda, solo roulotte del caso. Spero che tu vivrai quelle
notti, quelle notti in cui saprai che tutto è così Grande che le
parole non basteranno mai a spiegarlo.. che c’è di più, immensamente
di più, di quanto potranno mai dire esperti o professori, scienziati o
libri..
In fin dei conti, non so ancora cosa posso averti lasciato. Figurati
non so neanche il tuo nome. Spero ci sia anche qualcosa però, come un
pugno alzato, o una foto ingiallita, o una collezione segreta, un
orologio a cipolla, o una lettera d’amore sfuggita agli incendi..
sentieri pi pietre acciottolate, o colpi appena dipinti lì in fondo,
da portare nell’anima.
Se per ogni cazzata avessi un euro chissa che pensione benestante
avrei. Ne ho fatte tante. Sicuramente né farò altre.
Cazzata dopo cazzata ho costruito un mio sentiero con le ginocchia, ho
trovato la mia strada in mezzo alle capate ai muri, ho spalato tanta
merda sai.. :-) .. ma alla fine la Strada ci prende con sé e si
impadronisce di noi. E forse sarà la follia a salvarti quando avrai
perso ogni ragione.
Posso dirti che ho amato. No, non mi sono tirato indietro. Mai tirato
indietro. Non ho mai fatto compromessi.. Se non puoi dare tutto è
meglio che muori. Sono cattivo? Ma ha senso amare solo quando senti la
tromba e nudo in mezzo ai leoni puoi guardarli negli occhi. Posso
dirti che ho amato con tutti i polmoni.. e parlo anche per il tempo
che verrà.
E allora ama senza ritegno. Con tutti i polmoni. Vivrai in piedi..
E morirai in piedi. Mi piace credere di essere morto in piedi,
scalando una bella montagna, magari in qualche impresa impossibile, in
qualche viaggio selvaggio.
No.. non ti avevo mai parlato di questa lettera..
Scritta in una notte folle come tante..
In anni incredibili.. anni di lotte incredibili e di amici
fantastici..
Una notte in Italia.. maggio 2009…
Un ragazzo con idee balzane alla tastiera,
un mondo lontano, balzano e glorioso…
Hasta Siempre Esperanza

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TEMPO DI GUARIGIONE- la rubrica di Monica Benatti

by Duncan on ott.16, 2010, under Ispirazione, Simbolo

Eccoci al secondo appuntamento con uno spazio che è una vera colonna in questo territorio per anime libere chiamato Born Again.  Lo spazio che vibra nelle mani di Monica Benatti..

Molti parlano di guarigione riempendosi la bocca, Monica è una donna dalle radici antiche, e dalla freschezza giovanile e incarna in sè la guarigione, guarigione che cammina, guarigione “vivente”. Per studio, esperienza e pratica ha realizzato in sé percorsi autentici che è pronta a condividere.

Chi cammina il Sentiero della Libertà ama condividere e spezzare il proprio pane con gli altri. Ed è ciò che fa Monica, e che farà.. in testi scritti con passione. Essa vi prenderà per mano e vi condurrà in territori di comprensione, saggezza, evoluzione, guarigione.

Molti di voi hanno solo vaghe infarinature di ciò che rientra nella medicina “alternativa” e nei percorsi “naturali”. Monica tratterà temi appassionanti, vi dara strumenti di comprensione, chiavi di lettura, imput e approcci verso un mondo affascinante e idee da sperimentare.

Cose come i fiori di Bach, la gemmoterapia, la cromoterapia ed altro non saranno per voi solo qualcosa di lontano o vagamente abbozzato.. ma lei vi aiuterà a capire.

Nella rubrica di oggi Monica continua il discorso sulla medicina vibrazionale, incentrandosi sulla cromoterapia, ma toccando la gemmoterapia e i fiori di Bach.

Ci sarete anche al suo terzo appuntamento… ma intanto godetevi questo

LE TINTURE DEI CRISTALLI E LA CROMOTERAPIA

La proprietà  fondamentale dell’acqua come mezzo universale di immagazzinamento di energia vibrante permette di preparare esenze terapeutiche con il metodo solare, come gli elisir di gemme. Queste si preparano mettendo una o più gemme di una particolare struttura cristallina in acqua pura di fonte o distillata, lasciando il tutto esosto alla luce solare diretta del primo mattino per parecchie ore; le energie solari sono al massimo delle forze praniche nelle prime ore del giorno, Alcune proprietà eteriche dei cristalli sono trasferite all’acqua, che viene caricata delle loro caratteristiche vibrazionali.

L’azione delle gemme si colloca tra le essenze floreali ed i preparati omeopatici; quando si ingerisce materialmente una gemma dopo averla frantumata, l’effetto è simile a quello ompeopatico, influenzando percettibilmente il corpo fisico con prorpietà medicinali, nutritive ed antibiotiche. Quando una gemma è preparata come elisir, quindi usando il sole nello stesso modo che per la preparazione delle essenze floreali ( meglio conosciute come Fiori di Bach), il rimedio funziona in modo più simile a queste e diventa più eterico nelle sue caratteristiche. In entrambi i metodi di preparazione, le gemme influenzano organi specifici del corpo, mentre i rimedi omeopatici hanno un più vasto impatto sull’intero organismo; le gemme hanno in loro lo schema di una struttura cristallina, che agisce sui minerali e sulle strutture cristalline dell’organismo a livello biomolecolare; prciò lavorano più strattamente a questo livello per integrare la forza vitale nel corpo. Infine l’azione delle gemme si colloca a metà tra quelle degli altri due gruppi di rimedi vibrazionali ( essenze floreali e rimedi omeopatici), perchè ha un impatto più forte sul fluido eterico; le essenze floreali derivano dalla manifestazione vivente che porta l’impronta della coscienza, mentre le gemme amplificano la coscienza. ( ho lavorato spesso coi fiori di Bach e gli elisir di gemme, che insieme hanno una grandissima sinergia).

Gli elisir di gemme come forma di terapia vibrazionale sono in grado di amplificare le energie che già si muovono nelle strutture sottili dei livelli superiori, aiutando a mantenere l’equilibrio tra il corpo fisico e quelli sottili in un modo molto simile a quanto fanno le essenze floreali, benchè non contengano lo stesso livello di energia vitale. Essi agiscono con il principio della risonanza frequenziale.   

(nei prossimi articoli approfondiremo il concetto di risonanza frequenziale, che tanto amo). Le gemme ed i cristalli hanno la loro organizzazione molecolare in una simmetria geometrica che dà loro proprietà vibrazionali di specifica frequenza; nella preparazione degli elisir di gemme con il metodo solare, lo schema eterico di queste frequenze viene trasferito all’acqua.

La guarigione per mezzo di elisir di gemme avviene quando lo schema cristallino memorizzato nel preparato è trasmesso per risonanza alle strutture biomolecolari instabili del corpo malato; la conseguente stabilizzazione dei processi biochimici produce un aumento dell’organizzazione cellulare, il risanamento dell’organo ed un generale orientamento verso la salute.

Gli elisir di gemme influenzano anche le dinamiche psicospirituali delle persone; a questo livelo agiscono sulle strutture sottili della coscienza più che sulla chimica molecolare del corpo fisico. Possono avere un un effetto potente sui meridiani, i chakra ed i corpi sottili; modificando gli elementi che contribuiscono alla consapevolezza, possono promuovere l’evoluzione dell’essere e portare alla fine a modificazioni comportamentali. Gli elisir non influenzano tanto il comportamento quanto la consapevolezza dalla quale il comportamento deriva; assumendo gli elisir, la persona può mettere meglio a fuoco i propri problemi interiori e le decisioni da prendere. I preparati di gemme hanno effeti leggermente diversi sui meridiani dell’agopuntura: le essenze floreali tendono ad influenzare specifici meridiani nel corpo, mentre gli elisir di gemme tendono ad influenzarli tutti, passando da uno all’altro attraverso i punti terminali situati sulla punta delle dita delle mani e dei piedi. Questo fenomeno che non avviene con le essenze floreali, è in parte dovuto alla maggiore potenza vibratoria delle gemme: Un altro rimedio interessante , che può essere preparato  senza l’uso nè di fiori nè di gemme, è la tintura colorata; si prepara esponendo dell’acqua disitllata alla luce diretta del sole, in bottilgie di vetro colorate o rivestite di plastica colorata. Dopo l’esposizione alla forza pranica della luce solare l’acqua, caricata delle frequenze del filtro colorato usato, si può somministrare per via orale per curare diversi disturbi.

L’uso delle tinture colorate (o terapia idrocromatic) è una forma meno conosciuta di cromoterapia, ma testimonia il principio che sull’acqua può essere memorizzata una quantità di caratteristiche vibrazionale per uso terapeutico. La cromoterapia non è una novità del 20° secolo; questa arte sottile era applicata nell’antichità nei templi di cura con uce e colore ad Eliopoli in Egitto, come nell’antica Grecia, in Cina e in India.

Ognuno dei colori fondamentali visibili ha particolari qualità che sono collegate al chakra con il quale risuona; la conoscenza della natura dei chakra e dei loro legami energetici con la fisiologia del corpo aiuta a capire l’uso di particolari colori per curare specifiche malattie. Le forme nelle quali le frequenze dei colori possono essere trasmesse ai pazienti sono numerose: usando la luce di lampade elettriche (o luce naturale) filtrata attraverso schermi o filtri colorati, con acqua trattata con luce solare colorata (terapia idrocromatica), attraverso la respirazione colorata (un metodo fisico eterico), cioè facendo una profonda inalazione di aria praticamente caricata con l’enrgia di un colore particolare. Una variazione consiste nel visualizzarsi respirareun determinato colore nella fase di ispirazione; in sintonia con la respirazione il colore visualizzato è diretto mentalmente verso le zone malate, i blocchi e le disfunzioni o gli organi che hanno bisogno di essere vitalizzuati. Spesso ho consigliato di indossare indumenti del colore di cui si è carenti, e se possibile tenere un indumento del colore giusto sull’organo o sulla zona squilibrata, per tutta la notte durante il sonno.

Le gemme sono delle miniere inesauribili dei sette raggi cosmici, i quali formano il cosmo e l’universo. Questi sette raggi divengono visibili nell’arcobaleno, in un ordine regolare, per ricordare all’uomo che i raggi sono alla base dell’universo.

Monica Benatti

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Paolo Scarfone.. artista dei senza voce…

by Duncan on gen.03, 2010, under Bellezza, Resistenza umana, Simbolo

Un ragazzo giovanissimo, e già artista. Artista da sempre. Per un altro spazio gestito da me insieme ad altre due meravigliose persone, un blog dedicato ai carcerati ,http://urladalsilenzio.wordpress.com/, ha scelto di creare opere che trasmettino il senso di quella umanità che tende se stessa attraverso le sbarre. Opere ispirate allo spirito del blog, alle vite e alle “urla” di cui esso è testimone e di cui esso è al Servizio. Il MESSAGGIO diventa più potente, venendo implementato e potenziato con un linguaggio che solamente l’arte può dare. E anche grazie all’arte, all’arte vera, all’arte che pensa in grande.. anche grazie ad essa che battaglie, dolori, speranze, pianti, utopie, memorie, idee e valori.. nuovi modi di comprendere e agire.. anche grazie ad essa tutte queste cose possono essere trasmesse ed avere una chance. C’è un genere di “bellezza” tutto particolare. Una bellezza che parla all’anima e sconquassa la mente, come solo l’Arte sa fare.  E l’Arte diventa anche un modo per dare valore a tutto ciò che viene dall’Ombra, da Oltre le Mura.. da “l’aldià” come lo chiama Paolo. Un altro modo perché le Urla di tutti coloro che sono esclusi e dimenticati, e quindi anche degli ergastolani,… perché tutte queste Urla siano ancora più forti e potenti. L’artista è un uomo giovanissimo, ma il talento e il Sacro Fuoco li riconosci subito.. e non hai bisogno di segnare gli anni col pallottoliere per dare valore e apprezzare. E’ soprattutto un ragazzo di una sensibilità e profondità emotiva eccezionali.

Il suo nome è Paolo Scarfone. Rigetta una visione minimalista dell’Arte come puro sfogo narcisista di uomini impotenti e autompiaciuti. Non gli appartiene il pensiero debole di chi nelle proprie masturbazioni mentali bofonchia di postmoderno e iperrelativismo e di arte “come processo di mercato”. E’ una persona giovane e innovativa nei mezzi, nelle idee e negli strumenti. Ma con un cuore antico impregnato di valori senza tempo. L’opera lui la vive come parte di sé. Deve credere in essa e in qualche modo partorirla. Ci mette il suo intero corpo, plasmando gesso, muovendo tessuti, mettendoci il fiato. Paolo Scarfone nel tempo farà parlare di sé. Ma al di là dei riconoscimenti che potrà avere è già artista, perché ha l’Arte in sé.. come una febbre nelle mani, come una dimensione del Cuore. L’opera che vedrete, fotografata da tre diverse angolazioni, è la prima di una lunga serie che Paolo creerà per il blog.

Adesso lascio la parola allo stesso Paolo Scarfone. Nel primo pezzo farà un ritratto generale dello spirito delle opere che sta creando e che creerà per il blog. Nel secondo pezzo parlerà della prima opera che oggi vedrete nelle foto… ART 27?.. con il punto interrogativo decisamente voluto. Dopo i suoi testi, ci saranno le foto dell’opera presa da tre angolazioni. Buona visione.. e ancora un grazie a Paolo..

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Buio, luce. Buono, cattivo. Bianco, nero. .. sì, no.. Opposti che nella contemporaneità si abbracciano confondendosi… Le mie opere sono questo: estremi opposti, che si abbracciano fondendosi per un prezioso fine: far “esistere” gli esseri che, da dietro la superficie, implorano attenzione e vita. Gli opposti è facile definirli. Ruota tutto intorno a un punto neutro: la superficie, il piano. Questo devastato da fattori insiti nella magia che crea l’opera. Gli opposti appunto: da un lato la nostra vita di indifferenza, di superiorità, di scettri e corone date in mano al qualunquismo e all’anaffettismo. Noi, artefci dei peggiori misfatti e al contempo severissimi giudici. Noi, lussuriosi spaventati dall’eccesso di sesso. Noi, cuori ciechi di fronte a ginocchia che in terra implorano pietà. Da un lato… dunque… ni guardiani di un varco che teniamo a non aprire, perché al di qua siamo rappresentanti di una elité, perché l’aldilà ci impaurisce, dunque.. non esiste. Dall’altro lato, aldilà del muro deve è appesa l’opera.. una parte del mondo.. di mondi nascosti.. di mondi che fa comodo ignorare per vivere meglio. Mondi non creati da immagini.. ma dalla tridimensionalità dei singoli suoi cittadini. Ognuno li chimi come vuole: anime in pena, dolori, ricordi, ergastolani, barboni, esiliati, esclusi, stranieri. Io con le mie opere apro quel varco, per quanto posso. Ed è lì che ”l’estraneo”, pur non avendo un nome, lineamenti definiti, una vita nota a noi presuntuosi; pur non avendo un carattere individuale.. ESISTE! Egli si distrugge per farlo. Soffoca dall’interno conto la tela, spingendosi il più possibile verso la realtà che non lo riconosce. E più lui si spinge e guadagna centimetri nel nostro spazio, meno i suoi lineamenti sono definibili.. per la migliore tensione della tela.. per la nostra fremente paura che ci impedisce di squarciare la tela e far entrare l’estraneo… Duro riassumere il tutto con parole. A maggior ragione perché siamo fatti di gesti, spesso inconsci. E allora.. per lasciavi trasmettere qualcosa da questi pezzi… immaginate quale deve essere lo stato d’animo che porta i personaggi del mondo delle mie sculture a fare qauei gesti, a contrarsi fino al punto di essere disposti a morire per occupare quei due centimetri in più nello spazio. Due centimetri a cui noi non facciamo nemmeno caso, dal momento che ne abbiamo troppi… Per tentare di capire i miei pezzi, chiedetevi cosa avete davanti, non vedendoli come opere, ma come dossier, come megafoni di uomini che realmente esistono e che senza tele come queste.. voi vi rifiutate di riconoscere.

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ART 27?

Beh, in questo pezzo gli opposti sono palesi. Si presenta un pannello diviso tra il bianco e il nero, banalmente concepibile come il bene e il male, metaforicamente buio e luce.. La parte bianca, la vita, è molto più in fermento, ha una superficie tridimensionale, straziata da giochi sottili di luci e ombre… Ma siamo sicuri che sia una vita felice? Da questa parte bianca, specchio di vita, esce un mana, estemamente e, direi, istericamente, tesa. Una mano testimone di cose orribili. Una mano che cerca una delle nostre per uscire dall’aldilà, luogo di sofferenza e terrore… Piccolo particolare: La mano è in ferro filato… è sensa consistenza, se non per un riconduzione logica della struttura in ferro. Diremmo che è un ammasso di ferro. E’ la mano di qualcuno che ci rifiutiamo di concepire come umano. E’ la mano di uno che non esiste.. perché.. se esistesse.. quanti punti fermi dovremmo scombussolare e rivalutare? Quanto ci renderebbe instabili e doloranti crescere a tal punto da vedere la mano in carne e ossa, e magari tendergli la nostra in segno di vicinanza? “TROPPO” è la risposta… Il nero è il buio, è il silenzio, è la legge, è la voce rassicuratrice che ci dice che non c’è null di cui preoccuparci.. che nulla di regolare accade. Il colore della scritta non è certo riconducibile alle fragole. E il testo.. beh.. penso che tutti conoscano l’art. 27; e che altrettanti conoscano il significato sarcastico di un punto interrogativo.. Il tutto è un’opera di musica lirica di un carcerato che tende la mano verso il sole attraverso le sbarre di una finestre. Mano che nessuno vede.. denuncia è dir poco…

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opere paolo 012

opere paolo 013

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