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Guarito con l’omeopatia – la storia di Igor Casella

by on mar.21, 2016, under Guarigione, Medicina

uomo-vitruviano

Marisa Pontesilli la conobbi alcuni anni fa. Si può dire che fino a quel momento non sapevo assolutamente nulla dell’omeopatia se non vaghissime infarinature. E non è che adesso sia diventato un esperto,ma perlomeno con lei alcuni concetti di fondo mi divennero chiari, come la differenza tra approccio “unicista” e “pluralista”, la legge dei simili, la dinamizzazione, ecc.
Marisa è una di quelle persone che non fanno un lavoro accanto agli altri percorsi della propria vita, ma che fanno del loro lavoro la carne e il sangue della propria vita. Se non sembrasse una espressione troppo vetero-cattolica, potremmo dire che Marisa fa parte di quelle persone che “si immolano” nel proprio lavoro. Ma forse sarebbe ancora meglio dire che hanno trovato, in questa vita, quella dimensione di azione che li fa fiorire in una passione totale, in una dedizione totale. Passione e dedizione totale vuol dire che viene meno nella loro vita il calcolo di chi misura costi e benefici. Non c’è mai stato per Marisa un piano B. Ma una spinta irrefrenabile, una “costrizione” insuperabile, a buttarsi con tutta se stessa nell’omeopatia –che in giovane età le permise di guarire da un tumore- fino a mollare tutto, indebitarsi, e girare per il mondo. E poi creare una scuola, Mirded, e subire rappresaglie e colpi bassi da parte di chi non gradiva e non gradisce che cose del genere esistono.
Per chi vuole leggere l’intervista che feci a Marisa, ecco uno dei link dove potrà trovarla
Oggi invece pubblico l’intervista che ho fatto ad Igor Casella, una di quelle persone che hanno avuto un grandissimo beneficio dall’approccio omeopatico. La risoluzione di una problematica gravosa che, oltre ad ostacolarlo fisicamente, gli aveva ormai tolto pace e serenità. E’ interessante notare come nella “vulgata generale” molti non ricollegherebbero l’omeopatia con la risoluzione di approcci di questo genere. C’è, da parte di molti, una idea molto limitata delle capacità dell’approccio omeopatico. Idea che, direbbe Marisa, non dipende solo da una scarsa conoscenza dell’argomento in questione, ma anche dalla debolezza di approccio di tanti omeopati, i cui non ragguardevoli risultati verrebbero poi,dal senso comune, ascritti a scarsa incisività, soprattutto in caso di gravi problematiche, dell’omeopatia in quanto tale.

Vi lascio alla storia di Ivan.

Quanti anni hai Igor?

39.

Di dove sei e dove abiti?

Sono di Collegno,e abito a Collegno, provincia di Torino.Prima abitavo da solo. Dal dicembre del 2014 mi sono trasferito da mia madre per problemi al bacino, che poi sono quelle problematiche che mi hanno portato da Marisa.

Che lavoro facevi?

Ingegnere, libero professionista. Ora lo faccio ancora perché poi ho ricominciato. Però sono stato fermo quasi un anno. La possibilità di tornare a casa dalla mamma è stata legata da una parte dalla indisponibilità economica legata alla inattività lavorativa. E in parte dall’impossibilità di muovermi da solo a casa.

Racconta di come è sorto il tuo problema?

Allora, il problema è sorto ad agosto 2013. Fondamentalmente è partito con un dolore localizzato nella zona destra all’inguine, e poi è peggiorato nell’arco di poco tempo. Tanto che io ad ottobre-novembre 2013 giravo con le stampelle perché non riuscivo proprio più ad articolare il passo.

Praticamente ti sentivi fisicamente bloccato..

Sì, sì.. parlo spesso del fatto che mi muovevo praticamente come uno sgabello. Nel senso che per camminare, per evitare di sentire dolore, o per contenere quel dolore, nel camminare cercavo di tenere il peso molto fuori dall’asse. Inizialmente a farmi male era solo la destra. Poi ha cominciato a farmi male anche la sinistra. E poi cercavo di camminare con la destra e con la sinistra. Quindi stavo con le gambe molto divaricate.

E naturalmente psicologicamente questo non ti aiutava.

No.. Io comunque continuavo a fare le cose che facevo anche prima. Nella fase iniziale pensavo che il dolore si sarebbe attenuato, che sarebbe tornato tutto a posto. Mi era già capitato in precedenza di sentire fastidio a livello inguinale e cose di questo tipo. Sono quei dolorini che uno si porta dietro e che poi, nel bene o nel male, si risolvono, anche solo dormendoci sopra una notte. Però questo problema specifico non si attenuava ed anzi il dolore continuava ad aumentare, la situazione continuava a peggiorare. Inizialmente ero tranquillo perché il mio medico di base mi aveva diagnosticato una tendinite e mi aveva detto “aspetta che ti passi e la risolvi”. In realtà dopo due tre mesi continuavo a peggiorare. Tutto questo mi metteva un po’ in crisi. Il primo specialista che ho incontrato era un osteopata. La prima cosa che mi chiese, quando andai da lui, è se avessi mai camminato normalmente. Sul momento mi sono fatto una risata, ma mi sono anche detto “accidenti, se lui che vede persone che hanno avuto situazioni come la mia tutti i giorni mi chiede se io abbia mai camminato normalmente, forse la situazione è davvero grave”. Poi, visto che mia sorella è infermiera e lavora in un reparto di ortopedia al San Luigi, le ho chiesto di potere vedere un ortopedico. L’ortopedico è rimasto un po’ spiazzato, perché nel visitarmi non riusciva a trovare una diagnosi che combinasse tutti i miei sintomi. Mi diceva: “mi parli di sintomi che mi farebbero pensare una cosa, ma quando cerco una conferma, non me la dai, non la trovo”. Quindi anche lui, come l’osteopata, era spiazzato. Mi propose di fare nel frattempo tutti gli esami che permettessero di escludere le ipotesi peggiori. Ho fatto gli esami del sangue, le radiografie, ecc.. In ogni caso l’esame che è stato determinante per capire cosa mi stesse succedendo è stato la risonanza magnetica. In seguito alla quale, le diagnosi possibili erano due. Da una parte osteonecrosi; dall’altra algodistrofia. Osteonecrosi avrebbe significato intervenire d’urgenza con l’inserimento di protesi a entrambi i femori. L’algodistrofia è una patologia sfigata, conosciuta da poco più di un centinaio di anni. Sull’algodistrofia non c’è molto da fare. Prima o poi si risolve da sé; però non ci sono cure e non si sa quanto tempo sarà necessario.

Tutto questo non faceva che aumentare la tua inquietudine..

Certo che sì. Soprattutto nell’ipotesi che fosse osteonecrosi. Chi mi fece la risonanza magnetica, mi invitò a ripetere l’esame dopo un mese per vedere l’evolversi della situazione. La prima risonanza la feci in novembre-dicembre 2013. La seconda i primi di gennaio. Da questa seconda risonanza emergeva che il quadro clinico non era peggiorato, ma era –sulla gamba sinistra- un po’ migliorato, anche se si trattava di un miglioramento appena percettibile. Questo però significava che non si trattava di osteonecrosi. La notizia sembrava positiva, perché a quel punto si trattava di algodistrofia e non si trattava che di aspettare. L’ortopedico, comunque, mi disse, che, pur credendo che si trattasse di algodistrofia, voleva provare a sentire il parere di altri medici. Io mi confrontai con il reumatologo del San Luigi, secondo il quale ciò che avevo poteva essere rivelativo della sindrome di Reiter o artrite reattiva. Lui ipotizzava che io avessi una infiammazione localizzata in qualche parte del corpo e che questa infiammazione avesse generato quella forma di artrite a livello del bacino. Dovetti fare un’altra vagonata di esami, dai quali emerse una infezione di poco conto –paragonabile all’influenza- agli organi genitali. Si trattava, mi disse l’urologa, di qualcosa di estremamente blando e di estremamente diffuso; due persone su cinque avrebbero questa infezione. Si trattava semplicemente di farla passare, senza ricorrere ad alcun tipo di antibiotico. Ma il reumatologo invece pensava che che, visto chel’artrite era stata ingenerata da questa infezione, sarebbe stata buona cosa che avessimo curato quell’infezione, per poi curare l’artrite ingenerata da quell’infezione. Dovetti allora assumere degli antibiotici per quell’infezione e poi inizia un trattamento con il reumaflex, un farmaco utilizzato, appunto per curare l’artrite. Nel frattempo continuavo a tenere monitorati i valori del sangue. Tutto questo fino ad agosto 2014. Nel mese di agosto mia zia mi parlò di un ortopedico delle Molinette che mi avrebbe potuto proporre una cura studiata per l’algodistrofia. Questa cura consistette in quattro infusioni fatte nell’arco di due settimane. Quattro giorni di day hospital alle Molinette. Arrivati a settembre non registravo ancora miglioramenti. Continuavo a muovermi con le stampelle. Era un movimento a pendolo, nel senso che facevo il passo prima con le stampelle e poi con le due gambe che seguivano. Il reumatologo del San Luigi mi propose, a quel punto, un farmaco che non ricordo se era definito “biologico” o “biotecnologico”. E quindi procedetti con questo nuovo farmaco. Nel frattempo io mi stavo convincendo che il problema nascesse dall’alimentazione, per cui stavo cercando qualcuno con cui parlare di questa cosa. Fu proprio nella settimana in cui avevo iniziato ad assumere il nuovo farmaco, che la moglie di un cugino di mia madre, che era a conoscenza della mia situazione, mi disse “guarda, scusami se mi permetto, ma se vuoi io avrei una persona da indicarti e tra l’altro tieni conto che questa persona ha risolto il problema di mia figlia col suo bambino. Questo bambino, fin da pochi mesi dopo che era nato, aveva delle febbri ricorrenti. Abbiamo fatto il giro delle sette chiese, senza concludere nulla. Fino a quando siamo arrivati alla dottoressa Pontesilli, che ha prescritto delle gocce, e con esse le febbri sono sparite. Adesso, a distanza di sei mesi, qualche febbre viene, ma si tratta di qualcosa di fisiologico nella vita di un bambino”. Mia madre mi riportò questa informazione, e decisi di provare con questa dottoressa. Ne parlai con mio padre, che, nel frattempo era giunto alla conclusione di consigliarmi qualcosa di “radicale”; ovvero di procedere con l’operazione per il taglio del femore, e con l’inserimento di protesi. Ma era una ipotesi che non mi entusiasmava molto. Io gli parlai invece di questa Marisa e del fatto che volevo confrontarmi con lei.

E così arrivasti al primo incontro con Marisa..

Sì.. C’è una cosa che non dimenticherò mai del primo incontro con Marisa. Il fatto che, per la prima volta, mi trovai di fronte una persona che considerasse il “tutto”, la “globalità”, anche temporale, di quello che avevo vissuto. Prima di avere quel fastidio a livello inguinale, avevo avuto dolori a livello toracico. Non erano dolori “consueti”. Erano dolori lancinanti. Mi faceva così male il torace che io non riuscivo ad alzarmi dal letto. Dovevo rotolarmi dal letto e poi alzarmi con le braccia. Quando parlavo ai medici di questo “precedente”, mi sentivo dire “va beh.. questo non c’entra niente con quello che hai adesso al bacino”. Ma questa risposta non mi soddisfaceva. Mi dicevo “Magari non c’entra niente.. ma guarda caso prima è arrivato quel problema e, poco dopo, è arrivato quest’altro problema”. Marisa è stata la prima volta in cui una persona –nel momento in cui le ho raccontato di quei problemi toracici e del mio dubbio che fossero collegati con quelli al bacino- mi rispose “eh si.. certo”. Io onestamente ora non mi ricordo se poi mi spiegò concretamente perché disse quel “eh, si certo”. Se mi fece capire su cosa basasse il ragionamento che la portava a fare quella esclamazione. Probabilmente sì. Comunque, al sentire quel “sì certo”, mi sono detto “finalmente abbiamo trovato qualcuno che riesce a vedere il problema nella sua complessità”.

A quel punto intraprendesti una cura omeopatica..

Sì.. le cose sono andate così. Cominciai a prendere un rimedio omeopatico che prendo ancora oggi. Inoltre lei mi diede un compito biologico. Mi aveva chiesto di scrivere la mia storia, la storia dei miei genitori, dei genitori dei miei genitori, dei nonni dei mie genitori; naturalmente, sempre in base a quanto ricordassi. Voglio darti un altro aneddoto del primo incontro avuto con Marisa. Durante la visita, mio padre disse “ah, fermiamo tutte le cure farmacologiche classiche, tu adesso ti curi come ti sta dicendo la dottoressa”. A quelle parole io ebbi una reazione fisica di allontanamento dalla scrivania, che Marisa notò subito. Al che disse “no, lui non vuole adesso smettere coi farmaci”. Poi mi guardò negli occhi e aggiunse “noi adesso andiamo avanti con i tuoi farmaci, e con quello che ti prescrivo io. Certo è che se poi gli esami del sangue cominciano a dare dei risultati strani a livello di fegato o altro.. poi ne riparliamo”. In realtà non c’è stato bisogno di riparlarne, perché, a distanza di poco tempo, gli esami del sangue cominciavano in effetti a dare dei valori non positivi a livello del fegato ed il reumatologo del San Luigi mi disse momentaneamente di fermarmi con l’assunzione, in modo da fare rientrare i valori del fegato. Essendo immunosoppressori, il reumatologo mi disse che dovevo ricominciare a prenderli quando stavo globalmente bene; non dovevo avere influenza, mal di testa, niente. Io quindi mi sono fermato con i farmaci classici e ho continuato con quelli che mi aveva dato Marisa. I farmaci classici non li ho più ripresi. Mi ero convinto che non facessero niente, che non avessero alcun effetto positivo. E mi dava fastidio farmi “sforacchiare” la pancia, con quelle iniziazioni a cadenza grossomodo bi settimanale, specie se probabilmente –così ritenevo- non ne derivava alcun impatto positivo. Per non riprendere “approfittai” anche del fatto che in quel periodo ero anche un po’ influenzato. Continuai allora solo col rimedio che mi aveva dato Marisa e, dopo un po’ di tempo cominciai a registrare un miglioramento della situazione del bacino. Quando andai dal reumatologo, lui e la sua assistente erano meravigliati dal miglioramento che avevo avuto; ed erano anche molto contenti. “Però vi devo confessare”.. cominciò a dirgli. “Cosa hai combinato?”, mi chiedono curiosi. E io rispondo “da che io ho interrotto i farmaci che stavo prendendo non ho più ricominciato”. Allora lui, guardandomi, disse “eh beh.. effettivamente non è merito dei farmaci. Però questa cosa io non posso scriverla. Ma va bene così. Non riprendere i farmaci e vai avanti per la tua strada”.

Racconta tutti i vari passaggi…

Inizialmente cominciai a mollare una delle due stampelle, perché riuscivo ad articolare meglio il passo. Il reumatologo, vedendo questo miglioramento ad una visita di controllo, mi disse “guarda, se io non conoscessi la tua storia clinica mi fermerei qua.. ormai stai migliorando.. stai guarendo.. 2 . Nel corso di quella stessa visita mi chiese “ma tu stai prendendo altri farmaci?”. Gli risposi di no, ma aggiunsi che stavo seguendo una terapia omeopatica. Lui non dette molto credito alla cosa.. “ma no.. quelle sono altre cose..”, disse. Io non sono stato lì ad insistere sul valore del percorso che stavo seguendo. Tornai da lui a dicembre, dove mi confermò, oltre ogni ombra di dubbio, che mi considerava guarito.

Ci posso credere visto i risultati che hai avuto..

Un giorno Marisa mi propose di farmi vedere da un suo collega, Claudio Simonelli, kinesiopata. Non ebbi un momento di dubbio. Il giorno dell’appuntamento, lui mi fece sdraiare sul lettino e mi tenne mezz’ora.. un’ora.. con la mano appoggiata un po’ sotto il collo e un po’ sotto il bacino, ma per lo più mi teneva la testa. Io in quel momento pensavo “chissà che cosa sta facendo questo qua”. Però la situazione non era spiacevole; ero sdraiato, e non sentivo male, anzi. Sta di fatto che nel momento in cui io mi alzai dal lettino e appoggiai i piedi a terra, capii che non avevo bisogno di utilizzare la stampella. La sensazione era di mancanza di dolore dove prima invece, facevo proprio fatica ad appoggiare il piede. Tornai a casa con la stampella in mano e da quel giorno non ho più utilizzato le stampelle. Tornai a casa piangendo. Avevo la sensazione che il problema si stesse finalmente risolvendo. Per un periodo tenni le stampelle in macchina per paura. Volevo averle a portata di mano qualora si rimanifestasse il dolore. Ma ad un certo punto mi sono detto “basta.. queste stampelle in macchina non li voglio più vedere..”. Per cui le misi in uno sgabuzzino in casa. E qualche tempo dopo le diedi a mio padre che credo le abbia buttate (ride).

Ho continuato a vedere Claudio a cadenza settimanale. Poi bisettimanale. Finché mi ha detto che quando volevo ci potevamo vedere, ma ormai potevo sostanzialmente andare per la mia strada. Mi aveva dato anche degli esercizi da fare che, sinceramente, faccio.. ma.. non in modo troppo regolare. Riepilogando, devo ammettere che con il rimedio di Marisa e con il trattamento di Claudio ho colto davvero un grande salto di miglioramento terapeutico. E oggi, per carità, non corro ancora, ma rispetto ad un anno fa ne è passata davvero di acqua sotto i ponti.

Una storia davvero emblematica e rivelatrice.. perché problematiche di salute come quella che hai dovuto affrontare tu, sono problematiche che la gente comune non collegherebbe mai all’omeopatia, come approccio terapeutico. Neanche chi apprezza l’omeopatia. Di fronte a un problema come quello che hai avuto tu si consiglierebbe –anche giustamente per certi aspetti- l’osteopata, il chiropratico, ecc. Vicende come questa ci fanno capire che il campo di azione dell’omeopatia può essere più esteso di quello che solitamente si immaginerebbe. Naturalmente dipende anche da come viene attuata una cura omeopatica. L’omeopatia è un mondo dove la capacità, la conoscenza e l’approccio del terapeuta contano enormemente e possono fare una grandissima differenza tra un omeopata e un altro.

Concordo appieno. Anche io penso che non tutti gli operatori omeopatici hanno uno spettro di conoscenza tale da renderli capaci di affrontare le cose come riesce ad affrontarle Marisa e, per quanto riguarda il suo campo, Claudio. Ed è chiaro che, se incontri il terapeuta omeopatico “sbagliato”, e non riscontri risultati positivi, arrivi a credere che tutta l’omeopatia sia “acqua fresca”. Comunque.. io ritengo di avere avuto un culo della Madonna .

Credo che quello che hai vissuto rientra nei doni della vita. Molte volte si rischia, specialmente di fronte a problematiche patologiche di difficile interpretazione, di stare anni a girare in ospedali, a fare esami e controesami, a smarrirsi in labirinti.. fino ad entrare in una dinamica da eterno malato.

Grazie di avere condiviso questa storia Igor.

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Intervista a Marisa Pontesilli- omeopata

by on lug.19, 2013, under Guarigione, Medicina

Marisa Pontesilli è una di quelle persone che vivono una vita coerente.

Mi piacciono queste persone.
Che si innamorano di qualcosa (Marisa dice che l’omeopatia è il suo più grande amore dopo sua figlia), e dopo le sono fedeli, imperterriti per tutti gli anni della propri vita, a costo di sacrifici e rappresaglie.
Chiunque si innamora di qualcosa, vive secondo passione.

Marisa fu curata da un tumore tramite l’omeopatia, e da qui iniziò buttarcisi dentro, una full immersion durata anni.

Lei contesta la pratica omeopatica maggioritaria, quella “pluralista”, dei più rimedi omeopatici, dati contemporaneamente, e considera solo quella “unicistica” – un solo e unico rimedio dato per volta- ovvero l’omeopatia originaria- come l’unica vera omeopatia capace di produrre risultati profondi.

In questa intervista cerchiamo anche di fare emergere alcuni concetti di fondo su ciò che è omeopatia.

Sebbene negli ultimi tempi io stia facendo uno studio specifico sul Metodo Di Bella.. sono sempre stato aperto alla ricchezza del mondo terapeutico non convenzionale, in virtù di tante cose viste e conosciute nel corso degli anni.

Riguardo il testo che oggi leggerete, la questione non è spingere a credere o non credere nell’efficacia terapeutica dell’omeopatia (come di qualsiasi altra cura non convenzionale). Ma l’apertura alla conoscenza di altri mondi… lo stimolo alla curiosità, alla scoperta.. per poi decidere, se si vuole o no sperimentare..anche questi mondi.
Incontri-interviste di questo genere offrono una occasione in più di conoscenza. Poi ognuno valuterà se vuole approfondirla questa conoscenza (in questo caso l’omeopatia) o se vorrà approfondirne e sperimentarne altre.

Il mondo della guarigione è ricco e dovremmo volerlo esplorare senza pregiudizi.
E’ un mondo dove trovi personaggi ambigui certo… ma anche persone che come Marina hanno dedicato ad esso un’intera esistenza.

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-Marisa, quando sei nata e dove?

A Moncalieri, ho 57 anni.

-E adesso dove vivi?

vivo e lavoro a Torino.

-La tua spinta verso certi argomenti, verso certe visioni,l’hai sempre avuta  o si è sviluppata in una fase della tua vita?

Diciamo che si è mano mano sviluppata, ma ha avuto inizio dalla scelta della facoltà universitaria. Giovanissima e con grande spirito di avventura   mi ero indirizzata verso l’’arte e l’archeologia e l’antropologia, soprattutto avevo scoperto tutta una serie di argomentazioni sulla medicina antica che mi sono state utili  per approcciarmi poi all’omeopatia.

-Com’èra  la tua vita negli anni precedenti?

Ero molto predisposta al sociale, al collettivo. Ero già indirizzata verso  gli altri. E poi coltivavo in me essendo stata una figlia adottiva pur conoscendo i genitori biologici, la continua ricerca delle radici, della storia. Ricerca che, poi, ho scoperto era emblematica dei percorsi del mio inconscio, della mia ricerca personale.

-Quindi per prima cosa ti sei iscritta a lettere con indirizzo archeologico antropologico all’università..

Sì.

-E da questo quando è emerso l’interesse verso l’omeopatia.

Quando sono ammalata di tumore. Non ho fatto intervento, non ho fatto che mio. Mi sono affidata ad un omeopata di Torino che al tempo era molto conosciuto. Guarigione in sei mesi, totale. E da quel momento ho dedicato tutto, tutto quello che avevo, a livello anche economico, non solo energetico,per potere comprendere il più possibile l’omeopatia Unicista . Al tempo Università di Omeopatia o Accademie in Italia non esistevano, non solo, nel 1971 è stato chiuso anche l’Ospedale Omeopatico e la farmacia Omeopatica,questo per mancanza di nuove leve e non per mancanza di pazienti,  per cui ho dovuto investire molto denaro ed energie per studiare all’estero. In Italia ormai i corsi di Omeopatia venivano gestiti da case farmaceutiche,  questo a me non interessava, anche perché non insegnavano Omeopatia Unicista mal’Omeopatia francese, più rimedi più costi per il paziente.

-Quanti anni avevi quando questo tumore è emerso?

Avevo 29 anni.

-Ti eri già laureata in precedenza?

Sì, avevo conseguito la prima laurea che avevo 23 anni. Poi,da poco tempo avevano aperto la facoltà di psicologia; e così ho proseguito congli studi di psicologia. Non mi sono mai abilitata perché proprio in quel periodo emerse il tumore. E da lì uno studio, una passione.. che è durata tuttala vita. .

-Naturalmente ti sei chiesta perché questo tumore era emerso..

Certo. Ho capito quale era stato il conflitto alla base del tumore e l’ho risolto insomma; anche se alcune sfumature di questo tumore io le ho portate a galla quando ho fatto i corsi di bioenergia, di psicogenealogia,ecc.  comunque, è anche una scoperta infinita. Lavori con le persone, lavori con il pubblico e non smetti mai di lavorare su te stesso.

-Il tuo conflitto lo comprendesti già durante il trattamento omeopatico quindi..

Sì, durante il trattamento omeopatico, considerando che  per sei mesi ho preso un unico rimedio e non 45, come fanno gran parte delle persone adesso, senza risultati. Ho scelto un omeopata unicista, perché so che l’unicismo lavora anche a livello psicologico,mentale, emozionale. Quindi è stato anche il rimedio a fare ritornare alla mente vecchi  traumi e conflitti lasciati in sospeso, ma vivendoli e guardandoli da spettatrice. Quando prendi un rimedio omeopatico, quando guardi il trauma che avevi rimosso è come se guardassi il film di un’altra persona dall’esterno.

-Che differenza c’è tra l’omeopatia unicista e l’omeopatia che viene spesso praticata?

L’omeopatia praticata in via maggioritaria nel nostro Paese è l’omeopatia cosiddetta “pluralista”, che non è l’omeopatia originaria, che era e rimane unicista. Mentre l’omeopatia unicista prevede l’uso di un solo rimedio per volta, l’omeopatia pluralista ne prescrive tanti, ma non ha la stessa potenza risolutiva dell’omeopatia uni cistica. Ribadisco da sempre chel’omeopatia pluralista cura, ma non guarisce veramente. Questa forma di omeopatia è una creazione del francese Boiron, ed è portata avanti dagli interessi delle aziende farmaceutiche omeopatiche. Ci sono tanti medici che prescrivono omeopatia avendo fatto corsi con  case farmaceutiche, non sapendo neppure dell’esistenza dell’Organon ,la bibbia degli omeopati, dove studi come funziona veramente l’omeopatia.  E poi un altro libro che tutti dovrebbero leggere scritto da  Vithoulkas George “la scienza dell’omeopatia” ; fondatore in  Grecia dell’ Accademia Internazionale di Omeopatia Classica, libro che tutti  i pazienti omeopatici devono leggere.

-Questo omeopata con cui ti curasti che tipo di persona era?

Al tempo era un grande personaggio. Molto umano, molto preparato anche sul piano culturale.  E’stato lui a spronarmi a intraprendere gli studi di omeopatia, avendo io  anche delle basi di psicologia molto serie.Poi, qualcosa è cambiato nel suo atteggiamento. Dal momento che ha visto che  potevo esercitare la professione, fare ricerca, andare avanti, mettermi in contatto con realtà di tutto il mondo,  mi ha fatto guerra.

-Come fu per te l’impatto della cura?

Quando inizialmente un amico mi propose di provare conl’omeopatia, ero un po’ scettica. Dopo la prima visita,  andai subito in una libreria e al tempo spesi un milione di lire per comprare tutti i libri possibili sull’omeopatia …  non potevo permettermi grandi spese in quei tempi. Ma sentivo che dovevo fare così. E’ stato un impatto molto forte. E ha rappresentato l’inizio di un viaggio che mi ha segnato per sempre. Per me l’omeopatia è stata il mio più grande amore dopo mia figlia. Considera che nello stesso periodo mia figlia di  tre anni aveva  sviluppato un pneumatorace per soppressione da varicella con cortisone,non riuscivano più a salvarla, le volevano togliere un polmone…  poi è arrivata sempre la stessa persona, ha alzato la tenda ad ossigeno, le ha messo un rimedio omeopatico in bocca, mia figlia è sfebbrata il giorno dopo, il polmone è ripartito.

-Queste letture  ti convinsero da subito, ti portarono immediatamente a “crederci”?

Sì, l’omeopatia mi convinse subito, proprio perché il primo libro che ho letto fu l’Organon di Hahnemann. Hahnemann è il fondatore dell’omeopatia  uni cistica. In quel libro c’era la spiegazione di come Hahnemann era arrivato a questo. E per me aveva tutto un senso scientifico.

-Immagina adesso di trovarti di fronte persone che nullasanno dell’omeopatia? Quali sono la sua logica e i suoi principi?

Innanzitutto dobbiamo dire due cose su Samuel Hahnemann.  Stiamo parlando della seconda metà dell’ottocento.  Lui era un medico, all’epoca i medici usavano salassi, digiuni; tutta una serie di cose allucinanti. Dopo che gli erano morti per malattia la moglie e quattro degli 11  figli, decise di chiudere lo studio medico dichiarando, “io non riesco a curare nessuno”.
Ma dovendo mantenere gli altri figli, inizia la professione di  traduttore.. dal latino, dal greco,da altre lingue. Un giorno , traducendo la materia medica del Cullen,  si accorge che gli operai che all’epoca lavoravano il chinino, avevano tutti i sintomi della malaria, senza avere la malaria, e da quel momento parte il colpo di genio. Nel senso che.. un rimedio.. una pianta, un minerale, un animale.. lavorato e posto  in tintura,diluito e dinamizzato produrrà i sintomi della malattia senza avere la malattia. A questo punto Hahnemann inizia a preparare chinino molto diluito e a somministrarselo, notando che la tintura produceva sintomi o come viene comunemente detto aggravamento dei sintomi, ma avendo conoscenze di spagiria e alchimia inizia non solo a diluire il prodotto ma a dare delle forti succussioni, a quel punto si è reso conto che il paziente non solo migliorava, ma in alcuni casi guariva.

-Tu intendi dire che lui capì sia che lo stesso prodotto che può generare una malattia, può essere alla base della risoluzione di quella malattia e sia che diminuendo la concentrazione della materia, questa diventa sempre più potente dal punto di vista curativo. Ora tu sai che per molti questa cosa ha una logica, per altri si tratta di un mito, di una favola mai provata.

La facoltà di fisica di Atene ha proprio creato un macchinario che dimostra quanto detto. Questi studi sono stati pubblicati chiaramente in inglese. In Italia non sono mai arrivati se non ne parliamo noi.  In Italia c’è una grande carenza di informazione da questo punto di vista.

-Ma perché, nell’ambito dell’omeopatia classica.. unicista..è quella di un rimedio alla volta?

Tu in quel momento sei un soggetto, un individuo unico,diverso da tutti gli altri, con le sue caratteristiche fisiche, mentali ed emozionali  e solo con un rimedio per volta si potrà fare una perfetta calibrazione sul suo stato energetico globale.Nel momento in cui si sono creati dei problemi sul livello fisico, o a livello emozionale o mentale, quel rimedio ti porterà in una sorta di equilibrio. Il rimedio omeopatico non fa altro che rimettere in equilibrio i tre piani,mentale, emozionale, fisico.

-Ma perché funziona?

Perché sono medicinali di frequenza, e noi tutti abbiamo unritmo e una frequenza, gli stessi nostri organi: il cuore il polmone ecc. .Abbiamo un ritmo cardiaco, respiratorio, polmonare. Abbiamo anche un ritmo nelfare le cose. Se somministro quattro rimedi diversi, con una diluizione moltobassa in cui trovo ancora materia, non solo posso avere un peggioramento, manon risolvo il problema.  Mi curo ma nonguarisco. Sono due cose completamente diverse.

-Come si individua il rimedio omeopatico?

Funziona in base alla sperimentazione. Tra l’altro l’omeopatia unicista è l’unica terapia al mondo che fa sperimentazione sull’uomo sano. Preparo una diluzione alla 30 CH, di un minerale, di un animale di un… estratto dalla malattia, quindi diluisco e dinamizzo la sostanza 30 volte ma ad ogni passaggio effettuerò 100 succussioni (centesimale Hannemanniana,vuol dire questo il CH riportato sulla confezione dei rimedi ). somministro tre volte al giorno per quindici giorni ad un gruppo di persone sane, senza essere sottoposti a farmaci e che non hanno avuto gravi patologie duecento, nell’arco di qualche giorno, i soggetti detti sperimentatori, daranno sintomi emozionali,fisici e mentali, ma senza la malattia.

-Se dovessi spiegare ad una persona semplice cos’è la dinamizzazione o succussione.

Uso una goccia della tintura madre del prodotto che ho preparato, Prendo –facendo numeri ipotetici- una goccia di quella tintura madre e le matterò in un flacone dove ci sono novantanove gocce d’acqua o alcol.  E darò cento succussioni, cento colpi.. chiaramente i laboratori hanno dei  bracci meccanici, con una piega di  novanta gradi. Il braccio deve colpire con quell’angolazione di novanta gradi. Se invece lo facon un’angolazione maggiore o minore il rimedio non ha la stessa frequenza. Hanemann addirittura diceva che più il braccio con cui dai la successione èl ungo, più il rimedio acquista potenza. Infatti lui addirittura volgeva il flacone nelle “vanghe” dei contadini.

-Quindi fammi capire, si mette una goccia di tintura madre insieme ad altre cento gocce di alcol…

Sì. E dopo aver effettuato 100 colpi al flacone ho la 1ch..che vuol dire centesimale “hahnemanniana”.

-Quindi una volta messa questa goccia in mezzo ad altre novantanove gocce di alcool..

A quel punto io estraggo da questo preparato un’altra goccia da mettere in un altro flacone, aggiungo altre novantanove gocce di acqua,faccio altre cento successioni, e ho la 2 ch. Hahnemann arrivava fino alla 30ch in questo modo.

-Ovvero questo processo viene portato avanti fino a 30 volte di seguito?

Esatto. La sperimentazione ancora oggi nel mondo si fa conla 30 ch.

-Tu capisci come questo è rivoluzionario rispetto ad ogni logica quantitativa astratta. Perché una cosa ridotta all’infinitesimo,diventerebbe più potente.

La fisica quantistica ne ha dato prova e conferma. Varie sperimentazioni. Ma anche la natura stessa ci dà prove e conferme. E’ la materia che dà la pesantezza, è la materia che costringe.. ma questo in tutte le filosofie, in tutte le religioni.. liberando la luce e l’energia al’interno della materia, ho dei risultati.

-Ci stiamo avvicinando ad un concetto che può in qualche modo essere capito anche da chi non ha approfondito la materia.. Tu stai dicendo che dinamizzando sempre di più, è come se la scintilla vitale di una materia, di un prodotto, di una sostanza, si libera con più potenza. Ho capito bene?

Perfetto. Hai trovato le parole giuste.

- Il fatto di sapere che qualora si presenti un problema tu userai quel tipo di prodotto, a monte, il collegamento tra quel problema e quel prodotto, è stato individuato con queste sperimentazioni che hai detto prima?

Qui c’è da fare una specifica. Se arrivano dieci persone con la psoriasi,  consiglierò dieci rimedi diversi, perché  non devo tenere conto solo del sintomo fisico, ma del  vissuto di una persona, dell’anamnesi personale e  famigliare. Infatti per  la psoriasi, troverò 400 rimedi su 5000 sperimentati. Quindi tra quei rimedi che ho descritto dovrò scegliere quel rimedio che, a livello di sperimentazione sull’uomo sano, ha dato gli stessi disturbi mentali, emozionali e fisici della persona che ho di fronte.

-Quindi esistono degli archivi, dei repertori di studi..

Esatto, materie mediche e repertori.

-Questi repertori come sono sorti, come vengono aggiornati..chi li raccoglie?

I repertori risalgono già all’inizio del novecento. Anzi,anche un po’ prima, visto che il primo repertorio l’ha fatto il Benninghause ,era un agronomo e genero di Hahnnemann.  Negli Stati Uniti il repertorio di Kent all’inizio del novecento.Dopodiché, grazie a Frederik Schroyens belga, siamo riusciti ad avere quelloche noi chiamiamo radar o sintesi.  Devotrovare il rimedio adeguato a tutte le descrizioni mentali emozionali e fisichedel soggetto  che ho di fronte.

-Quindi possiamo dire che adesso c’è un megaarchiviounitario con tutti questi rimedi?

Esatto..  siamocollegati con tutto il mondo.

-E di volta in volta viene aggiornato?

Viene sempre aggiornato. La sede fisica è in Belgio, dove ci sono tutti gli archivi. Da lì viene informaticamente inviato a tutti i posti del mondo.

-Quindi, per fare un esempio stupido, se uno gli fa male il mignolo, si vanno a vedere i rimedi sperimentati positivamente per  il dolore al mignolo. Nel corso delle sperimentazioni, poi, sono emersi anche altri riferimenti oltre al “solo”dolore al mignolo. Ad esempio male al mignolo e mal di testa, e male al mignolo e rabbiosità.  Diciamo che ci sono quindici rimedi per il male al mignolo. E tu a seconda di quale di questi quindici rimedi è più compatibile col caso che stai esaminando, ti affidi a quello.

Io valuto però conoscendo la materia medica di quel rimedio,..a livello mentale, emozionale e fisico.. posso prescrivere quel rimedio oppure un altro. Ma devo conoscere bene la materia medica. E invece tanti miei colleghi cosa fanno? Mettono i sintomi in questo programma, e poi il primo rimedio che gli appare, danno il rimedio.

-Riepilogando.. c’è un problema, quel problema è connesso però ad una possibile molteplicità di altri sintomi. Questo grande archivione,questo repertorio, fa una selezione di una serie di possibilità significative dal punto di vista sintomatologico.. si fa una ricerca, tu trovi l’emblema più analogo al tuo problema e quello diventa un forte argomento per quella persona.

Posso farti un esempio pratico?

-Certo..

Esempio arriva da me una persona che ha l’insonnia.  I rimedi per l’insonnia sono 542… che sono tra l’altro per gradi.. primo grado, secondo grado, terzo grado, quarto grado;a seconda della gravità. Quarto grado vuol dire che ho l’insonnia da mesi, da anni.. e che ce l’ho sempre, tutte le notti. Primo grado vuol dire che ne soffro ogni tanto, per cui  farò una serie di altre domande, che si sviluppano appunto nel colloquio omeopatico. Domande come“quali altre situazioni fisiche hai avuto nella vita?” “come l’organismo ha reagito?…”. Se, per esempio, nel tuo percorso di vita,  hai avuto un intervento di appendicite e dopo 48 ore sei stato benissimo, vuol dire che la tua energia vitale è molto forte,molto alta, molto buona. Se invece hai avuto tutta una serie di conseguenze da questo intervento.. sei stato un mese chiuso in casa.. perché debole,debilitato, o perché l’anestesia ti ha dato qualche danno, vuol dire che la tua energia vitale era molto molto bassa. Innanzitutto lo scopo è andare a ricercare perché l’energia vitale è alta e bassa;  anche attraverso l’anamnesi famigliare,prendendo in considerazione ciò che hanno avuto i miei genitori. Ma se i miei genitori ultra novantenni  stanno bene,vuol dire che la mia energia vitale si è abbassata per una serie di traumi che io ho avuto nella vita. Quindi vado ad indagare su tutto questo. In omeopatia si fanno delle domande. Come è il sonno, quali sogni fai, le tue paure, dal buio, ai fantasmi, agli animali, che tipo di ansie hai, come le vivi, cosa ti piace mangiare, queste sono tutte cose che fanno parte del colloquio omeopatico,quali sono i cibi per cui hai avversione, gli hobby che hai, di cosa ti interessi, se sei pigro, quale stagione ti piace, come cammini, come dormi.Questi sono tutti sintomi omeopatici. Quindi, in base alle risposte che tu mi darai, io da quei 542 rimedi troverò quello che mi darà tutti  i sintomi che hai descritto, perché li hanno avuti gli sperimentatori durante la sperimentazione, e per il principio di similitudine consiglio lo stesso rimedio. Uno dei principi storici dell’omeopatia è “simile cura il simile”.

-Quindi tu dai il rimedio che più corrisponde tra il dato e la persona concreta che hai di fronte.

Esatto.

-Ma ti è mai successo che quella persona potesse avere due problemi principali, decisivi, nel cui caso, ognuno di essi, visto singolarmente spingeva verso  una direzione, e l’altro verso un’altra?

Impossibile, se studi la materia medica è impossibile.. vuoldire che se tizio ha avuto la psoriasi e ora ha un cancro al fegato conl’ipertensione, si prescrive sempre e solo un rimedio, in questo caso scelto inbase all’ultima parte della sua vita.

-Quindi non può accadere che vi siano alcuni sintomi che portano in maniera inequivocabile verso un rimedio e altri sintomi che portano verso un altro rimedio e tu lì puoi scegliere uno dei due?

No, no.. è impossibile. E’ vero che tanti rimedi hanno sintomi comuni, ma con un buon colloquio e la conoscenza della materia medica..alla fine ci sarà solo un rimedio.. per quel momento. Magari tra sei mesi avrai bisogno di un altro rimedio, ma prescrivi sempre e solo un rimedio sulla situazione del momento. Ora ti spiego.. nei casi più gravi.. ai pazienti ho dato 4 – 5 rimedi. Ma dare 4-5 rimedi, vuol dire che questi sono stratificati come una cipolla. Quindi io devo prendere i sintomi del momento e dargli il primo rimedio, quando si presenteranno.. chiamiamoli sintomi.. del secondo,darò il secondo rimedio. I rimedi vengono dati uno singolarmente quando si presentano i sintomi di quel rimedio. Il paziente starà sempre meglio.. e comunque i primi sintomi a scomparire sono quelli che noi chiamiamo gravi.

-Ritorniamo alla tua vita. Tu intraprendi questa cura conl’omeopata, guarisci in sei mesi, intanto ti eri messa a studiare,.. quantianni sono durati tuoi studi?

Non ho ancora smesso.

-Ma quanto tempo hai studiato perché tu potessi diventare ingrado di curare veramente gli altri?

Quattro anni.

-Quattro anni che hai passato dove?

Tra gli Stati Uniti, Germania, Grecia, Belgio, Inghilterra, Cuba.

-Quindi andavi di volta in volta, stavi alcuni mesi.. alcuni anni.. poi ti spostavi in un altro paese. Giravi così, insomma?

Esatto. Considera sempre che io avevo la bambina piccola dacrescere. Dove ho potuto l’ho portata con me.

-Quindi hai avuto 4-5 anni di fuoco?

Di fuoco, con una bambina piccola e sola.

-Sola perché?

Mi ero separata. Tra l’altro anche il mio ex marito si èdedicato all’omeopatia.

-Dopo questi 4-5 anni di studio intensivo, ti trasferisci aTorino e poi vai di volta in volta a frequentare dei corsi… tipo una vita ametà, metà a Torino e metà in giro per il mondo?

Esatto.

-E questa cosa è continuata finora..

Sì..

-Comunque, una volta che tu intraprendi questi studi, succede qualcosa di particolare, o continui secondo una direzione costante,senza particolari mutamenti?

Nel momento in cui studiavo, ogni scoperta, ogni collegamento, si collegava a tutto quello che avevo letto e studiato in passato. E soprattutto ho dato a me stessa delle risposte a tanti perché certe cose succedevano a me o ad altri.  Eq uindi ogni volta che studiavo e leggevo mi affascinavo sempre di più, me ne innamoravo sempre di più. L’omeopatia è veramente il mio secondo amore dopo mia figlia.

-Non hai mai provato perplessità, sei sempre stata convinta?

Ho trovato sempre riscontro, immediato.

-A un certo punto ti sei sentita in grado di operare sui pazienti.

Preferisco chiamarli clienti.

-Su clienti.. come medico omeopatico..

Non come medico, come omeopata.. addirittura per mel’omeopatia dovrebbero farla solo gli psicologi. O fai il medico o fai l’omeopata,sono due cose diverse.

-Tu sei contraria a quei medici che fanno anche omeopatia?

Sì, a quel punto tu non puoi dare l’antibiotico al mattino con la mutua, e il pomeriggio far pagare 150 euro e dare i rimedi omeopatici.

-E se uno ti dicesse che anche essendo medico, prescrivendo pure i rimedi omeopatici agevola la situazione del paziente?

Tra i miei allievi ho avuto e ho dei medici straordinari, praticano della vera omeopatia, e sono addirittura i medici di base, che non potrebbero neppure farlo. Tra i miei allievi ci sono state persone straordinarie ch econtinuano veramente ad essere straordinari adesso.  Tra i miei allievi  ho avuto una farmacista di Bologna,  si è trasferita in Mozambico, era a Nord come volontariato per aiuti umanitari, si confronterà con un’epidemia di colera,aiutandoli con tre rimedi, non avevano altri farmaci… scusa l’enfasi…

-No.. non ho nulla contro l’enfasi. Semmai sono perplesso quando vedo troppa poca enfasi. .. Tu parli di tuoi allievi, spiega meglio.

Alla fine degli anni ’80, insieme con altre persone ho fondato una scuola di omeopatia, la Mirdad con sede a Torino. Una vera scuola di omeopatia unicista. Sono stata io in a portare in Italia l’omeopatia ai non medici.

-La tua esperienza come omeopata praticante come è stata? Come è stato avere a che fare con i pazienti nel corso degli anni?

Avere avuto a che fare, negli anni, con i clienti omeopatici, è stata una bellissima terapia, perché in un sistema di consulenza di questo tipo hai uno scambio con una persona e quindi la persona che hai difronte, con le sue storie, con le sue emozioni, ti arricchisce, ti fa vedere la vita con occhi diversi, ti entusiasma. Senti la fortissima emozione quando quella persona per anni non è riuscita a risolvere un problema e tu glielo hai risolto. Ma non è l’ego, è con lacrime e commozione dire “hai capito? Ce l’hai fatta. Sei uno in più.” Questo io vivo. Ma questo lo viviamo in pochi. Siamo veramente in pochi.

-Pochi quanto?

Credo un centinaio in tutta Italia. Saremo circa un centinaio i veri omeopati unicisti. Gran parte sono quasi nascosti, non si pubblicizzano. Si conoscono tutti tramite passaparola. Sono delle persone straordinarie. Alcuni vogliono proprio evitare che si sappia che praticano l’omeopatia; ad esempio chi fa il medico di base non vuole mettere il cartello che fa anche l’omeopata, perché l’ASL potrebbe intervenire, ecc.

-Ti faccio una domanda in schiettezza. Riguardo gli omeopati che prescrivono più farmaci, ti è mai venuto il dubbio se nel valutarli criticamente ci sia  da parte tua una diffidenza a prescindere, e se mai ti sei provata ad accostare al loro approccio e ai loro possibili risultati?

Ma certo. E diversi loro casi sono risolti, ho fatto delle ricerche e devo dirti che nei casi in cui hanno funzionato le loro cure, io avrei prescritto un solo rimedio, uno di quelli che era nel loro elenco…

-Tu vuoi dire che in quei casi la cura ha funzionato perché il rimedio davvero efficace è riuscito ad operare senza essere invalidato dagli altri rimedi?

Esatto. Però il problema in questi casi è che avendo dato diluizioni molto basse di materia, il paziente ritorna di nuovo in ricaduta,perché si cura e non si guarisce con quelle potenze. Il problema è che questi medici prescrivono le 15 ch, le 16 ch, quindi la potenza non si libera dalla materia.  personalmente uso le diluizioni K e non CH, e dalle duecento in su, e abbiamo visto che non ci sono aggravamenti omeopatici di nessun tipo . Il paziente sta bene.. subito.

-In pratica stai dicendo che la vostra diluizione è molto molto più approfondita della media di diluizione solitamente usata da chi prescrivepiù rimedi contemporaneamente.  Ma perché non applicano la stessa vostra logica della diluizione?

Non la conoscono, perché hanno fatto i corsi con Boiron inbuona fede. E in quei corsi  gli hanno insegnato che si prescrive sul mal di gola quattro rimedi alla 7 ch. Gli hanno insegnato che se hai preso la febbre gli dai aconitum belladonna, mercurio alla7 ch.

-Insomma, il classico protocollo..

I famosi protocolli. Hanno allopatizzato l’omeopatia. Tanti pediatri fanno questo tipo di omeopatia. Poi le mamme si stufano e arrivano da noi perché il figlio continua costantemente a prendere granulini.. ma guarirà ono questo bambino?

-In Italia gli omeopati unicisti hai detto che sono uncentinaio, e i pluralisti?

Migliaia.

-Quanto dura una visita omeopatica?

La mia dura almeno un’ora, ma nei casi più complicati anche   due ore.

-Quanto costa una tua visita omeopatica?

120 euro con la fattura, perché c’è l’IVA.

-Mentre i farmaci?

Prendi un rimedio unico diciamo per un mese.. per un prezzoche può essere intorno a 15 euro.

-Per quanto è impossibile fare una statistica, in genere,sui pazienti che giungono a voi, i risultati quali sono stati nel tempo? Haimai fatto un calcolo del tipo, su cento persone con l’allergia.. quanti hannorisolto l’allergia?

Tutti.

-Tutti? Tu mi stai dicendo che l’esito delle cure è il 100% di guarigioni?

Sì. Io vivo del mio lavoro, ci sarà un motivo. I proventidella scuola mantengono la scuola non me.

-Riguardo la scuola che hai fondato.. quanti anni dura il percorso di studi?

Se tu hai già una base di alcune materie, come fisiopatologia, o sei già un naturopata.. due anni e poi ti varie specializzazioni, come ho fatto io, girando un po’ il mondo.

-Se invece una persona non ha fatto assolutamente nulla, quant’è la durata del percorso?

Quattro anni.

-Cioè due anni di scuola base e due anni di specializzazioni.

Sì.

-Quali sono i costi?

Tremila euro l’anno.

-E riguardo le esperienze all’estero?

I quattro anni sono fatti qui. Poi una volta diplomato, ti viene offerta la possibilità di andare all’estero.. ma a tue spese, per fare altre esperienze. Valuterai se vorrai farle.

-Sono una sorta di specializzazioni?

Più che specializzazioni sono una integrazione a quello che sai già. Fai delle esperienze sul campo. Cuba per me è stata un’esperienza sul campo, Gli USA con i casi d’autismo è stata una esperienza sul campo, la Grecia dove vedi tutti i casi dal vivo è stata un esperienza sul campo. In India ci sono vere e proprie facoltà di omeopatia; lì in pratica decidi se fare il medico o fare l’omeopata.

-Che tipo di risultati hai avuto?

Ottimi. Tra l’altro noi abbiamo anche il dipartimento di naturopatia. Ma le più grandi soddisfazioni le ho avute dall’omeopatia.

-Cosa pensi delle altre pratiche curative non convenzionali:fiori di Bach, fitoterapia, ecc.?

Tu considera che quella che si avvicina di più all’omeopatia è la spagiria, la spagiria classica, che in Italia non è riconosciuta e devi scrivere, “integratore alimentare” sopra il rimedio spagirico, mentre inSvizzera ad esempio c’è scritto “prodotto spagirico”. Funziona abbastanza come l’omeopatia. I fiori di Bach agiscono su un altro livello.  La fitogemmoterapia è un’altra ottima cosa; a  differenza della fitoterapia classica, dove usando le tinture madri  puoi avere qualche problema se nel contempo prendi anche farmaci, la fitogemmoterapia , usando le gemme delle piante ,esclude il rischio di effetti collaterali. Comunque, tutte queste cose sono un grande supporto, insieme all’omeopatia, meglio ancora. Non sono un’integralista,  devono essere usati  i prodotti che possono essere utili.  Ho visto guarigioni spettacolari con prodotti spagirici. Ho visto nell’immediato la situazione risolversi con i fiori di Bach.

-Tu quindi sei contro l’utilizzo di più rimedi omeopatici..non contro l’utilizzo di un rimedio omeopatico e di altro.

Esatto. La presenza di rimedi diversi non interferisce col rimedio omeopatico.

-Quali sono i casi più gravi che hai visto trattare conl’omeopatia classica?

Di tutto. Cancri, tumori, autismo, sclerosi, schizofrenia.

-Ci sono medici omeopatici che dicono che le patologie più gravi non si possono curare con l’omeopatia.

E’ perché non hanno studiato.

-In questi casi una delle cose contro le quali si sbatte sempre la testa è la difficoltà ad avere una casistica. Si dovrebbe riuscire a fare una cosa del tipo.. 3000 pazienti, che iniziano nello stesso momento-monitorati dall’inizio alla fine- per poter poi dire “guardate, abbiamo fatto questa ricerca,e questi sono i risultati”. Oppure, come talvolta accade con le sperimentazioni scientifiche, si potrebbe agire trattando, ad esempio, tremilapersone con i rimedi classici e tremila con i rimedi omeopatici, per poi vedere, dopo un tot periodo di tempo (ad esempio un anno), lo stato di quelle persone; sia quelle trattate con i farmaci sia queste trattate con i rimedi omeopatici. Così avreste una sorta di ancoraggio medico anche dal punto di vista legale.

Sono state fatte delle sperimentazioni del genere in cliniche private, con grandi risultati…. Ma il mondo accademico…. E non dico altro…

-Ma riguardo a questi pazienti che negli anni sono giunti da voi.. avete comunque registrato i loro risultati? Avete fatto  una sorta di rendiconto?

Noi avevamo fatto addirittura i video con queste persone.Quando c’è stato l’incendio ci hanno distrutto tutto.  Da dieci anni abbiamo ricominciato da capo.

-Incendio?.. Raccontami di queste vicende. Queste reazioni ostili quando sono cominciate?

All’inizio erano screditamenti. La prima volta che ci hanno mandato i NAS –che sono entrati e usciti perché non hanno trovato niente- erail 97. Poi ripresero di nuovo screditamento. Poi l’incendio, nel 2003.. dove perdemmo tutto. E poi i nuovo lo screditamento. Nel 2008 ancora la finanza mandata da una collega omeopata. Quest’ultima vicenda ha comportato l’interrogatorio di più di 500 pazienti in tutta Italia. I pazienti erano incazzati neri, perché trovavano intollerabile essere interrogati per una cosache li aveva fatti stare bene. In Italia c’è un problema. Ci sono molti magistrati che quando sentono le parole cura.. paziente.. terapia.. guarigione…  dicono “tu hai compiuto un atto medico.. non sei laureato in medicina e chirurgia in Italia”. Ecco perché stiamo optando perla fondazione. Perché con la supervisione di tre medici non dovrebbero esserci problemi.

-E dopo il 2008 è accaduto altro?

L’ultimo atto.. l’anno scorso.. ci hanno rimandato i NAS. Però ricordo anche un momento che mi diede un senso di conforto. Quando arrivòl a finanza giudiziaria, il maresciallo che seguiva l’operazione era laureato in giurisprudenza, era un uomo di cultura, aveva capito benissimo quello che facevamo e ci disse “mi spiace, perché stiamo conducendo un’indagine,investendo degli uomini che devono fare altro per una cosa assolutamente pulita.. complimenti.. tanto di cappello”.

-Torniamo un’ultima volta all’approccio curativo. Secondo tequanto incide la personalità di una persona, le sue emozioni, con la patologia?

Cento per cento.

-Però qui tu non stai considerando onde elettromagnetiche,  cibo e altre cose.

“Tutto è veleno” diceva Paracelso. E’ chiaro che se iolavoro 30 anni a contatto con l’eternit sicuramente avrò dei problemi aipolmoni. E’ chiaro che in tanti casi il problema arriva da fuori. Ma  devo avere anche una predisposizione. E’comunque fondamentale l’energia vitale. Ti faccio un esempio pratico adesso.. se io  mangio tutti i giorni carne impanata,  sicuramente prima o poi avrò dei problemi al pancreas e al fegato. Se la mia energia vitale è alta magari li avrò dopovent’anni, se la mia energia vitale è bassa magari ce li avrò dopo un anno, unanno e mezzo, e devo trovare quel rimedio che ti faccia passare questa voglia.Ecco perché noi chiediamo desideri e avversioni alimentari nel colloquio omeopatico

-Cos’è quell’elemento che fa la differenza nella guarigione? Dove sta quel di più?

L’atteggiamento mentale, l’atteggiamento emotivo. Quando svolgo il colloquio omeopatico o quando guardo le cose, o come la gente si esprime, rifletto molto, mi soffermo e sento solo parole negative. C’è sempre una parola che si ripete, ed è sempre una parola negativa.

-Domanda, il tipo di atteggiamento incide sulla curaomeopatica?

No. Il rimedio agisce comunque. Tu puoi dire “non funziona..non me ne frega niente.. provo tanto non funziona… “ ma agisce comunque.

-Quindi il rimedio agisce..

A prescindere che tu ci creda o no. Anzi per me la sfida è proprio nelle persone che non ci credono.  Chiediamoci come mai funziona su neonati e animali?

-In questi territori chiunque si specializza in un campo è convinto che lì è la chiave di tutti i misteri.. ad esempio c’è chi appassiona ai temi del cibo.. e vede solo in quelle tematiche la chiave di tutto.. “l’uomo è ciò che mangia”.
E allora spiegami perché abbiamo avuto casi di cancro in vegetariani e veganiani. L’alimentazione è importante, ma non è l’alimentazione che mi fa venire il cancro. E’ un fatto pesante, esterno, uno stress lunghissimo che è durato più di nove mesi e che ho vissuto in solitudine.

-Concludendo.. su cosa ti stai soffermando in particolarenegli ultimi tempi?

La fondazione.. lafondazione.. la fondazione.. così potremo fare di più.. così potremo fare ricerca.. produrre dati.. essere ancora più efficaci.

-Grazie Marisa

Grazie a te.

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