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Non siamo cani da corsa
by Duncan on mag.22, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Alcuni gesti restano come staffilate nella carne, come dita spezzate, e occhi cielo azzuri limpidi dritti di speranza, dove i battiti del cuore pulsano forte nell’eccitazione adrenalinica di chi fa la cosa giusta perché prende il “sentiero sbagliato”.
E scuote di dosso la polvere, con gesto insieme di sfida infantile e di rivoltoso dovere, con tremiti di paura, che tendono le corde dell’addome, ma anche eccitano.
Come si è sempre un pò eccitati e impauriti al tempo stesso, quando ci si alza dal coro e si rovina la festa a tema, e gli sguardi sbuffanti e irritati di prime donne e comparse posso solo stare a guardare, per farla pagare poi. Ma ormai il colpo è fatto, lo spettacolo è rovinato e il gesto resta nella terra dove abitano gli
Uomini.
1968, Olimiadi Messicane. I due velocisti neri americani Smith e Carlos arrivarono rispettivamente primo e terzo nei duecento metri. E al momento della vittoria urlarono “non siamo cani da corsa” e alzarono il pugno in alto; pugni guantati di nero. Un gesto dirompente che squarciò le pagine. Una colpo geniale, che fece più rumore di mille convegni, dibattitii e proteste formali e che toccava il ventre caldo di un’America malata di rancore e razzismo, dove ancora fumava il cadavere di Martin Luther King, ucciso proprio pochi mesi prima.
Omicidio seguito a ruota da quello di Bobby Kennedy.
Quei pugni chiusi guantati di nero alzati a sfidare il cielo divennero leggenda, ma loro pagarono prezzi altissimi. La loro vita ne fu devastata. L’America non li perdonò mai.
Storie di Coraggio. Storie di Dignità. Storie di Uomini.
GUARIGIONI E INQUISIZIONI
by Duncan on ott.24, 2009, under Controinformazione, Medicina, Resistenza umana

Certe storie non dovrebbero esistere. Sono vulnus intrattabili nella consecutio spazio-temporale.
Elementi dissonanti di un contesto prescritto, di una trama e un ordito congeniali a regole di massima, sullo sfondo di riferimenti indiscutibili.
Il guaio di certe storie è che non si arrendono a non esistere. Il guaio è che non chiedono il permesso a manifestarsi. Non stanno col cappello in mano a fare la fila di “accettabilità” e avengono, pur non dovendo avvenire.
Il guaio di certi uomini è che hanno la capacità di fare qualcosa di innovatore e liberatorio. Potrai vederli acclamati come eroi. Più facile spesso che li trovi crocifissi. E noi in piazza reclamare il sangue, ben aizzati dai farisei.
Chi entra nel Tempio muore diceva un a ntico detto misterico. Chi entra in un tempio, e non è un sacerdote, si intende.
Perchè questa storia, che troverete sconvolgente, non è una storia, ma ne è diecimila altre. Che sono accadute e, temo, accadranno. Seppur non fosse vera, il suo valore permarrebbe, in quando sarebbe Symbolum di altro, di altro, tanto altro che sicuramente è accaduto. Potrebbe parlarci pur se non fosse vera, essendo comunque “verisimile”, e tracciando paradigmi che sotto altre spoglie sono emersi.
Andrebbe bene anche se verisimile quindi, ma resta il fatto che (secondo tutte le fonti naturalmente) è vera.
Ci sono dei campi in cui l’ortodossia è fortissima, e gli eretici sono messi al bando. Campi in cui una verità ufficiale ha la forza di imporsi come dogma e farà di tutto per non essere messa in discussione. Per mantenere eterno la massima che è il cimitereo di ogni cambiamento:
NO THERE IS ALTERNATIVE.
Non ci sono alternative, il messaggio subliminale è sempre quello. C’è solo una strada. E tu, ragazzio, puoi seguire solo questa strada. Il resto è buffoneria, imbroglio, ciarlataneria, superstizione, follia.
E il fatto che naturalmente la buffoneria, l’imbroglio, la ciarlataneria et simillia abbondino, non fa che complicare il tutto, come un gioco di specchi dove illusione nutre illusione e i gatti sono alleati dei cani.
Nella pur apprezzabile battaglia contro ciarlatani e guaritori da strapazzo molti diventano servitori del Re di Prussia, lastre di ghiaccio ossia dove ogni pensiero “altro” scivola, pre-giudicato e liquidato. Bel combattee i pagliacci molti diventano c ultori dell’unica” via, funzionari solerti (e idealisti per giunta) dell’ortodossia dominante e del NO THERE IS ALTERNATIVE.
Accorgetevene. Se ci pensate lo noterete ovunque. E comprenderete che ve ne siete accorti.
CERTE COSE NON SI POSSONO DIRE.
E chi le dice è esposto al ludibrio e al massacrio mediatico, alla strategia del disprezzo e dell’ironia.
E’ ammessa la “nicchia”. Se certi percorsi di guarigione funzionano, portando alla cura anche di “mali incurabili”, ma si praticano nelle catacombe, con piccolli passa parola semza dare troppo nell’occhio, a volte sono tollerati. Ma quando emergono fino a poter rappresentare una minaccia allo status quo e fanno balenare la possibilità
CHE SI, CHE FORSE CI SONO DELLE ALTERNATIVE.. allora…
allora la reazione sarà drastica e violenta.
Non hanno ancora smesso di urlare le folle che ragliavano Barabba,
e ancora sale il fumo dalla pila dei rogo a Campo dei Fiori.
La conoscenza libera. Purché non sia pura conoscenza. Perché mente e cuore devono camminare insieme. e solo così possono nutrirsi a vicenda. La conoscenza strappa lembi di memoria all’oblio, e rammenta i passi degli uomini nel buio. E dà a noi un pezzo della loro stoffa e della loro passione.
Certe storie non dovrebbero esistere.
Certe persone sono state strappate dai libri di storia. Anzi, non ci sono mai entrate.
E altre raccontano da anni, raccontano da sempre, in convegni, simposi, lezioni, studi televisivi i dogmi diventati verità inconfutabile.
Come quella per cui “la chemioterapia e i farmaci sono l’unica vero percorso per cercare di affrontare cancro e tumori.. non ne è stato mai trovato un altro di valido..”
Noterete come coloro che sostengono il contrario non sono stati confutati in un dibattito franco e aperto, attraverso scambi di conoscenza e riflessioni.. ma ridicolizzati e stigmatizzati.
E la nostra mente è complice. Perché come potremmo mai credere che dove decenni di apparato, strutture, investimenti supertecnologici, raccolte fondi miliardarie, telethon, ecc.. hanno fallito o hanno ottenuto solo vaghi risultati, possa di punto in bianco riuscirci un percorso o un terapia che non costa più di tanto, non coinvolge apparati, e magari si fonda su capacità innate di autoguarigione o su insegnamenti e pratiche alla portata di tutti?
Già chi potrebbe crederlo?
Aspettati l’inaspettato dicono i maestri taoisti. E invece ci hanno sbarrato la porta all’imprevedibile e al ribaltamento, con una bella scritta sopra a spaventare i viaggiatori.. NO THERE IS ALTERNATIVE.
Non è tanto importante che crediate alla bontà della cura descritta nella storia che leggerete.
Ma che teniate presente che tutte le volte che persone e terapie sono emerse potentemente ad incrinare ortodossie ed estabilishment, la reazione è stata sempre durissima. E non si è fatta attendere.
Ci sono persone guarite dal cancro seguendo altri percorsi. Persone studiate e documentate.
Questo ormai è un fatto.
Leggete la storia che troverete qui sotto.
L fonte di riferimento è un ottimo sito, Luogocomune, (http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3154) , che vi presenta anche altri testi molto interessanti.
Credetemi, ne vale la pena leggere questo testo.. ne vale davvero la pena.. Se anche tale storia risultasse alla fine non reale, anche se ciò lo trovo abbastanza improbabile, sarebbe comunque “simbolica”, “verisimile” di qualcosa che è troppe volte accaduto nel corso del tempo.
Salutamos
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Segue la trascrizione completa del filmato:
NARRATORE: Molto simile alla storia di Reneè è quella di Harry Hoxsey, un uomo d’affari texano il cui padre gli aveva passato una formula di erbe che si sarebbe rivelata altamente efficace contro il cancro.
Al contrario di Reneè, Hoxsey aveva molti soldi, ed era un combattente nato, che non aveva paura di nessuno. Questo ha gettato le basi per una delle più prolungate, virulente e appassionanti battaglie fra un cittadinoamericano e le istituzioni nella storia degli Stati Uniti.
I problemi iniaziarono con quella che sembrava una buona notizia.
HOXSEY: Abbiamo nei nostri archivi molte migliaia di casi documentati conferme patologiche, analisi fotografiche ai raggi X, che noi con certezza curiamo il cancro, sia esterno che interno. Posso darvi nominativi, date, nomi dei dottori, nomi degli ospedali, …
NARRATORE: I dottori definirono Hoxsey il peggior ciarlatano del secolo, ma i suoi sostenitori dicevano
che fosse un guaritore efficace, perseguitato dalla medicina organizzata.
HOXSEY: Fino ad oggi nessuno ha dimostrato che questo rimedio non curi il cancro.
NARRATORE: L’ex-minatore con la terza elementare divenne una leggenda nel suo tempo. Secondo la leggenda la cura fu scoperta dal bisnonno di Hoxsey mentre faceva delle prove su un cavallo ammalato. Si dice che John Hoxsey fosse un veterinario, il cui pregiato stallone si ammalò di cancro.
Lo mandò nei pascoli a morire, ma 3 settimane dopo il tumore si era stabilizzato. Notò che il cavallo si nutriva di piante che normalmente non mangiava. Dopo un anno il cavallo stava bene. John Hoxsey cominciò allora a sperimentare le erbe con gli animali, aggiungendo altri rimedi tradizionali.
Disse di aver avuto successo, e tramandò le formule in famiglia, finchè qualcuno le usò con le persone. Hoxsey disse che il padre fu il primo a provare la cura sulle persone.
Diede al giovane Harry la formula su letto di morte, facendogli promettere di rendere la cura disponibile per tutti, che potessero pagarla o meno. Profeticamente, mise in guardia il ragazzo dai santoni della medicina, che lo avrebbero combattuto con gelosia.
Non ci sarebbe voluto molto.
Hoxsey aprì la prima clinica in IIlinois, nel 1924, e immediatamente scatenò le ire della medicina ufficiale. Fu arrestato più volte di chiunque altro negli annali della medicina.
Eppure, negli anni ’50 la clinica Hoxsey di Dallas, Texas, era il più grande istituto privato per la cura del cancro nel mondo.
Le cliniche di Hoxsey arrivavano in 17 stati diversi. La cura aveva il sostegno di senatori, giudici, e persino qualche dottore. Due tribunali federali ne confermarono la validità terapeutica.
Se la cura non avesse funzionato, come ha potuto guadagarsi un tale supporto?
Sostenere di avere la cura per il cancro significa invitare a giudicarla. Mentre il mondo della medicina voltò le spalle a Hoxsey, diversi individui vollero investigare di persona. Queste esperienze trasformavano regolarmente gli scettici in credenti.
Fra di loro c’era il giornalista della rivista Esquire, James Wakefield Burke, che nel 1939 iniziò ad occuparsi della vicenda di Hoxsey.
BURKE: Il mio capo, Arnold Gingrich, un giorno mi disse: “Perchè non fai un salto in Texas, così smascheriamo questo tizio? Sta diventando troppo importante, e l’Associazione Medica Americana vorrebbe toglierlo di mezzo. Vai giù e fai amicizia con lui, poi facciamo un paio di articoli
e chiudiamo questa faccenda”.
Per me era un incarico, e venni in Texas, pensando di fermarmi un giorno, raccogliere le informazioni e ripartire. Invece rimasi affascinato, e rimasi per sei settimane. Ogni giorno Harry passava a prendermi per portarmi alla clinica. Arrivavamo al mattino, e lui andava a confortare queste persone anziane, dicendo: “Nonno, questi dottori ti hanno tagliato da tutte le parti, ma io non permetterò a questi figli di puttana di ammazzarti, tu vivrai!”
Poi li curava, e io lo vedevo curarli, e loro miglioravano, e cominciavano a guarire. Allora buttai giù un articolo, che intitolai “Il ciarlatano che cura il cancro.” Lo mandai alla direzione, ma non fu mai pubblicato.
NARRATORE: Il vice-procuratore Al Templeton era qualcosa di più di uno scettico. Aveva arrestato Hoxsey più di cento volte in due anni. Poi suo fratello Mike ebbe un tumore mortale, e andò di nascosto da Hoxsey. Quando Mike Templeton guarì, Al Templeton riconobbe il merito a Hoxsey. L’accusatore di Hoxsey divenne il suo avvocato.
Sempre più gente sosteneva la validità della sua cura. Il suo promotore più tenace era il pastore evangelico Gerald Winrod. Le sue trasmissioni radiofoniche raggiungevano milioni di ascoltatori con i resoconti sensazionali dei crescenti successi di Hoxsey.
WINROD: Vorrei iniziare la trasmissione leggendovi quella che io ritengo una affermazione molto importante,del giudice W.L. Parton: E’ la seconda giuria di 12 persone nel mio tribunale che ha stabilito che la terapia di Hoxsey cura il cancro. 10 dottori hanno stabilito che le guarigioni sono nell’ordine delle migliaia. L’ex-senatore degli Stati Uniti, Thomas ha esaminato un grande numero di guarigioni. Ho fatto la mia indagine personale, e sono convinto che il cancro venga realmente guarito con il metodo di Hoxsey. Questo umile cronista può soltanto dire: Dio benedica questi ciarlatani. Gli unici ciarlatani che
curino il cancro oggi.
NARRATORE: Ma l’indagine personale non basta perchè una nuova terapia per il cancro venga accettata. E’ necessaria una formale valutazione scientifica.
HOXSET: Io chiedo solo che vengano qui. L’Associazione Medica Americana, la Commissione Medicine e Alimenti, il governo federale, chiunque! Venite qui a indagare. E se non riesco a dimostrare oltre ogni possibile dubbio che la nostra terapia è superiore a radium, raggi-X e chirurgia, allora chiuderò i battenti di questo istituto per sempre.
NARRATORE: Ma la professione medica non rispose al suo appello.
JAMES MARTIN: I dottori dicevano che sapevano già, dai loro studi di medicina, che le sue terapie non avessero alcuna efficacia. Che non potesse essere una cura. Erano totalmente imbevuti nel loro modo di pensare, e assolutamente inamovibili nelle loro convinzioni.
NARRATORE: Secondo Hoxsey c’era un motivo molto più oscuro per cui la professione medica non voleva indagare. Hoxsey diceva che i medici dell’Associazione gli avevano chiesto di fare una dimostrazione della cura. Fra loro c’era il Dott. Morris Fishbein, direttore della potente rivista dell’Associazione Medici Americani.
Secondo Hoxsey, il giorno dopo che la dimostrazione ebbe successo un importante personaggio dell’Associazione gli chiese di acquistare i diritti delle formule. La presunta offerta avrebbe assegnato tutti i diritti ad un gruppo di dottori che comprendeva il Dott. Fishbein.
Esattamente come Reneè Caisse, Hoxsey rifiutò l’offerta non poteva avere la garanzia che la cura sarebbe stata disponibilegratuitamente per chiunque ne avesse avuto bisogno.
Una cosa era certa: Hoxsey siera fatto un nemico poderoso. Nel mettersi contro il Dott. Fishbein si era fatto nemico il personaggio più influente della medicina. Il Dott. Fishbein aveva una posizione molto particolare. Come editore della rivista controllava la fonte primaria di entrate dell’Associazione Medica, e quindi controllava l’associazione. Pubblicava inoltre gli standard riconosciuti della professione medica.
Dopo l’incidente di Chicago il Dott. Fishbein prese di mira Hoxsey, definendolo un ciarlatano nella rivista. Diceva che i sostenitori più entusiasti di Hoxsey fossero le locali pompe funebri. L’attacco dell’Associazione Medici era senza tregua.
Il Dott. Fishbein e Hoxsey si sarebbero combattuti per i prossimi 25 anniin un dramma di portata nazionale. Ma invece di risolvere la disputa in termini scientifici, la cosa si svolse sui mezzi di comunicazione.
ANNUNCIATORE FILMATO: Gli unici ad approfittarsi del cancro sono i ciarlatani, contro le cui cure fraudolente l’Associazione Medici Americani combatte la sua crociata. Al quartier generale dell’Associazione, a Chicago, monta la guardia contro i ciarlatani il Dott. Morris Fishbein.
FISHBEIN: Non esiste siero, medicina, o combinazione di medicine conosciuta che guarisca con certezza il cancro.
NARRATORE: Quando Hoxsey contattò l’Istituto Nazionale per il Cancro, per un’indagine, l’organizzazione si rifiutò. L’Istituto disse che la sua documentazione non era completa. Hoxsey disse che i dottori si rifiutavano di fornire i documenti necessari, sotto l’influenza del Dott. Fishbein. Il governo concluse che sarebbe stato uno spreco di denaro pubblico indagare.
Avendo scoperto il petrolio in Texas, Hoxsey offrì di pagare lui la ricerca. Le sue sfide tenevano pubblicamente il Dott. Fishbein sotto pressione, e il dottore rispondeva duramente sotto gli occhi del pubblico. Ma quando scrisse “Denaro di Sangue” sui giornali domenicali di Hearst superò ogni limite.
Hoxsey denunciò il Dott. Fishbein e l’impero della stampa di Hearst per libello e diffamazione. Sembrava non avere una sola possibilità. Il più famoso ciarlatano della nazione contro tutti i nomi più importanti della medicina americana.
A sorpresa, Harry Hoxsey divenne la prima persona a vincere una causa contro il Dott. Fishbein e
l’Associazione Medici Americani. Il dott. Fishbein dovette dimettersi dall’Associazione Medici Americani.
Ma i processi Hoxsey-Fishbein rivelarono qualcosa di ancora più sconcertante.
Il Dott. Fishbein riconobbe in tribunale che i cosiddetti “unguenti brutali” di Hoxsey di fatto curassero i tumori esterni.
Il più pericoloso tumore esterno è il melanoma. Può diffondersi rapidamente in tutto il corpo. I medici suggeriscono una decisa chirurgia radicale. Nonostante questo, il melanoma risulta spesso mortale.
HOXSEY: Abbiamo più casi positivi dimostrati di melanoma, con la documentazione e i pazienti con cui parlare, che sono stati curati nel nostro istituto di qualunque altro istituto al mondo. E questa è un’affermazione enorme, ma abbiamo i dati per sostentarla.
NARRATORE: Hoxsey arrivò a produrre un suo film per far sentire la sua voce all’Associazione Medici.
ANNUNCIATORE FILMATO: Sarebbe una grande innovazione per chi lavora nella professione medica, se invece di sprecare tempo e denaro in processi nei tribunali, tattiche meschine e campagne di discredito venissero alla clinica, facessero delle indagini,verificassero i nostri metodi, parlassero con qualche paziente. Allora capirebbero perchè la nostra terapia è sempre stata così efficace, e in molti casi abbia dato risultati decisamente migliori di qualunque soluzione contro il cancro abbiamo mai avuto da offrire.
NARRATORE: Ma invece di raccogliere l’invito, l’establishment medico inasprì la battaglia.
Mildred Nelson ha diretto le cliniche di Hoxsey dall’inizio della sua carriera.
MILDRED NELSON: Non hanno mai fatto indagini su di lui, se non in senso criminale, per vedere se avesse fatto qualcosa di illegale. La Commissione Medicine e Alimenti era nota per perseguitare i pazienti di Hoxsey. Andava in casa della gente, le portava via le medicine quando le consegnavano, parlava con loro, gli diceva che sbagliavano …
NARRATORE: Poichè il governo non riusciva a fermare Hoxsey con la legge, la Commissione Medicine e Alimenti decise di fare qualcosa che non aveva mai fatto prima.
PUBBLICO PROCLAMA: “Ai malati di cancro, alle famiglie, ai dottori e a tutti gli interessati,alla cura di malati di cancro, sono avvisati e messi in guardia che la cosiddetta “cura Hoxsey” per il cancro interno è risultata, sulla base di elementi presentati dal Commissione Medicine, una cura senza alcun valore”. (NEL PROCLAMA SI LEGGE):”Il cancro è curabile solo con la chirurgia e con le radiazioni. La morte di cancro è inevitabile se si rinuncia alle cure mediche appropriate.
NARRATORE: Ebbe un tale successo, che la Commissione fece stampare un poster da appendere in tutti gli uffici postali del paese.
HOXSEY: Sto annegando nel sangue. Mi hanno fatto tutto quello che potevano, per cercare di umiliarmi. Mi hanno trascinato mille volte in tribunale, ma credete che mi importi di quello? Io non penso a quello che fanno a me, io penso ai 12.000 pazienti che sono in cura o in osservazione in questa clinica. Io penso solo ad una cosa: l’umanità che soffre.
NARRATORE: Ma il governo non si limitò a mettere in guardia la gente. Nonostante i procuratori federali
non riuscissero a dimostrare che la cura fosse inutile, come falsa etichettatura nel commercio interstatale.
MILDRED NELSON: Ci fu un momento in cui avevamo 17 cliniche funzionanti nel paese. La Comissione Medicine e Alimenti arrivò nello stesso giorno in tutte le cliniche, e mise i lucchetti. Harry non aveva certo i soldi per combatterli in tribunale, stato per stato.
NARRATORE: Dopo aver perso tutte le cliniche, Harry Hoxsey alla fine si arrese, nella sua battaglia contro l’establishment medico durata 25 anni. Costruì una clinica in Messico, mise Mildred Nelson a dirigerla, e si ritirò in Texas, dove morì nel 1974.
Nel corso degli anni la clinica ha curato migliaia di pazienti, e continua a farlo anche oggi, con altri
dottori, dopo la morte di Mildred Nelson. Ma la cura di Hoxsey non è mai stata resa disponibile ai pazienti americani, e non può nemmeno essere spedita legalmente nel paese. Chi vuole usare la terapia di Hoxsey deve recarsi ogni volta in Messico,e può riportare indietro solo la quantità necessaria per l’uso personale.
Gli Uomini sono fatti così
by Duncan on ott.06, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana

Questo testo lo devo a una ragazza speciale, Monica, che lo ha trascritto da un libro di Oriana Fallaci e me lo ha inviato dopo averlo battuto su pc, nei momenti di buca che ha avuto negli ultimi giorni. Monica è una di quelle persone capaci davvero di dare, di condividere. Capace di spezzare il pane e di versare il vino.
Queste pagine ti entrano nell’anima per non uscirne più. Se siete uomini non spaventatevi al nome della Fallaci. Se anche non l’avete mai amata, smentite la pigrizia che ci mantiene sempre nel nostro recinto e leggete lo stesso. Leggete, soprattutto se non l’avete mai amata. Leggete come solo le viscere e l’anima sanno leggere.
[..]
La trovai e la pagai: con le tre cicatrici che ora mi porto addosso. Replicherai: cosa sono tre cicatrici? Poco, d’accordo, pochissimo, ed annuisco se aggiungi che fanno parte del mestiere: quando vai dove sparano, il minimo che ti possa capitarti è d’essere prima o poi sparato. Però vedi, se io non ce le avessi, queste tre cicatrici, mi sentirei infinitamente più povera. Perché mi domanderei ancora a cosa serve nascere a cosa serve morire, e la morte di tutti gli uomini che ho visto morire per mano degli uomini mi sarebbe inutile,e me ne starei come una lucertola al sole, indifferente immobile intenta solo a sbadigliare sulla mia letargia. Me ne stavo così prima di assistere alla strage di Erode,prima del mio terremoto. Sicchè fammi raccontare che accadde quel mercoledì 2 ottobre 1968 e la risposta che ricavai.[…]
Dicevano: costano miliardi le dannate Olimpiadi,ed è vergognoso spendere i miliardi nelle Olimpiadi quando il popolo muore di fame. Gli studenti al Messico,sai, non sono come gli studenti italiani francesi inglesi americani. Non hanno la fuoriserie, non hanno le camicie di trina, specialmente al Politecnico sono figli di contadini, di operai e magari sono operai a loro volta. Ma torniamo alla piazza. Che era fatta a rettangolo. E da una parte questo rettangolo era limitato da un cavalcavia,dall’altra si concludeva una scalinata in cui i gradini scendevano verso un grande edificio che si chiamava Chihuahua. Il Chihuahua quindi dominava tutto e da esso vedevi la chiesa spagnola con le rovine azteche a sinistra, i grattacieli a destra, il cavalcavia in fondo, e la scalinata sotto ogni piano del Chihuahua aveva un balcone lungo 10 metri e largo 5, con una balaustra alta circa un metro e un’ apertura circa tre: le misure sono indispensabili per capire come ci spararono dall’elicottero. Ai balconi si accedeva per le scale a destra e a sinistra, oppure dagli ascensori le cui porte si aprivano sulla parete lunga; le porte degli appartamenti a privano invece sulle due pareti brevi, mi spiego? erano balconi molto comodi, ampi, contenevaano anche 50 persone e per arringare la folla eran perfetti.
E io avevo chiesto ma cosa vuol dire, e loro mi avevan risposto: non vuol dire niente, sono le nostre canzoni, sono canzoni da bambini. Perché in fondo quegli studenti, quei terribili studenti che mettevano in pericolo le Olimpiadi e il prestigio del governo messicano, eran bambini. A me infatti erano piaciuti perché eran bambini con l’entusiasmo dei bambini, e ci avevo fatto amicizia. Il mio primo amico era stato Mosè che era un ferroviere iscritto al Politecnico, piccino, timido, brutto, con una camicia sfilacciata e una giacca tutta rammendi. Lo incantava il fatto che fossi stata in Vietnam e mi diceva : “miss Oriana, vietcong very brave, eh? Molto coraggiosi, eh?”. Il mio secondo amico era stato Angelo che ra uno studente di matematica e fisica, invaghito dei Beatles e di Mao, con un visuccio triste da Savonarola. E poi Maribilla che era una ragazza di 18 anni,abbastanza graziosa se non fosse stato per il labbro leporino che le sciupava la faccia, due occhietti dolci ed allegri, una gran voglia di vivere. E poi Socrate che era un giovanottone coi baffi, i lineamenti di Emiliano Zapata, l’ardore del rivoluzionario disposto al sacrificio. E infine Guevara che era un laureando in filosofia,silenzioso e duro. E avevo pensato a ciascuno di loro quando quel mercoledì mattina ero stata ad intervistare il generale Queto, capo della polizia, e costui m’aveva detto che noi giornalisti si esagera sempre “non pasa nada, querida, nada, tutte menzogne, nessuno spara sugli studenti, che tengano pure il loro comizio, gli ho dato il permesso”. Capisci, gli aveva dato il permesso e ripeteva no pasa nada, non succede nulla, e i suoi ordini erano già stati impartiti: sparare.
mischiarsi nei comizi, e molte donne dell’ Associazione Madri Studenti Caduti, e un gruppo di ferrovieri e un gruppo di elettricisti giunti in segno di solidarietà: coi cartelli “nos ferrocarrilleros apoyamos al movimento estudiantil” “las aulas non son cuertelas” “gobierno dos crimine y dictatura”. S’eran messi quasi ai bordi della scalinata, dignitosi,composti e Mosè li fissava con angoscia perché era stato lui a chiedere di venire.
Restate calmi. Dimostrategli che la nostra vuol essere una manifestazione pacifica. Restate calmi. Compagni…non andremo al casco
santo thomas. Quando questo comizio sarà concluso, disperdetevi con calma e tornate alle vostre case..
Calma! Calma!
“Uberto! Che ti hanno fatto, Ubertooo!”. E gli sparavano alla schiena e lo tagliarono in due.
mentre scappava. Le scaricarono addosso tre colpi. E lei cadde esclamando “porque?” ed essi le spararono ancora una volta, nel cuore, e lei non parlò più.
Col loro stesso scrupolo, la loro stessa ferocia. E né lui e né quei figli del popolo dimenticarono mai di mirare dritto, di sparare in aria per esempio. Un primo obice colpì in pieno l’appartamento sopradi noi. Un secondo obice colpì il piano di sotto, una raffica di mitraglia pesante tagliò molte finestre,e ora anche l’elicottero s’era messo a sparare con la mitraglia. Le pallottole si conficcavano tutte nel muro dell’ascensore,però sempre più verso il pavimento, e mi ci volle qualche secondo per capire che l’obiettivo eravamo proprio noi del terzo piano, che dirigendo i colpi dentro l’apertura del balcone miravano proprio a noi che credevano i capi degli studenti. Lo compresero anche i poliziotti. E malgrado essi fossero in una posizione di gran privilegio perché i colpi venivano diagonalmente al muricciolo sotto cui eran nascosti, li assalì un terrore isterico e si misero a gridare, a gridare..”no tiren! No tiren!”
“ooooh!”. Come un rantolo. E girai lo sguardo e vidi il ragazzo col pullover candido che non era più candido,era tutto rosso davanti, e il ragazzo faceva il gesto di sollevarsi ma dalla bocca gli usciva una ventata di sangue, e si abbattè con la faccia nel sangue. E poi tocco a quello coi riccioli neri. La pallottola lo prese direttamente nel cuore perché s’era mosso appoggiandosi sul gomito destro, e disse:
“ma..” poi andò subito giù. Poi toccò ad una donna distesa là in fondo. Credo che fosse una donna dell’appartamento 306, era uscita di casa per veder cosa accadesse e i poliziotti non le avevan permesso di rientrare. Fu colpita ai polmoni. Poi toccò a Mosè che fu preso al collo e alle mani ma restò solo ferito. E poi toccò a me che attendevo in fondo al pozzo della mia verità, quel pozzo sempre sfiorato e mai toccato con tutte e due le mani, sempre intravisto e sempre perduto. Durò quasi mezz’ora l’attesa. Quella lunga attesa nella certezza che non ce la farai,che stai vivendo gli ultimi attimi della tua vita. Dopo mi chiesero: cosa provavi, puoi dirlo? Si , posso dirlo. Provavo una gran rassegnazione.
Ma non una rassegnazione immobile: una rassegnazione fatta di pensieri da cui nascevano altri pensieri come in un gioco di specchi, all’infinito, sicchè a forza di guardar negli specchi ritrovai ciò che avevo perduto. L’amore per gli uomini. È assurdo lo so, ritrovarlo proprio nel momento in cui gli uomini non sono più uomini ed accetti l’idea di finire. Ma questo è ciò che accadde, e puoi riderci quanto ti pare, scuoter la testa quanto ti pare, accadde veramente così, me ne ricordo benissimo, e lo ritrovai questo amore dimenticato respinto, lo ritrovai proprio giù in fondo al pozzo, mentre pensavo dunque di morire ammazzati è così, non è giusto ed illogico, morire di vecchiaia è giusto, morire di malattia è logico, morire così è illogico, ma cosa posso farci, nulla, vorrei solo che mia madre non ne soffrisse troppo, con quel male al cuore morirebbe a sua volta, speriamo che lo sappia bene, in modo non brutale, speriamo che dica era destino, se la cavò alla guerra per trovarsi sopra quel balcone. La guerra. Mi hai dato la definizione della guerra, Francois, un gioco per divertire i generali, e anche la sua formula, piantare pezzetti di ferro nella carne dell’uomo, ma questa non è guerra e ti piantano addosso i pezzetto di ferro, riecco l’elicottero, come scoppietta abbassandosi, i vietcong dovevan sentirsi così quel giorno a DaK To, quando ci abbassavamo su loro e perdevamo i limoni, e quel giorno con l’A37, gli uomini sono pazzi. Se bevi il brodo con la forchetta dicono subito che sei pazzo e ti portano al manicomio, se massacri migliaia di persone così non dicono nulla e non ti portano in nessun manicomio, qui bisognerebbe fare qualcosa, impedirlo,chissà quante creature sono morte là sotto, ma allora hanno ragione i vietcong, è necessario battersi, anche al costo di commettere errori, di sacrificare innocenti come Ignacio Eczurra e Biech e Piggott e Laramy e Cantwell e gli altri, è il prezzo del sogno,ecco, ha sparato, però stavolta ci ha mancato, chi ha ammazzato al posto nostro, povere creature, ma come facevo a non amare gli uomini, questi uomini sempre maltrattati, sempre insultati, sempre crocefissi, ma come facevo ad ire che è tutto inutile e a cosa serve nascere a cosa serve morire? Serve ad essere uomini anziché alberi o pesci, serve a cercare il giusto perché il giusto esiste, se non esiste bisogna farlo esistere, e allora l’importante non è morire, è morire dalla parte giusta, e io muoio dalla parte giusta perdio, accanto a Mosè che è sempre stato povero e maltrattato e insultato e crocefisso, non accanto a un poliziotto col guanto bianco, un vietcong deve pensare così quando l’elicottero torna e si abbassa, guardalo torna, si abbassa, e se pregassi dio? Macchè Dio, Dio l’abbiamo inventato, Dio no che non esiste, se esiste e si occupasse di noi non permetterebbe tali macelli, non lascerebbe ammazzare il ragazzo col pullover bianco, il ragazzo coi riccioli neri, la donna dell’ appartamento 306, il bambino che invocava Uberto e Uberto, sicchè non a Dio bisogna rivolgersi ma agli uomini, e bisogna difenderli, e bisogna combattere per loro perché loro non sono inventati ed avevi ragione tu, Francois, è come dicesti tu, Francois: per essere uomo a volte bisogna morire.
Ma il poliziotto con la rivoltella ripetè: “detenidos, silencio!” e puntò meglio la rivoltella e mi chetai. E restai lì con i miei tre coltelli, il dolore che andava e veniva ad ondate, insieme a un gran sonno, a momenti mi sembrava di dormire in un letto dove mi svegliavo per uno scoppio improvviso ma subito mi riaddormentavo di nuovo, e nel sonno c’era la voce di Mosè che piangeva “Miss Oriana, oh! Miss Oriana!”. E un’altra voce che diceva:”por favor!esta mujer es grave, se muere!”. Chi era la donna che moriva? Perché moriva? E perche Mosè piangeva, per chi? Per se stesso o per me? Se mi portavano via, agguantavo Mosè e lo portavo via con me. Dovevo salvare Mosè..
E Socrate che era stato arrestato assieme a Guevara e a duemila altriparlò. E denunciò i suoi compagni, i suoi amici. Perché gli uomini sono fatti così.