Born Again

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Gustavo Rol

by Duncan on mag.23, 2011, under Ispirazione, Scienza

Nel testo che leggerete più sotto ho fuso tre brani su Gustavo Rol, tratti da questo sito: http://www.gustavorol.org/home.html

Ma chi era Gustavo Rol?

Non mi dilungo, perchè la nota è già corposa di suo, perchè io vi infligga anche troppi dei miei pensieri.

E’ stato definito il  ”il più grande sensitivo del XX secolo”.

Il che già lo renderebbe sospetto.. e farebbe sentire la puzza di ciarlataneria e di superstizione per gonzi.. che siamo stati da tempo addestrati a sentire ogni volta si sente di qualcosa o di qualcuno che va oltre “la normale codificazione della realtà”; oltre ciò che per noi è il paradigma del reale.

La Scacchiera insomma. Nella Scacchiera ci sono i bianchi, i neri, le regole consentite. Il resto non appartiene al Gioco degli Scacchi. Ma non per questo non è necessariamente irreale o privo di una sua forma di esistenza.

Il termine sensitivo comunque era restrittivo per una personalità come Gustavo Rol.. che non era alla ricerca dell’effetto o dell’applauso, che non si baloccava in travestimenti da occultista, che non si autorappresentava come maestro elitario di chissà quale verità insondabile e misterica, che non predicava con arrroganza e saccenza.

Era fondamentalmente un Ricercatore, a raggio ampissimo. Lui chiamava quello che faceva Scienza. Anche se era una “Scienza” che integrava pienamente in sè quello che viene solitamente definito come “paranormale”.

Che non fosse un personaggio da operetta, facilmente collocabile in qualche calderone saturo di stereotipi.. lo dimostra la considerazione che di lui hanno avuto persone che nessuno definirrebbe sciocce e ottuse, e che spesso sono state acute e spregiudicate.. oltre che molto diverse tra di loro.. persone come Federico Fellini, Dino Buzzati, il generale De Gaulle.

Sebbene nei testi che leggerete si parla anche di “poteri” e di “fenomeni”, non è tanto su quelli che inviterei a soffermarsi. Nè so dirvi fino a che punto i poteri che gli vengono attribuiti fossero reali.

Non è    tanto per quelli che ho dedicato una nota a questo personaggio.

Ma per la grande forza spirituale che molti riscontrarono in lui. Per quella sorta di benevolenza che sembrava irradiare. Per l’interesse appassionato per la conoscenza, anche in territori considerati per i più offlimits, e per la fortissima credenza nelle illimitate possibilità dell’essere umano.

Vi lascio alla lettura di questo testo..

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(testi tratti da.. http://www.gustavorol.org/home.html)

«Vive a Torino il dott. Gustavo Adolfo Rol, un sensitivo capace di imprese che non hanno nulla di normale e che è impossibile interpretare. È in grado perfino di fare viaggi nel tempo, di conversare con entità che hanno raggiunto l’oltretomba da secoli o di far piombare in un salotto col belato della capra anche il suo campanaccio. Un busto di marmo pesantissimo, senza che nessuno si muovesse, passò da un caminetto al centro di un desco». Così il giornalista e scrittore Enzo Biagi nel suo libro E tu lo sai? (Rizzoli, 1978) descrive la straordinaria figura di Gustavo Rol.

Chi era veramente? Lo hanno definito sensitivo, medium, mago, indovino e molto altro ancora. Egli però rifiutava di essere incluso in una qualsiasi di queste categorie. Così rispondeva al giornalista Renzo Allegri, autore della prima monografia su di lui, all’epoca di un inchiesta sul paranormale (1977) svolta per il settimanale Gente:

«Ma è sicuro che io sia importante per la sua inchiesta? Io sono una persona qualsiasi. Non ho niente a che vedere con i medium, i guaritori, gli spiritisti che lei intervista. Quello è un mondo lontano dalla mia mentalità. I miei modesti esperimenti fanno parte della scienza. Sono cose che in un futuro tutti gli uomini potranno realizzare».

In una lettera inviata al quotidiano La Stampa di Torino e pubblicata il 3 settembre 1978, Rol scrive:

«Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo anche se vi ho incontrato persone veramente degne ed animate da intenzioni nobilissime. Troppo si scrive su di me e molti che l’hanno fatto possono dire che mi sono lamentato che si pubblichi una vasta gamma di fenomeni e mai ciò che esprimo nel tentativo di dare una spiegazione a queste cose indagando su come e perché si producono certi meravigliosi eventi».

Così risponde Rol al giornalista Remo Lugli:

«Non credo di essere un medium nel senso letterale della parola e neppure un sensitivo. Forse posseggo doti di una intuizione profonda ed istintiva, e di questo mi sono accorto fin da quando ero ragazzo».

Dino Buzzati, noto giornalista e scrittore italiano del ’900, ha conosciuto bene Rol, e nel suo libro I misteri d’Italia (1978) racconta diversi episodi e aneddoti. Dice Rol:

«Non sono un mago. Non credo nella magia… Tutto quello che io sono e faccio viene di là [e indicava il cielo], noi tutti siamo una parte di Dio… E a chi mi domanda perché faccio certi esperimenti, rispondo: li faccio proprio a confermare la presenza di Dio… ».

Così Buzzati descrive Rol:

«Colpisce in Rol, che a sessantadue anni ne dimostra almeno dieci di meno, una vitalità straordinaria, e gioiosa. Insisto sulla serenità e l’allegrezza che ne emanano. Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile, almeno secondo la mia esperienza dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all’autentica bontà. In quanto alla faccia, descriverla è difficile. Qualcuno l’ha definita da ‘bon vivant’. Non è vero. Potrebbe essere quella di un guru indiano. Ma potrebbe anche appartenere a un chirurgo, a un vescovo, a un tenero bambino. Ci si aspetta una maschera impressionante e magnetica. Niente di questo. Ciò che sta dietro a quella fronte, almeno a prima vista, non traspare».

Anche il dott. Massimo Inardi, studioso di parapsicologia, sul quotidiano di Bologna Il Resto del Carlino del 10 giugno 1975, dà una interessante descrizione:

«Stando vicino a Rol… si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un essere che di umano ha solo l’aspetto fisico e il comportamento, nonché il cuore: tutto il resto pare andare al di là di ogni concezione terrena delle possibilità umane».

Federico Fellini, noto regista italiano vincitore di cinque premi oscar (autore de La Dolce Vita) è stato un grande amico di Rol. Nel suo libro Fare un film, (1983), ne dà questo ritratto:

«Ciò che fa Rol è talmente meraviglioso che diventa normale; insomma, c’è un limite allo stupore. Infatti le cose che fa, lui le chiama ‘giochi’, nel momento in cui le vedi per tua fortuna non ti stupiscono, nel ricordo assumono una dimensione sconvolgente. Com’è Rol? A chi assomiglia? Che aspetto ha? È un po’ arduo descriverlo. Ho visto un signore dai modi cortesi, l’eleganza sobria, potrebbe essere un preside di ginnasio di provincia, di quelli che qualche volta sanno anche scherzare con gli allievi e fingono piacevolmente ad interessarsi ad argomenti quasi frivoli. Ha un comportamento garbato, impostato a una civile contenutezza contraddetta talvolta da allegrezze più abbandonate, e allora parla con una forte venatura dialettale che esagera volutamente, come Macario, e racconta volentieri barzellette. Credo che la ragione di questo comportamento (…) sia nella sua costante e previdente preoccupazione di sdrammatizzare le attese, i timori, lo sgomento che si può provare davanti ai suoi traumatizzanti prodigi di mago. Ma, nonostante tutta questa atmosfera di familiarità, di scherzo tra amici, nonostante questo suo sminuire, ignorare, buttarla in ridere per far dimenticare e dimenticare lui per primo tutto ciò che sta accadendo, i suoi occhi, gli occhi di Rol non si possono guardare a lungo. Son occhi fermi e luminosi, gli occhi di una creatura che viene da un altro pianeta, gli occhi di un personaggio di un bel film di fantascienza. Quando si fanno ‘giochi’ come i suoi, la tentazione dell’orgoglio, di una certa misteriosa onnipotenza, deve essere fortissima. Eppure Rol sa respingerla, si ridimensiona quotidianamente in una misura umana accettabile. Forse perché ha fede e crede in Dio. I suoi tentativi spesso disperati di stabilire un rapporto individuale con le forze terribili che lo abitano, di cercare di definire una qualche costruzione concettuale, ideologica, religiosa, che gli consenta di addomesticare in un parziale, tollerabile armistizio la tempestosa notte magnetica che lo invade scontornando e cancellando le delimitazioni della sua personalità, hanno qualcosa di patetico ed eroico».

Gustavo Adolfo Rol è considerato il più grande “sensitivo” del XX secolo. Il termine però, come abbiamo visto, non è sufficiente a darne una definizione. E questo perchè nell’epoca attuale, perlomeno in occidente, manca completamente la figura del Maestro Spirituale, così come non è dato trovare, anche laddove Maestri Spirituali ve ne siano, qualcuno che tra essi abbia conseguito lo stato di Illuminazione o Risveglio. Gustavo Rol faceva parte di questa categoria di Uomini, estremamente rara a trovarsi in tutte le epoche e oggi probabilmente estinta. Forse Rol è stato uno degli ultimi “esemplari” che abbia messo piede sul pianeta terra…

Nel corso della sua lunga vita, durata 91 anni (1903-1994), è venuto in contatto con grandi personaggi della storia del Novecento: Einstein, Fermi, Fellini, De Gaulle, D’Annunzio, Mussolini, Reagan, Pio XII, Cocteau, Dalì, Agnelli, Einaudi, Kennedy e tanti altri. Il suo ruolo è stato quello di mostrare l’esistenza di “possibilità” (come lui chiamava questi “poteri” – che di fatto corrispondono alle siddhi della Tradizione indù- ) che possono essere conseguite da ogni essere umano e di confermare la presenza di Dio fuori e dentro l’uomo. Oltre ad una vasta antologia di prodigi spontanei, ha codificato una originale serie di esperimenti che si situano nel confine metafisico dove convergono scienza e religione. Ha fatto spesso uso di carte da gioco, il che ha fatto insinuare ad alcuni che facesse della prestidigitazione. Tuttavia queste carte, che nella maggior parte dei casi non erano da lui nemmeno toccate, costituivano solo il primo e più semplice gradino cui accedevano i neofiti durante le “serate” di esperimenti, oppure erano un mezzo divertente e dinamico per scaldare l’ambiente. Ciò non significa che ciascuno dei “semplici” esperimenti non fosse di per sè sconvolgente.

In generale, le possibilità di Rol spaziavano dalla visione a distanza (lettura di libri chiusi, visione di cose che si trovano in un altro luogo o di ciò che accade in un altro luogo) ai viaggi nel tempo (con escursioni nel passato e nel futuro) sperimentati da parte dei presenti all’esperimento, dalla veggenza selettiva (osservazione dell’aura energetica che circonda il corpo umano, utile all’identificazione di malattie) all’endoscopia (la visione dell’interno del corpo umano). Era in grado di agire dinamicamente sulla materia, cioé poteva spostare a distanza oggetti di qualsiasi genere ( telecinesi ), o materializzarli e smaterializzarli ( apporti / asporti ), sapeva prevedere gli eventi futuri ( precognizione) e conoscere il passato di una persona ( chiaroveggenza ), leggeva nel pensiero (telepatia), era in grado di guarire persone ammalate anche molto distanti (tra i sistemi usati anche quello della pranoterapia) o trovarsi in due luoghi differenti nello stesso momento ( bilocazione ), poteva attraversare superfici solide (ad es. pareti) o far attraversare superfici solide a qualsiasi oggetto, così come poteva estendere o ridurre il corpo fisico a piacimento. Durante i suoi esperimenti potevano verificarsi epifanie di spiriti, che contribuivano alla dinamica degli esperimenti. Questi spiriti non erano però quelli dei defunti, anzi Rol sosteneva fermamente che i defunti non fossero tra noi. Ciò che gli uomini chiamano spiriti, non sono altro che i residui psichici lasciati dai defunti al momento della morte. Infatti, così come viene lasciato un residuo organico alla morte del corpo, viene anche lasciato un residuo psichico. Questo residuo è stato chiamato da Rol “spirito intelligente”, ed ogni Tradizione Metafisica sa di cosa si tratta. Per Rol ogni cosa ha uno spirito, però quello dell’uomo è uno spirito intelligente, per le superiori possibilità che la sua natura gli ha conferito. Il rapporto tra Rol e gli spiriti non aveva nulla a che vedere con questioni medianiche, si trattava invece di qualcosa non molto diverso da alcune pratiche egizie e sumero-babilonesi.
Infine, Rol produceva altri due tipi di fenomeni particolari, e cioé la proiezione a distanza di figure o scritte (soprattutto a grafite) su ogni genere di superfice e la pittura a distanza (che potremmo chiamare telepittura) – dove pennelli e spatole si libravano per aria da soli e dipingevano in pochi minuti quadri di pregevole fattura con l’aiuto dello “spirito intelligente” di un pittore scomparso (Ravier, Picasso, Goya, etc.).
Questi non sono che i fenomeni principali, essendovene molti altri (ne abbiamo classificati 49), tra cui possiamo ancora citare la levitazione, l’agilità, la traslazione, la glossolalia e l’azione post-mortem.

Dunque, chi era Rol? Era un Maestro Spirituale il cui risveglio della Luce interiore gli ha permesso di espandere le normali possibilità umane. Che ruolo ha avuto? Quello di confermare la presenza di Dio in un’epoca di grande materialismo e quello di incoraggiare ogni uomo ad intraprendere il suo stesso cammino al fine di dimostrare che il divino non è irraggiungibile e non è lontano dall’uomo, ma è alla sua portata quando egli desideri cercarlo. Ha inoltre indicato nella Scienza (la Scienza Sacra, quella dell’Armonia, sintesi di tutte le scienze) la Via da seguire:

«È così che ho sperato che fosse proprio la Scienza ad aiutarmi a riconoscere e codificare queste mie sensazioni che sono certo ogni uomo possiede, e sarà la Scienza stessa a rivelare queste facoltà e promuoverle in tutti gli uomini…».

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«Gustavo Rol è un uomo che Dio ha mandato fra di noi per renderci migliori»Franco Zeffirelli

«Rol sfugge alla nostra possibilità di comprensione. È un mistero»

Cesare Romiti

«…un individuo dotato di poteri incredibili»

Guido Ceronetti

«… una personalità fra le più sorprendenti del secolo» Alberto Bevilacqua

«… è il più indecifrabile e fascinoso enigma in cui mai mi sia imbattuto» Roberto Gervaso

«Tra le persone a cui rivolgo una preghiera quando sono in difficoltà c’è anche lui…» Vittorio Messori

«All’incredibile Rol, che sarà credibile solamente dopodomani» Jean Cocteau (dedica)

«Sono rimasto sbalordito, ma niente affatto sgomento: anzi, consolato ed arricchito» Valentino Bompiani

«A Gustavo Adolfo Rol che cammina come un illuminato sulla geografia dell’inconoscibile e della relatività» Pitigrilli (dedica)

«Quell’uomo legge nel pensiero e non possiamo rischiare che i segreti dello Stato francese vengano a conoscenza di estranei» Charles De Gaulle

«Al dottor Rol, con ammirazione per il suo lavoro ultra-umanitario» Vittorio Valletta (dedica)

«Gustavo era un essere meraviglioso che manca a tutti noi e che ci ha lasciato esperienze incredibili, emozioni uniche e straordinarie…» Valentina Cortese

«…è l’uomo più sconcertante che io abbia conosciuto. Sono talmente enormi le sue possibilità, da superare anche l’altrui facoltà di stupirsene» Federico Fellini

«Un personaggio… dietro al quale si nascondeva un’entità inafferrabile» Tullio Kezich

«Religiosissimo, credo che appartenga al filone dei “santi laici” piemontesi, come Frassati e Savio…» Nico Orengo

«Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile… dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all’autentica bontà» Dino Buzzati

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La leggenda del Grande Inquisitore

by Duncan on mar.11, 2011, under Controinformazione

La Leggenda del Grande Inquisitore è uno dei brani più celebri della letteratura universale.. si tratta di una sorta di racconto ad altissimo valore simbolico contenuto a sua volta in uno dei più grandi romanzi mai scritti, I fratelli Karamazov  di Fiodor Dostoevskij.

E’ un brano che conoscevo già da tempo, ancora prima di intraprendere la lettura integrale del romanzo. Romanzo che considero un capolavoro assoluto. Ma questa è un’altra storia.

Questo brano mi ha sempre affascinato….

Fin dal suo “assurdo” e straniante assunto iniziale…

Ivan Karamazov narra al fratello Alesa una storia che sta scrivendo..

In questa storia Cristo decide di tornare nel mondo, e nello specifico sceglie la tetra Siviglia al tempo funereo della Santa Inquisizione.. epicentro di un Medioevo somigliantissimo a quello originale, ma allo stesso tempo quasi “universo parallelo”, nel quale tutto il potere è incarnato dalla sinistra figura del Grande Inquisitore… autorità di vertice della Chiesa, al quale anche i poteri secolari piegano le ginocchia tremanti. E’ una SIviglia oscura con cielo cupo del fumo dei roghi e la puzza di bruciato degli autodafè.

Cristo compare inaspettato.. nessun profeta o segno lo ha preannunciato. Di colpo appare. E di colpo senza dire una parola viene riconosciuto. Ma anche il Grande Inquisitore lo riconosce e non esita un attimo a imprigionarlo.

E già a questo punto la mia fantasia da ragazzino volava… e immaginava il film.. che film.. Cristo torna. e la Chiesa incarnata nel supremo potere del Grande Inquisitore lo arresta e lo imprigiona non come semplice nemico, ma come nemico supremo.

Già comprendete che ci troviamo dinanzi a un grande colpo d’ala letterario. Una grande “pensata” e una grande visione, checché se ne pensi poi di tutti gli aspetti relativi al merito di ciò che è scritto.

Cristo irrompe come un fattore non più di desiderato avvento o presenza.. ma come un “pericolo”… un mito da vendere alle folle, ma appunto un mito….. la sua effettiva presenza invece è destabilizzante…

“Che cosa sei venuto a fare?.. Noi non ti vogliamo.. Perchè ssei venuto a distruggere tutto l’edficio che noi abbiamo costruito…?”

Ecco io credo che esistano molti livelli di lettura per quelli che sono i grandi testi della creazione artistica universale.

Riguardo a questo brano ci si può soffermare su una interpretazione su di un piano più strettamente teologico e religioso.

Ma è un’altra l’interpretazione invece che a me affascina e quella che voglio condividere con voi..

Una interpretazione che va oltre lo stesso livello religioso..

Ossia.. vedere questo brano come una grande parabola sulla Libertà…

Il Grande Inquisitore rappresenta il Potere che sottomette la Libertà con ogni mezzo. Rappresenta la via della abdicazione al proprio essere liberi e davvero uomini per trovare la sicurezza che dà la sottomississione….

Dice a Cristo… in sostanza…

“Tu avevi tre strumenti per ottenere il potere assoluto e fare del mondo un paradiso perfettamente organizzato.. IL MISTERO.. IL MIRACOLO.. E L’AUTORITA’….. ma rinunciasti a tutto in nome della Libertà…” (ho reso il passaggio a parole mie).

Diventa allora un passaggio di rara potenza simbolica. E’ questo che lo rende grande. Pensate al riferimeno al pane… “se avessi dato il pane tutti ti avrebbero seguito…”. E per un attimo andate oltre il contesto.. ed estendete la parabola.

E pensateci.. “il pane al posto della libertà”.. Quante volte per la comodità, la sicurezza, la liberazione dalla paura, la stabilità, la soddisfazione di bisogni si è stati pronti a rinunciare alla libertà… E quante volte si è potuto rendere schiavi gli uomini con denaro, cose, promesse di stabilità, benessere e sicurezza.

E quante volte una singola persona si è trovata di fronte alla scelta tra una Libertà piena di pericoli e incertezze e battaglie da portare avanti… e la comoda catena della sottomissione… “avanti firma” sembra dire il Mefistofele del Faust.. “ti daremo tutto.. ma tu dovrai sottometterti….”

Anche gli altri sistemi sono efficaci… IL MIRACOLO.. ossia l’eccezzionale, la manifestazione di un potere fortissimo, fuochi da artificio ed effetti speciali. …. ti stupiremo e tu ti piegherai a noi.

O L’AUTORITA’… davanti a chei è al vertice  disponde di goni possibile mezzo e facile sottomettersi.

Anche se IL PANE… è il potere più grande.

E allora il brano di Dostoevskji diventa emblematico e capace di paralre ben oltre il campo del cristianesimo..

E’ un canto altissimo sulla Libertà e il suo prezzo.

Osservate come il Grande Inquisitore sembra animato dalle migliori intenzioni..

“è per loro che lo facciamo.. è per la gente.. sono piccoli.. sono deboli.. sono bambini.. noi vogliamo il loro vero bene.. non tu…”

Ma qui è un gioco sottilissimo di Dostoevskji.. quale tiranno, inquisitore, autocrate, dittatore… non ha mai creduto, anche consapevolmente autoingannandosi, che ciò che lui (O loro) facevano era rivolto esclusivamente a fin di bene?

Del resto non diceva un vecchio detto.. “La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”?

Il Grande Inquisitore parla, parla, parla… non la finisce più… è un grande retore melodrammatico.. sfoggia le migliori argomentazioni..e quasi piange commuovendosi lui stesso.. è un grande logico… tira fuori una filippica memorabile…

Ma mentre parla la sua inquietudine cresce…

Si aspettava odio o opposizione.. ostilità o ira.. Ma Cristo è una sfinge.. I suoi occhi restano calmi ed enigmatici.. mentre l’agitazione dell’Inquisitore cresce. Avrebbe preferito a quel punto la rabbia, l’ira, una reazione indignata.. un anatema per il tradimento. Ma Cristo non fa una piega..e  addirittura sorride.

Finito il suo discorso il Grande Inquisitore si aspetterebbe di tutto.. ma non nquello che Cristo farà.

Cristo non dice una parola… anche qua, che grande colpo d’ala di Dostoevskji. Cristo dinanzi a un fiume di parole.. non dice una parola. Non ha bisogno di smontare nulla. Di controargomentare. Di scendere nello stesso agone dell’Inquisitore. E’ su un piano totalemnte altro. Non dice nulla… ma si alza.. e lo bacia sulla guancia..

A quel punto il Grande Inquisitore è completamente spiazzato…

E’ lui come un bambino impaurito adesso..tutta la sua inesorabile logica gli si accartoccia dentro..e rinuncia al suo stesso proposito di bruciare Cristo sul rogo..ma apre la porta e grida istericamente….

“Vattene e non venir piu… non venire mai piu… mai piu!”

Ripeto.. se abbiamo la forza di non restare ancoratii su un piano puramente religioso e cristiano.. e sappiamo trasfigurare il testo.. ci troveremo dinanzi a un grandissimo apologo sulla Libertà.

Buona lettura..

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La mia azione si svolge in Spagna, a Siviglia, al tempo piu pauroso dell’inquisizione quando ogni giorno nel paese ardevano i roghi per la gloria di Dio e con grandiosi autodafè si bruciavano gli eretici.

Oh, certo, non è cosi che Egli scenderà, secondo la Sua promessa, alla fine dei tempi, in tutta la gloria celeste, improvviso “come folgore che splende dall’Oriente all’Occidente”. No, Egli volle almeno per un istante visitare i Suoi figli proprio là dove avevano cominciato a crepitar i roghi degli eretici. Nell’immensa Sua misericordia, Egli passa ancora una volta fra gli uomini in quel medesimo aspetto umano col quale era passato per tre anni in mezzo agli uomini quindici secoli addietro. Egli scende verso le “vie roventi” della città meridionale, in cui appunto la vigilia soltanto, in un “grandioso autodafé”, alla presenza del re, della corte, dei cavalieri, dei cardinali e delle piu leggiadre dame di corte, davanti a tutto il popolo di Siviglia, il cardinale grande inquisitore aveva fatto bruciare in una volta, ad majorem Dei gloriam, quasi un centinaio di eretici. Egli è comparso in silenzio, inavvertitamente, ma ecco – cosa strana – tutti Lo riconoscono. Spiegare perché Lo riconoscano, potrebbe esser questo uno dei piu bei passi del poema. Il popolo è attratto verso di Lui da una forza irresistibile, Lo circonda, Gli cresce intorno, Lo segue. Egli passa in mezzo a loro silenzioso, con un dolce sorriso d’infinita compassione. Il sole dell’amore arde nel Suo cuore, i raggi della Luce, del Sapere e della Forza si sprigionano dai Suoi occhi e, inondando gli uomini, ne fanno tremare i cuori in una rispondenza d’amore. Egli tende loro le braccia, li benedice e dal contatto di Lui, e perfino dalle Sue vesti, emana una forza salutare. Ecco che un vecchio, cieco dall’infanzia, grida dalla folla: “Signore, risanami, e io Ti vedrò”, ed ecco che cade dai suoi occhi come una scaglia, e il cieco Lo vede. Il popolo piange e bacia la terra dove Egli passa………………

Il popolo si agita, grida, singhiozza; ed ecco in questo stesso momento passare accanto alla cattedrale, sulla piazza, il cardinale grande inquisitore in persona. È un vecchio quasi novantenne, alto e diritto, dal viso scarno, dagli occhi infossati, ma nei quali, come una scintilla di fuoco, splende ancora una luce……Ha visto tutto… …Aggrotta le sue folte sopracciglia bianche e il suo sguardo brilla di una luce sinistra. Egli allunga un dito e ordina alle sue guardie di afferrarlo. . . . . . .Le guardie conducono il Prigioniero sotto le volte di un angusto e cupo carcere nel vecchio edificio del Santo Uffizio e ve Lo rinchiudono. Passa il giorno, sopravviene la scura, calda, “afosa” notte di Siviglia. L’aria “odora di lauri e di limoni”. In mezzo alla tenebra profonda si apre a un tratto la ferrea porta del carcere, e il grande inquisitore in persona con una fiaccola in mano lentamente si avvicina alla prigione. È solo, la porta si richiude subito alle sue spalle. Egli si ferma sulla soglia e considera a lungo, per uno o due minuti, il volto di Lui. Infine si accosta in silenzio, posa la fiaccola sulla tavola e Gli dice:

“Sei Tu, sei Tu?” – Ma, non ricevendo risposta, aggiunge rapidamente: – “Non rispondere, taci. E che potresti dire? So troppo bene quel che puoi dire. Del resto, non hai il diritto di aggiunger nulla a quello che Tu già dicesti una volta. Perché sei venuto a disturbarci? Sei infatti venuto a disturbarci, lo sai anche Tu. Ma sai che cosa succederà domani? lo non so chi Tu sia, e non voglio sapere se Tu sia Lui o soltanto una Sua apparenza, ma domani stesso io Ti condannerò e Ti farò ardere sul rogo, come il peggiore degli eretici, e quello stesso popolo che oggi baciava i Tuoi piedi si slancerà domani, a un mio cenno, ad attizzare il Tuo rogo, lo sai? Si, forse Tu lo sai”, – aggiunse, profondamente pensoso, senza staccare per un attimo lo sguardo dal suo Prigioniero.

Non dicevi Tu allora spesso: “Voglio rendervi liberi?”. Ebbene, adesso Tu li ha veduti, questi uomini “liberi”, – aggiunge il vecchio con un pensoso sorriso. – Si, questa faccenda ci è costata cara, – continua, guardandolo severo, – ma noi l’abbiamo finalmente condotta a termine, in nome Tuo. Per quindici secoli ci siamo tormentati con questa libertà, ma adesso l’opera è compiuta e saldamente compiuta. Non credi che sia saldamente compiuta? Tu mi guardi con dolcezza e non mi degni neppure della Tua indignazione? Ma sappi che adesso, proprio oggi, questi uomini sono piu che mai convinti di essere perfettamente liberi, e tuttavia ci hanno essi stessi recato la propria libertà, e l’hanno deposta umilmente ai nostri piedi. Questo siamo stati noi ad ottenerlo, ma è questo che Tu desideravi, è una simile libertà?”.

- lo tomo a non comprendere, – interruppe Aljòsa, – egli fa dell’ironia, scherza?

- Niente affatto. Egli fa un merito a sé ed ai suoi precisamente di avere infine soppresso la libertà e di averlo fatto per rendere felici gli uomini. “Ora infatti per la prima volta (egli parla, naturalmente, dell’inquisizione) è diventato possibile pensare alla felicità umana. L’uomo fu creato ribelle; possono forse dei ribelli essere felici? Tu eri stato avvertito, – Gli dice, – avvertimenti e consigli non Ti erano mancati, ma Tu non ascoltasti gli avvertimenti. Tu ricusasti l’unica via per la quale si potevano render felici gli uomini, ma per fortuna, andandotene, rimettesti la cosa nelle nostre mani. Tu ci hai promesso, Tu ci hai con la Tua parola confermato, Tu ci hai dato il diritto di legare e di slegare, e certo non puoi ora nemmeno pensare a ritoglierci questo diritto. Perché dunque sei venuto? Sai Tu che passeranno i secoli e l’umanità proclamerà per bocca della sua sapienza e della sua scienza che non esiste il delitto, e quindi nemmeno il peccato, ma che ci sono soltanto degli affamati? “Nutrili e poi chiedi loro la virtù!”. Oh, mai, mai essi potrebbero sfamarsi senza di noi! Nessuna scienza darà loro il pane, finché rimarranno liberi, ma essi finiranno per deporre la loro libertà ai nostri piedi e per dirci: “Riduceteci piuttosto in schiavitù ma sfamateci!”. Comprenderanno infme essi stessi che libertà e pane terreno a discrezione per tutti sono fra loro inconciliabili, giacché mai, mai essi sapranno ripartirlo fra loro! Si convinceranno pure che non potranno mai nemmeno esser liberi, perché sono deboli, viziosi, inetti e ribelli.

…Essi sono viziosi e ribelli, ma finiranno per diventar docili. Essi ci ammireranno e ci terranno in conto di dèi per avere acconsentito, mettendoci alla loro testa, ad assumerci il carico di quella libertà che li aveva sbigottiti e a dominare su loro, tanta paura avranno infine di esser liberi! Ma noi diremo che obbediamo a Te e che dominiamo in nome Tuo. Li inganneremo di nuovo, perché allora non Ti lasceremo piu avvicinare a noi. E in quest’inganno starà la nostra sofferenza, poiché saremo costretti a mentire. Ecco ciò che significa quella domanda che Ti fu fatta nel deserto, ed ecco ciò che Tu ricusasti in nome della libertà, da Te collocata più in alto di tutto. In quella domanda tuttavia si racchiudeva- un grande segreto di questo mondo. Acconsentendo al miracolo dei pani, Tu avresti dato una risposta all’universale ed eterna ansia umana, dell’uomo singolo come dell’intera umanità: “Davanti a chi inchinarsi?”. Non c’è per l’uomo rimasto libero piu assidua e piu tormento sa cura di quella di cercare un essere dinanzi a cui inchinarsi. Ma l’uomo cerca di inchinarsi a ciò che già è incontestabile, tanto incontestabile, che tutti gli uomini ad un tempo siano disposti a venerarlo universalmente. Perché la preoccupazione di queste misere creature non è soltanto di trovare un essere a cui questo o quell’uomo si inchini, ma di trovarne uno tale che tutti credano in lui e lo adorino, e precisamente tutti insieme.

E questo bisogno di comunione nell’adorazione è anche il più grande tormento di ogni singolo, come dell’intera umanità, fin dal principio dei secoli. È per ottenere quest’ adorazione universale che si sono con la spada sterminati a vicenda. Essi hanno creato degli dèi e si sono sfidati l’un l’altro: “Abbandonate i vostri dèi e venite ad adorare i nostri, se no guai a voi e ai vostri dèi!”. E cosi sarà fino alla fine del mondo, anche quando gli dèi saranno scomparsi dalla terra: non importa, cadranno allora in ginocchio davanti agli idoli. Tu conoscevi, Tu non potevi non conoscere questo fondamentale segreto della natura umana, ma Tu rifiutasti l’unica irrefragabile bandiera che Ti si offrisse per indurre tutti a inchinarsi senza discussione dinanzi a Te;.………Tu volesti il libero amore dell’uomo, perché Ti seguisse liberamente, attratto e conquistato da Te. In luogo di seguire la salda legge antica, l’uomo doveva per l’avvenire decidere da sé liberamente, che cosa fosse bene che cosa fosse male, avendo dinanzi come guida la sola Tua immagine; ma non avevi Tu pensato che, se lo si fosse oppresso con un cosi terribile fardello come la libertà di scelta, egli avrebbe finito per respingere e contestare perfino la Tua immagine e la Tua verità?………Sappi che io non Ti temo. Sappi che anch’io fui nel deserto, che anch’io mi nutrivo di cavallette e di radici, che anch’io benedicevo la libertà di cui Tu letificasti gli uomini, che anch’io mi ero preparato ad entrare nel numero dei Tuoi eletti, nel numero dei potenti e dei forti, con la brama di “completare il numero”. Ma mi ricredetti e non volli servire la causa della follia. Tornai indietro e mi unii alla schiera di quelli che hanno corretto l’opera Tua. Lasciai gli orgogliosi e tornai agli umili per la felicità di questi umili. Ciò che Ti dico si compirà e sorgerà il regno nostro. Ti ripeto che domani stesso Tu vedrai questo docile gregge gettarsi al primo mio cenno ad attizzare i carboni ardenti del rogo sul quale Ti brucerò per essere venuto a disturbarci. Perché se qualcuno piu di tutti ha meritato il nostro rogo, sei Tu. Domani Ti arderò. Dixi”.

Ivàn, si fermò. Egli si era accalorato e aveva parlato con fervore; quando poi ebbe finito, fece improvvisamente un sorriso.

Aljòsa, che l’aveva sempre ascoltato in silenzio e verso la fine, in preda a straordinaria agitazione, molte volte aveva voluto interrompere il discorso del fratello, ma si era visibilmente trattenuto, si mise d’un tratto a parlare, come scattando:

- Ma… è un assurdo! – esclamò, arrossendo. – Il tuo poema è l’elogio di Gesu e non la condanna… come tu volevi.

E come termina il tuo poema?……….

- lo volevo finirlo cosi: l’inquisitore, dopo aver taciuto, aspetta per qualche tempo che il suo Prigioniero gli risponda. Il Suo silenzio gli pesa. Ha visto che il Prigioniero l’ha sempre ascoltato, fissandolo negli occhi col suo sguardo calmo e penetrante e non volendo evidentemente obiettar nulla. Il vecchio vorrebbe che dicesse qualcosa, sia pure di amaro, di terribile. Ma Egli tutt’a un tratto si avvicina al vecchio in silenzio e lo bacia piano sulle esangui labbra novantenni. Ed ecco tutta la Sua risposta. Il vecchio sussulta. Gli angoli delle labbra hanno avuto un fremito; egli va verso la porta, la spalanca e Gli dice: “Vattene e non venir piu… non venire mai piu… mai piu!”. E Lo lascia andare per “le vie oscure della città”. Il Prigioniero si allontana.

- E il vecchio?

- Il bacio gli arde nel cuore, ma il vecchio persiste nella sua idea.

F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, Milano, 1979, voI. I, pagg. 263 e 282

 

 

 

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Sul sentiero della Gloria

by Duncan on dic.24, 2010, under Ispirazione, Misticismo, Poesia, Resistenza umana, Simbolo

 
Una volta respiravi a fatica,
ti aggrappavi al muro e soffiavi fuori l’aria,
e ti ingozzavi di cibo, e ti masturbavi col turbo..
ricordi quei giorni?
Una volta la malattia era a strati,
strato dopo strato invadeva l’anima…
e colpo dopo colpo ingoiavi la rabbia,
ricordi quei giorni?
E né mani, né piedi, né occhi…
l’ombra dello scorpione, fruste sottili, fruste a rigare a sangue,
l’orgoglio degli sfigati, parti mediocri,
assalti mediocri spacciati, e appena atomi di respiro
ricordi quei giorni?
e quando irrompeva la vita.. provavi a correre, per non perdere quel
calore
che sembrava svegliarti…
prima che scendesse ancora la notte,
ricordi quei giorni?
I demoni avevano campo libero,
e tu eri solo un Pagliaccio, un fantoccio, un coniglio bagnato..
ma tu eri già lì…. no?
nessuno è mai solo…
nessuno è perduto…
non credete agli idoli bastardi,
ai simulacri di morte,
non date nome al Mistero,
alla Bellezza che pulsa tra le braci,
al Canto intonato tra gli incendi,
non credete alle Musiche Sinistre,
alle cappe nere come il petrolio,
alla morte delle sirene troie,
nessuno è smarrito sui vetri spezzati..
sulle palle di neve ad Est della Gloria…
dietro i nomi delle Bestie,
negli ingorghi del veleno,
nel tuo Moloch tascabile…
nella merda che ti affoga…
tu eri già lì…
non aveva nome il Mistero…
ti segue per  passi e passi..
Nessun serpente potrà toccarti,
mentre il cielo cade in frantumi
e il silenzio si dissipa,
e gli atomi non sono che polvere..
sul Sentiero della Gloria
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Oltre la Tavola dei Clientes

by Duncan on dic.12, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Cambiare seguendo il Cuore è come il seme che diventa quercia, la crescita che in te costringe a diventare te stessa o te stesso. Cambiare perché si crede fortemente a qualcosa, o perché non si può fare a meno di vivere in un certo modo.. è non smettere mai di dare altri frutti, non diventare mai un tronco sterile, ma carico, carico.. di una vita che si rinnova.

Cambiare invece solo per denaro, potere, convenienza… è tradimento…

Svendee se stessi, i propri sogni.. e anche chi si ha più caro per potere ottenere vantaggi,  nicchie e cunicoli di lusso presso le tane dei potenti…è prostituzione.

C’è una Grande Tavola…

In questa Tavola al vertice c’è il Principe.. vicini a lui.. i feudatari.. più lontano i CLIENTES…

Appena fuori dalla Tavola.. per terra i Servi.. sui Servi cadono le briciole.. Di tanto in tanto il Principe fa fuori qualcuno dei Clientes e “promuove” qualcuno dei Servi tra i Clientes… quei Servi aspiravano ardentemente ad essere cooptati.. e alla fine qualcuno di loro fa il Salto..

e riceve coccarda e bavaglino.. promosso a Cane di Lusso…

Ma nessuno lì è libero…

Hai privilegi.. ma non diritti.. sei un cliente.. un mantenuto.. un parassita..

non un Uomo….

Nessuno è libero.. anche i feudatari.. persino il Principe è schiavo del suo Gioco e del suo Ruolo.

E poi c’è un’altra Tavola.. che ci portiamo dentro nell”’anima da Generazioni.. che alcuni hanno sempre portato con sé..

La Tavola di chi non è Clientes.. e non gliene importa una cippa di diventarlo.. di chi non sta a fare anticamera per anni come galoppino, claque o leccasedere per finalelmente essere elevato a cane di lusso.. e poi magari.. un girono feudatario e mercante dis chiavi..

C’è un’altra Tavola.. che non si vede spesso.. che è un pò clandestina.. ma esiste… esistono coloro che la portano dentro.. che non la tradiscono..

La Tavola di chi non vuole un ruolo o un posticino alla Tavola del  Principe.. ma lo manda semplicemente a farsi f… non implora.. non vuole gioghi e frustini.. ha altri modi per eccitarsi che la sadomaso sottomissione…

La Tavola di chi non vuole campare come un parassita… di chi se ne sbatte di una vita di privilegi.. ma vuole una vita di Valore..

Di chi non è mantenuto….

ma è libero..

La Tavola degli Uomini Liberi..

Dove chi ha un Potere lo ha solo per Servire…

E io li vedo.. “vi” vedo.. scintille perse nella nebbie..

anime belle col sorriso infinito..

occhi grandi come il mare….

mi piace pensare di riconoscevi quando vi incontro..

che in qualche modo possiamo capirci, anche in tutte le nostre diversità..

che potremmo spartirci vini e pomodori.. per il solo piacere di farlo..

per il solo piacere di condividere..

E che potreste mostrami la faccia bella della Luna…

come si mostra un mistero appena sfocato, prima ancora che il giorno si ingravidi e poi esca, esca ancora..

Mi piace sapere che c’è sempre un falò dove puoi fermarti a raccontare storie bere una birra, e incontrare..

Mi piace sentire che c’è altro, c’è maledettamente altro…

Come quei banchi di scuola con su scritto.. Torneremo..

ma dove?.. ma quando?…

La Tavola degli Uomini liberi… le storie non dimenticate.. l’amore che cresce sugli alberi..

Seppure in incognito, il sangue non mente..

la storia neppure.. i lividi mai..

Ti vedo già a preparare tagliare il pane… altri portano la pasta.. qualcuno versa il vino..

Il resto è illusione…

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E ti perdi ancora Spirito mio

by Duncan on ago.02, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana

prigione

Vi lascio a queste parole. E poco amo soverchiare di altri pensieri e visioni, quello che già vive da sè,  in pienezza e grazia. Rinchiusi a doppia mannaia, dalle profondità di  una prigione, con le catene sul collo e sugli anni.. grida la voce dell’amore. Si alzano le tue mani da dentro le sbarre e il tuo cuore ti porta lontano, oltre le catacombe.
Leggevo questa lettera. Raramente ho incontrato una tale “spinta” tra tante persone a piede libero.Ogni passaggio è da gustare e godere fin nelle ultime fibre, con quella carezza di anima che si mischia al dolore, vincendolo, almeno una volta, perché vi sia forza quando non c’è più niente. Perché proprio quando sei caduto, a volte provi quello che non hai mai provato prima.
Perchè..”Io non amo chi non è mai caduto”.
E c’è una frase, una frase di questa lettera che viene dal carcere che voglio citare. Una frase che è molto, molto di più di quello che può sembrare. Che risuona tra le pieghe delle mia storia, tra i cunicoli di volti che bruciano nella memoria, tra le dite spezzate nella neve, e i sogni incommensurabili della Speranza.

“l’uomo non si misura dalla posizione che assume nei momenti di convenienza ma da quella che assume nel cimento”.

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Di: Ridha Chtorou [carcere di Sollicciano]

Il mio vero sogno è che l’essenza del vero amore potrà germogliare anche dietro questi muri, non lo dico per dire ma perché lo spero e l’imploro. Non so come fate ad ignorare che non c’è profeta nella lunga storia della terra che non ha reso giustizia all’amore in qualunque forma che possiamo immaginare.
Sappiate che l’amore è tormento e gioia, è lacrime e riso, è gioco di arcobaleno, è dubbio e certezza, che l’amore è più della poesia, più di ogni cosa.
Che possiamo amarci senza mai dire una parola, senza evitarci i sarcasmi della vita e ricordatevi che l’amore era ed è più antico dell’uomo e che già vibrava di mistero.
Sogno di questo amore in questo posto infame, in questo posto dove non c’è più un sentimento vivo, dove scopri che si sono portati via il mondo.
E ti chiedi che differenza c’è fra ciò che è stato e ciò che non sarà più, che cosa resta quando non c’è più un dopo perché il dopo è già qui.
In cella chiuso dietro quattro muri viene abolito questo sentimento, colpa della fusione di tante situazioni che determinano la perdita dell’amore e non cerchi di ricostruirlo per non risentire il dolore della perdita. Capita che uno cerca di mettere a fuoco i sogni di essa, ma non ci riesci e ne conserva solo le sensazioni.
Forse è solo un avvertimento d’autodifesa che non si può riaccendere nel cuore che ormai è solo cenere ed è inutile rimpiangere il suo rifugio tanto una parte di te continua e desiderare la fine. È vero che rimane un’unica forma di amore con il mondo esterno, un amore platonico che non ha nulla a vedere con l’opera passata, seppellito sotto un ammasso di ricordi lontani, ed è anche vero che noi espiamo con vergogna il privilegio della vita ma anche d’amore.
In ultimo voglio insistere su un fatto, anzi una verità, che l’uomo non si misura dalla posizione che assume nei momenti di convenienza ma da quella che assume nel cimento, nella grande crisi e credo che noi siamo i più indicati a dare prova e credito a quello che ho già citato.
Perché quando hai amato hai riconosciuto il senso e valore.
L’amore non è una cosa su cui ci si limita a posare le mani o che si porta indosso, ma è una cosa che si porta dentro e su cui si muore, perciò raccogliete il vostro amore e portatelo lo stesso, avvenga quel che può, ormai non ha più importanza e fidatevi, non sarete mai soli perché il vostro credo in questo dono di dio sarà con voi fino alla consumazione del tempo. Sentirete il rombo del tuono, le onde del supplizio invadervi, cercare di sopraffare la vostra anima, ma nell’oblio dell’oscurità che ha invaso questo posto sarete sollevati al cospetto di dio e udirete una voce che vi dirà che l’amore è bello ed è bello farne parte.

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