Born Again

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Paolo Scarfone, creazione della carta e “lento processo e materia”

by Duncan on nov.06, 2011, under Bellezza, Ispirazione, Simbolo

Lui e le sue visioni.

Lui è le sue visioni.

Si tratta di Paolo Scarfone, che per la cronaca familiare è mio cugino. Ma questo non c’entra niente.

Io dò peso alle cose solo per la loro profonda realtà dinamica ed esistenziale, non per i legami di sangue o di parentela, o per la pura amicizia. Posso sentirmi legato a un parente, e volere bene a un amico.

Ma il Valore si apprezza solo se.. riscontri il Valore.

Se lo proclami pure in colui che non ce l’ha solo in virtà del vostro legame parentale o amichevole, stai tradendo la sua fiducia in te e prostituendo la parola.

Quindi io dedico questa nota  a Paolo Scarfone.. e vi parlo della innovativa mostra che sta ponen do in essere perchè credo nel Valore Artistico che lui porta con sé e nell’innovatività e potenza material-comunicativa di questa mostra.

Potrei stare ore  a parlare di Paolo. Non lo farò. Trasmetterebbe una idea di sovrabbondanza, che neanche lui gradirebbe in questo momento di esplorazione dell’esistenza,e di ricerca dell’essenzialità. E poi metterebbe in secondo piano la mostra collettiva che, insieme ad altri tre suoi amici, sta tenendo a Firenze. e che si terrà fino al sette.

Intanto vi mostro il suo Blog. Lo vedrete anche. Lui è il ragazzo rasato, con vaga barbetta, occhiali, e camicia rossa.

Ha poco più di venti anni, ma credo che sia uno dei più vivaci , appassionati e orignali talanti emersi in questo decennio.

Voi vedrete “solo” la carta.. e il suo  modo di trattarla.. e comporla..

E quel “solo” già contiene mondi. Ma Paolo viene da un percorso, che lo ha portato a sprimentare ampiamente disegno, pittura e scultura… la lavorazione della carta e ilc reare tramite essa è un approdo di un percorso che ha avuto dei precedenti e che avrà delle continuazioni..

Perchè cosa mi piace da morire in questa mostra che l’epifenomeno di un progetto e di una pratica sottostante.

La CREAZIONE della carta.

Paolo e i suoi “alleati”.. creano la carta.

Si sono impadroniti delle tecniche per generare direttaemnte loro la carta, partendo dal materiale originario, dalla fonte naturale.

E la creano in tante gradazioni e forme differenti. Infinite variabili, dove la fantasia e la passione… arrivano a interagire col supporto stesso. Solitamente si immagina l’artista che agisce su materiali già dati. Loro creano lo stesso materiale.. e la carta che crei tu ti dà un’emozione che credo sia difficile da descrivere.

Senti ancora di più tua l’opera… magari disegni su quella carta.. o la rinnovi di senso componendola in collage e mosaici imprevidibili o in rinnovate narrazioni… e la storia e la materia si fondono.

Io ricordo la prima volta ch Paolo mi parlò della carta..della sua creazione. Lo vedevo con gli occhi appassionati a descrivermi tutto il processo di lavorazione… il mondo in cui il materiale ogirinario si decomponeva e si ricomponeva.. le mille combinazioni. E poi prendeva quella carta in mano e la sfiorrava con una tale delicatezza, che è propria solo dell’amante. La presi anche io quella carta è captai almeno un frammento di ciò che lui provava…

Era la “sua” carta, era l’arte che si fonde nell’artigianato, il mettere mano alla materia.. il godere con le mani.. il diventare, attraverso un atto non solo materiale, ma simbolico, artefice di se stesso.

Toccando qu ei fogli, ruvidi, aspri, colorati, soffici.. notavo con quanta cura li tenevo in mano.. e con quanta frettolosità invece uso solitamente i fogli bianchi sui quali ho scritto e scrivo. Sì.. li ho sempre trattati come pura materia..

Con Paolo ho sentito come la materia prende vita, come puoi arrivare a sentirla tua.

E ora parliamo della mostra.

Innanzitutto vi mostro il Blog… dove si parla anche di questo evento.

“Lento processo e materia” è il nome della mostra. Attualmente in corso, si concluderà il 7 novembre. Il contesto è quello  della facoltà di architettura.  a Valle Giulia, Roma.. nella sala Petruccioli.

Oltre a Paolo… a darle vita ci saranno Ruggero Baragliu e Maria Luna Storti.

La mostra è a cura di Emanuele Meschini.

http://scarfone-paolo.blogspot.com/

Per tutti i 15 giorni di durata della mostra (compresi quelli già trascorsi) ci saranno tre ore al giorno di “performance”.. ovvero la carta verrà prodtto in diretta.

E ogni giorno ci sarà una diretta in streaming… dalle 14 alle 17 sul link http://www.ustream.tv/channel/processoemateria

 

Inoltre vi saranno discussioni e incontri.

Alla fine di questo mio pezzo, inserisco una breve presentazione della mostra fatta dallo stesso Paolo.

Credo davvero sia una mostra che meriti di essere vista.

Ma questa nota è molto più di un invito..

E’ un piccolo omaggio alla passione che ancora l’arte sa creare,

alla spinta che da vita alla materia.. non più vista come aggregato inanimato..

e… un omaggio… a chi sa farsi ancora possedere dal Daimon,

Salutamos Paolo

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allora: 15 giorni di mostra, 3 ore al giorno di “performance”: per performance si intende “produzione della carta” dalla cellulosa grezza al foglio finito. produciamo gli strumenti per farla e carta che ha la dignità di esistere in quanto opera d’arte e non solo come supporto. trattiamo la carta come si può trattare la pittura e la scultura ( perchè in realtà è ambedue le cose). le nostre performance sono dalle 14:00 alle 17:30 ma la mostra è visitabile dalle 9:00 alle 20:00.(il sabato dalle 9:00 alle 13:00.

Inoltre abbiamo aperto un canale streaming del progetto, nella quale sarà possibile vederci in diretta on-line dalle 14 alle 17 sul link http://www.ustream.tv/channel/processoemateria

 

 (al link che ti ho scritto si può accedere anche andando alla pagina iniziale di “ustream” (anche entrandoci da google) e cercare nella barra “processoemateria”)

abbiamo 3 patrocini: Museo della carta di Pescia, Istituto di cultura Giapponese in Italia e Accademia della Romania in Italia.

abbiamo 3 incontri:

il 2 novembre Nobushige Akiama (uno dei più grandi maestri giapponesi della carta in Italia) porterà il suo studio all’interno del nostro spazio espositivo e darà una dimostrazione delle sue tecniche

il 4 novembre porteremo un docente della facoltà di filosofia di Roma per fare una conferenza sul critico Artur Danto

il 7 l’accademia della Romania ci manderà uno studioso dello scrittore e filosofo franco-rumeno Emile Cioran alla quale noi dedicheremo delle opere.

ognuno di noi interpreta la carta in modo diverso, io mi definisco in uno stile “narrativo”: ALL’INTERNO delle mie carte e non sopra, inserisco degli scritti che certificano la “memoria” della carta, un peso metaforico, concettuale. l’esposizione a Valle Giulia che stiamo facendo è una sorta di “esistere al mondo” criptato dalle stesse frasi che mi danno vita: sono frasi frammentate, offuscate da grumi di carta più spessi in alcune parti del foglio, velature nere su bianco, il mio scrivere NEL foglio mentre questo è “fresco” (prima che sia pronto), rende un atto presente trasformato in passato non appena possibile sia la fruizione dell’opera. da contrapporre a queste carte pesanti di concetto, vi sono le sculture voluminose e VUOTE dentro, formate col mio corpo, sorte di calchi. in questo caso non firma l’opera chi fuori dalla scultura applica il gesso bensì chi dentro la scultura ne determina la forma, una volta asciutto il gesso mi sottraggo dalla forma che ricorda la mia presenza nel passato e non può che lasciare solo il vuoto. la mia installazione per questa mostra si chiama “D’IO: UNO E TRINO”, la scena si dispiega al centro: io che faccio carta e ai lati due sculture che portano la forma del mio corpo nell’atto creativo passato, la traduzione del titolo potrebbe essere: “di me uno, nessuno e centomila” volendo richiamare Piarandello. in mezzo a questo triangolo di “me” si estende in mio dire, la parte meno vuota di me, la parte meno data da una posa o da un volume: le carte….la loro disposizione è ossessiva, come la mente, come il pensare, come l’affollarsi involontario di parole in mente. è una scansione tra il vuoto della massa e il peso delle idee.

all’inizio abbiamo scelto di rendere lo spazio semi-vuoto e di riepirlo con le opere che creavamo in loco, così si evade dall’idea standard di museo o galleria: lo spazio espositivo è il “cantiere” di un sentire nato dall’estro e finalizzato nel lavoro, perchè fare l’artista, è un lavoro…come il falegname o il muratore, con la differenza che l’artista svela ciò che prima non si vedeva in noi….

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Paolo Scarfone.. artista dei senza voce…

by Duncan on gen.03, 2010, under Bellezza, Resistenza umana, Simbolo

Un ragazzo giovanissimo, e già artista. Artista da sempre. Per un altro spazio gestito da me insieme ad altre due meravigliose persone, un blog dedicato ai carcerati ,http://urladalsilenzio.wordpress.com/, ha scelto di creare opere che trasmettino il senso di quella umanità che tende se stessa attraverso le sbarre. Opere ispirate allo spirito del blog, alle vite e alle “urla” di cui esso è testimone e di cui esso è al Servizio. Il MESSAGGIO diventa più potente, venendo implementato e potenziato con un linguaggio che solamente l’arte può dare. E anche grazie all’arte, all’arte vera, all’arte che pensa in grande.. anche grazie ad essa che battaglie, dolori, speranze, pianti, utopie, memorie, idee e valori.. nuovi modi di comprendere e agire.. anche grazie ad essa tutte queste cose possono essere trasmesse ed avere una chance. C’è un genere di “bellezza” tutto particolare. Una bellezza che parla all’anima e sconquassa la mente, come solo l’Arte sa fare.  E l’Arte diventa anche un modo per dare valore a tutto ciò che viene dall’Ombra, da Oltre le Mura.. da “l’aldià” come lo chiama Paolo. Un altro modo perché le Urla di tutti coloro che sono esclusi e dimenticati, e quindi anche degli ergastolani,… perché tutte queste Urla siano ancora più forti e potenti. L’artista è un uomo giovanissimo, ma il talento e il Sacro Fuoco li riconosci subito.. e non hai bisogno di segnare gli anni col pallottoliere per dare valore e apprezzare. E’ soprattutto un ragazzo di una sensibilità e profondità emotiva eccezionali.

Il suo nome è Paolo Scarfone. Rigetta una visione minimalista dell’Arte come puro sfogo narcisista di uomini impotenti e autompiaciuti. Non gli appartiene il pensiero debole di chi nelle proprie masturbazioni mentali bofonchia di postmoderno e iperrelativismo e di arte “come processo di mercato”. E’ una persona giovane e innovativa nei mezzi, nelle idee e negli strumenti. Ma con un cuore antico impregnato di valori senza tempo. L’opera lui la vive come parte di sé. Deve credere in essa e in qualche modo partorirla. Ci mette il suo intero corpo, plasmando gesso, muovendo tessuti, mettendoci il fiato. Paolo Scarfone nel tempo farà parlare di sé. Ma al di là dei riconoscimenti che potrà avere è già artista, perché ha l’Arte in sé.. come una febbre nelle mani, come una dimensione del Cuore. L’opera che vedrete, fotografata da tre diverse angolazioni, è la prima di una lunga serie che Paolo creerà per il blog.

Adesso lascio la parola allo stesso Paolo Scarfone. Nel primo pezzo farà un ritratto generale dello spirito delle opere che sta creando e che creerà per il blog. Nel secondo pezzo parlerà della prima opera che oggi vedrete nelle foto… ART 27?.. con il punto interrogativo decisamente voluto. Dopo i suoi testi, ci saranno le foto dell’opera presa da tre angolazioni. Buona visione.. e ancora un grazie a Paolo..

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Buio, luce. Buono, cattivo. Bianco, nero. .. sì, no.. Opposti che nella contemporaneità si abbracciano confondendosi… Le mie opere sono questo: estremi opposti, che si abbracciano fondendosi per un prezioso fine: far “esistere” gli esseri che, da dietro la superficie, implorano attenzione e vita. Gli opposti è facile definirli. Ruota tutto intorno a un punto neutro: la superficie, il piano. Questo devastato da fattori insiti nella magia che crea l’opera. Gli opposti appunto: da un lato la nostra vita di indifferenza, di superiorità, di scettri e corone date in mano al qualunquismo e all’anaffettismo. Noi, artefci dei peggiori misfatti e al contempo severissimi giudici. Noi, lussuriosi spaventati dall’eccesso di sesso. Noi, cuori ciechi di fronte a ginocchia che in terra implorano pietà. Da un lato… dunque… ni guardiani di un varco che teniamo a non aprire, perché al di qua siamo rappresentanti di una elité, perché l’aldilà ci impaurisce, dunque.. non esiste. Dall’altro lato, aldilà del muro deve è appesa l’opera.. una parte del mondo.. di mondi nascosti.. di mondi che fa comodo ignorare per vivere meglio. Mondi non creati da immagini.. ma dalla tridimensionalità dei singoli suoi cittadini. Ognuno li chimi come vuole: anime in pena, dolori, ricordi, ergastolani, barboni, esiliati, esclusi, stranieri. Io con le mie opere apro quel varco, per quanto posso. Ed è lì che ”l’estraneo”, pur non avendo un nome, lineamenti definiti, una vita nota a noi presuntuosi; pur non avendo un carattere individuale.. ESISTE! Egli si distrugge per farlo. Soffoca dall’interno conto la tela, spingendosi il più possibile verso la realtà che non lo riconosce. E più lui si spinge e guadagna centimetri nel nostro spazio, meno i suoi lineamenti sono definibili.. per la migliore tensione della tela.. per la nostra fremente paura che ci impedisce di squarciare la tela e far entrare l’estraneo… Duro riassumere il tutto con parole. A maggior ragione perché siamo fatti di gesti, spesso inconsci. E allora.. per lasciavi trasmettere qualcosa da questi pezzi… immaginate quale deve essere lo stato d’animo che porta i personaggi del mondo delle mie sculture a fare qauei gesti, a contrarsi fino al punto di essere disposti a morire per occupare quei due centimetri in più nello spazio. Due centimetri a cui noi non facciamo nemmeno caso, dal momento che ne abbiamo troppi… Per tentare di capire i miei pezzi, chiedetevi cosa avete davanti, non vedendoli come opere, ma come dossier, come megafoni di uomini che realmente esistono e che senza tele come queste.. voi vi rifiutate di riconoscere.

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ART 27?

Beh, in questo pezzo gli opposti sono palesi. Si presenta un pannello diviso tra il bianco e il nero, banalmente concepibile come il bene e il male, metaforicamente buio e luce.. La parte bianca, la vita, è molto più in fermento, ha una superficie tridimensionale, straziata da giochi sottili di luci e ombre… Ma siamo sicuri che sia una vita felice? Da questa parte bianca, specchio di vita, esce un mana, estemamente e, direi, istericamente, tesa. Una mano testimone di cose orribili. Una mano che cerca una delle nostre per uscire dall’aldilà, luogo di sofferenza e terrore… Piccolo particolare: La mano è in ferro filato… è sensa consistenza, se non per un riconduzione logica della struttura in ferro. Diremmo che è un ammasso di ferro. E’ la mano di qualcuno che ci rifiutiamo di concepire come umano. E’ la mano di uno che non esiste.. perché.. se esistesse.. quanti punti fermi dovremmo scombussolare e rivalutare? Quanto ci renderebbe instabili e doloranti crescere a tal punto da vedere la mano in carne e ossa, e magari tendergli la nostra in segno di vicinanza? “TROPPO” è la risposta… Il nero è il buio, è il silenzio, è la legge, è la voce rassicuratrice che ci dice che non c’è null di cui preoccuparci.. che nulla di regolare accade. Il colore della scritta non è certo riconducibile alle fragole. E il testo.. beh.. penso che tutti conoscano l’art. 27; e che altrettanti conoscano il significato sarcastico di un punto interrogativo.. Il tutto è un’opera di musica lirica di un carcerato che tende la mano verso il sole attraverso le sbarre di una finestre. Mano che nessuno vede.. denuncia è dir poco…

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