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MAGNIFICENZA
by Duncan on ago.30, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Musica, Poesia, video
E venne la Gloria del Bambino,
e venne il tempo delle pale al vento,
e le nostre mani sconfissero il cielo e la morte.
Portavamo in noi tutto il sangue e i sogni,
ci alzammo per una stagione,
oltre i muri, stavamo sospesi, e colorammo il mondo.
E dio quanto scavai nell’anima mia allora.
C’è un legno spezzato nell’ultima spiaggia,
nell’ultima sera con disegni al finestrino,
nell’ultima pagina di un quaderno con le orecchiette.
E venne il tempo di incrociare le falangi,
percorrendo il tuo estuario fui assalito dalla Gloria,
E Venne il tempo dei serpente e dell’allodola,
saprò mille volte adesso quali sono i nomi delle cose,
e se hanno un nome,
se non lo hanno, glielo darò,
anche i porti prendono fuoco,
la Gloria dilaga..
(questa poesia che scrissi tempo fa non è la traduzione della canzone degli U2 di cui ora metto il link, anche se la scrissi mentre la stavo ascoltando)
OGNI COSA E’ ILLUMINATA
by Duncan on apr.24, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Misticismo, Resistenza umana, Simbolo

Tempo fa lessi questo testo. E fu una voragine di sensazioni. Era qualcosa che andava al di là stesso di quello che era scritto, ma penetrava nell’energia appassionata di chi l’ha scritto. Come un rullo di tamburo penetra la notte noi siamo il battito pulsante dei nostri giorni.
E questo battito pretende passione.
Una spessa coltre di cemento soffoca il nostro respiro fino a impedire di abbracciare il fiume della vita. E poi le parole, le mille definizioni, il gioco degli specchi che riflettono il nulla. Ma anche un deserto ha valore se gli si dà un nome, e anche se senza nome diventa Deserto.
Alcuni si mettono su una torre a sognare un mondo di eletti e a vedere il resto come massa animale da disprezzare. Teorie spirituali-politiche arroganti e volgari. Altri dicono che il Sacro è in ogni cosa, come una corrente serpeggiante. Che c’è una bellezza profonda anche dietro le voragini del dolore. Che la nostra stessa materia è permeata di musica.
Questo testo di Jacopo Fo è semplicemente meraviglioso, ma è per chi cala le saracinesche e prova buttarsi dal monte per vedere se “partono” le ali. Per chi invece cerca solo conferme o nemici può essere un pò indigesto.
Siamo imprigionati in clan orgogliosi e autoreferenziali, in un dibattito statico, stanco e morto. In contrapposizioni cadaveriche, in cartellini da timbrare, ruoli ed etichette. E ognuno sceglie il suo Nemico. Perchè ha bisogno di un parodia per dare senso ai prorpi dogmi. E pensieri clericali, ortodossi, dogmatici.. si contrappongono anime stanche, disilluse, che non credono in niente, e nel non credere ne fanno una bandiera e una difesa. Tra idolatrie chiesastiche e disincantamento del mondo Guelfi e Ghibellini si nutrono a vicenda, complici dello stesso inaridimento esperienziale, della stessa mancanza di Orizzonte che li accumuna. A imposizioni sulla vita si oppongono idolatrie della scienza, a visioni di Dio usate come randello il culto della materi inerte e morta e della vita come caso di atomi.
Contrapposizioni forzate, giochi di sette, parole d’ordine e slogan. C’è chi dice che l’amore non esiste perché vendono l’ipocrisia e la violenza edificate sulla parola amore. Si fa lo stesso con tutto ciò che è ricchezza spirituale e trascendenza. Rigettando dogmi, chiese e aristocrazie religiose non fanno poi il passo ulteriore, e restano avvinghiati alle macerie di un laicismo esasperato, di una vita ridotta alla sola e esclusiva dimensione materiale, alla rinuncia al Senso delle cose.
Mi piace il testo di Jacopo Fo non perché è un testi perfetto; ma perchè è una appassionata chiamata allo Stupore per la Bellezza del Mondo. Perché è la testa che esce del sacco e si riappropria delle parole e dell’Incanto, dell’Oltrepassamento. C’è un Valore più alto nelle cose. C’è se vuoi vederlo. Se scegli di crederci. Se scegli di aprirti ad esso.
E non mi importa se lo chiami Dio o se non lo chiami in nessun modo. E non mi importa da dove vieni, che radici hai, che vestiti porti e che strade prenderai ogni volta che sorge il sole. Non mi importa se non ti capirò mai.
Lo senti quando l’amore ti possiede, o quando sei divorato dal dolore. Piegato in due e buttato nel fango, col sangue che cade dal naso sarai ancora più innamorato che mai. In ogni parabola del vento,
nei segreti abbracci che vendicano la notte, nelle corse senza respiro lo senti. In ogni cancello a tripla chiave, nei sotterrani e nei lager, in ogni atomo del dolore lo senti.
Negli occhi che ti spalancano il cuore lo vedi.
E non c’è nulla che sia veramente indegno o perduto. Nessuna vita che sia da buttare e che non abbia valore. Anche il più piccolo, smarrito, ferito degli esseri umani brilla di infinito splendore.
E’ in tutto ciò che ci fa rialzare e resistere quando tutto sembra perduto.
Volete chiamarlo Dio?
Quali nomi volete usare?
Volete abolire ogni nome?
Lo senti nel tuo corpo nudo nel momento dell’orgasmo?
Sentinella, a che punto è la notte?
Da qualche parte.. qualcuno ha scritto.. OGNI COSA E’ ILLUMINATA.
PS: vi lascio al testo di Jacopo Fo, ma lo premetto con una citazione di una delle parti migliori di esso..
“Friedl Dikers-Brandeis era internata nel campo di
sterminio di Therensiestadt e lì riuscì a convincere
il direttore a lasciarle tenere dei corsi di pittura
per i bambini prigionieri. Lei morì in quel lager. Ma
era riuscita a infondere la passione per l’arte a quei
bambini prima che venissero uccisi. Alcuni suoi
allievi sopravvissero e due bimbe divennero poi grandi
pittrici.
Prima di morire lei scrisse:
“Oggi una sola cosa mi sembra importante: risvegliare
il desiderio verso il lavoro creativo, renderlo
un’abitudine e insegnare a superare le difficoltà, che
sono nulla a paragone di questo obiettivo per il quale
si lotta.”
Io non posso non vedere nell’esperienza di questa
donna l’esistenza di qualche cosa di misterioso e
sublime e tremendamente positivo che permea la realtà
in ogni suo possibile frammento. E dà la forza ai
granelli di sabbia di resistere integri alla crudeltà
del mondo.
Perché se non ci fosse questo Sacro in ogni atomo del
tuo corpo non potresti spingere la tua anima oltre i
limiti del dolore.”
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ti vorrei chiedere di realizzare un piccolo
esperimento. Prova a immaginare che non siano mai
esistiti preti barbosi, chiese, crociate, papi e
inquisizione.
Prova a guardare la questione senza la paranoia delle
Wanna Marchi e dei santoni col Rolex.
Guarda semplicemente la tua vita.
Non ci vedi la magia scorrere a fiumi?
Per magia non intendo superpoteri esp ciupa ciupa
paranormali e iniziazioni tantriche. Intendo solo e
unicamente quel sale della vita, quella magia del
semplice, dell’imprevisto, di un sorriso, di una
coincidenza.
Se tu hai amato non puoi non esserti stupita della
fragranza delle sensazioni d’amore. Della infinita
perfezione della sensazione delle dita che si toccano
seguendo un ritmo che risuona nelle ere.
Se tu ti sei commossa davanti a un’opera d’arte non
puoi non aver percepito che la qualità che pervade
l’emozione artistica ha dentro di sé una misura, un
profumo, che trascende la banalità di un mondo fatto
solo di meccanismi chimici.
E’ Magia.
Magia pura.
Tutto è magia pura. Non esiste nient’altro.
Io NON credo a un Dio incarnato, a una entità pensante
nel senso umano del termine.
Io semplicemente osservo che esiste una qualità negli
eventi e nella materia che è assolutamente divina e
magica.
E’ un discorso che nega in blocco tutte le religioni e
le ritualità.
Io non vedo in questo mondo solo il roteare degli
atomi.
Io vedo in ogni mio giorno di vita che questa
esperienza di essere qui mi apre alla possibilità di
sperimentare meraviglie.
Vedo un mondo governato dalle emozioni e dalla
bellezza. Un mondo che cresce e si diversifica
seguendo incredibili vie e dando forma a creature e
eventi fantastici.
Il mondo è nella merda perché la gente è passiva, non
vive. Se il popolo fosse disposto a emozionarsi,
ragionare, agire, potrebbe cambiare il mondo in una
settimana. La fonte della passività umana è proprio
l’assenza del senso del sacro.
Abbiamo bisogno di affermare un nuovo umanesimo
razionalista che si fondi sullo stupore per la vita
come fondamento di una visione che non può accettare
che 10 milioni di vite ogni anno vengano recise dalla
fame.
Questa società assassina e folle, inquinata e
puzzolente, che mangia cibo spazzatura e scopa poco e
male, questa società volgare, sessuofoba e
pornografica drogata di shopping e di ansiolitici,
alcolizzata e cocainomane non ha rimorsi, non
inorridisce davanti all’enormità dell’orrore perchè è
totalmente sprovvista del senso della sacralità del
mondo.
Non ha rispetto.
Proprio perchè non vede nlla oltre ai corpi e ai
sassi.
Ma non è stata capace di uccidere Dio lo ha solo
trasformato in un regista di reality show.
La vita è ridotta a un cumulo di cause e effetti,
acquisti e drammi senza né capo né coda. Non c’è un
disegno divino, una missione individuale, un dovere
sociale, un’aspirazione superiore. Non c’è niente
altro che denaro e vantaggi spiccioli.
E questo deserto filosofico e emotivo è il blocco che
impedisce agli umani di esaltarsi per il solo fatto di
esistere, emozionarsi per i tramonti, prendere la vita
appieno, farla propria, viverla.
E’ questa mancanza di SENSO DELLA VITA a far sì che la
gente non abbia dignità, non si ribelli, non sia
solidale, innamorata, artistica.
Una razza di suicidati spirituali che non hanno il
coraggio di pensare a quando la loro vita finirà (di
certe cose non si parla mai, è maleducazione come
grattarsi e sbadigliare).
Una società di pazzi che fingono di essere immortali
guardando ogni giorno l’agonia di 100 morti ammazzati
in tv.
Allora io lancio il mio sasso.
Il concetto dell’esistenza di Dio spogliato da
religione, peccato e gerarchia.
E mentre ne parlo mi rendo conto che è vero.
Che per anni mi sono negato la possibilità di usare
certe parole perché erano state rapite e violate dai
preti e dagli inquisitori.
E mi accorgo che per la mia mente QUESTO NUOVO
concetto di Dio è un balsamo perché mi permette di
dare un nome, un posto nel mio vocabolario a quanto le
religioni hanno negato da secoli: l’esistenza di una
qualità libera e gioiosa dentro le cose.
E dico Dio ridendo, perché è assurdo parlare di Dio.
E dico Dio ridendo perché solo nel ridere
incontrollato è possibile entrare in comunicazione con
il vuoto mentale che è Dio dentro di noi (solo la
mente che muore dal ridere comprende la grandezza del
concetto di Dio. Se dici Dio con la faccia seria stai
parlando di un’altra cosa).
Dico Dio Orgasmo, perché oltre che durante la risata
anche durante l’orgasmo (lo dicevano le religioni
matriarcali) entri in comunione con la Dea, quando
perdi il controllo della mente razionale mentre il
piacere, il languore e l’emozione dell’orgasmo ti
travolgono.
Dico Dio Blasfemo, un Dio che si diverte oscenamente
donando apparati sessuali pruriginosi ai censori. Un
Dio che sghignazza guardando le loro anime.
Io affermo che voglio giocare al gioco che si chiama
“Dio esiste e si diverte a mandare in culo i piani dei
malvagi”. E ogni giorno apro i giornali e mi diverto a
cercare di scoprire dove il Grande Frattale Burlone si
è divertito a creare danni primari ai bari di
professione.
Mi piace guardare il mondo e vederci dentro la
bellezza, scolpita in ogni atomo.
Certamente dovrò affrontare prove dure durante la mia
vita. Ma se Dio vorrà potrò continuare a condividere
la bellezza del mondo.
Questo è credere in Dio? Non lo so.
In realtà non mi interessa cosa sia.
E’ qualche cosa che è nella mia mente e che vedo
intorno a me.
E cito quel che ho scritto altrove:
Friedl Dikers-Brandeis era internata nel campo di
sterminio di Therensiestadt e lì riuscì a convincere
il direttore a lasciarle tenere dei corsi di pittura
per i bambini prigionieri. Lei morì in quel lager. Ma
era riuscita a infondere la passione per l’arte a quei
bambini prima che venissero uccisi. Alcuni suoi
allievi sopravvissero e due bimbe divennero poi grandi
pittrici.
Prima di morire lei scrisse:
“Oggi una sola cosa mi sembra importante: risvegliare
il desiderio verso il lavoro creativo, renderlo
un’abitudine e insegnare a superare le difficoltà, che
sono nulla a paragone di questo obiettivo per il quale
si lotta.”
Io non posso non vedere nell’esperienza di questa
donna l’esistenza di qualche cosa di misterioso e
sublime e tremendamente positivo che permea la realtà
in ogni suo possibile frammento. E dà la forza ai
granelli di sabbia di resistere integri alla crudeltà
del mondo.
Perché se non ci fosse questo Sacro in ogni atomo del
tuo corpo non potresti spingere la tua anima oltre i
limiti del dolore.
Io sono contrario al dolore. Lo odio. Il dolore
distrugge. Ma osservo che persino il dolore ha almeno
un aspetto positivo: nulla come la capacità umana di
resistere al dolore e continuare a sperare e lottare
dimostra, in modo egualmente chiaro, l’esistenza
misteriosa di una divinità che permea tutto.
Chi ha sofferto sa che esiste un momento nel quale non
hai più nulla, non sei più nulla. Non esisti più, il
dolore ti ha ridotto a pura materia morta.
Eppure, anche allora, Dio solo sa come, ti trovi
ancora ad avere la forza di essere.
E magari di pensare a qualche cosa di perfetto come il
profumo dei fiori. O un dipinto.
Questo è Dio.
La Dea.
La Forza del mondo.
Non fa miracoli, non manda figli, né profeti, né
Maestri, né Messia.
Non è interessata in nessun modo alle tue preferenze
sessuali, politiche, religiose.
Esiste su un altro piano. E’ il mistero buono del
mondo.
La struttura stessa delle particelle sub atomiche è
basata su un semplice meccanismo che sottintende
un’attrazione verso nuove combinazioni e privilegia i
salti evolutivi.
Si tratta dell’idea antichissima dei saggi Taoisti che
lessero nella realtà l’ordine di un sistema binario e
scoprirono che la struttura stessa di questo sistema
era intimamente buona perché “conteneva” le premesse
di un’evoluzione verso livelli superiori di
complessità.
Dio non è un’entità staccata che crea un universo e lo
governa.
Dio è la legge che presuppone la possibilità
dell’universo di esistere.
Dio è la qualità geometrica nascosta nel frattale che
permette, unendo migliaia di segmenti uguali, di
ottenere un’immagine globale enormemente più complessa
(evoluta) rispetto al frattale (mattone) iniziale.
La differenza tra un frattale e un comune mattone e
che con il mattone puoi costruire un mattone composto
da centinaia di mattoni (un parallelepipedo) oppure le
forme più strane, indifferentemente.
Con un frattale invece, grazie unicamente alla sua
forma particolare, non potrai MAi costruire un
frattale più grande, composto da migliaia di pezzi che
riproducono la forma del frattale originale. Il
frattale combinandosi con altri frattali uguali da
vita soltanto a disegni più complessi.
Il cavolfiore è un esempio di frattale. Ogni
pezzettino è un cavolfiore in miniatura. E l’intero lo
ritrovi in ogni parte.
Ma il cavolfiore nel suo complesso appartiene ad
un’altra classe di complessità e diventa un’unica cosa
con le radici e con i centri unificati di controllo
delle funzioni vitali del vegetale. Il cavolfiore nel
suo complesso è molto di più della somma dei suoi
componenti.
Chi è completamente ateo vive in un mondo dove la
somma dei singoli elementi è uguale alla grandezza dei
numeri sommati.
Io vivo in un mondo dove l’intero è sempre superiore
alla somma degli elementi che lo compongono.
Un mondo che tende a creare sinergie, salti quantici,
evoluzioni, coincidenze, analogie, costanti nei
rapporti di grandezza.
Un mondo fantastico dove è possibile soffrire ma
annoiarsi è un crimine.
JACOPO FO
